<?xml version="1.0" encoding="utf-8" ?>		<rss version="2.0">			<channel>				<title>Identità Golose - Rubriche</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/feed/_rubriche.php</link>				<description>Tutte gli articoli delle rubriche di Identità Golose</description>				<copyright>Copyright 2023 Identità Web</copyright>				<language>IT-it</language>			<item>				<title>Facundo Castellani: «Le polemiche sono un'occasione per migliorare l'industria. Non sprechiamola»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41338/dallitalia/facundo-castellani-le-polemiche-sono-unoccasione-per-migliorare-lindustria-non-sprechiamola.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>J&rsquo;Accuse</em>. Servirsi d&rsquo;un titolo forte, che richiama il celebre editoriale di<strong> &Eacute;mile Zola</strong>, per parlare di cucina pu&ograve; sembrare eccessivo, a prima vista. Per&ograve; pu&ograve; anche servire a catturare l&rsquo;attenzione,&nbsp;a invogliare a leggere.&nbsp;<br />
<br />
Fin dall&rsquo;inizio, quando iniziavo a spadellare e pelare patate, mentre pulivo piatti o cercavo di giostrarmi tra i fuochi, mi facevo tantissime domande sulla vita in cucina, sulle responsabilit&agrave; della nostra professione, sul perch&eacute; e come farlo. Nei primi anni 2000, a C&oacute;rdoba, la mia citt&agrave; natale, stare in cucina era un lavoro da pirati. Uomini che cercavano di portare a casa uno stipendio - a volte facendo meglio, a volte peggio &ndash; non avevano la pretesa di farsi certe domande. Anche perch&eacute; avevano poco tempo per farlo: nei paesi che il mondo ha deciso di chiamare &ldquo;in via di sviluppo&rdquo;, l&rsquo;unica priorit&agrave; tante volte &egrave; quella di portare qualcosa da mangiare a casa, che uno faccia il cuoco, il tassista o l&rsquo;operaio.&nbsp;<br />
<br />
A 20 anni dividevo le mie giornate tra la cucina e gli studi di Antropologia nell&rsquo;universit&agrave; della mia citt&agrave;. Al terzo o quarto anno avevo deciso di dedicarmi ai fornelli. a tempo pieno. Mia mamma non era d&rsquo;accordo: &laquo;Perch&eacute; lo fai? Sei troppo intelligente per fare il cuoco&raquo;. Non &egrave; narcisismo; &egrave; solo uno spunto per proseguire nel discorso. Perch&eacute; quella domanda era&nbsp;la scintilla che ne generava&nbsp;altre: perch&eacute; un cuoco non pu&ograve; essere intelligente? Perch&eacute; un cuoco non pu&ograve; continuare a studiare? Perch&eacute; non &egrave; accettato come persona pensante? Perch&eacute; non dovremmo porci domande sulla natura della nostra professione?<br />
<br />
Negli anni successivi non ho mai smesso di studiare, leggere, cercare e ricercare. Mi facevo mille questioni sul come e il perch&eacute; delle cose, su quale reazione potesse scatenare una certa azione. Avevo scelto di seguire il cammino delle Stelle: per quelli che fanno il nostro mestiere sono l&rsquo;ultimo traguardo, l&rsquo;obiettivo finale.&nbsp;Una stella - Michelin, quella guida cos&igrave; pretenziosa da stabilire chi fa bene o male le cose, chiss&agrave; secondo quali standard - assegna al ristorante una certa credibilit&agrave;, lo fa entrare in un firmamento di prestigio, speciale. Se io lavoro in un ristorante stellato allora sono forte, sono bravo, sono parte d&rsquo;un&rsquo;&eacute;lite che cucina per altre &eacute;lite. Di un luogo che confeziona &ldquo;un&rsquo;esperienza&rdquo;, un concetto che va oltre la bont&agrave; del piatto. In uno di questi ristoranti, una volta mi sono sentito dire: &laquo;Noi cerchiamo la perfezione, lavoriamo per migliorare la natura. Non c&rsquo;&egrave; spazio per l&rsquo;errore, non si pu&ograve; sbagliare&raquo;.</p>

<p><br />
Prima di perdere il filo, facciamo altri due passi in dietro. Il mondo della ristorazione, frequentato da cuochi, cuoche, camerieri, sommelier, pasticceri, giornalisti e contabili, anni fa ha deciso di dividere i ristoranti in buoni e meno buoni, in eccezionali e meno eccezionali, in stellati e non, in &ldquo;migliori ristoranti del mondo&rdquo;, &ldquo;migliori chef&rdquo; e gli altri.&nbsp;Non vorrei fare troppe generalizzazioni, ma quasi tutti questi ristoranti seguono delle norme: fanno alta cucina e ricerca sui prodotti, costruiscono storytelling sulla sostenibilit&agrave;, varano prezzi spesso aldil&agrave; della norma, allestiscono brigate in cui qualunque cuoco o cameriere vorrebbe lavorare. Mettono in scena tecniche pazzesche e opere d&rsquo;arte: bellissime sempre, buone tante volte. Sostenibili? Mah: per arrivare a fare quel piatto fantastico, quel ristorante &ldquo;migliore al mondo&rdquo; ha bisogno di tanto personale e risorse, tante ore e tanto sacrificio e anche un po&rsquo; di violenza, fisica e psicologica, personale sotto pagato o addirittura non pagato, persone che non dormono e che tremano mentre mettono un fiore su un piatto o che ricevono insulti mentre tagliano &ldquo;male&rdquo; un pesce.<br />
<br />
E qui ritorno all&rsquo;inizio. Ogni giorno che facevo 16 ore in piedi, dietro ai fornelli, mi tornava in mente mia madre che mi chiedeva perch&eacute; avessi lasciato l&rsquo;universit&agrave;. Mi assalivano mille contraddizioni, cucinavo con un coltello in mano e con la testa altrove, sempre con quella domanda in testa.&nbsp;Oggi, una delle pi&ugrave; frequenti che mi faccio riguarda le nostre responsabilit&agrave; di persone che lavorano con il tesoro pi&ugrave; grande che c&rsquo;&egrave;, il cibo. In un mondo che sta andando a rotoli, perch&eacute; non alzare la voce (e le padelle) e attirare un po&rsquo; di attenzione? Credo che ognuno di noi oggi debba cercare di rendersi pi&ugrave; utile al mondo e alla societ&agrave; che abitiamo. <strong>&Eacute;mile Zola</strong> scriveva: &laquo;Accuso gli uffici della guerra di avere condotto attraverso la stampa una campagna vergognosa per distogliere l&rsquo;opinione pubblica e coprire gli errori fatti&hellip;&raquo;. Forse qualcuno di noi dovrebbe prendere il posto di Zola, alzare la bandiera e accusare.<br />
<br />
La cucina dev&rsquo;essere un luogo di aggregazione e cambiamento. I ristoranti oggi hanno una visibilit&agrave; incredibile, non sprechiamola. Come cuochi, decidiamo di non andare a lavorare in certi posti se sappiamo cosa succede l&igrave; dentro. Come giornalisti, non continuiamo ad acclamare chef come modelli da seguire se veniamo a sapere come si comportano dietro le quinte. Come guide, non parliamo di &ldquo;migliori&rdquo; se per il nostro mondo fanno poco.&nbsp;Ieri leggevo un collega che scriveva &laquo;A cosa serve il piccione frollato per cento secoli e la zucchina raccolta al plenilunio se poi dietro vincono maltrattamenti, ingiustizie e altre cose brutte?&raquo;. Per me la radice della questione sta qui. Non leggittimiamo pi&ugrave; questa situazione, non guardiamo pi&ugrave; dall&rsquo;altra parte, non facciamo finta che questo non succeda.<br />
<br />
Zola finiva il suo J&rsquo;accuse scrivendo: &laquo;Ho un solo obiettivo, il trionfo della verit&agrave; in nome dell&rsquo;umanit&agrave;&hellip;&raquo;. Potr&agrave; suonare&nbsp;arrogante porre la stessa questione di un grande personaggio come lui. E&nbsp;non punto il dito contro nessuno, anzi, prima lo punto su me stesso. Ma la questione Noma ha aperto una porta che ci invita a entrare. Una soglia oltre la quale tutti noi possiamo scrivere un nuovo capitolo. Perch&eacute; noi si possa rispondere alle nostre madri che s&igrave;, i cuochi possono anche essere intelligenti.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/facundo-castellani.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41338/dallitalia/facundo-castellani-le-polemiche-sono-unoccasione-per-migliorare-lindustria-non-sprechiamola.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>È tempo di Zeppole di San Giuseppe: come realizzarle a casa perfettamente</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41335/dolcezze/e-tempo-di-zeppole-di-san-giuseppe-come-realizzarle-a-casa-perfettamente.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La tradizione vuole che il 19 marzo, in occasione della festa del pap&agrave;, in gran parte delle pasticcerie del Bel Paese, e soprattutto in quelle napoletane le vetrine si popolino di <em>Zeppole di San Giuseppe</em>, un dolce semplicissimo nella sua composizione e facile da realizzare, seguendo accuratamente delle piccole accortezze per un risultato ottimale, il che vuol dire <em>una pasta choux ben lievitata</em> -&nbsp;sebbene non si faccia uso di lievito -, una <em>crema pasticciera</em> bilanciata negli zuccheri ed eterea, profumata, e un equilibrio sottile tra le due componenti, cosicch&eacute; la farcia non sovrasti la delicata bont&agrave; dello choux.</p>

<p>Ma perch&eacute; proprio questo dolce a San Giuseppe? Si narra che durante la fuga in Egitto con Maria e Ges&ugrave;, Giuseppe per sostenere la famiglia inizia a friggere e poi a vendere frittelle; per altri, la zeppola ricorda il legno arrotolato utilizzato dal falegname, che in fondo &egrave; il mestiere di Giuseppe&hellip; Supposizioni, leggende ma una cosa &egrave; certa: la ricetta delle zeppole, cos&igrave; come le conosciamo, nasce nei monasteri napoletani, come gran parte della pasticceria tradizionale della citt&agrave;, e concedersele regala un attimo di infinito piacere.</p>

<p>Un altro quesito &egrave;:<em> fritta o al forno</em>? Dipende dalle preferenze, ma <em>a Napoli la zeppola &egrave; fritta</em>. Non solo: la ricetta originale prevede che venga cotta nello <em>strutto </em>il quale, a differenza di quanto possiamo pensare, &egrave; molto pi&ugrave; leggero dell&rsquo;olio. Facciamo un esperimento: proviamo a sciogliere dello strutto. Il risultato sar&agrave; un liquido molto fluido, quasi acqua, mentre l&rsquo;olio resta sempre pi&ugrave; pesante, corposo, e cos&igrave; grava anche sull&#39;impasto. Eppure, per ragioni di gusto generale, gran parte delle pasticcerie punta ormai solo su o predilige la cottura al forno.</p>

<p>[[ima4]]Ce lo spiega bene,<strong> Francesco&nbsp;Romano</strong>, anima&nbsp;della pasticceria <a href="https://www.maliamilano.com/" rel="nofollow" target="_blank">Mal&igrave;a</a> a Milano che, dal 2017, porta&nbsp;avanti nella sua bottega in zona Primaticcio (ce n&rsquo;&egrave; una anche in zona City Life, e presto potrebbe aggiungersi un terzo punto vendita in citt&agrave;) la tradizione dolciaria partenopea. Non solo, a condire il banco di <em>Mal&igrave;a</em> c&rsquo;&egrave; anche una ricca gastronomia con specialit&agrave; presenti tutto l&rsquo;anno -&nbsp;la <em>parmigiana</em>, divina, carica, e con lei <em>gatt&ograve; di patate, parigine, pizze di scarola</em> &ndash; e altre chicche che variano quotidianamente.</p>

<p>[[ima3]]Perch&eacute;, dopotutto,&nbsp;<strong>Francesco&nbsp;</strong>nasce cuoco e cresce in cucine importanti, dal <em>Don Alfonso</em> a Sant&#39;Agata dei due Golfi passando per il <em>Seta</em> al <em>Mandarin Oriental Milano</em>, e altre realt&agrave; dove si muove da solista nella guida della brigata. Passano gli anni, la passione quella mai, ma subentra l&rsquo;esigenza di costruire intorno a s&eacute; una dimensione pi&ugrave; morbida, con tempi pi&ugrave; flessibili e soprattutto un luogo in cui potersi esprimere pienamente: <em>Mal&igrave;a</em>, appunto.</p>

<p>[[ima2]]Un luogo di tradizione, con una selezione che, per&ograve; non si astiene da chicche da colazione sempre diverse e pi&ugrave; innovative, dolci classici con un twist creativo che rispecchiano l&rsquo;identit&agrave; del luogo &ndash; per la Pasqua, per esempio, <strong>Francesco</strong> sta lavorando a una <em>Colomba anacaprese</em> che promette picchi di gioia intensi.&nbsp;E&nbsp;anche in tema zeppole, sono disponibili versioni special, come <em>ricotta&nbsp;e pistacchio </em>o<em> chantilly e fragoline</em>.</p>

<p>[[ima5]]Noi abbiamo scelto, realizzato e poi azzannato la zeppola tradizionale, quella con crema pasticciera coronata da amarene sotto spirito, di cui vi condividiamo la ricetta&hellip; con qualche piccola dritta di <strong>Francesco</strong> per realizzarle in maniera impeccabile.</p>

<ul>
	<li>Che sia fritta o al forno, l&rsquo;impasto si realizza alla stessa maniera, con un&#39;accortezza: prima di aggiungere le uova alla massa di farina cotta, occorre far&nbsp;raffreddare quest&#39;ultima per bene, portandola&nbsp;a 60&deg; C, evitando cos&igrave; il rischio frittata;</li>
	<li>dal momento che non &egrave; previsto l&rsquo;uso di lievito, un passaggio fondamentale consistente nell&rsquo;incorporare energicamente l&rsquo;acqua alla farina in cottura; quel movimento di braccio risulter&agrave; necessario ai fini di ottenere una zeppola ariosa, alta e non bassa e gommosa;</li>
	<li>le uova, sia che lavoriamo l&#39;impasto in planetaria, sia che lo&nbsp;lavoriamo a mano, vanno aggiunte gradualmente per incorporarle ben bene;</li>
	<li>non perdete la pazienza con la sac &agrave; poche: basta prendere dimestichezza e avrete zeppole sempre pi&ugrave; belle:&nbsp;tenere la mano ben ferma e formare&nbsp;due cerchi di impasto disegnati su se stessi;</li>
	<li>siamo golosi, &egrave; vero, ma &egrave; consigliabile non abbondare eccessivamente con la crema per esaltare al massimo l&rsquo;impasto delle vostre zeppole.</li>
</ul>

<p>Detto ci&ograve;, buon divertimento e buone zeppole!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ZEPPOLE CLASSICHE</strong><br />
<em>Ingredienti per 13-14 pezzi</em></p>

<p><em>Per la pasta choux</em><br />
500 ml di acqua<br />
200 g di burro<br />
10 g di sale<br />
10 g di zucchero<br />
300 g di farina 00 setacciata<br />
7 uova medie<br />
<br />
<em>Per la crema pasticciera</em><br />
500 ml di latte intero<br />
125 g di zucchero<br />
4 tuorli<br />
40 g di amido di mais<br />
1 bacca di vaniglia<br />
<br />
<em>Per la decorazione</em><br />
Amarene sciroppate</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per la pasta choux</em><br />
Portare a ebollizione l&#39;acqua, burro a cubetti, sale e zucchero. Togliere dal fuoco e aggiungere la farina setacciata in un solo colpo.&nbsp;Cuocere mescolando fino a ottenere una palla liscia che si stacca dalle pareti. Trasferire in planetaria e lasciare intiepidire a circa 50-60&deg;C. Aggiungere le uova una alla volta fino a ottenere&nbsp;un impasto liscio e lucido.<br />
Dressare su teglia e cuocere a 170/180&deg;C per 20-30 minuti.</p>

<p><em>Per la crema pasticciera</em><br />
Scaldare il latte con la vaniglia o la scorza di limone. Mescolare i tuorli con lo zucchero senza montarli. Unire l&#39;amido setacciato ai tuorli. Versare il latte caldo sul composto e riportare sul fuoco. Cuocere mescolando fino ad addensamento. Raffreddare rapidamente coprendo con pellicola a contatto. Una volta cotti e raffreddati, forare i bign&egrave; alla base.&nbsp;</p>

<p><em>Per la decorazione</em><br />
Farcire con crema pasticciera utilizzando una sac &agrave; poche. Decorare in superficie con un ciuffo di crema pasticciera. Completare&nbsp;con amarene sciroppate.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/zeppole.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41335/dolcezze/e-tempo-di-zeppole-di-san-giuseppe-come-realizzarle-a-casa-perfettamente.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>René Redzepi si dimette dal Noma: «Mi scuso e mi faccio da parte ma il nostro team ora è più forte che mai»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41334/dal-mondo/rene-redzepi-si-dimette-dal-noma-mi-scuso-e-mi-faccio-da-parte-ma-il-nostro-team-ora-e-piu-forte-che-mai.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Dopo i noti eventi di questi giorni &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41311/dal-mondo/inchiesta-del-new-york-times-sugli-abusi-al-noma-accuse-a-redzepi-che-si-scusa.html">le accuse dell&rsquo;ex responsabile del laboratorio di fermentazione&nbsp;Jason Ignacio White e l&rsquo;inchiesta del New York Times</a> &ndash;, nella notte tra mercoled&igrave; 11 e gioved&igrave; 12 marzo, alla vigilia del debutto del pop-up di Los Angeles, <strong>Rene Redzepi</strong> ha annunciato su instagram le sue dimissioni dal <a href="https://noma.dk/" rel="nofollow">Noma</a> di Copenhagen, il ristorante da lui stesso creato nel 2003.&nbsp;<br />
<br />
&laquo;<em>Le ultime settimane</em>&raquo;, spiega&nbsp;nel <a href="https://www.instagram.com/p/DVw9LxfCFTG/" rel="nofollow">testo sotto al post del social</a>, &laquo;<em>hanno portato attenzione e conversazioni importanti sul nostro ristorante, la nostra industria e la mia leadership del passato. Ho lavorato per essere un leader migliore e Noma ha compiuto grandi passi avanti per trasformare la cultura negli anni. </em><em>Riconosco che questi cambiamenti non aggiustano&nbsp;il passato. Le scuse non bastano, mi assumo la responsabilit&agrave; delle mie azioni.<br />
<br />
Dopo pi&ugrave; di due decenni di costruzione e leadership di questo ristorante, ho deciso di farmi da parte e permettere ai nostri leader straordinari di guidare da ora il ristorante nel suo prossimo capitolo. Mi dimetto anche dal board di <a href="https://madfeed.co/" rel="nofollow">MAD</a>, l&#39;organizzazione no-profit che ho fondato nel 2011. Per chiunque si chieda cosa questo significhi per il ristorante, lo dico chiaramente: il team di Noma oggi &egrave; il pi&ugrave; forte e stimolante che ci sia mai stato. Siamo aperti da 23 anni, e sono incredibilmente orgoglioso delle nostre persone, della nostra creativit&agrave; e della direzione che Noma sta prendendo.<br />
<br />
Il team proseguir&agrave; compatto nella nostra residenza di Los Angeles, e sar&agrave; un momento potente per loro per dimostrare ci&ograve; a cui hanno lavorato&nbsp;e per accogliere gli ospiti in qualcosa di davvero speciale.&nbsp;</em><em>La missione di Noma per il futuro &egrave; continuare a esplorare idee, scoprire nuovi sapori e immaginare quale corso possa prendere il cibo nei decenni a venire. Noma &egrave; sempre stato il progetto di&nbsp;pi&ugrave; di una sola persona. E questo prossimo passo onora questa convinzione</em>&raquo;.<br />
<br />
Al comunicato ufficiale&nbsp;&egrave; associato un video motivazionale con cui il cuoco di origini macedoni si rivolge&nbsp;al suo team per annunciare le dimissioni di cui sopra<em>. </em>&laquo;<em>Mi spiace di avervi messo in questa situazione</em>&raquo;, spiega&nbsp;con la voce rotta, mentre la telecamera inquadra i membri dello staff in lacrime, &laquo;<em>sono davvero dispiaciuto. Non penso che tutto questo rappresenti il nostro team. Sono molto orgoglioso del punto a cui siamo arrivati come organizzazione. Siamo nel ventre della bestia ora, e questa cosa mi impone di lasciarvi al 100% al sicuro. Mi faccio da parte e lo annunceremo presto. Ora sarete voi a condurre il ristorante. E spero con ogni fibra&nbsp;del mio corpo che lotterete per questo.<br />
<br />
Non sto scappando via da alcuna responsabilit&agrave; su quel che sono stato. So cosa sono stato. Molti di voi sono qui da un tempo sufficiente per capire come abbiamo affrontato&nbsp;questo cambiamento. Ho bisogno che voi vi facciate avanti e combattiate. Conquisteremo gli ospiti, uno per uno. Lo faremo, lo facciamo da tempo. Per l&rsquo;ospite che sieder&agrave; qui e l&igrave; </em>&ndash; spiega indicando i tavoli del Paramour Estate, che ospita da ieri il pop-up di Noma Los Angeles&nbsp;&ndash; <em>sentitevi liberi di aprirvi e di dire quel che volete dire. Se ve lo chiedono, risponderemo uno per uno. Ce la faremo, ce la faremo. Ma siccome la questione &egrave; tutta ritagliata attorno a me, devo farmi da parte.<br />
<br />
Io credo che questo sia il ristorante del decennio. Lo dir&ograve; fino alla fine di questo progetto. Ci credo veramente, lo sento dall&rsquo;energia. Non &egrave; solo lavoro per me, molti di voi siete ormai parte della mia famiglia oggi. Quando lavori con qualcuno per 19, 14, 13 o 10 anni, si diventa pi&ugrave; che colleghi, &egrave; da voi che ho preso tutta l&rsquo;energia. Il mio impegno &egrave; lo stesso di sempre, nel senso che voglio lavorare in un&rsquo;organizzazione straordinaria, in cui il cibo &egrave; all&rsquo;avanguardia. Siamo parte di un cambiamento. E il mio impegno per voi &egrave; quello di creare la migliore organizzazione che si sia mai vista nell&rsquo;industria della ristorazione. &Egrave; il mio impegno, e lo &egrave; da anni. La fase del Noma 3.0 &egrave; quella in cui stavamo cercando di costruire un&rsquo;economia cos&igrave; da poterci prendere cura delle persone in un modo mai visto prima nell&rsquo;industria della ristorazione.<br />
<br />
Operare per il cambiamento &egrave; un compito molto, molto duro. Puoi rompere tutto in pochi minuti e ricostruire pu&ograve; durare per sempre. Per favore, per favore, per favore, combattete, entrate nel progetto, trovate forza l&rsquo;uno nell&rsquo;altro, come team. E sappiate che io faccio questo per proteggere ognuno di voi. Posso solo alzarmi in piedi ora e dire questo perch&eacute;, quando leggo quelle cose online, so che non &egrave; pi&ugrave; cos&igrave; da molto tempo. So che non rappresenta quel che siamo oggi. E questa cosa mi d&agrave; molta motivazione. E questo &egrave; qualcosa che dobbiamo raccontare al mondo. Ci sono molte sfumature in questa faccenda, non una sola verit&agrave;, ok? Bene. Quindi, mi vedrete ancora in giro ma non nel modo in cui mi avete visto in giro negli ultimi 23 anni. Lo show lo fate voi ora. Capite? Questo &egrave; il vostro ristorante ora. Di ognuno di voi. Io vado a pianificare la prossima fase. Okay?</em><em>&raquo;</em><em>.</em><br />
<br />
Il pop-up di Los Angeles &egrave; iniziato e durer&agrave; fino al 26 giugno prossimo. Fuori dalla Paramour Estate, un drappello di persone guidate da&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41311/dal-mondo/inchiesta-del-new-york-times-sugli-abusi-al-noma-accuse-a-redzepi-che-si-scusa.html">Jason Ignacio White</a>&nbsp;si sono incontrate per protestare.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-cope-18.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41334/dal-mondo/rene-redzepi-si-dimette-dal-noma-mi-scuso-e-mi-faccio-da-parte-ma-il-nostro-team-ora-e-piu-forte-che-mai.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Dove mangiare a Bologna e dintorni: ecco 13 ristoranti tutti da scoprire</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41321/dallitalia/dove-mangiare-a-bologna-e-dintorni-ecco-13-ristoranti-tutti-da-scoprire.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/39991/locali/scacco-matto-agli-orti.html">Scaccomatto agli Orti</a></h3>

<p>Mangiare con i piedi nell&rsquo;erba in pieno centro, circondati dalla ricchezza di un frutteto urbano, oppure decidere di accomodarsi in uno dei due grandi locali interni, ricavati da una dimora dell&rsquo;Ottocento. All&rsquo;epoca qui c&rsquo;era un convento di giovani sordomute che si dedicavano agli ortaggi e alle erbe rare che poi rivendevano in citt&agrave;. In questo luogo di fascino e mistero, ha preso forma il progetto dello chef lucano, ma bolognese di adozione,&nbsp;<strong>Mario Ferrara</strong>&nbsp;che parte dal raccolto di &ldquo;casa&rdquo; per strutturare il suo men&ugrave;. Grande importanza alle verdure, valorizzate attraverso una tecnica sapiente e mai leziosa. Sempre presenti le scelte di carne e pesce in una carta che, legata alla stagionalit&agrave; e ai prodotti disponibili, varia quasi quotidianamente. Sostenibile anche il percorso di degustazione con sei portate decise a sorpresa dalla cucina. Spesso trovano spazio i classici della tradizione bolognese, che attraverso piccole trasgressioni riescono a esaltare ancora di pi&ugrave; le origini di un piatto.<br />
<strong>Rita Ferrari</strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38722/locali/i-carracci-del-majestic.html">I Carracci del Majestic</a></h3>

<p>[[ima2]]Strano ma vero: l&rsquo;Emilia ha un solo albergo 5 stelle lusso, il&nbsp;<em>Grand hotel Majestic</em>&nbsp;&ldquo;gi&agrave; Baglioni&rdquo; in via dell&rsquo;Indipendenza a Bologna dove &egrave; stato promosso chef&nbsp;<strong>Agostino Schettino</strong>. Cinque anni come pasticciere gli hanno permesso di prendere bene le misure di uno spazio intitolato ad&nbsp;<strong>Annibale Carracci</strong>, pittore bolognese della seconda parte del Seicento. E&rsquo; come se i piatti debbano per forza essere all&rsquo;altezza del luogo, la bellezza unita alla bont&agrave;. Agostino ha 32 anni e arriva da Castellamare di Stabia. Il suo tasso di golosit&agrave; &egrave; elevato, con in pi&ugrave; la capacit&agrave; di tenere a freno i condimenti. E si interfaccia bene con Bologna. Si esprime attraverso quattro men&ugrave;, compreso uno vegetariano per essere al passo coi tempi. Vivere la contemporaneit&agrave; guardando al futuro come col <em>Dashi, rape e verdure primaverili e al centro una rosa di rapa rossa e daikon marinato</em>. Quindi <em>Carciofo arrosto, tuorlo marinato</em> fino al piatto simbolo: il <em>Mangiafagioli</em>, una tagliatella ai fagioli borlotti, con cozze e plancton. Chiudi gli occhi e sogni, tale l&rsquo;emozionante accuratezza di ogni momento e aspetto, il tutto esaltato dalla storia che sottende al tutto. Il Mangiafagioli &egrave; il capolavoro di <strong>Carracci</strong>.<br />
<strong>Paolo Marchi</strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11420/locali/al-cambio.html?geo=1">Al Cambio</a></h3>

<p>Si entra&nbsp;<em>Al Cambio</em>&nbsp;suonando un campanello, gesto ormai raro che quasi spiazza e diverte, perch&eacute; ricorda pi&ugrave; l&rsquo;ingresso in una casa borghese che quello in un ristorante. Una volta varcata la soglia, la frenesia di Bologna resta fuori e il tempo prende un passo diverso, ordinato dai gesti precisi di&nbsp;<strong>Piero Pompili</strong>, che governa la sala con eleganza naturale e sorrisi accoglienti. In cucina&nbsp;<strong>Matteo Poggi</strong>&nbsp;porta avanti una fedelt&agrave; sincera ai sapori della citt&agrave;. Le lasagne dagli strati perfetti, i tortellini in brodo, la cotoletta alla bolognese: piatti che non hanno bisogno di presentazioni perch&eacute; sono la certezza che si viene a cercare, e che qui mantengono intatta la loro forza. &Egrave; il conforto della tradizione che non si lascia scalfire dalle mode e che anzi trova nuova vita proprio nella sua coerenza. L&rsquo;ambiente conserva un fascino classico, piacevolmente fuori dal tempo, quasi demod&eacute; nel senso pi&ugrave; nobile del termine. Anche la cantina riflette questa misura, senza ridondanze, con etichette scelte per accompagnare con discrezione. Il risultato &egrave; un insieme armonico, dove l&rsquo;ospitalit&agrave; si gioca tra rigore e calore, senza sbavature.<br />
<strong>Chiara Benati</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29334/locali/ahime.html">Ahim&egrave;</a></h3>

<p>[[ima3]]Nell&rsquo;affollata zona del Mercato delle Erbe, in pieno centro citt&agrave;, dove &ndash; ahinoi &ndash; non mancano trappole turistiche realizzate a suon di spritz e taglieri, questo piccolo ma accogliente locale, con due grandi vetrine su strada, che regalano al suo stile industrial, giochi di luce naturale, si conferma come un sicuro approdo alla cucina di qualit&agrave;. Il menu cambia quasi ogni giorno perch&eacute; lo chef e fondatore,&nbsp;<strong>Lorenzo Vecchia</strong>, lo costruisce in base alla materia prima a disposizione, tutta proveniente dall&rsquo;orto di&nbsp;<strong>Federico Orsi</strong>, uno dei quattro soci, e da piccoli produttori regionali: le verdure sono le protagoniste assolute, seguite da un piatto o due di carne o pesce e due dolci. Su un foglio A4 troverete 8/9 portate al massimo e nessun richiamo a tortellini e rag&ugrave;. La scelta anti conformista ha premiato: il locale &egrave; sempre sold out. E lo chef lombardo si &egrave; riconciliato con Bologna che, alla sua tavola, cos&igrave; legata alla tradizione, lo aveva fatto accomodare con riserva.<br />
<strong>Rita Ferrari</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24275/locali/agostino-iacobucci.html">Agostino Iacobucci</a>, Castel Maggiore</h3>

<p>Il miglior ristorante di Bologna non sta a Bologna, bens&igrave; poco fuori, a Castel Maggiore.&nbsp;Villa Zarri&nbsp;accoglie&nbsp;<em><strong>Agostino Iacobucci</strong></em>&nbsp;in pieno verde di campagna. L&igrave;, a 44 anni, ha una visione molto bella del lavoro, una concezione matura e concreta, con una continua ricerca della sintesi tra i luoghi dove &egrave; nato al sud e quelli dove vive da tempo al nord. La carta e tre menu degustazione, &quot;Storico&quot;, &quot;Esplorando&quot;, ovvero l&rsquo;innovativo, e il &quot;Vegetariano&quot;, che va richiesto al momento della prenotazione. Il mio ultimo slalom: <em>Rosa di gambero viola, ibisco, daikon al vermuth, mandorle</em>; <em>Fagiolini dell&rsquo;orto in panna e rafano</em>; <em>Anguilla di Comacchio pinoli, agrumi, misticanza al gin</em>; <em>Interpretazione della carota in giardiniera</em>; <em>Seppia in spuma d&rsquo;aglio, olio all&rsquo;nduja e lime</em>; <em>Risotto mantecato al pesto di basilico, crostacei, menta, ricci di mare e pinoli</em>; <em>Animelle, anemoni di mare e bernese al caff&egrave;</em>; <em>Agnello cotto nel fieno, Castelmagno, carciofi arrosto, pistacchio e lampone</em>. Poi la sua bandiera, inarrivabile per il resto del mondo: <em>Bab&agrave; a tre lievitazioni</em>, classicismo e innovazione, 20 incredibili grammi di impasto, una nuvola.&nbsp;<br />
<strong>Paolo Marchi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24118/locali/da-sacerno.html">Da Sacerno</a></h3>

<p>[[ima4]]Una grande cucina di mare a Bologna, una carta degli champagne intelligente non banale, importante coraggiosa e sfruttabile. Un&nbsp;<strong>Dario Picchiotti&nbsp;</strong>ispiratissimo.&nbsp;<em>Sacerno</em>&nbsp;in campagna ormai stava stretto alla coppia&nbsp;<strong>Giada Berri&nbsp;</strong>e <strong>Dario Picchiotti </strong>e l&#39;approdo in centro vicino ad altri progetti che hanno recentemente visto Dario protagonista li hanno messi in un comodo straordinario. Il cuoco &egrave; rilassato e illuminato e d&agrave; sfogo con leggerezza a tutta la sua simpatia, al suo gusto piacionissimo ma mai scontato, apre il gas, come si dice in Romagna. Giada governa una cantina che parte con una selezione di champagne impareggiabile a est di Modena probabilmente. L&#39;idea &egrave; quella di divertirsi con la palla, segnando 7 gol senza cercare la rovesciata. La carta del momento parte dai crudi (<em>Scampi, sedano rapa e crumble al timo</em>) e poi tocca i lidi del cotto (<em>Toast di granchio blu con maionese lime e zenzero</em>, <em>Risotto alla crema di cannocchie, Mazzancolle, ceci e pancetta</em>). &Egrave; tutto ottimo e ispirato, da andare spesso se siete di Bologna; da andare quanto prima&nbsp;se no.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12158/locali/antica-osteria-del-mirasole.html">Antica Osteria del Mirasole</a>, San Giovanni in Persiceto&nbsp;</h3>

<p>Un luogo fatato che racconta la favola di&nbsp;<strong>Franco Cimini</strong>&nbsp;e della complice nonch&eacute; moglie&nbsp;<strong>Anna Caretti</strong>, che hanno voluto trasformare un locale della provincia bolognese nell&#39;archetipo dell&#39;osteria che tutti vorremmo avere a un tiro di schioppo: due sale con camino per cuocere alla brace i sogni di ciascuno, sulle mensole oggetti di modernariato che raccontano una memoria personale ma in fondo collettiva, un&#39;accoglienza familiare e forbita, lontana da ogni autocelebrazione, anche se ce ne sarebbe di avanzo per farlo. E poi una cucina trionfale, resa ancora pi&ugrave; autentica dal fatto che molti prodotti arrivano dalla vicina azienda agricola della famiglia di Anna, un chilometro intimo. Menu classico, senza tempo, una collezione di meraviglie e di conforto, dalla <em>Cipolla dorata al forno ripiena di fegati di coniglio</em> alle <em>Tagliatelle al rag&ugrave; di cortile</em>, dal <em>Collo reale di vacca vecchia </em>alla <em>Costola di vitello in cotoletta alla bolognese</em>. E poi, <em>Patate nello strutto</em>, <em>Cicoria aglio e olio</em>, <em>Latte ristretto al caramello</em>, <em>Gelato all&rsquo;aceto balsamico tradizionale</em>. Carta dei vini giusta, ben raccontata dall&#39;oste&nbsp;Riccardo. Istruzioni per la felicit&agrave;.<br />
<strong>Andrea Cuomo</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/39937/locali/serrasole.html">SerraSole</a></h3>

<p>[[ima6]]A volte non serve andare lontano per viaggiare. Il nome scelto da&nbsp;<strong>Max Poggi</strong>&nbsp;per la sua nuova avventura alle porte di Bologna ne &egrave; la prova. La serra ricorda la campagna, il sole &egrave; la gioia di una tavola imbandita dopo una giornata nei campi. Insieme le due parole hanno un suono&nbsp;beat. <em>SerraSole</em>&nbsp;&egrave; la versione rivista e letteralmente ristrutturata di <em>Massimiliano Poggi cucina</em>. Lo chef ha rinunciato alla personalizzazione per lasciare spazio al luogo: un grande giardino, che d&rsquo;estate regala l&rsquo;illusione di essere in un fresco altrove, e una sala ad ampie vetrate per non perdere di vista la natura nemmeno d&rsquo;inverno. Lotta agli sprechi, filiera cortissima,&nbsp;plastic free, stagionalit&agrave;, inclusione, qui non sono slogan. L&#39;inserimento lavorativo delle categorie pi&ugrave; fragili &egrave; concreto.&nbsp;L&rsquo;etica della cucina si fa ludica con i due percorsi degustativi assolutamente sostenibili: di carne o di pesce, entrambi iniziano a guisa di pic nic. Divertente quello di mare con le <em>Alici in carpione in un barattolo di vetro</em> e la <em>Rapa rossa marinata in un rotolino del salumiere</em> (ovviamente, di fiducia).<br />
<strong>Rita Ferrari</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11663/locali/san-domenico.html">San Domenico</a>, Imola</h3>

<p>Fascino senza tempo, ma anche una tensione istintiva alla semplicit&agrave;: perch&eacute; nonostante la grandiosa Storia del&nbsp;<em>San Domenico</em> di Imola, il presente, e ancor di pi&ugrave; il futuro, vivono per mezzo delle mani di&nbsp;<strong>Max Mascia</strong>. &Egrave; devoto al gusto, alla possibilit&agrave; di trasmettere con immediatezza la grandezza di un piatto, senza innalzare barriera alcuna verso l&rsquo;ospite: ci si aspetta opulenza e arriva tutta, in pieno, ma anche un&rsquo;inattesa freschezza, un&rsquo;attrazione verso il Mediterraneo &ndash; deliziosi i <em>Filetti di triglia con emulsione di patate allo zafferano, topinambur alla brace e olio al dragoncello</em>. Poi c&rsquo;&egrave; il classico, un <em>Piccione che sfiora il fondente</em>, diversamente dalle interpretazioni pi&ugrave; diffuse che lo vogliono ferroso e meno succulento. O la sorpresa di un&rsquo;<em>Animella servita con emulsione di cicoria e finocchio fondente alla liquirizia, grassa</em>, balsamica e amara insieme. Fino all&rsquo;eterno, il tuorlo di un&nbsp;<em>Uovo in raviolo&nbsp;che si fonde col burro</em>, una&nbsp;<em>Cr&ecirc;pe suzette&nbsp;flambata in sala</em> - a occuparsene &egrave; il pi&ugrave; giovane dei&nbsp;<strong>Marcattili</strong>,&nbsp;<strong>Giacomo</strong>&nbsp;-, o la perfetta congiunzione con i calici di&nbsp;<strong>Francesco Cioria</strong>, tesoriere di una cantina da sogno. Maestosa ospitalit&agrave; italiana.<br />
<strong>Marialuisa Iannuzzi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32376/locali/locanda-pincelli.html?geo=1">Locanda Pincelli</a></h3>

<p>[[ima5]]Un ex bar di frazione, oggi ristorante, che conserva lo spirito di un&rsquo;osteria di campagna, sotto un portico accogliente. Alla guida c&rsquo;&egrave; <strong>Danilo Draghetti</strong>, che cura con energia la carta dei vini &ndash; essenziale ma varia, tra naturali, orange, classici e bollicine &ndash; e un servizio informale e in cucina c&rsquo;&egrave; <strong>Marco Cavalli</strong> con una proposta che da queste parti &egrave; insolita: presenti in menu i classici tortellini e la tagliata ma i veri protagonisti sono piatti dinamici e divertenti come la <em>Verza arrosto nel grasso di pollo e creste di gallo piccanti all&rsquo;harissa</em>, i <em>Ravioli di colombaccio in brodo di colombaccio e prezzemolo alla brace</em> o ancora il <em>Peperone arrosto con angostura, melassa di peperone e alga nori</em>. Un locale che coniuga radici territoriali e apertura contemporanea, capace di attrarre un pubblico vario senza perdere identit&agrave;.&nbsp;<br />
<strong>Maria Vittoria Caporale</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/30253/locali/casa-mazzucchelli.html">Casa Mazzucchelli</a>, Sasso Marconi</h3>

<p>Occorre andare poco fuori citt&agrave; per vivere un&rsquo;esperienza in tavola senza confini geografici.&nbsp;<strong>Aurora Mazzucchelli</strong>&nbsp;e le sue creazioni garantiscono un viaggio sensoriale da intraprendere almeno una volta all&rsquo;anno per salire a bordo del fine dining, con l&rsquo;insolita ma graditissima compagnia dell&rsquo;arte bianca. Pane e panificati, introdotti per necessit&agrave; durante la pandemia, riescono ad accompagnare con carattere e, allo stesso tempo con discrezione, i piatti di una cucina d&rsquo;autore. Indimenticabile il <em>Gelato all&rsquo;aringa affumicata, maritozzo, gamberi rosa e succo di pesca</em>, di cui&nbsp;<strong>Massimo</strong>, fratello della chef nonch&eacute; solidissima guida in sala, sapr&agrave; suggerirvi il perfetto ordine di assaggio. I due menu degustazione - da sei oppure otto portate - cambiano circa tre volte l&rsquo;anno, mentre, in carta, sono sempre disponibili i piatti che portano l&rsquo;inconfondibile firma della chef, come i <em>Maccheroni al torchio ripieni di anguilla affumicata, ostriche crude e spinaci</em>: una certezza dalla quale provare a costruire la propria mappa del gusto. E del piacere.<br />
<strong>Rita Ferrari</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36836/locali/i-portici.html">I Portici</a></h3>

<p>[[ima7]]Bologna vive da tempo il paradosso di essere una citt&agrave; illustre per cultura e tradizione gastronomica ma difficile per il fine dining. A tenere alto il vessillo dell&rsquo;alta cucina &egrave;&nbsp;<em>I Portici</em>, ristorante dell&rsquo;omonimo hotel in centro, dal 2023 palcoscenico delle creazioni di un professionista solidissimo, lo chef campano&nbsp;<strong>Nicola Annunziata</strong>, cui nella primavera 2024 s&rsquo;&egrave; affiancato un pastry chef di valore, il pugliese&nbsp;<strong>Vincenzo Digifico</strong>, oltre che un team compatto guidato dal&nbsp;restaurant manager&nbsp;<strong>Victor Ichim</strong>. <strong>Annunziata</strong>&nbsp;&amp; C. propongono &laquo;una cucina mediterranea senza dogmi&raquo;, cio&egrave; libera di spaziare, risulta limitativo ma didascalicamente utile raccontarla come una crasi tra Campania ed Emilia Romagna ben rappresentata, per esempio, dal <em>Tortellino di granchio, mozzarella di bufala e ortiche</em>. La chiave di lettura non &egrave; per&ograve; univoca, ch&eacute; altrimenti non sapremmo collocare la <em>Rana pescatrice, kiwi, avocado e coriandolo</em> o la <em>Lingua di vitello, cetriolo, pesca e latte di mandorla</em>.&nbsp;Imperdibile l&#39;<em>Ode al Parmigiano</em>. La verit&agrave; semplice &egrave; che a&nbsp;<em>I Portici</em>&nbsp;si mangia bene.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11578/locali/da-amerigo.html">Da Amerigo</a>, Savigno</h3>

<p>Un uovo per tutte le stagioni: in primavera servito con gli asparagi, accompagnato da una rinfrescante citronette d&rsquo;estate, e poi nella sua calda espressione che arriva d&rsquo;autunno e in inverno, seguita dal profumo dei funghi freschi. Alle ordinazioni non pu&ograve; mancare l&#39;<em>Uovo Amerigo</em> che ha fatto la storia di questo ristorante sui Colli Bolognesi. Il tuorlo fondente, cotto al forno con l&rsquo;albume montato a nuvola, sul quale si appoggia comoda una pioggia di scaglie di tartufo, rende il piatto visivamente spettacolare ed equilibrato. La tradizione qua &egrave; una questione di famiglia: in carta, ad esempio, trova spazio il baccal&agrave; che non &egrave; certamente un piatto regionale, ma appartiene alle cucine di una volta e va dunque recuperato. Ottima la versione &ldquo;dell&rsquo;Artusi&rdquo; accompagnata dalla sua mantecatura e dalla maionese di patate. Dai tortellini in brodo di gallina vecchia alla cacciagione, anche i due percorsi degustativi parlano del territorio. Non a caso le lasagne sono in versione vegetariana: una delizia. Il rispetto rigoroso della stagionalit&agrave; permette piccole e gradite variazioni in carta.<br />
<strong>Rita Ferrari</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/scaccomatto-agli-orti-ristorante-bologna.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41321/dallitalia/dove-mangiare-a-bologna-e-dintorni-ecco-13-ristoranti-tutti-da-scoprire.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>The Other Side, ovvero l’altro lato dell’aperitivo italiano in America Latina</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41328/shake-shock/the-other-side-ovvero-laltro-lato-dellaperitivo-italiano-in-america-latina.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A gennaio, il bar milanese <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35414/locali/bob.html">Bob - The Other Side</a> ha lasciato l&rsquo;amato quartiere Isola ed &egrave; partito per l&rsquo;America Latina. Il percorso ha toccato sei citt&agrave; diverse, ha attraversato oltre 20 cocktail da aperitivo a base Campari e diversi strati di conoscenza. Dietro al bancone c&rsquo;era come sempre <strong>C&eacute;sar Araujo</strong>, peruviano cresciuto a Milano, oggi alla guida di vari bar del <a href="https://www.instagram.com/chinesebox_group/" rel="nofollow">Chinese Box Group</a>, tra cui appunto <em>Bob</em>.</p>

<p>La premessa era semplice: portare il formato dell&rsquo;aperitivo italiano in alcuni dei bar pi&ugrave; interessanti del continente sudamericano&nbsp;e vedere come si sarebbe comportato in ciascun contesto. La prima tappa &egrave; stata <a href="https://www.umi.bar/" rel="nofollow">Umi Bar</a> a Panama. Uno spazio di ispirazione giapponese, nato come izakaya e modellato dai suoi clienti fino a diventare uno dei punti di riferimento della citt&agrave; per i drink e per un menu omakase che propone sia prodotti locali, sia frutti di mare di altissima qualit&agrave; da tutto il mondo. Il contrasto ha funzionato in modo naturale. La struttura dell&rsquo;aperitivo italiano &mdash; amarezza, equilibrio, chiarezza &mdash; si &egrave; sentito a proprio agio in una sala che valorizza disciplina e dettaglio. L&rsquo;ospitalit&agrave; ha avuto un ruolo centrale, permettendo agli ospiti di sentirsi a casa.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]San Jos&eacute;, in Costa Rica, ha offerto tutt&rsquo;altro. Da <a href="https://www.instagram.com/otro___bar/" rel="nofollow">Otro Bar</a>, la controparte &ldquo;listening bar&rdquo; di <a href="https://www.instagram.com/labuenosaires1905/" rel="nofollow">La Buenos Aires</a>, vinili, luci soffuse e attenzione concentrata hanno definito l&rsquo;atmosfera. La serata &egrave; sembrata intima, pi&ugrave; lenta. L&rsquo;aperitivo &egrave; diventato parte di un&rsquo;esperienza ritmica, lasciando &mdash; come dicono i locali &mdash; che prendesse il sopravvento una sensazione di &ldquo;pura vida&rdquo;.</p>

<p>Lima ha avuto un peso diverso. Essendo il Paese d&rsquo;origine di <strong>C&eacute;sar</strong>, &egrave; stato un re-incontro con un passato che aveva lasciato a dieci anni. Visitare i mercati e riscoprire prodotti e sapori delle prime memorie, ora da adulto, &egrave; diventato un viaggio di auto-scoperta. Vederlo annusare limoni, frutto della passione ed erbe fresche, quasi fino alle lacrime, &egrave; stato potente. Da <a href="https://www.sastreriamartinez.com/" rel="nofollow">Sastrer&iacute;a Mart&iacute;nez</a>, il <em>Bob</em> milanese ha collegato l&rsquo;esperienza &quot;The Other Side&quot; con uno dei migliori speakeasy della citt&agrave;, una sartoria trasformata in bar. Pi&ugrave; tardi, al <a href="https://www.instagram.com/bardelima.pe/" rel="nofollow">Bar de Lima</a> nel centro storico, ospitato in una casa coloniale restaurata che quest&rsquo;anno ha iniziato ad accogliere ospiti internazionali, l&rsquo;energia &egrave; cambiata del tutto, riecheggiando l&rsquo;epoca vicereale. Non c&rsquo;era un senso di gerarchia, nessun confronto tra i locali. Solo due lati della sua eredit&agrave; che si incontravano in un aperitivo.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Dal Per&ugrave;, il percorso si &egrave; spostato a sud verso Santiago del Cile, con una tappa a <a href="https://www.instagram.com/_el_sindicato/" rel="nofollow">El Sindicato</a>: la comunit&agrave; si &egrave; fatta vedere e la notte &egrave; sembrata pi&ugrave; collaborativa. La scena dei bar cilena ha lentamente costruito una propria voce negli anni, e si vede. L&rsquo;ultima tappa &egrave; stata S&atilde;o Paulo, in Brasile, da <a href="https://www.instagram.com/tantannb/" rel="nofollow">Tan Tan</a>: una citt&agrave; intensa, veloce ed esigente. Grandi folle, grandi personalit&agrave;, aspettative alte. Un buon posto per mettere alla prova qualsiasi idea.</p>

<p>Attraverso cinque citt&agrave;, ogni cocktail &egrave; stato diverso; non era pi&ugrave; milanese, n&eacute; ridotto a uno spritz. &Egrave; diventato quel momento in cui il tempo rallenta e la notte scivola in qualcosa di pi&ugrave; quieto. Intimo a Panama, rinvigorente in Costa Rica, profondamente connettivo in Per&ugrave;, condiviso a Santiago&nbsp;ed energico a S&atilde;o Paulo. In ogni citt&agrave;, <strong>C&eacute;sar</strong> ha tenuto talk educativi come parte della <em>Campari&nbsp;Academy</em>, condividendo la sua esperienza alla guida del <em>Chinese Box Group</em>, i processi dietro i cocktail e lo &ldquo;stato mentale&rdquo; dell&rsquo;aperitivo.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]Vedere <strong>C&eacute;sar</strong> muoversi lungo quel percorso ha aggiunto un ulteriore livello. Anni fa ha lasciato il Per&ugrave; per costruirsi una carriera in Europa. Tornare ora come volto di un progetto plasmato a Milano ha dato al tour una dimensione personale. &Egrave; stata una riscoperta silenziosa dell&rsquo;America Latina attraverso profumo, sapore e memoria. Forse &egrave; proprio questo che <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35414/locali/bob.html">The Other Side</a> rappresenta, in definitiva: un modo di capire il tempo e la connessione. L&rsquo;aperitivo non &egrave; confinato a Milano, n&eacute; a ci&ograve; che sta dentro il bicchiere. Vive in quella pausa tra giorno e notte, nel momento in cui la citt&agrave; rallenta e prende il sopravvento la conversazione.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cesar-araujo-bob-the-other-side-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41328/shake-shock/the-other-side-ovvero-laltro-lato-dellaperitivo-italiano-in-america-latina.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Château d'Yquem 2023: l'apoteosi di un millesimo destinato alla storia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41326/in-cantina/chateau-dyquem-2023-lapoteosi-di-un-millesimo-destinato-alla-storia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Certe annate nascono sotto un segno particolare, come se la natura decidesse di orchestrare, con precisione quasi musicale, ogni elemento necessario alla creazione di un grande vino. &Egrave; il caso di <em>Ch&acirc;teau d&#39;Yquem</em> 2023, un millesimo che si annuncia gi&agrave; come una delle espressioni pi&ugrave; compiute di questa leggendaria tenuta di Sauternes.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]A raccontarlo &egrave; il CEO <strong>Lorenzo Pasquini</strong>, intervenuto lo scorso 10 febbraio a Parigi, negli spazi scultorei del Mus&eacute;e Bourdelle, durante una serata evocativamente intitolata <em>An Apotheosis</em>. &laquo;Il 2023 ha offerto una congiuntura di eventi climatici cos&igrave; favorevoli alla produzione di <a href="https://www.lvmh.com/it/le-nostre-maison/vini-e-alcolici/chateau-dyquem" rel="nofollow">Ch&acirc;teau d&#39;Yquem</a> che, fin dalla fine della vendemmia, era chiaro a tutti che l&#39;annata si sarebbe allineata ai pi&ugrave; grandi Sauternes della storia della propriet&agrave;&raquo;.</p>

<p>La stagione &egrave; iniziata con una primavera quasi tropicale, seguita da un&#39;estate segnata da un caldo intenso. Poi, provvidenziali, sono arrivate le piogge settembrine, quelle che aprono la porta alla magia della <em>Botrytis cinerea</em>: la muffa nobile, invisibile enologo di questo miracolo naturale.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Il lavoro del team tecnico di <em>Yquem</em> &egrave; stato guidato da un&#39;idea di purezza: plasmare un vino denso, luminoso e potente ma attraversato da una sorprendente delicatezza. Con il 2023 si chiude inoltre una trilogia di annate straordinarie: il 2021, segnato da una luminosit&agrave; cristallina; il 2022, pura energia solare; e il 2023, che di entrambi sembra raccogliere l&#39;eredit&agrave; trovando la sua cifra nell&#39;equilibrio.</p>

<p>[[ima6]]Nel calice si apre con un bouquet elegante: rabarbaro cotto, fiori di lill&agrave;, agrumi luminosi che virano verso il cedro, con un soffio sottile di cera d&#39;api. All&#39;assaggio il vino avvolge il palato con una carezza mandorlata: il sorso &egrave; vibrante, scandito da note di albicocca e clementina, prima di distendersi in un finale sapido e persistente, firma inconfondibile di <em>Ch&acirc;teau d&#39;Yquem</em>.</p>

<p>[[ima7]]In parallelo alla presentazione del nuovo millesimo, la propriet&agrave; ha annunciato anche <em>Time Capsule</em>, un progetto che apre eccezionalmente le porte delle storiche cantine del castello a rarissime collezioni custodite nel tempo. Saranno disponibili soltanto 30 casse della trilogia 1948-1949-1950, simbolo della rinascita del dopoguerra, e 300 casse dei millesimi 1988-1989-1990, unanimemente considerati tra i pi&ugrave; iconici del XX secolo. Non semplici bottiglie, ma frammenti di storia liquida: vini pensati per essere condivisi, custoditi e tramandati, autentici <em>fine wines</em> che attraversano il tempo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/communique-cy2023-186202.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41326/in-cantina/chateau-dyquem-2023-lapoteosi-di-un-millesimo-destinato-alla-storia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Il 16 maggio la Giornata della Ristorazione 2026: il settore si unisce sotto il simbolo del riso</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41324/dallitalia/il-16-maggio-la-giornata-della-ristorazione-2026-il-settore-si-unisce-sotto-il-simbolo-del-riso.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La ristorazione unisce, d&agrave; speranza, e attorno alla tavola si instaurano relazioni, si celebrano momenti, e ci si concede un piacere tutt&rsquo;altro che accessorio nella nostra quotidianit&agrave;: al contrario, &egrave; un bisogno, una necessit&agrave; per l&rsquo;essere umano.</p>

<p>Ecco perch&eacute; per il quarto anno consecutivo, <strong>il prossimo 16 maggio</strong>, l&rsquo;Italia intera, compresi i ristoratori e cuochi italiani all&rsquo;estero, si uniranno per celebrare la <em>Giornata della Ristorazione</em>, l&rsquo;evento promosso da&nbsp;<a href="https://www.fipe.it/" rel="nofollow" target="_blank">FIPE-Confcommercio&nbsp;</a>con la direzione artistica&nbsp;in collaborazione con <a href="https://www.magentabureau.it/" rel="nofollow" target="_blank">MAGENTAbureau</a>, che ribadisce la centralit&agrave; dell&rsquo;ospitalit&agrave; italiana e il ruolo cruciale della ristorazione nel tessuto economico e sociale del Paese.</p>

<p>L&rsquo;iniziativa, insignita nel 2023 della <em>Medaglia del Presidente della Repubblica</em> per il suo alto valore simbolico e patrocinata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dal Ministero del Turismo, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dal Ministero dell&rsquo;Agricoltura, della Sovranit&agrave; alimentare e delle Foreste e dal Ministero della Cultura, si conferma come un evento popolare, inclusivo, solidale e profondamente etico, volto a celebrare un rinnovato sentimento di comunit&agrave; attraverso la valorizzazione della cultura dell&rsquo;ospitalit&agrave; italiana.</p>

<p>Un settore, quindi, che non apporta solo valore economico, ma &egrave; a tutti gli effetti, pilastro della cultura del Buon Paese, in grado di impattare notevolmente sulla societ&agrave;, indispensabile per stimolare e preservare lo spirito di condivisione, senso di comunit&agrave;, il convivio, la relazione. Basti pensare che, proprio quest&rsquo;ultimo elemento, si manifesta, intanto, nella partecipazione di numerose associazioni impegnate a valorizzare l&rsquo;iniziativa mediante attivit&agrave; in programma in tutto il Paese che culmineranno nella celebrazione ufficiale del 16 maggio.</p>

<p>Tra queste ricordiamo: gli <em>Ambasciatori del Gusto, A.M.I.R.A., l&rsquo;Associazione Professionale Cuochi Italiani, CHIC, l&rsquo;Unione Europea dei Cuochi, la Federazione Italiana Cuochi, Identit&agrave; Golose, JRE, Le Soste, Slow Food Italia</em> e <em>l&rsquo;Unione Ristoranti del Buon Ricordo</em>, a cui si aggiungono collaborazioni preziose ed enti patrocinanti.</p>

<p>[[ima2]]Un evento inclusivo, dicevamo, e infatti l&rsquo;invito a partecipare &egrave; esteso non solo a ristoranti, ma anche a trattorie, osterie e pizzerie&nbsp;accomunati da valori che perpetuano nel lavoro di ogni giorno, uno su tutti la <em>cultura dell&rsquo;ospitalit&agrave;</em>, che esemplifica la funzione sociale dei luoghi del ristoro, la capacit&agrave; di conciliare <em>tradizione e innovazione</em> (dal recupero delle pi&ugrave; antiche colture agrarie all&rsquo;impiego di tecniche moderne), <em>l&rsquo;ambiente</em> &ndash; indispensabile per inscenare la grande arte dell&rsquo;ospitalit&agrave; -, e la qualit&agrave; ed etica. Ecco che, proprio attraverso di essi si delinea l&rsquo;identit&agrave; di un&rsquo;insegna, fino a rendere il tessuto ristorativo in Italia, tra i pi&ugrave; sfaccettati al mondo, e perci&ograve; cos&igrave; apprezzati.</p>

<p>Ingrediente simbolo per questa edizione del 2026 &egrave; <em>il riso</em>, un alimento profondamente significativo che da millenni accompagna la storia dell&rsquo;uomo, dall&rsquo;Oriente all&rsquo;Occidente, divenendo attraverso piccoli chicchi sostentamento, ma anche segno del legame tra l&rsquo;uomo e il territorio che abita, identit&agrave;: basti pensare alle innumerevoli declinazioni gastronomiche interpretate dalla cima alla punta dello Stivale. Chef e ristoratori, quindi, sono invitati ad aderire alla <em>Giornata della Ristorazione 2026</em> compilando il form online corredato da una ricetta che vede protagonista proprio questo ingrediente, lasciando massima libert&agrave; di espressione a ciascun interprete (per maggiori informazioni e per aderire, <a href="https://www.giornatadellaristorazione.it/aderisci/" rel="nofollow">clicca qui</a>).</p>

<p>Ultimo, ma non per ordine d&rsquo;importanza, la <em>Giornata della Ristorazione</em> ribadisce il profondo legame tra educazione e ristorazione. Missione di <em>FIPE</em> &egrave;, infatti, quella di avvicinare i giovani alla consapevolezza del significato profondo della ristorazione italiana. L&rsquo;obiettivo delle attivit&agrave; organizzate nelle scuole &egrave; promuovere la crescita di una generazione consapevole, capace di valorizzare la cultura dell&rsquo;ospitalit&agrave;.<br />
Chef e imprenditori del mondo della ristorazione incontreranno gli alunni delle scuole primarie, presenti in tutto il territorio italiano. Ogni personalit&agrave; sar&agrave; portavoce di un tema speciale volto a trasmettere ai bambini l&rsquo;importanza del legame tra memoria, emozioni e cibo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/16-9-giornata-mondiale-ristorazione-1920x1080-maggio-2026-03-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41324/dallitalia/il-16-maggio-la-giornata-della-ristorazione-2026-il-settore-si-unisce-sotto-il-simbolo-del-riso.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Gianni Dezio, l'Abruzzo a denominazione d'origine controllata</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41306/dallitalia/gianni-dezio-labruzzo-a-denominazione-dorigine-controllata.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Garrufo di Sant&rsquo;Omero,&nbsp;tra colline che sembrano dipinte dalla luce del tramonto teramano e i profumi profondi della campagna, la cucina di <strong>Gianni Dezio</strong> ha disegnato un nuovo capitolo della gastronomia italiana: un percorso in cui memoria e modernit&agrave; si guardano dritto negli occhi e si fondono in ogni piatto. Un successo che non nasce per caso, ma &egrave; il frutto di una solida joint venture tra le&nbsp;famiglie&nbsp;<strong>Di Serafino</strong> e&nbsp;<strong>Zunica</strong>, entrambe radicate a Civitella del Tronto: due visioni complementari che hanno saputo intrecciare competenze, identit&agrave; e visione imprenditoriale. &Egrave; da questa alleanza, autentica e territoriale, che prende forma la nuova stagione del <a href="https://villacorallo.it/site/ristorante-zunica-1880-villa-corallo/" rel="nofollow">Zunica 1880</a>, ospitato nella scenografica <a href="https://villacorallo.it/site/" rel="nofollow">Villa Corallo</a>: un progetto che ha saputo trasformare la tradizione in linguaggio contemporaneo, conquistando la stella Michelin e riportando l&rsquo;alta cucina abruzzese al centro del racconto gastronomico nazionale.</p>

<p>La storia di Dezio non &egrave; la narrazione di un talento nato per caso, ma di un viaggio. Classe 1986, cresciuto tra Abruzzo e Venezuela, sin da giovane ha respirato l&rsquo;arte della cucina nella trattoria di famiglia in Sud America, per poi perfezionarsi con i corsi di alta cucina italiana alla scuola di <strong>Niko Romito</strong> e confrontarsi con le esperienze internazionali, tra cui quella con lo chef <strong>Andoni Luis Aduriz </strong>del celebre <em>Mugaritz</em>. Il suo ritorno in Abruzzo, dopo i successi di <em>Tosto</em> e <em>+Tosto Gastro Bottega</em> ad Atri, coincide con la rinascita di una leggenda: lo storico Zunica 1880 di Daniele Zunica, trasferitosi dalla storica sede di Civitella del Tronto&nbsp;per guardare al futuro,&nbsp;mantenendo un legame fortissimo con il territorio.</p>

<p>Dezio racconta, portata dopo portata, la geografia di una regione, quella teramana e della <em>Val Vibrata</em>, fatta di orti biologici, allevamenti, stagionalit&agrave;. Il nuovo menu che lo chef propone &egrave; infatti una narrazione: un flusso emotivo che attraversa mare e montagna, memoria e invenzione, con materie prime che diventano architravi di un racconto sincero e diretto.&nbsp;In un tempo in cui la cucina contemporanea rincorre l&rsquo;effetto, il percorso di Dezio afferma, con pacata determinazione, l&rsquo;importanza di una gastronomia che <em>non dimentica</em> da dove viene. Ogni piatto &egrave; un passo in un paesaggio, ogni sapore un&rsquo;eco del territorio che lo ha generato. Racconto, identit&agrave;, futuro.<br />
<br />
<strong>ZUNICA 1880, menu Sequenze di emozioni 2026</strong><br />
[[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima2]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-gianni-dezio-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41306/dallitalia/gianni-dezio-labruzzo-a-denominazione-dorigine-controllata.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Successo a Milano, espansione globale, sfida sulla pizza: strategie di Mr Beefbar</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41323/dallitalia/successo-a-milano-espansione-globale-sfida-sulla-pizza-strategie-di-mr-beefbar.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Tre anni. &laquo;Son gi&agrave; passati tre anni?&raquo;. S&igrave;, tre anni: era il 20 febbraio 2023 quando veniva inaugurato a Milano, nella grande Piazza del Quadrilatero restituita ai cittadini grazie al progetto del <a href="https://www.lungarnocollection.com/it/portrait-milano-hotel/" rel="nofollow">Portrait Milano</a>, il primo locale italiano di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36545/ristoranti/beefbar.html">Beefbar</a>, brand di steakhouse &ldquo;premium&rdquo; che ottiene successo in tutto il mondo, da Saint Tropez a Tulum, da New York a Istanbul, da St Barth a Marrakech, sono una quarantina i locali sparsi per il globo. &laquo;Perch&eacute; solo ora in Italia? Semplice: perch&eacute; non avevo mai trovato il posto giusto&raquo;, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/32929/dallitalia/andiamo-alla-scoperta-di-beefbar-milano-la-nuova-meta-gastronomica-nel-cuore-del-quadrilatero.html">ci aveva raccontato</a> al tempo <strong>Riccardo Giraudi</strong>, fondatore di <a href="https://beefbar.com/" rel="nofollow">Beefbar</a>, genovese purosangue per quanto da tempo residente a Monte Carlo, classe 1975, figlio di quell&#39;<strong>Erminio Giraudi</strong> che a partire dagli anni Sessanta, con la sua azienda di import/export, &egrave; diventato uno dei re nel settore delle carni, al pari di <strong>Luigi Cremonini</strong>. Oggi il <a href="https://www.giraudi.com/" rel="nofollow">Giraudi Group</a> - del quale <strong>Riccardo</strong> &egrave; ceo - &egrave; il pi&ugrave; grande importatore di manzo Black Angus privo di ormoni dagli Stati Uniti; nel 2014 &egrave; diventato il primo importatore in Europa di manzo di Kobe giapponese certificato; la sua controllata <em>Giraudi Meats</em> &egrave; uno dei leader nell&#39;importazione di carne. E cos&igrave; via.</p>

<p>E insomma: tre anni dopo, &egrave; giunto il momento di chiedere a <strong>Riccardo Giraudi</strong>, intanto, un bilancio dell&rsquo;avventura milanese. Partendo proprio dal posto...</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Milano, Piazza del Quadrilatero, Portrait: si sono rivelati il luogo giusto? </strong><br />
&laquo;Decisamente s&igrave; &raquo;.</p>

<p><strong>Dopo tre anni quale &egrave; il bilancio a Milano?</strong><br />
&laquo;Devo essere sincero: ha sorpassato tutte le nostre aspettative. Nei numeri, siamo attorno al +30% su quanto avevamo previsto. Non ti nascondo che all&#39;inizio siamo partiti un po&#39; lentamente, abbiamo sofferto per due o tre mesi. Ma &egrave; tipico delle capitali: nelle citt&agrave; pi&ugrave; piccole facciamo subito boom, mentre in quelle grandi &ndash; com&rsquo;&egrave; Milano - ci vuole tempo per entrare nel cuore della gente. Sono stati importanti il lavoro che abbiamo portato avanti con <em>Portrait</em> e poi l&rsquo;apertura di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35415/locali/rumore.html">Rumore</a> (dicembre 2023. <em>Rumore</em> &egrave; il cocktail bar sempre nel complesso <em>Portrait Milano</em> in Corso Venezia 11: un locale &ldquo;gemello&rdquo; e collegato all&rsquo;universo <em>Beefbar</em>, con una proposta centrata su mixology, champagne e intrattenimento, <em>ndr</em>). Ma dir&ograve; di pi&ugrave;: &egrave; stato importante il Quadrilatero, la forza del luogo del quale noi siamo diventati un elemento. Siamo entrati nella storia di Milano. Con un grosso problema&hellip;&raquo;.</p>

<p><strong>Quale?</strong><br />
&laquo;Vorrei aprire un altro locale qui in citt&agrave;. Ma diventa difficile: dove trovare un luogo pi&ugrave; bello di questo, o almeno altrettanto bello? (Ride, <em>ndr</em>). No, non posso riuscirci. Dovr&ograve; quindi cambiare brand: penso sempre a un ristorante di carne, ma non sar&agrave; un <em>Beefbar</em>. Credo magari un <a href="https://www.anahi-paris.com/" rel="nofollow">Anahi</a>, mitico ristorante argentino di Parigi, che ho comprato nel 2017, forse il mio ristorante preferito, diventa un po&rsquo; discoteca stile anni Ottanta in seconda serata. Tutto alla brace, 40, massimo 50 posti, divertentissimo. Potrebbe essere giusto anche per Milano. Ma vedremo&raquo;. (Ora <em>Anahi</em> ha una seconda location a Monaco. L&rsquo;universo di <a href="https://www.riccardogiraudi.com/" rel="nofollow">RG by Riccardo Giraudi &ndash; Hospitality concepts</a> comprende, a vario titolo, una valanga di format diversi: oltre a <em>Beefbar</em> e <em>Rumore</em>, anche <em>Le Petit Beefbar, Song Qi, African Queen, Anahi, Cantinetta Antinori, Zeffirino 1939, Le Caf&eacute; Lacoste, Fradiavolo, Beeftro, Ricky &amp; Mo, Frites Atelier, Pizz&rsquo;Aria, Smashie, Delovery, Pizz&rsquo;aria Professional, Le Tr&egrave;fle, Mado &agrave; Paris, Miss Bao, Nomad, Pantone Caf&eacute;, Riviera 1955, Pavo, Villa Tredici, Giraudi Meats, Fashion Factory, Cap Gin</em> e cos&igrave; via, <em>ndr</em>. Dice <strong>Giraudi</strong>: &laquo;Mi diverto a pensare sia a ristoranti di lusso che di fast food. Mi piace il mestiere, la creativit&agrave;&raquo;).</p>

<p>[[ima3]][[ima4]][[ima11]]<strong>Tu sei specialista nel calare i vari brand ristorativi nelle realt&agrave; locali. Quella italiana &ndash; e milanese in particolare &ndash; ti ha riservato qualche sorpresa?</strong><br />
&laquo;Direi di no, perch&eacute; sono italiano. Non sono arrivato con la mentalit&agrave; di uno straniero che investe su un mercato a lui sconosciuto o quasi. Io so come e cosa funziona, in Italia. Sapevo, ad esempio, che al <em>Beefbar</em> avremmo dovuto introdurre la pasta, che infatti funziona tantissimo. Piuttosto, sono rimasto stupito dal fatto che il brand <em>Beefbar</em> fosse gi&agrave; molto (ri)conosciuto nel nostro Paese, bench&eacute; non fosse ancora presente. Evidentemente tantissimi, tantissimi milanesi lo avevano gi&agrave; apprezzato nei loro viaggi&raquo;.</p>

<p><strong>Dunque, prevedete un nuovo locale a Milano, non a marchio Beefbar. Altro in vista, nella Penisola?</strong><br />
&laquo;La Sardegna certamente, stiamo per partire con <a href="https://beefbar.com/cala-di-volpe/" rel="nofollow">Beefbar Cala di Volpe</a> a Porto Cervo (il sito accetta prenotazioni a partire dall&rsquo;8 maggio, <em>ndr</em>). E poi avremo Cortina d&rsquo;Ampezzo, con <em>Beefbar</em> &amp; <em>Rumore</em>: dovremmo aprire a dicembre, magari faremo in tempo, ma insomma &egrave; tutto avviato. Poi Roma: stiamo negoziando, abbiamo 3-4 opzioni. Ora ci sono circa 40 <em>Beefbar</em> nel mondo, arriveremo presto a 50 (erano 20 tre anni fa, <em>ndr</em>)&raquo;.</p>

<p><strong>C&#39;&egrave; un fil rouge che deve unire insieme necessariamente tutte queste offerte cos&igrave; diverse?</strong><br />
&laquo;Voglio che la gente torni per il prodotto. Voglio accoglierla in posti belli, con buona luce, buona musica, belle persone, ma alla fine vince la qualit&agrave; del prodotto. E poi i miei ristoranti devono possedere un&rsquo;identit&agrave; precisa e riconoscibile, devono essere compresi istantaneamente. Uno entra, prende il menu, lo apre, deve poter capire subito quale &egrave; la logica&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]<strong>Questo &egrave; il fil rouge, l&rsquo;elemento di continuit&agrave;. Invece, come vi adattate alle diverse realt&agrave; locali?</strong><br />
&laquo;Questa &egrave; una cosa pi&ugrave; recente: non voglio pi&ugrave; &ndash; come dire &ndash; fotocopiare i menu, mi piace introdurre ricette diverse nelle varie sedi, oggi siamo a circa il 30% di piatti studiati e dedicati al luogo in cui siamo. Partiamo dalle carni del mondo, ma poi per esempio a Milano abbiamo le paste, i risotti, la cotoletta. Ovviamente, se propongo la cotoletta a Milano, deve essere perfetta: perci&ograve; stiamo lavorando sulle potenzialit&agrave; delle nostre cucine, per alzare ulteriormente l&rsquo;asticella. L&rsquo;obiettivo e confermare un&#39;identit&agrave; chiara che poi vada a declinarsi nelle varie situazioni&raquo;.</p>

<p><strong>Parlavi prima di tanti nuovi Beefbar nel mondo. Siete presenti in quattro continenti. Quali aree hanno maggiori potenzialit&agrave; di crescita?</strong><br />
&laquo;L&rsquo;Asia potrebbe essere rinforzata, ma l&agrave; proporre carne non &egrave; semplice, meglio pensare a ristoranti di cucina italiana. Invece vorrei spingere molto sugli Stati Uniti d&rsquo;America&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]<strong>A proposito di cucina italiana: hai aperto un nuovo fronte, quello delle pizzerie&hellip;</strong><br />
(<em>Giraudi ha creato nel 2021 il brand <a href="https://www.pizz-aria.com/" rel="nofollow">Pizz&rsquo;Aria</a>, dedicato alla pinsa romana cotta a legna, pensato come format replicabile: impasto &ldquo;a tre farine&rdquo;, lunga lavorazione/alta digeribilit&agrave;, servizio rapido e topping di impronta italiana, ha un locale a Monaco ma il progetto &egrave; quello di una piattaforma in partnership industriale (Italpizza) per lo sviluppo e la distribuzione del prodotto. Pi&ugrave; recente &egrave; l&rsquo;interessamento di Giraudi per <a href="https://fradiavolopizzeria.com/" rel="nofollow">FraDiavolo</a>, catena italiana di pizzerie (format &ldquo;casual dining&rdquo;, oggi con 31 locali in Italia, uno in Francia e uno negli Usa) nata con l&rsquo;idea di portare una pizza stile napoletano contemporaneo &mdash; impasto con lunghe lievitazioni, cornicione pronunciato, ingredienti selezionati &mdash; in un modello replicabile. Il brand appartiene ad Alto Partners SGR, tramite il fondo Alto Capital V, che nel 2024 ha acquisito il 76% di Fragesa Srl, controllante FraDiavolo. I fondatori Mauro D&rsquo;Errico e Gianluca Lotta, attraverso la loro holding Kappagroup, hanno mantenuto il 24% e restano alla guida operativa. Giraudi ha acquisito il marchio per il mercato francese,</em> <em>ndr</em>).<br />
&laquo;Ripeto, a me piace molto lavorare sui brand. A volte li creo, a volte li compro, a volte mi associo a realt&agrave; gi&agrave; esistenti. &Egrave; quest&rsquo;ultimo il caso di <em>FraDiavolo</em>, che stiamo portando in Francia. Mi sono innamorato del loro modello economico e di una visione intelligente di un prodotto replicabile e di qualit&agrave;. Sono riusciti a fare qualcosa che non pensavo fosse possibile: standardizzare la realizzazione di una pizza buonissima. Ho quindi siglato una joint venture per la Francia e aperto il primo mio <em>FraDiavolo</em>, ad Antibes, che sta andando benissimo, anche perch&eacute; abbiamo scelto una posizione molto strategica. L&igrave; non propongo nessuna particolare creativit&agrave;, per&ograve; ho apportato alcuni cambiamenti nel menu: ho inserito la cotoletta alla milanese (ma di pollo), perch&eacute; i francesi vogliono anche mangiare ogni tanto un secondo piatto, non solo pizza o pasta. E ho introdotto un <em>dip</em>, una salsa, servita a parte, per condire il cornicione della pizza, che altrimenti resta sul piatto&raquo;.</p>

<p><strong>Antibes, dunque. Replicherai altrove, immagino&hellip;</strong><br />
&laquo;Prevedo una cinquantina di pizzerie <em>FraDiavolo</em> in Francia. In franchising. Non c&rsquo;&egrave; concorrenza, non esiste oltralpe una catena di pizzerie italiane mid-market. C&rsquo;&egrave; <em>BigMama</em>, che per&ograve; &egrave; superpremium&raquo;.</p>

<p><strong>Dal tuo punto di vista di creatore di format ristorativi: cosa manca alla pizzeria italiana classica? Come rinnovare quel format?</strong><br />
&laquo;Una cosa l&rsquo;ho gi&agrave; detta: il cornicione non lo mangia nessuno, ha senso proporre una salsa per condirlo. Per il resto l&#39;Italia &egrave; molto tradizionalista sulla pizza, mentre all&rsquo;estero una proposta solo-pizza non funziona. Ma il vero problema del settore &egrave; che la pizza non costa abbastanza, non &egrave; sostenibile economicamente. Non si pu&ograve; vendere una pizza a 6 euro, quasi ti costa di pi&ugrave; una bottiglia d&rsquo;acqua! Gli italiani non sono pronti a riconoscere un valore economico superiore alla pizza. Nel mio <em>FraDiavolo</em> in Francia, la pizza costa almeno 12 euro&raquo;.</p>

<p>[[ima7]][[ima8]]<strong>Torniamo a bomba sul successo di Beefbar. &Egrave; anche figlio di un&rsquo;esplosione di steakhouse in tutto il mondo. &Egrave; un modello diventato molto popolare. Come ti spieghi questa &ldquo;fame di carne&rdquo;?</strong><br />
&laquo;Penso che sia tornato di moda. Anzi: non &egrave; mai stato davvero &ldquo;di moda&rdquo;. Prima, quasi ci vergognavamo a vendere carne, sembrava che fosse una cosa brutta. Ora non pi&ugrave;. Questo ha aiutato molto. Nelle steakhouse il prodotto parla da solo. Per&ograve; oggi molti clienti vengono al <em>Beefbar</em> e non ordinano nemmeno la bistecca, <em>Beefbar</em> &egrave; visto come un luogo accogliente dove passare una bella serata. In questo, devo dire grazie a <strong>Nusret</strong> (<a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Salt_Bae" rel="nofollow">Nusret G&ouml;k&ccedil;e</a>, noto a livello mondiale come <em>Salt Bae</em>, celebre macellaio, ristoratore e imprenditore turco, famoso per il suo teatrale modo di salare la carne, diventato un meme virale nel 2017. Fondatore della catena di steakhouse di lusso <em>Nusr-Et</em>, <em>ndr</em>).</p>

<p><strong>In che senso?</strong><br />
&laquo;Quando lui si &egrave; affermato, ho dovuto ripensare <em>Beefbar</em>: non potevo continuare a proporre le sue stesse cose. &Egrave; l&igrave; che ho capito di dover uscire dal canone bistecca/patatina fritta, cos&igrave; ho aggiunto tanto street food, una proposta pi&ugrave; variegata. Una strada alternativa basandosi sempre sullo stesso prodotto&raquo;.</p>

<p><strong>Una curiosit&agrave;: vedo che avete in menu tagli di carne che vengono dalla Namibia, dall&rsquo;Australia, dagli Stati Uniti&hellip; Come si trovano questi &ldquo;giacimenti&rdquo; di carne di alta qualit&agrave;, da introdurre nei vostri ristoranti?</strong><br />
&laquo;Non dimentichiamoci da dove vengo, ovvero da una societ&agrave; di importazione di carne, mio padre &egrave; tuttora agente di produttori europei. Io ho deciso di puntare sull&rsquo;eccellenza. In Europa nessuno puntava sulla carne di lusso, io mi son messo a viaggiare per trovare questi allevatori in tutto il mondo: andavo in America, mangiavo una bistecca, la pagavo 100 dollari ed era di bont&agrave; strabiliante, tornavo in Europa, mi servivano una bistecca per 20 euro ed era immangiabile. Ho pensato che anche il cliente europeo potesse pagare per gustare carne di qualit&agrave;. Noi gliela forniamo, grazie a una rete di piccoli allevatori che abbiamo selezionato (pensiamo che in Europa il mercato della carne di lusso vale solo 400 milioni di euro: non parliamo di grandi quantit&agrave;, perch&eacute; questo tipo di carne non viene mangiata a casa, ma solo nei ristoranti). Per rispondere alla tua domanda: li troviamo proprio cos&igrave;, girando per il mondo&raquo;.</p>

<p>[[ima9]][[ima10]]<strong>C&rsquo;&egrave; una &ldquo;nuova frontiera&rdquo; della carne che ti piacerebbe esplorare?</strong><br />
&laquo;C&#39;&egrave; una nazione che meriter&agrave; e che oggi non &egrave; conosciuta per la carne: la Corea del Sud. Noi serviamo carne coreana nel nostro <em>Beefbar</em> di Hong Kong. Buonissima&raquo;.</p>

<p><strong>&Egrave; parente del wagyū giapponese?</strong><br />
&laquo;&Egrave; una carne <em>crossbreed</em> (ossia un incrocio: &egrave; il risultato dell&#39;unione tra due diverse razze bovine per unire le migliori caratteristiche di entrambe), come anche il <em>wagyū F1</em>. Per esempio il nostro wagyū della Namibia &egrave; un incrocio al 50% col Sanga, una razza locale&raquo;.</p>

<p><strong>Carne, carne, carne. Ma anche l&rsquo;ambito vegetariano sta crescendo molto. Come mai il mercato favorisce sempre pi&ugrave; una ristorazione &ldquo;specializzata&rdquo;?</strong><br />
&laquo;Vero, anche i ristoranti vegetariani crescono, mentre il veganesimo &egrave; stato un fuoco di paglia. Una volta i ristoranti erano perlopi&ugrave; generalisti, vi mangiavi di tutto. Oggi la tendenza &egrave; diversa e penso sia una bella cosa, perch&eacute; non &egrave; possibile preparare ogni cosa al meglio. Vengono premiate l&#39;identit&agrave; e la qualit&agrave;. Ricordo una vecchia campagna pubblicitaria inglese, erano gli anni Novanta. Lo slogan era: <em>(It) does what it says on the tin</em>, ossia &ldquo;fa esattamente quello che c&rsquo;&egrave; scritto sulla latta&rdquo;. Ecco: la gente sa che <em>Beefbar</em> mantiene quello che promette&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/riccardo-giraudi-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41323/dallitalia/successo-a-milano-espansione-globale-sfida-sulla-pizza-strategie-di-mr-beefbar.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Il Borgia Group apre l'Osteria Formentini:  «I milanesi tornino a mangiare in Brera»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41312/dallitalia/il-borgia-group-apre-losteria-formentini-i-milanesi-tornino-a-mangiare-in-brera.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel cuore artistico ed elegante di Brera, all&#39;angolo tra via Madonnina e via Formentini, ha aperto l&#39;<a href="https://osteriaformentini.it/" rel="nofollow">Osteria Formentini,</a> l&#39;ultimo progetto del <em>Borgia Group</em><strong> </strong>che, con 11 locali tra Milano e Palermo, 215 dipendenti e un bilancio intorno ai 12 milioni di euro, si conferma una delle realt&agrave; pi&ugrave; prolifiche e dinamiche della ristorazione italiana. <em>Osteria Formentini</em> rimarca con entusiasmo quella che &egrave; la visione, ma anche la filosofia, del gruppo: portare materie prime di altissima qualit&agrave; in location centrali, coinvolgendo l&#39;ospite in una convivialit&agrave; &ldquo;senza fronzoli&rdquo;.[[ima2]]</p>

<p>Ma questo locale ha anche la poesia di un sogno realizzato e a raccontarcelo &egrave; proprio <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/28861/chef-e-protagonisti/vittorio-e-saverio.html">Vittorio Borgia</a>, ceo del gruppo: &laquo;Questa non &egrave; solo una sfida imprenditoriale, ma un segno del destino. Vidi questo posto ancora prima di aprire il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35084/locali/bioesseri.html">Bioesser&igrave;</a>, il nostro primo locale milanese, e me ne innamorai subito. Allora non riuscii a farlo nostro, ma non l&#39;ho mai perso di vista: questo &egrave; sempre stato uno dei miei angoli preferiti a Milano. E come nelle favole pi&ugrave; belle, c&#39;&egrave; stato il lieto fine: abbiamo dovuto pazientare per anni, ma eccoci qui. Il mio sogno &egrave; diventato realt&agrave;&raquo;. E aggiunge: &laquo;Ora inizia la vera sfida: vogliamo riportare il milanese in Brera. Oggi il milanese che vive la citt&agrave; pensa a questo quartiere esclusivamente come a una tappa turistica, con menu&nbsp;studiati ad hoc per stranieri e turisti di passaggio. Noi vogliamo farlo ricredere, offrendogli una qualit&agrave; diversa e un men&ugrave; capace di esprimere le potenzialit&agrave; di tutte le nostre regioni. Abbiamo fatto un lungo lavoro di ricerca identitaria, vogliamo reinterpretare in chiave contemporanea l&#39;anima pi&ugrave; autentica dell&#39;osteria italiana, andando a prendere le specificit&agrave; di tutto il nostro territorio. Anche per questo il menu&nbsp;cambier&agrave; spesso, con novit&agrave; introdotte ogni due mesi circa per raccontare il meglio del nostro Paese&raquo;.[[ima3]]</p>

<p>Al comando della cucina c&#39;&egrave; <strong>Federico Della Vecchia</strong>, classe 1981, ischitano con un corposo curriculum internazionale e una passione nata spontaneamente da bambino: &laquo;Tutti raccontano - mi svela - di essersi innamorati di questa professione dopo essere cresciuti vedendo la passione di nonna o mamma nel cucinare, invece io mi sono avvicinato alla cucina perch&eacute; mi piaceva proprio il cibo. Aprivo il frigorifero, mi sedevo ai suoi piedi e in solitaria mangiavo quello che ci trovavo. Ho sempre amato la roba fredda e ricordo ancora la bont&agrave; dello spaghetto avanzato a&nbsp;pranzo e tolto dal frigorifero alla sera&raquo;. <strong>Della Vecchia</strong> &egrave; al fianco dei <strong>Borgia</strong> da 12 anni ma &egrave; amico di <strong>Vittorio</strong> da molto tempo prima. &laquo;Ho seguito le aperture di buona parte dei loro locali &ndash; mi racconta -, portiamo sapore e semplicit&agrave; che &egrave; quello richiesto ovunque, dalle osterie al mondo del lusso dove possono cambiare le virgole, ovvero il vino prestigioso o il design del piatto, ma la sostanza resta la stessa. Noi vogliamo osare ed essere la trasposizione milanese di ci&ograve;&nbsp;che &egrave; riuscita a fare la stellata <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/1606/chef-e-protagonisti/cristina.html">Cristina Bowerman</a><strong> </strong>a Roma: in Trastevere, quartiere turistico per antonomasia, ha aperto la sua <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12143/ristoranti/glass-hostaria.html">Glass Hostaria</a>, puntando sulla migliore tradizione italiana a differenza dell&#39;infinit&agrave; di trattorie che le ruotano intorno. Noi vogliamo essere proprio quello, non puntiamo alle stelle, ma vogliamo far sedere ai nostri tavoli anche il milanese che vuole mangiare un piatto preparato con cura e secondo i saperi e sapori antichi&raquo;.</p>

<p>Con orgoglio <strong>Della Vecchia</strong> sottolinea: &laquo;Nel nostro menu&nbsp;c&#39;&egrave; l&#39;Italia dentro, &egrave; una camminata nella storia culinaria del nostro Paese. Non vogliamo chiuderci in una Regione, ma abbracciarle tutte. Da noi non si ricama sul gourmet, ma si serve&nbsp;ci&ograve; che ha reso la cucina italiana un Patrimonio dell&#39;umanit&agrave;: semplicit&agrave; ed eccellenza della materia prima vincono su tutto. Da campano adoro il <em>Pacchero al pomodoro</em>, ma nel nostro viaggio non possono mancare le <em>Trofie al pesto</em>, la <em>Pasta alla Norma </em>(anche in onore alle origini siciliane di<strong> Vittorio</strong> e <strong>Saverio</strong> Borgia, <em>ndr</em>), il <em>Risotto alla milanese con ossobuco</em>, la <em>Cotoletta di vitello</em>, la <em>Guancia di manzo</em>, il <em>Pescespada alla griglia</em> o il <em>Fritto misto</em>....&raquo;.[[ima4]]</p>

<p>Gi&agrave;, c&#39;&egrave; tanto pesce nel menu, dalla <em>Tartare di pescespada, menta, capperi e mollicata alla bottarga</em> allo <em>Spaghetto cozze, pomodorini e bottarga</em>, fino ai <em>Moscardini in umido con crostone di pane all&#39;aglio</em>. Trovarlo freschissimo ogni giorno a Milano &egrave; un&#39;altra delle sfide vinte dall&#39;<em>Osteria Formentini</em>: &laquo;Per riuscirci &ndash; spiega <strong>Della Vecchia</strong> &ndash; abbiamo fatto tante indagini di mercato e, dovendo fare la spesa non per uno ma per diversi locali, la verit&agrave; &egrave; che i nostri fornitori ci coccolano e ci mettono nella possibilit&agrave; di coccolare, a nostra volta, chi ci sceglie&raquo;. <strong>Vittorio</strong> ride: &laquo;Ormai io e <strong>Federico</strong> siamo una coppia di fatto. Lavoriamo insieme da cos&igrave; tanti anni che&nbsp;anche quando ci scontriamo dura poco. Abbiamo la stessa visione di ristorazione, inseguiamo gli stessi traguardi. Non riusciamo a stare senza progetti da sviluppare, l&#39;<em>Osteria Formentini</em> ne &egrave; la conferma. E anche qui, come gi&agrave; al <em>Bioesser&igrave;</em>, abbiamo anche una carta delle pizze. Come dico sempre, in qualsiasi locale della ristorazione italiana dovrebbero esserci sempre una <em>pizza</em> e uno <em>spaghetto al pomodoro</em> che, simbolicamente, rappresentano il nostro Paese&raquo;. L<em>&#39;Osteria Formentini</em> ha 75 posti interni ai quali se ne aggiungeranno&nbsp;una cinquantina all&#39;esterno. Il progetto architettonico, firmato da <strong>Giovanni Musica, </strong>ha puntato a ricostruire l&#39;atmosfera dei pranzi domenicali in famiglia, delle osterie di provincia, dell&#39;allegria del condividere una grande tavolata, volutamente lontano dall&#39;estetica patinata del fine dining contemporaneo: un posto dove stare a tavola tutto il tempo che serve nella bellezza (perduta) dello stare insieme.[[ima5]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/osteriaformentini2-9.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41312/dallitalia/il-borgia-group-apre-losteria-formentini-i-milanesi-tornino-a-mangiare-in-brera.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Podere 1384, nel cuore del Chianti Classico la natura stringe in un abbraccio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41288/hotellerie/podere-1384-nel-cuore-del-chianti-classico-la-natura-stringe-in-un-abbraccio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>1384 &egrave; l&rsquo;anno di un ritorno alla terra, mentre &quot;podere&quot; &egrave; la parola che racconta la terra come destino<strong>. </strong>A soli trenta chilometri da Siena e Firenze, <a href="https://podere1384.it/it/" rel="nofollow">Podere 1384</a> &egrave; un&rsquo;oasi di quiete in cui arte, paesaggio e ospitalit&agrave; si fondono in un equilibrio raro e il tempo cambia ritmo. Adagiato su un poggio nel cuore del Chianti Classico, circondato da cinquanta ettari di natura che si affacciano sulle morbide colline toscane e non lontano dal corso del fiume Pesa, questo antico borgo del XIV secolo sembra sospeso in una dimensione altra, dove il silenzio non &egrave; assenza ma presenza viva.</p>

<p>La storia del <em>Podere</em> &egrave;, prima di tutto, la storia di un sogno. Il <b>proprietario,</b>&nbsp;romano di origine ma cittadino del mondo sin dall&rsquo;et&agrave; di diciotto anni, ha sempre custodito un legame viscerale con la campagna italiana. Da bambino trascorreva le estati in Umbria, tra parenti contadini, salendo sui trattori e imparando a mungere le mucche. In quelle giornate polverose e luminose si &egrave; radicata una fascinazione profonda per la vita rurale, fatta di fatica, stagioni e verit&agrave;. Nel 1989, la lettura di <em>Due di Due</em> di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_De_Carlo" rel="nofollow">Andrea De Carlo</a> accese definitivamente quella scintilla. Il protagonista del romanzo sceglie di fermarsi, di acquistare un terreno con case abbandonate e di ricostruire, pezzo dopo pezzo, un&rsquo;esistenza autosufficiente. In quelle pagine il titolare riconobbe s&eacute; stesso e il proprio desiderio: possedere un luogo da coltivare, una casa da trasformare, una terra da abitare in modo autentico.[[ima4]]</p>

<p>Per lui la terra non &egrave; mai stata soltanto un investimento, ma una scelta etica. Una dimensione sostenibile, impegnativa ma appagante, in cui il concetto di indipendenza assume un significato profondo: energetico, ambientale, spirituale. L&rsquo;idea di un futuro a emissioni zero non &egrave; uno slogan, ma una filosofia di vita. Vivere senza nuocere, crescere senza sottrarre, prosperare senza compromettere. Quando nel 2017 gli venne proposto un podere nel Chianti, ebbe la sensazione netta di trovarsi davanti alla scena descritta nel romanzo. Il progetto di ristrutturazione era complesso, quasi temerario. Ma la posizione - in Toscana, a pochi chilometri da Firenze e non lontano da Roma - e l&rsquo;energia del luogo parlarono pi&ugrave; forte di ogni esitazione. Decise di acquistarlo. Per il proprietario, la Toscana incarna il sogno della terra e della libert&agrave;, ma anche dell&rsquo;arte. Firenze, culla del Rinascimento, rappresenta un ideale di eleganza, cultura e tradizione che continua a irradiarsi nel paesaggio circostante. Ed &egrave; proprio in questo dialogo tra natura e bellezza che Podere 1384 trova la sua anima.</p>

<p>In origine, il progetto era semplice: una casa privata, qualche stanza da affittare, la terra da coltivare. Poi, pochi mesi dopo l&rsquo;acquisto, la vita cambi&ograve; direzione. Incontr&ograve; <strong>Tatiana</strong>. L&rsquo;incontro che cambi&ograve; la sua vita. Cresciuta in una storica famiglia di ristoratori romani, <strong>Tatiana</strong> porta con s&eacute; un&rsquo;eredit&agrave; fatta di profumi, gesti e rigore. Figlia di <strong>Vittorio Perna</strong>, chef appassionato e innovatore, &egrave; cresciuta tra i tavoli del ristorante di famiglia, <em>Il Ciociaro</em>, punto di riferimento nel quartiere Prati da oltre quarant&rsquo;anni. L&igrave; ha imparato che l&rsquo;ospitalit&agrave; non &egrave; solo servizio, ma cura.[[ima5]]</p>

<p>Negli anni ha affinato un senso estetico attento e una visione fondata sull&rsquo;eccellenza delle materie prime e sull&rsquo;originalit&agrave; dell&rsquo;accoglienza. Per lei&nbsp;il podere smette di essere un sogno privato e diventa un progetto condiviso: un boutique resort in cui natura, agronomia, cucina e ospitalit&agrave; si intrecciano in un&rsquo;esperienza autentica.</p>

<p>1384: un nome, una radice. Il nome non &egrave; casuale. Il 1384 &egrave; l&rsquo;anno in cui la Repubblica di Firenze riconobbe ufficialmente la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lega_del_Chianti" rel="nofollow">Lega del Chianti</a>, simbolo di identit&agrave; e tutela territoriale. Il <em>Podere</em> sorge infatti nel Terziere di Castellina, una delle tre storiche suddivisioni del Chianti insieme a Radda e Gaiole. Un richiamo preciso, che ancora il progetto a una memoria collettiva. Oggi la tenuta, frutto di un restauro conservativo pluriennale, celebra l&rsquo;architettura locale reinterpretandola con sensibilit&agrave; contemporanea. L&rsquo;estetica dialoga con il paesaggio in un&rsquo;osmosi cromatica: nulla stride, tutto si integra.</p>

<p>Legni, pietre, malte naturali raccontano un linguaggio materico che rimanda a saperi antichi. Le essenze lignee, trattate per esaltarne le venature, restituiscono calore e profondit&agrave;; le pietre lasciate a vista diventano spina dorsale dell&rsquo;impianto architettonico, simbolo di stabilit&agrave; e radicamento. Ogni scelta &egrave; stata compiuta personalmente, ogni dettaglio seguito con dedizione. Il risultato non &egrave; soltanto un luogo di soggiorno, ma un&rsquo;esperienza che riflette valori chiari: sostenibilit&agrave;, bellezza, autenticit&agrave;, accoglienza. <em>Podere 1384</em> nasce da un desiderio di indipendenza etica e spirituale, ma oggi &egrave; soprattutto uno spazio da condividere. Un rifugio dove la storia respira ancora tra i muri antichi, dove la natura avvolge senza invadere, dove il tempo rallenta e ciascuno pu&ograve; ritrovare il proprio sogno di terra. Un boutique resort dove la natura, l&rsquo;agronomia, il cibo e l&rsquo;ospitalit&agrave; si fondono in un&rsquo;esperienza autentica.[[ima7]]</p>

<p>Negli interni, gli ambienti si susseguono in un fluire armonico che consente una continua percezione dello spazio, che diventa un&rsquo;area espositiva diffusa, tra opere d&rsquo;arte, oggetti di design e atmosfere create attraverso collaborazioni d&rsquo;eccellenza. Tra gli artisti, <strong>Herv&eacute; Lewis</strong>, maestro della fotografia del corpo e del movimento; <strong>Diego Cerero Molina</strong>, con i suoi ritratti intensi e carichi di umanit&agrave;; <strong>Tommaso Ottieri</strong>, noto per i suoi paesaggi urbani carichi di luce e materia; <strong>Mark Zubrovich</strong>, artista che sperimenta con linguaggi grafici e pittorici dal forte impatto visivo; e <strong>Luigi Galligani</strong>, scultore le cui opere prendono vita negli spazi esterni donando carattere e unicit&agrave; all&#39;esperienza visiva. Non mancano collaborazioni attive con gallerie di riferimento nel panorama internazionale, come la <em>Galleria Paci </em>e l&rsquo;<em>Atelier Wocs</em> di Ginevra. Tutte le opere sono parte integrante della quotidianit&agrave; del Podere: sono nelle suite, nel ristorante <em>Il Sorbo,</em> al bar, nella suggestiva <em>La Villa</em> e nella reception.</p>

<p>[[ima2]]In totale, conta suites situate tutte al primo piano con ingresso indipendente, arredate con stile e attenzione al design e al comfort, grazie a collaborazioni con brand come <em>Antonio Lupi, Alessandro Bini, Sestini e Corti</em> e <em>Society Limonta</em>.&nbsp; Sei camere, pochi ospiti, perch&eacute; ogni soggiorno sia davvero personale. Sono ampie, accoglienti e riposanti, caratterizzate da finestre il cui dialogo con il territorio non trova mai interruzione. Accanto alle suite, <em>La Villa</em>, ricavata da una torre d&rsquo;avvistamento medievale, &egrave; uno spazio pensato e ricercato, esclusivo; perfetto per eventi privati, ritiri e soggiorni di gruppo.</p>

<p>Affacciata sulla natura e immersa nel silenzio, wellness area dispone di sauna, bagno turco, doccia sensoriale, idromassaggio, area relax interna ed esterna. Guarda l&rsquo;intera vallata, davanti a boschi e colline, il <em>pool garden</em> circondato da opere d&rsquo;arte. Sul prato adiacente la piscina, ci si rilassa durante un massaggio alle prime luci dell&rsquo;alba, o una delle sessioni yoga settimanale. Non manca una gym area, con ampie vetrate, attrezzata di macchinari d&rsquo;avanguardia Technogym, &egrave; aperta anche agli ospiti esterni, cos&igrave; come la piscina.</p>

<p>[[ima6]]Momenti di preziosa pace si godono nelle suggestive serate seduti ai tavoli del ristorante <a href="https://podere1384.it/it/ristorante/" rel="nofollow">Il Sorbo 1384</a><em>,</em> che accoglie anche gli esterni. La filosofia dell&rsquo;executive chef <strong>David</strong> <strong>Targetti</strong> e la sua brigata &egrave; il km zero, in collaborazione con agricoltori, giardinieri e produttori locali per dare vita a piatti a base di ingredienti di alta qualit&agrave; che rispettano il ritmo delle stagioni. In carta, da provare, i&nbsp;<em>Bottoni di carpaccio di chianina e&nbsp;pecorino primo sale con insalatina di puntarelle estive e mostarda di frutta</em>, oppure gli <em>Gnocchi di semolino con gamberi rossi, stracciatella di burrata e&nbsp;pomodorini confit</em> o l&rsquo;<em>Osomaki del Chianti, </em>un peposo di spalla di manzo, patate e fagiolini con fondo di cottura al tartufo estivo. Un salto nel cuore della cultura nipponica con i sapori della Toscana. Indimenticabile.[[ima3]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/podere-1384.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41288/hotellerie/podere-1384-nel-cuore-del-chianti-classico-la-natura-stringe-in-un-abbraccio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Le nuove aperture sul Lago di Como: in arrivo grandi hotel e grandi chef</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41315/dallitalia/le-nuove-aperture-sul-lago-di-como-in-arrivo-grandi-hotel-e-grandi-chef.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il Lago di Como si prepara alla nuova stagione turistica con un fermento che riguarda soprattutto le cucine e gli hotel. Come spesso accade nei mesi invernali, mentre il lago rallenta e i battelli si diradano, dietro le quinte si lavora per farsi trovare pronti alla primavera. Tra restauri importanti, debutti attesi e ritorni di nomi illustri, il 2026 si apre con una serie di novit&agrave; che ridisegnano la mappa dell&rsquo;ospitalit&agrave; e della ristorazione lariana, confermando una tendenza ormai evidente: qualit&agrave;, identit&agrave; territoriale e visione internazionale non sono pi&ugrave; in contrapposizione, ma convivono nello stesso racconto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PALAZZO SAN GOTTARDO CON RADIANTE E CAFF&Egrave; LARIANO A COMO</strong><br />
[[ima2]]In pieno centro, <a href="https://palazzosangottardo.com" rel="nofollow">Palazzo San Gottardo</a> torna a vivere grazie all&rsquo;intervento di <em>Radisson</em>, che restituisce alla citt&agrave; un edificio simbolo, oggi trasformato in un hotel contemporaneo ed elegante. All&rsquo;ultimo piano trova spazio <em>Radiante</em>, ristorante fine dining. In cucina, lo chef <strong>Danilo Vella</strong>, classe 1995 (e gi&agrave; vincitore del <em>S.Pellegrino Award for Social Responsibility</em> alla finale italiana del <em>S.Pellegrino Young Chef Academy Competition</em>, nel 2023, quando era sous chef del ristorante <em>Imperialino</em> a Moltrasio, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/32725/dallitalia/sara-michele-antonelli-il-finalista-italiano-della-spellegrino-young-chef-academy-competition.html">leggi qui</a>), costruisce una proposta che guarda al territorio con sensibilit&agrave; moderna, mettendo al centro materie prime locali e leggerezza espressiva. Al piano terra, il <em>Caff&egrave; Lariano</em> guidato da <strong>Mirko Gatti</strong>, primo chef comasco a ottenere la stella verde Michelin (con il suo ristorante <em>Radici</em> a San Fermo della Battaglia, ora chiuso. <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/33279/dallitalia/vi-raccontiamo-la-sorprendente-cucina-di-ricerca-firmata-mirko-gatti-al-suo-radici-nel-comasco.html">Ne avevamo parlato anche qui</a>), completa l&rsquo;offerta con un format pi&ugrave; immediato, ma coerente con l&rsquo;idea di ospitalit&agrave; sostenibile e consapevole.<br />
<a href="https://palazzosangottardo.com" rel="nofollow">Palazzo San Gottardo Lake Como</a><br />
Via Fratelli Cairoli 2 - Como<br />
Tel. +39 031 346111</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>SEMPRE A COMO IL CASABIANCA E L&rsquo;ARTE DELLA DOLCEZZA CON COVA</b><br />
[[ima3]]Pochi metri pi&ugrave; avanti sul lungolago apre <a href="https://casabiancacomo.com/it/cova/" rel="nofollow">Casabianca</a>, villa anni Trenta che ospita la collezione d&rsquo;arte della famiglia <strong>De Santis</strong>, proprietaria del <a href="https://www.passalacqua.it/en/" rel="nofollow">Passalacqua</a> e del <a href="https://www.grandhoteltremezzo.com/it/" rel="nofollow">Grand Hotel Tremezzo</a>. Protagonista gastronomica di <em>Casabianca</em> &egrave; la storica pasticceria <a href="https://shop.pasticceriacova.com/" rel="nofollow">Cova</a> di Via Montenapoleone a Milano, che firma sul Lario un&rsquo;offerta pensata per accompagnare gli ospiti dalla colazione all&rsquo;aperitivo. Ne nasce un indirizzo che unisce estetica, memoria e gusto, pensato pi&ugrave; come salotto culturale che come semplice locale.<br />
<a href="https://casabiancacomo.com/it/cova/" rel="nofollow">Cova</a> al <a href="https://casabiancacomo.com/it/cova/" rel="nofollow">Casabianca</a><br />
Lungo Lario Trento 47b, Como<br />
Tel. +39 031 5375035</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>THE LAKE COMO EDITION CON MAURO COLAGRECO</b><br />
[[ima4]]Spostandosi verso l&rsquo;alto lago, a Cadenabbia, &egrave; ormai prossima l&rsquo;apertura di <a href="https://www.marriott.com/it/hotels/mille-the-lake-como-edition/overview/" rel="nofollow">The Lake Como Edition</a>, struttura che promette una delle viste pi&ugrave; spettacolari su Bellagio. Il ristorante di punta, <em>Cetino</em>, avr&agrave; come riferimento creativo lo chef <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/473/chef-e-protagonisti/mauro.html">Mauro Colagreco</a>, chiamato a interpretare il territorio attraverso produttori locali e ingredienti stagionali (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/112/41263/news/prima-volta-di-mauro-colagreco-in-italia-firma-il-menu-del-the-lake-como-edition.html">ne abbiamo gi&agrave; parlato qui</a>). L&rsquo;impostazione &egrave; internazionale, ma l&rsquo;intenzione dichiarata &egrave; quella di costruire un dialogo con il lago e con la sua biodiversit&agrave;, portando una firma riconosciuta nel mondo dentro un contesto fortemente identitario.<br />
<a href="https://www.marriott.com/it/hotels/mille-the-lake-como-edition/overview/" rel="nofollow">The Lake Como Edition</a><br />
Via Regina 41 - Cadenabbia (Como)<br />
Tel. +39 0344 490588</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>A BELLAGIO TRA NUOVE ATTESE E PICCOLE PROMESSE: DON FERRANTE</b><br />
[[ima5]]In attesa della futura apertura del <em>Ritz-Carlton</em>, Bellagio si affida anche a realt&agrave; pi&ugrave; intime. <a href="https://www.donferrantebellagio.com/" rel="nofollow">Don Ferrante</a>, piccolo hotel situato in una delle zone pi&ugrave; suggestive del borgo, in cima alla scalinata dei cipressi e a pochi passi dai Giardini di Villa Melzi, punta a distinguersi grazie a una ristorazione panoramica di forte personalit&agrave;. In cucina lo chef <strong>Stefano Mattara</strong> (vecchia conoscenza di <em>Identit&agrave; Golose</em>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/33086/carlo-mangio/la-cucina-di-stefano-mattara-al-sottovoce-di-como-come-andare-oltre-alla-territorialita.html">leggi ad esempio qui</a>) firma una proposta che parte dal territorio per svilupparsi in una lettura contemporanea e riconoscibile.<br />
<a href="https://www.donferrantebellagio.com/" rel="nofollow">Don Ferrante</a><br />
Via Paolo Carcano 10/12 - Bellagio (Como)<br />
Tel. +39 031 950322</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LO CHEF FRANCO CAFFARA E IL RISTORANTE NI&Ograve;BĒ A LECCO</strong><br />
[[ima6]]Sul ramo lecchese del lago, una delle aperture pi&ugrave; interessanti &egrave; quella del ristorante <a href="https://niobe-restaurant.it/" rel="nofollow">Ni&ograve;bē</a>, affacciato in prima linea sul lungolago. In cucina c&rsquo;&egrave; <strong>Franco Caffara</strong>, primo chef a portare la stella Michelin a Como e maestro di numerosi giovani chef del territorio. Qui guida una brigata giovanissima, trasferendo la sua visione gastronomica sull&rsquo;altro ramo Lario e costruendo un progetto che guarda al futuro senza dimenticare le radici.<br />
<a href="https://niobe-restaurant.it/" rel="nofollow">Niobe</a><br />
Lungolario 4 Novembre 3B - Lecco<br />
Tel. +39 0341 1551561</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Tra restauri simbolici, firme internazionali e scommesse locali, il Lago di Como conferma cos&igrave; la propria capacit&agrave; di rinnovarsi senza perdere identit&agrave;. Le nuove aperture non sono solo indirizzi da segnare in agenda, ma tasselli di un racconto pi&ugrave; ampio: quello di un territorio che continua a reinventarsi, stagione dopo stagione, mantenendo saldo il legame con la propria storia gastronomica.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/lago-di-como.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41315/dallitalia/le-nuove-aperture-sul-lago-di-como-in-arrivo-grandi-hotel-e-grandi-chef.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Nino Pannella, ad Acerra la pizza come atto agricolo e culturale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41316/mondo-pizza/nino-pannella-ad-acerra-la-pizza-come-atto-agricolo-e-culturale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Acerra &egrave; una terra che ha imparato a convivere con le sue contraddizioni. Fertile, generosa, storicamente vocata all&#39;agricoltura, ma spesso raccontata solo attraverso le sue fragilit&agrave; ambientali. Eppure, qui, la vera forza non &egrave; mai venuta meno: sono le persone che scelgono di restare, di lavorare bene, di credere nelle potenzialit&agrave; di un territorio che ha ancora moltissimo da dire.</p>

<p>&Egrave; in questo contesto che nasce e cresce il progetto di <strong>Nino Pannella</strong>, giovane pizzaiolo classe 1994, che ad Acerra ha trasformato la pizza in uno strumento di racconto contemporaneo del territorio, con la sua <a href="https://pizzeriadanino.it/" rel="nofollow">Pizzeria da Nino</a>. La sua non &egrave; una storia ereditata, ma costruita. <strong>Nino</strong> &egrave; il primo pizzaiolo della famiglia.</p>

<p>[[ima2]]Quindici anni fa quella che sembrava una scommessa &ndash; una piccola pizzeria inizialmente pensata per l&#39;asporto, mentre lui ancora studiava &ndash; si &egrave; rivelata l&#39;inizio di un percorso fatto di lavoro, studio e continua ricerca. Il padre racconta spesso che tutto &egrave; nato quasi per gioco, osservando la passione del figlio per gli impasti e per il banco. Una passione che negli anni &egrave; diventata professione consapevole.</p>

<p>Dopo i primi passi mossi anche accanto a diversi maestri dell&#39;arte bianc<em>a</em>, <strong>Nino</strong> ha scelto di costruire una formazione personale, approfondendo chimica degli impasti, farine, fermentazioni, tecniche moderne. Oggi propone diversi stili di pizza &ndash; dalla contemporanea alla teglia, dal padellino alla pala, fino alla fritta &ndash; ciascuno pensato non come esercizio di moda, ma come linguaggio diverso per valorizzare ingredienti e consistenze.</p>

<p>[[ima3]]Intorno a lui ruota una squadra giovane ma solida, con la famiglia sempre presente dietro le quinte, e <strong>Martina</strong>, la moglie, che accoglie gli ospiti in sala e segue con attenzione anche la costruzione della carta vini, scelta non semplice per una pizzeria di territorio. Un progetto che resta familiare nell&#39;anima, ma strutturato nella visione.</p>

<p>Il cuore vero della <em>Pizzeria da Nino&nbsp;Pannella</em>, per&ograve;, &egrave; il legame con l&#39;agricoltura locale: la materia prima non &egrave; un&#39;etichetta di tendenza, ma una relazione quotidiana con piccoli produttori dell&#39;agro acerrano e nolano. <strong>Nino</strong> lavora con ortaggi stagionali, farine scelte e prodotti simbolo della zona, molti dei quali rischiavano di scomparire.</p>

<p>[[ima4]]Emblematico &egrave; il lavoro sulla <em>Scarola riccia schiana</em> &ndash; cio&egrave; <em>piana</em> perch&eacute; presenta una foglia larga ma dai margini molto frastagliati &ndash; detta anche <em>paparegna</em>, variet&agrave; storica napoletana recuperata grazie alla collaborazione con un laboratorio scientifico locale che si occupa di salvaguardia dei semi antichi. Lo stesso vale per la <em>torzella</em>, considerata una reliquia genetica del cavolo coltivato gi&agrave; in epoca greco-romana, e per il <em>Fagiolo Dente di Morto di Acerra</em>, oggi <em>Presidio Slow Food</em>. Ingredienti che entrano nel menu non per folklore, ma per costruire sapori identitari e contemporanei.</p>

<p>Accanto agli ortaggi, centrale &egrave; anche il pomodoro <em>San Marzano dell&#39;Agro Sarnese-Nocerino DOP</em>, lavorato attraverso filiere virtuose come quella dell&#39;azienda <em>Nolano</em>, storica realt&agrave; agricola con sede proprio ad Acerra, capace di unire tradizione e trasformazione moderna.&nbsp;Il risultato &egrave; una pizza che parla di territorio senza ostentazioni, semplice nell&#39;impatto, profonda nella ricerca. Un racconto che passa dal gusto e dalla stagionalit&agrave;, ma anche da un impegno sociale concreto verso i piccoli agricoltori, spesso invisibili nella grande distribuzione.</p>

<p>[[ima5]]Negli anni il progetto si &egrave; ampliato in diversi format, unendo la dimensione smart di <em>Pannella Pizza Street</em>, pensata per asporto veloce e pizza in teglia, fino al <em>Pizza Lab</em>, un format degustazione dove la pizza diventa percorso creativo a pi&ugrave; portate, con impasti differenti e condimenti ispirati ai prodotti agricoli locali.</p>

<p>Tra le proposte del percorso degustazione, la <em>Marinara contemporanea</em> con stracotto di pomodoro <em>San Marzano dell&#39;Agro Sarnese-Nocerino DOP</em>, aglio e origano, &egrave; un omaggio alla tradizione napoletana reinterpretata con ingredienti locali selezionati, mentre la <em>A&#39; Maschera</em>, con friarielli, salsiccia, ricotta di fuscella, scorza di limone e pepe, celebra Pulcinella, maschera acerrana. Una pizza semplice fuori, sorprendente dentro, come il personaggio popolare che incarna lo spirito e la tradizione di Acerra.</p>

<p>[[ima6]]Ad Acerra, la pizzeria di <strong>Nino Pannella</strong> &egrave; diventata cos&igrave; molto pi&ugrave; di un luogo dove mangiare bene. &Egrave; un presidio culturale, una vetrina per una biodiversit&agrave; che rischiava di perdersi, un esempio concreto di come la gastronomia possa essere strumento di valorizzazione territoriale.</p>

<p>In un&#39;epoca in cui il racconto del cibo spesso si ferma all&#39;estetica, qui la pizza torna a essere gesto agricolo prima ancora che creativo. Un patto silenzioso tra chi coltiva, chi trasforma e chi assaggia. E forse &egrave; proprio questo il messaggio pi&ugrave; forte che arriva dal forno di <strong>Nino Pannella</strong>: Acerra non ha bisogno di essere reinventata, ma semplicemente ascoltata, rispettata e raccontata attraverso le sue eccellenze quotidiane.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/nino-pannella.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41316/mondo-pizza/nino-pannella-ad-acerra-la-pizza-come-atto-agricolo-e-culturale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>227 chilometri di gusto: il viaggio tra Napoli e Roma firmato dallo chef Gentile </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41304/dallitalia/227-chilometri-di-gusto-il-viaggio-tra-napoli-e-roma-firmato-dallo-chef-gentile-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>Tra fotografie della Dolce Vita scattate da <strong>Elio Sorci</strong>, luci soffuse e vini che si raccontano attraverso scene di film cult, il ristorante <a href="https://www.animaristoranteroma.it/it/" rel="nofollow">Anima </a>del <a href="https://www.editionhotels.com/rome/" rel="nofollow">The Rome Edition</a>, mette in scena un viaggio gastronomico che attraversa due identit&agrave; culinarie, quella campana e quella laziale. Tutto inizia con una colazione: una sfogliatella, un maritozzo e un cappuccino in una sorprendente versione salata. Da qui prende forma il menu degustazione <em>&ldquo;227 km&rdquo;</em>, ideato dall&#39;executive&nbsp;chef <strong>Antonio Gentile</strong> e dalla sua squadra. Un percorso che collega idealmente Napoli e Roma attraverso sapori, ricordi e una cucina mediterranea contemporanea, fatta di tecnica e identit&agrave;.</p>

<p>Nato a Ercolano e alla guida della cucina del ristorante dell&rsquo;hotel romano dal 2024, <strong>Gentile </strong>costruisce un racconto culinario che da gennaio 2026 &egrave; disponibile anche in versione vegetariana. Anche in questo caso il menu&nbsp;si chiama <em>227 km</em>. Non si tratta chiaramente solo di un numero, ma una traiettoria di sapori che tocca diverse tappe, da Formia a Gaeta, da Terracina ad Anzio, da Frosinone a Roma. Il tutto con materie prime selezionate accuratamente tra piccoli produttori locali.&nbsp;Quella di <strong>Gentile</strong> &egrave; una cucina mediterranea contemporanea fatta di memoria, tecnica e stagionalit&agrave;. Ma la sua bussola resta sempre la stessa: ingredienti autentici, stagionalit&agrave; e un equilibrio capace di parlare tanto all&rsquo;ospite gourmet quanto alla nonna di casa. &laquo;Un piatto deve poter essere apprezzato da entrambi i palati&raquo;, commenta lo chef. Ed &egrave; proprio questa filosofia a definire la sua idea di ristorazione: accessibile nella lettura, ma tecnica nell&rsquo;esecuzione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>Un viaggio che inizia con la colazione</strong><br />
Come ogni viaggio che si rispetti, anche questo parte con una colazione. Non una qualsiasi, ma un gioco gastronomico che sintetizza due citt&agrave; simbolo. Arrivano in tavola una <em>Sfogliatella con ricotta di bufala mantecata</em>, un <em>Maritozzo con mousse di pecorino di Sommati</em>&nbsp;(Amatrice) <em>e pepe</em> e un sorprendente <em>Mini cappuccino salato</em>. Si tratta di una spuma realizzata con la patata bianca del Vesuvio, piccola e soda, coltivata sul versante del Monte Somma. Il consiglio dello chef &egrave; di fare esattamente quello che si farebbe al bar: intingere sfogliatella e maritozzo nella tazza. Il pane che accompagna l&rsquo;esperienza &egrave; interamente fatto in casa con lievito madre, grazie al lavoro della pastry chef <strong>Giulia Zarattini</strong>, con un passato importante tra le cucine romane e diversi anni nel laboratorio di <strong>Gabriele Bonci</strong>.&nbsp;</p>

<p>A guidarci in&nbsp;questo viaggio &egrave; lo chef <strong>Antonio Gentile</strong>, campano, classe 1986, nato a Ercolano, alle pendici del Vesuvio. Dal 2024 &egrave; executive chef di <em>Anima</em> e ha portato con s&eacute; il carattere diretto e solare della cucina campana, affinato per&ograve; da un percorso professionale di grande livello. Dopo gli inizi a Roma al fianco dello chef stellato <strong>Antonio Sciullo</strong> al <em>George&rsquo;s</em> di Via Veneto, arriva l&rsquo;esperienza al <em>Faro di Capo d&rsquo;Orso</em> e poi all&rsquo;<em>Im&agrave;go</em> dell&rsquo;<em>Hotel Hassler</em>, dove approfondisce la cucina fine dining. Seguono la Costiera Amalfitana, al <em>Furore Inn</em>, e Londra, nelle cucine di <strong>Heinz Beck</strong> da <em>Apsleys</em>. Tornato in Italia, guida per cinque anni la cucina del <em>Red Fish </em>di Ostia, affinando un linguaggio gastronomico personale prima delle esperienze al <em>47 Circus Roof Garden</em> e da <em>Oro Bistrot</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Il percorso vegetariano</strong><br />
Da gennaio 2026 <em>Anima</em> ha introdotto anche un menu degustazione vegetariano, parte integrante della filosofia del ristorante. Non una semplice alternativa, ma un percorso studiato con la stessa attenzione del menu principale. &laquo;Equilibrare un piatto vegetale &egrave; pi&ugrave; complesso -&nbsp;spiega <strong>Gentile</strong>&nbsp;- Ma se si lavora bene con le verdure si possono ottenere risultati straordinari&raquo;. Il menu&nbsp;degustazione vegetariano, che ha un costo di 80 euro, prevede una <em>Parmigiana di melanzane Edition con mozzarella di bufala e basilico</em>, il <em>Risotto con assoluto di carciofo &ldquo;alla matticella&rdquo; e tuorlo d&rsquo;uovo marinato</em>, <em>Uova &ldquo;Galline Felici&rdquo;, provolone di Formia e fungo cardoncello</em> e <em>Meringa, lampone e nocciole della Tuscia</em>. Noi lo abbiamo provato con qualche variazione.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]Il nostro viaggio &egrave; iniziato, come da menu, con una <em>Parmigiana di melanzane Edition</em>, dove la tradizione viene riletta con precisione: un morbido rettangolino di melanzane, sugo di pomodoro, crema di mozzarella di bufala e basilico. Ad accompagnare il percorso una bottiglia di vino <a href="https://www.manfredistramacci.com/tellenae" rel="nofollow">Tellenae</a> di <strong>Giuliano Manfredi Stramacci</strong>, una Malvasia Puntinata dei vigneti di Fioranello, tra l&rsquo;Ardeatina e l&rsquo;Appia Antica. Un vino inserito da <em>Forbes</em> tra le 100 eccellenze italiane del 2025, morbido e con una lunga persistenza agrumata.</p>

<p>[[ima5]]A questo punto, da menu, &egrave; previsto un piatto che rende omaggio al territorio laziale: <em>Uova &ldquo;Galline Felici&rdquo;, provolone di Formia e fungo cardoncello</em>. Noi abbiamo invece provato un piatto diverso, sempre omaggio alla tradizione laziale, un <em>Carciofo alla romana, con pecorino Sommati e maionese vegana</em> ottenuta da una bevanda alle mandorle ed erbe. Il risultato &egrave; un mix di sapori delicati che si sciolgono in bocca e che lasciano anche una nota dolce grazie a un pizzico di liquirizia. Sempre nell&rsquo;ottica di affidarsi a piccoli produttori &egrave; stata scelta <a href="https://www.gallinefelici.it/" rel="nofollow">Galline Felici</a>, un&rsquo;azienda che alleva le ovaiole a Roma, tra Boccea e Casalotti, con un modello etico che prevede la permanenza delle galline fino alla morte naturale.</p>

<p>[[ima6]]L&rsquo;itinerario prosegue restando nel Lazio, con il <em>Risotto con assoluto di carciofo alla matticella e tuorlo marinato</em>. Il carciofo in questo caso viene cucinato secondo una tradizione dei Castelli Romani - sotto la brace e la cenere - viene trasformato in una crema dal gusto profondo e affumicato. Sopra viene grattugiato il tuorlo d&rsquo;uovo marinato sotto sale, come una bottarga. &laquo;Ai Castelli<strong> </strong>c&#39;&egrave; l&#39;usanza di fare il carciofo alla matticella, mettendolo sotto la cenere&raquo;, racconta lo chef. &laquo;Noi qui la sera lasciamo i carciofi sotto la piccola brace e la mattina prepariamo la crema. Il sapore ha un carattere deciso e avvolgente.</p>

<p>[[ima7]]Tra le portate che completano il racconto, non previste nel menu, emerge lo <em>Spaghetto al pomodoro, con pomodorini gialli del Vesuvio</em>. Un piatto che per <strong>Gentile</strong> rappresenta un ritorno alle origini: nella casa di famiglia a Ercolano, dove il padre coltiva ancora fiori e ortaggi, tra pomodori gialli del piennolo, zucchine e girasoli. Un piatto dal gusto delicato e deciso allo stesso tempo.&nbsp;</p>

<p>[[ima8]]Tra le interpretazioni pi&ugrave; interessanti della cucina vegetale, non presenti nel menu&nbsp;degustazione, ci &egrave; stato servito un tempeh di fagioli di soia fatto in casa, accompagnato da una &ldquo;salsa alla cacciatora vegana&rdquo;: un fondo vegetale intenso realizzato con tuberi, cipollotto nocerino arrosto, capperi e olive. Il risultato ricorda la profondit&agrave; di un fondo bruno, pur restando completamente vegetale.</p>

<p>[[ima9]]A chiudere il percorso, il lato pi&ugrave; goloso della pasticceria: da una parte un dolce di ricotta e visciole che, pur destrutturato nella forma, ricompone al palato la memoria della classica crostata romana; dall&rsquo;altra un dessert vegano con meringa di acquafaba, nocciole della Tuscia, lamponi e sorbetto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima10]]<strong>Una cucina che guarda avanti</strong>&nbsp;<br />
Il percorso vegetariano non &egrave; un episodio isolato per il ristorante <em>Anima</em>. Fa parte di una visione pi&ugrave; ampia, che continuer&agrave; a evolversi con le stagioni. Il 24 gennaio ad esempio <em>Anima</em> aveva ospitato la chef americana vegana <strong>Morgan Witkin</strong> di <a href="https://www.morganickitchen.com/?utm_source=ig&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=link_in_bio&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGnvhLDENFOhRWzvFMUwTidDNUXe1EiZLVFecC04AINYtmj5Yn1kf5v0vV9JDo_aem_pGznoS5hpbPBoz3yofJIyQ" rel="nofollow">Morganic Kitchen</a>&nbsp;per un&rsquo;esperienza #AQuattroMani in occasione del Mese Vegano, con un&#39;elegante selezione di piatti a base vegetale.&nbsp;Dopo Pasqua, spiega <strong>Gentile</strong>, il menu&nbsp;si alleggerir&agrave; ulteriormente con ingredienti primaverili, pur mantenendo la struttura del viaggio dei 227 chilometri. Perch&eacute;, in fondo, <em>Anima</em> &egrave; proprio questo: un itinerario gastronomico tra due regioni e due identit&agrave;, dove ogni piatto diventa una tappa e ogni sapore racconta con autenticit&agrave; e sperimentazione le sue tradizioni.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/chef-antonio-gentile-menu-227-km-vegetariano-chef-antonio-gentile-ristorante-anima-hotel-the-rome-edition-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41304/dallitalia/227-chilometri-di-gusto-il-viaggio-tra-napoli-e-roma-firmato-dallo-chef-gentile-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Inchiesta del New York Times sugli abusi al Noma. Accuse a Redzepi, che si scusa</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41311/dal-mondo/inchiesta-del-new-york-times-sugli-abusi-al-noma-accuse-a-redzepi-che-si-scusa.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Da settimane - o mesi - se ne parla. Ora a far esplodere la controversa questione degli abusi al <a href="https://noma.dk/" rel="nofollow">Noma</a> - il locale di Copenhagen pi&ugrave; volte eletto &quot;migliore ristorante del mondo&quot; - &egrave; un ampio servizio appena uscito sul prestigioso quotidiano statunitense <em>The New York Times</em>, a firma <strong>Julia Moskin</strong> e intitolato <em>Punching, Slamming, Screaming: A Chef&rsquo;s Past Abuse Haunts Noma, the World&rsquo;s Top-Rated Restaurant - Dozens of former employees say Ren&eacute; Redzepi inflicted physical and psychological violence on the staff for years</em>, ossia &quot;Pugni, schianti contro il muro, urla: gli abusi del passato di uno chef perseguitano Noma, il ristorante pi&ugrave; acclamato al mondo - Decine di ex-dipendenti affermano che Ren&eacute; Redzepi avrebbe inflitto per anni violenza fisica e psicologica allo staff&quot;, <a href="https://www.nytimes.com/2026/03/07/dining/rene-redzepi-noma-abuse-allegations.html" rel="nofollow">leggi qui</a>.</p>

<p>&Egrave;, l&#39;articolo, un vero e proprio atto d&#39;accusa nei confronti di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/579/chef-e-protagonisti/rene.html">Ren&eacute; Redzepi</a>, del &quot;sistema&quot; da lui creato e della connivenza della quale avrebbe goduto per anni e anni. Si ricostruiscono, con testimonianze seppure perlopi&ugrave; anonime, numerosi episodi di violenze fisiche e psicologiche subite da chi ha lavorato al <em>Noma</em>, in primis gli stagisti (che non venivano pagati), ma non solo. Il quotidiano parte un fatto esemplificativo datato febbraio 2014: in pieno servizio serale, <strong>Redzepi</strong> avrebbe ordinato a tutta la brigata di seguirlo fuori, al freddo, costringendo circa quaranta cuochi &ldquo;in maniche corte e grembiule&rdquo; a formare il consueto cerchio attorno a lui e a un giovane sous-chef. Il motivo, sempre secondo il <em>New York Times</em>, sarebbe stato banale e simbolico al tempo stesso: in cucina il sous-chef aveva messo musica techno, un genere che <strong>Redzepi</strong> non gradiva. Da l&igrave;, racconta l&rsquo;inchiesta, la scena sarebbe degenerata in una forma di umiliazione pubblica. <strong>Redzepi</strong> avrebbe canzonato ripetutamente il cuoco, per poi &ldquo;escalate the attack&rdquo;: un pugno alle costole e un ultimatum, nessuno sarebbe rientrato finch&eacute; il sous-chef non avesse detto, &ldquo;abbastanza forte per farsi sentire da tutti&rdquo;, una frase volutamente degradante. &ldquo;I suoi colleghi rimasero in silenzio finch&eacute; lui, senza fiato, obbed&igrave;&rdquo;, scrive il <em>New York Times</em>. Poi tutti sarebbero rientrati in cucina e avrebbero ripreso il lavoro. &ldquo;L&rsquo;episodio non venne mai pi&ugrave; menzionato&rdquo;, aggiunge il quotidiano: la consegna del silenzio sarebbe stata &ldquo;customary&rdquo;, abituale, dopo questi fatti.</p>

<p>[[ima2]]Il <em>New York Times</em> riferisce di avere intervistato 35 ex-dipendenti, le cui testimonianze delineerebbero &ldquo;un pattern&rdquo; di punizioni fisiche e pressione psicologica attribuite allo chef tra 2009 e 2017: pugni, spinte, colpi con utensili, persone &ldquo;sbattute contro i muri&rdquo;, oltre a intimidazioni, derisione pubblica e body shaming. Alcuni ex-collaboratori parlano di traumi duraturi e di un clima costante di tensione: <em>going to work felt like going to war</em>, &ldquo;andare al lavoro sembrava andare in guerra&rdquo;, dice al giornale una chef oggi a Londra. Un altro ex-dipendente, citato come <strong>Ben</strong>, ricorda una pratica punitiva collettiva: &ldquo;He just went down the line and punched us in the chest&rdquo;, ossia &ldquo;scendeva lungo la fila e ci dava pugni al petto&rdquo;, mentre urlava insulti in faccia a tutti, &ldquo;anche agli stagisti&rdquo; impegnati in mansioni collaterali.</p>

<p>[[ima4]]L&rsquo;inchiesta inserisce queste accuse nel contesto del mito <em>Noma</em>: dal 2004 <strong>Redzepi</strong>, scrive il <em>New York Times</em>, &ldquo;ha riscritto le regole dell&rsquo;alta cucina&rdquo;, con piatti-manifesto del New Nordic, tre stelle Michelin e cinque primi posti nella classifica dei <em>World&rsquo;s 50 Best</em>. Ma oggi, osserva il quotidiano, il tema torna d&rsquo;attualit&agrave; per due ragioni: la memoria pubblica e il business. Da un lato, l&rsquo;ex-responsabile del laboratorio di fermentazione <strong>Jason Ignacio White</strong> ha iniziato a pubblicare su Instagram racconti e segnalazioni di altri ex-dipendenti o stagisti, totalizzando, secondo il quotidiano, oltre 14 milioni di visualizzazioni. Dall&rsquo;altro, il <em>Noma</em> prepara proprio in questi giorni un pop-up a Los Angeles con cene da 1.500 dollari a persona, a partire dall&rsquo;11 marzo, che ha riacceso la discussione sul prezzo dell&rsquo;esperienza e su ci&ograve; che, secondo gli ex-dipendenti, l&rsquo;impero <strong>Redzepi</strong> avrebbe costruito&nbsp;anche sul lavoro di stagisti non pagati e su una cultura interna aggressiva.</p>

<p>[[ima5]]Lo chef, riporta il <em>New York Times</em>, ha rilasciato pi&ugrave; volte scuse pubbliche nel corso degli anni. Nel 2015 avrebbe ammesso di essere stato una &ldquo;beast&rdquo;, una bestia che spingeva e bullizzava i subordinati. In una dichiarazione inviata ora al giornale, afferma: &ldquo;Voglio affrontare le storie del passato sulla mia leadership in cucina che sono riemerse di recente. Anche se non riconosco tutti i dettagli in queste storie, riesco a vedere abbastanza del mio comportamento passato riflesso in esse da capire che le mie azioni sono state dannose per le persone che lavoravano con me. A coloro che hanno sofferto sotto la mia leadership, il mio cattivo giudizio o la mia rabbia, dico che mi dispiace profondamente e ho lavorato per cambiare&rdquo;. Aggiunge di essersi allontanato da anni dalla guida del servizio quotidiano, di aver fatto terapia e di aver &ldquo;trovato modi migliori&rdquo; per gestire la rabbia.</p>

<p>Molti ex-dipendenti, riconosce l&rsquo;inchiesta, dicono anche che l&rsquo;esperienza al <em>Noma</em> fosse formativa e aprisse porte professionali altrove, grazie alla ricerca su foraging e fermentazione. Ma, conclude il <em>New York Times</em>, la questione resta l&rsquo;<em>accountability</em>: secondo diversi ex-membri dello staff, <strong>Redzepi</strong> non avrebbe mai riconosciuto &ldquo;l&rsquo;entit&agrave;&rdquo; della violenza che gli viene attribuita. E proprio per questo, dicono, oggi scelgono di parlare.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]Come detto, <strong>Redzepi</strong> dopo la pubblicazione dell&#39;inchiesta ha scelto di intervenire, con un messaggio di scuse pubblicato sul <a href="https://www.instagram.com/reneredzepinoma/" rel="nofollow">proprio profilo Instagram</a>. Eccolo, tradotto integralmente:</p>

<p style="margin-left: 80px;">&quot;Voglio affrontare le storie del passato sulla mia leadership in cucina che sono riemerse di recente. Anche se non riconosco tutti i dettagli in queste storie, riesco a vedere abbastanza del mio comportamento passato riflesso in esse da capire che le mie azioni sono state dannose per le persone che lavoravano con me. A coloro che hanno sofferto sotto la mia leadership, il mio cattivo giudizio o la mia rabbia, dico che mi dispiace profondamente e ho lavorato per cambiare.</p>

<p style="margin-left: 80px;">Quando ho iniziato a cucinare, ho lavorato in cucine dove urla, umiliazione e paura erano semplicemente parte della cultura. Ricordo di essere trovato l&igrave;, giovane cuoco, a pensare che se un giorno avessi mai avuto una cucina tutta mia, non la avrei mai guidata in quel modo. Ma dopo che abbiamo aperto Noma e la pressione ha cominciato a crescere, mi sono ritrovato a diventare il tipo di chef che mi ero promesso un tempo che non sarei mai stato. Per quanto reale potesse sembrarmi questa pressione all&rsquo;epoca, non dovrebbe mai giustificare il fatto di perdere le staffe.</p>

<p style="margin-left: 80px;">Dieci anni fa ho iniziato a parlare apertamente del mio comportamento in cucina &mdash; gli scoppi d&rsquo;ira, la rabbia e, a volte, perfino l&rsquo;aggressione fisica, quando urlavo e spingevo le persone, comportandomi in modi che sono inaccettabili. Non ero in grado di gestire la pressione, piccoli errori potevano sembrarmi enormi, e reagivo in modi di cui oggi mi pento profondamente. Sapevo di dover cambiare, e volevo cambiare. Da allora, sono stato determinato a capire la mia rabbia e a gestirla in modo diverso.</p>

<p style="margin-left: 80px;">Nel corso dell&rsquo;ultimo decennio questo ha significato terapia, profonda riflessione e fare un passo indietro dal guidare il servizio quotidiano. Ho trovato modi migliori per gestire la mia rabbia, e sto ancora imparando. L&rsquo;organizzazione che siamo oggi &egrave; molto diversa da quella con cui abbiamo iniziato. Sono grato al nostro team e al modo in cui hanno aiutato a trasformare la nostra cultura di cucina e alla loro dedizione nel far avanzare il settore. Un team che mi fa venire voglia di fare meglio ogni giorno. Non posso cambiare chi ero allora. Ma me ne assumo la responsabilit&agrave; e continuer&ograve; a lavorare per essere migliore&quot;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/new-york-times-noma-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41311/dal-mondo/inchiesta-del-new-york-times-sugli-abusi-al-noma-accuse-a-redzepi-che-si-scusa.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>La ripartenza di Tema, pizzeria che racconta l’Agro Pontino</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41310/mondo-pizza/la-ripartenza-di-tema-pizzeria-che-racconta-lagro-pontino.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ricordi indelebili, passione e spirito di squadra, elementi chiave per la riapertura di <a href="https://temaromainunapizza.it/" rel="nofollow">Tema &ndash; Roma in una pizza</a>. Una decisione tutt&#39;altro che scontata, ma che ha permesso alla brigata di <em>Tema &ndash; Roma in una pizza</em> di non far dimenticare <strong>Francesca Marcantognini</strong> e di proseguire il progetto lanciato nel 2024 ad Aprilia, citt&agrave; natale della giovane pizzaiola romana.</p>

<p>&laquo;Abbiamo deciso di continuare perch&eacute; &egrave; un bellissimo progetto, anche i clienti ci hanno chiesto di ripartire&raquo;, racconta <strong>Cristian Clazzer</strong>, capo pizzaiolo di <em>Tema</em> che a <strong>Francesca</strong> &quot;deve&quot; i suoi saperi riguardo la lievitazione. &laquo;Sono entrato nel team poco dopo l&#39;inaugurazione ma avevo sempre lavorato in cucina. <strong>Francesca</strong> mi ha suggerito di passare in pizzeria e mi ha trasmesso la sua passione ed esperienza&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]Sin dall&#39;apertura, l&#39;insegna si distingue per un disco lievitato contemporaneo nel ricordo di quella che una volta era la pizza romana: bassa, croccante il giusto e con bordo leggermente bruciato. Lievito madre e un pre-fermento <em>biga</em> sono poi i dettagli tecnici di un impasto digeribile che accoglie il meglio dell&#39;Agro-Pontino: mozzarella di Bufala, pescato di Anzio, salumi e formaggi della filiera locale per un racconto corale del territorio.</p>

<p>Una novit&agrave; per la zona &ndash; ricca di locali dediti alla pizzeria contemporanea e napoletana &ndash;, che ha convinto il pubblico anche di altre parti del Lazio che da Roma o dai Castelli Romani si mettono in viaggio per assaporare la proposta di <em>Tema</em>.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]La carta delle pizze &egrave; distinta in Iconiche, Speciali e Classiche e a suscitare curiosit&agrave; ci sono preparazioni come la <em>Ciao fra!</em> (fior di latte, crumble al burro salato, alici di Anzio, zest di limone) e la buonissima <em>Capricciosa secondo Tema</em> con pomodoro migliarese, olive di Itri e prosciutto crudo di Bassiano.</p>

<p>[[ima5]]La pizzeria pu&ograve; vantare anche un laboratorio artigianale di cucina dove bruschettoni, fritti, pizza in teglia e dolci completano un menu che al cambiare delle stagioni propone sempre nuove ricette. Le paste della tradizione romana sono racchiuse in croccanti suppl&igrave; e il <em>Tonnarello alla gricia</em> si distingue per cremosit&agrave; e per la scelta di utilizzare sette pepi differenti.</p>

<p>Tra gli assaggi vincenti spazio anche alla <em>Annamo ar Mc</em> (lascito di <strong>Francesca</strong>), classica pizza in teglia romana che racchiude un goloso ripieno di cotoletta di pollo <em>homemade</em>, insalata e salsa rosa; pensata inizialmente per accontentare i pi&ugrave; piccoli si &egrave; rivelata uno dei <em>signature</em> di <em>Tema</em>.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]Anche il beverage annovera aziende del territorio tra cui i vini di <em>Cantina Sant&#39;Andrea</em> e le birre artigianali di <em>Oxiana</em>, a completare la visione iper-locale dell&#39;indirizzo. La pizzeria di Aprilia merita un plauso anche per il servizio, sempre sorridente e funzionale nel gestire una sala con numerosi coperti.</p>

<p>&laquo;Ripartire &egrave; stato un salto nel vuoto, ma la risposta del pubblico &egrave; stata emozionante: siamo una pizzeria in salute con lavoratori entusiasti&raquo;, chiosa <strong>Roberta Bortone</strong>, parte integrante del team di sala.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/team-tema-roma-in-una-pizza.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41310/mondo-pizza/la-ripartenza-di-tema-pizzeria-che-racconta-lagro-pontino.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>I numeri e gli assaggi parlano chiaro: il Vino Nobile è in splendida forma</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41302/in-cantina/i-numeri-e-gli-assaggi-parlano-chiaro-il-vino-nobile-e-in-splendida-forma.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>L&rsquo;Anteprima del Vino Nobile</em> &egrave; giunta alla sua trentaduesima edizione, quest&rsquo;anno con 57 banchi d&rsquo;assaggio. Un colpo d&rsquo;occhio che racconta meglio di qualsiasi slogan lo stato di salute della denominazione. Nel calice, le annate che arriveranno sul mercato nel 2026, quindi, <em>il Vino Nobile di Montepulciano 2023, la Riserva 2022</em>, e soprattutto la novit&agrave; che sta catalizzando l&rsquo;attenzione internazionale: il <em>Vino Nobile di Montepulciano Pieve</em>, gi&agrave; disponibile da qualche mese e destinato a ridefinire la gerarchia qualitativa del territorio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>UN DISTRETTO CHE HA IMPARATO A REINVENTARSI</strong><br />
La prima giornata, riservata alla stampa, non &egrave; stata soltanto degustazione, ma anche analisi. Lo studio presentato da <em>Santa Chiara Lab</em>, centro per l&rsquo;innovazione interdisciplinare dell&rsquo;Universit&agrave; di Siena, in collaborazione con il <em>Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano</em>, ha messo a fuoco un dato chiave: Montepulciano non &egrave; solo un&rsquo;area viticola, &egrave; un laboratorio di multifunzionalit&agrave;. Qui l&rsquo;80% delle aziende &egrave; guidato direttamente dal titolare e l&rsquo;84% ha una gestione familiare. Una struttura che garantisce continuit&agrave;, ma che non si &egrave; chiusa nella tradizione. Al contrario, ha scelto di diversificare.</p>

<p>[[ima5]]<br />
Oggi ospitalit&agrave;, degustazioni e vendita diretta non sono attivit&agrave; collaterali: in alcuni casi arrivano a generare fino all&rsquo;80-90% del fatturato. &Egrave; il modello del vino come fulcro, attorno al quale ruotano <em>esperienza, cultura, relazione</em>. L&rsquo;agriturismo &egrave; presente nel 75% delle aziende, le degustazioni nel 50%, la ristorazione nel 35%. Anche le realt&agrave; pi&ugrave; piccole riescono cos&igrave; a superare i limiti dimensionali puntando su servizi ad alto valore aggiunto, perfettamente in linea con il turismo contemporaneo.</p>

