21-01-2026

Un monumento a Torino omaggia la forza gentile della Marchesa Giulia di Barolo

È dedicato a questa grande donna del vino la statua realizzata dall’artista Gabriele Garbolino, con la curatela di Enrico Zanellati, per la sua sensibilità volta alle detenute. Un'opera voluta dalla famiglia Abbona, proprietaria di Marchesi di Barolo

Il monumento torinese dedicato alla Marchesa Giul

Il monumento torinese dedicato alla Marchesa Giulia Colbert in Falletti di Barolo. È collocato sulla facciata della storica residenza di Palazzo Barolo, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane nella città sabauda

Il 17 gennaio è una data destinata a restare nella memoria del mondo del vino, della città di Torino, dell’Opera Barolo e della famiglia Abbona, proprietaria della storica azienda vitivinicola Marchesi di Barolo. È grazie al loro impegno che prende forma il primo monumento torinese dedicato alla Marchesa Giulia Colbert in Falletti di Barolo (1786–1864), figura centrale di una storia che intreccia visione, solidarietà e cultura.

La platea di ospiti riuniti in occasione della presentazione ufficiale del monumento. Foto di G. Platania

La platea di ospiti riuniti in occasione della presentazione ufficiale del monumento. Foto di G. Platania

“Fare bene il bene” era il motto che ha guidato l’intera esistenza di questa donna straordinaria. L’omaggio che oggi le viene tributato, attraverso un’opera d’arte di grande valore simbolico, invita a riflettere sulla sua lungimiranza e sulla forza gentile del suo operato. Insieme al marito Carlo Tancredi Falletti di Barolo, la Marchesa diede vita a una rete di servizi sociali rivolti alle categorie più fragili della società, un impegno che continua ancora oggi grazie all’Opera Barolo. Particolare attenzione fu rivolta alle donne detenute, con l’obiettivo di migliorare concretamente le loro condizioni di vita in carcere e una volta riconquistata la libertà.

Nel 1831, dopo un’attenta ricerca tra monasteri italiani e stranieri, la Marchesa presentò all’arcivescovo di Torino un progetto dettagliato per la creazione di una casa destinata ad accogliere le detenute pentite: un luogo sicuro, protetto, in cui intraprendere un percorso religioso e di rinascita. Parallelamente, diede vita a una struttura dedicata all’accoglienza di bambine e adolescenti, dai 7 ai 14 anni, sottratte alla povertà, a contesti familiari violenti o profondamente disagiati. A loro offrì non solo riparo e istruzione, ma anche momenti di svago e una cura personale e costante, che mantenne fino alla fine dei suoi giorni. Un modello pionieristico di welfare cittadino, capace di restituire dignità, futuro e riscatto alle donne, molto prima che tali concetti entrassero nel linguaggio comune.

Enrico Zanellati e l’artista Gabriele Garbolino Rù, autore dell'opera. Foto di Gianluca Platania

Enrico Zanellati e l’artista Gabriele Garbolino Rù, autore dell'opera. Foto di Gianluca Platania

La statua in bronzo, inaugurata a Palazzo Barolo nel cuore della città sabauda, è stata ideata e realizzata dall’artista Gabriele Garbolino Rù, con la curatela di Enrico Zanellati per l’Opera Barolo. L’opera raffigura la Marchesa Giulia accanto a una donna carcerata, colta nel gesto silenzioso della cura. È collocata sulla facciata della storica residenza, all’angolo tra via Corte d’Appello e via delle Orfane, e si inserisce con naturalezza nel tessuto urbano carico di storia. Il monumento, del peso di circa 170 chili e con uno sviluppo complessivo di quasi quattro metri quadrati, trova dimora nel seicentesco Palazzo Barolo, simbolo di una Torino nobile e solidale. L’autore, docente dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, si è ispirato ai ritratti conservati nel palazzo e al volume Memorie sui carceri, scritto dalla stessa Marchesa, testimonianza del suo ruolo fondamentale nel supporto alle detenute.

Insieme al marito Carlo Tancredi, Giulia fondò, infatti, il Distretto Sociale Barolo, centro di accoglienza per le donne uscite dal carcere. Sul basamento del monumento campeggia la dedica voluta dall’Opera Barolo:“A Giulia di Barolo, per il suo servizio alle donne carcerate”.

La famiglia Abbona, proprietaria della storica azienda vitivinicola Marchesi di Barolo

La famiglia Abbona, proprietaria della storica azienda vitivinicola Marchesi di Barolo

L’opera, patrocinata dalla Città di Torino, è stata realizzata con il fondamentale sostegno della famiglia Abbona. «Per noi – afferma Ernesto Abbona – è stata una decisione facile. Sostenere un progetto di questo valore ci rende orgogliosi di essere custodi, attraverso le nostre cantine, di una storia meravigliosa. Ne ho parlato subito con mia moglie Anna e con i nostri figli Valentina e Davide, e insieme abbiamo dialogato con il dottor Zanellati per rendere operativo il progetto. Sarebbe bello che ciascuno di noi riflettesse sul valore del “fare bene il bene”, il mantra della Marchesa. È un principio che abbiamo trasmesso ai nostri figli e che sentivamo il dovere di onorare, diventando mecenati di un’opera così importante per Torino, per Barolo e per il mondo del vino italiano».

La famiglia Abbona al completo: da sinistra, Davide, Alessia, Ernesto, l'artista Gabriele Garbolino Zù, Anna, Valentina e Alfredo. Foto di G. Platania

La famiglia Abbona al completo: da sinistra, Davide, Alessia, Ernesto, l'artista Gabriele Garbolino Zù, Anna, Valentina e Alfredo. Foto di G. Platania

Da quasi un secolo la famiglia Abbona è proprietaria, a Barolo, delle storiche cantine un tempo appartenute ai Marchesi. Oggi, sotto la guida di Ernesto e Anna, insieme ai figli Valentina e Davide, l’azienda prosegue con la stessa passione che animò la Marchesa Giulia, nella produzione del “re dei vini e vino dei re”, con il prestigioso marchio Marchesi di Barolo. «La visione della Marchesa e di Carlo Tancredi - conclude Abbona - è stata determinante per la storia del Barolo. Se questo vino è oggi celebre nel mondo, lo dobbiamo all’ideazione di cantine moderne, alle grandi botti di rovere e al perfezionamento della vinificazione, grazie anche al supporto di importanti enologi francesi, che resero il Barolo un vino longevo, degno di essere offerto al Re Carlo Alberto come un autentico nettare di Bacco».


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Cinzia Benzi

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Cinzia Benzi

laureata in psicologia, è stata rapita dalla galassia di Identità Golose. Se lo studio del vino è la sua vita, la vocazione di buongustaia è una scoperta in evoluzione

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