03-04-2026

I trent'anni della birra artigianale in Italia, tra storia e futuro

Un convegno a Lurago Marinone, dove ha sede il Birrificio Italiano, ha ripercorso la genesi del movimento. Ma ci sono da affrontare le sfide di domani, a partire dalla comunicazione

Alcuni dei birrai pionieri del movimento italiano

Alcuni dei birrai pionieri del movimento italiano festeggiano i 30 anni al Birrificio Italiano

Dalla rivoluzione nata trent’anni fa all’evoluzione che guarda al futuro.

Il mondo della birra artigianale ha appena festeggiato i trent’anni: era infatti il 1996 che, in diverse parti d’Italia, sono nati i primi sette birrifici, cioè (in rigoroso ordine alfabetico) Baladin, Beba, Turbacci, Birrificio Italiano, Lambrate, Centrale della Birra e Vecchio Birraio.

A distanza di trent’anni, a Lurago Marinone, paese dove è nato il Birrificio Italiano fondato da Agostino Arioli, un convegno ha voluto fare il punto su “Storia, evoluzione e futuro della birra artigianale”.

Agostino Arioli, mastro birraio del Birrificio Italiano

Agostino Arioli, mastro birraio del Birrificio Italiano

Nel 1996, a seguito di un decreto ministeriale, fu in sostanza legalizzata la produzione della birra artigianale, dando il via alle prime produzioni. «L’ufficio tecnico della Finanza, l’Utif, le attuali dogane, non sapeva come autorizzarci per avviare la produzione – spiega Agostino Arioli del Birrificio Italiano - Abbiamo vinto questa partita, e nel 1996 ci è stata data l’autorizzazione. Ma eravamo in anticipo sui tempi. All’inizio avevamo trovato un posto molto bello a Lomazzo, sempre in provincia di Como, dove avviare l’attività, ma poi il proprietario si è fermato perché pensava che la nostra idea fosse troppo assurda, e quindi non ci diede fiducia».

C’era anche da recuperare l’attrezzatura. «Nessuno voleva costruirci la sala cottura – continua Arioli - finché non ho trovato un fabbro a Sabbioneta, che mi aiutò a fare l’impianto, a patto che gli insegnassi a fare la birra, tanto che poi abbiamo installato un impianto anche a casa sua».

Gli inizi di Arioli al brewpub di Lurago Marinone

Gli inizi di Arioli al brewpub di Lurago Marinone

La diversità rispetto alla birra in commercio in quegli anni fu un altro ostacolo da superare. «In un paesino piccolo come Lurago, avevamo il problema di farci accettare. Chi era abituato a bere birra industriale ghiacciata, venendo da noi trovava una birra torbida, più calda, con tanta schiuma, dove era necessario anche più tempo per servirla. Mi ricordo che un vecchietto ci minacciò con un bastone, dicendo che mettevamo l’acqua dentro la birra».

Difficoltà condivise anche da Teo Musso del Baladin: «In realtà il mio percorso è stato un po’ diverso – racconta. Avevo iniziato 10 anni prima, rilevando il bar del paese a Piozzo, in un territorio di vino. Avevo fatto anche un percorso di apprendistato in Belgio, dove importavo birre per il mio locale. Poi ho deciso di fare la mia birra: anche io ho superato difficoltà burocratiche di vario genere, mentre, grazie alla mia esperienza di tre anni da fabbro, ho realizzato la prima sala cotte riadattando le vasche per il latte nel garage della proprietaria di casa. Nei primi due mesi di vendita della mia birra al locale ho perso circa l’80% dei clienti. Ma non solo: nel 2000, per un intoppo burocratico, ho dovuto fare un birrodotto di 350 metri dal pollaio di casa al Baladin».

Il convegno con gli esperti del settore

Il convegno con gli esperti del settore

Tempi davvero pionieristici. Ma poi i risultati sono arrivati, tanto da attirare l’attenzione anche degli esperti mondiali. Tra questi anche Evan Rail, giornalista americano che vive a Praga dal 2000. «Nel 2007 ho iniziato ad assaggiare le birre italiane, e sono rimasto affascinato da questa nuova scena, completamente diversa rispetto a Inghilterra, Germania, Belgio e Repubblica Ceca. Non era un copia e incolla di stili, ma anzi, si cercava l’originalità. E inoltre i birrai italiani cercavano di migliorare di volta in volta la loro birra. Un movimento che ha portato freschezza a tutto il mondo brassicolo».

Ma il presente? «Il momento è complicato e di grande incertezza, a breve, medio e lungo termine – spiega Simone Monetti di Unionbirrai – Lo vediamo anche sull’approvvigionamento delle materie prime, ma anche nei mercati e nei ristoranti in difficoltà».

Il team del Birrificio Italiano: dal 2012 la produzione si è spostata da Lurago Marinone a Limido Comasco

Il team del Birrificio Italiano: dal 2012 la produzione si è spostata da Lurago Marinone a Limido Comasco

C’è una soluzione? Luca Giaccone, curatore (insieme a Eugenio Signoroni) della Guida alle Birre d’Italia di Slow Food, prova a tracciare un quadro: «Il rischio è di diventare autoreferenziali – spiega – Dobbiamo mantenere l’identità, continuando a fare qualcosa di diverso in termini di innovazione, grazie alla “intelligenza italiana”, mantenere la varietà e l’identità, senza imitare quello che fanno gli altri. In sostanza è l’italian style. Ma non dobbiamo parlare una lingua più comprensibile, parlare la lingua dei giovani, e non la nostra».

Lorenzo Dabove, conosciuto nel mondo della birra come Kuaska, uno dei più importanti comunicatori del settore, rilancia: «Rispetto a quando siamo partiti – evidenzia – la qualità media è cresciuta in modo clamoroso. Siamo tra i leader assoluti del movimento craft mondiale. Dovremmo cambiare il nome “birrifici” per passare al termine “goccifici”, perché ciascuno di loro, dei produttori, ha una cura altissime delle proprie “gocce” di produzione. La birra artigianale è il proseguimento della sensibilità e del carattere del produttore. Consapevoli di essere imprenditori, e anche riconducibilità del prodotto».

Storie da saper raccontare, come afferma Andrea Turco, giornalista e direttore di Cronache di Birra: «Serve una comunicazione più intelligente. Questo non significa escludere chi vuole un approfondimento, ma aiutare chi semplicemente vuole farsi una buona bevuta».

La giornata dedicata agli esperti del settore si è poi conclusa con un pranzo nello storico locale del Birrificio Italiano, ovviamente con l’abbinamento delle birre. Inutile dire che i trent’anni sono stati degnamente celebrati, passando anche dalla Tipopils, un caposaldo del Birrificio Italiano, che è stata anche l’ispiratrice per lo stile Italian Pils, la Pils Italiana per eccellenza. Un esempio della forza del Made in Italy e dell’Italian Style, con un prodotto a tutto tondo che è alla portata di tutti, intenditori e semplici appassionati. 


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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