26-02-2026

La prima Master of Wine italiana: intervista con Cristina Mercuri

Toscana d'origine e milanese d'adozione, ha lasciato la carriera forense per il vino. Noi di Bollicine del Mondo la premiammo nel 2023 con la menzione di Comunicatrice dell’anno

In questo 2026 Cristina Mercuri è diventata la pr

In questo 2026 Cristina Mercuri è diventata la prima donna italiana a raggiungere il titolo di Master of Wine

Toscana d'origine e milanese d'adozione, Cristina Mercuri ha scelto di abbandonare la carriera forense per dedicare la propria vita al vino. Prima fonda la sua società di consulenza, Mercuri Wine Club, poi affina ulteriormente il suo talento attraverso un'academy specializzata in strategia, posizionamento e comunicazione del vino. È wine editor per Forbes Italia e giudice internazionale per Decanter.

Dopo aver conseguito il diploma WSET, prosegue il percorso verso il Master of Wine. Con la nostra guida Bollicine del Mondo l'abbiamo premiata con grande orgoglio nel 2023. Questa la motivazione: «Per l'inclinazione a formare se stessa e altri enonauti, lasciando gli abiti forensi per indossare quelli enoici e dirigersi verso una meta mai raggiunta da una donna italiana». E quella meta Cristina l'ha raggiunta. Oggi tutto il mondo del vino applaude la prima donna italiana Master of Wine.

Cristina Mercuri durante la premiazione della Guida Bollicine del Mondo

Cristina Mercuri durante la premiazione della Guida Bollicine del Mondo

Chi diventa Master of Wine deve conoscere ogni aspetto del vino: enologia, viticoltura, mercati internazionali, storia e legislazione, degustazione e marketing. È l'Institute of Masters of Wine a esaminare prove scritte, orali, degustazioni pratiche e ad analizzare la tesi che ciascun candidato deve presentare su un tema innovativo. Occorre un mentor che ti proponga, ma il percorso resta profondamente solitario, costellato di difficoltà da superare anno dopo anno. Abbiamo raggiunto Cristina per farci raccontare il suo presente e il suo futuro dopo questo importante traguardo.

Il titolo di Master of Wine è percepito come il vertice tecnico del settore. Nel 2026, quali competenze ritiene davvero distintive rispetto al passato?
«Sicuramente i titoli sono importanti e io ho lottato con tutta me stessa per raggiungere questo traguardo. Non mi stancherò mai di dire che le mie competenze, il mio studio e il mio modo di lavorare sono gli stessi di quando non avevo ancora ricevuto questo riconoscimento. Oggi le competenze essenziali nel nostro settore sono legate all'empatia, all'ascolto e all'umiltà di dire: arrivo fino a qui, il resto lo lascio a qualcun altro. Il vino si è evoluto; la capacità di comprenderlo come business è una scoperta relativamente recente. Forse in passato la comunicazione era zoppicante, non a caso la mia tesi parla di semiotica».

Programmazione e metodicità assolute sono elementi imprescindibili per affrontare un percorso di esami teorici e pratici, culminato nella tesi finale. Ci sono stati attimi in cui è stata tentata di mollare tutto?
«No, mai. Ci sono stati momenti di disperazione, di incomprensione su cosa dovessi fare, ma non ho mai pensato di mollare. Il mio carattere è tenace, non mollo mai».

L'esame finale dura quattro giornate consecutive: si degustano 36 vini alla cieca, suddivisi in batterie da 12. Le prime tre mattine sono dedicate alle prove pratiche su rossi, bianchi, rosati, spumanti e fortificati. Occorre totalizzare 300 punti, con almeno il 60% di risposte corrette sull'intero esame. Cristina, alla fine di queste quattro giornate che cosa ha provato?
«In verità ero stanchissima. In passato avevo già provato e non ero passata. Mi ero accorta di non essere in piena forma, cosa che invece non è accaduta in questa sessione. Mi sono allenata per un anno: dieta, simulazioni d'esame, esercizio fisico e mentale, ginnastica e meditazione. Alla fine non ho rimuginato. Non si ha mai la certezza di aver fatto bene: solo gli sbruffoni lo pensano, e io non appartengo a quella categoria».

Tra cambiamenti climatici, vini dealcolati e nuove sensibilità salutistiche, quale trasformazione crede inciderà di più sul concetto stesso di qualità dei vini nei prossimi vent'anni?
«Secondo me il trend futuro abbraccerà tutte e tre le dimensioni. Il cambiamento climatico e il mutamento dei gusti dei consumatori ci porteranno verso vini più slanciati e bevibili. Sarà necessario controllare l'accumulo di zuccheri e di alcol. Il vino del domani resterà alcolico, ma il dealcolato avrà un ruolo importante per ampliare l'offerta in modo contemporaneo, soprattutto per i giovani consumatori».

La sua visione in veste di Master of Wine: oggi che altri obiettivi si pone?
«L'obiettivo è lo stesso che avevo prima del titolo: fare sempre più consulenza, offrendo strumenti alle cantine per migliorare la rete distributiva internazionale. Serve una comunicazione vicina al cliente finale. Un altro impegno per me fondamentale è quello nel sociale: sto collaborando con un'associazione che lavora contro la violenza sulle donne e abbiamo creato 20 borse di studio per accedere ai diplomi WSET, così da offrire loro un futuro in questo settore. Se posso dare a queste donne un diploma internazionale, posso permettere loro di accedere a un lavoro e affrancarsi dalla dipendenza economica che spesso accompagna questo tipo di violenza».


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Cinzia Benzi

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Cinzia Benzi

laureata in psicologia, è stata rapita dalla galassia di Identità Golose. Se lo studio del vino è la sua vita, la vocazione di buongustaia è una scoperta in evoluzione

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