Così storici, così contemporanei. «Vogliamo farci vedere per quello che siamo. Ci piace quello che facciamo. E lo comunichiamo»: con queste parole racchiude un'identità e la strada verso il futuro Elena Farina, che accanto al cugino Claudio, appartiene alla quarta generazione dell'azienda Farina Wines. Due anime, in un viaggio in cui la bussola è il termine famiglia, un tutt'uno con il re Amarone presentato nella cornice napoletana-milanese di Sine by Di Pinto: una scelta non casuale, perché anche qui si gusta l'incontro tra radici e innovazione (spettacolo la Parmigiana espressionista fuori stagione). A ricordarlo visivamente, è la capostipite. Una bottiglia del 1968 ha guidato verso una versione moderna di questo vino, dal 2015: è "lei" a osservare la verticale della Famiglia Farina Amarone della Valpolicella Docg Classico.
Accanto a Elena (CEO e direttore amministrativo) e Claudio (cotitolare e direttore commerciale, in azienda c'è anche papà Sandro), l'enologo Andrea Zerman e il giornalista Fabio Piccoli.
Se la storia generale affiora dal tufo della storica casa del Cinquecento, quella del vino sboccia nel Novecento. Uno specchio in cui si può osservare il cammino di questo Amarone è quello dell'arte: la famiglia vi sta dando molta importanza con il progetto
Art Ferment, con costanti aggiornamenti. «Cercheremo di ospitare gli artisti per semestri e poi andremo a creare una collezione Farina permanente in cantina», precisa
Elena. Vengono da esperienze differenti sia lei sia
Claudio – che colpisce con il suo entusiasmo nutrito di fiducia, quella alimentata dalla consapevolezza di un lavoro attento e rispettoso – e anche ciò rappresenta un vantaggio per il passaggio generazionale: «Ci siamo espressi nell'esprimerci al meglio nel portare avanti la nostra idea di azienda. Le due anime sono la parte tradizionale fondata sugli insegnamenti recepiti, quella più moderna e innovativa per imprimere la nostra visione del vino e della produzione e l'interpretazione della Valpolicella. Le trovate nella struttura, però a fianco abbiamo sale degustazione dal design ricercato per dare il massimo dell'accoglienza». Si è inoltre investito nei macchinari; l'atto più recente riguarda la nuova catena di imbottigliamento (che raggiunge 5mila bottiglie all'ora), oltre che nel segno della sostenibilità, dal vigneto alla produzione con bottiglie sempre più leggere fino alle chiusure dei vini.
Contemporaneità significa una grande bevibilità, sapidità e freschezza che parlano ai nostri tempi. In armonia proprio con l'impegno artistico.
Da notare anche la collaborazione con l'Università di Verona, per riadattare i metodi di vinificazione di fronte ai cambiamenti climatici: in particolare, si è lanciato uno studio sul ruolo dell'ossigeno e il suo impatto. L'apporto di ossigeno in fase di macerazione fermentativa – si rimarca - permette di ridurre il contenuto di SO2 sul vino finito di circa il 20%.
Farina Wines ha affiancato alle vasche in acciaio e alle botti in legno l'installazione di contenitori di maturazione a differente permeabilità all'ossigeno. In cantina si è fatto ricorso poi a 9 tini in cemento grezzo da 75 hl – i
Tulip – e 30 vasi in gres ceramico.
Oggi Farina Wines – a Pedemonte, in provincia di Verona - produce 1.350.000 bottiglie all'anno, destinate per il 60% all'estero (a partire da Europa, Svizzera, Canada e Usa, Australia). Per l'80% si tratta di vini rossi.
Ma lasciamo la parola a questo percorso del
Famiglia Farina Amarone della Valpolicella Docg Classico. Prima di tutto i vitigni: 70% di Corvina, il resto si divide in ugual misura tra Corvinone, Rondinella e Molinara. Parliamo di vigne di circa quarant'anni, a San Pietro in Cariano, Marano, Mazzano, San Peretto di Negrar: la media di altitudine è 350 metri e si abbracciano differenti esposizioni. Come nel segno della varietà sono i suoli, con una maggiore presenza calcarea. La forma d'allevamento è la
Pergola Veronese. Amarone significa ovviamente anche appassimento e questo avviene in modo naturale per i grappoli, che vengono posizionati in cassette di piccole dimensioni, con debito spazio, per un centinaio di giorni in fruttaio. Il monitoraggio è costante sui fronti di temperatura e umidità. I grappoli vengono quindi diraspati, gli acini pigiati e lasciati in macerazione a freddo per cinque giorni. Il processo va avanti con il mese di fermentazione, attraverso l'inoculo di lieviti selezionati in tini d'acciaio inox e con una temperatura di 28 gradi, comprendendo rimontaggi ripetuti e uno, due
délestage. Sfiorato l'esaurimento dello zucchero, il mosto viene affidato a una rapida macerazione. Le ultime tappe comprendono la fermentazione in vasche di cemento, seguita da quella malolattica spontanea, e la maturazione in botti di rovere di Slavonia per 24 mesi; l'affinamento conclusivo in bottiglia richiede almeno sei mesi e nessuna filtrazione.
L'austerità di questo Amarone è in realtà eleganza e non tiene lontano; al contrario è invitante e i 16 gradi non sono percepiti come tali. I sentori di frutta rossa, di spezie, di cacao e a tratti note balsamiche accolgono dopo che lo sguardo è accarezzato da un rosso rubino.

Nella verticale, si è partiti dalle annate più vecchie per non essere "travolti" dalle note più robuste delle più giovani. Da quella 2015 che è stata favorita da una buona dose di acqua nel terreno garantita dalla neve, un'armonia che si è registrata anche nelle stagioni successive. Ben diversa dalla seguente, in cui l'inverno è stato sì freddo, ma secco, rispetto a una primavera fresca e un'estate abbastanza gentile e capace di "contagiare" l'autunno nei momenti chiave. Se l'annata 2017 ha poi vissuto rare precipitazioni e temperature basse, con gelate in aprile, è riuscita a vedere una maturazione perfetta delle uve grazie all'andamento successivo. Ago della bilancia, in più di un senso, la 2018 dove la variabilità del meteo ha spinto a un'ulteriore attenzione nel vigneto. Un'alleanza, che si avverte in un equilibrio ricco di sfumature: un ottimo omaggio alla capostipite, 50 anni dopo. La 2020 è stata più combattuta, in confronto a una 2021 in stato di grazia: la complessità di quest'ultima cammina a fianco di quella bevibilità che vuole appunto essere un cardine di questo Amarone.