<p>Se c&rsquo;&egrave; una parola che ricorre con insistenza &egrave; <em>credibilit&agrave;.</em> Il territorio del <em>Vino Nobile di Montepulciano</em> &egrave; stato il primo in Italia a ottenere la certificazione di sostenibilit&agrave; territoriale <em>Equalitas</em>, e oltre il 60% delle aziende &egrave; biologico. La sostenibilit&agrave;, qui, non &egrave; solo ambientale: &egrave; anche economica e culturale. Serve formazione, servono nuove competenze. Non a caso le imprese stanno investendo in figure professionali dedicate all&rsquo;ospitalit&agrave; (61%), al marketing (28%) e alla gestione tecnica (22%). Il vignaiolo del futuro, a Montepulciano, parla pi&ugrave; lingue: quella della terra e quella del mercato.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>IL &ldquo;PIEVE&rdquo; ALLA CONQUISTA DELL&rsquo;AMERICA</strong><br />
[[ima4]]Sul fronte internazionale, i riflettori sono puntati sul <em>Vino Nobile di Montepulciano Pieve</em>. L&rsquo;indagine condotta da <em>Nomisma</em> negli Stati Uniti racconta un&rsquo;accoglienza pi&ugrave; che promettente. Per ristoratori, enotecari e distributori americani, le parole chiave sono chiare: qualit&agrave;, eleganza, identit&agrave; toscana, longevit&agrave;, storia. Quasi il 90% degli operatori intervistati ha gi&agrave; inserito o prevede di inserire il <em>Pieve </em>nella propria carta dei vini. E l&rsquo;aspettativa &egrave; quella di un posizionamento alto di gamma, coerente con l&rsquo;identit&agrave; del progetto. Tra i punti di forza emergono l&rsquo;identit&agrave; delle singole Pievi, la forte radice territoriale e l&rsquo;esperienza gustativa distintiva. Non un semplice nuovo vino, ma un racconto pi&ugrave; dettagliato del territorio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I NUMERI DI UN MERCATO SOLIDO</strong><br />
[[ima2]]Il 2025 si &egrave; chiuso con un segno positivo in valore. L&rsquo;export rappresenta il 64,5% delle vendite complessive, mentre il mercato italiano assorbe il 35,5%. La vendita diretta continua a crescere e ha ormai superato il 40% delle vendite del mercato interno. In Italia il cuore commerciale resta il Centro (65%), con la Toscana che da sola vale il 45%. All&rsquo;estero la distribuzione &egrave; equilibrata tra Europa ed extra UE. La Germania si conferma primo mercato (36% dell&rsquo;export), seguita dagli Stati Uniti (27,5%), stabili nonostante le tensioni sui dazi. Il Canada prosegue la sua crescita e raggiunge il 5%. Colpisce un dato: il Vino Nobile biologico rappresenta circa la met&agrave; delle vendite in Italia e oltre il 55% sui mercati internazionali. Una percentuale che racconta un&rsquo;identit&agrave; ormai consolidata.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>VENDEMMIA 2025: EQUILIBRIO E QUALIT&Agrave;</strong><br />
Dal punto di vista climatico, il 2025 &egrave; stato un anno di contrasti. Inverno mite e piovoso, con riserve idriche ricostituite. Giugno tra i pi&ugrave; caldi degli ultimi vent&rsquo;anni, seguito da un&rsquo;estate variabile, con piogge abbondanti ad agosto che hanno evitato stress idrico e preservato la sanit&agrave; delle uve. Il germogliamento &egrave; avvenuto regolarmente ad aprile, la fioritura &egrave; stata omogenea e l&rsquo;allegagione soddisfacente, seppur con fertilit&agrave; leggermente inferiore al 2024. La maturazione si &egrave; svolta in modo lineare, garantendo ottima qualit&agrave; aromatica e tecnologica. Bassa la pressione di patogeni. La vendemmia, concentrata nell&rsquo;ultima decade di settembre, ha consegnato quantit&agrave; nella media e prospettive qualitative molto interessanti.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I NOSTRI ASSAGGI</strong><br />
[[ima3]]<br />
<em>Boscarelli, Vino Nobile di Montepulciano Pieve Cervognano Costa Grande 2022</em><br />
Un&rsquo;etichetta gi&agrave; rodata che accoglie con naturalezza il passaggio alla menzione Pieve. Il profilo olfattivo appare composto e ancora leggermente contratto, mentre la struttura si apre progressivamente mostrando una tessitura tannica fine, equilibrio gustativo e una sapidit&agrave; che lascia intuire una solida capacit&agrave; evolutiva.</p>

<p><em>Poliziano, VNM Pieve Caggiole 2022</em><br />
Vivace fin dall&rsquo;impatto visivo, esprime una maturit&agrave; di frutto rosso intensa, quasi confit, arricchita da sfumature terrose e accenti balsamici. Il tannino, setoso e ben integrato, accompagna una beva gi&agrave; armoniosa e piacevole.</p>

<p><em>Vino Nobile di Montepulciano 2023 &ndash; Le Berne</em><br />
Rosso rubino brillante e cristallino. All&rsquo;olfatto emergono viole e ciliegia matura, affiancate da piccoli frutti di bosco che ne esaltano freschezza e immediatezza espressiva. Il palato &egrave; succoso e avvolgente, con una struttura morbida ed elegante sorretta da tannini ben rifiniti. Il sorso &egrave; fluido e armonico, con una chiusura calda, generosa e appagante.</p>

<p><em>Avignonesi</em><br />
Porpora intenso e luminoso. Il naso si presenta pi&ugrave; introverso e profondo, giocato su ciliegia scura, accenni speziati e delicate note di t&egrave; profumato che ne sottolineano la finezza. In bocca mostra tensione e succosit&agrave;, sostenute da una viva spinta acida che ne definisce la struttura. Finale nitido, caldo e coerente, di elegante compostezza.</p>

<p><em>Il Molinaccio di Montepulciano &ndash; La Spinosa</em><br />
Rubino vivo e trasparente. Il bouquet &egrave; nitido e fresco, con sentori di mentuccia, mirtillo, ciliegia croccante e un leggero tocco di ginepro. Al palato risulta dinamico e vibrante, caldo ma ben bilanciato, con un sorso scorrevole e preciso. La chiusura si allunga con intensit&agrave; e avvolgenza, mantenendo equilibrio ed eleganza.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/montepulciano-vino-nobile-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41302/in-cantina/i-numeri-e-gli-assaggi-parlano-chiaro-il-vino-nobile-e-in-splendida-forma.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Colazione in hotel? Ora c'è un libro che ce la racconta bene</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41301/in-libreria/colazione-in-hotel-ora-ce-un-libro-che-ce-la-racconta-bene.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Un caff&egrave; al volo; nel migliore dei casi una ciotola di cereali - o porridge se vogliamo tenerci al passo coi tempi - e per i pi&ugrave; nostalgici qualche fetta biscottata con burro e marmellata: in qualunque caso, la colazione raramente &egrave; un momento da concedersi in piena tranquillit&agrave;. La condiamo, proiettando gi&agrave; l&rsquo;impegno che di l&igrave; a poco ci bloccher&agrave;, e persino il profumo del caff&egrave; - cos&igrave; vitale - quasi ci infastidisce tanto &egrave; poco il tempo da dedicargli.</p>

<p>Grazie al cielo, non &egrave; sempre cos&igrave;: esistono le dovute eccezioni, e oggi a dimostracelo c&rsquo;&egrave; un libro, un viaggio meraviglioso che ci porta a tavola di alcune tra le migliori colazioni d&rsquo;hotel in Italia. Stiamo parlando&nbsp;di <em>The best Italian Breakfast</em> di <strong>Lucrezia Margotti</strong> e <strong>Stefania Petruzzelli</strong>, per <a href="https://marettimanfredi.it/" rel="nofollow" target="_blank">Maretti Editore</a>&nbsp;con gli scatti di <strong>Lido Vannucchi</strong> (205 pagine; costo suggerito euro 55).</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Cominciamo accedendo a una dimensione temporale &ndash; e non solo fisica &ndash; completamente differente. Abbiamo abbandonato lo spazio domestico, o il baretto di fiducia sotto casa, mentre entriamo in punta di piedi nelle magnifiche sale di 12 alberghi sparsi per il Bel Paese. Il tempo finalmente rallenta, il piacere trattenuto si spande e l&rsquo;animo ancora dormiente, si lascia risvegliare da incursioni sensoriali che d&rsquo;un tratto attivano le nostre emozioni.</p>

<p>Certo non sempre c&rsquo;&egrave; stata cos&igrave; tanta attenzione per le colazioni in hotel, perlomeno qui in Italia. Grandi buffet con un po&rsquo; di tutto, torte fatte in casa nel migliore dei casi, <em>viennoiserie</em> quasi sempre surgelata, macedonie annerite, pacchetti di biscotti confezionati e una selezione di formaggi e prosciutto anemici &ndash; il meglio lo gustavamo in agriturismo dove si aveva l&rsquo;impressione di mangiare una proposta decisamente pi&ugrave; sana, genuina e territoriale. Poi qualcosa finalmente cambia: si sente la necessit&agrave; di iniettare identit&agrave; e qualit&agrave; a questo pasto sacro, lasciando che l&rsquo;essenza del luogo non sia confinata pi&ugrave; nel solo perimetro di una cena meravigliosa, trovando, invece, continuit&agrave; al risveglio, e questo soprattutto se pensiamo alla presenza sempre pi&ugrave; significativa del <em>fine dining</em> nelle strutture d&rsquo;accoglienza di lusso.</p>

<p>Ora, quante volte ci sar&agrave; capitato di consumare una cena da sogno, ma di non ritrovare pari qualit&agrave; a colazione? Tutto diventa un po&rsquo; come indossare un abito sartoriale da urlo,&nbsp;dall&rsquo;orlo rovinato. Non ha alcun senso.</p>

<p>Ecco che, quindi, l&rsquo;autenticit&agrave; inizia a prendersi i suoi spazi anche a colazione per una cura dell&rsquo;ospite a 360&deg;. Sono 12 le strutture visitate dal Nord al Sud Italia dalle autrici &ndash; <em>Casa Maria Luigia, Dalla Gioconda, JK Place Capri, L&rsquo;Albereta Relais e Ch&acirc;teaux, Mandarin Oriental Milan, Masseria Moroseta, Palazzo Venart Luxury Hotel, Petra Segreta Resort, Rosewood Castiglion del Bosco, Villa Crespi, Villa Rosa</em> &ndash; <em>La Casa di Lella e Winkler Hotels</em> -, e ciascuna di esse interpreta territorio e tradizioni attraverso un linguaggio singolare che diviene, in ultimo, un atto di amore, il calco del luogo e di chi lo anima.</p>

<p>[[ima8]]In questa tipicit&agrave;, in questa esclusivit&agrave;, emerge la sensibilit&agrave; di chi accoglie nel provare a immaginare il piacere che un gesto sia in grado di provocare. Perch&eacute;, dopotutto, &egrave; questa la vera arte dell&rsquo;ospitalit&agrave;: comprendere le necessit&agrave;, ma anche i desideri, cogliere le aspettative e poi superarle.</p>

<p>I buffet adesso compaiono sempre meno a favore della carta, decisamente pi&ugrave; sostenibile, e capace di incanalare al meglio le nostre necessit&agrave; e voglie: spesso, infatti, sono gli eccessi a mandarci fuori strada e a indirizzare la nostra scelto verso qualcosa che in realt&agrave; non desideriamo. Il tutto, senza limitare libert&agrave; e variet&agrave;, lasciando cos&igrave; tendere la nostra colazione pi&ugrave; sul versante dolce o salato&hellip; e perch&eacute; no, entrambi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Ma come narrare l&rsquo;essenza di un luogo attraverso una colazione?</strong><br />
Un esempio arriva in pieno da <em>Casa Maria Luigia</em>, la dimora nella campagna modenese di <strong>Massimo Bottura</strong> e di sua moglie <strong>Lara Gilmore</strong>. Gocce di aceto balsamico impreziosiscono fette di cotechino servito con zabaglione: questa &egrave; l&rsquo;Emilia, ma &egrave; anche il ricordo intimo di <strong>Massimo</strong> (che ha curato insieme a <strong>Luigi Cremona</strong> la prefazione del libro, ndr) di sua nonna, la quale soleva svegliarsi prima di tutti per preparare questo pasto generoso, a tratti romantico.<br />
[[ima4]]Come &egrave; profondamente commovente affondare il morso in un fico dolcissimo al risveglio da <strong>Peppe Guida</strong> &ndash; <em>Villa Rosa | La casa di Lella</em> (Alberi, Napoli) - con lo sguardo rivolto al Vesuvio, o quel riflesso di laguna nelle alghe che sormontano un burro di malga montato, servito con il pane ai semi di <strong>Donato Ascani</strong> a Palazzo Venart (Venezia)&hellip;</p>

<p>[[ima3]] E questa &egrave; la tipicit&agrave;, che si alterna senza scontrarsi, a un taglio pi&ugrave; globale della colazione affinch&eacute; anche chi arriva da lontano possa ritrovare familiarit&agrave; con piatti a cui &egrave; abituato da sempre. Non &egrave; un caso, quindi, che i mattini al <em>Mandarin Oriental Milan</em> sono segnati anche da ravioli colorati &ldquo;che custodiscono il ripieno come piccoli reliquiari&rdquo;.</p>

<p>La precisione delle <em>viennoiserie</em>, poi, &egrave; vero must, elemento imprescindibile in ogni colazione degna di questo nome.</p>

<p>[[ima6]]Eppure resisteremmo a un piatto di <em>Culurgiones</em>? Alla bellezza senza tempo di uno<em> Spaghetto al pomodoro</em>, o alla raffinatezza di una <em>Pasta in bianco</em>? Anche questo &egrave; colazione: la libert&agrave; di godersi il momento preservando il resto del giorno, traghettandoci con energia fino alla cena.<br />
[[ima7]]Ma &egrave; anche una possibilit&agrave;: perch&eacute; se una cena o un pranzo fine dining spesso risultano proibitivi, una colazione aperta al pubblico regala la delizia della grande ospitalit&agrave; a un prezzo accessibile.</p>

<p>Sono dettagli che cogliamo tra le righe, emozioni che viviamo attraverso le parole di <strong>Stefania</strong> e <strong>Lucrezia, </strong>le quali hanno preferito una prosa piena, densa, tagliata su misura del luogo affinch&eacute; chiunque stringa tra le mani questo volume possa per un attimo staccarsi dalla realt&agrave; e vivere un prolungato viaggio di piacere.&nbsp;</p>

<p>A seguire un estratto dal libro <em>The Best Italian Breakfast</em>, memoria di un risveglio firmato&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36446/ristoranti/dalla-gioconda-davide-di-fabio.html" target="_blank">Dalla Gioconda</a>, regno dello chef&nbsp;<strong>Davide Di Fabio</strong>,&nbsp;a Gabicce Monte, Pesaro Urbino.<br />
[[ima5]]</p>

<blockquote>
<p>Secondo il principio aristotelico di non-contraddizione, ci&ograve; che &egrave; non pu&ograve;, nello stesso istante e nello stesso senso, essere altro da s&eacute;. Due le violazioni a tale logica. L&rsquo;inconscio: non solo luogo della rimozione, ma spazio in cui opera un funzionamento radicalmente diverso da quello cosciente. L&rsquo;emozione: parzialmente consapevole, ma quanto pi&ugrave; intensa e irradiata, tanto pi&ugrave; capace di contenere &laquo;infinite esperienze&raquo; &ndash; scriveva Matte Blanco; non mero atto di rievocazione, ma comunicazione di dimensioni lontane, attraversamento di livelli temporali e identitari che ricompone ci&ograve; che la superficie del pensiero separa. Varco mediante cui la coscienza accede a una dimensione indivisa e potenzialmente infinita. &Egrave; questo il tentativo di spiegazione, affiorato da distanti letture impegnate, che la mente ha convocato per razionalizzare il mattino Dalla Gioconda. Nulla di comune: la bellezza &egrave; assoluta, verticale.</p>

<p>Su un monte, pavimenti di pietra rosa o di graniglia; sopra, tavoli di ceramica incorniciati dal legno e rivolti verso il mare; qua e l&agrave;, memorie stampate o cucite di una moda trascorsa e mai passata; intorno, pareti impresse dal motivo di canzoni a lungo ascoltate. Valicata la soglia della sala delle colazioni, una natura morta di vasi, emersa da un dipinto di Giorgio Morandi, mette quiete; d&rsquo;altronde, ne hai bisogno dopo lo spossamento febbrile dovuto al continuativo assaggio del sublime della sera precedente. A proposito &ndash; allunghi lo sguardo, in silenzio &ndash; grazie, mare, per aver donato quel calamaretto alle mani di Davide Di Fabio e poi a me.</p>

<p>Il problema &egrave; proprio l&igrave;, accanto alle teiere: Davide. O meglio, il suo palmo appoggiato sul mento e gli occhi fissi a colpire un punto invisibile. Sta ammirando &ndash; pensi, ricordando che admirare significa scovare ci&ograve; che scivola dai quadri consueti della conoscenza delle cose. &laquo;La creativit&agrave;&raquo; &ndash; afferma Davide, mostrandoti una singolare crescia &ndash; &laquo;&egrave; parte del puzzle che hai nella mente; lo componi con l&rsquo;urgenza dell&rsquo;opera&raquo;.</p>

<p>In raccoglimento, ti predisponi ad affrontare il secondo capitolo del travalicamento dell&rsquo;ordinario, iniziato a cena e appena confermato. Ma mentre sorseggi un succo alla pesca, appare un ciambellone: olio, acqua e limone. Domestico e mite. Ne prendi, calmo, una fetta. Nel momento in cui le briciole toccano il palato, il trasalimento: un piacere delizioso, isolato, senza cognizione di causa; il cuore leggero, indifferente alle illusioni della vita, al peso greve delle incombenze. Non ricordi, vivi. Sei tu e, simultaneamente, il tu che eri; con le mani piccoline e la sola inquietudine di conquistare la bicicletta senza rotelle. Una gioia violenta, con le ginocchia sbucciate: &egrave; l&rsquo;infanzia. Lontana e fuggita, ma ora cos&igrave; prossima da udirla &ndash; suono onirico rarefatto dal dormiveglia. Chino sullo stupore, torni sul piano inclinato delle tre dimensioni che abiti.</p>

<p>La sospensione ti ha distratto da sottili ferratelle abruzzesi, come le mani che ancora sorreggono il mento dell&rsquo;ispirazione. Con la laica devozione di chi accoglie un&rsquo;ostia, spezzi la cialda, offrendo un intonso frammento alle labbra. &Egrave; la cialda del cono gelato che ti spettava vuoto: la gioia vitale del dolce tutto senza niente. Spalmi la sublimazione genuina della felicit&agrave; in barattolo: nocciole caramellate e crema di cioccolato. &Egrave; il gelato non pi&ugrave; gelato che tua nonna, come una gazza, posava di nascosto su un pezzettino del tuo cono. Incroci le linee sottili e curvate dello sguardo di Davide: ti dicono che sanno cosa hai provato.</p>
</blockquote>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-the-best-italian-breakfast-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41301/in-libreria/colazione-in-hotel-ora-ce-un-libro-che-ce-la-racconta-bene.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/118/in-libreria.html">118</category>			</item>			<item>				<title>Pino Cuttaia arriva a Identità Golose Milano con i suoi nuovi piatti</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41307/identita-golose-milano/pino-cuttaia-arriva-a-identita-golose-milano-con-i-suoi-nuovi-piatti.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&#39;&egrave; un filo lungo e luminoso che attraversa la cucina di <strong>Pino Cuttaia</strong>, ed &egrave; quello della memoria. Memoria di una Sicilia che profuma di mare e di terra, di gesti domestici e di sapori d&#39;infanzia, di partenze e di ritorni. Su queste pagine lo abbiamo raccontato molte volte: in ogni occasione&nbsp;il racconto di <strong>Cuttaia</strong> si rivela capace di aggiungere un nuovo capitolo a una narrazione gastronomica tra le pi&ugrave; affascinanti della cucina italiana contemporanea.</p>

<p>Licata, costa meridionale della Sicilia, provincia di Agrigento: &egrave; qui che tutto ha inizio, ed &egrave; qui che tutto ritorna. <strong>Cuttaia</strong> nasce nel 1967, ma la famiglia fa presto fagotto in direzione Piemonte. Torino, gli studi, il lavoro in fabbrica: la cucina, all&#39;inizio, &egrave; solo un piacevole passatempo relegato ai fine settimana. Ma quel sacro fuoco per i fornelli non tarda a trasformarsi in vocazione. Le esperienze al <em>Sorriso</em> di Soriso e al <em>Patio</em> di Pollone sono decisive: &egrave; l&igrave; che il giovane cuoco siciliano apprende quella precisione nel lavoro che, accostata ai sapori della sua terra e a un talento invidiabile, lo porter&agrave; lontano.</p>

<p>[[ima2]]Il millennio si apre con il viaggio a ritroso: origine Piemonte, direzione Licata. Nel 2000, insieme alla moglie <strong>Loredana Cipriano</strong>, apre <em>La Madia</em> in corso Re Capriata. All&#39;inizio sono solo in due, lui in cucina e lei in sala, ma la dedizione &egrave; totale. &laquo;Non avrebbe avuto senso cucinare in qualsiasi altro luogo che non fosse la Sicilia&raquo;, ha raccontato <strong>Cuttaia</strong> proprio sulle nostre pagine. E da Licata, in effetti, non si &egrave; pi&ugrave; mosso: la prima stella Michelin arriva nel 2006, la seconda nel 2009. Nel mezzo e dopo, una serie di riconoscimenti che ne consacrano lo status di maestro della cucina italiana, con anche il&nbsp;celebre <em>Uovo di Seppia</em> diventato simbolo dell&#39;edizione&nbsp;2014 del congresso di <em>Identit&agrave; Golose</em>.</p>

<p>Ma al di l&agrave; dei premi, ci&ograve; che rende unica la tavola de <em>La Madia</em> &egrave; quella capacit&agrave; rara di trasformare il ricordo in pietanza. &laquo;Una cucina in cui reinventare i ricordi, trasformandoli in piatti perfetti per celebrare stagioni e simboli della storia gastronomica della mia gente&raquo;, spiega lo stesso <strong>Cuttaia</strong>. &Egrave; una cucina che affonda le radici nel gesto antico, nella conoscenza profonda degli ingredienti e della stagionalit&agrave;, nella sapienza tramandata dalla madre e dalla nonna. Come ci raccontava nel 2018: &laquo;Il primo ricordo gastronomico della mia infanzia &egrave; quello della polpetta fritta che si sprigionava la domenica&raquo;. Da quel ricordo olfattivo, da quel mix di aglio, formaggio e prezzemolo a contatto con l&#39;olio caldo, &egrave; germogliata un&#39;intera filosofia culinaria.</p>

<p>[[ima3]]Oggi quella de <em>La Madia</em> &egrave; una cucina del ricordo matura, consapevole, poetica per la sua capacit&agrave; di compenetrare i sussurri pi&ugrave; profondi della terra e del mare.&nbsp;Mercoled&igrave; 11 marzo <strong>Pino Cuttaia</strong> porter&agrave; a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> un menu di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e che racconter&agrave; alcune delle ultime idee su cui lo chef sta lavorando. Ecco cosa troverete nell&#39;Hub di via Romagnosi:</p>

<p><em>Creme brul&egrave;e di polpo</em><br />
<em>Ipogeo terramare</em><br />
<em>Scampagnata di una cernia</em><br />
<em>La nuova cassata all&#39;olio evo</em><br />
<em>Torta sfogliata con zabaglione al vecchio samperi</em></p>

<p>Per questa serata il menu sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Vi aspettiamo <strong>mercoled&igrave; 11 marzo a partire dalle 19:30</strong>: per prenotare il vostro posto, <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">visitate subito il sito ufficiale dell&#39;hub</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/chef-pino-cuttaia-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41307/identita-golose-milano/pino-cuttaia-arriva-a-identita-golose-milano-con-i-suoi-nuovi-piatti.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Dalle cucine d'Italia al Gargano: Diana Pignatelli e il ritorno a Le Caselle</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41303/dallitalia/dalle-cucine-ditalia-al-gargano-diana-pignatelli-e-il-ritorno-a-le-caselle.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Diana Pignatelli</strong> &egrave; quel tipo di persona che quando entra in una stanza, con una risata, la riempie. Ha un&#39;energia che mette tutti a proprio agio. Che sia seduta a un tavolino per un caff&egrave; o in sala a raccontare la sua cucina, <strong>Diana</strong> porta con s&eacute; un modo di stare al mondo fatto di forza e leggerezza insieme, di responsabilit&agrave; e gioia di vivere.</p>

<p>Classe 1992, la sua storia professionale parte da lontano, da una visione familiare che ha radici profonde nella terra del Gargano. Nel 2000 suo padre <strong>Dario Pignatelli</strong> acquista circa 150 ettari di terreni a Rignano Garganico. All&#39;epoca non c&#39;era nulla: niente strada, niente luce, niente acqua, solo pascoli abbandonati e una cascina semidistrutta. Quella cascina oggi &egrave; il cuore dell&#39;<a href="https://www.agriturismolecaselle.com/" rel="nofollow">Agriturismo Le Caselle</a>, ma ci sono voluti anni di lavoro, pazienza e ostinazione per renderlo possibile.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Quando arriva il momento di scegliere la scuola superiore, <strong>Diana</strong> &egrave; ancora una ragazzina con un&#39;anima fortemente artistica. Disegna, dipinge, frequenta corsi, espone. L&#39;artistico sarebbe la strada naturale. E invece accoglie il consiglio del padre e sceglie l&#39;alberghiero, consapevole che dietro quel progetto agricolo c&#39;&egrave; anche un futuro da costruire. &Egrave; una scelta di maturit&agrave; precoce, fatta di sveglie all&#39;alba, di semi-convitto a Lucera, di pullman presi da sola alle sei del mattino. Nessuna spinta, nessuna forzatura. Solo senso di responsabilit&agrave;.</p>

<p>Cucinare, del resto, le &egrave; sempre appartenuto. In casa della nonna paterna si cucinava <em>forte</em>, come dice lei. E la cucina non era solo nutrimento, ma linguaggio affettivo: la nonna non abbracciava, cucinava il tuo piatto preferito. <strong>Diana</strong> questa cosa se l&#39;&egrave; portata dentro. Ancora oggi, per lei cucinare &egrave; un gesto d&#39;amore, un abbraccio silenzioso. &Egrave; da l&igrave; che nasce quella visione romantica e sentimentale della cucina che resta anche dopo anni di tecnica e rigore.</p>

<p>[[ima4]]Le prime esperienze arrivano prestissimo. A Campobasso, all&#39;<em>Hotel Eden</em>, con lo chef <strong>Nicola Vizzarri</strong>, all&#39;epoca membro della Nazionale Italiana Cuochi. &Egrave; il 2005&ndash;2006 e quel mondo, per una ragazza giovanissima, &egrave; quasi fantascienza: finger food, piatti moderni, un&#39;idea di cucina avanti rispetto ai tempi. Si lavora tantissimo, matrimoni a raffica, grandi numeri, ritmi durissimi. &Egrave; l&igrave; che <strong>Diana</strong> impara cosa significa organizzazione, concentrazione, tenuta mentale. All&#39;epoca non si parlava di stelle Michelin: si faceva il cuoco, punto. Ed &egrave; proprio per questo che quella scuola &egrave; stata cos&igrave; formativa.</p>

<p>Seguono alberghi, villaggi, grandi strutture. Esperienze che <em>fanno le ossa</em>. Poi arriva una proposta dal Sudafrica, da Johannesburg, per cucinare italiano. Un&#39;esperienza di vita prima ancora che professionale, preparata con entusiasmo e saltata all&#39;ultimo per la malattia del padre. Anche un progetto legato a un&#39;idea di ristorante in una metropolitana abbandonata di New York con <strong>Davide Scabin</strong> non andr&agrave; in porto per un Green Pass non ottenuto. Ma <strong>Diana</strong> non si ferma.</p>

<p>Inizia allora il suo personale &quot;corteggiamento&quot; ad <strong>Angelo Sabatelli</strong>. Lo segue, lo studia, lo contatta con costanza. Un messaggio ogni mese, ogni mese e mezzo. Educazione, determinazione, pazienza. Dopo un anno arriva la risposta: non uno stage, ma un lavoro vero. Due anni nelle cucine di <strong>Sabatelli</strong> che le aprono un mondo nuovo. Tecniche, ingredienti, polveri, disidratazioni, influenze asiatiche. <strong>Diana</strong> racconta di aver passato i primi mesi a fare foto di nascosto: non per vanit&agrave;, ma per imparare, per fissare nella memoria cose che non aveva mai visto.</p>

<p>[[ima7]]Dopo <strong>Sabatelli</strong> torna alle <em>Caselle</em>, ma capisce che non &egrave; ancora il momento. Non si sente pronta, non sente di poter dare. Riparte. Va da <strong>Irina Steccanella</strong>, collabora all&#39;apertura del ristorante quando &egrave; ancora un cantiere, e resta un anno perch&eacute; ci tiene, perch&eacute; vuole capire la cucina emiliana, perch&eacute; &egrave; curiosa. Poi tornano le stagioni, questa volta all&#39;<em>AdiV&egrave;</em> di Vieste, e l&#39;incontro con <strong>Domingo Schingaro</strong> e <strong>Angelo Convertini</strong>, che la porter&agrave; a un anno di lavoro ai <em>Due Camini</em>.</p>

<p>C&#39;&egrave; anche il passaggio delicato tra <em>Venissa</em> e <em>Borgobrufa</em>. A Mazzorbo affronta uno dei colloqui pi&ugrave; duri della sua vita: prova pratica, test scritto, una conoscenza richiesta a 360 gradi. <strong>Francesco Brutto</strong> le offre il ruolo di capo partita, ma nello stesso momento arriva l&#39;opportunit&agrave; a Perugia, con <strong>Andrea Impero</strong>, al <em>Borgobrufa Resort</em>. <strong>Diana</strong> sceglie Perugia. Una scelta di pancia e di crescita. Pochi mesi, ma intensi, in una cucina che proprio in quell&#39;anno conquista la stella Michelin.</p>

<p>[[ima8]]Poi il ritorno verso casa, passando da <strong>Rosario Didonna</strong> a <em>&Ugrave; Vulesce</em>. Un avvicinamento graduale, necessario. Fino alla decisione definitiva: il 7 gennaio 2024 <strong>Diana</strong> torna alle <em>Caselle</em>. Non &egrave; un ritorno semplice. Significa ridefinire equilibri, convincere i genitori, cambiare abitudini. Oggi lavora in cucina fianco a fianco con il padre <strong>Dario</strong>, mentre in sala ci sono la madre <strong>Cristina La Pietra</strong> e la sorella <strong>Federica Pignatelli</strong>. Un&#39;impresa familiare vera, dove il ristorante &egrave; solo una parte di un&#39;azienda agricola complessa.</p>

<p>Essere nel Parco Nazionale del Gargano &egrave; una ricchezza e una difficolt&agrave; continua. Ogni progetto richiede tempo, autorizzazioni, pazienza. Nulla &egrave; immediato. E forse &egrave; anche per questo che la cucina di <strong>Diana</strong> &egrave; cos&igrave;: concreta, agricola, di sentimento. Una cucina che parte dalla tradizione, la rispetta, la usa come base per creare. Non fine dining, non ricerca esasperata.</p>

<p>[[ima10]]Lo si capisce bene da piatti come <em>Baccal&agrave; e broccoli</em>, che nasce dalla memoria del Natale foggiano. La base &egrave; una crema di broccoli stufati, morbida e avvolgente, su cui viene adagiato il baccal&agrave; fritto in pastella, croccante e asciutto. A completare il piatto ci sono le senapi saltate in padella &ndash; le <em>sinapi</em>, come vengono chiamate in altre zone del Sud &ndash; che aggiungono una nota vegetale pi&ugrave; amara e rustica. Un gioco di consistenze e di equilibrio che resta profondamente riconoscibile e legato alla cucina di casa.</p>

<p>[[ima9]]C&#39;&egrave; poi <em>Brace e conserva</em>, probabilmente il piatto che racconta meglio la fase attuale della cucina di <strong>Diana Pignatelli</strong>. Il protagonista &egrave; il midollo alla brace, cotto sul fuoco vivo per asciugarne la grassezza e arricchirlo di una nota affumicata. Accanto, il broccolo in giardiniera, conservato come si faceva una volta, porta acidit&agrave; e tensione vegetale. Il piatto &egrave; completato da una riduzione di manzo, intensa e profonda, che richiama i sapori della cucina di recupero, dalla farinella di ceci che aggiunge una nota tostata e asciutta, e da un olio verde allo sponzale, ottenuto dalla parte verde del cipollotto, che lega il tutto con un aroma vegetale deciso ma elegante. Sapori decisi, consistenze contrastanti, equilibrio costruito senza forzature. Una cucina che ragiona di recupero, stagionalit&agrave; e rispetto.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]E poi c&#39;&egrave; la <em>Focaccia</em>, che qui non &egrave; contorno ma gesto quotidiano. Un grande lavoro sull&#39;impasto &ndash; semola rimacinata al 100%, alta idratazione, lunghe maturazioni &ndash; e un condimento che resta fedele alla tradizione: pomodoro, aglio, prezzemolo e pecorino. Un pane che accompagna e racconta il Gargano nella sua forma pi&ugrave; semplice.</p>

<p>[[ima11]][[ima12]]La filosofia &egrave; sempre la stessa: pochi sprechi, recupero totale, attenzione alla materia prima e al tempo, dall&#39;acqua del peperone arrosto per farne il caramello, alle foglie di sedano o di limone essiccate e ridotte in polvere, alle bucce di cipolla arrostite e frullate. Rosoli fatti in casa e offerti a fine pasto, come una volta. &laquo;Recupero anche nei contenitori: non compro barattoli apposta, li recupero. Faccio conserve come si facevano in casa: giardiniere, marmellate, e tutto quello che il tempo e la stagione permettono&raquo;.</p>

<p><strong>Diana Pignatelli</strong> &egrave; cos&igrave;: una donna di carattere, che ha scelto la fatica senza rinunciare alla gioia. Una condottiera gentile, che costruisce il futuro restando ancorata alla terra. E alle <em>Caselle</em>, oggi, questa storia si sente tutta.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/image0-86.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41303/dallitalia/dalle-cucine-ditalia-al-gargano-diana-pignatelli-e-il-ritorno-a-le-caselle.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Incontro (e confronto) di mari: a tu per tu con Gianfranco Pascucci e il mito Elkano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41297/dallitalia/incontro-e-confronto-di-mari-a-tu-per-tu-con-gianfranco-pascucci-e-il-mito-elkano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; una grande differenza tra la cucina di pesce e la cucina di mare. Se la prima si identifica in un singolo elemento, la seconda diventa equivalenza e riflesso di un ecosistema complesso in cui mare e terra si intersecano, dialogano, divenendo territorio, dove il mare &egrave; pensiero, linguaggio, attitudine. Lo sanno bene <strong>Gianfranco Pascucci </strong>e <strong>Aitor Arregui </strong>del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/30155/ristoranti/elkano.html" target="_blank">Elkano</a><strong> </strong>di Getaria, Paesi Baschi, due grandi interpreti del mare e delle sue storie, che lo scorso luned&igrave; 2 marzo hanno trasformato l&rsquo;insegna di Fiumicino in uno spazio di incontro e racconto.</p>

<p>[[ima4]]La cucina di mare &egrave; l&rsquo;idea sintetica della visione olistica di&nbsp;<strong>Pascucci</strong>, che sta portando avanti negli ultimi anni, tracciando una direzione identitaria e alternativa. Nella consapevolezza del patron di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11451/ristoranti/pascucci-al-porticciolo.html" target="_blank">Pascucci al Porticciolo</a> di Fiumicino (Roma) c&rsquo;&egrave; l&rsquo;esigenza e la volont&agrave; di creare una rete sinergica tra gli chef europei che hanno scelto il mare come concetto caratterizzante della loro cucina e che ogni giorno lo ridisegnano a seconda della loro visione di ricerca. Un progetto di cultura gastronomica che si esprime attraverso una vera e propria antropologia di mare.</p>

<p>[[ima8]]Proprio da qui prende forma <em>Incontro dei Mari</em>,&nbsp;una serie di serate-degustazione dove -&nbsp;in questo caso - l&rsquo;intera squadra di <em>Elkano</em>, con <strong>Aitor Arregui, Pablo Vicari, Nicolas Boise</strong> e <strong>Koldo Manterola</strong>, &egrave; stata ospite di <strong>Gianfranco Pascucci</strong> e di sua moglie, nonch&egrave; anima della sala,&nbsp;<strong>Vanessa Melis</strong>.</p>

<p>[[ima5]]Una cena che ha celebrato l&rsquo;incontro tra il Mar Mediterraneo e il Mar Cantabrico attraverso&nbsp;un dialogo costruito sull&rsquo;identit&agrave; e&nbsp;sul lavoro congiunto tra le due brigate.</p>

<p>[[ima9]]A partire dalla narrazione del piatto ci siamo addentrati insieme ai due protagonisti in un racconto di visioni e idee con una doppia intervista che mette il mare sempre al centro tra passato, presente e futuro.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>L&#39;INTERVISTA<br />
Elkano e Pascucci al Porticciolo sono due ristoranti di famiglia&nbsp;che attraversano il tempo, oltre&nbsp;le mode. Qual &egrave; l&rsquo;eredit&agrave; familiare che vi hanno lasciato in cucina e che custodite ancora?<br />
Pascucci: </strong>&laquo;La voglia di far bene, che fa parte della relazione con il cliente e rappresenta il senso e la misura del mio quotidiano&raquo;.<br />
<strong>Arregui: </strong>&laquo;In realt&agrave; non &egrave; solo una questione di sangue, &egrave; un retaggio territoriale. Siamo un villaggio di pescatori con pi&ugrave; di cinque generazioni e secoli vissuti in questi luoghi. Direi che siamo parte di una famiglia marittima, con un senso di appartenenza che ci unisce fino alla gente di Fiumicino, per esempio&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Alla parola &ldquo;mare&rdquo; qual &egrave; il vostro primo pensiero?<br />
Pascucci</strong>: &laquo;Ricerca continua&raquo;.<br />
<strong>Nicolas Boise: &laquo;</strong>Sicuramente bellezza&raquo;<strong>.</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Pescare significa anche rispettare il mare. Oggi che rapporto ha l&rsquo;uomo con il mare?<br />
Pascucci: </strong>&laquo;Secondo me l&#39;uomo oggi vive un rapporto di grande contrasto con il mare. &Egrave; consapevole delle difficolt&agrave;, ma non ha ancora il coraggio di affrontarle. Una paura che nasce da una mancanza di conoscenza&raquo;.<br />
<strong>Boise </strong>&laquo;Ovunque andiamo ci sono evidenti differenze nel rapporto tra uomo e mare e da qui si deduce una maggiore o minore sensibilit&agrave; verso di esso. A Getaria, nei Paesi Baschi, cos&igrave; come a Fiumicino, emerge chiaramente il desiderio di prendersi cura del esso, di proteggerlo. Ed &egrave; necessario lavorare in questa direzione, perch&eacute; questo &egrave; il nostro futuro&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Mare, uomo, cucina. Che tipologia di ecosistema ne viene fuori e qual &egrave; il suo grado di salute?<br />
Pascucci:</strong> &laquo;Io credo che fare una cucina di mare sia diverso dal fare una cucina di pesce. La prima, infatti,&nbsp;porta&nbsp;all&#39;attenzione tutto ci&ograve; che &egrave; interessato e influenzato dal mare: non si tratta solo di pesce, ma di culture e colture. Sono tanti e validi gli interpreti di questo splendido ecosistema - e forse neanche ne sono coscienti &ndash;: il mio desiderio &egrave; quello di cercarli e incontrarli cos&igrave; come ho fatto con <em>Elkano</em> per raccontare tante e nuove storie di mare&raquo;.<br />
<strong>Boise:</strong> &laquo;Dobbiamo essere molto selettivi: il modo migliore per rendere il consumo sano e sostenibile &egrave; scegliere gli ingredienti al momento giusto. Verdure, pesce e ogni prodotto vanno presi nella loro stagione, quando la natura li offre al meglio. Noi nei Paesi Baschi, ad esempio, prendiamo il pesce solo quando arriva nella nostra zona, senza andare lontano a cercarlo. &Egrave; cos&igrave; che si gusta al massimo e in modo responsabile&raquo;<strong>.</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Il cambiamento climatico sta trasformando il mare (e non solo): secondo voi si pu&ograve; trasformare questo problema in opportunit&agrave;?<br />
Pascucci: </strong>&laquo;Non vedo grandi opportunit&agrave; in questo, se&nbsp;non forse quella di avere la piccola fortuna di pescare pesci che prima non c&rsquo;erano, ma a pensarci bene non &egrave; nemmeno una fortuna&raquo;.<br />
<strong>Boise: </strong>&laquo;&Egrave; sicuramente una sfida. Se prima c&rsquo;era una distinzione molto chiara tra ci&ograve; che accadeva fuori e dentro il mare, oggi &egrave; pi&ugrave; difficile leggerlo e interpretarlo. Il mare sta letteralmente cambiando; prima sapevi quando pescare e che pesce arrivava;&nbsp;oggi &egrave; un continuo adattarsi alle nuove situazioni. Forse l&rsquo;adattamento potrebbe essere un&rsquo;opportunit&agrave;&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Aitor Arregi sul palco di Identit&agrave; Golose ha dichiarato: &laquo;Il futuro della pesca e dei pescatori &egrave; in forte pericolo&hellip; La sostenibilit&agrave; &egrave; sacrificata in nome del profitto&raquo;. Forse dietro al termine sostenibilit&agrave; c&rsquo;&egrave; solo una bella favola o possiamo fare qualcosa di veramente concreto?<br />
Pascucci: </strong>&laquo;Sacrificare il mare per i nostri interessi &egrave; qualcosa di svilente. Tutti noi dovremmo affrontare il tema del mare, viverlo direttamente: andarci, camminargli accanto, immergerci in esso senza paura di ci&ograve; che possiamo provare o scoprire. &Egrave; un rapporto che non tutti coltivano&nbsp;perch&eacute; richiede dedizione e tempo. Il mare non restituisce subito ci&ograve; che gli doniamo: &egrave; paziente, attende, e chi si dedica davvero a lui riceve sempre qualcosa in cambio. In un mondo dove abbiamo a portata di mano tutte le risposte possibili, rischiamo di perdere la nostra capacit&agrave; di osservare, attendere, comprendere. Il mare ci ricorda che ci sono tempi pi&ugrave; lunghi, tempi di osservazione, che non possiamo ignorare se vogliamo davvero prendercene cura. Se non impariamo a instaurare questo rapporto profondo con lui, ci perderemo, perch&eacute; il mare non &egrave; solo un territorio: &egrave; memoria, vita, futuro. E il nostro futuro dipende dalla capacit&agrave; di ascoltarlo e proteggerlo&raquo;.<br />
<strong>Arregi: </strong>&laquo;Penso che il mare ci stia dicendo qualcosa e che noi, come sempre, non sappiamo ascoltarlo, non sappiamo guardarlo e comprenderlo, n&eacute; tantomeno sappiamo prendercene cura. E se non ci prendiamo cura del mare, ci perderemo. Ci aspetta un duro lavoro&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Nicolas Boise</strong><strong> che legame c&rsquo;&egrave; tra il mare e il fuoco?</strong><br />
&laquo;Per noi &egrave; un legame molto speciale, perch&eacute; il modo in cui cuciniamo &egrave; lo stesso che usavano i pescatori un tempo sulle barche. Si cucinava con il carbone durante i lunghi viaggi, perch&eacute; occupava meno spazio a bordo, ed &egrave; cos&igrave; che cuciniamo ancora oggi. Fuoco e mare lavorano nella stessa direzione&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Gianfranco Pascucci, la tua idea di mare abbraccia l&rsquo;intero ecosistema marino e il territorio che lo accoglie: cosa ti ispira, cosa prediligi, cosa ti rappresenta di pi&ugrave;? </strong><br />
&laquo;Mi rappresenta di pi&ugrave; l&#39;ingegno umano che ha a che fare col mare. Mi interessa la cultura, che quindi non &egrave; un attaccamento alla natura. Credo profondamente nella cultura, nell&#39;ingegno, nella curiosit&agrave;, in&nbsp;chi si pone domande. E per ogni domanda c&rsquo;&egrave; sempre una o pi&ugrave; risposte, senza la necessit&agrave; di dover avere sempre ragione. Non dobbiamo lasciarci ossessionare dalla perfezione o farci giudicare da&nbsp;condizionamenti esterni. &Egrave; il momento di essere noi stessi, di esprimere la nostra individualit&agrave;. Le classifiche e i titoli non definiscono il valore: i veri &quot;migliori&quot; non sono quelli che seguono schemi gi&agrave; stabiliti, ma chi crea la propria strada e diventa il migliore nella propria categoria. Questo &egrave; ci&ograve; che rende il percorso davvero stimolante e autentico&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Da Elkano la griglia si colloca tra passato e futuro: &egrave; un modo per sublimare la cucina di mare? </strong><br />
[[ima10]]&laquo;S&igrave;, la griglia si colloca tra passato e futuro ed &egrave; cos&igrave; che cuciniamo. Una scelta profonda perch&eacute; con la griglia non puoi barare. Deve essere tutto autentico, perch&eacute; sul fuoco devi mettere il prodotto migliore. Non puoi imbrogliare, perch&eacute; non hai modo di mascherare nulla. Ci sono solo il prodotto e il fuoco. Quindi devi partire dal miglior ingrediente possibile, altrimenti te ne accorgi subito e non c&rsquo;&egrave; modo di rimediare&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Gianfranco Pascucci, quali sono le storie che oggi il mare ti racconta e che voce hai scelto di dare loro? </strong><br />
&laquo;Ah, questa &egrave; una domanda incredibile, difficile. Cogliere idee, avere intuizioni, sono cose che ti capitano e magari nemmeno te n&rsquo;accorgi, poi ti ritrovi a ragionare su un concetto per giorni e giorni, pensieri fluidi che spariscono e ricompaiono.</p>

<p>[[ima6]]A volte tutto arriva da quello che vedi quotidianamente come &egrave; successo con <em>Mare di plastica</em>, o <em>l&rsquo;Occhio del mare </em>che racconta un metodo di osservazione. &Egrave; una questione di sensibilit&agrave; ed empatia, non solo di materia prima. La cosa bella &egrave; che gli stimoli sono continui e chi come me fa cucina di mare li vive, li condivide e questa cosa ci rende pi&ugrave; uniti&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Due cucine distinte, un unico percorso </strong><br />
[[ima3]]Missione di questa cena era quella di raccontare con la propria voce territori e mare, facendoli coesistere sulla stessa tavola, senza contaminarli. Due storie distinte e ugualmente intense, che hanno giocato tra forma ed essenza, tra gusto ed estetica, tra rappresentazioni e autenticit&agrave;. Protagonista della serata per <em>Elkano,</em> la grande griglia posta nel dehors del ristorante, messa a disposizione dalla <em>Sartoria del BBQ</em> di Turi (BA), dove sono stati preparati alla loro maniera il <em>Branzino e lo Sgombro al fumo<strong>, </strong></em>ma soprattutto<em> il Rombo,</em> uno dei piatti simbolo dei pescatori baschi. Il <em>rodaballo</em> viene grigliato intero sulla brace all&rsquo;interno di una struttura di ferro, cotto molto vicino al fuoco e irrorato con salsa vinaigrette. Fumo e mare, in un rituale che viene tramandato da generazioni.</p>

<p>[[ima2]][[ima7]]<strong>Pascucci</strong>, invece, porta in questo viaggio piatti vecchi e nuovi, rivisitazioni arricchite da inediti punti di vista e riflessioni, come per <em>l&rsquo;Occhio del Mare</em>, una variazione contemporanea sul calamaro, in cui lo chef utilizza tutte le parti del mollusco, accompagnato dalle pannocchie con i loro finti &ldquo;occhi&rdquo;, o come l&rsquo;ultima versione di<em> Mare di Plastica</em>, piatto di denuncia di <strong>Pascucci </strong>contro l&rsquo;inquinamento marino, nato nel 2019 e realizzato con tutti gli scarti del calamaro, che vede nel 2026 l&rsquo;aggiunta delle <em>orecchie di maiale</em>. O ancora per il suo <em>Estratto di Mare</em>, un piatto conviviale di cucina contemporanea, con pasta mista, estratto realizzato con le teste e le pelli del pesce.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pascucci-e-aitor-arregui-phslevin.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41297/dallitalia/incontro-e-confronto-di-mari-a-tu-per-tu-con-gianfranco-pascucci-e-il-mito-elkano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Cristiano Tomei a ruota libera a Identità Golose Milano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41300/identita-golose-milano/cristiano-tomei-a-ruota-libera-a-identita-golose-milano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Come avevamo scritto nel presentare la serata, <strong>Cristiano Tomei</strong> &egrave; un cuoco che sfugge a qualsiasi definizione, autodidatta per vocazione, creativo per natura, capace di trasformare ogni piatto in un gesto personale e libero. E la cena di mercoled&igrave; 4 marzo a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> lo ha confermato in pieno: non solo per quello che ha cucinato, ma per il modo in cui ha vissuto e animato l&#39;intera serata, con un&#39;energia e una generosit&agrave; che hanno coinvolto la sala, la cucina e ogni persona presente nell&#39;Hub.</p>

<p>Per l&#39;occasione, il format abituale delle serate speciali di <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> &egrave; stato scompaginato. Non le consuete quattro portate pi&ugrave; un&#39;entr&eacute;e, ma un percorso di degustazione pi&ugrave; ampio e articolato, pi&ugrave; rappresentativo dell&#39;approccio di uno chef che tra i primi in Italia ha scelto di abbandonare il concetto tradizionale di menu, proponendo ai suoi ospiti de <em>L&#39;Imbuto</em> un percorso senza carta. La cena si &egrave; aperta con quattro assaggi di grande spessore, per poi proseguire con i piatti del menu vero e proprio (le foto e le descrizioni dei piatti, le trovare in fondo a questo articolo).</p>

<p>Sin dall&#39;arrivo nell&#39;Hub si &egrave; creata una complicit&agrave; calorosa e immediata tra<strong> Tomei </strong>e lo chef resident di <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> <strong>Edoardo Traverso</strong>, e con le brigate di cucina e di sala: un&#39;intesa che ha dato alla serata un&#39;atmosfera di familiarit&agrave; e di gioia che i clienti hanno percepito chiaramente.</p>

<p>[[ima2]]A fine servizio, la nostra conversazione con lo chef &egrave; stata pi&ugrave; un ascolto che un&#39;intervista. Per quasi venti minuti, <strong>Tomei</strong> ha parlato a ruota libera, senza bisogno di domande, in un flusso di pensieri, provocazioni e riflessioni che ben restituiscono il temperamento e la visione di questo cuoco fuori dagli schemi. Prima di rivolgersi a noi, ha voluto lasciare un messaggio ai ragazzi della cucina e della sala di <em>Identit&agrave; Golose Milano</em>: un invito appassionato a non inseguire la perfezione, ma ad abbracciare l&#39;imperfezione come cifra autentica dell&#39;artigianalit&agrave;; a ricordare che si cucina sempre per gli altri, mai per s&eacute; stessi; e che un sorriso, nell&#39;accoglienza, apre tutte le porte.</p>

<p>Ecco alcuni dei pensieri che <strong>Cristiano Tomei</strong> ci ha regalato a fine serata.</p>

<p>[[ima3]]&laquo;Nel nostro paese non riusciamo a capire e a valorizzare&nbsp;il nostro spessore culturale. Il riconoscimento dell&#39;Unesco non &egrave; al tortellino, non &egrave; al prosciutto crudo di Parma, non &egrave; al risotto alla milanese: &egrave; alle nostre abitudini alimentari. Noi siamo l&#39;unico popolo al mondo che parla di cibo mentre mangia. Nella ristorazione, storicamente, siamo quelli degli assaggini, del &quot;quello che c&#39;&egrave;&quot;, delle osterie di una volta in cui il menu era scritto al momento, ogni giorno, su un foglietto. CI deve fare riflettere&raquo;.</p>

<p>&laquo;Noi siamo un popolo orgogliosamente contaminato, e continuamente contaminato. Se mangiamo gli spaghetti lo dobbiamo alla dominazione araba in Sicilia, cos&igrave; come molte altre specialit&agrave; che consideriamo &quot;nostre&quot;. Pensiamo anche ai tortelli cremaschi, con le mentine&nbsp;dentro: &egrave; una cosa che arriva dall&#39;Iran. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che siamo e difendere questa ricchezza&raquo;.</p>

<p>&laquo;Dobbiamo essere onesti con chi viene nei nostri ristoranti: quando il carciofo non c&#39;&egrave;, non si fa. Non si va a cercarlo per forza. Il mio approccio &egrave; nato anche da questo: da un senso di onest&agrave; verso la materia prima e verso il cliente&raquo;.</p>

<p>&laquo;Dai giapponesi ho imparato che quando si va in crisi non si butta tutto all&#39;aria, ma ci si concentra e si cerca una soluzione. Loro si sono specializzati: c&#39;&egrave; chi fa solo i noodles, chi fa solo la cucina kappo, chi fa solo l&#39;anguilla. Perch&eacute; non lo facciamo anche noi, invece di inseguire sempre nuove mode?&raquo;.</p>

<p>&laquo;Non si pu&ograve; piangere e arrendersi ogni volta che cambia il vento. Bisogna avere dignit&agrave;, e dignit&agrave; significa portare avanti un percorso e un pensiero. Ci sono locali che resistono al tempo perch&eacute; ci hanno creduto. Io devo piacere a chi ama il mio stile, e quando mi trova deve trovare una cosa che mi rispecchia in tutto e per tutto&raquo;.</p>

<p>&laquo;La cucina &egrave; una cultura in continuo movimento. Bisogna domandarsi il perch&eacute; si fa un soffritto, non farlo perch&eacute; l&#39;hai visto fare. Bisogna fare domande:&nbsp;agli chef, ai professori, a chi ti fa una masterclass, ma anche a un cliente che viene da lontano, chiedergli come mai fate i canederli lass&ugrave; da dove vieni tu? &Egrave; questo lo spirito&raquo;.</p>

<p>&laquo;La mia cucina &egrave; basata sul gusto. L&#39;amaro fa parte della cucina classica: faceva <em>compar&igrave;ta</em>, come si dice dalle mie parti, ti riempiva di gusto. Sto studiando con dei diabetologi un modo per non togliere tutto ai malati, ma concentrarsi sulla qualit&agrave; e sull&#39;intensit&agrave; del gusto. Se ti mangi una mela saporita sei soddisfatto; se ti mangi una Granny Smith che sa d&#39;acqua, ne vorrai sempre un&#39;altra e non sarai mai soddisfatto&raquo;.</p>

<p>&laquo;Ristorante ha una radice, che &egrave; ristorare. E ristorare significa mangiare bene, stare in un ambiente che ti stimola in modo positivo. La gente ha bisogno di emozioni. Chi ha veramente i soldi non gliene importa nulla del caviale: vuole la pasta al pomodoro fatta bene, nella zuppiera, nel mezzo del tavolo, da condividere con chi gli va&raquo;.</p>

<p>Di seguito, trovate le foto e le descrizioni dei piatti che <strong>Cristiano Tomei</strong> ha presentato al pubblico dell&#39;hub.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]]</p>

<p>&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/fe3d7786-41b1-435a-b471-242509ffd2b3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41300/identita-golose-milano/cristiano-tomei-a-ruota-libera-a-identita-golose-milano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Chianti e Morellino di Scansano, un positivo sguardo al futuro
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41298/in-cantina/chianti-e-morellino-di-scansano-un-positivo-sguardo-al-futuro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>Chianti </em>e <em>Morellino di Scansano</em> sulla strada della modernit&agrave;. &Egrave; questa l&rsquo;indicazione che arriva dall&rsquo;Anteprima congiunta <em>Chianti Lovers &amp; Rosso Morellino</em> che si &egrave; svolta a febbraio alla Fortezza da Basso a Firenze.</p>

<p>La sensazione &egrave; che si stia sempre di pi&ugrave; viaggiando alla ricerca di prodotti dalla maggiore bevibilit&agrave;, senza snaturare la natura dei vini e limitando gli eccessi di concentrazioni e di influenze di legni.</p>

<p>[[ima2]]La realt&agrave; &egrave; descritta anche dai due presidenti dei rispettivi consorzi, <strong>Giovanni Busi</strong>, del <a href="https://www.consorziovinochianti.it/" rel="nofollow">Consorzio Vino Chianti</a>, e&nbsp;<strong>Bernardo Guicciardini Calamai</strong>, del <a href="https://www.consorziomorellino.it/it/" rel="nofollow">Consorzio di Tutela Morellino di Scansano</a>.</p>

<p>&laquo;La produzione del <em>Chianti</em> si &egrave; attestata quest&rsquo;anno intorno ai 620 mila ettolitri, contro una previsione che parlava di circa 750 mila. Questo cambia il quadro e ridimensiona un po&#39; le preoccupazioni&nbsp;&ndash; ha spiegato <strong>Busi</strong> &ndash;&nbsp;anche perch&eacute; la riduzione rispetto alle aspettative &egrave; legata soprattutto all&rsquo;andamento climatico primaverile, che hanno inciso sulle rese, ma non sulla qualit&agrave;, che &egrave; risultata molto buona&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Per quanto riguarda l&rsquo;andamento del mercato, il presidente del&nbsp;<em>Consorzio Vino Chianti</em>&nbsp;ha sottolineato che l&rsquo;export resta determinante, rappresentando tra il 65% e il 70% della produzione del <em>Chianti</em>. &laquo;Il nostro &egrave; un <em>Consorzio</em> fortemente orientato all&rsquo;estero. L&rsquo;Italia vale circa il 30%, ma sono i mercati internazionali a trainare la denominazione. Malgrado i dazi e le tensioni geopolitiche, gli Stati Uniti continuano a comprare e le ultime rilevazioni parlano di una flessione minima, intorno all&rsquo;1%. Non &egrave; un dato che giustifichi allarmismi&raquo;.</p>

<p>Sul fronte del <em>Morellino di Scansano</em>, invece, ci sono importanti novit&agrave;, con l&rsquo;introduzione della menzione <em>Superiore</em>, come ha rivelato <strong>Bernardo Guicciardini Calamai</strong>: &laquo;Con la menzione <em>Superiore</em> rafforziamo il nostro percorso di valorizzazione, continuando a puntare su una sempre maggiore selezione e identit&agrave;. &Egrave; un segnale concreto della volont&agrave; di continuare a investire sulla qualit&agrave; e sulla riconoscibilit&agrave; del nostro <em>Sangiovese</em> della costa, offrendo al mercato una garanzia di coerenza e valore&raquo;.</p>

<p>&nbsp;[[ima4]]La nuova menzione <em>Superiore</em> identifica una tipologia che prevede un impiego minimo dell&rsquo;85% di <em>Sangiovese</em>, con la possibilit&agrave; di utilizzare altri vitigni a bacca nera non aromatici fino a un massimo del 15%, caratterizzata da rese massime pi&ugrave; contenute rispetto alla versione <em>Annata</em> e da un periodo di affinamento pi&ugrave; lungo. Il tempo minimo di immissione al consumo &egrave; fissato al 1&deg; gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. L&rsquo;obiettivo &ndash; come spiegato dal <em>Consorzio</em> &ndash; &egrave; di avere una maggiore struttura e complessit&agrave; espressiva, mantenendo al contempo le caratteristiche peculiari di freschezza ed equilibrio.</p>

<p>Ma qual &egrave; la realt&agrave; nei bicchieri? Il <em>Chianti</em> ha presentato le annate 2025 e 2024 delle differenti zone produttive, oltre ai <em>Superiori</em> 2024 e alle <em>Riserve</em> 2023, con numerosi campioni da vasca/botte, per un totale di circa cento campioni. L&rsquo;impressione &egrave; che i vini assaggiati fossero meno a quel &ldquo;vecchio stile&rdquo; legato a una tradizione produttiva superata, che andava alla ricerca assoluta di concentrazione e struttura. Sono vini pi&ugrave; &ldquo;gentili&rdquo;, freschi e moderni, proiettati verso bevibilit&agrave; e immediatezza, limitando magari l&rsquo;alcolicit&agrave; ma mantenendo comunque la complessit&agrave;.</p>

<p>[[ima5]]Per il <em>Chianti</em> annata 2025 un ottimo esempio arriva dal <em>Chianti Docg &ldquo;Agricola Casale&rdquo;</em> di <a href="https://www.casalebio.com/0italiano.htm" rel="nofollow">Azienda Agricola Casale</a> di Certaldo. Per i vini delle diverse zone, segnaliamo il <em>Colli Fiorentini &ldquo;Darno&rdquo; 2024</em> della <a href="https://www.san-vito.com/" rel="nofollow">Tenuta San Vito in Fior di Selva</a> a Montelupo Fiorentino. Tra i Superiore, <em>il Chianti Superiore Docg &ldquo;La Leccia&rdquo;</em> di <a href="https://www.laleccia.it/it.html" rel="nofollow">Fattoria La Leccia</a> di Montespertoli e il <em>Chianti Superiore Docg 2024</em> di <a href="https://poggiotondowines.com/?lang=it" rel="nofollow">Poggiotondo di Alberto Antonini</a>, a Cerreto Guidi. Sulle Riserve 2023, ancora molto interessante il prodotto di <em>Fattoria La Leccia</em> e il <em>Chianti Docg Riserva Renzo Masi</em> dell&rsquo;azienda <a href="https://www.renzomasibasciano.it/" rel="nofollow">Masi Renzo &amp; C &ndash; Fattoria di Basciano</a>, a Rufina. &nbsp;</p>

<p>[[ima6]]Il <em>Morellino di Scansano</em>, che ha presentato in anteprima l&rsquo;annata 2025 (tutti campioni da botte) e la <em>Riserva 2023</em>, per un totale di 21 campioni, l&rsquo;impressione &egrave; che si cerchi anche in questo caso un approccio meno complesso a un vino che, comunque, di natura ha una struttura piuttosto importante. Diventa fondamentale, in questo periodo storico, trovare il giusto equilibrio tra le richieste del mercato e le condizioni dettate da clima e terroir. Per l&rsquo;annata 2025, segnaliamo <a href="https://www.guicciardini1199.it/massi-di-mandorlaia/" rel="nofollow">Massi di Mandorlaia &ndash; Conte Guicciardini</a>, <a href="https://www.fattorialepupille.it/en/" rel="nofollow">Fattoria Le Pupille</a> e <a href="http://www.antoniocamillo.it/" rel="nofollow">Antonio Camillo</a>; per la <em>Riserva</em> invece puntiamo sul <em>&ldquo;Bronzone&rdquo;</em> di <a href="https://mazzei.it/pages/tenuta-belguardo?srsltid=AfmBOopOS5qq7-cJD6Jcp9-1omZCwub5uXUQKjdFkwr1lqrJGJNVo9P1" rel="nofollow">Belguardo</a> e ancora su <em>Fattoria Le Pupille</em>, quest&rsquo;ultimo &egrave; l&rsquo;unico campione gi&agrave; in bottiglia.</p>

<p>In conclusione, sono tutti vini che guardano al futuro. Con ottimismo.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/u-nl0r6q.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41298/in-cantina/chianti-e-morellino-di-scansano-un-positivo-sguardo-al-futuro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Come sarà la pizzeria del futuro? Tutti i trend di un settore in continua crescita</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41299/mondo-pizza/come-sara-la-pizzeria-del-futuro-tutti-i-trend-di-un-settore-in-continua-crescita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>Quali trend stanno interessando il mondo della pizza, che gi&agrave; &egrave; cos&igrave; cambiato negli ultimi anni ma pare ancora in piena evoluzione? Osservando quanto sta accadendo si ha l&#39;impressione che il 2026 possa segnare un punto di svolta. La ristorazione in generale cambia pelle, spinta da tecnologia, social media e nuove esigenze dei consumatori, sempre pi&ugrave; attenti a benessere, identit&agrave; e qualit&agrave; dell&rsquo;esperienza. E in pizzeria cosa succede? La pizza si rinnova ancora e si arricchisce di nuove visioni: non &egrave; pi&ugrave; solo una questione di gusto, ma di valori, condivisione e racconto. Le tendenze 2026 raccontano un settore sempre pi&ugrave; consapevole, dove l&rsquo;esperienza conta quanto il piatto e la pizza diventa racconto, cultura e identit&agrave;.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>Pizzerie sostenibili, inclusive ed healthy&nbsp; </strong><br />
L&rsquo;anno cominciato da poco, ce lo ha detto anche l&rsquo;ultima edizione del&nbsp;<em>Sigep</em>, sembra intanto essere&nbsp;quello del &quot;<em>comfort food&nbsp;senza</em>&quot;:&nbsp;gelato&nbsp;ma senza lattosio, pizza&nbsp;ma senza glutine (e sempre pi&ugrave; inclusivo) e cos&igrave; via. Nelle pizzerie vedremo&nbsp;un&rsquo;attenzione maggiore verso allergie e intolleranze, senza nessuna modifica al piacere del sapore. Da qui si intuisce che la pizza segue sempre pi&ugrave; da vicino l&rsquo;evoluzione delle abitudini alimentari, con una crescente attenzione a salute e benessere che orienta i consumatori verso ingredienti naturali, poco processati, locali, biologici e da filiere sostenibili, oltre a impasti alternativi realizzati con farine ricercate come farro o kamut. In parallelo, l&rsquo;aumento delle scelte vegetariane e vegane spinge i pizzaioli a superare la classica <em>Ortolana</em> per dare spazio a pizze creative, dove gli ortaggi diventano protagonisti assoluti, lavorati con diverse tecniche e consistenze, anche in chiave mono-ingrediente, valorizzando ogni parte e riducendo gli sprechi. A completare il quadro, cresce il successo delle pizze healthy, pensate per offrire equilibrio nutrizionale. Altra evidenza &egrave; la crescita del numero di locali impegnati su temi sociali, come inclusione e sostenibilit&agrave; ambientale. Tra i consumatori &egrave; sempre pi&ugrave; forte l&rsquo;attenzione a questi aspetti, lo si percepisce analizzando i comportamenti alimentari e le scelte d&rsquo;acquisto, che nel tempo si stanno trasformando in abitudini virtuose. E nel settore della pizza questo approccio si traduce in alcuni cambiamenti significativi: stagionalit&agrave;, filiera corta, orti di propriet&agrave;, pi&ugrave; presenza di vegetale, no waste, valorizzazione della biodiversit&agrave; e dei produttori locali. A questi&nbsp;si aggiungono anche l&rsquo;utilizzo di fonti energetiche alternative o fonti di produzione autonoma, con macchine ed elettrodomestici a basso impatto ambientale e risparmio energetico; attenzione al packaging e all&rsquo;utilizzo di materiali naturali anche all&rsquo;interno della pizzeria, nel servizio e negli arredi<span style="font-size: 10.8333px;">.</span><br />
&nbsp;</p>

<p><strong>I menu del 2026 in pizzeria </strong><br />
Passiamo ora ai menu. Tra le tendenze da osservare con attenzione c&rsquo;&egrave; l&rsquo;affermazione &ndash; sempre pi&ugrave; solida &ndash; di alcuni stili che si candidano a diventare le pizze del futuro. Dalla &quot;romana&quot; alla &quot;ruota di carro&quot;, passando per la &quot;teglia&quot; e alcune varianti regionali, il movimento &egrave; gi&agrave; in atto: oggi li intercettiamo in aree precise del Paese, ma la sensazione &egrave; quella di una diffusione progressiva, quasi inevitabile. Stili destinati a entrare stabilmente nell&rsquo;offerta delle pizzerie e a diventare tappe fisse dei menu degustazione. Passiamoli in rassegna.<br />
&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Il passato &egrave; la chiave del futuro: ruota di carro, gusti classici e pizze local</strong><br />
Dopo un decennio passato ad alzare cornicioni e a celebrare volumi importanti, il mondo pizza sembra oggi compiere un elegante passo indietro. Si riprende&nbsp;la scena la &quot;ruota di carro&quot;, lo stile napoletano pi&ugrave; arcaico e popolare, alternativa verace alla classica contemporanea. La previsione &egrave; chiara: la variante extralarge torner&agrave; a comparire stabilmente nei menu di molte pizzerie napoletane veraci, ma anche in quelle di nuova generazione, con una sezione dedicata e con il chiaro intento di abbassare i bordi. La cosiddetta pizza &ldquo;bassa&rdquo; diventa l&rsquo;alternativa pi&ugrave; richiesta dal pubblico negli ultimi mesi.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>Il classico non passa mai di moda</strong><br />
Il classico non tramonta,&nbsp;semmai, cambia passo. Le pizze della tradizione rimangono centrali, rinnovate nello stile ma fedeli all&rsquo;anima. <em>Margherita</em> e <em>Marinara</em> &ndash; anche nelle loro versioni &ldquo;sbagliate&rdquo; e provocatorie &ndash; convivono con il ritorno deciso della <em>Capricciosa</em>, protagonista di un vero e proprio restyling che ne ha alleggerito l&rsquo;immagine senza tradirne l&rsquo;identit&agrave;. Accanto a loro ricompaiono prepotentemente in carta la <em>Cosacca</em>, la <em>Provola e pepe</em>, la <em>Diavola</em> e persino la <em>Mastunicola</em>, una delle pizze pi&ugrave; antiche in assoluto, oggi rivendicata con orgoglio da molte pizzerie lungo tutta la Penisola. &Egrave; il segnale chiaro di un ritorno alle pizze originarie, ma anche a quelle degli anni &rsquo;80 e &rsquo;90, che grazie a un potente effetto amarcord incontrano un successo immediato. Una sorta di nouvelle vague del classico, che non lo cristallizza ma lo rilegge, e che sembra destinata a durare.<br />
&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>Fortissimamente local</strong><br />
Tra le tendenze in fase di definizione, ma gi&agrave; chiaramente leggibili, c&rsquo;&egrave; la riscoperta delle tipicit&agrave; locali e della tradizione contadina. Un patrimonio gastronomico vastissimo, che oggi si propone come terreno fertile per nuove narrazioni. Pizze e focacce regionali, reinterpretate con topping attuali o presentate nella loro forma pi&ugrave; autentica, rappresentano proposte ad alto valore culturale, capaci di creare un legame territoriale forte e distintivo, e anche un&rsquo;opportunit&agrave; concreta per riportare al centro le cucine del territorio. Un ritorno al &ldquo;tipico&rdquo; che non guarda indietro con nostalgia, ma avanti con visione: perch&eacute; oggi, pi&ugrave; che mai, il locale &egrave; bello. E anche molto contemporaneo.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>Le ricette della tradizione conquistano la pizza</strong><br />
La cucina della tradizione vive una nuova stagione di entusiasmo e trova nel disco di pasta &ndash; tondo o in teglia &ndash; una superficie narrativa sorprendentemente naturale. Ogni regione presta il proprio repertorio, trasformando la pizza in un manifesto identitario e diventa racconto contemporaneo, senza perdere autenticit&agrave;. Tradizione e ricettario domestico si confermano cos&igrave; solide fondamenta su cui la pizzeria moderna rinnova il proprio concept, cavalcando una maturit&agrave; gastronomica sempre pi&ugrave; consapevole. Un&rsquo;evoluzione che non riguarda solo il gusto, ma anche la dimensione culturale e del marketing turistico: la pizza &egrave; a tutti gli effetti un attore e narratore del territorio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><u>IL FUTURO &Egrave; CRUNCH. STILI E MOOD DI PIZZA IN ASCESA</u></strong><br />
[[ima4]]<strong>Pizza romana: il nuovo stile nazionale</strong><br />
Da quando si &egrave; iniziato a parlare di un <em>Rinascimento della pizza romana, </em>stiamo assistendo a una fase di piena riabilitazione gastronomica e culturale. Una rinascita che non si esaurisce nella citt&agrave; eterna, ma si completa in un&rsquo;evoluzione ampia e trasversale: la pizza bassa, sottile e dai bordi bruciacchiati &egrave; oggi una delle tipologie pi&ugrave; osservate, replicate e reinterpretate. Tradizione che si fa stile, che a sua volta diventa linguaggio comune in&nbsp;tutta la Pensiola. Accanto ai format monotematici, si sviluppa in parallelo un altro segnale forte: l&rsquo;ingresso della tonda romana nei menu degustazione, come prova di virtuosismo del pizzaiolo. Se finora abbiamo assistito a una diffusione massiccia della romana in teglia, lo scenario futuro sembra indicare una crescita capillare della tonda romana, anche nella versione stesa al mattarello. Un formato destinato a sedurre pizzaioli e pizza lovers dal Nord al Sud, fino a diventare una presenza strutturale nei menu.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>La pizza teglia, nuova scommessa </strong><br />
Il padellino comincia a lasciare il posto a nuove forme e impasti e nella pizza in teglia si intravede uno degli scenari pi&ugrave; interessanti del prossimo futuro gastronomico. &Egrave; un formato che sta vivendo una nuova e consapevole stagione di successo, per originalit&agrave;, versatilit&agrave; ed eclettismo. Anche la percezione del pubblico &egrave; cambiata radicalmente: da &ldquo;sorella minore&rdquo; della tonda, la teglia &egrave; oggi considerata alla pari. D&agrave; il massimo spazio alla libert&agrave; creativa, entra stabilmente nei menu e nei percorsi degustazione come elemento dinamico, capace di arricchire l&rsquo;esperienza del commensale. La direzione &egrave; chiara. Ora la sfida sta nel saper cogliere queste opportunit&agrave;: ampliare la visione, osare nelle proposte, ripensare l&rsquo;offerta e &ndash; ancora una volta &ndash; rimodulare le abitudini di consumo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><u><strong>TREND A TAVOLA </strong></u><br />
<strong>Percorsi degustazione e pizza in condivisione </strong><br />
Dal giropizza al percorso strutturato, si delinea un racconto in cui entrano in gioco impasti, formati, topping e abbinamenti beverage: si sta definendo un format che permette di assaggiare pi&ugrave; tipologie di prodotto, condividendole tra i commensali. Abitudine sempre pi&ugrave; diffusa, ma il salto di qualit&agrave; sar&agrave; il costruire un percorso coerente, pensato come esperienza completa. Un filo conduttore chiaro, gustativo o narrativo, che accompagni il cliente che consenta di entrare davvero nella filosofia, nello stile e nella visione del pizzaiolo. E le degustazioni si arricchiscono ancora di pi&ugrave; con le esperienze di consumo al bancone, con tavoli sociali e chef&rsquo;s table.<br />
&nbsp;</p>

<p>[[ima5]]<strong>Pane, olio e cocktail </strong><br />
Altre tendenze in forte crescita e che saranno le nuove protagoniste sono quelle delle carte degli oli e del pane in pizzeria. L&rsquo;introduzione di una carta degli oli&nbsp;per valorizzare l&rsquo;extravergine di oliva &egrave; un trend&nbsp;per chi vuole distinguersi, anche con coraggio (e spesso peraltro riprende il rinnovato legame col territorio). Il pane dal canto suo conquista uno spazio sempre pi&ugrave; centrale nel menu, disegnando un&rsquo;esperienza di comfort food evoluto. &Egrave; il riflesso di una dinamica di mercato che spinge l&rsquo;offerta verso il modello del <em>bakery bistrot</em>: un luogo dove i prodotti da forno ampliano le occasioni di consumo, incrementano le vendite e rafforzano la reputazione del pizzaiolo. C&rsquo;&egrave; poi l&rsquo;abbinamento con i miscelati che si afferma sempre pi&ugrave; come nuova frontiera del pairing in pizzeria. Una scelta affascinante per la complementarit&agrave; dei sapori e per il valore multisensoriale che porta con s&eacute;. Dai grandi classici ai drink signature, alla base c&rsquo;&egrave; una riscoperta ragionata della liquoristica, dell&rsquo;arte della miscelazione e di nuovi profili gustativi, particolarmente in sintonia con le generazioni pi&ugrave; giovani, curiose e aperte alla sperimentazione. Forse, anzi, bisognerebbe osare di pi&ugrave;.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>Tra umano e tecnologico: sala specializzata e intelligenza artificiale </strong><br />
Il tema del personale qualificato in pizzeria non &egrave; pi&ugrave; una tendenza, ma una nuova regola del gioco. Se l&rsquo;obiettivo &egrave; lasciare un ricordo positivo e distintivo, tutto ruota intorno all&rsquo;esperienza. E il servizio diventa cos&igrave; un elemento strategico, parte integrante del concept e non semplice supporto operativo. La brigata si amplia e si struttura come quella di un ristorante contemporaneo e in sala entrano in gioco nuovi professionisti, come&nbsp;sommelier e mixologist. Sono loro gli ultimi narratori del percorso: perch&eacute; una grande pizzeria si costruisce s&igrave; sull&rsquo;impasto, ma anche sulle persone che lo raccontano. Tra le principali tendenze food 2026 spicca infine l&rsquo;ingresso strutturale dell&rsquo;intelligenza artificiale. Menu pi&ugrave; efficienti, gestione ottimizzata del magazzino, controllo delle scorte, supporto al pricing e alle offerte stagionali: l&rsquo;AI semplifica il lavoro quotidiano e libera tempo da dedicare alla creativit&agrave; e all&rsquo;accoglienza. Un&rsquo;innovazione silenziosa, ma destinata a cambiare profondamente il settore.</p>

<p><br />
Il futuro della pizzeria parla una lingua ibrida: tecnologica e artigianale, globale e locale, tra tradizione e creativit&agrave;, anche salutista ma sempre appagante. Buona pizza!</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/trend-pizza.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41299/mondo-pizza/come-sara-la-pizzeria-del-futuro-tutti-i-trend-di-un-settore-in-continua-crescita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Controvento, ovvero la libertà di essere sé stessi in cucina</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41240/dallitalia/controvento-ovvero-la-liberta-di-essere-se-stessi-in-cucina.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel lessico della ristorazione contemporanea la parola &ldquo;libert&agrave;&rdquo; circola con una certa disinvoltura, spesso associata all&rsquo;autonomia espressiva dello chef e alla possibilit&agrave; di emanciparsi dai codici del passato - o comunque da quelli mainstream. Pi&ugrave; raramente, viene ricondotta al suo presupposto meno romantico: la sostenibilit&agrave; economica del progetto. La libert&agrave; &egrave;, infatti, una variabile strutturale che si espande o si contrae in funzione della solidit&agrave; finanziaria del ristorante; ristorante che &egrave; insieme laboratorio culturale e impresa produttiva, dove ogni scelta incide sul bilancio finale. Ignorare queste interdipendenze significherebbe astrarre la cucina dal suo contesto reale.</p>

<p>Tuttavia, la questione non si esaurisce in un calcolo. Perch&eacute; mentre si invocano creativit&agrave;, visione e identit&agrave;, molte cucine &ndash; anche quelle che si dichiarano avanguardiste &ndash; finiscono per gravitare entro perimetri sorprendentemente omogenei, replicando codici estetici e linguistici ormai consolidati. In questo scenario, essere liberi non coincide con il fare &ldquo;ci&ograve; che si vuole&rdquo;, n&eacute; con l&rsquo;esibizione di una diversit&agrave; forzata. &Egrave; piuttosto la capacit&agrave; di sostenere nel tempo una posizione, accettandone i costi &ndash; economici e reputazionali &ndash; e sottraendosi alla ricerca sistematica del consenso.</p>

<p>&Egrave; a partire da questa riflessione, che il confronto tra due cuochi italiani apparentemente lontani per stile comunicativo e risultati formali - ma di certo &quot;spiriti liberi&quot;, per cos&igrave; dire - diventa particolarmente rilevante.</p>

<p>Da un lato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21301/chef-e-protagonisti/alberto.html">Alberto Gipponi</a>, che con il suo ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/19369/ristoranti/dina.html" rel="nofollow">Dina</a><strong> </strong>di Gussago (Brescia) ha costruito una cucina che rifiuta l&rsquo;idea di stabilit&agrave; come valore e fa della ridefinizione continua del linguaggio la propria grammatica. Dall&rsquo;altro <strong>Luigi Coppola</strong>, ex-<a href="https://www.tenutaducamarigliano.it/portfolio-item/tenuta-paestum-zona-archeologica/" rel="nofollow">Casa Coloni</a><b> </b>di Paestum (Salerno) e da poco al ristorante <a href="https://www.aquadulcis.it" rel="nofollow">Aquadulcis</a> di Massa, frazione di Vallo della Lucania (Salerno), dove la libert&agrave; si misura in una cucina che disconosce le gerarchie tradizionali del gusto, esplorando territori sensoriali inusuali, talvolta estremi.</p>

<p>Due modi diversi di vivere la cucina, entrambi capaci di aprirsi alla gente ma senza rifugiarsi nell&#39;omologazione.</p>

<h3><br />
<strong>Gipponi e la libert&agrave; come condizione non negoziabile</strong></h3>

<p>[[ima3]]Nel racconto che spesso accompagna il ristorante <em>Dina</em> di Gussago, il termine &ldquo;provocazione&rdquo; viene utilizzato con una certa disinvoltura, diventando una scorciatoia lessicale per descrivere tutto ci&ograve; che non rientra nel <em>&ldquo;gi&agrave; visto-gi&agrave; provato&rdquo;, </em>nei codici gi&agrave; assimilati. &laquo;Quando mi chiedono se cucino per me o per gli altri, rispondo sempre: cucino con gli altri. <em>Dina</em> &egrave; un luogo che esiste anche grazie alle persone che lo attraversano. La libert&agrave;, in questo senso, &egrave; figlia del luogo: nasce dal desiderio di accogliere, ma attraverso una ricerca di profondit&agrave;. Sono un professionista, faccio questo mestiere &mdash; cucino &mdash; e quindi critiche, aspettative e mercato entrano inevitabilmente in un discorso riflessivo interno a <em>Dina</em>&raquo;, precisa <strong>Alberto Gipponi</strong>. Lui ha fama di essere chef &quot;che va in profondit&agrave;&quot;,&nbsp;ed &egrave; vero. Ma sempre di pi&ugrave; tiene a sviluppare un percepito anche diverso, perch&eacute; certo la sua &egrave; una tavola fortemente pensata, ma nello stesso tempo che vuole essere in grado di dilogare con tutti: &laquo;Il percepito esterno pu&ograve; raccontare una cosa, ma la realt&agrave; del ristorante &egrave;, secondo me, molto meno provocatoria di quanto si immagini. &Egrave; piuttosto una ricerca di profondit&agrave; e di accoglienza. Se poi questo risulta emotivamente forte, se genera un impatto o una reazione, &egrave; una conseguenza,&nbsp;ma sempre legata al fatto di essere fedeli a se stessi. In questo senso la libert&agrave;, per me, c&rsquo;&egrave; sempre stata. E alla fine, tra un casoncello e un cannellone d&rsquo;aria non vedo necessariamente la distanza che molti credono di vedere&raquo;.</p>

<p>Si riferisce a due suoi piatti celebri,&nbsp;<em>Casoncello crudo ma cotto</em> e <em>Cannellone d&rsquo;aria</em>: che possono risultare destabilizzanti a livello percettivo, poich&eacute; lo sguardo e la mente vengono disorientati da una forma che non &egrave; quella abituale, &laquo;qui non facciamo le cose perch&eacute; si sono sempre fatte cos&igrave;, ma perch&eacute; pensiamo che possano essere migliori&raquo;. Ma &laquo;ogni giorno proviamo a tenere insieme queste due dimensioni &mdash; gusto e senso &mdash; senza metterle in opposizione, ma facendole camminare una dentro l&rsquo;altra. &Egrave; necessario venga ristabilita una connessione con ci&ograve; che &egrave; noto, che avvenga il cosiddetto ancoraggio cognitivo. Se un piatto non ci riporta a casa, se non ci solletica la memoria gusto-olfattiva, allora non &egrave; un piatto che funziona&raquo; conclude <strong>Gipponi</strong>. Con l&rsquo;assaggio l&rsquo;esperienza si ricompone, riportando il commensale su un terreno riconoscibile, una dimensione domestica e confortante.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><strong>Coppola: fare ordine per essere liberi, fino a diventare riconoscibili</strong></h3>

<p>[[ima2]]Se in <strong>Gipponi</strong> la libert&agrave; assume una forma dichiaratamente espressiva, in <strong>Coppola</strong> si manifesta con disciplina e per sottrazione.&nbsp;&laquo;Ogni piatto che appare naturale e spontaneo nasce in realt&agrave; da un processo lungo e articolato, fatto di prove, errori e analisi, con l&rsquo;obiettivo di riordinare prima il pensiero e poi la cucina. <em>Fare ordine</em> significa <em>togliere</em>: eliminare il superfluo, ci&ograve; che non &egrave; realmente necessario. Se aggiungi per insicurezza, come se la bont&agrave; di un piatto dipendesse dal numero degli ingredienti o dalla complessit&agrave; dei passaggi tecnici, allora stai gi&agrave; rinunciando alla tua libert&agrave;&raquo; precisa lo chef campano. E aggiunge: &laquo;Non utilizzo una tecnica per distinguermi o per apparire. La utilizzo solo quando &egrave; funzionale al risultato finale. Nel momento in cui la tecnica si trasforma in esercizio di stile, perde automaticamente senso&raquo;.</p>

<p>In un panorama che premia l&rsquo;eccesso visivo e la narrazione ipertrofica, il minimalismo di <strong>Coppola</strong> pu&ograve; apparire quasi anacronistico. In realt&agrave;, nasce da una necessit&agrave; precisa: concentrazione, ordine, eliminazione del non necessario. &Egrave; un <em>modus vivendi</em>, oltre che <em>operandi.</em></p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><strong>Quanto il personaggio mediatico pu&ograve; sostituire il cuoco?</strong></h3>

<p>[[ima5]]Sia <strong>Gipponi</strong> che <strong>Coppola</strong>, seppur con approcci diversi, si confrontano con una pressione sempre pi&ugrave; pervasiva: quella che spinge lo chef a diventare &ldquo;personaggio mediatico&rdquo;. <strong>Gipponi</strong> non nega il piacere del riconoscimento ma rifiuta che questo diventi un criterio operativo. Osserva:&nbsp;&laquo;Non ho mai cucinato per costruire un personaggio attorno alla mia figura. Se per esistere diventa necessario farlo, allora stiamo parlando di un altro mestiere. L&rsquo;immagine pubblica &egrave; un ambito interessante ma appartiene a chi si occupa di comunicazione. Io preferisco trascorrere le mie giornate in cucina&raquo;. <strong>Coppola</strong> converge, con una sobriet&agrave; speculare: &laquo;Se inizi a cucinare pensando a come verr&agrave; raccontato il piatto, hai gi&agrave; spostato il baricentro del tuo lavoro. La visibilit&agrave; pu&ograve; essere una conseguenza ma non deve mai diventare il criterio che orienta le tue scelte. Non serve essere ovunque: serve restare coerenti con la propria visione. La riconoscibilit&agrave; non nasce dall&rsquo;effetto immediato ma dalla continuit&agrave; del nostro lavoro&raquo;.</p>

<p>Dal confronto emerge con chiarezza che il racconto pu&ograve; accompagnare il lavoro di un cuoco ma non sostituirlo. Quando l&rsquo;immagine prende il posto del mestiere, l&rsquo;identit&agrave; professionale tende a&nbsp;offuscarsi<em>.</em> Restare cuochi, prima ancora che narratori di s&eacute; stessi, diventa una scelta di responsabilit&agrave; verso il proprio lavoro e anche il proprio pubblico.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><strong>Tecnica, intuizione, continuit&agrave;</strong></h3>

<p>[[ima4]]La contrapposizione tra tecnica e creativit&agrave;, tanto cara a una certa retorica gastronomica, qui perde rapidamente consistenza.&nbsp;&laquo;<meta charset="UTF-8" />All&rsquo;inizio la mia cucina era pi&ugrave; istintiva.&nbsp;Nel tempo si creano conoscenze, consapevolezze, gestualit&agrave; che ti portano ad avere un controllo maggiore su quello che fai. L&rsquo;intuizione resta fondamentale, ma non &egrave; pi&ugrave; un salto nel vuoto: diventa un movimento costruito su tecnica, memoria e ripetizione. Io faccio questo: mi sveglio la mattina e vado a dormire la notte pensando alla cucina, cercando di fare nel modo migliore il mio lavoro. Non penso alla creativit&agrave; come a un atto incontrollabile: se c&rsquo;&egrave;, sei stato fortunato, oppure hai una buona dose di capacit&agrave; in quella direzione; se non c&rsquo;&egrave;, non c&rsquo;&egrave;. Il rigore tecnico, invece, &egrave; qualcosa che si pu&ograve; sviluppare con disciplina e tempo&raquo; ammette <strong>Gipponi</strong>. L&rsquo;intuizione resta, dunque, un motore fondamentale ma non &egrave; pi&ugrave; un &ldquo;salto nel vuoto&rdquo;: si trasforma in un gesto costruito su conoscenza, memoria e ripetizione. <strong>Luigi Coppola</strong> &egrave; altrettanto netto: &laquo;L&rsquo;improvvisazione non &egrave; libert&agrave; ma mancanza di controllo. Io ho bisogno di capire perch&eacute; una cosa funziona oppure no&raquo;. In entrambi i casi, la libert&agrave; non coincide con l&rsquo;assenza di struttura ma con la capacit&agrave; di abitarla senza irrigidirla: evitando che il metodo si trasformi in maniera e che l&rsquo;intuizione scivoli in automatismo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><strong>L&rsquo;ospite come interlocutore, non come parametro</strong></h3>

<p>Resta infine il tema pi&ugrave; delicato: il ruolo dell&rsquo;ospite. <strong>Coppola</strong> sottolinea che &laquo;il compito dello chef non &egrave; educare n&eacute; inseguire, ma offrire una visione. L&rsquo;ascolto &egrave; fondamentale, per&ograve; non deve compromettere il pensiero di un cuoco e, dunque, la sua identit&agrave;. Se restiamo coerenti con noi stessi, prima o poi troveremo i nostri interlocutori&raquo; <strong>Gipponi</strong>, pur partendo da una posizione pi&ugrave; dialogica, arriva a&nbsp;una conclusione affine: &laquo;Credo che il tempo rafforzi l&rsquo;autorevolezza di un cuoco e che, di conseguenza, l&rsquo;ospite ascolti con pi&ugrave; fiducia ci&ograve; che gli viene servito. All&rsquo;inizio di un percorso c&rsquo;&egrave; spesso pi&ugrave; fragilit&agrave;: magari c&rsquo;&egrave; una grande energia, ma un&rsquo;energia ancora scomposta, che non sempre arriva al centro del punto.&nbsp;Quindi il tempo, da un lato, consolida l&rsquo;autorevolezza e rende pi&ugrave; possibile essere liberi; dall&rsquo;altro fa s&igrave; che cose inizialmente scomode diventino, poco alla volta, accettabili&raquo;.&nbsp;Non si tratta di convincere tutti, n&eacute; di restringere il campo a pochi iniziati: si tratta di lavorare in modo coerente, lasciando che siano affinit&agrave; e sensibilit&agrave; a creare l&rsquo;incontro, avvicinando cuoco e target.</p>

<h3><br />
<strong>La via italiana alla libert&agrave; gastronomica esiste</strong></h3>

<p>&laquo;Se per restare dentro un sistema devo cambiare ci&ograve; che penso, allora non sto pi&ugrave; facendo il mio mestiere. L&rsquo;appartenenza non pu&ograve; diventare il criterio che orienta le mie scelte&raquo;&nbsp;conclude <b>Coppola</b>.<b>&nbsp;</b>E&nbsp;<b>Gipponi</b>:&nbsp;&laquo;Il mio essere libero in maniera espressiva parte da un dato semplice: io faccio accoglienza e faccio ristorazione. Sono fedele a due cose nella vita, alle persone e alla cucina&raquo;. In questa convergenza si chiarisce il senso del loro percorso: controvento, non per strategia ma per necessit&agrave;. Perch&eacute;, per alcuni, cucinare senza essere liberi non &egrave; un compromesso possibile: &egrave; semplicemente un&rsquo;altra cosa.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/alberto-gipponi-e-luigi-coppola-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41240/dallitalia/controvento-ovvero-la-liberta-di-essere-se-stessi-in-cucina.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Feuerstein, il lusso formato famiglia tra nuove avventure e cucina d’autore</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41286/hotellerie/feuerstein-il-lusso-formato-famiglia-tra-nuove-avventure-e-cucina-dautore.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Tempo condiviso, esperienze su misura e cura autentica per ogni membro della famiglia. Tra i silenzi delle alte vette della Val di Fleres, in Alto Adige, c&rsquo;&egrave; un luogo dove la vacanza in famiglia si declina in un progetto disegnato su misura, tra natura, architettura e servizi pensati per ogni et&agrave;. &Egrave; il <a href="https://www.feuerstein.info/it" rel="nofollow">Feuerstein Nature Family Resort</a>, cinque stelle incastonato in Val di Fleres, a pochi chilometri dal Brennero, ai piedi del maestoso Monte Tribulaun. Come in ogni stagione, anche quest&rsquo;inverno sono state tante le novit&agrave;, tra ampliamenti, nuove esperienze e una proposta gastronomica completamente rinnovata.</p>

<p>[[ima2]]Alla guida dei ristoranti del resort &egrave; arrivato infatti l&rsquo;executive chef <strong>Andrea Moccia</strong>, classe 1980, origini campane di Napoli e un percorso professionale maturato tra alcune delle pi&ugrave; prestigiose strutture del Trentino-Alto Adige. La sua cifra stilistica spicca all&rsquo;<em>Artifex</em>, il ristorante gourmet del resort, uno spazio intimo e luminoso con soli quattro tavoli, pensato per un&rsquo;esperienza esclusiva. La sua cucina &egrave; raffinata e sobria, si concentra sull&rsquo;essenziale e gioca con i contrasti con equilibrio ed estro. Il suo approccio? Valorizzare la tradizione, esaltare gli ingredienti locali, ricercare la qualit&agrave; assoluta delle materie prime, senza esitare a varcare i confini regionali per portare in tavola prodotti eccellenti.</p>

<p>[[ima3]]Lo chef non si limita a preparare piatti: costruisce ponti tra terre lontane e valli alpine, tra tradizione e modernit&agrave;. Diventa un artigiano del gusto, capace di combinare la profondit&agrave; dei sapori mediterranei con la purezza dei prodotti alpini. La sua cucina &egrave; un dialogo tra territorio, stagione e memoria, un tributo al prodotto e a chi lo coltiva. &laquo;All&rsquo;<em>Artifex</em> vivo la mia filosofia: con dedizione, chiarezza e tanto cuore&raquo;. Non solo tecnica e rigore: lo chef &egrave; anche curiosit&agrave; continua, istinto e voglia di esplorare nuovi equilibri, nuovi abbinamenti. Si mette in ascolto della natura, predilige ingredienti locali, stagionali e trattati con grande rispetto, combinati con quel tocco di leggerezza e luminosit&agrave; che raccontano le sue origini. In un ambiente raccolto e silenzioso, ogni piatto diventa una narrazione.<br />
<br />
[[ima4]]Si sceglie tra due percorsi degustazione di sei portate, <em>Altitudine</em> e <em>Giro del Mondo</em>, oppure ci si pu&ograve; affidare a un itinerario di otto portate a sorpresa. Facendo il &ldquo;giro del mondo&rdquo; si degustano piatti che convincono per qualit&agrave; della materia prima, freschezza, delicatezza e capacit&agrave; di trovare sempre il giusto equilibrio tra gusto e consistenza. Dall&rsquo;<em>Acqua di sorgente</em>, un battuto&nbsp;di scampi con insalata&nbsp;iceberg, kimchi, bergamotto e&nbsp;acqua di mare, al <em>Jacques</em>, tiramisu di capasanta, zucca, tartufo nero, capasanta, mela e&nbsp;umeboshi. Una volta a settimana, il venerd&igrave;, l&rsquo;alta cucina diventa affare di famiglia: nasce la serata dedicata anche ai bambini, con un menu di tre portate studiato appositamente per avvicinarli al mondo gourmet.</p>

<p>[[ima5]]Ma il Feuerstein resta prima di tutto un paradiso per i pi&ugrave; piccoli. L&rsquo;attenzione al mondo dell&rsquo;infanzia, da sempre cuore del progetto, si traduce in nuovi spazi appena inaugurati. La Baby &amp; Mini Room &egrave; un grande ambiente progettato secondo la filosofia di <strong>Maria Montessori</strong>, con arredi e giochi ispirati all&rsquo;autonomia e alla creativit&agrave;. Tra le attrazioni pi&ugrave; amate, la pista per macchinine Frechling&reg; Flitzer in legno sostenibile, completa di autolavaggio e officina, e una casa delle bambole su due piani con cucina attrezzata e ogni dettaglio a misura di bambino. Non manca un piccolo negozio di alimentari in miniatura, un angolo creativo per dipingere e lavorare materiali naturali &ndash; spesso raccolti nel bosco circostante &ndash; e una zona relax per leggere o riposare.</p>

<p>[[ima6]]Per i ragazzi pi&ugrave; grandi e per gli adulti c&rsquo;&egrave; l&rsquo;Action Room, dove il movimento incontra la tecnologia: un percorso Ninja Warrior che mette alla prova agilit&agrave; e resistenza, una iWall interattiva che stimola coordinazione. E ancora, il fienile dei giochi, le sale dedicate ai giochi da tavolo, la stanza della sabbia, il grande maneggio e la fattoria didattica dove incontrare alpaca, asini, pecore, capre, galline e conigli. E con la bella stagione entra in scena anche una nuova piscina esterna che ricorda un laghetto alpino, immersa nella quiete del paesaggio montano.</p>

<p>[[ima7]]Il regno del benessere &egrave; la <em>Mountain Spa</em> di 3.000 metri quadrati con quattro piscine (una esterna), un grande scivolo d&rsquo;acqua e una Family Sauna pensata per momenti di relax condivisi. Per mamma e pap&agrave;, invece, c&rsquo;&egrave; la spa Adults Only che si sviluppa su tre piani tra saune, stanze del silenzio, una vasca idromassaggio panoramica sul rooftop e una suggestiva ice pool con vista sulle montagne.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/2017-aussenbereich-mit-pool-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41286/hotellerie/feuerstein-il-lusso-formato-famiglia-tra-nuove-avventure-e-cucina-dautore.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Un mondo che si chiama onigiri</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41293/dallitalia/un-mondo-che-si-chiama-onigiri.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>Onigiri</em>.</p>

<p>Li abbiamo visti divorare negli anime, li abbiamo scartati dopo km e km tra le strade di Tokyo all&rsquo;ennesima tappa al <em>7-Eleven</em>. Ma ora stacchiamoci solo un attimo dal Giappone e torniamo nelle cucine delle nostre nonne, mentre osserviamo le loro mani muoversi attorno a una montagnetta di carne macinata che piano piano prende forma e a si fa polpetta. Ecco, in Giappone c&rsquo;&egrave; un gesto molto simile che, per&ograve; vede protagonista una manciata di riso. Il movimento cambia appena: compatti il riso prima orizzontalmente, poi appiattisci dall&rsquo;alto e continui con delicatezza trasferendo tutto l&rsquo;affetto che riversi nei confronti di chi ricever&agrave; quella formella, fino a rappresentare quello che somiglia a un piccolo monte Fuji: nasce cos&igrave;, tra mani e tanto amore, un onigiri, snack tra i pi&ugrave; consumati in terra nipponica.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Ce lo racconta <strong>Aya Yamamoto</strong> in un contesto appena appena lontano dalla sua <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24273/ristoranti/gastronomia-yamamoto.html" target="_blank">Gastronomia Yamamoto</a> in zona Missori a Milano: ci troviamo, infatti, ad <a href="https://www.instagram.com/avellinoscalo/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank">Avellino Scalo</a>, l&rsquo;hub permanente di <em>Irpinia Mood</em>, spin-off dell&rsquo;evento che si tiene puntualmente, ormai da 10 anni, nella citt&agrave; irpina per valorizzare la cultura gastronomica e riflettere sui temi pi&ugrave; attuali che l&rsquo;attraversano. Ed ecco che, negli spazi di una vecchia stazione in disuso (ve ne abbiamo parlato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/38682/dallitalia/prossima-fermata-avellino-scalo-il-primo-polo-gastronomico-dirpinia.html" target="_blank">qui</a>), ora vive un bistrot e un laboratorio che regolarmente si anima con ospiti da tutta Italia che condividono racconti, gesti e il piacere di ritrovarsi a tavola. Questo in una citt&agrave; che vibra poco di iniziativa, ma che cibata di idee e progetti diviene a poco a poco culla di realt&agrave; valide, pi&ugrave; affezionate al futuro che al passato e che non hanno timore di rappresentare dei punti di interruzione con la tradizione pur onorandola fino in fondo.</p>

<p><em>Onigiri</em> dicevamo e con onigiri <em>riso</em>. Per questa preparazione in particolare occorre la variet&agrave; <em>Selenio</em>, dal chicco tondeggiante, come una goccia appena allargata, ben diverso quindi da un basmati che presenta invece una forma affusolata. Ora, meno scheggiato &egrave;, pi&ugrave; alta sar&agrave; la qualit&agrave; e amabile risulter&agrave; al palato una volta cotto, fase quella della cottura a dir poco cruciale considerato che gran parte della preparazione &egrave; composta proprio da riso: innanzitutto, il riso va sciacquato ben bene, quasi sfregando un chicco contro l&rsquo;altro, fino a renderli limpidi; resta in acqua minerale per circa due ore (qualora non aveste tempo, anche mezz&rsquo;ora pu&ograve; bastare) cos&igrave; da ammorbidirsi e prepararsi al meglio alla cottura.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>E qui abbiamo due opzioni. Cottura &ldquo;premium&rdquo;: possedete un cuociriso e, quindi, c&rsquo;&egrave; poco da fare; misurate pari quantit&agrave; di acqua e riso, lasciate che la magia accada. Se, invece, non avete che una cucina &ldquo;normale&rdquo;, senza attrezzature particolari, userete una qualsiasi pentola con il suo coperchio, perfetta se in ghisa, o comunque con un coperchio in grado di trattenere bene il vapore interno, indispensabile per ottenere una cottura ottimale. In una prima fase portare a bollore a fuoco alto il riso senza mai sollevare il coperchio, pena un riso scotto o non cotto abbastanza. Quando l&#39;acqua bolle, &egrave; tempo di abbassare la fiamma e di cuocere a fuoco medio per 10 minuti. Quindi si abbassa ulteriormente la fiamma e si continua la cottura a fuoco basso per altri 5 minuti. Spegnere, e lasciare il riso nella pentola col coperchio sigillato per altri 10 minuti. Quando il riso &egrave; pronto, va smosso delicatamente con una spatola o cucchiaio di legno.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Come farcire i nostri onigiri? Partiamo da <em>tonno e maionese</em>, la versione pi&ugrave; venduta in Giappone; potete senn&ograve; utilizzare una marmellata fatta in casa, semplicissima da realizzare a casa utilizzando le foglie di alga nori un po&rsquo; ammollate, ormai inutilizzabili per il sushi &ndash; basta cuocerle con un po&rsquo; di zucchero di canna, sake (o vino bianco da cucina) e salsa di soia. Quindi, foglio di pellicola, un pugno di riso, la farcia desiderata posta al centro, e altro riso a coprire; si chiude tutto nella pellicola e si comincia a lavorare con le mani come indicato in precedenza. In alternativa, esistono dei praticissimi stampi per onigiri, da consumare nudi o avvolti in una foglia di alga, ma anche di lattuga.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Onigiri freschi&hellip; eppure possiamo assaggiarli anche cotti, tanto &egrave; vero che in Giappone sono il must in una grigliata e vengono passati al bbq. Poi qualora volessimo concederci un piacere sconfinato, lasciamo sciogliere del burro in padella con un po&rsquo; di salsa di soia, e rosoliamo l&rsquo;onigiri di solo riso in questa salsina <em>umami</em> fino a creare una crosticina sottile; lattuga intorno per afferrare il nostro triangolino di riso e via. Ad ogni modo, tutto &egrave; nel gesto che accompagna questa preparazione, ed &egrave; proprio quello che ci aiuter&agrave; ad apprezzare ancora di pi&ugrave; ci&ograve; che stringeremo tra le mani, che &egrave; tanto.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Lo &egrave; per <strong>Aya</strong> che, appena arrivata in Italia, li portava a scuola per merenda, e questo non le piaceva, non la rendeva serena perch&eacute; intanto tutti i compagni italiani addentavano panini, merendine, cracker. Poi, per&ograve; ci ha fatto pace, perch&eacute; cos&igrave; accade quando inizi a vivere in un Paese che non &egrave; tuo e il cibo diventa a tutti gli effetti un elemento che definisce la tua identit&agrave;, che tiene uniti, stretti tra di loro, passato e presente, plasmando chi saremo nel nostro futuro.</p>

<p>Oggi <strong>Aya</strong> sente che casa sua &egrave; Milano, e lo ha capito quando si &egrave; accorta che il suo pasto preferito &egrave; la <em>pasta al forno</em>. Cibo &egrave; anche famiglia, casa, identit&agrave;: cibo &egrave; vita.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Ce lo spiega bene <strong>Mariachiara Montera</strong>, foodwriter, content creator e autrice del libro <em>Sugo</em>, un testo che andrebbe letto almeno una volta l&rsquo;anno perch&eacute; puntualmente smuove e, come raramente accade ormai, ci invita a porci delle domande, a cui solo noi possiamo dare le giuste risposte, mettendo insieme genere, il modo in cui siamo cresciuti, la nostra relazione con la tavola e quindi con il cibo, con quegli strumenti che ci portiamo dietro tra un trasloco e l&rsquo;altro e che divengono la nostra storia; ingredienti che a poco a poco subentrano nella nostra dispensa e descrivono il modo in cui evolviamo.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p><strong>Mariachiara</strong> parla anche di casa, che raccontiamo attraverso le sue parole:</p>

<blockquote>
<p>E quindi, come rispondiamo alla domanda: cosa &egrave; casa? Sono mura, sono accenti, sono i sensi: gusto, olfatto, tatto sono legati ai ricordi personali quanto alla storia collettiva. E se non vogliamo chiamarla nostalgia, allora invochiamola come memoria: la ricerca dei piatti tradizionali, e di certi ingredienti, per mantenere una continuit&agrave; emotiva e culturale col nostro luogo di nascita. Gli alimenti internazionali ed etnici contribuiscono poi a sviluppare il senso di appartenenza: troppo spesso la definizione di casa, e di radici, viene circoscritta a una sintesi di vantaggi burocratici, economici, sociali. Come se &ldquo;casa&rdquo; fosse quello che otteniamo, come riconoscimento esterno: votare, capire cosa stiamo comprando al mercato, avere una busta paga. Ma insieme a tutto questo, &ldquo;casa&rdquo; &egrave; un sentimento, &egrave; come ci sentiamo per strada, o nel posto dove dormiamo: siamo felici? Ci sentiamo al sicuro? Siamo dove vorremmo essere o vorremmo andare via? Apparteniamo a un luogo quando, in egual modo, apparteniamo a noi stesse, e a uno spazio, emotivo e fisico, che chiamiamo casa. In quest&rsquo;ottica, cucinare le ricette del paese d&rsquo;origine in terra straniera aiuta a sviluppare quel sentimento, a rendere pi&ugrave; grande quella casa. Il cibo consente di rievocare il passato, di idealizzarlo, di mantenere vive le radici. E, ricetta dopo ricetta, le memorie preservano le identit&agrave; nazionali, e rafforzano le comunit&agrave;.</p>
</blockquote>

<p>Ecco perch&eacute; anche un triangolino di riso non &egrave; solo cibo, ma un pezzo di vita che si muove con noi e con noi muta.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/sugo-e-onigiri-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41293/dallitalia/un-mondo-che-si-chiama-onigiri.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Basilicata autentica: cinque trattorie moderne dove assaporare, ma con calma</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41282/dallitalia/basilicata-autentica-cinque-trattorie-moderne-dove-assaporare-ma-con-calma.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Basilicata autentica: prodotti tipici e cultura del territorio. Trattorie e osterie moderne da assaporare, ma con calma. I nostri consigli in cinque tappe fondamentali, diverse per stile e posizione geografica, che descrivono bene una realt&agrave; contemporanea ma fedele alle sue radici. Il dehor con vista sul lago Sirino di &ldquo;Marie-laboratorio di cucina&rdquo;</p>

<p>In Basilicata la cucina non ha smesso di essere atto identitario di una terra schiva che non ama urlare ma raccontare. Anche a tavola. Una terra dove ogni ricetta e ogni prodotto tipico ha un nome diverso, in base alla provincia di appartenenza. A Rotondella puoi trovare i <em>zanzan&eacute;dde</em>, a Lauria gli <em>gnummaridd</em> e a Pisticci gli <em>n&rsquo;druocchil</em>, ma sono sempre i famosi involtini di interiora di agnello che si mangiano di solito durante le festivit&agrave; pasquali. Zone diverse, stesso prodotto, stessa ricetta ma diverso nome e modo di narrarlo.</p>

<p>Negli ultimi anni alcune trattorie e osterie hanno scelto una strada precisa: partire dalla cucina tradizionale lucana e rileggerla con sensibilit&agrave; contemporanea, senza snaturarla, senza effetti speciali inutili e nel contempo dimostrando l&rsquo;eccezionale variet&agrave; della gastronomia del territorio. Abbiamo selezionato perci&ograve; cinque realt&agrave; ancora poco conosciute, che invitano a scoprire la regione attraverso la proposta gastronomica di ciascuno e i differenti menu, tra piatti legati al Parco Nazionale del Pollino, al Lago Sirino e allo splendido mare della costa jonica.</p>

<p>Ognuno di questi locali, con il suo carattere unico, celebra i prodotti tipici della Basilicata: dal peperone crusco di Senise Igp, all&rsquo;arancia Staccia di Tursi (prodotto Pat), alla fragola della Basilicata Igp, ai salumi e formaggi locali (canestrato di Moliterno Igp, caciocavallo podolico e lucanica di Picerno Igp), facendo della cucina di territorio il vero protagonista dell&rsquo;esperienza. Ne &egrave; venuta fuori non certo una classifica, ma cinque tappe, cinque luoghi che meritano una sosta per capire come il gusto lucano stia evolvendo pur restando profondamente legato alle proprie radici. &Egrave; un invito a fermarsi, assaggiare, ascoltare. Perch&eacute; in Basilicata, il cibo &egrave; ancora una forma di racconto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.tavernanonnavera.it/" rel="nofollow">TAVERNA NONNA VERA</a> a Latronico (Potenza)</strong><br />
[[ima2]]Nel 2022 lo chef <strong>Valerio Elefante</strong> insieme a sua moglie <strong>Francesca</strong> apre <em>Taverna Nonna Vera</em> a Latronico, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, dedicandola appunto alla nonna che gli ha trasmesso la passione per la cucina. <strong>Valerio</strong> si &egrave; formato al <em>Gambero Rosso</em> e ha maturato esperienze in tutta Italia e in Spagna; mentre <strong>Francesca</strong>, grazie al padre, ha acquisito competenze imprenditoriali a Napoli, sia in sala che in cucina, e coltivato con particolare dedizione la pasticceria. Fin dal primo giorno, la taverna punta sulla qualit&agrave; delle materie prime e sulla provenienza locale, grazie anche all&rsquo;esperienza di <strong>Valerio</strong> in <em>Slow Food</em> e nel <em>Geoportale della Cultura Alimentare</em>, che gli permette di selezionare piccoli produttori e prodotti d&rsquo;eccellenza del territorio. La cucina si ispira principalmente alla tradizione letta in chiave moderna, con una forte influenza campana, ma utilizzando esclusivamente prodotti lucani. Il menu stagionale varia in base alla disponibilit&agrave; dei prodotti, con alcune proposte fisse. Tra i piatti che raccontano meglio la filosofia della <em>Taverna Nonna Vera</em>, il <em>Tortino di patate con salsiccia di Latronico, fonduta di canestrato del Pollino e peperoni cruschi</em> &egrave; una vera icona. La <em>Zuppetta di fagiolo rosso scritto, scarola e salsiccia lucanica</em> porta invece con s&eacute; un pezzo di storia familiare: &egrave; una ricetta del nonno di <strong>Francesca</strong> con prodotti locali. I <em>Cappellacci maritati</em> trasformano la tradizione della minestra maritata in un&rsquo;esperienza nuova, verdure e carne si fondono nella pasta ripiena, accompagnate dal brodo, dalle chips di canestrato del Pollino e dalla salsiccia lucanica. Lo <em>Stracotto di manzo alla genovese</em> &egrave; un omaggio a nonna <strong>Vera</strong>: &egrave; tenero, profumato, preparato con carne di podolica locale. Anche i dolci portano con s&eacute; ricordi e emozioni: <em>Ops&hellip;mi &egrave; caduto il bocconotto</em>, oltre a omaggiare gi&agrave; nel nome un piatto celebre di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/447/chef-e-protagonisti/massimo.html">Massimo Bottura</a>, &egrave; un viaggio nell&rsquo;infanzia di <strong>Valerio</strong>: il classico bocconotto rivive in chiave moderna con crumble di frolla, crema pasticciera e due consistenze di amarena. <em>Pane, latte e caff&egrave;</em> richiama invece la colazione dei nonni, trasformando la zuppa di latte in una crema vellutata, accompagnata dal caff&egrave; caldo e dal pane tostato, semplice ma capace di evocare conforto e nostalgia. La carta vini conta oltre 400 etichette, include piccoli produttori, vignaioli indipendenti e vini naturali.<br />
<a href="http://tavernanonnavera.it" rel="nofollow">tavernanonnavera.it</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/marie_lagosirino" rel="nofollow">MARIE, LABORATORIO DI CUCINA</a> a Nemoli (Potenza)</strong><br />
[[ima3]]A Nemoli, la vista incantevole del Lago Sirino accoglie gli avventori in questa moderna osteria, calda e raffinata. Il nome &ldquo;Marie&rdquo; &egrave; ispirato alla nonna dello chef-patron <strong>Carmine Cantisani</strong>, che dopo una laurea in Cinema e Letteratura, decide di ritornare in Basilicata per lavorare nel panificio di nonna <strong>Maria</strong>. Il nuovo lavoro accende in lui la passione per la cucina e il mondo della ristorazione, tanto da portarlo anche all&rsquo;estero. Nell&rsquo;aprile 2018, grazie a una serie di fortunati eventi ed alla complicit&agrave; di mamma <strong>Adele</strong>, nasce il suo progetto di osteria: <em>Marie, Laboratorio di cucina</em>. <strong>Adele</strong>, autodidatta anche lei, riesce a trasformare in piatti emozionanti le idee del figlio. La territorialit&agrave; &egrave; fondamentale durante lo sviluppo dei suoi menu e di ogni singolo piatto, ma incontra ingredienti e tecniche di cottura differenti, maturate dall&rsquo;esperienza in giro per il mondo. &ldquo;Territorio come punto di partenza e mai come punto d&rsquo;arrivo&rdquo; &egrave; essenzialmente il mantra. I piatti pi&ugrave; iconici e rappresentativi sono sicuramente, il <em>Cannolo salato con fegatini di agnello, parmentier e funghi porcino</em>, i <em>Tortelli ripieni di genovese con caciocavallo podolico, Amaro Lucano e limone bruciato</em> e la signature <em>Trota salmonata del Lago Sirino</em> pescata a meno di dieci metri dall&rsquo;osteria. La cantina e la carta dei vini seguono un po&#39; il medesimo discorso, prediligendo piccoli produttori, aziende che raccontano i territori, con una predilezione ai vini naturali, ma senza fanatismi. Ovviamente attenzione particolare &egrave; riservata ai vini della Basilicata, ma con un&rsquo;ampia scelta di etichette: Piemonte, Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige, Campania e Calabria. Un&rsquo;ottima selezione &egrave; riservata anche alla Francia e al resto del mondo. Dallo scorso 12 febbraio &egrave; arrivata anche una novit&agrave;: la collaborazione con <a href="https://www.facebook.com/civacibovagabondo/" rel="nofollow">CiV&agrave; - Cibo Vagabondo</a>, vera e propria brigata mobile guidata dallo chef <strong>Tony Granieri</strong> con cui quelli di <em>Marie</em> creeranno percorsi condivisi; una sorta di hub di maestranze innervato di idee e giovani talenti, nuove generazioni con una visione professionale, sostenibile e attenta alla qualit&agrave; sia del lavoro che della vita sociale.<br />
<a href="https://www.instagram.com/marie_lagosirino" rel="nofollow">@marie_lagosirino</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.tierramatera.com/" rel="nofollow">TIERRA OSTERIA CONTEMPORANEA</a> a Matera</strong><br />
[[ima4]]Lo chef-patron di <em>Tierra</em>, <strong>Domenico Zingaro</strong>, nato a Bisceglie ma lucano di adozione, porta avanti gi&agrave; da qualche anno il suo personale progetto di osteria contemporanea. Il primo amore &egrave; la pasticceria, infatti inizia il suo percorso formativo come pasticcere proprio a Bisceglie, con il maestro <strong>Mauro Colangelo</strong>, per poi trasferirsi in Svizzera: a soli 21 anni gli viene affidata la gestione della brigata di pasticceria dell&rsquo;<em>Hotel Splendide Royal</em> di Lugano. Il suo percorso prende poi una deviazione inaspettata: decide di credere in un progetto chiamato <em>Meta</em>, un ristorante affacciato sul Lago Ceresio. Qui passa in cucina, continuando per&ograve; a curare personalmente il lato dolce, al fianco dello chef <strong>Luca Bellanca</strong>. Anni di sperimentazione e ricerca che culminano nel raggiungimento della stella Michelin. Nel 2020 nasce <em>Tierra Osteria Contemporanea</em>: insieme alla compagna di vita <strong>Roberta</strong>, <strong>Domenico</strong> decide infatti di tornare al Sud e individua Matera come punto di equilibrio tra le rispettive origini. Al <em>Tierra</em> pare incarnare la metafora di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paul_%C3%89luard" rel="nofollow">Paul &Eacute;luard</a>: &ldquo;Il passato &egrave; un uovo rotto, il futuro &egrave; un uovo da accudire&quot;. Entrare nel locale significa immergersi in un&rsquo;esperienza che va oltre il semplice pasto: &egrave; un viaggio tra sapori, ricordi e territorio. In una location come quella di Matera (intima ed elegante, situata all&rsquo;interno di una suggestiva casa-grotta ristrutturata con un piccolo terrazzino panoramico che regala una vista incantevole su Sassi e Cattedrale), ogni portata sorprende, ogni ingrediente &egrave; scelto con cura e ogni abbinamento &egrave; pensato per valorizzare tecnica e sapori della Basilicata. I piatti non sono solo da gustare, ma anche da ammirare: stimolano tutti i sensi La cucina di <em>Tierra</em> si basa su due principi fondamentali: sostenibilit&agrave; e stagionalit&agrave;. Ossia: rispetto per l&rsquo;ambiente e i prodotti che la natura ci offre stagionalmente; lavoro quotidiano in collaborazione con piccoli produttori, con grande attenzione al mondo vegetale e al recupero delle tradizioni rilette in chiave attuale. <strong>Roberta</strong>, sommelier Ais, completa l&rsquo;esperienza facendoti sentire accolto e coccolato. Per scoprire davvero <em>Tierra</em> consigliamo di provare il menu degustazione di sei portate. Tra i piatti: <em>Uovo 65&deg;, burro noisette, spuma ai ceci e ribes</em>, poi <em>Spaghettoni, baccal&agrave;, &#39;nduja e limone</em>, quindi <em>Ravioli, salsiccia, mandorle, tartufo nero e rafano</em> e <em>Pancia di suino nero lucano, mela, mole al peperone crusco e verza</em>. Conclusione dolce e raffinata con <em>Spuma di ricotta, fichi secchi, mandorle e amarene</em>.<br />
<a href="http://tierramatera.com" rel="nofollow">tierramatera.com</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/camelot_bistrot_/" rel="nofollow">CAMELOT BISTROT</a> a Policoro (Matera)</strong><br />
[[ima5]]Il <em>Camelot Bistrot</em> nasce nel 2016 in uno dei luoghi pi&ugrave; iconici di Policoro, il Borgo dei Casalini: casette familiari dove i contadini risiedevano con le loro numerose famiglie. La genuinit&agrave; che pervade questi edifici sembra riflettersi nei piatti proposti dalla chef <strong>Giuliana Vitarelli</strong>, che sa far rivivere antiche tradizioni culinarie ormai in disuso. Ci riesce grazie all&rsquo;uso di prodotti stagionali come quelli che utilizzavano le nonne e che ritroviamo nei &ldquo;fuori menu del venerd&igrave;&rdquo;, una proposta speciale accanto al menu principale proposto tutte le sere. Chef e sommelier Ais dal 2004, <strong>Giuliana</strong> ha seguito corsi con grandi nomi della gastronomia, tra cui <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/456/chef-e-protagonisti/antonino.html">Antonino Cannavacciuolo</a>, portando tutta questa esperienza nella sua cucina. La sala, accogliente e informale, &egrave; curata dal <strong>Michele</strong>, che contribuisce a creare un servizio familiare e attento. <em>Camelot</em> si distingue per la valorizzazione dei prodotti del territorio e la qualit&agrave; delle materie prime, offrendo piatti autentici e legati alla tradizione lucana, ma rivisti con estro. Si pu&ograve; iniziare con la <em>Rafanata morbida</em>, una crema di patate al rafano con pescato del giorno, salsa al peperone crusco di Senise Igp e mollica &ldquo;arraganata&rdquo; con pecorino di Moliterno Igp, per proseguire poi con gli <em>Spaghettoni con pur&egrave; di fave secche, cozze e mollica croccante al crusco</em>, piatto nato da un ricordo d&rsquo;infanzia della chef: tarantina di origini, <strong>Giuliana</strong> racconta come, un tempo, il pur&egrave; di fave avanzato senza le cicorie venisse cucinato con i tubettini, un formato di pasta tipico che oggi rivive in una ricetta semplice ma ricca di memoria e identit&agrave;. Grande attenzione &egrave; riservata al pesce locale e in particolare al pesce azzurro, protagonista dei secondi piatti come la <em>Seppia arrosto con salsa all&rsquo;olio nero e talli di zucchine</em> e lo <em>Sgombro con salsa di albicocca di Rotondella, cipolla caramellata e zucchine</em>. I dolci, realizzati da <strong>Giuliana</strong>, che &egrave; anche eccellente pastry chef, chiudono il pasto con eleganza e ricordo. Tra le proposte spicca la <em>Panna cotta montata con salsa al caramello, arancia staccia di Tursi, scorzette d&rsquo;arancia, crema al cioccolato, olio e crumble di pane di Matera Igp</em>, ispirata ai gusti della nonna della chef, che amava abbinare arancia, cioccolato e pane. In stagione, non mancano ovviamente le proposte a base di fragola della Basilicata Igp.<br />
<a href="https://www.instagram.com/camelot_bistrot_/" rel="nofollow">@camelot_bistrot_</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/pitty_ristorante_enoteca_/" rel="nofollow">PITTY RISTORANTE ENOTECA</a> a Policoro (Matera)</strong><br />
[[ima6]]Nato nel 1995, <em>Pitty Ristorante Enoteca</em> rappresenta uno dei riferimenti storici della ristorazione di mare in Basilicata. Non &egrave; un&rsquo;osteria n&eacute; una trattoria tradizionale, ma un indirizzo solido e riconoscibile, da inserire senza esitazioni tra i luoghi imprescindibili per chi desidera assaggiare pesce fresco e locale lungo la costa jonica. Guidato dallo chef <strong>Giovanni Chiaromonte</strong>, il locale costruisce la propria identit&agrave; sulla qualit&agrave; del pescato e su una cucina che evita la banalit&agrave;, affiancando ai prodotti ittici le eccellenze del territorio a km zero, come l&rsquo;olio proveniente dai frantoi della zona o il tartufo, sempre nel rispetto della stagionalit&agrave;. La sala &egrave; gestita da <strong>Tonino Chiaromonte</strong>, padre dello chef, che accoglie gli ospiti con lo stile e l&rsquo;attenzione di un vero oste. Tra i piatti simbolo spiccano gli <em>Spaghettoni con caviale, battuta di gambero e gambero rosso crudo con zest di limone di Rocca Imperiale Igp</em>, vera firma della cucina. Degni di nota anche gli antipasti interamente homemade e i primi piatti come i <em>Mezzi paccheri con scorfano, datterino giallo, basilico, fiocchi di pomodoro disidratato e granella di olive nere</em> o i <em>Ravioli ripieni di burrata con tartare di tonno rosso e nocciole del Piemonte tartufate</em>. La <em>Frittura di calamari e riccioli</em>, asciutta e impeccabile, &egrave; uno dei motivi per cui molti clienti tornano regolarmente, cos&igrave; come lo straordinario <em>Rombo con patate</em>, di grande equilibrio e precisione, disponibile solo quando il pescatore fornisce il prodotto freschissimo (tutti i piatti variano a seconda del pescato locale disponibile). <strong>Giovanni Chiaromonte</strong> unisce alla passione per la cucina anche una grande competenza nel mondo dei vini, selezionando abbinamenti tra etichette italiane e internazionali. L&rsquo;area bar, ideale per un aperitivo, propone una selezione curata di bollicine. Completano l&rsquo;esperienza gin d&rsquo;autore e distillati di pregio, spesso abbinati a dolci firmati da alcune delle pi&ugrave; importanti pasticcerie italiane.<br />
<a href="https://www.instagram.com/pitty_ristorante_enoteca_/" rel="nofollow">@pitty_ristorante_enoteca_</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/peperoni-cruschi-lamie-di-bitonte.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41282/dallitalia/basilicata-autentica-cinque-trattorie-moderne-dove-assaporare-ma-con-calma.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Non solo piatti gourmet: la pera dell'Emilia Romagna IGP sorprende anche nella mixology</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41290/ricette-dautore/non-solo-piatti-gourmet-la-pera-dellemilia-romagna-igp-sorprende-anche-nella-mixology.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PANCIA DI MORA ROMAGNOLA, GAMBERI E LEVISTICO&nbsp;</strong>con pera Decana del Comizio<br />
<em>Ingredienti</em></p>

<p><em>Per la pancia di Mora Romagnola</em><br />
500 g di pancia di Mora Romagnola<br />
1 spicchio di aglio<br />
1 stecca di cannella<br />
1 stelo di menta<br />
Sale e pepe q.b.</p>

<p><em>Per la &ldquo;cotognata&rdquo; di Decana</em><br />
300 g di Pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Decana del Comizio<br />
100 g di zucchero semolato<br />
10 g di succo di limone<br />
1,5 g di agar agar</p>

<p><em>Per i gamberi rossi</em><br />
4 gamberi rossi di pezzatura media<br />
50 g di olio evo<br />
Zest di 1 limone</p>

<p><em>Per la composizione del piatto</em><br />
2 steli di levistico<br />
100 g di fondo di manzo e suino<br />
Pera dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Decana del Comizio q.b.<br />
Olio evo q.b.<br />
Sale q.b.</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per la pancia di Mora Romagnola</em><br />
In un sacchetto per sottovuoto mettere la pancia di Mora Romagnola con aglio, sale e pepe, la stecca di cannella e lo stelo di menta. Chiuderlo al 100% e cucinare per 20 ore a 60&deg;C. Scolare dal succo di cottura e asciugare la pancia;&nbsp;tagliarne una&nbsp;fetta lunga 1,5 cm, scottarla in padella creando una leggera crosta e condire con sale.</p>

<p><em>Per la &ldquo;cotognata&rdquo; di Decana</em><br />
La pera Decana &egrave; molto versatile in cucina, adatta sia per il consumo fresco sia per preparazioni come marmellate e torte. Mondare le Decana togliendo il torsolo e la buccia;&nbsp;tagliarla&nbsp;a pezzetti dallo spessore di 1 cm, metterli in casseruola con dello zucchero semolato e del succo di limone, quindi cuocere per 90 minuti. Unire l&rsquo;agar agar e continuare la cottura per altri 5 minuti. Versare il composto in uno stampo e lasciare raffreddare.</p>

<p><em>Per i gamberi rossi</em><br />
Pulirli rimuovendo carapace, testa e budello;&nbsp;tagliarli per ottenere pezzi da&nbsp;2 cm e condirli con olio evo, sale e zest di limone.</p>

<p><em>Per la composizione finale</em><br />
Porzionare la &ldquo;cotognata&rdquo; di pere, metterne un pezzo sul piatto, adagiarvi sopra i gamberi rossi, le foglie di levistico fresche e unire una dadolata di Decana -&nbsp;ideale in cucina anche per ricette salate -&nbsp;condita con sale e olio. Completare con il fondo di manzo e suino caldo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>&nbsp;IL DRINK 1951</strong> con pera Santa Maria<br />
[[ima2]]</p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
30 ml di Pera dell&rsquo;Emilia Romagna IGP cordial<br />
30 ml di rye whiskey<br />
20 ml di vermouth rosso<br />
10 ml di sherry fino<br />
10 l di cacao bianco<br />
3 gocce di pepe di Sichuan<br />
Acido citrico q.b.<br />
Acido malico q.b.<br />
Acqua q.b.<br />
Agar-agar q.b.<br />
1 cubo di ghiaccio</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Il 1951 &egrave; un cocktail costruito sui contrasti: fresco ma profondo, gentile ma deciso. Con il suo gusto fresco e poco zuccherino, la <em>Santa Maria</em> dona equilibrio e misura a&nbsp;ogni sorso.</p>

<p>Pelare le pere, tenere da parte le bucce, tagliare la polpa a pezzetti e unirla a pepe di Sichuan, acido citrico e acido malico. Cuocere il tutto sottovuoto a 60&deg;C per circa un&rsquo;ora ottenendo cos&igrave; il cordiale. Prendere la polpa avanzata di pera, frullarla e allungarla con un po&rsquo; di acqua, versare il tutto in un pentolino e, aggiungendo a filo l&#39;agar-agar, scaldare lentamente ottenendo una gelatina: unendola assieme alla buccia sottile inizialmente tenuta da parte, si otterr&agrave; una caramella gelatinosa di pera.</p>

<p><em>Per la composizione finale</em><br />
Nel mixing glass unire gli ingredienti e mescolarli con lo stirrer, versare in un tumbler basso con un cubo di ghiaccio, e guarnire con la caramella.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/i-conoscenti-bologna-piatto-e-cocktail-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41290/ricette-dautore/non-solo-piatti-gourmet-la-pera-dellemilia-romagna-igp-sorprende-anche-nella-mixology.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Con Himanshu Saini, alla scoperta della tradizione dei brodi nella cucina indiana</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41262/dal-mondo/con-himanshu-saini-alla-scoperta-della-tradizione-dei-brodi-nella-cucina-indiana.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Se si pensa alla cucina indiana, vengono subito in mente spezie profumate e colori accesi, ma anche piatti iconici quali il butter chicken (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Murgh_makhani" rel="nofollow">murgh makhani</a>), il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biryani" rel="nofollow">biryani</a>, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dal_(gastronomia)" rel="nofollow">dal</a>, i <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Samosa" rel="nofollow">samosa</a> fino al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Naan" rel="nofollow">naan</a>. In realt&agrave; anche i brodi e le preparazioni liquide svolgono un ruolo importante pur se molto diverso da come lo intendiamo noi, perch&eacute; non esiste una tradizione di &ldquo;brodo da cucina&rdquo; come &egrave; nella tradizione gastronomica francese o italiana. Piuttosto, abbiamo a che fare con una serie di zuppe saporite che funzionano sia come piatti autonomi, sia come basi aromatiche per altre preparazioni.</p>

<p>Per saperne di pi&ugrave; abbiamo chiesto lumi a un talentuoso chef indiano (nonch&eacute; fervente sostenitore del futuro della cucina del subcontinente): parliamo di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30614/chef-e-protagonisti/himanshu.html">Himanshu Saini</a> (ve ne abbiamo parlato molte volte, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/33055/dal-mondo/tresind-studio-himanshu-saini-dimostra-che-la-cucina-indiana-non-esiste.html">l&#39;ultima qui</a>, un po&#39; provocatoria) che considera i brodi elementi centrali e distintivi dell&rsquo;esperienza gastronomica al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36458/ristoranti/tresind-studio.html">Tr&egrave;sind Studio</a>. &laquo;In India i brodi esistono da sempre e custodiscono memoria, nutrimento ed equilibrio. Per me rappresentano un filo di continuit&agrave; culturale: attraverso di loro il cliente entra in contatto con la tradizione e ne coglie il profondo valore affettivo&raquo;, ci spiega. Non semplici accompagnamenti quindi, ma vere e proprie micro-esperienze di gusto, ciascuna con una funzione precisa: detergere il palato, stimolare l&rsquo;appetito o favorire la digestione, creare un filo conduttore tra le diverse regioni gastronomiche dell&rsquo;India presenti nel menu e sorprendere per la profondit&agrave; e la complessit&agrave; delle spezie, che non sovrastano mai - quando sono realizzati a regola d&#39;arte - gli altri elementi del piatto<em>.</em></p>

<p>[[ima2]]Le preparazioni liquide di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30614/chef-e-protagonisti/himanshu.html">Himanshu Saini</a> racchiudono sapori delicati ma intensi, in cui i profumi della tradizione indiana si fondono con tecniche moderne per dare vita ad aromi profondi e perfettamente bilanciati. Per <strong>Saini</strong> rappresentano serenit&agrave; e armonia, oltre a essere una portata che lui ama cucinare perch&eacute; gli consente di esplorare, in un solo cucchiaio, una molteplicit&agrave; di sfumature di gusto: &laquo;Quando preparo un brodo parto dalla semplicit&agrave; e dalle tecniche tradizionali, come la cottura lenta e la cura degli aromi. Gli ingredienti sono semplici - ossa, verdure, spezie, talvolta solo gambi o bucce &ndash; ma valorizzati al massimo delle loro potenzialit&agrave;. Questo &egrave; un lavoro che richiede cura e sensibilit&agrave;, calma e pazienza, perch&eacute; &egrave; necessario lasciare che il tempo faccia il suo corso: al cuoco spetta il compito di accompagnare la cottura con delicatezza, senza mai forzarla. La realizzazione di un buon brodo richiede un equilibrio sottile tra spezie ed estrazione dei sapori, senza mai sovrastarli. &Egrave; un lavoro complesso, in cui ogni scelta - dal controllo del calore ai tempi di estrazione, fino all&rsquo;armonia del condimento - si esprime nella tazzina di portata del <em>Tr&egrave;sind Studio</em> dove il brodo si fonde con il piatto e diventa espressione di una tavola in cui semplicit&agrave; e sensibilit&agrave; sono fondamentali per un brodo vero e genuino&raquo; sottolinea lo chef.</p>

<p>[[ima3]]<strong>Saini</strong> ribadisce che, proprio come in Italia, anche in India i brodi, pur nelle loro forme diverse, hanno un potere profondamente rassicurante. Devono confortare e persistere delicatamente, senza essere troppo invadenti. Possono essere delicati e al tempo stesso sostanziosi, con proteine tradizionali o interamente vegetariani. Se preparato comme il faut, un brodo non solo nutre il corpo, ma calma anche la mente. &laquo;Nel menu del <em>Tr&egrave;sind Studio</em>, il brodo accompagna spesso i piatti, giocando un ruolo fondamentale nell&rsquo;esperienza gastronomica. Tra i nostri snack per esempio c&rsquo; &egrave; sempre il <em>Pani puri</em>, un piatto di strada indiano incredibilmente popolare che noi reinterpretiamo in chiave innovativa e teatrale: in un bicchiere dalla forma molto allungata viene aggiunto, su un brodo fresco e piccante, del ghiaccio secco che crea vapori suggestivi e scenografici; il tutto poi &egrave; versato all&rsquo;interno di un pane croccante fatto a ciambella. Questo piatto, oltre a essere spettacolare e creare interazione tra sala e cliente, sostiene il nostro impegno nello sviluppo di una ricetta a chilometro zero grazie all&rsquo;uso di erbe aromatiche, fiori e verdure fresche provenienti dal nostro giardino terrazzato. Ma anche il <em>Medu vada</em>, ciambelle croccanti di lenticchie rivisitate, &egrave; servito insieme a un <em>Saaru al parmigiano</em> (il <em>saaru</em> &egrave; un classico brodo della regione indiana del <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Karnataka" rel="nofollow">Karnataka</a>, realizzato con l&rsquo;acqua del riso bollito e consumato come una zuppa). Questo brodo &egrave; preparato con cura, combinando l&rsquo;acqua di cottura del riso con spezie e aromi delicati e arricchito dal parmigiano per un tocco pi&ugrave; intenso di umami. La combinazione crea un equilibrio perfetto: la croccantezza del <em>vada</em> si fonde con la ricchezza sapida e vellutata del brodo, dando vita a un contrasto di texture e sapori sorprendente&raquo;.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Proseguiamo: &laquo;Anche il <em>Naan</em>, molto amato nella cucina indiana, trova nel <em>Tr&egrave;sind Studio</em> una reinterpretazione: la nostra zuppa <em>Soup&rsquo;fl&eacute;</em> ne cattura calore, aroma e leggerezza senza appesantire. Una schiuma lievitata, a base di purea di pasta, aglio bruciato, coriandolo e uova, si gonfia al contatto con un brodo di pomodoro speziato ispirato al <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dal_makhani" rel="nofollow">makhani</a>, regalando un sapore immediatamente riconoscibile e apprezzato sia dagli ospiti indiani che da quelli internazionali. Infine, anche se non &egrave; pi&ugrave; presente nel menu degustazione attuale, il popolare <em>Chai ai funghi</em> continua a vivere in altri ristoranti del nostro portfolio <a href="https://passionfandb.com/" rel="nofollow">Passion F&amp;B</a> (gruppo internazionale di hospitality e ristorazione con sede a Dubai, specializzato nello sviluppo e nella gestione di concept gastronomici contemporanei &mdash; soprattutto legati alla nuova cucina indiana. <strong>Saini</strong> ne &egrave; il corporate chef, <em>ndr</em>). Un ricordo che testimonia la continuit&agrave; e l&rsquo;evoluzione della nostra cucina&raquo;.</p>

<p>[[ima7]][[ima8]]<strong>Himanshu Saini</strong> predilige i brodi caldi: &laquo;Il calore amplifica gli aromi e questi evocano i ricordi. Detto ci&ograve;, anche i brodi freddi hanno la loro eleganza, a patto che siano preparati con cura e attenzione, risultando particolarmente piacevoli nei climi torridi. A casa mia, in India, si preparavano liquidi leggeri e speziati quando qualcuno stava male. Erano semplici: pepe, cumino, aglio o, a volte, solo sale. Non li chiamavamo mai medicine, eppure avevano il potere di guarire&raquo; ricorda lo chef con il suo sorriso aperto.</p>

<p>Nel suo futuro i brodi continueranno a essere protagonisti, perch&eacute; sono &laquo;un punto fermo e trovano sempre il loro posto nei miei menu. Anche se la cucina si evolve, si innova e si arricchisce, ci aiutano a ricordare che la complessit&agrave; nasce dalla semplicit&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Intanto, da poco &egrave; uscito il libro di cucina di <strong>Saini</strong>, intitolato <em>The Rise of Indian Food - Recipes Reimagined by Tr&egrave;sind Studio</em> (di <strong>Himanshu Saini</strong> per <a href="https://www.phaidon.com/en-eu" rel="nofollow">Phaidon</a>, <a href="https://www.phaidon.com/en-eu/products/the-rise-of-indian-food-recipes-reimagined-by-tresind-studio?variant=47539259932772" rel="nofollow">se vuoi acquistarlo clicca qui</a>), che apre le porte del suo ristorante e guida i lettori in un viaggio nel suo mondo gastronomico. Il libro celebra la profondit&agrave; e la diversit&agrave; del patrimonio culinario dello chef, elevandolo a livelli straordinari. Tra fotografie suggestive e ricette che coniugano originalit&agrave; e tradizione, ogni pagina riflette l&rsquo;innovazione e la creativit&agrave; dei piatti firmati <strong>Saini</strong>. Un&rsquo;opera sorprendente quanto la sua cucina, che testimonia la continua evoluzione di questa amata tradizione gastronomica.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/tresindstudio-panipuri.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41262/dal-mondo/con-himanshu-saini-alla-scoperta-della-tradizione-dei-brodi-nella-cucina-indiana.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Tavola Mos, Stefano Zanini raddoppia sul Lago di Garda</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41275/dallitalia/tavola-mos-stefano-zanini-raddoppia-sul-lago-di-garda.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Che lo chef <strong>Stefano Zanini</strong> si stia facendo notare per la sua filosofia culinaria e il suo imprinting centrato sulla sperimentazione ancorata alla sponda bresciana del lago di Garda lo avevamo gi&agrave; notato facendo visita al suo <a href="https://ristorantemos.it/" rel="nofollow">Mos</a>&nbsp;a Desenzano del Garda.&nbsp;Che lo stesso sia in una nuova fase creativa, inebriato dalla bellezza artistica-culturale di un luogo come la <a href="https://www.fondazioneugodacomo.it/" rel="nofollow">Fondazione Ugo da Como</a> di Lonato del Garda e di come questo luogo abbia mosso in lui nuove corde e vibranti energie positive tali da indirizzarlo e condurlo alla creazione di <em>Tavola Mos</em>&nbsp;lo abbiamo scoperto giusto qualche giorno fa. &nbsp;<br />
&ldquo;Siamo ancora in una fase embrionale ma tutto sta procedendo nella giusta direzione&rdquo;, Zanini inizia a raccontarci la&nbsp;nuova avventura, una sfida di fascino e attrattiva, cibo e cultura, materia e bellezza.<br />
<br />
Gli arbori partono da lontano:&nbsp; &ldquo;Da anni frequento la Fondazione&nbsp;- ci racconta Zanini &ndash; che &egrave; solita organizzare eventi artistici e culturali sia per portare avanti il nome di quest&rsquo;uomo cos&igrave; importante per questo territorio, illuminato e avanguardista, sia per donare a chi ne fruisce un&rsquo;esperienza di arricchimento interiore. Proprio nel corso di una delle mie incursioni mi fu proposto di cimentarmi nel progetto di apertura del ristorante all&rsquo;interno della Fondazione. Da l&igrave; &egrave; nato un nuovo sogno e&nbsp;nel vedere la location mi&nbsp;sono innamorato.&rdquo;<br />
<br />
Come dargli torto: <a href="https://widget.thefork.com/it/066ac600-befa-418a-b406-fdeafbff9ce5?step=date" rel="nofollow">Tavola Mos</a> nasce all&rsquo;interno della casa del bibliotecario della Fondazione Ugo da Como, un palazzo storico del &lsquo;600 che si affaccia proprio sul Duomo di Lonato del Garda, imponente e affascinante, visibile da ogni angolatura del ristorante grazie alle sue ampie pareti vetrate. Gi&agrave; prima di entrare si percepisce la sensazione di un luogo in cui la cultura del cibo ma anche delle tradizioni, del buono e del bello convivono in perfetta armonia. Le opere d&rsquo;arte di <strong>Stefano Bombardieri </strong>ci accolgono fin dal giardino e ci accompagnano sino al portone d&rsquo;ingresso di questa casa signorile d&rsquo;epoca.<br />
<br />
&ldquo;Un luogo in dialogo con il territorio e con il tempo&rdquo; si legge nel men&ugrave; di Tavola Mos, ed entrambi gli elementi giocano e hanno giocato un ruolo essenziale per lo chef Zanini: &ldquo;Il tempo &egrave; un elemento prezioso e fondamentale perch&eacute; permette di ponderare bene, valutare, scegliere, riflettere.&rdquo; Dalla proposta di apertura alla nascita ufficiale di Tavola Mos infatti &egrave; stato necessario pi&ugrave; di un anno e mezzo: &ldquo;Non ho accettato subito, ci ho pensato bene. Ero entusiasta e lusingato della proposta ricevuta ma anche conscio dell&rsquo;impegno che avrebbe richiesto. Il tempo per&ograve; ci ha portati qui oggi, a vedere i primi frutti di questo percorso appena iniziato.&rdquo; &Egrave; entusiasta ma &egrave; anche sereno: nella sua voce non si avverte l&rsquo;affanno degli impegni da compiere o della fatica di quelli gi&agrave; fatti quanto piuttosto la gioia di aver intrapreso una strada che sa gi&agrave; che lo porter&agrave; lontano.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]Il territorio &egrave; l&rsquo;altra componente che in questa partita gioca un ruolo essenziale. Se <em>Mos</em>&nbsp;a Desenzano resta il laboratorio creativo che lo chef Zanini si &egrave; cucito&nbsp;su misura, dandogli un&rsquo;identit&agrave;, un&rsquo;anima e una filosofia difficilmente replicabili altrove, a Lonato la logica &egrave; diversa: qui vige il diktat della valorizzazione di questo areale in senso stretto, la rinascita di alcune ricette regionali e popolari attraverso le materie prime dei produttori locali, lavorate artigianalmente in coerenza con quello che &egrave; lo spirito della Fondazione. Cos&igrave; come la cultura per Ugo da Como doveva essere accessibile a tutti, la cucina per Stefano Zanini deve essere fruibile da tutti, senza fronzoli. Non un lavoro di aggiunta bens&igrave; di sottrazione, di essenza e ritorno alle origini.<br />
<br />
Per realizzare tutto questo e dare le giuste attenzioni sia al nuovo progetto in fase di lancio ma anche per non trascurare quello che &egrave; il cuore pulsante della fase creativa e di sperimentazione che resta Mos, risulta tanto necessaria quanto preziosa per lo chef la collaborazione con un altro giovane chef, <strong>Giorgio Montanari</strong>. Nel suo curriculum ha all&rsquo;attivo una collaborazione come sous chef di <strong>Norbert Niederkofler</strong> &ndash; esperienza che accomuna i due &ndash; successivamente da amico e assiduo frequentatore del Mos ne &egrave; diventato parte integrante, coadiuvando soprattutto alla nuova apertura lonatese, a dimostrazione di come le idee, la voglia di fare e anche un po&rsquo; il destino se si mettono insieme possano condurre verso felici &nbsp;prospettive.<br />
<br />
La cucina di Tavola Mos &egrave; conviviale, familiare ma non banale: del resto gi&agrave; dal nome ci ricorda quel gesto di sedersi insieme proprio attorno a&nbsp;un tavolo per trascorrere dei momenti di piacevolezza e autenticit&agrave;. Pochi ingredienti ma una grande pulizia al gusto capace di far emozionare chi li assapora. Il rimando, non troppo celato, &egrave; verso alcuni piatti della tradizione, recuperati dallo chef non solo attraverso i suoi ricordi ma anche grazie ai preziosi &nbsp;testi e manuali storici custoditi all&rsquo;interno della Fondazione. Tra le portate del men&ugrave; di tavola Mos c&rsquo;&egrave; il <em>Risotto alla p&igrave;lota</em> o meglio conosciuto nella sua forma dialettale come <em>Riso al tastasal&nbsp;</em>- letteralmente &quot;assaggia il sale&rdquo; - un piatto che rievoca affettuosamente allo stesso chef la sua et&agrave; fanciullesca: &ldquo;Tastasal era il gesto dei nostri norcini quando verificavano la sapidit&agrave; dell&rsquo;impasto del salame prima di insaccarlo. Nel nostro riso abbiamo deciso di adottare una tecnica di cottura per assorbimento in cui il riso viene posto all&rsquo;interno di speciali contenitori in ceramica, creati da un artigiano locale, capaci di resistere ad altissime temperature; il tutto viene posto su un fuoco fatto con cenere e legna sopra un camino ricavato con delle tegole. &Egrave; una tecnica di cottura quasi ancestrale che conferisce al piatto un sentore di affumicatura naturale.&rdquo;</p>

