Chianti e Morellino di Scansano sulla strada della modernità. È questa l’indicazione che arriva dall’Anteprima congiunta Chianti Lovers & Rosso Morellino che si è svolta a febbraio alla Fortezza da Basso a Firenze.
La sensazione è che si stia sempre di più viaggiando alla ricerca di prodotti dalla maggiore bevibilità, senza snaturare la natura dei vini e limitando gli eccessi di concentrazioni e di influenze di legni.
La realtà è descritta anche dai due presidenti dei rispettivi consorzi,
Giovanni Busi, del
Consorzio Vino Chianti, e
Bernardo Guicciardini Calamai, del
Consorzio di Tutela Morellino di Scansano.
«La produzione del Chianti si è attestata quest’anno intorno ai 620 mila ettolitri, contro una previsione che parlava di circa 750 mila. Questo cambia il quadro e ridimensiona un po' le preoccupazioni – ha spiegato Busi – anche perché la riduzione rispetto alle aspettative è legata soprattutto all’andamento climatico primaverile, che hanno inciso sulle rese, ma non sulla qualità, che è risultata molto buona».

Un momento della degustazione dedicata ai giornalisti
Per quanto riguarda l’andamento del mercato, il presidente del
Consorzio Vino Chianti ha sottolineato che l’export resta determinante, rappresentando tra il 65% e il 70% della produzione del
Chianti. «Il nostro è un
Consorzio fortemente orientato all’estero. L’Italia vale circa il 30%, ma sono i mercati internazionali a trainare la denominazione. Malgrado i dazi e le tensioni geopolitiche, gli Stati Uniti continuano a comprare e le ultime rilevazioni parlano di una flessione minima, intorno all’1%. Non è un dato che giustifichi allarmismi».
Sul fronte del Morellino di Scansano, invece, ci sono importanti novità, con l’introduzione della menzione Superiore, come ha rivelato Bernardo Guicciardini Calamai: «Con la menzione Superiore rafforziamo il nostro percorso di valorizzazione, continuando a puntare su una sempre maggiore selezione e identità. È un segnale concreto della volontà di continuare a investire sulla qualità e sulla riconoscibilità del nostro Sangiovese della costa, offrendo al mercato una garanzia di coerenza e valore».
La nuova menzione
Superiore identifica una tipologia che prevede un impiego minimo dell’85% di
Sangiovese, con la possibilità di utilizzare altri vitigni a bacca nera non aromatici fino a un massimo del 15%, caratterizzata da rese massime più contenute rispetto alla versione
Annata e da un periodo di affinamento più lungo. Il tempo minimo di immissione al consumo è fissato al 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. L’obiettivo – come spiegato dal
Consorzio – è di avere una maggiore struttura e complessità espressiva, mantenendo al contempo le caratteristiche peculiari di freschezza ed equilibrio.
Ma qual è la realtà nei bicchieri? Il Chianti ha presentato le annate 2025 e 2024 delle differenti zone produttive, oltre ai Superiori 2024 e alle Riserve 2023, con numerosi campioni da vasca/botte, per un totale di circa cento campioni. L’impressione è che i vini assaggiati fossero meno a quel “vecchio stile” legato a una tradizione produttiva superata, che andava alla ricerca assoluta di concentrazione e struttura. Sono vini più “gentili”, freschi e moderni, proiettati verso bevibilità e immediatezza, limitando magari l’alcolicità ma mantenendo comunque la complessità.

Erano un centinaio i Chianti in degustazione
Per il
Chianti annata 2025 un ottimo esempio arriva dal
Chianti Docg “Agricola Casale” di
Azienda Agricola Casale di Certaldo. Per i vini delle diverse zone, segnaliamo il
Colli Fiorentini “Darno” 2024 della
Tenuta San Vito in Fior di Selva a Montelupo Fiorentino. Tra i Superiore,
il Chianti Superiore Docg “La Leccia” di
Fattoria La Leccia di Montespertoli e il
Chianti Superiore Docg 2024 di
Poggiotondo di Alberto Antonini, a Cerreto Guidi. Sulle Riserve 2023, ancora molto interessante il prodotto di
Fattoria La Leccia e il
Chianti Docg Riserva Renzo Masi dell’azienda
Masi Renzo & C – Fattoria di Basciano, a Rufina.

Sono stati una ventina i Morellino di Scansano presentati
Il
Morellino di Scansano, che ha presentato in anteprima l’annata 2025 (tutti campioni da botte) e la
Riserva 2023, per un totale di 21 campioni, l’impressione è che si cerchi anche in questo caso un approccio meno complesso a un vino che, comunque, di natura ha una struttura piuttosto importante. Diventa fondamentale, in questo periodo storico, trovare il giusto equilibrio tra le richieste del mercato e le condizioni dettate da clima e terroir. Per l’annata 2025, segnaliamo
Massi di Mandorlaia – Conte Guicciardini,
Fattoria Le Pupille e
Antonio Camillo; per la
Riserva invece puntiamo sul
“Bronzone” di
Belguardo e ancora su
Fattoria Le Pupille, quest’ultimo è l’unico campione già in bottiglia.
In conclusione, sono tutti vini che guardano al futuro. Con ottimismo.