Sincero e desideroso di mettersi alla prova, sempre: nella nascita e nel racconto. Così ci appare il vino di Iolei e anche colui che ci mette faccia e cuore al Ceresio 7: Antonio Puddu riesce a far sentire l'anima della Sardegna al cospetto dello skyline milanese.
Lo stesso nome dell'azienda di Oliena, in provincia di Nuoro, è un incontro: quello tra una famiglia e una terra, tra le generazioni, tra le persone e i tempi (richiamando gli Iliensi, primi abitanti ai piedi del Monte Corrasi, nell'altopiano del Supramonte). Come mormora anche Nepente, la sottozona del Cannonau così ribattezzata da Gabriele D'Annunzio: senza tristezza, senza pensieri e ancor meno pentimenti.
Un incontro tra luoghi, scolpito anche nella storia personale di
Antonio, enologo che si è formato in Trentino Alto Adige e porta avanti la sua missione nelle
Dolomiti Sarde.
I dieci anni dalla fondazione di Iolei sono stati segnati dal raddoppio degli spazi della sede, giunta ora a 800 metri quadrati: una scelta non solo maturata per l'aumento della produzione (da 60mila a 80mila bottiglie), che ha visto pure l'acquisizione di un nuovo vigneto. Oltre ad aree come quelle di affinamento con i serbatoi di acciaio e le botti o la sala di lavorazione, ce n'è una riservata alle degustazioni. Accanto ad Antonio, la moglie Simona e le sorelle Chiara e Sara, mamma Luisella e papà Salvatore.
Basalto, granito, scisto e calcare sono i substrati dei terreni. «I nostri vigneti vanno dai 200 metri sopra il livello del mare ai 700, sembra banale ma non lo è – spiega
Antonio Puddu – può capitare durante determinate annate che trascorra anche un mese e mezzo dalla vendemmia di un vigneto rispetto a un altro». Certo, a livello logistico può complicare la vita, ma ne deriva «un patrimonio bellissimo per le differenze organolettiche – fa notare il produttore – nei vigneti più alti sfruttiamo meglio le escursioni termiche». Il fatto di aver studiato lontano ha permesso ad
Antonio di non dare mai nulla per scontato e di alimentare la voglia di ricerca in sé, sperimentando nel suo laboratorio: «Sul Cannonau, ad esempio, abbiamo una visione diversa. Siamo stati dei pionieri, soprattutto dal punto di vista commerciale, ma abbiamo cercato di lavorare sulla pianta, sulla parete fogliare, ritardando il più possibile le potature». Si spostano così i tempi di germogliamento e invaiatura: «Di solito vendemmiamo da metà settembre, mentre a Oliena lo si fa anche il 10 agosto. Per le potature, iniziamo appena finita la
Settimana Santa. Utilizziamo l'alberello con il doppio cordone». L'impostazione in un contesto caratterizzato da luce e caldo permette di offrire più ombra e acqua al grappolo. E finché non arriva la prima pioggia – dice ancora
Antonio – «difficilmente andiamo a raccogliere… la pianta magicamente recupera quello che le è mancato». In quest'approccio un altro risultato: il mantenimento di un grado alcolico contenuto, oggi sui 14 gradi, mai oltre i 15.
Un altro aspetto è quello dell'assenza di solfiti aggiunti (solo quelli naturali che si sviluppano nella fermentazione naturale, usando un lievito capace di produrre poca anidride solforosa), indicato nelle etichette. Ecco, le etichette meritano un discorso a sé, perché anch'esse costituiscono un incontro: l'arte, la tradizione, la ricerca si ritrovano tutte qui, in questo tripudio di forme e colori.
Al Ceresio 7, partiamo dalla freschezza del benvenuto di Majga Vermentino di Sardegna DOC 2025, per passare al Majga Vermentino di Sardegna DOC – Senza solfiti aggiunti non filtrato 2024. Cento per cento Vermentino entrambi, nel secondo caso – dopo la lavorazione delle uve a grappolo intero con pressatura soffice – la fermentazione è con lieviti selezionati bassi produttori di anidride solforosa e acetaldeide, quindi avviene quella malolattica spontanea. Tappa successiva, l'affinamento sulle fecce fini in serbatoi di acciaio con costanti bâtonnage giornalieri.
Si trova così nel bicchiere un vino che unisce una struttura degna di nota all'acidità, accompagnato da note agrumate, di frutta sciroppata e disidratata.
Tocca quindi al rosato Juntos Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna, con l'annata 2025, delicato ed elegante. Ma questo vitigno torna a esprimersi con crescente potenza: Iolei Cannonau di Sardegna DOC 2022 è il primo vino della cantina, ne incarna il volto e il progetto, il che viene anche narrato con l'etichetta, una donna con il costume tradizionale di Oliena.
Cannonau in purezza, il suo cammino inizia con la raccolta delle uve in cassette piccole, quindi pigiadiraspatura, macerazione di una dozzina di giorni, fermentazione a temperatura controllata in serbatoi di acciaio. I profumi sono un'altra carta di identità della Sardegna, tra ciliegia, mirto, alloro. Un carattere che si accentua con Vostè Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna DOC 2024: qui non a caso è il Vate che si mostra sulla bottiglia, con tutta la riverenza che rivela il nome. Ecco il tannino che intreccia forza ed eleganza, i profumi che parlano di frutti di bosco e mirto, tutta l'esuberanza della macchia mediterranea. C'è però il «match» in agguato: quello con Liju Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna DOC – Senza solfiti aggiunti 2024. In questo caso l'80% della massa viene pigiadiraspata, per il resto c'è la lavorazione a grappolo intero. Dopo una macerazione pre-fermentativa a freddo per 48 ore, ecco la fermentazione in serbatoi di acciaio a temperatura controllata. Alla fermentazione malolattica segue l'affinamento su fecce fini per otto mesi. Il rosso rubino intenso è preludio a un canto di fiori e frutta (anche qui i tesori del bosco, con il loro tocco selvaggio, ma anche prugna sotto spirito).

Hospes Nepente di Oliena Riserva DOC 2023 è ospitalità pura, come suggerisce il nome. Quando un luogo, i suoi tesori, si offrono senza remore o gelosie: sono le migliori uve delle annate ritenute all'altezza della riserva. Fermentazione a temperatura controllata in acciaio nei primi mesi, seguita dall'affinamento in
tonneaux di rovere francese a grana fine da 700 litri per 18 mesi. Ai tipici sentori di frutta rossa matura, si uniscono liquirizia e vaniglia; dall'olfatto le emozioni si trasferiscono al palato con un crescente equilibrio. La conclusione non può che avvenire con
Pititeri Moscato Passito IGT. Il nome, ancora un indizio: così si chiamano i bimbi golosi in sardo e la vista conferma con i dolci della tradizione dipinti da
Francesca Ballarini sull'etichetta.
Per un degno finale, uguale dev'essere l'inizio. Le uve vengono lasciate appassire sulla pianta e una volta giunta la maturazione perfetta, si colgono e seguono le diverse fasi: raffreddamento in cantina, pigiadiraspatura, pressatura soffice e decantazione con l'utilizzo del freddo, un'operazione da portare avanti lentamente, considerando il contenuto zuccherino e la densità del mosto. La fermentazione alcolica richiede tra i 15 e i 20 giorni. La dolcezza non è invadente e la persistenza è un invito a essere sempre più pititeri.