<p>Altro piatto destinato a diventare un&rsquo;icona di questo menu &egrave; quello dei <em>Tortellini in brodo madre</em>,&nbsp;5 cocotte per 5 ripieni diversi, 5 texture e consistenze differenti per una grande esplosione di gusto finale. Si parte dalla componente della carne pi&ugrave; dolce del cappone per poi passare a&nbsp;una maggiore ricchezza di gusto con il tortellino ripieno di gallina; aumenta la sapidit&agrave; con il tortellino ripieno di lingua al cui brodo si aggiunge la freschezza dell&rsquo;erba cipollina, si struttura con una persistenza maggiore il tortellino ripieno di bue sino ad arrivare all&rsquo;ultimo ripieno, quello di vitello che, arricchito di rafano, va a esaltare e suggellare con grinta e decisione il percorso degustativo svolto. Un crescendo di sensazioni per le nostre papille gustative che ringraziano.</p>

<p>La tradizione torna in maniera evidente nel <em>Taco&nbsp;di polenta con crema al Bag&ograve;ss</em>: nelle preparazioni casalinghe la parte croccante della polenta, che &egrave; quella che solitamente resta attaccata al tegame di preparazione, viene generalmente staccata aggiungendo latte o formaggio per renderla pi&ugrave; appetitosa; lo chef ha pensato di seguire la stessa congettura aggiungendo uno dei formaggi simbolo della tradizione bresciana. La parte croccante del taco&nbsp;all&rsquo;esterno si sposa perfettamente con la parte morbida, calda e goduriosa che si trova all&rsquo;interno, soddisfacendo il palato ma non solo.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]In altre portate si nota invece il background professionale di Stefano Zanini e delle sue esperienze in Italia e non solo: dalle Eolie, e in particolare da Salina &ndash; dove ha collaborato nella brigata del ristorante una stella Michelin Signum della chef <strong>Martina Caruso</strong> -&nbsp; arriva la <em>Zuppetta ai ricci di mar</em>e: qui la spuma di mandorle avvolge i ricci che, accompagnati da un&rsquo;emulsione al prezzemolo, vengono aggiunti durante la mise en place. La crema di patate arricchisce donando consistenza alla portata mentre il pop corn di mandorla aggiunge l&rsquo;effetto crunch.</p>

<p>Ha invece una reminescenza francese il <em>vitello</em> che ci viene servito in una doppia versione: la parte della coscia avvolta su s&eacute; stessa e arricchita con un intingolo ricavato dal brodo dello stesso vitello; mentre la parte della costata &egrave; laccata al pomodoro per caratterizzare e aggiungere gusto e freschezza al piatto.</p>

<p>Per la scelta delle materie prime si prediligono ovviamente i produttori locali, anche per la carta del vino la scelta &egrave; stata quella di inserire soprattutto le cantine delle zone limitrofe, dalla Valtenesi al Lugana passando per la Franciacorta. Un discorso a s&eacute; meritano gli ortaggi: in continuit&agrave; con quella che &egrave; la filosofia dello chef - che gi&agrave; con Mos a Desenzano predilige quelli che sono gli ortaggi locali per la salvaguardia e la riscoperta di molte erbe spontanee grazie alla preziosa fornitura proveniente dalla Valsabbia e dall&rsquo;azienda Zeruna - a Lonato con Tavola Mos ci sar&agrave; la possibilit&agrave; di creare il proprio orto sui terreni della Fondazione. Su una superficie di circa 250 metri, l&rsquo;orto diventa il plus che fa la differenza, sinonimo di freschezza e biodiversit&agrave; dove biologico e naturale convivono in simbiosi.</p>

<p>Sono circa 50 i coperti presenti all&rsquo;interno di Tavola Mos che possono raddoppiare se si prendono in considerazione i terrazzamenti esterni, diventando quindi una location ideale per eventi di natura diversa. Al momento le aperture si concentrano soprattutto nel fine settimana ma entreranno a pieno regime da qui a breve, sicuramente prima dell&rsquo;arrivo della stagione estiva. &ldquo;Quello che per me &egrave; fondamentale &ndash; conclude lo chef prima di salutarci - &egrave; avere la possibilit&agrave; di continuare a migliorare e la possibilit&agrave; di continuare a sognare, progettare e fantasticare su tutto quello che si potr&agrave; fare in questo posto magico.&rdquo;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-zanini-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41275/dallitalia/tavola-mos-stefano-zanini-raddoppia-sul-lago-di-garda.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>«Il vino è vita»: Federica Boffa Pio e la quinta generazione di Pio Cesare</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41287/in-cantina/il-vino-e-vita-federica-boffa-pio-e-la-quinta-generazione-di-pio-cesare.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Classe 1997, <strong>Federica Boffa Pio</strong> rappresenta, insieme al cugino <strong>Cesare</strong>, la nuova generazione alla guida della storica cantina di famiglia di Alba, <a href="https://www.piocesare.it/" rel="nofollow">Pio Cesare</a>. Una formazione accademica legata all&#39;economia si &egrave; intrecciata con la passione per il vino trasmessa dal nonno e dal padre, prematuramente scomparso nel 2021.</p>

<p>Un padre capace di insegnarle che nulla si ottiene senza fatica, visione, ragionamento e lavoro quotidiano. Principi che oggi abitano con chiarezza lo sguardo della giovane erede. Fondata nel 1881, la cantina racconta 145 anni di storia e, attraverso i suoi grandi vini, interpreta una porzione autentica di Langhe. Oggi &egrave; la quinta generazione a essere in prima linea. <strong>Federica</strong> ha condiviso con noi la sua visione presente e futura, dei vini e della vita.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]<strong>Esistono profumi che non ci abbandonano mai. Se chiude gli occhi e pensa alle cantine di suo nonno, quale aroma La accoglie per primo? &Egrave; un profumo di mosto, di pietra umida o di un&#39;infanzia che non se n&#39;&egrave; mai andata?</strong><br />
&laquo;Io sono nata e vissuta sopra la cantina, quindi per me il vino &egrave; vita. Il suo profumo &egrave; una piccola <em>madeleine</em> che mi ha accompagnata nell&#39;infanzia e continua a guidarmi&raquo;.</p>

<p><strong>Ci sono eredit&agrave; che nutrono e altre che rischiano di soffocare. Lei come impara, giorno dopo giorno, a far respirare la sua storia di famiglia?</strong><br />
&laquo;La nostra &egrave; una lunga eredit&agrave; di 145 anni, una sintesi di persone, cambiamenti e vini. Cerco di viverla come uno stimolo e non come una gabbia. Guardare al futuro mettendo ognuno la propria firma, senza copiare il passato ma facendolo nostro, con l&#39;entusiasmo della giovent&ugrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]<strong>C&#39;&egrave; un vino che Le assomiglia pi&ugrave; degli altri? Uno che, assaggiandolo, sente raccontare qualcosa di lei, anche senza pronunciare il suo nome?</strong><br />
&laquo;In verit&agrave; sono due vini, uno bianco e uno rosso. Il primo &egrave; lo <em>Chardonnay di Langa</em> &#39;<em>Piodilei</em>&#39;, che mio padre dedic&ograve; a sua mamma e a sua nonna: un vino elegante, fine, quasi immortale. Lo sento molto mio. L&#39;altro &egrave; il <em>Barbaresco</em> &#39;<em>Il Bricco</em>&#39;, dove sorge una dimora estiva immersa nei vigneti che mi ricorda l&#39;infanzia e la vendemmia. &Egrave; un vino che sprigiona eleganza, equilibrio e gentilezza. Un <em>Barbaresco</em> che ha bisogno di tempo per evolversi&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]<strong>Il vino insegna la pazienza, ma anche la resa. C&#39;&egrave; stato un momento in cui ha imparato che lasciar andare pu&ograve; essere un gesto d&#39;amore verso la terra?</strong><br />
&laquo;Ho avuto un pap&agrave; molto piemontese, che ha dedicato anima e corpo all&#39;azienda di famiglia, sacrificando anche alcuni momenti della mia adolescenza. Oggi comprendo la sua scelta di viaggiare per il mondo e ho capito, ho perdonato. Un episodio che mi ha segnata profondamente &egrave; stata la grandinata del 2023, che ha colpito duramente le vigne di Barbaresco. Mi ha messa di fronte alla forza della natura, capace di mettere in ginocchio anche il vignaiolo pi&ugrave; sensibile. La terra &egrave; anche questo&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]<strong>Ci piace pensare che l&#39;eleganza, nel vino come nelle persone, non si dichiari mai, ma si riveli piano. Lei, dove la riconosce? In un dettaglio, in un silenzio, in un gesto che non ha bisogno di parole?</strong><br />
&laquo;Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto su eleganza, equilibrio e gentilezza nei nostri vini. La mia sensibilit&agrave; femminile mi porta a prediligere vini eleganti ma anche pi&ugrave; immediati e contemporanei: tannini pi&ugrave; gentili, astringenze meno marcate, un frutto pi&ugrave; delicato. Il nebbiolo &egrave; raffinatezza. I nostri vini non sono facili n&eacute; semplificati, ma caparbi&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]<strong>Se dovesse scrivere una lettera alla Federica di domani, quella che continuer&agrave; a portare avanti questa storia, cosa le direbbe sul coraggio di cambiare senza tradire ci&ograve; che si ama?</strong><br />
&laquo;Le direi di portare avanti questa storia con determinazione, di non distrarsi. Di restare una persona che ragiona di pancia e di cuore, ma senza dimenticare la testa. Di ponderare le decisioni, studiare, e cercare un equilibrio tra famiglia e lavoro&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pio-cesare-federica-boffa-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41287/in-cantina/il-vino-e-vita-federica-boffa-pio-e-la-quinta-generazione-di-pio-cesare.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Antologia di Gioco al Cioccolato: Alajmo e 24 anni di affascinanti esplorazioni sensoriali, sociali, antropologiche </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41272/zanattamente-buono/antologia-di-gioco-al-cioccolato-alajmo-e-24-anni-di-affascinanti-esplorazioni-sensoriali-sociali-antropologiche-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Alla fine di un percorso sontuoso, il cameriere si avvicina al nostro tavolo da due <i>pax</i> e ci chiede di disporci frontalmente. Poco dopo arrivano due taglieri levigati, ognuno con una forchetta e un cucchiaio di legno. La prima regge un detonante micro-sorbetto di gin tonic, servito con polvere effervescente, meringa di ceci e resina di lentisco su una foglia di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Perilla_frutescens" rel="nofollow">perilla</a>.<br />
<br />
&Egrave; la <i>Sberla</i>, il principio dei 14 assaggi che compongono&nbsp;<i>Relazioni, Gioco al Cioccolato 2026</i>, &laquo;Un dessert composto che rende visibile come la relazione si compia appieno solo nel riconoscimento e nella cura del prossimo&raquo;, &egrave; scritto su un foglio illustrato verticale che dettaglia tutte le componenti in tavola e quelle&nbsp;che verranno. &laquo;La Sberla &egrave;&nbsp;la rottura che interrompe il tuo dialogo con se stesso&raquo;, precisa <b>Massimiliano Alajmo</b>, &laquo;una condizione sempre pi&ugrave; comune di un mondo sempre pi&ugrave; incline alla chiusura,&nbsp;sordo alla comprensione dell&rsquo;altro&raquo;. Un ceffone gustativo che richiama l&#39;ospite al valore della relazione, al riconoscimento del prossimo, &laquo;l&rsquo;unica via che abbiamo per sciogliere l&rsquo;alienazione e il materialismo del nostro tempo&raquo;.<br />
<br />
Non &egrave; un esercizio di storytelling esperienziale o <i>retailteinment</i> ma l&rsquo;ultimo capitolo di una saga pluridecennale in cui il cuoco padovano utilizza il cioccolato come spunto per riflettere su temi di valenza antropologica e sociale, che ci colpiscono puntualmente. &laquo;Il primo Gioco ebbe inizio nel 2002&raquo;, rammenta Max, &laquo;All&rsquo;epoca davamo la possibilit&agrave; di chiedere in un colpo solo tutti i nostri dessert, in versione mini. Mio fratello <b>Raffaele</b> rimarc&ograve; che i clienti chiedevano sempre pi&ugrave; specialit&agrave; al cioccolato e cos&igrave; decidemmo di partire col <em>Gioccolato</em>. Nel tempo, abbiamo associato a ogni gioco piccoli messaggi che non danno risposte o sentenze ma invitano a riflessioni sul nostro tempo&raquo;.<br />
<br />
In 24 anni di girandole al cacao (le riassumiamo tutte in fondo a questa pagina) abbiamo assaggiato inviti ad ammettere le proprie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/37563/zanattamente-buono/la-fragilita-e-un-punto-di-forza-nel-gioco-al-cioccolato-2024-di-massimiliano-alajmo.html">Fragilit&agrave;</a>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/19606/zanattamente-buono/vibrazioni-di-massimiliano-alajmo-mettersi-allascolto-di-un-dessert.html">Vibrazioni</a> generate &laquo;per calare l&rsquo;ospite nel respiro della materia&raquo;, architetture capaci&nbsp;di&nbsp;demolire labili dogmi e false certezze, tromp l&#39;oeil sensoriali congegnati per dare attenzione a input spesso ignorati. Strategie ludiche concepite per&nbsp;innescare piccole rivoluzioni interiori, come accade col cucchiaio <i>Intro.verso</i>, l&rsquo;assaggio successivo alla Sberla dell&rsquo;ultimo Gioco. &Egrave; un medaglione di puntinismi deliziosi - gel di albicocca, lamponi e menta, cremosi al pino mugo e lavanda, marmellate di <i>azuki</i>, chicci di ribes, ganache scoppiettanti al caff&egrave; o sandalo, pralinati alle nocciole &ndash;, che rappresentano l&rsquo;ultimo sguardo rivolto a se stessi prima di aprirsi alla simbiosi con l&rsquo;altro.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]Che si realizza, appena dopo,&nbsp;col servizio di altre posate pi&ugrave; piccole, legate tra loro da fili di lana che si dipartono dalla guarnizione di un vaso da cucina. I fili&nbsp;connettono le mani dei due commensali nell&rsquo;esercizio di gustare altri 12 favolosi assaggi, da un plastico mochi di orzo e prugne al nocino a un etereo cristallo di bucce di fava di cacao, da un fresco raviolo di mora ghiacciata al pino mugo a un gommoso gelato al gianduia. Il solipsismo dell&rsquo;assaggio diventa cos&igrave; interdipendenza del gesto, subordina il tuo assaggio a quello di chi ti sta di fronte - se siete in 2 o anche accanto, se al tavolo siedono 3, 4 o pi&ugrave; commensali. Un garbuglio di fili che scoraggia iniziative isolate e favorisce il concerto, la reciprocit&agrave; della condivisione. Un momento, per dirla con Alajmo, &laquo;In cui misuri la tua vibrazione con l&rsquo;altro attraverso gli sguardi, il gioco, l&rsquo;ironia&raquo;. Una relazione armonica, premessa di ogni convivio in cui &laquo;Non &egrave; pi&ugrave; importante ci&ograve; che mangi ma come lo fai, una modalit&agrave; pi&ugrave; profonda. Sentire, partecipare, capire che ogni materia &egrave; innanzitutto spirito. Scegliere la semplicit&agrave; per avvicinarsi all&rsquo;altro&raquo;.<br />
<br />
Sono espressioni articolate in passaggi tecnicamente laboriosi e complessi, quest&rsquo;anno con un accento importante sulle consistenze spalmabili e cremose, e a tutte quelle &laquo;tensioni palatali scioglievoli che creano piccole resistenze e trattenimenti&raquo;. &nbsp;Un lavoro profondo sull&rsquo;architettura complessiva che genera strutture in bocca diversissime, con profumi travolgenti come da tradizione Alajmo. Un percorso concettuale prima che tecnico, in cammino da quasi&nbsp;un quarto di secolo. Con l&#39;aiuto del libro <a href="https://alajmo.it/products/in-gredienti-edizione-inglese" rel="nofollow">In.Gredienti</a>,&nbsp;abbiamo cercato di riepilogare la sequenza anno dopo anno.<br />
<br />
<strong>TUTTI I GIOCHI AL CIOCCOLATO (2002-2026)</strong><br />
[[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima13]][[ima14]][[ima15]][[ima17]][[ima23]][[ima16]][[ima24]][[ima25]][[ima18]][[ima19]][[ima20]][[ima21]][[ima22]][[ima4]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-relazioni-gioco-al-cioccolato-2026-3-by-riccardo-andreatta.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41272/zanattamente-buono/antologia-di-gioco-al-cioccolato-alajmo-e-24-anni-di-affascinanti-esplorazioni-sensoriali-sociali-antropologiche-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/zanattamente-buono.html">98</category>			</item>			<item>				<title>Semplice, il bistrot di Max Mascia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41285/cibi-divini/semplice-il-bistrot-di-max-mascia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ogni occasione &egrave; buona per scoprire un nuovo ristorante, una tavola che non conoscevi come a met&agrave; gennaio a Imola, la citt&agrave; illuminata dal San Domenico il cui chef-patron, <strong>Massimiliano <em>Max</em> Mascia</strong>, ha aperto da poco pi&ugrave; di un anno un bistrot, battezzato <a href="https://sempliceimola.it/" rel="nofollow"><em>Semplice</em></a>, al 7 di piazza Giacomo Matteotti, l&rsquo;ombelico di Imola, una 40ina di coperti in due sale, una importante attenzione per i cocktail e zero polvere, un bistrot coi fiocchi, con uno spirito contemporaneo, affidato alle cure dello chef <strong>Samuele Mazzocchetti</strong>. Con quest&rsquo;utlimo ecco pure il sommelier <strong>Marino Russo</strong>, la pasticciera <strong>Anna Corrado</strong> e il ma&icirc;tre <strong>Francesco Zeba</strong>.</p>

<p>[[ima2]]Non aspettatevi una caricatura della trattoria emiliana, bens&igrave; una signora insegna, viva e vegeta, dove <strong>Mascia</strong> ha semplificato l&rsquo;alta cucina della casa madre, una formula presentata come &ldquo;cucina generosa&rdquo;, con un men&ugrave; per chi si concentra sugli aperitivi e una seconda lista per coloro che si accomodano a tavola, come nel mio caso in compagnia di <strong>Alessandro Costa</strong>, produttore e curatore del documentario nel quale viene raccontata la storia del <em>Trigabolo</em> di Argenta.</p>

<p>[[ima3]]Il via da <em>Semplice</em> nel segno di una gradevole Insalata di puntarelle, pecorino e acciughe del Cantabrico; quindi un Risotto cacio e pepe, sapido ma non aggressivo grazie all&rsquo;eleganza del pecorino romano dop del caseificio <em>Pinna</em>, stagionato qualche mese, con attenzione, e brillanti Polpette e friggione, da scarpettare altrimenti che senso avrebbe il tutto; per contorno Cardoncelli grigliati al dragoncello e per dolce un Sorbetto ai mirtilli e lemongrass.</p>

<p>[[ima4]]La prossima volta non mancher&ograve; i Tortellini, crema di parmigiano e tartufo nero, con l&rsquo;opzione bianco a 15 euro, totale 40 e non pi&ugrave; 25. Ma guai non ritrovare il friggione con il quale accompagnare la carne del giorno. Semplice s&igrave;, banale proprio no.</p>

<p><a href="https://sempliceimola.it/" rel="nofollow"><strong>SEMPLICE</strong></a><br />
Piazza Giacomo Matteotti 7<br />
40026 Imola (Bologna)<br />
Telefono: +39.0542.363026<br />
E-mail: info@sempliceimola.it<br />
Turni: chiuso a pranzo da luned&igrave; a gioved&igrave;, marted&igrave; anche a cena&nbsp;<br />
Prezzi medi: antipasti 16,50; primi 21; secondi 23; contorni 7,50; dolci 8 euro.<br />
Men&ugrave; degustazione: 55 euro<br />
Pane e coperto: 3<br />
[[ima5]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/semplice-imola-piazza.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41285/cibi-divini/semplice-il-bistrot-di-max-mascia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/14/cibi-divini.html">14</category>			</item>			<item>				<title>L’umami non è un’opinione: lezione di taglio col maestro Hirotoshi Ogawa</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41281/dallitalia/lumami-non-e-unopinione-lezione-di-taglio-col-maestro-hirotoshi-ogawa.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Quando il maestro <strong>Hirotoshi Ogawa</strong>&nbsp;impugna uno <em>yanagiba</em> (il leggendario coltello a lama singola) e spiega che in Giappone &ldquo;tagliare&rdquo; non &egrave; un gesto meccanico, ma il quinto metodo di cottura, capisci che devi prestare attenzione. Per un maestro giapponese il taglio &egrave; l&#39;atto finale che sigilla il sapore. &laquo;Se schiacci il pesce invece di accompagnare la lama, l&rsquo;umami scappa via&raquo;,&nbsp;ci spiega.</p>

<p>A portarlo a Milano, presso l&#39;<a href="https://www.artedelconvivio.it/" rel="nofollow">Arte del Convivio</a>, &egrave; stata <a href="https://www.jetro.go.jp/italy/" rel="nofollow">Jetro</a>&nbsp;(<em>Japan External Trade Organization</em>). L&rsquo;obiettivo? Raccontare agli chef stellati e ai professionisti del fine dining italiano come il &quot;sogno chiamato Giappone&quot; non sia&nbsp;fatto di salse piccanti e decorazioni barocche, ma di una triade sacra: <em>shari</em> (riso), tecnica e fermentazione.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Partiamo dal primo: il riso. &quot;&laquo;Tutti spendono fortune per il pesce, ma il valore del sushi sta per il 50% nel riso&raquo;, ammonisce <strong>Ogawa</strong>. In Giappone esistono 500 variet&agrave; di riso, e il segreto non &egrave; solo la scelta del Koshihikari - ossia il cultivar&nbsp;pi&ugrave; adatto&nbsp;al sushi -&nbsp;ma come lo si &quot;concia&quot;. La tendenza attuale? Un ritorno allo stile Edomae di 200 anni fa, con l&rsquo;uso dell&rsquo;<em>akazu</em>, l&#39;aceto rosso ottenuto dai residui della produzione del sake. &Egrave; low cost, &egrave; intenso, &egrave; pura esplosione di umami. E se siete in Italia e l&#39;acqua &egrave; troppo dura? Il maestro suggerisce di congelarla. Le impurit&agrave; e il calcare migreranno verso l&#39;esterno del blocco di ghiaccio; usate il cuore puro dell&#39;acqua sciolta per cuocere il riso. Et voil&agrave;, il <em>shari</em> perfetto &egrave; servito.</p>

<p>Per il secondo punto, la tecnica, <strong>Ogawa</strong> ha illustrato i quattro tagli rituali: <em>hiki-zukuri</em> (per i filetti spessi), <em>hira-zukuri</em> (quello diagonale, per far sembrare la fetta pi&ugrave; grande e bella), <em>usu-zukuri</em> (sottile come un velo per i pesci a carne dura) e <em>sogi-zukuri</em> (il taglio specifico per il <em>neta</em>, la fetta che sposa il riso). La filosofia &egrave; quasi marziale. &laquo;Ai tempi dei samurai -&nbsp;racconta sorridendo l&#39;interprete mentre <strong>Ogawa</strong> mima il gesto - un taglio netto con una spada affilata non faceva sentire dolore. Con il pesce &egrave; lo stesso: se il coltello &egrave; un rasoio e il gesto &egrave; fluido, le fibre non vengono &quot;stressate&quot;, le cellule restano integre e il gusto rimane l&igrave;, intrappolato tra le nervature&raquo;. Non &egrave; un caso che <strong>Ogawa</strong> abbia iniziato a girare il mondo come ambasciatore (la carica &egrave; &quot;Goodwill Ambassador for Japan&quot;) dopo che il terribile terremoto del 2011 ha distrutto il suo ristorante a Tokyo. Oggi la sua missione &egrave; la sicurezza alimentare e la tecnica pura. &laquo;Se non avessi fiducia in quello che faccio, non sarei qui&raquo;,&nbsp;dice.</p>

<p>[[ima4]]Per spiegare la fermentazione, ci domanda se conosciamo il motivo per cui i giapponesi vivono fino a 90 anni (in realt&agrave; l&#39;aspettativa di vita media &egrave; di poco pi&ugrave; di 87 anni, ma solo per le donne. &Egrave; comunque una delle pi&ugrave; alte di tutto il globo, <em>ndr</em>). Secondo <strong>Ogawa</strong>, il segreto &egrave; il <em>koji</em>, la muffa nobile che d&agrave; vita a soia, mirin e miso. &Egrave; un antibiotico naturale che uccide i batteri e coccola l&#39;intestino. &laquo;Se non usate questi prodotti fermentati, non state facendo cucina giapponese&raquo;,&nbsp;sentenzia il maestro. E ci ha mostrato come creare una salsa <em>ponzu</em> &quot;high level&quot; partendo proprio dalla tostatura manuale del <em>katsuobushi</em>, toccandolo con le mani per sentire la temperatura: &laquo;La mano non mente mai, il termometro s&igrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Tra i prodotti, ha brillato l&#39;<em>uni frozen</em> (il riccio di mare surgelato). Un prodotto che ha abbattuto i pregiudizi: grazie alla certificazione Haccp e a tecnologie di surgelazione d&#39;avanguardia, mantiene una cremosit&agrave;, una dolcezza salina e un finale amaro e persistente. Pu&ograve; essere utilizzato e abbinato in maniera polivalente.</p>

<p>[[ima6]]In chiusura, il maestro ci ha regalato una visione estetica: un piatto di sushi deve essere 3D, ossia&nbsp;avere altezza, profondit&agrave; e rispettare i cinque colori (rosso, verde, nero, bianco e giallo).&nbsp;<em>Arigatou gozaimasu</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/close-up-piatto-masterclass-jetro-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41281/dallitalia/lumami-non-e-unopinione-lezione-di-taglio-col-maestro-hirotoshi-ogawa.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Il valore del pane oggi, e perché saperlo fare può innescare una piccola rivoluzione ogni giorno

</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41277/dallitalia/il-valore-del-pane-oggi-e-perche-saperlo-fare-puo-innescare-una-piccola-rivoluzione-ogni-giorno.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Quanto ne sappiamo sul pane?</p>

<p>Non ci riferiamo tanto ai nerd, ma a chi lo acquista abitualmente lasciandosi guidare dalle preferenze di gusto, dal prezzo, senza dare troppo peso agli ingredienti che lo compongono, n&eacute; tantomeno al procedimento richiesto per realizzarlo. Sappiamo sempre quali farine vengono impiegate, da dove provengono? Sappiamo che tipo di lievito &egrave; stato usato, e quanto tempo deve passare dalla lievitazione alla cottura? Dietro a ogni pezzo di pane c&rsquo;&egrave; un mondo che ignoriamo. E se questi sono elementi pressoch&eacute; basilari di investigazione, in campo in realt&agrave; c&rsquo;&egrave; molto di pi&ugrave;.</p>

<p>Perch&eacute; il pane, e ancora di pi&ugrave; il grano, hanno modellato la nostra identit&agrave; in quanto Occidente, esattamente come il riso lo ha fatto con l&rsquo;Oriente e il mais con il Sudamerica. A ciascuno il suo.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Esistono tesi interessanti, come quelle contenute nel testo del saggista israeliano <strong>Yuval Noah Harari,</strong> <em>&ldquo;Sapiens: da animali a dei&rdquo;</em>, secondo il quale non siamo stati noi ad addomesticare il grano, ma il grano noi, costringendo l&rsquo;uomo a vivere in un luogo fisso, a lavorare dall&rsquo;alba al tramonto, a difendere il raccolto da parassiti e nemici, convincendo l&rsquo;uomo a cibarsi principalmente di cereali, fino a diventare sudditi della pianta stessa.</p>

<p>Il grano proviene originariamente dall&rsquo;Iran; l&rsquo;uomo ha poi cominciato a farlo viaggiare, usarlo e a trasformarlo dando vita a ci&ograve; che in natura non esiste, il pane appunto. E la cosa magnifica di questo prodotto &egrave; che, nella sua preparazione e nelle sue componenti, diventa a tutti gli effetti un elemento vivo che &ldquo;si alimenta&rdquo; ed evolve proprio come gli uomini che lo impastano. L&rsquo;attivazione degli enzimi, la formazione del glutine, la fermentazione, la vita del lievito madre e le cure necessarie perch&eacute; questo resti attivo, &egrave; un processo affascinante e, diciamocelo, nonostante il pane sia spesso associato a un concetto di semplicit&agrave; a tavola, in realt&agrave; &egrave; un alimento estremamente complesso.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Lo sanno bene <strong>Francesca Casci Ceccacci</strong> del panificio <a href="https://pandefra.it/" rel="nofollow" target="_blank">Pandefr&agrave;</a> a Senigallia (Ancona) e <strong>Davide Longoni</strong>, <a href="https://www.davidelongoni.com/" rel="nofollow" target="_blank">maestro panificatore</a> radicato a Milano, che abbiamo incontrato in occasione del primo appuntamento con <em>Il Pane che ti forma</em>, un workshop indirizzato a chi ha voglia di imparare a fare il pane a livello amatoriale, dal rinfresco del lievito madre alla realizzazione dell&rsquo;impasto (il corso si svolge negli spazi del <a href="https://www.instagram.com/ilcircolinodel_pane/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank">Circolino del pane</a>, a Milano. Per info, <a href="https://www.davidelongoni.com/corsi/921-124-corso-di-panificazione-amatoriale.html" rel="nofollow" target="_blank">clicca qui</a>). Un&rsquo;occasione per riflettere su come questo prodotto centrale sulle nostre tavole, non sia solo un elemento fatto e finito, ma il punto di inizio per una riflessione ben pi&ugrave; ampia che abbraccia territori, culture, etica, filiere e un sistema di relazioni forti, spesso determinanti per produrre nel tempo un cambio concreto di prospettive.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Ambedue fanno parte di <em>Breaders</em>, un collettivo di panificatori e artigiani assieme al <em>Forno Brisa</em> di Bologna, <em>MAMM</em> Udine, e al <em>Mercato del Pane</em>&nbsp;(con diverse sedi in Abruzzo - Pescara, Francavilla al mare, Montesilvano, San Silvestro, Chieti Scalo), che hanno fondato una <em>public company</em> a cui hanno partecipato 1.200 investitori raccogliendo negli ultimi anni all&rsquo;incirca 13 milioni di euro. E questo per creare un impatto sociale e ambientale positivo, oltre che un pane dalla qualit&agrave; altissima. Tanto &egrave; vero che in tutti questi panifici, si comincia gi&agrave; a macinare la propria farina, una piccola grande rivoluzione che assicura un controllo totale dell&rsquo;evoluzione del prodotto finale, a partire da ci&ograve; che proviene dai campi (anche questi di propriet&agrave;). Quanto hanno insegnato i monaci cistercensi al principio dell&rsquo;anno mille vale ancora adesso: in quegli anni, infatti, in preda a un calo drastico della fertilit&agrave;, i monaci (quelli dell&rsquo;Abbazia di Chiaravalle, per esempio, non molto lontano da Milano) iniziano a bonificare le paludi, i cui terreni risultavano ricchi di elementi nutritivi preziosi, avviando una rotazione funzionale a bilanciare il rilascio e l&rsquo;assorbimento degli stessi a seconda della coltura selezionata per ciascun appezzamento. Un insegnamento che ancora fa eco nelle coltivazioni gestite dai panificatori in questione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Ma perch&eacute; iniziare a fare pane?</strong><br />
A questo ci risponde <strong>Francesca</strong>, che in realt&agrave; proviene da tutt&rsquo;altro percorso. Si iscrive a Giurisprudenza e sin dalla fine dei suoi studi, comprende che quello non poteva essere il suo futuro. Masterclass, libri, assaggi: il suo tempo libero lo dedica interamente a un processo di culturalizzazione sul cibo da ogni punto di vista &ndash; politico, ambientale, sociale, culturale, e naturalmente anche tecnico, riuscendo a portare questa passione anche nel lavoro, in qualit&agrave; di responsabile nel controllo qualit&agrave; dei pasti realizzati per le mense scolastiche. Non basta: la svolta arriva un&rsquo;estate quando visita l&rsquo;azienda agricola di un amico del padre che coltiva il suo grano - e non solo &ndash; e le chiede di raggiungerla, e rimanere l&igrave; per dargli una mano. Qualcosa scatta. Quella linearit&agrave;, quel filo che collega coltivazione, lavorazione, macinatura della farina, impastare, cuocere, l&rsquo;aiuta a capire che era quello il suo posto nel mondo, il trampolino per andare oltre e cambiare la sua vita. Cruciali le connessioni, le relazioni con aziende agricole locali che porter&agrave; tutte nel suo personale progetto, quello che oggi porta il nome di <em>Pandefr&agrave;</em>: ogni pane, sin dall&rsquo;inizio, non viene definito secondo la sua forma, o per assecondare guizzi creativi, ma prende il nome del cereale utilizzato, che rappresenta, infine, chi lo ha prodotto. Cos&igrave; c&rsquo;&egrave; il <em>Farro, la Segale</em>, e via dicendo. Questo era un tipo di lavoro che nessuno mai prima di allora aveva svolto sul territorio con il fine di creare cultura e una nuova consapevolezza su un prodotto usato su larga scala, presente nella casa di quasi tutti gli italiani. Per esempio: ci aggrappiamo spesso alla narrativa, a quella visione un po&rsquo; poetica del grano coltivato e prodotto dal contadino; ma sappiamo come vengono nutriti i suoi suoli? Perch&eacute; il rischio, senza conoscere a fondo la filiera, &egrave; quello di vedere impiegati chicchi di grano che hanno assorbito solo diserbanti e zero nutrienti, fondamentali per l&rsquo;assimilazione di tutto il buono che il pane ha da dare.</p>

<p>Informare &egrave; necessario per comprendere perch&eacute; utilizzare una farina piuttosto che un&rsquo;altra, indirizzando le nostre scelte ragionando a mente aperta, guardando oltre il punto bianco sull&rsquo;immensa tela bianca.</p>

<p>Del corso (<a href="https://www.davidelongoni.com/corsi/921-124-corso-di-panificazione-amatoriale.html" rel="nofollow" target="_blank">qui il calendario completo</a>), della tecnica che <strong>Francesca</strong> e <strong>Davide</strong> suggeriscono di usare per chi &egrave; alle prime armi, non vi sveleremo molto perch&eacute; pensiamo che ascoltare e soprattutto mettere le mani in pasta sia molto pi&ugrave; utile che leggere. Certo, ci procureremo presto una pentola di ghisa che facilita considerevolmente la cottura del pane in un forno domestico, impiegheremo tutte le nostre energie per tenere vivo il nostro lievito madre che &egrave; vita, e che possiamo arricchire dandogli un&rsquo;identit&agrave; tutta sua; faremo attenzione all&rsquo;apporto proteico della farina quando l&rsquo;acquistiamo, meglio da piccoli mulini che al supermercato per assicurarci una fonte di nutrienti perch&eacute; il nostro pane sia digeribile e sano, supportando le produzioni locali che agiscono eticamente e che porteranno il nostro sguardo a posarsi su campi e filiere.</p>

<p>Perch&eacute; cos&igrave; si diventa artigiani e non solo fermentatori quali sono i panificatori a tutti gli effetti, creando una cultura del prodotto dettata non tanto dal nostro ego, ma dalla maniera in cui percepiamo la materia, fino a comprenderla intimamente per cambiare a piccoli, minuscoli passi, il mondo in cui mangiamo e, perchp no, quello in cui viviamo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/davide-longoni-1-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41277/dallitalia/il-valore-del-pane-oggi-e-perche-saperlo-fare-puo-innescare-una-piccola-rivoluzione-ogni-giorno.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La cucina istintiva e creativa di Cristiano Tomei arriva a Identità Golose Milano
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41284/identita-golose-milano/la-cucina-istintiva-e-creativa-di-cristiano-tomei-arriva-a-identita-golose-milano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Sono anni che sulle pagine di <em>Identit&agrave; Golose</em> seguiamo con ammirazione il percorso di <strong>Cristiano Tomei</strong>: lo abbiamo intervistato, raccontato, celebrato come uno dei cuochi pi&ugrave; originali e affascinanti del panorama italiano. Un cuoco che non si piega alle mode, che ha tolto la carta dal suo ristorante quando farlo era considerato un gesto quasi eversivo, e che da Viareggio &ndash; dove &egrave; nato nel 1974, figlio di un padre gran gourmet e di una madre grande cuoca, nipote di un nonno contadino &ndash; ha costruito una visione gastronomica del tutto personale, radicata nel territorio toscano eppure aperta al mondo con una curiosit&agrave; che non conosce confini.</p>

<p>[[ima2]]Autodidatta in purezza, diplomato all&#39;Istituto Nautico, <strong>Tomei</strong> si &egrave; formato viaggiando: tra le onde dei surfisti che lasciava sulle spiagge per esplorare mercati e bettole dei Paesi Baschi, di Cuba, del Per&ugrave;, del Madagascar e dell&#39;India. Ha aperto il suo primo ristorante a 27 anni direttamente in spiaggia, poi lo ha trasferito nel centro di Viareggio e infine a Lucca, dove ha conquistato la stella Michelin nel 2014.</p>

<p>Un percorso costellato di spostamenti anche all&#39;interno della citt&agrave;: prima all&#39;interno del <em>L.U.C.C.A &ndash; Lucca Center of Contemporary Art</em>, poi negli spazi del secentesco <em>Palazzo Pfanner</em> con il suo giardino all&#39;italiana. Oggi <a href="https://www.limbuto.it/" rel="nofollow">L&#39;Imbuto</a> ha trovato la sua dimensione pi&ugrave; autentica in un antico casolare immerso nella campagna lucchese, con travi a vista, luci calde e un giardino che d&#39;estate si trasforma in teatro di cene sotto le lucciole.</p>

<p>La filosofia &egrave; rimasta la stessa: nessun menu scritto, percorsi alla cieca, ogni pasto un viaggio sensoriale irripetibile. &laquo;La cucina &egrave; come il jazz: la partitura &egrave; fissa, ma l&#39;armonia &egrave; frutto dell&#39;improvvisazione del musicista&raquo;, ha spiegato pi&ugrave; volte <strong>Tomei</strong>, sintetizzando in questa immagine un approccio che rifiuta gli schemi e abbraccia l&#39;istinto.</p>

<p>[[ima3]]Materia prima esclusivamente locale &ndash; pesce del Tirreno, carni e latticini della Garfagnana, erbe, bacche, germogli e fiori selvatici raccolti ogni giorno in pineta e nei prati &ndash;, tecniche che non devono pesare nel piatto, e una capacit&agrave; rara di accostare la memoria gastronomica toscana a suggestioni esotiche mai gratuite, sempre rilette con gli occhi di una contemporaneit&agrave; tutta nostrana.</p>

<p>Per la serata di <strong>mercoled&igrave; 4 marzo</strong>, il menu non sar&agrave; alla cieca &ndash; una piccola eccezione alla regola &ndash; ma siamo certi che i piatti che <strong>Cristiano Tomei</strong> porter&agrave; all&#39;Hub di via Romagnosi sapranno comunque trasformare la cena in quel racconto vivo, tra rigore, piacere e sorpresa che &egrave; la cifra inconfondibile de <em>L&#39;Imbuto</em>.</p>

<p>Tra le portate figura la leggendaria <em>Bistecca primitiva</em> &ndash; manzo della Garfagnana stracciato al coltello, servito su corteccia di pino marittimo con bucce di patata fritta, uno dei piatti-simbolo della sua cucina, nato da un&#39;intuizione folgorante in pineta nel 2009 &ndash; insieme ad altri piatti che raccontano il suo modo di intendere la cucina: territorio, ironia, tecnica e una libert&agrave; che non chiede permesso.</p>

<p>[[ima4]]Ecco il menu della serata:</p>

<p><em>Ravioli burro e salvia</em><br />
<em>Riso terra mare</em><br />
<em>Pasta al pesto di elicriso</em><br />
<em>La lasagna che non c&#39;&egrave;</em><br />
<em>Bistecca primitiva</em><br />
<em>Collo ripieno di cortile</em><br />
Dessert: <em>Pizza e Bombolone lucchese</em></p>

<p><br />
Il menu sar&agrave; proposto al prezzo di 85 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione: ore 19:30. Per riservare il vostro posto, visitate <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">il sito ufficiale dell&#39;Hub</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/481675972-1046299267320505-2457015649456709305-n-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41284/identita-golose-milano/la-cucina-istintiva-e-creativa-di-cristiano-tomei-arriva-a-identita-golose-milano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>L'Altra Toscana dei vini non è più una sorpresa, ma una piacevole certezza</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41267/in-cantina/laltra-toscana-dei-vini-non-e-piu-una-sorpresa-ma-una-piacevole-certezza.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;Nella grande orchestra che pu&ograve; essere considerata la Toscana del vino, noi siamo quella componente che non sta in prima fila, ma dietro. Per&ograve; senza di noi non si suona&raquo;.</p>

<p><strong>Francesco Mazzei</strong>, alla guida dell&rsquo;<em>Associazione L&rsquo;Altra Toscana </em>e presidente del <a href="https://www.consorziovinimaremma.it/" rel="nofollow">Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana</a>, non ha dubbi: la Toscana dei vini &egrave; un quadro immensamente complesso, composto non soltanto dalle denominazioni pi&ugrave; blasonate, ma anche da realt&agrave; meno note ma ugualmente importanti e affascinanti.</p>

<p>[[ima2]]Sono 11 denominazioni Dop e una Igt, rappresentate da 8 Consorzi, che erano presenti a L&rsquo;Altra Toscana, l&rsquo;anteprima che si &egrave; svolta a Firenze al palazzo degli Affari: <em>Bianco di Pitigliano e Sovana</em>, <em>Chianti Rufina</em>, <em>Maremma Toscana</em>, <em>Montecucco</em> e <em>Montecucco Sangiovese</em>, <em>Orcia</em>, <em>Suvereto</em>, <em>Rosso della Val di Cornia</em> e <em>Val di Cornia</em>, <em>Terre di Casole</em> e <em>Vino Toscana</em>. Un panorama complesso, che ricopre il 40% dell&rsquo;intera produzione vitivinicola toscana. In totale sono stati presentati ben 238 vini di circa 130 aziende.</p>

<p>Quello dell&rsquo;<em>Altra Toscana </em>&egrave; un racconto corale, dove le singole realt&agrave;, alcune davvero piccolissime, riescono a unirsi e a presentarsi in maniera uniforme. Un po&rsquo; come se fosse un puzzle: i singoli tasselli, presi alla rinfusa, possono sembrare insignificanti, ma se ognuno viene posizionato al suo posto, alla fine, si realizza un quadro d&rsquo;insieme dove, alla fine, ogni pezzo conta.</p>

<p>[[ima3]]&laquo;Nell&rsquo;<em>Altra Toscana </em>non ci sono solo le piccolissime denominazioni &ndash; sottolinea <strong>Mazzei</strong> &ndash; ma c&rsquo;&egrave; il <em>Chianti Rufina</em>, l&rsquo;<em>Igt Toscana</em>, la <em>Maremma</em>, il <em>Montecucco</em>&hellip; C&rsquo;&egrave; molta storia e una dimensione diversa, un&rsquo;articolazione di prodotti che non c&rsquo;&egrave; nelle altre <em>Anteprime</em>&raquo;. Il tutto passando da vini che hanno magari un ottimo rapporto qualit&agrave; prezzo a bottiglie importanti e rinomate.</p>

<p>&laquo;Questo &egrave; lo spirito dell&rsquo;<em>Altra Toscana </em>&ndash; prosegue <strong>Mazzei</strong> &ndash; cerchiamo di far vedere tutto quello che gli altri non hanno. E non per questo &egrave; meno interessante, anzi. Non siamo i &ldquo;cugini poveri&rdquo;, ma siamo quelli meno conosciuti, quelli ancora da scoprire, anche da un punto di vista del consumatore&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]La qualit&agrave; nel bicchiere &egrave; ben presente, ma soprattutto c&rsquo;&egrave; la consapevolezza di non dover imitare nessuno, ma anzi di voler esaltare le singole caratteristiche legate alla zona di origine. Senza, oltretutto, vincolarsi eccessivamente ai vitigni autoctoni, ma avendo la possibilit&agrave; di andare a cercare anche tra gli internazionali per comprendere a fondo la realt&agrave; di un territorio.</p>

<p>Non solo grandi rossi, ma anche vini bianchi importanti, dal <em>Bianco di Pitigliano</em> al <em>Vermentino</em> che caratterizza in particolare la <em>Maremma</em>. Anche per variare rispetto alle altre anteprime, gli assaggi si sono dedicati proprio a questa tipologia di vino, anche se alcuni campioni del 2025 sono risultati davvero troppo giovani, messi in bottiglia a pochissimi mesi dalla loro realizzazione. D&rsquo;altronde &egrave; un&rsquo;anteprima&hellip;</p>

<p>[[ima5]]Detto questo, gli assaggi che ci hanno maggiormente convinto sono stati: <em>Bianco di Pitigliano Fattucchiero 2024</em> di <a href="https://cantinadellaluce.com/" rel="nofollow">Cantina della Luce</a> (<em>Trebbiano</em> 100%), <em>Bianco di Pitigliano Superiore Ildebrando 2024</em> di <a href="https://cantinadipitigliano.it/" rel="nofollow">Cantina di Pitigliano</a> (<em>Trebbiano</em> 85%, <em>Chardonnay</em> 10% e <em>Malvasia</em> 5%), <em>Maremma Toscana Bio Fonte di Bestiale</em> 2024 di <a href="https://www.agricolabragaglia.it/" rel="nofollow">Bragaglia</a> (<em>Chardonnay</em> 60% e <em>Viognier</em> 40%), <em>Maremma Toscana Vermentino Lucumone 2025</em> di <a href="http://www.fattoriamantellassi.it/" rel="nofollow">Mantellassi</a>, <em>Maremma Toscana Vermentino Bio Melacce 2025</em> di <a href="https://collemassari.it/" rel="nofollow">Collemassari</a>, <em>Maremma Toscana Vermentino Bio Leopoldino 2025</em> di <a href="https://www.agriturismocasalone.com/" rel="nofollow">Fattoria il Casalone</a>, <em>Maremma Toscana Vermentino Superiore Belguardo V 2024</em> di <a href="https://mazzei.it/pages/tenuta-belguardo?srsltid=AfmBOorz1qLy9ADrOjrfCtOLQDO48xsMbU8cCrTzAXRXDq0wtFekFIXD" rel="nofollow">Belguardo</a>, <em>Maremma Toscana Viognier Bio 2024</em> di <a href="http://www.muralia.it/" rel="nofollow">Muralia</a>, <em>Toscana Bianco Uni 2024</em> di <a href="https://fattorialamaliosa.it/" rel="nofollow">Fattoria La Maliosa</a> (<em>Procanico</em>&ndash;<em>Trebbiano</em> 100%) e <em>Costa Toscana Fiano 2023</em> di <a href="https://www.giannimoscardini.com/it/welcome.html" rel="nofollow">Gianni Moscardini</a> (<em>Fiano</em> 85% e <em>Vermentino</em> 15%).</p>

<p>Per quanto riguarda i vini rossi, un discorso a parte lo meritano &ndash; anche per motivi apparentemente contrapposti &ndash; il <em>Ciliegiolo</em> della Maremma e la denominazione di <em>Suvereto</em>, ai quali dedicheremo in seguito un focus a parte.</p>

<p>L&rsquo;anteprima <em>L&rsquo;Altra Toscana</em> quest&rsquo;anno era aperta solo ai media, ma per il futuro si sta studiando una nuova formula. &laquo;Prima di tutto &ndash; conferma <strong>Mazzei</strong> &ndash; si cerca di informare, per questo la giornata dell&rsquo;anteprima &egrave; dedicata alla stampa. E siamo pieni: vuole dire che c&rsquo;&egrave; molto interesse nei nostri confronti. Ora c&rsquo;&egrave; un secondo passaggio, quello di diffondere questo format de <em>L&rsquo;Altra Toscana </em>anche agli operatori e poi ai consumatori. Per questo stiamo pensando per l&rsquo;anno prossimo di fare un&rsquo;operazione simile a quanto propone il <em>Chianti Classico</em> con la <em>Collection</em>, magari allungando di un giorno la nostra presenza per dare spazio anche agli operatori e ai consumatori&raquo;. &nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/altra-toscana-26gca-3129.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41267/in-cantina/laltra-toscana-dei-vini-non-e-piu-una-sorpresa-ma-una-piacevole-certezza.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>La forza di Lombardi a Maddaloni, che unisce pizza contemporanea e pasticceria</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41280/mondo-pizza/la-forza-di-lombardi-a-maddaloni-che-unisce-pizza-contemporanea-e-pasticceria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Maddaloni, in provincia di Caserta, <a href="https://www.instagram.com/lombardipizzeria/" rel="nofollow">Lombardi Pizzeria</a> si inserisce nel panorama dell&#39;arte bianca mettendo in relazione due ambiti affini ma raramente integrati in modo strutturato: la pizza e la pasticceria. Operativa dal 2023, la pizzeria nasce accanto alla storica e omonima pasticceria di famiglia, attiva dagli anni Cinquanta. Le due insegne restano autonome, ma condividono una visione comune fondata su lavorazioni dirette, controllo delle filiere e centralit&agrave; del prodotto lievitato. Aperta a pranzo e a cena, <em>Lombardi Pizzeria</em> si sviluppa in spazi sobri e funzionali, con forno e banco di lavoro a vista, circa 70 coperti interni e una trentina all&#39;esterno.<br />
[[ima2]][[ima3]]</p>

<h3><strong>Il format</strong></h3>

<p>Il progetto pizza &egrave; seguito da <strong>Alessandro Mango</strong>, lievitista e pasticciere di formazione, oggi anche pizzaiolo, che ha costruito un&#39;offerta capace di far dialogare le tecniche della pasticceria moderna con il linguaggio della pizza contemporanea. La ricerca si concentra sulle farine, sulla gestione del lievito madre, sulle fermentazioni e sulle modalit&agrave; di cottura, con l&#39;utilizzo combinato di forno a legna ed elettrico. La selezione delle materie prime segue criteri di stagionalit&agrave; e territorialit&agrave;, con aperture mirate a ingredienti esterni quando funzionali al piatto. Da <em>Lombardi Pizzeria</em> si pu&ograve; scegliere una fruizione essenziale, centrata esclusivamente sulla pizza, oppure optare per un percorso pi&ugrave; articolato costruito in dialogo con il mondo della pasticceria. In questo caso, l&#39;esperienza si apre e si chiude con preparazioni di pasticceria salata e dessert pensati appositamente per il contesto pizzeria.<br />
[[ima4]]</p>

<h3><strong>I nostri assaggi</strong></h3>

<p>Il menu &egrave; strutturato in tre momenti distinti. Al centro c&#39;&egrave; la pizza contemporanea, caratterizzata da un impasto a lievitazione naturale, morbido e alveolato, e cornicione pronunciato. Accanto alle pizze di impronta classica, come <em>Margherita</em> e <em>Marinara</em>, trovano spazio proposte pi&ugrave; articolate, tra cui la <em>Maddaloni</em>, con crema di carciofi arrostiti, fior di latte di Agerola, mortadella d&#39;asina artigianale, provolone del Monaco Dop e gel di prezzemolo.</p>

<p>[[ima7]][[ima8]]Tra le proposte fuori dal repertorio tradizionale, segnaliamo anche l&#39;<em>Assoluto di scarola</em>, pizza in pala cotta in forno elettrico, con la scarola lavorata in pi&ugrave; consistenze &ndash; cremosa, saltata in padella e cruda &ndash; completata da alici, capperi, olive di Caiazzo e pinoli. Apertura e chiusura del percorso sono affidate alla pasticceria salata e ai dessert, gli elementi distintivi del format.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Le preparazioni salate si basano su laminazioni e sfogliature di derivazione francese, applicate a farciture di matrice mediterranea. Tra queste, la <em>Zeppolina di Santa Lucia</em>, realizzata con <em>p&acirc;te &agrave; choux</em> al pomodoro e acciughe del Mar Cantabrico, il <em>Pain du p&acirc;tissier</em> con pomodoro, prosciutto cotto affumicato e provolone del Monaco e il <em>Pain suisse sfogliato</em> con <em>genovese napoletana</em> e pecorino romano. La parte dolce riprende, nemmeno a dirlo, le tecniche della pasticceria e le adatta a un fine pasto da ristorazione. Emblematico il <em>Trancio di pizza sfogliata</em>: un impasto pizza laminato al burro, lavorato come un croissant e completato con limone candito, burro di arachidi salato e crema profumata allo yuzu. Una preparazione che sintetizza il dialogo tra i due mondi senza sovrapposizioni e forzature.<br />
[[ima9]][[ima10]]</p>

<h3><strong>In conclusione</strong></h3>

<p><em>Lombardi Pizzeria</em> si configura come un progetto autonomo, ben inserito nel percorso imprenditoriale di una famiglia storica. La pasticceria resta un&#39;attivit&agrave; parallela, non subordinata n&eacute; accessoria, ma funzionale ad ampliare l&#39;esperienza complessiva. Un modello che applica un sapere artigianale consolidato a un linguaggio contemporaneo, mantenendo coerenza, misura e riconoscibilit&agrave;. Ben costruita anche la carta dei vini.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Lombardi Pizzeria</em><br />
Via Forche Caudine, 56<br />
Maddaloni (Caserta)<br />
0823.202049<br />
Chiuso l&#39;intera&nbsp;domenica</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/alessandro-mango-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41280/mondo-pizza/la-forza-di-lombardi-a-maddaloni-che-unisce-pizza-contemporanea-e-pasticceria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Sapio alla riscoperta della memoria selvatica e agreste della Sicilia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41212/dallitalia/sapio-alla-riscoperta-della-memoria-selvatica-e-agreste-della-sicilia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel cuore di Catania, <a href="https://www.sapiorestaurant.it/" rel="nofollow">Sapio</a> continua a costruire la propria identit&agrave; attorno a un principio chiaro: la cucina come dispositivo culturale, prima ancora che gastronomico. E oggi, pi&ugrave; che mai, lo fa attraverso un tema profondamente radicato nella tradizione siciliana ma raramente indagato con questa precisione contemporanea: la cacciagione e il mondo pastorale. Trinacria agreste, insomma.</p>

<p>Il lavoro di <strong>Alessandro Ingiulla</strong> parte da qui, da un ritorno consapevole a una memoria rurale che non &egrave; nostalgia, ma materia viva. La campagna etnea, la pratica agricola quotidiana, la stagionalit&agrave; estrema diventano la lente attraverso cui leggere anche carni e sapori un tempo centrali nell&rsquo;alimentazione dell&rsquo;isola e poi progressivamente marginalizzati nella ristorazione d&rsquo;autore.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]]Il percorso di chef<strong>&nbsp;Ingiulla</strong> resta una delle chiavi di lettura pi&ugrave; solide del progetto. Dopo le esperienze formative tra Italia, Francia e Austria, il ritorno a Catania&nbsp;non &egrave; stato un ripiegamento, ma la scelta di dare forma a una cucina profondamente personale: riportare l&rsquo;alta cucina dentro una geografia personale, legata alla campagna etnea e a un&rsquo;idea di ricerca culturale prima ancora che gastronomica.&nbsp;</p>

<p>Al&nbsp;<em>Sapio</em>, la cacciagione e la tradizione gastronomica pastorale non sono mai esercizio di forza o virtuosismo tecnico. Rappresentano&nbsp;piuttosto uno strumento narrativo. Servono&nbsp;a parlare di territorio, di clima, di paesaggio umano e naturale. Il <em>Risotto Riserva 7 anni con castagne, lepre e sommacco</em> ne &egrave; una sintesi precisa. Il tempo &egrave; ingrediente tanto quanto la materia: sette anni di studio, prove, fermentazioni, maturazioni. La lepre restituisce una dimensione selvatica ma non aggressiva, accompagnata dalla dolcezza terrosa delle castagne e da una nota acida, quasi balsamica, del sommacco. Il piatto non cerca la potenza, ma una forma di equilibrio che rimanda ai ritmi della campagna e alla lentezza della cucina domestica.</p>

<p>Lo stesso approccio si ritrova in <em>Ragabo,&nbsp;lichene, nocciola, manzo e midollo affumicato,</em>&nbsp;dove la componente animale entra in dialogo con elementi apparentemente marginali del paesaggio etneo. Il lichene, raro in cucina, introduce una dimensione minerale e boschiva, mentre il midollo affumicato richiama il gesto antico della conservazione e del fuoco come centro della vita rurale. Il risultato &egrave; un piatto che si muove tra terra e sottobosco, tra tecnica contemporanea e memoria primitiva.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]][[ima9]][[ima7]]La <em>Pappardella con pecora, alloro e limone bruciato</em> porta il discorso su un terreno ancora pi&ugrave; identitario. La pecora, carne profondamente legata alla cultura pastorale siciliana, viene trattata con rispetto quasi domestico, evitando qualsiasi eccesso di manipolazione. L&rsquo;alloro restituisce una dimensione aromatica tradizionale, mentre il limone bruciato introduce una tensione acida e amara che alleggerisce la struttura e riporta il piatto dentro una grammatica contemporanea.</p>

<p>In tutti questi casi la carne e la cacciagione&nbsp;diventano linguaggio. Non &egrave; mai elemento isolato, ma parte di una filiera che inizia nella terra e prosegue in cucina con coerenza. Il legame con l&rsquo;azienda agricola di famiglia, la conoscenza diretta dei cicli naturali, il lavoro sulle autoproduzioni permettono a Ingiulla di affrontare queste materie senza filtri folkloristici. Il punto non &egrave; recuperare la tradizione in senso estetico. &Egrave; comprenderne la funzione originaria. La cacciagione, in Sicilia, nasce come necessit&agrave;: integrazione proteica, adattamento a un territorio complesso, relazione diretta con l&rsquo;ambiente. A <em>Sapio</em> questa necessit&agrave; si trasforma in consapevolezza gastronomica, mantenendo per&ograve; intatta la sua dimensione etica.</p>

<p data-end="972" data-start="523">[[ima8]]E, se la terra rappresenta il lato pi&ugrave; profondo&nbsp;della proposta, resta sempre presente la componente marina: gamberi, ricciola e triglia attraversano il menu con continuit&agrave;, interpretati in chiave elegante e contemporanea e spesso accostati ai vegetali del territorio,&nbsp;in un equilibrio continuo tra costa e interno, tra freschezza e profondit&agrave;. La cucina diventa cos&igrave; un&rsquo;estensione del paesaggio etneo: aspra, stratificata, mai addomesticata del tutto. Anche quando la tecnica internazionale entra in gioco, resta sempre subordinata a un&rsquo;identit&agrave; precisa. L&rsquo;obiettivo non &egrave; stupire, ma restituire senso.</p>

<p>In questo percorso, la cacciagione assume un ruolo quasi simbolico. &Egrave; il punto di contatto tra l&rsquo;infanzia rurale dello chef, la ricerca contemporanea e una visione sostenibile della ristorazione. Racconta una Sicilia meno turistica e pi&ugrave; interna, fatta di boschi, pascoli, altitudini, stagioni dure.&nbsp;Accanto alla cucina, la cantina svolge un ruolo centrale nel definire l&rsquo;identit&agrave; del ristorante. Il lavoro congiunto della sala e del sommelier costruisce un percorso fortemente orientato ai vini siciliani, con un&rsquo;attenzione particolare all&rsquo;Etna e alle sue diverse contrade, senza trascurare piccole produzioni artigianali e annate storiche. Il vino diventa cos&igrave; una prosecuzione naturale del racconto agricolo e territoriale che parte dalla cucina.</p>

<p><em>Sapio</em> continua cos&igrave; a funzionare come una soglia: un luogo dove il gusto diventa conoscenza e dove ogni piatto, anche il pi&ugrave; complesso, rimane ancorato a una geografia precisa. La cacciagione, con la sua carica ancestrale, rende questo racconto ancora pi&ugrave; nitido. Non come esercizio di stile, ma come gesto di appartenenza.</p>

<p><br />
<a href="https://www.sapiorestaurant.it/" rel="nofollow">Sapio</a><br />
Piazza Antonino Gandolfo11 - Catania<br />
Tel.&nbsp;+ 39 095 0975016 o +39 350 1947542<br />
<a href="http://sapiorestaurant.it" rel="nofollow">sapiorestaurant.it</a><br />
Aperto solo a cena, a pranzo solo su prenotazione. Chiuso lunedi</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/sapio-2024-032-chef-alessandro-ingiulla.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41212/dallitalia/sapio-alla-riscoperta-della-memoria-selvatica-e-agreste-della-sicilia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Çobo Winery, vini d'Albania proiettati nel futuro</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41253/in-cantina/cobo-winery-vini-dalbania-proiettati-nel-futuro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Alle porte di Berat, citt&agrave; Patrimonio dell&rsquo;Umanit&agrave; Unesco, sorge una cantina che non &egrave; soltanto un luogo di produzione, ma un ponte tra passato e futuro. <a href="https://cobowine.com/" rel="nofollow">&Ccedil;obo Winery</a> nasce tra le colline che abbracciano la &ldquo;citt&agrave; dalle mille finestre&rdquo;, dove il fiume Osum scorre lento e il monte Tomorr osserva silenzioso un paesaggio che sembra sospeso nel tempo. In questo angolo autentico dell&rsquo;Albania centro-meridionale, il vino parla di territorio e radici, restituendo dignit&agrave; ai vitigni autoctoni e rivelando una storia di rinascita che unisce tradizione e contemporaneit&agrave; con elegante armonia.<br />
<br />
Berat non &egrave; solo uno sfondo suggestivo, ma una presenza viva. Case ottomane, chiese, moschee e il castello ancora abitato disegnano un centro storico che conserva intatta la sua atmosfera d&rsquo;altri tempi, mentre tutt&rsquo;intorno vigneti, uliveti e terrazze agricole raccontano una storia rurale antichissima. &Egrave; in questo mosaico agricolo che si estendono i 38 ettari di vigneti terrazzati della famiglia <b>&Ccedil;obo</b>, tra i 50 e i 350 metri di altitudine, in una zona dal raro equilibrio climatico, dove le brezze dell&rsquo;Adriatico mitigano le temperature, le correnti del Tomorr favoriscono escursioni termiche ideali e i terreni calcarei donano ai vini profili aromatici netti e riconoscibili.<br />
<br />
[[ima2]]La storia di &Ccedil;obo Winery &egrave; prima di tutto familiare e parla di resilienza. All&rsquo;inizio degli anni Novanta, mentre l&rsquo;Albania cercava di ricostruire la propria identit&agrave; agricola ed enologica dopo decenni di isolamento, <b>Pashko &Ccedil;obo</b> inizi&ograve; a produrre vino insieme ai figli <b>Petrit</b> e <b>Muharrem</b>. Nel 1998 la fondazione ufficiale della cantina segn&ograve; una scelta chiara: recuperare i vitigni autoctoni di Berat e restituire dignit&agrave; a una tradizione frammentata, trasformando la memoria agricola in un progetto contemporaneo credibile a livello internazionale.<br />
<br />
Il cuore pulsante di &Ccedil;obo Winery sono i vitigni storici del territorio: Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardh&euml; e Kallmet. Variet&agrave; che raccontano un&rsquo;Albania diversa, agricola e colta, capace di esprimere una personalit&agrave; enologica autonoma. Tra le bottiglie simbolo della cantina troviamo <i>E Kuqja e Beratit</i>, rosso intenso ottenuto da uve Vlosh, vitigno rarissimo coltivato esclusivamente in quest&rsquo;area. Un prodotto che nel 2024 &egrave; entrato nella Guida Vini de <i>L&rsquo;Espresso</i> tra i tre migliori vini al mondo, accendendo i riflettori internazionali su Berat e sull&rsquo;intera scena enologica albanese.<br />
<br />
Dal vitigno Puls nasce invece <i>Sh&euml;ndever&euml;</i>, spumante metodo classico fresco e vibrante, definito dal Guardian &laquo;straordinario, buono quanto i migliori mai assaggiati&raquo;, mentre <i>E Bardh&euml; e</i> Beratit offre una lettura luminosa del territorio e Kashmer, blend di Cabernet Sauvignon, Shesh e Merlot, rappresenta il dialogo tra identit&agrave; locale e linguaggio internazionale.<br />
<br />
[[ima3]]L&rsquo;approccio produttivo di &Ccedil;obo Winery &egrave; improntato al rispetto dell&rsquo;ambiente: interventi minimi in vigna e in cantina, pratiche a basso impatto e una filosofia sostanzialmente biologica, anche senza certificazioni ufficiali. Il vino &egrave; inteso come espressione naturale del territorio, non come esercizio di stile.<br />
<br />
Negli anni, la cantina ha consolidato la propria presenza nei principali appuntamenti del settore: da Vinitaly al Merano WineFestival, fino a Wine Paris, costruendo un ponte tra l&rsquo;identit&agrave; albanese e la scena enologica internazionale. Parallelamente, la famiglia &Ccedil;obo sta investendo nello sviluppo dell&rsquo;ospitalit&agrave;, concepita come estensione culturale del progetto: accogliere significa raccontare, accompagnare il visitatore nella scoperta del paesaggio, della storia e delle radici di Berat.&nbsp;<br />
<br />
&Ccedil;obo Winery non &egrave; solo una cantina, ma il racconto di un&rsquo;Albania che riaffiora lentamente, attraverso il lavoro della terra e le scelte consapevoli di una famiglia. Ogni bottiglia &egrave; un frammento di memoria ritrovata, un invito a conoscere un Paese che oggi si esprime con maggiore consapevolezza, senza perdere la propria identit&agrave;. Nel silenzio delle colline di Berat, il vino ha ripreso a respirare. E con lui, un&rsquo;intera cultura.[[ima4]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-cobo-winery-copertina.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41253/in-cantina/cobo-winery-vini-dalbania-proiettati-nel-futuro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Dai piatti &quot;estremi&quot;... alla Steak frites. La scelta di Roncoroni Classici Gastronomici</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41269/dallitalia/dai-piatti-estremi-alla-steak-frites-la-scelta-di-roncoroni-classici-gastronomici.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La <em>Steak frites</em> &egrave; il piatto che si sceglie per comodit&agrave;; se vogliamo, &egrave; l&rsquo;equivalente della tagliata che alcuni ristoranti propongono da millenni. Carne, patate, una salsa. Fine.</p>

<p>Trovarla in carta da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/39364/zanattamente-buono/prodotti-super-e-tanta-carne-di-matrice-classica-il-debutto-felice-del-ristorante-roncoroni.html">Roncoroni Classici Gastronomici</a>, a Milano, dove ci siamo appena abituati a <em>carpacci di cuore, anatre frollate, foie gras e salumi estremi</em>, pu&ograve; confondere un po&rsquo;. Ma basta sedersi al banco e fare due chiacchiere con <strong>Eugenio Roncoroni </strong>e la sua socia<strong> Cristina Giordano</strong> per capire che non solo questo &egrave; a tutti gli effetti un piatto da <em>Classici Gastronomici</em>, ma &egrave; anche un atto di democratizzazione. E, in un mondo gastronomico fondato sul &ldquo;mangi quello che piace a me perch&eacute; sei nel mio ristorante&rdquo;, questa &egrave; una piccola rivoluzione.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><strong>Eugenio Roncoroni</strong> ha costruito questo progetto con un&rsquo;idea molto precisa sulle proposte. Lo ha fatto insieme a <strong>Cristina Giordano</strong>, cultura gastronomica piemontese. Il risultato &egrave; un ristorante identitario che, diciamocelo, non &egrave; per tutti. Eppure, dopo i primi mesi, qualcosa &egrave; cambiato.</p>

<p>&laquo;Dopo un po&rsquo; di mesi di esplorazione e di conoscenza della clientela, ci siamo resi conto che mancava un ponte&raquo;, racconta <strong>Roncoroni</strong>. &laquo;Milano oggi &egrave; piena di persone che amano mangiar bene, ma che a volte sono impaurite da alcuni format o da certi nomi. Anche la televisione ha creato una separazione tra il cuoco e il pubblico. Si pensa: l&igrave; chiss&agrave; quanto spendo, l&igrave; chiss&agrave; cosa mi faranno mangiare&raquo;.</p>

<p><em>Classici</em> &egrave; partito &ldquo;molto spinto&rdquo;, parole sue. Proposte dritte per palati che amano un certo tipo di ingredienti e texture. Ma la sensazione era che tutto questo potesse apparire, per alcuni, respingente.</p>

<p>&laquo;Io non voglio che la mia cucina sembri esclusiva&raquo;, continua. &laquo;Vedo questo posto come un ristorante da tutti i giorni: il professionista che finisce di lavorare qui intorno, viene per un bicchiere e mangia qualcosa senza dover spendere cento euro. Voglio aprirmi anche a un pubblico pi&ugrave; easy. Mi rendo conto che questi sapori per alcuni possano sembrare di una cucina respingente. Ed &egrave; un peccato&raquo;.</p>

<p>L&rsquo;immagine &egrave; semplice: una coppia a cena. Uno dei due ama frattaglie e selvaggina, l&rsquo;altro no. &laquo;Magari rinunciano a venire perch&eacute; pensano: l&igrave; si mangia solo piccione, trippa, cuore, cervella. E io quella roba non la mangio&raquo;. Ecco allora l&rsquo;idea: un piatto che non snaturi nulla, ma che allarghi il tavolo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LA STEAK FRITES, UN NUOVO CLASSICO GASTRONOMICO CHE &Egrave; GI&Agrave; ICONA</strong><br />
La <em>Steak frites</em> &egrave; uno dei piatti pi&ugrave; riconoscibili della tradizione francese. O belga, a seconda delle scuole di pensiero. Carne e patate. Semplice e, in quanto tale, un banco di prova. Taglio giusto, temperatura, cottura, gestione dei succhi, equilibrio con la salsa, struttura delle patate. Cos&igrave; quello che &egrave; il piatto rassicurante per eccellenza, si pu&ograve; trasformare in delusione (non da <em>Roncoroni</em>, per fortuna).</p>

<p><strong>Cristina</strong> lo dice senza girarci intorno: &laquo;Io arrivo da Torino, una citt&agrave; in cui se in gruppo si decide di andare in un ristorante e qualcuno ha dei gusti che non sono allineati con quel posto, con lui ci si vede dopo cena. Questo piatto per me ha una logica giusta. Volevamo qualcosa di democratico&raquo;. L&rsquo;hamburger sarebbe stata la soluzione pi&ugrave; ovvia e <strong>Cristina</strong> conferma: &laquo;Alcuni ci hanno chiesto di riproporlo. Ma l&rsquo;hamburger fa parte di uno spettro importante del passato di <strong>Eugenio</strong>. Volevamo una cosa nuova&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>&laquo;Quando prendi un grande classico non lo copi&raquo;, precisa <strong>Roncoroni</strong>. &laquo;Lo riproponi nella tua maniera. &Egrave; un modo per avvicinare. Se il cliente scettico si fida di me con un piatto cos&igrave;, magari la prossima volta prova il cuore o il cervello&raquo;. E continua: &laquo;Io non posso pretendere che tutti mi capiscano le corde pi&ugrave; profonde della mia cucina. Dobbiamo aiutare gli altri a capire chi siamo. Questo &egrave; un po&rsquo; un biglietto da visita per chi non mi conosce ancora&raquo;.</p>

<p>A <strong>Roncoroni </strong>piace dunque avere le porte aperte a tante tipologie di clienti, che poi pian piano scoprono sempre qualcosa in pi&ugrave;. Secondo lui la cucina &egrave; un atto umano. E un atto umano pi&ugrave; democratico di cos&igrave; non c&rsquo;&egrave;. La <em>Steak frites</em> diventa, quindi, un codice pi&ugrave; comprensivo e comprensibile per accedere a un ristorante che ha tantissimo da offrire. Non ne addolcisce la cucina, ma la rende leggibile a chi non conosce ancora il suo linguaggio. E funziona. &laquo;Stiamo vedendo tante facce nuove che vengono apposta per la <em>steak</em>&raquo;, racconta <strong>Roncoroni.</strong> &laquo;E poi tornano qualche settimana dopo e magari ordinano anche il piccione&raquo;.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<p><strong>SENZA GRIGLIA, SENZA FUMO, SENZA SANGUE: LA STEAK FRITES DI EUGENIO RONCORONI</strong><br />
<em>Classici Gastronomici </em>non ha la possibilit&agrave; di grigliare bistecche da un chilo a fiamma viva. &Egrave; un tema strutturale del locale. L&rsquo;ispirazione arriva da <strong>Peter Luger</strong> a New York: carne nel piatto caldo, forno rovente, servizio sfrigolante.<br />
Qui si parte da <em>fettine di roastbeef sottilissime</em> adagiate su un piatto caldo che va in forno con grasso d&rsquo;oca e un filo di extravergine.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>La <em>salsa al pepe verde</em> &egrave; calda, avvolgente, aromatica, in perfetto stile <em>Roncoroni</em>. Il pepe viene messo in infusione in latte e panna, dentro ci sono salvia e dragoncello, un eccellente equilibrio di acidit&agrave;. &laquo;Abbiamo tolto qualche grano di pepe rispetto alla prima versione perch&eacute; risultava troppo forte&raquo;. Le <em>patate</em>, croccantissime, sono lavorate per un giorno intero: acqua fredda e aceto il giorno prima, per dare struttura, un&rsquo;asciugatura accurata, un primo passaggio di frittura e poi forno per &ldquo;rinvigorirle&rdquo;. Sottili, asciutte, &ldquo;rumorose&rdquo;. Sopra, <em>una vinaigrette di prezzemolo e Parmigiano </em>che aggiunge aromaticit&agrave;.</p>

<p>La porzione nasce per uno, ma &egrave; pensata anche per essere condivisa al tavolo. &laquo;A volte facciamo un giro di antipasti, poi mettiamo una steak frites centrale, la spiluccano e poi ordinano il principale&raquo;, dice <strong>Cristina</strong>. &laquo;Secondo me &egrave; perfetta anche al bancone, con un calice, all&rsquo;ora dell&rsquo;aperitivo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>E AL CALICE?</strong><br />
&laquo;Mi piace abbinarla ai rossi&raquo;, commenta <strong>Cristina</strong> senza esitazioni.&nbsp;<em>Barbera</em> leggera del Monferrato, <em>Pelaverga</em> oppure <em>Malbec francese</em>, non argentino. &laquo;Ha sentori amarognoli, ma una beva semplice e intelligente. Perfetto per questo piatto&raquo;.</p>

<p>La cosa pi&ugrave; interessante della <em>Steak frites</em> di Roncoroni &egrave;, oltre alla sua aromaticit&agrave; e alle frites perfette, il suo obiettivo.&nbsp;<em>Classici Gastronomici</em> non rinnega nulla della sua identit&agrave;, anzi. Non smette di proporre quinto quarto o foie gras, ma decide di inserire un elemento in pi&ugrave;. Un piatto che permette a chi &egrave; curioso, ma titubante, di fare un passo dentro. E forse &egrave; proprio questa la mossa pi&ugrave; intelligente: ricordarsi che la cucina pu&ograve; essere identitaria e radicale, ma accogliente nell&rsquo;accesso.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-roncoroni-classici-gastronomici-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41269/dallitalia/dai-piatti-estremi-alla-steak-frites-la-scelta-di-roncoroni-classici-gastronomici.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Con Rise, Roma è diventata protagonista del turismo del lusso</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41271/dallitalia/con-rise-roma-e-diventata-protagonista-del-turismo-del-lusso.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Grande partecipazione alla seconda edizione di&nbsp;<a href="https://www.riserome.it/" rel="nofollow">Rise&nbsp;- Rome Insights Style Experience</a>, il prestigioso workshop esperienziale che dal 12 al 14 febbraio ha celebrato l&rsquo;anima pi&ugrave; elitaria della Capitale, riconfermandosi un appuntamento chiave per la promozione di Roma e del Lazio come destinazione del luxury travel.</p>

<p><em>Rise</em> &egrave; un evento della <em>Fondazione per l&rsquo;Attrazione Roma &amp; Partners</em>, organizzato dal <em>Convention Bureau Roma e Lazio</em> e promosso dall&rsquo;Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, con l&rsquo;obiettivo di rafforzare il posizionamento di Roma come destinazione attrattiva per il mercato del lusso internazionale, in un percorso condiviso tra istituzioni, operatori e player locali del settore. In questa prospettiva, l&rsquo;iniziativa - fortemente voluta dall&rsquo;Assessore <strong>Alessandro Onorato</strong> - nasce per intercettare una domanda sempre pi&ugrave; attenta alla qualit&agrave; dell&rsquo;offerta e al valore identitario delle destinazioni.</p>

<p><em>&laquo;Rise</em> &egrave; stata una scommessa vinta, con numeri in crescita rispetto all&rsquo;anno scorso. Siamo felici che con noi, per la prima volta, il tessuto imprenditoriale della citt&agrave; ha capito che, facendo sistema e investendo sulla citt&agrave; i benefici sono di tutti. Per troppi anni a Roma il turismo &egrave; stato gestito in modo casuale. Noi invece abbiamo adottato un approccio scientifico con una costante attivit&agrave; di comunicazione e marketing. Organizzare <em>Rise</em> rientra in questa strategia, per rafforzare il posizionamento di Roma come meta per il turismo di lusso. Non &egrave; un caso che veniamo da un triennio da record. Nel 2025con 52,9 milioni di presenze abbiamo battuto il record storico del 2024, l&#39;occupazione cresce del 5,5% all&#39;anno da un triennio, gli investimenti in citt&agrave; sono tantissimi con 27 alberghi a 5 stelle e 79 a 4 stelle aperti dal 2021 e l&#39;indotto economico del turismo, stimato da <em>Il Sole 24 ore</em> nel 2024, &egrave; pari a 13,3 miliardi di euro. E secondo le ultime stime di <em>Ernst &amp; Young</em> nel 2025 ci sono stati 630 milioni di investimenti nell&rsquo;h&ocirc;tellerie a Roma e le previsioni sul 2026 sono ancora pi&ugrave; rosee<em>&raquo;</em>, ha dichiarato <strong>Alessandro Onorato</strong>, assessore allo Sport, Turismo, Moda e Grandi Eventi di Roma Capitale.</p>

<p>[[ima2]]Il segmento degli hotel di alta gamma continua a essere trainante per l&rsquo;economia turistica della citt&agrave;, grazie alle nuove aperture e all&rsquo;aumento dell&rsquo;attrattivit&agrave; sui visitatori internazionali. Nello scenario del mercato alberghiero italiano - che ha registrato investimenti per 2,5 miliardi di euro nel 2025, il livello pi&ugrave; alto dall&rsquo;inizio degli anni 2020 secondo l&rsquo;<em>EY Italy Hotel Investment report 2025 </em>- con il 55% degli investimenti dell&rsquo;ultimo anno concentrati tra Roma, Milano, Venezia e Firenze, la Capitale guida il mercato con 630 milioni di euro, pari al 25% dei volumi totali, che continuano ad attrarre l&rsquo;interesse degli investitori per prodotti luxury e trophy asset nei principali hub turistici e finanziari del Paese.</p>

<p>&laquo;Come DMO di Roma Capitale, il nostro compito &egrave; trasformare l&rsquo;attrattivit&agrave; della citt&agrave; in valore strategico ed economico per il tessuto imprenditoriale del territorio. La seconda edizione di RISE ha consolidato questo percorso, offrendo una piattaforma premium per promuovere le eccellenze dell&rsquo;ospitalit&agrave; e dei servizi della destinazione sui mercati globali pi&ugrave; influenti, rafforzando la leadership della Capitale nel segmento del luxury travel internazionale. Desidero ringraziare l&rsquo;Assessore Alessandro Onorato per la visione che ha reso possibile questo progetto e il Presidente Onorio Rebecchini che, insieme al Convention Bureau Roma e Lazio, ha tradotto la strategia in un modello operativo efficace, oltre a tutti i partecipanti che hanno contribuito al successo dell&rsquo;evento&raquo;, ha commentato <strong>Gianluca Lo Presti</strong>, direttore generale della <em>Fondazione per l&rsquo;Attrazione Roma &amp; Partners</em>.</p>

<p>Protagonisti di questa seconda edizione, oltre 60 operatori e stakeholder della destinazione, che hanno incontrato circa 70 top buyer provenienti da tutto il mondo, con una significativa partecipazione dall&rsquo;Europa, Nord America, Middle East, LATAM e Far East. Presenti anche selezionati giornalisti, content creator e opinion leader internazionali. Nel complesso, <em>Rise</em>&nbsp;ha generato oltre 2.500 nuovi lead qualificati, confermandosi una piattaforma consolidata e strategica per la creazione di sinergie e opportunit&agrave; di business a favore dei brand della destinazione sui mercati globali.</p>

<p>[[ima3]]<em>&laquo;La seconda edizione di Rise </em>ha confermato il successo di un modello di collaborazione pubblico-privata, in cui abbiamo operato per trasformare le strategie pubbliche in opportunit&agrave; concrete. La forza dell&rsquo;evento risiede nella partecipazione attiva e nella professionalit&agrave; degli operatori locali, con i quali &egrave; stato creato un ecosistema virtuoso in cui relazioni commerciali, networking ed esperienze della destinazione si intrecciano in armonia, rafforzando in modo significativo la visibilit&agrave; internazionale dei brand di Roma e del Lazio. Ringrazio l&rsquo;assessore <strong>Onorato</strong> per il sostegno e l&rsquo;impegno nella valorizzazione della destinazione, il direttore <strong>Lo Presti</strong> per il contributo strategico alla crescita di <em>Rise</em>, e tutti gli operatori, partner e sponsor che hanno reso possibile il pieno successo dell&rsquo;iniziativa&raquo;, ha dichiarato <strong>Onorio Rebecchini</strong>, presidente del <em>Convention Bureau Roma e Lazio</em>.</p>

<p>Ad aprire i lavori &egrave; stato l&rsquo;Ice Breaker Registration presso l&rsquo;<em>Hotel de La Ville, a Rocco Forte Hotel</em>, momento introduttivo che ha favorito i primi incontri tra operatori e buyer. La giornata inaugurale &egrave; proseguita con la Grand Opening Reception nella storica Sala della Protomoteca (Campidoglio), alla presenza del sindaco di Roma, <strong>Roberto Gualtieri</strong>. A seguire, una visita privata ai Musei Capitolini, prima di raggiungere Terrazza Caffarelli. Gli incontri B2B tra operatori del territorio e buyer internazionali, gli Insight Meetings, si sono svolti nei prestigiosi hotel 5 stelle <em>The St. Regis Rome</em> e <em>Rome Cavalieri Waldorf Astoria</em>. A chiudere la manifestazione, la serata conclusiva Italian Passion - The Closing Night presso L&rsquo;Opificio Italiacamp, venue culturale nata dalla riqualificazione dell&rsquo;area Ostiense-Marconi, ideale cornice contemporanea per celebrare il dinamismo e l&rsquo;evoluzione della Capitale d&rsquo;Italia. A dare ritmo alla kermesse, le Style Experiences, esperienze immersive nell&rsquo;eleganza romana, tra artigianato, cultura, moda, design, lifestyle ed enogastronomia. Un viaggio emozionale ed emozionante che &egrave; proseguito oltre le mura cittadine fino al 17 febbraio, grazie ai post-tour organizzati alle porte di Roma, tra cui Bracciano e Cerveteri, oltre a Firenze, Napoli e nell&rsquo;entroterra dell&rsquo;Irpinia.</p>

<p><em>Rise 2026</em> segna cos&igrave; un nuovo capitolo per Roma, riaffermando il suo ruolo nel panorama internazionale del lusso e rafforzando la sua ambizione di essere capitale globale del turismo di alta gamma: una citt&agrave; in perenne trasformazione, che cambia, si evolve, restando eterna.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/rise-day-2-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41271/dallitalia/con-rise-roma-e-diventata-protagonista-del-turismo-del-lusso.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Alla (ri)scoperta dei putagé, identità dimenticata della cucina contadina</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41268/in-libreria/alla-riscoperta-dei-putage-identita-dimenticata-della-cucina-contadina.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40394/ristoranti/cacciatori.html">CACCIATORI</a> a Cartosio (Alessandria)</strong><br />
[[ima4]]La Delfi della cucina del <em>putag&eacute;</em> &egrave; il ristorante <em>Cacciatori</em> di Cartosio con oltre due secoli di storia documentata (1818). Qui, a officiare e predicare il primato di quella che &egrave; una vera e propria arte del fare, &egrave; <strong>Federica</strong>. Bandite la retorica e l&rsquo;oleografia delle lente cotture, l&rsquo;approccio all&rsquo;imprescindibile stufa a legna &egrave; altamente professionale e pienamente rispondente alle pi&ugrave; esigenti contemporanee richieste di gusto e di bellezza. Pertanto, la tradizione elaborata da <strong>Federica</strong> sul glorioso <em>putag&eacute; Fargas</em> &egrave; moderna eleganza. (&hellip;) Ecco piatti iconici di una mappa del gusto tracciata sulla piastra del <em>putag&eacute;</em> con orbite di millimetrica precisione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MOLLO a Torresina (Cuneo)</strong><br />
[[ima5]]A Torresina, sulle Langhe pi&ugrave; alte, all&rsquo;<em>Osteria</em> <em>Mollo</em> &egrave; l&rsquo;infaticabile <strong>Santina</strong> (classe 1946) a perpetuare una saggezza di cucina che ha come cifra la semplicit&agrave; casalinga contadina, resa possibile dal rapporto empatico con i luoghi e da una continuit&agrave; familiare che data dal 1870. E da un <em>putag&eacute;</em> entrato nell&rsquo;epica paesana. Anche qui (&hellip;), la stufa a legna &egrave; religione totalizzante praticata anche nei mesi estivi. Sul <em>putag&eacute;</em> dell&rsquo;<em>Osteria Mollo</em> vincono le verdure dell&rsquo;orto. Vince la <em>b&agrave;gna c&agrave;da</em>. Vincono le carni: il pollo alla cacciatora, il coniglio o il cinghiale al civet. Vince il rag&ugrave;. Vincono le stagioni. (&hellip;).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.trattoriasalvetti.it/" rel="nofollow">SALVETTI</a> a Paroldo (Cuneo)</strong><br />
[[ima6]]Sono ancora i boschi delle alte Langhe a nutrire il fuoco dei <em>putag&eacute;</em> di <strong>Clelia</strong> nella Paroldo delle <em>m&agrave;sche d&circ;r&ograve;le</em> e di <strong>Maria</strong> nella verticale Levice. Qui il <em>putag&eacute;</em> &egrave; stagionale. Sempre pronto comunque a ravvivarsi per situazioni particolari o specifiche richieste. Fieramente compresa della secolare storia dell&rsquo;osteria <em>Salvetti</em> (documentata dal 1920) e della cultura dei luoghi, <strong>Clelia</strong> (classe 1958) &egrave; la perfetta attualizzazione della mitica figura della <em>chisin&eacute;&circ;ra</em> langhetta: laboriosa, caparbia e schietta, dedita al benfare. (&hellip;) Tiene cara la compagnia del fuoco a legna. Un dialogo che si traduce in sapori di marcata personalit&agrave;, come la <em>b&agrave;gna c&agrave;da</em> qui identitaria (&hellip;).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/trattoria_il_muletto/" rel="nofollow">IL MULETTO</a> a Levice (Cuneo)</strong><br />
[[ima7]]Quella di <strong>Maria</strong> (classe 1938) &egrave;, invece, una storia figlia del Dopoguerra: nata in Sicilia; emigrata a Torino; approdata in Langa (nel 1966); diventata langhetta che pi&ugrave; langhetta non si pu&ograve; proprio attorno al <em>putag&eacute;</em> e agli insegnamenti della suocera che usava solo <em>di&agrave;n</em> e <em>dian&agrave;t</em>. Alla trattoria <em>Muletto</em> di Levice, si respira il fascino delle atmosfere d&rsquo;antan e della cucina come un dono: lungo la settimana bisogna telefonare e ... sperare; bisogna cercarla, quasi indovinarla tra le vie in discesa del paese; si entra in casa e non in trattoria; il saluto, il sorriso, i piatti di Maria sono medicamentosi come le coccole della nonna. (&hellip;).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://ristorantemadonnadellaneve.it/" rel="nofollow">MADONNA DELLA NEVE</a> di Cessole (Asti)</strong><br />
[[ima8]]Alla romita <em>Madonna della Neve</em> di Cessole ci sono tutti gli elementi del mito di osteria: un santuarietto agreste con il miracolo delle origini e la festa agostana; la trattoria con epiteto popolare (<em>Mad&ograve;na dla Cuca</em>) e il campo da bocce; il <em>putag&eacute;</em> con il piatto tipico. Rigorosa padrona dei riti connessi a una concezione sacrale della cucina, <strong>Piera</strong> (classe 1936) cura amorevolmente l&rsquo;operosa piastra del <em>putag&eacute; Lume</em>. Ne conosce ogni segreto e per nulla al mondo ci rinuncerebbe. &Egrave; questa l&rsquo;anima del favoleggiato ripieno delle <em>raviole del</em> <em>pl&igrave;n</em> servite alla <em>curdun&agrave;</em>, secondo l&rsquo;antica tradizione della Langa (&hellip;).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="http://www.ristorantedellaposta.it/" rel="nofollow">TRATTORIA DELLA POSTA DA GEMINIO</a> a Olmo Gentile (Asti)</strong><br />
[[ima9]]&Egrave; invece un <em>Vulkan</em> il casalingo <em>putag&eacute;</em> su cui <strong>Annita</strong> (classe 1934) a Olmo Gentile ha scritto il racconto bello della <em>Trattoria della Posta Da Geminio</em>. Il minestrone come emblema di una cucina <em>a ogg</em> e <em>a st&igrave;m</em> che rasenta la perfezione. Semplice soltanto nelle parole della dolce <strong>Annita</strong> nella descrizione di bellezza, di generosit&agrave; langhette e di influssi liguri del piatto identitario, quel &ldquo;piatto campagnolo&rdquo; che &egrave; un manifesto di bellezza e di generosit&agrave; langhette. Saperi orgogliosamente professati dalle figlie <strong>Maria Grazia</strong> e <strong>Giuseppina</strong> e dal nipote <strong>Guido</strong>. Un racconto appassionante giacch&eacute; appassionato &egrave; il loro legame con i luoghi. (&hellip;).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RIOSCONE ad Asti</strong><br />
[[ima10]]Fuoriporta di Asti, la <em>Trattoria Rioscone</em> &egrave; un manifesto del piemontesissimo <em>esageruma nen</em>. In un contesto di agreste essenzialit&agrave;, dal 1901 testimonia un benfare di cucina genuino, fondato sulla sopraffina conoscenza contadina della qualit&agrave; dei prodotti. Il <em>putag&eacute;</em> &egrave; il segno dell&#39;attaccamento a sapori irrinunciabili, proposti a tavola da <strong>Piero Berzano</strong> con semplicit&agrave; e senza alcun orpello. Una naturalezza che discende dal patrimonio di ricette codificato da &ldquo;nonna <strong>Vigina</strong>&rdquo;, passato per le mani di <strong>Angela</strong>, oggi rispettosamente seguito da <strong>Luciana</strong> e <strong>Svetlana</strong>. Il salame cotto e il cotechino sono aviti saperi di norcineria che rendono pieno onore alla celebrata scuola monferrina. Cos&igrave; come i sapori propriamente da <em>putag&eacute;</em>, dalla b&agrave;gna c&agrave;da alla polenta ai peperoni arrosto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.albergoristorantelagenzianellaselvapiana.it/" rel="nofollow">LA GENZIANELLA</a> e <a href="https://www.labaitasalogni.it/" rel="nofollow">LA BAITA</a> a Fabbrica Curone (Alessandria)</strong><br />
[[ima11]][[ima12]]Nell&rsquo;alessandrina Val Curone, prodiga di boschi, di funghi e di tartufi, le sorprese. La storia di due volitivi <em>putag&eacute;</em> che, costretti per sopravvivere a venire a patti col gas, pur di non rinunciare all&rsquo;amata piastra, accettano ingegnose modifiche artigianali. Ancora: in una civilt&agrave; parca di testimonianze, ecco due santuari nello stesso comune, nelle selvose frazioni Selvapiana e Salogni di Fabbrica Curone. (&hellip;)A <em>La Genzianella</em> e a <em>La Baita</em> sono <strong>Cristiana</strong> (classe 1969) ed Elena (classe 1982) a svolgere con linguaggio contemporaneo la ricchezza di una cucina che per storia e geografia incrocia i sapori appenninici con quelli della pianura padana e della riviera ligure. Meticolose pazienti cotture regalano sapori fragranti, manifesti della modernit&agrave; della tradizione. Negli stagionali <em>vesp&egrave;n di santa Caterina</em> e nella elaborata <em>turta</em> <em>in tra biela</em> <strong>Cristiana</strong> inserisce tra gli ingredienti fondamentali i racconti e la dedizione al <em>putag&eacute;</em> di mamma <strong>Lina</strong> (classe 1941). Cos&igrave; come <strong>Elena</strong> per la stupenda <em>panissa</em> e per la <em>torta in</em> <em>pessa</em> attinge alla storia della valle, ai gesti e ai sentimenti della vita da putag&eacute; della nonna <strong>Eugenia</strong> (classe 1935) e della mamma <strong>Gabriella</strong> (classe 1959).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.albergoristorantegaribaldi.it/it/" rel="nofollow">GARIBALDI</a> a Cisterna d&rsquo;Asti (Asti)</strong><br />
[[ima13]]Nel cuore del percorso ma fuori dalla cucina, a Cisterna d&rsquo;Asti ecco la storia dell&rsquo;anziano <em>putag&eacute;</em> errante. In una stanza tutta sua del ristorante <em>Garibaldi</em>, uno dei santuari della civilt&agrave; di osteria, il vecchio <em>putag&eacute;</em> vive il riverito e coccolato riposo. Lindo nel pitturato vestito originario. Pronto ad accendersi per occasioni speciali di convivialit&agrave;. Pronto a corrispondere con chi vuole ricucire il saggio rapporto con il tempo e con i sapori della tradizione. (&hellip;) &nbsp;Protagonista &egrave; il <em>putag&eacute;</em> errante e non la cucina del <em>putag&eacute;</em>. Ma, qui, la <em>Polenta con mostarda</em> &egrave; un rito cos&igrave; intenso da indurre gli occhi e l&rsquo;animo a cercare l&rsquo;acciuga appesa al soffitto. Lo zabaglione un abbraccio.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/putage-copertina.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41268/in-libreria/alla-riscoperta-dei-putage-identita-dimenticata-della-cucina-contadina.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/118/in-libreria.html">118</category>			</item>			<item>				<title>La prima Master of Wine italiana: intervista con Cristina Mercuri </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41273/in-cantina/la-prima-master-of-wine-italiana-intervista-con-cristina-mercuri-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Toscana d&#39;origine e milanese d&#39;adozione, <strong>Cristina Mercuri</strong> ha scelto di abbandonare la carriera forense per dedicare la propria vita al vino. Prima fonda la sua societ&agrave; di consulenza, <em>Mercuri Wine Club</em>, poi affina ulteriormente il suo talento attraverso un&#39;academy specializzata in strategia, posizionamento e comunicazione del vino. &Egrave; wine editor per <em>Forbes Italia</em> e giudice internazionale per <em>Decanter</em>.</p>

<p>Dopo aver conseguito il diploma <em>WSET</em>, prosegue il percorso verso il <em>Master of Wine</em>. Con la nostra guida <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/455/bollicine-del-mondo.html">Bollicine del Mondo</a> l&#39;abbiamo premiata con grande orgoglio nel 2023. Questa la motivazione: &laquo;Per l&#39;inclinazione a formare se stessa e altri enonauti, lasciando gli abiti forensi per indossare quelli enoici e dirigersi verso una meta mai raggiunta da una donna italiana&raquo;. E quella meta <strong>Cristina</strong> l&#39;ha raggiunta. Oggi tutto il mondo del vino applaude la prima donna italiana Master of Wine.</p>

<p>[[ima2]]Chi diventa Master of Wine deve conoscere ogni aspetto del vino: enologia, viticoltura, mercati internazionali, storia e legislazione, degustazione e marketing. &Egrave; l&#39;<em>Institute of Masters of Wine</em> a esaminare prove scritte, orali, degustazioni pratiche e ad analizzare la tesi che ciascun candidato deve presentare su un tema innovativo. Occorre un mentor che ti proponga, ma il percorso resta profondamente solitario, costellato di difficolt&agrave; da superare anno dopo anno. Abbiamo raggiunto <strong>Cristina</strong> per farci raccontare il suo presente e il suo futuro dopo questo importante traguardo.</p>

<p><strong>Il titolo di Master of Wine &egrave; percepito come il vertice tecnico del settore. Nel 2026, quali competenze ritiene davvero distintive rispetto al passato?</strong><br />
&laquo;Sicuramente i titoli sono importanti e io ho lottato con tutta me stessa per raggiungere questo traguardo. Non mi stancher&ograve; mai di dire che le mie competenze, il mio studio e il mio modo di lavorare sono gli stessi di quando non avevo ancora ricevuto questo riconoscimento. Oggi le competenze essenziali nel nostro settore sono legate all&#39;empatia, all&#39;ascolto e all&#39;umilt&agrave; di dire: arrivo fino a qui, il resto lo lascio a qualcun altro. Il vino si &egrave; evoluto; la capacit&agrave; di comprenderlo come business &egrave; una scoperta relativamente recente. Forse in passato la comunicazione era zoppicante, non a caso la mia tesi parla di semiotica&raquo;.</p>

<p><strong>Programmazione e metodicit&agrave; assolute sono elementi imprescindibili per affrontare un percorso di esami teorici e pratici, culminato nella tesi finale. Ci sono stati attimi in cui &egrave; stata tentata di mollare tutto?</strong><br />
&laquo;No, mai. Ci sono stati momenti di disperazione, di incomprensione su cosa dovessi fare, ma non ho mai pensato di mollare. Il mio carattere &egrave; tenace, non mollo mai&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]<strong>L&#39;esame finale dura quattro giornate consecutive: si degustano 36 vini alla cieca, suddivisi in batterie da 12. Le prime tre mattine sono dedicate alle prove pratiche su rossi, bianchi, rosati, spumanti e fortificati. Occorre totalizzare 300 punti, con almeno il 60% di risposte corrette sull&#39;intero esame. Cristina, alla fine di queste quattro giornate che cosa ha provato?</strong><br />
&laquo;In verit&agrave; ero stanchissima. In passato avevo gi&agrave; provato e non ero passata. Mi ero accorta di non essere in piena forma, cosa che invece non &egrave; accaduta in questa sessione. Mi sono allenata per un anno: dieta, simulazioni d&#39;esame, esercizio fisico e mentale, ginnastica e meditazione. Alla fine non ho rimuginato. Non si ha mai la certezza di aver fatto bene: solo gli sbruffoni lo pensano, e io non appartengo a quella categoria&raquo;.</p>

<p><strong>Tra cambiamenti climatici, vini dealcolati e nuove sensibilit&agrave; salutistiche, quale trasformazione crede incider&agrave; di pi&ugrave; sul concetto stesso di qualit&agrave; dei vini nei prossimi vent&#39;anni?</strong><br />
&laquo;Secondo me il trend futuro abbraccer&agrave; tutte e tre le dimensioni. Il cambiamento climatico e il mutamento dei gusti dei consumatori ci porteranno verso vini pi&ugrave; slanciati e bevibili. Sar&agrave; necessario controllare l&#39;accumulo di zuccheri e di alcol. Il vino del domani rester&agrave; alcolico, ma il dealcolato avr&agrave; un ruolo importante per ampliare l&#39;offerta in modo contemporaneo, soprattutto per i giovani consumatori&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]<strong>La sua visione in veste di Master of Wine: oggi che altri obiettivi si pone?</strong><br />
&laquo;L&#39;obiettivo &egrave; lo stesso che avevo prima del titolo: fare sempre pi&ugrave; consulenza, offrendo strumenti alle cantine per migliorare la rete distributiva internazionale. Serve una comunicazione vicina al cliente finale. Un altro impegno per me fondamentale &egrave; quello nel sociale: sto collaborando con un&#39;associazione che lavora contro la violenza sulle donne e abbiamo creato 20 borse di studio per accedere ai diplomi <em>WSET</em>, cos&igrave; da offrire loro un futuro in questo settore. Se posso dare a queste donne un diploma internazionale, posso permettere loro di accedere a un lavoro e affrancarsi dalla dipendenza economica che spesso accompagna questo tipo di violenza&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/400-edited.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41273/in-cantina/la-prima-master-of-wine-italiana-intervista-con-cristina-mercuri-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>A Busto Arsizio c'è un'insegna che gli appassionati di pizza devono tener d'occhio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41266/mondo-pizza/a-busto-arsizio-ce-uninsegna-che-gli-appassionati-di-pizza-devono-tener-docchio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Siamo sempre alla ricerca di indirizzi da inserire sulla nostra mappa della pizza di qualit&agrave;, e questa volta la nostra implacabile passione ci porta a circa una quarantina di km da Milano, nel varesotto; mezz&rsquo;ora di auto, o comunque poco pi&ugrave; di quello che impiegheresti abitualmente per attraversare la citt&agrave;. Poi ce ne fossero anche stati altri, l&rsquo;assaggio conferma che la meta vale assolutamente il viaggio. Destinazione Busto Arsizio e la sua <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37679/locali/antica-pizza.html" target="_blank">Antica Pizza</a>.</p>

<p>Si trova appena fuori dal centro di questa cittadina che sta vivendo un vivace risveglio gastronomico, proponendo tanta qualit&agrave; con un&rsquo;offerta svariata che soddisfa tutti i gusti: pensiamo al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37679/locali/antica-pizza.html" target="_blank">DEG</a>, il ristorante di <strong>Stefano De Gregorio </strong>- praticamente vicino di casa di <em>Antica Pizza</em> - con la sua tavola mediterranea, o <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35382/locali/bar-is-the-name.html" target="_blank">Bar is the name</a>, cocktail bar premiato dalla <em>Guida ai Cocktail bar d&rsquo;autore</em> <em>di Identit&agrave; Golose 2026</em> aggiudicandosi il riconoscimento <em>Identit&agrave; Future</em>, che valorizza chi ha scommesso sul proprio talento e sulle proprie idee per raggiungere traguardi importanti.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Ma torniamo ad <em>Antica Pizza</em>. Entriamo: la sala &egrave; gremita e a darci il benvenuto c&rsquo;&egrave; subito il pass, dove sfilano le creazioni appena sfornate da <strong>Luigi Vaccaro</strong>, pizzaiolo poco pi&ugrave; che trentenne. Inizia il suo percorso con pap&agrave; <strong>Pino</strong>, sempre al suo fianco, supportato dal fratello <strong>Nicola</strong> e da sua mamma <strong>Viviana</strong>, all&rsquo;accoglienza. Uniti, coesi anche quando quest&rsquo;insegna proponeva solo pizza d&rsquo;asporto.</p>

<p>La storia di <em>Antica Pizza</em>, dopotutto, comincia molto prima, quando <strong>nonno Gigino</strong> porta per la prima volta la tradizione dei Monti Lattari &ndash; Costiera Amalfitana - a Busto. Quindi, il passaggio di consegne a <strong>Pino</strong> e <strong>Viviana</strong> che cominciano con pizze takeaway, mantenendo l&rsquo;identit&agrave; del luogo che diventa un locale con posti a sedere nel 2016, per concludere con l&rsquo;ultima ristrutturazione del &rsquo;24.</p>

<p>Questa, assieme a un look tutto nuovo, apporta nuova linfa a tavola. Ed &egrave; qui che subentra quell&rsquo;animo un po&rsquo; irrequieto &ndash; nel senso pi&ugrave; intraprendente del termine - di <strong>Luigi</strong>, che sceglie di alzare l&rsquo;asticella di un prodotto gi&agrave; amato diffusamente, per quel bisogno tutto suo di evolvere, certo, ma anche per abituare il pubblico di <em>Antica Pizza</em> a un livello qualitativo ed &ldquo;esplorativo&rdquo; sempre pi&ugrave; ambizioso. Lo fa a prezzi contenuti (un menu degustazione da 5 assaggi qui costa 32 euro a persona), ragionati, senza rinunciare a un lavoro di culturalizzazione di chi frequenta il locale, che una volta provato il buono, difficilmente torna indietro. Ed &egrave; qui che subentra la forza dell&rsquo;identit&agrave;: non conta dove un locale si trovi -&nbsp;in provincia o in citt&agrave; per intenderci -; quel che conta sono le idee, la determinazione nel portarle avanti, certi che quella sia l&rsquo;unica strada possibile.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Un intento che nelle pizze di <strong>Luigi</strong> si manifesta in un grande lavoro sulle cotture e sugli impasti, diversi, tutti realizzati con estrema cura: gusto, consistenza e dopo 5 assaggi piuttosto sostanziosi, proseguiremmo ancora. Il palato &egrave; sereno senza aggressioni provocate da eccessiva sapidit&agrave;, mentre al risveglio non sentiamo traccia alcuna di quanto degustato la sera precedente, se non la eco di un piacere prolungato.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>L&rsquo;avvio &egrave; segnato dalla <em>Margherita</em>, una tonda classica cotta in forno a legna. Questo conferisce un gusto originario, antico, amplificato da un filo d&rsquo;olio a crudo che esalta la ricchezza del pomodoro e di un buon fiordilatte. Caratteristica &egrave; la sofficit&agrave; dell&rsquo;impasto, che si estende dalla punta al cornicione.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Il secondo passaggio ci porta in Costiera Amalfitana. Che non &egrave; solo mare, ma una terra preziosa con i suoi profumi scalfiti nel ricordo, perpetuato da <strong>Luigi</strong> nell&#39;uso del finocchietto. Quest&rsquo;ultimo arricchisce un impasto integrale, diretto, preparato al mattino per la sera. La struttura cambia nettamente: quella scioglievolezza iniziale &egrave; sostituita da un morso ruvido. C&rsquo;&egrave; un accenno di croccante, il cornicione si mantiene pi&ugrave; basso mentre questa farina grezza regala una sensazione di gusto piena, che esprime calore. Si sposa perfettamente con una farcia tradizionale e goduriosa: salsiccia, friarielli, provola affumicata e un po&rsquo; di peperone crusco fritto, che sprigiona una dolcezza equilibrata al morso.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Terza fase: un croccante assoluto esplode al primo morso, aprendo la strada verso un impasto arioso. &Egrave; la <em>pizza in doppia cottura,</em> fritta e ripassata in forno; viene immersa in olio bollente e poi asciugata in forno elettrico, necessitando di temperature pi&ugrave; basse rispetto a un forno a legna. La proviamo nella versione <em>Pi&ugrave; che una provola e pepe,</em> condita con rag&ugrave; ai tre pomodori, provola affumicata, pepe tostato e parmigiano a profusione. Divina.</p>

<p>Prima del gran finale, si torna all&rsquo;impasto classico, con una tonda cotta a legna e questa volta <strong>Luigi</strong> punta su una ricetta a lui cara: sfiziosa, ricca, ma bilanciata &egrave; la <em>Ricordo di una pasta e patate</em>. Queste non vengono lavorate eccessivamente e rese cremose, ma mantengono ruvidit&agrave;, consistenza per poter gustare a pieno l&rsquo;ingrediente, cotte con un po&rsquo; di carota e cipolla; poi provola affumicata, guanciale, pepe e parmigiano.</p>

<p>Solitamente il fritto &egrave; riservato all&rsquo;inizio, ma qui viene proposto in conclusione al percorso e la scelta non ci sembra affatto azzardata: intanto, il fritto non aggredisce un palato ancora pulito, quale &egrave; al principio. E poi, esiste dessert migliore di una&nbsp;montanara?&nbsp;O&nbsp;per meglio dire, della sua <em>Scarpetta</em>. Questa nuvola fritta, dorata, soffice, non viene condita in cima, ma servita nuda, accompagnata da una scodella piena di sugo al pomodoro nella quale intingere fino alla fine ogni boccone.</p>

<p><em>Antica Pizza</em>, piacere contemporaneo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/exp-78.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41266/mondo-pizza/a-busto-arsizio-ce-uninsegna-che-gli-appassionati-di-pizza-devono-tener-docchio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Nel cuore del Chianti, da Ristorante Nello non si mangia &quot;il Chianti&quot;</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41270/dallitalia/nel-cuore-del-chianti-da-ristorante-nello-non-si-mangia-il-chianti.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel Chianti succede spesso una cosa curiosa: si mangia Chianti anche quando non se ne avrebbe voglia. &Egrave; un territorio cos&igrave; identitario da diventare quasi prescrittivo. Bistecca, crostini, rag&ugrave;, sangiovese. Comfort, ripetizione, rassicurazione. Poi, a San Casciano in Val di Pesa, qualcuno decide che la campagna pu&ograve; essere un luogo di libert&agrave; invece che di replica. E lo fa proprio partendo da una trattoria storica, una di quelle dove per decenni si &egrave; mangiato esattamente ci&ograve; che ci si aspettava.</p>

<p><a href="https://nelloristorante.it/" rel="nofollow">Ristorante Nello</a> oggi &egrave; un cortocircuito geografico prima ancora che gastronomico. Sta nel cuore del Chianti, ma rifiuta di cucinare il Chianti come lo si immagina. Non per provocazione, non per snobismo, ma per necessit&agrave; espressiva. <strong>Federico Migliori</strong> e <strong>Chiara Zanetti</strong> arrivano qui dopo aver girato l&#39;Italia, dopo essersi formati, dopo aver capito che la citt&agrave; avrebbe imposto compromessi. La campagna invece no. La campagna, se scelta bene, permette di essere radicali con discrezione.</p>

<p>[[ima2]]<strong>Federico</strong> &egrave; uno chef giovane ma con un&#39;idea sorprendentemente lucida di cosa significhi cucinare oggi. <strong>Chiara</strong> governa la sala e il mondo dolce con la stessa precisione emotiva. Insieme prendono un luogo carico di memoria e decidono di non cancellarla. Il nome resta, la cantina resta, il resto cambia. &Egrave; una scelta sottile e intelligente: non rinnegare settant&#39;anni di storia ma dichiarare che il presente ha diritto a un linguaggio nuovo. Anche lontano dai centri urbani. Anzi soprattutto l&igrave;.</p>

<p>Da <em>Nello</em> la semplicit&agrave; non &egrave; nostalgia, ma sottrazione. I piatti sono costruiti con pochi elementi, scelti con una cura quasi ossessiva, lavorati attraverso tecniche contemporanee che non si vedono ma si sentono. Fermentazioni, <em>garum</em>, <em>miso</em>, <em>koji</em> entrano in cucina senza travestimenti folkloristici. Non sono citazioni esotiche ma strumenti. La tradizione toscana rimane come memoria gustativa, non come gabbia.</p>

<p>[[ima4]]Il menu &egrave; pensato come una serie di possibilit&agrave;, non come un percorso obbligato. C&#39;&egrave; l&#39;istinto carnivoro, quello marino, quello vegetale, quello pi&ugrave; legato alle radici. E poi c&#39;&egrave; la fiducia totale, quella di chi accetta di mangiare senza sapere cosa arriver&agrave;. In ogni caso il filo conduttore resta lo stesso: piatti essenziali che colpiscono con precisione, senza rumore inutile. La cucina di <strong>Migliori</strong> non cerca l&#39;effetto speciale ma lo spostamento percettivo. Ti porta dove pensavi di sapere gi&agrave;, poi cambia leggermente l&#39;angolazione.</p>

<p>[[ima5]]Il manifesto di questa filosofia &egrave; un piatto che sembra una <em>Fiorentina</em> ma non lo &egrave; affatto. Una <em>Tartara</em> che riproduce l&#39;idea della bistecca senza copiarne la forma, con affumicature, midollo, <em>garum</em> e patate ridotte a <em>chips</em> sottilissime. &Egrave; un gioco serio, un omaggio che non scimmiotta. Come a dire che si pu&ograve; rispettare un mito senza replicarlo.</p>

<p>E poi c&#39;&egrave; il dessert, che fa esattamente la stessa cosa da un altro punto di vista. Un <em>Tiramis&ugrave;</em> che non vuole essere <em>Tiramis&ugrave;</em>, che unisce Friuli e Toscana, tabacco e caff&egrave;, dolcezza e affumicatura. Un sigaro che si mangia, una cenere che non sporca. Anche qui l&#39;idea &egrave; chiara: la tradizione &egrave; un materiale vivo, non una formula.</p>

<p>[[ima3]]La sala accompagna tutto questo con coerenza. Gli arredi eleganti, i velluti blu, le opere di <strong>Mirko Buoni</strong> che esplodono sulle pareti come traduzioni cromatiche dei piatti. Non decorazione ma dialogo. Il colore diventa gesto, la materia pittorica richiama quella culinaria. L&#39;esperienza &egrave; pensata come un insieme, non come una sequenza di portate.</p>

<p>La carta dei vini segue lo stesso principio: Toscana ben presente ma non monopolista, aperture intelligenti al resto d&#39;Italia e qualche deviazione francese. Senza dogmi, senza provincialismi. Il servizio &egrave; attento ma mai rigido, consapevole che oggi l&#39;alta cucina non ha bisogno di distanza per essere credibile.</p>

<p>[[ima4]]<em>Ristorante Nello</em> &egrave; la dimostrazione che la campagna non &egrave; un limite ma un amplificatore. Che si pu&ograve; fare ricerca senza essere urbani, che si pu&ograve; essere contemporanei senza essere metropolitani. E soprattutto che anche nel Chianti si pu&ograve; mangiare qualcosa di diverso dal Chianti. Senza sensi di colpa. Con molto piacere.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/coppia-titolari.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41270/dallitalia/nel-cuore-del-chianti-da-ristorante-nello-non-si-mangia-il-chianti.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Non solo una lista di piatti: il menu come contratto tra ristorante e cliente</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41261/dallitalia/non-solo-una-lista-di-piatti-il-menu-come-contratto-tra-ristorante-e-cliente.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Quando si sente parlare di menu, spesso lo si liquida come una semplice lista: antipasti, primi, secondi, dessert. Una specie di inventario gastronomico, utile giusto per scegliere cosa mangiare. Eppure, chiunque abbia mai aperto un ristorante &ndash; o semplicemente si sia seduto al tavolo con un po&rsquo; di attenzione &ndash; sa che il menu&nbsp;&egrave; molto di pi&ugrave;. &Egrave; il primo dialogo tra il locale e il cliente. Racconta una storia, suggerisce un&rsquo;atmosfera, promette un&rsquo;esperienza ancora prima che arrivi il piatto.</p>

<p>Pensiamo a quando entriamo in un ristorante dove non siamo mai stati precedentemente. Prima ancora di assaggiare qualcosa, iniziamo a farci un&rsquo;idea: il menu&nbsp;&egrave; essenziale o prolisso? Elegante o informale? Tradizionale o creativo? In quelle pagine (o su quella lavagna) c&rsquo;&egrave; gi&agrave; l&rsquo;identit&agrave; del locale. Ed &egrave; proprio per questo che progettare un menu&nbsp;non &egrave; solo un esercizio di fantasia culinaria: serve metodo, consapevolezza commerciale e &ndash; dettaglio tutt&rsquo;altro che secondario &ndash; attenzione alle regole.</p>

<p>Perch&eacute; il menu, al di l&agrave; del suo fascino narrativo, ha anche un suo peso giuridico. Non &egrave; un semplice supporto informativo: &egrave; una parte vera e propria del contratto che si conclude tra cliente ed esercente.</p>

<p>La scena &egrave; quotidiana. Il cliente legge il menu, sceglie un piatto, lo ordina. Il ristoratore (o il cameriere, in sua vece) accetta l&rsquo;ordine. In quel preciso istante nasce un accordo. Da un lato, il locale si impegna a servire ci&ograve; che ha promesso, alle condizioni descritte; dall&rsquo;altro, il cliente si obbliga a pagare il prezzo indicato per quanto consumato. Proprio perch&eacute; il menu&nbsp;&egrave; la base di questo accordo, la legge pretende che sia chiaro, leggibile e trasparente. I prezzi devono essere indicati in modo comprensibile, senza giochi di prestigio. Non solo quelli delle singole portate e delle bevande, ma anche eventuali costi aggiuntivi: coperto, supplementi, maggiorazioni. Il principio &egrave; semplice: il cliente deve sapere, prima di ordinare, quanto spender&agrave;. Solo cos&igrave; la sua scelta pu&ograve; dirsi davvero consapevole.</p>

<p>[[ima2]]A rendere questo obbligo ancora pi&ugrave; concreto c&rsquo;&egrave; una norma che arriva da lontano, ma che &egrave; tutt&rsquo;altro che superata. L&rsquo;articolo 180 del Regio Decreto n. 635 del 1940 impone agli esercizi di somministrazione di rendere visibile il listino prezzi, attraverso il menu&nbsp;o altri strumenti idonei all&rsquo;interno del locale. Violarlo pu&ograve; costare una sanzione amministrativa fino a 308 euro. Lo stesso vale per i piatti del giorno, le proposte dello chef, le tentazioni fuori menu:&nbsp;devono rispettare la stessa logica di trasparenza.</p>

<p>Se il prezzo non &egrave; indicato per iscritto, deve essere comunicato chiaramente a voce prima dell&rsquo;ordine. Diversamente, il rischio &egrave; quello di trasformare una sorpresa culinaria in una spiacevole sorpresa al momento del conto. Ecco perch&eacute; il menu&nbsp;non &egrave; un semplice foglio di carta o una schermata digitale. &Egrave; uno strumento strategico che incide sull&rsquo;esperienza dell&rsquo;ospite, sulla reputazione del locale e sulla solidit&agrave; del suo modello di business. Un buon menu&nbsp;deve sedurre, raccontare e guidare. Ma deve anche essere corretto, trasparente e conforme alle regole.</p>

<p>&Egrave; una questione di fiducia. Un cliente che si sente informato e rispettato &egrave; un cliente che torna. Un cliente che scopre costi inattesi difficilmente dimentica l&rsquo;esperienza, anche se il piatto era eccellente.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/contratto-menu-klun.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41261/dallitalia/non-solo-una-lista-di-piatti-il-menu-come-contratto-tra-ristorante-e-cliente.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Al Plénitude, dove chef Arnaud Donckele propone un menu dedicato alle salse</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41225/dal-mondo/al-plenitude-dove-chef-arnaud-donckele-propone-un-menu-dedicato-alle-salse.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Pu&ograve; una cucina essere barocca e allo stesso tempo contemporanea? Avere le rotondit&agrave; del tempo, della grandiosit&agrave; del bagaglio culturale che porta con s&eacute;, e nonostante questo risultare gioiosa, sorridente, piacevolmente d&#39;intrattenimento?&nbsp;Il gioco sembrerebbe difficile, quasi impossibile, se non si fosse alla corte di uno dei pi&ugrave; lussuosi e interessanti tristellati di Francia, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38676/locali/plenitude-al-cheval-blanc.html">Pl&eacute;nitude</a> di<strong> Arnaud Donckele,</strong> custodito come un gioiello all&#39;interno di uno dei pi&ugrave; begli hotel del mondo, quel <a href="https://www.chevalblanc.com/en/" rel="nofollow">Le Cheval Blanc</a> che offre ai suoi ospiti una vista sulla Senna e un servizio straordinario fatto di piccole attenzioni e dettagli eccellenti.&nbsp;</p>

<p>Le parole chiave per descrivere il <em>Pl&eacute;nitude</em>, e questa magia di equilibri che riesce a creare, sono diverse, ma pi&ugrave; di tutte ne spicca una: <em>ospitalit&agrave;</em>. Non &egrave; un caso che il ristorante - quattordicesimo nella <a href="https://www.theworlds50best.com/" rel="nofollow">The World&#39;s 50 Best Restaurants</a> - abbia vinto nel 2024 l&#39;<em>Art of Hospitality Award</em>, il premio alla capacit&agrave; di accogliere e di far sentire il cliente a proprio agio. &Egrave; proprio in quell&#39;alchimia che si crea, con un servizio giovane e sorridente, garbato e accudente, preciso ma mai ingessato, che si trova una delle chiavi di riuscita di una cena sontuosa, francesissima, importante ma mai, neanche per un momento, noiosa.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]Ed &egrave; in questa sala d&#39;orchestra perfetta, dove nessuna sbavatura avviene e la musica viaggia in precisa armonia con chi l&#39;ascolta, che va in scena, un piatto dopo l&#39;altro, la bravura di <strong>Arnaud Donckele</strong>. Un costante omaggio alla Francia e alle sue tecniche, al gusto e al suo piacere, con un menu che pone al centro ci&ograve; che pi&ugrave; di ogni altra cosa rappresenta l&#39;alta cucina d&#39;Oltralpe: la salsa. In ogni portata di un menu che dichiara il suo intento fin dal nome (&quot;<em>Sauces</em>&quot;), &egrave; sempre la salsa ad essere al centro, protagonista assoluta del concetto, compressione dei sapori in potenza. Il resto - carne, vegetale, pesce - &egrave; contorno.&nbsp;</p>

<p>Anche quando la materia prima &egrave; preziosa, come nel caso di un gambero, il suggerimento &egrave; di partire dalla salsa, di assaggiare quella, e solo in seguito di usare ci&ograve; che c&#39;&egrave; nel piatto per accompagnarla, facendone un uso generoso. Perch&eacute; &egrave; la salsa che esalta la complessit&agrave; della sardina grigliata di <em>Eden</em>, un piatto a cui lo chef ha lavorato dieci anni prima di servirlo al <em>Pl&eacute;nitude</em> il primo giorno dell&#39;apertura, il 7 settembre 2021, e mai pi&ugrave; toglierlo dalla carta. Ed &egrave; il consomm&eacute; ci&ograve; che porta in bocca il sapore concentrato dello scampo in un piatto come <em>Buisson divin</em>, che prosegue la strada di un percorso dai nomi evocativi che pare avere un suo apice in un piatto pieno e ricco come <em>Ocre tannique</em>, con due diverse salse ad abbracciare la triglia e un tortellino di riccio di mare. Si scende poi nella delicatezza di <em>Plume sauvage</em>, un consomm&eacute; caldo, servito per tutti allo <em>chef&#39;s table</em>, mentre la cucina continua a danzare per tornare a picchiare sul palato con il basilico, totale protagonista della cr&egrave;me marbr&eacute;e <em>Terra botanica</em>, servita con pollo al burro al tartufo.&nbsp;</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Prima del dolce, con la sua salsa al kiwi con infusione di zenzero e agastache, vale la pena di dedicare un momento (e un po&#39; di spazio) alla sala dei formaggi, un autentico paradiso per gli amanti del genere. Si sceglie un piatto, pescandolo tra porcellane decorate dal grazioso effetto vintage, e ci si lascia guidare nel mondo dell&#39;eccellenza casearia francese (e non solo).&nbsp;</p>

<p>Poi, si torna in equilibrio, sul filo che separa la grandiosit&agrave; dall&#39;opulenza, il passato dalla storia, in bilico come solo i grandi acrobati sanno dominare. Il risultato, da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38676/locali/plenitude-al-cheval-blanc.html">Pl&eacute;nitude</a>, &egrave; una cena di cui godere, una di quelle che aprono gli occhi su quanto pu&ograve; essere un universo meraviglioso e ricco il fine dining d&#39;autore.&nbsp;</p>

<p>Dopotutto, siamo a Parigi, e qui tutto &egrave; speciale.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cheval-blanc-paris-plenitude-chef-arnaud-donckele-laurent-dupont.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41225/dal-mondo/al-plenitude-dove-chef-arnaud-donckele-propone-un-menu-dedicato-alle-salse.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Lavorare gratis? Quando uno stage può essere davvero utile (oppure no)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41265/dal-mondo/lavorare-gratis-quando-uno-stage-puo-essere-davvero-utile-oppure-no.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>Ho lavorato otto mesi gratis nel miglior ristorante del mondo, nel 2006:&nbsp;una pratica che da allora &egrave; diventata molto comune nel settore della ristorazione. L&rsquo;anno prima avevo gi&agrave; fatto un altro stage di quattro mesi e entrambi hanno segnato l&rsquo;inizio della mia carriera. Sono passati vent&rsquo;anni e molte cose sono cambiate. Nei miei ristoranti ho avuto il piacere di accogliere e ospitare molti stagisti e credo possa essere utile, dalla mia posizione &mdash; che mi ha permesso di vivere entrambe le situazioni &mdash; chiarire cosa significhi davvero fare uno stage, quali benefici si possano trarre e quali insidie evitare.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Cos&rsquo;&egrave; davvero uno &ldquo;stage&rdquo;</strong><br />
Uno stage non &egrave; un apprendistato e non dovrebbe essere considerato tale. Va visto come un accordo temporaneo con un impegno limitato da entrambe le parti. Non sei assunto, quindi puoi andartene. Non sei pagato, quindi c&rsquo;&egrave; un limite a ci&ograve; che ci si pu&ograve; aspettare da te e a ci&ograve; che tu puoi aspettarti in cambio. Vai per imparare e, in cambio, svolgi il lavoro che pu&ograve; rendere la vita pi&ugrave; facile a chi dedica tempo a insegnarti cose che altrove non potresti imparare.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Perch&eacute; l&rsquo;ho fatto</strong><br />
Nel 2005, prima dell&rsquo;iPhone, non c&rsquo;era praticamente modo di capire cosa stessero facendo davvero le migliori cucine del mondo se non andando l&igrave; di persona. Non esistevano YouTube o Instagram: solo leggende e voci. L&rsquo;unico modo per accedere a quella conoscenza era essere fisicamente presenti. Avevo cinque anni di esperienza in ristoranti di fascia media a Copenaghen e Parigi. Volevo vedere il vertice. Cos&igrave; mandai email a tutti i ristoranti tre stelle Michelin di Parigi. Uno solo rispose, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40393/ristoranti/le-taillevent.html">Le&nbsp;Taillevent</a>. Vi andai per quattro mesi. Mi apr&igrave; la mente, soprattutto per il livello delle materie prime, che non avevo mai visto prima. E mentre ero l&igrave; conobbi qualcuno che mi mise in contatto con <em>ElBulli</em>.</p>

<p>All&rsquo;epoca <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/ElBulli" rel="nofollow">ElBulli</a> era, sotto ogni punto di vista, il miglior ristorante del mondo. Quattromila persone si candidavano ogni anno per lavorarci gratis per otto mesi. Io diventai una di loro. Molto del lavoro era noioso &mdash; passavamo ore a bollire zucche e togliere i semi perch&eacute; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/157/chef-e-protagonisti/ferran.html">Ferran</a> riteneva che quello fosse il loro sapore essenziale. Una visione eseguita da un esercito di mani senza un vero modello economico che la giustificasse. Ne &egrave; valsa la pena? Per me s&igrave;, totalmente. Quando tornai a Copenaghen, dopo aver lavorato nel miglior ristorante del mondo, ottenni il lavoro in quello che presto sarebbe diventato il miglior ristorante del mondo: <a href="https://noma.dk/" rel="nofollow">Noma</a>.</p>

<p>Ma voglio essere chiaro: per molte persone che erano a <em>ElBulli</em> nello stesso periodo, non ne &egrave; valsa la pena. Ci&ograve; che ottieni dipende da quello che porti con te, ma non solo. Pianificazione sbagliata, motivazioni errate e aspettative distorte possono comportare grandi rischi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Il rischio</strong><br />
Puoi ritrovarti in una cucina a fare lavori ripetitivi e senza senso per settimane, senza accesso alle cose che volevi vedere e senza modo di usare davvero ci&ograve; che hai imparato quando te ne vai. Succede. Pi&ugrave; spesso di quanto si pensi. Accade spesso nelle grandi cucine dei ristoranti pi&ugrave; prestigiosi. Il prestigio attira molti giovani cuochi con poca esperienza, e quello che ne ricavano pu&ograve; essere davvero poco. Il problema &egrave; andare nel posto sbagliato nel momento sbagliato della propria carriera.</p>

<p>In entrambi i miei stage mi offrirono di restare. Rifiutai. Mi piaceva la libert&agrave; dell&rsquo;impegno limitato. Ma quella stessa libert&agrave; significa che devi usarla: se un posto non ti d&agrave; nulla, vai via. Educatamente, professionalmente, ma vai via.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>Come evitare di perdere tempo? &mdash; Scegliere il posto giusto</strong><br />
Uno stage dovrebbe essere visto come una vacanza lavorativa: 2-3 mesi in cui investi per ampliare i tuoi orizzonti. Non scegliere nomi enormi solo perch&eacute; fanno bella figura sul curriculum vitae: non ne vale la pena oltre il prestigio.</p>

<ol>
	<li data-end="4445" data-start="4220"><strong>Fai esperienza prima di partire</strong>. Almeno cinque anni. Uno stage &egrave; osservazione, e non puoi osservare ci&ograve; che non hai ancora le basi per capire. Non sei l&igrave; per imparare il mestiere da zero. Sei l&igrave; per ampliare i tuoi orizzonti.</li>
	<li data-end="4801" data-start="4447"><strong>Scegli dove andare in base a ci&ograve; di cui hai davvero bisogno, non al prestigio</strong>. Vai dove puoi colmare una lacuna specifica della tua cucina. Sei debole sul pesce? Vai nei Paesi Baschi. Curioso della cucina nordica? Vai a Copenhagen o Stoccolma. Lo stage giusto per te non &egrave; la cucina pi&ugrave; famosa, ma quella che ti ispira adesso. Non il tuo curriculum vitae o il tuo ego.</li>
	<li data-end="4967" data-start="4803"><strong>Scegli una citt&agrave;</strong>. Una grande citt&agrave; gastronomica ti d&agrave; opzioni. Se il primo posto non funziona, puoi trovarne un altro. Questa flessibilit&agrave; vale pi&ugrave; di quanto pensi.</li>
	<li data-end="5327" data-start="4969"><strong>Scegli una cucina piccola</strong>. Dieci persone al massimo. Dieci persone valide in una cucina che merita il viaggio sono dieci persone da cui puoi davvero imparare. Cinquanta persone significano quarantanove persone tra te e tutto ci&ograve; che sei venuto a vedere. Gestire cos&igrave; tante persone &egrave; un inferno (lo so, ci ho provato) e la maggior parte del tempo &egrave; solo caos.</li>
	<li data-end="5612" data-start="5329"><strong>Massimo due mesi</strong>. Pensalo come una vacanza lavorativa. Non resteresti in vacanza per sei mesi. Il rendimento diminuisce. Due mesi, ben pianificati, bastano. Puoi dividerli tra pi&ugrave; posti e lasciare spazio anche per mangiare in citt&agrave; o conoscere altri locali: &egrave; una mossa intelligente.</li>
</ol>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Lo stage: cosa ricordare quando entri</strong><br />
Hai deciso di partire e trovato uno o pi&ugrave; posti che vuoi esplorare. Ecco cosa tenere a mente quando entri in cucina:</p>

<ol>
	<li data-end="5977" data-start="5744"><strong>Non accettare abusi</strong>. Inutile dirlo: se non ti senti a tuo agio, esci. Nessun datore di lavoro futuro che valga la pena conoscere si aspetter&agrave; mai che tu accetti abusi fisici o mentali. Una blacklist non esiste; se esistesse, lo saprei, fidati.</li>
	<li data-end="6318" data-start="5979"><strong>Comportati bene</strong>. Rispetta le persone attorno a te e ti rispetteranno. Se hai viaggiato per vedere cosa fanno, probabilmente la pressione &egrave; alta e l&rsquo;intensit&agrave; molto forte. Sii una risorsa per chi si prende il tempo di insegnarti e la maggior parte degli chef ti ripagher&agrave;. Se non succede? Aspetta qualche giorno e, se ancora nulla, vai via.</li>
	<li data-end="6450" data-start="6320"><strong>Allinea le tue aspettative</strong>. Un grande ristorante &egrave; un ristorante molto impegnato, gli orari saranno lunghi e i piedi faranno male.</li>
	<li data-end="6922" data-start="6452"><strong>Lascia l&rsquo;ego fuori dalla porta</strong>. Qualunque sia la tua esperienza, ascolta e prendi appunti. Non hai viaggiato per insegnare loro i tuoi trucchi. Rendi piacevole insegnarti qualcosa. Ricorda che chi ti segue nella tua partita non necessariamente ti ha scelto. Ha il suo lavoro da fare e tu puoi essere una risorsa oppure un problema. Sii concentrato, umile, utile. L&rsquo;ego &egrave; il modo pi&ugrave; veloce per finire in un angolo senza fare nulla di interessante per il resto del tempo.</li>
	<li data-end="7179" data-start="6924"><strong>Goditela</strong>. Fai domande, crea amicizie, sviluppa idee e lasciati ispirare. Si impara sia da ci&ograve; che ti piace sia da ci&ograve; che non ti piace. La bellezza &egrave; che potrai cercare di ottenere la prima cosa e correggere la seconda quando sar&agrave; il tuo turno di guidare.</li>
</ol>

<h2 data-end="7198" data-section-id="1ediqlg" data-start="7181">&nbsp;</h2>

<p data-end="7198" data-section-id="1ediqlg" data-start="7181">[[ima4]]<strong>In conclusione</strong><br />
Esiste un dibattito legittimo sullo stage come istituzione: potere, lavoro e chi ne trae davvero beneficio. &Egrave; un dibattito benvenuto e devo essere onesto sulla mia posizione: credo prima di tutto nella capacit&agrave; delle persone di prendere decisioni giuste per s&eacute;. &Egrave; importante raggiungere un certo livello di maturit&agrave; professionale e personale prima di esporsi a un sistema che pu&ograve; darti molto, ma dove tu conti poco. Chiamandolo per ci&ograve; che &egrave; e comprendendolo bene, puoi trarne beneficio invece di esserne sfruttato.</p>

<p data-end="8168" data-start="7716">Uno stage non pu&ograve; formarti come chef. Pu&ograve; solo ampliare i tuoi orizzonti e, al massimo, ispirarti. Se parti prima di essere pronto, senza una ragione chiara, solo per inseguire il prestigio, sprecherai tempo e potresti perfino perdere la voglia di cucinare. Ma se vai con cinque anni di esperienza alle spalle, una curiosit&agrave; precisa, una citt&agrave; in cui arrivare e una piccola cucina in cui lavorare,&nbsp;pu&ograve; aprirti porte che non sapevi nemmeno esistessero.</p>

<p data-end="8464" data-start="8170">Nessuno &egrave; obbligato a fare uno stage. Non esiste un unico percorso verso la vetta di questa professione. Ma, se fatto bene, una vacanza lavorativa in una cucina che ti interessa davvero &egrave; una delle cose pi&ugrave; stimolanti che puoi fare e pu&ograve; valere assolutamente il tuo tempo e il tuo investimento.</p>

<p data-end="8710" data-start="8466"><a href="https://youtu.be/33Wqn9AxkmQ" rel="nofollow">Ho anche realizzato un video che &egrave; online</a>. Consideralo un&rsquo;introduzione. Molto va ancora detto &mdash; quali sono i segnali d&rsquo;allarme, come entrare davvero in un ristorante da stagista, cosa rende uno stage una grande esperienza o uno spreco di tempo. Guarda il video&nbsp;<a href="https://youtu.be/33Wqn9AxkmQ" rel="nofollow">qui</a> e dimmi di cosa hai bisogno. Costruir&ograve; il resto attorno alle tue domande, che <a href="https://www.puglisi.co/p/the-stage" rel="nofollow">potrai rivolgermi anche qui</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/stage.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41265/dal-mondo/lavorare-gratis-quando-uno-stage-puo-essere-davvero-utile-oppure-no.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Perché leggere &quot;Prendo fiato&quot;, il libro sulla cucina italiana premiata dall’Unesco</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41252/in-libreria/perche-leggere-prendo-fiato-il-libro-sulla-cucina-italiana-premiata-dallunesco.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>Cinque anni di lavoro, una rete di istituzioni, studiosi e cuochi: in primis&nbsp;<strong>Massimo Bottura</strong>, senza dimenticare&nbsp;<strong>Antonino Cannavacciuolo,&nbsp;Carlo Cracco</strong>,&nbsp;<strong>Davide Oldani,&nbsp;Niko Romito,&nbsp;Antonia Klugmann </strong>e molti altri. &Egrave; il dietro le quinte raccontato da <em>Prendo fiato: come ho portato la cucina italiana all&rsquo;Unesco</em>&rdquo; (<a href="https://marettimanfredi.it/prodotto/prendo-fiato/" rel="nofollow">per acquistarlo, clicca qui</a>), un libro scritto da <strong>Maddalena Fossati Dondero&nbsp;</strong>con passione, tenacia e rara eleganza. Che, parola dopo parola, attraversa il cuore e fa riflettere su come e quando sia necessario fare sistema. Il 10 dicembre 2025, a Nuova Delhi, l&rsquo;<em>Organizzazione delle Nazioni Unite per l&#39;Educazione, la Scienza e la Cultura</em> (UNESCO) ha iscritto il dossier &ldquo;La cucina italiana, tra sostenibilit&agrave; e diversit&agrave; bioculturale&rdquo; nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell&rsquo;Umanit&agrave;.</p>

<p>[[ima2]]&Egrave; un riconoscimento che non consacra un piatto, un ingrediente o una scuola di alta ristorazione, ma un sistema di pratiche quotidiane: gesti, saperi, rituali domestici e collettivi, stagionalit&agrave;, cura, trasmissione tra generazioni, attenzione agli sprechi e ai territori. La &ldquo;cucina italiana&rdquo; entra cos&igrave; nell&rsquo;<em>Unesco</em> come gesto sociale che cambia, dalla Valle d&rsquo; Aosta alla Sicilia&nbsp;e che, proprio per questo, resta immediatamente riconoscibile nel mondo.</p>

<p>[[ima3]]Il libro racconta, attraverso le parole di&nbsp;<strong>Maddalena Fossati Dondero</strong>, come il percorso sia stato avviato nel 2020 e trasformato in una candidatura capace di far convergere istituzioni, studiosi e cuochi, fino all&rsquo;ufficializzazione del 23 marzo 2023 (fatalit&agrave;, giorno del suo compleanno), per poi chiudersi con un tripudio di festa a dicembre. Nel testo sono citati&nbsp;molti personaggi a lei vicini, tra cui anche noi di <em>Identit&agrave; Golose</em>&nbsp;- in primis <strong>Claudio Ceroni&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Paolo Marchi</strong>&nbsp;- che hanno offerto in pi&ugrave; edizioni un palco al congresso con stima profonda e sostegno assoluto, per un risultato che non arriva per caso.</p>

<p><em>Prendo fiato: come ho portato la cucina italiana all&rsquo;Unesco&nbsp;</em>di <strong>Maddalena Fossati Dondero,&nbsp;</strong>Maretti Editore, 16 euro,&nbsp;<a href="https://marettimanfredi.it/prodotto/prendo-fiato/" rel="nofollow">per acquistarlo, clicca qui</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/maddalena-fossati-unesco.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41252/in-libreria/perche-leggere-prendo-fiato-il-libro-sulla-cucina-italiana-premiata-dallunesco.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/118/in-libreria.html">118</category>			</item>			<item>				<title>Identità Golose Milano: ecco le prime cene del mese di marzo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41260/identita-golose-milano/identita-golose-milano-ecco-le-prime-cene-del-mese-di-marzo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Anche nel 2026 continuano&nbsp;settimana dopo settimana a&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>, hub internazionale della gastronomia, gli appuntamenti con l&#39;eccellenza della cucina d&#39;autore&nbsp;italiana e internazionale in via Romagnosi 3, nel cuore di Milano. Vi illustriamo oggi tutti gli eventi speciali, con prestigiosi chef ospiti, programmati per la prima parte del mese di marzo.</p>

<p>Ricordatevi inoltre che la Carta di&nbsp;<em>Identit&agrave; Golose Milano</em>, curata dal nostro chef executive&nbsp;<strong>Edoardo Traverso</strong>, la trovate&nbsp;a pranzo dal marted&igrave; al venerd&igrave;, mentre a cena &egrave; disponibile dal marted&igrave; al sabato nelle serate in cui non ospitiamo i nostri chef speciali: per riservare il vostro posto all&#39;hub, visitate il sito&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">cliccando qui</a>.</p>

<p><br />
<strong>Mercoled&igrave; 4 marzo</strong><br />
<em>La cucina istintiva e creativa di Cristiano Tomei | L&#39;Imbuto, Lucca</em><br />
<br />
[[ima2]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12838/ristoranti/limbuto.html">L&rsquo;Imbuto</a> di Lucca &egrave; un ristorante che incarna perfettamente la filosofia del cuoco viareggino <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/18888/chef-e-protagonisti/cristiano.html"><strong>Cristiano Tomei</strong></a>: un luogo dove la cucina &egrave; avventura, emozione e connessione con la natura. &laquo;La cucina &egrave; come il jazz: la partitura &egrave; fissa, ma l&rsquo;armonia frutto dell&rsquo;improvvisazione del musicista&raquo;, spiega lo stesso Tomei, mettendo in campo quell&#39;approccio istintivo che lo porta a coinvolgere i commensali in percorsi alla cieca, per cui ogni pasto diventa un viaggio sensoriale inaspettato. Ironia, tecnica e autenticit&agrave; guidano questo cuoco, che accoglieremo con grande piacere per una serata unica: il menu non sar&agrave; alla cieca per questa volta, ma siamo certi che le quattro portate (pi&ugrave; una entr&eacute;e) che preparer&agrave; Tomei faranno di questa cena un racconto vivo, tra rigore, piacere e sorpresa.&nbsp;<br />
ORARIO: dalle 19:30<br />
PREZZO: 85 euro, vini inclusi</p>

<p><br />
<strong>Mercoled&igrave; 11 marzo</strong><br />
<em>La Sicilia di Pino Cuttaia | La Madia, Licata (Agrigento)</em></p>

<p>[[ima3]]<a href="http://www.identitagolose.it/sito/it/6/483/chef-e-protagonisti/pino.html"><strong>Pino Cuttaia</strong></a> si muove nella gastronomia italiana come un signore d&rsquo;altri tempi: ha un&rsquo;eleganza innata, scaldata dal tocco ineguagliabile del suo profondo Sud. Perch&eacute; Licata, affacciata sulla costa meridionale della Sicilia, &egrave; la sua casa, la terra in cui affondano le sue radici, esattamente dove vive il suo ristorante, <a href="http://www.guidaidentitagolose.it/it/62/11536/ristoranti/la-madia.html?p=0&amp;q=cuttaia&amp;hash-city=cs-city-licata&amp;" rel="nofollow">La Madia</a>, due stelle Michelin, aperto con la moglie Loredana nel 2000. Una tavola che fa eco alla memoria del cuoco, trascinato dalla vita fino in Piemonte dove plasma il suo talento fino a quando, un richiamo naturale, lo riconduce a casa, &laquo;perch&eacute; non avrebbe avuto senso cucinare in qualsiasi altro luogo che non fosse la Sicilia&raquo;. Oggi quella de La Madia &egrave; una cucina del ricordo matura, consapevole, poetica per quella sua capacit&agrave; di compenetrare i sussurri pi&ugrave; profondi della terra e del mare, interpretata da chi sente ancora di aver tanto da imparare col susseguirsi delle stagioni. Proporr&agrave; un menu di 4 portate pi&ugrave; una entr&eacute;e per raccontare attraverso le sue creazioni la storia di una delle tavole pi&ugrave; sorprendenti della storia gastronomica italiana contemporanea.<br />
ORARIO: dalle 19:30<br />
PREZZO: 110 euro, vini inclusi</p>

<p><br />
<strong>Luned&igrave; 16 marzo</strong><br />
<em>La nuova cucina rurale di Daniele Lippi | Acquolina, Roma e Gian Marco Bianchi | Al Madrigale, Tivoli (Roma)</em></p>

