L’eleganza della semplicità. Così possono essere facilmente descritti i vini di Podere Sapaio, azienda nata 26 anni fa nella zona di Bolgheri. Vini che rispecchiano perfettamente anche il carattere di Massimo Piccin, l’ingegnere “pentito” che da Vittorio Veneto è partito alla volta proprio della Toscana, trovando quella che era la sua reale dimensione, guardando al futuro.
«Era il 2000 – racconta – e qui acquisto la mia prima propria, una casa con 8 ettari intorno. L’idea era fin dall’inizio di fare due vini, puntare sul Cabernet Sauvignon come base, per poi fare un blend con Cabernet Franc, Merlot e Petit Verdot».

Un'altra bella immagine di Massimo Piccin
A
Massimo Piccin la passione per il vino non è mai mancata e l’ispirazione al mondo vitivinicolo francese è chiara: «La prima vendemmia è stata 2004 – spiega ancora – con il
Volpolo entrato in commercio nel 2006 e
Sapaio nel 2007, dopo tre anni. Fino al 2013
Sapaio era un
Bolgheri Superiore, ma poi abbiamo cominciato a usare in modo importante delle uve provenienti da Bibbona, quindi fuori dalla
Doc. Si tratta sempre di un nostro vigneto, che ci incuriosiva per le caratteristiche sicuramente diverse da Bolgheri ma comunque molto interessanti. Così, dopo la difficilissima annata 2014 dove abbiamo prodotto solo
Volpolo, dal 2015
Sapaio è un Igt Toscana e negli anni a seguire diventa sempre di più un matrimonio tra Bolgheri e Bibbona».
«Dovete immaginare – prosegue Piccin – che quando ho iniziato, io non conoscevo il mondo della produzione del vino. Io ero ingegnere, professione che ho svolto per poco tempo. Quando ho avuto l'opportunità di investire in questo progetto nel vino, per prima cosa ho cercato un consulente, quindi è arrivato Carlo Ferrini, che ancora ci aiuta nel nostro percorso. La mia filosofia di produzione è quindi molto legata al suo approccio alla vigna e, negli anni, si è trasformata in una mia consapevolezza».

I vigneti di Podere Sapaio
La conduzione biologica delle vigne diventa, perciò, una conseguenza diretta di questa idea. Non con un approccio matematico, da ingegnere. «Non vorrei sembrare poetico, ma è più una relazione con la terra, un ascolto».
Perché proprio Bolgheri? «Era nata l’idea di sviluppare un mio progetto nel vino – racconta Massimo Piccin – Io ero aperto a qualsiasi zona. Anzi, a dire il vero, visto che sono un super amante delle bollicine, forse sarei dovuto andare da qualche altra parte. Però, tramite amici, sono arrivato a Bolgheri, dove mi hanno proposto questa proprietà. Io non c’era mai stato, anche se ne conoscevo i vini. Quando sono arrivato mi sono innamorato del territorio».
Un colpo di fulmine. «Era anche un progetto di vita, perché l’idea era di vivere in questo luogo. Mi ricordo, era novembre del 1999. Sono arrivato, ho visto il mare, le colline, le dune di sabbia… Va bene, questo è il posto. Poi vediamo come sono i vini».

Volpolo e Sapaio sono le due facce della stessa medaglia
Dopo 26 anni, questo progetto è diventato una bella realtà, alla quale si è affiancata una nuova esperienza sull’isola del Giglio (della quale vi invitiamo a leggere il nostro report,
cliccando qui). Ma a
Podere Sapaio, come detto, si segue la “linea francese”: primo e secondo vino.
Volpolo è il vino più immediato, per certi versi anche giocoso. Il punto focale è la bevibilità: 70% Cabernet Sauvignon, 15% Merlot e 15% Petit Verdot, con un affinamento di 14 mesi in barriques, per circa 85mila bottiglie, è un Bolgheri Doc (annata 2023) che ha sentori netti di frutti rossi predominanti, dalla mora, al ribes fino a una ciliegia sotto spirito, con un sottofondo di fiori e una gradevole punta di spezie. All’assaggio, è fresco, piacevole, immediato, quasi spensierato.
Sapaio, invece, nasce come vino più “importante”, che soprattutto ha la longevità tra le sue armi vincenti. In questo caso si tratta di un Igt Toscana, come spiegato in precedenza, realizzato con 70%
Cabernet Sauvignon, 20%
Petit Verdot e 10%
Cabernet Franc, e un affinamento di 18 mesi in barriques e poi in bottiglia.
L’annata 2021, la più recente in commercio, dimostra la grande austerità di questo vino: naso accattivante di spezie e frutta, al quale si aggiunge un accenno di erbe aromatiche e di balsamicità, con una nota leggermente fumé. In bocca la struttura si fa sentire, anche se acidità e sapidità sono dei pilastri, soprattutto in abbinamento durante i pasti, come dimostrato durante il pranzo di presentazione dei vini ad Andrea Aprea a Milano.

Sapaio è stato un Bolgheri Doc fino al 2013, poi è diventato Igt Toscana, con uve provenienti anche da Bibbona
L’annata 2018 è sicuramente più ampia, con un’ottima ricchezza: le durezze della 2021, con tre anni in più di bottiglia, sono andate a levigarsi, soprattutto in bocca, con un sorso più rotondo e avvolgente.
L’annata 2013, infine, mantiene un grande slancio, soprattutto al naso: grande complessità, dove le note balsamiche e di macchia mediterranea sono più accentuate, bel frutto fresco. In bocca è una progressione, con un attacco piacevole, e successivamente un’apertura che si conclude con una grande persistenza.
Vini eleganti e gentili, proprio come Massimo Piccin.