Due uomini, ma prima ancora due sensibilità affini. Un'amicizia che si intreccia con il paesaggio e diventa progetto: valorizzare un Cru di Salina e dare voce a una Malvasia secca, luminosa e mediterranea, capace di sorprendere per misura ed eleganza.
Nino Caravaglio, anima dell'omonima azienda, e Thomas Duroux, alla guida di Château Palmer, si conoscono da quasi vent'anni. È un incontro che nasce per caso, durante un soggiorno a Salina.
«Decidi di acquistare tutte le etichette locali per comprendere davvero il vino dell'isola», racconta Duroux. «Conoscevo solo la versione dolce. Nel 2011 assaggiai quella secca di
Caravaglio: fu una rivelazione. Sentii il bisogno di approfondire, e da lì nacque tutto».
Un dialogo autentico, mai costruito, che oggi si traduce in due etichette presentate in anteprima a Milano da Sarzi Amadè, storico distributore che celebra sessant'anni di attività. Due vini nati a quattro mani: Salina IGT Malvasia Piano della Croce e Salina IGT Malvasia Punta Capo, millesimo 2024, appena affacciati sul mercato come piccoli oggetti preziosi.
Solo 600 bottiglie per ciascuna etichetta, quasi sussurrate, con un posizionamento che riflette la loro natura rara. Due interpretazioni, due respiri della stessa isola.
Piano della Croce è luce e verticalità: suoli sabbiosi e vulcanici di Valdichiesa, brezze che accarezzano i filari, una freschezza che si distende nel sorso con naturalezza.
Punta Capo, invece, è più stratificata, profonda, quasi meditativa, come se il mare e la roccia si fondessero in una trama più complessa.
Nel progetto, il contributo tecnico dell'enologo Federico Coltorti, di Château Palmer, si affianca a una visione che resta, nelle parole di Duroux, libera e spontanea: «È un legame fondato sull'amicizia, ancora sperimentale. Non c'è nulla di costruito. Il futuro? Lo scopriremo».
Un esperimento, sì, ma anche un esercizio di immaginazione: pensare Bordeaux attraverso la luce di Salina, esplorare nei bianchi secchi una complessità nuova, più salina, più vibrante. È qui che la Malvasia cambia passo e si fa racconto contemporaneo.
L'azienda Caravaglio, biologica dal 1989, si estende su venti ettari distribuiti in una trentina di appezzamenti tra Salina, Lipari e Vulcano. Un mosaico di terre e microclimi che trova, in queste nuove etichette, una sintesi raffinata: essenziale, precisa, profondamente mediterranea.