<p>[[ima4]]A meno di un anno dall&rsquo;apertura, il ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40038/ristoranti/al-madrigale.html">Al Madrigale</a>, a Tivoli, ha gi&agrave; conquistato il suo primo macaron aggiudicandosi, inoltre, il prestigioso premio <em>Opening of the Year Award</em> per la Michelin. A guidarlo in cucina c&rsquo;&egrave; lo chef <strong>Gian Marco Bianchi</strong> con la supervisione di <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36171/chef-e-protagonisti/daniele.html">Daniele Lippi</a></strong>, classe 1990, due stelle Michelin all&rsquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/19053/ristoranti/acquolina.html">Acquolina</a> di Roma, l&igrave; dove inizia una profonda amicizia tra i due. Tra i migliori chef della sua generazione perch&eacute; fonde lo stimolante spunto gastroculturale al pieno esito gustativo, Lippi d&agrave; voce al Mediterraneo, esplorandolo attraverso una ricerca sensibile in grado, per&ograve; di tenersi saldo alle radici, e per questo pi&ugrave; potente e vero. Alla stessa maniera, in un contesto rilassato, accogliente e di gran gusto, Bianchi, ex-studente di Giurisprudenza, ex-calciatore, si concentra su un areale ben definito, fino a rendere Al Madrigale casa della nuova cucina rurale: una definizione che non vuole essere pura etichetta, bens&igrave; esplorazione intima del territorio, valorizzazione della materia prima locale, filtrate dallo sguardo di un cuoco che si &egrave; formato intorno al mondo, partendo dalla base per poi puntare alle stelle. Per una sera li troveremo fianco a fianco al pass di Identit&agrave; Golose Milano: i loro percorsi si intrecceranno in un menu composto da 4 portate pi&ugrave; una entr&eacute;e.<br />
ORARIO: dalle 19:30<br />
PREZZO: 110 euro, vini inclusi</p>

<p><br />
Vi aspettiamo in via Romagnosi 3: per prenotare il vostro tavolo, visitate <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">il sito ufficiale di Identit&agrave; Golose Milano</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/hub-portone-1-1-2-1-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41260/identita-golose-milano/identita-golose-milano-ecco-le-prime-cene-del-mese-di-marzo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>La sfida di Gino Sorbillo a Milano &quot;troppo cara&quot;: nasce POP, menu a 9,90 euro</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41242/dallitalia/la-sfida-di-gino-sorbillo-a-milano-troppo-cara-nasce-pop-menu-a-990-euro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>I prezzi lievitano: Milano si riconferma la citt&agrave; pi&ugrave; cara d&#39;Italia, la vita costa il 60% in pi&ugrave; rispetto a Napoli, secondo un recente studio del Codacons. E allora ecco che ci pensa proprio un napoletano a portare nel capoluogo lombardo subbuglio nella ristorazione facendo quello che nessuno ha osato fare: abbassare i prezzi senza togliere qualit&agrave; al prodotto. Mossa di marketing, provocazione o intuizione di mercato? <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/1360/chef-e-protagonisti/gino.html">Gino Sorbillo</a> ci ha abituato da tempo a fare rumore; lo fa guardando avanti senza mai dimenticarsi da dove &egrave; partito: Via dei Tribunali a Napoli, dove i suoi nonni <strong>Luigi</strong> <strong>Sorbillo</strong> e <strong>Carolina Esposito</strong> aprirono nel 1935 la prima pizzeria, che divenne poi il punto di partenza per i 21 figli, tutti pizzaioli.<strong> Gino</strong>, figlio di <strong>Salvatore</strong>, impara l&igrave; i segreti della vera pizza napoletana, &laquo;quella dei vicoli poveri della citt&agrave;&raquo;, ma intuisce in fretta che quel patrimonio antico non &egrave; altro che un progetto in divenire da far crescere fuori dagli schemi, usando la potenza dei social meglio di un nativo digitale della Generazione Z e intercettando il momento in cui nella ristorazione il prezzo diventa una variabile decisiva nella scelta.</p>

<p>[[ima5]]E se &egrave; vero che un pizzico di follia aiuta gli audaci, ecco che sulla ruota di Napoli esce l&#39;ambo delle meraviglie, 9 e 90, che guarda caso &egrave; anche il prezzo del menu del suo nuovo progetto, inaugurato a Milano, in Via Cappellari 3, a 150 metri dal Duomo: <a href="https://www.peopleofpizza.it/" rel="nofollow">POP</a><em>,</em> abbreviazione di &ldquo;popolare&rdquo;, ma anche acronimo di<em> People of Pizza</em>, &egrave; un locale da 200 posti che sferra un montante al fast food ameicano per antonomasia. S&igrave;, da oggi anche la pizza napoletana ha il suo fast food con menu essenziali, totem digitali per ordinare e pagare, servizio rapido, colori accesi, nessuna tovaglia, aboliti camerieri e attese, ma &egrave; tutto racchiuso in un vassoio dove appoggiare una pizza <em>Margherita </em>tonda al piatto (di carta), un <em>Fritto napoletano</em> (crocch&egrave;, frittatine, arancini, mozzarelline...) e bibita alla spina. Il tutto appunto a 9,90 euro, prezzo che strizza l&#39;occhio a giovani e studenti, ma vuole essere anche un incentivo a riportare le famiglie a concedersi qualche uscita in pi&ugrave;.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;La parola pizza &ndash; mi spiega <strong>Gino</strong> - &egrave; unica, ma da sempre punto a dimostrare che ci possono essere variazioni nella proposta, negli abbinamenti, nel servizio, nella tipologia di impostazione dei locali e persino di pagamento, come in questo caso. Con la pizza, prodotto sempre pi&ugrave; globalizzato e globalizzante, scendo in pista per dare filo da torcere alla catena del fast food americano che ha conquistato il mondo e l&#39;Italia. <em>POP</em> vuole avviare il processo inverso&raquo;. Qui, come al <em>Mc Donald&#39;s</em>, &egrave; il cliente a fare tutto in autonomia, l&#39;ordine arriva in cucina e una volta evaso si ritira e ci si accomoda a sedere: &laquo;Pizza sette giorni su sette &ndash; afferma <strong>Sorbillo </strong>- come facciamo a Napoli dal 1935&raquo;.</p>

<p>Il fast food a stelle e strisce incassa un secondo montante perch&eacute;, nei menu, oltre alla linea delle pizze napoletane (13 diverse, prezzo massimo 11,90 euro, dalla <em>Mimosa </em>alla <em>Diavola bianca</em>, dalla S<em>alsiccia e friarelli</em> alla <em>&#39;Nduja piccante...</em>) c&#39;&egrave; quella <em>American style </em>(4 combinazioni, prezzo massimo 13,90 euro), dove svettano la <em>Pepperoni</em> e pure l&#39;<em>Hawayana </em>con l&#39;ananas che, criticata dai puristi della pizza, resta un punto di orgoglio di <strong>Gino</strong>: &laquo;Il canadese che la invent&ograve; negli anni &#39;60 non sapeva farla e da allora questa pizza ha avuto una cattiva fama. Io l&#39;ho sdoganata e ho dimostrato che basta saperla fare bene per resituirle dignit&agrave;. Molti la bocciano senza averla assaggiata, a loro dico di provarla e poi vediamo se non cambiano idea... &raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Ma la domanda &egrave; d&#39;obbligo: perch&egrave; portare un fast food della pizza in una Milano che assiste a un proliferare di aperture gourmet? &laquo;Io credo &ndash; afferma <strong>Sorbillo</strong> - che ne abbiamo abbastanza della pizza gourmet e pure delle cucine stellate che si aggrappano a questo termine. &Egrave; un concetto abusato, la parola francese significa &ldquo;buono&rdquo;, ma la pizza o un piatto buoni devono esserlo sempre e in modo naturale. Non c&#39;&egrave; bisogno della definizione &ldquo;gourmet&rdquo; che finisce solo per far lievitare i prezzi. Non a caso, proprio per provocazione, poco prima della pandemia ho ideato le pizzerie <em>Sorbillo Gourmand,</em> per mettere in ombra il gourmet e assegnare a ogni regione italiana la sua pizza eccellente. La gente vuole una cucina saporita, popolare e accessibile tanto al ristorante quanto in pizzeria. Ho 30 locali coinvolti in svariati progetti, ma era giunto il momento di restituire la pizza al popolo per riportarla a essere un alimento quotidiano e per consentire al maggior numero di persone di sfamarsi. Che &egrave; poi la missione della ristorazione: offrire l&#39;alta qualit&agrave; degli ingredienti a un prezzo accessibile a tutti. A un prezzo, diciamolo pure, mai visto&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Quando gli chiedo se il prezzo popolare porter&agrave; a una qualit&agrave; inferiore degli ingredienti, <strong>Sorbillo</strong> &egrave; perentorio: &laquo;Semplifichiamo il servizio mantenendo alta la qualit&agrave; dei nostri prodotti&raquo;, specificando come i fornitori delle materie prime restano quelli abituali, con la farina del <em>Mulino Caputo</em>, il fiordilatte di <em>Latteria Sorrentina</em> e il pomodoro <em>La Fiammante</em>. Ma perch&eacute; &egrave; stata scelta proprio la Milano fighetta per una proposta cos&igrave; controcorrente? &laquo;Perch&eacute; Milano per me &egrave; casa &ndash; mi spiega - Questo &egrave; l&#39;ottavo locale che apro in citt&agrave;. Sono arrivato nel capoluogo lombardo poco prima di Expo, a molti sembrava una scelta azzardata, avrebbero viasto meglio Roma. Io ero sicuro di averci visto giusto, i risultati mi hanno dato ragione&raquo;. Ed &egrave; talmente affezionato a Milano che sta gi&agrave; pensando a dove aprire un&#39;altra <em>POP</em> in citt&agrave;, dopo quella appena inaugurata e l&#39;altra nel Centro Commerciale di Marcianise, in provincia di Caserta. Del resto il nuovo format di <strong>Sorbillo</strong> &egrave; una sfida che pu&ograve; essere replicata ovunque nel mondo, proprio come il pi&ugrave; tradizionale dei fast food: New York, Sidney, Amburgo, Toronto, Barcellona, Tokyo, Parigi....E qui torna il concetto anticipatomi da <strong>Sorbillo</strong>: &laquo;La pizza &egrave; un prodotto sempre pi&ugrave; globalizzato e globalizzante&raquo;. I primi dati e le recensioni di chi ci &egrave; gi&agrave; stato dicono che l&#39;avventura milanese &egrave; partita bene, confermando che &ldquo;popolare&rdquo; non significa per forza mediocre. Non solo, <em>POP</em> sta anche creando nuovi posti di lavoro e li ricerca alla sua maniera, fuori dai rigidi schemi del curriculum ingessato: &ldquo;<em>POP</em> &egrave; movimento - dice l&#39;inserzione - . &Egrave; forno acceso, mani in pasta, sorrisi al banco. Cerchiamo persone concrete, veloci, presenti. Persone che sappiano lavorare in squadra senza perdere il carattere&rdquo;. Senza perdere il carattere, come <strong>Gino</strong> vuole che sia anche per la pi&ugrave; <em>POP</em> delle pizze.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gino-sorbillo-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41242/dallitalia/la-sfida-di-gino-sorbillo-a-milano-troppo-cara-nasce-pop-menu-a-990-euro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Alma, nasce il Comitato d'indirizzo per lo sviluppo della formazione gastronomica</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41249/dallitalia/alma-nasce-il-comitato-dindirizzo-per-lo-sviluppo-della-formazione-gastronomica.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il grande psicologo umanista statunitense <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Rogers" rel="nofollow">Carl Rogers</a> sosteneva che <em>&laquo;</em>l&rsquo;unica persona che si pu&ograve; ritenere istruita &egrave; quella che ha imparato come si fa a imparare &mdash; e a cambiare&raquo;. Evolversi significa ristrutturare continuamente conoscenze e abilit&agrave;. &Egrave; in questa prospettiva che <a href="https://www.alma.scuolacucina.it/" rel="nofollow">Alma</a>, la <em>Scuola internazionale di cucina italiana</em> di Colorno (Parma), da oltre vent&rsquo;anni continua a innovarsi, ripensando in modo autonomo la propria didattica e individuando nuove strategie e obiettivi. Perch&eacute; apprendere non &egrave; uno stato finale, ma un processo dinamico di crescita.</p>

<p>Dal 2004, sotto la guida dello chef <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/544/chef-e-protagonisti/gualtiero.html">Gualtiero Marchesi</a> &mdash; rettore dalla fondazione fino al 2017 &mdash; la scuola ha intrapreso un percorso che l&rsquo;ha condotta, negli anni successivi, a dotarsi di un Comitato scientifico: un gruppo di grandi professionisti che ha rappresentato fino a ieri un punto di riferimento e di ispirazione per gli allievi di <em>Alma</em>. Dall&rsquo;inizio di quest&rsquo;anno, questo organismo &egrave; stato sostituito da un nuovo <em>Comitato di indirizzo</em>, organo consultivo indipendente a supporto del consiglio di amministrazione e della direzione della scuola.</p>

<p>Il <em>Comitato di indirizzo</em> ha il compito di valutare la domanda professionale e i trend occupazionali, avanzare proposte di aggiornamento e innovazione curriculare, rafforzare le relazioni con il mondo del lavoro e sviluppare networking e internazionalizzazione.</p>

<p><strong>I componenti e gli ambiti di competenza:</strong><br />
<em>Cucina</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/447/chef-e-protagonisti/massimo.html">Massimo Bottura</a><br />
<em>Pasticceria</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/16344/chef-e-protagonisti/andrea.html">Andrea Tortora</a><br />
<em>Sala</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21677/chef-e-protagonisti/mariella.html">Mariella Organi</a><br />
<em>Comunicazione, storia e cultura</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/22142/chef-e-protagonisti/davide.html">Davide Rampello</a><br />
<em>Fisica gastronomica</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/463/chef-e-protagonisti/davide.html">Davide Cassi</a><br />
<em>Panificazione</em>: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/458/36175/ig2024-la-disobbedienza/davide-longoni-una-disobbedienza-che-parte-dal-grano.html">Davide Longoni</a></p>

<p>[[ima2]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19058/chef-e-protagonisti/andrea.html">Andrea Grignaffini</a>, critico e giornalista enogastronomico, da sempre parte della storia e dell&rsquo;evoluzione di <em>Alma</em>&nbsp;&mdash; prima come fondatore, poi come consulente e docente &mdash; parteciper&agrave; ai lavori del Comitato con il ruolo di portavoce e referente tra il <em>Comitato di indirizzo</em> e il consiglio di zmministrazione della scuola.</p>

<p>&laquo;Per <em>Alma</em>, la nascita di un <em>Comitato di indirizzo</em> rappresenta il terzo momento della vita didattica della scuola, dopo il lungo rettorato di <strong>Gualtiero Marchesi&nbsp;</strong>- sottolinea <strong>Grignaffini</strong> - <strong>Marchesi</strong> ha dato una linea tecnica e concettuale alla giovane <em>Alma</em>. Successivamente si &egrave; scelta la strada della pluralit&agrave;, non sostituendo il rettore ma affiancandogli un Comitato scientifico di altissimo livello. Oggi &egrave; arrivato il momento di recepire le istanze sempre pi&ugrave; mutevoli della ristorazione &mdash; e, pi&ugrave; in generale, della societ&agrave; contemporanea. Questa terza fase &egrave; affidata a un <em>Comitato di indirizzo</em> che, nell&rsquo;ottica del cuoco &ldquo;pensante&rdquo;, rimette al centro la dimensione umanistica e culturale della cucina e di chi la pratica: il cuoco&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/comitato-di-indirizzo-alma.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41249/dallitalia/alma-nasce-il-comitato-dindirizzo-per-lo-sviluppo-della-formazione-gastronomica.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Cristina Bowerman e la quinta stagione: «Il calendario è tutto da aggiornare»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41248/dallitalia/cristina-bowerman-e-la-quinta-stagione-il-calendario-e-tutto-da-aggiornare.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>La costruzione della propria identit&agrave;</strong><br />
Ogni fase della mia carriera &egrave; un&#39;espressione fedele di chi ero a in quel momento. Ritengo veramente che tutto ci&ograve; che si incontra, tutto, serva a qualcosa e abbia contribuito a costruire la <strong>Cristina Bowerman</strong> dell&rsquo;oggi. Dico sempre che la vita &egrave; come uno zaino che, all&rsquo;inizio, risulta completamente vuoto; poco a poco inizia per&ograve; a riempirsi di tante cose, senza che noi si riesca a farci nulla, anche quando ci sembrano inutili, anche quando uno magari dice: &ldquo;Ma questo non mi servir&agrave; affatto!&rdquo;. Invece, man mano che si procede, pure ci&ograve; che pareva solo un peso di troppo, privo di un&#39;apparente connessione col resto, finisce colll&rsquo;acquisire un senso, un&rsquo;importanza. E a contribuire alla costruzione di s&eacute; stessi non soltanto dal punto di vista culturale oppure tecnico o professionale, ma proprio come persona.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]]<strong>La tavolozza del pittore</strong><br />
Le materie prime, per chi fa il mio lavoro, sono come i colori sulla tavolozza del pittore. Si parte sempre da l&igrave;. NeI mio processo creativo, quando immagino e poi definisco un nuovo piatto, posso farmi ispirare inizialmente da un&rsquo;immagine oppure da una tecnica, certo; per&ograve;, nella maggior parte dei casi, l&rsquo;elemento che innesca la mia fantasia &egrave; in realt&agrave; un ingrediente specifico di cui mi innamoro follemente e sul quale inizio cos&igrave; a pianificare, a progettare, a inventare, persino a sognare su come poterlo utilizzare al meglio, e in maniera nient&rsquo;affatto scontata.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima7]][[ima8]][[ima9]]<strong>La quinta stagione</strong><br />
Seguire la stagionalit&agrave; degli ingredienti &egrave; importante, ovvio: &egrave; una considerazione quasi banale. Per&ograve; facciamo un passo in avanti e diciamo anche: oggi risulta molto difficile riuscire a individuare veramente quali siano i prodotti stagionali! Conosciamo tutti il problema del global warming: stiamo assistendo a un cambiamento climatico evidentissimo che ha molte conseguenze. Una tra queste, per esempio, &egrave; trovare i piselli a gennaio o a febbraio, una cosa che non &egrave; mai successa. Cos&igrave;, si pu&ograve; avere ancora come riferimento una classica tabella degli ingredienti cosiddetti stagionali, per&ograve; bisognerebbe nel contempo aggiornarla, perch&eacute; non funziona pi&ugrave;. Stiamo facendo conoscenza con una sorta di quinta stagione, dai contorni ancora non ben definiti, che deriva dal necessario un update del calendario tradizionale. La quinta stagione &egrave; qualcosa che gi&agrave; esiste, ma non &egrave; stato ancora codificato.<br />
Io mi sento molto una &ldquo;quinta stagione&rdquo;, diciamo cos&igrave;, perch&eacute; non mi sono piegata al chilometro zero n&eacute; ad alcuna altra tendenza. Ho sempre cercato di essere coerente con il mio modo di vedere la vita, il mondo e la cultura, anche del cibo. Se dovessimo prendere tutte le culture della Terra, ridurle a fogli di carta e affastellarli assieme, ci saranno sempre dei pezzi, degli angoli che si sovrappongono. A me piace cercare proprio quegli angoli.<br />
Credo fermamente esista un fil rouge tra tutte le persone del mondo. Nella maggior parte dei casi - se non la quasi totalit&agrave; &ndash; questo collegamento avviene attraverso il cibo, che &egrave; la maniera pi&ugrave; potente di trasmettere non solo una identit&agrave; specifica, ma pure tale unione, tale interconnessione fra le varie culture.</p>

<p>&nbsp;</p>

<blockquote>
<p><em><strong>&laquo;Si pu&ograve; avere ancora come riferimento una classica tabella degli ingredienti cosiddetti stagionali, per&ograve; bisognerebbe nel contempo aggiornarla, perch&eacute; non funziona pi&ugrave;. Stiamo facendo conoscenza con una sorta di quinta stagione&raquo;</strong></em></p>
</blockquote>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima10]][[ima11]][[ima12]]<strong>Le donne e la cucina</strong><br />
Partiamo da un assunto che deve essere chiaro: lo chef &egrave; il cuoco a capo di una brigata. Lo dico perch&eacute; oggigiorno tutti si definiscono &ldquo;chef&rdquo; (per una donna &ldquo;cheffesse&rdquo;, come a volte dicono in Francia, o &ldquo;cheffe&rdquo;, che mi piace di pi&ugrave;), ma non &egrave; cos&igrave;. Quindi, se il ruolo &egrave; quello di comandare una brigata, la qualit&agrave; migliore di uno chef &egrave; la capacit&agrave; di creare un gruppo solido, organico, che riesca a conseguire dei risultati quando lavora insieme, in modo coordinato e nell&rsquo;ambito di una relazione professionale. Ecco, qui sta il punto: alle donne non vengono date automaticamente n&eacute; l&#39;autorevolezza n&eacute; l&#39;autorit&agrave;. L&#39;autorevolezza si conquista dimostrando di saper fare, con competenza e risultati concreti; l&#39;autorit&agrave; si costruisce con la tempra e lo sforzo continuo. Troppe volte non si riconosce a una donna il livello di autorevolezza necessario per guidare un gruppo, mentre per un uomo questo viene dato per scontato. Per una donna ottenere autorit&agrave; &egrave; una vittoria faticosa: bisogna tenere duro, imporsi quando serve e mostrare costantemente di poter reggere la responsabilit&agrave;. Io stessa non mi sono mai fatta troppi scrupoli &mdash; ho alzato la voce, ho rimproverato o cacciato qualcuno dalla cucina durante il servizio &mdash; perch&eacute; &egrave; stato proprio cos&igrave; che mi sono fatta spazio e ho ottenuto il riconoscimento del mio ruolo. Forse perch&eacute; sono la prima di tre figli, o forse perch&eacute; sono donna del Sud: fatto sta che da sempre desidero lasciare il segno. Ho sempre pensato troppo in grande? Assolutamente no. Ritengo di dover operare il massimo sforzo per cambiare anche solo di un poco la realt&agrave; che mi circonda.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cristina-bowerman-la-quinta-stagione.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41248/dallitalia/cristina-bowerman-e-la-quinta-stagione-il-calendario-e-tutto-da-aggiornare.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Treviso da mangiare: gli undici ristoranti assolutamente da non perdere</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41164/dallitalia/treviso-da-mangiare-gli-undici-ristoranti-assolutamente-da-non-perdere.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38482/locali/al-turbine.html?_gl=1*1om4dcd*_up*MQ..*_ga*MTUwMTU2NjU1MS4xNzcwMDI2Mzk2*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYzOTYkbzEkZzAkdDE3NzAwMjYzOTYkajYwJGwwJGgw">Al Turbine</a>, <strong>Mogliano Veneto</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>Una lenta rivoluzione ha portato il <em>Turbine </em>a trasformarsi da classica (e mitica) osteria nascosta nella campagna fra <strong>Venezia</strong> e <strong>Treviso</strong> (pasta e fagioli, gnocchi al rag&ugrave;, trippa, cotoletta alla milanese) a qualcosa di differente, forse una trattoria di lusso, anche se in realt&agrave; qui il lusso sta essenzialmente nella cura dei piatti, nell&rsquo;attenzione alla materia prima, nell&rsquo;empatia con il cliente. La svolta arriva dopo un pranzo a <em>Le Calandre</em>, da <strong>Massimiliano Alajmo</strong>: &laquo;Autentica folgorazione - spiega lo chef patron <strong>Andrea Lombardini </strong>-, l&igrave; ho capito cosa fosse l&rsquo;alta cucina, ho cambiato il mio modo di vedere, ho capito che si pu&ograve; fare innovazione senza perdere i sapori e i prodotti della tradizione&raquo;. Prodotto, tecnica, pensiero, e quella eco potente di uno <em>Spaghettone alla brace</em>, a ricalcare l&#39;anima di uno dei primi di pesce pi&ugrave; amati di sempre, con vongole e quel sussurro di bottarga. Per poi virare verso una classicit&agrave; d&#39;Oltralpe che trova continuit&agrave; nel minimo comune denominatore della qualit&agrave; con le <em>Lumache alla Bourguinonne</em>. Ecco, sembra proprio che qui, i pi&ugrave; spietati desideri dei gourmand trovino casa. Quando si dice, il lusso della semplicit&agrave;.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24208/locali/le-cementine.html?_gl=1*1om4dcd*_up*MQ..*_ga*MTUwMTU2NjU1MS4xNzcwMDI2Mzk2*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYzOTYkbzEkZzAkdDE3NzAwMjYzOTYkajYwJGwwJGgw">Le Cementine</a>, <strong>Roncade</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>[[ima2]]Il nome <em>Le Cementine</em> &egrave; un omaggio alle antiche pavimentazioni in cemento tipiche delle corti venete. Ma trae in inganno: la sala da pranzo, al contrario, &egrave; stata progettata per ridurre al minimo l&#39;impatto ambientale e immergere i commensali in un ambiente che di cementizio non ha nulla. Le grandi vetrate, infatti, danno sull&#39;orto di propriet&agrave; e sui cinquanta ettari di parco alberato del campus H-Farm. La sensazione &egrave; di pranzare nel verde, indipendentemente dalla stagione. La sfida, per <strong>Massimiliano Alajmo</strong>, &egrave; quella di valorizzare al massimo l&#39;autoproduzione di frutta, ortaggi, erbe aromatiche, miele, uva, in una cucina che profumi di campagna, rispettosa dell&#39;alternarsi delle stagioni. Nei piatti, la cui fase esecutiva &egrave; affidata a <strong>Roberto Ienna</strong>, gli elementi vegetali sono i protagonisti indiscussi, anche quando vengono accostati a carne e pesce. Lo dimostrano i <em>Ravioli con musso (asino) e fagioli freschi al basilico</em> e il <em>Branzino con panzanella di melanzane, capperi e pomodoro</em>. La brigata di sala, giovane e in prevalenza femminile, &egrave; guidata con misura e competenza da <strong>Laura Roncaccioli</strong>.<br />
<strong>Davide Scapin Giordani </strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12127/locali/nidaba.html?_gl=1*15ykcn3*_up*MQ..*_ga*MTU4ODM1MTkyNC4xNzcwMDI2MDk3*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYwOTckbzEkZzAkdDE3NzAwMjYwOTckajYwJGwwJGgw">Nidaba</a>, <strong>Montebelluna</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>C&rsquo;&egrave; un locale che dagli anni Settanta continua a reinventarsi senza perdere la sua anima: un luogo dove il mondo della birra di qualit&agrave; &egrave; sempre stato fonte di ispirazione. I fratelli fondatori <strong>Andrea</strong> e <strong>Daniela De Bortoli</strong> sono ancora sul pezzo: lui continua a selezionare etichette di nicchia, lei supervisiona il lavoro nella cucina che &egrave; stato il suo regno prima di cederne lo scettro al giovane e ispirato <strong>Lorenzo Torresan</strong>, chef che sta sviluppando un proprio percorso incentrato sull&#39;utilizzo della birra come ingrediente. Qualche esempio? I <em>Bottoni al rag&ugrave; sfumato nella birra e malto tostato</em>, un succulento <em>Brasato di manzo alla Chimay Grand Reserve</em> o il <em>Gelato all&rsquo;Imperial stout con malto d&rsquo;orzo caramellato</em>. Accanto, non mancano tanti snack d&#39;autore preparati con eccellenti carni (dalla macelleria dei stellati fratelli <strong>Damini</strong>) e pane fatto in parte in casa e in parte nel celeberrimo forno di <strong>Renato Bosco</strong>. In sala spiccano la naturalezza e la competenza di <strong>Anna Vendramini</strong> (figlia di <strong>Daniela</strong>), capace di un servizio accurato e misurato, frutto di esperienze internazionali di rilievo. C&#39;&egrave; il suo zampino anche nella notevole crescita della lista di cocktail e mocktail.<br />
<strong>Andrea Ciprian </strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29872/locali/pierre.html?_gl=1*1om4dcd*_up*MQ..*_ga*MTUwMTU2NjU1MS4xNzcwMDI2Mzk2*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYzOTYkbzEkZzAkdDE3NzAwMjYzOTYkajYwJGwwJGgw">Pierre</a>, <strong>Treviso </strong></h3>

<p>[[ima3]]Quando <strong>Luca Tartaglia</strong> ha aggiunto al nome del suo ristorante l&#39;aggettivo &#39;sartoriale&#39;, non lo ha fatto per moda, n&eacute; per darsi un tono. Lo ha scelto perch&eacute; aveva la certezza di poter offrire ai clienti un&#39;esperienza gastronomica realmente confezionata su misura. Lo slogan, da allora, &egrave; rimasto intatto: &#39;Il menu &egrave; morto. Viva la cucina dell&rsquo;attimo&#39;. Quando si sceglie <em>Pierre</em>, ci si mette nelle sue mani: il menu viene composto, secondo stagione e mercato, sulla base di poche, mirate, domande, volte a comprendere le preferenze del cliente. Comprese, se serve, quelle di rapidit&agrave; e leggerezza di un business lunch. L&#39;alta qualit&agrave; dell&#39;ingrediente e la capacit&agrave; di restituirlo nella sua migliore versione sono gli elementi fondanti della sua cucina. Se ne ha la percezione, per esempio, nel <em>Ceviche di zucchine al vapore, tonno obeso e insalatina di nasturzio</em>. Ma l&#39;inventiva negli accostamenti non manca: lo dimostra il contrastato <em>Risotto con friggitelli, cipollotto, kiwi e caviale d&#39;aringa,</em> che centra un equilibrio gustativo impeccabile. Carta dei vini intelligente e servizio premuroso, guidato dallo stesso <strong>Tartaglia</strong>, che si divide tra sala e cucina.<br />
<strong>Davide Scapin Giordani</strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12531/locali/gellius.html?_gl=1*qz178i*_up*MQ..*_ga*MTU4ODM1MTkyNC4xNzcwMDI2MDk3*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYwOTckbzEkZzAkdDE3NzAwMjYwOTckajYwJGwwJGgw">Gellius</a>, <strong>Oderzo</strong>, <strong>Treviso </strong></h3>

<p>Uno stratificato, armonico connubio tra passato e presente, tra archeologia dell&#39;epoca romana e architettura moderna, crea un&#39;atmosfera affascinante. Nonostante l&#39;ambiente sia cos&igrave; suggestivo, al <em>Gellius</em> protagonista assoluta &egrave; la cucina dell&#39;esperto <strong>Alessandro Breda</strong>, autore di piatti originali, di fine composizione, in cui la materia prima si mostra nella sua migliore espressione. I menu proposti sono addirittura cinque: Da ieri a oggi, Mare in guscio, Itinerario di stagione, <em>Sintesi vegetale e Spazio libero</em>: una carrellata di creazioni che in un primo momento disorienta. Ma comunque si scelga, non si sbaglia: che sia l&#39;<em>Astice europeo glassato al barbecue con cr&ecirc;pes al prezzemolo, yogurt e anguria</em> oppure l&#39;estivo <em>Agnello alla camomilla con scarola e fragoline di bosco</em>, le presentazioni sono sempre eleganti e i sapori intensi ed equilibrati. La cantina, visibile all&#39;ingresso del locale, custodisce bottiglie pregiate italiane e straniere; particolarmente curata la selezione di vini proposti al calice. Al piano terra, affacciata sulla piazza, la <em>Terrazza Gellius</em> propone cocktail e piatti pi&ugrave; semplici in ambiente informale.<br />
<strong>Davide Scapin Giordani </strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36098/locali/feria.html?_gl=1*1om4dcd*_up*MQ..*_ga*MTUwMTU2NjU1MS4xNzcwMDI2Mzk2*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYzOTYkbzEkZzAkdDE3NzAwMjYzOTYkajYwJGwwJGgw">Feria</a>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>[[ima4]]Non &egrave; facile aprire un ristorante indonesiano a <strong>Treviso</strong>, ma <strong>Marco Feltrin</strong>, c&#39;&egrave; riuscito. Proveniente da una famiglia di designer, si avvicina alla cucina per caso lavorando come pizzaiolo. Dopo esperienze a <strong>Londra</strong> in ristoranti prestigiosi come <em>Nobu</em> e <em>Hibiscus</em>, trova ispirazione nella cucina indonesiana grazie alla moglie, originaria di <strong>Giacarta</strong> conosciuta durante il suo soggiorno a <strong>Sydney</strong>. Tornato in <strong>Italia</strong> durante la pandemia, apre <em>Feria</em> con l&rsquo;amico <strong>Regis Ramos Freitas</strong>, sommelier brasiliano, che si &egrave; formato grazie a molte esperienze fatte in locali di citt&agrave; e dintorni dedicati al vino. Il tempo a tavola lo scandisce il desiderio che l&rsquo;ospite ha di viaggiare: piccoli assaggi, una cena meno impegnativa o anche solo un aperitivo suggeriscono una sosta al <em>Sat&egrave; bar</em>, dal nome degli iconici spiedini della tradizione indonesiana, che trova ampio respiro nel menu del ristorante, con la possibilit&agrave;, oltre alla carta, di seguire un percorso da 5 o 7 portate. Must have: le <em>Animelle con macis e cappalunga</em> o il <em>Riso jasmine saltato con quinto quarto e nam prik pao</em>. Complessi, armonici, vibranti. I vini selezionati completano ogni piatto, creando armonie originali e sorprendenti.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11633/locali/dalla-libera.html?_gl=1*1xnkhyn*_up*MQ..*_ga*NDM0MTcyNzQxLjE3NzAwMjU4ODE.*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjU4ODEkbzEkZzAkdDE3NzAwMjU4ODEkajYwJGwwJGgw">Dalla Libera</a>, <strong>Sernaglia della Battaglia</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p><strong>Andrea Stella</strong> &egrave; un vero autodidatta cresciuto nella trattoria di famiglia. Dopo la scuola alberghiera avrebbe avuto l&#39;opportunit&agrave; di un apprendistato da <strong>Gualtiero Marchesi</strong> a <em>Il Marchesino</em>, ma la zia cuoca lo trattenne: il locale stava crescendo e c&#39;era bisogno che il giovane di casa desse una mano in cucina. Una scelta indotta quindi, sulla quale per&ograve; <strong>Andrea</strong> non sembra avere particolari rimorsi. Da allora sono passati trent&#39;anni, spesi conquistandosi il consenso di pubblico e critica. Perch&egrave; &egrave; tanta la passione che muove questo cuoco, in grado di tenere in equilibrio sapori e ingredienti della Marca trevigiana, e poi di spalancarsi a visioni inattese, frutto di una creativit&agrave; infaticabile. Con grande abilit&agrave; <strong>Stella</strong> elabora, unisce, allontanandosi dall&#39;essenzialit&agrave; del monoingediente, prediligendo, invece, piatti che vertono su pi&ugrave; elementi sorretti da una vibrante armonia. Ce lo ricorda la <em>Melanzana servita con battuto di fassona, erbe aromatiche e balsamico di 25 anni</em>. Onorando lo spirito della trattoria, qui ancora si pu&ograve; sguazzare in un trionfo di primi: prevista in carta una degustazione fino a sei assaggi. Cantina dal respiro internazizonale, aria di casa, godimento assicurato.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11205/locali/feva.html?_gl=1*1cbxjup*_up*MQ..*_ga*MTU4ODM1MTkyNC4xNzcwMDI2MDk3*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYwOTckbzEkZzAkdDE3NzAwMjYwOTckajYwJGwwJGgw">Feva</a>, <strong>Castelfranco Veneto</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>[[ima6]]Che bella la storia di <strong>Nicola</strong> (<strong>Dinato</strong>, lo chef) ed <strong>Elodie</strong> (<strong>Dubuisson</strong>, responsabile di sala), compagni nella vita e nel lavoro: si conobbero pi&ugrave; 20 anni fa a Londra e nel 2011 decisero che era il momento di dare vita alla loro avventura in una tipica barchessa del Seicento, alle porte del centro storico di <strong>Castelfranco Veneto</strong>, non distanti dai luoghi di origine di lui. Paladino dell&#39;autoproduzione e dello spreco zero, lo chef padovano coltiva alcune variet&agrave; di cereali per produrre il pane e la pasta, dai suoi orti sinergici arrivano gli ortaggi, frutti e bacche, ed &egrave; molto abile nell&#39;utilizzo delle erbe spontanee e aromatiche. I menu degustazione del ristorante sono ancora due: <em>&quot;Anima&quot;</em>, un percorso che riscopre la grande cucina di italiana con assaggi vegetali, di carne e pesce, brace compresa - e <em>&quot;Corpo&quot;</em>, un percorso tra i piatti storici dell&rsquo;insegna come i <em>Paccheri alla carbonara di canestrelli, pesto ricci di mare e santoreggia</em> o l&rsquo;<em>Anguilla croccante con ostriche e rafano</em>. Per la scelta del vino, affidatevi alla passione e competenza di <strong>Elodie</strong>.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24653/locali/la-corte-del-villa-abbazia.html?_gl=1*1nz69bh*_up*MQ..*_ga*MTAzOTYwMDg4My4xNzcwMDI0NjAx*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjQ2MDEkbzEkZzAkdDE3NzAwMjQ2MDEkajYwJGwwJGgw">La Corte del Villa Abbazia</a>, <strong>Follina</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>Nel cuore di <strong>Follina</strong>, suggestivo borgo tra le colline del Prosecco, sorge il <em>Relais &amp; Ch&acirc;teaux Villa Abbazia</em>, una struttura alberghiera dove si intrecciano storia e charme. Al suo interno, un ristorante fine dining intimo ed elegante in cui si esprime con brio la cucina dello chef <strong>Giuseppe Francica</strong>. Dopo significative esperienze internazionali a Londra, al fianco di maestri come <strong>Jason Atherton</strong> al <em>Pollen Street Social </em>e al <em>C London</em> di <strong>Cipriani</strong>, nonch&eacute; al <em>Villa Giulia</em> di <strong>Gargnano</strong>, il giovane cuoco ha trovato qui il palcoscenico ideale per la propria visione culinaria. La sua mano si riconosce nell&rsquo;equilibrio tra concretezza e spunti creativi personali: firma una cucina fondata sulla stagionalit&agrave; e sulla ricerca accurata della materia prima, capace di coniugare raffinatezza richiami al territorio. I fratelli <strong>Zanon</strong>, proprietari dell&rsquo;hotel, completano l&rsquo;esperienza con un servizio cordiale, professionale, ma senza formalismi: <strong>Rosy</strong> accoglie gli ospiti con innata gentilezza nelle sale dall&rsquo;allure discreta e signorile, mentre <strong>Giovanni</strong> li accompagna con esperienza nelle scelte enologiche, guidandoli attraverso una cantina che esprime passione e competenza.<br />
<strong>Andrea Ciprian </strong></p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36065/locali/marcandole.html?_gl=1*1cbxjup*_up*MQ..*_ga*MTU4ODM1MTkyNC4xNzcwMDI2MDk3*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjYwOTckbzEkZzAkdDE3NzAwMjYwOTckajYwJGwwJGgw">Marcandole</a>, <strong>Salgareda</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>[[ima5]]Una scelta di vita e di amore ha portato <strong>Waldemarro Leonetti</strong> a lasciare il mondo dell&#39;alta cucina dolomitica e a scendere nella Marca trevigiana, pi&ugrave; vicino a casa, insieme alla compagna conosciuta a <strong>Cortina</strong> al <em>Rosapetra</em>, l&#39;escusivo hotel 5 stelle dove lui era il sous chef di <strong>Alessandro Favrin</strong> e lei la maitre. Per stabilirsi in pianura cercava una realt&agrave; solida e di livello, dove potersi esprimere in prima persona. Con la famiglia <strong>Rorato</strong> &egrave; stato amore a prima vista e fin da subito si &egrave; creata un&#39;alchimia che ha dato nuova linfa a questo storico locale, da sempre votato soprattutto alla cucina di mare. Sia per le proposte pi&ugrave; tradizionali sia per quelle creative, a dettare i ritmi &egrave; la stagionalit&agrave; del pesce: la materia prima &egrave; eccellente e trattata con delicatezza e sapienza. La riprova arriva da bont&agrave; quali l&#39;imperdibile <em>Degustazione di crudi</em>, lo <em>Scampo marinato con erba cipollina</em>, le <em>Mazzancolle alla Parmigiana fum&egrave;</em> o il <em>Rombo alla brace servito con patata al limone, cuor di lattuga e salsa all&rsquo;arrabbiata</em>. Cantina ben intonata e servizio preciso e cordiale. Nella bella sala dal design moderno ed elegante e nel comodo dehors si sta proprio tanto bene.</p>

<h2>&nbsp;</h2>

<h3><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/26984/locali/seda-della-locanda-la-candola.html?_gl=1*1ux69ki*_up*MQ..*_ga*MTUxOTI0MjM0Mi4xNzcwMDI1Njg2*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NzAwMjU2ODUkbzEkZzAkdDE3NzAwMjU2ODUkajYwJGwwJGgw">Seda della Locanda La Candola</a>, <strong>Farra di Soligo</strong>, <strong>Treviso</strong></h3>

<p>A <strong>Soligo</strong>, nel cuore delle colline del Prosecco Docg, <strong>Alessandro Favrin</strong> ha trovato la nuova casa del suo <em>Seda</em>, trasferito la scorsa primavera da Vittorio Veneto alla panoramica <em>Locanda La Candola</em>. A 350 metri d&rsquo;altitudine, il ristorante si affaccia su un paesaggio che non lascia indifferenti: da qui, nelle giornate terse, lo sguardo spazia dalla pianura trevigiana fino alla Laguna di <strong>Venezia</strong> e al golfo di <strong>Trieste</strong>! Insieme alla moglie <strong>Sabina Zanuto</strong>, <strong>Favrin </strong>ha rinnovato gli interni con gusto e misura, creando ambienti intimi e luminosi, in sintonia con lo splendido terrazzo dove i tavoli sono disposti sotto l&rsquo;ombra di un ippocastano monumentale di 450 anni. La cucina resta ancorata al territorio, ma con un approccio contemporaneo: piatti che giocano con la tradizione, la alleggeriscono, la reinterpretano senza cedere alla complicazione. Dalla famiglia di pasticceri da cui proviene, lo chef ha ereditato il talento per i lievitati: ecco perch&eacute; pane e dolci sono buonissimi. La carta dei vini, ampia e coerente, d&agrave; risalto a etichette biologiche e produttori locali, in un bel dialogo con i sapori della tavola e con il paesaggio che la circonda.<br />
<strong>Andrea Ciprian </strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/al-turbine-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41164/dallitalia/treviso-da-mangiare-gli-undici-ristoranti-assolutamente-da-non-perdere.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Tommaso Foglia approda a Milano: cos'è Sfoglia Pastry Bar, che apre il 27 febbraio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41235/dolcezze/tommaso-foglia-approda-a-milano-cose-sfoglia-pastry-bar-che-apre-il-27-febbraio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il prossimo 27 febbraio apre a Milano&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/sfoglia.pastrybar/" rel="nofollow" target="_blank">Sfoglia Pastry Bar</a>&nbsp;del pasticciere <strong>Tommaso Foglia</strong>. Accogliente, funzionale, moderno: sar&agrave; un luogo che&nbsp;promette bene, e&nbsp;gioca&nbsp;con il cognome del pastry-chef campano e con il prodotto simbolo della sua offerta. La <em>sfoglia</em> come tecnica, come gesto, come identit&agrave;.&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/sfoglia.pastrybar/" rel="nofollow" target="_blank">Sfoglia</a>&nbsp;la proporr&agrave; anche in formato da viaggio e da passeggio, guarnita di varie creme (ma non si riesce a sapere di pi&ugrave;, per ora), pensata su misura per una citt&agrave; che si muove veloce, ma che non rinuncia alla qualit&agrave;. <em>Sfoglia</em> - in Via Nicola Piccinni 3, zona loreto-Buenos Aires&nbsp; -&nbsp;condivider&agrave; il numero civico (e il giorno di inaugurazione) con il nuovo&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/bonci_pizzainteglia/" rel="nofollow">Bonci - Pizza in teglia</a>, ossia <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/446/chef-e-protagonisti/gabriele.html">Gabriele Bonci</a> nella citt&agrave; della Madonnina, altro esordio speciale. A unire i due grandi professionisti, un&#39;amicizia nata nelle aule di <a href="https://www.incibum.it/" rel="nofollow">In Cibum</a>, &quot;scuola di alta formazione gastronomica&quot; a&nbsp;Pontecagnano Faiano (Salerno), che sar&agrave; anche loro partner dell&#39;iniziativa.</p>

<p>[[ima2]]Abbiamo fatto due chiacchiere con il &ldquo;giudice pi&ugrave; dolce della tv&rdquo; (<strong>Foglia</strong> &egrave; nell&rsquo;entourage di <em>Bake Off Italia, nda)</em>&nbsp;e c&rsquo;&egrave; una parola che torna spesso nel suo racconto: casa.</p>

<p>Non &egrave; nostalgia, n&eacute; un espediente narrativo. Per il pasticciere campano, casa&nbsp;&egrave; una misura, un criterio con cui valutare il lavoro e s&eacute; stesso. Casa &egrave; l&rsquo;antico panificio di famiglia a Nola, in provincia di Napoli, dove <strong>Foglia</strong> nasce nel 1990 e dove impara che si comincia prima dell&rsquo;alba, quando la citt&agrave; dorme ancora e il forno &egrave; gi&agrave; acceso. &Egrave; l&igrave; che comprende come il profumo del lievito non ammetta distrazioni e che la disciplina sia una condizione non opzionale. Un imprinting silenzioso, che lo educa al lavoro senza bisogno di proclami.</p>

<p>Poi c&rsquo;&egrave; un&rsquo;altra casa, quella professionale, trovata giovanissimo nelle cucine del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29279/ristoranti/don-alfonso-1890.html">Don Alfonso 1890</a>, allora due stelle Michelin. Una palestra meticolosa, dove apprende standard altissimi e un&rsquo;idea di cucina in cui il dettaglio non &egrave; ornamento, ma sostanza. &laquo;<strong>Alfonso Iaccarino</strong> &egrave; il mio mentore indiscusso&raquo;, racconta<strong>&nbsp;Foglia</strong> ricordando gli esordi alla corte del grande cuoco e imprenditore di Sant&rsquo;Agata sui Due Golfi. &laquo;Ero l&igrave; da loro e, dopo lunghi viaggi di lavoro, il primo desiderio dello chef era gustare un piatto di spaghetti al pomodoro. In quella quotidianit&agrave; ho sempre letto una lezione fondamentale: si pu&ograve; fare tutto, ma l&rsquo;amore per la semplicit&agrave; resta l&rsquo;accento che ti definisce, come uomo e come professionista&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Oggi la parola casa&nbsp;assume una nuova declinazione a Milano, citt&agrave; che era gi&agrave; per lui un punto di riferimento durante i lunghi periodi di registrazione di&nbsp;<em>Bake Off Italia</em>, dove &egrave; impegnato come giudice. <strong>Tommaso Foglia</strong> porta tutto il suo know-how nella nuova apertura meneghina, ma avverte: &laquo;Se cercate la tradizione pasticcera partenopea nella sua forma pi&ugrave; ortodossa, faccio un passo indietro: ci sono maestri perfetti per rappresentarla. Io punto a qualcosa di diverso&raquo;.</p>

<p>Il Sud non &egrave; un lasciapassare per il successo, ma un elemento che <strong>Foglia</strong> trasforma con delicatezza nel suo lavoro, soprattutto nel gusto. Il grande classico &quot;crema e amarena&quot;&nbsp;diventa un linguaggio personale, una memoria reinterpretata con tecnica contemporanea e cura nei dettagli. &laquo;Per ottenere fragranza e leggerezzan -&nbsp;spiega <strong>Foglia</strong>&nbsp;- preferisco una pasticceria preparata al momento, con basso contenuto di zuccheri, contrasti calibrati tra temperature e consistenze, e dove ogni scelta tecnica serve a far emergere pienamente i sapori&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Anche l&rsquo;estetica segue la stessa logica: ogni proposta deve risultare armonica e coerente. A Milano, dove il pubblico urbano &egrave; particolarmente ricettivo verso esperienze diverse, questo equilibrio tra gusto, forma e tecnica diventa il vero discrimine, pi&ugrave; di qualsiasi effetto speciale. &laquo;Innovare non significa svuotare di senso un classico&raquo;, osserva <strong>Foglia</strong>, &laquo;piuttosto equivale a comprenderlo cos&igrave; a fondo da poterlo rendere attuale, senza tradirlo&raquo;.</p>

<p>Milano &egrave; un crocevia gastronomico, una corte in cui convivono grandi energie e <strong>Foglia</strong> non cerca sponde facili, n&eacute; rivalit&agrave; dichiarate. Oggi, se deve fare colazione nel capoluogo lombardo, sceglie <em>Marl&agrave;</em> senza pensarci due volte. Magari dal 27 febbraio il suo indirizzo del cuore sar&agrave; un altro, ma di sicuro la nuova sfida milanese, pi&ugrave; che un traguardo, &egrave; una tappa importante. Del resto, da <em>In Cibum</em>, dove insegna, lo chiamano <strong>Tornado Sfoglia</strong>, un soprannome che racconta temperamento e proattivit&agrave;. <strong>Tommaso Foglia</strong> &egrave; vulcanico,&nbsp;ma &egrave; nel dialogo a cuore aperto che emerge un professionista che ha fatto della coerenza la propria cifra. E, come in ogni ricetta, ci vogliono tempo, mani esperte e una memoria viva, capace di trasformarsi senza perdere il suo sapore originario.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><em>Sfoglia Pastry Bar</em><br />
Via Nicola Piccinni, 3<br />
20131 Milano<br />
+39&nbsp;<a href="https://www.google.com/search?client=safari&amp;rls=en&amp;q=sfoglia+milano&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8" rel="nofollow">345 166 2856</a><br />
<a href="https://www.instagram.com/sfoglia.pastrybar/" rel="nofollow">https://www.instagram.com/sfoglia.pastrybar/</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/sfoglia-tommaso-foglia.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41235/dolcezze/tommaso-foglia-approda-a-milano-cose-sfoglia-pastry-bar-che-apre-il-27-febbraio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>Alta cucina negli stadi di Serie A: gli esempi Cerea ed Emanuele Scarello</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41239/zanattamente-buono/alta-cucina-negli-stadi-di-serie-a-gli-esempi-cerea-ed-emanuele-scarello.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Udinese-Inter, 17 gennaio 2026: il padrone di casa <strong>Emanuele Scarello</strong>&nbsp;accoglie al Bluenergy Stadium di Udine&nbsp;il collega <strong>Bobo Cerea</strong>&nbsp;per un pranzo a 4 mani e 13 stelle (5 il primo, 8 il secondo). Prima della partita, un centinaio tra imprenditori, politici, sportivi e appassionati si accomodano al meeting center, un enorme anfiteatro da 250 posti dentro allo stadio, per ascoltare e applaudire la saga sessantennale e i piatti simbolo di DaVittorio. Poi ci si sposta a tavola al President Club della famiglia <strong>Pozzo</strong> accanto, 140 sedute andate fully booked in tempo zero con un menu studiato sull&rsquo;asse Udine-Bergamo: gli ormai&nbsp;celebri paccheri espressi di Cerea, la guancia di Scarello e l&rsquo;elettricit&agrave; in sala di Bobone che chiude il pasto farcendo cannoli ai tavoli.<br />
<br />
Dopo alcune episodiche avventure (ricordiamo&nbsp;<strong>Davide Oldani</strong> ed <strong>Enrico Bartolini</strong> a San Siro, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/18267/dallitalia/oldani-non-stop-tra-san-siro-e-don-gino.html">8 anni fa</a>), le societ&agrave; di calcio hanno capito l&rsquo;importanza di affidare stabilmente cucina e hospitality a firme importanti e soprattutto capaci della cucina italiana. Succede in quei pochi stadi italiani che possono dirsi adeguati alla contemporaneit&agrave;, come&nbsp;Udine e Torino,&nbsp;in un panorama in cui quasi tutti gli impianti sono fermi alle ristrutturazioni dei Mondiali di Italia 90.<br />
<br />
La cucina dello stadio della Juve &egrave; gestita da 5 anni dalla famiglia Cerea, i campioni di questa partita speciale&nbsp;perch&eacute; curano anche i menu&nbsp;di San Siro (Milan e Inter) e dell&rsquo;Atalanta nello stadio di casa, a Bergamo. &laquo;Sono interista&raquo;, scherza&nbsp;<strong>Chicco Cerea</strong>, &laquo;ma non ho problemi a dire che lo stadio della Juve &egrave; quello pi&ugrave; vicino agli standard eccellenti di inglesi o americani, gli esempi a cui guardare. Da loro, stadi, arene e palazzetti contengono negozi di ogni tipo, organizzano spettacoli, pensano a far star bene le famiglie e guardano avanti anche sul fronte cucina e hospitality. E cos&igrave; succede a Torino&raquo;.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]Ogni volta che i bianconeri giocano in casa, ma anche in occasione dei concerti che si tengono allo Stadium in estate,&nbsp;i Cerea, col marchio <a href="https://vicook.it/" rel="nofollow">Vicook</a>, spostano un&rsquo;armata: &laquo;Impieghiamo dalle 300 alle 350 persone per preparare dai 4mila ai 4.500 pasti in 12 outlet diversi. La macchina organizzativa e formativa &egrave; piuttosto complessa e, agli inizi, l&rsquo;abbiamo messa a punto spiando i modelli di Chelsea e Tottenham a Londra. Nella Sala Agnelli prepariamo, due ore e mezza prima del match, una mini carta da 2 portate, e la cucina &egrave; sempre espressa: mantechiamo sempre le pappardelle sul posto&raquo;. Le variabili non sono trascurabili: &laquo;Non ci sono ascensori o montacarichi, andiamo su e gi&ugrave; per le scale, ci sono da gestire le intolleranze di ognuno e tanti ospiti vogliono mangiare un menu completo mezz&rsquo;ora prima che inizi il match. Ma siamo abituati a correre&nbsp;e le opportunit&agrave; di networking che si accendono&nbsp;in uno stadio sono impagabili: in nessun altro luogo ci si relaziona&nbsp;cos&igrave; tanto con impresari, industriali, politici, gente dello spettacolo&raquo;<br />
<br />
Capita che, nella stessa domenica, i Cerea debbano gestire un migliaio di cuochi e camerieri tra i 3 stadi. E gli altri impianti non sono attrezzati come Udine o Torino. &laquo;A San Siro &egrave; complicato perch&eacute; lo stadio &egrave; vecchio e non ci sono cucine vere e proprie.&nbsp;Prepariamo cibo trasportato, non espresso:&nbsp;300 persone pensano alla ristorazione di due settori, le tribune del primo anello rosso e arancio. Milan e Inter hanno esigenze diverse: i rossoneri vogliono far sedere gli ospiti e pensano a pre e post-partita, per l&rsquo;Inter &egrave; solo buffet e fanno solo il pre-partita. Ci chiedono anche menu pi&ugrave; ristretti a marchio DaVittorio: solo a Milan-Parma abbiamo mantecato 250 chili di paccheri&raquo;. E per il nuovo stadio che dovrebbe vedere la luce nel 2031? &laquo;Siamo gi&agrave; al lavoro con la societ&agrave; Mi-Stadio per definire il back delle cucine e la gestione dei vari flussi. La cucina sar&agrave; certamente una priorit&agrave;&raquo;.<br />
<br />
E alla New Balance Arena dell&rsquo;Atalanta? &laquo;&Egrave; una collaborazione che dura 8 anni, frutto del nostro rapporto pluriennale&nbsp;con la famiglia <strong>Percassi</strong>. La cucina&nbsp;non &egrave; agevole da gestire ma il ristorante &egrave; molto bello, con 220 sedute. Ci sono anche diverse sale a buffet dove proponiamo guance di vitella, baccal&agrave; mantecato, i nostri pani, una selezione di formaggi bergamaschi&hellip; I tifosi apprezzano&raquo;. I Cerea non si limitano al calcio: &laquo;Curiamo la ristorazione delle Atp Finals di Torino: il tennis &egrave; un contesto pi&ugrave; raffinato e civile, ci piace molto&raquo;. Altri progetti in vista? &laquo;Ci hanno cercato altri stadi importanti d&rsquo;Italia ma abbiamo rinunciato. Nel nostro lavoro bisogna anche saper dire anche di no, riconoscere i propri limiti&raquo;.<br />
<br />
[[ima4]][[ima5]]Qui Bergamo, a te Udine. &laquo;Abbiamo iniziato il progetto della ristorazione al Friuli a&nbsp;settembre&raquo;, rammenta Scarello, &laquo;assumendoci una responsabilit&agrave; anche geografica: lo stadio di Serie A&nbsp;pi&ugrave; vicino a noi &egrave; Verona, che sta a due ore e mezzo di macchina, in pratica siamo gli unici due stadi nel Triveneto. Siamo felici di portare lo stile Agli Amici dentro al nostro stadio gioiello&raquo;. Nel match day lo Scarello team si occupa delle 140 sedute del President Club della famiglia <strong>Pozzo</strong> pi&ugrave; altri 80 coperti negli Sky Box: &laquo;&Egrave; un palestra complessa nel calcolo dei tempi di servizio e nel rispetto dei desideri degli ospiti, che comunque vengono l&igrave; soprattutto per vedere la partita, cerchiamo di non dimenticarcelo: siamo in 10 e dobbiamo essere veloci, iper-performanti, far da mangiare molto bene e in breve tempo, servendo 4 portate in un&rsquo;ora&raquo;.<br />
<br />
Le cucine del Friuli sono&nbsp;molto ben attrezzate: &laquo;Ci sono celle, abbattitori e persone straordinarie a supporto. Facciamo su e gi&ugrave; per gli ascensori, ci si lavora comodi, non solo durante le partite ma per 120 eventi all&rsquo;anno: i parcheggi comodi, la vicinanza alla tangenziale e al centro citt&agrave; sono un plus importante, anche per gli eventi extra-calcio&raquo;. Nei match di cartello, lo chef invita a cucinare con lui amici e&nbsp;colleghi illustri: oltre a Bobo Cerea e suoi paccheri, sono gi&agrave; passati di qui <strong>Alessandro Negrini</strong> con riso al salto e ossobuco e midollo, <strong>Alessandro Pipero</strong> con la carbonara, <strong>Gennaro Esposito</strong> con pasta, patate e provola e il suo leggendario bab&agrave;. &laquo;A met&agrave; marzo, per Udinese-Juve verr&agrave; <strong>Christian Costardi</strong> a cucinare agnolotti e vitello tonnato. E se non pu&ograve; venire un collega, ci pensiamo noi a sintonizzarci sulle specialit&agrave; della squadra ospite: tra pochi giorni c&rsquo;&egrave; la Fiorentina e faremo Gnocchi con rag&ugrave; di chianina. La carne ce la&nbsp;d&agrave; <strong>Simone Fracassi</strong>, non uno qualsiasi&raquo;. Calcio,&nbsp;buon cibo ma soprattutto&nbsp;organizzazione.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-img-1358.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41239/zanattamente-buono/alta-cucina-negli-stadi-di-serie-a-gli-esempi-cerea-ed-emanuele-scarello.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/zanattamente-buono.html">98</category>			</item>			<item>				<title>Loto, carrubo e vacca modicana: da Pensiero la cucina è dialogo con la terra</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41251/dallitalia/loto-carrubo-e-vacca-modicana-da-pensiero-la-cucina-e-dialogo-con-la-terra.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nella campagna di Modica, due giovani chef hanno rilevato una vecchia masseria per darle nuova vita. <a href="https://pensieroristorante.it/" rel="nofollow">Pensiero ristorante con camere</a> sorge circondato dal silenzio e dalla poesia di un luogo rurale dove l&#39;agricoltura ha sempre scandito i tempi, in accordo con le stagioni. Ulivi e carrubi ne coronano il perimetro, insieme alla calma e ai profumi che la natura generosamente rimanda. Siamo in contrada Cannizzara Ciancia, frazione Cannizzara, un intreccio di viuzze tracciate tra i campi agricoli e i casali dove si allevano bovini di razza modicana e si produce lo straordinario caciocavallo ragusano.</p>

<p><strong>Alessandro</strong> e <strong>Pierclaudio</strong> hanno scelto di raccontare i prodotti della loro terra prevalentemente in purezza: preparati al momento, con metodi poco invasivi, nel rispetto di una materia prima nobile e irriducibile. Il loro &egrave; un linguaggio gastronomico diretto, scevro da sovrastrutture tecniche &ndash; in un certo senso, un ritorno al passato. Va detto anche che la cucina di <em>Pensiero</em> non &egrave; confinata nel territorio intorno a Modica: dialoga con la cultura culinaria di altri luoghi italiani, noti per le loro specialit&agrave;. Aperti sette giorni su sette, solo su prenotazione, propongono una cucina giornaliera ed espressa, articolata in quattro percorsi degustazione che cambiano mensilmente.</p>

<p>[[ima2]]In questo periodo dell&#39;anno, due proposte molto territoriali hanno catturato la nostra attenzione: una esalta il loto ragusano, l&#39;altra il carrubo, legato all&#39;antica memoria di questi luoghi.</p>

<p>Il <em>Risotto con loti maturi</em> &egrave; un piatto che ha riscosso molto successo. &Egrave; preparato con la polpa del frutto carnoso messa a crudo, insieme alla stracciatella di bufala iblea resa vellutata, mantecato con burro acido di vacca modicana. A chiudere, per giocare di contrasto, cubetti di limone siracusano fermentato otto mesi secondo lo stile marocchino, che marca l&#39;accento sulle culture del Mediterraneo.</p>

<p>[[ima3]]Nella sua apparente semplicit&agrave; il piatto rivela una complessit&agrave; originale: l&#39;utilizzo dei loti crudi &egrave; insolito, la pienezza dei sapori che si rincorrono tra contrasto e concordanza &egrave; indotta non solo dagli ingredienti, ma anche dalle diverse temperature dei vari elementi.</p>

<p>Il carrubo, nell&#39;areale intorno a Modica e Ragusa, gode di un rispetto quasi reverenziale. Largamente diffuso in questa zona &ndash; mentre altrove in Italia &egrave; quasi scomparso &ndash; &egrave; protagonista indiscusso del paesaggio modicano: con la sua grande e fitta chioma diventa rifugio d&#39;ombra per le mandrie nella calura estiva. I due ragazzi tengono una traccia continua del carrubo in cucina e hanno ripreso l&#39;antica usanza di utilizzarlo in panificazione.</p>

<p>[[ima4]]Ne nasce una pagnotta straordinaria nei profumi e nei sapori, impastata con farina di polpa di carrubo e farina integrale di grano Tumminia. Dalla sala del ristorante si ha una vista rilassante sui due grandi carrubi e sulla piscina. Ai piedi del tronco, a met&agrave; settembre, si raccoglie il fungo di carrubo: una festa nella cucina di <em>Pensiero</em>, per la preparazione del risotto e della pasta fresca, quest&#39;ultima un&#39;altra peculiarit&agrave; molto gradita.</p>

<p>La masseria si trova a cinque chilometri da Modica centro, immersa in una zona molto interna della campagna: vale la pena venirci.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/i-carrubi.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41251/dallitalia/loto-carrubo-e-vacca-modicana-da-pensiero-la-cucina-e-dialogo-con-la-terra.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Chianti Classico, segnali di moderato ottimismo. E vini sempre più identitari</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41250/in-cantina/chianti-classico-segnali-di-moderato-ottimismo-e-vini-sempre-piu-identitari.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Sul volto del presidente del <a href="https://www.chianticlassico.com/" rel="nofollow">Consorzio</a> <strong>Giovanni Manetti</strong> il sorriso non manca quasi mai. E quest&rsquo;anno, alla <a href="https://www.chianticlassico.com/consorzio/chianti-classico-collection/" rel="nofollow">Chianti Classico Collection</a>, si tratta di un sorriso di moderato ottimismo, in un periodo certo non particolarmente facile sui mercati internazionali, in particolare per i vini rossi importanti.</p>

<p>Proprio <strong>Manetti</strong> &egrave; consapevole che alla qualit&agrave; ormai assodata dei vini &egrave; necessario abbinare un grande supporto di marketing e comunicazione. &laquo;La <em>Chianti Classico Collection</em> &egrave; come ogni anno l&rsquo;occasione per fare il punto sullo stato di salute della denominazione &ndash; spiega il presidente &ndash; Navighiamo in acque agitate e stiamo vivendo un periodo pieno di criticit&agrave; e incertezza: il perdurare dei conflitti, gli attacchi salutisti che criminalizzano il consumo di vino e la diminuzione del potere di acquisto dei consumatori. Nonostante questo scenario critico il <em>Chianti Classico</em> gode di buona salute e i numeri lo dimostrano: aumento delle vendite in volume di oltre 1% e del 2,6% in valore rispetto al 2024. Aumento delle vendite negli USA, da sempre il mercato pi&ugrave; importante per il <em>Chianti Classico </em>con volumi che passano dal 36 al 37%, nonostante i dazi aumentati al 15%. Risultato altamente significativo considerato che le vendite di vino italiano negli USA sono diminuite di oltre il 10% e solo 3 denominazioni sono in positivo e una di queste &egrave; il <em>Chianti Classico</em>. Segno tangibile di attaccamento del consumatore americano che non ha rinunciato a comprare il nostro vino. Rimanendo in Nord America segnalo anche il forte aumento delle vendite dei vini del <em>Gallo Nero</em> in Canada che passa dal 10 al 12% delle vendite totali. Usa e Canada insieme fanno il 49%: una bottiglia su due attraversa quindi l&rsquo;oceano Atlantico&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>Manetti</strong> ha anche sottolineato l&rsquo;importanza dei singoli viticoltori, che si impegnano giorno dopo a giorno a migliorarsi, in una sfida non in competizione con le altre aziende, ma in collaborazione e confronto, nella certezza che fare gruppo, soprattutto in questo momento, aiuti a superare le difficolt&agrave;. &laquo;Non dobbiamo per&ograve; accontentarci &ndash; esorta <strong>Manetti</strong> &ndash; ma fare sempre meglio e di pi&ugrave; perch&eacute; il momento &egrave; difficile e non &egrave; ammesso alcun rilassamento. Dobbiamo mantenere la barra dritta nella direzione della qualit&agrave; e dell&rsquo;autenticit&agrave; continuando a lavorare tutti insieme in modo coeso, con passione e sono sicuro che il futuro del <em>Chianti Classico</em> sar&agrave; sempre pi&ugrave; ricco di successi&raquo;.</p>

<p>Questa visione del presidente <strong>Manetti</strong> &egrave; assolutamente coerente a quanto ritrovato nei bicchieri della <em>Chianti Classico Collection</em>. La 2024, presentata in anteprima, non &egrave; stata certamente un&rsquo;annata facile da interpretare, soprattutto da un punto di vista legato alle piovosit&agrave;, che hanno interessato la zona nel periodo primaverile fino a giugno, con rischio di malattie, per poi lasciare spazio al caldo, quindi tornare prepotentemente tra la fine di agosto e l&rsquo;inizio di settembre e poi attorno alla met&agrave; di ottobre. Fondamentale, quindi, &egrave; stata l&rsquo;attenzione dei produttori nell&rsquo;intervenire prontamente in vigna, per poi trovare il momento giusto per la vendemmia.</p>

<p>[[ima3]]Gli assaggi dell&rsquo;annata 2024 ci hanno dato alcune chiare indicazioni: si tratta di vini che mantengono la loro forte caratterizzazione territoriale, grazie a un <em>Sangiovese</em> particolarmente identitario (anche grazie al lungimirante <em>Progetto Chianti Classico 2000</em>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/40718/in-cantina/progetto-chianti-classico-2000-dopo-25-anni-i-risultati-si-bevono.html">leggi qui l&rsquo;articolo</a>), che non si esprimono per&ograve; in strutture e complessit&agrave;, ma in freschezze e bevibilit&agrave;. Non aspettiamoci quindi dei <em>Chianti Classico 2024 </em>robusti e alcolici, la parola chiave &egrave; acidit&agrave;. Un&rsquo;acidit&agrave; che in alcuni casi &egrave; particolarmente accentuata, ricordando alcuni vini del passato, che per&ograve; lascia spazio a evoluzioni nel tempo.</p>

<p>Assaggiando quindi i circa 70 campioni della 2024, i nostri preferiti sono stati <a href="https://casaemma.it/" rel="nofollow">Casa Emma</a>, <em>Coste di Felice </em>di <a href="https://www.aziendacastellaccio.it/" rel="nofollow">Castellaccio</a>, <a href="https://www.castellodiquerceto.it/" rel="nofollow">Castello di Querceto</a>, <em>Guado alto</em> di <a href="https://www.vicchiomaggio.it/" rel="nofollow">Castello Vicchiomaggio</a>, <a href="https://www.collebereto.it/" rel="nofollow">Colle Bereto</a>, <em>Rubiolo</em> di <a href="https://www.gagliole.com/" rel="nofollow">Gagliole</a>, <em>Brolio</em> di <a href="https://www.ricasoli.com/" rel="nofollow">Ricasoli</a>, <a href="https://riecine.it/" rel="nofollow">Riecine</a> e <a href="https://www.tolaini.it/" rel="nofollow">Tolaini</a>.</p>

<p>[[ima4]]La <em>Gran Selezione</em> ha visto i produttori presentare le annate 2023 e 2022. Per quanto riguarda la 2023, i vini erano sicuramente di grande piacevolezza e immediatezza, gi&agrave; abbastanza equilibrati e di buon corpo. Rispetto alla 2024, gli spigoli sono molto pi&ugrave; smussati e solo il tempo ci dir&agrave; il reale potenziale di affinamento di questi vini.</p>

<p>In questo caso, tra la quindicina di campioni presenti, i preferiti sono stati <em>Campolupi</em> di <a href="https://www.tenutadiarceno.com/it" rel="nofollow">Tenuta di Arceno</a> e <em>Casasilia</em> di <a href="https://poggioalsole.com/it/" rel="nofollow">Poggio al Sole</a>.</p>

<p>[[ima5]]Molto pi&ugrave; numerosi i vini presentati per la <em>Gran Selezione 2022</em>, oltre i 50. I nostri preferiti sono stati <a href="https://casaemma.it/" rel="nofollow">Casa Emma</a>, <em>Badiola</em> di <a href="https://mazzei.it/" rel="nofollow">Castello di Fonterutoli</a>, <a href="https://www.felsina.it/" rel="nofollow">F&egrave;lsina</a>, <em>Vigna Casanova dell&#39;Aia</em> di <a href="https://www.istine.it/" rel="nofollow">Istine</a>, <em>Vigna Gittori</em> di <a href="https://riecine.it/" rel="nofollow">Riecine</a> e <a href="https://www.castellodibossi.it/" rel="nofollow">Castello di Bossi</a>. C&rsquo;&egrave; da dire che &ndash; permetteteci la battuta &ndash; per quanto riguarda l&rsquo;annata 2022 &ldquo;si casca sempre in piedi&rdquo;, con una qualit&agrave; media elevata tra tutti i produttori.</p>

<p>Nell&rsquo;ambito delle <em>Anteprime Toscane</em>, dalla <em>Chianti Classico Collection</em> arrivano segnali confortanti, anche se permane l&rsquo;incertezza. Ma come spiegato anche da alcuni produttori, la migliore arma a disposizione in questo momento &egrave; quella di proseguire sulla strada tracciata, indicata come qualit&agrave; senza compromessi, identit&agrave; e valore culturale. Tutti aspetti che devono essere comunicati con puntualit&agrave; e attenzione.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/chianti-classico-collection-2026-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41250/in-cantina/chianti-classico-segnali-di-moderato-ottimismo-e-vini-sempre-piu-identitari.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>La Chiocciola: nel Ferrarese una cucina di memoria e identità locale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41153/dallitalia/la-chiocciola-nel-ferrarese-una-cucina-di-memoria-e-identita-locale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima1]]&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/23805/guida-alla-guida/i-ristoranti-dellestate-2021-la-romagna.html" target="_blank">La Chiocciola Trattoria e Locanda</a> rappresenta il luogo in cui l&rsquo;eredit&agrave; culinaria della famiglia <strong>Migliari</strong> continua a vivere, alla guida della cucina troviamo <b>Adalberto &ldquo;Athos&rdquo; Migliari</b>, chef che unisce continuit&agrave; e rinnovamento, mantenendo vivo il legame con le ricette di casa e con il territorio. Siamo a&nbsp;Quartiere, a circa venti chilometri da Ferrara ma le radici di questa insegna storica si trovano lungo il Canale Rio Morto di Primaro a Marrara, antico ramo del fiume Po. L&rsquo;affluente, quasi &ldquo;morto&rdquo;, attraversa una zona rurale che conserva i segni della storia fluviale ferrarese e dove tra il 1947 e il 1948, la prima generazione di ambasciatori dell&rsquo;accoglienza di questa famiglia apre un&rsquo;osteria di paese. Qui la domenica pomeriggio si servivano pesce e anguilla fritti per merenda, mentre durante la settimana era latteria, per trasformarsi con il tempo in bar e infine in un ristorante che ha rappresentanto un&rsquo;istituzione nel panorama della ristorazione ferrarese e non: <em>Da Ido</em><b>.</b></p>

<p>[[ima2]]Oggi <b>Ido </b><b>Migliari</b> ha ottantacinque anni e lo si pu&ograve; ancora incontrare in sala per salutare gli ospiti de <em>La Chiocciola</em>&nbsp;mentre il figlio <strong>Adalberto </strong>guida la cucina; il logo del ristorante simboleggia la rana e la lumaca, due elementi che hanno portato fortuna alla loro famiglia. <font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font>Nel 1966, durante il viaggio di nozze a Parigi, <strong>Ido</strong> and&ograve; a trovare alcuni parenti e l&igrave; scopr&igrave; le <i>escargot</i> e le rane, che assaggi&ograve; come risotto, lasciandogli un ricordo indelebile<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>, racconta <strong>Adalberto</strong>. <font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font>Abbiamo sempre vissuto nel vecchio locale, sul Canale Rio Morto che parte dal Volano e raggiunge il Reno. Il canale, navigabile e ricchissimo di rane, attraversava le nostre campagne, dove abbondavano anche lumache. Tornato in Italia, mio padre inizi&ograve; a lavorare con questi due prodotti, studiandoli e offrendoli alla gente per testarli, continuando a trasmettermi l&rsquo;importanza di creare un&rsquo;identit&agrave;<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>.</p>

<p>Tra il 1997 e il 1998, il locale cambia sede e nome, il progetto era quello di creare una locanda con sei camere, cambiando insegna per non identificarlo pi&ugrave; con <strong>Ido </strong>ma con il figlio. <font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font>Il menu&nbsp;&egrave; rimasto sostanzialmente lo stesso, con tantissimo pesce. Ho portato molti prodotti del Delta, dalla caccia agli uccelli fino all&rsquo;anguilla, per valorizzare le nostre zone. Cerchiamo di dare sempre importanza al territorio, lavorando molto con le materie prime e con i prodotti di aia, come pollo o faraona, con il coniglio e l&rsquo;anatra, sia selvatica che di allevamento<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>.</p>

<p>[[ima8]]Quando si parla di anguilla, &egrave; doveroso sottolineare come, a <em>La Chiocciola</em>, questo prodotto iconico venga trattato con profondo rispetto e grande precisione tecnica. Viene prima cotta <i>sous-vide</i> e successivamente passata in forno tradizionale, per raggiungere la temperatura ideale e ottenere la classica doratura: questa lavorazione rende il piatto pi&ugrave; leggero, trasformando il grasso in un confit delicato. Da questa tecnica nasce il piatto <i>Terrina di </i><i>a</i><i>nguilla con cipolla all&rsquo;agro di lamponi, pesto di taggiasche e capperi e pat&egrave; del suo fegato. </i>Una sorta di aspic raffreddato e servito a fette, diventato un antipasto stabile nel menu. La cipolla all&rsquo;agro di lampone apporta acidit&agrave;, richiamando l&rsquo;anguilla marinata di Comacchio, mentre il pesto di olive taggiasche e capperi restituisce parte della grassezza persa con il sottovuoto e aggiunge una nota che ricorda l&rsquo;alga marina e il fondale, il luogo simbolico dove l&rsquo;anguilla &ldquo;muore e rinasce&rdquo;. A completare il piatto, una spuma di fegato d&rsquo;anguilla per omaggiare il quinto quarto, un elemento considerato fondamentale nella cucina di <strong>Migliari</strong>: <strong><font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font></strong>Gi&agrave; nel 1998, la cucina lavorava nell&rsquo;ottica di utilizzare ogni parte della materia prima, integrando ad esempio la cottura della carne macinata con tutto il gusto che le ossa potevano offrire<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>, racconta <strong>Adalberto</strong>.</p>

<p>[[ima3]]<em><i>Vitello cotto sui carboni e salsa tonnata</i></em><em> </em>&egrave; un classico della cucina italiana che viene cotto sul carbone con la fiamma mantenuta a grande distanza e spennellato con <em>Mop Sauce</em>, una salsa a base di aceto di mele e birra, la cui preparazione tradizionale viene rivisitata utilizzando birra senza glutine, elemento che rappresenta il leitmotiv di &ldquo;<strong>Athos</strong>&rdquo; <strong>Migliari</strong>.<em>&nbsp;</em><i>Lumache alla Borgogna </i>e<i>&nbsp;Ri</i><em><i>sotto alle </i></em><em><i>r</i></em><em><i>ane </i></em><em>rappresentano</em> i due pilastri del menu de <em>La Chiocciola</em>, due ricette imprescindibili, il cui fascino risiede nel rimanere le stesse &ldquo;da sempre&rdquo;.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]<i>Tortelloni di zucca al rag&ugrave; &ldquo;bianco&rdquo; di anatra </i>&egrave; un piatto in cui <font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font>Il cappellaccio di zucca, classico della cucina ferrarese, viene servito con un rag&ugrave; di anatra cotto in bianco, invece del tradizionale rag&ugrave; di carne. Prediligo una nota pi&ugrave; dolce, andando consapevolmente contro a quelle che sono le tendenze contemporanee<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;, </font>prosegue Migliari. Seguono poi i piatti di cortile e quelli della tradizione tout court: <em><i>Pap</i></em><em><i>p</i></em><em><i>ardelle con rag&ugrave; di </i></em><em><i>l</i></em><em><i>epre, Faraona arrosto con patate al forno e funghi porcini: </i></em><font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font>Per la faraona, lascio che sia la materia prima a fare la differenza. Utilizzo una faraona adulta, con la pelle spessa, e la preparo in modo tecnico ma delicato: la carne resta umida e succosa, mentre la pelle diventa croccante<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>, una faraona arrostita con la maestria di chi la tradizione la vive per davvero: dando sapidit&agrave; e croccantezza, lasciando i succhi all&#39;interno della carne.</p>

<p>[[ima6]]Per concludere, il<em> </em>pre-dessert: un cucchiaio di <em>Salama da sugo</em> accompagnato da pur&egrave;, un piatto che racchiude la storia di un territorio.</p>

<p>Il dessert rompe le regole, trascendendo le convenzioni: <em>Crema caramellata al Parmigiano Reggiano con gelato al sedano e gocce di aceto balsamico</em>. Ispirata al latte portoghese di <b>Pellegrino Artusi</b>, nella crema il tuorlo &egrave; ridotto per lasciare spazio a una nota delicata di cioccolato bianco, evocando i sapori dell&rsquo;infanzia. Il dolce, leggermente salino grazie all&rsquo;aceto balsamico, racconta la Via Emilia e la regione. La freschezza del gelato, preparato con le foglie di sedano, pulisce il palato e introduce un tocco di recupero &ldquo;creativo&rdquo; nel piatto, mentre il cremoso di nocciola e la terra di cioccolato completano il contrasto di consistenze e sapori.&nbsp;</p>

<p>[[ima7]]A<em> </em><em>La Chiocciola </em>l&rsquo;ospitalit&agrave; va ben oltre la cucina:&nbsp;<strong><font face="Liberation Serif, serif">&laquo;</font></strong>Il nostro ristorante vuole essere un vero e proprio lunapark: un luogo dove staccare dal quotidiano, sentirsi a proprio agio e vivere un&rsquo;esperienza rilassante sotto diversi aspetti. Ritrovare il divertimento nella tradizione &egrave; quello che ci muove: lavoriamo il meno possibile materie prime autentiche e di qualit&agrave;, valorizzandone al massimo il gusto, affiancando tecniche classiche a abbinamenti audaci. L&rsquo;obiettivo &egrave; portare in tavola piatti tradizionali che siano sempre contemporanei, sorprendenti ma riconoscibili<font face="Liberation Serif, serif">&raquo;</font>.</p>

<p>Questa &egrave; la filosofia di <b>Adalberto Migliari</b> per il quale la cucina &egrave; tutto; rappresenta il suo parcogiochi, lo diverte, lo appassiona e lo stimola a una continua ricerca, sopratutto quando si parla di tradizione. La cucina diventa anche motivo di orgoglio: trasmettere conoscenze alle nuove generazioni, condividere la propria esperienza e far vivere emozioni attraverso i piatti, &egrave; parte essenziale del suo percorso professionale e umano.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-la-chiocciola-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41153/dallitalia/la-chiocciola-nel-ferrarese-una-cucina-di-memoria-e-identita-locale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Cesare Battisti e il suo pastrami in Santeria: un pop up tra Milano e New York</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41245/dallitalia/cesare-battisti-e-il-suo-pastrami-in-santeria-un-pop-up-tra-milano-e-new-york.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Per cinque gioved&igrave; sera, dal 5 febbraio al 5 marzo, <strong>Cesare Battisti</strong> porta il suo pastrami artigianale in <a href="https://www.santeria.milano.it/paladini-8/" rel="nofollow">Santeria Paladini</a>, lo spazio milanese che, insieme all&#39;altra sede di <a href="https://www.santeria.milano.it/toscana-31/" rel="nofollow">Santeria Toscana</a>, &egrave; da tempo un punto di riferimento per la musica e le iniziative culturali in citt&agrave;. Il <em>Pastrami Club</em> &mdash; questo il nome del pop-up &mdash; &egrave; gi&agrave; alla sua terza serata: restano due appuntamenti, il 26 febbraio e il 5 marzo, dalle 18.00 alle 23.30.</p>

<p>L&#39;iniziativa nasce da una collaborazione tra lo chef patron del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12017/ristoranti/ratana.html">Ratan&agrave;</a> e <em>Santeria</em> che dovrebbe presto dare nuovi frutti. Ma intanto il primo risultato&nbsp;&egrave; questo: un men&ugrave; dedicato (25 euro, con panino, contorno a scelta tra patatine fritte e insalata di patate, e una bevanda) pensato e curato direttamente da <strong>Battisti</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Chi conosce il pastrami di <strong>Battisti</strong> al <em>Ratan&agrave;</em>&nbsp;(e che viene raccontato <a href="https://www.instagram.com/reel/DTQjmPVCin4/?utm_source=ig_web_copy_link&amp;igsh=MzRlODBiNWFlZA==" rel="nofollow">in questo video</a> sul seguitissimo account Instagram del ristorante) sa che lo chef lo prepara con la lingua salmistrata, in una versione servita in focaccia. Per <em>Santeria</em> la scelta &egrave; stata diversa: &laquo;Abbiamo mantenuto il profilo del pastrami classico, ma anzich&eacute; farlo col brisket di manzo, lo standard USA,&nbsp;abbiamo scelto la carne di vitellone, un po&#39; pi&ugrave; delicata&raquo;, spiega <strong>Battisti</strong>.</p>

<p>Una scelta ragionata, in linea col suo approccio: &laquo;Noi siamo persone pi&ugrave; delicate degli americani, e penso che lo dimostriamo in tutte le scelte che facciamo nel corso della giornata&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Non avendo a disposizione un barbecue, l&#39;affumicatura avviene in camera stagna con trucioli di legno di melo. Quanto al rub, il mix di spezie che riveste la carne, &egrave; un lavoro in evoluzione da oltre un anno e mezzo: &laquo;Ogni volta&nbsp;aggiungiamo qualcosa in pi&ugrave;, qualcosa in meno, finch&eacute; non troviamo una quadra perfetta. Cambia il sapore a seconda della carne: lo stesso rub che metto sulla lingua, sulla punta di petto non d&agrave; lo stesso effetto. La quantit&agrave; di grasso presente nel muscolo ti cambia la percezione. &Egrave; una ricerca meticolosa&raquo;.</p>

<p>Il risultato &egrave; un pastrami molto goloso e molto classico, con una morbidezza aromatica maggiore rispetto al punto di riferimento newyorkese per eccellenza. Il pane &egrave; molto morbido, anche qui una specie di focaccia: un&#39;interpretazione fedele e essenziale, che convince anche nella versione vegetariana, realizzata col sedano rapa. Il servizio segue il modello americano, con cetriolini sottaceto e insalata di patate.</p>

<p>[[ima5]]Il pastrami di lingua salmistrata, intanto, continua a essere uno dei piatti pi&ugrave; richiesti al <em>Ratan&agrave;</em>, dove i clienti lo ordinano da condividere: &laquo;Fino a non molto tempo fa, non avrei immaginavo che in molti sarebbero venuti al <em>Ratan&agrave;</em> per ordinare una focaccia col pastrami? Ma in questo momento &egrave; uno dei best seller del menu&raquo;, racconta <strong>Battisti</strong>, che annuncia l&#39;arrivo della stessa preparazione anche da <em>Silvano</em>, il suo altro locale milanese. La produzione rester&agrave; centralizzata al <em>Ratan&agrave;</em>, l&#39;unico dei suoi locali dotato delle camere stagne necessarie per l&#39;affumicatura.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pastrami3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41245/dallitalia/cesare-battisti-e-il-suo-pastrami-in-santeria-un-pop-up-tra-milano-e-new-york.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Nasce Fuori Carta, il progetto di Pasqua Vini nel segno del Passito di Pantelleria &quot;Sangue d'Oro&quot;</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41244/in-cantina/nasce-fuori-carta-il-progetto-di-pasqua-vini-nel-segno-del-passito-di-pantelleria-sangue-doro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>L&rsquo;Ambasciata d&rsquo;Italia a Parigi &egrave; stata la casa di Pasqua Vini per il lancio del progetto &ldquo;Fuori Carta&rdquo;, legato al <i>Passito di Pantelleria &ldquo;Sangue d&rsquo;Oro&rdquo;</i>, ultima acquisizione della storica famiglia veronese, come ha saputo mettere in rilievo <i>l&rsquo;&eacute;toile</i> del cinema francese <b>Carole Bouquet</b>, ideatrice e produttrice del progetto pantesco, da pochi mesi partner dei <b>Pasqua</b>.</p>

<p><b>Riccardo</b> e <b>Andrea Pasqua</b> hanno condiviso con un gruppo selezionato di ospiti la loro visione su questo nuovo progetto legato al Passito di Pantelleria. In primis, come ha dichiarato <b>Riccardo Pasqua</b>, Ceo di <i>Pasqua Vini</i>: &laquo;Questo progetto nasce da una scelta condivisa che unisce la nostra visione di tutela della cultura vitivinicola, mettendo in discussione le categorie di vino per esplorarne la versatilit&agrave; di abbinamento&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><i>Sangue d&rsquo;Oro</i> &egrave; un Passito di Pantelleria che sorprende per una sensazione sapida ben definita, per il raro equilibrio tra zuccheri residui, acidit&agrave; naturale e ricca mineralit&agrave; tipica del <i>terroir</i> vulcanico. Pantelleria &egrave; un&rsquo;isola nera, bruciata dal vento, dove ogni grappolo &egrave; una conquista. Qui il sole non scalda: doma. E la dolcezza diventa una forma di eroismo. C&rsquo;&egrave; un equivoco enorme sui vini dolci: li immaginiamo relegati al dessert, confinati alla fine del pasto, come una parentesi. Ma i vini dolci non sono un dopo. Sono un altro luogo. Sono vini da meditazione, da conversazione, da silenzio. Non si bevono: si ascoltano. Questo perch&eacute; contengono un&rsquo;intensit&agrave; che altri vini inseguono invano: la concentrazione del tempo. Mi piacerebbe definire <i>Sangue d&rsquo;Oro</i> sapido-marino-vulcanico: una salinit&agrave; che conferisce al sorso una tensione gustativa di rara eleganza.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Proprio <b>Andrea Pasqua</b>, Head of Business Development di <i>Pasqua Vini</i>, illustra il progetto <i>Fuori Carta</i> mentre si degusta una <i>Tartelletta al cioccolato</i>, <i>capperi e caviale</i> proposta dal celebre chef bistellato non convenzionale <b>Bruno Verjus </b>di Parigi: &laquo;Sin dalla genesi di questo progetto, &egrave; stato chiaro che la natura stessa di Sangue d&rsquo;Oro, &egrave; quella di nascere lavorando fuori dalle regole e dagli schemi precostituiti. &Egrave; un vino profondamente tradizionale quanto eccezionalmente contemporaneo: &egrave; legato al tempo, al vento, alla mano dell&rsquo;uomo, ma non vuole essere ingabbiato in un momento preciso del pasto. Quando abbiamo discusso con <b>Carole Bouquet</b> di restituire al Passito di Pantelleria la centralit&agrave; che gli spetta, si &egrave; subito dimostrata entusiasta. Con <i>Fuori Carta</i> abbiamo la possibilit&agrave; di sottolineare, in maniera ancora pi&ugrave; potente, quanto la forza di <i>Sangue d&rsquo;Oro</i> risieda nell&rsquo;emozione che crea&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>L&rsquo;Ambasciatrice d&rsquo;Italia a Parigi, <b>Emanuela D&rsquo;Alessandro</b>, ha dichiarato: &laquo;Sono davvero lieta di accogliere questa sera, e proprio all&rsquo;interno del teatro siciliano dell&rsquo;Ambasciata, un evento cos&igrave; simbolico: un nuovo connubio tutto italo-francese, ma anche mediterraneo, intorno a quella che &egrave; una delle nostre pi&ugrave; secolari e prestigiose passioni in comune, quella per il vino. La sua storia, la sua tradizione, ma anche il suo significato pi&ugrave; profondo&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>E <b>Madame Bouquet</b> conferma: &laquo;Quando ho immaginato <i>Sangue d&rsquo;Oro</i>, l&rsquo;ho pensato come un vino capace di sorprendere, accompagnare, essere condiviso senza timore, perch&eacute; non chiede di essere definito, ma attraversato. Lo amo perch&eacute; evolve e cambia insieme al cibo. Mi emoziona vederlo incontrare abbinamenti inaspettati: &egrave; l&igrave; che diventa davvero libero e viene pienamente valorizzato&raquo;.</p>

<p>La nuova narrativa di <i>Sangue d&rsquo;Oro</i> da parte di <i>Pasqua Vini</i>, testimonia l&rsquo;impegno che la cantina veronese porta avanti nel rileggere i grandi vini italiani con interpretazioni contemporanee che non ne tradiscono l&rsquo;identit&agrave;, utilizzando codici espressivi e suggerendo nuove modalit&agrave; di approccio che parlano alle nuove generazioni di consumatori.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-vini-pasqua-sangue-doro-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41244/in-cantina/nasce-fuori-carta-il-progetto-di-pasqua-vini-nel-segno-del-passito-di-pantelleria-sangue-doro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>I 25 anni dalla morte di Gianni Cosetti: l’alchimia dell’Orso che inventò il futuro</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41227/dallitalia/i-25-anni-dalla-morte-di-gianni-cosetti-lalchimia-dellorso-che-invento-il-futuro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A venticinque anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 20 febbraio 2001, la figura di <strong>Gianni Cosetti</strong> ((Villa Santina, 12 maggio 1939 &ndash; Tolmezzo, 20 febbraio 2001) non appartiene solo alla memoria del Friuli, ma rappresenta un pilastro della cultura gastronomica italiana ed europea. Definito da <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Veronelli" rel="nofollow">Luigi Veronelli</a> come &laquo;il cuoco pi&ugrave; moderno che l&#39;Italia abbia mai avuto&raquo;, <strong>Cosetti</strong> &egrave; stato il pioniere di una rivoluzione che oggi chiamiamo sostenibilit&agrave;, ma che per lui era semplicemente &quot;Carniasofia&quot;: l&rsquo;arte di innovare restando ancorati alla propria Terra Madre, la Carnia per l&#39;appunto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3>Il &quot;Cuocosauro&quot; che guardava avanti</h3>

<p>Per molti era semplicemente &quot;l&rsquo;Orso di Carnia&quot;, un appellativo che rifletteva il suo carattere schivo, ruvido e profondamente legato alle sue origini. Il grande <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gianni_Mura" rel="nofollow">Gianni Mura</a> lo battezz&ograve; &quot;Cuocosauro&quot;, un termine nato per sottolineare le sue radici ancestrali in un&#39;epoca di mode effimere e passeggere. Eppure, lo stesso <strong>Mura</strong> dovette ammettere che <strong>Cosetti</strong> era &quot;sporto sul futuro&quot;: un precursore di concetti oggi scontati come il chilometro zero, la stagionalit&agrave; e la trasparenza della filiera. Prima che il foraging diventasse una tendenza globale, <strong>Cosetti</strong> setacciava i boschi della Carnia insieme alle massaie locali, arrivando a catalogare oltre settanta tipi di erbe spontanee e funghi. La sua tavola non nasceva da laboratori ultra-tecnologici, ma dallo &quot;spolert&quot;, la tradizionale cucina a legna, che preferiva ai fuochi a gas per la sua capacit&agrave; di conferire profumi, aromi e dinamiche termiche uniche ai piatti.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<blockquote>
<p><em><strong>&quot;Fu un precursore di concetti oggi scontati come il chilometro 0, la stagionalit&agrave; e la trasparenza della filiera. La sua tavola non nasceva da laboratori ultra-tecnologici, ma dallo &quot;spolert&quot;, la tradizionale cucina a legna, che preferiva per la sua capacit&agrave; di conferire profumi, aromi e dinamiche termiche uniche&quot;</strong></em></p>
</blockquote>

<p>[[ima6]][[ima7]][[ima11]]</p>

<h3>La &quot;Carniasofia&quot; e il segreto del To&ccedil; in braide</h3>

<p>L&rsquo;eredit&agrave; di <strong>Cosetti</strong> &egrave; racchiusa nel concetto di &quot;Carniasofia&quot;: innovare conservando. Al &quot;mitico&quot; <a href="https://www.albergoromatolmezzo.it/it/home/" rel="nofollow">Albergo Roma</a> di Tolmezzo, <strong>Cosetti</strong> comp&igrave; un vero e proprio miracolo: trasformare ingredienti umili in piatti &laquo;immensi e superiori&raquo;, come sono stati definiti da <strong>Luigi Veronelli</strong>. &Egrave; qui che nacque la sua famosa ricetta del <em>To&ccedil; in braide</em>, un tempo semplice intingolo contadino, elevato da <strong>Cosetti</strong> a una vellutata di formaggi e polenta morbida impreziosita dalla &quot;morchia&quot; (burro chiarificato e farina di mais tostata). Ma la sua ricerca non si fermava ai confini regionali: <strong>Cosetti</strong> gest&igrave; anche il bar del Quirinale a Roma e ottenne la stella Michelin nel 1991, portando la Carnia sul <em>New York Times</em> e all&#39;attenzione di maestri come <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/18745/zanattamente-buono/paul-bocuse-20-cose-da-sapere-sul-cuoco-del-secolo.html">Paul Bocuse</a> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/495/chef-e-protagonisti/alain.html">Alain Ducasse</a>.&nbsp;[[ima8]][[ima9]][[ima10]]</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>Un&#39;eredit&agrave; immortale</h3>

<p><strong>Cosetti</strong> era un uomo che sapeva incantare: si racconta che nel 2000 tenne il regista <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ermanno_Olmi" rel="nofollow">Ermanno Olmi</a> e <a href="https://www.grappanonino.it/storia-famiglia-nonino/" rel="nofollow">Giannola Nonino</a>&nbsp;(<strong>Gianni</strong> dopo la chiusura del <em>Roma</em> cucin&ograve; per il <em>Risit d&#39;aur</em>&nbsp;dei <a href="https://www.grappanonino.it/" rel="nofollow">Nonino</a>) inchiodati per due ore ad ascoltare la storia della polenta e delle erbe. La sua grandezza era fatta di &quot;umile, fiera e schiva ostinatezza&quot;. Ancora oggi, il suo libro, <em>Vecchia e nuova cucina di Carnia</em>, un vero &quot;trattato di cucina alchemica&quot;, continua a disegnare gli orizzonti creativi di chiunque voglia raccontare il Friuli. <strong>Gianni</strong> ci ha insegnato che il futuro non &egrave; nel progresso tecnologico fine a se stesso, ma nel ritorno consapevole alla vita contadina, riscoprendo una qualit&agrave; superiore dell&#39;esistenza attraverso il linguaggio poetico dei suoi piatti. Per noi friulani, <strong>Cosetti</strong> &egrave; la prova che anche dalla montagna pi&ugrave; aspra pu&ograve; nascere un&#39;arte capace di parlare al mondo intero.&nbsp;[[ima2]]</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>I discepoli e l&#39;insegnamento di Cosetti</h3>

<p>Oggi il suo insegnamento vive attraverso i suoi &quot;allievi&quot; ideali. <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/2494/chef-e-protagonisti/antonia.html">Antonia Klugmann</a>, chef patron de <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12554/ristoranti/largine-a-venco.html">L&rsquo;Argine a Venc&ograve;</a>, lo definisce il suo principale punto di riferimento regionale e un &laquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/579/chef-e-protagonisti/rene.html">Ren&eacute; Redzepi</a> ante-litteram&raquo;. Per la <strong>Klugmann</strong>, <strong>Cosetti</strong> &egrave; stato l&#39;esempio straordinario di come nobilitare un ingrediente locale rendendolo moderno e complesso. Accanto a lei, ci sono figure come <strong>Carmen Florit</strong>, che ha lavorato con lui per 25 anni considerandolo un padre professionale, o <strong>Daniele Cortiula</strong>, suo allievo negli anni Ottanta e Novanta, o ancora la figlia <strong>Anna Cosetti</strong>, che oggi porta avanti la magia della cucina paterna a Pesariis. Anche il mondo della scuola lo ricorda con il &quot;Premio Gianni Cosetti&quot;, dove i giovani studenti dell&#39;ISIS Paschini-Linussio di Tolmezzo (Udine) si sfidano nel rivisitare piatti storici come i <em>Cjals&ograve;ns</em>, di cui <strong>Cosetti</strong> document&ograve; ben 40 varianti diverse in un concorso del 1973.&nbsp;[[ima12]][[ima13]][[ima14]]</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>L&rsquo;omaggio di Antonia Klugmann</h3>

<p>[[ima3]]&laquo;Molti cuochi sono stati Maestri per me ben prima che io li conoscessi di persona e potessi provare la loro cucina al ristorante. Il loro lavoro, lo studio, le tecniche, lo stile mi hanno formato al pari dei cuochi con cui fisicamente ho condiviso la cucina. Questo &egrave; stato possibile e lo &egrave; ancora perch&eacute; la profondit&agrave; della loro ricerca &egrave; stata unica. Si tratta di pochi professionisti che lasciano un solco per quelli che verranno dopo. Il libro di <strong>Gianni Cosetti</strong>, i racconti di quelli che hanno mangiato al <em>Roma</em>, le leggende dei suoi fornitori e collaboratori, i ragazzi che ha formato &hellip; tutto questo ci permette di sentirlo come vivo e presente qui in Friuli-Venezia Giulia&raquo;, ci racconta <strong>Antonia Klugmann</strong>. Che prosegue: &laquo;Il suo lavoro &egrave; stato innovativo. Ha scavato nel territorio che amava, nelle tradizioni che sentiva sue e ha sublimato ogni cosa, elevandola. &Egrave; stato in grado di interiorizzare, rielaborare, interpretare, creare, giocare. Perch&eacute; la sua sensibilit&agrave; era fuori dal comune come la sua intelligenza. Le sue tecniche in cucina erano e sono al contempo semplici e complesse perch&eacute; sono frutto del lavoro di un cesellatore capace di sentire dove fosse il superfluo con la sicurezza di un maestro e di eliminarlo. Le ricette che ci ha tramandato sono lo specchio di questo lavoro, prive di complicazioni o orpelli. L&rsquo;ingrediente &egrave; al centro, certo. Ingrediente povero, comune tra le montagne e nelle campagne friulane. Ingrediente per&ograve; prezioso perch&eacute; di qualit&agrave; eccelsa, nel pieno della sua stagionalit&agrave;. Frutto del sapere di contadini, allevatori, cacciatori, artigiani, raccoglitori. C&rsquo;&egrave; una magia nelle sue ricette. Perch&eacute; non &egrave; pedissequo nel tramandare ma creativo. Crea nuove tradizioni&raquo;.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>L&rsquo;omaggio di Walter Filiputti</h3>

<p>[[ima4]]Per completare il nostro ritratto di <strong>Gianni Cosetti</strong>, chiediamo aiuto a<strong> Walter Filiputti</strong>, una delle voci pi&ugrave; autorevoli dell&rsquo;enogastronomia friulana, narratore capace di tenere insieme storia, gusto e visione del futuro. Nato e cresciuto in Friuli, <strong>Filiputti </strong>ha scelto il vino e la cucina come linguaggio per raccontare la sua terra, partendo da una formazione giornalistica e da una curiosit&agrave; quasi ossessiva per il modo in cui si parla di cibo e vino. Figura di spicco tra i fondatori dell&rsquo;<em>Associazione italiana sommelier</em> del Friuli-Venezia Giulia, ha formato generazioni di studenti, spiegando che una bottiglia non &egrave; solo un prodotto, ma un racconto di persone, paesaggio e lavoro. Nel suo percorso ha affiancato all&rsquo;attivit&agrave; di studioso e divulgatore quella di consulente e produttore, con una propria azienda agricola a Manzano. Da oltre vent&rsquo;anni &egrave; il patron del <a href="https://www.friuliviadeisapori.it/" rel="nofollow">Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori</a>, una sorta di laboratorio itinerante in cui cuochi, vignaioli, distillatori e artigiani del gusto si presentano insieme al mondo come &ldquo;sistema Friuli&rdquo;. In parallelo ha firmato opere come la &ldquo;Modern History of Italian Wine&rdquo; e la recente &ldquo;Storia moderna della cucina del Friuli Venezia Giulia&rdquo;, in cui mette nero su bianco una convinzione chiave: la tradizione non &egrave; nostalgia, ma innovazione che ha funzionato e si &egrave; sedimentata nel tempo.</p>

<p><strong>Walter, ci regali un tuo ricordo personale di Cosetti, pensando a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo?</strong><br />
&laquo;La prima risposta &egrave;: fortunato chi l&#39;ha conosciuto, perch&eacute; <strong>Gianni</strong> era una persona irripetibile sia sotto il profilo personale ed umano sia come cuoco. Era un uomo dolcissimo, altruista (aveva il piacere di insegnare la sua cucina, senza segreti) e amava in maniera viscerale la sua terra che raccontava attraverso i sapori. Fu lui a raccogliere le ricette antiche vallata per vallata; fu lui a coinvolgere 40 donne chiamandole, in una giornata memorabile, a preparare i propri <em>Cjarsons</em> (sorta di agnolotti le cui ricette cambiano in ogni famiglia) che dir si voglia. Voleva capire quale meritava di rappresentare meglio la Carnia&raquo;.</p>

<p>[[ima20]]<strong>A tuo parere, che cosa resta oggi dei suoi insegnamenti? </strong><br />
&laquo;La sua &egrave; una cucina inimitabile e irripetibile perch&eacute; si basava esclusivamente sui prodotti della Carnia che, vista la particolare situazione climatica e territoriale, d&agrave; agli stessi un carattere unico. Inoltre, lui faceva davvero una cucina stagionale perch&eacute; era legato ai prodotti naturali della sua terra. E poi aveva una sensibilit&agrave; straordinari a sia creativa che di presentazione del piatto. Il suo capolavoro &egrave; il <em>To&ccedil; in braide</em> (intingolo del contadino), preparato con prodotti semplicissimi (crema di formaggi e polenta molto tenera) e che lui variava, sulla stessa base, ogni stagione. Ancora oggi un piatto modernissimo. Una cucina povera che lui rendeva regale&raquo;.</p>

<p><strong>Quali chef incarnano oggi in modo pi&ugrave; autentico la sua eredit&agrave;?</strong><br />
&laquo;Vedo ben pochi chef che incarnino il suo sapere, la sua sensibilit&agrave; e umilt&agrave;. Potrei citare il suo allievo prediletto, <strong>Daniele Cortiula</strong>, ma che non ha ristorante (fa servizio catering). Tra i ristoranti: <a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> di Pocenia, in provincia di Udine (<strong>Carlo Passera</strong> ne ha scritto recentemente, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41111/carlo-mangio/al-paradiso-in-un-antico-borgo-disabitato-la-grande-cucina-friulana-di-tradizione.html">leggi qui</a>, <em>ndr</em>), dove <strong>Gianni</strong> ha insegnato per un anno il suo sapere e dove hanno assorbito la sua filosofia; poi <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32895/ristoranti/al-cacciatore-de-la-subida.html">Al Cacciatore de La Subida</a> di Corm&ograve;ns (Gorizia) il cui chef, <strong>Alessandro Gavagna</strong>, interpreta la propria cucina con lo spirito di <strong>Cosetti</strong>&raquo;.&nbsp;[[ima16]][[ima17]][[ima18]][[ima19]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3>&ldquo;Il cuoco pi&ugrave; moderno che l&#39;Italia abbia avuto&rdquo;</h3>

<p><strong>Luigi Veronelli</strong> defin&igrave; <strong>Cosetti</strong> &ldquo;Il cuoco pi&ugrave; moderno che l&#39;Italia abbia avuto&rdquo;. <strong>Gianni Mura</strong>, era la met&agrave; degli anni Ottanta, scrisse: &ldquo;Si parla di filiera, di mappatura di trasparenza del percorso produttore-consumatore e quasi sempre &egrave; il cuoco a garantire in prima persona la qualit&agrave; del cibo, &egrave; lui a individuare non solo le materie prime, ma anche a rinsaldare il legame con i produttori, allevatori, cacciatori. Queste cose <strong>Cosetti</strong> le ha sempre fatte. Per questo i suoi piatti gli sono sopravvissuti. Perch&eacute; <strong>Cosetti</strong>, attraverso un&#39;espressione culinaria popolare, tenta di interpretare l&rsquo;indole spiccatamente individualista della gente di montagna. <strong>Gianni</strong> &egrave; uno storico della cucina e antepone la pratica alla teoria. Un poeta che evidenzia una passione intrecciata per l&#39;umano e il suo ambiente, elemento scatenante per il recupero della memoria e dei fondamenti della propria identit&agrave;.</p>

<p>[[ima15]]Nel 1995 diede alle stampe il suo gi&agrave; citato libro <em>Vecchia e nuova cucina di Carnia</em>. Scrisse: &ldquo;Questo libro non vuole essere un trattato di cucina, ma una raccolta di ricette della mia terra. Ognuna di esse trova le sue origini nell&#39;ingegnosa cucina delle donne carniche&rdquo;. Commenta&nbsp;<strong>Annalisa Bonfiglioli</strong>, autrice di&nbsp;<em>Il mondo di Gianni Cosetti Cuoco di Carnia</em>&nbsp;(si pu&ograve; richiedere alla <a href="http://www.comunitamontanacarnia.it" rel="nofollow">Comunit&agrave; Montana della Carnia</a>):&nbsp;&ldquo;Il suo lavoro ha un carattere scientifico, ma al tempo stesso il lettore ha l&rsquo;impressione di trovarsi di fronte a un romanzo popolare che narra la storia di una terra dove i piatti ricoprono il ruolo dei protagonisti&quot;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gianni-cosetti-storico-chef-del-ristorante-roma-di-tolmezzo-foto-tratta-da-vecchia-e-nuova-cucina-di-carnia-1995-arti-grafiche-friulane.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41227/dallitalia/i-25-anni-dalla-morte-di-gianni-cosetti-lalchimia-dellorso-che-invento-il-futuro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Non è come ce l’aspettavamo: la sorpresa del ristorante Pepe by Langosteria</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41243/carlo-mangio/non-e-come-ce-laspettavamo-la-sorpresa-del-ristorante-pepe-by-langosteria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>No, non ce l&rsquo;aspettavamo davvero cos&igrave; il ristorante <a href="https://www.pepe.it/it" rel="nofollow">Pepe &ndash; Barra italiana</a>, nuova idea partorita dalla fertile mente di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21744/chef-e-protagonisti/enrico.html">Enrico Buonocore</a>, fondatore, ceo nonch&eacute; proprietario, a parit&agrave; di quote con quell&rsquo;<em>Archive</em> che &egrave; family office della famiglia <strong>Ruffini</strong> (<em>Moncler</em>, per dire uno dei suoi brand), del <em>Gruppo Langosteria</em>&nbsp;(<em>Pepe</em> ha aperto al quarto piano di quel prestigioso Palazzo Lancia al cui quinto ha preso sede <em>Langosteria Montenapoleone</em>, insegna numero quattro in citt&agrave;, e al sesto il <em>Langosteria Ally&rsquo;s Bar</em>).</p>

<p>Dicevamo dunque come non ce l&rsquo;aspettassimo cos&igrave;, <em>Pepe</em>: perch&eacute; poco meno un paio di mesi fa, quando &egrave; iniziata a girare la voce che per questo progetto <strong>Buonocore</strong> aveva prima a lungo corteggiato uno stimato chef di puro fine dining, il veneto <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/9299/chef-e-protagonisti/luca.html">Luca Fantin</a>, infine inducendolo a dire s&igrave; e dunque riconducendolo in Italia dopo i <em>lustri-durati-tre-lustri</em> al <em>Bulgari</em> di Tokyo, si poteva ben pensare che la visionaria creativit&agrave; imprenditoriale di &quot;mister Langosteria&quot; avesse ceduto a una tentazione in passato sempre respinta, quella di puntare a quello che si definisce solitamente &ldquo;ristorante stellato&rdquo;. <strong>Fantin</strong> pareva la persona giusta, la sede prestigiosa, il gruppo tanto solido da poterselo permettere. Insomma, uno scenario&nbsp;ovvio.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Ma appunto: no.&nbsp;<em>Pepe</em> non &egrave; come ce l&rsquo;aspettavamo. E a occhio e croce non &egrave; un male, <strong>Buonocore</strong> ha avuto una bellissima idea differente e ha spiazzato. (D&rsquo;altra parte, che sia un gran talento nell&rsquo;imprenditoria di settore &egrave; dimostrato dall&rsquo;aver creato e condotto al successo in pochi anni un brand che oggi fattura sui 65 milioni di euro all&rsquo;anno, che ha colonizzato uno degli hotel pi&ugrave; prestigiosi di Parigi, che fa 600 coperti al giorno servendo pesce ai 1.800 metri sul livello del mare di St.Moritz, direttamente sulle piste da sci, e che si prepara ad atterrare anche a Londra e Porto Cervo, se ne dovrebbe parlare nei prossimi mesi, &laquo;siamo un po&rsquo; in ritardo&raquo;).</p>

<p><em>Pepe</em> non sar&agrave; l&rsquo;insegna fine dining del gruppo, nonostante la presenza di <strong>Fantin</strong>. Lo scontrino medio si dovrebbe anzi collocare un po&rsquo; al di sotto dell&rsquo;usuale <em>quota</em>-<em>Langosteria</em>, &laquo;saremo attorno agli 80 euro a pranzo, 100 a cena. Poi, ovvio, dipende dal vino&raquo;. <em>Pepe</em> sar&agrave; un format di casual dining, pur d&rsquo;alto livello, replicabile e soprattutto esportabile: un modello molto metropolitano e assai adatto a varcare le frontiere, &egrave; gi&agrave; nei piani aprire a Parigi e Londra &laquo;entro due o tre anni&raquo;, ma il sogno confessato &egrave; New York &laquo;dove una cosa come questa sono certo avrebbe (avr&agrave;? <em>Ndr</em>) un grandissimo successo&raquo;. <em>Pepe</em> &egrave; bellissimo, d&rsquo;eleganza non affettata, tra banconi scultorei in noce massello, cappe sospese color rosso mattone, superfici in terracotta e marmi Rosso Alicante &ndash; l&rsquo;interior design &egrave; stato curato dal team di architettura di <em>Fendi</em>. &Egrave; luminoso, dinamico. L&rsquo;elemento centrale &egrave; fornito dai suddetti tre massicci banconi, cui sono accostati 36 comodi sgabelli made in Friuli, per&ograve; la parola &ldquo;bancone&rdquo; piaceva poco a <strong>Buonocore</strong>, ecco allora la decisione di sostituirla con l&rsquo;equivalente spagnolo &ldquo;barra&rdquo; in&nbsp;<a href="https://www.pepe.it/it" rel="nofollow">Pepe &ndash; Barra italiana</a>. L&rsquo;italianit&agrave; &egrave; infatti l&rsquo;altro elemento caratterizzante, l&#39;obiettivo &egrave;&nbsp;celebrare la nostra cucina attraverso i suoi piatti pi&ugrave; iconici.</p>

<p>[[ima4]]Domanda: ma che c&rsquo;azzecca allora <strong>Luca Fantin</strong>? Ch&eacute;, gi&agrave; a vederli uno accanto all&rsquo;altro, <strong>Fantin</strong> e <strong>Buonocore</strong> paiono la notte e il giorno, il primo riservato e di poche parole, l&rsquo;altro esuberante e istrionico. &laquo;L&rsquo;ho dovuto corteggiare a lungo&raquo; spiega il patron, riferendosi allo chef. Chiaro che sulle prime quest&rsquo;ultimo possa aver nicchiato, di fronte a una proposta food diversa dalla sua usuale che era&nbsp;pi&ugrave; legata al fine dining classico, e all&rsquo;interno di un gruppo in cui dichiaratamente conta la forza del brand, il suo posizionamento, la sua visibilit&agrave;, la sua replicabilit&agrave;, ben pi&ugrave; di chi sia la toque in cucina (sfida: quanti di voi sanno il nome dell&rsquo;head chef di <em>Langosteria</em>?). E allora? <strong>Fantin</strong> &egrave; stato convinto dalla visionariet&agrave; del progetto, dall&rsquo;ambizione che sottende; <strong>Buonocore</strong> cita come concept di riferimento quello de <a href="https://jrobuchon.com/" rel="nofollow">L&rsquo;Atelier di Jo&euml;l Robuchon</a> &ndash; attualmente ce ne sono sei nel mondo, ma con insegne affini il gruppo vanta 29 locali in 4 continenti &ndash; per&ograve; il parallelismo ci sembra&nbsp;corretto solo in parte, l&igrave; l&rsquo;elemento fondante del gruppo era lo chef&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jo%C3%ABl_Robuchon" rel="nofollow">Jo&euml;l Robuchon</a>, mentre qui il gruppo gi&agrave; c&rsquo;&egrave; gi&agrave;, e si chiama <em>Langosteria</em>.</p>

<p>Ci vengono allora in mente similitudini alternative. <strong>Fantin</strong>, che assume la guida di tutta la proposta food del neonato brand <em>Pepe</em> - qui a Milano col flagship restaurant e poi nella prossime aperture &ndash; fa una scelta simile a quella di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/2560/chef-e-protagonisti/enrico.html">Enrico Panero</a>, che gi&agrave; da anni ha accantonato le ambizioni stellate per diventare chef-manager &ldquo;di sistema&rdquo;, figura chiave del mondo <em>Eataly</em>; e per qualche verso persino simile anche a quella di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19982/chef-e-protagonisti/diego.html">Diego Rossi</a>, che ha raggiunto il vero successo non col suo fine dining tradizionale degli inizi ma quando ha scelto di portare tecniche e know how dell&rsquo;alta cucina nel mondo della trattoria contemporanea.</p>

<p><strong>Fantin</strong> far&agrave; una cosa simile, solo che a un livello pi&ugrave; alto: casual dining, dicevamo, quindi i grandi piatti italiani, golosi, in condivisione, reinterpretati con la sua sapienza, &laquo;abbiamo lavorato sulla tecnica per alleggerire le ricette tradizionali, senza perdere in profondit&agrave;. Volevamo piatti ancora pi&ugrave; gustosi, ma anche pi&ugrave; delicati. La nostra &egrave; una proposta chiara, immediata, con poche regole e nessuna pressione per l&rsquo;ospite. Conta la generosit&agrave;, non l&rsquo;ego. Siamo tornati all&rsquo;essenza della cucina italiana, al di l&agrave; delle mode&raquo;. <em>Pepe</em> vuole diventare portabandiera di una cucina italiana classica-contemporanea, soprattutto all&rsquo;estero, un po&rsquo; come <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/583/chef-e-protagonisti/niko.html">Niko Romito</a> coi <em>Bulgari</em> sparsi nel mondo (qui c&rsquo;&egrave; un curioso corto circuito tra i due chef), ma in un ambiente pi&ugrave; informale, &laquo;io penso ai prossimi <em>Pepe</em> come locali che dialogano col circostante, al piano terra, aperti a un pubblico di passaggio, anche come working place e spazi&nbsp;per team building. No, non credo che collocarli dentro agli hotel possa essere la scelta pi&ugrave; giusta. Ma vedremo&raquo;, conclude <strong>Buonocore</strong>.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]A differenza dei <em>Langosteria</em>, da <em>Pepe</em> protagonista assoluto non &egrave; il pescato, il menu anzi risulta equamente suddiviso tra carne-pesce-verdure, &laquo;33% ciascuno&raquo; sintetizza il patron. Che ci regala anche un aneddoto interessante, sulla genesi di un piatto: &laquo;Avevo in mente il carpaccio anni Ottanta. Hai presente quel carpaccio di sottofiletto, condito con olio, pepe e sale e servito su un piatto rovente, che era un must di certa ristorazione borghese di 40/50 anni fa? Ho detto a <strong>Luca</strong>: studiami qualcosa del genere, come sai fare tu, ovviamente con grande materia prima. Lui all&#39;inizio era perplesso, mi diceva che era un piatto troppo semplice&raquo;. Poi s&#39;&egrave; deciso e l&#39;esito &egrave; eccellente: ecco in menu il <em>Carpaccio di filetto anni 80</em>, con la carne marinata, poi rapidamente rosolata, tagliata a fettine, servita sul piatto caldo con una salsa speciale a base di brodo di manzo ridotto pi&ugrave; una pioggia rucola e lamelle di grana. Assaggio delizioso, che indica bene il plus che <strong>Fantin</strong> pu&ograve; apportare, e anche il sapore della sfida che ha deciso di affrontare: prendere piatti &ldquo;ovvi&rdquo; e dare loro linfa, in una lettura insieme semplice ma raffinata.</p>

<p>[[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]]Ci riesce anche con altri bocconi che ci siamo goduti. Quali? <em>Insalata&hellip;alla brace</em>, buonissima, sette tipologie di insalata in tre cotture diverse (nonch&eacute; a crudo), con vinaigrette al miele e pomodoro e lamelle di pecorino sardo; poi <em>Peperoni alla brace con salsa tonnata e capperi</em>, ovviamente voluttuosi; quindi una impegnativa <em>Valdostana di vitello</em>, dalla panatura perfetta, farcita con fontina Dop e prosciutto cotto affumicato Capitelli, fa gi&agrave; pasto a s&eacute;; quindi un&#39;altra gemma, squisitissime <em>Tagliatelle giallo a Milano</em>, &laquo;l&rsquo;unione delle <em>Fettuccine all&#39;Alfredo</em> col <em>Risotto alla milanese</em>&raquo;, ossia tagliatelle ben condite con burro, parmigiano e zafferano, poi innaffiate di strepitoso ristretto di ossobuco e pistilli di zafferano di Navelli:&nbsp;<strong>Fantin</strong> trova un equilibrio magistrale, il piatto far&agrave; furore, diverr&agrave; un signature. Si chiude con <em>Riso e&nbsp;latte</em> con vaniglia e nocciole caramellate, i dessert sono a cura di <strong>Daniele Bonzi</strong>.</p>

<p>[[ima11]]Cosa invece ci ha convinto di meno? Il <em>Pollo allo spiedo con cavolo riccio e patate</em> &egrave; uno spiedino di pollo (buono) con cavolo riccio (dalle foglie meravigliosamente croccanti) ma con un eccesso di golosit&agrave; nel pur&egrave; di patate, che diventa un di troppo un po&#39; pasticciato. Poi il pane, morbido, all&rsquo;olio, invece di fragranti pagnotte che preferiremmo e alle quali siamo ormai avvezzi, ma <strong>Buonocore</strong> ce lo spiega cos&igrave;: &laquo;&Egrave; per facilitare la scarpetta. D&#39;altra parte, io il pane quasi non l&#39;avrei neanche messo... Per&ograve; era impossibile, fa Italia&raquo;. Finir&agrave; che avr&agrave; ragione lui anche questa volta.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pepe-fantin-buonocore-2-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41243/carlo-mangio/non-e-come-ce-laspettavamo-la-sorpresa-del-ristorante-pepe-by-langosteria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Sci, panorama, gusto: AlpiNN e il nuovo sguardo sulla montagna di Niederkofler</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41237/dallitalia/sci-panorama-gusto-alpinn-e-il-nuovo-sguardo-sulla-montagna-di-niederkofler.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Con le Olimpiadi, la montagna &egrave; tornata a essere protagonista. Tra una gara e una premiazione, discese sugli sci, ciaspolate e panorami che lasciano senza fiato, il momento del pranzo in quota pu&ograve; trasformarsi in un vero e proprio rito: non pi&ugrave; una semplice pausa funzionale, ma un&rsquo;esperienza capace di raccontare il territorio attraverso il gusto. Pranzare sulle piste significa lasciarsi sorprendere da proposte gastronomiche che vanno oltre i grandi classici della tradizione alpina, aprendo la strada a interpretazioni contemporanee e creative, sempre legate agli ingredienti locali.</p>

<p>Tra le vette delle Alpi e le Dolomiti altoatesine, a 2.235 metri di altitudine sulla cima del Plan de Corones, Kronplatz in tedesco, sorge il ristorante <a href="https://alpinn.it/it/" rel="nofollow">AlpiNN by Norbert Niederkofler</a>, un luogo in cui alta cucina, paesaggio e cultura dialogano in modo armonico.&nbsp;</p>

<p><em>AlpiNN</em> nasce come parte di un ambizioso progetto di riqualificazione dell&rsquo;ex stazione a monte della vecchia funivia e viene inaugurato nel dicembre 2018 (la struttura originale &egrave; del 1962) e si trova all&rsquo;interno dello stesso edificio che ospita <a href="https://www.lumenmuseum.it/it-it" rel="nofollow">Lumen</a>, il museo dedicato alla fotografia di montagna, e a poche decine di metri dal <a href="https://www.messner-mountain-museum.it/it/" rel="nofollow">Messner Mountain Museum</a>, il museo dedicato all&rsquo;alpinismo progettato dallo studio di <strong>Zaha Hadid</strong>. Fin dai primi mesi dell&rsquo;apertura, si afferma come una destinazione obbligatoria per gli appassionati di cucina d&rsquo;autore e per chi vive la montagna come esperienza autentica, diventando rapidamente un punto di riferimento nel panorama gastronomico alpino.</p>

<p>[[ima2]]Perfettamente integrato in uno scenario naturale di rara bellezza, <em>AlpiNN</em> interpreta la montagna non solo come contesto, ma come vera protagonista. Il design degli interni, firmato da <strong>Martino Gamper</strong>, riflette e traduce nello spazio la filosofia &ldquo;Cook the Mountain&rdquo; di Niederkofler, un approccio che valorizza il territorio, le sue risorse e il suo ritmo, tutela la biodiversit&agrave; e promuove una cucina etica trasformando l&rsquo;altitudine in un elemento essenziale dell&rsquo;esperienza culinaria.</p>

<p><em>AlpiNN</em> racchiude sotto lo stesso tetto diverse anime, ognuna raccontata attraverso una proposta gastronomica in continua evoluzione. Il <em>Food Space</em> &egrave; il bistrot dinamico e informale che interpreta la filosofia di Niederkofler con piatti stagionali, creativi e accessibili, pensati per chi cerca un&rsquo;esperienza autentica e conviviale in alta quota.&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]Novit&agrave; del 2026 &egrave; <a href="https://alpinn.it/it/explore-alpinn/186-3-the-view-it" rel="nofollow">The View</a>, la nuova avventura gourmet pensata per ridefinire il concetto di alta cucina in quota. Con soli 8 tavoli affacciati sulle grandi vetrate panoramiche, The View regala una delle vedute pi&ugrave; spettacolari dell&rsquo;arco alpino, dalle Dolomiti alle Alpi della Valle Aurina, trasformandosi in una vera e propria finestra sospesa sulla montagna. Un luogo intimo e privilegiato, dove lo sguardo si perde tra vette innevate e nuvole in movimento, mentre il palato intraprende un percorso degustazione, a 115 euro, che alterna alcuni dei piatti iconici dello chef - <em>C&rsquo;era una volta una trota, Risotto al pino mugo e faraona, Vitello e midollo</em> - alle creazioni del nuovo executive <strong>Matteo Gecchele</strong> (che da questo inverno ha preso il posto di <strong>Fabio Curreli</strong>) e abbinamenti studiati con cura dalla sommelier <strong>Valeria Hinna Danesi</strong>.</p>

<p>The View per&ograve; non &egrave; solo un ristorante ma vuole essere un&rsquo;esperienza multisensoriale in cui la bellezza del paesaggio dialoga con la precisione e l&rsquo;eleganza della cucina in un equilibrio perfetto tra natura e innovazione gastronomica.</p>

<p>Gli interni, sempre progettati da <strong>Gamper</strong>, lo hanno trasformato in un rifugio contemporaneo dal design sostenibile che dialoga con la natura circostante e prende forma grazie al lavoro degli artigiani locali. Il legno &egrave; l&rsquo;elemento dominante: interpretato in chiave attuale, richiama le geometrie essenziali dei paesaggi montani. Le sedute reinterpretano la tradizionale <em>stube</em>, mentre i tavoli modulari e le lampade in pergamena che scorrono su binari offrono flessibilit&agrave; e dinamismo allo spazio. Il soffitto &egrave; rivestito con pannelli in loden, tessuto tipico tirolese, e il pavimento in legno di larice della Valle Aurina rielabora in chiave attuale il classico parquet tirolese.</p>

<p>[[ima4]]&laquo;Volevo due elementi fondamentali&raquo;, racconta <strong>Norbert Niederkofler</strong>, &laquo;portare nel ristorante la filosofia del cucinare in montagna, cio&egrave; ci&ograve; che facciamo in cucina, e tradurre l&rsquo;essenza stessa della montagna nel linguaggio del design. L&rsquo;obiettivo era creare un autentico salotto alpino, una sfida non semplice in uno spazio caratterizzato da ampie pareti di vetro, completamente aperte sul paesaggio circostante. La trasformazione della location &egrave; nata da una naturale esigenza di evoluzione: continuare a raccontare la montagna con uno sguardo nuovo, senza mai perdere il legame con le sue radici profonde&raquo;.</p>

<p><em>AlpiNN</em> diventa cos&igrave; un luogo in cui design e gastronomia dialogano con il paesaggio, trasformando ogni visita in un&rsquo;esperienza multisensoriale, dove la montagna non &egrave; solo osservata, ma vissuta attraverso il gusto e l&rsquo;emozione.&nbsp;&laquo;Attraverso esperienze diverse in un&rsquo;unica destinazione&raquo;, spiega lo chef, &laquo;puntiamo a portare l&rsquo;alta cucina a nuove altezze. Non si tratta solo di celebrare il territorio e i suoi sapori autentici ma ispirando anche a un modo pi&ugrave; consapevole di vivere la cucina e la natura&raquo;.</p>

<p>A completare l&rsquo;offerta a met&agrave; dicembre ha aperto <em>The Lounge</em>, la nuova welcome area pensata come luogo di incontro e relax tra una discesa e l&rsquo;altra o per un aperitivo con le tapas creative dello chef <strong>Gecchele</strong>, accompagnate da cocktail e una selezione di vini ricercata, musica dal vivo e performance artistiche.&nbsp;In vista della stagione estiva, la <em>Terrace</em> sar&agrave; completamente rinnovata, trasformandosi in un elegante spazio all&rsquo;aperto dove ritrovarsi, sorseggiare un drink e lasciarsi avvolgere dalla luce e dai panorami mozzafiato della montagna.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-alpinn-interior-8.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41237/dallitalia/sci-panorama-gusto-alpinn-e-il-nuovo-sguardo-sulla-montagna-di-niederkofler.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Bere come viaggiare: l’Italia raccontata da Manifattura</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41181/shake-shock/bere-come-viaggiare-litalia-raccontata-da-manifattura.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci sono locali che inseguono le tendenze e altri che, pi&ugrave; semplicemente, continuano a farsi riconoscere. A Firenze, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35223/locali/manifattura.html">Manifattura</a> appartiene senza sforzo alla seconda categoria. Non perch&eacute; resti fermo, ma perch&eacute; sceglie una direzione precisa e ci lavora sopra, giorno dopo giorno, senza bisogno di dichiararlo a voce alta. L&rsquo;idea di fondo &egrave; sempre la stessa e proprio per questo funziona. Raccontare l&rsquo;Italia attraverso il bere, senza stereotipi e senza nostalgia di maniera. Qui l&rsquo;Italia non &egrave; una bandiera sventolata, ma una somma di gesti, materie prime, scelte nette. &Egrave; fatta di strade percorse davvero, di soste improvvisate, di ricordi che hanno pi&ugrave; a che fare con un bar di provincia o una curva vista mille volte che con l&rsquo;immaginario patinato da rivista.</p>

<p>[[ima2]]I cocktail seguono questa logica. Non cercano l&rsquo;effetto speciale n&eacute; l&rsquo;esotismo a tutti i costi. Preferiscono costruire un racconto fatto di equilibrio e carattere, dove ogni ingrediente ha un senso e una provenienza riconoscibile. Ci sono bicchieri che evocano l&rsquo;aria fredda delle montagne, altri che portano addosso il sole e la sapidit&agrave; del mare, altri ancora pi&ugrave; asciutti e diretti, come certi paesaggi dell&rsquo;entroterra. Tutto scorre in modo naturale, senza bisogno di spiegazioni infinite. A tenere il volante c&rsquo;&egrave; <strong>Francesco De Rosa</strong>, insieme a <strong>Niccol&ograve; Desiati</strong> e ai bartender <strong>Edoardo Fortini, Marco Stefanelli </strong>e <strong>Kristen Pirot</strong>. Loro&nbsp;hanno dato forma a una geografia liquida che attraversa l&rsquo;intera penisola. Il risultato &egrave; una miscelazione che non cerca l&rsquo;effetto wow facile, ma costruisce identit&agrave;. Un&rsquo;Italia liquida che attraversa boschi, coste, campagne, porti e isole senza mai cadere nel folklore.</p>

<p>[[ima5]]In questo viaggio liquido<strong> </strong>emergono tappe che raccontano l&rsquo;Italia con linguaggi e sensibilit&agrave; diverse,<strong> </strong>nel nuovo menu lanciato da pochi mesi che prende il nome di <em>Autostrade</em>. Perch&eacute; tutte le strade italiane portano a<strong> </strong><em>Manifattura.</em>&nbsp;Dal <em>Trentino&ndash;Alto Adige</em> arriva un cocktail che profuma di boschi e rifugi, costruito su Rum Walcher, sciroppo di strudel, acido tartarico e una soda al pino che restituisce l&rsquo;aria fresca delle quote alte. Scendendo verso il mare, la<em> </em><em>Liguria</em> prende forma in un drink che unisce Gin Gino, cordiale al basilico, pinoli e limone: un&rsquo;uscita autostradale che sa di pesto, vento salmastro e luce mediterranea. Nel cuore del Centro Italia, la <em>Toscana</em> diventa un intreccio deciso di Trasversale gin, Baldoria rosso, Baldoria dry rosso e Bitter Campari: un sorso che sembra attraversare colline, strade bianche e vecchi bar di paese. La strada piega poi verso Sud, fino alla <em>Puglia</em>, dove Muma gin incontra pomodoro all&rsquo;acqua di cozze, Bloody Mary mix, lime e un tocco di birra: un omaggio diretto al mare, ai porti, all&rsquo;estate infinita del tacco d&rsquo;Italia. La <em>Sicilia</em>, infine, si accende in un bicchiere che intreccia Grappa Nardini, liquore Etna al fico d&rsquo;India, latte di mandorla e crema di pistacchio, restituendo la sensazione di un&rsquo;isola che &egrave; sempre un mondo a parte, fatta di contrasti, dolcezze e lava.</p>

<p>[[ima3]]Anche l&rsquo;atmosfera accompagna questo modo di pensare. Il richiamo ai Seventies non &egrave; un esercizio di stile, ma un invito a rallentare, a guardarsi intorno, a vivere il tempo del bar come uno spazio sospeso. Colori morbidi, dettagli che parlano di viaggio e movimento, un&rsquo;estetica che non invade. Come una vecchia playlist messa al momento giusto. Negli ultimi mesi, questa visione si &egrave; allargata anche al cibo. Non come contorno distratto, ma come parte dello stesso racconto. La collaborazione con il pizzaiolo <strong>Jos&eacute; Pereira </strong>va in questa direzione.</p>

<p data-end="1650" data-start="1293">[[ima4]]Piccole pizze pensate per stare accanto ai cocktail. Un dialogo fatto di impasti, sapori e abbinamenti che non cercano di stupire, ma di funzionare davvero. Alla fine <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35223/locali/manifattura.html">Manifattura</a> resta fedele a se stessa. Un luogo&nbsp;che continua a costruire un&rsquo;identit&agrave; solida, bicchiere dopo bicchiere. Un posto dove le strade contano pi&ugrave; della destinazione e dove, seduti al bancone, &egrave; facile riconoscere quella sensazione rara di sentirsi nel posto giusto, senza dover sapere esattamente perch&eacute;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/shooting-manifattura-81.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41181/shake-shock/bere-come-viaggiare-litalia-raccontata-da-manifattura.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Jacopo Ticchi e il nuovo menu di Da Lucio: «Per me rappresenta una svolta»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41236/dallitalia/jacopo-ticchi-e-il-nuovo-menu-di-da-lucio-per-me-rappresenta-una-svolta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Di <strong>Jacopo Ticchi</strong> e del suo ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/27760/ristoranti/da-lucio.html?geo=1">Da Lucio</a> a Rimini scriviamo da diversi anni su queste pagine, seguendone la costante evoluzione e trovando, ogni volta, qualcosa di nuovo da raccontare. Dalla <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/28234/carlo-mangio/la-frollatura-del-pesce-spiegata-da-jacopo-ticchi-e-gustata-da-noi-in-una-ventina-di-assaggi.html">frollatura del pesce</a> che ha fatto conoscere il giovane chef romagnolo, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/30546/dallitalia/condivisione-gioco-spettacolo-il-menu-degustazione-di-jacopo-ticchi-e-uno-straordinario-spiedo.html">all&#39;approccio nose to tail</a> applicato ai prodotti ittici, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/31443/dallitalia/da-lucio-a-rimini-il-menu-del-fermo-pesca-apre-nuovi-orizzonti-per-la-cucina-di-jacopo-ticchi.html">dal fermo pesca</a> affrontato con un coraggioso cambio di proposta alla riorganizzazione del menu <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/458/35946/ig2024-la-disobbedienza/come-profondo-il-mare-di-jacopo-ticchi-che-arrivera-anche-a-identita-milano-2024.html">attorno alle tecniche di cottura</a>, fino <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/36955/dallitalia/il-nuovo-jacopo-ticchi-intervista-con-lo-chef-di-da-lucio-che-dal-17-settembre-traslochera-in-mezzo-al-mare.html">al trasloco alla Darsena</a> &mdash; &laquo;letteralmente in mezzo al mare&raquo; &mdash; con l&#39;abbandono della denominazione di trattoria, nell&#39;autunno 2024. Un percorso che &egrave; valso al ristorante anche una meritata e attesa prima stella Michelin, pochi mesi fa.</p>

<p>&Egrave; proprio per questa natura mutevole che una cronaca puntuale della nostra ultima visita, a met&agrave; gennaio, non avrebbe avuto senso pubblicarla: era gi&agrave; in arrivo un nuovo cambiamento, come abbiamo scoperto mentre eravamo impegnati a godere della <em>Ricciola cruda, alloro e cannella</em>, degli <em>Spaghetti caramellati alla cipolla, polpo crudo e granita di pompelmo e acqua di mare</em>, e ancora del meraviglioso <em>Brodetto di pesci, molluschi e crostacei cotto nel forno a legna</em>...</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Eccoci arrivati all&#39;annuncio: da venerd&igrave; 20 febbraio <em>Da Lucio</em> propone un percorso degustazione rinnovato, che <strong>Ticchi</strong> ci ha raccontato in anteprima. Sono passate alcune settimane, poich&eacute; questo &egrave;&nbsp;un menu su cui lo chef ha ragionato a lungo, insieme al suo team. Una riflessione che inizialmente lo aveva portato a ipotizzare due percorsi degustazione distinti: uno ispirato ai codici del grande ristorante di pesce classico, l&#39;altro pi&ugrave; orientato alla ricerca e all&#39;indagine sulla materia marina. Ma nelle settimane di lavoro, <strong>Ticchi</strong> si &egrave; reso conto che quella separazione non reggeva.</p>

<p>&laquo;Nella costruzione di quei due menu mi sono accorto che i piatti che avrebbero dovuto essere di puro godimento, senza troppo ragionamento dietro, erano in realt&agrave; piatti in cui il pensiero restava comunque forte. I codici classici della cucina italiana &mdash; il gran crudo, il pesce al forno con le patate, il fritto &mdash; sono esattamente il nostro punto di partenza. &Egrave; stato questo a convincermi di concentrare tutto in un unico menu, una sola proposta&raquo;.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Un unico percorso, dunque, che lo chef presenta come un passaggio importante. Gi&agrave; nel 2024, raccontandoci la precedente evoluzione del menu, <strong>Ticchi</strong> aveva scelto la parola &laquo;profondit&agrave;&raquo; per descrivere la direzione della propria ricerca. Quella profondit&agrave; sembra aver prodotto oggi una nuova sintesi.</p>

<p>&laquo;In questo menu sento di aver superato&nbsp;un ulteriore gradino nel nostro percorso. Nonostante cambiamo i piatti quasi ogni giorno, lo schema &egrave; stato a lungo lo stesso e facevo fatica a trovare un punto di svolta: un passaggio che voltasse pagina senza tornare indietro, senza perdere il filo. Per me questo menu lo rappresenta. &Egrave; un lasciar andare qualcosa che mi legava: sono piccoli gesti, magari impercettibili per gli altri, ma per me hanno molto significato&raquo;.</p>

<p>&laquo;Il nostro lavoro oggi - spiega ancora -&nbsp;si afferma nell&#39;indagare il mare con uno sguardo da bambini, uno sguardo puro. Partiamo dalla cucina tradizionale italiana, da quei ragionamenti pi&ugrave; consolidati, e li interpretiamo con quello sguardo. Non c&#39;&egrave; bisogno di separare le due cose: sono la stessa&raquo;.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]Il menu si apre con un benvenuto che racconta bene questa unione di radicamento e ricerca: una piadina, tirata e cotta al momento, servita con un brodo caldo di accompagnamento e con canocchie maturate per tre giorni. &laquo;Le canocchie crude vengono lasciate in frigorifero ad asciugare&raquo; spiega <strong>Ticchi</strong>. &laquo;Si concentrano e assumono una consistenza quasi appiccicosa, molto golosa, simile a una bottarga fresca&raquo;.&nbsp;Seguono la <em>Rana pescatrice cruda in tre differenti maturazioni</em> e il <em>Gran crudo</em> &mdash; pesci, crostacei, molluschi e bivalvi &mdash; che aprono il percorso degustazione vero e proprio.</p>

<p>Le <em>Patate al pesce</em> sono tra le portate che meglio raccontano lo spirito del nuovo menu. L&#39;ispirazione viene da un classico che ogni cuoco conosce bene.&nbsp;&laquo;Il rombo al forno con le patate l&#39;ho fatto una marea di volte nei ristoranti in cui ho lavorato. E ho sempre avuto una passione particolare per quelle patate: in quel tipo di cottura il rombo rilasciava tutti i suoi liquidi e le patate diventavano il vero protagonista, morbide e croccanti allo stesso tempo, saporite di mare. Quelle patate mi hanno sempre emozionato: questa volta ci abbiamo dedicato un piatto intero&raquo;.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]Un piatto di patate che sa di pesce, dunque. Un approccio che richiama, nella nostra memoria, il lavoro sulle conserve e i condimenti ittici che <strong>Ticchi</strong> aveva messo a punto nell&#39;estate 2022, quando per il periodo del fermo pesca in Adriatico aveva proposto carni e verdure abbinate a salse e colature ricavate dal pesce: un&#39;esperienza che lo chef, allora, ci aveva detto avrebbe lasciato il segno.</p>

<p>Si prosegue con il <em>Rombo alla brace, la sua pelle e pelle di pollo</em>, e poi con il <em>Cefalo fritto, erbe amare e limoni di mare</em>, un piatto nato da una domanda precisa.&nbsp;&laquo;Mi sono chiesto perch&eacute; il fritto di pesce sia sempre buono, ma anche sempre omologato. Si dice che sia buona fritta anche una suola di scarpe, ed &egrave; perch&eacute; ci sono dei passaggi che rendono tutto uguale. Ho ragionato sulla polpa, creando una pastella molto croccante fuori ma tenendo il pesce praticamente crudo all&#39;interno, in modo che la sua carne sia riconoscibile al morso. Di solito il fritto &egrave; croccante fuori e si scioglie dentro: io volevo mantenere quella carnosit&agrave; che ci contraddistingue&raquo;.</p>

<p>&laquo;E poi - continua <strong>Ticchi</strong> - i condimenti: il fritto si accompagna quasi sempre a qualcosa di grasso e acido, una maionese o del succo di limone, con le aromatiche piuttosto basse. Noi abbiamo ragionato sull&#39;amaro come possibilit&agrave; di allungare il profilo aromatico: un trito di erbe amare e una granita al pompelmo. Il limone di mare &egrave; un elemento ricorrente nel nostro menu, che in questo caso allunga la profondit&agrave; del gusto del mare. A tre quarti del percorso, ti rigenera&raquo;.</p>

<p>[[ima10]][[ima11]]La <em>Razza cotta in crosta di pepe nero nel forno a legna, trippa di pesce al pomodoro</em> ripropone una tecnica gi&agrave; presente nel primissimo repertorio di <em>Da Lucio</em>, la crosta di pepe nero che restituisce l&#39;aromatica del pepe, caratteristica della Romagna, senza la persistenza piccante della macinatura.</p>

<p>La <em>Pasta con salsa italiana e terrina di quinto quarto</em> mantiene la posizione che le portate di pasta hanno da tempo&nbsp;nei menu di <em>Da Lucio</em>, verso la chiusura del percorso. In questo caso <strong>Ticchi</strong> ha scelto di servire una parte della pasta soltanto bollita, accanto a quella condita. &laquo;Volevo dare importanza alla pasta in s&eacute;, al suo gusto. &Egrave; una pasta di <strong>Filippo Drago</strong>, fatta con grano Perciasacchi. La pasta &egrave; sempre un veicolo di condimento: questa volta volevo che si sentisse anche da sola. Poi viene completata al tavolo con una terrina di teste e quinto quarto di pesce, che si scioglie e completa il piatto&raquo;.</p>

<p>A chiudere, un&#39;ulteriore esplorazione del mare, e di un suo protagonista nobile, trasportato per&ograve; in un dolce:&nbsp;il <em>Riso latte alla vaniglia, astice, gelato all&#39;astice e Hampden</em>.</p>

<p>Il nuovo percorso degustazione &egrave; disponibile da venerd&igrave; 20 febbraio.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Da Lucio</em><br />
viale Ortigara, 80<br />
Rimini<br />
+39.0541.1612020<br />
Chiuso gli interi mercoled&igrave; e gioved&igrave;, il venerd&igrave; a pranzo, la domenica a cena</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/fotojet-500.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41236/dallitalia/jacopo-ticchi-e-il-nuovo-menu-di-da-lucio-per-me-rappresenta-una-svolta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Wine Paris 2026: come è andata al più grande palcoscenico del vino al mondo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41234/dal-mondo/wine-paris-2026-come-e-andata-al-piu-grande-palcoscenico-del-vino-al-mondo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>Si &egrave; appena chiuso il sipario su&nbsp;<i>Wine Paris</i><i>&nbsp;2026</i>, e i numeri raccontano una storia molto chiara: oltre 6.500 cantine presenti di cui 1.350 italiane. Una coralit&agrave; imponente, un&rsquo;energia diffusa che ha attraversato padiglioni, lingue, stili e visioni. La sensazione - sempre pi&ugrave; condivisa tra gli addetti ai lavori - &egrave; che Parigi stia assumendo un ruolo centrale, quasi naturale, come nuovo baricentro internazionale del vino, insidiando il primato storico di&nbsp;<i>ProWein</i>, mentre&nbsp;<i>Vinitaly</i>&nbsp;resta, con coerenza, il grande palcoscenico identitario del vino italiano.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Parigi, del resto, non &egrave; soltanto una citt&agrave;: &egrave; un sistema. Tre aeroporti che la connettono al mondo, trasporti fluidi, un&rsquo;ospitalit&agrave; rodata che non si lascia travolgere dai picchi fieristici. Hotel e ristoranti non si trasformano in fortini inaccessibili, e l&rsquo;atmosfera resta quella di sempre, elegante e funzionale. Parigi &egrave; Parigi - e non &egrave; solo una formula.&nbsp; Una Francia ben rappresentata nel padiglione 7 e un clima di business misto a pubbliche relazioni dove esserci &egrave; fondamentale.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Ma oltre la superficie seducente dell&rsquo;organizzazione e dei numeri, resta la domanda che interessa davvero alle aziende: cosa si porta a casa? Parlando con diversi produttori - anche quelli del padiglione 5 dove primeggiava l&rsquo;Italia e una collettiva dell&rsquo; ICE diretto da <b>Luigi Ferelli,</b> delegato proprio a Parigi che ha elevato il valore delle relazioni. Il servizio di <i>matching</i> ha funzionato discretamente.</p>

