Un anno partito con l’ottimo segnale - in termini di numeri e qualità - mandato dall’evento Grandi Langhe. Ora si annunciano nuovi incontri anche oltre confine per il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani impegnato nel far conoscere a fondo le sue 9 denominazioni. Il presidente Sergio Germano, produttore a Serralunga d’Alba con Ettore Germano, ci conduce tra sfide e scelte che si affronteranno nei prossimi mesi. Forti dell’identità di un territorio tanto noto quanto inesauribile nelle sue peculiarità da esplorare, ma anche delle energie trasmesse dalle nuove generazioni.
«Grandi Langhe a Torino ha toccato il punto superiore d’affluenza perché abbiamo avuto 7.700 ingressi, rispetto ai 5mila dello scorso anno – premette - Pare che i produttori fossero tutti soddisfatti, addirittura hanno rilevato che forse c’è troppo poco spazio per il desk perché a volte non si riesce ad accogliere i visitatori, quindi un fatto positivo. Abbiamo avuto più di 500 stranieri: meno della metà sono stati oggetto di incoming, gli altri sono venuti spontaneamente». La provenienza è nel segno della varietà: dalla Scandinavia all’Oriente, passando per Stati Uniti e Canada. Anche l’età del pubblico vedeva una presenza abbastanza giovane, visitatori che si sono messi in luce per professionalità ed educazione.
Risultato, si guarda già all’edizione 2027: «Per l’anno prossimo cercheremo di implementare i particolari, come la sala per i giornalisti da affinare sempre più dopo il salto già avuto quest’anno». Una fiammata di energia, dunque, per l’anno che ormai è entrato nel vivo? «Sì, perché era il presupposto di un interesse – risponde Germano – Noi abbiamo quattro Docg e cinque Doc, più di 10mila ettari e oltre 62 milioni di battaglie. Dobbiamo essere grati a questo nostro vitigno Nebbiolo, piuttosto esclusivo, e il nostro territorio ha potenziali importanti. In un mondo con forti disorientamenti, non si può negare che ci sia un sempre vivo interesse appunto».

Facciamo allora un piccolo test di “sana costituzione”: «Il
Barolo mostra una tenuta abbastanza stabile, il
Barbaresco una leggera flessione del 5%, che non è una situazione di allarme. Il
Nebbiolo d’Alba e il
Nebbiolo Langhe sono addirittura in crescita, si collocano su una fascia di consumo più quotidiano o vicino al quotidiano e rappresentano un bell’apripista per cominciare a parlare di vini più complessi».
Tutto ciò senza trascurare altri vitigni come
Barbera e
Dolcetto, perché – prosegue il presidente – «continuano a essere un’espressione territoriale che vogliamo mantenere in presenza. Sulla comunicazione non vogliamo mollare mai, anzi». Sono vini più universali e poliedrici, che si prestano sia al consumo nel breve sia all’invecchiamento.
Sul fronte degli eventi, il
Consorzio si prepara a un’intensa primavera intensa. Il 12 maggio si rinnoverà l’atteso Barolo Barbaresco World Opening 2026, che questa volta farà tappa a Toronto: ci saranno 170 produttori e ciascuno porterà due etichette, per cui i canadesi potranno degustarne 340, tra Barolo e Barbaresco. Un’occasione per manager e operatori dei negozi del monopolio e da tutta la parte della ristorazione del Canada, ma verso la conclusione non mancheranno 300-400 consumatori finali manager. «Quello canadese – osserva
Sergio Germano – è un mercato che ha sempre apprezzato i vini delle Langhe e ne ha dato il via a un tender per Barolo e Barbaresco, in concomitanza di questo nostro evento».

Panorama vitato a Serralunga
Prima ancora, un altro appuntamento il 23 e il 24 marzo con un piccolo incoming con comunicatori per parlare della
Doc Langhe: presenti una decina di europei e una ventina di italiani. Tutto ciò con una consapevolezza che fa bene al morale e al futuro: quella di un ricambio generazionale tangibile. «Per fortuna una buona parte delle aziende hanno i figli che stanno entrando e collaborando – conferma il presidente - Il che è molto bello, anche perché, come mi facevano notare i visitatori, oggi vai a parlare con le aziende e tutti sanno comunicare bene in inglese, un aspetto che non è affatto marginale. Ma soprattutto, assistiamo a un ricambio generazionale molto convinto».