<p>&Egrave; finita l&rsquo;epoca dell&rsquo;incontro fortuito che cambia le sorti di una cantina. Aspettare il contatto &ldquo;per caso&rdquo; &egrave; una strategia romantica, non commerciale. Oggi serve preparazione, analisi, una regia precisa. E soprattutto serve uno sguardo lucido sui mercati. Le aree mature - come gli Stati Uniti - restano imprescindibili, ma sempre pi&ugrave; complesse. Accanto a esse, si aprono territori meno saturi, forse meno immediati, ma capaci di offrire spazi di crescita e collaborazioni pi&ugrave; sostenibili come l&rsquo;India, per esempio.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Non a caso nella meravigliosa serata del <i>V d&rsquo; Or</i> sono arrivati i premi straordinari che hanno consacrato la modalit&agrave; internazionale di Wine Paris: una su tutte <b>Sonal C. Holland</b>, l&#39;unica Master of Wine dell&#39;India, che noi di <i>Bollicine del mondo</i> premiammo lo scorso anno con il premio Comunicatore 2025.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Ha ricevuto <i>l&rsquo;Awards V d&rsquo; Or &ldquo;Best Education &amp; Trasmission Wine&quot;</i> con la sua<b> </b><i>Sonal Holland Academy X Wine &amp; Spirit Education</i>. Con grande emozione sul palco ha detto una frase meravigliosa:&laquo;Col vino si pu&ograve; cambiare il mondo<b>, </b>dobbiamo farlo e mai come in questo momento storico&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>In effetti, essere in fiera ci ha permesso di esplorare il mondo del <i>no alcool</i> con curiosit&agrave;, un tema attuale sul quale sarebbe meglio comprendere il futuro del consumatore. Intervistando molti produttori stranieri, espositori di vini rossi, bianchi, rosati e bollicine zero alcool, il risultato &egrave; questo: non &egrave; una moda, ma una nicchia di mercato in crescita. Le generazioni pi&ugrave; giovani bevono meno vino dei propri genitori. Le persone in generale sono pi&ugrave; attente al proprio corpo, alla guida consapevole ma i prodotti in degustazione non ci hanno convinto, specie le variet&agrave; a bacca rossa, troppo dolci e con seri problemi di abbinamento con il cibo. Resta un mercato di nicchia da osservare. Non ci resta che attendere il 2027 quando Parigi dal 15 al 17 febbraio torner&agrave; ad essere la capitale mondiale del vino e non solo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-wine-paris-cinzia-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41234/dal-mondo/wine-paris-2026-come-e-andata-al-piu-grande-palcoscenico-del-vino-al-mondo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Dagli Scarello, al Agli Amici di Udine: come una grande maison all'italiana</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41231/carlo-mangio/dagli-scarello-al-agli-amici-di-udine-come-una-grande-maison-allitaliana.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Qualche considerazione al termine di una bellissima cena in un indirizzo ormai classico dell&rsquo;alta cucina in Italia, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32487/ristoranti/agli-amici-1887.html">Agli Amici</a> di Udine.<br />
&nbsp;</p>

<ol>
	<li>Da tempo gli <strong>Scarello</strong> - <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/597/chef-e-protagonisti/emanuele.html">Emanuele</a>&nbsp;e <strong>Michela</strong> - hanno intrapreso un percorso virtuoso volto a definire la propria casa madre di Udine come vera e propria maison, alla francese. Significa interpretare <em>Agli Amici 1887</em> come luogo del gusto prima che come cucina d&rsquo;autore, una &ldquo;casa&rdquo; &nbsp;con la sua storicit&agrave;, la continuit&agrave; familiare e il rapporto col territorio; significa, ancora, fare dello chef quasi il custode di tale h&eacute;ritage, in una linea genealogica o comunque temporale (non a caso, una delle ultime iniziative degli <strong>Scarello</strong> &egrave; stata creare una sezione nel menu dedicata ai &ldquo;<em>Piatti del cuore della famiglia Scarello</em>&rdquo; - qui si noti l&rsquo;uso del termine &ldquo;famiglia&rdquo;, non sono i &ldquo;piatti del cuore di <strong>Emanuele Scarello</strong>&rdquo;), con proposte che risalgono persino al 1960 (<em>Gnocchi di Godia e tartufo bianco</em>) e al 1989 (<em>Torta alla crema pasticciera e mele con gelato alla ricotta</em>). Come dice lo chef, non a caso utilizzando il concetto di &ldquo;custodia&rdquo;: &laquo;La memoria &egrave; l&rsquo;unico ingrediente che non si pu&ograve; comprare, ma si pu&ograve; soltanto custodire&raquo;. L&rsquo;accento non &egrave; tanto sull&rsquo;ego creativo ma sulla continuit&agrave;, tra classicismo e nuova eleganza. Incardinare <em>Agli Amici</em> a questa dimensione coerente consente poi di differenziale/dislocare la propria proposta: se <em>Agli Amici</em> &egrave; cos&igrave; forte da poter in qualche modo prescindere da <strong>Emanuele Scarello&nbsp;</strong>fisicamente presente e/o cucinante, diventa un brand &ldquo;esportabile&rdquo;, da qui la creazione delle nuove sedi di successo a&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35961/ristoranti/agli-amici.html">Rovigno</a> (2021. Unico due stelle di tutta la Croazia) e a Venezia (&ldquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36034/ristoranti/agli-amici-dopolavoro.html">Agli Amici Dopolavoro</a>&rdquo; sull&rsquo;Isola delle Rose, 2023).<br />
	<br />
	[[ima16]]</li>
	<li>Gli <strong>Scarello</strong> scelgono allora una prospettiva precisa: gestire da garanti/custodi &ndash; nonch&eacute; imprenditori del gusto &ndash; il loro brand, consolidandolo. E, in questo passo in avanti, farne uno all&rsquo;indietro, affidandosi maggiormente alla brigata, ai propri collaboratori. Presentano ad esempio <strong>Elia Calcinotto</strong> &ndash; teoricamente sous - come &ldquo;chef di <em>Agli Amici 1887</em>&rdquo; tout court. A&nbsp;un certo punto, durante la nostra cena,&nbsp;<strong>Scarello</strong> ci sta spiegando un piatto ma si interrompe, rivolgendosi a <strong>Elia</strong>: &laquo;Ma non far parlare me, racconta tu. &Egrave; la tua cucina!&raquo;.<br />
	&nbsp;</li>
	<li>Tale atteggiamento &egrave; tipico di chi progetta appunto di consolidare la propria maison, garantendole presente (anche con l&rsquo;attribuzione di responsabilit&agrave; ai propri collaboratori, dando loro spazio per stringerli a s&eacute;, ma fidelizzarli al gruppo) e futuro, grazie a una continuit&agrave; che viene costruita nel tempo. Viene in mente l&rsquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12827/ristoranti/osteria-francescana.html">Osteria Francescana</a>, negli ultimi anni interpretata da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/447/chef-e-protagonisti/massimo.html">Massimo Bottura</a> come luogo dove &laquo;esprimiamo la nostra biodiversit&agrave; culturale&raquo; data dal concorso di pi&ugrave; voci &ndash; e di pi&ugrave; imprinting gastronomici &ndash; apportati dai vari elementi della brigata. O <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11086/ristoranti/arnolfo.html">Arnolfo</a> di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/25607/chef-e-protagonisti/gaetano.html">Gaetano Trovato</a>. Un cambio di paradigma.<br />
	&nbsp;</li>
	<li>L&rsquo;operazione &egrave; affascinante e fertile. Comporta per&ograve; sempre un unico rischio: che, specie nella fase in cui tale meccanismo &egrave; ancora in costruzione e deve dunque sedimentarsi e rinforzarsi, sbiadisca un poco il fil rouge dato dalla mano e dalla personalit&agrave; forte di chef <strong>Scarello</strong>, a favore di un&rsquo;identit&agrave; gastronomica pi&ugrave; multiforme ma inevitabilmente non ancora del tutto consolidata. In questo, <strong>Scarello</strong> deve essere bravo a fare da elemento di sintesi, a riportare i tanti stimoli a un&rsquo;unicit&agrave; d&rsquo;autore, a far da guardia a un pensiero gastronomico comune, in modo tale che la sua firma &ndash; o la firma de <em>Agli Amici</em>, pi&ugrave; propriamente &ndash; rimanga riconoscibile.<br />
	<br />
	[[ima17]]</li>
	<li>In questo, <strong>Scarello</strong> &egrave; peraltro coraggioso. Proprio nel momento in cui tale processo &egrave; in atto, ha pensato a un menu &ndash; quello da noi assaggiato, si chiama <em>NuovaMente agliAmici</em> &ndash; che dichiaratamente &ldquo;apre&rdquo; moltissimo, anche col rischio appunto di perdere in termini di riconoscibilit&agrave;. Cos&igrave;, accanto a preparazioni che rappresentano l&rsquo;essenza del luogo, il suo spirito (e la dispensa sontuosa che va dalle Alpi Carniche all&#39;Adriatico), introduce elementi &quot;foresti&quot;, come il mole messicano interpretato per&ograve; &ldquo;all&rsquo;italiana&rdquo; (con peperone crusco e spezie calde: anice stellato, cannella, chiodi di garofano) o l&#39;aguachile (<strong>Scarello</strong> &egrave; stato molto colpito durante i suoi viaggi mex) che incorpora il friggitello.&nbsp;Noi siamo pi&ugrave; legati all&rsquo;identit&agrave; che gi&agrave; conoscevamo, perch&eacute; distingue <em>Agli Amici</em> - un luogo cos&igrave; legato al proprio terroir, un unicum distintivo &ndash; dai millemila ristoranti d&rsquo;haute cuisine che abbracciano sempre pi&ugrave; il cosmopolitismo culinario&nbsp;spesso imperante e alla fine standardizzante. Chi scrive, insomma, preferisce meno contaminazione, quando ci si trova distanti dalle grandi metropoli e vi &egrave; un&rsquo;areale di riferimento che &egrave; di per s&eacute; giacimento infinito. Ma, come dire, &egrave; solo un punto di vista, mentre l&rsquo;operazione complessiva dei nuovi <em>Agli Amici</em>&nbsp;risulta&nbsp;fruttifera e di prospettiva, quindi giustifica da sola s&eacute; stessa.<br />
	<br />
	[[ima18]]</li>
	<li>Anche dare tanto spazio agli agrumi &egrave; un &ldquo;esotismo&rdquo;, per un ristorante di Udine? Pu&ograve; essere: ma diventa una tentazione irresistibile, culturalmente stuzzicante e gastronomicamente eccellente quando ci si imbatte nel catalogo della <em>Fondazione Todol&iacute;</em>. La <a href="https://todolicitrusfundacio.org/en/" rel="nofollow">Todol&iacute; Citrus Fundaci&oacute;</a> &egrave; un progetto culturale e botanico creato da <strong>Vicente Todol&iacute;</strong> &mdash; storico direttore della <a href="https://www.tate.org.uk/visit/tate-modern" rel="nofollow">Tate Modern</a> e grande appassionato di agrumi &mdash; a Palmera, vicino a Gand&iacute;a (Valencia). &Egrave; una fondazione privata dedicata allo studio, alla conservazione e alla diffusione della biodiversit&agrave; degli agrumi. Non &egrave; solo un giardino, ma una piattaforma che unisce botanica, cultura gastronomica, arte contemporanea, ricerca agricola. L&rsquo;aspetto pi&ugrave; affascinante &egrave; il &ldquo;giardino degli agrumi&rdquo;, un grande agrumeto con mezzo migliaio di variet&agrave; provenienti da tutto il mondo. Tali prodotti finiscono in un catalogo destinato alla vendita, dal quale pescano grandissimi chef come <strong>Quique Dacosta, Ricard Camarena, Albert Adri&agrave;, Bruno Verjus, Jeremy Chan</strong>. Ed <strong>Emanuele Scarello</strong>, appunto. Che spiega: &laquo;Abbiamo scoperto veramente tantissimi agrumi di cui non sapevamo nemmeno l&#39;esistenza. E abbiamo scoperto una stagionalit&agrave; sorprendente: siamo abituati a pensare agli agrumi solo in alcuni periodi dell&rsquo;anno, mentre il novero della <em>Fondazione Todol&iacute;</em> copre come minimo dieci mesi, praticamente in ogni momento dell&rsquo;anno possiamo ricevere agrumi freschi, sempre diversi, che ci donano mille sfumature&raquo;. Ecco la loro presenza diffusa nel menu.</li>
</ol>

<p>&nbsp;</p>

<p>Tutto ci&ograve; detto, vi lasciamo a immagini, parole e impressioni della nostra bellissima cena al <em>Agli Amici</em>.&nbsp;[[ima19]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TUTTI I NOSTRI ASSAGGI, foto di Tanio Liotta</strong></p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima13]][[ima14]][[ima15]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/amicifabrice-gallina-2022-1182.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41231/carlo-mangio/dagli-scarello-al-agli-amici-di-udine-come-una-grande-maison-allitaliana.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Confine e gli altri: gli indirizzi più amati da Stanley Tucci in Italia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41232/dallitalia/confine-e-gli-altri-gli-indirizzi-piu-amati-da-stanley-tucci-in-italia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Oltre 10 milioni di pizze sono state ordinate durante il <em>Super Bowl</em>, tra gli eventi sportivi pi&ugrave; attesi e amati negli States. E per quanto abbiamo applaudito al&nbsp;messaggio lanciato dalla star latina <strong>Bad Bunny</strong>, protagonista dell&rsquo;intervallo musicale, c&rsquo;&egrave; un highlight che ci ha entusiasmati ancora di pi&ugrave;, da pizza-lover quali siamo: tra gli spot in onda, ecco comparire un che di familiare. E no, non ci riferiamo solo all&rsquo;attore statunitense (con solide radici calabresi) <strong>Stanley Tucci</strong>&hellip;&nbsp;Perch&eacute; accanto alla superstar, ecco il duo <strong>Francesco Capece</strong> e <strong>Mario Ventura</strong> e con loro, la grande pizza di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35119/locali/confine.html" target="_blank">Confine</a> a Milano. Fritta, poi passata in forno: morso croccante, pomodoro, mozzarella di bufala, olio extravergine d&#39;oliva. &ldquo;Semplice non vuol dire facile&rdquo; direbbero i <em>Confine boys</em>, e noi aggiungiamo: vuol dire semplicemente spaziale.&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>Tucci </strong>impazzisce, trovando unica quella consistenza attraverso la quale questi ragazzi il confine lo hanno abolito, dando vita a qualcosa di unico nel suo genere. Ma <em>Confine</em> &egrave; solo uno dei tanti indirizzi che <strong>Tucci</strong> ha scovato e osannato durante i suoi viaggi in Italia, insegne ormai note al mondo intero, assaporate e prese a morsi negli episodi delle serie televisive di successo <em>Stanley Tucci: searching for Italy</em>, in onda su CNN,&nbsp;<em>Tucci in Italy</em> prodotta da<em> National Geographic</em> e distribuita su <em>Disney+&nbsp;</em>e, la pi&ugrave; recente, <em>La Tucci Vita </em>trasmessa sul&nbsp;canale<em> NBC Sports</em>.</p>

<p>In tutti i casi la missione &egrave; una sola: raccontare il gusto verace d&rsquo;Italia, attraverso trattorie, grandi ristoranti, pizzerie, cocktail bar, osterie, ma anche prodotti e tradizioni in un itinerario entusiasmante, che prosegue di regione in regione. Pendiamo dalle labbra dei suoi assaggi, amiamo seguirlo nelle cucine mentre si lascia incuriosire da profumi, gesti e dalla sapienza che le attraversano, minimizzando del tutto la spettacolarizzazione: protagonista assoluta della scena altro non &egrave; che la semplice grandiosit&agrave; della nostra tavola. Il morso, il gusto, la persistenza dei sapori sul palato, il senso di sorpresa: la capacit&agrave; narrativa di <strong>Tucci</strong> &egrave; un invito a riscoprire ci&ograve; che forse gi&agrave; conosciamo a menadito, ma che raccontato da chi arriva da lontano, assume una luce nuova, e si riveste di una bellezza seducente che inorgoglisce.</p>

<p>Quanta pi&ugrave; attenzione daremo adesso al &ldquo;crunch&rdquo; di quella fetta beata in un menu degustazione da <em>Confine</em>. Poi, diciamocelo: <strong>Tucci </strong>piace perch&eacute;, vuoi per le sue origini italiane, vuoi perch&eacute; non rappresenta il classico belloccio, trasuda una naturalezza che conquista, una raffinata normalit&agrave;; &egrave; ambasciatore del buono&nbsp;che non ha bisogno di mettersi in posa: insomma, <strong>Tucci </strong>piace perch&eacute; ha l&rsquo;aria di essere uno di noi.</p>

<p>Ma quali sono gli indirizzi da gustare in Italia che l&rsquo;attore porta nel cuore? Ne abbiamo raccolti una piccola parte, perch&egrave; a questi si aggiungono tante altre realt&agrave; di qualit&agrave;.&nbsp;Dal ristorante <em>Da Vittorio</em> a Brusaporto (Bergamo), poi il <em>Qafiz</em> a Santa Caterina d&#39;Aspromonte (Reggio Calabria),&nbsp;<em>I Pupi</em> a Bagheria (Palermo), la <em>Trattoria da Nino</em> a Taormina, <em>Armando al Pantheon</em> a Roma, <em>l&#39;Osteria del Cinghiale bianco </em>a Firenze, l&#39;<em>Osteria del Sole</em> a Bologna, <em>Luigi Pomata</em> a Carloforte (Sulcis Iglesiente). E ancora, e ancora e ancora...</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RATAN&Agrave;</strong>, Milano<br />
[[ima7]]Non &egrave; solo uno dei migliori ristoranti di Milano per <strong>Stanley Tucci:</strong> il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12017/ristoranti/ratana.html" target="_blank">Ratan&agrave;</a> di <strong>Cesare Battisti</strong> &egrave; tra le sue insegne preferite al mondo, tanto da tornarci ogni volta che pu&ograve; per godersi i <em>the best of Ratan&agrave;,</em> cotoletta, risotto, ma soprattutto quella narrazione di prodotto e tradizione della terra lombarda cos&igrave; autentica, filtrata da chi l&rsquo;ha saputa trasportare in una contemporaneit&agrave; golosissima.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TRIPPA</strong>, Milano<br />
[[ima3]]Restiamo ancora a Milano, e questa volta ci spostiamo in zona Porta Romana, alla <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12680/ristoranti/trippa.html" target="_blank">trattoria Trippa</a> di <strong>Diego Rossi</strong>. Un indirizzo da applausi per quella straordinaria capacit&agrave; di riportare in tavola frattaglie, vegetali, ingredienti tutto sommato poveri, preparati per&ograve; con estrema cura, tanto da rendere l&rsquo;insegna in via Vasari tra le pi&ugrave; imprenotabili d&rsquo;Italia. Si tuffa <strong>Tucci:</strong> <em>trippa fritta, lumache, rognoni, l&rsquo;iconico vitello tonnato</em> e poi quelle meravigliose <em>Tagliatelle burro e parmigiano</em>, o come ama definirle lo stesso <strong>Stanley,</strong> &ldquo;<em>pure gold</em>&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MARCHESI 1824</strong>, Milano<br />
[[ima8]]Siamo nel cuore della Galleria Vittorio Emanuele. L&igrave; dove si respira la&nbsp;Storia di questa citt&agrave; che splende, la sua magnificenza, ma, spostandoci nel meraviglioso salotto di <a href="https://www.marchesi1824.com/eu/it.html" rel="nofollow">Marchesi 1824</a>, anche&nbsp;l&#39;odore di un ottimo caff&egrave;, di quell&#39;<em>espresso ristretto</em> che Stanley Tucci ordina al banco per godersi una dolce pausa&nbsp;dalle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. &laquo;Don&#39;t go to the Olympics. Just come here!&raquo; pronuncia convinto.&nbsp;<br />
[[ima9]]Gli basta affondare un morso deciso in una delle tante delizie&nbsp;proposte al banco, firmate dal maestro pasticciere di Marchesi 1824, <strong>Diego Crosara</strong>. La sua preferita? Un <em>Tortino di riso</em>, specialit&agrave; milanese: riso, crema pasticcera, uvetta. Tutto ci&ograve; che una giornata d&#39;inverno ti porta a desiderare.&nbsp;<br />
&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DIEGO FISH CLUB</strong>, Napoli<br />
[[ima4]]Da Milano&nbsp;alla Riviera di Chiaia a Napoli: probabilmente non avremmo conosciuto questa insegna se l&rsquo;attore americano non si fosse fermato qui per sublimarne innanzitutto l&rsquo;atmosfera, il cuore che pulsa nella cucina di questa locanda di mare superlativa dove arriva solo pesce locale, lavorato in maniera impeccabile dai fratelli <strong>Diego</strong> e <strong>Mario</strong> del <a href="https://www.instagram.com/diegoascensione/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank">Diego Fish Club</a> in Piazza dell&rsquo;Ascensione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PIZZERIA LA NOTIZIA</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>PIZZA FRITTA DA FERNANDA</strong>, Napoli<br />
Rimaniamo ancora un po&rsquo; a Napoli e, naturalmente, non possiamo fare a meno che parlare di pizza: &laquo;Per farla cos&igrave; buona, ci ho impiegato 40 anni; per cuocerla solo 45 secondi&raquo;. &Egrave; il maestro <strong>Enzo Coccia</strong> della pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35255/locali/la-notizia-53.html" target="_blank">La Notizia</a> ad accompagnare <strong>Stanley</strong> nella preparazione della pizza napoletana verace: l&rsquo;emozione parte da un profumo pazzesco che coglie poi il palato. E la pizza fritta? Fino a qualche anno fa, la tappa obbligata era nei Quartieri Spagnoli dove&nbsp;la <strong>signora Fernanda</strong>&nbsp;friggeva&nbsp;questi capolavori dorati: olio, amore, fantasia e quella magia che regala la combinazione di <em>mozzarella, cicoli, ricotta e pomodoro</em>.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LA PIOLA DA CELSO</strong>, Torino<br />
Si lascia tentare <strong>Stanley</strong>, si lascia incuriosire e poi convincere da parole che, nella loro musicalit&agrave;, accentuano il gusto, pronto a dipanarsi sul palato. E quando si parla di <em>bagna cauda</em>, c&rsquo;&egrave; solo una cosa da dire, solo una parola da ricordare:&rdquo;Puccia&rdquo;. Ed &egrave; esattamente quello che fa nella cucina di <strong>Elisabetta</strong> alla <a href="https://www.facebook.com/p/Piola-Da-Celso-100063452150637/" rel="nofollow" target="_blank">Piola da Celso</a>: <strong>Tucci </strong>puccia un gambo di cardo gobbo in una densa bagna cauda&hellip; La persistenza dell&rsquo;aglio poco gli frega, perch&eacute; questa specialit&agrave; &egrave; un sogno.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CASEIFICIO DICECCA</strong>, Altamura (Bari)<br />
[[ima6]]Non solo ristoranti, ma anche botteghe, e tra le tappe immancabili per <strong>Stanley Tucci</strong> in Puglia c&rsquo;&egrave; sicuramente il <a href="https://vitodicecca.it/" rel="nofollow" target="_blank">caseificio Dicecca</a>, e il cheese bar di famiglia, il <a href="https://www.instagram.com/baby.dicecca/" rel="nofollow" target="_blank">Baby.Dicecca</a>: un luogo idilliaco per gli amanti di qualsiasi diavoleria a base di latte da consumare immersi nella natura. <em>Caciocavalli, scamorze, burrate</em>, fino alle creazioni fuori di testa di <strong>Vito Di Cecca</strong> che, dopo aver viaggiato il mondo, torna ad Altamura con la convinzione di poter creare un <em>blue cheese</em> di Puglia. E ci riesce con sperimentazioni folli, e amatissime: da un incrocio a base di ripieno di burrata vaccina con blu di capra, grassezza assoluta, fino all&rsquo;<em>Amore primitivo</em>, un signor formaggio che si presenta a tutti gli effetti come una torta. In sostanza parliamo di un Blu della Murgia affinato per 100 giorno nel vino Primitivo passito, arricchito con amarene.&nbsp; &ldquo;Intense!&rdquo;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>URBAN ASSASSINERIA</strong>, Bari<br />
C&rsquo;&egrave; un&rsquo;insegna che manda fuori di testa <strong>Tucci</strong>, e lo fa perch&eacute; testimonia come anche noi italiani, cos&igrave; devoti alla tradizione, alla maniera originaria di fare le cose, spesso ci lasciamo corrompere dalla tentazione di infrangere le regole: come accade, per esempio, da <a href="https://www.urban.bio/" rel="nofollow" target="_blank">Urban Assassineria</a> di Bari, tempio dell&rsquo;Assassina. Qui, non solo la pasta non viene fatta cuocere in acqua bollente, come da canovaccio, ma viene bruciata. Calda, rovente, e anche piccantissima: da qui il nome assassina. Rientra cos&igrave;, tra le creazioni pi&ugrave; assurde mai assaggiare dall&rsquo;attore, un piatto che somiglia tanto alle persone che gli hanno dato i natali: focose, senza compromessi e in grado di andare oltre le regole.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ANTICO FORNO DELLA CASANA</strong> e <strong>THE COOK</strong>, Genova<br />
[[ima5]]Bari e la Liguria hanno in comune un prodotto da forno (strutturalmente molto diverso) che, in entrambi i casi, entra nel cuore al primo morso: la focaccia. Ora, chiunque bazzichi per Genova avr&agrave; in mente una risposta ben precisa alla richiesta di un indirizzo di riferimento per la migliore focaccia della citt&agrave;. <strong>Tucci </strong>pare abbia scelto la sua puntando su quella dell&rsquo;<a href="https://www.instagram.com/antico_forno_della_casana/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank">Antico Forno della Casana</a>. Affonda felice il morso in quella massa soffice, bella unta. Quello che non conosceva &egrave; la tradizione tutta ligure di intingere la focaccia in una tazza di caff&egrave; latte. &ldquo;Un&rsquo;assurdit&agrave;&rdquo;, pensa all&rsquo;inizio, almeno prima di abbandonarsi all&rsquo;assaggio, e ogni dubbio si dissolve: &egrave; la svolta. Seconda tappa, invece, alla tavola di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38113/ristoranti/the-cook-ivano-ricchebono.html" target="_blank">The Cook</a>, un luogo sontuoso, almeno quanto lo &egrave; il suo <em>Cappon magro</em>, che supera l&rsquo;idea originaria di realizzazione con prevalenza di pesce azzurro, merenda sostanziosa dei pescatori. Oggi, a comporre questo quadro iodato ci sono astice, scampi, gamberoni e, naturalmente, l&rsquo;immancabile apporto del pane ammollato nell&rsquo;aceto condito con salsa verde.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>FRADIS MINORIS</strong>, Pula (Cagliari)<br />
In Sardegna ci arrivi per tanti motivi: <strong>Tucci </strong>approda sull&rsquo;isola passando per una delle insegne pi&ugrave; interessanti, innanzitutto per la sua posizione, sospesa tra la laguna e il mare, e poi quel lavoro di ricerca immane sull&rsquo;ecosistema circostante e tutto ci&ograve; che questo regala, applicando tecnica e pensiero. Eppure &egrave; un gesto legato alla tradizione pi&ugrave; pura a ipnotizzare gli occhi di <strong>Tucci</strong> che seguono infaticabili le mani di <strong>Francesco Stara</strong> e quell&rsquo;abilit&agrave; tutta sua nel lavorare la fregola da cui nasce un piatto inamovibile nel menu del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11671/ristoranti/fradis-minoris.html" target="_blank">Fradis Minoris</a> servito con pescato crudo, sempre freschissimo. Poesia, tra mare e gesto.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/tucci-new-collage.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41232/dallitalia/confine-e-gli-altri-gli-indirizzi-piu-amati-da-stanley-tucci-in-italia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Il Capodanno Cinese è alle porte: tutti gli indirizzi dove festeggiarlo in Italia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41224/dallitalia/il-capodanno-cinese-e-alle-porte-tutti-gli-indirizzi-dove-festeggiarlo-in-italia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>THE ST. REGIS FLORENCE CON IL GUSTO DI XINGE</strong>, Firenze&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]Il 18 febbraio a partire&nbsp;dalle 19:00, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/33099/ristoranti/winter-garden-del-st-regis-gentian-shehi.html" target="_blank">Winter Garden Restaurant<strong> </strong></a>del<em> The St. Regis Florence</em> ospita una cena d&rsquo;autore dedicata al Capodanno Cinese, firmata dalla chef <strong>Xinge Liu</strong> de<em> <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/33099/ristoranti/winter-garden-del-st-regis-gentian-shehi.html" target="_blank">Il Gusto di Xinge</a></em>. L&rsquo;evento celebra l&rsquo;arrivo dell&rsquo;Anno del Cavallo con un percorso gastronomico ispirato al viaggio e al rinnovamento, tra atmosfere eleganti e suggestioni anni Venti. La serata unisce cucina creativa e intrattenimento tradizionale, con danza del dragone, performance dei leoni e musica dal vivo, trasformando l&rsquo;hotel in un palcoscenico culturale internazionale. &laquo;Continuare a coltivare un dialogo culturale aperto alla citt&agrave; &egrave; parte della nostra identit&agrave; pi&ugrave; autentica&raquo;, spiega <strong>Domenico Colella</strong>, General Manager di <em>The St. Regis Florence</em>. &laquo;Il percorso che propongo &egrave; un&rsquo;esplorazione multisensoriale che supera ogni confine -&nbsp;racconta chef <strong>Xinge Liu </strong>-&nbsp;Ho voluto trasporre la logica sartoriale dell&rsquo;alta moda nell&rsquo;arte culinaria, permettendo ai sapori asiatici di incontrarsi con un&rsquo;estetica lussuosa&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>BON WEI</strong>, Milano<br />
[[ima3]]Il ristorante<em> </em><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11340/ristoranti/bon-wei.html" target="_blank">Bon Wei </a>celebra il Capodanno Cinese con una cena speciale in programma oggi, 17 febbraio, firmata dallo chef<strong> Zhang Guoqing</strong>. Protagonista un <em>menu degustazione di dieci portate </em>ispirato alla simbologia dello zodiaco, accompagnato da champagne d&rsquo;autore le cui bottiglie sono state decorate&nbsp;dal creative designer <strong>Teo KayKay</strong>. L&rsquo;evento unisce alta cucina regionale cinese, arte e ritualit&agrave; contemporanea, trasformando la serata in un&rsquo;esperienza immersiva tra gusto e design. Dal benvenuto con<em> t&egrave; rosso </em>alla<em> Zuppa agropiccante di cernia</em>, dai <em>Longevity lamian </em>al<em> Branzino laccato alla shanghainese</em> fino al dessert al cioccolato e sesamo nero in forma di cavallo, il percorso racconta energia e trasformazione. In abbinamento, <em>Champagne Pol Roger R&eacute;serve Brut </em>e una selezione di vini curata da <em>Distribuendo Wine &amp; Spirits</em>, con possibilit&agrave; di wine pairing dedicato.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DRAGON KITCHEN,</strong> Milano<br />
A Milano c&rsquo;&egrave; anche chi sceglie un approccio pi&ugrave; informale per celebrare il nuovo anno lunare.<em> </em><a href="https://dragonkitchen.it/" rel="nofollow" target="_blank">Dragon Kitchen </a>dedica tutto il mese di febbraio a percorsi degustazione accessibili, pensati per un pubblico dinamico e curioso. Tra ravioli, riso saltato, anatra e proposte vegetariane, l&rsquo;esperienza punta su convivialit&agrave; e semplicit&agrave;, trasformando pranzo e cena in un&rsquo;occasione quotidiana per avvicinarsi alla cucina cinese contemporanea senza formalismi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DAO RESTAURANT</strong>, Roma<br />
[[ima4]]Ci spostiamo a Roma, dove <a href="https://www.daorestaurant.it/" rel="nofollow" target="_blank">Dao Restaurant </a>rappresenta un indirizzo raffinato in cui festeggiare il Capodanno Cinese tra piatti simbolici e atmosfera elegante. Nato dal progetto di <strong>Jianguo Shu </strong>e guidato in cucina dallo chef <strong>Xue Denglong</strong>, propone una cucina autentica che unisce tradizione regionale e sensibilit&agrave; contemporanea, con ravioli, anatra alla pechinese e percorsi degustazione pensati per la condivisione. Frequentato anche per banchetti e ricorrenze della comunit&agrave; cinese, &egrave; una scelta ideale per celebrare il nuovo anno lunare nel cuore della Capitale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SONG</strong>, Roma<br />
Sempre a Roma, il ristorante <a href="https://www.songdimsum.it/" rel="nofollow" target="_blank">Song </a>accoglie il Capodanno Cinese oggi, 17 febbraio, nella sede di via Valadier, nel quartiere Prati. Per l&rsquo;occasione il Maestro<strong> Lin San Chu</strong> firma un percorso ispirato alla tradizione cantonese, creato esclusivamente per la serata: <em>Ravioli dalla pasta colorata ripieni di lonza di maiale</em>, <em>Ravioli al carbone vegetale con Wagyu</em> e <em>Pancia di maiale cotta lentamente al vapore con riduzione di soia, cipollotto e spezie</em>. A chiudere, il <em>Tangyuan</em>, dolci praline di riso glutinoso, simbolo di buon auspicio. Un appuntamento molto atteso dagli appassionati, dove celebrare il nuovo anno lunare attraverso una cucina autentica e curata.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>YEZI</strong>, Roma<br />
[[ima5]]<meta charset="UTF-8" />Da <a href="https://www.yezirestaurant.com/?lang=it" rel="nofollow" target="_blank">YEZI Rome</a> il Capodanno Cinese si celebra dal 17 febbraio al 3 marzo, con un menu degustazione speciale disponibile a cena per tutta la durata della rassegna accanto al menu alla carta. Tra i piccoli piatti d&rsquo;apertura, <em>Anatra croccante giocata su spezie e note agrumate&nbsp;</em>e <em>Spiedini di maiale iberico</em> ravvivati da un dressing all&rsquo;Aji Panca. I dim sum sono centrali: <em>Wonton di pollo e gamberi e shumai al foie gras</em> in chiave pi&ugrave; raffinata. Poi un secondo pi&ugrave; deciso, <em>Orata croccante con salsa orientale e verdure al wok</em>, con i contorni essenziali di riso jasmine e spinaci al vapore. Chiusura di buon auspicio con la&nbsp;<em>Mousse al mandarino &ldquo;portafortuna&rdquo;</em>, firma dolce pensata per accompagnare l&rsquo;inizio del nuovo anno. Tra masterclass e momenti dedicati agli ospiti, il ristorante invita a vivere la festa come un viaggio culturale prima ancora che culinario. Un appuntamento che trasforma la ricorrenza in occasione d&rsquo;incontro e scoperta nel cuore di Roma. (Testo a cura di&nbsp;<strong>Francesca Feresin</strong>)</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/capodanno-cinese-2026.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41224/dallitalia/il-capodanno-cinese-e-alle-porte-tutti-gli-indirizzi-dove-festeggiarlo-in-italia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Arriva a Roma la sakaba giapponese: ecco Ie Koji, ovvero il rito urbano del sake</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41213/dallitalia/arriva-a-roma-la-sakaba-giapponese-ecco-ie-koji-ovvero-il-rito-urbano-del-sake.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Roma il sake trova una nuova casa e una nuova grammatica gastronomica. Si chiama <a href="https://www.instagram.com/iekoji_sakaba/" rel="nofollow">Sakaba Ie Koji,</a> apre in via Emilio F&agrave;a di Bruno 31 e rappresenta il progetto pi&ugrave; recente dello chef <strong>Koji Nakai</strong> insieme al socio <strong>Roberto Salvati</strong>: un luogo che prende le mosse dall&rsquo;esperienza dell&rsquo;izakaya <em>Ie Koji</em> e la porta in una dimensione pi&ugrave; fluida, contemporanea e conviviale, dove il bere e l&rsquo;assaggio diventano il vero centro della serata.</p>

<p>[[ima2]]Qui il modello &egrave; quello del sakaba giapponese, rifugio urbano dedicato prima di tutto al sake e a una cucina fatta di piccoli piatti da condividere. Una proposta agile, costruita per accompagnare il ritmo della socialit&agrave;: si entra per un bicchiere e si finisce a ordinare ancora, tra porzioni intere e mezze porzioni, con una ventina di preparazioni che cambiano, si evolvono, si contaminano. L&rsquo;idea &egrave; semplice: lasciare libert&agrave; all&rsquo;ospite e trasformare ogni visita in un&rsquo;esperienza diversa.</p>

<p>Il cuore del locale &egrave; il bancone. In legno, lineare, con otto posti affacciati sulla preparazione dei crudi, restituisce alla cucina la dimensione del gesto e della relazione diretta. Qui si osserva lo chef al lavoro, si dialoga, si assaggia in sequenza, si costruisce un percorso spontaneo fatto di piccoli assaggi e abbinamenti. Attorno, due sale con tavoli alti e sedute pi&ugrave; tradizionali, in un ambiente essenziale e dinamico che invita a sostare senza formalit&agrave;.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]][[ima5]]Ma il vero filo conduttore &egrave; il sake. La collaborazione con <em>Shibataya</em> porta in carta una selezione di circa venti etichette, disponibili in mescita e anche da acquistare, con degustazioni periodiche pensate per accompagnare il pubblico dentro un universo complesso e sorprendente. Il personale di sala &egrave; formato per guidare gli abbinamenti, suggerire percorsi, costruire dialoghi tra calici e piatti. Il risultato &egrave; una proposta che non si limita a servire sake,&nbsp;ma lo integra nella narrazione gastronomica: ogni preparazione diventa un&rsquo;occasione per esplorare profumi, temperature, consistenze.</p>

<p>La cucina segue lo stesso principio di movimento continuo. Tecnica giapponese, sensibilit&agrave; italiana e incursioni panasiatiche si intrecciano in piatti che cambiano spesso e non cercano definizioni rigide. Erbe fresche, spezie, brace, marinature: il menu si muove tra contrasti e leggerezza, pensato per essere attraversato pi&ugrave; che consultato.</p>

<p>Tra i piatti che raccontano meglio l&rsquo;identit&agrave; del locale ci sono l&rsquo;<em>Hakozushi con pesce marinato e riso pressato</em>, pensato per accompagnare sake pi&ugrave; strutturati, il ceviche<em> </em>in chiave giapponese preparato al bancone con agrumi e dashi, l&rsquo;<em>Houbayaki di ricciola cotta sulla foglia di magnolia alla brace</em> e il <em>kasu jiru</em>, zuppa intensa a base di pesce e sake kasu. Accanto, piccole proposte vegetali e assaggi stagionali che cambiano spesso, costruiti proprio per dialogare con le degustazioni e rendere ogni visita diversa.</p>

<p>[[ima6]]In questo equilibrio si inserisce anche una linea sempre pi&ugrave; evidente di dialogo tra Giappone e Italia. Non un semplice incontro di ingredienti, ma una fusione progressiva di tecniche e sensibilit&agrave;: acidit&agrave; pi&ugrave; familiari al palato italiano, uso della brace e della stagionalit&agrave;, attenzione alla materia prima locale. I piatti si trasformano, si adattano, nascono e scompaiono con naturalezza, come accade nelle cucine vive.</p>

<p><em>Sakaba Ie Koji</em> &egrave;, in fondo, il capitolo pi&ugrave; maturo del percorso romano di <strong>Koji Nakai</strong>. Nato a Kobe, cresciuto tra cucine e mercato ittico, formato anche nella cucina italiana e approdato a Roma nel 2008, lo chef ha costruito negli anni un linguaggio personale che mette in dialogo due culture senza forzature. Dopo <a href="https://nakairoma.com/" rel="nofollow">Nakai </a>e <em>Ie Koji</em>, questo nuovo spazio rappresenta una sintesi: pi&ugrave; libero, pi&ugrave; urbano, pi&ugrave; orientato alla condivisione.</p>

<p>Un luogo dove il sake diventa racconto, il bancone esperienza e la cucina un territorio in continua evoluzione. E dove l&rsquo;idea di fusione non &egrave; una dichiarazione, ma una pratica quotidiana fatta di assaggi, piccoli piatti e abbinamenti che cambiano ogni sera.</p>

<p><br />
<a href="https://www.instagram.com/iekoji_sakaba/" rel="nofollow">Sakaba Ie Koji</a><br />
Via Emilio F&agrave;a di Bruno&nbsp;31 &ndash; Roma<br />
Tel. 392 4799773<br />
Aperto a pranzo dal marted&igrave; alla domenica dalle 12.30 alle 15,&nbsp;a cena tutti i giorni dalle 19&nbsp;alle 23</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/unnamed-2-13.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41213/dallitalia/arriva-a-roma-la-sakaba-giapponese-ecco-ie-koji-ovvero-il-rito-urbano-del-sake.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Collari di pesce e altre delizie: creatività di Luca Pezzetta e la &quot;nuova&quot; Clementina</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41228/mondo-pizza/collari-di-pesce-e-altre-delizie-creativita-di-luca-pezzetta-e-la-nuova-clementina.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci sono pizzerie capaci di andare oltre al prodotto pizza, di andare oltre agli impasti - fino a qualche anno fa protagonisti indiscussi - per trasformarsi in un ecosistema esperienziale. Qui la pizza oggi non &egrave; solo qualcosa da mangiare, ma diventa soprattutto un&#39;idea da plasmare, vivere e condividere.</p>

<p><em>Clementina Pizzeria</em> a Fiumicino &egrave; un esempio lampante di questo &quot;ecosistema di esperienze&quot;. In pochi anni la pizzeria di <strong>Luca Pezzetta</strong>, tra i luoghi simbolo della riscoperta della pizza romana secondo tradizione, ha oltrepassato i confini naturali ideologicamente assegnati al settore e creato commistioni importanti con l&#39;alta cucina, sperimentando in pi&ugrave; direzioni e anticipando tendenze.</p>

<p><strong>Pezzetta</strong> e il suo staff viaggiano lungo un percorso sperimentale di esaltazione di gusto e materie prime che mai ti aspetteresti in una pizzeria. Osano, disorientano, conquistano. Un progetto ambizioso che sta riscrivendo nel Lazio la pizzeria come luogo di consumo.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Superati i padellini e i tranci, introdotti gli sfogliati, come <em>Croissant</em>, <em>Pain suisse</em> e <em>Pain au chocolat</em> che si combinano in modo eccentrico con crostacei o molluschi, fondi di carne e bisque, rimessa la tonda al centro del menu ora ci sono tutti gli elementi per un viaggio completo alla scoperta della creativit&agrave; del talentuoso lievitista. In questo viaggio, ogni fermata non &egrave; solo un assaggio, ma un gioco tra elementi che a prima vista possono sembrare scombinati, un divertissement per tutti i sensi a cui partecipa il servizio e una grande carta dei vini.</p>

<p>Ovviamente nel locale di via di Torre Clementina si pu&ograve; anche ordinare una pizza e una birra e decidere di rimanere nella propria comfort zone.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>La grande novit&agrave;: il menu degustazione e i collari di pesce</strong></h3>

<p>Sempre pi&ugrave; presente nelle pizzerie il menu degustazione segue la strada dei ristoranti fine dining, ma ci piace dire che serve a unire i punti e disegnare l&#39;esperienza di cui tanto si predica. Anche da <em>Clementina</em>, dall&#39;autunno del 2025 c&#39;&egrave; un menu degustazione (disponibile solo su prenotazione) che possiamo definire - dopo averlo provato e materialmente vissuto &ndash; come una summa della filosofia di questo posto, direttamente raccontata al tavolo da <strong>Luca</strong> o <strong>Daniele Mari</strong>, direttore di sala e sommelier.</p>

<p>[[ima12]]Fritti, grandi lievitati, sfogliati, pane e pizza romana al mattarello, dessert ci sono tutti i pezzi del puzzle che messi insieme danno come risultato il magico mondo di <em>Clementina</em>.</p>

<p><em>Pane e Collari</em> &egrave; la portata protagonista di questo percorso (ma si pu&ograve; ordinare anche singolarmente), quella che attira l&#39;attenzione e la curiosit&agrave;. Si tratta dei collari di pesce serviti con i loro fondi di cottura sul pane a lievitazione naturale del <em>Micro Forno</em> o sulla pizza romana sottile.</p>

<p>[[ima4]]&Egrave; sempre <strong>Luca Pezzetta</strong> l&#39;artefice di questo esperimento in pizzeria, &egrave; lui a preparare i collari, cos&igrave; come gi&agrave; fa con il resto della salumeria di mare. I collari sono quella parte sotto la testa del pesce, solitamente non utilizzata, reputata &quot;scarto&quot; ma particolarmente saporita e ricca di grasso nobile. In questo caso troviamo tonno, spada, cernia, ombrina o ricciola, di pezzature medio-grandi che vengono precedentemente frollati in cella frigo per almeno 10 giorni (massimo 15) e poi marinati con olio extravergine d&#39;oliva, aglio, rosmarino, scorza di limone, pepe nero, erbe di macchia e aceto di riso e cotti infine, lentamente sul barbecue, a brace indiretta.</p>

<p>[[ima10]]Un piatto che in ogni stagione trova la sua forma, nei mesi invernali il pizzaiolo porta in tavola i collari accostandoli a uno spicchio di pizza romana al pomodoro, poi completata con la sua <em>salsa mediterranea</em> (il fondo dei collari, puntarelle, capperi e aceto); in estate c&#39;&egrave; il pane servito con il pomodoro schiacciato, negli altri mesi dell&#39;anno la bruschetta che accompagna i collari &egrave; condita con il loro fondo di cottura o con il burro acido. I Collari vengono serviti su un vassoio con tutti gli ingredienti per il condimento della base che vengono assemblati davanti agli ospiti, coinvolti in toto anche dal racconto di <strong>Pezzetta</strong> che spiega ingredienti e preparazioni. &laquo;Ho scelto di finire i condimenti delle degustazioni direttamente a tavola perch&eacute; volevo rompere la distanza tra cucina e sala. Quel gesto rende il cliente partecipe: non pi&ugrave; spettatore, ma testimone della creazione. Ogni finitura diventa rito: un segnale di rispetto e di attenzione, il modo per dire &quot;questo piatto nasce adesso, davanti a te&quot;. E allo stesso tempo crea attesa, dialogo, scena. La degustazione diventa cos&igrave; non solo cibo, ma esperienza teatrale&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Un piatto dalle molteplici declinazioni, sostenibile e nella sua semplicit&agrave; geniale. Da mangiare rigorosamente con le mani: si scava la polpa con le dita (vengono forniti dei guanti, tranquilli!) per poi posarla sul pane o sul trancio di pizza e creare qui un sapore nuovo. Tutti i sensi cos&igrave; vengono coinvolti, tatto compreso.</p>

<p>La cottura al bbq sprigiona profumi intensi aumentati anche dalle erbe aromatiche e dai loro oli essenziali che si fondono con la polpa, la parte di grasso e collagene si scioglie regalando morbidezza e scioglievolezza in bocca, che si contrappone al croccante della pizza o del pane e si completa con il fondo che esalta il gusto.</p>

<p>Con <em>Pane e Collari</em>, entrato a pieno titolo tra i piatti signature di <em>Clementina</em>, siamo andati ancora una volta oltre all&#39;immagine della pizza, anche di quella gourmet ormai inflazionata.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Un nuovo linguaggio per Luca Pezzetta</strong></h3>

<p><strong>Luca Pezzetta</strong> ci fa capire che qui si parla una nuova lingua e portata dopo portata ne siamo sempre pi&ugrave; consapevoli. Dopo i collari di tonno e pizza romana condita la sua <em>salsa mediterranea</em>. &Egrave; il turno del <em>Croissant con cocktail di gamberi rossi e Parmigiano 36 mesi</em>, un classico oramai di <em>Clementina</em> che porta in tavola anche una gustosa provocazione, dove il parmigiano gioca un ruolo di esaltatore dello sfogliato al burro.</p>

<p>[[ima6]]Rimanendo sempre in tema di sfogliati arriva il <em>Pain au chocolat</em>, che dopo il coniglio fondente, ora &egrave; servito con spiedino di cozze e pomata di burro acido. Anche in questo caso si gioca alla ricomposizione del piatto, le cozze vanno affondate nel burro e sfilate dal piccolo spiedo di metallo e poste all&#39;interno del lievitato che viene portato su un cubo di pietra calda.</p>

<p>Per il capitolo fritti nella nostra degustazione abbiamo avuto la fortuna di assaggiare il <em>Suppl&igrave; sfera risotto alla pescatora con tartare di gambero e zuppa di pesci da scoglio</em>. Un amarcord del piatto pi&ugrave; gettonato nei ristoranti di mare che qui si riveste di una croccante panatura. Da rompere e bagnare con la zuppa per avere un boccone dal sapore intenso di iodio e salinit&agrave;.</p>

<p>[[ima7]][[ima9]]Dopo questo preludio esaltante si passa alla pizza con tre diversi assaggi: <em>Margherita</em>, <em>Saltimbocca</em> e <em>Verza e Pecorino</em>.</p>

<p>La prima spicchiata e piegata per esaltarne i bordi bruciati elemento identitario della pizza romana sottile e di cui <strong>Pezzetta</strong> va fiero. La seconda &egrave; una riproposizione del saltimbocca alla romana con fiordilatte, vitella, salsa al vino bianco, maionese alla salvia, puntarelle, prosciutto crudo: ricca, complessa ma dritta nel sapore finale riconoscibile e godibile.</p>

<p>[[ima8]]E infine una delle nuove pizze del menu invernale che, forse per la prima volta, mette sulla pizza la verza rossa stufata insieme a fiordilatte, verza rossa marinata, semi di zucca tostati, Pecorino Romano e senape al miele. Un concentrato di colore e di sapore, una danza in bocca di consistenze e di toni dolci e acidi, di sapidit&agrave;.</p>

<p>Dagli impasti, sono quattro le variet&agrave; in men&ugrave;, ai topping tutto diventa la sintesi del mondo di <strong>Luca Pezzetta</strong>: esperienze pregresse tra impasti e cucina, ricerca, vita vissuta. Ogni prodotto &egrave; pensato per esaltare l&#39;identit&agrave; di <em>Clementina</em> e del territorio nel quale si trova. Alla base, infatti, c&#39;&egrave; sempre il territorio di Fiumicino e dintorni, fatto di mare e non solo, con cui <em>Clementina</em> lavora in stretta sinergia, dai pescatori all&#39;Asta del Pesce di Fiumicino, passando per le aziende agricole di zona. Tutte le materie prime selezionate prima di arrivare sulle pizze vengono trasformate in modo artigianale, compresi tonni, cernie e pesci spada che diventano salumi di mare e bottarghe, e sono lavorati in ogni parte, senza nessuno spreco.</p>

<p>[[ima11]]Ultima tentazione il dolce, tutti realizzati da <em>Clementina</em> e <em>Micro Forno</em> e ricordiamo tra questi il panettone artigianale di <strong>Luca Pezzetta</strong>, realizzato con lievito madre vivo e presente tutto l&#39;anno, la <em>Crostatina con crema e frutti rossi</em> e la <em>Millefoglie al cacao</em>.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Carta dei vini e wine pairing</strong></h3>

<p>Lungo il percorso degustazione ci sono le proposte del sommelier <strong>Daniele Mari</strong> e direttore di <em>Clementina</em> che propone seguendo l&#39;ispirazione del momento o studia dalla sua carta onirica, che prende a prestito i cinque elementi in natura (etere compreso) per cercare dei vini tra Italia e Francia unici nella loro espressione.</p>

<p>Carta che si presenta come un testo di 28 pagine dinamico, identitario, fruibile con illustrazioni, spiegazioni e approfondimenti didattici e un totale di 300 referenze.</p>

<p>Qui i vini presentati in combination dal sommelier <strong>Daniele</strong>, in abbinamento alle proposte di <strong>Luca Pezzetta</strong> sono stati:</p>

<p><em>Domaine Jacques Tissot</em>,<em>&nbsp;</em>Cr&eacute;mant du Jura Brut:&nbsp;Pinot Nero 100%, 36 mesi sui lieviti</p>

<p><em>Domaine de la Galiniere</em>, Vouvray Brut 2009: millesimato, con sboccatura nel 2025</p>

<p><em>Ch&acirc;teau Cazebonne</em>, La Mac&eacute;ration Graves 2022: Sauvignon in anfora macerato. Sono solo 500 bottiglie prodotte in esclusiva in tutta Italia per <em>Clementina</em> per il 2026.</p>

<p><em>Davide Fragonese</em>, Nebbiolo Langhe 2023 100%</p>

<p><em>Domaine Pouderoux</em>, Serbat: Rolle al 100%</p>

<p><em>Bitter Meridies</em>, pugliese artigianale, in esclusiva per <em>Clementina</em> su Roma e a base di Bombino bianco</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/luca-pezzetta-ritratto-new-oriz-ph-slevin.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41228/mondo-pizza/collari-di-pesce-e-altre-delizie-creativita-di-luca-pezzetta-e-la-nuova-clementina.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Chiacchiere, frittelle, ragù e altre bontà: il giro d'Italia goloso nei giorni di Carnevale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41222/dallitalia/chiacchiere-frittelle-ragu-e-altre-bonta-il-giro-ditalia-goloso-nei-giorni-di-carnevale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Sottili, friabili, rigorosamente fritte. Sono le regine del Carnevale italiano e anche se cambiano nome ogni manciata di chilometri, restano riconoscibili al primo morso. Se si prova a seguire la loro traiettoria sulla carta geografica, da Nord a Sud, emerge una mappa lessicale che attraversa Alpi, pianure e coste e racconta di come un impasto di farina, uova, zucchero, burro (o strutto) e una parte alcolica che cambia a seconda delle regioni, si sia adattato ai diversi dialetti mantenendo intatta una tradizione che risale ai tempi dei Saturnalia romani.<br />
<br />
In Valle d&rsquo;Aosta si chiamano <em>merveilles</em>. In Piemonte prevalgono le <em>bugie</em>, che nel Cuneese diventano anche <em>gale</em> o <em>ris&ograve;le</em>, mentre ad Alessandria compaiono le <em>gasse</em>. In Lombardia restano per lo pi&ugrave; <em>chiacchiere</em>, ma c&rsquo;&egrave; chi le chiama <em>lattughe</em>, e tra Bergamo e Brescia si incontrano <em>saltas&ugrave;</em> o <em>galarane</em>. In Veneto sono <em>galani</em> o <em>crostoli</em>. Anche in Friuli Venezia Giulia e in Trentino si chiamano <em>crostoli</em>, ma anche <em>grostoli</em> e <em>cr&ograve;stui</em>. In Emilia-Romagna i nomi si moltiplicano: <em>frappe</em> e <em>sfrappole</em> a Bologna, <em>intrigoni</em> a Reggio Emilia, <em>sprelle</em> a Piacenza, <em>fiocchetti </em>tra Rimini e Forl&igrave;-Cesena. In Liguria le etichette riportano <em>bugie</em>, mentre in Toscana diventano <em>cenci</em>, e in Val di Chiana, <em>crogetti</em>. Nelle Marche sono <em>cresciole</em>. In Umbria si torna alla tradizione con <em>chiacchiere</em> e <i>frappe</i>, nel Lazio alle <i>frappe</i> si affiancano le <em>fettuccine</em>. In Abruzzo diventano anche <em>cioffe</em> e in Molise <em>cunchielli</em>. Al Sud, dalla Campania in gi&ugrave; il nome resta quello pi&ugrave; diffuso, <em>chiacchiere</em>, forse perch&eacute; leggenda vuole che questo nome sia stato dato da <strong>Raffaele Esposito</strong>, cuoco napoletano di corte che cos&igrave; le serv&igrave; alla regina Margherita di Savoia e ai suoi ospiti impegnati in una chiacchierata.<br />
<br />
[[ima14]]Se le chiacchiere sono il fil rouge che unisce il Paese, il Carnevale si conferma una festa che parla soprattutto la lingua dolce. Il fritto domina anche con le frittelle. Il salato esiste, ma &egrave; meno diffuso e quasi sempre ha come protagonista il maiale. Carnevale arriva alla fine dell&rsquo;inverno, periodo che era dedicato alla macellazione. Compaiono, infatti, rag&ugrave; ricchi, fagioli con le cotenne, salsicce fresche, piatti sostanziosi che in passato precedevano la Quaresima quando la penitenza cristiana imponeva digiuni.</p>

<p>Poi ci sono le citt&agrave; che il Carnevale lo hanno trasformato in un affare serio anche quando si parla di cibo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI VENEZIA</strong><br />
[[ima2]][[ima3]]A Venezia, dove il Carnevale &egrave; nato come grande teatro urbano, le <em>frittelle (o fr&igrave;tole) veneziane</em> hanno avuto perfino una corporazione dedicata, quella dei fritoleri. Ripiene di crema o zabaione, oppure nella versione pi&ugrave; antica con uvetta e pinoli, sono tutte figlie della ricetta originale conservata nella Biblioteca Nazionale Casanatense a Roma.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI IVREA</strong><br />
[[ima4]][[ima5]]Spostandosi in Piemonte, a Ivrea, con il Carnevale, che porta con s&eacute; la tradizionale &ldquo;battaglia delle arance&rdquo;, alla tradizione dolce si affianca quella salata dei <em>fagioli grassi (faseuj grass)</em>, cotti in grandi paioli di coccio (<i>tofeje</i>) con cotenne e salamini. Sono 11 le fagiolate storiche, tra cui la fagiolata del Castellazzo, con i piatti di fagioli distribuiti alla popolazione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI CENTO</strong><br />
[[ima17]][[ima18]]Accanto alle <em>sfrappole</em>&nbsp;a Cento, per tutti la &quot;piccola Bologna&quot;, c&#39;&egrave; il <em>tortellone dolce</em>, una sorta di raviolo farcito di mostarda bolognese o di un mix di&nbsp;mandorle, cacao, canditi. Sulle tavole del Carnevale non manca mai&nbsp;la <em>salama da sugo</em> che per&ograve;, a onor del vero, nelle zone del Ferrarese si mangia tutto l&#39;anno.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI VIAREGGIO</strong><br />
[[ima6]][[ima7]]In Toscana, a Viareggio, mentre i Carri allegorici sfilano, accanto ai <em>cenci</em>, compare il <em>berlingozzo</em>, ciambellone senza latticini che, in tutta la Toscana, &egrave; legato al Gioved&igrave; grasso. &Egrave; un dolce radicato nelle case che pu&ograve; anche essere aromatizzato con semi di anice.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI FANO</strong><br />
[[ima19]][[ima20]]&nbsp;Nato nel 1347, il Carnevale di Fano viene considerato il &quot;pi&ugrave; dolce&quot; d&#39;Italia. Il motivo &egrave; la tradizione del &quot;getto&quot;, il lancio di dolciumi dai carri verso la folla. Chiacchiere e tortelli a parte, non ci sono piatti carnascialeschi. Ma si pu&ograve; sempre approfittare del tipico <em>Brodetto fanese </em>che ha anche una sagra dedicata.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI RONCIGLIONE</strong><br />
[[ima8]][[ima9]]&Egrave; secolare la tradizione del Carnevale di Ronciglione, nel Viterbese, dove i <i>maccheroni al sugo</i> <em>di carne</em> vengono consumati durante una mangiata collettiva, chiamata <i>pitalata </i>perch&eacute; la tradizione vuole che vengano serviti caldi, per goliardia, direttamente da un pitale. S&igrave;, proprio &ldquo;quel&rdquo; pitale!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI PUTIGNANO</strong><br />
[[ima10]][[ima11]]In Puglia, per il Carnevale di Putignano si friggono le <em>Pettole</em>: palline di pasta lievitata, che possono essere mangiate direttamente o dopo essere state passate nello zucchero.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI ACIREALE E DI SCIACCA</strong><br />
[[ima12]][[ima13]]In Sicilia, sono due i Carnevali di spicco, quello di Acireale e quello di Sciacca. A unirli sotto il profilo gastronomico sono i <i>maccaruna co&rsquo; sugu</i>. Il sugo &egrave; di maiale ed &egrave; preparato con cotenna e salsiccia. Ad Acireale, e in tutto il Catanese, i maccheroni di Carnevale hanno 5 buchi. Un formato attraversato da piccoli fori per trattenere il sugo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARNEVALE DI MAMOIADA</strong><br />
[[ima15]][[ima16]]Il Carnevale di Mamoiada, nel cuore della Barbagia sarda, &egrave; uno dei riti carnevaleschi pi&ugrave; antichi e identitari d&rsquo;Italia, lontano dall&rsquo;idea festosa dei carri allegorici. Protagonisti assoluti sono i Mamuthones, figure scure con maschere lignee e pesanti campanacci sulla schiena, e gli Issohadores, vestiti di bianco e rosso, che guidano il corteo con corde rituali. I&nbsp;piatti si riempiono di <em>sa fava e lardu</em>,<em> </em>zuppa di fave secche e carne di maiale.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/carnevale.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41222/dallitalia/chiacchiere-frittelle-ragu-e-altre-bonta-il-giro-ditalia-goloso-nei-giorni-di-carnevale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Vino in crisi d'identità? La ricetta Cuzziol per crescere tra le incertezze</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41223/in-cantina/vino-in-crisi-didentita-la-ricetta-cuzziol-per-crescere-tra-le-incertezze.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Crescere in un periodo cos&igrave; gravato da incognite, accanto alle opportunit&agrave;, per il vino richiede s&igrave; strategia, innovazione, visione. Ma anche quella passione che spinge un imprenditore come <strong>Luca Cuzziol</strong> ad andare fino a Jerez de la Frontera e prendersi a cuore la storia di una piccola, coraggiosa realt&agrave; come quella di <a href="https://santapetronila.com/" rel="nofollow">Santa Petronila</a>. &laquo;Perch&eacute; ci vuole anche la parte romantica,&nbsp; Come con questa coppia di ultrasettantenni con gli occhi che brillano per i loro prodotti. &Egrave; la parte che ci fa divertire di pi&ugrave;&raquo;, ci dice il presidente di <a href="https://cuzziolgrandivini.it/" rel="nofollow">Cuzziol Grandi Vini</a>, azienda italiana leader nella selezione e distribuzione di vini fini e prodotti gastronomici di alta qualit&agrave;, italiani e internazionali, focalizzata sul canale Ho.Re.Ca. &nbsp;</p>

<p>L&rsquo;occasione per fare il punto &egrave; il tradizionale evento all&rsquo;<em>Hotel Gallia</em> di Milano, in cui si affacciano novit&agrave; e conferme. Due giornate rivolte ad agenti, clienti e stampa di settore, organizzate non solo come occasione di degustazione del pur importante prodotto, ma di incontro e relazione. Nel walk-around tasting, risuona un messaggio pi&ugrave; forte e quest&rsquo;anno la &ldquo;geografia&rdquo; di sale e banchi ha permesso pi&ugrave; che mai di cogliere analogie e identit&agrave;. &nbsp;&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]Con <strong>Luca Cuzziol</strong> mettiamo a fuoco il percorso dell&rsquo;azienda di Santa Lucia di Piave, che ha concluso il 2025 con fatturato di 25.280.000 euro ed Ebitda 8,9%. &laquo;Quello alle spalle &egrave; stato sicuramente un anno complesso &ndash; ci spiega &ndash; Secondo me siamo verso la fine di un percorso cominciato nel 2024, in cui abbiamo iniziato a percepire una sorta di cambiamento di costume, pi&ugrave; che contrazione pura di mercato. Temo che il 2026 sia ancora la coda di tale scenario. Ma noi, forti di un buon bilancio del 2024, abbiamo investito molto sul 2025 e questo ci ha permesso di reggere il mercato&raquo;. Ecco perch&eacute; il conto economico &egrave; migliorato rispetto all&rsquo;anno prima, tornando ai volumi e alle rese precedenti.</p>

<p>L&rsquo;azienda serve&nbsp;7.300 clienti all&#39;anno, come media dell&rsquo;ultimo triennio, con annualmente ben 2.700 clienti nuovi o &quot;di ritorno&quot; (sono i compratori&nbsp;che non acquistavano pi&ugrave; nulla da oltre 30 mesi). Dietro tutto ci&ograve; c&rsquo;&egrave; un lavoro enorme, specie di fronte alla consapevolezza che il mercato &egrave; molto volatile e con una crisi di identit&agrave;: &laquo;Una volta il vino importante veniva venduto al bicchiere esclusivamente dalla grande ristorazione, poi c&#39;&egrave; stato il boom della vendita online, rientrato&nbsp;e pi&ugrave; contenuto&nbsp;&ndash; prosegue&nbsp; &ndash; Sono situazioni per cui la gestione diventa complessa. Il nostro lavoro &egrave; far s&igrave; che i vini&nbsp;di qualit&agrave; del catalogo arrivino sulle tavole. Sembra di andare in mare aperto e quando i marosi sono alti, bisogna stare sottocoperta e remare tutti nella stessa direzione&raquo;.&nbsp; &nbsp;</p>

<p>[[ima2]]Uno sguardo d&rsquo;obbligo sulle nuove generazioni, allora: &laquo;Abbiamo il problema che per i giovani bere un bicchiere di vino non &egrave; pi&ugrave; cool, come nei film di <strong>Woody Allen</strong>. Non sono attratti per un motivo culturale, nonostante l&rsquo;offerta enorme in Italia, ma poi non dimentichiamo un altro fattore che incide: il costo di un bicchiere di buon vino&raquo;. Infine, i discorsi &ndash; e bufale - sulla salute: &laquo;Bisogna lavorare cercando di fare un po&rsquo; di cultura. Il riconoscimento Unesco della cucina italiana come patrimonio immateriale dell&#39;umanit&agrave; &egrave; una pietra miliare. Il&nbsp;mondo del vino ne ha parlato poco,&nbsp;potremmo fare di pi&ugrave;, il fondo il vino &egrave; nato come alimento. E potremmo fare di pi&ugrave; anche dal punto di vista imprenditoriale&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Sulla scia delle parole del presidente, bussiamo alle porte proprio di&nbsp;<em>Santa Petronila</em>, in Andalusia, e percepiamo la felicit&agrave; di portare avanti un progetto che viene da lontano: &laquo;Nella nostra zona area si produce vino&nbsp;con continuit&agrave;&nbsp;fin dai tempi dei Fenici &ndash; ci raccontano <strong>Agustin Benjumeda</strong> e <strong>Brita Hektoen</strong> &ndash; La nostra vineria &egrave; registrata nel 1722. Io e mio marito abbiamo iniziato l&rsquo;attivit&agrave; nel 2006, quando abbiamo comprato la propriet&agrave;&raquo;. <strong>Agustin</strong> e la norvegese <strong>Brita</strong> si incontrarono a Barcellona studiando, solo pi&ugrave; avanti hanno trasformato questa comune passione in impresa. Ci conducono nel mondo dello sherry, &laquo;che era diventato troppo industriale. Noi abbiamo cercato di recuperare la lavorazione tradizionale, facendo tutto a mano&raquo;. <em>Fino</em>, <em>Oloroso</em>, <em>Pedro <em>Xim&eacute;nez</em></em>: ciascuna bottiglia svela un approccio, un&rsquo;anima, anche sorprendente. Il loro mercato principale era Madrid, con i suoi ristoranti, e non erano mai stati in Italia: per loro &egrave; stata un&rsquo;emozione ricevere la visita di <strong>Luca Cuzziol</strong>.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Che ha guardato inoltre pure alla Francia, con il <a href="https://www.domainedepanisse.fr/" rel="nofollow">Domaine de Panisse</a> o il <a href="https://www.chablis-dauvissat.com/" rel="nofollow">Domaine Jean Dauvissat</a>. Il catalogo di <em>Cuzziol GrandiVini</em> si &egrave; arricchito infine di zone che non hanno bisogno di essere &ldquo;scoperte&rdquo;, di protagonisti che portano una loro nota precisa. Come quella di <strong>Andrea Cortonesi</strong>&nbsp;che, figlio unico di mezzadri, inizia a lavorare nei vigneti assorbendo i segreti di questo mondo. La sua passione e la sua competenza hanno portato alla nascita di&nbsp;<a href="http://www.uccelliera-montalcino.it/it/home/home" rel="nofollow">Uccelliera</a>, intercettata da <strong>Cuzziol</strong>: &laquo;Abbiamo fatto un&rsquo;operazione sul <em>Brunello</em>, convincendo <strong>Andrea</strong>&raquo;. Ma anche sul <em>Barbaresco</em>&nbsp;- e qui siamo sul fronte delle Langhe - con&nbsp;l&rsquo;arruolamento di un&rsquo;altra azienda, <a href="https://www.cascinabaricchi.com/" rel="nofollow">Cascina Baricchi</a>, &laquo;viticoltori che possiedono una visione&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cuzziol-2026-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41223/in-cantina/vino-in-crisi-didentita-la-ricetta-cuzziol-per-crescere-tra-le-incertezze.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Valeria Piccini e i suoi ricordi d'autunno, quando si cenava con le code, che bontà</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41221/dallitalia/valeria-piccini-e-i-suoi-ricordi-dautunno-quando-si-cenava-con-le-code-che-bonta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Cos&rsquo;&egrave; per me l&rsquo;autunno</strong><br />
Sapete cosa accadeva dalle mie parti, un tempo, in autunno? Era il momento in cui mangiavi le code degli agnelli. Succedeva questo: gli agnelli giovani venivano inseriti nel gregge prima di eliminare le pecore pi&ugrave; vecchie. Per riconoscerli, veniva loro tagliata la coda. Ma non si buttava! (Non si buttava nulla, un tempo). Veniva semmai pelata con l&#39;acqua bollente e quindi cotta in tegame con i fagioli. &Egrave; una cosa che a raccontarla oggi, uno dice: &laquo;Beh, <strong>Valeria</strong>! Ma che stai dicendo? Che ci stai raccontando?&raquo;. Ma avveniva proprio cos&igrave;, giuro. Ecco: quella delle code di agnello era una cena autunnale meravigliosa. Vi potete immaginare quanta carne ci fosse nella parte finale di una coda di un agnello... Per&ograve; non potete invece capire quel sapore incredibile avesse, me lo ricordo ancora.... Era veramente una cena particolare, molto ma molto appetitosa. Rappresentava bene, nel mio ricordo, l&#39;autunno in Maremma. Era una stagione durante la quale si susseguivano determinate faccende da portare a termine, per chi viveva in campagna. Erano proprio indispensabili! La prima credo fosse la raccolta delle noci. La seconda quella dei cachi. Finita quella dei cachi, si incominciava con le olive, che era la raccolta pi&ugrave; importante di tutte perch&eacute; ci garantiva una scorta di olio per tutto l&#39;anno, e sapete quanto &egrave; importante l&#39;olio per tutti quanti, ma soprattutto per la nostra cucina maremmana, dove l&#39;olio d&#39;oliva &egrave; onnipresente.</p>

<p>[[ima3]]Un&#39;altra cosa che mi ricorda l&#39;autunno &egrave; la merenda. Le giornate incominciavano a essere pi&ugrave; corte e pure la merenda cambiava, dal tardo autunno ne diventava protagonista l&#39;arancio condito. Che &egrave; un po&rsquo; quello che fanno in Sicilia, no? L&#39;arancio condito. Per&ograve;, il nostro, era un&#39;altra cosa: davvero una ghiottoneria, una bont&agrave; dolce: l&rsquo;arancio cosparso di zucchero, condito con una grattatina di pepe e con l&#39;olio, meglio ancora se quello nuovo. Era una cosa semplice, anzi semplicissima: arancio, zucchero e olio&hellip; Ma era strepitosa! &Egrave; da l&igrave; che &egrave; nato un nostro dolce ormai celebre, <em>Gelato di latte di capra, emulsione di olio extravergine di oliva e arance</em>, gli elementi sono gli stessi: le arance (in emulsione), l&rsquo;olio d&#39;oliva, il gelato di latte di capra e una grattatina di pepe.</p>

<p>Tornando con la memoria a quei momenti, penso: il pi&ugrave; grande valore che la cucina ci insegna &egrave; il rispetto che ognuno di noi deve dimostrare nei confronti della materia prima. Io arrivo da una cucina contadina abituata a centellinare tutto quello che si aveva, che ci veniva regalato dalla nostra campagna. Il rapporto &egrave; simbiotico: la natura nella mia cucina entra indisturbata, trova le porte aperte. Non devi per forza avere a disposizione ingredienti che non fanno parte di quel momento dell&rsquo;anno: tutt&#39;altro, la stagione ti offre sempre il meglio. Ecco: l&rsquo;autunno regala la migliore espressione possibile di tutto quello che ti viene a mente. Almeno, accade cos&igrave; in Maremma.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima4]][[ima5]][[ima7]]<strong>La carne</strong><br />
Per me la carne &egrave; un elemento molto importante. Io sono un po&rsquo; maniaca nella sua pulizia e sono soddisfatta del lavoro che facciamo, cio&egrave; l&#39;asciugatura delle carni appese. La carne deve essere nell&#39;ottimo delle sue condizioni prima di essere servita al cliente.</p>

<ul>
	<li><em>(Valeria Piccini) Rob&egrave;, quanto &egrave; stata frollata questa carne?</em></li>
	<li>Eh, questa, ora ha 30 giorni circa.</li>
	<li><em>(Valeria Piccini) Bella, profumata. Ha un profumo&hellip; Sa di... Sa di buono! Sa che questa maremmana ha mangiato bene!</em></li>
	<li>Ha fatto un po&rsquo; di finissaggio in stalla, ha una bella copertina grassa, con la frollatura, cos&igrave; non si asciuga.</li>
	<li><em>(Valeria Piccini) Bello, bello davvero. Io per&ograve; vorrei questa parte da qui in su. Meno nobile, ma per me sicuramente saporita.</em></li>
	<li>Il collo.</li>
	<li><em>(Valeria Piccini) Il collo, esatto! Lo sai: io lo preferisco sulla Maremmana, una razza che meno si cuoce, e pi&ugrave; si ottengono risultati migliori.</em></li>
	<li>S&igrave;, s&igrave;, senn&ograve; si perdono tutti i...</li>
	<li><em>(Valeria Piccini) Si perdono i succhi, i sapori. Si perde tutto, in pratica... Col collo proprio gradirei far qualcosa di crudo, senza lavorarci. Crudo! Poi, girando qui nella tua campagna s&rsquo;&egrave; visto corbezzoli, funghi&hellip; Qualcosa di buono ci scapper&agrave; fuori, no? Un piatto autunnale buono.</em></li>
</ul>

<p>[[ima6]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]<strong>La mia strada era la cucina</strong><br />
Io penso che la mia strada fosse quella della cucina, fin dall&rsquo;inizio. Anche quando ero piccola, intendo molto piccola, pi&ugrave; che uscire con le amiche mi piaceva stare con nonna Ada per preparare con lei il rag&ugrave;, oppure i tortelli, insomma quello che occorreva predisporre per il pranzo. Le mie compagne magari passavano a bussare alla porta: &ldquo;<strong>Valeria</strong>! Vieni con noi, alla messa?&rdquo;. Io rispondevo, felice: &ldquo;No, oggi cucino con mia nonna&rdquo;. Ci ripenso e dico: la cucina era il mio destino. Nonna <strong>Ada</strong>, detta <strong>Adetta</strong> perch&eacute; era piccina piccina, mi ha insegnato tantissime cose. Era lei che puliva le code degli agnelli. Era lei che preparava il pasto per tutti. Era appassionata di cibo, <strong>Adetta</strong>.</p>

<p>[[ima10]]</p>

<blockquote>
<p><strong><em>&laquo;Se c&#39;&egrave; una cosa che mi piace sempre fare, &egrave; scrivere le mie ricette a mano. Di pi&ugrave;: disegnare i piatti che ho in mente! Immaginarmeli, cos&igrave;, gi&agrave; finiti. Disegnandoli, mi sembra di sentirne gi&agrave; il sapore&raquo;</em></strong></p>
</blockquote>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima11]][[ima12]]<strong>Formare le nuove generazioni</strong><br />
In cucina, la formazione delle nuove generazioni &egrave; importantissima: se non c&#39;&egrave;, i ragazzi non vanno avanti. Io mi sforzo di dare loro degli insegnamenti, di trasferire tutto ci&ograve; che so. In questo senso, cerco di formarli al meglio, di trasmettere il pi&ugrave; possibile del mio pensiero, del mio sapere, delle mie esperienze&hellip; Tutto! Nei loro confronti, mi sento quasi una madre&hellip; Una madre culinaria, diciamo cos&igrave;. Anche se, poi, non basta neanche: loro vengono da tutte le parti d&#39;Italia e non solo, si ritrovano lontano dalle famiglie d&rsquo;origine, cos&igrave; mi ritrovo a diventare una sorta di madre nel vero senso della parola.</p>

<p>Qualche volta, la sera, quando chiudiamo le porte del ristorante, io dico a loro: &laquo;Ragazzi, che si mangia domani?&raquo;. Si mettono a ridere: &laquo;Ma come! Abbiamo da fare tante cose e te pensi a quello che mangeremo noi!&raquo;. Perch&eacute; io ho sempre mangiato con i miei ragazzi! A me piace mangiare - e quello &egrave; risaputo - e quindi una cosa che mi preme &egrave; che stiano bene anche loro, che tutti stiano bene a tavola. Ecco: perdo del tempo, ci si perde del tempo a far stare bene i miei ragazzi!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima13]][[ima14]]<strong>Le donne e la cucina</strong><br />
Come essere una brava chef donna? Non farei alcuna distinzione. Mi spiego: capisco che per una donna pu&ograve; essere pi&ugrave; difficile farsi largo in questa professione, per gli orari stressanti e tutto quanto ben sappiamo. Ma penso anche: una donna, che abbia voglia di emergere in questo lavoro, ci riesce perfettamente, non deve avere paura, non ha ostacoli particolari da dover superare. No: una donna che vuole cucinare per lavoro riesce a farlo tanto quanto un uomo. E, secondo me, il cambiamento &egrave; iniziato proprio quando si &egrave; iniziato a capire quanto ho appena detto: si pu&ograve; fare. Io ricevo molte richieste da parte di giovani che vogliono lavorare nella cucina del <em>Da Caino</em>; tanta parte di queste viene da donne. Dico loro: potete riuscirci tranquillamente. Come ci sono riuscita io, che non sono pi&ugrave; giovane da un pezzo, ma che amo lavorare in cucina e andr&ograve; avanti a farlo almeno finch&eacute; continuer&ograve; a sentire questo <em>frizzicorio</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/valera-piccini-la-quinta-stagione.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41221/dallitalia/valeria-piccini-e-i-suoi-ricordi-dautunno-quando-si-cenava-con-le-code-che-bonta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Speronari Suites: l’arte dell'accoglienza tailor made nel cuore pulsante di Milano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41175/hotellerie/speronari-suites-larte-dellaccoglienza-tailor-made-nel-cuore-pulsante-di-milano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; una Milano che non si ferma mai, quella che gi&agrave; corre verso i traguardi olimpici del 2026, e c&rsquo;&egrave; una Milano che sa offrire rifugio, silenzio e bellezza proprio nel suo centro nevralgico. In via Speronari 4, a un respiro da Piazza del Duomo, <a href="https://www.speronarisuites.it/" rel="nofollow">Speronari Suites</a> rappresenta esattamente questo: un punto di equilibrio perfetto tra l&rsquo;energia urbana e l&rsquo;intimit&agrave; di un&rsquo;accoglienza su misura. Nato nel 2019 da una visione lungimirante che unisce l&#39;expertise gestionale di <a href="https://www.hotelsolutions.it/" rel="nofollow">HotelSolutions</a>, rappresentata da <strong>Paolo Catoni</strong> e <strong>Martino Corti</strong>, alla creativit&agrave; ristorativa della <a href="https://www.dorregocompany.com/" rel="nofollow">Dorrego Company</a>, guidata da <strong>Fabio Acampora</strong> e dai fratelli <strong>Sebastian</strong> e <strong>Alejandro Bernardez</strong>, questo spazio non &egrave; solo un hotel, ma un ecosistema di ospitalit&agrave; integrata che dialoga con la citt&agrave;.</p>

<p>[[ima2]]Varcare la soglia di <em>Speronari Suites</em> significa immergersi in un&rsquo;atmosfera curata nei minimi dettagli dallo studio <a href="https://www.fiori.mi.it/" rel="nofollow">Angus Fiori Architects</a> e dall&rsquo;interior designer <a href="https://www.francescaattolini.com/" rel="nofollow">Francesca Attolini</a>. Le 22 suite non sono semplici camere, ma micro-mondi dove il design contemporaneo dialoga con il comfort funzionale, intercettando una clientela giovane, di alto profilo e con una mentalit&agrave; spiccatamente internazionale. L&rsquo;estetica &egrave; nobilitata dalla firma di <a href="https://www.tomdixon.net/eu" rel="nofollow">Tom Dixon</a>, che ha arricchito il progetto con arredi, corpi illuminanti e complementi decorativi che conferiscono un carattere deciso e cosmopolita. A completare l&#39;esperienza sensoriale ci pensa il rinomato ristorante <a href="https://www.elporteno.it/location/milano/el-porteno-gourmet/?_gl=1*1tx7nlr*_up*MQ..*_gs*MQ..&amp;gclid=Cj0KCQiA-YvMBhDtARIsAHZuUzL2jubKkH9c0EaHy5V5zHBmZce--jOvN1ciR478BV4wBy1muoS22rIaArtJEALw_wcB&amp;gbraid=0AAAAA-i7uPqZNK0OTHann73LFeeFai0SM" rel="nofollow">El Porte&ntilde;o Gourmet</a>: qui l&rsquo;identit&agrave; argentina della <em>Dorrego Company</em> si fonde armoniosamente con l&rsquo;ospitalit&agrave; delle suite, creando un polo d&rsquo;attrazione che seduce tanto il turista quanto il pubblico milanese pi&ugrave; attento alle tendenze.</p>

<p>[[ima3]]Abbiamo incontrato <strong>Paolo Catoni</strong>, anima di <em>HotelSolutions</em>, per capire come una struttura indipendente possa non solo competere, ma eccellere in un mercato dominato dai grandi brand:&nbsp;&laquo;La nostra societ&agrave; nasce ad hoc per questo progetto e, visto che il modello funziona bene, l&rsquo;idea &egrave; quella di replicarlo. Stiamo gi&agrave; sondando citt&agrave; come Roma e Firenze, e abbiamo lanciato uno sguardo anche al mercato di New York. La nostra forza &egrave; che ognuno porta il proprio know how specifico nell&#39;area di competenza.&quot;</p>

<p>Nonostante i mutamenti del mercato e l&rsquo;evoluzione dei flussi turistici, <strong>Catoni</strong> guarda a Milano come a una <em>place to be</em> imprescindibile: &laquo;Milano ha la fortuna di essere una citt&agrave; molto amata all&#39;estero, ha la migliore immagine d&#39;Italia in questo momento. Se l&#39;hotel business puro ha perso un po&#39; di terreno, il turismo di destinazione in centro funziona egregiamente. Nonostante l&#39;aumento dei costi energetici e del personale, i margini tengono: il prezzo medio &egrave; salito e l&#39;occupazione resta alta&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]In un&rsquo;epoca di algoritmi e tariffe dinamiche, <strong>Catoni</strong> rivendica l&rsquo;importanza strategica del revenue management, senza per&ograve; dimenticare il fattore umano: &laquo;Adattiamo le tariffe alla domanda del mercato, ma la chiave &egrave; la soddisfazione. Chi decide di spendere una determinata cifra deve trovare le proprie aspettative esaudite. Durante i giorni di overpricing, come per il Salone del Mobile, aggiungiamo piccole attenzioni che per noi hanno un costo relativo, ma per l&#39;ospite sono fondamentali: frutta fresca, fiori o champagne in camera. Il cliente apprezza la coccola, specialmente quando la richiesta economica &egrave; pi&ugrave; forte&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]In un centro punteggiato da colossi dell&rsquo;hotellerie mondiale, <em>Speronari Suites</em> gioca con orgoglio la carta dell&#39;indipendenza e del servizio tailor made: &laquo;C&rsquo;&egrave; una clientela che cerca il brand famoso, ma c&rsquo;&egrave; anche chi preferisce la dimensione personale &ndash; spiega <strong>Catoni</strong> &ndash; con 22 unit&agrave; e uno staff dimensionato per gestirne il doppio, possiamo permetterci un&#39;attenzione incredibile. Se un ospite chiede di essere accompagnato in via Montenapoleone per acquistare un orologio, noi lo facciamo volentieri. Per noi farlo sentire a casa e aiutarlo a vivere la citt&agrave;, non solo l&rsquo;hotel, &egrave; un imperativo&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]Mentre Milano ha gi&agrave; iniziato ad essere palcoscenico dei Giochi Olimpici Invernali, strutture come <em>Speronari Suites</em> si confermano avamposti pi&ugrave; interessanti della nuova ricettivit&agrave; italiana. Non &egrave; solo questione di metri quadri o di posizione privilegiata; &egrave; una questione di passione imprenditoriale che vede il tempo dedicato all&#39;ospite non come un costo, ma come un investimento: &laquo;Se c&rsquo;&egrave; la passione in questo lavoro, c&rsquo;&egrave; tutto&raquo;. In un mondo sempre pi&ugrave; standardizzato, <em>Speronari Suites</em> evidenzia che l&rsquo;ospitalit&agrave; di lusso &egrave;, in fondo, la capacit&agrave; di saper ascoltare e viziare chi ha scelto di chiamare &quot;casa&quot; un angolo di Milano, anche solo per una notte.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/speronariweb-21.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41175/hotellerie/speronari-suites-larte-dellaccoglienza-tailor-made-nel-cuore-pulsante-di-milano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Cantina Sankt Pauls: il nuovo Pinot Bianco Kalkberg racconta i suoli calcarei</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41220/in-cantina/cantina-sankt-pauls-il-nuovo-pinot-bianco-kalkberg-racconta-i-suoli-calcarei.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>In Alto Adige, nel cuore di San Paolo, nasce una storia che profuma di montagna e di vino. &Egrave; qui che nel 1907 trentasei viticoltori diedero vita alla <a href="https://www.sanktpauls.wine/it/" rel="nofollow">Cantina Sankt Pauls</a>, oggi comunit&agrave; viva di 190 custodi che intrecciano il proprio sapere su 185 ettari di vigneto.</p>

<p>Una viticoltura che &egrave; appartenenza. Che conosce ogni filare, ogni variazione di luce, ogni respiro della terra. I vigneti si distendono tra i 400 e i 650 metri di altitudine, in un mosaico di suoli che raccontano epoche geologiche diverse: terreni calcareo-arenacei in altura; intorno al paese, matrici vulcaniche dove porfido, gneiss e basalto disegnano fondamenta profonde.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]E poi i ripidi pendii di Missiano, custodi di vigneti centenari di Pinot Bianco: una sfida identitaria, prima ancora che enologica.</p>

<p>Oggi la cantina &egrave; guidata dall&#39;enologo <strong>Philipp Zublasing</strong>, che firma la sua prima vendemmia con il Pinot Bianco 2023 <em>Kalkberg</em>. Un vino che nasce da una selezione accurata di parcelle situate sopra San Paolo, tra i 460 e i 580 metri. In media quattro appezzamenti, scelti anno dopo anno in ascolto dell&#39;andamento climatico, per restituire equilibrio e precisione.</p>

<p>[[ima2]]Il nome &egrave; dichiarazione di origine: <em>Kalk</em> richiama la dominante calcarea dei suoli; <em>Berg</em> rimanda ad Appiano-Monte, sopra il paese. &Egrave; un&#39;etichetta che imprime il territorio e lo ritrova nel bicchiere.</p>

<p>Il 2023 non &egrave; stato un anno semplice. Temperature, precipitazioni e umidit&agrave; hanno richiesto attenzione costante. Ma la dedizione dei soci in vigneto &ndash; scrupolosa, quotidiana &ndash; ha fatto la differenza. Le uve, raccolte tra il 25 e il 30 settembre a seconda della parcella, sono arrivate in cantina perfettamente sane, nel momento esatto in cui il Pinot Bianco sa raccontare con nitidezza la sua identit&agrave; a San Paolo.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Nel calice il <em>Kalkberg</em> 2023 si apre con delicate note floreali, accenni di albicocca e pesca matura. Il sorso &egrave; teso, vibrante, attraversato da un&#39;acidit&agrave; che ne sostiene la struttura e ne promette l&#39;evoluzione. Sono 5.200 le bottiglie prodotte, disponibili da questo mese sul mercato. Un numero misurato, come misurato &egrave; il gesto che lo genera.</p>

<p>Un vino che non cerca di stupire, ma di restare.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cantina-sankt-pauls-enologo-philipp-zublasing-in-una-delle-parcelle-di-pinot-bianco-a-san-paolo-destinate-al-vino-kalkberg-cthiloweimar.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41220/in-cantina/cantina-sankt-pauls-il-nuovo-pinot-bianco-kalkberg-racconta-i-suoli-calcarei.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Esse a Copenhagen, dove Matt Orlando traduce il no waste in piatti deliziosi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41219/carlo-mangio/esse-a-copenhagen-dove-matt-orlando-traduce-il-no-waste-in-piatti-deliziosi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Sostenibilit&agrave; o gusto? <em>Sostenibilit&agrave; &amp; gusto</em>. L&rsquo;alchimista che sa combinare, con artifici sempre nuovi e mirabili, l&rsquo;impegno no waste e il godimento a tavola (s&igrave;, godimento vero e proprio. Per il palato e anche per la mente) si chiama <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/13978/chef-e-protagonisti/matthew.html">Matt Orlando</a>, statunitense di San Diego, classe 1977; &egrave; una&nbsp;delle tante menti brillanti che ha alimentato, in una sorta di flusso migratorio goloso, la rivoluzione dfella <em>Nordic Cuisine</em>: ex head chef di <em>Noma</em> e gi&agrave; fondatore di <em>Amass</em> a Copenhagen (una delle tavole pi&ugrave; influenti di quell&rsquo;alta cucina contemporanea impegnata a ragionare <em>green</em>), dopo due anni e mezzo fuori dai nostri radar &ndash; per l&rsquo;esperienza asiatica e il progetto <em>Air</em> a Singapore - &egrave; tornato, sempre nella capitale danese, con il suo nuovo ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41030/ristoranti/esse.html">Esse</a>, nel quartiere industriale di Nordhavn, dentro un ex magazzino del 1895 nascosto tra i moli, dai soffitti altissimi.</p>

<p>Il nome &ldquo;Esse&rdquo; &egrave; gi&agrave; di per s&eacute; una dichiarazione d&rsquo;intenti: viene dal latino, &ldquo;essere&rdquo; insomma, e richiama il desiderio di <strong>Orlando</strong> di riflettere su cosa oggi significhi cucinare dentro un sistema alimentare complesso, tra gusto, etica e responsabilit&agrave;. Ma non siamo in un <em>Amass 2.0</em>, per quanto il 60% dello staff sia il medesimo. Il nuovo locale non ha quelle ambizioni da laboratorio pioneristico e manifesto ideologico, potremmo dire che l&rsquo;obiettivo &egrave; pi&ugrave; maturo: qui la sostenibilit&agrave; non diventa vessillo da sciorinare, ma grammatica della cucina acquisita e acquisenda, semplicemente da applicare ogni giorno. Nuovi colori con i quali dipingere il quadro, dove protagonisti sono non i colori, ma il quadro: patate recuperate per fare il pane, lische di pesce trasformate in polveri per la pasta, scarti che vanno a comporre pairing analcolici&hellip; Sono solo alcuni degli elementi che danno vita ai piatti, l&agrave; dove non traspare&nbsp;un effetto dimostrativo (&ldquo;Guarda come sono bravo a fare il pane con le patate fermentate&rdquo;), ma pura attenzione al piacere (&ldquo;Senti quanto &egrave; buono questo pane. Che &egrave; realizzato con patate fermentate&rdquo;). &Egrave; un&rsquo;evoluzione del fine dining concettuale dell&rsquo;ultimo decennio: non pi&ugrave; marchio identitario o ideologia da sciorinare, ma pratica quotidiana, conquista sedimentata che va tradotta nell&rsquo;atto di cucinare.</p>

<p>[[ima12]][[ima13]][[ima14]]Ci si accomoda, come detto, in uno spazio molto vasto, tra muri dipinti, musica e un&rsquo;energia informale che rifiuta la rigidit&agrave; dell&rsquo;haute cuisine tradizionale. Su ambo i lati, pareti di scaffali pieni di vasi colmi di bucce di mela fermentate, foglie secche di limone e verbena, bucce di patate disidratate, aceti di olivello spinoso, polveri di foglie di fico, verdure in salamoia, miso di nocciole, filamenti di zucca lattofermentati, snaps di fiori e germogli, sottaceti di finocchio, oli di semi di mela cotogna, fondi di caff&egrave; recuperati.</p>

<p>Sono gli addendi&nbsp;che servono a comporre piatti di personalit&agrave;, distintivi, definiti, chiusi. I&nbsp;sapori risultano sempre complessi ma non cerebrali; ogni elemento gustativo appare riconoscibile: le dolcezze si fondono con le acidit&agrave; e le sapidit&agrave;, l&rsquo;umami fa da scudo, le&nbsp;piccantezze regalano picchi smussati, tenuti sotto controllo eppure lunghi e intensi.&nbsp;L&rsquo;amaricante &egrave; poco frequentato. Ogni aroma &egrave; puntuale all&rsquo;incontro con le papille, in una semplicit&agrave; in realt&agrave; molto pensata, come dimostrano le continue e fascinose successioni di note palatali.</p>

<p>[[ima15]]Tre note particolari. La prima: <em>Sedano rapa glassato, pera Bosc, formaggio Riv stagionato 12 mesi, capperi di aglio orsino</em> &egrave; un capolavoro, il sedano rapa lavorato acquista la texture di un fungo, con un turgore che soddisfa il morso; sprigiona un umami fantastico che termina vegetale e dolce: &laquo;Arrostiamo i sedani rapa interi, togliamo le bucce, le immergiamo nell&rsquo;acqua e le cuociamo di nuovo per estrarne gli zuccheri: ce ne sono tanti, perch&eacute; In questo periodo dell&rsquo;anno tutte le radici producono pi&ugrave; glucosio per non congelare e morire. Ecco: con quel liquido realizziamo una glassa nella quale rotoliamo il sedano rapa arrostito e lo arrostiamo di nuovo: glassiamo e arrostiamo, glassiamo e arrostiamo, glassiamo e arrostiamo sette volte. Si ottiene cos&igrave; un sedano rapa molto masticabile, che abbiniamo a pere dalla consistenza simile, capperi di aglio orsino e una salsa fatta con un formaggio chiamato Riv, l&rsquo;unico formaggio a pasta dura certificato biologico in Danimarca. Si pu&ograve; paragonare a un cacio d&rsquo;alpeggio, presenta cristalli di sale secchi e tanta nota di frutta secca nel gusto. La texture &egrave; asciutta, ma con una tonalit&agrave; cremosa&raquo;</p>

<p>[[ima16]]Seconda nota: una delle lavorazioni pi&ugrave; identitarie che <strong>Orlando</strong> propone da anni, gi&agrave; dal tempo di <em>Amass</em>, &egrave; quella relativa alle lische di pesce che, cotte a pressione perch&eacute; si ammorbidiscano, poi frullate e disidratate, divengono polvere ricca di collagene e minerali, dalla forte componente aromatica marina e perfetta come esaltatore naturale di sapidit&agrave;, da aggiungere a impasti per realizzare tartellette, tacos, cialde, gnocchi/dumplings, noodles, all&rsquo;insegna di <em>whole fish - zero waste</em>. Le lische sono, come detto, cotte a pressione &laquo;perch&eacute; cos&igrave; raggiungiamo temperature molto alte senza bollitura e otteniamo un&rsquo;estrazione di sapore bellissima. Le lische iniziano a disintegrarsi a queste temperature: filtriamo il brodo, prendiamo le lische e le rendiamo come una sorta di purea, molto morbida&raquo;, che va ad essere utilizzata. Il&nbsp;<em>Taco di collare di pesce arrosto, alghe croccanti, emulsione di sambal</em> (una salsa piccante e aromatica originaria dell&#39;Indonesia e della Malaysia) <em>alle bucce di mela</em> deriva da questo concetto, ha un piccante lungo, fa persino venire in mente un panino col salame, di quelli buonissimi.&nbsp;</p>

<p>Terza nota: i dessert sono di altissimo livello, capita raramente anche negli indirizzi pi&ugrave; blasonati, dove perlopi&ugrave; sono capitolo a parte, spesso slegato dal resto del percorso degustativo. Qui no, forse perch&eacute; da <em>Esse</em> non vi &egrave; un pastry chef vero e proprio, i dolci sono pensati direttamente da <strong>Matt Orlando</strong> e dal suo staff &ldquo;salato&rdquo;, non vi &egrave; dunque alcuna cesura e gli assaggi si inseriscono naturalmente nella proposta generale. <em>Crema di prugna acida, granita di carota dolce invernale e aceto di nocciolo di prugna</em> ci ha fatto venire in mente due fine pasto perfetti che abbiamo adorato, ovvero <em>Cioccolato bianco, aceto balsamico, granita di liquirizia e aceto bianco</em> di <strong>Niko Romito</strong> e <em>Fusione a freddo</em> di <strong>Davide Scabin</strong>. Come quelli, anche questo all&rsquo;<em>Esse</em> &egrave; un magistrale dessert gastronomico.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TUTTI I NOSTRI ASSAGGI (con le nostre foto)</strong>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/esse-team-photo-credit-emily-wilson-photogrpahy-122025-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41219/carlo-mangio/esse-a-copenhagen-dove-matt-orlando-traduce-il-no-waste-in-piatti-deliziosi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Cosa vuol dire essere panetteria (e panettiere) di quartiere oggi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41211/dallitalia/cosa-vuol-dire-essere-panetteria-e-panettiere-di-quartiere-oggi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Giacomo Carlizza</strong> &egrave; un panettiere romano, radicato ormai da diversi anni nel quartiere Tuscolano a Roma, lo stesso in cui &egrave; cresciuto e dove ha dato vita a&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/zampa_fornoetico/" rel="nofollow" target="_blank">ZAMPA Forno etico</a>.</p>

<p>Il suo non &egrave; un mestiere semplice &ndash; anche perch&eacute;, oltre a essere panettiere, <strong>Giacomo</strong> &egrave; anche imprenditore -, n&eacute; la prima delle professioni che un giovane immagina di intraprendere. Eppure c&rsquo;&egrave; una bellezza intrinseca nei gesti che lo caratterizzano, nella famiiarit&agrave; che si innesca con chi frequenta abitualmente la bottega, sensibilizzando al consumo di prodotti sempre diversi, eppure da sempre presenti sulla nostra tavola, trovando nel pane, un fragrante punto di incontro.</p>

<p>Il percorso di <strong>Giacomo</strong>, per&ograve; non comincia dal pane perch&eacute; il suo passato, sebbene intrecciato a impasti e lievitazione, &egrave; segnato dalla pizza e in particolare dal nome di <strong>Gabriele Bonci</strong> e dal <em>Pizzarium</em> di Roma. Approda poi da <em>Eataly</em> dove comincia a familiarizzare con grandi numeri, nonch&eacute; con la gestione di interi reparti; tutte esperienze, a cui si annettono i preziosi consigli di amici del settore; tappe che, a poco a poco, lo conducono alla nascita della sua bottega di quartiere, e un quartiere a Roma, ha la dimensione di un paese.</p>

<p>Uno spazio urbano, una rete nella quale non &egrave; stato difficile insediarsi, perch&eacute; qui <strong>Giacomo</strong> cresce. Sin dagli esordi, per&ograve; &egrave; stato importante per lui presentarsi con una maniera di lavorare ben precisa, in grado di portare freschezza &ndash; soprattutto di pensiero - ogni giorno, dando valore ai suoi prodotti, ma soprattutto a chi lo accompagna nella sua giornata lavorativa.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Partiamo da un dato, ossia che nelle grandi citt&agrave; inizia a mancare, vuoi per tempi serrati, vuoi per comodit&agrave;, quella cultura cos&igrave; radicata nei piccoli centri di scendere a comprare ci&ograve; che serve in tante piccole botteghe sotto casa, a favore di un unico super di riferimento che fornisca ci&ograve; di cui abbiamo bisogno&hellip; Ma a che costo in termini qualitativi? Quante volte ci capita di essere attratti da ingannevoli &ldquo;sforniamo pane caldo ogni giorno&rdquo;, in realt&agrave; prodotti surgelati e rigenerati, realizzati con farine di cui non conosciamo la provenienza, e dalla <em>shelf-life</em> pressoch&eacute; nulla. Bastano poche ore, un giorno al massimo, e il prodotto perde tutta la sua fragranza. Naturalmente, subentra un discorso di prezzo, ma anche in questo <strong>Giacomo</strong> si sforza di mantenere una sua democraticit&agrave;, partendo da tipologie base, disponibili tutti i giorni, proposte a un costo competitivo, che cresce a mano a mano che si punta su variet&agrave; pi&ugrave; complesse. Queste ultime, inoltre, restano comunque accessibili perch&eacute; non viene fissata una quantit&agrave; minima da acquistare. &laquo;Siamo ben felici di vendere anche solo qualche fetta di una certa tipologia di pane &ndash; pensiamo per esempio agli anziani, o a chi vive da solo e non riesce a consumare un&rsquo;intera pagnotta -, per consentire a tutti, nella misura che preferiscono, di assaggiare quel che produciamo. Preferiamo che abbiano del pane sempre fresco e che vengano in bottega ogni volta che se ne ha bisogno. Chiaramente, il posizionamento che abbiamo non ci lascia margine di errore; il prezzo va sempre ben &ldquo;motivato&rdquo; con una scelta attenta delle materie prime. Cerchiamo di essere limpidi il pi&ugrave; possibile, ed &egrave; per questo che abbiamo scelto di non avere barriere in bottega: vogliamo che tutti possano prendere visione del nostro lavoro. Solo cos&igrave; &egrave; possibile instaurare un rapporto di fiducia, di cui siamo immensamente grati&raquo;.</p>

<p>Ma di che prezzi parliamo? Il pane base <em>Zampa</em>, quello bianco, parte da 4,10 euro/kg, poco pi&ugrave; di quello che troveremmo al supermercato, senza contare che la durata di questo prodotto sia di almeno 3-4 giorni, sempre e solo a base di farine biologiche, realizzato con lievito madre. Si passa poi al Senatore Cappelli proposto a 6,80 euro/kg, fino a tipologie che raggiungono i 18 euro/kg, &laquo;per un pane &ndash; commenta <strong>Giacomo </strong>&ndash; che diviene un centrotavola goloso che fa festa&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Qui, inoltre, il pane viene proposto anche in grandi pezzature, pensato per durare una settimana intera, uno su tutti l&rsquo;<em>Urbano</em>, che &egrave; un po&rsquo; il signature di <em>Zampa</em>: di urbano, effettivamente, ha solo lo spazio in cui viene &ldquo;spacciato&rdquo;, conservando a tutti gli effetti le caratteristiche di un pane di campagna. Un prodotto che evolve a seconda della disponibilit&agrave; del momento &ndash; filosofia che <strong>Giacomo</strong> applica un po&rsquo; in tutto il suo lavoro - apportando sfumature sempre nuove, timbro di artigianalit&agrave;.</p>

<p>&laquo;D&rsquo;altronde questo &egrave; l&rsquo;unico antidoto contro quel tipo di lavoro in cui timbri, fai il tuo e te ne vai: la monotonia va spezzata apportando di volta in volta una sfumatura preziosa. Certo, &egrave; anche vero che un minimo bisogna standardizzare per garantire continuit&agrave; al prodotto, restando per&ograve; sempre un minimo flessibili. Ecco perch&eacute; uno dei miei pani preferiti &egrave; il <em>multicereale</em>, espressione piena di questa libert&agrave;&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Ma questo mestiere appassiona ancora?</strong><br />
&laquo;Assolutamente s&igrave;. Sono tante le realt&agrave; in Italia che fanno un lavoro immenso con la panificazione, a cui si affianca l&rsquo;aspetto imprenditoriale, che non semplifica le cose. Parlare con le persone, per&ograve; aiuta a far comprendere loro l&rsquo;importanza di una filiera sana e questo ci stimola a fare sempre meglio&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Il punto di partenza sta nel coinvolgere i giovani che lavorano in bottega, lasciando spazio a tutti di esprimersi. E aggiunge <strong>Giacomo:</strong> &laquo;I ragazzi devono essere contenti di venire a lavoro; spesso le giornate sono difficili, lunghe, ma nonostante ci&ograve; occorre fornire uno stimolo; invitare a sperimentare per mantenere la mente aperta e allenata, anche a costo di sbagliare. Quel che manca in generale &egrave; la mentalit&agrave;&raquo;. Si spiega. Molti ragazzi non sono abituati al concetto secondo il quale per raggiungere un risultato &egrave; necessario il sacrificio: &laquo;&Egrave; inutile girarci intorno; non si pu&ograve; desiderare solo risultato; di mezzo ci sono il dolore alle mani e alle ginocchia, ore di sonno che mancano, ma con mentalit&agrave;, con l&rsquo;approccio giusto si pu&ograve; affrontare tutto&raquo; conclude <strong>Carlizza</strong>.</p>

<p>Dopotutto, rispetto al passato i ritmi sono migliorati nettamente, complice la tecnologia. In laboratorio il primo entra alle 5 del mattino, poco prima solo in casi eccezionali. Pi&ugrave; che la notte &ndash; come accadeva un tempo - si vive il mattino presto, un tempo che include anche una pausa per ritrovarsi e fare colazione insieme. Sono assicurati due giorni di riposo, e momenti di stop dopo periodi particolarmente intensi. La tecnologia, poi, non sostituisce l&rsquo;uomo; le macchine non sottraggono operai, ma aiutano i ragazzi a essere pi&ugrave; produttivi: dalla gestione delle lievitazioni, all&rsquo;accensione dei forni automatizzata per le prime infornate del mattino. La tecnologia, quindi, &egrave; un facilitatore per lavorare meglio, ma al resto ci pensano le mani. &nbsp;</p>

<p><em>Lingue rosse, viennoiserie, focacce soffici, pane di ogni sorta</em>: tutto quello che non vi abbiamo raccontato di <em>Zamp</em>a, vi invitiamo a prenderlo a morsi, a pi&ugrave; riprese, al banco di <strong>Giacomo</strong> e dei&nbsp;suoi a Roma.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/zampa-forno-etico-ph-andrea-di-lorenzo-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41211/dallitalia/cosa-vuol-dire-essere-panetteria-e-panettiere-di-quartiere-oggi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>No.3 London Dry, un gin che va dritto al palato</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41200/shake-shock/no3-london-dry-un-gin-che-va-dritto-al-palato.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>L&rsquo;universo dei gin &egrave; in costante evoluzione. Se ne producono sempre di nuovi, con botaniche esotiche e ricercate. Gin profumati, aromatici, civettuoli o secchi, come piacciono agli amanti dei classici cocktail a base del distillato, nato nei Paesi Bassi come <em>Jenever</em>, e poi sviluppatosi prima in Inghilterra e ora nel resto del mondo.</p>

<p>Nonostante il susseguirsi delle mode, alcuni distillati a base di ginepro, unico ingrediente che non pu&ograve; mai mancare, restano capisaldi per barman e appassionati. Fra questi, <a href="https://no3-gin.myshopify.com/it?srsltid=AfmBOorooXY07nRanFOWL8JOq1AMZB4YjQO9eNABPhVj6LWwfiSIEK2q&amp;shpxid=3483260f-9894-4a9e-b5ee-9685651b9239" rel="nofollow" target="_blank"><em>No.3&nbsp;London Dry Gin</em></a>&nbsp;- distribuito in Italia dalla storica <a href="https://pallini.com/" rel="nofollow" target="_blank">distilleria&nbsp;Pallini</a> &ndash; rappresenta una certezza in termini di qualit&agrave;, verticalit&agrave; e riconoscibilit&agrave; del gusto, oltre all&rsquo;innata capacit&agrave; di entrare nelle preparazioni di classici della mixology.</p>

<p>Nato dalla ricetta di <em>Berry Bros. &amp; Rudd</em>, il pi&ugrave; antico <em>wine merchant</em> di Londra (che custodisce ancora oggi la cantina personale della famiglia reale, ndr.), deve il suo nome dal civico 3 di St. James&rsquo;s Street a Londra, dimora di <em>Berry Bros. &amp; Rudd</em>&nbsp;dal 1698.</p>

<p>Un distillato preciso, deciso, privo di inutili arzigogoli barocchi per andare dritto al palato e al cuore di chi lo gusta. Una rinnovata sensibilit&agrave; verso una produzione sostenibile &egrave; oggi un elemento in pi&ugrave; per sceglierlo.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><em>No.3 Gin</em> ha recentemente ricevuto la&nbsp;certificazione di prodotto 100% biologico, pioniere nel panorama dei&nbsp;gin&nbsp;ultra-premium. Le botaniche utilizzate, infatti, sono esclusivamente biologiche e certificate mentre la distillazione e l&rsquo;imbottigliamento sono interamente tracciate. Scelte dettate dalla volont&agrave; di essere compatibile con l&rsquo;ambiente e i territori di origine e produzione, e per incrociare le richieste di consumatori che premiano prodotti etici e sostenibili, con un occhio di riguardo alla qualit&agrave; e all&rsquo;autenticit&agrave;.</p>

<p>Anche packaging ed etichette sono state coinvolte in questo processo virtuoso. Le bottiglie verde smeraldo, dal classico profilo esagonale, sono oggi realizzate con il 40% di vetro riciclato, con l&rsquo;obiettivo di arrivare presto alla totalit&agrave;. L&rsquo;etichetta &egrave; in carta certificata FSC, cio&egrave; proviene da fornitori che si impegnano a ridurre al minimo sprechi ed emissioni di gas serra. I tappi sono in sughero naturale con testine in legno e la famosa chiave in rilievo sulla bottiglia, icona di <em>No.3 Gin</em>, &egrave; realizzata in una lega metallica che pu&ograve; essere riciclata all&#39;infinito.</p>

<p>Abbiamo colto l&rsquo;occasione di assaggiare <em>No.3 Gin</em> in una recente masterclass organizzata da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35395/locali/sogni.html" target="_blank">Sogni</a>, splendido locale milanese con cucina e bancone, entrato sin dall&rsquo;apertura - avvenuta poco pi&ugrave; di un anno fa -, nel giro dei cocktail bar pi&ugrave; in voga in citt&agrave;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Realizzato a partire del 2008, quando &egrave; stato reintrodotto sul mercato nell&rsquo;antica distilleria olandese <em>Royal de Kuyper Distillers</em>, <em>No.3 Gin</em> conserva la nota pungente e distintiva del ginepro. Presenta la freschezza tipica del cardamomo, i tratti classici di coriandolo e angelica e aggiunge, a dare equilibrio, le note degli agrumi, arancia e pompelmo, che restano in infusione, insieme alle altre botaniche pi&ugrave; pregiate, per oltre 16 ore prima della distillazione in alambicco <em>pot still</em>. Un gin secco, raffinato, dal profilo aromatico ideale per interpretare il ruolo di attore solista -&nbsp;o quasi -&nbsp;in un grande <em>Martini Cocktail</em>. E proprio questo drink &egrave; stato protagonista della masterclass, guidata dal barman capitolino <strong>Alessandro Mannoni</strong>, un passato da <em>Freni e Frizioni </em>prima di arrivare al <em>Wisdomless</em> di Roma.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Martini mescolati, pi&ugrave; intensi e decisi, o&nbsp;shakerati, ossigenati e morbidi come piacevano a James Bond, preparati con il classico rapporto 6 vs.1 (sei parti di gin e una parte di vermouth dry), e serviti in piccole ed eleganti coppette dal bordo verde smeraldo, in linea con la livrea della bottiglia del <em>No.3</em>.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>E poi l&rsquo;aggiunta di salamoia per il <em>Dirty </em>e delle classiche olive o scorze di limone per il finish. I cocktail si sono succeduti nelle preparazioni al bancone del locale di via San Calocero e ogni drink ha fatto emergere i segni particolari e la qualit&agrave; di <em>No.3 Gin</em> con le note olfattive leggermente piccanti, i profumi intensi degli agrumi e la persistenza data dal ginepro toscano, fra i migliori al mondo per la produzione di gin. In servizio anche un piacevole <em>Long Martini</em>, drink in stile <em>Tom Collins</em>, dove l&rsquo;Old Tom &egrave; stato sostituio da Gin N&deg;3 e sono rimasti il limone, lo sciroppo di zucchero e la soda, per una bevuta dissetante a bordo piscina o, meglio, ancora su un lungo mare delle nostre splendide coste italiane.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-london-dry-gin-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41200/shake-shock/no3-london-dry-un-gin-che-va-dritto-al-palato.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Norbert Niederkofler: «Vado in pensione, ma non mi fermo». Tutti i nuovi progetti</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41203/dallitalia/norbert-niederkofler-vado-in-pensione-ma-non-mi-fermo-tutti-i-nuovi-progetti.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; chi pensa a lungo prima di agire e chi, come <strong>Norbert Niederkofler</strong>, trasforma le idee in realt&agrave; con una rapidit&agrave; e una concretezza che lasciano il segno. Chef di un ristorante con tre stelle Michelin, &egrave; uno di quei talenti capaci di unire visione creativa e capacit&agrave; imprenditoriale a 360 gradi. Ma Niederkofler va in pensione, o almeno cos&igrave; si potrebbe dire, se la parola &ldquo;pensione&rdquo; avesse per lui il significato tradizionale di rallentare, fermarsi, tirare il fiato perch&eacute; in realt&agrave; questo passaggio somiglia pi&ugrave; a un cambio di passo che a un addio.<br />
<br />
&laquo;A marzo andr&ograve; in pensione&raquo;, racconta con un sorriso che lascia intendere tutt&rsquo;altro, &laquo;ma non ho alcuna intenzione di fermarmi. C&rsquo;&egrave; ancora tanto da fare, la montagna si sta trasformando e dobbiamo dare ai giovani gli strumenti e la competenza per affrontare il futuro in cucina, e non solo&raquo;. Il suo pensiero gastronomico, costruito intorno al rispetto della montagna, alla stagionalit&agrave; e alla sostenibilit&agrave;, non va in pensione ma si traduce in nuovi progetti culturali, formativi e imprenditoriali: dalla consulenza e formazione dei giovani chef alla promozione di modelli alimentari pi&ugrave; consapevoli, fino a eventi e iniziative capaci di far dialogare cucina, scienza e territorio.<br />
<br />
Il progetto continua a evolvere. &laquo;Quest&rsquo;anno <a href="https://norbertniederkofler.com/it/i-m-cook-the-mountain" rel="nofollow">Cook the Mountain</a> compie 18 anni, diventa maggiorenne, un&rsquo;ottima occasione per fermarsi, osservare e analizzare come l&rsquo;ambiente alpino sia cambiato in quasi due decenni. In collaborazione con <a href="https://www.laimburg.it/it" rel="nofollow">Laimburg</a>, centro di ricerca della provincia di Bolzano, e con il contributo di pescatori, cacciatori e di un ampio database dedicato ai grani antichi, ci siamo posti l&rsquo;obiettivo di costruire una fotografia scientifica dell&rsquo;evoluzione della flora e della fauna. Oggi &egrave; fondamentale capire la velocit&agrave; con cui la natura si trasforma e immaginare quali scenari si apriranno per il futuro. Il cambiamento climatico si manifesta in modo sempre pi&ugrave; evidente: lo si vede nei vigneti che salgono di quota, nella diffusione dell&rsquo;olio d&rsquo;oliva anche in zone dove prima era impensabile, nella presenza crescente di agrumi e colture un tempo estranee a questi territori. Tutto sta avvenendo pi&ugrave; in alto e pi&ugrave; velocemente. Ma questo contesto apre anche nuove domande: quali prodotti possono essere utilizzati oggi? Quali ingredienti, un tempo impossibili, possono entrare ora nel racconto gastronomico della montagna? Ecco, questa sar&agrave; la nuova responsabilit&agrave; di Cook the Mountain&raquo;, spiega lo chef.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]Parallelamente, si rafforza la sua visione legata alle varie strutture del gruppo: &laquo;<a href="https://ateliernorbertniederkofler.com/it/" rel="nofollow">Atelier Moessner</a>, <a href="https://alpinn.it/it/" rel="nofollow">AlpiNN</a> e <a href="https://ansitzheufler.com/it" rel="nofollow">Ansitz Heufler</a> condividono la stessa filosofia pur esprimendola in forme diverse. L&rsquo;Atelier rappresenta il vertice dell&rsquo;esperienza gastronomica, mentre le altre due propongono approcci differenti ma complementari: Ansitz Heufler, in particolare, punta sul comfort contemporaneo delle camere del castello e una cucina pi&ugrave; conviviale, fatta di condivisione e piatti della memoria rivisitati, mentre Alpinn &egrave; una struttura moderna su una stazione di sci dove si pu&ograve; scegliere tra un piatto semplice e un percorso pi&ugrave; articolato&raquo;.<br />
<br />
Lo sguardo di Norbert &egrave; sempre pi&ugrave; rivolto anche all&rsquo;ospitalit&agrave;. &Egrave; in fase di sviluppo un progetto per la realizzazione di 15 camere all&rsquo;interno del parco dell&rsquo;Atelier, con l&rsquo;obiettivo di creare un luogo in cui c&rsquo;&egrave; tutto e gli ospiti possono vivere un&rsquo;esperienza integrata senza doversi spostare. Accanto a questo, c&rsquo;&egrave; la volont&agrave; di ripensare e riposizionare i progetti storici in funzione del futuro.<br />
<br />
Al centro di tutto resta la formazione che per Norbert Niederkofler significa andare dritti al cuore del suo lavoro &ndash; &laquo;Oggi formare i giovani non &egrave; semplice&raquo; - ma &egrave; proprio questa la parte che pi&ugrave; lo appassiona. Le sue brigate hanno un&rsquo;et&agrave; media di appena 26 anni, non solo in cucina ma anche negli altri reparti, un dato che racconta chiaramente quanto il progetto punti sulle nuove generazioni. Trasmettere ci&ograve; che &egrave; stato costruito negli anni &ndash; l&rsquo;esperienza, gli errori, le competenze condivise con partner e collaboratori &ndash; &egrave; per lui una responsabilit&agrave; precisa, un passaggio di testimone consapevole e rappresenta uno dei nuclei centrali di Cook the Mountain.<br />
<br />
&laquo;Dal 2008 a oggi, Cook the Mountain ha contribuito alla crescita di 30&ndash;40 giovani chef che oggi lavorano e guidano ristoranti di successo nel mondo, con una o due stelle Michelin. Essere un mentore, per&ograve;, non &egrave; automatico: &egrave; una scelta. Una scelta fatta molti anni fa, che implica lasciare spazio, dare fiducia, permettere ai giovani di crescere davvero, anche rischiando. Senza questo margine di libert&agrave;, la formazione resta solo teoria. Trasmettere conoscenza, metodo e responsabilit&agrave; alle nuove generazioni per me &egrave; uno degli impegni pi&ugrave; importanti: perch&eacute; il futuro della cucina di montagna passa dalla consapevolezza di chi la interpreter&agrave; domani&raquo;.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Infine lo chef sbarca a Venezia con <a href="https://airelles.com/it/destination/venezia/venise-restaurants" rel="nofollow">Villa Frollo by Norbert Niederkofler</a> sar&agrave; uno dei protagonisti dell&rsquo;offerta gastronomica di <a href="https://venezia.airelles.com/it" rel="nofollow">Airelles Palladio</a>, l&rsquo;hotel 5 stelle lusso che aprir&agrave; ad aprile sull&rsquo;isola della Giudecca, di fronte a piazza San Marco. La struttura, ospitata in una prestigiosa propriet&agrave; del XVI secolo circondata da giardini, segna la prima apertura del marchio Airelles al di fuori della Francia, portando a Venezia l&rsquo;eccellenza di una collezione di maison d&rsquo;eccezione riconosciuta a livello internazionale.<br />
<br />
Norbert Niederkofler sar&agrave; il direttore gastronomico. Lo chef, celebre per la sua visione etica e sostenibile profondamente legata al territorio, presenter&agrave; il nuovo concept &ldquo;Cook the Lagoon&rdquo;, declinazione veneziana della sua filosofia, ispirata al delicato equilibrio dell&rsquo;ecosistema lagunare e alla sua biodiversit&agrave;.<br />
<br />
Villa Frollo si inserisce in un contesto di alta h&ocirc;tellerie che unisce storia, art de vivre e cucina d&rsquo;autore, affiancandosi a progetti firmati da grandi nomi della scena internazionale come <strong>Jean-Georges Vongerichten</strong>, <strong>Nobu Matsuhisa</strong> e <strong>C&eacute;dric Grolet</strong>. Il ristorante &egrave; gestito da NN Group e sar&agrave; guidato in cucina dall&rsquo;head chef <strong>Nicol&ograve; Rubinato</strong>, gi&agrave; sous chef di Atelier Moessmer. Dopo oltre 5 anni di collaborazione con Niederkofler, Rubinato porta a Venezia una visione matura e coerente, dando forma a un progetto nel contesto unico, fragile e straordinario della laguna veneziana.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-alpinn-norbert-niederkofler-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41203/dallitalia/norbert-niederkofler-vado-in-pensione-ma-non-mi-fermo-tutti-i-nuovi-progetti.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Ditta Artigianale, visione global e identità italiana nella torrefazione specialty</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41215/dallitalia/ditta-artigianale-visione-global-e-identita-italiana-nella-torrefazione-specialty.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Da un mese Firenze pu&ograve; vivere una nuova esperienza del caff&egrave;: <a href="https://dittaartigianale.com/" rel="nofollow">Ditta Artigianale</a> ha aperto il suo settimo locale in citt&agrave;, in via Solferino, portando un&#39;atmosfera contemporanea e un design urbano che raccontano una nuova identit&agrave; senza tradire l&#39;anima artigianale del brand. L&#39;ottavo punto vendita in Italia segna un capitolo importante per la torrefazione specialty fondata da <strong>Francesco Sanapo</strong> e <strong>Patrick Hoffer</strong>, che continua a reinventare la cultura del caff&egrave; con creativit&agrave; e attenzione al dettaglio.</p>

<p>&laquo;Il nostro settimo locale &egrave; una dichiarazione di intenti: continuare a spingere Firenze verso un&#39;idea di hospitality moderna, internazionale e coraggiosa. La nostra forza &egrave; l&#39;identit&agrave; italiana e fiorentina, ma la nostra visione &egrave; globale&raquo;, racconta <strong>Francesco Sanapo</strong>. &laquo;Innoviamo la tradizione senza mai tradirla, la portiamo al passo con il mondo. Abbiamo osato nel design e soprattutto nel caff&egrave;, con micro-lotti unici dei migliori produttori: perch&eacute; crediamo che la citt&agrave; meriti esperienze nuove, qualit&agrave; autentica e luoghi capaci di ispirare. &Egrave; cos&igrave; che <em>Ditta Artigianale</em> restituisce a Firenze ci&ograve; che Firenze ci d&agrave; ogni giorno&raquo;.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Il nuovo locale si distingue per linee pulite, materiali industriali e un&#39;atmosfera metropolitana pensata per una nuova generazione di coffee lover, sempre in movimento e alla ricerca di autenticit&agrave; ed estetica. Al centro dello spazio, il bancone, disposto su un unico livello e rivolto al pubblico, diventa il protagonista della narrazione del caff&egrave;, mentre l&#39;acciaio e i toni metallici dialogano con la pavimentazione gialla, richiamando i colori del brand. <strong>Luca Baldini</strong>, dello studio <em>q-bic</em> che ha firmato il progetto, spiega: &laquo;Abbiamo voluto immaginare un luogo che avesse al centro il prodotto e tutti gli altri contenuti di <em>Ditta Artigianale</em>. Un palcoscenico dove i fari sono puntati sul caff&egrave; e sullo scambio continuo che avviene tra chi lo propone e lo racconta e chi lo consuma con una rinnovata consapevolezza&raquo;.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]L&#39;offerta del nuovo locale &egrave; ampia e curata nei dettagli: dalle miscele per espresso come <em>Mamma Mia</em> e <em>Jump</em> ai monorigine serviti in estrazione espresso o con diversi metodi filtro come <em>V60</em> e <em>Aeropress</em>. Tra le proposte signature spiccano il celebre <em>Coffeemis&ugrave;</em> e il nuovo <em>Dubai Choc Caf&eacute;</em>, ispirato al trend internazionale del cioccolato. La cucina accompagna i clienti in ogni momento della giornata: dai <em>cinnamon buns</em> e croissant della bakery interna alla colazione, al brunch e business lunch fino all&#39;aperitivo serale, con pane fresco sempre disponibile per l&#39;acquisto.</p>

<p>[[ima6]]La storia di <em>Ditta Artigianale</em> racconta una passione autentica per lo specialty coffee. Fondata da <strong>Sanapo</strong> e <strong>Hoffer</strong>, la torrefazione ha saputo unire artigianalit&agrave; e impresa strutturata, puntando sulla qualit&agrave; e sull&#39;esperienza del cliente. Dal lavoro nelle piantagioni alla selezione dei chicchi, fino alla tostatura a Firenze, ogni fase esalta la materia prima e trasforma il caff&egrave; in un prodotto prezioso. &laquo;Ogni nostro spazio &egrave; pensato come un punto di ritrovo, dove lavorare, leggere, incontrare amici o semplicemente rilassarsi, concedendosi il giusto tempo per apprezzare ogni aspetto del servizio, dal caff&egrave; all&#39;ambiente&raquo;, sottolinea <strong>Sanapo</strong>.</p>

<p>Con sette caffetterie a Firenze e una a Milano, <em>Ditta Artigianale</em> conferma il suo ruolo di riferimento nel panorama italiano dello specialty coffee, offrendo una proposta che unisce design urbano, artigianalit&agrave; e nuove esperienze sensoriali. La caffetteria di via Solferino celebra cos&igrave; una Firenze viva e creativa, pronta a farsi scoprire attraverso il gusto, la qualit&agrave; e l&#39;estetica contemporanea.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ditta-solferino-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41215/dallitalia/ditta-artigianale-visione-global-e-identita-italiana-nella-torrefazione-specialty.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Vino e musica, armonia per uscire dalla routine</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41206/in-cantina/vino-e-musica-armonia-per-uscire-dalla-routine.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Una musica pu&ograve; fare dedicata A Diletta (e alle donne)</strong><br />
L&rsquo;ironia ma anche la genialit&agrave; di &ldquo;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=LaK71JhaTGU" rel="nofollow">Una musica pu&ograve; fare</a>&rdquo; di <strong>Max Gazz&egrave;</strong> riassume, con serenit&agrave;, la grande forza della musica. Una forza che, nel mondo del vino, ho trovato soprattutto in alcune donne, che hanno saputo superare momenti difficili e ricostruire, giorno dopo giorno, la propria vita.<br />
Quindi, come avveniva in radio, arriva la dedica. <em>A Diletta</em> non &egrave; solo il nome della speciale selezione di <em>Brunello di Montalcino</em> dell&rsquo;azienda <a href="https://www.coldilamo.com/" rel="nofollow">Col di Lamo</a>, proveniente dalla Vigna Diletta a circa 300 metri sul livello del mare, ma &egrave; un inno alla vita che <strong>Gianna</strong> <strong>Neri</strong> ha voluto passare come una sorta di testimone alla figlia. Due donne forti, che hanno superato momenti difficili. Come canta <strong>Gazz&egrave;</strong>: &laquo;Salvarti sull&#39;orlo del precipizio, non ci si pu&ograve; lamentare&raquo;. La forza della musica. E il vino, che affina 36 mesi in botti di Slavonia da 50 ettolitri, e poi almeno sei mesi in bottiglia, segue queste note perfettamente: l&rsquo;annata 2019 &egrave; particolarmente intrigante, elegante e complessa allo stesso tempo, equilibrata e viva in bocca. Ci gustiamo un bicchiere di <em>A Diletta</em> sulle note contrastanti di <strong>Gazz&egrave;</strong>, brindando non solo a <strong>Gianna</strong> <strong>Neri</strong> e a sua figlia <strong>Diletta</strong>, ma a tutte le donne che hanno affrontato, o stanno affrontando, momenti difficili.<br />
<strong>RF</strong></p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>Cosa rester&agrave; degli anni 80? Lo Cheval Blanc 1982 </strong><br />
Il <em>Ch&acirc;teau Cheval Blanc 1982</em> &egrave; uno di quei vini che hanno fatto la storia, non solo di Saint-&Eacute;milion ma di Bordeaux in generale. Parlare di <a href="https://www.chateau-cheval-blanc.com/en/" rel="nofollow">Cheval Blanc</a>, significa citare un&rsquo;icona nata in una delle propriet&agrave; pi&ugrave; singolari della denominazione: una tenuta radicata da oltre due secoli nel comune di Saint-&Eacute;milion, 39,5 ettari suddivisi in 55 parcelle, ciascuna con una propria identit&agrave;, come tessere di un mosaico irripetibile. L&rsquo;annata 1982, calda e generosa, trova proprio a <em>Cheval Blanc</em> un equilibrio quasi magico. La scelta di puntare su una maggiore presenza di <em>Cabernet Franc</em>, affiancato dal <em>Merlot</em>, d&agrave; vita a un vino capace di coniugare potenza e finezza in modo naturale e profondo.<br />
Nel calice il colore &egrave; ancora sorprendentemente vivo. Il profilo aromatico si sviluppa per stratificazioni successive: prugna matura e ciliegia sotto spirito aprono la scena, seguite da note terziarie di tabacco, tartufo e grafite, con un lieve cenno di viola appassita. Il sorso &egrave; integro, setoso, sostenuto da tannini ormai impercettibili che accompagnano una profondit&agrave; rara. Emergono note di tartufo, crema al caramello, arancia candita, insieme a sfumature affumicate e tostate, fino a un finale lungo, dai richiami di cacao e caff&egrave;. Un vino senza tempo che associo alla bellissima canzone di <strong>Raf</strong> &ldquo;<a href="https://youtu.be/VBoFrzFIAEg?si=e5MQ7BsKPZl4hg3e" rel="nofollow">Cosa rester&agrave; degli anni 80</a>&rdquo;.<br />
<strong>Cinzia Benzi</strong></p>

<p><strong>Uccelletta di Vicara, vieni&hellip; Via con me </strong><br />
E se una bottiglia potesse mettere il disco sul piatto? Il <em>Grignolino</em> del Monferrato <em>Uccelletta</em> di <a href="https://www.vicara.it/it/" rel="nofollow" target="_blank">Vicara</a> ci andrebbe leggero, con quel suo passo un po&rsquo; sghembo e irresistibile. Musica e vino, qui, fanno lo stesso mestiere: ti prendono per mano e ti portano in Piemonte, in un &ldquo;cru&rdquo; di appena 1,3 ettari, in cima al Bricco dell&rsquo;Uccelletta oggi custodito da <strong>Giuseppe </strong>e<strong> Emanuele Visconti</strong>, La lunga maturazione dona al vino profondit&agrave; e complessit&agrave;, senza togliergli leggerezza.<br />
E qui sta il punto d&rsquo;incontro: &ldquo;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Zp28HnEU5hg" rel="nofollow" target="_blank"><em>Via con me</em></a>&rdquo; non &egrave; una canzone che esplode, &egrave; una che accompagna come questo vino che non ama stare composto: entra nel calice con un carattere tutto suo, fatto di profumi sottili, spezie leggere e quella vena un po&rsquo; selvatica che ti strizza l&rsquo;occhio. Come la voce di <strong>Paolo Conte</strong>, che non cerca di piacere a tutti, ma finisce per conquistare chiunque. &ldquo;Via, via, vieni via di qui&hellip;&rdquo; e intanto il <em>Grignolino</em> scivola, fresco, ironico, mai prevedibile. Non &egrave; un vino che urla, piuttosto racconta storie: <em>Uccelletta </em>di Vicara ha la stessa eleganza stropicciata della canzone: un&rsquo;eleganza che non ha bisogno di giacca e cravatta ma arriva piano, come un motivo che ti resta in testa senza chiedere permesso.<br />
<strong>Salvo Ognibene</strong></p>

<p><strong>Il Marzemino citato nel Don Giovanni di Mozart</strong><br />
&Egrave; il vino trentino simbolo della Vallagarina, zona vocata alla vite, con Rovereto che pi&ugrave; volte aveva ospitato il giovane <strong>Mozart</strong> in viaggio verso l&rsquo;Italia. Difficilmente il mitico <strong>Amadeus</strong> avr&agrave; assaggiato il vino rosso lagarino. Probabilmente l&rsquo;abbinamento con il <em>Don Giovanni</em> (<a href="https://m.youtube.com/watch?v=SS4d21Ndc0Q&amp;list=RDSS4d21Ndc0Q&amp;start_radio=1&amp;pp=ygUWZG9uIGdpb3Zhbm5pIG1hcnplbWlub6AHAdIHCQkzAaO1ajebQw%3D%3D" rel="nofollow">qui un video</a>, il <em>Marzemino</em> &egrave; citato al minuto 3:15) &egrave; merito del librettista di <strong>Mozart</strong>, <strong>Lorenzo Da Ponte</strong>, nato vicino Vittorio Veneto, area viticola dove tuttora si coltiva <em>Marzemino</em>, spesso vinificato alla maniera in auge nei salotti settecenteschi di Venezia e proposto come &lsquo;vin dolce&rsquo; in occasioni festose e libagioni baldanzose.<br />
In Trentino, per&ograve;, il <em>Marzemino</em> &egrave; da sempre scelto per la sua schietta bevibilit&agrave;, bei profumi di frutta di bosco, la viola mammola che lo contraddistingue. E alcuni precise <em>nuances</em>, quelle che emergono - china, ribes, ciliegia sotto spirito - nella versione di <a href="http://www.letrari.it/" rel="nofollow">Lucia Letrari</a>, dinastia di spumantisti (suo padre, <strong>Leonello Letrari</strong> &egrave; stato artefice del primo bordolese italiano, <em>Fojaneghe</em>, nonch&eacute; dello spumante <em>Equipe5</em>) con una particolare dedizione proprio al <em>Marzemino</em>. Indipendentemente se questo vino rievoca melodie mozartiane. Appaga comunque per la sua sincera forza organolettica, idoneo ad altrettanti accostamenti conviviali. Con <strong>Mozart</strong> nello spirito&hellip; del vino.<br />
<strong>Nereo Pederzolli</strong></p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><strong>I Led Zeppelin ci portano al Bosco del Merlo</strong><br />
Una pausa che si protrae e che non &egrave; vuoto, bens&igrave; desiderio ripagato di vivere una sensazione in pienezza e prendendosi del tempo. Degustare <em>Ribolla Gialla Iside Igp Venezia Giulia </em>dell&rsquo;azienda <a href="https://www.boscodelmerlo.it/" rel="nofollow">Bosco del Merlo</a>, ci trasporta sulla scia del ritmo di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=bVPDP_DEsJs" rel="nofollow">&ldquo;I&rsquo;m gonna crawl&rdquo;</a> dei <em>Led Zeppelin</em>. Per la sua morbidezza, ma anche perch&eacute; &egrave; una dichiarazione d&rsquo;amore al territorio, espressa dalla famiglia <strong>Paladin</strong>.<br />
I sentori &ndash; tracciati in apertura dal fiore di tiglio e poi via via verso la papaya e la pesca - sono accompagnati da mineralit&agrave; e freschezza, nonch&eacute; da una persistenza che consente di coglierne appunto le sfumature a lungo.<br />
In questo punto di incontro tra il Friuli Occidentale e il Veneto Orientale, si porta avanti un legame profondo con il proprio territorio, che dona anche escursioni atmosferiche in grado di esaltare gli aromi nell&rsquo;uva. Tra i vitigni appunto, un ambasciatore per definizione come <em>Ribolla Gialla</em>. Per questo vino, il mosto affronta una breve macerazione, quindi viene separato dalle bucce con una lieve pressatura. Segue la fermentazione nelle vasche d&rsquo;acciaio, a basse temperature, infine da un affinamento protratto sui lieviti.&nbsp;<br />
Un vino cos&igrave; vicino al cuore della terra, cos&igrave; capace di portare lontano con una magia incarnata anche dal nome, Iside, dea della fertilit&agrave;.<br />
<em>I just don&#39;t care how far</em>&hellip;<br />
<strong>Marilena Lualdi</strong></p>

<p><strong>Message in a bottle, Sting e la Toscana</strong><br />
<em>&ldquo;Walked out this morning, I don&#39;t believe what I saw. Hundred billion bottles washed up on the shore&rdquo;.</em> Recita cos&igrave; un passaggio di &ldquo;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Ki97mpo6Y_Y" rel="nofollow">Message in a bottle</a>&rdquo;, brano iconico della band inglese dei <em>Police</em>. Le bottiglie dovevano lasciare un segno nella carriera e nella vita di <strong>Gordon Matthew Sumner</strong>, leader del gruppo, a tutti noto come <strong>Sting</strong>. Tanto che dal 1979, anno di lancio della hit ad oggi, le bottiglie da raccontare non sono pi&ugrave; solo quelle galleggianti nell&rsquo;oceano ma anche le bordolesi della tenuta toscana de <a href="https://tenutailpalagio.com/" rel="nofollow">il Palagio</a>, <em>buen retiro </em>di <strong>Sting</strong> e della moglie <strong>Trudie</strong>. Nella tenuta del Cinquecento a Figline Valdarno, acquistata dalla coppia nel 1997, la popstar si dedica alla passione per il vino in 15 ettari di terreni argillosi, coltivati con metodi organici, dove troneggiano i filari di <em>Sangiovese</em>.<br />
Cittadino del mondo, <em>Sting</em> in Toscana si sente veramente a casa. E molto di questo amore lo si deve al vino e alle viti, verdi lenzuola stese sulle dolci colline a segnarne i riflessi e le stagioni. Non poteva, dunque, che chiamarsi <em>Message in a bottle </em>il <em>Sangiovese IGT</em> de <em>il Palagio</em> per proporre, in purezza, le caratteristiche peculiari del grande vitigno italiano e del territorio fiorentino. Il colore rubino &egrave; di grande intensit&agrave;, gli aromi di marasca, fragola, rosa e violetta anticipano il gusto fruttoso, intenso eppure fresco con un buon equilibrio di tannini. Affinato 12 mesi in barrique &egrave; un vino da carni rosse, formaggi stagionati, funghi e tartufi. Da gustare accompagnato, rigorosamente ad altissimo volume, dal sferzante timbro di Sting, dal ritmo indiavolato delle percussioni di <strong>Stewart Copeland</strong> e dalle note attillate della chitarra di <strong>Andy</strong> <strong>Summers</strong> sino al <em>refrain </em>finale: <em>&ldquo;I&rsquo;m sending out an SOS&rdquo;</em> per un vino che &egrave; un aiuto sicuro alla ricerca di un&rsquo;alta qualit&agrave;.&nbsp;<br />
<strong>Maurizio Trezzi</strong></p>

<p><strong>Con Marian suoni dark per la Cenere dell&rsquo;Amiata</strong><br />
Nel cuore del Monte Amiata, <a href="https://www.amiatavini.it/" rel="nofollow">Amiata&hellip; i Vini del Vulcano</a> &egrave; un progetto artigianale che celebra il ritorno alle origini del proprietario. Fondata da <strong>Simone Toninelli</strong>, transitato da giurisprudenza alla viticoltura, l&#39;azienda si &egrave; affermata con l&#39;impegno condiviso di sua moglie <strong>Stefania</strong>, legata alle radici familiari di questa valle storica. L&rsquo;altitudine dei vigneti la composizione lavica del terreno ed un&rsquo;importante escursione termica aiutano a produrre vini sobri, aromaticamente ricchi e con tannini morbidi ed eleganti, legati alla capacit&agrave; di durare nel tempo.<br />
Tra le etichette prodotte, da segnalare <em>Cenere Montecucco Riserva DOCG 2015</em><strong>,</strong> un sangiovese in purezza di grande eleganza e finezza che esce dopo quasi dieci anni dalla vendemmia. Una grande struttura per una sensazione calda e avvolgente. Ogni sorso evoca la mineralit&agrave; vulcanica, la purezza del processo e i ritmi naturali di queste colline. Un&#39; azienda piccola ma di riferimento, per vini autentici e longevi che si possono accompagnare bene ad una musica intensa e profonda come quella dei <em>Sister of Mercy</em>: un tuffo nel passato degli anni Ottanta con <a href="https://www.youtube.com/watch?v=yVPx4zalkiM" rel="nofollow">Marian</a>, contraddistinta da suoni darkeggianti e profondi, che smuovano vibrazioni sopite.<br />
<strong>Leonardo Romanelli</strong></p>

<p>[[ima4]]</p>

<p><strong>Don Vincenzo e il Vesuvio: Je sto vicino a te</strong><br />
<a href="http://www.casasetaro.it/" rel="nofollow">Casa Setaro</a> si trova a Trecase, alle pendici del Vesuvio, un territorio estremo che non concede scorciatoie. Qui il vino &egrave; il risultato diretto della terra vulcanica, del sole e del lavoro umano. I vigneti di <em>Caprettone</em>, <em>Piedirosso</em> e <em>Aglianico</em> e <em>Falanghina</em> crescono su suoli ricchi di cenere e minerali, capaci di dare uve con carattere deciso, freschezza naturale e una forte identit&agrave; territoriale.<br />
La cantina &egrave; scavata nella roccia vulcanica, un ambiente che garantisce condizioni ideali per l<span dir="RTL">&rsquo;</span>affinamento e riflette un approccio essenziale: intervenire poco, rispettare molto. La produzione &egrave; focalizzata sui vitigni autoctoni del Vesuvio, interpretati con precisione e coerenza, senza compromessi stilistici. Il <em>Lacryma Christi Del Vesuvio Doc Riserva &quot;Don Vincenzo&quot; </em>&egrave; un blend di <em>Piedirosso</em> (70%) e <em>Aglianico</em> (30%) dai sentori di geranio amarena e macchia mediterranea, con sottili sbuffi di pietra focaia e un sorso teso e carnoso, dal deciso finale sapido. Un vino da sorseggiare ascoltando &quot;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Bz1ch3cRs6c" rel="nofollow">Je sto vicino a te</a>&quot; di <strong>Pino Daniele</strong>, un brano intenso, che racconta una storia di resistenza, amore e voglia di cambiamento, ambientata all&#39;ombra del Vesuvio, simbolo di una minaccia costante ma anche di una forza ancestrale.<br />
<strong>Adele Granieri</strong></p>

<p><strong>Musica leggerissima per il rosato Astragalus</strong><br />
Se fosse un&rsquo;orchestra a parlare per noi, tra un bianco e un rosso, un rosato metterebbe tutti d&rsquo;accordo. <em>Astragalus</em> &egrave; il nuovo <em>Etna Rosato Doc</em> prodotto dall&rsquo;azienda <a href="http://www.monteleonetna.com/" rel="nofollow">Monteleone</a> di Castiglione di Sicilia (Ct), da degustare ascoltando un brano colto ma accessibile, in bilico tra la ricercatezza dei dettagli e una naturale attitudine pop: <a href="https://www.youtube.com/watch?v=Q7NjUxGMv7Y" rel="nofollow">Musica leggerissima</a>.<br />
Siciliano come il duo <strong>Colapesce Dimartino</strong>, <em>Astragalus</em> nasce a Milo (Catania), sul versante est dell&rsquo;Etna, da un&rsquo;unica vigna cinquantenaria di <em>Nerello Mascalese</em>, allevata ad alberello a 800 metri di altitudine. Le uve subiscono una macerazione di 6 ore e una pressatura soffice, seguite da una decantazione di 12 ore e fermentazione in acciaio a temperatura controllata. Nella fase successiva, il vino evolve per 12 mesi in tonneaux di rovere francese da 400 e 700 litri con batonnage settimanali sulle fecce fini, per poi riposare altri 6 mesi in bottiglia prima del rilascio. Rosato tenue con riflessi buccia di cipolla, al naso &egrave; ampio di fragoline di bosco, pompelmo rosa, erbe aromatiche, nuance marine e una leggera speziatura. Fine ed elegante al palato. Parole senza mistero, allegre ma non troppo. Un ritmo scandito da viva sapidit&agrave; in perfetto equilibrio con le avvolgenti sensazioni alcoliche e persistenti note fruttate.<br />
Ripensi alla tua vita, alle cose che hai lasciato cadere nello spazio della tua indifferenza animale. Metti un po&rsquo; di musica leggera e versa il vino in un calice ampio.<br />
<strong>Davide Visiello</strong></p>

<p><strong>Dalla pace del mare lontano ecco Atto a&hellip;</strong><br />
C&rsquo;&egrave; un luogo, tra cielo e mare, dove il vento detta il ritmo e il sale rimane sulla pelle come una promessa, questo luogo &egrave; la laguna dello Stagnone, a Nord di Marsala: uno spazio sospeso, essenziale, dove la pace non &egrave; assenza di suono ma armonia naturale. &Egrave; da qui che nasce il vino bianco &ldquo;<em>Atto a&hellip; 2024, </em><a href="https://www.heritagewines.it/" rel="nofollow">Heritage Francesco Intorcia</a><em> &ndash; Antologie dei vini di famiglia&rdquo;,</em> il primo gesto di una tradizione antica; un vino bianco imbottigliato prima della fortificazione, come una melodia riportata alla sua forma pi&ugrave; pura.<br />
Un bianco che si esprime come una composizione avvolgente, in un crescendo di sfumature. All&rsquo;olfatto emergono agrumi e frutti gialli, accompagnati da sentori mediterranei di ginestra; al palato la sapidit&agrave; marina racconta le saline, l&rsquo;energia del vento e il carattere deciso di questo angolo di Sicilia. Intenso e profondo, lascia un sorso persistente, come una nota che resta sospesa nell&rsquo;aria.<br />
<em>&ldquo;Atto a&hellip;&ldquo;</em> &egrave; memoria liquida, mare lontano che torna vicino; un vino che ascolta il passato e guarda al futuro, fedele alla propria anima. Una profondit&agrave; che si ritrova in &ldquo;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=2DpVYbcvU6o" rel="nofollow">Dalla pace del mare lontano&rdquo;</a> di <strong>Sergio Cammariere</strong>, una musica fatta di silenzi e attese, in cui il mare diventa luogo interiore.<br />
Come nella scrittura elegante e misurata di <strong>Cammariere</strong>, anche questo vino sceglie la lentezza e l&rsquo;ascolto. Nato da un&rsquo;uva autoctona raccolta all&rsquo;alba, &egrave; un sorso che racconta identit&agrave; e armonia.<br />
<strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>[[ima5]]</p>

<p><strong>Diodato, un inno alla vita. Con un goccio di Porto</strong><br />
Fondata nel 1842, <a href="https://www.niepoort.pt/" rel="nofollow">Niepoort</a> &egrave; una delle grandi firme storiche del Porto, rimasta indipendente e familiare per oltre cinque generazioni, un nome che ha saputo tenere insieme continuit&agrave; e visione, rileggendo il Porto nel tempo, dandone con continuit&agrave; versioni originali e di successo.<br />
<em>Il Porto 20 anni Tawny</em> - <em>Tawny</em> significa letteralmente &ldquo;fulvo&rdquo; - &egrave; il Porto che matura in botte a contatto con l&rsquo;ossigeno e che nel tempo cambia passo. Il colore va verso tonalit&agrave; ambrate, il profilo aromatico si sposta sulla frutta secca come albicocca e fichi, sulle spezie dolci e note tostate di mandorla, mentre il sorso diventa pi&ugrave; asciutto e misurato, guadagnando in complessit&agrave; ed eleganza. L&rsquo;indicazione <em>&ldquo;20 anni&rdquo;</em> non racconta di una singola annata, ma &egrave; una media di invecchiamenti, una scelta stilistica che rende questi Porto unici.<br />
Tutto ha origine a Vila Nova de Gaia, storica sede dell&rsquo;affinamento, sul lato sinistro del fiume Douro, oggi sempre pi&ugrave; distretto produttivo, gastronomico e culturale. Accanto alle grandi cantine affacciate sul fiume, Gaia sta vivendo una fase di trasformazione veloce, con nuovi ristoranti, spazi dedicati all&rsquo;arte, progetti contemporanei che dialogano con il vino.<br />
Un <em>Tawny</em> come quello di <em>Niepoort</em> &egrave; un vino seducente, che invita a rallentare, a dare valore al tempo, a quello che si beve, che affina la percezione, in una sensibilit&agrave; gustativa unica. E allora, quasi senza accorgercene, sorso dopo sorso, spunta un sorriso pieno e soddisfatto, sulle note appena accennate in mente &ndash; o magari cantate sussurrando &ndash; di &ldquo;<a href="https://youtu.be/3vugZjDZeWs?si=9qK17MjASWqqCSnX" rel="nofollow">Che vita meravigliosa</a>&rdquo; di <strong>Diodato</strong>. S&igrave;, la vita pu&ograve; davvero essere meravigliosa, seducente e miracolosa&hellip;<br />
<strong>Amelia De Francesco</strong></p>

<p><strong>Bonus track: omaggio a Ozzy e Smokehead whisky</strong><br />
Ci siamo talmente persi e deliziati nei calici e nelle note, che abbiamo sentito che mancava qualcosa, un ultimo tocco alla nostra <a href="https://www.identitagolose.it/ermes/newsletter/view-archive.php?id=862">newsletter</a>. O meglio, ci assale il desiderio di una <em>bonus track</em> per concludere bene una giornata ma anche per rendere omaggio a chi manca, solo in apparenza perch&eacute; ci ha lasciato la sua arte. L&rsquo;ispirazione, questa volta, scorre nella direzione dalla musica alla bottiglia, con l&rsquo;<a href="https://youtu.be/jwong4FQBjU" rel="nofollow">omaggio</a> di <strong>Post Malone</strong> (con altri artisti tra i quali l&rsquo;impareggiabile <strong>Slash</strong>) a <strong>Ozzy Osbourne</strong> durante l&rsquo;ultima cerimonia dei <em>Grammy Awards</em>. Ecco, allora come brindare a <strong>Ozzy</strong> mentre risuonano le note di <em>&ldquo;War Pigs?&rdquo;</em>. Abbiamo pensato a uno <a href="https://www.smokehead.com/" rel="nofollow">Smokehead</a>, un&rsquo;etichetta dell&rsquo;azienda che ha sempre manifestato nel prodotto e nella sua veste una natura dark e ribelle.<br />
Sull&rsquo;isola di Islay affiorano diversi whisky, ma abbiamo posato occhi e labbra sull&rsquo;<em>Unfiltered</em>, perch&eacute; ci ricorda pi&ugrave; da vicino il <em>Prince of the Darkness</em>. Senza filtrazione a freddo, offre un minimalismo che &egrave; rudezza, nel senso di spazio libero alla personalit&agrave;. La sua &ldquo;zampata&rdquo; di fumo &egrave; accompagnata da note di scorze di agrumi e di spezie, che dal naso si rivelano poi al palato. Un&rsquo;aggressivit&agrave; solo apparente, che rivela anche un&rsquo;inaspettata docilit&agrave;.<br />
<strong>ML</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/copertina-21.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41206/in-cantina/vino-e-musica-armonia-per-uscire-dalla-routine.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Dove mangiare a Cortina: gli indirizzi da provare durante i Giochi (e pure dopo!)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41194/dallitalia/dove-mangiare-a-cortina-gli-indirizzi-da-provare-durante-i-giochi-e-pure-dopo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Cortina d&#39;Ampezzo &egrave; entrata in modalit&agrave; Olimpiadi. La Regina delle Dolomiti &egrave; arrivata al grande appuntamento a cinque cerchi con una scena gastronomica pi&ugrave; effervescente che mai. Nuove aperture, ritorni importanti, format d&#39;alta quota, passaggi generazionali: tutto si muove in una destinazione sempre pi&ugrave; golosa da vivere adesso, nel pieno del fermento dell&#39;appuntamento olimpico. Oppure da riscoprire dopo i Giochi, quando il ritmo rallenter&agrave;.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Fine dining stellato e grandi firme: le certezze della conca</strong></h3>

<p>Che il fine dining e Cortina vadano a braccetto lo dimostrano due insegne stellate che sono punti fermi della conca. Il primo &egrave; il <a href="https://www.ristorantetivolicortina.it/" rel="nofollow">Tivoli</a> di <strong>Graziano Prest</strong>, stella Michelin dal 2002, che continua a essere un punto di riferimento per gli appassionati della cucina d&#39;autore: il cuoco con la sua giovane brigata presenta una proposta personale e raffinata, capace di far dialogare Dolomiti e Laguna veneziana, con l&#39;obiettivo di offrire un&#39;esperienza appagante, stimolante e ricca di sfumature e stimoli sempre nuovi. Il tutto affiancato da una cantina eccellente per scelta e profondit&agrave; di annate.</p>

<p>[[ima2]]L&#39;altro, insignito anche della stella verde, &egrave; il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/17600/ristoranti/sanbrite.html">SanBrite</a> (in localit&agrave; Alver&agrave;), un&#39;insegna che rappresenta l&#39;espressione pi&ugrave; identitaria e contemporanea della cucina di montagna. <strong>Riccardo Gaspari</strong> e <strong>Ludovica Rubbini</strong> proprio nel caseificio di famiglia hanno realizzato un progetto che valorizza la tradizione rurale e la filiera circolare, con una <em>&quot;cucina rigenerativa&quot;</em> che, utilizzando i prodotti della propria azienda agricola, unisce tecnica, ricerca e radici ampezzane. L&#39;ambiente &egrave; intimo e curato nei minimi dettagli: in sala, di stagione in stagione il servizio guida l&#39;ospite attraverso un percorso sensoriale coinvolgente e dinamico, fondato su equilibrio, precisione tecnica e creativit&agrave;.</p>

<p>[[ima3]]Sulla scia delle grandi firme, ecco sul podio <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32544/ristoranti/alajmo-cortina.html">Alajmo Cortina</a> che ha ridato vita a un luogo iconico della ristorazione locale: dove c&#39;era <em>El Toul&agrave;</em>, i fratelli <strong>Massimiliano</strong> e <strong>Raffaele Alajmo</strong> hanno creato un avamposto di eleganza in quota, affidando i fornelli al bravo <strong>Mattia Barni</strong>, nella loro squadra dal 2014, prima al <em>Quadri</em> a Venezia, poi per tre anni al tristellato <em>Le Calandre</em> al fianco di <strong>Max</strong>. Il giovane chef lavora su piatti puliti, leggibili e ben calibrati, dove i richiami alla montagna sono presenti con discrezione, accanto a suggestioni pi&ugrave; ampie e trasversali. La sosta &egrave; piacevole non solo a pranzo e a cena: il <em>Bar Alfredo</em> completa l&#39;esperienza come indirizzo per l&#39;aperitivo e il dopo cena.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Dal Pi&egrave; Tofana al 1224, due anime dello stesso progetto</strong></h3>

<p>Il cuore del progetto gastronomico firmato da <strong>Michel Oberhammer</strong> e dallo chef <strong>Federico Rovacchi</strong> da quest&#39;inverno batte al <a href="https://www.1224restaurantcortina.it/" rel="nofollow">1224 Restaurant Cortina</a>, ospitato al <em>Grand Hotel Savoia</em>, dove &egrave; approdato l&#39;intero team di <em>Baita Pi&egrave; Tofana</em>. &Egrave; qui che ha ripreso forma il loro fine dining: una cucina contemporanea elegante, mai ingessata, capace di dialogare con il territorio senza porsi confini, sostenuta da una cantina di grande livello costruita negli anni con passione e competenza.</p>

<p>[[ima4]]<a href="https://baitapietofana.it/" rel="nofollow">Baita Pi&egrave; Tofana</a> &ndash; ora disponibile solo per eventi privati - torner&agrave; invece sulle scene dalla prossima stagione estiva, con una riapertura pensata in chiave pi&ugrave; easy. Una proposta informale, seppur con l&#39;asticella della qualit&agrave; puntata decisa verso l&#39;alto, che permetter&agrave; di vivere la montagna in modo rilassato senza rinunciare allo stile che ha reso questo celebratissimo locale, nel bosco sotto le guglie delle Tofane, uno dei pi&ugrave; interessanti indirizzi della nuova Cortina.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Tradizione ampezzana e soste &quot;sicure&quot;</strong></h3>

<p>[[ima5]]<a href="https://www.ristorantealcamin.it/" rel="nofollow">Al Camin</a> &egrave; una certezza rassicurante. <strong>Fabio Pompanin</strong> bilancia tradizione e guizzi creativi con piatti che seguono le stagioni e riflettono con autenticit&agrave; l&#39;identit&agrave; ampezzana. Lavora con rispetto le eccellenze locali, dando spazio a sapori autentici e a esecuzioni nitide. L&#39;ambiente &egrave; accogliente e rilassato, ideale per chi cerca una cucina di sostanza senza formalismi eccessivi, in cui tradizione e spunti creativi si bilanciano con naturalezza.</p>

<p>[[ima6]]E se si vuole capire davvero cosa significhi una Cortina &quot;agli antipodi del cinepanettone&quot;, si punti su <a href="https://www.elbritedelarieto.com/" rel="nofollow">El Brite de Larieto</a>, sognante agriturismo che spunta da una foresta di conifere sotto la magnificenza del monte Cristallo. Qui tutto si svolge sotto la regia di <strong>Riccardo Gaspari</strong> (chef stellato del gi&agrave; citato <em>SanBrite</em>) e della sua famiglia, dalla gestione della stalla e dell&#39;azienda agricola fino a una cucina che delizia e riscalda l&#39;anima. Formaggi e salumi, burro montato leggendario, primi fatti in casa e piatti di carne: un&#39;esperienza che &egrave; stile di vita prima ancora che ristorazione.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Rifugi in quota: panorami e cucina da ricordare</strong></h3>

<p>A Cortina si mangia bene anche salendo tra i monti. Lo conferma il <a href="https://www.rifugioaverau.it/" rel="nofollow">Rifugio Averau</a> (a 2.413 metri di quota) che sfoggia ricchi piatti della tradizione e ricette &quot;di casa&quot; come i <em>Cappelli d&#39;alpino</em>, gustosi ravioli ripieni di formaggio, noci e basilico. Ci&ograve; in un contesto dove la veranda panoramica e la grande tavola condivisa (il gettonatissimo <em>&quot;stammtisch&quot;</em> con tanto di braciere acceso) trasformano il pranzo in un rito che fa sempre pi&ugrave; proseliti tra sciatori ed escursionisti. Quass&ugrave; si pu&ograve; pernottare.</p>

<p>[[ima7]]Poco pi&ugrave; a valle, con davanti agli occhi un panorama imbarazzante sulle Cinque Torri, il <a href="https://www.rifugioscoiattoli.it/" rel="nofollow">Rifugio Scoiattoli</a> &egrave; il classico posto in cui finisci per restare pi&ugrave; del previsto, sollazzandoti tra grandi classici ampezzani, paste profumate di bosco, carni selezionate e cotte come si deve e dolci fatti in casa. Anche qui &egrave; possibile dormire.</p>

<p>Spostandosi verso le Tofane, la sosta giusta &egrave; alla piccola <a href="https://baitaresch.it/" rel="nofollow">Baita Resch</a>, altro locale dalla solida conduzione familiare che garantisce un&#39;accoglienza calorosa e un menu sfizioso. Tra i punti di forza le paste fatte in casa, la selvaggina, e i dolci: lo chef e patron <strong>Ivan Resch</strong> &egrave; figlio di un pasticcere e, nel suo caso, per davvero il buon sangue non mente.</p>

<p>[[ima8]]Per chi cerca una variazione &quot;wine oriented&quot; in quota, il <a href="https://www.masi.it/it/masi-wine-experience/visita-i-nostri-luoghi/masi-wine-bar-ristorante- cortina/" rel="nofollow">Masi Wine Bar</a> a Col Drusci&egrave; &egrave; la destinazione perfetta. Siamo su un terrazzo naturale sopra Cortina (raggiungibile comodamente con la cabinovia che sale accanto allo Stadio olimpico del ghiaccio) dove tutto ruota attorno all&#39;abbinamento cibo-vino, con pairing intriganti e piatti appetitosi, come il <em>Risotto all&#39;Amarone</em> che &egrave; diventato un vero must.</p>

<p>[[ima9]]Sulla parte pi&ugrave; alta del monte Faloria, infine, spicca (in tutti i sensi) il <a href="https://rifugiocapannatondi.it/" rel="nofollow">Rifugio Capanna Tondi</a> a oltre 2300 metri di altitudine. Conosciuto come &quot;il salotto su Cortina&quot;, vanta un menu vario dalla netta impronta ampezzana (la pasta fresca e la selvaggina meritano la sosta), salette graziose e quell&#39;atmosfera di casa che rende memorabile anche un pranzo veloce durante una giornata sugli sci.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Le nuove aperture che ridisegnano l&#39;inverno olimpico</strong></h3>

<p>Nell&#39;inverno delle Olimpiadi, la mappa golosa di Cortina si &egrave; arricchita ulteriormente. A portare il mare in quota ci ha pensato la brigata de <a href="https://lascoglieracortina.com/it/" rel="nofollow">La Scogliera</a>, aperta il 6 dicembre in quell&#39;incanto che &egrave; il lago Pianozes: pesce fresco, carni &quot;nobili&quot;, una proposta pensata per una clientela internazionale e una cantina molto ampia che annovera un&#39;articolata selezione di etichette prestigiose. Dj set a pranzo e a cena contribuiscono a creare un clima coinvolgente, ma senza eccessi: la musica accompagna l&#39;esperienza gastronomica senza sovrastarla.</p>

<p>[[ima10]]Il 22 dicembre ha debuttato <a href="https://www.zumarestaurant.com/en/cortina" rel="nofollow">Zuma Cortina</a>, che ha portato tra le Dolomiti un concept internazionale ben riconoscibile. Il locale si sviluppa tra la main room, con griglia e sushi bar a vista, la lounge pensata per un&#39;esperienza conviviale pi&ugrave; rilassata e il cocktail bar che gioca sull&#39;impatto visivo, con installazioni che richiamano il mondo dei ghiacciai. La proposta culinaria unisce i grandi signature Zuma &ndash; tra robata, sushi e piatti iconici del brand &ndash; a tocchi pensati per dialogare con il contesto alpino, mentre la serata evolve naturalmente verso l&#39;intrattenimento, tra musica e drink ben preparati.</p>

<p>Il 30 dicembre &egrave; arrivata in corso Italia l&#39;<a href="https://bottegavini.it/cortina/" rel="nofollow">Antica Bottega del Vino</a>, estensione dolomitica dello storico indirizzo veronese: un locale che spicca per la sua poderosa cantina e per l&#39;ambiente di charme, arricchito dal recupero di pezzi di antiquariato, come una stube austriaca di fine &#39;800 e un banco proveniente da una vecchia sacrestia di fine Settecento. Il menu riflette fedelmente l&#39;anima dell&#39;<em>Antica Bottega del Vino</em> di Verona: un omaggio alla tradizione che affianca i grandi classici scaligeri &ndash; dal <em>Risotto all&#39;Amarone</em> all&#39;<em>Insalata di gallina in agrodolce</em> &ndash; a una selezione di specialit&agrave; della cucina ampezzana.</p>

<p>[[ima11]]Merita attenzione il bistrot del <a href="https://theroofcortina.com/enogastronomia/" rel="nofollow">The Roof Cortina &ndash; Casa Bertani</a>, spazio eclettico (l&#39;offerta copre l&#39;intero arco della giornata, dalle colazioni all&#39;after dinner) e panoramico ospitato al piano pi&ugrave; alto della <em>Cooperativa di Cortina</em>. Dirige i lavori lo chef <strong>Graziano Prest</strong> (proprio il patron del <em>Tivoli</em>) che firma l&#39;invitante e accessibile proposta del bistrot, sposata alle etichette storiche della celebre cantina della Valpolicella. L&#39;ambiente &egrave; elegante e contemporaneo, con una terrazza che si apre sulla conca ampezzana e invita a pause rilassate.</p>

<p>Da segnalare la rinascita di <a href="https://www.villaoretta.com/il-ristorante/" rel="nofollow">Villa Oretta</a>, che oggi affianca a un completo rinnovamento degli spazi una proposta culinaria solida e ben calibrata. La cucina si muove nel solco della tradizione alpina e italiana, riletta con misura e attenzione alla qualit&agrave; delle materie prime, privilegiando piatti riconoscibili, puliti nei sapori e ben eseguiti. L&#39;esperienza &egrave; resa ancora pi&ugrave; coinvolgente dalle vetrate affacciate su Cortina e sulle montagne che la cingono.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>In pista: nuovi format e mountain club</strong></h3>

<p>[[ima12]]Sotto le Tofane ha debuttato lo <a href="https://chaletfranzkraler-clubmoritzino.it/" rel="nofollow">Chalet Franz Kraler &ndash; Club Moritzino</a>, dove la famiglia <strong>Craffonara</strong> ripropone la formula che ha fatto la fortuna del celebre rifugio di Piz La Ila, in Alta Badia: cucina gourmet &quot;trasversale&quot; tra mare e carne, pi&ugrave; un grill con pizze e hamburger, carta vini importante e un apr&egrave;s-ski strutturato con dj set ed eventi musicali.</p>

<p>All&#39;interno del rinnovato (in toto) rifugio Faloria, dal 6 dicembre &egrave; attivo il <a href="https://lovesuperg.com/cortina/" rel="nofollow">SuperG Faloria</a>, un mountain club dal taglio contemporaneo, con terrazza panoramica e ambienti dal moderno design alpino. Il ristorante <em>Meraviglioso</em> combina cene esclusive a format come <em>Pizza &amp; Bollicine</em>, affiancati da eventi e party che animano il locale anche oltre l&#39;orario sciistico.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>La Cortina da bere: aperitivo, cocktail e vino</strong></h3>

<p>[[ima13]]Non si pu&ograve; parlare di Cortina senza citare il rito dell&#39;aperitivo. L&#39;american bar del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/38123/locali/edizione-2026-bar-del-posta-dellhotel-de-la-poste.html">Hotel de la Poste</a> (&quot;il Posta&quot;) &egrave; un&#39;istituzione: cocktail a regola d&#39;arte vengono serviti in un&#39;atmosfera dalla classica e raffinata eleganza, spesso animata da dj set, musica dal vivo e party a tema.</p>

<p>In pieno corso Italia, il bar dell&#39;<a href="https://hotelcortina.com/it/bar-ristorante/" rel="nofollow">Hotel Cortina</a> &egrave; un riferimento per chi ama la mixology fatta con precisione, mentre lo <a href="https://www.hotelambracortina.it/zelda-world/zelda-cocktail-club/" rel="nofollow">Zelda Cocktail Club</a> dentro l&#39;<em>Ambra Cortina Luxury &amp; Fashion boutique hotel</em> aggiunge una nota giocosa e provocatoria, tra bollicine, cocktail e serate che diventano ricordi.</p>

<p>[[ima14]]Nel cuore del passeggio, in un angolino sotto la basilica, <a href="https://www.lasuitecortina.it/" rel="nofollow">La Suite</a> &egrave; il punto d&#39;incontro trasversale dalla tarda mattina sino a sera inoltrata, forte di un&#39;offerta variegata e golosa. &Egrave; un luogo molto gettonato anche dai local, soprattutto per l&#39;aperitivo. Poco lontano, l&#39;<a href="https://baitafraina.it/enoteca/" rel="nofollow">Enoteca Baita Fraina</a> &egrave; la meta per chi cerca grandi etichette e ottimi stuzzichini, con una selezione ricca anche al calice. E non si pu&ograve; scordare l&#39;<a href="https://www.enotecacortina.com/" rel="nofollow">Enoteca Cortina</a>, storica insegna del centro che ha da poco avviato una nuova fase sotto la guida di <strong>Kristian Casanova</strong>, per anni sommelier al <em>Tivoli</em> e poi allo <em>Chalet Tofane</em>. La proposta ruota attorno a una lista dei vini disegnata con competenza, con grande attenzione al servizio e alla continuit&agrave; con il passato.<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>Dolci certezze in centro</strong></h3>

<p>[[ima15]]Per colazioni e pause a tutte le ore, la <a href="https://www.pasticceriaalvera.com/" rel="nofollow">Pasticceria Alver&agrave;</a> &egrave; una garanzia: il banco offre oltre venti varianti di brioche, dolci da forno, mignon, torte intramontabili come la <em>Sacher</em>, la <em>Millefoglie</em> e le crostate (superba quella ai lamponi), oltre a una valida proposta salata tra focacce e pizze. In laboratorio c&#39;&egrave; <strong>Massimo Alver&agrave;</strong>, maestro pasticcere che nelle sue creazioni combina tecnica classica, creativit&agrave; e senso estetico.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/standard-compressed-ronco-cortina-d-ampezzo-13-12-2020.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41194/dallitalia/dove-mangiare-a-cortina-gli-indirizzi-da-provare-durante-i-giochi-e-pure-dopo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La schiacciata alla fiorentina: il dolce che Firenze concede solo a Carnevale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41209/dolcezze/la-schiacciata-alla-fiorentina-il-dolce-che-firenze-concede-solo-a-carnevale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Firenze ci sono dolci che non si mangiano tutto l&rsquo;anno. Non per snobismo, ma per rispetto. La schiacciata alla fiorentina &egrave; uno di questi: appare, trionfa e scompare seguendo il calendario del Carnevale, come una maschera ben riuscita che sai gi&agrave; ti mancher&agrave; appena tolta. Soffice, gialla come il sole d&rsquo;inverno, profumata di arancia e zucchero a velo, non &egrave; un semplice dolce stagionale: &egrave; una dichiarazione di identit&agrave;.</p>

<p>La sua forza non sta nella complessit&agrave;, ma nell&rsquo;equilibrio. &Egrave; bassa, mai altezzosa. Dolce, ma non stucchevole. Popolare, eppure profondamente fiorentina nel suo modo di non strafare mai. Una schiacciata, appunto: niente torte monumentali, niente architetture barocche. Qui si celebra la misura, la grazia contenuta, quella sobriet&agrave; che Firenze pratica anche quando festeggia. E come ogni rito che si rispetti, nasce molto prima delle vetrine illuminate.</p>

<p>[[ima3]]La schiacciata alla fiorentina affonda le sue radici nel cuore pulsante della citt&agrave; rinascimentale, tra corti medicee e botteghe artigiane, ma nasce davvero nei forni di quartiere, non nelle pasticcerie. &Egrave; figlia dell&rsquo;economia domestica e del Carnevale, l&rsquo;ultimo spazio di libert&agrave; prima della lunga austerit&agrave; quaresimale. Le sue origini si intrecciano anche con il passato silenzioso del convento delle Murate, in via Ghibellina, dove nel Settecento le suore preparavano un pane dolce schiacciato sotto il peso della teglia, alto appena tre centimetri. Un boccone semplice, pensato per scaldare e nutrire, che diventava improvvisamente protagonista nei giorni in cui Firenze si concedeva l&rsquo;eccesso.</p>

<p>Farina, uova, zucchero, strutto, lievito e scorza d&rsquo;arancia: pochi ingredienti, ma generosi. L&rsquo;impasto veniva steso basso, cotto lentamente, venduto a tranci. Era un dolce democratico: lo mangiavano i contadini come i borghesi, i bambini mascherati come gli adulti in fuga dalle regole. Durante il Carnevale, la citt&agrave; cambiava volto e la schiacciata diventava il suo simbolo commestibile, un piccolo lusso collettivo condiviso tra coriandoli, carri e tavole pi&ugrave; ricche.</p>

<p>[[ima5]]<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pellegrino_Artusi" rel="nofollow">Pellegrino Artusi</a> la consacr&ograve; nei suoi scritti, accompagnando il suo passaggio da dolce povero a patrimonio regionale, senza mai tradirne la natura essenziale. Il grande salto avviene tra Ottocento e Novecento, quando la schiacciata esce dai forni e entra nelle pasticcerie. Cambia passo, ma non anima. Le lavorazioni si affinano: lievitazioni pi&ugrave; lente e controllate regalano una mollica nuvolosa, lo strutto viene spesso sostituito dal burro per un palato pi&ugrave; fine, mentre vaniglia e limone si affiancano all&rsquo;arancia in un equilibrio profumato. &Egrave; qui che nasce anche la versione pi&ugrave; golosa: tagliata a met&agrave;, farcita con panna montata o crema chantilly, la schiacciata diventa pi&ugrave; borghese, pi&ugrave; elegante, senza mai perdere la sua stagionalit&agrave;.</p>

<p>Non diventa un dolce da frigorifero, n&eacute; da esportazione. Vive e muore a Carnevale, rifiutando l&rsquo;industrializzazione e la disponibilit&agrave; permanente. Il giglio rosso in cacao o cioccolato, posato con orgoglio sullo zucchero a velo, completa il racconto: non serve spiegare da dove viene. Lo dice lui. La schiacciata alla fiorentina cresce in altezza, cresce in carattere, ma non ama l&rsquo;eccesso. Troppo alta &egrave; sbagliata, troppo farcita perde eleganza, troppo aromatizzata diventa caricatura. Quella riuscita &egrave; umida ma non bagnata, soffice ma non spugnosa, profumata ma mai invadente. Sa di agrumi, di burro, di festa di strada. Sa di Firenze quando non cerca di piacere a tutti.</p>

<p>&Egrave; un dolce che finisce in fretta, lasciando sempre il dubbio se prenderne un altro pezzo. Firenze custodisce gelosamente i suoi luoghi sacri dedicati a questo rito stagionale. Pasticcerie dove l&rsquo;aria si fa densa di zucchero a velo e i banconi diventano altari della tentazione.</p>

<p><br />
<strong>DOVE GUSTARLA?</strong><br />
[[ima2]]*&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35472/locali/caffe-gilli.html">Caff&egrave; Gilli</a>, in Piazza della Repubblica, resta la regina indiscussa, con una schiacciata premiata che colpisce al primo morso per intensit&agrave; d&rsquo;arancia e precisione dell&rsquo;impasto.<br />
*&nbsp;<a href="https://www.pasticceriagiorgio.it/it/" rel="nofollow">Pasticceria Giorgio</a>, in Via Duccio da Boninsegna, propone una versione soffice e generosa, farcita con chantilly e servita idealmente ancora tiepida, secondo una ricetta familiare custodita gelosamente.<br />
[[ima4]]*&nbsp;<a href="http://www.idolcidimassimo.it/" rel="nofollow">I Dolci di Massimo</a>, in Piazza Gualfredotto da Milano, prepara una versione classica, ma riscuote successo anche quella ripiena di chanytilly.<br />
*&nbsp;<a href="https://www.pasticcerianencioni.com/" rel="nofollow">Nencioni</a>, pasticceria storica dal 1950, in via Pietrapiana punta su una produzione compatta ed elegante, fedele alle origini.<br />
*&nbsp;<a href="https://www.pasticceriastefania.it/" rel="nofollow">Pasticceria Stefania</a> in Via Marconi, infine, &egrave; la scelta quotidiana dei fiorentini: umidit&agrave; perfetta, crosta che si scioglie, nessuna concessione al superfluo.&nbsp;[[ima6]]</p>

<p><br />
Perch&eacute; la schiacciata alla fiorentina non &egrave; solo un dolce. &Egrave; un patto non scritto tra la citt&agrave; e il suo calendario. E come tutte le cose davvero preziose, Firenze la concede solo per un po&rsquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/schiacciata-fiorentina.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41209/dolcezze/la-schiacciata-alla-fiorentina-il-dolce-che-firenze-concede-solo-a-carnevale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>I 30 anni del Club del Buttafuoco Storico: «Noi, orgogliosamente piccoli»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41205/in-cantina/i-30-anni-del-club-del-buttafuoco-storico-noi-orgogliosamente-piccoli.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>L&rsquo;Oltrep&ograve; Pavese ha sicuramente tantissime sfaccettature, in un territorio particolarmente ampio e variegato. Ma trent&rsquo;anni fa un gruppo di soli 11 produttori hanno pensato bene di valorizzare in particolare quello che era un &ldquo;unicum&rdquo; della zona, che nasce sullo Sperone di Stradella.</p>

<p>Quello che si celebra quest&rsquo;anno &egrave; un compleanno da celebrare: il <a href="https://www.buttafuocostorico.com/" rel="nofollow">Club del Buttafuoco Storico</a> celebra i propri primi trent&rsquo;anni passati costantemente alla valorizzazione di questo vino, partendo prima di tutto dalla ricerca di qualit&agrave;, ma soprattutto di identit&agrave;.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;Abbiamo iniziato nel 1996 con 11 produttori &ndash; racconta il presidente <strong>Massimo Piovani</strong> &ndash; Ora siamo in 18, per complessivi 22 ettari e una produzione di 80mila bottiglie, ma con un potenziale che potrebbe raggiungere anche le 200mila bottiglie di <em>Buttafuoco Storico</em>&raquo;.</p>

<p>Orgogliosamente piccoli: &laquo;Il club &egrave; nato dal basso, da una visione portata avanti da un gruppo ristretto di 11 produttori che ora &egrave; diventata una solida realt&agrave;. Siamo sempre stati piccoli, con produzioni orgogliosamente di nicchia &ndash; continua <strong>Piovani</strong> &ndash; Non abbiamo mai puntato sui volumi, un concetto che nel 1996 era visionario, ma che ora &egrave; diventato un&rsquo;assoluta necessit&agrave;. Le vigne contano di pi&ugrave; dei produttori: chi vuole entrare nel nostro <em>Club</em> deve dimostrare di avere il vitigno particolarmente vocato e deve passare dal giudizio della nostra commissione&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]L&rsquo;idea &egrave; quella di non fare solo un vino rosso importante, ma di offrire anche un&rsquo;immagine che rappresenti questo particolare angolo di Oltrep&ograve; Pavese.&nbsp; Un&rsquo;immagine trasmessa anche tramite il marchio del <em>Club</em>. &laquo;Nelle nostre cantine, dal 1861, abbiamo un vino che si chiama <em>Buttafuoco</em> &ndash; spiega il vicepresidente <strong>Davide Calvi</strong> &ndash; realizzato con quattro uve, <em>Croatina</em>, <em>Barbera</em>, <em>Uva</em> <em>Rara</em> e <em>Ughetta</em>. Dal 1996, per il <em>Buttafuoco</em> <em>Storico</em>, abbiamo introdotto un disciplinare molto rigido della produzione. Il marchio ci rappresenta anche dal punto di vista della storicit&agrave;. Infatti &egrave; ovale, come &egrave; la forma della nostra botte tipica. Poi ci sono i due nastri, che abbracciano la zona, che rappresentano i torrenti Versa e Scuropasso. Al centro c&rsquo;&egrave; un veliero&raquo;.</p>

<p>Il simbolo del veliero merita un passaggio a parte. C&rsquo;&egrave; una leggenda che parla soprattutto della Seconda guerra di Indipendenza, con le battaglie concentrate tra Broni e Stradella. Il Po era utilizzato per traghettare le armi, ma una compagnia di marinai austriaci avrebbe disertato: li avrebbero poi ritrovati in una cantina a bere, appunto, <em>Buttafuoco</em>. Al di l&agrave; della leggenda, comunque, un vascello della marina austroungarica fu battezzato proprio con il nome <em>Buttafuoco</em>.</p>

<p>[[ima4]]<strong>Giulio Fiamberti</strong>, invece, racconta la realt&agrave; attuale di questo vino. &laquo;Nello Sperone di Stradella esistono tre tipologie di terreni. Una zona &egrave; caratterizzata dall&rsquo;argilla, un&rsquo;altra dalla ghiaia e la terza dall&rsquo;arenaria. E ognuna incide rispettivamente per struttura, acidit&agrave; e tannicit&agrave;. Inoltre il Buttafuoco storico nasce come vino contadino, quindi con terreni gi&agrave; composti con i differenti vitigni&raquo;.</p>

<p>Ma qui incide molto anche il clima. &laquo;La conformazione delle valli &ndash; spiega <strong>Fiamberti</strong> &ndash; permette la maturazione simultanea delle quattro uve. In pratica il clima riusciva a rallentare la Croatina, che arrivava a piena maturazione insieme alla Barbera, arrivando a trovare un equilibrio unico&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Si tratta quindi di un uvaggio direttamente in vigna, con le uve che vengono raccolte contemporaneamente. &laquo;In fase di produzione &ndash; sottolinea il presidente <strong>Piovani</strong> &ndash; c&rsquo;&egrave; una lunga macerazione sulle vinacce per estrarre il massimo di sostanze. La difficolt&agrave; &egrave; poi rendere elegante i nostri vini, ma ci aiuta molto la freschezza della barbera. Su ogni bottiglia, poi, c&rsquo;&egrave; un bollino con il numero seriale&raquo;.</p>

<p>Il <em>Club</em> ha inserito anche un sistema di valutazione delle annate. La commissione giudicante assaggia tutti i vini e poi d&agrave; i punteggi: vengono scartati il pi&ugrave; alto e il pi&ugrave; basso e poi si fa la media. Quindi si arriva al giudizio, da un minimo di 3 a un massimo di 6 fuochi. Nel 2013 &egrave; poi nato il vino consortile, che nasce dall&rsquo;assemblaggio dei diversi prodotti dei singoli viticoltori: ogni anno un diverso enologo sceglie il taglio, per poter realizzare cos&igrave; una bottiglia rappresentativa del valore del <em>Buttafuoco Storico</em>. Si tratta di un vino &ldquo;d&rsquo;ingresso&rdquo;: il primo &egrave; stato dell&rsquo;annata 2011.</p>

<p>Per capire l&rsquo;essenza del <em>Buttafuoco Storico</em>, sono state degustate le annate 2020 (appena uscita), 2016 e 2012. La 2020, curata dall&rsquo;enologo <strong>Marco Bertelegni</strong>, &egrave; stata un&rsquo;annata calda ed equilibrata. Si notano molto le note di ciliegia e di spezia scura, all&rsquo;assaggi &egrave; struttura ma con una buona freschezza.</p>

<p>[[ima6]]L&rsquo;annata 2016 &egrave; stata un&rsquo;annata molto positiva: il vino, studiato da <strong>Marco Calatroni</strong>, inizia ad avere note pi&ugrave; balsamiche, speziate e di cuoio, sostenute in bocca da una buona trama acida.</p>

<p>La 2012, invece, firmata da <strong>Aldo Venco</strong>, mette in secondo piano le note fruttate, per arrivare a sentori leggermente pi&ugrave; cupi e profondi. All&rsquo;assaggio &egrave; un vino ancora vivo e di ottimo corpo.</p>

<p>Il <em>Buttafuoco Storico</em>, quindi, va alla ricerca di una non facile convivenza tra strutture importanti ed eleganza: in trent&rsquo;anni il Club ha fatto molta strada e le prospettive sono positive. Ma non bisogna fermarsi, puntando sempre sull&rsquo;identit&agrave;. Che in certi casi &egrave; pi&ugrave; facile a dirsi che a farsi.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/i-produttori-del-buttafuoco-storico-in-cantina.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41205/in-cantina/i-30-anni-del-club-del-buttafuoco-storico-noi-orgogliosamente-piccoli.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>I 12 piatti iconici di Riccardo Camanini che mangeremo nel suo prossimo ristorante</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41207/carlo-mangio/i-12-piatti-iconici-di-riccardo-camanini-che-mangeremo-nel-suo-prossimo-ristorante.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>L&rsquo;annuncio della chiusura del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11448/ristoranti/lido-84.html?geo=1">Lido 84</a> (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/112/41204/news/annuncio-a-sorpresa-chiude-il-lido-84-di-riccardo-camanini.html">leggi qui</a>), oltre a sorprendere gli addetti ai lavori (si tratta pur sempre di uno degli indirizzi pi&ugrave; celebrati, dove il tutto esaurito &egrave; sempre stato una costante, a pranzo e cena, e primo tra gli italiani nella <em>50Best</em> mondiale) costringe gli appassionati a rinviare nel tempo (e chiss&agrave; in quale luogo!) l&rsquo;appuntamento goloso coi piatti di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/14042/chef-e-protagonisti/riccardo.html">Riccardo Camanini</a>. Che ne ideava di continuo &ndash; forse proprio in questo stress da prestazione, ossia in motivi strettamente personali, stanno le ragioni dell&rsquo;arrivederci? &ndash; e perdipi&ugrave; aveva collezionato negli anni un congruo numero di preparazioni entrate a pieno titolo nell&rsquo;antologia dell&rsquo;alta cucina italiana. Piatti immortali, come la mitica <em>Cacio e pepe in vescica</em>, il pi&ugrave; signature dei signature, o l&rsquo;altrettanto celebre <em>Spaghettone al burro e lievito di birra</em> che, come molti han ricordato in queste ore, era stato selezionato tra gli 80 di tutto il mondo andati a comporre il menu speciale, una sorta di &quot;best of the best&rdquo;, del tristellato <strong>Corey Lee</strong> al <em>San Francisco Museum of Modern Art</em> (oltre agli spaghettoni camaniniani, c&rsquo;erano il <em>Cappuccino di seppie al nero</em> di <strong>Massimiliano Alajmo</strong>, <em>Oops! Mi &egrave; caduta la crostata al limone</em> di <strong>Massimo Bottura</strong>, il <em>Risotto, parmigiano, acqua e limone</em> di <strong>Niko Romito</strong> e gli <em>Spaghetti al pomodoro del Vesuvio</em> di <strong>Gennaro Esposito</strong>).</p>

<p>[[ima14]]Abbiamo voluto allora qui passare in rassegna i piatti pi&ugrave; celebri di <strong>Camanini</strong>, ossia non quelli pi&ugrave; recenti ma quelli storici, come promemoria: glieli chiederemo, anche fuori carta, quando aprir&agrave; il suo prossimo ristorante (perch&eacute;, non fatevi illusioni: <em>Lido 84</em> in questi giorni &egrave; chiuso per ferie invernali, riapre dopodomani, 14 febbraio, per chiudere definitivamente il 22 marzo. E gi&agrave; da tempo tutti i tavoli sono prenotati).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CACIO E PEPE IN VESCICA</strong><br />
[[ima2]]&Egrave; senza dubbio il piatto iconico per eccellenza dello chef gardesano (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/12/14311/ricette/cacio-e-pepe-in-vescica.html">qui la ricetta</a>), una riedizione al grano duro del <em>Volaille de Bresse</em> <em>en vessie</em>, gran classico della cucina francese. Servono 80 grammi di acqua salata al 3 per mille ogni cento grammi di pasta, rigatoni per la precisione. La difficolt&agrave; vera? Inserire tanta acqua quanta la pasta dovr&agrave; andare ad assorbirne, non un goccio in pi&ugrave;. &laquo;Tutti gli ingredienti vengono inseriti a crudo nella vescica &ndash; ci spiegava lo chef - Successivamente metto acqua salata, pecorino a buccia nera, olio extravergine e pepe&raquo;. La vescica &quot;ripiena&quot; viene dunque chiusa con uno spago e immersa in un pentolone di acqua bollente, durante la cottura resta a galla come un palloncino, che ogni tanto va shakerato per non creare aderenze fra gli ingredienti. Cos&igrave; per trenta minuti: &laquo;La cosa straordinaria &egrave; che si ottiene un dente regolare su tutta la pasta perch&eacute; non c&#39;&egrave; un contatto diretto con l&#39;acqua. E l&#39;amido non viene disperso ma rimane all&#39;interno&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SPAGHETTONE AL BURRO E LIEVITO DI BIRRA </strong><br />
[[ima3]]Molti altri lavori sulla pasta, prodotto italiano per eccellenza, hanno caratterizzato <strong>Camanini</strong>. Tra i pi&ugrave; ricordati, lo <em>Spaghettone al burro e lievito di birra</em>: un piatto semplice solo all&#39;apparenza, &laquo;il gusto era cos&igrave; profondo e in evoluzione continua che ho dato la seconda forchettata quattro ore dopo il primo assaggio. La semplicit&agrave; non &egrave; mai stata cos&igrave; complicata e dannatamente deliziosa&raquo;, aveva scritto il critico gastronomico inglese <strong>Ryan King</strong>. Lo steso <strong>Camanini</strong> era contento fossero finiti al <em>Moma</em> di San Francisco perch&eacute;, ci aveva detto, &laquo;intanto &egrave; un piatto di pasta, ossia la specialit&agrave; italiana per eccellenza; poi, perch&eacute; &egrave; di base una pasta al burro, ossia pu&ograve; piacere davvero a tutti. Inoltre, essendo anche una ricetta semplice, pu&ograve; essere riproposta da chiunque a casa propria&raquo;. Insomma&hellip; (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/14324/ricette-dautore/spaghettoni-da-museo.html">Qui la ricetta</a>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SPAGHETTINO UNTO IN ROSSO </strong><br />
[[ima4]]Una terza pasta che vogliamo ricordare: <em>Spaghettino unto in rosso</em>. &laquo;L&#39;idea che innerva questa preparazione &egrave; quella di recuperare alcuni concetti e prodotti del passato, e che mi sono cari&raquo;. Innanzi tutto, il concentrato di pomodoro, &laquo;oggi quasi bandito dalle cucine, viene subito in mente il tubetto...&raquo;, poi il soffritto, &laquo;parlare del quale ormai sembra una bestemmia&raquo;. E ancora, a <strong>Camanini</strong> &egrave; venuto il mente &laquo;il tanto olio nel quale affogava la salsa del pomodoro, nella pentola e nella stessa fondina, quando ero piccolo. Mangiavi la pasta e ti sporcavi le labbra di rosso&raquo;. Quelle paste erano perlopi&ugrave; scotte, e lui in qualche modo ne replica la texture, &laquo;infatti non uso spaghetti, ma spaghettini&raquo;. <em>Spaghettino unto in rosso</em> &egrave; rievocare &laquo;qualcosa che &egrave; rimasto nella memoria gustativa degli italiani. Oggi se proponi uno spaghetto al pomodoro, il cliente ha in mente un&#39;idea precisa: pomodoro fresco. Ma il gusto ha una derivazione sociologica: trent&#39;anni fa eravamo abituati a un altro sapore, che &egrave; questo: concentrato, olio e soffritto. Lo abbiamo nel frattempo accantonato. Ora lo riabilitiamo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>FUSILLONE (IN BIANCO) COTTO 84 ORE</strong><br />
[[ima5]]Infine, ancora sul fronte pasta, non possiamo non citare i fusilloni cotti 84 (ottantaquattro!) ore. Un procedimento tecnico incredibile: la pasta veniva posta in forno a vapore a 80&deg;C per 12 ore e l&igrave; subiva cicli alternati di umidificazione e asciugatura. Dopo ogni fase, veniva raffreddati a 3&deg;C per 12 ore, permettendo una maturazione lenta e controllata dell&rsquo;amido. Tale ciclo veniva ripetuto per 7 giorni, per un totale di 84 ore di lavorazione, prima di concludere con una breve fase finale di 3-4 minuti di cottura in acqua bollente. Il risultato era una pasta dalla consistenza unica, abbastanza al dente, ma capace di esprimere al massimo il gusto del grano, pur essendo condita solo con olio extravergine d&rsquo;oliva e parmigiano reggiano (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/21850/dal-mondo/i-fusilli-cotti-84-ore-eppure-al-dente-di-riccardo-camanini.html">qui tutto il racconto di questa tecnica</a>). In una versione pi&ugrave; ricercata, la <strong>Camanini</strong> proponeva conservata per 84 ore in mostarda e whisky scozzese torbato Lagavulin, servita infine con colombaccio crudo, fondo di carne e foie gras. Oppure, pi&ugrave; semplicemente, con mandorle, capperi e limone.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RISO ALL&#39;AGLIO NERO FERMENTATO E FRUTTI ROSSI</strong><br />
[[ima6]]<em>Lido 84 </em>&egrave; stato luogo d&rsquo;eccellenza anche di portentosi risotti, non solo buonissimi ma anche innovativi nella concezione, a partire dalla disposizione nel piatto come fosse un dripping, al tema avevamo anche dedicato un focus specifico, leggi <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/31632/carlo-mangio/riccardo-camanini-e-la-sua-rivoluzione-del-risotto-otto-versioni-in-24-anni-per-trasformare-un-piatto.html">Riccardo Camanini e la sua rivoluzione del risotto. Otto versioni in 24 anni, per trasformare un piatto</a>. Comunque, a dover indicare una preparazione su tutte, senza dubbio la scelta ricade su <em>Riso all&#39;aglio nero fermentato e frutti rossi</em>,<em> </em>piatto creato per una mostra d&#39;arte moderna tenutasi al <em>Lido 84</em> nel 2014, con le opere di <strong>Stefano Bombardieri</strong>, artista bresciano e amico di <strong>Camanini</strong>, che si vestiva spesso di nero, &laquo;per&ograve; non volevo andare sul nero di seppia perch&eacute; l&rsquo;avevo gi&agrave; utilizzato tante volte&raquo;. Invece, aglio nero, lavorato in due modi: in parte al setaccio e in parte bollito, &laquo;estraiamo gli antociani, concentriamo la sua acqua. Otteniamo tanta intensit&agrave; gustativa, allora bilanciamo coi frutti rossi per fornire acidit&agrave;&raquo;. Fu anche il primo risotto a essere disposto sul piatto in modo diverso: &laquo;Era il mese di giugno. Decidiamo di stendere questo riso invece di servirlo raccolto, proprio per disperdere un po&rsquo; di calore e smussarne gli spigoli, diviene quasi un&rsquo;insalata di riso tiepida&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RISO RISCALDATO AL CONCENTRATO DI POMODORO, PRUGNA, VERMOUTH</strong><br />
[[ima7]]Anno 2016, &laquo;parto dalla memoria: all&rsquo;asilo non potevo sopportare il riso che ci veniva preparato, con concentrato di pomodoro e uova strapazzate&raquo;. Dal ricordo-incubo all&rsquo;idea: &laquo;Noi utilizziamo un olio al concentrato di pomodoro siciliano, ha un aroma importante (le proporzioni: un chilo di concentrato per un litro di olio, il tutto cotto a 80 gradi per 24 ore)&raquo;. Viene preso per mantecare il riso, non si ricorre ai latticini, come ha preso a fare <strong>Camanini</strong> l&rsquo;anno prima. Poi, la prugna, anzi una crema di prugne secche setacciate e mischiate con vermouth e un po&rsquo; di sale: &laquo;La scoperta dirompente &egrave; stata il profumo che la mantecatura e questa crema regalano, ricorda quello della pasta fermentata delle pizzerie, alla sera, prima del servizio&raquo;. Il riso prima del servizio viene abbrustolito alla brace: &laquo;La forma &egrave; poco estetica, vuole raccontare le teglie di riso riscaldate delle suore, all&rsquo;asilo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>BROCCOLO ALLA BRACE, GRASSO D&#39;ANATRA, GELSI NERI, SENAPE</strong><br />
[[ima8]]Portata vegetale inserita nel menu, tra il piatto di pesce e il piatto di carne. &laquo;L&rsquo;ispirazione &egrave; nata sul campo, vedendo i broccoli molto teneri e unendoli nel ricordo alla confettura di gelsi che avevo assaggiato da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/431/chef-e-protagonisti/corrado.html">Corrado Assenza</a>. Quindi ho aggiunto la senape antica, granulosa, per veicolarlo alla parte salata. Un piatto vegetale trattato come un trancio di carne grigliata. Il grasso d&rsquo;anatra aggiunge la nota animale e il profumo tipico delle carni alla brace&raquo; (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/20261/ricette-dautore/la-ricetta-dellautunno-di-riccardo-camanini.html">qui la ricetta</a>). Nostro commento del 2019: &ldquo;Un capolavoro. Il broccolo proviene dall&#39;<em>Ortobio</em> di Polpenazze, che rifornisce <strong>Camanini</strong> di molte verdure; la sensazione, in bocca, &egrave; come quella di masticare una costata, ma vegetale. Carnoso, con le foglie croccanti&rdquo;. Nella versione da noi assaggiata, i gelsi erano stati sostituiti da una marmellata di fichi tostati e caramellati, per rispettare la stagionalit&agrave;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ROGNONE ALLA PRESSA, APICIUS</strong><br />
[[ima9]]Altra preparazione antologica dello chef. <em>Rognone alla pressa, APICIUS</em> &egrave; preparazione straordinaria ma tutt&#39;altro che semplice al palato: quasi border line per via del suo condimento &quot;antico&quot;, di derivazione latina. In pratica il rognone viene cotto <em>&agrave; la coque</em> intero, ossia con il suo grasso esterno. Poi viene pulito: la parti laterali sono le pi&ugrave; pregiate e quindi finiscono nel piatto (a margine, un pur&egrave; di patate alla <strong>Robuchon</strong>: un chilo di patate ratte ogni chilo di burro), quelle centrali pi&ugrave; succose vanno invece nella pressa. Se ne ricava un succo che viene condito secondo la ricetta di Apicio, tratta dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/De_re_coquinaria" rel="nofollow">De re coquinaria</a>. L&igrave; si parla di una sorta di condimento universale, &quot;<em>Condito di brodo di miele da viaggio</em>&quot;, che <strong>Camanini</strong> realizza con fondo di faraona, senape all&#39;antica, erba cipollina, olio extravergine, aceto, miele di Groppello, colatura di alici (ossia quanto di pi&ugrave; simile abbiamo rispetto all&#39;antico <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Garum" rel="nofollow">garum</a> romano). &Egrave; salsa &egrave; complessa, ricca, piena di spigoli, al limite del faticoso: dolce, acida, sapida, pungente. &laquo;La cucina di <strong>Apicio</strong> &egrave; cos&igrave;, fatta di sferzate. Io sono stato rigoroso nel recuperare tali stimoli palatali&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SBERNIA IN CERA D&rsquo;API</strong><br />
[[ima10]]La <em>sbernia</em>, o bernia, &egrave; una pecora gigante della <em>Val Camonica</em>, nel Bergamasco. Una carne da pastore che in una tradizionale e ormai rarissima lavorazione, dopo essere stata immersa nel vino, secca per circa 3 settimane all&rsquo;aria aperta, tra i borghi Bossico e Ceratello, per poi passare 3 giorni nel miele e, infine, riposa due settimane in una spessa camicia di cera d&rsquo;api. La pecora secca, altrimenti troppo dura, intensa, sapida e animale, si addolcisce sotto l&rsquo;azione del miele, e quest&rsquo;ultimo risulta meno rotondo del solito mentre estrae il gusto della carne, che torna morbida, come fresca, mentre si sprigiona dalla cera un&#39;aria di polline. A ultimare la preparazione, pera, e lumachine di pasta, a contatto con liquido di mostarda di pere e carciofi (ossia: quando la pasta &egrave; contorno). La preparazione/recupero della sbernia era stata portata da <strong>Camanini</strong> a <em>Identit&agrave; Milano</em>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/233/19142/ig2018-il-fattore-umano/strepitoso-camanini-cera-una-volta-la-sbernia.html">leggi qui</a>, dove present&ograve; un&rsquo;altra ricetta con la stessa carne, <em>Tartare di sbernia con rognoncini di coniglio e chartreuse ridotta.</em></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SEPPIA DI NASSA, BURRO DI ANGUILLA AFFUMICATA, TOPINAMBUR</strong><br />
[[ima11]]Di <em>Seppia di nassa, burro di anguilla affumicata, topinambur</em> abbiamo scritto cos&igrave;: &ldquo;Perfezione di gusto, texture magistrale, temperatura ideale, ha la suadenza di un burro nocciola. L&#39;anguilla &egrave; arrostita, &laquo;ricorda cos&igrave; il sapore dei tradizionali uccellini allo spiedo bresciani&raquo;, ci dice lo chef&rdquo;. La seppia, lavorata con precisione chirurgica, diventa una superficie neutra su cui si stratificano grassezza e memoria; il burro all&rsquo;anguilla introduce invece una nota affumicata e lacustre che ribalta l&rsquo;idea classica di condimento. Il boccone alterna dolcezza marina e profondit&agrave; animale, con un equilibrio che ricorda certi fondi francesi ma alleggeriti fino all&rsquo;essenza. Il burro non &egrave; solo un grasso, diventa una lente aromatica: avvolge e allo stesso tempo allunga il gusto, quasi fosse una salsa invisibile.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>COSTATA ALLA BRACE IN BRODO</strong><br />
[[ima12]]Nell&#39;estate del 2020 pareva che la pandemia potesse essere superata. Inizi&ograve; a circolare ottimismo, cos&igrave; il congresso <em>Identit&agrave; Milano</em>, rimandato a marzo, venne riprogrammato per la fine di ottobre. Non si sarebbe fatto, alla fine, per il ritorno dei lockdown: al suo posto, un congresso virtuale, sul web. Ma nel luglio precedente sembrava andare diversamente: cos&igrave; venne presentato il nuovo piatto simbolo. Era proprio di <strong>Riccardo Camanini</strong> e <strong>Paolo Marchi</strong> lo spieg&ograve; cos&igrave;: &laquo;<em>Identit&agrave; Milano 2020</em> vuole fortemente contribuire a tracciare linee future che aggrediscano la crisi. Questo ci ha spinto anche a scegliere un nuovo piatto simbolo, una ricetta che avesse i piedi ben saldi nella tradizione ma che fosse nuova, proiettata nel futuro proprio per darvi nuova forma. Ecco la <em>Costata alla brace in brodo</em> di <strong>Camanini</strong>. La bistecca alla griglia &egrave; antica quasi quasi quanto l&rsquo;uomo. La carne chiede, ama il fuoco dalla sua invenzione. Possiamo sublimarne la cottura, ma quello &egrave;. <strong>Camanini</strong> si conferma capace di vedere equilibri incredibilmente originali, quegli abbinamenti di ingredienti, cotture, consistenze che senza una spiegazione e il successivo assaggio a nessuno verrebbero in mente&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TORTA DI ROSE</strong><br />
[[ima13]]Diciamo la verit&agrave;, il <em>Lido 84</em> non ha mai avuto i dessert come punto forte. Ma una preparazione &ndash; classica, classicissima &ndash; &egrave; diventata iconica, tanti poi l&rsquo;hanno via via copiata, dopo che <strong>Camanini</strong> l&rsquo;aveva riscoperta: si tratta della <em>Torta di rose</em>. Lo chef la proponeva gi&agrave; nel 1998 al <em>Villa Fiordaliso</em>, dove aveva lavorato prima del <em>Lido 84</em>, dichiarando: &laquo;Era la torta che faceva sempre mia mamma&hellip; &Egrave; il mio ricordo d&rsquo;infanzia, volevo che fosse presente anche in carta&raquo;. L&rsquo;ha fatta conoscere fuori dall&rsquo;ambito strettamente locale, giocando non solo sull&rsquo;effetto nostalgia, ma sulla firma tecnica (doppio impasto, ricerca materie prime) e sul servizio che la rendeva &ldquo;piatto&rdquo; a tutti gli effetti, con zabaione al Vov.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/cacio-e-pepe-in-vescica-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41207/carlo-mangio/i-12-piatti-iconici-di-riccardo-camanini-che-mangeremo-nel-suo-prossimo-ristorante.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Il mito dell’eroismo in cucina: appunti per una rilettura necessaria</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41202/dallitalia/il-mito-delleroismo-in-cucina-appunti-per-una-rilettura-necessaria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il mito dell&rsquo;eroismo in cucina ha origini pi&ugrave; antiche di quanto si creda, e nasce in parte da un episodio sorprendentemente concreto: il modo in cui una disciplina militare &egrave; stata trasferita al cuore della gastronomia. Alla fine del XIX secolo il grande chef francese <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Escoffier" rel="nofollow">Georges Auguste Escoffier</a>, formatosi come cuoco anche nell&rsquo;esercito durante la Guerra franco-prussiana, mise a punto il sistema di <em>brigade de cuisine</em> prendendo in prestito l&rsquo;organizzazione delle unit&agrave; militari per imporre ordine ed efficienza nelle cucine dei grandi alberghi europei.</p>

<p>In cucina l&rsquo;eroismo non &egrave; mai stato dichiarato.&Egrave; stato dato per scontato. Una premessa silenziosa: la fatica come condizione ordinaria, la resistenza come prova implicita di legittimit&agrave;. La cucina professionale si &egrave; strutturata dentro questa logica. La brigata -&nbsp;una gerarchia di ruoli specializzati pensati per far funzionare una macchina complessa sotto pressione -&nbsp;nasce proprio da quell&rsquo;eredit&agrave;. In origine, l&rsquo;eroismo non &egrave; un ideale: &egrave; un effetto laterale di un sistema progettato per non fermarsi mai.</p>

<p>Con il tempo, per&ograve;, l&rsquo;effetto diventa linguaggio. La durezza diventa identit&agrave;, la resistenza misura di appartenenza. La fatica non &egrave; pi&ugrave; soltanto necessaria: diventa qualificante. Restare assume valore, cedere diventa mancanza. Questo racconto si consolida e attraversa i decenni quasi invariato, anche quando il contesto cambia: le cucine si espongono, il lavoro si nobilita, le carriere si frammentano. Ma l&rsquo;equazione resta intatta: intensit&agrave; uguale valore.</p>

<p dir="auto">[[ima2]]Negli ultimi anni qualcosa inizia a slittare.&nbsp;In modo irregolare, non dichiarato. In alcune cucine emerge una distinzione che a lungo era rimasta sotto traccia: tra disciplina e usura, tra una pressione che affina e una che consuma. Non una presa di posizione ideologica, ma un&rsquo;esperienza che si ripete.&nbsp;&Egrave; in questo scarto che il mito dell&rsquo;eroismo perde presa. Non perch&eacute; sia stato un errore storico, ma perch&eacute; non descrive pi&ugrave; con precisione ci&ograve; che accade. Continua a funzionare come racconto, meno come strumento di lettura. La cucina che guarda avanti non rifiuta l&rsquo;intensit&agrave;. La ridimensiona.&nbsp;Non rinnega la tradizione, ma smette di assumerla come giustificazione. Sposta l&rsquo;attenzione dal sacrificio al metodo, dalla prova di resistenza alla qualit&agrave; del lavoro.</p>

<p>Io ho ventisei anni e appartengo a una generazione cresciuta dentro questo immaginario, che ne ha riconosciuto i meriti &mdash; il rigore, la precisione, la costruzione di un sapere condiviso &mdash; ma anche i limiti. Il modello eroico ha prodotto eccellenza, ma ha spesso confuso il valore del lavoro con la sua capacit&agrave; di consumare chi lo svolge.</p>

<p dir="auto">Oggi credo che la mia generazione abbia bisogno di un altro metro di giudizio.&nbsp;Non meno esigente, ma pi&ugrave; accurato. Un&rsquo;idea di cucina in cui la disciplina non coincida con l&rsquo;usura, e l&rsquo;intensit&agrave; non sia una prova di sopravvivenza, ma uno strumento consapevole.&nbsp;Forse la maturit&agrave; del mestiere comincia qui: quando l&rsquo;eroismo smette di essere una lente obbligata e il lavoro torna a essere valutato per ci&ograve; che costruisce, non per ci&ograve; che consuma.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/la-brigata-di-cucina-escoffier.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41202/dallitalia/il-mito-delleroismo-in-cucina-appunti-per-una-rilettura-necessaria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Buona pizza a tutti: tre pizzerie di Caserta e provincia entrano nella nostra Guida</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41201/mondo-pizza/buona-pizza-a-tutti-tre-pizzerie-di-caserta-e-provincia-entrano-nella-nostra-guida.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>VINO E BIGA &ndash; Alife (Caserta)</strong><br />
I giovani <strong>Luigi Santagata</strong> e <strong>Marco Pece</strong> sono amici da sempre, hanno frequentato le stesse scuole. Gi&agrave; diciottenni si divertivano a impastare, a ingegnarsi per preparare la pizza agli amici. A un certo punto, quando il primo lavorava nel negozio dei genitori, il secondo nell&rsquo;azienda di famiglia, hanno deciso di mollare tutto, si sono dati appuntamento nella vecchia casa della nonna di <strong>Luigi</strong> e vi hanno costruito un forno a legna. Cos&igrave; &egrave; nata l&rsquo;idea di <em>Vino e biga</em>, inaugurata poi nel 2020.<br />
Il locale ha circa 80 posti, &egrave; moderno, giovanile ed accogliente. La corte interna ospita i tavoli estivi, all&rsquo;aperto, ma c&rsquo;&egrave; anche un dehors in piazza, vista Cattedrale. La pizza &egrave; contemporanea: strizza l&rsquo;occhio alla napoletana, niente cornicioni troppo gonfi, pre-impasto con biga, ovviamente. C&rsquo;&egrave; la ruota di carro con 33 cm di diametro, le pizze a doppia cottura (fritta e forno) e il padellino (qui chiamato rutiello).<br />
<em>Vino e biga</em> &egrave; un indirizzo di successo. Nel menu c&rsquo;&egrave; tanto territorio, da queste parti esiste un&rsquo;agricoltura diffusa e specializzata, come pure una pastorizia che regala formaggi eccellenti. Rinomata &egrave; la cultura dell&rsquo;olio evo e dei legumi. Si gustano, insomma, le eccellenze locali. La pizza <em>Alta Campania</em>&nbsp;prevede culatello artigianale del Matese, cipolla alifana fresca, provolone del Matese a cubetti, fiordilatte, in uscita cipolla essiccata e croccante, ciuffetti di maionese alla cipolla, origano e olio evo del Matese. Sempre disponibili almeno 3 o 4 pizze vegetariane e vegane.<br />
<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/41141/locali/vino-e-biga.html">Qui l&rsquo;intera recensione</a>, di <strong>Marina Alaimo</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>LA BOLLA &ndash; Caserta</strong><br />
Siamo a Caserta, in un&#39;area prossima al centro ma che riesce a prenderne le distanze. Qui sorge <em>La Bolla</em>, pizzeria e ristorante, all&#39;interno di <em>Villa Maria Cristina</em>, hotel immerso nel verde. Il contesto &egrave; parte integrante dell&#39;esperienza, col giardino, la piscina e gli spazi che costruiscono una dimensione non solo fisica, ma anche mentale. <em>La Bolla</em> nasce infatti dall&#39;idea di rifugio e sospensione, come racconta <strong>Pasquale Di Matteo</strong>, titolare e figura chiave insieme al pizzaiolo <strong>Simone De Gregorio</strong>. La pizzeria rappresenta il centro del progetto: il banco &egrave; a vista, animato da una brigata numerosa ma coordinata, dove <strong>De Gregorio</strong> &egrave; il riferimento creativo e tecnico. Lui la gavetta l&#39;ha fatta davvero, con diversi anni di banco alle spalle: un percorso che gli ha permesso di definire un&#39;identit&agrave; riconoscibile. Le sue pizze nascono dalla tradizione e dalla cucina familiare, ma non temono incursioni pi&ugrave; lontane. Le preparazioni sono curate, i sapori leggibili, pensati per essere accoglienti prima che sorprendenti.<br />
Accanto ai grandi classici, la sua interpretazione della <em>Marinara</em>, anche in doppia cottura, ne lavora consistenze e profondit&agrave; di gusto senza tradirne l&rsquo;essenza. Tra le pizze signature, <em>Il capriccio di Simone</em> rappresenta al meglio la sua visione.<br />
Se la pizza salata resta il fulcro, &egrave; per&ograve; il capitolo delle pizze dolci a segnare il tratto pi&ugrave; identitario de <em>La</em> <em>Bolla</em>. In menu si chiamano <em>pastry pizza</em> e sono 6; non esercizio di stile, ma una parte integrante dell&rsquo;esperienza.<br />
<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/41142/locali/la-bolla.html">Qui l&rsquo;intera recensione</a>, di <strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>LOMBARDI &ndash; Maddaloni (Caserta)<br />
Alessandro Mango</strong>, il resident pizzaiolo di <em>Lombardi</em> a Maddaloni (Caserta) nonch&eacute; genero del fondatore <strong>Aniello Di Caprio</strong> &egrave;, prima che pizzaiolo, pasticciere pluripremiato e noto. Con <strong>Gianluca Tedesco</strong> in cucina e <strong>Francesco Tedesco</strong> sommelier e al management, porta avanti un progetto assolutamente innovativo sia per forma che per sostanza: la pizza in pasticceria, ma potremmo anche dire la pasticceria in pizzeria.<br />
Una stretta interazione tra le tecniche pi&ugrave; evolute di pizzeria e quella di pasticceria rende la quarta generazione di <em>Lombardi dal 1948</em> una delle realt&agrave; pi&ugrave; interessanti da attenzionare nel mondo pizza oggi. Il concept centrale che &egrave; quello che ruota attorno alla trasformazione della materia dandole forma assolutamente nuova. Cos&igrave; nasce la pizza sfogliata e la pasticceria salata, espressioni di qualcosa che in pizzeria &egrave; assolutamente complesso e difficile replicare.<br />
Il menu parte con i dolci e non tradisce questa commistione stilistica con la <em>Pala dolce a fermentazione spontanea con ricotta e pera</em> o la <em>Margherita sfogliata</em>. Il salato - che negli antipasti vedr&agrave; la scomparsa dei fritti - mantiene vive le promesse con il <em>Pain suisse alla genovese</em> e il <em>Pain du patissier, </em>oltre ad altre proposte assolutamente da fine dining.<br />
Le pizze, divise tra classiche, sfogliate, doppia cottura e in pala a fermentazione spontanea, non appaiono mai banali e richiedono pi&ugrave; visite per comprendere il messaggio complessivo. Ottima drink list anche alcohol free. Cantina fornita e centrata.<br />
<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/41140/locali/lombardi.html">Qui l&rsquo;intera recensione</a>, di <strong>Giustino Fortunato</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/vino-e-biga.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41201/mondo-pizza/buona-pizza-a-tutti-tre-pizzerie-di-caserta-e-provincia-entrano-nella-nostra-guida.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La bellezza del &quot;fuori luogo&quot; nelle bevande botaniche Feral</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41192/dallitalia/la-bellezza-del-fuori-luogo-nelle-bevande-botaniche-feral.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Fuori luogo.</p>

<p>Tendiamo a connotare questa espressione negativamente.&nbsp;Eppure in alcuni casi pu&ograve; diventare sinonimo di bellezza, opportunit&agrave;. E proprio <em>il fuori luogo</em> &egrave; diventata un po&rsquo; la strada maestra di <a href="https://feral-drinks.com/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=21875595276&amp;gbraid=0AAAAA-E53Wx4UvqT2BgEXhq9h7AxCK6Ww&amp;gclid=CjwKCAiAqKbMBhBmEiwAZ3UboFJHYC-QNCRsLWnoe_-OApaWjihnNrsirtC7s-2PDbPERDQK4TUQsRoC_IsQAvD_BwE" rel="nofollow" target="_blank">Feral Drinks</a>&nbsp;(ve ne abbiamo parlato per la prima volta nell&#39;articolo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/34099/dallitalia/alla-scoperta-dei-fermentati-di-montagna-feral-assaggi-in-alta-quota-ad-alcol-zero.html" target="_blank">Alla scoperta dei fermentati di montagna Feral</a>), la linea di bevande botaniche senza alcol a base di quegli ingredienti naturali, spesso&nbsp;lasciati al margine. Rape bianche, erbacce o quelle bacche che scorgiamo lungo un sentiero, e a cui non attribuiamo una funzione particolare.</p>

<p>Bevande naturali&hellip;eppure &egrave; cos&igrave; riduttivo definirle cos&igrave;. Si tratta di kombucha? No, perch&eacute; non &egrave; presente la componente del t&egrave; fermentato. Un vino dealcolato? Neanche, perch&eacute; non prevede l&#39;uso di&nbsp;mosto. Un analcolico? Nemmeno in questo caso ci siamo, perch&eacute; <em>Feral</em> non ama definirsi per ci&ograve; che non &egrave;. In effetti, il team <em>Feral </em>&egrave; ancora in cerca di una definizione che faccia al caso suo&hellip; o forse non lo &egrave;, sia per non creare aspettative vane rispetto a un altro prodotto di riferimento sul mercato, sia per la sua unicit&agrave;, di bottiglia in bottiglia.</p>

<p>Oggi sono 6 le variet&agrave; della gamma <em>Feral</em> e proprio la new entry ci ha portato qualche settimana fa alla tavola di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/23742/ristoranti/altatto.html" target="_blank">AlTatto</a> nella sua nuova casa in Barona, a Milano;&nbsp;un&rsquo;insegna che ha fatto del fuori luogo, della ricerca dell&rsquo;inedito, il suo spirito guida, con discrezione e delicatezza, eppure con un&rsquo;energia innata tale da rendere il luogo di <strong>Cinzia De Lauri</strong> e <strong>Sara Nicolosi</strong> una delle realt&agrave; pi&ugrave; interessanti del panorama gastronomico nazionale.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Viene presentato qui <em>Feral n.6</em>, nato in collaborazione con lo chef <strong>Norbert Niederkofler</strong> e con il suo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38369/ristoranti/atelier-moessmer-norbert-niederkofler.html" target="_blank">Atelier Moessmer,</a> a Brunico (Bolzano): in un sorso si avvicinano le province autonome di Trento e Bolzano, cos&igrave; fiere&nbsp;culturalmente, identitarie, e cos&igrave; intimamente legate&nbsp;all&rsquo;<em>habitat montagna</em>, con la sua natura esuberante, custode di storie cos&igrave; attraenti per chi lo&nbsp;respira a pieni polmoni, da non poter fare altro che tramutare quella densit&agrave; narrativa ed emotiva,&nbsp;in qualcosa di materiale, che sia un morso o un sorso.</p>

<p>&Egrave; immediato l&rsquo;ingresso olfattivo: miele di tiglio - quello delle <strong>sorelle Thun</strong>, vicine di casa di <em>Feral -</em>; una sensazione che si prolunga all&rsquo;ingresso sul palato, lasciando gradualmente spazio a un lento avanzare tra le Alpi, con <em>semi di finocchio, fiori di tiglio, pino mugo, bacche di ginepro, salvia, menta</em>, e un pizzico di <em>peperoncino</em>, a partire da una base di <em>barbabietola bianca fermentata</em>. Da quella dolcezza rotonda iniziale&nbsp;che sconfina nell&rsquo;amaricante, si vira verso note pi&ugrave; fresche, balsamiche, stratificate, pronte a svelarsi sul palato e a permanere, intrecciandosi piacevolmente a portate a base di&nbsp;pesce, ma anche a formaggi freschi e vegetali.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Come ci racconta <strong>Maddalena Zanoni</strong>, co-founder di <em>Feral</em>, &laquo;&egrave; interessante notare che i nostri prodotti siano amati soprattutto da chi ama bere vino, proprio per la complessit&agrave; della beva&raquo;, come quella che riscontriamo in un <em>Feral n.6</em>, ma anche&nbsp;nel n.5 &ndash; un metodo ancestrale, fermentato in bottiglia, a base di <em>linfa di betulla,</em> arricchita da <em>aronia, verbena, ortica, achillea e rafano</em>. Un sorso quasi da meditazione che, obiettivamente, presuppone una preparazione palatale adeguata. Ma non per questo parliamo di un sorso selettivo: al contrario, <em>Feral</em> vuole essere per tutti, e a questo ci pensano soprattutto le prime ricette, come la #1, rinfrescante, beverina, con una piccantezza spigliata.&nbsp;&laquo;Dopotutto&nbsp;-&nbsp;continua <strong>Maddalena</strong> - non vogliamo appesantire chi beve, ma preservare la spensieratezza al calice&raquo;, puntando, quindi, su una duplice proposta, dalle etichette pi&ugrave; esclusive e strutturate, pi&ugrave; adatte a palati allenati e&nbsp;ottimali per degustazioni importanti, a quelle pi&ugrave; accessibili e immediate, piacevoli anche con un tagliere di salumi e formaggi.</p>

<p>Il nostro consiglio &egrave; provare pi&ugrave; ricette contemporaneamente, partendo da sorsi pi&ugrave; diretti, fino a spingersi verso complessit&agrave; pi&ugrave; importanti, che troviamo anche&nbsp;nel rosso&nbsp;n.3: barbabietola rossa, pepe nero potente, mirtillo affumicato, note legnose&nbsp;di rovere e un tannino deciso.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Ogni sorso risulta perfetto con le creazioni ideate dalle cuoche di <em>AlTatto</em> per l&rsquo;occasione: la partenza &egrave; comfort, con <em>Cardo fritto in tempura di ceci, maionese e cipolla agrodolce</em> abbinato a <em>Feral n.6</em> per ripulire il palato dalla grassezza piacevole e asciutta della pastella; pi&ugrave; umami - per cui risulta necessaria una maggiore struttura presente in <em>Feral n.3</em> &ndash; il <em>Risotto con fondo bruno di topinambur, noci e porro</em>: sapidit&agrave; complessa, il risotto viene mantecato con mascarpone, base grassa ravvivata dal fondo vegetale, intenso, e in chiusura polvere di porro e noci tostate che, legandosi all&rsquo;insieme, apportano una venatura rotonda.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Sorprende il dessert e il pairing &egrave; con <em>Feral 2 </em>(barbabietola bianca fermentata con zenzero, pepe garofanato e bacche di ginepro, profondamente aromatico): <em>Empanadas alla zucca,&nbsp;gelato alla mostarda ed essenza di senape.</em>&nbsp;Queste ultime infiammano il palato, con una eco di rafano che, al sorso, assume una tonalit&agrave; mandorlata&nbsp;e favorisce la godibilit&agrave; del boccone.</p>

<p><em>Fuori luogo</em>: &egrave; l&rsquo;origine dell&rsquo;inaspettato, &egrave; fare un salto nel vuoto per poi&nbsp;trovare nell&rsquo;incertezza, la forza di trasformare una vita intera, ma anche un ingrediente trascurato. <em>Fuori luogo</em> &egrave; anche la speranza in tempi come quelli che viviamo, e a ricordarcelo &egrave; una giovane poetessa,&nbsp;<strong>Gloria Riggio</strong>, presente per l&rsquo;occasione, ma &egrave; proprio nei momenti pi&ugrave; difficili, che si apprezza la bellezza delle piccole cose, la forza di ci&ograve; che era destinato a non essere e che invece &egrave;. L&rsquo;inizio di una nuova storia da raccontare.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-presentazione-feral-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41192/dallitalia/la-bellezza-del-fuori-luogo-nelle-bevande-botaniche-feral.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Undici bottiglie da non perdere... per girare il mondo con le bollicine</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41193/in-cantina/undici-bottiglie-da-non-perdere-per-girare-il-mondo-con-le-bollicine.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]<strong>Tri Morave Metodo Tradizionale Extra Brut 2018 - Temet, Serbia</strong><br />
Siamo a Lozović, nella Serbia centrale, dove sorge la cantina&nbsp;<em>Temet</em>, fondata nel 2010. Il nome deriva dal latino&nbsp;<em>temetum</em>, &ldquo;vino forte e potente&rdquo;, perfettamente in linea con la visione aziendale. Un progetto moderno e ambizioso, guidato dal desiderio di valorizzare innanzitutto i vitigni autoctoni serbi come Prokupac, Morava e Tamjanika, affiancati da un lavoro attento anche sui vitigni internazionali, con una coltivazione biologica e sostenibile avviata gi&agrave; nel 2018. I vigneti si estendono su colline ben esposte, ideali per una maturazione equilibrata delle uve. Questo&nbsp;<em>Metodo Classico Extra Brut</em>, affinato almeno 24 mesi sui lieviti e ottenuto da Tamjanika in purezza, si distingue per una spiccata verticalit&agrave;. La Tamjanika &egrave; un antico vitigno aromatico a bacca bianca, probabilmente appartenente alla famiglia dei Moscati bianchi, caratterizzato da grappoli dorati e acini molto piccoli. Il nome richiama&nbsp;l&rsquo;incenso, una nota che spesso si ritrova nel calice insieme a delicati sentori di sambuco. Al naso emergono profumi di agrumi, mela verde e fiori bianchi, con lievi cenni di biscotto appena sfornato che tornano anche all&rsquo;assaggio. La freschezza &egrave; persistente e rende questo spumante estremamente versatile e verticale. Perfetto in abbinamento a piatti di mare e cucina fusion.<br />
<strong>Cinzia Benzi</strong></p>

<p><br />
[[ima3]]<strong>Champagne Stellaire de Breux - Alexandre Chaillon, Champagne | Francia</strong><br />
Da quando, nel 2017,&nbsp;<strong>Alexandre Chaillon</strong>&nbsp;ha deciso di trasformare l&#39;eredit&agrave; familiare in un progetto personale, la popolarit&agrave; della sua Maison segue una parabola ascendente, guadagnando il plauso dei pi&ugrave; esigenti estimatori di Champagne. Il Domain sorge ad A&yuml;, nella celebre Vall&eacute;e de la Marne, con vigneti estesi a sud di Ep&egrave;rnay, nei villaggi di Pierry e Brugny.&nbsp;&nbsp;Presidente del&nbsp;<em>Groupe des Jeunes Viticulteurs de Champagne</em>, associazione che rappresenta e tutela il lavoro dei giovani viticoltori in Champagne,&nbsp;<strong>Chaillon&nbsp;</strong>ha fatto dell&rsquo;agricoltura sostenibile il valore principe del suo mandato; coerentemente, i suoi vini originano dall&rsquo;adozione di pratiche biodinamiche in campo e cura artigianale in fase di vinificazione, con dosaggi al minimo, fermentazione e affinamento in botti da 228-300 litri e in 4 uova di gres. Il risultato sono Champagne&nbsp;<em>gourmand</em>, dall&rsquo;inconfondibile struttura sapida e fresca. Come lo&nbsp;<em>Stellaire de Breux</em>, uno Chardonnay in purezza, elegante e persistente. Giallo paglierino con riflessi dorati, al naso si presenta fruttato e floreale, con delicate note di limoni affumicati e mela, ricordi di miele. Cremoso e sapido al palato, rivela grande equilibrio tra acidit&agrave; e struttura; la mousse fine, ricca, esprime la freschezza e la sapidit&agrave; distintive del terroir di Epernay.&nbsp;<br />
<strong>Andrea Grignaffini</strong></p>

<p><br />
[[ima4]]<strong>Cr&eacute;mant de Loire AOP Brut - Eric Louis, Loira | Francia</strong><br />
<em>Domaine Eric Louis</em>&nbsp;&egrave; a sud-est di Sancerre dal 1890. Oggi, quindi, al comando c&rsquo;&egrave; la quarta generazione della famiglia, che porta avanti la stessa passione e dedizione del suo fondatore. Rigogliose viti di Sauvignon Blanc e Pinot Noir si stagliano su 35 ettari per una produzione classica del territorio, con una gamma che propone eccellenti Sancerre, Pouilly-Fum&eacute;, Menetou-Salon, Quincy, Reuilly. L&rsquo;approccio &egrave; biologico, con certificazione&nbsp;<em>Alto Valore Ambientale</em>&nbsp;(HVE) e biodinamica&nbsp;<em>D&eacute;m&eacute;ter​.</em>&nbsp;Il&nbsp;<em>terroir</em>&nbsp;garantisce una gamma di vini raffinati, precisi e minerali dove l&rsquo;espressivit&agrave; firma ogni bottiglia. Maniacale l&rsquo;attenzione in ogni fase di coltivazione e produzione in cantina. Il&nbsp;<em>Cr&eacute;mant de Loire Aop Brut</em>&nbsp;&egrave; un assemblaggio di Chenin Blanc (80%) e Chardonnay (20%) che nascono su terreni argillo-calcarei. Raccolta a mano, pressatura soffice, fermentazione in acciaio a temperatura controllata; riposo sui lieviti per 24 mesi e dosaggio a 7 grammi litro. Un Cr&eacute;mant affascinante ed elegantissimo, stilisticamente sfavillante, a cominciare da un olfatto aristocratico di frutta bianca, impreziosito da dolci note di miele, pasticceria, crema al limone. Al palato non &egrave; da meno, di grande armonia gustativa, ampio, minerale con una bollicina finissima.<br />
<strong>Bruno Petronilli</strong></p>

<p><br />
[[ima5]]<strong>Champagne &ldquo;Alter Ego&rdquo; Blanc des Noirs 2018 - Champagne Grethen, Champagne | Francia</strong><br />
Il&nbsp;<em>Domaine Grethen</em>, situato a Brouillet, creato da&nbsp;<strong>Laurent&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;Annick</strong>&nbsp;nel 1995, &egrave; stato parte di una cooperativa sino al 2016, quando sono state acquisite delle nuove parcelle e il testimone &egrave; passato al figlio&nbsp;<strong>Antoine</strong>, che ha deciso di diventare&nbsp;<em>r&eacute;coltant-manipulant</em>&nbsp;e convertire i tre ettari di vigneti in biologico e biodinamico, ottenendo nel 2020 la certificazione D&eacute;m&eacute;ter. Qui si coltiva soprattutto Meunier, che trova il suo habitat naturale nei terreni argillo-calcarei della Valle dell&rsquo;Ardre, lavorati da&nbsp;<strong>Antoine</strong>&nbsp;col minor interventismo possibile e&nbsp;il massimo rispetto per l&rsquo;ecosistema che li caratterizza. Anche in cantina l&rsquo;apporto enologico &egrave; ridotto all&rsquo;indispensabile. Si utilizzano esclusivamente botti vecchie e si sceglie sempre la fermentazione spontanea, e poco utilizzo di solfiti, circa 30mg/l.&nbsp;<em>&quot;Alter ego&quot;</em>&nbsp;rappresenta un solo vitigno, il Meunier, proveniente da due tipi di suolo. Dopo una vinificazione di 24 mesi&nbsp;<em>in f&ucirc;t&nbsp;</em>e un affinamento di 24 mesi sui lieviti, il&nbsp;<em>d&eacute;gorgement</em>&nbsp;&egrave; avvenuto nel 2023 con un dosaggio di 1,5 g/l. All&rsquo;olfatto si rivela con profumi fruttati di mele e susine, aromi agrumati di mandarino e note di sottobosco, erbe di campo e speziature che si ritrovano al palato, elegante e vivace, con una delicata mineralit&agrave; che chiude su un finale sapido e appagante.<br />
<strong>Manlio Giustiniani</strong></p>

<p><br />
[[ima6]]<strong>Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Extra Brut Rive di Farra di Soligo &quot;Eroe&quot; - Fasol Menin, Veneto</strong><br />
Sul marchio di&nbsp;<em>Fasol Menin</em>&nbsp;c&rsquo;&egrave; un&rsquo;ulteriore dicitura:&nbsp;<em>Arte Collinare</em>. Un&rsquo;espressione molto bella, che racchiude il senso stesso dell&rsquo;area del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Non c&rsquo;&egrave; solo arte, ma anche dinamicit&agrave; e innovazione.<strong>&nbsp;Giulia, Alessandro</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Alberto</strong>, gli attuali proprietari, sono giovani e pieni di entusiasmo. &laquo;In un mondo in continua evoluzione, solo attraverso la forza della tradizione e il ricambio generazionale, le grandi sfide legate al cambiamento climatico e alla sostenibilit&agrave; in generale possono essere vinte&raquo;, si legge sul loro sito. Inoltre&nbsp;<em>Fasol Menin</em>&nbsp;&egrave; un&rsquo;azienda &ldquo;in rosa&rdquo;, visto che il 70% del team &egrave; composto da donne. Arte, dinamicit&agrave; e innovazione che si trovano anche nei loro vini, in particolare nell&rsquo; &quot;Eroe&quot;, Extra Brut Rive di Farra di Soligo, con vigneto in zona Col Vinal, nato dalla collaborazione con l&rsquo;artista&nbsp;<strong>Gianni Piva</strong>&nbsp;e presentato proprio nel 2024. Rappresenta appieno l&rsquo;idea di viticoltura eroica. Il vino ha una grande eleganza, ma anche una buona struttura: un attacco fruttato e poi in bocca un finale sapido e lungo, dall&rsquo;ottima persistenza e dalla indubbia capacit&agrave; di abbinamento con i diversi piatti, anche quelli maggiormente strutturati.<br />
<strong>Raffaele Foglia</strong></p>

<p><br />
[[ima7]]<strong>Sonoma Coast Sparkling Wine Ovation 2018 - Joseph Phelps, California | U.S.A.</strong><br />
Tutto &egrave; iniziato con la visione di qualcosa che agli inizi degli anni Settanta ancora non esisteva in Napa Valley. Forte della sua esperienza nel settore delle costruzioni,&nbsp;<strong>Joseph Phelps&nbsp;</strong>ha cos&igrave; posto le basi per un progetto all&rsquo;insegna della vinificazione di eccellenza, la stessa che si riscontra immutata, a mezzo secolo di distanza da&nbsp;quel pionieristico sogno divenuto una consolidata e pluripremiata realt&agrave; vitivinicola, che porta il&nbsp;nome del suo fondatore. Oggi l&rsquo;azienda - certificata&nbsp;<em>Napa Green</em>&nbsp;e parte del&nbsp;<em>Napa Valley Land Trust</em>&nbsp;- possiede e coltiva oltre duecento ettari di vigne suddivise - all&rsquo;interno delle<em>&nbsp;AVAs Napa Valley&nbsp;</em>e&nbsp;<em>Western Sonoma Coast&nbsp;</em>- in undici vigneti di propriet&agrave;, scelti strategicamente nel corso dei decenni per apportare caratteristiche e profili peculiari ai vini che da essi avranno origine. Tra questi, anche uno spumante di pregevole fattura, &quot;l&rsquo;<em>Ovation</em>&quot;, qui alla sua terza annata con la vendemmia 2018, prodotto con uve Chardonnay e Pinot Noir provenienti dalle parcelle dei vigneti Pastorale e Quarter Moon di Freestone. Giallo paglierino brillante con riflessi dorati; piacevole tripudio di agrumi e frutta bianca con note tostate di pasticceria; teso, gustosamente sapido e persistente, con ulteriori buone possibilit&agrave; di evoluzione.<br />
<strong>Luca Torretta</strong></p>

<p><br />
[[ima8]]<strong>Champagne Bord de Marne Extra Brut - Tristan Hyest, Champagne | Francia</strong><br />
Lo Champagne in casa di&nbsp;<strong>Tristan Hyest</strong>&nbsp;&egrave; sempre stato protagonista: proveniente da una famiglia di viticoltori, si trasfer&igrave; a Trelou sur Marne all&rsquo;inizio degli anni &lsquo;80 grazie al padre, enologo con esperienze importanti alle spalle, che decise di intraprendere un proprio percorso produttivo. La prima bollicina di casa Hyest prese forma soltanto nel 1991;&nbsp;nel frattempo<strong>&nbsp;Tristan</strong>&nbsp;aveva iniziato a formare una propria visione dello Champagne: completati gli studi in enologia nel 1999, si un&igrave; alla Maison di famiglia, iniziando nel 2001 dalla gestione delle vigne. Ma gi&agrave; nel 2003, dopo essersi ritagliato un piccolo appezzamento di 2,5 ettari, decise di creare le proprie&nbsp;<em>cuv&eacute;e</em>, puntando sulla sostenibilit&agrave; in vigna e facendo ricorso al metodo solera in cantina&nbsp;per donare complessit&agrave; e continuit&agrave; alla propria interpretazione di Champagne. Il&nbsp;<em>Bord de Marne Extra Brut&nbsp;</em>ne &egrave; l&rsquo;esempio e vede protagonista il vitigno simbolo della valle della Marne: il Meunier. L&rsquo;olfatto dichiara subito il carattere deciso, caldo, speziato e maturo grazie alle basi solera, con vini di pi&ugrave; di 10 anni: abbondano erbe aromatiche come il rosmarino e la menta, ginepro, pompelmo e cenni verdi di aloe. Sorso pieno e ampio, persistente e avvolgente, di mirabile profondit&agrave;. Originale.<br />
<strong>Alessio Pietrobattista</strong></p>

<p><br />
[[ima9]]<strong>Champagne Cuv&eacute;e R&eacute;serve Brut - Legrand &amp; Fils, Champagne | Francia</strong><br />
Passaggio generazionale (e conseguente restyling) in casa&nbsp;<em>Legrand</em>&nbsp;a Celles-sur-Ource.&nbsp;<strong>Eric Legrand</strong>, terza generazione di vignaioli in C&ocirc;te des Bar, riconosce lo spazio dovuto ai figli&nbsp;<strong>Edouard&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;Valentin</strong>, capaci degustatori e sensibili vinificatori.&nbsp;<strong>Eric</strong>&nbsp;ha oltre 40 vendemmie di esperienza alle spalle (fond&ograve; l&rsquo;azienda a suo nome nel 1982). Lo ha raggiunto prima&nbsp;<strong>Edouard,</strong>&nbsp;nel 2014, e poi&nbsp;<strong>Valentin</strong>, nel 2017&nbsp;che, dopo una lunga esperienza in Cina,&nbsp;oggi si occupa del posizionamento commerciale della Maison familiare. Il parco vigneti &egrave; costituito da circa una decina di ettari distribuiti in 4 comuni rinomati del Bars&eacute;quanais: Celles sur Ource, Landreville, Polisot e Villes sur Arce. Predominanza di Pinot Noir (65%) tra i filari, con conduzione agronomica regolata dalla certificazione dell&rsquo;Haute Valeur Environnementale, poi Chardonnay e una piccola quota di Pinot Blanc (quest&rsquo;ultimo in crescita grazie a recenti reimpianti). Esaltanti suggestioni minerali e di freschezza delineano la&nbsp;<em>Cuv&eacute;e R&eacute;serve Brut,</em>&nbsp;a base Pinot Noir, voluta e promossa da&nbsp;<strong>Edouard</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Valentin</strong>: fermentazione in acciaio del vino base e poi 36 mesi&nbsp;<em>sur lie</em>&nbsp;in bottiglia. Incredibilmente floreale e agrumato, con rimandi a nocciole fresche, accompagner&agrave; con gradevole leggerezza un brunch con specialit&agrave; di mare, anche fritte.<br />
<strong>Monica Coluccia</strong></p>

<p><br />
[[ima10]]<strong>Trentodoc &ldquo;Cavaliere Bianco 2017&rdquo; Blanc de Noir Riserva - Rev&iacute;, Trentino</strong><br />
Da un garage ad Aldeno negli anni &rsquo;80 alle colline di Trento:&nbsp;<em>Rev&iacute;</em>&nbsp;trasforma il&nbsp;Pinot Nero&nbsp;in &quot;<em>Cavaliere Bianco 2017</em>&nbsp;<em>Blanc de Noir Riserva&quot;.</em>&nbsp;6 anni sui lieviti, 2.000 bottiglie prodotte come extra brut, sboccato a marzo del 2024.&nbsp;Non una bollicina frivola, ma pura geologia trentina:&nbsp;marne calcaree, suoli porfirici tra Cimone e Bondone (450-600 m, s.l.m.), dove il&nbsp;Drogo, questo vento catabatico,&nbsp;asciuga grappoli esposti fino a sera. Giallo dorato, perlage cremoso, naso di&nbsp;crusca,&nbsp;farina di segale,&nbsp;limoni selvatici&nbsp;che ti riconducono a&nbsp;erbe alte, pascoli d&rsquo;altura. La bocca&nbsp;&egrave; verticale, sapida, tesa, dall&rsquo;acidit&agrave; dolomitica e si sviluppa in un sorso sicuro che riempie e&nbsp;appaga.&nbsp;<em>Rev&iacute;&nbsp;</em>racconta la sua produzione attraverso 12 ettari e 180.000 bottiglie, sempre privilegiando la qualit&agrave;.&nbsp;<strong>Giacomo</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Stefano Malfer</strong>&nbsp;conoscono ogni piega dei vigneti, li cullano e coccolano con mani sapienti.&nbsp;<em>Cavaliere Bianco</em>&nbsp;completa il nero omonimo: dualit&agrave; trentina pura, dal nero che diventa rosato, al nero che diventa bianco, Rev&igrave; porta nel bicchiere emozioni fresche e sincere.<br />
<strong>Luca Turner</strong></p>

<p><br />
[[ima11]]<strong>Champagne &ldquo;Le Regards d&rsquo;Avize&rdquo; - Waris-Larmandier, Champagne | Francia</strong><br />
<em>&ldquo;Le Regards d&rsquo;Avize&rdquo;</em>&nbsp;&egrave; uno Champagne che nasce dallo sguardo profondo rivolto a uno dei cru pi&ugrave; luminosi della C&ocirc;te des Blancs. Grand Cru di Avize, Blanc de Blancs da sole uve Chardonnay da viti di oltre 60 anni, questo millesimato 2014 interpreta con precisione e sensibilit&agrave; l&rsquo;identit&agrave; del suo&nbsp;<em>terroir</em>, esaltata da un dosaggio zero che lascia parlare la materia senza filtri. Alla vista si presenta con una veste luminosa, di un oro delicato attraversato da una trama di bollicine finissime e persistenti. Il profilo olfattivo &egrave; ampio dove si alternano note di datteri e torrone, agrumi maturi e brioches. Il sorso &egrave; puro, teso, di grande profondit&agrave;. La freschezza verticale del millesimo sostiene una struttura elegante, cesellata, in cui la mineralit&agrave; di Avize emerge con chiarezza cristallina. L&rsquo;assenza di dosaggio amplifica la precisione gustativa, regalando una sensazione di energia composta e di equilibrio impeccabile. Uno Champagne di rara finezza, anche per la disponibilit&agrave; di sole 700 bottiglie, capace di coniugare rigore e grazia, tecnica e poesia, lasciando nel finale una scia lunga, salina e vibrante. Una bottiglia che non cerca l&rsquo;effetto, ma lo crea.<br />
<strong>Stefania Oggioni</strong></p>

<p><br />
[[ima12]]<strong>Metodo Classico Brut &ldquo;Voce &lsquo;e Notte&rdquo; 2021 - Cantine Carputo, Campania</strong><br />
A un anno dall&rsquo;immersione nelle acque antistanti Castel dell&rsquo;Ovo delle prime bottiglie destinate all&rsquo;affinamento subacqueo,&nbsp;<em>Cantine Carputo</em>, virtuosa azienda flegrea con sede a Quarto, ha presentato i risultati di questo percorso che mette in dialogo il mondo del vino con quello della biologia marina, proposto in occasione del trentennale. La degustazione ha visto la comparazione dello stesso vino, a base di uve falanghina, nella versione affinata in cantina e in quella affinata sott&rsquo;acqua. Il Metodo Classico da Falanghina&nbsp;<em>&quot;Voce &lsquo;e Notte&quot;</em>&nbsp;nasce da una base 2021 affinata quattro mesi sulle fecce fini, con presa di spuma a gennaio e sboccatura nel settembre 2024. L&rsquo;affinamento sommerso, che&nbsp;si svolge nelle acque antistanti Napoli, con pressione stabile pari a circa 5 atmosfere, temperatura costante intorno ai 12 e un ecosistema unico di micro e macro organismi, &egrave; risultato incidere in modo misurabile sull&rsquo;evoluzione del vino, modificandone ritmo e maturazione. Tra la versione tradizionale e quella affinata in mare emergono differenze percettive evidenti: il campione sommerso mostra un perlage pi&ugrave; fine e una tensione gustativa pi&ugrave; accentuata, coerente con la maggiore finezza minerale. Richiami agrumati, di erbe mediterranee e fiori di ginestra connotano il profilo olfattivo e anticipano un sorso pieno e carnoso, di bella tensione acida.<br />
<strong>Adele Granieri</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/fotojet-46-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41193/in-cantina/undici-bottiglie-da-non-perdere-per-girare-il-mondo-con-le-bollicine.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Sidewalk Kitchens, il collettivo milanese delle bontà di strada</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41174/zanattamente-buono/sidewalk-kitchens-il-collettivo-milanese-delle-bonta-di-strada.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La ristorazione di Milano &egrave; sempre pi&ugrave; cara e lo spazio lasciato ai giovani sempre pi&ugrave; esiguo. A furia di ascoltare il refrain, finiamo quasi per crederci. Ma, a scavare bene, la realt&agrave; racconta ben altro: sotto la cenere ci sono tante braci alimentate da ragazzi capaci di tradurre nella pratica modelli imprenditoriali nuovi e intelligenti.<br />
<br />
Uno dei casi pi&ugrave; interessanti del post-covid meneghino si chiama <a href="https://www.sidewalkitchens.com/en" rel="nofollow">Sidewalk Kitchens</a> e porta la firma di due neo-trentenni, il romano <strong>Ludovico Leopardi</strong> e il milanese <strong>Leo Schieppati</strong>, sbarcati in citt&agrave; un quinquennio fa, armati di grande passione per il mondo delle start-up e della ristorazione, affilata&nbsp;nel corso di edificanti esperienze a Londra.<br />
<br />
<em>SK</em> sorge in via Bonvesin de la Riva a Milano, un indirizzo che i gourmet di lungo corso assoceranno al primo ristorante capace di portare le 3 stelle Michelin in Italia: <strong>Gualtiero Marchesi</strong>, anno 1986. &Egrave; bizzarro, ma &egrave; anche un segno dei tempi pensare che, dove un tempo cuochi importanti disegnavano su fondine nere Risi oro e zafferano e ma&icirc;tre austeri spremevano al torchio sangue dalle carcasse d&rsquo;anatra, ora c&rsquo;&egrave; una folta community di street-fooders che divorano katsusando e dumpling, smash burger e tacos. Il cliente che ha preso il comando, direbbe qualcuno.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]Sidewalk Kitchens (&ldquo;cucine sul marciapiede&rdquo;) &egrave; un collettivo gastronomico che pian piano ha conquistato&nbsp;quasi&nbsp;un intero isolato: da sinistra a destra, scorrono in fila un listening bar (<a href="https://ondalisteningbar.com/" rel="nofollow">Onda</a>, aperto un anno fa), le vetrine con 4 cucine che somministrano specialit&agrave; da sballo e, ancora oltre, uno spazio vivace, aperto tutto il giorno, con 150 posti a sedere quasi sempre occupati non stop dalla mattina alla sera. Nomadi digitali ci lavorano gustandosi le specialit&agrave; di cui sopra, caff&egrave; <em>specialty</em> e sorseggiano calici di vini &ldquo;naturali&rdquo;. E nel retro c&rsquo;&egrave; una labirintica back-kitchen pure affollata, con un brulichio di cuochi che stratificano <em>preps</em>. Un intreccio molto complesso, gestito ad arte dai ragazzi.<br />
<br />
&laquo;Agli inizi, nell&rsquo;anno del Covid&raquo;, ci racconta Leopardi, &laquo;l&rsquo;idea era costruire un laboratorio di specialit&agrave; delivery, sull&#39;esempio&nbsp;di certe ghost kitchen che all&rsquo;epoca funzionavano bene negli Usa e in Asia. Presto abbiamo capito che il&nbsp;modello di business non era adatto al pubblico italiano e, al tempo stesso, avevamo notato un insieme crescente di piccoli imprenditori e di cuochi super creativi e ossessionati dal cibo, con una clientela molto fidelizzata ma che andava in ordine sparso. Di qui l&rsquo;idea di aiutarli a crescere, di dar loro una casa momentanea, in un ambiente che fosse al contempo aggregante&raquo;.<br />
<br />
[[ima4]][[ima5]]Da aprile 2022 parte il nuovo corso, ma in modalit&agrave; retail. Cio&egrave; una food court con vetrine su strada e un luogo in cui mangiare seduti, anche in un ampio dehors in stagione pi&ugrave; calda: &laquo;Eravamo partiti con la caffetteria <a href="https://www.instagram.com/orsonerocoffee/" rel="nofollow">Orsonero</a>, con <a href="https://www.instagram.com/chucksnyc/" rel="nofollow">Chuck&rsquo;s</a>, smash burger di successo e con la prima <a href="https://www.instagram.com/katsusanderia/" rel="nofollow">Katsusanderia</a> di <strong>Yoji Tokuyoshi</strong>. Hanno funzionato cos&igrave; bene che sono qui ancora adesso, assieme a <a href="https://www.instagram.com/mrdumplingmilano/" rel="nofollow">Mister Dumpling</a> di <strong>Giulia Liu </strong>(patron del ristorante Gong, a poca distanza da SK, <em>ndr</em>). A questi abbiamo aggiunto temporary di durata pi&ugrave; breve: ci sono tanti operatori e nomad chef che cercano casa per un periodo pi&ugrave; limitato. Cos&igrave; abbiamo cominciato a stabilire contratti di hosting da 2 settimane a 2 mesi&raquo;.<br />
<br />
In 3 anni e mezzo si sono avvicendate pi&ugrave; 150 attivit&agrave; in pop up, per migliaia di somministrazioni di tortellini e taco, pizze al taglio e dumpling, ramen e gyoza, arepa e suppl&igrave;&hellip; Blitz temporary pi&ugrave; prolungati, eventi speciali e presentazioni, roulette di chef e incontri pubblici nel segno della cross-contaminazione, un tema sempre pi&ugrave; caro a Leopardi e Schieppati.<br />
<br />
Un&rsquo;aggregazione di street food operators che da poche settimane conta anche su <a href="https://www.instagram.com/hellomindie/" rel="nofollow">Mindie</a>, app di delivery dedicata per una comunit&agrave;&nbsp;che&nbsp;vuole farsi riconoscere nel mare magnum dei grandi player. E cos&igrave;, si torna&nbsp;anche al proposito delle origini: consegnare cibo nelle case. Nel frattempo, sono riusciti a creare una destinazione in una strada non retail, di scarso&nbsp;passaggio, e non &egrave; poco. Un modello che ha funzionato cos&igrave; bene che potrebbe&nbsp;presto estendersi&nbsp;ad altre citt&agrave; d&rsquo;Europa.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-cope-17.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41174/zanattamente-buono/sidewalk-kitchens-il-collettivo-milanese-delle-bonta-di-strada.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/zanattamente-buono.html">98</category>			</item>			<item>				<title>Januarius Ristobottega a Napoli: il miracolo laico del buongusto partenopeo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41189/dallitalia/januarius-ristobottega-a-napoli-il-miracolo-laico-del-buongusto-partenopeo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il rapporto tra Napoli e San Gennaro, pi&ugrave; che fede, &egrave; una storia d&rsquo;amore: ironica, confidenziale, fatta di attese e complicit&agrave;. In questo contesto,<a href="https://www.instagram.com/januarius_ristobottega/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank"> Januarius </a>occupa uno spazio prima di tutto simbolico. Ristorante con bottega, nasce nel 2018 da un&rsquo;idea di <strong>Francesco Andoli</strong>, giornalista, classe &rsquo;77, e del padre <strong>Vincenzo</strong>, commercialista.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Una coppia atipica e complementare, che spiega gran parte della lucidit&agrave; con cui il progetto ha preso forma. Il padre tiene in ordine i conti, <strong>Francesco </strong>osserva la ristorazione senza mitizzarla, racconta prima i prodotti e soltanto dopo i piatti, costruendo una proposta che rifugge tediose sovrastrutture.</p>

<p>Le materie prime, in vendita al banco e presenti nei piatti, sono di altissimo livello, con prezzi ancorati alla realt&agrave; di una citt&agrave; viva e complessa, attraversata ogni giorno da napoletani e visitatori. Il cuore di <em>Januarius</em> &egrave; una <em>charcuterie</em> contemporanea, che d&agrave; spazio a piccoli produttori poco noti, scelti per l&rsquo;identit&agrave; dei loro prodotti pi&ugrave; che per la notoriet&agrave;. Salumi, formaggi e conserve raccontano un Sud Italia plurale, fatto di territori interni e coste, gesti artigianali e filiere corte. Accanto, una cucina tradizionale che non cerca scorciatoie creative, ma rispetto per la materia prima, e una vendita diretta pensata per prolungare l&rsquo;esperienza oltre il locale in zona Duomo.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Tra le scelte pi&ugrave; significative c&rsquo;&egrave; il <em>Pastificio Caccese</em>, in Irpinia vicino alla Puglia, che coltiva e trasforma direttamente i propri cereali. Allo stesso modo, a Massa Lubrense <strong>Pietro Cacace</strong> produce il <em>Provolone del Monaco</em> con il latte delle proprie vacche, garantendo una filiera chiusa e autentica. Per i salumi, si va dritti in Lucania con <em>l&rsquo;azienda De Salvo</em>: nessun conservante, nitrito, nitrato o additivo.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>La filiera &egrave; controllata dall&rsquo;allevamento semi-brado dei suini alle lunghe stagionature, con la certificazione del <em>Parco Nazionale del Pollino</em> a garantire origine, responsabilit&agrave; ambientale e artigianalit&agrave;. Altro protagonista &egrave; il pomodoro, trattato da <em>Januarius</em> come materia prima &quot;differenziata&quot; e non come simbolo generico. Il <em>San Marzano</em> va al rag&ugrave;, il <em>Corbarino</em> &ndash; per struttura e concentrazione salina &ndash; entra nei piatti di mare come esaltatore naturale di sapidit&agrave;, mentre il <em>Piennolo del Vesuvio</em>, che cuoce poco e a fuoco basso, proviene dal versante che affaccia su Ercolano, favorito da esposizione e ventilazione, con frutti pi&ugrave; compatti e meno acquosi. Non dettagli secondari, ma scelte decisive, espressione della meticolosit&agrave; con cui la materia prima viene interpretata. La stessa cura guida la carta dei vini, con etichette selezionate per coerenza territoriale, vitigni autoctoni e produttori attenti. Una vetrina accurata del Sud Italia, Abruzzo e Molise compresi.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Guidati da <strong>Francesco</strong>, il percorso di assaggi diventa subito un racconto del territorio. Si comincia con il <em>Carpaccio di baccal&agrave; islandese</em>, provenienza nordica, ma espressione di una tradizione consolidata a Somma Vesuviana, alle pendici del Vesuvio. Proposta arricchita da polvere di capperi di Salina, maionese agli agrumi e pomodoro Corbarino semi-dry: un fuori carta equilibrato e piacevole.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Seguono <em>Polpo alla Luciana</em> e <em>Ziti spezzati alla genovese</em>, in due parole, da manuale. La <em>Santissima Trinit&agrave;</em>, invece, riunisce in un solo piatto i pomodori simbolo del Vesuvio: <em>San Marzano, Piennolo e Giagi&ugrave;</em>, variet&agrave; antica di colore giallo: &laquo;<em>Lo spaghetto al pomodoro da noi &egrave; sempre in carta: &egrave; come la Margherita in pizzeria</em>&raquo;, commenta <strong>Francesco</strong>.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>Si diverte a dare nomi curiosi ai piatti, pescando dal repertorio dei proverbi napoletani. Cos&igrave; nasce il <em>Sant&rsquo;Antuono se &rsquo;nnammuraie d&rsquo;&rsquo;o puorco</em>: filetto di maiale nero casertano marinato con miele, vino bianco e bacche di ginepro, ripassato in padella e servito con crema di papaccelle napoletane, insalata di patate, spinacino fresco e panna acida. Semplice nel gesto, &egrave; un piatto che racconta la terra e le stagioni.</p>

<p>I dolci, frutto della collaborazione con il pasticciere napoletano <strong>Mario Di Costanzo</strong>, chiudono il racconto con doverosa generosit&agrave;.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>In pi&ugrave;, ci sono chicche scovate in giro come la <em>Caprese di Annuccia</em>, intensa, golosissima, una ricetta di famiglia trasformata in progetto artigianale, capace di uscire dall&rsquo;ambito privato senza perdere identit&agrave;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Infine l&rsquo;ambiente fa il resto, con un arredamento ben stratificato tra arte e cultura napoletana: un&rsquo;atmosfera quasi domestica dove la schiettezza dell&rsquo;accoglienza diventa cifra stilistica. Da <em>Januarius </em>la formula funziona perch&eacute; &egrave; sfacciata: alta qualit&agrave; senza snobismo, tradizione senza immobilismo. Un miracolo laico che davanti al Duomo di Napoli continua a rinnovarsi nella sua spudorata identit&agrave;.</p>

<p><a href="https://www.instagram.com/januarius_ristobottega/?hl=en" rel="nofollow">Januarius &ndash; Ristobottega</a><br />
Via Duomo, 146/148<br />
80138 Napoli</p>

<p>Aperto a pranzo e a cena<br />
Chiuso il marted&igrave;<br />
+39 081 014 5980<br />
Prezzo per un menu completo: 55 euro (vini esclusi)</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-januarius-nadia-taglialatela-10.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41189/dallitalia/januarius-ristobottega-a-napoli-il-miracolo-laico-del-buongusto-partenopeo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Costa dei Vigneti, la buona pizza nel Tortonese raccontata da Alessandro Billi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41188/mondo-pizza/costa-dei-vigneti-la-buona-pizza-nel-tortonese-raccontata-da-alessandro-billi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La mia pizzeria del cuore &egrave; <em>Costa dei Vigneti</em>, a Costa Vescovato (Alessandria). &Egrave; il posto dove vado spesso con la mia famiglia e anche coi colleghi, perch&eacute; mi sento a casa; attorno, tutta la bellezza delle colline. Dentro, trovo due persone che per me sono speciali, <strong>Ale</strong> e <strong>Lazza</strong>, al secolo <strong>Alessandra Pisani</strong> e <strong>Davide Rolando Denicolai</strong>.</p>

<p><strong>Ale</strong> &egrave; quella che tiene in piedi tutto: la gestione, l&rsquo;organizzazione, &egrave; insomma la testa che fa funzionare la baracca. <strong>Lazza</strong> invece &egrave; l&rsquo;estro, il fuoco, il motore creativo in tutto, dalla carta dei vini (che premia solo le sette cantine - di altissimo livello! In un borgo di 314 abitanti - presenti a Costa Vescovato, con tutte le loro declinazioni) alla sala. &Egrave; un vero oste del territorio. Insieme, sono una bomba.</p>

<p>[[ima2]][[ima5]]La pizza &egrave; veramente buona, una delle migliori che io conosca: topping mai banali, attenzione alla materia prima e ottima selezione di prodotti locali, senza chiudersi al mondo. In pi&ugrave;, c&rsquo;&egrave; anche una cucina di livello, realizzata da un cuoco che si capisce come abbia voglia di spingersi oltre, di viaggiare con la testa.</p>

<p>Per me, il loro &egrave; un progetto che funziona in tutto: ristorante e pizzeria allo stesso, alto livello. In un paese come Costa Vescovato, insieme alla cooperativa Valli Unite e ai vignaioli, hanno costruito qualcosa che vale una sosta e un brindisi. Sono amici da sempre. E ogni volta che torno l&igrave;, mi ricordo perch&eacute; mi piace fare questo mestiere.</p>

<p><br />
[[ima3]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39745/locali/costa-dei-vigneti.html">Costa dei Vigneti</a> ha vinto il premio &quot;Eccellenza a tavola&quot;, per la <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/460/guida-pizza-e-cocktail.html">Guida di Identit&agrave; Golose alle Pizzerie e Cocktail Bar d&#39;autore</a>, con la seguente motivazione: &quot;<em>Esistono pizzerie che sono anche di pi&ugrave;: raccontano il convivio, ossia l&rsquo;attitudine tutta italiana di celebrare a tavola il rito goloso dello star bene attraverso eccellenze di gusto (ed eccellenze enologiche) selezionate, pensate, cucinate, servite al loro meglio. Come Costa dei Vigneti, in Valle Ossona: &egrave; pizzeria di qualit&agrave;, ristorante di livello, dialoga con i piccoli produttori local di cose buone ed esalta persino i vignaioli a km 0</em>&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]<strong>LA NOSTRA SCELTA</strong><br />
<em>Peones</em>, con pomodoro san marzano dell&#39;Agro sarnese-nocerino, fiordilatte campano, funghi porcini; in uscita montebore e rosmarino</p>

<p><strong>LA PIZZA PI&Ugrave; CREATIVA</strong><br />
<em>Nord Sud Ovest Est</em>, con crema allo zafferano, fiordilatte campano; in uscita coppa, stracciatella e basilico</p>

<p><strong>LA PIZZA VEGETARIANA</strong><br />
<em>Ortolana</em>, con san marzano dell&rsquo;Agro sarnese-nocerino, fiordilatte campano, peperoni, melanzane, zucchine, cipolla e basilico</p>

<p><strong>LA PIZZA SIGNATURE</strong><br />
<em>Val Borbera</em>, con fiordilatte campano, formaggio mollana di Terre del Giarolo; in uscita montebore di Terre del Giarolo, olive taggiasche e basilico</p>

<p><strong>PERCH&Eacute; FERMARSI</strong><br />
perch&eacute; questo un luogo dove si mangia benissimo, che siano pizze o piatti cucinati. E si beve altrettanto bene</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/costa-dei-vigneti-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41188/mondo-pizza/costa-dei-vigneti-la-buona-pizza-nel-tortonese-raccontata-da-alessandro-billi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Martina Caruso: la magia dell'estate a Salina, uno spettacolo quotidiano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41187/dallitalia/martina-caruso-la-magia-dellestate-a-salina-uno-spettacolo-quotidiano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]<strong>La magia di Salina</strong><br />
Salina mi regala un&rsquo;energia infinita. &Egrave; uno spettacolo quotidiano dove ogni giorno, ogni alba, ogni tramonto &egrave; diverso da quello del giorno prima. Osservo i colori della montagna, scruto quelli del mare, mi sorprendo di fronte al rosa che colora il cielo in un certo momento della giornata: sono stimoli che diventano percezioni e che credo sappiano sempre regalare una forza incredibile ai piatti, quasi derivassero direttamente dallo splendore che c&rsquo;&egrave; qui tutt&rsquo;attorno. Diventano elementi in grado di trasmettermi la creativit&agrave; della quale ho bisogno. Ne ho proprio necessit&agrave;, per lavorare, per pensare, per ideare: io non riesco a stare neanche un giorno senza guardare il mare qui davanti. Lo osservo quando &egrave; calmo, lo osservo quando &egrave; mosso...&nbsp;[[ima4]][[ima5]]</p>

<p>[[ima12]]Per me &egrave; una specie di rito iniziatico che sto trasmettendo anche ai miei figli. Sono contenta che nascano e crescano proprio qua, sull&#39;isola, per apprendere i valori che sa trasmettere, per assorbire quasi fisicamente la presenza pervicace della natura. Poi consiglier&ograve; loro di partire, di lasciare Salina, per sentirla persino pi&ugrave; fortemente a distanza, per riconoscersi pure altrove nelle sue radici. E infine di ritornarci e di portarvi tutto ci&ograve; che hanno visto, quello che hanno imparato. Cos&igrave; da poterlo donare all&rsquo;isola che li ha formati, quasi per restituire qualcosa a Salina in cambio di quanto Salina ha dato loro, e per farla crescere sempre pi&ugrave;.&nbsp;[[ima6]][[ima3]]</p>

<blockquote>
<p><strong><em>&laquo;Il pesce lo conosco bene, mi piace il sapore che ci regala specie nelle cotture veloci, quelle che mantengono meglio di tutte la materia prima integra. Per me &egrave; un mantra: non rovinare mai il pescato, anzi fare di tutto per valorizzarlo&raquo;</em></strong></p>
</blockquote>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima13]]<strong>Cos&rsquo;&egrave; per me l&rsquo;estate</strong><br />
L&rsquo;estate per me &egrave; quel momento incredibile che entra nella mia cucina con i suoi fantastici prodotti, soprattutto quelli dell&#39;orto, le verdure insomma, ma anche il pescato e poi le specifiche erbe spontanee che si raccolgono solo in quella stagione, crescono sulla costa vicino al mare. Ecco: a me piace poter disporre di certi prodotti solo in determinati periodi dell&rsquo;anno, non lo vedo come un limite. &Egrave; il senso della natura, che sta anche nell&rsquo;attesa: la societ&agrave; contemporanea ci propone l&rsquo;idea folle che ognuno debba poter disporre per forza di tutto quello che desidera, in ogni momento. Invece no: comanda l&rsquo;estate, comandano le stagioni che mi insegnano &ndash; e io lo insegno ai miei collaboratori &ndash; come sia necessario anche saper aspettare. Come l&rsquo;attesa &egrave; un valore di per s&eacute;. E come si debba sempre avere rispetto della natura, ossia della materia prima.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima11]]<strong>Le donne e la cucina</strong><br />
Per me essere chef, in generale, vuol dire essere una persona umile ma in grado di saper trasmettere agli altri la propria impronta, di proiettare la propria idea di cucina sui piatti e usarli cos&igrave; per raccontare la propria filosofia, persino la propria storia. In questo, essere chef donna non cambia le prospettive, non modifica l&rsquo;approccio che occorre mantenere nei confronti di questa splendida professione. &Egrave; la stessa cosa. Si parla spesso &ndash; anzi si parla sempre e persino sempre di pi&ugrave; &ndash; della questione delle donne chef; per&ograve; se ne parla tanto ma &egrave; ancora cambiato troppo poco. Credo che un imminente futuro che ci possiamo augurare sar&agrave; quello in cui sui giornali, o nell&rsquo;attribuzione di premi, non sar&agrave; necessario definire un&rsquo;apposita categoria a parte, &ldquo;chef donna&rdquo;, quasi fossimo una specie da proteggere.&nbsp;[[ima14]][[ima15]][[ima16]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/martina-caruso-la-quinta-stagione.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41187/dallitalia/martina-caruso-la-magia-dellestate-a-salina-uno-spettacolo-quotidiano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>A Oslo una superba Anatra all’arancia... senza arancia! Assaggi da Mon Oncle</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41186/carlo-mangio/a-oslo-una-superba-anatra-allarancia-senza-arancia-assaggi-da-mon-oncle.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Le vie della cucina d&rsquo;autore sono (quasi) infinite: capita cos&igrave; al sottoscritto di imbattersi addirittura in Norvegia, per la precisione a Oslo, in una delle migliori anatre che mi sia mai capitato di gustare. Una superba, perfetta <em>Anatra all&rsquo;arancia</em>, con un particolare: era senza arancia, al suo posto l&rsquo;olivello spinoso.</p>

<p>&Egrave; un piatto che riassume perfettamente lo stile di cucina di <strong>Dimitri Veith</strong>, francese di Reims, nello Champagne, classe 1996: &egrave; uno degli astri nascenti della tavola internazionale, come chef e co-proprietario di <a href="https://mononcle.no/" rel="nofollow">Mon Oncle</a>, ristorante della capitale norvegese. Gi&agrave; sous di <strong>Esben Holmboe Bang</strong> al pi&ugrave; noto <a href="https://maaemo.no/" rel="nofollow">Maaemo</a>, poi suo braccio destro anche nei primi anni del <em>Mon Oncle</em>, dal 2024 subentratogli nella compagine sociale, <strong>Veith</strong> si &egrave; lanciato in un&rsquo;avventura stimolante: portare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Auguste_Escoffier" rel="nofollow">Auguste Escoffier</a> tra i fiordi. Proporre insomma a queste latitudini &ndash; mentre cenavamo, fuori nevicava forte e la temperatura era abbondantemente sotto lo zero &ndash; una cucina francese d&rsquo;impronta classica per&ograve; attualizzata e fuori dai soliti clich&eacute;, &laquo;oltre alle preparazioni pi&ugrave; famose, vi &egrave; un giacimento di ricette che sono pochissimo conosciute persino nel mio Paese d&rsquo;origine, figuriamoci qui&raquo;. Sarebbe gi&agrave; interessante cos&igrave;; lo &egrave; ancor di pi&ugrave; perch&eacute; nel far questo, <strong>Veith</strong> contamina tale glorioso ricettario transalpino con ingredienti e nuances del Grande Nord.</p>

<p>[[ima16]]Cos&igrave; ecco la magistrale <em>Anatra e olivello spinoso in tre&nbsp;servizi</em>: prima una tartelletta con fegato e cosce d&rsquo;anatra preparate confit con olivello spinoso e un mix di pepe affumicato e pepe di Pondicherry. Infine il brodo con bouquet di erbe al bbq. In mezzo il petto, sontuoso, in crosta di pepi: &laquo;Lavoriamo sull&rsquo;idea della <em>Canard &agrave; l&rsquo;orange</em>, ma invece dell&rsquo;agrume usiamo un olio di olivello spinoso, che trovi anche nella bella salsa colorata, un jus classico realizzato con le ossa dell&rsquo;anatra, cui aggiungiamo un tocco di succo di olivello spinoso per apportare freschezza&raquo;.</p>

<p>[[ima18]]Pensiamo dunque al petto dell&rsquo;anatra, cotto alla perfezione, texture fondente, coi suoi profili aromatici (le note ferrose ed ematiche, l&rsquo;umami, la dolcezza grassa di pelle e sottopelle che ricorda la nocciola e il burro, l&rsquo;accenno tostato dato dalla rosolatura) che incontra il fumo del pepe affumicato, le spezie e la piccantezza delicata e fruttata del pepe di Pondicherry, quasi un tocco agrumato a richiamare l&rsquo;arancia che cede il posto all&rsquo;olivello spinoso. La sostituzione ha un senso, arancia e olivello spinoso giocano nello stesso campionato&nbsp;(agrumato-acido-fruttato), ma il secondo presenta un&rsquo;acidit&agrave; pi&ugrave; tagliente, minor dolcezza, accenni di tannino, cosicch&eacute; l&rsquo;assaggio diventa pi&ugrave; sferzante, pulito, verticale, &quot;nordico&quot; se vogliamo: taglia il grasso con decisione e porta una componente wild. Un&rsquo;anatra pi&ugrave; moderna, meno &ldquo;salsa-glace&rdquo;, pi&ugrave; fruttata-acida. Capolavoro.</p>

<p>[[ima17]]Il resto del menu non &egrave; da meno. Si caratterizza per una &ldquo;connotazione geografica&rdquo; specifica attribuita a ogni piatto, quasi a suggerire un viaggio tra Francia e Norvegia, dalla Savoia alla Bretagna, da Oslo a Mentone. Tecnicamente&nbsp;<strong>Veith&nbsp;</strong>&egrave; bravissimo. Ma ci&ograve; che ci ha colpito ancor di pi&ugrave; &egrave; la chiarezza d&#39;idee, un savoir faire da grande toque.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima15]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima13]][[ima14]]</p>

<p><a href="https://mononcle.no/" rel="nofollow">Mon Oncle</a><br />
Universitetsgata 9, Oslo, Norvegia<br />
<a href="https://mononcle.no/" rel="nofollow">mononcle.no</a><br />
prenotazioni:&nbsp;<a aria-describedby="iuKiIaeKRJPWJ9u8P2JyZyQU7" href="https://mononcle.superbexperience.com/reserve/guests" ping="/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;url=https://mononcle.superbexperience.com/reserve/guests&amp;ved=2ahUKEwjizeqDmMqSAxX1hP0HHVhOJlkQkBR6BAg0EAE&amp;opi=89978449" rel="nofollow">superbexperience.com</a><br />
aperto solo a cena, il sabato anche a pranzo. Chiuso domenica e luned&igrave;<br />
menu degustazione a 105, 144 e 200 euro (al cambio). Quello del pranzo del sabato a 105 euro</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/mon-oncle-oslo-anatra-e-olivello-spinoso-in-3-servizi-22-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41186/carlo-mangio/a-oslo-una-superba-anatra-allarancia-senza-arancia-assaggi-da-mon-oncle.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Sull'Alpe di Siusi, a 2020m d’altezza, esiste un resort 100% vegano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41182/hotellerie/sullalpe-di-siusi-a-2020m-daltezza-esiste-un-resort-100-vegano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Le montagne, la neve, quell&rsquo;aria fredda e pulita: insieme questi elementi creano un contesto che assoceremmo facilmente a una cucina generosa in grassi animali, formaggi, selvaggina, salumi. E invece a Castelrotto, sull&rsquo;Alpe di Siusi, a circa 2000 m s.l.m., <strong>la famiglia Sp&ouml;gler</strong>, da diversi anni ormai, sceglie di essere una mosca bianca del territorio, proponendosi come <em>hotel 100% plant-based</em>: il Paradiso Pure Living.</p>

<p>Non &egrave; una scelta convenzionale, n&eacute; quella di partenza, ma &egrave; maturata nel tempo, lentamente. Difatti, la struttura non nasce con questa anima. Viene inaugurata nel 1964 quando una coppia di Amburgo decide di costruire un albergo nel bel mezzo del nulla, immerso in una cornice naturale di una bellezza inaudita.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p><strong>Gli Sp&ouml;gler</strong> arrivano molto pi&ugrave; tardi, nel 1994: una famiglia di viaggiatori che ha vissuto in qualunque angolo dell&rsquo;universo, dal Giappone agli Stati Uniti fino alla vicina Austria. Tutti oggi lavorano nell&rsquo;h&ocirc;tellerie e la galassia familiare annovera ulteriori strutture, sempre qui in Alto Adige, <a href="https://www.lavimea.com/?lang=it&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=21066927061&amp;gbraid=0AAAAADeruYhkzc_OgpqoO4wMKt58bIwD1&amp;gclid=CjwKCAiAv5bMBhAIEiwAqP9GuCuF9hxyq9z92WL2WeJjZTo8s2CVeE8mQ4FJMTctwCnZ8s_OGYw2xRoCiEIQAvD_BwE" rel="nofollow" target="_blank">La Vimea</a>, primo albergo vegano europeo, ma anche in Toscana, con l&rsquo;<a href="https://www.ipinitoscana.com/it" rel="nofollow" target="_blank">Agrivilla I Pini</a>, gestita dalla sorella di <strong>Max</strong> e <strong>Alex</strong>, insieme nel progetto Paradiso.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&Egrave; proprio lei, d&rsquo;altronde a innescare lo stile di vita vegano in famiglia: allora, era una bimba di soli 5 anni che di punto in bianco sceglie di non voler consumare pi&ugrave; proteine animali, un approccio a cui i fratelli arrivano solo anni dopo. <strong>Alex</strong>, infatti, era un patito di carne, disposto a mettersi in viaggio addirittura verso il Giappone pur di godersi della carne di Kobe di qualit&agrave;. Fino a quando, gradualmente, l&rsquo;intera famiglia si converte al veganismo: eppure qualcosa non torna, perch&egrave; l&rsquo;hotel continua a servire carne e pesce. Una scelta poco coerente, considerato che, una volta incamerato un certo modo di pensare &ndash; e non solo di mangiare &ndash;, si innesca una totale incompatibilit&agrave;: da qui l&rsquo;idea di convertire completamente la ristorazione dell&rsquo;hotel da onnivora a vegana. &laquo;Ci sembrava assurdo che, nonostante in famiglia fossimo tutti vegani, continuassimo a servire carne, pesce, uova, latte vaccino&raquo;.</p>

<p>Quanti clienti persi, quante lamentele accumulate soprattutto all&rsquo;inizio, eppure oggi questo luogo ha modellato un&rsquo;identit&agrave; tutta sua e lo ha fatto non solo attraverso una scelta categorica basata su un&rsquo;alimentazione vegan, ma anche attraverso un mood che difficilmente riusciremmo a cogliere altrove: che possa piacere o no, parliamo di un luogo unico nel suo genere.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>L&rsquo;hotel ospita, infatti, una collezione privata di famiglia, ma anche artisti affermati ed emergenti che scelgono di esporre qui le proprie opere, mettendole a servizio degli ospiti, fuggendo l&rsquo;idea di una galleria d&rsquo;arte monotona. <strong>Dorothy Bawl, Cracking Art, Andr&eacute; Boitard,</strong> sono solo alcuni dei nomi nei quali &egrave; possibile imbattersi, e con loro una pletora di oggetti di uso quotidiano che trovano una collocazione inedita all&rsquo;interno di questo spazio, per esempio un portacappelli della linea area <em>Pan Am</em>.</p>

<p>Facciamo subito una precisazione: chi vi arriva non &egrave; a tutti i costi vegano. All&rsquo;incirca met&agrave; del pubblico &egrave; onnivoro o vegetariano; si approccia al <em>Paradiso</em> con curiosit&agrave;, o semplicemente per fare un po&rsquo; di detox. Ora, per centrare la missione di donare comunque soddisfazione al palato, &egrave; stato indispensabile convolgere chi ha fatto suo questo stile di vita, solitamente scelto per almeno uno dei tre pilastri della filosofia vegana: <em>etica, salute e sostenibilit&agrave;</em>. Qui, d&rsquo;altronde, lo scopo non &egrave; essere estremisti, bens&igrave; creare consapevolezza, e magari, stimolare anche solo un sottile cambiamento nella quotidianit&agrave; di quanti si approcciano per la prima volta a questo stile di vita.</p>

<p>Entra in scena cos&igrave; la chef <strong>Aggeliki Charami</strong>. Non ha una storia semplice. 35 anni, greca, arriva in Italia due anni fa ed &egrave; cuoca da meno di 8. Comincia per caso, osservando la mamma in cucina, sua musa assoluta, perch&eacute; un pap&agrave; <strong>Aggeliki </strong>non ce l&rsquo;ha e cresce nella miseria. Eppure quella madre, anche con pochissimi ingredienti, riesce a tirare fuori sempre qualcosa di buono&hellip; persino da una scatoletta di calamari in conserva.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Cresce da onnivora <strong>Aggeliki</strong>; la famiglia possedeva una piccola fattoria dove allevavano animali in maniera scrupolosa, e lei consumava carne tutti i giorni &ndash; o almeno quando ce n&rsquo;era -: l&rsquo;adorava. Finch&eacute; un documentario sul consumo di carne di cane in Cina, le scatena un&rsquo;immensa tristezza, una rabbia tale da convincerla ad abbandonare per sempre il consumo di carni animali, &laquo;perch&eacute; possiamo scegliere quello che ci fa stare bene, o quello che ci fa stare male&raquo; commenta <strong>Aggel</strong>. Da qui una conversione consapevole, e a poco a poco la scelta di una direzione parallela anche nella sua cucina. Lavorava in un hotel di lusso in Grecia prima di approdare al <em>Paradiso</em>, dove oggi porta soprattutto la sua storia. E lo fa in particolare nel cuore gastronomico dell&rsquo;hotel, <a href="https://paradiso-pure.com/omnia/" rel="nofollow" target="_blank">il ristorante Omnia</a>, a cui si somma un&rsquo;offerta pi&ugrave; comfort e meno impostata, con un menu della cena da cinque portate destinato agli ospiti dell&rsquo;hotel e a una proposta pranzo ricca e sfiziosa, con un focus particolare sulla pizza, naturalmente vegana. I piatti, al di fuori di <em>Omnia</em>, sono di ispirazione internazionale; c&rsquo;&egrave; poca Italia, e questo perch&eacute; <strong>Aggeliki </strong>conosce ancora poco il nostro Paese, fatta eccezione della pizza (fritta compresa), omaggio a Napoli che ha visitato e amato. Porta qualche elemento dalla <em>tradizione tirolese</em> con <em>Spatzle </em>e <em>Canederli di verdure</em> immersi in un fondo di cavolfiore tostato, ma c&rsquo;&egrave; anche la Grecia in un magistrale <em>Souvlaki di funghi porcini</em>, il tutto realizzato con ingredienti bio, provenienti da un raggio d&rsquo;azione inferiore a 100 km di distanza. Fatta eccezione per alcuni prodotti da colazione come il latte vegetale, quasi tutte le lavorazioni vengono effettuate in loco: le farine, per esempio, vengono macinate qui, lo yogurt autoprodotto. Tutto questo porta a un posizionamento ben preciso, ma la qualit&agrave; &ndash; e di questo gli <strong>Sp&ouml;gler </strong>ne sono convinti - non ha prezzo e per un vegano, questo &egrave; a tutti gli effetti un piccolo paradiso in terra. Certo esistono ancora aspetti da affinare: una maggiore leggerezza nei piatti, una spinta verso l&rsquo;essenzialit&agrave; anche nell&rsquo;estetica, un dosaggio pi&ugrave; contenuto di spezie, e un controllo delle sapidit&agrave;. Eppure <strong>Aggeliki </strong>ha sviluppato una sensibilit&agrave; tutta sua, intimamente legata alla dimensione del ricordo: sia quello emotivo, legato alla sua storia personale, sia quello gustativo, inevitabilmente connesso, al punto da giustificare la scelta di utilizzare nomi associabili a proteine animali, per evocare determinate sensazioni palatali.</p>

<p>Ci spieghiamo: parlare di <em>rag&ugrave;</em> in una lasagna, di un <em>filetto</em> di cavolfiore, di<em> pollo</em> quando effettivamente stiamo mangiando funghi, pu&ograve; sembrare controverso. <em>Perch&eacute; un vegano desidera evocare sensazioni carnivore?</em> Come ci spiega la stessa <strong>Aggeliki</strong>, si tratta perlopi&ugrave; di rammentare il ricordo di un gusto a cui era affezionata prima di seguire un&rsquo;alimentazione <em>plant based</em>, definizione che preferisce a vegana. Non &egrave; nostalgia di un ingrediente, bens&igrave; richiamo di una sensazione. Dopotutto, gli ospiti di <em>Omnia</em> non sempre sono vegani; pertanto, sono invitati a scoprire il potenziale degli ingredienti vegetali, in grado di riprodurre quella eco di carnosit&agrave; a cui sono affezionati.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>La cucina di <strong>Aggeliki</strong> si esprime attraverso una narrazione molto intima, una sua personale forma di protesta, senza sottrarre piacevolezza al piatto.</p>

<p>Parte dal ricordo, lo scompone e ricompone attraverso stratificazioni di gusto complesse: a partire dal suo habitat originario, il mare della Grecia, affacciato per&ograve; sulla montagna. &Egrave; <em>From sea to soil</em>: una cr&egrave;me br&ucirc;l&eacute;e d&rsquo;ostrica, riprodotta con una pasta di alghe, fungo alla brace e olio all&rsquo;arancia che prolunga la freschezza di questo primo assaggio; quindi, la montagna, la terra d&rsquo;approdo, della quale riproduce sostanza e grassezza.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>La prima vera destinazione &egrave; il suo piatto del cuore, il suo preferito da bambina, <em>Uova fritte e patate</em>, il ricordo della fattoria. In un guscio edibile si combinano del topinambur alla brace, crauti, tartufo, un caviale ottenuto dalla sferificazione di alghe e un tuorlo riprodotto con crema di zucca fermentata e camomilla.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>In accompagnamento subentra un brodo potente, un t&egrave; aromatizzato alla buccia di patate bruciate. C&rsquo;&egrave; un senso di casa, una semplicit&agrave; avvincente in questo piatto.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>&Egrave; affascinante la sacralit&agrave; del servizio del pane, una <em>Brioche al burro di semi di girasole</em>, tecnicamente perfetta, soffice e non unta, ricoperta da polvere di rosmarino e cipolla; viene scaldata da una fiamma, un liquore aromatico alle erbe, bruciato, versato in sala sul pane per fissarne i profumi; viene servito con una spuma leggera a base di sale e limone, con un&rsquo;impronta di origano persistente; poi, frutta e verdura pickled. Sembrerebbe che la suggestione scenografica voglia ingannare la precisione tecnica e il gusto, e invece l&rsquo;assaggio rispecchia l&rsquo;attesa, il morso &egrave; appagato, felice.</p>

<p>[[ima10]]</p>

<p>Segue <em>Warm simplicity. Noodles</em>, &ldquo;il cibo che una chef mangia a casa sua, quando non ha voglia di cucinare&rdquo;, commenta <strong>Aggeliki</strong>. Gli spaghettini sottili vengono serviti con sacchettini di riso, cos&igrave; simili a plastica; si sciolgono in un brodo silvestre, balsamico, liberando polvere di castagne affumicate e caramellate e un mix di 12 spezie piccantine.</p>

<p>[[ima11]]</p>

<p>Poi <em>il Pollo</em>, come un souvlaki, in realt&agrave; un fungo che presta le sue consistenze, cos&igrave; ben gestite alla brace, sprigionante lo sfrigolio succoso di uno spiedino di maiale.</p>

<p>[[ima12]]</p>

<p>Accennavamo a uno <em>Squid</em>, il calamaro, servito in una scatoletta, la stessa con la quale la mamma di <strong>Aggeliki</strong>, in tempi di magra, preparava un riso memorabile alla figlia, che non ne poteva pi&ugrave; di mangiare sempre la stessa cosa. Un assaggio ristretto, ma incisivo: il corpo del mollusco viene realizzato a partire da uno <em>skoby</em> (coltura simbiotica di batteri e semi) combinato con un&rsquo;alga molto forte, e lasciati fermentare per un giorno; diventano un velo sottile, che racchiude il riso; i tentacoli, invece, sono riprodotti con farina di mais, fritta, croccante; infine, viene tutto coronato da un nero di seppia a base di sesamo nero.</p>

<p>&Egrave; inutile forzare un contatto con quanto gi&agrave; conosciamo, o pretendere di comprendere fino in fondo ogni passaggio: la chiave per accomodarsi a questa tavola &egrave; quella di empatizzare col ricordo, col gusto primario di quanto viene evocato. La maturit&agrave; completa di questa cuoca la coglieremo in un cammino verso l&rsquo;essenzialit&agrave;, &egrave; vero, eppure una storia dura non pu&ograve; avere equilibri, &egrave; volutamente dirompente nel piatto. &Egrave; nostro compito, quindi, attraversare il gusto, riflettere e scovare dentro di noi, quell&rsquo;immagine che lascia ci&ograve; che solo apparentemente viene percepita come una dieta restrittiva, in realt&agrave; pi&ugrave; libera e deliziosa di quel che pensiamo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2026-02-06-alle-121230.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41182/hotellerie/sullalpe-di-siusi-a-2020m-daltezza-esiste-un-resort-100-vegano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Trentatré tonnellate di Millefoglie: i numeri della Rinomata Offelleria Perbellini</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41184/dallitalia/trentatre-tonnellate-di-millefoglie-i-numeri-della-rinomata-offelleria-perbellini.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La <a href="https://www.perbellini.com/" rel="nofollow">Rinomata Offelleria Perbellini</a> di Bovolone, Verona, rappresenta un caso di studio peculiare nel panorama dell&#39;arte dolciaria italiana. Fondata nel 1872, l&#39;azienda &egrave; oggi guidata dalla sesta generazione, con <strong>Pierluigi Perbellini</strong> alla direzione della produzione. Il legame storico con la nascita del <em>Pandoro</em> (<strong>Giovanni Battista Perbellini</strong> collabor&ograve; con <em>Melegatti</em> a fine &#39;800) &egrave; il punto di partenza di una realt&agrave; che oggi deve conciliare una produzione artigianale con una logistica distributiva internazionale.</p>

<p>Uno dei pilastri della qualit&agrave; <em>Perbellini</em> risiede nella scelta dei macchinari, in particolare per la cottura. A differenza della produzione industriale o di molte pasticcerie moderne che utilizzano forni rotativi, a Bovolone si impiegano esclusivamente forni a platea (statici).&nbsp;&laquo;&Egrave; la prima regola per un buon <em>Pandoro</em>&raquo;, spiega <strong>Pierluigi Perbellini</strong>. &laquo;Il calore statico permette una stabilit&agrave; che il rotativo non garantisce, anche se richiede una gestione molto pi&ugrave; complessa&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]La temperatura, infatti, non &egrave; uniforme: negli angoli il forno scalda meno, mentre al centro la spinta &egrave; maggiore. Qui entra in gioco la seniority della forza lavoro: la media di permanenza dei dipendenti &egrave; di 15&ndash;20 anni, un&#39;esperienza necessaria per gestire manualmente le sfumature della cottura all&#39;interno dello stesso lotto.</p>

<p>Un tema centrale nel dibattito contemporaneo sull&#39;artigianalit&agrave; riguarda l&#39;uso dei mono e digliceridi degli acidi grassi. <strong>Pierluigi Perbellini</strong> affronta la questione con estremo pragmatismo, rivendicando una scelta che in azienda risale a cinquant&#39;anni fa con il nonno <strong>Ernesto</strong>.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]&laquo;Tanti clienti oggi chiedono l&#39;etichetta pulita, ma i mono e digliceridi ci garantiscono una shelf-life e una morbidezza necessarie per un prodotto che viaggia in tutta Europa&raquo;. Secondo <strong>Perbellini</strong>, l&#39;assenza di questi emulsionanti nei grandi lievitati spesso porta a prodotti che risultano crudi&nbsp;al palato o che deperiscono troppo velocemente. &laquo;Assaggio molti panettoni durante l&#39;anno e spesso sento quella sensazione di impasto non cotto. Noi preferiamo la stabilit&agrave; tecnica: questi permettono al <em>Pandoro</em> di mantenere la sua morbidezza&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Il prodotto pi&ugrave; identitario della sede di Bovolone resta la <em>Millefoglie Strach&igrave;n</em>. Nonostante la sua natura di dolce fresco, i volumi sono significativi: circa 33 tonnellate prodotte all&#39;anno. La gestione &egrave; quasi espressa: la crema viene montata fresca ogni 40 minuti per evitare che si afflosci (da qui il termine dialettale <em>str&agrave;ca</em>, stanca).</p>

<p>[[ima6]]Un tratto distintivo &egrave; l&#39;uso del Rum nella crema pasticcera. &laquo;Siamo una pasticceria di vecchio stampo nel gusto&raquo;, afferma <strong>Pierluigi</strong>. &laquo;L&#39;alcol non &egrave; solo una nota aromatica, ma funge da conservante naturale e garantisce la salubrit&agrave; del prodotto&raquo;. Una filosofia simile viene applicata al confezionamento dei lievitati, che ricevono uno spruzzo finale di alcol prima della sigillatura per prevenire l&#39;insorgenza di muffe senza ricorrere a conservanti pi&ugrave; invasivi.</p>

<p>[[ima7]]Il volto commerciale dell&#39;azienda &egrave; cambiato drasticamente negli ultimi 15 anni con l&#39;introduzione dell&#39;e-commerce, una transizione inizialmente osteggiata dalle vecchie generazioni ma che oggi segna una crescita annua del 20%. Questo ha permesso di spedire prodotti come l&#39;<em>Offella d&#39;Oro</em>&nbsp;(marchio registrato, nata nel 1891) in mercati lontani come la Scandinavia.</p>

<p>[[ima8]]Sul fronte familiare, si &egrave; stabilita una collaborazione con lo chef pluristellato <strong>Giancarlo Perbellini</strong>. Sebbene le realt&agrave; imprenditoriali rimangano distinte, con <strong>Giancarlo</strong> impegnato nei suoi numerosi locali tra Verona, Milano e la Sicilia, la pasticceria di Bovolone fornisce le basi e condivide le ricette storiche, come la versione espressa della <em>Millefoglie</em> servita nei ristoranti dello chef.</p>

<p>[[ima9]]Oggi l&#39;azienda si prepara a festeggiare i vent&#39;anni del <em>Fior d&#39;Albicocca</em>&nbsp;(nel 2026), un lievitato nato per destagionalizzare il consumo del panettone, confermando una strategia che punta a mantenere i canoni della tradizione veronese attraverso una solida base tecnica e un&#39;efficiente gestione industriale dei processi artigianali.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/110-millefoglie-fetta-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41184/dallitalia/trentatre-tonnellate-di-millefoglie-i-numeri-della-rinomata-offelleria-perbellini.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Storie Dipinte, dove la pizza è territorio e identità (garantisce Caterina Ceraudo)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41185/mondo-pizza/storie-dipinte-dove-la-pizza-e-territorio-e-identita-garantisce-caterina-ceraudo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Angela Oppido</strong><em>&nbsp;</em>e&nbsp;<strong>Giuseppe Giuda</strong>, dopo l&rsquo;esperienza maturata con&nbsp;<em>Storiedipinte</em>&nbsp;a San Lazzaro di Savena, vicino a Bologna, nonch&eacute; nello stesso capoluogo felsineo, hanno scelto di tornare nella loro terra d&rsquo;origine per dare vita a un nuovo capitolo:&nbsp;<em>Un&rsquo;Altra Storia Dipinta</em>, a Crotone, ma ora pi&ugrave; schiettamente&nbsp;<em>Storie Dipinte Crotone</em>.</p>

<p>Un progetto indipendente, costruito con passione, studio e una costante voglia di migliorarsi, per dare forma a una pizza che sia espressione di territorio, memoria e identit&agrave;. Tra le mie preferite, la pizza&nbsp;<em>Simo tonnati</em>, impasto classico con un bland di farine di grano tenero e grano duro, topping di pomodoro san marzano, basilico e fiordilatte, all&rsquo;uscita aggiunta di tonno Callipo, cipolla caramellata e olive taggiasche.</p>

<p>[[ima4]]Da&nbsp;<em>Storie Dipinte</em>&nbsp;&egrave; possibile vivere l&rsquo;esperienza della degustazione in condivisione: un modo per scoprire, insieme, la variet&agrave; di impasti e pizze crunch o al vapore che raccontano la profondit&agrave; di un&rsquo;arte che continua a evolversi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>LA NOSTRA SCELTA</strong><br />
<em>Simo tonnati</em>, con pomodoro san marzano, basilico e fior di latte, in uscita tonno Callipo, cipolla caramellata e olive taggiasche</p>

<p><strong>LA PIZZA PI&Ugrave; CREATIVA</strong><br />
<em>Ariccia</em>, con crema di peperoni, bufala affumicata, porchetta d&rsquo;Ariccia, in uscita crema di cipolla caramellata e peperone del piquillo arrosto</p>

<p>[[ima3]]<strong>LA PIZZA VEGETARIANA</strong><br />
<em>Capricciana</em>, con &frac14; radicchio, porcini e gorgonzola, &frac14; fiordilatte, carciofi grigliati e parmigiano reggiano, &frac14; fiordilatte, zucchine e caciocavallo grattugiato, &frac14; pomodorino giallo, melanzana, ricotta affumicata</p>

<p><strong>LA PIZZA SIGNATURE</strong><br />
<em>Crotone</em>, con fiordilatte, zucchine, pancetta arrotolata e ricotta affumicata</p>

<p><strong>LA PIZZA DOLCE</strong><br />
<em>Pizzamis&ugrave;</em>, con impasto dolce al caff&egrave;, crema di mascarpone, fragole e scaglie di cioccolato</p>

<p><strong>PERCH&Eacute; FERMARSI</strong><br />
perch&eacute; qui &egrave; possibile gustare una pizza espressione di territorio, memoria e identit&agrave;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/piennolo-storie-dipinte-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41185/mondo-pizza/storie-dipinte-dove-la-pizza-e-territorio-e-identita-garantisce-caterina-ceraudo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Il menu globale: viaggio del mondo in 103 piatti di alta cucina contemporanea</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41183/dal-mondo/il-menu-globale-viaggio-del-mondo-in-103-piatti-di-alta-cucina-contemporanea.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Facciamo un esperimento: proviamo a leggere l&rsquo;evento <a href="https://alchemist.dk/alchemist-convergence/" rel="nofollow">Convergence</a>, che si &egrave; tenuto nei giorni scorsi all&rsquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32818/ristoranti/alchemist.html">Alchemist</a> di Copenhagen, come una rappresentazione sostanzialmente fedele delle tendenze, dell&rsquo;identit&agrave;, dell&rsquo;essenza della cucina creativa d&rsquo;autore contemporanea. Non &egrave; un&rsquo;operazione azzardata, ve ne sono anzi tutti i presupposti: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41125/dal-mondo/cosa-sara-convergence-il-grande-incontro-della-comunita-gastronomica-mondiale.html">come abbiamo spiegato</a> in sede di presentazione dell&rsquo;iniziativa, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36280/chef-e-protagonisti/rasmus.html">Rasmus Munk</a> con <em>Convergence</em> ha radunato nella capitale danese, per cinque poderose cene a pi&ugrave; mani, gli chef di 64 tra i pi&ugrave; importanti ristoranti del pianeta, in rappresentanza di 27 Paesi diversi nei cinque continenti (Europa, Asia, Africa, America e Oceania. Nell&rsquo;elenco qui sotto, suddividiamo per comodit&agrave; le Americhe in due &ndash; Centro/Nord e Sud - e introduciamo anche la voce &ldquo;Medio Oriente&rdquo;, per la sua specificit&agrave;). Parliamo di 23 dei <a href="https://www.theworlds50best.com/" rel="nofollow">The World&#39;s 50 Best Restaurants</a>, 58 dei primi 100 nella stessa lista. Insomma: certo con approssimazione (per&ograve; credibile), i 103 piatti diversi complessivamente gustati durante <em>Convergence</em> compongono il menu ideale di un teorico mega-ristorante mondiale nelle cui cucine lavorano le migliori toque del pianeta. Ecco, ci siamo chiesti: che tipo di menu viene servito in una tavola globale del genere? <em>Convergence</em> ce lo pu&ograve; suggerire?</p>

<p>Due premesse doverose, una che avvalora questa nostra narrazione possibile, l&rsquo;altra meno favorevole: gli chef coinvolti hanno goduto di totale libert&agrave; nella selezione del loro piatto (o dei loro piatti) da proporre, non sono stati quindi condizionati dalla necessit&agrave; di confrontarsi con le scelte dei colleghi, di differenziarsi. Ci&ograve; che hanno portato &egrave; ci&ograve; che sentivano di voler portare. D&rsquo;altra parte, la natura di evento esterno ha suggerito loro di evitare preparazioni pi&ugrave; complesse o tecniche di cottura &ndash; ad esempio il fuoco o la brace vera &ndash; incompatibili logisticamente; hanno cos&igrave; optato per piatti &ldquo;iconici&rdquo; ma trasportabili, con molte preparazioni pensate per reggere un servizio complesso (signature, montaggi, elementi stabili, temperature controllabili, performance breve).</p>

<p>Ci&ograve; detto, alcune considerazioni sono possibili (s&igrave;, abbiamo chiesto aiuto all&rsquo;AI per aggregare i dati), circa questo straordinario menu globale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima18]]<strong>DOMINA IL MARE</strong> - &Egrave; il filo rosso pi&ugrave; evidente, l&rsquo;acqua come codice condiviso globale che permette a cucine lontanissime di parlarsi senza attriti culturali: gli chef hanno pescato dal mare i protagonisti di molti loro piatti, circa un terzo del totale. Ci si &egrave; affidati a molluschi e crostacei (ostriche, capesante, scampi, gamberi), poi polpi, calamari, cozze, molto caviale. E pesci: tonno (pi&ugrave; volte e in vari formati: in lattina/sushi basco/Wellington), nasello, aringa, trota (affumicata), baccal&agrave; (in forma di trippa) eccetera. Quindi:&nbsp;<em>Zuppa fredda di plancton</em> (proposta da&nbsp;<em>Aponiente</em>), <em>Tonno</em> (da&nbsp;<em>La Colombe</em>), <em>Ostrica &amp; gamtae</em> (da&nbsp;<em>Koan</em>), <em>Polpo atlantico</em> (da&nbsp;<em>Salsify</em>), <em>Capesanta calda e fredda</em> (da&nbsp;<em>Vyn</em>), <em>Wellington di tonno</em> (da&nbsp;<em>Saint Peter</em>), <em>Mar dei Caraibi</em> e <em>Oceano Pacifico</em> (da&nbsp;<em>Leo</em>). La carne &egrave; stata presente, ma ha &ldquo;pesato&rdquo; davvero meno. Rispetto a un ideale menu all&rsquo;italiana, i carboidrati sono stati piuttosto marginali, il pane pure e non &egrave; mai diventato un grande tema (mentre&nbsp;<strong>Franco Pepe</strong>, ospite d&#39;onore, ha introdotto la pizza nel menu). Persino il mondo vegetale &egrave; risultato sottorappresentato: c&rsquo;&egrave; stata verdura, ma spesso come contorno o dispositivo (radicchio/cicoria/cavolo rapa), mentre sono mancati piatti centrati su legumi, cereali, tuberi in chiave principale (tranne manioca/yacon/macambo, comunque &ldquo;specialty&rdquo;): il vegetale &egrave; raffinato, ma non egemone. Per contro, molti sono stati i riferimenti agli ingredienti tradizionalmente considerati &ldquo;di lusso&rdquo;, ma non tanto come ostentazione, pi&ugrave; come &ldquo;accento&rdquo; in piatti tecnici: come il citato caviale, che &egrave; comparso in pi&ugrave; Paesi/ristoranti (<em>Koan, Coda, Atomix, Tantris, Saint Peter...</em>) o il tartufo nero (<em>Alchemist, Uliassi, Enigma, Mugaritz, Bozar</em>). E ancora, foie gras e wagyu (<em>Rossini di capasanta</em> di <em>Atelier Crenn</em> o <em>Controfiletto di wagyu David Blackmore</em> di <em>Margaret</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SI RAGIONA DI TECNICA</strong> &ndash; Se la performance deve essere breve e il piatto &ldquo;trasportabile&rdquo;, come impone un contesto come quello di <em>Convergence</em>, nondimeno gli chef ne hanno approfittato per mostrare alcune delle loro tecniche. Tante fermentazioni/ossidazioni/marinature (nuruk, madre del sake, acqua di pomodoro fermentata, yacon ossidato, sottaceti); poi affumicature e stagionature (bakskuld, trota, cinghiale; &ldquo;aged&rdquo; in generale), gelificazioni/sferificazioni/texture engineering (Pisco Sour sferificato; membrane di tuorlo; gel&eacute;e; inserti). Interessante la scelta del servizio al tavolo, &ldquo;performativo&rdquo;: brodi versati di fronte al commensale, invito all&rsquo;ospite a completare (<em>Mountain, Schloss Schauenstein</em>). E poi un po&rsquo; di strumenti/tecniche high-tech: stampo 3D, ultrasuoni per infusione, binchotan, Pacojet: ecco <em>Omelette perfetta</em> o <em>Daisy</em> di <em>Alchemist</em>, <em>Ama</em> di <em>Mugaritz</em>, <em>Yoin</em> di <em>La Cime</em>, <em>Waffle</em> di <em>Enigma</em>, <em>Occhio</em> di <em>Saint Peter</em>. Wow.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima10]]<strong>UN AGRUME PER IL MIO PIATTO</strong> &ndash; Gli agrumi (lime, limoni, yuzu, clementine, mandarini...) sono stati l&rsquo;ingrediente pi&ugrave; ricorrentemente dichiarato nella descrizione dei piatti, prima ancora di altri pure frequenti, come tonno, calamaro, ostrica, caviale, tartufo nero, burro/beurre blanc/burro infuso, crostacei, alghe &amp; plancton (alghe tostate, gamtae, plancton, burro alle alghe, eccetera), crucifere e amari &ldquo;verdi&rdquo; (radicchio, cicoria, cavolo rapa). In generale, molti piatti si sono appoggiati su acidit&agrave; e freschezza, con lime (<em>Daisy</em> di <strong>Rasmus Munk</strong><em>, Spazio Mare</em> di <strong>Franco Pepe</strong><em>,</em> i piatti di <strong>Santiago Lastra</strong>&nbsp;eccetera), limone (zest o polvere), mandarino/clementine (Colombia e <em>Clove Club&nbsp;</em>a Londra), yuzu kosho, oppure su sottaceti, verjus, gastrique, fermentazioni. Sono stati presenti latticini e &ldquo;grassi nobili&rdquo;, oltre ai burri anche formaggi (Comt&eacute;, Parmigiano/yuba, ricotta, cacio e pepe), latte (pecora in <em>Ama</em><strong> </strong>by<strong> Andoni Aduriz</strong>; gelati; latticello; panna), nonch&eacute; spezie e una piccantezza diffusa ma non invadente, tenuta a bada, in qualche modo occidentalizzata: peperoncini (Aleppo/Urfa, habanero, mala, salse piccanti) e spezie &ldquo;identitarie&rdquo;: cumino (shiso &ldquo;cumin-like&rdquo;), curry, karashi, piment&oacute;n.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima24]]<strong>IDENTIT&Agrave; E INCROCI CULTURALI</strong> &ndash; <em>Convergence</em> (come anche <em>50Best</em>, probabilmente) ha sottorappresentato alcune scuole di alta cucina, come quella francese, presente col solo <strong>Bruno Verjus</strong>. La Cina ha avuto due alfieri, entrambi per&ograve; da territori &quot;particolari&quot;, gi&agrave; indipendenti, ora comunque autonomi, ossia Macao e Hong Kong; l&rsquo;India - il Paese pi&ugrave; popoloso al mondo, con oltre 1,47 miliardi di persone all&#39;inizio del 2026 - &egrave; stata presente col solo ristorante <em>Masque</em> di Mumbai, in questo per&ograve; rispettando il suo ruolo marginale nelle dinamiche dell&rsquo;alta cucina mondiale. L&rsquo;Europa &egrave; risultata ovviamente molto presente (Danimarca, Italia, Spagna, Gran Bretagna, Francia, Germania, Svizzera, Belgio, Svezia), le Americhe ben rappresentate (Per&ugrave;, Colombia, Messico, Ecuador, Cile, Brasile, Usa). L&rsquo;Estremo Oriente ha risposto &quot;presente&quot; sia direttamente (anche con Giappone e Corea del Sud, oltre ai gi&agrave; citati), sia&nbsp;indirettamente attraverso la propria influenza ormai consolidata nella tavola contemporanea mondiale. Ossia: non &egrave; solo interessante notare &ldquo;da dove viene il ristorante&rdquo;, ma quante volte un piatto contiene altre geografie: ad esempio c&rsquo;&egrave; stato il Sud America in Danimarca (<em>Daisy</em>; mandarini colombiani, Pisco Sour), il Messico di <em>Kol</em> a Londra, o ancora Dubai (<em>Orfali</em>) come crocevia Siria&ndash;Turchia&ndash;Armenia-Penisola arabica, e il Messico con tecniche/ingredienti transnazionali (dashi, fermentazioni, adobo, ecc.). Proprio vero: <em>Convergence</em> ha delineato una mappa di global fine dining, costituita di cucine &ldquo;aperte&rdquo;, anche quando la narrazione &egrave; incentrata sul territorio, sulla memoria, sulle radici (<strong>Orfali</strong>, il <em>Goulash</em> di <em>Jan</em>, <em>Koan</em> e le sue &quot;Good Memories&rdquo;, <em>Mayta</em> e i microclimi amazzonici, poi Bornholm, Cartagena, le Ande, la pesca in apnea, le donne raccoglitrici di piangua, l&rsquo;approvvigionamento locale di <em>Lasai</em>...). Il menu di <em>Convergence</em>&nbsp;ha raccontato un&rsquo;alta cucina globale &ldquo;da comunit&agrave;&rdquo;, unita da un vocabolario tecnico comune, con piatti che parlano la stessa lingua.</p>

<p><br />
<strong>GLI ITALIANI</strong><br />
[[ima13]][[ima14]][[ima15]][[ima16]][[ima17]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>E IL DESSERT? &ndash;</strong> I dessert sono apparsi, come spesso accade, piuttosto marginali in un evento come questo. Hanno risposto alle logiche dell&rsquo;alta cucina creativa internazionale, sono stati dolci che non hanno cercato la golosit&agrave;, ma il pensiero: fermenti, alghe, cereali, miele, birra, cera d&rsquo;api. Emblematici in questo sono stati&nbsp;<em>Good Memories</em> di <em>Koan</em>, <em>Miele, latticello, orzo, cera d&rsquo;api</em> di <em>SingleThread</em>, <em>Christina Schultze</em> di <em>Tantris</em>, <em>Mini magnum di loyo</em> di <em>Borag&oacute;</em>. Il dolce non chiude: &egrave; coerente con un evento che privilegia intelletto e narrazione.</p>

<p>E ora, la carrellata dei 103 piatti del menu globale!</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>EUROPA</u></strong></h2>

<p>[[ima2]]<strong>BELGIO</strong><br />
<strong><em>Bisque di gamberi </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38442/ristoranti/willem-hiele.html">Willem Hiele</a> (Ostenda)</strong><br />
&bull; <strong>Willem Hiele</strong> &egrave; cresciuto in una famiglia di pescatori belgi, e questa bisque di gamberi &egrave; un omaggio a sua nonna, gliela preparava da bambino. <strong>Willem</strong> utilizza ancora oggi la ricetta che lei gli ha insegnato, usando solo gamberi appena pescati e completando il piatto con panna al caff&egrave; montata. La bisque &egrave; servita in tazza con una fetta di soda bread fatto in casa con gamberi, burro alle alghe e eglefino affumicato.</p>

<p><strong><em>Rossini: manzo galiziano, foie gras e tartufo </em>&ndash; <a href="https://bozarrestaurant.be/en" rel="nofollow">Bozar</a> (Bruxelles)</strong><br />
&bull; Dice lo chef <strong>Karen Torosyan</strong>: &laquo;Sono sempre stato affascinato dalla cottura a vapore, un metodo antico e quasi misterioso&hellip; La torta di pasta sfoglia &egrave; il simbolo di questo tipo di cottura ed &egrave; diventata per me un&rsquo;ossessione. Da qui l&rsquo;idea di reinventare il <em>Wellington</em> in una forma pi&ugrave; intima e poi, nella stessa direzione, un <em>Rossini invernale con tartufo e foie gras</em>. Il mio lavoro consiste nel trovare un equilibrio preciso tra una pasta sfoglia cotta alla perfezione, una carne al sangue e un tocco vegetale. Pur avendo un dna contemporaneo, al Bozar Restaurant rendiamo costantemente omaggio alle nostre radici classiche&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DANIMARCA<br />
<em>Daisy</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32818/ristoranti/alchemist.html">Alchemist</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; La semplice margherita &egrave; il fiore nazionale non ufficiale della Danimarca. Ma all&rsquo;interno di questo fiore d&rsquo;argento dall&rsquo;aspetto molto nordico <strong>Munk</strong> ha inserito sapori esotici ispirati ai recenti viaggi in Sud America. Il cocktail &egrave; un <em>Pisco Sour</em> sferificato, completato da una schiuma di mandarini colombiani e lime. Il fiore d&rsquo;argento &egrave; realizzato dall&rsquo;orafo danese <strong>Nikolaj Appel</strong>.</p>

<p><strong><em>Omelette perfetta </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32818/ristoranti/alchemist.html">Alchemist</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; Il tentativo di <strong>Rasmus Munk</strong> di creare l&rsquo;omelette perfetta. Una fragile membrana di tuorlo d&rsquo;uovo, modellata in uno stampo 3D, &egrave; riempita con tuorlo e crema di formaggio Comt&eacute;, sormontata da una fettina di papada Joselito spessa 0,5 mm &mdash; lo spessore ideale per sciogliersi in bocca. Completata da un motivo di tartufo nero e spennellata con burro infuso al pepe nero tramite ultrasuoni.</p>

<p><strong><em>Asperula</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32818/ristoranti/alchemist.html">Alchemist</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; L&rsquo;essenza conservata dell&rsquo;estate danese: mousse cremosa ghiacciata di asperula, fava tonka e cioccolato bianco. Coulis di fragoline verdi e aghi di pino conservati, olio di germogli di pino e granita di acetosa dell&rsquo;orto.</p>

<p><strong><em>Torta invernale di aringa</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37021/ristoranti/kadeau.html">Kadeau</a> (Bornholm)</strong><br />
&bull; Un piatto signature ispirato alle tradizioni dell&rsquo;aringa sull&rsquo;isola di Bornholm.</p>

<p><strong><em>Calamaro danese stagionato con frutta secca e semi conservati </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37021/ristoranti/kadeau.html">Kadeau</a> (Bornholm)</strong><br />
&bull; Un piatto tipico di <em>Kadeau</em>, che gioca su texture e profumi.</p>

<p><strong><em>Ostrica &amp; gamtae</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37918/ristoranti/koan.html">Koan</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; L&rsquo;ostrica viene cotta dolcemente in una salsa a base di champagne e <em>bakskuld</em> (pesce piatto danese salato e affumicato), e condita con un&rsquo;alga coreana chiamata gamtae. Molto versatile, il gamtae presenta note di tartufo particolarmente evidenti nelle salse.</p>

<p><strong><em>Good Memories</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37918/ristoranti/koan.html">Koan</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; Il dessert signature di <strong>Kristian Baumann</strong> dal 2017, a base di gelato di alghe tostate, con olio di nocciola e caviale Oscietra selezione <em>Koan</em> di <em>GastroUnika</em>.</p>

<p><strong><em>Hake</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/15345/ristoranti/geranium.html">Geranium</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; Il piatto &egrave; una ricetta iconica e storica del <em>Geranium</em>. <strong>Rasmus Kofoed</strong> serve il nasello (hake) con caviale belga, salsa di buttermilk chiarificato (a base di latticello e brodo di cozze o burro), steli di prezzemolo, scaglie croccanti del pesce stesso come elemento di texture.</p>

<p><strong><em>Scampo, beurre blanc</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35905/ristoranti/jordnaer.html">Jordn&aelig;r</a> (Copenhagen)</strong><br />
&bull; Scampo norvegese grigliato su binchotan, servito con beurre blanc ai fiori di ciliegio e un tocco di yuzu kosho.&nbsp;[[ima9]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>FRANCIA<br />
<em>Astice blu n&eacute; crudo n&eacute; cotto </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29609/ristoranti/table-bruno-verjus.html">Table by Bruno Verjus</a> (Parigi)</strong><br />
&bull; N&eacute; crudo n&eacute; cotto: astice da nassa, sedano cotto sotto sale, r&eacute;moulade di ortiche e capperi, giardino alofilo. Un signature di <strong>Bruno Verjus</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>GERMANIA<br />
<em>Dumpling di luccio</em> &ndash; <a href="https://jan-hartwig.com/" rel="nofollow">Jan</a> (Monaco di Baviera)</strong><br />
&bull; Il dumpling di luccio &egrave; preparato con carne di luccio e capasanta, per un sapore marino ricco e profondo. &Egrave; sormontato da una tartare di lucioperca marinata con mandorle Marcona tostate e tritate, olio di mandorle e olio di ribes; sopra, caviale N25. Tre salse completano il piatto: il dumpling &egrave; farcito con una zuppa di patate; ci sono anche una beurre blanc al porro kujyo e una vinaigrette allo stesso porro.</p>

<p><strong><em>Goulash</em> &ndash; <a href="https://jan-hartwig.com/" rel="nofollow">Jan</a> (Monaco di Baviera)</strong><br />
&bull; Questa versione del celebre gulasch &egrave; ispirata a un maiale in agrodolce assaggiato dallo chef <strong>Jan</strong> a Hong Kong. Il timo viene ricoperto di amido, fritto nel wok e poi glassato; il gulasch &egrave; cotto in modo tradizionale e filtrato. La carne viene quindi lavorata al Pacojet, con aggiunta di burro e spezie, seguite da olio di cumino e maionese allo yogurt, prima di essere completata con una gel&eacute;e di crauti e panna acida e aglio fermentato.</p>

<p><strong><em>Wellington di tonno, ravanello, caviale oscietra, salsa Beaujolais</em> &ndash; <a href="https://tantris.de/en/" rel="nofollow">Tantris</a> (Monaco di Baviera)</strong><br />
&bull; Filetto di tonno rosso dell&rsquo;Atlantico avvolto in alga nori e leggermente stagionato, poi stratificato con una classica duxelles di funghi e racchiuso negli spinaci. A differenza del <em>Wellington</em> tradizionale, viene impanato nel panko e fritto rapidamente ad altissima temperatura per ottenere una crosta croccante mantenendo il pesce crudo al cuore. Servito con un condimento di shiitake e ostriche, ravanelli colorati e una salsa al vino rosso in stile Beaujolais a base di fumetto di pesce.</p>

<p><strong><em>Christina Schultze</em> &ndash; <a href="https://tantris.de/en/" rel="nofollow">Tantris</a> (Monaco di Baviera)</strong><br />
&bull; Un dessert confortante costruito attorno a una birra scura di Monaco, dalle note maltate e tostate e da un&rsquo;amarezza gentile, abbinata al cacao espresso attraverso la sua buccia &mdash; ingrediente dagli aromi cioccolatosi e cerealicoli.</p>

<p><strong><em>Lattuga candita </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/34095/ristoranti/coda.html">Coda</a> (Berlino)</strong><br />
&bull; Lattuga cappuccina candita e croccante, abbinata a una vellutata crema di formaggio fresco e a cetriolo sottaceto disidratato.</p>

<p><strong><em>Ghiacciolo al caviale</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/34095/ristoranti/coda.html">Coda</a> (Berlino)</strong><br />
&bull; Il ghiacciolo al caviale &egrave; uno di quei piatti che restano nel cuore, grazie a una complessit&agrave; seduttiva senza pari. Al centro c&rsquo;&egrave; una ganache di pecan, avvolta in un gelato di topinambur e vaniglia Bourbon del Madagascar. Il tutto &egrave; ricoperto da 12 grammi di caviale Oscietra Sturia (Aquitania, Francia) e rifinito con cioccolato al pecan.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima26]]<strong>GRAN BRETAGNA<br />
<em>Cocco</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32311/locali/kol.html">Kol</a> (Londra)</strong><br />
&bull; Un piatto ispirato all&rsquo;esperienza di mangiare una noce di cocco con peperoncino in polvere e succo di lime su una spiaggia messicana. Il calamaro viene cotto a bassa temperatura in piccole quantit&agrave; per ottenere una consistenza simile al cocco, quindi condito con asperula e fiore di ginestra per esaltare le note tropicali del cocco.</p>

<p><strong><em>Taco di scampo</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32311/locali/kol.html">Kol</a> (Londra)</strong><br />
&bull; Un piatto simbolo di <em>Kol</em> e il primo sviluppato da <strong>Santiago Lastra</strong> per il ristorante di Londra. Ispirato al taco di aragosta e fagioli della Baja California, preparato con aragoste tagliate a met&agrave; e fritte in una grande pentola di grasso di maiale, poi guarnite con fagioli, salsa piccante e lime.</p>

<p><strong><em>Cervo acquatico cinese selvatico</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11920/ristoranti/the-clove-club.html">The Clove Club</a> (Londra)</strong><br />
&bull; Un piatto a base di cervo acquatico cinese, animale originario di Cina e Corea del Sud, di cui oggi il 30&ndash;40% della popolazione mondiale vive nel Regno Unito. Soprannominato &ldquo;cervo vampiro&rdquo; per i grandi canini e l&rsquo;assenza di corna, viene abbattuto in piccoli numeri per il controllo della popolazione. La sua carne &egrave; molto saporita e ricca di grasso, pur avendo dimensioni paragonabili a quelle di un agnello molto piccolo.</p>

<p><strong><em>Granita di clementine bruciate</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11920/ristoranti/the-clove-club.html">The Clove Club</a> (Londra)</strong><br />
&bull; La granita di clementine bruciate con mousse al latticello &egrave; un signature del <em>Clove Club</em>. Le clementine vengono arrostite fino a quando la buccia diventa nera e la polpa sprigiona gli aromi agrumati; la polpa viene scavata per ottenere una granita rinfrescante, servita con una mousse al latticello all&rsquo;interno della buccia del frutto.</p>

<p><strong><em>Sobrasada</em> &ndash; <a href="https://mountainbeakstreet.com/" rel="nofollow">Mountain</a> (Londra)</strong><br />
&bull; La sobrasada &egrave; un salume crudo e stagionato ottenuto da carni di maiale selezionate, tritate e condite con sale, piment&oacute;n e altre spezie.</p>

<p><strong><em>Animelle di vitello alla griglia</em> &ndash; <a href="https://mountainbeakstreet.com/" rel="nofollow">Mountain</a> (Londra)</strong><br />
&bull; Il timo di vitello viene grigliato lentamente, glassato con una salsa di manzo ridotta e accompagnato da cipolle grigliate. Insalata &ldquo;per l&rsquo;ospite&rdquo;: si prende la ciotola e si versa il contenuto sul timo. La salsa &egrave; a base di aceto di sherry, noce e limone.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ITALIA</strong><br />
<strong><em>Pajata</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38369/ristoranti/atelier-moessmer-norbert-niederkofler.html">Atelier Moessmer</a> (Brunico)</strong><br />
&bull; La pajata &egrave; un piatto tradizionale romano a base di intestino tenue di vitello da latte. In questa versione, come omaggio ai paesaggi montani locali, lo chef <strong>Norbert Niederkofler</strong> utilizza lo stomaco di vitello, cinorrodi cotti e ricotta.</p>

<p><strong><em>Affogato</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38369/ristoranti/atelier-moessmer-norbert-niederkofler.html">Atelier Moessmer</a> (Brunico)</strong><br />
&bull; Il semplice e geniale affogato &egrave; tradizionalmente a base di gelato alla vaniglia affogato nel caff&egrave;. <strong>Niederkofler</strong> utilizza invece il lupino di Anterivo, un legume italiano raro e della tradizione locale, storicamente usato come sostituto del caff&egrave; privo di caffeina, insieme a latte e albume d&rsquo;uovo.</p>

<p><strong><em>Spazio Mare</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35246/locali/pepe-in-grani.html">Pepe in Grani</a> (Caiazzo)</strong><br />
&bull; Trancio di pizza fritta con stracciata di bufala campana Dop, gamberi crudi, polvere di limone, lime e misticanza.</p>

<p><strong><em>Ciro</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35246/locali/pepe-in-grani.html">Pepe in Grani</a> (Caiazzo)</strong><br />
&bull; Dedicato a <strong>Ciro Paone</strong>, amico di <strong>Franco Pepe</strong> e fondatore della maison di moda <em>Kiton</em>, simbolo dell&rsquo;eccellenza del Made in Italy.</p>

<p><strong><em>Pasta con trippa di baccal&agrave;, cacio e pepe </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12977/ristoranti/uliassi.html">Uliassi</a> (Senigallia)</strong><br />
&bull; Ispirandosi al grande classico italiano cacio e pepe, il piatto aggiunge la trippa di baccal&agrave;, che conferisce una texture ricca di collagene e richiama al tempo stesso la tradizione delle Marche, dove prodotti di terra e di mare hanno sempre convissuto sulle tavole. La confettura di cipolle rompe l&rsquo;intensit&agrave; gustativa, portando equilibrio al palato.</p>

<p><strong><em>Pane, burro, acciughe, tartufo nero </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12977/ristoranti/uliassi.html">Uliassi</a> (Senigallia)</strong><br />
&bull; Semplice come sembra: pane, burro, acciughe e tartufo nero.</p>

<p><strong><em>Risotto allo zafferano con polvere di liquirizia</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11137/ristoranti/le-calandre.html">Le Calandre</a> (Rubano)</strong><br />
&bull; Un piatto signature dedicato alla moglie dello chef, basato sull&rsquo;idea di liquirizia e zafferano come due estremi opposti del mondo vegetale: la radice e il fiore &mdash; uno basso, profondo e nascosto; l&rsquo;altro alto, seducente e luminoso. Diversi ma speculari: uno entra amaro e indugia dolce, l&rsquo;altro arriva dolce e si chiude amaro.</p>

<p><strong><em>Wild boar in ancient sauces part 1: In Agresto</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36013/ristoranti/al-gatto-verde-a-casa-maria-luigia.html">Al Gatto Verde</a> (Modena)</strong><br />
&bull; Questa serie in due parti &egrave; ispirata alle salse antiche presenti sulle tavole rinascimentali italiane. In questo primo piatto, il lombo di cinghiale locale, stagionato e affumicato, &egrave; avvolto nella sua pancia e servito con una gastrique al verjus. Accanto, uno stinco di cinghiale affumicato lentamente e stufato in fricassea; nel terzo piatto, un ricco pane all&rsquo;uovo aromatizzato ai semi di finocchio e pepe nero.</p>

<p><strong><em>Wild boar in ancient sauces part 2: In Civiero </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36013/ristoranti/al-gatto-verde-a-casa-maria-luigia.html">Al Gatto Verde</a> (Modena)</strong><br />
&bull; La seconda parte presenta il <em>civiero</em>, una salsa per selvaggina a base di frutta secca, vino e frutta a guscio. Qui la salsa farcisce tortellini di prugna, vino rosso e cioccolato fondente; il consomm&eacute; affumicato di cinghiale viene versato al tavolo e l&rsquo;ospite &egrave; invitato a utilizzare il cucchiaio decorato, mescolando le erbe aromatiche nel brodo prima di degustare.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima11]]<strong>SPAGNA<br />
<em>Zuppa fredda di plancton</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12747/locali/aponiente.html">Aponiente</a> (El Puerto de Santa Maria)</strong><br />
&bull; Un cucchiaio di plancton fresco, raccolto dal giardino marino di <em>Aponiente</em>, servito con una zuppa fredda a base di alghe e piante saline.</p>

<p><strong><em>Nemesis</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12405/locali/mugaritz.html">Mugaritz</a> (Errenteria)</strong><br />
&bull; Una struttura a forma di femore realizzata in mannitolo, servita con una crema di torta al cacao senza farina e grasso di prosciutto iberico. In questa versione &egrave; accompagnata da tartufo nero invernale. <em>Nemesis</em> si concentra sull&rsquo;esperienza sensoriale e sulla reinterpretazione di ingredienti familiari attraverso tecniche inaspettate, invitando il commensale a un&rsquo;interazione giocosa ed esplorativa.</p>

<p><strong><em>Ama</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12405/locali/mugaritz.html">Mugaritz</a> (Errenteria)</strong><br />
&bull; <em>Ama</em> &egrave; un omaggio alle donne e all&rsquo;origine della vita &mdash; il primo nutrimento che tutti riceviamo venendo al mondo. Invita gli ospiti a bere dall&rsquo;interno di un seno posato sul tavolo, guidandoli, letteralmente, all&rsquo;origine di tutto. Il piatto &egrave; composto da latte di pecora infuso con aroma di fieno, incapsulato in uno stampo a forma di seno.</p>

<p><strong><em>Waffle</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32837/locali/enigma.html">Enigma</a> (Barcellona)</strong><br />
&bull; Cialda d&rsquo;aria al Parmigiano, yuba di Parmigiano e zest di limone. Preparata al sifone per creare una struttura cava e leggera. La yuba &mdash; la &ldquo;pelle&rdquo; del latte di Parmigiano &mdash; viene incorporata per restituire l&rsquo;umidit&agrave; persa in cottura. Peso: 3 grammi.</p>

<p><strong><em>Cavolo rapa </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32837/locali/enigma.html">Enigma</a> (Barcellona)</strong><br />
&bull; Versione dell&rsquo;<em>hare royale</em>. Un ravanello daikon viene cotto in un consomm&eacute; di lepre, poi gelificato e inserito all&rsquo;interno del ravanello stesso. Completato avvolgendolo in lamelle di tartufo nero.</p>

<p><strong><em>Sushi basco</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36657/locali/txispa.html">Txispa</a> (Atxondo)</strong><br />
&bull; Sembra sushi, ma &egrave; un pintxo che unisce ingredienti locali e tecniche della cucina basca. Tonno (o bonito) scottato sulla paglia e affettato sottilmente, abbinato a peperoni arrostiti con la pelle e marinati in acqua di pomodoro fermentata. La combinazione di sapori si ispira al <em>marmitako</em>, tradizionale stufato basco.</p>

<p><strong><em>Txuleta</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36657/locali/txispa.html">Txispa</a> (Atxondo)</strong><br />
&bull; La txuleta &egrave; una bistecca molto popolare nei Paesi Baschi e <em>Txispa</em> utilizza carne frollata proveniente da l&igrave;. Di solito viene grigliata sulle braci vive; a seconda del taglio specifico, la frollatura media &egrave; di circa 160 giorni. I bovini sono femmine, generalmente di 9&ndash;12 anni. La bistecca &egrave; servita in modo essenziale, solo con sale, senza salse n&eacute; spezie.</p>

<p><strong><em>&ldquo;Piparras&rdquo; e bonbon di acciuga affumicata</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36452/locali/cocina-hermanos-torres.html">Cocina Hermanos Torres</a> (Barcellona)</strong><br />
&bull; L&rsquo;interpretazione di <strong>Sergio</strong> e <strong>Javier Torres</strong> della classica tapas <em>Gilda</em>, tradizionalmente composta da oliva verde, acciuga sotto sale e peperoncino verde sottaceto.</p>

<p><strong><em>Calamaro marinato, consomm&eacute; di pollame e caviale</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36452/locali/cocina-hermanos-torres.html">Cocina Hermanos Torres</a> (Barcellona)</strong><br />
&bull; Il calamaro marinato con la madre del sake &egrave; un signature: ridotto in tartare e quenelle, sormontato da caviale e &ldquo;specchiato&rdquo; nel limpido consomm&eacute; di pollame.</p>

<p><strong><em>Gambero rosso di D&eacute;nia</em> &ndash; <a href="https://quiquedacosta.es/en/home/" rel="nofollow">Quique Dacosta</a> (D&eacute;nia)</strong><br />
&bull; Signature di <strong>Dacosta</strong>: pochissima manipolazione, temperature e salinit&agrave; millimetriche, e un servizio pensato per far &ldquo;assaggiare&rdquo; il Mediterraneo. Bollitura per pochi secondi in acqua di mare, poi riposo/infusione in acqua molto fredda con ghiaccio per fermare la cottura e assestare la texture; servizio a temperatura mirata (circa 12 &deg;C), per esaltare profumo e dolcezza senza &ldquo;spegnere&rdquo; i grassi buoni della testa.</p>

<p><strong><em>Pane, prosciutto e pomodoro</em> &ndash; <a href="https://quiquedacosta.es/en/home/" rel="nofollow">Quique Dacosta</a> (D&eacute;nia)</strong><br />
&bull; &Egrave; la riscrittura &ldquo;alta&rdquo; del pan con tomate con jam&oacute;n: un gesto mediterraneo banalissimo (pane + pomodoro + salume) trasformato in trompe-l&rsquo;&oelig;il, tecnica e memoria. &ldquo;Aperitivo-manifesto&rdquo;: tostada/jam&oacute;n con tomate reinventata fino allo spiazzamento, con un &ldquo;pane che gioca a essere jam&oacute;n&rdquo; e un &ldquo;pomodoro che si traveste&rdquo; (spugna/gel/acqua/estratto).&nbsp;[[ima19]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SVEZIA<br />
<em>Capesanta calda e fredda</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36532/ristoranti/vyn.html">Vyn</a> (Skillinge)</strong><br />
&bull; Nel creare questo piatto, lo chef <strong>Daniel Berlin</strong> e il team discutevano di capesante e temperatura senza riuscire a decidere tra crudo o cotto, freddo e caldo, finch&eacute; <strong>Daniel</strong> disse: &laquo;Perch&eacute; non provare tutto insieme?&raquo;. &Egrave; diventato quasi subito un classico: met&agrave; crude e met&agrave; cotte, le capesante norvegesi sono servite fredde e calde.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SVIZZERA<br />
<em>Lucioperca, cipolla e alchechengi </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32154/ristoranti/schloss-schauenstein.html">Schloss Schauenstein</a> (F&uuml;rstenau)</strong><br />
&bull; In questo piatto il sapore del lucioperca viene intensificato attraverso marinatura e fiammeggiatura. &Egrave; accompagnato da cavolo rapa crudo, tomatillos conservati, cipolle sottaceto e cotte sotto sale, coriandolo, capperi di fiori di sambuco, fiori di aneto, olio al peperoncino e una salsa limpida di cipolla bianca. A lato, una tartare di lucioperca sormontata da spuma di jalape&ntilde;o e polvere di erbe.</p>

<p><strong><em>Radicchio</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32154/ristoranti/schloss-schauenstein.html">Schloss Schauenstein</a> (F&uuml;rstenau)</strong><br />
&bull; Un piatto signature che valorizza il radicchio, riunendo dolcezza, elegante amarezza, note nocciolate, fine acidit&agrave; e contrasti di temperatura in un solo boccone. Sotto la foglia di radicchio si trova cicoria rossa brasata lentamente, completata da topinambur e pera. Il sorbetto al radicchio aggiunge una nota cremosa e agrodolce, rifinita con salsa di radicchio e olio al peperoncino.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>MEDIO ORIENTE</u></strong></h2>

<p>[[ima3]]<strong>EMIRATI ARABI UNITI<br />
<em>Aleppo Street Bun</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36457/ristoranti/orfali-bros.html">Orfali Bros</a> (Dubai)</strong><br />
&bull; Ispirato ai ricordi di un panino armeno popolare nelle strade di Aleppo, questo piatto si basa sul sujuk prodotto per il programma di salumeria dei fratelli <strong>Orfali</strong>. Viene servito in un soffice bun con coppa locale, aioli e cetriolini al peperoncino, unendo il lavoro dello chef alle sue radici e ai ricordi nostalgici della citt&agrave; natale.</p>

<p><strong><em>Orfali Roots </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36457/ristoranti/orfali-bros.html">Orfali Bros</a> (Dubai)</strong><br />
&bull; <em>Roots</em> &egrave; un piatto iconico di <em>Orfali Bros</em> che celebra e unisce i diversi strati dell&rsquo;eredit&agrave; dello chef tra Siria, Turchia e Armenia. Il soffritto di cipolla e pomodoro &egrave; mescolato con bulgur e arricchito con peperoncino di Aleppo e Urfa &mdash; rispettivamente un omaggio alla citt&agrave; natale e alla citt&agrave; d&rsquo;origine del nome <strong>Orfali</strong> &mdash; completato da melassa di melograno e servito su una foglia di shiso, che aggiunge un delicato aroma simile al cumino.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TURCHIA<br />
<em>Hamachi marinato</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/14965/ristoranti/neolokal.html">Neolokal</a> (Istanbul)</strong><br />
&bull; Il <em>dolma</em> &egrave; un pilastro della cucina anatolica: quasi tutto pu&ograve; essere farcito o avvolto. In questa interpretazione del classico <em>biber dolma</em> stufato in olio d&rsquo;oliva, il ripieno di riso, ricco di erbe fresche e spezie, viene cotto delicatamente e poi trasformato in una purea vellutata. Il piatto &egrave; completato da tartare di hamachi leggermente marinata, cubetti di bottarga e foglia di vite, che aggiungono acidit&agrave; per bilanciare la ricchezza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>ASIA</u></strong></h2>

<p>[[ima4]]<strong>CINA<br />
<em>Cocco croccante ai frutti di mare</em> &ndash; <a href="https://www.wynnresortsmacau.com/en/wynn-palace/dining/chef-tams-seasons" rel="nofollow">Chef Tam&rsquo;s Seasons</a> (Macao)</strong><br />
&bull; Ispirato ai curry di pesce del Sud-est asiatico e alla tecnica cantonese dell&rsquo;involtino primavera, &egrave; un rotolo croccante di cocco ripieno di gamberi, aragosta, capasanta e granchio reale, servito con una salsa stagionale al kumquat.</p>

<p><strong><em>Guancia di manzo brasata</em> &ndash; <a href="https://www.wynnresortsmacau.com/en/wynn-palace/dining/chef-tams-seasons" rel="nofollow">Chef Tam&rsquo;s Seasons</a> (Macao)</strong><br />
&bull; Un piatto decisamente moderno e interculturale che abbina il vino Porto, ricco di zuccheri e facile da trovare a Macao per via della storia coloniale portoghese, ai sapori della cucina cantonese.</p>

<p><strong><em>Golden Egg</em> &ndash; <a href="https://wingrestaurant.hk/" rel="nofollow">Wing</a> (Hong Kong)</strong><br />
&bull; Un piatto signature di <em>Wing</em>: l&rsquo;uovo di cristallo dorato fatto in casa &egrave; un uovo centenario dal colore dorato e trasparente, con tuorlo colante, realizzato con uova d&rsquo;anatra per un sapore pi&ugrave; intenso. Servito con una salsa mala al peperoncino preparata in casa.</p>

<p><strong><em>Involtino primavera di cetriolo di mare con salsa al cipollotto</em> &ndash; <a href="https://wingrestaurant.hk/" rel="nofollow">Wing</a> (Hong Kong)</strong><br />
&bull; Questa interpretazione dell&rsquo;involtino primavera si discosta dalla tradizione: non contiene ingredienti tritati, ma un unico pezzo di cetriolo di mare avvolto e fritto fino a diventare leggero e gonfio. La consistenza che si scioglie in bocca ricorda quella del maiale grasso ed &egrave; servito con cipollotto bruciato e salsa al cipollotto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>COREA DEL SUD<br />
<em>Kimchi di mare e manzo</em> &ndash; <a href="https://www.instagram.com/onjium_restaurant/" rel="nofollow">Onjium</a> (Seoul)</strong><br />
&bull; Il <em>bo-kimchi</em>, piatto tradizionale della citt&agrave; di Gaeseong, &egrave; un tipo speciale di kimchi preparato con un mix di frutti di mare e frutta. Questa versione fredda richiama quel kimchi iconico ed &egrave; preparata utilizzando abalone, polpo e manzo affettato, permettendo di assaporare il ricco umami di mare e kimchi.</p>

<p><strong><em>Baek hwa ban</em> &ndash; <a href="https://www.instagram.com/onjium_restaurant/" rel="nofollow">Onjium</a> (Seoul)</strong><br />
&bull; Nei documenti antichi, il bibimbap era chiamato anche <em>hwaban</em>, che significa &ldquo;ciotola di riso fiorita&rdquo;, poich&eacute; le verdure condite venivano disposte come fiori in fiore. Da <em>Onjium</em> viene proposto il <em>Baek hwa ban</em> con verdure stagionali bianche, al loro massimo in questo periodo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima12]]<strong>GIAPPONE<br />
<em>Yoin</em> &ndash; <a href="https://www.la-cime.com/" rel="nofollow">La Cime</a> (Osaka)</strong><br />
&bull; Questo piatto non parla di memoria, ma di risonanza. &Egrave; pensato per esistere nel tempo, per giorni e settimane dopo la fine dell&rsquo;esperienza gastronomica. Inizia con una fragranza spray dal profumo di muschio, inalata dall&rsquo;ospite. Segue un&rsquo;applicazione sulle labbra a base di mandarino <em>keraji</em>, poi una fragile sfera di zucchero che racchiude alghe. Infine, all&rsquo;ospite viene donata una fragranza da portare a casa.</p>

<p><strong><em>Tonno e verdure di montagna</em> &ndash; <a href="https://www.aoyama-florilege.jp/en/" rel="nofollow">Floril&egrave;ge</a> (Tokyo)</strong><br />
&bull; Una proposta che celebra i migliori ingredienti stagionali giapponesi sotto forma di tonno e verdure di montagna: un invito a gustare l&rsquo;armonia della materia prima nipponica.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>INDIA<br />
<em>Podi dosa al formaggio</em> &ndash; <a href="https://www.masquerestaurant.com/" rel="nofollow">Masque</a> (Mumbai)</strong><br />
&bull; Il <em>podi dosa</em> &egrave; un piatto molto popolare dell&rsquo;India meridionale: una cr&ecirc;pe croccante di riso e lenticchie (<em>dosa</em>) generosamente cosparsa di <em>podi masala</em>, una miscela speziata e aromatica a base di lenticchie, peperoncini secchi e altre spezie, spesso arricchita con <em>ghee</em>, che d&agrave; vita a un piatto saporito, croccante e intensamente aromatico.</p>

<p><strong><em>Chela di granchio tandoori </em>&ndash; <a href="https://www.masquerestaurant.com/" rel="nofollow">Masque</a> (Mumbai)</strong><br />
&bull; Preparato con granchi a guscio molle, che possono essere mangiati quasi interamente, e rifinito con spezie indiane classiche, coriandolo e lime.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SINGAPORE<br />
<em>Torta salata di granchio al chili</em> &ndash; <a href="https://www.restaurantlabyrinth.com/" rel="nofollow">Labyrinth</a> (Singapore)</strong><br />
&bull; La confezione del pie &egrave; ispirata all&rsquo;involucro della apple pie di McDonald&rsquo;s, mentre la salsa chili crab &egrave; adattata dalla ricetta del fondatore del piatto. &Egrave; una salsa pi&ugrave; pulita e leggera rispetto a quella comunemente diffusa a Singapore, che incorpora porri sottaceto e salsa di prugne &mdash; elemento oggi raro nel chili crab moderno, ma capace di esaltare la naturale dolcezza del granchio.</p>

<p><strong><em>Brodo di maiale speziato alle erbe</em> &ndash; <a href="https://www.restaurantlabyrinth.com/" rel="nofollow">Labyrinth</a> (Singapore)</strong><br />
&bull; Ispirata al <em>bak kut teh</em> di Singapore, questa versione raffinata ne esalta la profondit&agrave; pepata e agliata. Una zuppa tradizionale cinese a pi&ugrave; strati, con brodo a base di dashi infuso con funghi, jam&oacute;n iberico, aglio, pepe e scorza di mandarino stagionata, rifinita con senape inglese, viene servita bollente con un dumpling di testa di maiale brasata, tartufo nero invernale e olio al pepe rosso di Kampot.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>THAILANDIA<br />
<em>Le Blanc</em> &ndash; <a href="https://www.dejkewkacha.com/" rel="nofollow">Dej Kewkacha</a> (Bangkok)</strong><br />
&bull; Una celebrazione del riso jasmine thailandese, pilastro della cucina del Paese.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>SUD AMERICA</u></strong></h2>

<p>[[ima5]]<strong>BRASILE<br />
<em>Manioca</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40730/ristoranti/oteque.html">Oteque</a> (Rio de Janeiro)</strong><br />
&bull; La manioca, nota anche come cassava o yuca, &egrave; una radice tuberosa ricca di amido proveniente da un arbusto legnoso originario del Sud America. &Egrave; l&rsquo;amido tradizionale pi&ugrave; usato in Brasile. Qui la manioca, ingrediente centrale, &egrave; proposta in due forme: come crema e come farofa.</p>

<p><strong><em>Coquinho</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40730/ristoranti/oteque.html">Oteque</a> (Rio de Janeiro)</strong><br />
&bull; In Brasile, l&rsquo;acqua di cocco &egrave; una bevanda popolare, consumata come una sorta di Gatorade naturale. Il piatto esplora diverse sfumature del cocco, rievocando al tempo stesso ricordi d&rsquo;infanzia legati al <em>coquinho</em>, uno snack di cocco caramellato e cibo di strada particolarmente amato dai bambini brasiliani.</p>

<p><strong><em>3 Snack </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35864/ristoranti/lasai.html">Lasai</a> (Rio de Janeiro)</strong><br />
&bull; Il piatto &egrave; un viaggio al <em>Lasai</em>, dove lo chef <strong>Rafael Costa e Silva</strong> approvvigiona tutti i prodotti localmente, all&rsquo;interno dello Stato di Rio de Janeiro e dai suoi due orti. Si tratta di un trio di snack: il primo a base di patata dolce, anacardi e arancia croccante; il secondo dedicato a banana e formaggio; il terzo a cuori di palma freschi, piselli e finger lime.</p>

<p><strong><em>Meringa di pollo</em> &ndash; <a href="https://www.evvai.com.br/" rel="nofollow">Evvai</a> (San Paolo del Brasile)</strong><br />
&bull; Questa &ldquo;meringata&rdquo; salata presenta una meringa realizzata con albume e brodo di pollo, arricchita da spezie come semi di coriandolo e pepe nero. Il p&acirc;t&eacute; di fegatini di pollo, bilanciato dall&rsquo;acidit&agrave; controllata del cupua&ccedil;u, offre un profilo gustativo preciso con una chiusura raffinata e tecnicamente sofisticata.</p>

<p><strong><em>Tortellini d&rsquo;anatra arrosto</em> &ndash; <a href="https://www.evvai.com.br/" rel="nofollow">Evvai</a> (San Paolo del Brasile)</strong><br />
&bull; In questa versione, l&rsquo;anatra al tucupi &mdash; ispirazione ricorrente da <em>Evvai</em> &mdash; incontra l&rsquo;Italia: tortellini ripieni di anatra arrosto su legno di frutta brasiliana, serviti con anguilla glassata al tucupi. Il brodo, ottenuto da ossa d&rsquo;anatra e tucupi, crea un brodo brasiliano dall&rsquo;acidit&agrave; brillante e dall&rsquo;aroma intenso.</p>

<p><strong><em>Mini pannocchia</em> &ndash; <a href="https://nelitarestaurante.com.br/" rel="nofollow">Nelita</a> (San Paolo del Brasile)</strong><br />
&bull; Nell&rsquo;ambito del racconto della cucina italiana reinterpretata con ingredienti brasiliani e tecniche moderne, <strong>T&aacute;ssia Magalh&atilde;es</strong> propone un piatto di baby corn con aceto balsamico, emulsione al peperoncino e brodo di mais verde.</p>

<p><strong><em>Ravioli</em> &ndash; <a href="https://nelitarestaurante.com.br/" rel="nofollow">Nelita</a> (San Paolo del Brasile)</strong><br />
&bull; Ispirati al sole e come omaggio all&rsquo;illusionismo culinario, i ravioli sono ripieni di pomodori fermentati e dolci, celebrando il frutto nella sua massima freschezza e intensit&agrave;. Serviti con brodo di pollo chiarificato, ganache di foie gras e olio allo zenzero.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CILE<br />
<em>Copihue e pomodori</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38557/ristoranti/borago.html">Borag&oacute;</a> (Santiago del Cile)</strong><br />
&bull; In questo piatto il fiore nazionale cileno, il <em>copihue</em> &mdash; una liana commestibile dai frutti a bacca, a forma di campana, rossa o bianca, tipica delle foreste meridionali &mdash; &egrave; abbinato a pomodori rosa del Maule, esaltandone le note umami.</p>

<p><strong><em>Mini magnum di loyo</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38557/ristoranti/borago.html">Borag&oacute;</a> (Santiago del Cile)</strong><br />
&bull; Il <em>loyo</em> &egrave; un fungo originario del Cile meridionale. In questo dessert viene incorporato in un gelato ricoperto di cioccolato, modellato a forma di fungo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima25]]<strong>COLOMBIA<br />
<em>Limone dorato</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/33122/ristoranti/celele.html">Celele</a> (Cartagena de Indias)</strong><br />
&bull; Nella savana caraibica della Colombia, i limoni dorati crescono spontanei. Per questo piatto vengono sottoposti a fermentazione lattica e conservati sotto sale per tre mesi. Il centro viene poi rimosso e farcito con un&rsquo;emulsione di cocco e corallo di gambero, accompagnata da tartare di gamberi e rifinita con foglie fresche di portulaca.</p>

<p><strong><em>Insalata di fiori caraibici </em>&ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/33122/ristoranti/celele.html">Celele</a> (Cartagena de Indias)</strong><br />
&bull; Il piatto pi&ugrave; iconico di <em>Celele</em> rappresenta l&rsquo;esuberanza, il colore e la biodiversit&agrave; dei Caraibi colombiani. Accanto a un&rsquo;ampia variet&agrave; di fiori edibili locali, studiati in collaborazione con il Giardino Botanico di Cartagena, il piatto include verdure fresche provenienti da orti urbani, una crema di anacardi, frutto di anacardo ed &egrave; completato da una vinaigrette a base di passiflora locale e fiore di zenzero.</p>

<p><strong><em>Mar dei Caraibi</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/30102/ristoranti/leo.html">Leo</a> (Bogot&agrave;)</strong><br />
&bull; Ostrica grigliata servita con una vellutata di anatra ruspante allevata in cortile. Nonostante l&rsquo;inquinamento che colpisce questo ecosistema costiero e marino, a Cartagena esistono ancora aree meno compromesse dove i pescatori praticano la pesca in apnea: &egrave; cos&igrave; che <strong>Leonor Espinosa</strong> si approvvigiona delle ostriche, preservando metodi tradizionali e sostenibili. L&rsquo;anatra proviene invece da piccoli allevamenti delle pianure caraibiche.</p>

<p><strong><em>Oceano Pacifico</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/30102/ristoranti/leo.html">Leo</a> (Bogot&agrave;)</strong><br />
&bull; Nelle mangrovie si trova la <em>piangua</em>, una vongola bivalve che, abbinata a cocco, platano ed erbe come basilico nero, coriandolo, origano e menta poleo, crea una sinergia che rende omaggio alle donne che la raccolgono e la preparano con abilit&agrave;. Da <em>Leo</em> viene presentata intrecciata alla mangrovia con fili neri infusi con il suo inchiostro.</p>

<p><strong><em>Trota affumicata</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/20875/ristoranti/el-chato.html">El Chato</a> (Bogot&agrave;)</strong><br />
&bull; Pasta fillo farcita con crema di trota affumicata e manioca gialla (<em>arracacha</em>). In superficie, trota fresca con uova di trota e germogli di finocchio.</p>

<p><strong><em>Ostrica</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/20875/ristoranti/el-chato.html">El Chato</a> (Bogot&agrave;)</strong><br />
&bull; Ostrica grigliata, ravanello nero colombiano e fungo portobello. Servita al tavolo con un brodo ai funghi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ECUADOR<br />
<em>Tutto il macambo</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36537/ristoranti/nuema.html">Nuema</a> (Quito)</strong><br />
&bull; Un piatto che utilizza il frutto del macambo nella sua interezza. I semi crudi vengono cotti nel loro stesso mucillaggio a bassa temperatura controllata. La base &egrave; un&rsquo;emulsione calda di semi di macambo raffinati in <em>melanger</em>, trattata come una pasta di cioccolato salata con shoyu di macambo e cenere dei gusci, per creare una texture profonda e cremosa. Il piatto &egrave; completato da una salsa miso di macambo ottenuta da latte e salsa di macambo.</p>

<p><strong><em>Tutta la lattuga</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36537/ristoranti/nuema.html">Nuema</a> (Quito)</strong><br />
&bull; Un dessert ispirato all&rsquo;uso di ingredienti non convenzionali in pasticceria. La base &egrave; una gel&eacute;e di <em>asnayuyo</em> (menta andina), con radice di lattuga impregnata in aceto alle erbe andine ed emulsione di succo di lattuga, completata da foglie di lattuga liofilizzate e erbe fresche locali.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima20]][[ima21]]<strong>PER&Ugrave;<br />
<em>Viru-Ayacucho</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12342/ristoranti/maido.html">Maido</a> (Lima)</strong><br />
&bull; Utilizzando la fermentazione come tecnica principale, questo piatto unisce ingredienti di due diverse aree e citt&agrave; del Per&ugrave;: da Viru, nel nord, proviene l&rsquo;asparago bianco, noto in tutto il mondo ma raramente utilizzato localmente perch&eacute; per lo pi&ugrave; esportato; dalla citt&agrave; centro-meridionale di Ayacucho arriva invece la <em>mashua nera</em>, un tubero simile alla patata ma dal sapore dolce.</p>

<p><strong><em>Capesante e noce amazzonica</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32155/ristoranti/kjolle.html">Kjolle</a> (Lima)</strong><br />
&bull; Un estratto della foresta amazzonica, dell&rsquo;immenso Oceano Pacifico e del misticismo delle altitudini estreme delle Ande. Gli aromi di frutta secca fresca e cremosa, capesante dolci e vellutate e la <em>mu&ntilde;a</em> &mdash; una menta andina &mdash; convergono in un piatto che celebra diversit&agrave;, semplicit&agrave;, origine e cultura.</p>

<p><strong><em>Amazzonico</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/33123/ristoranti/mayta.html">Mayta</a> (Lima)</strong><br />
&bull; Un&rsquo;impressione ispirata all&rsquo;Amazzonia peruviana, che utilizza il pesce di fiume <em>paiche</em> ed elementi provenienti da diversi microclimi, preservando i sapori amazzonici attraverso ogni preparazione.</p>

<p><strong><em>Ossidato</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38659/ristoranti/merito.html">M&eacute;rito</a> (Lima)</strong><br />
&bull; Il piatto utilizza lo <em>yacon</em>, una radice naturalmente dolce, presentata in diversi stati. Viene servita fresca con il suo stesso sciroppo; all&rsquo;interno del rotolo si trovano yacon sottaceto, scampo in tempura e una sfoglia traslucida ottenuta dagli amidi. Il tutto &egrave; avvolto in un sottile strato di yacon naturalmente ossidato e accompagnato da una bevanda ossidata, che richiama il liquido rilasciato dallo yacon nel suo processo naturale.</p>

<p><strong><em>Strati e fondi</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38659/ristoranti/merito.html">M&eacute;rito</a> (Lima)</strong><br />
&bull; Un piatto costruito su contrasti di texture e temperatura. Sotto un cristallo croccante infuso con fondi di caff&egrave; si trovano un <em>sticky pudding</em> di maca soffice e umido e una barretta di gelato al formaggio di capra. Un coulis di mela cotogna aggiunge una nota luminosa di freschezza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>NORD E CENTRO AMERICA</u></strong></h2>

<p>[[ima6]]<strong>MESSICO<br />
<em>Tostada di polpo</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36534/ristoranti/arca.html">Arca</a> (Tulum)</strong><br />
&bull; Il polpo viene cotto in un <em>tepache</em> di ananas fermentato, grigliato e strofinato con una pasta di cenere a base di peperoncini e spezie. &Egrave; servito come tostada con salsa macha di arachidi affumicate e formaggio messicano caramellato.</p>

<p><strong><em>Gambero e caviale</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36534/ristoranti/arca.html">Arca</a> (Tulum)</strong><br />
&bull; Tortilla di farina di cocco con gambero arrostito, glassato con aceto di platano, rifinito con un&rsquo;emulsione al peperoncino e caviale.</p>

<p><strong><em>Mole di arachidi e bonnet</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40727/ristoranti/alcalde.html">Alcalde</a> (Guadalajara)</strong><br />
&bull; Nella narrativa di <em>Alcalde</em> (cucina franca, stagionale, essenziale), l&rsquo;idea &ldquo;mole + funghi (il bonnet)&rdquo; &egrave; perfetta: i funghi portano mordente e succosit&agrave;, il mole porta grasso aromatico e rotondit&agrave;, e il piatto pu&ograve; variare di stagione in stagione (tipo di fungo, guarnizioni, erbe, fermenti).</p>

<p><strong><em>Cuore di vitello alla messicana</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40727/ristoranti/alcalde.html">Alcalde</a> (Guadalajara)</strong><br />
&bull; Come sempre nella cucina di <strong>Francisco Ruano</strong>, un piatto essenziali in apparenza e tecnicamente precisissimo. Intensit&agrave; carnivora senza ricorrere al &ldquo;taglio nobile&rdquo;, contrasto tra ferrosit&agrave;/succosit&agrave; del cuore e freschezza pungente del condimento &ldquo;a la mexicana&rdquo;. E poi leggibilit&agrave;: pochi elementi, ma calibrati.</p>

<p><strong><em>Mole di mare</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32836/ristoranti/quintonil.html">Quintonil</a> (Citt&agrave; del Messico)</strong><br />
&bull; Tradizionalmente il mole &mdash; salsa messicana a base di peperoncini, declinata in molte varianti a seconda del peperoncino utilizzato &mdash; non viene mai preparato con il pesce. In questa versione, invece, vengono incorporate le capesante, da cui il nome <em>mole del mar</em>. Le cozze sono marinate, grigliate e servite con una riduzione di cipolla bruciata.</p>

<p><strong><em>Un omaggio alle origini</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32836/ristoranti/quintonil.html">Quintonil</a> (Citt&agrave; del Messico)</strong><br />
&bull; Un omaggio all&rsquo;origine, alla terra, al fumo e all&rsquo;acqua: trota biologica affumicata della Baja California con <em>adobo de cocopache</em> (un insetto commestibile molto apprezzato nella cucina tradizionale messicana), servita su gallinaccio del bosco in agrodolce con foglie di fico e bok choy.</p>

<p><strong><em>Cochinita di mare </em>&ndash; <a href="https://www.huniik.com/en/" rel="nofollow">Huniik</a> (M&eacute;rida)</strong><br />
&bull; Pilastro della cucina yucateca, la <em>cochinita pibil</em> utilizza l&rsquo;antica tecnica del <em>pib</em>, in cui la carne viene cotta sottoterra. Qui il brodo della cochinita viene unito a un dashi dei migliori frutti di mare e servito con gli accompagnamenti tradizionali: cipolla rossa e habanero.</p>

<p><strong><em>Cetriolo kat grigliato</em> &ndash; <a href="https://www.huniik.com/en/" rel="nofollow">Huniik</a> (M&eacute;rida)</strong><br />
&bull; Il cetriolo <em>kat</em> dello Yucat&aacute;n &egrave; un prodotto locale poco utilizzato, che tradizionalmente le comunit&agrave; non hanno saputo valorizzare. Qui viene arrostito, favorendo la caramellizzazione degli zuccheri, con note dolci completate da semi di zucca e curry alle erbe.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima23]]<strong>STATI UNITI D&rsquo;AMERICA<br />
<em>Rossini di capasanta</em> &ndash; <a href="https://www.ateliercrenn.com/" rel="nofollow">Atelier Crenn</a> (San Francisco)</strong><br />
&bull; Capasanta rosolata su un solo lato e nappata con burro nocciola, ricoperta da uova affumicate di luccio marinate in una vinaigrette di tamari e burro nocciola, quindi sormontata da un parfait di foie gras. La capasanta viene poi glassata e rivestita con una bordolese di barbabietola, circondata da una spuma di yogurt ai funghi umami e guarnita con fiori bianchi di alyssum e <em>pink breath of heaven</em>.</p>

<p><strong><em>Nuruk</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29851/ristoranti/atomix.html">Atomix</a> (New York)</strong><br />
&bull; Il <em>nuruk</em> &egrave; un tradizionale starter coreano per la fermentazione, ottenuto da muffe ricche di enzimi coltivate sui cereali. Da <em>Atomix</em> si utilizza una muffa bianca a base di riso, che conferisce una dolcezza gentile, un aroma burroso e una profondit&agrave; nocciolata. Reinterpretato oltre l&rsquo;uso alcolico in salse e oli, il nuruk &egrave; l&rsquo;ancora di questo piatto con cavolo rapa, granchio reale, olio di perilla, crema di nuruk e caviale Kaluga.</p>

<p><strong><em>Miele, latticello, orzo, cera d&rsquo;api</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38259/ristoranti/singlethread.html">SingleThread</a> (Healdsburg)</strong><br />
&bull; Universalmente riconosciuta come stagione di crescita e rinascita, la primavera porta rinnovamento alle colture grazie agli impollinatori autoctoni. I frutti dei momenti futuri nascono tutti dal viaggio delle api: a loro <em>SingleThread</em> rende omaggio con un dessert stratificato che unisce i sapori del miele locale, del polline e della cera d&rsquo;api. Altri elementi includono orzo della Sacramento Valley e latticini di Petaluma, insieme a zucchero nero giapponese e una spruzzata di Sauternes mielato.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>AFRICA</u></strong></h2>

<p>[[ima7]]<strong>SUDAFRICA<br />
<em>Polpo atlantico</em> &ndash; <a href="https://salsify.co.za/" rel="nofollow">Salsify at the Roundhouse</a> (Cape Town)</strong><br />
&bull; Il <em>samp mielie</em> &egrave; un alimento base africano a base di mais, che in questo piatto viene servito con il polpo, ingrediente un tempo pescato dagli <em>Strandlopers</em> (membri dei Khoisan che vivevano e raccoglievano lungo le spiagge).</p>

<p><strong><em>Cozza nera</em> &ndash; <a href="https://salsify.co.za/" rel="nofollow">Salsify at the Roundhouse</a> (Cape Town)</strong><br />
&bull; Ispirato allo street food tradizionale sudafricano <em>amagwinya</em>: pane fritto servito con una fonte proteica, spesso consumato in movimento lungo la strada.</p>

<p><strong><em>Tonno</em> &ndash; <a href="https://www.lacolombe.restaurant/la-colombe" rel="nofollow">La Colombe</a> (Cape Town)</strong><br />
&bull; Questo piatto signature di <em>La Colombe</em> &egrave; stato il primo inserito in menu dopo il trasferimento del ristorante nel 2014 e da allora non &egrave; mai uscito. Viene servito in una lattina sigillata con gli ingredienti elencati sul retro; questa versione include una salsa segreta a parte, in un piccolo barattolo, che l&rsquo;ospite pu&ograve; aggiungere a piacere.</p>

<p><strong><em>Selvaggina africana</em> &ndash; <a href="https://www.fynrestaurant.com/" rel="nofollow">Fyn</a> (Cape Town)</strong><br />
&bull; Katsu di springbok con crosta di pane al latte fatto in casa, abbinato a chutney di <em>spekboom</em> e fico acerbo, ravvivato da maionese al karashi; poi tsukune di struzzo &mdash; polpetta in stile yakitori &mdash; rifinita con furikake e ricca maionese di uovo di struzzo, per un equilibrio di sapore e consistenza dal carattere decisamente sudafricano.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong><u>OCEANIA</u></strong></h2>

<p>[[ima8]]<strong>AUSTRALIA<br />
<em>Wellington di tonno</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40712/ristoranti/saint-peter-al-grand-national-hotel.html">Saint Peter</a> (Sydney)</strong><br />
&bull; Un signature di <strong>Josh Niland</strong>: la sua interpretazione del classico <em>Wellington</em>, realizzata con il tonno.</p>

<p><strong><em>Occhio</em> &ndash; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40712/ristoranti/saint-peter-al-grand-national-hotel.html">Saint Peter</a> (Sydney)</strong><br />
&bull; In dieci anni <strong>Niland</strong> e il team di <em>Saint Peter</em> hanno sviluppato diversi modi per integrare il pesce nei dessert tradizionali. Questi dolci dimostrano che il pesce pu&ograve; essere utilizzato per ottenere risultati testurali ed estetici senza compromettere il gusto. Il dessert comprende: bign&egrave; con occhio di merluzzo, canel&eacute; di caviale Kaluga, fudge di midollo di ossa di tonno, caramello di grasso di Murray cod, crostatina di meringa al limone al carbone e <em>maw</em> caldo di barramundi alla cannella.</p>

<p><strong><em>Capesante &ldquo;pearl meat&rdquo; Paspaley</em> &ndash; <a href="https://themargaretfamily.com/venue/margaret/" rel="nofollow">Margaret</a> (Sydney)</strong><br />
&bull; La <em>pearl meat</em> (muscolo adduttore, la parte pi&ugrave; dolce dell&rsquo;ostrica) &egrave; affettata sottilmente e condita con ponzu e olio al cipollotto, erba cipollina e cipollotti. Servita nel suo stesso guscio.</p>

<p><strong><em>Controfiletto di wagyu &ldquo;full blood&rdquo; David Blackmore</em> &ndash; <a href="https://themargaretfamily.com/venue/margaret/" rel="nofollow">Margaret</a> (Sydney)</strong><br />
&bull; Controfiletto di wagyu <em>full blood</em> David Blackmore, taglio spesso, grigliato, lasciato riposare e affettato, servito con cipollotto grigliato e una noce di burro al curry rosso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>NUOVA ZELANDA<br />
<em>Zampa di germano reale</em> &ndash; <a href="https://amisfield.co.nz/" rel="nofollow">Amisfield</a> (Queenstown)</strong><br />
&bull; La bellezza della zampa di anatra selvatica riportata in vita. Zampa intera di germano reale, disossata e fritta, farcita con il suo fegato e artigli commestibili di tartufo nero.</p>

<p><strong><em>Muso di cinghiale</em> &ndash; <a href="https://amisfield.co.nz/" rel="nofollow">Amisfield</a> (Queenstown)</strong><br />
&bull; &laquo;Cacciando il cinghiale, questo piatto racconta la bellezza dell&rsquo;animale e del gesto&raquo;. Viene utilizzato l&rsquo;animale intero, senza sprechi, per esprimere un sapore puro della Nuova Zelanda selvaggia. Il muso di cinghiale &egrave; affettato e servito caldo su un crumpet di boudin noir con burro di fegato.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/convergence.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41183/dal-mondo/il-menu-globale-viaggio-del-mondo-in-103-piatti-di-alta-cucina-contemporanea.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Un'unica vendemmia, due grandi Champagne: perchè ci hanno colpito Les Crèations 2013 della Maison Krug</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41177/in-cantina/ununica-vendemmia-due-grandi-champagne-perche-ci-hanno-colpito-les-creations-2013-della-maison-krug.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel 1843 <strong>Joseph Krug</strong> fonda a Reims la <a href="https://www.krug.com/it" rel="nofollow" target="_blank">Maison Krug</a>, con una visione che, ancora adesso, appare anticonformista e radicalmente votata alla qualit&agrave; estrema. Oggi &egrave; <strong>Olivier Krug</strong>, a Milano, nel nuovo tempio gastronomico di <a href="https://www.langosteria.com/it/langosteria-montenapoleone" rel="nofollow" target="_blank">Langosteria in Via Montenapoleone</a> a narrarci il presente e il futuro di questa storica Maison di Champagne. Il mantra rimane immutato: vigneti curati, con la valorizzazione di ogni singola parcella e la creazione di una biblioteca di vini di riserva, provenienti da molte annate diverse.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Sei generazioni hanno prolungato nel tempo il sogno del fondatore: &laquo;Da secoli la mia famiglia &ndash; sottolinea <strong>Olivier Krug,</strong> Direttore della Maison - sfida le convenzioni, ecco perch&eacute; lo stesso spirito anticonformista continua a ispirare anche oggi tutto quello che facciamo&raquo;. L&rsquo;arrivo di <strong>Olivier</strong> in azienda gli ha permesso di conoscere a fondo il prodotto, il luogo magico dove nasce lo Champagne, e di viaggiare in ogni angolo del pianeta.&nbsp; Oggi, dopo molti anni, pu&ograve; affermare: &laquo;L&rsquo;Italia &egrave; per noi il pi&ugrave; importante mercato europeo, davanti alla Francia e seguito dall&rsquo; Inghilterra. All&rsquo;estero spiccano il Giappone e gli Stati Uniti, ma venire a Milano, per me, &egrave; come sentirmi a casa: qui incontro grandi esperti del nostro Champagne, i cosiddetti <em>Krug Lovers</em>&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Da molti anni la musica e i pi&ugrave; grandi cuochi del mondo, capitani delle <em>Krug Ambassade</em>, incontrano i nuovi millesimi di questa Maison per ideare partiture straordinarie. Nel 2026, per esempio, &egrave; la <em>carota </em>l&rsquo;ingrediente dell&rsquo;anno, da cui &egrave; scaturito un grande progetto editoriale promosso da Krug chiamato <em>Root for Thought</em>, una memorabile raccolta di ricette a base carota degli chef titolari di <em>Krug Ambassades</em>.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p><em>Les Cr&eacute;ations de 2013 </em>sono due grandi Champagne figli della stessa vendemmia: <em>Krug 2013</em> e <em>Krug Grande Cuv&eacute;e 169&egrave;me</em><em> &Eacute;dition</em>.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Il primo &egrave; una chiara espressione luminosa di agrumi, dorato e di grande persistenza. Una fusione perfetta di Pinot Nero (41%), Chardonnay (38%) e il restante Meunier. Un affinamento di almeno 12 anni nelle cantine Krug svela una bollicina complessa, in costante evoluzione.</p>

<p>La <em>Grande Cuv&eacute;e 169&egrave;me &Eacute;dition</em> &egrave; un assemblaggio di 146 vini di 11 annate diverse: il pi&ugrave; giovane &egrave; del 2013, il pi&ugrave; antico risale al 2000. Qui emergono note tostate di nocciola, mandorle e brioche con un finale agrumato. Entrambi gli Champagne hanno accompagnato in maniera impeccabile le creazioni gastronomiche degli executive chef <strong>Domenico Magistri</strong> e <strong>Tommaso Garofalo </strong>della Langosteria Montenapoleone.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Particolarmente coinvolgente la degustazione di <em>Krug Ros&eacute; 29esima edizione</em> in abbinamento con le <em>Carote di Polignano con salsa jalape&ntilde;o</em><strong>, </strong>binomio perfetto tra la sapidit&agrave; della carota pugliese e il tocco floreale di questa collezione<strong>.</strong></p>

<p>[[ima6]]</p>

<p><em>Les Cr&egrave;ations de 2013</em> come afferma <strong>Olivier Krug</strong>: &laquo;Sono il risultato di un vero lavoro di squadra, fatto di numerosi assaggi e guidato da un autentico &ldquo;estratto aromatico dell&rsquo;agrume&rdquo;. Un profilo antitetico rispetto al millesimo 2011. Siamo di fronte a due Champagne dove la freschezza si allinea alla precisione, con un risultato in evoluzione che sono certo sapr&agrave; sorprenderci nel futuro&raquo;.</p>

<p>Importante sottolineare il <em>Krug ID</em>, un codice a sei cifre impresso sulla controetichetta della bottiglia, introdotto dal 2011: uno strumento che sintetizza la storia di quel millesimo, il periodo di sboccatura, il blend, note di degustazione e suggerisce gli abbinamenti gastronomici. La verifica &egrave; disponibile sul sito ufficiale della Maison di Reims a <a href="http://Krug.com" rel="nofollow" target="_blank">questo link</a> o tramite l&#39;app dedicata.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/krug-anteprima-5.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41177/in-cantina/ununica-vendemmia-due-grandi-champagne-perche-ci-hanno-colpito-les-creations-2013-della-maison-krug.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>L'Amarone prova a stare al passo con i tempi, con eleganza e bevibilità</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41180/in-cantina/lamarone-prova-a-stare-al-passo-con-i-tempi-con-eleganza-e-bevibilita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>L&rsquo;<em>Amarone</em> sta diventando un vino al passo con i tempi. Probabilmente, se avessimo fatto questa affermazione non pi&ugrave; tardi di un paio di anni fa, pi&ugrave; di un lettore avrebbe potuto storcere il naso. Perch&eacute; onestamente era difficile pensare a un vino dall&rsquo;alta gradazione alcolica, con una struttura notevole, con un impatto certe volte quasi invadente, come un vino che potesse andare incontro ai gusti moderni degli appassionati.</p>

<p>Eppure l&rsquo;<a href="https://www.amaroneoperaprima.it/it" rel="nofollow">Amarone Opera Prima</a> di quest&rsquo;anno, l&rsquo;anteprima del grande rosso veneto che si &egrave; svolta nei giorni scorsi a Verona, ci lancia un messaggio chiaro: il cambiamento di stile, tante volte annunciato ma che poi non sempre trovava un corrispettivo nel bicchiere, sta diventando una realt&agrave; sempre pi&ugrave; concreta.</p>

<p>[[ima2]]In questo momento storico i consumatori si stanno indirizzando verso i vini pi&ugrave; freschi, leggeri, beverini. Per sua natura, l&rsquo;<em>Amarone</em> sembra essere l&rsquo;antitesi di questi concetti.</p>

<p>C&rsquo;&egrave; un per&ograve;. L&rsquo;annata 2021 assaggiata in anteprima alle <em>Gallerie Mercatali di Verona</em>, ci dimostra che l&rsquo;<em>Amarone</em> pu&ograve; cercare di andare in quella direzione senza snaturarsi. I vini assaggiati hanno dimostrato di sapere seguire l&rsquo;annata che, da un punto di vista agronomico, ha dato certo delle difficolt&agrave; da superare, dalle gelate primaverili che hanno colpito alcune zone, passando per un maggio piovoso che ha creato notevoli difficolt&agrave; a causa dello sviluppo della peronospora, fino a un periodo siccitoso ad agosto, seguito da un settembre pi&ugrave; equilibrato.</p>

<p>[[ima3]]&laquo;Alla fine quello dell&rsquo;annata 2021 &egrave; un vino di carattere, solido ed equilibrato &ndash; sottolinea il presidente del <a href="https://www.consorziovalpolicella.it/" rel="nofollow">Consorzio Tutela Vini della Valpolicella</a>, <strong>Christian Marchesini</strong> &ndash; Merito dell&rsquo;annata ma soprattutto della capacit&agrave; dei produttori, che sono arrivati a portare alla messa a riposo le uve in condizioni davvero ottimali. &Egrave; un vino che sar&agrave; anche longevo&raquo;.</p>

<p>Ci soffermiamo anche sulla parola longevit&agrave;. Si tratta di una caratteristica insita dell&rsquo;<em>Amarone</em>, ma che in certi casi diventava prevalente e &ldquo;opprimente&rdquo; rispetto all&rsquo;equilibrio e alla facilit&agrave; di beva. Un altro aspetto da sottolineare riguarda l&rsquo;identit&agrave; territoriale: in certe occasioni, negli anni passati, questo fattore veniva spesso meno con alcune estremizzazioni in fase di lavorazione in cantina, con eccessi di appassimento oppure con un utilizzo un po&rsquo; troppo accentuato di botti nuove e tostate che si tramutavano in un marcatore eccessivamente caratterizzante.</p>

<p>[[ima4]]Quindi, come &egrave; questa annata 2021? Alle <em>Gallerie Mercatali</em> &egrave; stato possibile assaggiare alla cieca 68 vini, di cui 28 campioni da botte (41%) e 40 gi&agrave; in bottiglia (59%). Partiamo da un presupposto: l&rsquo;<em>Amarone</em>, per sua natura, nascendo da uve appassite (o meglio, messe a riposo), non pu&ograve; avere una gradazione alcolica bassa. Negli anni passati, all&rsquo;<em>Opera Prima</em>, alcuni vini avevano proprio una spiccata sensazione calorica, glicerica, di pesantezza e concentrazione. Questo comportava una maggiore difficolt&agrave; di bevuta.</p>

<p>In questa annata 2021, invece, grazie probabilmente a una pi&ugrave; oculata gestione del vigneto, si trovano vini che meglio riescono a integrare la naturale alcolicit&agrave; con acidit&agrave; e sapidit&agrave; che vanno, quindi, a renderli di beva pi&ugrave; facile. A questo si aggiunga anche una migliore gestione dei legni, con limitazioni a tostature e sensazioni dolci&ndash;vanigliate, per far esprimere al meglio in particolare <em>Corvina</em> e <em>Corvinone</em> (mentre gli altri vitigni come <em>Rondinella</em> e <em>Molinara</em> sono rimasti nella maggior parte dei casi in basse percentuali, diventando complementari ai primi due).</p>

<p>[[ima5]]Il <em>Consorzio</em>, nel presentare ufficialmente l&rsquo;annata, l&rsquo;aveva definita equilibrata, tipica ed elegante. Dalle parole ai bicchieri: in effetti la 2021 d&agrave; grandi soddisfazioni, con maggiore finezza e meno concentrazione un po&rsquo; in tutti i campioni assaggiati. Un vino che ci rimette in pace con l&rsquo;<em>Amarone</em>: dopo annate che non ci avevano convinto completamente proprio a causa di un&rsquo;interpretazione &ldquo;vecchio stile&rdquo; dell&rsquo;<em>Amarone</em>, visto ancora troppo come il vino delle grandi occasioni o da collezione e non come ottimo abbinamento ai piatti della cucina italiana, eccoci di fronte a vini eleganti e dall&rsquo;ottima bevibilit&agrave;. Nonostante &ndash; lo ripetiamo &ndash; una innegabile gradazione alcolica che, per&ograve;, pu&ograve; essere &ldquo;mitigata&rdquo; da un equilibrio complessivo del prodotto. Sono vini dove, soprattutto al naso, la parte fruttata non &egrave; invadente, lasciando spesso spazio a note di erbe aromatiche e officinali e a una certa balsamicit&agrave;.&nbsp;</p>

<p>Per quanto riguarda gli assaggi, dividiamo in due le nostre scelte: i campioni da botte, infatti, non sono in sostanza &ldquo;vini finiti&rdquo;, anche perch&eacute; l&rsquo;assemblaggio finale porta in ogni caso a risultati differenti. Attenzione: ci possono essere blend che addirittura migliorano il risultato finale, in quanto le correlazioni tra le diverse botti pu&ograve; portare a un maggiore equilibrio finale del vino. Ma sono comunque diversi rispetto all&rsquo;assaggio della singola botte o vasca che sia.</p>

<p>[[ima6]]Per quanto riguarda i vini gi&agrave; in bottiglia il discorso &egrave; diverso: cambia, nel caso, il momento della messa in commercio, che porta a una maggiore maturit&agrave; dei prodotti. Per i campioni gi&agrave; in bottiglia i nostri preferiti sono stati <a href="https://www.bottegaspa.com/le-collezioni/vini/valpolicella/" rel="nofollow">Bottega</a> <em>&ldquo;Il Vino degli Dei&rdquo;</em>, <a href="https://www.calabionda.it/it/homepage/" rel="nofollow">Ca&rsquo; la Bionda</a> <em>&ldquo;Ravazzol&rdquo;</em>, <a href="https://www.boscainicarlo.it/ita/index.php" rel="nofollow">Boscaini Carlo</a> <em>&ldquo;S. Giorgio&rdquo;</em>, <a href="https://www.cesari.it/" rel="nofollow">Gerardo Cesari</a>, <a href="https://massimago.com/" rel="nofollow">Massimago</a> <em>&ldquo;Conte Gastone&rdquo;</em>, <a href="https://www.montezovo.com/" rel="nofollow">Monte Zovo</a>, <a href="https://www.albinoarmani.com/" rel="nofollow">Albino Armani</a>, <a href="https://www.lagiuva.com/" rel="nofollow">La Giuva</a>, <a href="https://www.manaravini.it/" rel="nofollow">Manara</a> <em>&ldquo;Corte Manara&rdquo;</em>, <a href="https://www.santasofia.com/it" rel="nofollow">Santa Sofia</a>, <a href="https://sartoridiverona.it/" rel="nofollow">Sartori di Verona</a> <em>Riserva &ldquo;Corte Bra&rdquo;</em> e <a href="https://pasqua.it/" rel="nofollow">Pasqua Vigneti e Cantine</a> <em>&ldquo;Famiglia Pasqua&rdquo;</em>.</p>

<p>Per i campioni da botte, i nostri preferiti sono stati: <a href="https://www.novaia.it/?lang=it" rel="nofollow">Novaia</a> <em>&ldquo;Corte Vaona&rdquo;</em> (uscita a maggio 2026), <a href="https://www.cantinasanti.it/" rel="nofollow">Santi</a> <em>&ldquo;Santico&rdquo; </em>(primi mesi del 2027), <a href="https://www.secondomarco.it/" rel="nofollow">Secondo Marco</a> (in uscita nel 2028 o 2029), <a href="https://vinivantini.it/" rel="nofollow">Vantini</a> (2027) e <a href="https://www.viniventurini.com/" rel="nofollow">Venturini Massimino e figli</a> <em>&ldquo;Campomasua&rdquo;</em> (aprile 2027).</p>

<p>[[ima7]]Sono vini che posso competere sui mercati internazionali? &laquo;La difficolt&agrave; sui mercati &egrave; generale &ndash; conferma il presidente <strong>Marchesini</strong> &ndash; &Egrave; un dato di recessione che &egrave; presente in tutto il mondo, una situazione che pochi anni fa nessuno si aspettava. Anche noi affrontiamo queste difficolt&agrave;, con un &ndash;2% dell&rsquo;imbottigliato per <em>Amarone</em> e <em>Valpolicella</em>, e un &ndash;3% per il <em>Ripasso</em>. Ora guardiamo con ottimismo alle opportunit&agrave; che si riaprono con il <em>Mercosur</em>, con i dazi che vengono meno in Brasile, che erano al 20%, in Paraguay e Uruguay al 30%. E c&rsquo;&egrave; anche il recente accordo anche per l&rsquo;India, sempre sul fronte dell&rsquo;abbattimento dei dazi. Sono mercati dove si pu&ograve; tornare&raquo;.</p>

<p>Ma per questo serve anche la promozione: &laquo;Nel 2025, in occasione dei cent&rsquo;anni del Consorzio, abbiamo realizzato diverse attivit&agrave; promozionali &ndash; conclude <strong>Marchesini</strong> &ndash; L&rsquo;impegno del <em>Consorzio</em> c&rsquo;&egrave;, cos&igrave; come quello dei soci, che hanno anche aumentato del 15% le loro quote associative. Ma non basta: serve il supporto delle istituzioni, della Regione e della Camera di Commercio, ma anche del Vinitaly&raquo;. Qualcosa si muove. Solo in futuro vedremo come sar&agrave; la risposta dei mercati.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/626822214-1345603214275841-4215922543181675848-n.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41180/in-cantina/lamarone-prova-a-stare-al-passo-con-i-tempi-con-eleganza-e-bevibilita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Mangiare bene in Valtellina: guida agli indirizzi golosi per le Olimpiadi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41171/dallitalia/mangiare-bene-in-valtellina-guida-agli-indirizzi-golosi-per-le-olimpiadi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://www.olympics.com/it/milano-cortina-2026" rel="nofollow">Milano-Cortina 2026</a> porta le Olimpiadi anche in <strong>Valtellina</strong>. La Valle &egrave; sede di gare e territorio di passaggio continuo: oltre ad atleti e staff c&rsquo;&egrave; un pubblico di appassionati e curiosi in cerca di proposte&nbsp;di cucina che vanno dalle soste veloci alle tavole di tradizione. Abbiamo chiesto a due chef che conoscono bene il territorio, <strong>Stefano Masanti</strong> de <em>Il Cantinone</em> di Madesimo (Sondrio) e <strong>Alessandro Negrini </strong>di <em>Aimo e Nadia</em>, che in questa Valle&nbsp;ci &egrave; nato, di suggerirci indirizzi rodati, capaci di raccontare il territorio attraverso il cibo spostandoci anche in Valchiavenna. Poi, abbiamo integrato queste loro segnalazioni con i locali valtellinesi presenti sulle nostre Guide.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>BIANZONE</strong><br />
<a href="http://www.altavilla.info/" rel="nofollow">Altavilla Locanda e Trattoria</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti e Alessandro Negrini)</em><br />
Una trattoria/locanda che unisce la proposta di piatti tipici valtellinesi a una dimensione di ospitalit&agrave; diffusa. In cucina <strong>Anna Bertola</strong> lavora su materie prime della valle e su una selezione di vini locali, con una proposta alpina informale e ancorata alla tradizione.<br />
Via ai Monti, 46<br />
Bianzone (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>BORMIO</strong><br />
[[ima8]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37675/locali/umami.html">Umami</a><br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
A pochi passi dal centro di Bormio, la pizzeria Umami &egrave; una creatura culinaria dello chef <strong>Antonio Borruso</strong> che, insieme alla sorella Bianca, ha creato un luogo capace di unire la tradizione napoletana con l&#39;innovazione gastronomica nel cuore dell&#39;Alta Valtellina.<br />
Via Stelvio 23<br />
Bormio (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CHIAVENNA</strong><br />
<a href="https://www.villagiade.com/" rel="nofollow">Villa Giade</a> &ndash; Chiavenna<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Ristorante gourmet con una cucina contemporanea che lavora sull&rsquo;equilibrio dei sapori e su una ricerca costante delle materie prime. Una proposta interessante nel panorama valchiavennasco.<br />
Via G.B. Picchi 1<br />
Chiavenna (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.soulcake.it/" rel="nofollow">Soul Cake</a> &ndash; Chiavenna&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Pasticceria giovane, focalizzata su croissant e lievitati ben eseguiti. Un indirizzo adatto alla colazione, a una pausa dolce o salata grazie al bistrot, con attenzione alla tecnica e alla materia prima.<br />
Piazza Giuseppe Verdi, 7<br />
Chiavenna (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CHIESA IN VALMALENCO</strong><br />
<a href="https://www.instagram.com/osteria99_/" rel="nofollow">Osteria 99</a><br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Osteria di montagna con una cucina legata alla selvaggina e ai sapori decisi. Un indirizzo coerente con il contesto alpino e con la stagionalit&agrave; delle materie prime.<br />
Via Franco Sampietro 28<br />
Chiesa in Valmalenco (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CHIURO</strong><br />
[[ima5]]<a href="https://www.ristorantefracia.it/" rel="nofollow">La Fracia</a><br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti e Alessandro Negrini)</em><br />
Immerso nell&rsquo;omonimo cru vitivinicolo, propone una cucina valtellinese riletta in chiave moderna. Il legame con il territorio resta centrale nella scelta degli ingredienti e nell&rsquo;impostazione dei piatti.<br />
Via Fracia<br />
Chiuro (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>COLICO</strong><br />
<a href="https://www.instagram.com/sci_d_oro/" rel="nofollow">Sci d&rsquo;Oro</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Alessandro Negrini)</em><br />
Ristorante a conduzione familiare con una proposta legata alla tradizione lombarda e valtellinese, in un contesto tranquillo affacciato sull&rsquo;alto Lario. La cucina lavora su piatti riconoscibili, con attenzione alla materia prima e a un&rsquo;impostazione classica, adatta a una sosta solida lungo l&rsquo;asse di accesso alla valle.<br />
Via San Fedele 29<br />
Colico (Lecco)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LIVIGNO</strong><br />
<a href="https://www.instagram.com/dolce_passione_livigno/" rel="nofollow">Dolce Passione</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Pasticceria specializzata in torte, pasticcini e lievitati. Un punto di riferimento per la proposta dolce a Livigno, dalla colazione al fine pasto a cura di <strong>Andrea Galli</strong>.<br />
Via Saroch 1320<br />
Livigno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37451/ristoranti/stua-da-legn-del-lac-salin.html">Stua da Legn del Lac Salin</a>&nbsp;<br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
Ristorante gourmet del <em>Lac Salin Spa &amp; Mountain Resort</em>, guidato da <strong>Andrea Fugnani</strong>. Una cucina che ha segnato una svolta nel panorama di Livigno, con una proposta vegetariana e vegana costruita su tecnica, ricerca e materia prima.<br />
Via Saroch 496/D<br />
Livigno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://ristorantealperseflivigno.com/" rel="nofollow">Al Per&scaron;&eacute;f</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti e Alessandro Negrini)</em><br />
Ristorante gourmet con una cucina che guarda anche a suggestioni orientali, lavorando per&ograve; su ingredienti valtellinesi di alta qualit&agrave; portata avanti dal giovane <strong>Attilio Galli</strong>. Una proposta pi&ugrave; strutturata nel panorama dell&rsquo;alta valle.<br />
Via Saroch 1272<br />
Livigno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35828/ristoranti/kosmo.html">Kosmo Taste the Mountain</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Alessandro Negrini)</em><br />
Ristorante di Livigno con una cucina di montagna contemporanea, costruita su ingredienti alpini e stagionalit&agrave; che fa parte della galassia di <strong>Norbert Niederkofler</strong>. La proposta, affidata a <strong>Michele Talarico</strong>, unisce piatti immediati e una ricerca misurata sul prodotto, in un contesto moderno legato all&rsquo;ambiente e al paesaggio dell&rsquo;alta quota.<br />
Via Bondi 473/D<br />
Livigno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35340/ristoranti/stua-noa-dellhotel-concordia.html">Stua Noa</a>&nbsp;<br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
Fine dining dell&rsquo;<em>Hotel Concordia</em>, con pochi tavoli distribuiti in sale appartate. La proposta &egrave; pensata per un&rsquo;esperienza gastronomica strutturata, con una cucina che lavora su ingredienti selezionati e su un servizio attento, in uno dei contesti storici del centro di Livigno.<br />
Via Plan 114<br />
Livigno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MADESIMO</strong><br />
[[ima6]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11317/ristoranti/il-cantinone-dello-sport-hotel-alpina.html">Il Cantinone dello Sport Hotel Alpina</a>&nbsp;<br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
Ristorante di riferimento dell&rsquo;alta Valchiavenna, guidato da <strong>Stefano Masanti</strong> (che ci ha dato molti degli altri consigli), che lavora su una cucina di montagna costruita a partire da prodotti alpini, selvaggina, erbe e lavorazioni tradizionali. La proposta si muove tra memoria e tecnica contemporanea, con un&rsquo;attenzione costante alla materia prima e al contesto territoriale in una sintesi matura dell&#39;odierna cucina di montagna.<br />
Via Antonio de Giacomi 39<br />
Madesimo (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.instagram.com/dallalebistrot/" rel="nofollow">DallAle Bistrot</a><br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Un bistrot informale dedicato ai panini gourmet, costruiti con attenzione agli ingredienti e alle farciture. Una sosta rapida, adatta anche a chi cerca una pausa semplice ma di qualit&agrave;.<br />
Via Antonio De Giacomi 5<br />
Madesimo (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MANTELLO</strong><br />
[[ima2]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32055/ristoranti/la-presef-della-fiorida.html">La Pres&eacute;f della Fiorida</a>&nbsp;<br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
Ristorante gastronomico all&rsquo;interno de <em>La Fiorida</em>, realt&agrave; agricola e di ospitalit&agrave; costruita dalla famiglia <strong>Vanini</strong>. La cucina lavora in stretta relazione con l&rsquo;azienda e con l&rsquo;allevamento, mettendo al centro sostenibilit&agrave;, filiera corta e prodotti del territorio, in un contesto che unisce ristorazione e paesaggio rurale.<br />
Via Lungo Adda 12<br />
Mantello (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MESE</strong><br />
[[ima7]]<a href="https://www.ristorantecrotasc.com/" rel="nofollow">Crotasc</a><br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Ristorante della <strong>famiglia Prevostini</strong>, con una cucina sospesa tra tradizione e contemporaneo. La proposta dialoga strettamente con i vini della <em>cantina Mamete</em>, espressione storica della Valgella.<br />
Via Don Primo Lucchinetti, 63<br />
Mese (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MONTAGNA IN VALTELLINA</strong><br />
[[ima4]]<a href="https://www.ristorantetrippi.it/" rel="nofollow">Ristorante Trippi</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti e Alessandro Negrini)</em><br />
Un ristorante che si muove tra cucina tipica e sensibilit&agrave; contemporanea, con attenzione alla stagionalit&agrave; e alle produzioni locali. Un indirizzo per chi cerca piatti riconoscibili, alleggeriti dalla contemporaneit&agrave; gestito dall&#39;ex ingegnere Gianluca Bassola,&nbsp;e dall&#39;ex psicologa Elena Barlascini.<br />
Via Stelvio 297<br />
Montagna in Valtellina (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MORBEGNO</strong><br />
<a href="http://www.ciapponi.com/" rel="nofollow">Fratelli Ciapponi</a><br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Un&rsquo;istituzione per il Bitto e i formaggi della valle, con cantine storiche che raccontano decenni di lavoro sul prodotto simbolo della Valtellina.<br />
Piazza 3 novembre 23<br />
Morbegno (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SONDRIO</strong><br />
<a href="https://www.instagram.com/terravino_/" rel="nofollow">Terra Vino</a>&nbsp;<br />
<em>(consigliato da Stefano Masanti)</em><br />
Wine bar dedicato ai vini valtellinesi, accompagnati da salumi e formaggi del territorio. Un luogo pensato per esplorare la produzione locale in modo diretto e accessibile.<br />
Piazza Cavour 5<br />
Sondrio (Sondrio)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TIRANO</strong><br />
<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37692/locali/leti.html">Leti</a><br />
<em>(dalle&nbsp;Guide di&nbsp;Identit&agrave; Golose)</em><br />
Citt&agrave; Slow e Citt&agrave; del Vino, Tirano &egrave; anche la citt&agrave;-capolinea del Trenino Rosso del Bernina. Che dal paese valtellinese parte per le sue eroiche avventure, scalando le Alpi sino a raggiungere St. Moritz. Ed &egrave; proprio di fronte alla stazione da cui il fiammante gioiello inizia il suo viaggio, che si trova&nbsp;<em>Leti</em>: come il diminutivo di&nbsp;<strong>Letizia</strong>, madre di&nbsp;<strong>Axel Piloni</strong>, il cui nome invece lo ha scelto pap&agrave;&nbsp;<strong>Gian Franco</strong>, appassionato di ciclismo e fan del campione&nbsp;<strong>Axel Merckx</strong>.<br />
Piazza delle Stazioni 24/a<br />
Tirano (Sondrio)</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/stefano-masanti-e-alessandro-negrini.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41171/dallitalia/mangiare-bene-in-valtellina-guida-agli-indirizzi-golosi-per-le-olimpiadi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La Bolla di Caserta, la pizza di Simone De Gregorio tra rifugio urbano e identità contemporanea</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41179/mondo-pizza/la-bolla-di-caserta-la-pizza-di-simone-de-gregorio-tra-rifugio-urbano-e-identita-contemporanea.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Siamo a Caserta, a pochi passi dalla stazione ferroviaria, in un&#39;area che resta prossima al centro e al suo inevitabile movimento, ma che riesce allo stesso tempo a prenderne le distanze. Qui il rumore si attenua, il passo rallenta e la citt&agrave; sembra arretrare di qualche metro. &Egrave; in questo equilibrio tra vicinanza e separazione che prende forma <a href="https://www.labollacaserta.it/" rel="nofollow">La Bolla</a>, pizzeria e ristorante, situata all&#39;interno di <em>Villa Maria Cristina</em>, elegante hotel quattro stelle immerso nel verde.</p>

<p>Il contesto &egrave; parte integrante dell&#39;esperienza, con il giardino, la piscina e gli spazi aperti che costruiscono una dimensione che non &egrave; solo fisica, ma anche mentale. Entrare alla <em>Bolla</em> significa uscire, almeno temporaneamente, dalla quotidianit&agrave;; una sensazione di protezione che accompagna l&#39;ospite fin dall&#39;arrivo e che trova una spiegazione chiara anche nel nome del locale.</p>

<p>[[ima2]]<em>La Bolla</em> nasce infatti dall&#39;idea di rifugio e sospensione, come racconta <strong>Pasquale Di Matteo</strong>, titolare e figura chiave del progetto insieme al pizzaiolo <strong>Simone De Gregorio</strong>. Una bolla come spazio accogliente, capace di isolare senza escludere, di custodire senza chiudere. Un&#39;immagine semplice, ma coerente, che diventa la chiave di lettura dell&#39;intera proposta.</p>

<p>Da questa visione prende forma un luogo che mette l&#39;ospitalit&agrave; prima della performance gastronomica. Alla <em>Bolla</em> il concetto di squadra lascia spesso spazio a quello di famiglia, un&#39;organizzazione fluida, dove i ruoli dialogano e si contaminano e dove l&#39;obiettivo comune resta l&#39;esperienza dell&#39;ospite. Non una dichiarazione di principio, ma un metodo di lavoro quotidiano, necessario in una struttura articolata che comprende pizzeria, ristorante e lounge.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]La pizzeria rappresenta il centro nevralgico del progetto. Il banco &egrave; a vista, ben illuminato e animato da una brigata numerosa ma coordinata, dove <strong>Simone De Gregorio</strong> &egrave; il riferimento creativo e tecnico. Accanto a lui, lo chef <strong>Raffaele</strong> segue le fasi finali al pass, mentre il resto della squadra si alterna tra forno e preparazioni. Il lavoro scorre con ordine e continuit&agrave;, senza rigidit&agrave; gerarchiche.</p>

<p><strong>Simone De Gregorio</strong> &egrave; un pizzaiolo che la gavetta l&#39;ha fatta davvero, con i diversi anni di banco alle spalle, un percorso costruito passo dopo passo che gli ha permesso di definire un&#39;identit&agrave; riconoscibile e in continua evoluzione. Le sue pizze nascono dalla tradizione e dalla cucina familiare, ma non temono incursioni pi&ugrave; lontane. La tecnica &egrave; sempre al servizio del gusto, mai fine a s&eacute; stessa. Le preparazioni sono curate, i sapori leggibili, pensati per essere accoglienti prima che sorprendenti.</p>

<p>[[ima5]]Accanto ai grandi classici, la sua interpretazione della <em>Marinara</em>, proposta anche in doppia cottura, lavora su consistenze e profondit&agrave; di gusto senza tradire l&#39;identit&agrave; del piatto. Tra le pizze signature, <em>Il capriccio di Simone</em> rappresenta al meglio la sua visione, offrendo una rilettura personale delle ricette tradizionali, costruita su equilibrio, rispetto della materia prima e coerenza.</p>

<p>[[ima6]]Il percorso del pizzaiolo trova una base solida nella figura di <strong>Pasquale Di Matteo</strong>. Abituato a gestire grandi numeri e contesti complessi, <strong>Pasquale</strong> porta nel progetto una visione imprenditoriale concreta e strutturata, maturata tra ristorazione ed eventi. <em>La Bolla</em>, ospitata dal 2021 all&#39;interno di <em>Villa Maria Cristina</em>, cresce proprio grazie a questa complementarit&agrave; tra creativit&agrave; e metodo, visione gastronomica e organizzazione. Il rapporto tra <strong>Simone</strong> e <strong>Pasquale</strong> va oltre la semplice collaborazione professionale, &egrave; un dialogo continuo, fatto di obiettivi condivisi e di rispetto reciproco, che si riflette nella solidit&agrave; del progetto e nella sua capacit&agrave; di evolversi senza strappi.</p>

<p>[[ima7]]Se la pizza salata resta il fulcro dell&#39;esperienza, &egrave; per&ograve; il capitolo delle pizze dolci a segnare oggi il tratto pi&ugrave; identitario della <em>Bolla</em>. In menu si chiamano <em>pastry pizza</em> e sono sei; non un esercizio di stile, ma un segmento pensato come parte integrante del percorso. <strong>Simone De Gregorio</strong>, pur senza rivendicarne la paternit&agrave;, &egrave; oggi uno degli interpreti pi&ugrave; convincenti di questo linguaggio.</p>

<p><em>L&#39;assoluto di mela annurca</em>, inserito anche come proposta in un percorso di degustazione, lavora sul territorio con un approccio inclusivo e misurato. <em>La conciata</em> gioca sull&#39;equilibrio tra dolce e salato, mentre <em>Come una colazione</em> chiude l&#39;esperienza con una lettura contemporanea del dessert in pizzeria, fatta di memoria, tecnica e leggerezza. Un lavoro coerente, che restituisce dignit&agrave; progettuale anche al finale.</p>

<p>[[ima8]]Gli spazi accompagnano con discrezione questa visione, con una mise en place essenziale ma curata, un menu chiaro e ben organizzato tra pizzeria e ristorante, un servizio presente ma mai invadente. Piccoli dettagli, come l&#39;acustica in alcune serate, restano migliorabili, senza per&ograve; intaccare l&#39;esperienza complessiva.</p>

<p><em>La Bolla</em> si inserisce in un territorio oggi particolarmente stimolante sul piano della pizza, dove il livello medio &egrave; alto e il confronto inevitabile. La sua forza sta nel non rincorrere modelli n&eacute; contrapporsi ad altre visioni, ma nel costruire un&#39;identit&agrave; autonoma, fatta di accoglienza, misura e continuit&agrave;. Un progetto che cresce con coerenza, consapevole del contesto in cui opera e capace di offrire un&#39;esperienza riconoscibile, senza bisogno di alzare la voce.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/615794424-1286985426784690-6726426537903588515-n.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41179/mondo-pizza/la-bolla-di-caserta-la-pizza-di-simone-de-gregorio-tra-rifugio-urbano-e-identita-contemporanea.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Come evolve il pastificio nato negli anni '80, oggi azienda leader di pasta surgelata in Italia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41173/dallitalia/come-evolve-il-pastificio-nato-negli-anni-80-oggi-azienda-leader-di-pasta-surgelata-in-italia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>In occasione della rassegna <em>La Cucina di Montagna</em>, andata in scena la scorsa settimana presso gli spazi di <em>Identit&agrave; Golose Milano</em>, abbiamo incontrato <strong>Andrea Bino</strong>, Marketing Manager di <a href="https://www.surgital.it/" rel="nofollow" target="_blank">Surgital</a>, prima azienda italiana di pasta fresca surgelata, con sede a Lavezzola in provincia di Ravenna, parte della Food Valley d&#39;Italia. Un&rsquo;opportunit&agrave;&nbsp;per conoscerne l&rsquo;evoluzione, le nuove tendenze sul&nbsp;mercato&nbsp;nazionale ed estero&nbsp;e le sfide del futuro.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Si parte innanzitutto da un&rsquo;importante razionalizzazione dell&rsquo;azienda che di recente ha &quot;sintentizzato&quot; ben 12 marchi iniziali,&nbsp;in tre brand principali: <em>Divine Creazioni</em>, la pasta fresca per la ristorazione di qualit&agrave;, <em>Pastificio Bacchini</em> (dal nome del fondatore dell&#39;azienda - assieme a sua moglie&nbsp;<strong>Romana Tamburini </strong>-,&nbsp;<strong>Edoardo Bacchini</strong>), una gamma completa di soluzioni divise tra paste, sughi e sfoglie per realizzare primi a regola d&rsquo;arte&nbsp;e, infine,&nbsp;<em>Fiordiprimi</em>, una linea di piatti pronti surgelati, mono e multiporzione. Muta anche il logo aziendale, ora una stilizzazione dei <em>garganelli</em>, la cui macchina fu brevettata per la prima volta proprio da <strong>Edoardo Bacchini</strong>.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>&laquo;Ciascuno dei nostri&nbsp;brand&nbsp;si impegna a carpire cosa&nbsp;funziona di pi&ugrave; in GDO:&nbsp;10 anni fa, per esempio, il trend che andava per la maggiore era quello del <em>biologico</em>; ora conserviamo ancora&nbsp;diverse referenze <em>bio</em>, sebbene la domanda non sia cos&igrave; preponderante. Lo&nbsp;stesso vale per il <em>plant-based</em>, soprattutto nell&rsquo;alta ristorazione, dove questa&nbsp;tipologia di prodotti&nbsp;ha sicuramente meno appeal,&nbsp;rappresentando perlopi&ugrave;&nbsp;un&rsquo;alternativa leggera&raquo;, dichiara <strong>Andrea Bino</strong>.</p>

<p>La vera costante di <em>Surgital</em>, invece, &egrave; il valore della <em>tradizione.</em>&nbsp;La missione dell&#39;azienda, infatti, &egrave; produrre&nbsp;pasta fresca surgelata su&nbsp;larga scala&nbsp;rimanendo <em>fedeli all&rsquo;esperienza artigianale</em> della pasta fatta a mano. Ragion per cui sono state sviluppate nel tempo macchine uniche che&nbsp;imitano con precisione i gesti delle mani dell&rsquo;uomo. &laquo;&Egrave; quella che a noi piace chiamare&nbsp;<em>intellingenza artigianale</em>: gesti umani, perpetuati nel tempo, che insegnano alla tecnologia&raquo;.</p>

<p>Continua <strong>Bino</strong>: &laquo;Nel corso degli anni ci siamo evoluti, eppure siamo sempre stati attenti a mantenere vivo il contatto con la tradizione; nell&rsquo;ultimo periodo, per esempio, ci siamo soffermati sulla miriade di formati&nbsp;regionali; penso a&nbsp;specialit&agrave; che non conoscevo&nbsp;come i <em>Troccoli pugliesi</em>, solitamente proposti in versione pasta secca,&nbsp;da noi interpretati&nbsp;come pasta fresca. Seguendo la stessa logica,&nbsp;presto ci saranno anche lo <em>Spaghettone XL</em> e la <em>Mezza manica, </em>entrambi freschi. Una soluzione che agevola notevolmente le tempistiche&nbsp;al ristorante, dimezzando&nbsp;i minuti di cottura&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Cosa ispira, invece, le nuove ricette di Divine Creazioni, brand premium di Surgital?</strong><br />
&laquo;Come dicevamo, studiamo attentamente quali siano gli ingredienti pi&ugrave; di tendenza, quelli&nbsp;pi&ugrave; &quot;gettonati&quot;&nbsp;nella grande distribuzione - che resta il nostro punto di riferimento&nbsp;-, per pensare a nuovi ripieni come quello attualmente in lavorazione a base di <em>stracciatella e basilico</em>, ingredienti molto amati, raccolti in una sfoglia sottile che esalta la farcia; stiamo anche lavorando su&nbsp;proposte <em>no lattosio</em>, introducendo gradualmente nei nostri cataloghi,&nbsp;simboli che prima non erano cos&igrave; presenti -&nbsp;i cosiddetti <em>free from</em> -, puntando sempre a ingredienti di primissima qualit&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Ciascuna nuova ricetta, d&#39;altronde, richiede un tempo di lavorazione piuttosto lungo, a partire dalla raccolta di input esterni messi insieme attraverso studi di mercato;&nbsp;quindi si procede con&nbsp;la selezione della migliore materia prima, fino agli assaggi per ricevere&nbsp;feedback: solo cos&igrave;, dopo circa 24 mesi, si giunge al prodotto finito. Esattamente come &egrave;&nbsp;accaduto con il <em>Bottone al gambero rosso</em> della linea <em>Divine Creazioni</em>, nato in sinergia con il<em> Team Italia del Bocuse d&rsquo;or</em>, aggiudicandosi il premio <em>Away from home - Innovazione di prodotto del Better Future Award</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Finora abbiamo parlato principalmente del mercato italiano. Come si sviluppa la presenza di Surgital sui mercati internazionali?</strong><br />
&laquo;Il&nbsp;fatturato di <em>Surgital</em> dai mercati esteri si prepara a superare quello nazionale; in Italia, invece, il mercato &egrave; quasi del tutto saturo, considerando che lavoriamo qui da sempre e&nbsp;che ora molti grossisti&nbsp;stanno creando una loro stessa linea di prodotti premium. L&rsquo;estero, poi, sar&agrave; un territorio da monitorare&nbsp;ulteriormente anche in vista del riconoscimento della <em>Cucina italiana quale Patrimonio immateriale dell&#39;Umanit&agrave; UNESCO</em>. Per noi rappresenta&nbsp;una grande opportunit&agrave;; ci abbiamo creduto&nbsp;sin dall&#39;inizio&nbsp;collaborando in maniera attiva con <a href="https://www.casartusi.it/it/" rel="nofollow" target="_blank">Casa Artusi</a>, fondazione a servizio delle Istituzioni per la promozione e la diffusione della cultura artusiana e della buona tavola. Quali sono i prodotti pi&ugrave; scelti fuori dai confini italiani? Meno ricette a base pesce e formati locali, poco conosciuti, mentre trovano ampio spazio prodotti pronti in teglia da forno, come le lasagne, in grado di restituire nel piatto un senso di&nbsp;italianit&agrave;, senza alterare le ricette tradizionali. In Italia, invece, dei segnali&nbsp;interessanti arrivano soprattutto dal <em>catering di lusso</em>: sono diversi gli chef, anche stellati, che si rivolgono a noi per la pasta destinata a grandi banchetti, incontrando prodotti di alta qualit&agrave; che soddisfano&nbsp;la loro creativit&agrave;&raquo;.</p>

<p>E conclude <strong>Bino</strong>: &laquo;Il nostro focus, da sempre, &egrave; la <em>celebrazione della freschezza</em>, una parola che solo apparentemente entra&nbsp;in conflitto con il mondo dei surgelati, in realt&agrave; in grado di preservare la bont&agrave; originaria&nbsp;di un prodotto appena realizzato. D&#39;altronde la freschezza &egrave; anche&nbsp;caratteristica dominante&nbsp;della cucina italiana, veicolata da noi attraverso la pasta,&nbsp;vero simbolo del Bel Paese&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/divine-creazioni-a-identita-golose-milano-per-la-cucina-di-montagna.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41173/dallitalia/come-evolve-il-pastificio-nato-negli-anni-80-oggi-azienda-leader-di-pasta-surgelata-in-italia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Alta, BiBi, Humble Chicken, Lupa, Parakeet: cosa bolle di nuovo in pentola a Londra</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41166/guida-alla-guida/alta-bibi-humble-chicken-lupa-parakeet-cosa-bolle-di-nuovo-in-pentola-a-londra.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40699/ristoranti/alta.html" rel="nofollow">Alta</a></strong><br />
<em>Ground Floor, Kingly Ct, Carnaby</em><br />
<a href="https://alta-restaurant.com/" rel="nofollow">Alta</a><strong>&nbsp;</strong>&egrave; il nuovo ristorante di&nbsp;<strong>Rob Roy Cameron</strong>, allievo degli Adri&agrave; a elBulli e Tickets, che sceglie di voltare le spalle all&rsquo;avanguardia molecolare per tornare al fuoco e alla concretezza del prodotto. I sapori restano quelli della Spagna, ma lo chef ora guarda pi&ugrave; ai Paesi Baschi che alla Catalogna. La griglia, a vista nella sala al piano terra, &egrave; il cuore pulsante del locale: Alta non ha fornelli n&eacute; piani a induzione, tutto passa per brace o forno. [...] <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40699/ristoranti/alta.html">leggi tutta la scheda</a></strong><br />
[[ima2]]<br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40545/ristoranti/bibi.html">BiBi</a></strong><br />
<em>42 N Audley street</em><br />
Quando uno chef passa per le cucine di Mugaritz e porta sulle spalle una laurea in fisica a Oxford, non ci si pu&ograve; che aspettare un approccio anticonvenzionale, e in effetti l&rsquo;etichetta di cucina indiana progressiva non potrebbe essere pi&ugrave; adatta.&nbsp;<strong>Chet Sharma</strong>&nbsp;ha ideato&nbsp;<a href="https://www.bibirestaurants.com/" rel="nofollow">BiBi&nbsp;</a>come un luogo libero dai preconcetti della tradizione gastronomica delle proprie radici. La sala &egrave; un lungo ed elegante corridoio, le pareti adornate da decorazioni rajastane. Ci si pu&ograve; accomodare ai tavoli, ma l&rsquo;esperienza pi&ugrave; bella &egrave; al bancone, tra i profumi della griglia.&nbsp;[...] <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40545/ristoranti/bibi.html">leggi tutta la scheda</a></strong><br />
[[ima3]]<br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40740/ristoranti/humble-chicken.html">Humble Chicken</a></strong><br />
<em>54 Frith street</em><br />
Quando annunciarono la stella Michelin per&nbsp;<a href="https://www.humblechickenuk.com/" rel="nofollow">Humble Chicken</a>&nbsp;alla cerimonia del 2024, molti si chiesero &ldquo;ma come, quello &egrave; street food!&rdquo;. Dodici mesi dopo arriv&ograve; la seconda, confermando&nbsp;<strong>Angelo Sato</strong>&nbsp;come uno dei cuochi pi&ugrave; spregiudicati e innovativi di Londra. Il ristorante ha riaperto a giugno nella sua terza incarnazione (Humble Chicken 3.0), riducendo i posti allo chef&#39;s table da 20 a 13. Cresciuto in Giappone in quella che lui stesso chiama una &ldquo;setta&rdquo; (i Bambini di Dio), da madre tedesca a padre giapponese, Sato ha sempre fatto del gioco la sua firma. Il menu &egrave; un&nbsp;<em>omakase</em>&nbsp;in 17 passaggi che tiene insieme il paese del Sol Levante nelle tecniche e sapori, e il Regno Unito nel prodotto.&nbsp;[...] <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40740/ristoranti/humble-chicken.html">leggi tutta la scheda</a></strong><br />
[[ima4]]<br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41163/ristoranti/lupa.html">Lupa</a></strong><br />
<em>73 Highbury Park</em><br />
Fu la carbonara di&nbsp;<a href="https://www.piperoroma.it/" rel="nofollow">Pipero</a>&nbsp;a stregare&nbsp;<strong>Ed Templeton</strong>, gi&agrave; gestore di&nbsp;<a href="https://carousel-london.com/" rel="nofollow">Carousel</a>, il ristorante di Fitzrovia in cui, di settimana in settimana, chef da tutto il mondo presentano il proprio menu al pubblico londinese.&nbsp;<a href="https://www.lupa.restaurant/" rel="nofollow">Lupa</a>, come il nome suggerisce, si rif&agrave; alla cucina romana; quella pi&ugrave; classica, delle trattorie, ma riletta con leggerezza e cura contemporanea. Per farlo, Templeton e&nbsp;<strong>Theo James</strong>, il noto attore suo socio, si sono affidati allo chef&nbsp;<strong>Naz Hassan</strong>&nbsp;e il suo secondo&nbsp;<strong>Alessandro Boscolo</strong>.&nbsp;[...] <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41163/ristoranti/lupa.html">leggi tutta la scheda</a></strong><br />
[[ima5]]<br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40744/ristoranti/the-parakeet.html">The Parakeet</a></strong><br />
<em>256 Kentish Town road</em><br />
In mezzo al caos di Kentish Town Road si staglia&nbsp;<a href="http://www.theparakeetpub.com/" rel="nofollow">The Parakeet</a>, verde come il parrocchetto da cui prende il nome. All&#39;ingresso, &egrave; un pub british come deve essere: luci soffuse, comodi divani in pelle e una selezione molto seria di ale. Nel retro, la sala ristorante, dove boiserie e decorazioni art d&eacute;co creano un&rsquo;atmosfera di forte carattere, calda e raccolta. In cucina c&rsquo;&egrave;&nbsp;<strong>Ben Allen</strong>, che si &egrave; formato tra lo Steirereck di Heinz Reitbauer e il Brat di Tomos Parry. In un anno, mettendo al centro del suo lavoro materia prima e fuoco, ha portato questo gastropub di quartiere fino al numero 55 della Top 50 Gastropub.&nbsp;[...] <strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40744/ristoranti/the-parakeet.html">leggi tutta la scheda</a></strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/alta-london.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41166/guida-alla-guida/alta-bibi-humble-chicken-lupa-parakeet-cosa-bolle-di-nuovo-in-pentola-a-londra.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/guida-alla-guida.html">207</category>			</item>			<item>				<title>La Nuova Roma è un inno alla golosità bolognese</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41170/cibi-divini/la-nuova-roma-e-un-inno-alla-golosita-bolognese.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Amate la tradizione bolognese? Perfetto. Prenotate alla <em>Nuova Roma</em>, aperta nel 1968 e giunta a noi in tutto il suo splendore goloso rossobl&ugrave;, non pensate affatto a carbonare e amatriciane. Il riferimento &egrave; Zola Predosa e le colline alle sue spalle, anche se il comune sarebbe Sasso Marconi da non considerare perch&eacute; vi porterebbe fuori strada. Morale: usate con attenzione il navigatore. A essere precisi, la creatura della famiglia <strong>Nanni</strong>, in particolare le sorelle <strong>Marinella</strong> e <strong>Patrizia</strong>, cucina quest&rsquo;ultima con il nipote <strong>Omar</strong> a governare sala e cantina (superba), se ne sta in via Oliveta 87 lungo la strada per Calderino, info e prenotazioni</p>

<p>[[ima2]]+39.051.6760140, info@ristorantenuovaroma.it, chiuso per turno marted&igrave; e mercoled&igrave;.</p>

<p>Oggi, la<em> Nuova Roma</em> vede le sorelle <strong>Nanni</strong>, <strong>Marinella</strong> e <strong>Patrizia</strong>, mandare avanti il locale con la stessa passione e amore tramandato loro dai genitori. In cucina le preparazioni sono di <strong>Patrizia</strong> e di <strong>Elvina</strong>, la moglie di <strong>Omar</strong>. La sala invece &egrave; il regno di <strong>Marinella</strong> e di suo figlio <strong>Omar</strong>, appena citato. Tutti fedeli agli insegnamenti di quelli che chiamano i &ldquo;Nonni maestri&rdquo;.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]Sul biglietto da visita &egrave; scritto La tradizione, il territorio, le stagioni e adesso &egrave; il momento dei funghi, in insalata, trifolati, alla brace. Una domenica, l&rsquo;ultima di settembre, nel segno dei Panini di str&egrave;ia con mortadella artigianale; Insalata di porcini, sedano e parmigiano; Tortellini in brodo di manzo e gallina&hellip; e questa &egrave; la loro morte; Tagliatelle con rag&ugrave; di prosciutto da rinascere in orbita attorno al globo; Strette (alias tagliatelle, ndr) bollite nel brodo con funghi galletti; La brace, un ricco misto con salsiccia, fegatelli, tagliata, pancetta, capocollo e castrato (almeno per due persone); Gelato alla crema affogato nel caff&egrave;. Una certezza: <em>Bont&agrave; t&ograve;t i d&eacute;</em>, tutti i giorni.</p>

<p>Trascrivo: &laquo;La tradizione, il territorio, le stagioni. La tradizione che&hellip; per noi &egrave; la cucina bolognese perch&eacute;, negli anni ci &egrave; stata tramandata con amore, convinzione e passione. Il Territorio&hellip; che &egrave; l&rsquo;Emilia Romagna perch&eacute; ci permette di dare identit&agrave; e tipicit&agrave; ai piatti da noi eseguiti cercando di trasmettere i sapori bolognesi di una volta. Crediamo nella nostra tradizione e cerchiamo di trasmettervela, rispettandola per quello che si &egrave; stato insegnato con amore dai nostri &ldquo;nonni maestri&rdquo;&raquo;.</p>

<p>Se avete dei dubbi sulla golosit&agrave; della cucina bolognese svaniranno se vi fermate qui, pranzo o cena l&rsquo;effetto &egrave; assicurato, meglio ancora se prenotate, ad esempio per non perdervi le Lasagne verdi alla bolognese (minimo per 6 persone).La carta riporta tante voci e questo stupisce molte persone perch&eacute; i pi&ugrave; associano la tradizione a una scarsit&agrave; di idee e di conseguenti esecusioni. Qui non &egrave; affatto cos&igrave;. Prendiamo in considerazione le strie che non sono delle tagliatelle, bens&igrave; delle tipiche focacce sottili e croccanti emiliane, in particolare modenesi, anticamente usate per testare la temperatura del forno a legna, Si distingue per la sua consistenza croccante, spesso condita on olio, strutto e sale, ideale da gustare da sola, come sostituto del pane o con salumi, nel mio ultimo caso, poco prima di Natale, con mortadella artigianale <em>Simona</em>. Manca poco alle Olimpiadi di Milano e Cortina, cos&igrave; scendo zigzagando tra diverse voci della carte, le pi&ugrave; brillanti come deve essere uno slalom a cinque cerchi. &ldquo;Tortellini in brodo di manzo e gallina&hellip; Ma noi ve li facciamo anche alla Panna. Non chiedetici i tortellini al rag&ugrave;, tanto non ve li facciamo perch&eacute; il tortellino va rispettato. Spaghetti al Tonno. E <em>l&agrave;sa chi d&egrave;gan</em>&hellip; questo &egrave; il vero spaghetto alla Bolognese. Cotoletta alla Bolognese e, in alterntiva, Cotoletta Sbagliata, senza il re prosciutto, ma con la regina mortadella. La Bistecca, ovvero una Fiorentina alla brace spessa almeno tre dita altrimenti &egrave; un paillard, un taglio che, personalmente, ho sempre detestato sia per la consistenza sia per il sapore.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/nuova-roma-facciata-2025.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41170/cibi-divini/la-nuova-roma-e-un-inno-alla-golosita-bolognese.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/14/cibi-divini.html">14</category>			</item>			<item>				<title>C'è un italiano dietro al ristorante d'Egitto che ha trionfato ai Mena 50Best</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41172/dal-mondo/ce-un-italiano-dietro-al-ristorante-degitto-che-ha-trionfato-ai-mena-50best.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; molta Italia dietro al ristorante egiziano che, tra la sorpresa dei pi&ugrave;, ha conquistato il primo posto assoluto alla <a href="https://www.theworlds50best.com/mena/en/" rel="nofollow">Middle East &amp; North Africa&rsquo;s 50 Best Restaurants</a>, battendo i favoritissimi della vigilia - e ben pi&ugrave; noti a livello internazionale - <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36457/ristoranti/orfali-bros.html">Orfali Bros</a> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36458/ristoranti/tresind-studio.html">Tr&egrave;sind Studio</a>, entrambi a Dubai e che da tre edizioni spadroneggiavano in classifica, il primo sempre primo (scusate il bisticcio) e il secondo sempre secondo, peraltro con ruoli poi invertiti nella <a href="https://www.theworlds50best.com/" rel="nofollow">50Best mondiale</a>, dove <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30614/chef-e-protagonisti/himanshu.html">Himanshu Saini</a> (<em>Tr&egrave;sind</em>) vanta dieci lunghezze di vantaggio sui fratelli <strong>Mohammad, Wassim</strong> e <strong>Omar Orfali</strong>. C&rsquo;&egrave; molta Italia, dicevamo: ha il volto prima quasi incredulo, poi orgoglioso di <strong>Giovanni Bolandrini</strong>, classe 1962, origini calabresi, patron del trionfatore <a href="https://khufus.com/" rel="nofollow">Khufu&rsquo;s</a>, ristorante di cucina egiziana contemporanea situato all&rsquo;interno del perimetro del complesso delle Piramidi di Giza, con una vista diretta e &ldquo;frontale&rdquo; sulle piramidi - &egrave; la prima volta che il&nbsp;<em>50Best Mena</em> (acronimo per <em>Middle East &amp; North Africa</em>, ossia &ldquo;Medio Oriente e Nord Africa&rdquo;), giunto alla sua quinta edizione, sfugge al dominio della ricchissima Dubai.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]<strong>Bolandrini</strong>, dunque. E con lui lo chef <strong>Mostafa Seif</strong>, certo. Ma <strong>Bolandrini</strong> soprattutto: nato davanti al mare di Squillace (Catanzaro), emigrato da giovane con la famiglia a Bergamo ma poi professionalmente cittadino del mondo (&laquo;Sono uno zingaro&raquo;), a lungo imprenditore nel mondo della moda, a Londra, poi attratto da quello della ristorazione come fondatore (&laquo;A 55 anni!&raquo;) di <a href="https://pier88group.com/" rel="nofollow">Pier88 Group</a>, oggi tra le societ&agrave; leader nella ristorazione di livello e nell&#39;ospitalit&agrave; in Egitto, con una ventina di ristoranti nel proprio portafoglio, &laquo;io sono chairman di dieci di essi&raquo;.</p>

<p>Racconta: &laquo;Avevo gi&agrave; un po&rsquo; di locali quando mi proposero di aprire un&rsquo;insegna anche a Giza, in una struttura proprio davanti alle piramidi. Accettai, nonostante l&rsquo;edificio fosse un disastro&raquo;. Si trattava quindi di decidere che tipo di cucina proporre: quella libanese, che va per la maggiore nell&rsquo;area? Quella siriana? Quella marocchina? Uno stile internazionale? Francese? Cinese? O magari proprio una cucina italiana, viste le origini di <strong>Bolandrini</strong>? &laquo;Tutti mi avanzavano queste ipotesi, io non capivo. Dicevo tra me e me:&nbsp;l&rsquo;Egitto &egrave; gi&agrave; pieno di ristoranti di questo tipo, che senso ha aprirne un altro? E perch&eacute; nessuno pensa invece a un ristorante di cucina egiziana?&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]L&rsquo;inaugurazione di <a href="https://khufus.com/" rel="nofollow">Khufu&rsquo;s</a> &egrave; del settembre 2022: propone appunto una cucina definita &ldquo;egiziana contemporanea&rdquo;, il che rischia di chiarirci poco le idee. Chiediamo dunque al patron;&nbsp;lui ci spiega che la cucina egiziana tradizionale - ovviamente con tratti in comune con quella delle aree vicine nordafricane e mediorientali - prevede una forte componente vegetale, largo uso di legumi (fave, lenticchie), cereali (grano, riso) e verdure, con pollo e pesce importanti ma non onnipresenti; a caratterizzarla rispetto alle altre &egrave; per&ograve; un gusto pi&ugrave; marcato, pi&ugrave; piccante, quindi abbondanza di aglio, di limone, di spezie calde (cumino o coriandolo), con una bella spinta su acidit&agrave; e contrasti tra morbido e croccante. &laquo;Per farla breve - dice <strong>Bolandrini</strong> - diciamo cos&igrave;: quando in Egitto cucinano un pesce, lo &ldquo;coprono&rdquo; cos&igrave; tanto di sapori che ai nostri occhi lo rovinano. Noi recuperiamo quelle note aromatiche ma le attenuiamo, le rendiamo eleganti. Usiamo l&rsquo;olio extravergine d&rsquo;oliva italiano, per dire. Portiamo cos&igrave; la cucina egiziana nella contemporaneit&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]<strong>Bolandrini</strong> in Egitto &egrave; ormai di casa, lo frequenta da un quarto di secolo, ci vive stabilmente da dieci anni. A farglielo conoscere bene &egrave; stato un suo socio in affari di lunga data (&laquo;Lo avevo conosciuto ai tempi di Londra, era un mio cliente&raquo;) nonch&eacute; adesso partner anche di <em>Pier88 Group</em>, ossia <strong>Naguib Sawiris</strong>, egiziano di fede cristiano copta, uomo d&rsquo;affari ben conosciuto anche in Italia come proprietario - tra il 2005 e il 2020 - dell&rsquo;azienda di telecomunicazioni <em>Wind</em>, nonch&eacute; di <em>Seat Pagine Gialle</em> e di <em>Italiaonline</em>, societ&agrave; che detiene tuttora. Secondo <em>Forbes</em> &egrave; uno degli uomini pi&ugrave; ricchi d&#39;Africa con un patrimonio netto stimato, nel 2025, di 5 miliardi di dollari.</p>

<p>[[ima7]]L&rsquo;altro incontro importante, nella vita di <strong>Bolandrini</strong> imprenditore della ristorazione, &egrave; stato quello con lo chef <strong>Mostafa Seif</strong>, la cui cucina oggi ha trionfato al <em>Mena 50Best</em>. Avvenne cos&igrave;: &laquo;Avevo licenziato uno chef italiano dal mio locale di Almaza Bay, sul mare, non lontano dal confine libico. Cercavo un sostituto e mi si present&ograve; davanti <strong>Mostafa</strong>: era reduce da esperienze in Francia ma voleva tornare definitivamente in Egitto. Per essere a quel colloquio s&rsquo;era fatto pi&ugrave; di 500 km di strada su un&rsquo;auto scassatissima, senza aria condizionata, in giorni di caldo micidiale. Gli dissi: &ldquo;Sei dei nostri, anche solo per la passione e la determinazione che mi hai appena dimostrato&quot;&raquo;. Al <em>Khufu&rsquo;s</em>, <strong>Seif</strong> parte dalle radici culinarie e dalla tavola rurale della sua infanzia, per poi condurle lungo nuove vie. Propone piatti come il <em>Mu&#39;ammar rice</em>, riso egiziano al forno servito con manzo affumicato brasato sulla brace; o l&#39;<em>Anatra del Faraone</em>, ovvero&nbsp;anatra in crosta di dukkah, freekeh, purea di arancia e albicocca e salsa d&#39;anatra.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]Chef <strong>Mostafa Seif </strong>rilegge anche il <em>koshari</em>, simbolo culinario egiziano ufficialmente inserito nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell&#39;Umanit&agrave; UNESCO nel dicembre 2025, al pari della cucina italiana come ben sappiamo: si tratta di un piatto vegano a base di riso, lenticchie, pasta (la <em>mefatela</em>, preparazione locale a base di grano), ceci e una ricca salsa di pomodoro. &laquo;La nostra reinterpretazione rende omaggio a questo classico incorporando alcuni elementi degli ingredienti chiave, offrendo al contempo un tocco sofisticato con uova di quaglia, pomodorini freschi e ceci fritti croccanti&raquo;.</p>

<p>Tre cose interessanti. La prima: <em>Khufu&rsquo;s</em> apre gi&agrave; al mattino, per il breakfast, e chiude dopo il pranzo, mentre per la sera &egrave; disponibile il nuovo <em>Khufu&rsquo;s Bistro</em> al piano di sopra, con una carta pi&ugrave; snella. Seconda:&nbsp;i prezzi sono ragionevolissimi, il menu degustazione pi&ugrave; ampio costa una quarantina di euro. Terza cosa, incredibile: <em>Khufu&rsquo;s</em> fa 500, a volte persino 600 coperti al giorno, colazione compresa! Prova dell&rsquo;abilit&agrave; di <strong>Bolandrini</strong> come imprenditore, oggi titolare, oltre che dei marchi <em>Khufu&rsquo;s, Khufu&rsquo;s Bistro</em> e <em>Pier88</em>, anche di <em>Italiano</em> e di <em>Don Bisho</em>, nuova pizzeria a Il Cairo.</p>

<p>[[ima2]]Tornando alla quinta edizione dei <em>Middle East &amp; North Africa&rsquo;s 50 Best Restaurants</em>, che si &egrave; tenuta al magnifico <a href="https://www.mandarinoriental.com/en/abu-dhabi/emirates-palace" rel="nofollow">Emirates Palace Mandarin Oriental</a> di Abu Dhabi, qualche altro risultato. Intanto, gioiamo per il ventiquattresimo posto (dal 32&deg; dello scorso anno) di <em>Sesamo</em>, il ristorante degli <strong>Alajmo</strong> - con chef <strong>Riccardo Barni</strong> - nell&#39;elegante hotel <strong>Royal Mansour Marrakech</strong>. Poi, <strong>Himanshu Saini</strong> di <em>Tr&egrave;sind Studio</em> ha conquistato il Chefs&rsquo; Choice Award, votato dai colleghi, a conferma del suo ruolo centrale nella ridefinizione della cucina indiana contemporanea. A <strong>Omar</strong> e <strong>Wassim Orfali</strong> &egrave; andato il Best Pastry Chef Award; <strong>Sara Aqel</strong> &egrave; la Best Female Chef per il suo lavoro ad Amman, mentre <strong>Salam Dakkak</strong> riceve il Sevenrooms Icon Award per il suo impegno culturale a favore della gastronomia palestinese. Il Sustainable Restaurant Award &egrave; andato a <em>Farmers</em> di Marrakech; l&rsquo;Art of Hospitality Award &egrave; stato attribuito a <em>La Grande Table Marocaine</em> al <em>Royal Mansour Marrakech</em>, a consegnarlo sul palco &egrave; stato il nostro <strong>Mauro Uliassi</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Qui una suddivisione geografica dei ristoranti pi&ugrave; acclamati:<br />
<strong>Miglior ristorante in Egitto</strong>: <em>Kufu&rsquo;s</em> a Giza (1&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante negli Emirati Arabi Uniti</strong>: <em>Kinoja</em> a Dubai (2&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Libano</strong>: <em>Beihouse</em> a Beirut (5&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Arabia Saudita</strong>: <em>Kuuru</em> a Gedda (6&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Marocco</strong>: <em>Table 3</em> a Casablanca (11&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Kuwait</strong>: <em>Cantina</em> a Kuwait City (18&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Giordania</strong>: <em>Shams El Balad</em> ad Amman (26&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Qatar</strong>: <em>Idam</em> a Doha (44&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Tunisia</strong>: <em>Le Golfe</em> a La Marsa (46&deg; posto assoluto)<br />
<strong>Miglior ristorante in Bahrein</strong>: <em>Lyra</em> a Manama (48&deg; posto assoluto)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>QUI L&#39;INTERA LISTA</strong>&nbsp;[[ima10]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/mena50br26-no1-shot-low-res.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41172/dal-mondo/ce-un-italiano-dietro-al-ristorante-degitto-che-ha-trionfato-ai-mena-50best.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Akira Back al W Florence: adrenalina e gochujang nel cuore di Firenze</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41169/dallitalia/akira-back-al-w-florence-adrenalina-e-gochujang-nel-cuore-di-firenze.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Firenze succede una cosa curiosa. Una citt&agrave; che da secoli misura tutto con il metro della storia si ritrova improvvisamente a fare i conti con un uomo che viene dalla neve, dal rumore delle tavole sul ghiaccio e da una cucina che non ha mai creduto nei confini. <strong>Akira Back</strong> arriva in Italia senza chiedere permesso e senza travestirsi da italiano. E forse &egrave; proprio questo il punto.</p>

<p>Per capire cosa rappresenta davvero l&#39;apertura di <a href="https://www.akirabackflorence.com/" rel="nofollow">Akira Back Firenze</a> bisogna smettere di contare le stelle, i ristoranti, le citt&agrave; toccate come bandierine su una mappa. Quello che interessa &egrave; il movimento. <strong>Back</strong> non &egrave; uno chef che si &egrave; seduto sul proprio successo ma uno che continua a scendere a valle a tutta velocit&agrave;. Lo ha fatto letteralmente per anni da snowboarder professionista, lo fa oggi in cucina con lo stesso atteggiamento da atleta che non ama la linea retta ma le traiettorie audaci.</p>

<p>[[ima2]]Nato a Seul e cresciuto ad Aspen, <strong>Back</strong> &egrave; il prodotto di una biografia scomposta. Asia e America, disciplina e cultura pop, tecnica giapponese e istinto coreano. Quando entra nel mondo della ristorazione non lo fa per eredit&agrave; o per tradizione ma per fame vera, quella che nasce dopo aver cambiato vita. Il primo ristorante a Las Vegas, dentro il <em>Bellagio</em>, &egrave; gi&agrave; una dichiarazione di intenti: cucina giapponese s&igrave;, ma senza reverenza. Da l&igrave; in poi il modello si moltiplica, evolve, si adatta. Londra gli regala una stella Michelin, il mondo gli regala un pubblico che riconosce la sua firma prima ancora del logo.</p>

<p>[[ima3]]Firenze arriva tardi ma arriva nel momento giusto. Non &egrave; un&#39;operazione nostalgia, non &egrave; un esercizio di stile orientale dentro una citt&agrave;-museo. <em>Akira Back Firenze</em> nasce dentro il <em>W Florence</em>, hotel che occupa un edificio brutalista del 1968 e lo trasforma in un manifesto di modernit&agrave; consapevole. Qui l&#39;idea di lusso non &egrave; silenziosa ma vibrante, giovane, permeabile alla citt&agrave;. E la cucina di <strong>Back</strong> ci sta dentro come un colpo di pennello acceso su una tela gi&agrave; importante.</p>

<p>[[ima4]]Il menu &egrave; una mappa del suo mondo. Crudi che non cercano la purezza assoluta ma l&#39;equilibrio tra acidit&agrave;, grassezza e spezie. Marinature costruite come se fossero riff musicali, riconoscibili dopo pochi secondi. Il <em>miso</em> diventa carezza o schiaffo a seconda del piatto, il <em>gochujang</em> smette di essere un ingrediente esotico e diventa grammatica. C&#39;&egrave; ironia, come nei <em>tacos</em> che flirtano con Firenze usando il pomodoro arrosto al posto dell&#39;ennesimo agrume. C&#39;&egrave; opulenza dichiarata, come nel <em>wagyu</em> servito senza sensi di colpa. E c&#39;&egrave; anche una sorprendente attenzione vegetale che arriva da un passato poco raccontato ma fondamentale, quello dello studio della cucina buddhista, dove il limite non &egrave; una rinuncia ma un esercizio creativo.</p>

<p>[[ima5]]Mangiare da <em>Akira Back</em> non &egrave; un&#39;esperienza meditativa n&eacute; un percorso iniziatico. &Egrave; piuttosto un gioco serio. Si condivide, si assaggia, si passa da un piatto all&#39;altro con curiosit&agrave;. &Egrave; cucina che non chiede silenzio ma attenzione. E soprattutto non chiede di essere capita fino in fondo, solo di essere vissuta.</p>

<p>[[ima6]]Anche la sala racconta questa filosofia. I piatti decorati a mano dalla madre dello chef, artista coreana, portano in tavola una dimensione intima che spezza la patina internazionale del progetto. Le opere alle pareti dialogano con un design che guarda agli Anni Sessanta e Settanta italiani senza scivolare nel vintage di maniera. Tutto &egrave; pensato per evitare l&#39;effetto copia-incolla che spesso accompagna le grandi firme globali.</p>

<p>[[ima7]]Alla fine la domanda non &egrave; se <em>Akira Back</em> piacer&agrave; a Firenze. La citt&agrave; &egrave; abituata a giudicare, metabolizzare, assorbire. La vera questione &egrave; un&#39;altra: quanto Firenze &egrave; pronta a lasciarsi provocare da una cucina che non chiede di essere normalizzata. <strong>Back</strong> non viene a insegnare nulla e non viene a imparare tutto. Viene a dialogare. Con la sua storia irregolare, con i suoi piatti energici, con un&#39;idea di ristorazione che preferisce l&#39;adrenalina alla nostalgia.</p>

<p>In una citt&agrave; che ha fatto del Rinascimento una forma mentale prima ancora che artistica, forse serviva proprio uno snowboarder coreano-americano per ricordare che il vero lusso, oggi, &egrave; il movimento.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/akira-back.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41169/dallitalia/akira-back-al-w-florence-adrenalina-e-gochujang-nel-cuore-di-firenze.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La pera dell'Emilia Romagna IGP interpretata in due ricette squisite di Tommaso Zoboli</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41167/ricette-dautore/la-pera-dellemilia-romagna-igp-interpretata-in-due-ricette-squisite-di-tommaso-zoboli.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RUBEDO TARTE TATIN E VANIGLIA</strong> con pera Conference<br />
<em>Ingredienti</em></p>

<p><em>Per le pere Conference</em><br />
5 Pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Conference<br />
200 g di zucchero<br />
50 g di acqua<br />
1 bacca di vaniglia<br />
20 g di marsala<br />
Succo di 3 arance<br />
1 noce di burro</p>

<p><em>Per la cialda di latte</em><br />
500 ml di latte<br />
50 g di zucchero<br />
30 g di kudzu<br />
Oro in polvere q.b.</p>

<p><em>Per la sbrisolona mantovana</em><br />
300 g di farina<br />
75 g di farina mais<br />
150 g di zucchero<br />
150 g di burro<br />
2 g di sale<br />
15 g di grappa<br />
150 g di mandorle<br />
Mezzo uovo</p>

<p><em>Per la crema pasticcera</em><br />
180 g di tuorli<br />
200 g di zucchero<br />
40 g di amido di mais<br />
1 bacca di vaniglia<br />
500 g di latte</p>

<p><em>Per la pasta di pinoli salata</em><br />
100 g di pinoli sgusciati<br />
10 g di panna fresca<br />
Sale q.b.</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per le pere Conference</em><br />
Le pere Conference sono adatte per la glassatura grazie al loro sapore dolce e alla polpa che diventa fondente. Tagliarle a fette di circa 3 cm;&nbsp;col coppapasta ricavare dei dischi di 6 cm e togliere il torsolo. Fare un caramello con lo zucchero e sfumarlo con succo d&rsquo;arancia, acqua, marsala e vaniglia. Mettere in un sacchetto sottovuoto le pere con la bagna e il burro, cuocerle a 100&deg;C in forno a vapore per un&#39;ora, quindi ridurre la bagna delle pere in padella fino a glassarle.</p>

<p><em>Per la cialda di latte</em><br />
Bollire gli ingredienti in un pentolino mescolando, far raffreddare, poi sbattere con la frusta ottenendo un impasto liscio: stenderlo in dischi di 7 cm su un silpat ed essiccare a temperatura ambiente per una notte. Una volta secchi, infornarli a 140&deg;C fino a doratura e ancora caldi, con la pistola da zucchero, dare loro una forma con lo stampo a pressione. Da freddi, rifinirli con oro in polvere.</p>

<p><em>Per la sbrisolona mantovana</em><br />
Sabbiare il burro freddo in planetaria con lo zucchero, aggiungere la farina, la farina di mais e il resto degli ingredienti, poi cuocere a 170&deg;C per 40 minuti.</p>

<p><em>Per la crema pasticcera</em><br />
Unire tuorlo e zucchero all&rsquo;amido setacciato, versare&nbsp;il latte caldo e cuocere&nbsp;fino a bollore.</p>

<p><em>Per la pasta di pinoli</em><br />
Tostare i pinoli e frullarli caldi fino a ridurli in pasta, unendo poi sale e panna fresca.</p>

<p><em>Per la composizione finale</em><br />
Impiattare con l&#39;aiuto di un coppapasta: alla base aggiungere la sbrisolona ridotta in polvere, la pera calda e al suo interno aggiungere la pasta di pinoli, poi la crema pasticcera e la cialda dorata.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>CARPACCIO DI WAGYŪ, MANDORLA E CAMOMILLA </b>con pera Kaiser<br />
[[ima2]]<em>Ingredienti</em><br />
1 Pera dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Kaiser<br />
1 controfiletto di Wagyū<br />
15 g di colatura di alici<br />
150 g di olio di camomilla<br />
11 g di succo di limone<br />
30 g di miele<br />
50 g di camomilla infusa<br />
Sale di Maldon q.b.<br />
Mandorle tostate q.b.</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Fare un dressing alla camomilla con colatura d&#39;alici, olio di camomilla, succo di limone, miele e camomilla infusa per 5 minuti in acqua calda, tutto&nbsp;passato&nbsp;al setaccio, e mettere in un biberon. Tagliare da freddo con l&rsquo;affettatrice una fetta di controfiletto di Wagyū in A3 molto sottile.</p>

<p><em>Per la composizione finale</em><br />
Su un piatto caldo adagiare la fetta di Wagyū e condire con sale di Maldon e il dressing alla&nbsp;camomilla ben miscelato. Completare il piatto con le mandorle tostate grattugiate e una pera Kaiser tagliata fresca a piccoli cubetti. La Kaiser &egrave;, infatti, una delle migliori pere da utilizzare in cucina, ottima specialmente se consumata fresca.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-ricetta-pera-tommaso-zoboli-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41167/ricette-dautore/la-pera-dellemilia-romagna-igp-interpretata-in-due-ricette-squisite-di-tommaso-zoboli.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Mangiare bene in Val di Fiemme: guida agli indirizzi golosi per le Olimpiadi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41131/dallitalia/mangiare-bene-in-val-di-fiemme-guida-agli-indirizzi-golosi-per-le-olimpiadi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il percorso verso le Olimpiadi in Val di di Fiemme ha una doppia diramazione per quanti transitano da Trento verso le zone delle gare: imboccando la Valle di Cembra oppure salendo da Egna verso Cavalese e i centri agonistici. Ecco alcune segnalazioni, divise per aree di transito. (La Val di Fiemme casca a fagiuolo per i Giochi invernali:&nbsp;Cembra &egrave; &egrave; la sede originaria italiana della squadra di curling, il cui capitano &egrave; il cembrano <strong>Amos Mosaner</strong>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DA TRENTO, SALENDO LA VALLE DI CEMBRA</strong><br />
[[ima2]]<strong><a href="https://www.pilzer.it/" rel="nofollow">Distilleria Pilzer</a> -&nbsp;Faver</strong><br />
Qui sono prodotte grappe sopraffine e&nbsp;il gin pi&ugrave; iconico delle Alpi (<strong>Bruno Pilzer</strong> ne &egrave; stato uno dei primissimi e autorevoli produttori). La distilleria &egrave; impegnata pure nella lavorazione di brandy e di whisky.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong><a href="https://www.pojeresandri.com/" rel="nofollow">Acetaia Pojer&amp; Sandri</a> - Cembra</strong><br />
Una gamma incredibile di aceti di vino e di frutta, prodotti con grande cura in uno dei masi pi&ugrave; suggestivi, il Maso Besleri, situato sulla ripida sponda dell&rsquo;Avisio. Con qualche stanza disponibile come agriturismo...</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]<strong><a href="https://www.macelleriazanotelli.it/" rel="nofollow">Macelleria Gastronomia Zanotelli</a> - Cembra</strong><br />
Azienda artigianale per la trasformazione delle carni in speciali lucaniche e in tutta una serie di salumi d&#39;eccellenza.</p>

<div>
<p>&nbsp;</p>
</div>

<p><strong>DA EGNA VERSO LE OLIMPIADI BIANCHE</strong><br />
[[ima5]]<strong><a href="https://www.mannaresort.it/" rel="nofollow">Resort Manna</a> -&nbsp;Montagna</strong><br />
Un esclusivo hotel a 5 stelle realizzato dalla famiglia del grande vignaniolo&nbsp;<strong>Franz Haas</strong>, con le migliori proposte per un soggiorno tra&nbsp;alta cucina e tanto relax.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima6]]<strong><a href="https://www.dorfner.it/it/" rel="nofollow">Dorfnerhof</a> - Montagna</strong><br />
Locanda assolutamente imperdibile, ricavata in un maso agricolo e gestita dalla famiglia <strong>Vescoli</strong> con grandissima attenzione. Cibo nostrano, materie prime di propria produzione, grande cura alla vera tipicit&agrave; sudtirolese.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima7]]<strong><a href="https://www.kuerbishof.it/it/index.php" rel="nofollow">K&uuml;rbishof</a> - Anterivo</strong><br />
Storica osteria sul crinale che lega la Valle di Cembra a quella di Fiemme: il&nbsp;locale &egrave; gestito della famiglia <strong>Varesco</strong>, pap&agrave;, mamma e due figli, tutti impegnati nella proposta di pietanze schiette e preparate con maestria e cura del dettaglio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima8]]<strong><a href="https://www.caffedianterivo.it/it/home-it/" rel="nofollow">Caff&egrave; di Anterivo</a> - Anterivo</strong><br />
&Egrave;&nbsp;il surrogato del tradizionale caff&egrave;, ottenuto dai lupini <em>Lupinus Pilosus</em> seguendo una procedura contadina tramandata da secoli. Una schiera di agricoltori lo produce e distribuisce nei locali della vallata, <a href="https://www.caffedianterivo.it/it/home-it/" rel="nofollow">vedi qui</a>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima9]]<strong><a href="https://www.troticolturavinante.it/it" rel="nofollow">Troticoltura Vinante</a> - Cavalese</strong><br />
Acquacoltura alpina in localit&agrave; Masi di Cavalese:&nbsp;produzione ittica molto ecocompatibile, con trote proposte nel loro locale, una caratteristica struttura in legno attigua alle vasche del pesce, sul greto dell&rsquo;Avisio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima10]]<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12852/ristoranti/el-molin.html">El Molin</a> - Cavalese</strong><br />
<strong>Alessandro Gilmozzi</strong> &egrave; un vero uomo di montagna. Per lui il foraging &egrave; sempre stato uno stile di vita, ancor prima che diventasse un trend internazionale nordico. Uno chef di cuore, che ha fatto scuola, visto che i suoi allievi sono tanti e ricordano sempre con piacere i mesi al suo fianco... (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12852/ristoranti/el-molin.html">Leggi qui l&#39;intera recensione</a>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima11]]<strong><a href="https://www.hotelorsogrigio.it/" rel="nofollow">Orso Grigio</a> - Cavalese</strong><br />
Storico albergo recentemente ristrutturato nel cuore del paese. La&nbsp;cucina &egrave; gestita dal giovane <strong>Luca Caviola</strong>, fiemmese doc, con esperienze internazionali, deciso a potenziare l&rsquo;offerta gastronomica con grande invettiva e altrettanta dedizione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima12]]<strong><a href="https://www.masosantalibera.com/" rel="nofollow">Maso Santa Libera</a> -&nbsp; Tesero</strong><br />
Azienda zootecnica con strutture agrituristiche per la ristorazione e ospitalit&agrave;, ma specializzata nell&rsquo;allevamento di vacche Grigio Alpina. Produce formaggi nostrani, yogurt e tutta una serie di salumi, nonch&eacute; carni bovine di propria macellazione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima13]]<strong><a href="https://www.terrealtre.org/" rel="nofollow">Terre altre</a> - Tesero</strong><br />
Cooperativa sociale impegnata nella coltivazione di piante officinali - una sessantina diverse di cereali, lino, poi mele, susine e altre ancora - con un pollaio per proporre uova decisamente ecosostenibili.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima14]]<strong><a href="https://www.facebook.com/maso.doss.bio" rel="nofollow">Azienda Agricola Maso Doss</a> - &nbsp;Capriana</strong><br />
Micro azienda biologica gestita da <strong>Chiara Corradi</strong>, una giovane ragazza balzata agli onori della cronaca gastronomica per la sua produzione di zafferano. Coltiva ortaggi e cura le api per ottenere miele sopraffino.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima15]]<strong><a href="https://biotrotadolomiti.com/" rel="nofollow">Biotrota Dolomiti</a> &nbsp;- Predazzo</strong><br />
Oltre 70 anni di esperienze in acquacoltura e tra le prime aziende italiane a puntare sul biologico.&nbsp;Propone trote davvero guizzanti e una serie di prodotti a base di trota; filetto affumicato, bocconcini marinati e rag&ugrave;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima16]]<strong><a href="https://www.malgacerin.it/" rel="nofollow">Malga Cerin</a> - Tesero</strong><br />
Azienda agricola che alleva mucche, maiali, pecore, oche e galline, impegnata nella trasformazione del latte in formaggi nostrani e salumi tipici.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima17]]<strong><a href="https://www.dolomitibiohemp.com/" rel="nofollow">Dolomiti BioHemp</a> - Predazzo</strong><br />
Sperimentale quanto insolita azienda specializzata nella coltivazione della canapa per ottenere speciali oli a&nbsp;uso gastronomico.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima18]]<strong><a href="https://www.lastregona-cantinetta.it/" rel="nofollow">Cantinetta</a> &nbsp;- Varena-Ville di Fiemme</strong><br />
Cucina tipicamente fiemmese basata principalmente su canederli e strangolapreti, poi tutta una serie di carni, trote e selvaggina, proposti dalla famiglia <strong>Bellante</strong> in un locale&nbsp; suggestivo, semplice ma di fascino dolomitico.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima19]]<strong><a href="https://www.macelleriadellantonio.it/ristorante-bortoleto/" rel="nofollow">&lsquo;L&nbsp;Bortoleto</a> - Predazzo</strong><br />
In pieno centro storico, in una sorte di caverna tutta pietra, questo ristorante &egrave; strettamente legato all&rsquo;attigua macelleria di famiglia. Propone una cucina nostrana prevalentemente a base di carne.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima20]]<strong><a href="https://www.grappalones.it/" rel="nofollow">L&rsquo;Ones</a> - Panchi&agrave;</strong><br />
<strong>Massimo Donei</strong> - della famiglia di <em>Malga Panna</em> - da anni ha intrapreso autonomamente l&rsquo;iniziativa di selezionare distillati, specialmente grappa. Imbottiglia speciali infusi alcolici, grappe aromatizzate senza alcun uso di aromi artificiali.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima21]]<strong><a href="https://www.frosch-restaurant.com/" rel="nofollow">Frosch</a>&nbsp; - Varena-Ville di Fiemme</strong><br />
Ristorante gourmet diretto da <strong>Sara Bertocchi</strong>, aderisce agli <em>Ambasciatori del Gusto</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>NEI DINTORNI: VAL DI FASSA</strong><br />
[[ima22]]<strong><a href="https://zucoria.it/" rel="nofollow">Zucoria</a> - San Giovanni Val di Fassa</strong><br />
<em>Zucoria</em> &egrave; il nome ladino di cicoria, per un nuovo ristorante tipico all&rsquo;imbocco della Valle di Fassa.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima23]]<strong><a href="https://www.ciasadopare.com/" rel="nofollow">Ciasa do Par&egrave;</a> - Soraga</strong><br />
Spettacolare agriturismo con una cucina d&rsquo;alto livello, perfettamente in sintonia con la cultura ladina. Ingredienti in gran parte di propria produzione. Sono specializzati&nbsp;anche in bevande tipiche fermentate,&nbsp;kombucha compresa.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima24]]<strong><a href="https://www.agriturelmas.it/" rel="nofollow">El Mas</a> - Moena</strong><br />
Splendido maso nella parte Nord di Moena, verso Soraga, con cucina tipica e alcune stanze per gli ospiti.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima25]]<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11602/ristoranti/malga-panna.html">Malga Panna</a> - Moena</strong><br />
I bisnonni di <strong>Paolo Donei </strong>producevano una panna talmente buona che i turisti ribattezzarono la loro baita <em>Malga Panna</em>. &Egrave; uno dei tanti aneddoti che lo chef racconta con grande trasporto perch&eacute; ha sempre mantenuto vivissimo il legame con la storia della sua famiglia... (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12852/ristoranti/el-molin.html">Leggi qui l&#39;intera recensione</a>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima26]]<strong><a href="https://www.inaltocolmargherita.it/it/" rel="nofollow">InAlto Alfio Ghezzi Dolomites</a> - Moena</strong><br />
A 2.514 m, <em>InAlto</em> &egrave; pi&ugrave; di un ristorante: propone un&#39;esperienza tra sapori autentici, panorami dolomitici, l&#39;accoglienza di <strong>Marco Donazzolo</strong> e la cucina di un vero maestro come <strong>Alfio Ghezzi</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima27]]<strong><a href="https://www.fuciade.it/" rel="nofollow">Fuciade</a> - Soraga di Fassa</strong><br />
Nella splendida conca di Fuciade, una struttura che propone&nbsp;ottimi pasti e stanze accoglienti per il pernottamento.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/val-di-fiemme.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41131/dallitalia/mangiare-bene-in-val-di-fiemme-guida-agli-indirizzi-golosi-per-le-olimpiadi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Radici che legano, destini che uniscono, sapori che restano al Maeba di Ariano Irpino</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41165/dallitalia/radici-che-legano-destini-che-uniscono-sapori-che-restano-al-maeba-di-ariano-irpino.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci sono progetti che sembrano scritti nel destino delle persone. Storie che iniziano in un modo qualunque e poi, un giorno, prendono una direzione precisa, come se quel percorso aspettasse solo di essere imboccato. La storia del ristorante <a href="https://www.maeba.it/" rel="nofollow" target="_blank">Maeba</a>, ad Ariano Irpino (Avellino),&nbsp;nasce cos&igrave;, da un gesto inatteso che cambia un futuro. Correva il 1991 e <strong>Nico Mattia</strong> era alle poste per pagare le tasse di iscrizione a Economia e Commercio alla Cattolica di Milano. Un giorno qualunque, una fila qualunque. Subentra la noia, era stanco di aspettare, e cos&igrave; se ne va. Ma in quell&rsquo;intervallo prende una decisione che rovescia tutto: &laquo;Resto al Sud&raquo;, e si iscrive a Salerno.&nbsp;</p>

<p>Mentre studia coltiva quella che era gi&agrave; diventata una passione per vini, distillati, e tutto ci&ograve; che aveva a che fare con il racconto del gusto.</p>

<p>Il padre, dopotutto, aveva una distribuzione di caff&egrave;, vini e distillati, e per <strong>Nico</strong>, quindi, quel mondo era familiare. Inizia cos&igrave; a viverlo anche dall&rsquo;altra parte del bancone, gestendo vari locali e coltivando un rapporto sempre pi&ugrave; intimo con l&rsquo;ospitalit&agrave;. Poi, l&rsquo;evento che traccia una linea definitiva: vicino casa mettono in vendita una propriet&agrave; molto particolare, difficile da interpretare, ma impossibile da ignorare. Un frantoio ipogeo di fine Settecento, scavato nella roccia, con una storia agricola e domestica intrecciata in un unico edificio.&nbsp;</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>L&rsquo;ipogeo conserva un dettaglio straordinario: una sorgente naturale scoperta proprio durante gli scavi. I contadini dell&rsquo;epoca seguivano la direzione della luce nel corso del solstizio d&rsquo;inverno per portarla il pi&ugrave; possibile all&rsquo;interno del frantoio. Ed &egrave; proprio seguendo quella lama di luce, che spunta una sorgente d&rsquo;acqua. Una fortuna immensa&nbsp;considerando che nel frantoio si lavorava solo d&rsquo;inverno.&nbsp;</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Quando <strong>Nico </strong>acquista la struttura nel 2006, la propriet&agrave; era ormai sommersa da una&nbsp;vegetazione incolta, con infiltrazioni e segni del tempo ovunque. Non esisteva la corte: si parcheggiava davanti all&rsquo;ingresso. Recuperando le pietre delle vecchie stalle e quelle disseminate nel terreno &ndash; compresi i resti di un vecchio forno &ndash; &egrave; stato costruito il muro che definisce oggi il giardino. Quello che vediamo ora &egrave; la &ldquo;testa&rdquo; della struttura originaria: tutto il piano esterno &egrave; stato ricavato manualmente, ridisegnando gli spazi. Da quel recupero paziente nasce l&rsquo;idea del <a href="https://www.maeba.it/" rel="nofollow" target="_blank">Maeba</a>: un luogo lontano dal caos, per un&rsquo;esperienza raccolta, intima, guidata da una cucina che racconti il territorio senza esserne prigioniera.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Il percorso del <em>Maeba</em> si intreccia sin da subito con quello di <strong>Salvatore Ciccarelli</strong>, classe 1993. La sua storia parte molto prima della cucina del ristorante. <strong>Salvatore</strong> cresce in una famiglia dove il cibo ha un valore centrale: la madre lavorava&nbsp;in un agriturismo, il senso della tavola era quotidiano, concreto. Fin da ragazzo sceglie cosa vuole fare e, infatti, frequenta l&rsquo;istituto alberghiero di Ariano Irpino, che all&rsquo;epoca era ai suoi primi anni, con molte difficolt&agrave; logistiche e organizzative. Ma &egrave; proprio l&igrave; che comincia a mettere le basi <strong>Salvatore</strong>, grazie anche ai diversi stage in cui si adopera.</p>

<p>Quando termina la scuola prende una decisione controcorrente: restare ad Ariano. Tutti vanno via - chi a&nbsp;Bologna, chia Monza o in&nbsp;Trentino &ndash; perch&eacute; sembrava l&rsquo;unico modo per crescere. Lui, invece,&nbsp;resta. Fa esperienza all&#39;<em>Agriturismo Regio Tratturo</em>, dove il lavoro con le materie prime biologiche lo segna profondamente.&nbsp;Quindi si sposter&agrave; al <em>Biffy</em>, dove comincia a lavorare il pesce, materia prima che non aveva mai trattato. Sono esperienze semplici, non ristoranti dalla tecnica raffinata, ma dai grandi numeri, fondamentali per la sua formazione di base.</p>

<p>Nel 2014 arriva la chiamata che cambia tutto. <strong>Nico</strong>&nbsp;invita <strong>Salvatore</strong> a fare due chiacchiere. Il progetto che ha in mente &egrave; chiarissimo: aprire un ristorante che faccia una cucina ricercata, ambiziosa. Ma c&rsquo;&egrave; un dettaglio: in cucina non c&rsquo;&egrave; posto, solo in sala. <strong>Salvatore </strong>accetta lo stesso. Studia la sala, i clienti, il servizio. Dopo quattro, cinque mesi entra in cucina&hellip; come lavapiatti. Ed &egrave; l&igrave; che inizia il suo vero percorso. Di stagione in stagione cresce e diventa commis, poi capo partita, quindi sous-chef di <strong>Marco Caputi</strong>, con un lavoro enorme di studio, tecnica e disciplina.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>All&rsquo;inizio del 2022, per necessit&agrave; di organico, <strong>Salvatore</strong> torna di nuovo in sala. Un passaggio che sembra un passo indietro, ma che invece gli apre la mente: &egrave; una possibilit&agrave; per conoscere i clienti, i tempi, gli imprevisti, le necessit&agrave; del servizio.&nbsp;Ed &egrave; proprio nello stesso anno che il <em>Maeba</em> conquista la sua prima&nbsp;stella Michelin.&nbsp;A fine 2023, quando il ristorante chiude per ferie a novembre, <strong>chef Marco</strong> lascia la cucina del <em>Maeba</em>, e con lui anche gli altri ragazzi della brigata. <strong>Salvatore</strong> si ritrova solo, per la prima volta, a reggere una cucina stellata. &Egrave; un punto di svolta. Non si tira indietro e inizia cos&igrave; un percorso&nbsp;costruito sulla sua identit&agrave;: una cucina profondamente vegetale, radicata per oltre il 90% sui prodotti del territorio. Sono i&nbsp;piatti il linguaggio pi&ugrave; diretto per capire questa sua evoluzione.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>La <em>Pastina sedano, carote, cipolle e patate</em> nasce come un doppio ricordo: una memoria&nbsp;d&rsquo;infanzia, quando mangiava questo piatto come tutti i bambini, e il momento in cui <strong>Salvatore</strong> &egrave; diventato chef, perch&eacute; &egrave; questa&nbsp;la sua prima creazione. Il cuore del piatto &egrave; un brodo ottenuto da sedano, carote e cipolle, prima tostate in forno e poi frullate per dare corpo. La pastina cuoce in quel brodo, e viene poi avvolta da una spuma di patate. In cima,&nbsp;tre creme: sedano centrifugato a dare freschezza, cipolla in agrodolce per un tocco affilato, carota arrostita lavorata in crema per chiudere con un sapore pieno, caldo, familiare.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>La <em>Minestra quasi maritata</em> &egrave;, invece, un omaggio alla tradizione arianese&nbsp;riletta&nbsp;con leggerezza. Alla base c&rsquo;&egrave; un flan ottenuto partendo da una minestra vera, preparata con le verdure biologiche dell&rsquo;<em>azienda Rassecale</em>&nbsp;da cui arriva il 90% degli ortaggi del ristorante. La minestra viene trasformata in crema, quindi,&nbsp;in flan. In superficie,&nbsp;erbette sbollentate ed essiccate, una crema di scarola, olio di cicoria cotta alla brace &ndash; che apporta una nota affumicata &ndash; e un brodo di prosciutto che richiama la ricetta tradizionale.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><em>Zucca e Zucca</em> nasce dalla volont&agrave; di lavorare su un solo ingrediente in pi&ugrave; consistenze, per superare quella dolcezza un po&rsquo; stucchevole che&nbsp;caratterizza la zucca. Si parte da un pezzo di zucca cotto in forno, lasciato leggermente croccante, due creme (una alla scapece, l&rsquo;altra in agrodolce), un olio al prezzemolo che d&agrave; una nota erbacea, una chips di semi di zucca e un fondo ottenuto da una zucca prima arrostita e poi stracotta fino a diventare un brodo molto concentrato, scuro e&nbsp;denso come un fondo bruno.</p>

<p><em>Spaghetti al pomodoro, ostrica, cipollotto arrostito e finocchietto</em> &egrave; un piatto dall&#39;equilibrio chirurgico. Gli spaghetti cuociono in una doppia centrifuga di pomodoro: uno acerbo, &ldquo;all&rsquo;insalata&rdquo;, e uno molto maturo leggermente asciugato in forno. Il contrasto tra acidit&agrave; e dolcezza ne &egrave; la firma. Una volta rimossi dal fuoco, quando gli spaghetti sono appena tiepidi, <strong>Salvatore</strong> aggiunge l&rsquo;ostrica tritata al coltello e una crema di cipollotto cotto alla brace. Li lascia intiepidire per non stressare l&rsquo;ostrica, che deve rimanere fresca. L&rsquo;olio al finocchietto chiude con un aroma pulito, diretto.</p>

<p>Tutto questo avviene in un ristorante che lavora con un massimo di quattro tavoli per servizio, dodici ospiti, e un menu degustazione&nbsp;al buio cos&igrave; da evitare il pregiudizio che a volte condiziona le scelte. Il dialogo, la narrativa, il rapporto diretto con l&rsquo;ospite fanno parte dell&rsquo;esperienza quanto i piatti.</p>

<p>Non tutto &egrave; risaputo, esistono momenti della storia di un ristorante e di chi lo vive che spesso restano celati nel buio, eppure proprio da quei frangenti emerge una dimensione. Per <strong>Nico</strong> la verit&agrave;, l&rsquo;origine di tutto, sta proprio in quell&rsquo;episodio rimasto per anni sullo sfondo: il giorno in cui, alle poste, cambia direzione senza saperlo. Da l&igrave;, il coraggio di restare, di non voltarsi indietro e di credere in quel rudere di pietra che sarebbe poi diventato il <em>Maeba</em>.&nbsp;<strong>Salvatore</strong>, invece, porta alla luce la difficolt&agrave; di stare accanto a chi conduce una vita dai ritmi folli, in grado di tenerti lontano da casa per 12&ndash;18 ore al giorno, sei giorni su sette. Parla dei genitori che gli hanno insegnato il valore del lavoro, ma soprattutto della sua compagna <strong>Michela</strong>, che ha compreso fino in fondo cosa significasse questo percorso per lui e che lo ha sostenuto anche nei momenti pi&ugrave; duri. &Egrave; grazie a quella parte invisibile e a quel sostegno costante che, oggi, tutto questo &egrave; possibile.</p>

<p>&Egrave; forse questo il modo pi&ugrave; sincero per raccontare cosa sia davvero il <em>Maeba</em>: non solo un ristorante, ma il risultato di due vite che a un certo punto si sono incontrate, hanno scelto di restare nella propria terra e hanno costruito qualcosa che parla di memoria, di pazienza e di una bellezza che nasce lontano dai grandi centri, e che non ha nulla da invidiare a niente e nessuno.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/spaghetti-maeba.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41165/dallitalia/radici-che-legano-destini-che-uniscono-sapori-che-restano-al-maeba-di-ariano-irpino.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>«C'è una pizza che mi fa impazzire...»: Francesco Sodano vota Maestri Pizzaioli</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41161/mondo-pizza/ce-una-pizza-che-mi-fa-impazzire-francesco-sodano-vota-maestri-pizzaioli.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Che dire della pizzeria <em>Maestri pizzaioli</em> di Secondigliano (al Perrone, pi&ugrave; precisamente)? &Egrave; nata nel 1955, i &quot;maestri&quot; attuali sono i fratelli <strong>Enzo</strong> e <strong>Gaetano Abbate</strong>. Offrono ancora una pizza &quot;vera&quot;: loro hanno sempre proposto la napoletana classica, ma la loro specialit&agrave; &egrave; la pizza nel ruoto. Vanno avanti cos&igrave;, costanti negli anni, garantendo qualit&agrave; da ancor prima che i pizzaioli di nuova scuola iniziassero a fare padellini e altre tipologie di pizza. Ecco: loro lo fanno da sempre. Sono una realt&agrave; familiare, anche i loro figli danno la mano durante, nel weekend. Ma rimane una pizzeria vecchio stile, dove c&#39;&egrave; ancora il pizzaiolo di una volta, davanti al forno, vestito di bianco, con lo scollino. &Egrave; il fascino di un locale storico.</p>

<p>[[ima2]]L&#39;impasto &egrave; classicissimo, diretto, con pochissimo lievito, tante ore di lievitazione e fermentazione spontanea. Alla fine mangi una pizza che &egrave; divina. La mia preferita, una delle loro pi&ugrave; famose, si chiama <em>Profumata</em>, &quot;<em>&#39;a Profumata</em>&quot; per dirla in napoletano. &Egrave; una pizza con un rag&ugrave; di polpo, alla fine ci mettono uno spiccio e mezzo d&#39;aglio e la buttano nel forno in questo ruoto, sotto diventa super-dorata, l&#39;impasto rimane leggerissimo, leggermente croccante. &Egrave; una pizza unica che arricchiscono alla fine con un po&#39; di pecorino romano e una po&rsquo; di pepe. La mangi... Ed &egrave; una roba illegale!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>LA NOSTRA SCELTA</strong><br />
<em>Profumata</em>: pizza cotta nel ruoto con polpetti affogati, olive nere, pecorino romano, aglio, pepe</p>

<p><strong>LA PIZZA PI&Ugrave; CREATIVA</strong><br />
<em>Porta a porta</em>: pizza con due ripieni differenti (salsiccia e friarielli e provola da una parte, ricotta e spinaci dall&#39;altra), la parte centrale &egrave; condita con pomodorini al filetto, mozzarella di bufala campana Dop, rucola</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]<strong>LA PIZZA VEGETARIANA</strong><br />
<em>Picciosa</em>, con pomodorini gialli saltati in padella, pomodorini al filetto, fiordilatte, rucola, provoline e mozzarelline</p>

<p><strong>LA PIZZA SIGNATURE</strong><br />
<em>Stella</em>: pizza cotta nel ruoto e farcita di peperoni in padella, melanzane a funghetto, rucola, pomodorini, salsiccia, fiordilatte</p>

<p>[[ima6]]<strong>PERCH&Eacute; FERMARSI</strong><br />
perch&eacute; sono una straordinaria realt&agrave; familiare, una pizzeria autentica, vecchia scuola, piena di fascino e dove ci si diverte tantissimo. E poi, qui la pizza &egrave; divina...</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.instagram.com/maestripizzaioli/" rel="nofollow">Maestri Pizzaioli</a><br />
Strada Comunale del Cassano 73 -&nbsp;Napoli<br />
Chiuso solo la domenica a pranzo</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/maestri-pizzaioli-copia.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41161/mondo-pizza/ce-una-pizza-che-mi-fa-impazzire-francesco-sodano-vota-maestri-pizzaioli.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La primavera secondo Caterina Ceraudo: nei piatti, il gusto e il profumo dei fiori</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41158/dallitalia/la-primavera-secondo-caterina-ceraudo-nei-piatti-il-gusto-e-il-profumo-dei-fiori.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Cos&rsquo;&egrave; per me la primavera</strong><br />
Le materie prime sono le mie parole, sono i miei piatti, sono ci&ograve; che realmente mi rappresenta. La stagionalit&agrave; per me &egrave; un elemento assolutamente fondamentale per costruire una buona portata e un buon menu. Io davvero non riesco a inserire un ingrediente se in quel preciso momento non &egrave; al suo massimo grado dal punto di vista gustativo e se in quel preciso momento non va quindi a perfetta maturazione.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]]La primavera, qui al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12845/ristoranti/dattilo.html">Dattilo</a>, &egrave; il momento della nostra apertura, ne rappresenta esattamente il senso. &Egrave;, per noi, una stagione di presa di coscienza nonch&eacute; l&rsquo;inizio di un cambiamento importante. Penso dunque ai fiori: <em>Dattilo</em> ne &egrave; circondata, &egrave; letteralmente invasa da mille fiori dai profumi meravigliosi. Io li impiego in cucina, ma non come semplice decorazione: quando li utilizzo, li utilizzo come ingrediente. Prima li ascolto, ne osservo la nuance, ne assaggio il gusto, e li inserisco solo quando dialogano con l&rsquo;equilibrio della ricetta. In quel momento non sono pi&ugrave; un dettaglio, ma diventano racconto: &egrave; la primavera nel piatto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima7]]<strong>Le donne e la cucina</strong><br />
Ogni volta che una donna entra nella mia cucina, lo fa in punta di piedi, silenziosa, con un approccio pi&ugrave; cauto rispetto a un uomo, che in genere si propone invece in maniera pi&ugrave; sicura. Questo, secondo me, proprio perch&eacute; le donne spesso non hanno contezza di quanto valgano. Io cerco di contrastare questa mancanza di consapevolezza, di seminare invece nella loro mente un&rsquo;idea precisa: &ldquo;Tu hai la capacit&agrave; di poter fare tutto, di raggiungere qualsiasi risultato&rdquo;.</p>

<p>Perch&eacute; la parola &ldquo;impossibile&rdquo; - nella mia cucina ma in generale nella mia vita - non esiste, non &egrave; mai esistita. Ho davanti agli occhi l&rsquo;esempio, il modello delle tante figure femminile che sono state importanti nella mia vita: sono state mamme, mogli, ma soprattutto vere donne, orgogliose, forti. Traggo spunto da loro nel superare le difficolt&agrave;. Perch&eacute; lo so bene: quando una donna si approccia al mondo del lavoro, che &egrave; ancora prevalentemente maschile a iniziare dal settore della ristorazione, si ritrova a dover affrontare delle scelte difficili.</p>

<p>Eppure la cucina italiana &egrave; sempre stata una cucina casalinga, ossia una cucina di casa, confortevole, e dunque una cucina di donne; tutto questo si traduce per&ograve; in professione solo per alcune di esse, ancora per troppo poche. Mi auguro e credo che le cose possano evolversi e stiano gi&agrave; evolvendo; che sempre pi&ugrave; donne possano avere successo in questo lavoro bellissimo. &Egrave; vero: la societ&agrave; deve cambiare. Ma penso che per prime dobbiamo cambiare noi, la nostra consapevolezza. Solo allora anche la societ&agrave; diventer&agrave; migliore, di conseguenza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]<strong>La magia del Dattilo</strong><br />
<em>Dattilo</em> &egrave; la mia casa. Ma non solo: &egrave; un luogo particolare, quasi magico, che riesce in qualche maniera inaspettata e misteriosa a contaminare chiunque vi entri in contatto. In maniera positiva, eh: chi viene qui si scopre ben presto in completa sinergia, in totale simbiosi con questo posto. Questa per me &egrave; una grande, grande vittoria: io ho visto crescere <em>Dattilo</em>, da luogo dove non c&#39;era quasi niente a quello che &egrave; oggi, con il suo incredibile magnetismo. Quando mi accorgo che l&rsquo;ospite lo avverte, provo un&#39;emozione infinita che non ha paragoni con nient&rsquo;altro.&nbsp;[[ima10]][[ima11]][[ima12]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/caterina-ceraudo-quinta-stagione.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41158/dallitalia/la-primavera-secondo-caterina-ceraudo-nei-piatti-il-gusto-e-il-profumo-dei-fiori.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>“Il vero tesoro nascosto dello Speyside”: assaggi dei whisky The Glenrothes</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41147/shake-shock/il-vero-tesoro-nascosto-dello-speyside-assaggi-dei-whisky-the-glenrothes.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Le grandi civilt&agrave; dell&rsquo;antichit&agrave; sono nate e cresciute attorno a grandi fiumi. Chi non ha letto, nelle pagine dei sussidiari, i nomi del Tigri e dell&rsquo;Eufrate, i corsi d&rsquo;acqua che accompagnarano le gesta di Assiri e Babilonesi? Attorno a rive, sponde e nei bacini idrografici prosperarono commerci, culture, eserciti e reami. E&nbsp;in alcuni casi, qualche secolo dopo, l&rsquo;acqua divenne determinate anche per la produzione di grandi distillati.</p>

<p>Ad esempio, lo <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/River_Spey" rel="nofollow">Spey River</a> &egrave; un piccolo corso d&rsquo;acqua, se paragonato in termini di lunghezza e portata ai fiumi asiatici. Con i suoi 172 km di lunghezza - un decimo del Tigri&nbsp; - scorre dalle pendici di <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Loch_Spey" rel="nofollow">Loch Spey</a>, nelle <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Scottish_Highlands" rel="nofollow">Highlands</a>, sino al Mare del Nord, attraverso dolci colline e prati verde smeraldo punteggiati da greggi di bianche pecore. Le sue acque e il suo territorio sono diventate famose per la produzione di whisky. Lungo il suo corso, che determina la regione dello <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Speyside_(Scozia)" rel="nofollow">Speyside</a>, in Scozia, decine e decine di alambicchi ne producono ogni anno litri e litri. Distillerie come <em>McCallan, Glenlivet, Mortlach, Glenfarclas, Glenfiddich</em> hanno scritto qui la storia del distillato di malto, in un territorio in cui trovano dimora circa un terzo delle distillerie scozzesi.</p>

<p>[[ima2]]Ma a&nbsp;fianco dei &ldquo;big producers&rdquo; prosperano realt&agrave; maggiormente distintive, dalle produzioni pi&ugrave; contenute e dalla storia centenaria. <a href="https://www.theglenrothes.com/en" rel="nofollow">The Glenrothes</a> &egrave; una di queste. Definita come&nbsp;&ldquo;il vero tesoro nascosto dello Speyside&rdquo;, fu fondata, nella cittadina di Rothes, la stessa di <em>Glen Grant</em>, nel 1878. Dall&rsquo;anno seguente, venne guidata da <strong>William Grant</strong> che ne scrisse i primi capitoli. Nel corso dei decenni e con il passaggio del controllo operativo al gruppo <a href="https://www.edrington.com/en" rel="nofollow">Edrington</a> &ndash; quello di <em>McCallan</em> e <em>Highland Park</em> - il numero di alambicchi pass&ograve; dai primi due agli attuali 10. La loro forma particolare, molto alta, e il caratteristico lento processo di distillazione conferiscono aromi e profumi delicati. L&rsquo;acqua delle vicina sorgente ha un bassissimo residuo fisso e scarsa mineralit&agrave;, ed &egrave; un eccellente complemento nella produzione di single malt di alta qualit&agrave;.</p>

<p>Il risultato sono distillati di base fragrante, fruttati e di grande finezza, pronti per lunghi invecchiamenti. A <em>Glenrothes</em> esiste ancora un laboratorio dove gli artigiani bottai restaurano e preparano migliaia di botti ogni anno, principalmente ex sherry per conferire quell&rsquo;anima fruttata e matura. Una scelta in sintonia con la maniacale filiera dei legni che la casa madre <em>Edrington</em> controlla direttamente per seguire il motto&nbsp;&ldquo;dall&rsquo;albero alla botte&rdquo; e&nbsp;che garantisce riproducibilit&agrave;, qualit&agrave; costante e una personalit&agrave; inequivocabile.</p>

<p>In realt&agrave; la produzione delle distilleria &egrave; stata principalmente utilizzata per rinvigorire e rafforzare il carattere di altri due blend whisky: <em>Famouse Grouse</em> e <em>Cutty Sark</em>. Solo il 2% del liquido distillato entra nelle filiera dei single malt <em>The Glenrothes</em>, noti per la loro eleganza e finezza.</p>

<p>Oggi questi whisky si rivolgono a un pubblico che sa scegliere e riconoscere la qualit&agrave; in un prodotto accessibile e raffinato. Colori genuini, senza alcuna aggiunta di caramello, e lunghi affinamenti conferiscono whisky equilibrati e dalla profondit&agrave; aromatica.</p>

<p>[[ima3]]La gamma di <a href="https://www.theglenrothes.com/en" rel="nofollow">The Glenrothes</a> si &egrave; arricchita, da qualche mese, di un whisky invecchiato 15 anni, mentre sono usciti dal catalogo il 10 e il 12 anni. Restano, apprezzatissimi, i due imbottigliamenti fuoriclasse: 18 e 25 anni.</p>

<p>Abbiamo molto apprezzato in degustazione il <em>The 15</em>. &Egrave;&nbsp;l&rsquo;espressione della modernit&agrave; e della classe dei single malt di Speyside. Trascorre almeno tre lustri in botti di rovere europeo ex sherry, selezionate personalmente da <strong>Laura Rampling</strong>, master whisky maker di <em>The Glenrothes</em>. Si presenta con un profilo aromatico dove emergono frutta matura e cotta, spezie dolci e scorza d&rsquo;arancia. Il colore, 100% naturale, &egrave; frutto del lungo invecchiamento. Ammagliante, complesso e avvolgente il gusto, piacevolmente fresco e dolce per un finale persistente di caramello salato.</p>

<p>Si conferma nel &ldquo;gotha&rdquo; degli Speyside il 18 anni nel quale, chiaramente, le note fruttate &ndash; uva passa - e primarie tendono ad affievolirsi per lasciare campo libero a sfumature raffinate. &Egrave;&nbsp;il risultato dell&rsquo;affinamento in botti ex sherry, principalmente first fill, di quercia americana e quercia europea: la prima dona luminosit&agrave; e dolcezza, delicate note di vaniglia, zenzero e nocciola tostata; la seconda contribuisce con spezie fini, profondit&agrave; legnosa e un tocco di austerit&agrave; e cremosit&agrave;.</p>

<p>[[ima4]]Conquista anche gli appassionati pi&ugrave; esigenti il <em>The 25</em>. Un whisky maestoso, importante, maturo, completo. Il colore rapisce per intensit&agrave;. Spiccano le note dei legni ex sherry oloroso ed ex bourbon: vaniglia, cuoio, marmellata di frutta, la lunghezza e la profondit&agrave; aromatica in un distillato dal grande equilibrio. La tipica dolcezza fruttata dello stile <a href="https://www.theglenrothes.com/en" rel="nofollow">The Glenrothes</a> emerge a ogni sips.</p>

<p>Whisky che fanno del tempo la loro arma vincente e che nel tempo crescono e si modellano per diventare una passione da intenditori.</p>

<p>Le ultime release di <em>The Glenrothes</em> si presentano con un restyling di bottiglia e packaging curato dall&rsquo;agenzia di branding e design londinese <em>Lewis Moberly.</em> Una nuova identit&agrave; visiva pi&ugrave; coerente con i valori del brand per renderlo immediatamente riconoscibile. La classica bottiglia, icona della distilleria, &egrave; stata reinterpretata con un profilo pi&ugrave; alto e un collo slanciato. I whisky portano in etichetta le note di degustazione scritte a mano dalla <strong>Rampling</strong>. I colori scelti per packaging ed etichette sono quelli della campagna scozzese e dei legni di affinamento: il verde lichene per il nuovo 15 anni, le tonalit&agrave; pi&ugrave; profonde e marcate per 18 e 25 anni. Un progetto sostenibile, visto che non vi &egrave; presenza di plastica, metallo, pelle naturale:&nbsp;tutto &egrave; a base di carta e cartone riciclabile al 100%.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/the-glenrothes-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41147/shake-shock/il-vero-tesoro-nascosto-dello-speyside-assaggi-dei-whisky-the-glenrothes.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Sotto il cielo di Parigi, il vino guarda avanti: Wine Paris 2026 e il V d'Or</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41160/in-cantina/sotto-il-cielo-di-parigi-il-vino-guarda-avanti-wine-paris-2026-e-il-v-dor.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://wineparis.com/" rel="nofollow">Wine Paris 2026</a>, in programma da luned&igrave; 9 a mercoled&igrave; 11 febbraio a <em>Paris Expo Porte de Versailles</em>, porter&agrave; nella capitale francese oltre 6.000 espositori e circa 60.000 visitatori provenienti da tutto il mondo. Dal 2020 Parigi si &egrave; affermata come capitale mondiale del vino: un hub internazionale dove convergono professionisti, visioni e mercati da ogni latitudine.</p>

<p>La manifestazione registra una presenza significativa di aziende italiane. L&#39;Italia del vino &egrave; infatti il secondo Paese espositore dopo la Francia. La maggior parte dei produttori sar&agrave; ospitata nel padiglione 5, su due livelli, e nel padiglione 2.1. L&#39;arrivo dei pi&ugrave; autorevoli buyer europei, insieme a delegazioni dalle Americhe e dall&#39;Asia, favorir&agrave; un dialogo ampio e trasversale sul futuro del vino.</p>

<p>[[ima4]]Tra le novit&agrave; di questa edizione, <em>Be No</em>: un&#39;area dedicata alle bevande analcoliche, dove marchi affermati e realt&agrave; emergenti porteranno al centro della scena il tema del no-alcool, sempre pi&ugrave; presente nel dibattito sui nuovi consumi. Il mondo del vino e degli spirits attraversa oggi una fase complessa, segnata dal cambiamento delle abitudini di consumo e da dazi che ridefiniscono gli equilibri commerciali. In questo contesto, <strong>Rodolphe Lameyse</strong>, CEO di <em>Vinexposium</em> &ndash; organizzatore ufficiale della fiera &ndash; ha condiviso la sua visione, soffermandosi in particolare sul prestigioso <em>V d&#39;Or</em>, l&#39;award pi&ugrave; atteso del settore. I vincitori saranno annunciati tra otto giorni, domenica 8 febbraio, nello storico teatro <em>Trianon</em> di Montmartre, durante una cena di gala firmata dallo chef francese <strong>Yannick All&eacute;no</strong>, custode di 17 stelle Michelin.</p>

<p>[[ima2]]<strong>Che cos&#39;&egrave; il <em>V d&#39;Or</em> e perch&eacute; &egrave; stato creato?</strong><br />
&laquo;Il <em>V d&#39;Or</em> nasce su iniziativa di <em>Vinexposium</em> nel 2024 con l&#39;obiettivo di premiare i progetti che contribuiscono in modo concreto alla solidit&agrave; e allo sviluppo a lungo termine dell&#39;industria dei vini e dei distillati. Fin dalla sua ideazione, il premio ha scelto di andare oltre i meri risultati commerciali, mettendo in luce iniziative capaci di apportare struttura, visione e valore al settore, in particolare nei campi dell&#39;istruzione e della trasmissione del sapere, dell&#39;innovazione e della sostenibilit&agrave;&raquo;.</p>

<p><strong>Perch&eacute; istruzione, innovazione e sostenibilit&agrave; sono pilastri fondamentali del <em>V d&#39;Or</em>?</strong><br />
&laquo;Perch&eacute; incarnano le sfide cruciali che il settore &egrave; chiamato ad affrontare oggi. L&#39;istruzione assicura la trasmissione delle competenze e il mantenimento dell&#39;eccellenza professionale nel tempo. L&#39;innovazione permette al comparto di adattarsi a nuovi mercati, nuovi usi e a modelli di consumo in continua evoluzione. La sostenibilit&agrave;, infine, &egrave; imprescindibile per la tutela delle risorse, dei territori e dei modelli produttivi. Insieme, questi tre pilastri costituiscono un quadro di riferimento chiaro per valutare un&#39;evoluzione responsabile e lungimirante del settore&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]<strong>Che cosa rappresenta oggi il <em>V d&#39;Or</em> per il settore e quali sono le due cose fondamentali che vorreste trasmettere?</strong><br />
&laquo;Il <em>V d&#39;Or</em> pu&ograve; essere considerato un vero e proprio barometro dell&#39;evoluzione del settore. Le iniziative valorizzate ogni anno offrono una lettura chiara delle priorit&agrave;, degli investimenti e delle azioni concrete che ne stanno delineando il futuro. Pi&ugrave; che una semplice vetrina, il premio propone una visione strutturata dello stato attuale del comparto e della direzione verso cui si sta muovendo. Innanzitutto, il <em>V d&#39;Or</em> &egrave; aperto a tutti: la partecipazione &egrave; gratuita e accessibile a progetti di qualsiasi provenienza geografica, dimensione e profilo. In secondo luogo, il premio rappresenta un autentico tributo all&#39;eccellenza. Le iniziative vengono valutate per la loro rilevanza, coerenza e per il contributo concreto al progresso collettivo del settore, da una giuria internazionale indipendente&raquo;.</p>

<p><strong>Cosa pu&ograve; aspettarsi il pubblico dall&#39;edizione 2026?</strong><br />
&laquo;L&#39;edizione 2026 consolida ulteriormente il posizionamento del <em>V d&#39;Or</em> all&#39;insegna dell&#39;eccellenza. Se la cerimonia &egrave; ormai riconosciuta come un appuntamento chiave nel periodo che precede <em>Wine Paris</em>, questa nuova edizione compie un ulteriore passo avanti, offrendo un&#39;esperienza ancora pi&ugrave; raffinata e significativa. Il tutto si articoler&agrave; attorno ad abbinamenti gastronomici precisi e audaci, in una cornice iconica della capitale francese, il <em>Trianon</em> di Montmartre. Un format che riflette un&#39;ambizione condivisa: celebrare l&#39;eccellenza non solo nei progetti premiati, ma anche nel modo in cui il settore si riunisce per riconoscerli. Il <em>V d&#39;Or</em> &egrave; un invito a prendere parte a una riflessione pi&ugrave; ampia sul futuro del settore. Condividendo le proprie iniziative, i candidati contribuiscono a costruire una visione collettiva del progresso, fondata su azioni concrete, senso di responsabilit&agrave; e capacit&agrave; di guardare lontano. &Egrave; proprio attraverso questa dinamica condivisa che il mondo dei vini e dei distillati continua a evolversi&raquo;.</p>

<p>Ecco tutte le nomination per il <em>V d&#39;Or 2026</em>, non ci resta che aspettare di conoscere i vincitori!<br />
<br />
[[ima5]]</p>

<h3>LE NOMINATIONS</h3>

<h4>Miglior Educazione e Trasmissione &ndash; Vino</h4>

<ul>
	<li><strong>Francia / Singapore</strong> &ndash; <em>ASI</em> x <em>Sommelier Association of Singapore</em>&nbsp;- Promuovere l&#39;educazione globale dei sommelier attraverso la collaborazione internazionale</li>
	<li><strong>Austria</strong> &ndash; <em>Austrian Wine Marketing Board</em>&nbsp;- Formare i professionisti del vino di domani tramite programmi educativi B2B strutturati</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Comit&eacute; Champagne</em> (<em>E-Learning Champagne</em>) - Democratizzare la conoscenza dello Champagne attraverso l&#39;apprendimento digitale accessibile</li>
	<li><strong>India</strong> &ndash; <em>Sonal Holland Academy</em> x <em>Wine &amp; Spirit Education Trust</em>&nbsp;- Elevare gli standard di educazione enologica femminile in India tramite programmi certificati</li>
	<li><strong>Australia</strong> &ndash; <em>Wine Australia</em> (<em>Future Leaders</em>) - Sviluppare la nuova generazione di leader del vino australiano</li>
</ul>

<h4>Miglior Educazione e Trasmissione &ndash; Distillati</h4>

<ul>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Bureau National Interprofessionnel de l&#39;Armagnac</em>&nbsp;- Preservare e trasmettere il patrimonio dell&#39;Armagnac attraverso l&#39;educazione</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Centre International des Spiritueux</em>&nbsp;- Sostenere l&#39;expertise nel mondo dei distillati attraverso programmi di formazione professionale a Cognac</li>
	<li><strong>Regno Unito</strong> &ndash; <em>The Whisky Exchange</em>&nbsp;- Diffondere la conoscenza dei nuovi arrivati nel mondo del whisky attraverso un evento professionale dedicato</li>
</ul>

<h4>Miglior Innovazione &ndash; Vino</h4>

<ul>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Agrafes Vitis 4.0</em>&nbsp;- Ripensare l&#39;efficienza viticola attraverso l&#39;innovazione tecnologica</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Baron Philippe de Rothschild</em>&nbsp;- Innovare i formati del vino per rispondere alle nuove aspettative dei consumatori</li>
	<li><strong>Portogallo</strong> &ndash; <em>Odelabev, LDA</em>&nbsp;- Sviluppare aperitivi botanici frizzanti a base di vino</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Pierre Chavin</em>&nbsp;- Pionieri dei vini analcolici di qualit&agrave; e precisione</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>SAS Ice Tropez</em>&nbsp;- Introdurre nuovi cocktail a base di vino per i consumatori contemporanei</li>
</ul>

<h4>Miglior Innovazione &ndash; Distillati</h4>

<ul>
	<li><strong>Per&ugrave;</strong> &ndash; <em>Bodega Santa Maria Magdalena</em>&nbsp;- Trasformare l&#39;uguaglianza di genere in vantaggio competitivo e nuova domanda</li>
	<li><strong>Norvegia</strong> &ndash; <em>Contagious</em> x <em>Feddie Ocean Distillery</em>&nbsp;- Innovare i distillati affinati in mare con attenzione ambientale, in una distilleria guidata da donne</li>
	<li><strong>Regno Unito</strong> &ndash; <em>Diageo</em> x <em>PA Consulting</em>&nbsp;- Applicare l&#39;innovazione con una bottiglia in carta per Johnnie Walker per ridurre l&#39;uso di plastica e l&#39;impronta di carbonio</li>
</ul>

<h4>Miglior Iniziativa di Sostenibilit&agrave; &ndash; Vino</h4>

<ul>
	<li><strong>Portogallo</strong> &ndash; <em>BA Glass</em>&nbsp;- Ridurre l&#39;impatto del packaging del vino attraverso soluzioni in vetro sostenibili</li>
	<li><strong>Stati Uniti</strong> &ndash; <em>California Wine Institute</em> (<em>Climate Action Toolkit</em>) - Fornire strumenti pratici per l&#39;azione climatica in viticoltura</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Famille Perrin</em>&nbsp;- Promuovere pratiche di upcycling che hanno portato alla creazione di un brand skincare nei vigneti della Valle del Rodano</li>
	<li><strong>Regno Unito</strong> &ndash; <em>Regenerative Viticulture Foundation</em>&nbsp;- Promuovere suoli vivi ed ecosistemi viticoli resilienti</li>
	<li><strong>Portogallo</strong> &ndash; <em>The Porto Protocol</em>&nbsp;- Incoraggiare il dialogo sul clima e impegni condivisi in materia di sostenibilit&agrave;</li>
</ul>

<h4>Miglior Iniziativa di Sostenibilit&agrave; &ndash; Distillati</h4>

<ul>
	<li><strong>Danimarca</strong> &ndash; <em>Clean Spirits</em>&nbsp;- Produrre distillati con energia rinnovabile e basso impatto ambientale</li>
	<li><strong>Canada</strong> &ndash; <em>Distillerie du Fjord</em>&nbsp;- Creare distillati con approvvigionamento locale e processi a basso impatto</li>
	<li><strong>Stati Uniti</strong> &ndash; <em>Suntory Global Spirits</em> &ndash; <em>Star Hill Farm Whisky</em>&nbsp;- Integrare biodiversit&agrave;, gestione dell&#39;acqua e agricoltura rigenerativa</li>
</ul>

<h4>Menzione Speciale della Giuria</h4>

<ul>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Calvados Christian Drouin SAS</em>&nbsp;- Combinare creativit&agrave; digitale, umorismo e coinvolgimento della comunit&agrave;</li>
	<li><strong>Bhutan</strong> &ndash; <em>Bhutan Wine Company</em>&nbsp;- Aprire nuove frontiere estreme del vino con la sostenibilit&agrave; al centro</li>
	<li><strong>Regno Unito</strong> &ndash; <em>Sustainability In Drinks</em>&nbsp;- Promuovere la sostenibilit&agrave; dell&#39;intero settore attraverso educazione e advocacy</li>
	<li><strong>Francia</strong> &ndash; <em>Terra Vitis</em>&nbsp;- Difendere una viticoltura responsabile e tracciabile</li>
</ul>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ceo-rodolphe-lameyse-vinexposium.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41160/in-cantina/sotto-il-cielo-di-parigi-il-vino-guarda-avanti-wine-paris-2026-e-il-v-dor.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Alessandro Gilmozzi e David Žefran, ingegni di montagna</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41159/identita-golose-milano/alessandro-gilmozziedavid-efran-ingegni-di-montagna.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ieri &egrave; calato il sipario su&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41078/identita-golose-milano/identita-golose-milano-presenta-la-cucina-di-montagna-dieci-chef-ad-alta-quota-italiani-e-internazionali.html">La Cucina di Montagna</a>&nbsp;all&rsquo;Hub di&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>&nbsp;con una cena felice, che ha incrociato pentole e padelle di due assi dalle alte vette alpine: <strong>Alessandro Gilmozzi</strong>&nbsp;d&rsquo;<a href="https://alessandrogilmozzi.eu/" rel="nofollow">El Molin</a>&nbsp;di Cavalese in Trentino (1.000 metri) e&nbsp;<strong>David Žefran</strong>, chef giovane e gi&agrave; bi-stellato al&nbsp;<a href="https://www.hotelmilka.si/" rel="nofollow">Milka</a>, un delizioso boutique hotel a&nbsp;Kranjska Gora (805 metro), paesino che collochiamo in Slovenia, ma a un passo da Italia e Austria.<br />
<br />
Belle atmosfere e&nbsp;un pasto che ha incrociato gusti forti -&nbsp;acidi, amari, sapidi, umamici -, figli del concetto di necessit&agrave;, un tema importante nelle trasformazioni&nbsp;di montagna, habitat che ha una dispensa tradizionalmente ben meno ricca&nbsp;del mare, della pianura, di collina. Due maestri che valorizzano tutto quel che li circonda, con fermentazioni, marinature, affimucature. Tecniche che prolungano la shelf life e sdoppiano, di fatto, le possibilit&agrave; gustative.<br />
[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/0-identita-30gennaio-anteprima-005.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41159/identita-golose-milano/alessandro-gilmozziedavid-efran-ingegni-di-montagna.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>La mixology di Udine in 4 indirizzi d'autore</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41157/shake-shock/la-mixology-di-udine-in-4-indirizzi-dautore.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35456/locali/de-room.html">DE ROOM</a> - Udine</strong></p>

<p>[[ima2]]Situato nel cuore di Udine,&nbsp;<em>De Room</em>&nbsp;&egrave; un cocktail bar che si distingue per la sua raffinata proposta di mixology. L&#39;ambiente elegante, caratterizzato da arredi moderni e un&#39;atmosfera accogliente, crea il contesto ideale per degustare cocktail di alta qualit&agrave;.&nbsp;Il menu dei cocktail &egrave; una celebrazione dell&#39;arte della miscelazione, con una selezione che spazia dai classici intramontabili a creazioni innovative. Tra le proposte pi&ugrave; apprezzate, il&nbsp;<em>Cherry Scotti&nbsp;</em>si distingue per la sua combinazione armoniosa di Bulldog Gin, Campari, sake, ciliegia, gelsomino, crisantemo e sciroppo di zucchero, offrendo un&#39;esperienza sensoriale unica. Tra le proposte pi&ugrave; intriganti, spicca il&nbsp;<em>Frank 65</em>, un signature cocktail che combina vodka, shiso, yuzu, lime, alga wakame, pesca e sambuco. Questa miscela offre un&#39;esperienza gustativa unica, con note fresche e aromatiche che evocano suggestioni orientali, perfettamente bilanciate dalla dolcezza della pesca e del sambuco.&nbsp;Un&#39;altra creazione degna di nota &egrave; il&nbsp;<em>Purple Jumble</em>, che unisce tequila, mezcal, coriandolo, agave salata, carota viola, lime e Thai bitters. Questo cocktail sorprende per la sua complessit&agrave;, dove le sfumature affumicate del mezcal si intrecciano con la freschezza del coriandolo e la dolcezza terrosa della carota viola, culminando in un finale leggermente piccante grazie ai Thai bitters.<br />
<strong>Luca Roncadin e Francesca Di Leo</strong></p>

<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35457/locali/gatti-e-re.html">GATTI E RE</a> - Udine</strong></p>

<p>[[ima3]]<em>Gatti e Re</em>, situato nel cuore di Udine, &egrave; un cocktail bar che ha rapidamente conquistato il cuore degli appassionati di mixology grazie alle ricette dei drink ideate e create in sinergia dal bar manager e titolare&nbsp;<strong>Giulio Virgolin</strong>&nbsp;assieme al bartender&nbsp;<strong>Eros Tosolini.&nbsp;</strong>Tra le proposte pi&ugrave; apprezzate,&nbsp;<em>Oro, Incenso e Mirra</em>&nbsp;che combina un gin London Dry infuso alla mirra con una tintura alcolica homemade alla vaniglia, sciroppo di t&egrave; nero e vaniglia, acido tartarico e una crosta di polvere di arancia essiccata. Per gli amanti dell&#39;innovazione,&nbsp;<em>Gold Fashioned</em>&nbsp;&egrave; una proposta che non delude. Questo cocktail &egrave; una rivisitazione del classico Old Fashioned, arricchito con bourbon whiskey, scotch blended whisky, single malt whisky, mastiha, miele ai frutti di bosco ed essenza spray alla noce. La fusione di diversi tipi di whisky con il mastiha, un liquore greco aromatico, e il miele ai frutti di bosco crea un drink dal carattere deciso e avvolgente.&nbsp;<em>Inverso</em>&nbsp;rappresenta la firma creativa del locale. Questo cocktail unisce bourbon ai chiodi di garofano, vermouth rosso infuso al panettone, demerara, oli essenziali di arancia e un biscotto aromatizzato al Ramandolo, un vino dolce DOCG friulano. La combinazione di ingredienti conferisce al drink una profondit&agrave; di sapori che richiama la tradizione friulana, offrendo un&#39;esperienza gustativa unica e avvolgente.&nbsp;Da segnalare anche una selezione food dal gioved&igrave; al sabato in collaborazione con la focacceria&nbsp;<em>MAMM</em>.<br />
<strong>Luca Roncadin e Francesca Di Leo</strong></p>

<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35458/locali/mo-mart.html">MO MART</a> - Udine</strong></p>

<p>[[ima4]]<em>Mo Mart</em>&nbsp;&egrave; un locale che incarna l&#39;eleganza e la raffinatezza della mixology contemporanea. L&#39;atmosfera accogliente e il design ricercato, con un bancone illuminato da guglie che ospitano bottiglie e liquori pregiati, creano un ambiente ideale per gli amanti dei cocktail.&nbsp;Tra le proposte del menu,&nbsp;<em>l&#39;Americano</em>&nbsp;emerge come una scelta imprescindibile. Questo classico intramontabile, composto da vermouth rosso e Campari, &egrave; preparato con maestria, offrendo un equilibrio perfetto tra dolcezza e amarezza. Servito con una fetta d&#39;arancia e una scorza di limone, rappresenta l&#39;essenza della tradizione italiana. Il&nbsp;<em>Mo Mart Mule</em>&nbsp;&egrave; la creazione distintiva del locale. Per gli amanti delle novit&agrave;, il&nbsp;<em>Citrus Fusion</em>&nbsp;rappresenta l&#39;apice della creativit&agrave;. Una combinazione di gin infuso agli agrumi, succo di pompelmo rosa e un tocco di sciroppo di basilico, il tutto guarnito con una foglia di basilico fresco. Questo cocktail sorprende con la sua armonia di sapori e la presentazione raffinata. Una rivisitazione del celebre&nbsp;<em>Moscow Mule</em>, questo cocktail unisce vodka, ginger beer e lime fresco, servito in un elegante bicchiere di rame. La sua effervescenza e il gusto rinfrescante lo rendono una scelta ideale per chi cerca qualcosa di unico.&nbsp;In conclusione,&nbsp;<em>Mo Mart</em>&nbsp;si conferma un punto di riferimento per gli appassionati di mixology a Udine, offrendo una selezione di cocktail che unisce tradizione, innovazione e creativit&agrave;.<br />
<strong>Luca Roncadin e Francesca Di Leo</strong></p>

<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40164/locali/p911.html">P911</a> - Udine</strong></p>

<p>[[ima5]]Nel cuore del centro storico di Udine nell&#39;antica e suggestiva via Pelliccerie, il&nbsp;<em>P911</em><strong>&nbsp;</strong>&egrave; un cocktail bar che interpreta la miscelazione come arte e racconto. Qui ogni dettaglio &egrave; pensato per stupire con eleganza: arredi di design realizzati in collaborazione con la falegnameria Grattoni1892, luci calde, materiali naturali e una cura per l&rsquo;atmosfera che trasforma il locale in un salotto contemporaneo.&nbsp;Dietro al bancone, la squadra di bartender creano cocktail dove tecnica e creativit&agrave; si fondono con la ricerca di materie prime eccellenti e accostamenti mai scontati. Dai grandi classici rivisitati alle creazioni signature, la miscelazione al&nbsp;<em>P911</em>&nbsp;&egrave; un linguaggio raffinato, capace di sorprendere con equilibrio e profondit&agrave; aromatica.&nbsp;La selezione di vini, birre e distillati artigianali completano un&rsquo;offerta di alto livello, pensata per chi ama sperimentare senza rinunciare all&#39;intensit&agrave; del gusto, il tutto abbinato anche a tartine e ricchi taglieri gourmet. All&#39;interno del locale &egrave; presente anche un esclusivo priv&egrave; pensato per chi desidera trascorrere compleanni, feste e serate speciali all&rsquo;insegna della qualit&agrave; e dell&rsquo;esclusivit&agrave;.<br />
<strong>Luca Roncadin e Francesca Di Leo</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/udinebar.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41157/shake-shock/la-mixology-di-udine-in-4-indirizzi-dautore.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Omakase a modo mio: la cucina senza copione di Fernando Tommaso Forino </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41154/dallitalia/omakase-a-modo-mio-la-cucina-senza-copione-di-fernando-tommaso-forino-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Parlare di<em> omakase</em> non implica necessariamente la presenza di un banco: il punto focale &egrave;, in realt&agrave;, la scelta dell&rsquo;ospite di affidarsi completamente allo chef. Ed &egrave; un concetto a cui lavora perseverante <strong>Fernando Tommaso Forino</strong>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37956/ristoranti/osteria-arborina-di-arborina-relais.html" target="_blank">Osteria Arborina</a>, dell&#39;<a href="https://arborinarelais.it/" rel="nofollow" target="_blank">Arborina Relais</a>, delizioso boutique hotel situato nella frazione L&rsquo;Annunziata del piccolo comune di La Morra (Cuneo), nel cuore delle Langhe.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Una &ldquo;regia&rdquo; che consente di non svelare nell&rsquo;immediato all&rsquo;ospite la sostanza del percorso, ma soprattutto un&rsquo;opportunit&agrave; per il cuoco di cogliere ogni minima oscillazione del mercato ed esprimerla nel piatto, &laquo; e questa &egrave; un&rsquo;attenzione che in Italia &egrave; andata radicandosi in maniera diffusa negli ultimi 10/15 anni &ndash; afferma <strong>Forino</strong> &ndash; mentre in Francia &egrave; cos&igrave; da molto prima. Ricordo una dichiarazione di <strong>Alain&nbsp;Ducasse</strong> nell&rsquo;affermare che quando l&rsquo;Italia si accorger&agrave; di tutto ci&ograve; che ha a disposizione, i francesi saranno spacciati&raquo;. Una possibilit&agrave;, infine, che rispecchia quell&rsquo;&ldquo;instabilit&agrave;&rdquo; cronica di <strong>Forino</strong>, da intendersi in accezione positiva, contro qualsiasi forma di immobilismo creativo. Questa mente elabora, medita e poi spinge.</p>

<p>Il punto di partenza &egrave; volutamente l&rsquo;elemento vegetale, senza bisogno di parlare di <em>menu green</em>, cos&igrave; tanto di tendenza: &laquo;Elaborare un percorso incentrato principalmente su verdure non pu&ograve; che essere la strada per la gastronomia contemporanea. Il vegetale &egrave;&nbsp;il fulcro del piatto, a cui poi si agganciano componenti animali, ma anche la pasta o il riso&raquo;. Ecco perch&egrave; la creativit&agrave;, qui, dipende in buona parte dalla disponibilit&agrave; quotidiana di vegetali, ma anche di carni, pesce che soddisfino le esigenze qualitative dello chef.&nbsp;Ad agevolarlo in questa missione&nbsp;&egrave; la&nbsp;scelta di proporre un menu degustazione al buio: un modo per non sentirsi costretti&nbsp;a mantenere un piatto troppo a lungo; la possibilit&agrave; di compiere qualsiasi modifica senza che nessuno se ne accorga e, sopratutto, la&nbsp;libert&agrave;&nbsp;di riflettere costantmente sulla materia prima, quella disponibile giorno per giorno, unica guida suprema della creativit&agrave; in un piatto. Solo poi si passa alla fase successiva, ossia&nbsp;la ricerca dell&#39;equilibrio nel piatto, da esplorare gradualmente in queste creazioni complesse, stratificate, eppure dirette, in grado di fuggire&nbsp;il visto e rivisto.</p>

<p>Merito delle numerose esperienze di questo cuoco che il mondo lo ha attraversato con il vento in poppa, scegliendo ciascuna destinazione della sua formazione, studiandosi accuratamente le tendenze del momento, intuendo dove contasse esserci, fino a riconoscere, nel tempo, una maturit&agrave; ancora acerba per affrontare alcuni dei contesti in cui &egrave; approdato. &Egrave; accaduto, per esempio, alla corte di <strong>Michel Bras</strong>, cuoco irriverente che rinunci&ograve; alle sue stelle a favore di una maggiore libert&agrave; creativa: &laquo;Mi sono reso conto dopo, a distanza di anni, che per quell&rsquo;esperienza ero ancora troppo immaturo. Ho iniziato giovanissimo al <em>Savoy Beach Hotel </em>di Paestum, e da l&igrave; &egrave; iniziato il viaggio nelle brigate di tanti maestri:<strong> Andrea Aprea, Nino Di Costanzo, Michel Bras</strong>, appunto. E poi <strong>Anne Sophie Pic</strong>, 3 anni negli States, a Chicago, al ristorante <em>Alinea</em>, quando <strong>Grant Achatz</strong> era al centro dell&rsquo;attenzione globale, quindi al <em>Noma</em>, il primo Noma, ancora nella sua vecchia sede. In quella fase si cucinava tanto e si sperimentava senza sosta&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>All&rsquo;<em>Arborina</em>, <strong>Fernando</strong> arriva nel 2022, ed &egrave; tanta la strada compiuta dagli esordi: il servizio ora scorre fluido, &egrave; cos&igrave; godibile la coesione tra sala e cucina, in particolare nella sua espressione al calice fatta di abbinamenti millimetrici a cura del ma&icirc;tre e sommelier <strong>Simone Gaiotto</strong>, ma anche l&rsquo;essenzialit&agrave; del racconto, che arriva come un sussurro leggero, che appaga perch&eacute; suggerisce e poi lascia la scena al piatto. Scenari di un&rsquo;ospitalit&agrave; radiosa che si costruiscono senza forzature, come una scultura che lentamente prende forma tra le mani del vasaio, pronto a levigare e smussare all&rsquo;occorrenza.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Parte con potenza <strong>Forino</strong>: il palato &egrave; attento, reattivo agli stimoli, a sapidit&agrave; spiccate che ci parlano di un sud interiore, per nulla nostalgico, al contrario, slanciato, caldo e anche raffinato, e infatti si lascia contaminare dal Piemonte, e dal mondo (che bomba il <em>falafel con humus di barbabietola e daikon</em> in salamoia tra gli assaggi iniziali). Si scala di intensit&agrave;, si scaldano i motori e poi si approda a una tregua, una fase di transito che invita a scendere di quota fino ad abbracciare la dolcezza. Mentre, infatti, antipasti e primi piatti si presentano vigorosi al palato, esiste una terra di mezzo, un passaggio che proietta verso consistenze e gusti pi&ugrave; lievi, ora che il palato &egrave; pronto a cedere, a rilassarsi gradualmente fino al calare del sipario. Questo momento &egrave;&nbsp;il <em>Pinzimonio</em>: abbandoniamo, per&ograve; l&rsquo;immagine consueta delle <em>crudit&egrave;</em> e dell&rsquo;intingolo in accompagnamento a base di olio, sale e pepe, magari con un po&rsquo; di limone o di aceto. L&#39;unica costante &egrave; il finocchio, mentre subentra inaspettato&nbsp;il cioccolato. Acidulo, doma l&rsquo;amaro del fondente; sprigiona prima calore, mentre il finocchio, balsamico, marinato in aceto di riso e dashi, stilla freschezza.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Ma facciamo un passo indietro. Si comincia con un assoluto di prezzemolo riccio condito con katsuobushi di alici in polvere e garum di alici, a cui fa da contorno una tartelletta al verde, con carpaccio di alici marinate, crema di pane e bagna cauda. &Egrave; <em>Al verde di torta di alici</em>, eco di un classico antipasto&nbsp;piemontese, solo che qui la potenza erbacea del prezzemolo si equipara a quella marina, umami, delle alici in katsuobushi.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>Si muove tra Francia e Piemonte, invece, il <em>Coniglio in civet</em> marinato con susine fermentate e vino rosso, come da tradizione, quindi avvolto da un carpaccio di sedano rapa fermentato,&nbsp;condito con gel di mele acidule e&nbsp;cerfoglio fresco. La ferrosit&agrave; passa in secondo piano; molto pi&ugrave; sonora &egrave; la carnosit&agrave; del coniglio&nbsp;che non teme di svelare un&rsquo;anima dolce, sospinta da tocchi aciduli, ma anche una presenza speziata importante che non assuef&agrave; il palato, bens&igrave; lo intrattiene.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>Con i primi si attraversa un bel pezzo dl&rsquo;Italia per raggiungere la Campania di <strong>Fernando</strong>: si parte da un evergreen della cucina partenopea, <em>Salsiccia e friarielli</em>. Un piatto che qui viene traslato in un risotto cotto in un&#39;infusione di cima di rapa, servito con un rag&ugrave; di salsiccia nascosto alla base, in realt&agrave; riprodotto con lenticchie aromatizzate con paprika e finocchietto &ndash; piccantine, carnose, succose, proprio come una salsiccia -, poi fondo di lenticchie e una fonduta di <em>Castelmagno</em>, che apporta una nota affumicata, sulle tracce della&nbsp;provola, marchio inconfondibile di tanti piatti della cucina napoletana popolare. Un assaggio potente: si apre con l&rsquo;amaro della cima di rapa, ampio; il palato gode di quest&rsquo;alternanza beata di consistenze, tra chicchi di riso e lenticchie. Resta cruciale la masticazione qui, come pure nel piatto che segue, il <em>Tubetto, limone, ostrica e calamaro</em>. Dei corallini, piccoli piccoli navigano in un&rsquo;estrazione di cavolo rosso, docile, tendenzialmente dolce, il cui prolungamento &egrave; un gel di cachi sul fondo, spezzato dall&rsquo;intensit&agrave; marina di un&rsquo;aria d&rsquo;ostrica, una spuma iodata profonda, e calamaro marinato in filetti sottili che sorprendono a ogni cucchiaiata.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Si termina con <em>Merluzzo e carota</em>, virando&nbsp;verso la dolcezza delle carni, penetrate dal coriandolo che rinfrescano l&rsquo;assaggio, mentre il <em>Capriolo</em> abbandona la robustezza tipica di fondi pesanti lasciando&nbsp;spazio alla senape fresca in foglie, cos&igrave; prossima al wasabi e mela, poi cremoso di cavolfiore, rotondo.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>C&rsquo;&egrave; grazia nel racconto di <strong>Ilaria Cirillo</strong>, in sala, leggera al tavolo, di un&rsquo;eleganza rara, mentre <strong>Simone </strong>sa esattamente in che direzione dirigere i sorsi dell&rsquo;ospite, verso quel&nbsp;Piemonte meno dichiarato, eppure non meno affascinante, perfettamente legato al piatto, giocando di accordi e contrasti, senza puntare in maniera diretta sui grandi Baroli.</p>

<p>Funziona tutto, l&rsquo;ambiente, l&rsquo;atmosfera, il servizio, i piatti&nbsp;naturalmente, ma di stelle non se ne parla: &laquo;Certo, sarebbe bello. -&nbsp;commenta <strong>Fernando</strong> a fine cena - Ma siamo molto pi&ugrave; felici di riempire il locale &ndash; senza dimenticare che ci troviamo in un momento di continui alti e bassi, in cui non &egrave; possibile fare grosse previsioni fatta eccezione&nbsp;per la stagione del tartufo. &Egrave; preziosa questa libert&agrave;; ci consente ancora di essere accessibili, di non avere limiti&nbsp;nella maniera in cui ci esprimiamo, sia a tavola sia nel servizio,&nbsp;e questo ci rende felici e soddisfatti di ci&ograve; che facciamo ogni giorno&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2026-01-30-alle-111732.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41154/dallitalia/omakase-a-modo-mio-la-cucina-senza-copione-di-fernando-tommaso-forino-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna: Stefano Masanti e Michael Mayr, incontro goloso tra Valchiavenna e Val Passiria</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41156/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-stefano-masanti-e-michael-mayr-incontro-goloso-tra-valchiavenna-e-val-passiria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La quarta serata del ciclo <em>La Cucina di Montagna</em> a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> ha fatto incontrare due territori fra i pi&ugrave; significativi delle Alpi italiane: la Valchiavenna e la Val Passiria. Protagonisti della cena di gioved&igrave; 29 gennaio <strong>Stefano Masanti</strong>, chef de <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11317/ristoranti/il-cantinone-dello-sport-hotel-alpina.html?p=0&amp;q=masanti&amp;hash-city=cs-city-madesimo&amp;">Il Cantinone</a> di Madesimo, in provincia di Sondrio, una stella Michelin e una stella verde, e <strong>Michael Mayr</strong>, chef del del&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29946/ristoranti/gourmetstube-1897-del-quellenhof.html">Quellenhof Gourmetstube 1897</a> al <em>Quellenhof Luxury Resort Passeier</em> di San Martino in Passiria, in provincia di Bolzano, una stella Michelin. L&#39;iniziativa &egrave; realizzata con il supporto di <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>,&nbsp;<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]<strong>Stefano Masanti</strong> rappresenta una figura di riferimento per la cucina di montagna italiana. Guida un&#39;insegna storica, aperta nel 1975 dal nonno <strong>Mario Masanti</strong> e trasformata negli anni in un ristorante di ricerca, dove si praticava la sostenibilit&agrave; prima ancora che diventasse un tema alla moda. Nato a Milano da madre milanese, &egrave; cresciuto a Madesimo fin dai primi giorni di vita: &laquo;Cucinare la montagna per me significa trasmettere la passione per il mio luogo, per i miei spazi, per i miei ricordi. All&#39;inizio &egrave; stato difficile, perch&eacute; nessuno mi dava retta su certe scelte. Era pi&ugrave; facile comprare da fornitori che portavano le cose da fuori piuttosto che utilizzare i prodotti del territorio. Ma adesso funziona, e siamo molto contenti&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]La sua cucina si fonda su due anime apparentemente opposte: &laquo;La prima &egrave; la continuit&agrave;&nbsp;che trovo negli ingredienti. Il mio territorio &egrave; quello, gli ingredienti sono quelli. Poi magari ogni tanto scopro qualcosa di nuovo: l&#39;olio in Valtellina, per esempio, vent&#39;anni fa non esisteva, oggi ce n&#39;&egrave; di ottimo, principalmente a causa del cambiamento climatico. L&#39;altra anima &egrave; l&#39;incostanza nelle ricette: mi piace cambiare sempre. Lavoriamo all&#39;80%&nbsp;con piccoli produttori locali, compriamo quello che hanno disponibile in quel momento. Non acquistiamo un taglio, ma l&#39;animale intero: se compriamo un agnello, c&#39;&egrave; il cliente che mangia i rognoni, quello che mangia il cuore, quello che mangia la spalla. Ogni parte richiede una cottura diversa, una ricetta diversa, un ragionamento diverso&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Il primo piatto della serata, i <em>Ravioli del plin di camoscio, salsa salm&igrave;, topinambur e tartufo nero della Valtellina</em>, portava con s&eacute; anche un omaggio personale: &laquo;Sono dedicati a <strong>Italo Pedroncelli</strong>, che era il mio maestro di sci e oggi non c&#39;&egrave; pi&ugrave;. Ha partecipato a tre Olimpiadi: Cortina, Innsbruck, Squaw Valley. Io vivo in California e sono andato a Squaw Valley: ho visto il suo nome inciso sulla pietra e mi sono emozionato. A lui devo tanto, come a mio padre. Quando avevo quattordici anni mi fece sedere nel bar dei miei genitori e mi chiese cosa volessi fare da grande. Gli risposi che volevo fare il cuoco. E lui, viste le mie scarse doti sugli sci, mi incoraggi&ograve; in quella direzione&raquo;. Un piatto che si &egrave; rivelato delizioso nell&#39;intreccio tra il fondo e la crema di topinambur, con note terrigne sospese tra il dolce e l&#39;amaro.</p>

<p><strong>Michael Mayr</strong> porta in questa serata l&#39;esperienza maturata in Alto Adige a partire dal 2002, quando arriv&ograve; per una stagione e decise di restare. Dal 2016 guida il <em>Gourmetstube 1897</em>, dopo aver lavorato diverse stagioni al <em>Quellenhof</em>: &laquo;Una cosa che ci caratterizza &egrave; il desiderio di proporre piatti in cui i prodotti locali si incontrano con prodotti che arrivano dal resto del mondo. &Egrave; una formula che riteniamo funzioni molto bene&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]La sua cucina nasce dal rapporto diretto con i piccoli produttori della Val Passiria: &laquo;In Alto Adige siamo davvero molto fortunati. Ci sono prodotti straordinari: verdure meravigliose, frutta meravigliosa, formaggi di tanti tipi diversi, carne eccellente. Ultimamente ho trovato un allevatore che fa un Wagyu in Alto Adige davvero molto interessante. Mi piace particolarmente poter instaurare un rapporto con i produttori e gli agricoltori per sviluppare insieme a loro dei prodotti ancora pi&ugrave; esaltanti per la nostra cucina&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]L&#39;antipasto di <strong>Mayr</strong>, <em>Trota salmonata, fagioli bianchi piccoli, sedano, cavolo bianco, speck contadino</em>, ha dimostrato alla perfezione l&#39;esecuzione di un piatto di pesce di montagna: delicato, elegante nella composizione, capace di valorizzare una materia prima identitaria del territorio alpino. Altrettanto riuscito il suo secondo, <em>Barbabietola, piccione Mi&eacute;ral, formaggio alpino, liquirizia</em>, classico nella sua ricchezza, con le note dolci della barbabietola a dare un&#39;identit&agrave; precisa al piatto.</p>

<p>Proprio il rosso della barbabietola e della rapa &egrave; stato il filo che ha unito, quasi per affinit&agrave; elettiva, le proposte dei due chef: presente nel secondo di <strong>Mayr</strong> e nel dessert di <strong>Masanti</strong>, la <em>Mousse di patate di montagna, sorbetto alla rapa rossa, nocciole e cioccolato</em>, a chiudere un menu di grande equilibrio.</p>

<p>Di seguito le portate della serata nelle foto di <em>OnStageStudio</em>.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/identita-29gennaio-anteprima-001.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41156/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-stefano-masanti-e-michael-mayr-incontro-goloso-tra-valchiavenna-e-val-passiria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Querciabella, un’impronta francese nel Chianti Classico</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41152/in-cantina/querciabella-unimpronta-francese-nel-chianti-classico.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Andare oltre la Toscana del Chianti &ldquo;da fiasco&rdquo;, mantenendo un&rsquo;identit&agrave; territoriale e aggiungendo un&rsquo;impronta francese di eleganza.</p>

<p>In estrema sintesi, &egrave; stata questa la filosofia di partenza di <strong>Giuseppe &ldquo;Pepito&rdquo; Castiglioni</strong>, imprenditore lombardo, che nel 1974 decide di acquistare la tenuta sulla collina di Ruffoli, a Greve in Chianti, per iniziare la sua avventura nel mondo del vino. Castiglioni era spinto soprattutto dalla sua passione per i vini francesi, e non amava l&rsquo;idea toscana dei vini &ldquo;del contadino&rdquo; che in quel periodo era predominante.</p>

<p>[[ima2]]Nasce cos&igrave; <a href="https://querciabella.com/" rel="nofollow">Querciabella</a> che, dagli iniziali due ettari acquistati da <strong>Castiglioni</strong>, ora pu&ograve; contare di 50 ettari nel Chianti Classico, con vigne che vanno dai 350 ai 650 metri di altitudine, e 40 nell&rsquo;area della Maremma. Sulla collina di Ruffoli si concentrano in particolare i vitigni internazionali, tra cui <em>Pinot Bianco</em>, <em>Chardonnay</em>, <em>Merlot</em> e <em>Cabernet Sauvignon</em>, mentre le aree di Lamole e Radda sono destinate esclusivamente al Sangiovese.</p>

<p>Dopo un&rsquo;iniziale consulenza di <strong>Giacomo Tachis</strong>, le redini della cantina sono state prese dall&rsquo;enologo <strong>Guido De Santi</strong>, che &egrave; diventato anche direttore di Querciabella.</p>

<p>[[ima3]]Nel 1993 <strong>Giuseppe Castiglioni</strong> muore e lascia le redini al figlio <strong>Sebastiano</strong>, che subito inizia a lavorare per ottenere una certificazione biologica, cosa che all&rsquo;epoca era tutt&rsquo;altro che scontata, e anzi c&rsquo;erano diversi produttori scettici a riguardo.</p>

<p>&laquo;C&rsquo;&egrave; stato anche un approccio verso la biodinamica &ndash; spiega <strong>Daniela Cappuccio</strong>, che lavora da diversi anni a <em>Querciabella</em> come responsabile del marketing &ndash; ma senza mai arrivare alla certificazione. Ora, invece, abbiamo la certificazione vegana. Ma il messaggio pi&ugrave; importante che vogliamo dare &egrave; quello di effettuare pratiche sempre meno invasive e pi&ugrave; rispettose del territorio&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Attualmente alla guida dell&rsquo;azienda c&rsquo;&egrave; <strong>Mita Castiglioni</strong>, figlia di <strong>Giuseppe</strong>, che viveva in Messico, ma due anni fa ha acquisito <em>Querciabella</em> insieme ai figli <strong>Selene</strong> e <strong>Andrea</strong>. L&rsquo;attuale enologo, invece, e <strong>Manfred Ing</strong>, che ha anche effettuato diversi studi a riguardo del <em>Sangiovese</em>.</p>

<p>La storia di <em>Querciabella</em>, quindi, si rispecchia nel presente, unendo la tradizione toscana all&rsquo;impronta francese.</p>

<p>[[ima5]]Partendo dal <em>Chianti Classico 2021</em>, che affina per 12 mesi in tonneaux, il <em>Sangiovese</em> in purezza si esprime con una notevole eleganza e un finale lungo e piacevole. La <em>Riserva 2020</em>, con un passaggio per 16 mesi in legno, ha una struttura superiore, mantenendo comunque un&rsquo;ottima finezza. Di grandissimo spessore, infine, la <em>Gran Selezione 2019</em>, proveniente da un vigneto di Greve, dove un naso dalla grande espressivit&agrave;, tra frutta e spezie, esalta ancora di pi&ugrave; un sorso ricco ma non opulento, vivo e profondo. Bisogna ricordare che un terzo della produzione complessiva dell&rsquo;azienda &egrave; comunque dedicata al <em>Chianti Classico</em>.</p>

<p>Passando, invece, al &ldquo;mondo&rdquo; degli internazionali, il <em>Palafreno 2020</em> &egrave; un Merlot in purezza, con la prima bottiglia vinificata nel 2000. Se il tema della finezza &egrave; ancora presente, in questo caso la parte del varietale la fa da padrona, risultando in bocca comunque ancora abbastanza vibrante. <em>Camartina 2020</em> &egrave; il <em>Supertuscan</em> dove il 70% <em>Cabernet Sauvignon</em> incontra un 30% di <em>Sangiovese</em>, in un connubio di ottimo livello dove l&rsquo;identit&agrave; italiana trova gioco nell&rsquo;impronta tipicamente francese di questo vino. La prima annata &egrave; stata nel 1981 a dimostrazione della volont&agrave; di <strong>Castiglioni</strong> di arrivare al suo concetto di vino.</p>

<p>[[ima6]]Ma uno dei primi vini dell&rsquo;azienda e che l&rsquo;ha fatta anche conoscere in Italia e nel mondo non &egrave; un rosso, bens&igrave; un bianco. Nel 1988 infatti nasce il <em>Bat&agrave;r</em>. &laquo;In realt&agrave; all&rsquo;inizio si chiamava <em>Batard Pinot</em> &ndash; spiega ancora <strong>Daniela Cappuccio</strong> &ndash; che doveva essere un <em>Pinot nero</em>, ma poi era <em>Pinot bianco</em> insieme a <em>Pinot grigio</em>. Pare che <strong>Giuseppe Castiglioni</strong> disse all&rsquo;enologo <strong>Guido De Santi</strong> di divertirsi con queste uve. Da l&igrave; nacque l&rsquo;idea della fermentazione in legno. Successivamente ci fu l&rsquo;aggiunta di <em>Chardonnay</em>, fino ad arrivare a oggi, che &egrave; met&agrave; <em>Pinot</em> <em>Bianco</em> e met&agrave; <em>Chardonnay</em>, con almeno 9 mesi di barriques, con malolattica svolta e <em>batonnage</em>, con un affinamento totale di almeno tre anni&raquo;.</p>

<p>L&rsquo;annata 2022 al naso &egrave; incredibilmente varia: fieno, spezie dolci, zafferano, fico, frutta gialla e anche un tocco di miele, per citare le note principali, che poi si aprono ancora di pi&ugrave; con un sorso che spicca per sapidit&agrave; e bevibilit&agrave;. Un vino che sa soprattutto invecchiare molto bene, per moltissimi anni.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/img-4868-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41152/in-cantina/querciabella-unimpronta-francese-nel-chianti-classico.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>L'attenzione che si sposta dalla tecnica al cliente: gli italiani a Madrid Fusión 2026</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41150/dal-mondo/lattenzione-che-si-sposta-dalla-tecnica-al-cliente-gli-italiani-a-madrid-fusion-2026.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Un Auditorium gremito di gente ha inaugurato luned&igrave; scorso <a href="https://www.madridfusion.net/" rel="nofollow">Madrid Fusi&oacute;n</a>, congresso di cucina di Spagna che non conosce cali di attenzione &ndash; e siamo alla ventiquattresima edizione. Il tema di quest&rsquo;anno, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41103/dal-mondo/il-commensale-prende-il-comando-il-tema-interessante-di-madrid-fusion-2026.html">anticipavamo</a>, era <em>El comensal toma el mando</em>, cio&egrave; &laquo;Il commensale prende il comando&raquo;, un&rsquo;interrogazione per certificare se lo strapotere della tecnica stia declinando a favore del cliente, forse tornato a smarcarsi dall&rsquo;ombra cui l&#39;hanno relegato&nbsp;gli chef di inizio millennio.<br />
<br />
I toni da supereroi dell&rsquo;ultimo quarto di secolo erano attenuati assai perch&eacute; oggi c&rsquo;&egrave; indubbiamente pi&ugrave; umilt&agrave; e disposizione all&rsquo;ascolto, e si d&agrave; effettivamente pi&ugrave; valore a quegli aspetti cruciali che non facevano breccia nella comunicazione gastronomica della chef-fever: l&rsquo;ospitalit&agrave;, la centralit&agrave; del cliente, l&rsquo;economia di un&rsquo;insegna - che deve tenere possibilmente i conti in ordine.<br />
<br />
Il cliente prende il comando, dunque, ma &egrave; anche vero che per i grandi cuochi spagnoli &egrave; molto difficile smettere di parlare di tecnica, la leva che da inizi Duemila ha scritto pagine importanti della ristorazione contemporanea. E infatti le lezioni di <strong>Albert Adri&agrave;</strong>, di un insolitamente misurato <strong>Dabiz Mu&ntilde;oz</strong> o del trio di <em>Disfrutar</em> pensavano pi&ugrave; a dissezionare oloturie, generare dal nulla kombucha di skiitake e champagne al burro, ridisegnare pellicole d&rsquo;obulato piuttosto che a cedere lo scettro al commensale.<br />
<br />
Faceva tuttavia piacere che, di tutte le <em>ponencia</em> che abbiamo ascoltato, quelle dei quattro relatori italiani sono state s&igrave; aderenti al tema del congresso: andavano davvero nella direzione del <em>paso atr&aacute;s</em> - come titolava la lezione del veronese <strong>Diego Rossi</strong> -, quel passo indietro verso l&rsquo;ascolto di se stessi, ma soprattutto del commensale, il cui rinnovato potere pu&ograve; riequilibrare gli assetti cucina-riferiti d&rsquo;inizio millennio. Il riassunto dei quattro&nbsp;interventi.<br />
<br />
<strong>Mauro Uliassi: </strong><strong>piatto e cliente, un intreccio indistricabile</strong><br />
&laquo;Negli ultimi 3 anni&raquo;, esordiva sul palco madrileno luned&igrave; il marchigiano <strong>Mauro Uliassi</strong>, &laquo;abbiamo cercato di capire come il cibo impatta sui 5 sensi. <em>Entanglement</em>, lo chiamano gli anglosassoni e gli esperti di fisica quantistica, un intreccio le cui parti, anche se distanti, non possono essere separate. Come l&rsquo;intreccio tra il piatto e chi lo mangia, un momento in cui entrano in gioco la memoria, il corpo, il momento, tante variabili da mettere al centro dell&rsquo;attenzione&raquo;. Era la premessa di un discorso originale e caldo, assistito da citazioni di <strong>Nicola Perullo</strong> (la centralit&agrave; del convivio) e <strong>Nicol&ograve; Scaglione </strong>(&laquo;in 3 ore seduti alla tavola, sono solo 30 i minuti in cui effettivamente mangiamo e tutti il resto &egrave; un vuoto da riempire&raquo;). Per cui &egrave; chiaro che &laquo;senza l&rsquo;ospite, il piatto &egrave; incompiuto&raquo;. Ma &laquo;I sensi non sono uguali per tutti: ogni commensale elabora il piatto in modo diverso&raquo;. &Egrave; quindi essenziale per la grande cucina &laquo;Lavorare sugli stati mentali ed emotivi del commensale, un concetto difficile per i cuochi, perch&eacute; abbiamo un ego grosso come una casa&raquo;. Sottrarre l&rsquo;ego e disporsi all&rsquo;ascolto, &laquo;concentrandosi su tutti e 5 i sensi, come nell&rsquo;esperienza erotica&raquo;, &laquo;disinnescando il pregiudizio dell&rsquo;ospite con la relazione e l&rsquo;accoglienza&raquo;. Perch&eacute; &laquo;Il cuoco non deve cucinare solo piatti ma condizioni. Preparare uno spazio in cui qualcosa pu&ograve; accadere. Ma solo se il commensale &egrave; disposto a lasciarsi andare. Quando succede, si avvera la magia&raquo;. Applausi.<br />
<br />
[[ima2]]<br />
<strong>Il passo indietro di Diego Rossi<br />
Diego Rossi</strong>, su questo palco per la seconda volta in 3 anni, ha raccontato la storia di <a href="https://www.trippamilano.it/" rel="nofollow">Trippa</a> con la consueta verve &laquo;in uno spagnolo quasi perfetto&raquo;, commentava il curatore del congresso <strong>Jos&eacute; Carlos Capel</strong>. Riepilogando la sua gavetta, il cuoco veronese ha confessato di essere stato triturato dai ritmi della ristorazione stellatissima (&laquo;Dovevo lavorare col 40 di febbre. Andavo a dormire ma continuavo a cucinare anche nel sonno&raquo;) fino a &laquo;Voler rivendicare il diritto a poter sbagliare&raquo; e a scegliere di aprire col socio <strong>Pietro Caroli</strong> &laquo;Una trattoria, un modello con grande dignit&agrave; storica, che mi cominciava ad emozionarmi pi&ugrave; del fine dining, che invece cominciava ad annoiarmi terribilmente&raquo;. &laquo;Volevamo un locale nostro, che fosse figlio della nostra immaginazione. Dare valore a prodotti perduti. Accogliere la possibilit&agrave; di cucinare un ingrediente imprevisto. Cucinare piatti buoni e comprensibili con le materie prime che i colleghi scartano. Una cucina &ldquo;brutta&rdquo; perch&eacute; &laquo;Il tempo perso a fare piatti belli &egrave; tempo sottratto a fare piatti buoni&raquo;. Tutte condizioni per liberare il commensale da ogni costrizione, farlo rilassare e stare bene, godere di un piatto di Tagliatelle al burro e Parmigiano, &laquo;<em>forse il piatto pi&ugrave; semplice che vedrete in quest&rsquo;edizione di </em><a href="https://www.madridfusion.net/" rel="nofollow">Madrid Fusi&oacute;n</a>&raquo;, ha concluso sorridendo. Piccola ovazione in sala dei superstiti del giorno uno.<br />
[[ima3]]<br />
<strong>Gianluca Fusto, l&rsquo;ikigai di se stesso</strong><br />
Altra presenza costante a <a href="https://www.madridfusion.net/" rel="nofollow">Madrid Fusi&oacute;n</a>, &egrave; quella di <strong>Gianluca Fusto</strong> veterano dei palchi da congresso. La sua <em>ponencia dulce</em>&nbsp;di marted&igrave; titolava &ldquo;Il tempo del cioccolato, 10 anni di evoluzione nella cioccolateria contemporanea&rdquo;, l&rsquo;ultima decade spesa dal pasticciere milanese &laquo;per ritrovare l&rsquo;<em>ikigai</em> di se stesso&raquo;, spiegava, utilizzando l&rsquo;immagine felice di quella tecnica artigianale giapponese che converte in oro le fratture di un piatto rotto. Non una performance ma una posizione che riconosce il peso della cultura della materia prima: &laquo;Il mio ikigai &egrave; trasformare la complessit&agrave; della materia in emozione semplice e universale. Di accordare estetica, tecnica e rispetto. Di ascoltare la materia e creare cultura attraverso il cioccolato&raquo;. Ogni gesto possibile solo se &laquo;Ti disponi all&rsquo;ascolto prima di costruire con la mano un ponte tra pensiero e materia&raquo;. Nella cioccolateria, &laquo;La temperatura &egrave; la verit&agrave; invisibile del gusto e la forma la memoria visibile del pensiero&raquo; e le praline (Lampone e rosa damascena, Frutto della passione camomilla toscana, Mandorla siciliana tostata e fiore di gelsomino cinese, Guanaja&hellip;) presentate sono il frutto di &laquo;un edificio di anima e calcolo&raquo;. Bont&agrave; auto-evidenti, compresse in un quadrato di 3 centimentri quadrati.<br />
[[ima4]]<br />
<strong>Giuseppe Iannotti, la cecit&agrave; della tecnica</strong><br />
Ultimo in ordine di apparizione sul palco della Fiera Ifema, mercoled&igrave;, il sannita <strong>Giuseppe Iannotti</strong>, che da qualche anno si sdoppia tra la casa di Telese Terme (<a href="https://www.kresios.com/" rel="nofollow">Kresios</a>) e Napoli (<a href="https://177toledo.superbexperience.com/" rel="nofollow">177 Toledo</a>, <a href="https://linktr.ee/luministcafebistrot" rel="nofollow">Luminist</a> e <a href="https://www.instagram.com/anthillcocktailbar/" rel="nofollow">Anthill</a>). &ldquo;Echo en Sannio&rdquo;, il titolo del suo intervento, era centrato sul filo rosso della rassegna madrilena. &laquo;<em>Il cliente che decide</em>, &egrave; un tema che porta s&eacute; un dibattito centrale nella ristorazione di oggi: menu degustazione o carta?&raquo;. Dove collocarsi? &laquo;Tutto dipende dalla tua identit&agrave; e geolocalizzazione. A Napoli prevale certamente la carta mentre la prospettiva di Kresios &egrave; quella di offrire un menu degustazione, l&rsquo;unico possibile, in modalit&agrave; <em>blind</em>, alla cieca, un espediente creato per liberare il commensale dall&rsquo;aspettativa e dall&rsquo;obbligo di scegliere. Un viaggio che costruiamo con narrativa e coerenza gustativa. Senza rituali formali e senza urlare mai la nostra tecnica: quest&rsquo;anno abbiamo avuto un grande afflusso di ragazzini da Kresios proprio perch&eacute; abbiamo lavorato per rendere meno elitario e pi&ugrave; accessibile tutto, un ritmo che la nostra Pastina al formaggino Miki Mouse esemplifica benissimo&raquo;. Questo non vuol dire che la tecnica non esista, anzi: fermentazioni, chiarificazioni, estratti, criococentrazioni ed abbattimenti controllati sono pane quotidiano per lo Iannotti team ma le stratificazioni e le trasformazioni tecniche non sono urlate nei suoi piatti simbolo (gli Spaghetti allo scoglio, <em>el plato de pescado</em>, la Carne con sale e trealosio&hellip;). E ci sono poi, spiegava lo chef, &laquo;Eccessi di tecnica che non migliorano ma peggiorano la materia come l&rsquo;invecchiamento eccessivo, l&rsquo;uniformit&agrave; delle consistenze, la ricerca dell&rsquo;effetto semplice rischiano di far perdere l&rsquo;essenza alla materia prima&raquo;. Anche questo &egrave; prendersi cura del cliente.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-mauro-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41150/dal-mondo/lattenzione-che-si-sposta-dalla-tecnica-al-cliente-gli-italiani-a-madrid-fusion-2026.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Verso la montagna e oltre: il duo Griffa/Selvaggini incanta l'hub</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41149/identita-golose-milano/verso-la-montagna-e-oltre-il-duo-griffaselvaggini-incanta-lhub.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Procedono gli imperdibili appuntamenti con <em>La cucina di montagna</em> all&rsquo;hub di Via Romagnosi 3, che per il suo terzo episodio (<a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow" target="_blank">clicca qui</a> per scoprire le cene in programma stasera e domani) lo scorso&nbsp;mercoled&igrave; 28 gennaio, ha visto fianco a fianco, al pass,&nbsp;due giovani fuoriclasse: da Aosta, lo chef&nbsp;<strong>Paolo Griffa</strong>&nbsp;del suo <a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow" target="_blank">Caff&egrave; Nazionale</a>, ristorante una stella Michelin ma anche&nbsp;deliziosa pasticceria, e <strong>Andrea Selvaggini</strong>, al timone del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37570/ristoranti/savage.html" target="_blank">Savage</a>, una stella Michelin a Oslo, appena trentenne, originario di Tarquinia.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>&laquo;Una precisazione -&nbsp;esordisce <strong>Andrea</strong>&nbsp;-: Oslo, come sapete, non si trova&nbsp;in montagna: si affaccia sul mare, eppure con quell&rsquo;habitat ha in comune le temperature rigide&raquo;, e &ndash; aggiungiamo &ndash; una disponibilit&agrave; di ingredienti ben diversa&nbsp;rispetto a contesti pi&ugrave; &ldquo;mediterranei&rdquo;.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Un&rsquo;accoppiata vincente di talenti, per una sera insieme: &laquo;Da un po&rsquo; stavamo progettando una cena a quattro mani per&nbsp;incontrarci in cucina -&nbsp;aggiunge <strong>Griffa </strong>-,&nbsp;&nbsp;per la stima reciproca, ma soprattutto&nbsp;per il nostro&nbsp;rapporto di amicizia&raquo;. Quale occasione migliore&nbsp;&quot;per gustarla&quot;.&nbsp;&nbsp;</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Entrambi partono da una centralizzazione assoluta della materia prima, per cui gi&agrave; la selezione della stessa&nbsp;non &egrave; scontata: parliamo di ingredienti che non semplificano la vita e che, tanto <strong>Griffa </strong>quanto <strong>Selvaggini</strong>, interpretano con freschezza creativa, imprimendo di portata in portata un sigillo aromatico che avvicina alle narici prima, e poi sul palato, un respiro di montagna e,&nbsp;pi&ugrave; in generale, dell&rsquo;ecosistema in cui ciascun cuoco &egrave; calato.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Pensiamo ad <strong>Andrea Selvaggini</strong> e pensiamo a Oslo. Sappiamo pochissimo sulla cultura gastronomica norvegese ed effettivamente non c&rsquo;&egrave; di che stupirsi perch&eacute; fino a poco fa una cultura gastronomica qui non esisteva. La responsabilit&agrave; ricade in buona parte su una risorsa che proprio su quella cultura gastronomica incide eccome, tale da smuovere gli equilibri di un Paese e a&nbsp;definire nel tempo persino la sostanza di quanto arriva nel piatto: il petrolio. Gi&agrave;, il petrolio. Questo, infatti, gi&agrave; diversi anni fa sposta&nbsp;l&rsquo;attenzione statunitense sulla Norvegia che, dal canto suo, ne ha assorbito le tendenze alimentari, &ldquo;americanizzandole&rdquo; nel senso pi&ugrave; discutibile del termine. Poi per&ograve; qualcosa &egrave; successo: in questa landa remota iniziano ad arrivare chef da tutta Europa - Francia, Italia per esempio - e le cose iniziano a cambiare. Soprattutto - ed &egrave; il caso di <strong>Andrea</strong> &ndash; chi arriva da fuori, inizia a dare valore a ci&ograve; che vive &ldquo;dentro&rdquo;, gli ingredienti norvegesi appunto, a dare loro un senso, contaminati, alleggeriti, smussati, intensificati all&rsquo;occorrenza. &laquo;Sembrer&agrave; un po&#39; di trovarsi a New York per il fermento di posticini di ogni sorta che&nbsp;spuntano in citt&agrave;; fine dining, ma anche locali pi&ugrave; rilassati.&nbsp;Alcune tendenze, invece, per forza di cosa qui non attecchiscono. In Norvegia, infatti, fai fatica a immaginare un menu vegetale, perch&eacute; non c&#39;&egrave; tanta verdura su cui lavorare: il mio menu, per esempio, comprende solo due portate vegetali, a base di porro e patate; spingiamo pi&ugrave; sulla conservazione, sulla fermentazione, e ci rivolgiamo al mare&nbsp;o ad allevatori responsabili, in grado di restituire delle carni davvero interessanti&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Ecco spiegata, per cominciare, la <em>Capasanta</em>, che <strong>Andrea</strong> ridisegna calcando l&#39;immagine di una stella marina. Viene servita cruda, condita con <em>l&ouml;jrom</em>, le uova di coregone dalla Svezia, un&rsquo;emulsione di mandorle, pelli di agrumi fermentate, mandorle tostate, <em>fudge</em> a base di uova di capesante e vinaigrette di zucca fermentata. Il palato &egrave; smosso, viaggia tra sensazioni diverse, eppure cos&igrave; ben congiunte: la grassezza animale del burro, fondente, e quella tostata della mandorla presente anche in emulsione; la salinit&agrave; e le sue intensit&agrave;, docili, quasi dolci e poi spinte, mentre sfumano gradualmente con il soffio leggero degli agrumi e della zucca.</p>

<p>Quindi, il <em>Manzo stagionato 120 giorni:</em>&nbsp;ne sceglie le parti pi&ugrave; magre per l&rsquo;occasione &ndash; in Norvegia, invece, la grassezza &egrave; essenziale per far fronte alle temperature rigide - mentre il lardo viene usato per condire la carne, in piccoli cubetti, come canditi; si avverte il passaggio del tempo nella struttura dell&rsquo;animale, delle sue carni cos&igrave; sode, ma soprattutto&nbsp;nella persistenza quasi lattosa, gradualmente ripulita da una tapenade di visciole mature, polpose, fermentate &ndash; la eco di un&rsquo;estate in conserva &ndash; condite con ribes nero ancora acerbo, succo di visciola e capperi di aglio orsino, dal tocco erbaceo e fresco.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>&Egrave; quello stesso timbro, quella medesima freschezza che ci riporta in alta quota con un piatto, questa volta firmato da <strong>Paolo Griffa</strong> che ha conquistato l&rsquo;intero pubblico dell&rsquo;hub. Parte da un ingrediente a cui raramente riusciremmo ad attribuire una collocazione; nel suo nome, <em>Scorzonera</em>, esprime ruvidit&agrave;, e un po&rsquo; quell&rsquo;anima la conserva nel gusto, ma la forma in cui la materia &egrave; interpretata &egrave; leggiadra, candida, eppure in uno spettro visivamente cos&igrave; pulito, vive un&lsquo;intensit&agrave; ammaliante, una profondit&agrave; seducente. Questa radice viene lavorata come un <em>tajarin</em>, perch&eacute;, lo ricordiamo, <strong>Griffa </strong>&egrave; piemontese. I capellini sono appena scottati, disposti in un morbido gomitolo, poi bagnati con un brodo di fontina, rotondo, dall&rsquo;acidit&agrave; complessa a cui fa da sottofondo anche un piccante amabile, poi erba e fiori; sostiene questa impronta il timo selvatico, mentre il topinambur, in foglie delicatissime, subentra con quel lato pi&ugrave; balsamico che ricorda il carciofo. Un piatto che nella grande capacit&agrave; di <strong>Griffa</strong> di interpretare con grazia e oculatezza la forma, resta impresso nella mente e sul palato soprattutto la sostanza del gusto e il calore che sprigiona. Sua &egrave; pure la chiusura: un <em>Souffl&egrave;</em>, in chiave montebianco.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>Utilizza quindi la castagna che resta discreta, incorporata in questo soffio di piacere, arricchito anche in questo caso da note erbacee. In cima, una quenelle di gelato al cioccolato, intenso,&nbsp;incontra il calore del souffl&egrave; appena sfornato.</p>

<p>Se questa &egrave; la montagna del futuro, scalarne le vette sar&agrave; un privilegio assoluto.</p>

<p>[[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima6]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-griffa-selvaggini-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41149/identita-golose-milano/verso-la-montagna-e-oltre-il-duo-griffaselvaggini-incanta-lhub.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Non un semplice risotto: perché il riso, da ConTatto, stagiona in grotta</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41139/dallitalia/non-un-semplice-risotto-perche-il-riso-da-contatto-stagiona-in-grotta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nella pancia di Frascati si snoda una grotta naturale (una fra tante) lunga 170 metri, custode di ben 4 ere geologiche, oggi diventata il cuore di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32663/ristoranti/contatto.html" target="_blank">ConTatto</a>&nbsp;(ve ne abbiamo parlato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/37924/dallitalia/cucinare-la-grotta-affinamenti-stagionature-e-persino-una-coltivazione-di-funghi-da-contatto-a-frascati.html" target="_blank">qui</a>), il ristorante di <strong>Luca Ludovici</strong> e <strong>Lorena Cavana</strong> con una cucina che possiamo definire a <em>chilometro sottozero</em>.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Questo ventre di roccia, vera cella frigo a temperatura costante tra i 12 e i 15 gradi tutto l&rsquo;anno, &egrave; diventata il laboratorio naturale dello chef dove affina, trasforma, coltiva e matura. Qui si coltivano piccoli ortaggi, funghi e germogli, riposano formaggi e salumi, evolve l&rsquo;aceto, si conservano i liquori e addirittura si fa maturare il caff&egrave;, il cioccolato o il riso. Un luogo quasi magico dove le materie prime subiscono una metamorfosi lenta e silenziosa grazie allo sviluppo naturale di muffe nobili e microrganismi, cambiando aspetto e sapore. Ed &egrave; proprio da questa trasformazione spontanea che prende ispirazione e vigore la cucina dello <strong>chef Ludovici</strong>, fatta di tempo e di ricerca. Il tempo ideale della maturazione, a volte lungo mesi, in questo luogo segreto a cui si somma lo studio, il lavoro costante e una tecnica precisa, mai improvvisata.</p>

<p>Esempio emblematico che ha dato vita al piatto signature di <em>ConTatto</em>, &egrave; l&rsquo;affinamento del riso, cosa mai gestita prima e su cui lo chef si &egrave; cimentato con coraggio: &laquo;In grotta, nel giro di tre mesi, il chicco cambia la sua natura strutturale (non il sapore) e solo assaggiandolo se ne coglie la differenza&raquo;, dichiara <strong>Luca</strong>.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Il chicco appare infatti pi&ugrave; grande, come rigonfio per effetto dell&rsquo;umidit&agrave; e alla masticazione la consistenza &egrave; morbida, quasi gommosa all&rsquo;esterno, ma con un cuore tenace e integro sotto i denti. E proprio il riso rappresenta il piatto pi&ugrave; atteso del percorso degustazione. Nel menu&nbsp;porta il nome di <em>Sostenibilit&agrave; del Riso&nbsp;</em>e viene mantecato con <em>burro, parmigiano, limone fermentato sotto sale, crema di scorza di parmigiano e polvere di carbone di cipolla</em>. Il risultato &egrave; un tripudio di sapori, con un&rsquo;alternanza di acidit&agrave; e grassezze, profondit&agrave; di gusto e una persistenza importante. Secondo il pensiero dello chef &egrave; l&rsquo;esaltazione di tutto ci&ograve; che generalmente &egrave; &ldquo;scarto&rdquo; attraverso l&rsquo;utilizzo delle parature di tutte le verdure in menu per creare un fondo e un carbone vegetale che viene ridotto in polvere.</p>

<p>Il passaggio in grotta trasforma la materia prima, regalandole una spinta in pi&ugrave;, un&#39;impronta unica, quasi una nuova identit&agrave; palatale e la grande sfida da parte dello chef &egrave; rispettare quest&rsquo;identit&agrave; acquisita, esaltandone le qualit&agrave; e declinazioni. Una sperimentazione che va avanti da qualche tempo e che trova in ogni menu una sua combinazione:&nbsp;in questa stagione diventa <em>Riso, Acqua, estrazione di salvia, rosmarino e carbonella vegetale</em>, mentre tra i primi piatti sperimentati c&rsquo;era la versione <em>Risotto, zafferano, coppa e paprika</em><em>.</em></p>

<p><em>Sostenibilit&agrave; del Riso</em>, come anche gli altri piatti presenti nel menu di <em>ConTatto</em> rispecchiano una visione di cucina che sfugge alle etichette, perch&eacute; <strong>Luca Ludovici</strong> unisce rigore e istinto, consapevolezza e creativit&agrave;, mettendo alla base, come punti cardine, le idee di sostenibilit&agrave;, circolarit&agrave;, di rispetto per l&rsquo;alimento, nonch&eacute; cosa pi&ugrave; preziosa, l&rsquo;ascolto attento della natura. Perch&eacute; come lui stesso afferma: &laquo;Dalla natura non si finisce mai di imparare&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-contatto-frascati-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41139/dallitalia/non-un-semplice-risotto-perche-il-riso-da-contatto-stagiona-in-grotta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Alessandria d'autore, sei indirizzi da provare per riscaldare l'inverno</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41106/guida-alla-guida/alessandria-dautore-sei-indirizzi-da-provare-per-riscaldare-linverno.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/23353/ristoranti/osteria-billis.html">Osteria Billis</a>, Tortona (Alessandria)</strong><br />
[[ima2]]Come il Timorasso, vino simbolo dei colli tortonesi, invecchia e migliora, cos&igrave; si pu&ograve; dire dei&nbsp;<strong>fratelli</strong>&nbsp;<strong>Billi</strong>. Ormai da sette anni, con la loro&nbsp;<a href="https://osteriabillis.it/" rel="nofollow">Osteria Billis</a>, aperta fronte stazione a Tortona, accolgono e ristorano le vite delle persone che scelgono di passare di l&igrave;. Gi&agrave; artefici del Fun Dining, oggi non hanno pi&ugrave; etichette, nel segno di una libert&agrave; conviviale, che passa delle serate a tema in terrazza, al&nbsp;<a href="https://www.instagram.com/bacarobillis/" rel="nofollow">Bacaro</a>&nbsp;(un piccolo locale che aperto di fronte l&#39;Osteria), ai menu e all&rsquo;accoglienza.&nbsp;Alessandro<strong>&nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;</strong>Filippo sono una cosa sola, cos&igrave; come sala e cucina che si fondono, legate dalla fratellanza di sangue e di mestiere, in un&rsquo;unione suggellata dal voler rimanere un luogo di territorio, dove non deve mai mancare pane e salame. Certo, le creazioni sono pi&ugrave; elaborate, ma sempre con la volont&agrave; di offrire gusti rotondi, golosi e piacevoli, dal Buba Toast con gamberi, omaggio a Forrest Gump), al Riso arrosto fino al Carpaccio in ramino<em>&nbsp;</em>(sottilissime fettine di carne cotte in padella di rame).&nbsp;E se qualcuno dovesse chiedere loro una ricetta, saranno ben felici di condividerla, perch&eacute; il loro pi&ugrave; grande desiderio &egrave; restare nel cuore della gente, grazie al potere aggregativo della tavola.<br />
<strong>Luca Farina</strong></p>

<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32274/ristoranti/anna-ghisolfi.html">Anna Ghisolfi</a>,&nbsp;Tortona (Alessandria)</strong><br />
[[ima3]]<strong>Anna Ghisolfi</strong>&nbsp;&egrave; autodidatta e costruisce la propria personalit&agrave; in cucina nel tempo, partendo in realt&agrave; prima dal mondo del catering. Avendo successo e conquistandosi un&#39;espressione altamente riconoscibile e tutta sua, decide negli anni di trasformare il suo laboratorio in ristorante e aprire al grande pubblico. &Egrave; cos&igrave; che la chiesa sconsacrata di piazzetta Giulia a Tortona diventa&nbsp;<a href="https://www.annaghisolfi.it/it/" rel="noopener" target="_blank">Anna Ghisolfi Ristorante</a>, offrendo ai commensali un percorso ricco di coccole, dettagli, piccole attenzioni, letteralmente bocconi da gustare che ogni volta cambiano e intrattengono.&nbsp;Tesse sapori sempre molto puliti, proposte esteticamente minimali, ma fatte di ingegnosi accostamenti, particolarmente benedetti quelli vegetali che si allineano con il raccolto delle stagioni e dell&#39;elemento locale. Eppure Anna valica il confine del suo Piemonte, respirando anche il buono delle regioni limitrofe. Citiamo a memoria la eco di&nbsp;<em>Tagliolini, carciofo, te, acciuga, limone e menta</em>, o il&nbsp;<em>Piccione piccante, arancia e rapa rossa</em>. Creazioni essenziali, equilibrate, persistenti. Il marito Enrico orchestra un&rsquo;accoglienza squisita e diffonde nei calici tutta la sua passione e competenza per i vini del territorio.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36149/locali/la-gallina-a-villa-sparina.html">La Gallina a Villa Sparina</a>, Gavi (Alessandria)</strong><br />
[[ima4]]Si cena in un vecchio fienile restaurato, aperto all&rsquo;interno di un resort che la famiglia&nbsp;<strong>Moccagatta</strong>&nbsp;conduce, forte di una capacit&agrave; di ospitare fuori dal comune. Monterotondo &egrave; nel cuore della denominazione Gavi e le colline di vigneti circondano questa porzione di Piemonte. Il ristorante &egrave; circondato da orti, prati, e una terrazza per desinare nella stagione estiva. Ed &egrave; qui che trova spazio la cucina di&nbsp;<strong>Graziano Caccioppoli</strong>, un cuoco che irradia la sua cucina con un senso profondo d&rsquo;accoglienza perpetuato attraverso sapori confortevoli.&nbsp;Un&rsquo;ode appagante all&rsquo;italianit&agrave;, che non necessita di effetti speciali, perch&eacute; &egrave; una pregevole semplicit&agrave; la cifra stilistica del cuoco campano, che vanta esperienze nelle cucine di&nbsp;<strong>Cannavacciuolo</strong>&nbsp;e della&nbsp;<strong>Famiglia Cerea</strong>. Il&nbsp;<em>Mezzo Pacchero ai pomodori&nbsp;</em>&egrave; la eco di un Mediterraneo senza veli, che senza inibizione si alterna in menu al&nbsp;<em>Benvenuto conviviale piemontese</em>, esaltazione massima degli antipasti locali. Sempre regna sovrano lo&nbsp;<em>Gnoccorotondo al pesto</em>, must per quanti arrivano qui per la prima volta: un solo boccone e coglierete l&rsquo;intensit&agrave; ammaliante dell&rsquo;intera proposta.&nbsp;La carta dei vini dedica un ampio spazio al territorio e alle bollicine.&nbsp;<br />
&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29881/locali/lorto-del-nordelaia.html">L&#39;Orto del Nordelaia</a>, Cremolino (Alessandria)</strong><br />
[[ima5]]I percorsi vegetali sono pressoch&eacute; in ogni carta; un&rsquo;alternativa, spesso costruita senza una vera e propria coscienza di gusto e di profondit&agrave; nella maniera di concepire piatti che reggano dal primo all&rsquo;ultimo passaggio in un percorso.&nbsp;Diversamente, invece, &egrave; quello che sta accadendo a&nbsp;<a href="https://lorto.nordelaia.com/" rel="nofollow">LORTO del Nordelaia Resort</a>, lo spazio creativo di&nbsp;<strong>Charlie Pearce</strong>. Cucina a vista sul borgo di Cremolino, e un universo interiore condito dalle esperienze di questo giovane britannico trapiantato in Italia.&nbsp;La valorizzazione dell&rsquo;orto di propriet&agrave;, la riduzione al limite dello scarto, le fermentazioni, sono tutti elementi che condiscono la creativit&agrave; e rivestono di potenza ciascun boccone. La carne &egrave; presente in percentuali bassissime, a favore di pesce maturato, reperito dal mare ligure, a un soffio da qui. Eppure di nulla sentirete la mancanza, perch&eacute; il Fungo ostrica, passato al bbq, sviluppa la carnosit&agrave; di un arrosto; poggia sulla base di una salsa mole vigorosa: semi, cioccolato, spezie, su tutte l&rsquo;anice stellato che ammorbidisce l&rsquo;umami, rilasciandolo gradualmente. Non &egrave; che un minimo esempio di una cucina che stimola il palato dal principio alla fine e che, ne siamo certi, far&agrave; parlare di s&eacute;.<br />
<strong>Marialuisa Iannuzzi</strong></p>

<p><br />
<strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/30216/locali/mirepua.html">Mirepu&agrave;</a>,&nbsp;Cremolino (Alessandria)</strong><br />
[[ima6]]Le radici piemontesi incontrano la creativit&agrave; contemporanea per un&rsquo;esperienza culinaria autentica, nata dalla passione per le materie prime locali di Federico Ferrari. Questo ristorante di Cremolino, nell&rsquo;Ovadese, in provincia di Alessandria, &egrave; uno degli esempi pi&ugrave; convincenti di come impostare un modello compiuto di &ldquo;ristorante di campagna contemporaneo&rdquo;, ossia un bel luogo di delizie territoriali, di assaggi senza pensieri, che offra per&ograve; anche la graffiata fine dining.&nbsp;C&rsquo;&egrave; tutto, qui: una zona a crescente vocazione turistica; un affascinante borgo affusolato attorno al suo castello; il locale elegante con grandi terrazze per l&rsquo;aperitivo nella bella stagione; il servizio sorridente coordinato da&nbsp;<strong>Gaia Fassone</strong>, spigliato e caloroso; uno &ldquo;chef-contadino&rdquo; che ama la materia prima, seleziona pochi fidati fornitori e coltiva l&rsquo;orto del ristorante.&nbsp;La proposta gastronomica &egrave; equilibrata e perfetta. Si va dall&#39; Agnolotto quadro monferrino allo Gnocco di patate vecchie al fumo di ciliegio, pesto con basilico genovese, fagiolini nostrani, prescensoua, fino al Capretto arrosto. Si sta benissimo.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40394/locali/cacciatori.html">Cacciatori</a>, Cartosio (Alessandria)</strong><br />
[[ima7]]Il Ristorante&nbsp;<a href="https://cacciatoricartosio.com/" rel="nofollow">Cacciatori</a>&nbsp;di Cartosio &egrave; un&rsquo;istituzione della cucina piemontese, apprezzato per la sua eleganza sobria e l&rsquo;atmosfera di calma e accoglienza. Situato in una tipica casa di campagna tra le colline dell&rsquo;Acquese, nella parte sud del Piemonte al confine con la Liguria, questo locale da oltre due secoli mantiene una cucina semplice, ma di grande qualit&agrave; con piatti preparati alla stufa a legna.&nbsp;La famiglia Milano riesce a creare un&rsquo;atmosfera autentica in sala come in cucina dove&nbsp;<strong>Federica Rossini</strong>, assistita dalla sua fedele stufa a legna prepara le sue ricette, come il Pollo alla cacciatora, lo Stracotto al vino rosso, i Taglierini al rag&ugrave; e i Maltagliati di farro con carciofi e guanciale; tutti realizzati con materie prime locali e di stagione.&nbsp;La cantina &egrave; molto fornita, con una selezione di vini che spazia da etichette dal buon rapporto qualit&agrave;-prezzo a grandi vini piemontesi, valorizzando la tradizione vitivinicola della provincia di Alessandria. Un vero e proprio rifugio del cibo di qualit&agrave; e della buona tavola piemontese, cosa sempre pi&ugrave; rara.<br />
<strong>Luca Milanetto</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/image-3840x1650-01-20-2026-11-18-am.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41106/guida-alla-guida/alessandria-dautore-sei-indirizzi-da-provare-per-riscaldare-linverno.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/guida-alla-guida.html">207</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna nell'hub: Michele Talarico e Julian Stieger, sintonia alpina tra Livigno e l'Austria</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41146/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-nellhub-michele-talarico-e-julian-stieger-sintonia-alpina-tra-livigno-e-laustria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La rassegna <em>La Cucina di Montagna</em>, &nbsp;che intende esplorare la cultura gastronomica d&#39;alta quota attraverso il dialogo tra cuochi italiani e internazionali, &egrave; proseguita marted&igrave; 27 gennaio a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em> con un secondo appuntamento davvero affascinante e di grande successo. Gastronomico e di pubblico. Protagonisti della serata <strong>Michele Talarico</strong>, chef del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35828/ristoranti/kosmo.html">T&eacute;a del Kosmo</a> a Livigno, e <strong>Julian Stieger</strong>, chef del <a href="https://www.rotewand.com/en/gourmet/rote-wand-chefs-table/" rel="nofollow">Rote Wand Chef&#39;s Table</a> a Lech, in Austria, due stelle Michelin, nonch&eacute; la tavola pi&ugrave; ambiziosa del lussuoso <a href="https://www.rotewand.com/" rel="nofollow">Rote Wand Gourmet Hotel</a>. L&#39;iniziativa &egrave; realizzata con il supporto di <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>,&nbsp;<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]I due cuochi non si erano mai incontrati prima di questa cena, eppure hanno trovato fin da subito un&#39;intesa spontanea, come hanno raccontato loro stessi salutando il pubblico prima di dare avvio al servizio. Una sintonia che conferma l&#39;intuizione alla base di questo progetto: le cucine di montagna, indipendentemente dalla loro collocazione geografica, condividono affinit&agrave; profonde. La ricerca di piccoli produttori, in contesti dove le materie prime sono diverse e meno abbondanti rispetto ad altri territori, rappresenta un tratto comune che si riflette inevitabilmente nelle scelte compositive dei piatti.</p>

<p>[[ima4]]<strong>Julian Stieger</strong> incarna questa filosofia con particolare evidenza. Nato in Alta Austria, &egrave; approdato al <em>Rote Wand Chef&#39;s Table</em> dopo un percorso formativo in un paio tra i&nbsp;ristoranti pi&ugrave; prestigiosi del mondo: l&#39;<em>Eleven Madison Park</em> a New York e il <em>Geranium</em> a Copenaghen. Il passaggio dalla metropoli americana al villaggio di Zug, di pochissimi&nbsp;abitanti nel cuore del Vorarlberg, ha rappresentato uno shock culturale che lo chef ricorda con lucidit&agrave;: &laquo;Da una citt&agrave; di otto milioni di persone a un piccolo paesino di montagna. All&#39;inizio &egrave; stato difficile, ma mi sono innamorato subito del progetto&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]La costruzione di una rete di fornitori locali ha richiesto tempo e pazienza: &laquo;Quando sono arrivato non avevo contatti con i produttori della regione. All&#39;inizio proponevamo astice, ostriche, scampi: per me era un controsenso, ma era l&#39;unico modo che conoscevo per cucinare a un certo livello, perch&eacute; nei ristoranti dove mi ero formato si lavorava con quei prodotti. Poi, lentamente, ho iniziato a conoscere le persone del territorio e ho trovato piccoli produttori straordinari, come casari che realizzano soltantoduecento forme all&#39;anno&raquo;. Oggi il <em>Rote Wand Chef&#39;s Table</em> &egrave; un ristorante da quattordici coperti dove <strong>Stieger</strong> cucina davanti agli ospiti, seguendo una filosofia che rifiuta i piatti-simbolo: &laquo;Se una preparazione resta in carta per pi&ugrave; di un anno, la eliminiamo. Non voglio signature, preferisco continuare a muovermi, a cercare, a evolvere e crescere&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]Per il pubblico italiano la serata ha rappresentato l&#39;occasione di scoprire una cucina di notevole raffinatezza, tanto nell&#39;estetica quanto nella stratificazione dei dettagli. Il piatto pi&ugrave; sorprendente &egrave; stato senza dubbio il <em>Piccione</em>, costruito su una tessitura di profumi e aromi di rara complessit&agrave;. A colpire in particolare &egrave; stato l&#39;utilizzo del numex, un peperoncino che appartiene alla famiglia dell&#39;habanero e ne conserva l&#39;intensit&agrave; aromatica, senza tuttavia portare con s&eacute; la piccantezza aggressiva del suo parente pi&ugrave; celebre.</p>

<p>[[ima7]]<strong>Michele Talarico</strong>, pugliese di origine e allievo di <strong>Norbert Niederkofler</strong>, rappresenta un percorso diverso ma altrettanto significativo. Da quasi cinque anni ha trovato nella montagna la sua dimensione: &laquo;Da quando l&#39;ho scoperta &egrave; diventata una passione. Per me la montagna significa ricerca, scoperta, rispetto, natura&raquo;. Il <em>T&eacute;a del Kosmo</em>, lo spazio gastronomico che ha aperto all&#39;interno del <em>Kosmo</em> di Livigno, &egrave; un ambiente intimo, interamente realizzato in legno di recupero, dove <strong>Siria Fedrigucci</strong> accoglie gli ospiti con attenzione sartoriale.</p>

<p>[[ima8]]La sua cucina si fonda sul rapporto diretto con i piccoli produttori e sull&#39;utilizzo integrale degli ingredienti: &laquo;Abbiamo il produttore che ci consegna solo le uova, quello che ci d&agrave; solo il burro. Rispettiamo le materie prime e le utilizziamo al cento per cento: in cucina non abbiamo scarti. Quello che facciamo &egrave; dimostrare che anche le parti meno nobili di un ingrediente possono diventare nobili, possono dare al piatto qualcosa in pi&ugrave;&raquo;. I suoi <em>Tubettini</em>, portati in tavola durante la serata milanese, hanno confermato questa visione: un piatto di grande eleganza, capace per&ograve; di conservare una spinta di golosit&agrave; immediata.</p>

<p>Di seguito le portate della serata, nelle parole di chi le ha create.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Vacca da latte, lievito, kale</em> - <strong>Julian Stieger</strong></p>

<p>[[ima10]]&laquo;&Egrave; un taglio di costata di vacca da latte della nostra regione, dry aged&nbsp;e affettato molto sottile, stratificato con pancetta fatta in casa. Viene tagliato a cubetti, affumicato su legno di faggio e arrostito. Sotto c&#39;&egrave; una maionese al lievito, con semi di senape in conserva all&#39;aceto di fiori di sambuco, sopra del cavolo riccio fresco&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Spuma di patate, tuorlo d&#39;uovo, caviale</em> - <strong>Julian Stieger</strong></p>

<p>[[ima9]]&laquo;Una spuma di patate con tuorlo d&#39;uovo, cr&egrave;me fra&icirc;che e timo. All&#39;interno midollo affumicato e semi di lino. Sopra una sottile copertura a base di&nbsp;latte non pastorizzato, con il suo tocco di&nbsp;grassezza, mescolata con prezzemolo, e il caviale&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Nasello, sottaceti, abete</em> - <strong>Julian Stieger</strong></p>

<p>[[ima11]]&laquo;Il nasello viene leggermente salato e affumicato, poi arrotolato, affettato e porzionato. Lo serviamo con asparagi, mele e cetrioli in conserva. Sopra una senape all&#39;abete rosso. La salsa nasce dal liquido di conservazione degli asparagi bianchi, ridotto con un aceto di lievito che facciamo invecchiare per un anno. Completano il piatto nasturzio e uova di pesce che prepariamo noi da quasi un anno&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Tubettino di farro, siero di capra, aglio nero e ginepro</em> - <strong>Michele Talarico</strong></p>

<p>[[ima12]]&laquo;Abbiamo voluto portare il bosco in un piatto. Il tubettino viene cotto in un siero di capra, una parte di recupero, che aromatizziamo con un&#39;infusione di timo di montagna per ottenere quella nota erbacea. Completiamo con una salsa di aglio nero leggermente acidula e ginepro tostato, per dare la nota speziata del bosco&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Piccione, zucca, pancake di portobello</em> - <strong>Julian Stieger</strong></p>

<p>[[ima13]]&laquo;Il piccione viene frollato per due giorni e spennellato con koji, che grazie alla fermentazione apporta una nota di dolcezza. Lo accompagniamo con zucca in conserva al chipotle e fiori di sambuco fermentati, e una salsa di peperoncino numex cotto con prugne mirabelle e ginepro tostato. A parte serviamo un pancake di portobello: i funghi vengono cotti in confit nel loro succo, pressati e porzionati, adagiati su un pancake di ispirazione coreana con abete rosso, shiso e semi di coriandolo del nostro orto. La salsa &egrave; un dashi di porcini, che nella nostra zona crescono in abbondanza, preparato con pesce affumicato ed essiccato da noi. Infine un t&egrave; di funghi e abete rosso&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Mora selvatica, pepe di montagna e larice</em> - <strong>Michele Talarico</strong></p>

<p>[[ima14]]&laquo;Anche nel dessert abbiamo cercato l&#39;equilibrio tra acidit&agrave; e freschezza. La base &egrave; un curd alla mora selvatica, poi una granita con un&#39;infusione di pepe di montagna, un gelato al larice. Completiamo con pepe di montagna e una tuile di mora selvatica&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p>Le cene de <em>La Cucina di Montagna</em> proseguono fino a venerd&igrave; 30 gennaio. Per informazioni e prenotazioni, visitate&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/home" rel="nofollow">il sito ufficiale</a>&nbsp;di&nbsp;<em>Identit&agrave; Golose Milano</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/identita-27gennaio-anteprima-.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41146/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-nellhub-michele-talarico-e-julian-stieger-sintonia-alpina-tra-livigno-e-laustria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Uno chef e la pizzeria del cuore: Gianluca Renzi racconta Le due scimmie di Asti</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41137/mondo-pizza/uno-chef-e-la-pizzeria-del-cuore-gianluca-renzi-racconta-le-due-scimmie-di-asti.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A&nbsp;<em>Le due scimmie</em> mi trovo molto bene perch&eacute; &egrave; un indirizzo gestito da ragazzi - <strong>Andrea Boero</strong> e <strong>Alessio Rosano</strong> - giovani, molto dinamici, cui piace lavorare mantenendo sempre degli standard elevati. Sono almeno due anni che frequento il loro locale e devo dire di aver sempre gustato pizze ottimamente realizzate, a partire dall&rsquo;impasto. Ne propongono tre tipi diversi, da quello classico napoletano a quello al mattarello, per una pizza leggera e croccante in stile romano; infine c&rsquo;&egrave; il &ldquo;Casa nostra&rdquo;, loro marchio di fabbrica, disponibile con farina di tipo 1, integrale o ai tre cereali. Va in due cotture, ed &egrave; quello che mi piace di pi&ugrave;.</p>

<p>[[ima2]]La pizza che io preferisco mangiare &egrave; la <em>Mariuzzo</em>, con fiordilatte di Agerola, provola affumicata, crema di peperoni, &lsquo;nduja calabrese, miele piccante e tarallo napoletano; la ordino spesso perch&eacute; la trovo davvero bilanciata oltre che gustosissima!</p>

<p>A <em>Le due scimmie</em> il servizio sa essere molto veloce, viene gestito da ragazze spigliate e sorridenti, che sanno mettere a proprio agio. Qualche tempo fa la pizzeria ha cambiato sede, ora il locale &egrave; gi&ugrave; grande, si trova un una pizzetta davvero carina vicino al centro di Asti. Meritano di crescere sempre pi&ugrave;.&nbsp;[[ima4]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LA NOSTRA SCELTA</strong><br />
<em>Mariuzzo</em>, con fiordilatte di Agerola, provola affumicata, crema di peperoni, &lsquo;nduja calabrese, miele piccante e tarallo napoletano</p>

<p><strong>LA PIZZA PI&Ugrave; CREATIVA</strong><br />
<em>Fondo della teglia</em>, con fiordilatte di Agerola, fondo bruno, patate arrosto, carote al burro, pancetta arrotolata, aromi</p>

<p><strong>LA PIZZA VEGETARIANA</strong><br />
<em>Selina</em>, con pesto rosso, pomodorini confit, stracciatella al basilico, pomodori datterini freschi, mandorle tostate e foglie di basilico</p>

<p><strong>LA PIZZA SIGNATURE</strong><br />
<em>Nico</em>, con fiordilatte di Agerola, salsiccia di Bra in uscita, burratina, basilico fritto, granella di nocciole</p>

<p>[[ima3]]<strong>PERCH&Eacute; FERMARSI</strong><br />
perch&eacute; &egrave; un locale giovane dove si gusta un&#39;ottima pizza</p>

<p><br />
<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39744/locali/le-due-scimmie.html">Le due scimmie</a><br />
Piazza Italia 2 - Asti<br />
Tel. 327 4046668<br />
<a href="https://le-due-scimmie.squarespace.com/" rel="nofollow">le-due-scimmie.squarespace.com</a><br />
Aperto a pranzo e cena, sabato e domenica solo a cena. Chiuso il luned&igrave;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/le-due-scimmie-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41137/mondo-pizza/uno-chef-e-la-pizzeria-del-cuore-gianluca-renzi-racconta-le-due-scimmie-di-asti.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna a Identità Golose Milano: Riccardo Gaspari e Alessandro Negrini aprono la rassegna</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41143/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-riccardo-gaspari-e-alessandro-negrini-aprono-la-rassegna.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La rassegna <em>La Cucina di Montagna</em> ha preso il via luned&igrave; 26 gennaio a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em>. Si tratta di un progetto articolato in cinque cene a quattro mani, fino a venerd&igrave; 30 gennaio, che intende esplorare la cultura gastronomica d&#39;alta quota attraverso il dialogo tra cuochi italiani e internazionali. L&#39;idea nasce da una constatazione: la montagna, pur parlando lingue diverse, custodisce un&#39;identit&agrave; gastronomica comune, fatta di stagionalit&agrave; marcata, materie prime identitarie e una sapienza antica nel conservarle e valorizzarle. Non solo geografia, dunque, ma un approccio alla cucina che sa trasformare i limiti ambientali in risorse di gusto e di tecnica.</p>

<p>Il programma prevede il coinvolgimento di dieci chef provenienti dalle Alpi italiane e da altre catene montuose europee. Dopo la serata inaugurale, marted&igrave; 27 gennaio sar&agrave; la volta di <strong>Michele Talarico</strong> (<em>T&eacute;a del Kosmo</em>, Livigno) e <strong>Julian Stieger</strong> (<em>Rote Wand Chef&#39;s Table</em>, Lech, Austria); mercoled&igrave; 28 <strong>Paolo Griffa</strong> (<em>Paolo Griffa al Caff&egrave; Nazionale</em>, Aosta) e <strong>Andrea Selvaggini</strong> (<em>Savage</em>, Oslo); gioved&igrave; 29 <strong>Stefano Masanti</strong> (<em>Il Cantinone</em>, Madesimo) e <strong>Michael Mayr</strong> (<em>Quellenhof Gourmetstube 1897</em>, San Martino in Passiria); venerd&igrave; 30 <strong>Alessandro Gilmozzi</strong> (<em>El Molin</em>, Cavalese) e <strong>David Žefran</strong> (<em>Milka</em>, Kranjska Gora, Slovenia). L&#39;iniziativa &egrave; realizzata con il supporto di <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>,&nbsp;<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]La serata di luned&igrave; ha visto protagonisti due chef da anni amici di<em> Identit&agrave; Golose</em>, ospitati in molte occasioni sui nostri palchi e sulle nostre pagine: <strong>Riccardo Gaspari</strong> del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/17600/ristoranti/sanbrite.html?p=0&amp;q=gaspari&amp;hash-city=cs-city-cortina-d-ampezzo&amp;">SanBrite</a> di Cortina d&#39;Ampezzo e <strong>Alessandro Negrini</strong> de <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12813/ristoranti/il-luogo-di-aimo-e-nadia-alessandro-negrini-e-fabio-pisani.html">Il Luogo - Aimo e Nadia</a> a Milano. Due storie diverse, due territori diversi, eppure un dialogo che si &egrave; rivelato estremamente armonico.</p>

<p>La storia di <strong>Riccardo Gaspari</strong> &egrave; quella di un cuoco di grande talento che, partendo dall&#39;agriturismo e dall&#39;azienda agricola di famiglia, ha costruito una realt&agrave; di eccellenza gastronomica capace di raccontare in modo originale e personale le Dolomiti ampezzane. Una cucina che rispetta le caratteristiche di un territorio di vera montagna, con grande attenzione a una stagionalit&agrave; che, soprattutto nei mesi invernali, porta con s&eacute; anche una scarsit&agrave; di risorse.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]&Egrave; proprio da questa condizione che nasce la sua ricerca: &laquo;A me interessa portare il territorio nei miei piatti, cercare prodotti che siano veramente di montagna. Quello che stiamo provando a fare ultimamente &egrave; cercare sapori nuovi, non tanto prodotti nuovi, ma sapori inediti grazie a&nbsp;tecniche di cucina, di conservazione, macerazioni. In montagna gli ingredienti non sono tantissimi, allora cerchiamo di creare un ventaglio di sapori pi&ugrave; ampio&raquo;. Sapori che diventano basi per le salse, per costruire piatti che, nelle sue parole, &laquo;siano rotondi, che abbiano quella parte di golosit&agrave;, che raccontino tanto il territorio, quanto questo&nbsp;periodo storico&raquo;.</p>

<p><strong>Alessandro Negrini</strong> rappresenta una storia diversa: quella di un giovane cuoco che dalla Valtellina &egrave; arrivato a Milano per raccogliere gradualmente, insieme a <strong>Fabio Pisani</strong>, una delle eredit&agrave; pi&ugrave; prestigiose della storia dell&#39;alta cucina italiana, assumendo la guida della cucina di&nbsp;<strong>Aimo </strong>e<strong> Nadia Moroni</strong>. La filosofia del <em>Luogo</em> non &egrave; mai stata quella di una cucina strettamente territoriale, rappresentando invece un lavoro pionieristico di selezione dei migliori ingredienti da tutta Italia: &laquo;<em>Aimo e Nadia</em> non &egrave; mai stato legato al chilometro zero, questo mi ha portato ad amare tanto un prodotto che arriva da Pantelleria, quanto uno che ha origine nella mia terra&raquo;. Eppure <strong>Negrini</strong> mantiene dentro di s&eacute; un&#39;identit&agrave; valtellinese profonda, che si esprime non solo nei piatti ma soprattutto nel suo approccio al lavoro.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]&laquo;La Valtellina ce l&#39;ho nel cuore: vengo da una famiglia valtellinese da generazioni, da un paesino di mille abitanti a 1200 metri d&#39;altezza&raquo;, racconta. &laquo;A livello culinario potrei dirti che queste mie radici non sono in primo piano. Ma quello che ha influito tantissimo nel mio lavoro sono pensieri&nbsp;un po&#39; da montanaro:&nbsp;il pragmatismo della montagna, la cultura del lavoro. Vengo da un paese povero, dove la gente fugge, una montagna che soprattutto oggi &egrave;&nbsp;in difficolt&agrave;. Ma la difficolt&agrave; non toglie quella tempra: lottare, la fatica, la salita. Un alpinista non festeggia mai: non prima di partire, non in cima. Scende, porta a casa la pelle, e solo allora, forse, festeggia&raquo;. &Egrave; un approccio che condivide con <strong>Pisani</strong>: &laquo;Io e <strong>Fabio</strong> abbiamo raggiunto dei bei traguardi nella nostra vita, ma non abbiamo mai dedicato tempo a festeggiare. Questo ci ha aiutato&nbsp;a superare anche i piccoli momenti difficili&raquo;.</p>

<p>Durante la presentazione al pubblico, <strong>Negrini</strong> ha definito i pizzoccheri una &laquo;ricetta tribale&raquo;: un piatto cos&igrave; radicato nelle usanze di un territorio da vivere moltissime piccole variazioni, ciascuna identitaria rispetto ai micro-territori a cui afferisce. I suoi li ha imparati a quattordici anni: &laquo;Da una signora di nome <strong>Gemma</strong>, al ristorante <em>Ai Portoni</em> a Chiareggio. Li faccio ancora cos&igrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]</p>

<p>Il risultato finale del menu &egrave; stato di grande armonia, grazie alla sensibilit&agrave; e all&#39;intelligenza di due cuochi che hanno saputo dialogare con i loro piatti, mettendosi al servizio del gusto degli ospiti. Di seguito le quattro portate, nelle parole di chi le ha create.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Salmerino, beurre blanc di trota, brunoise di bieta</em> - <strong>Riccardo Gaspari</strong></p>

<p>[[ima10]]&laquo;Il salmerino viene fatto asciugare in frigorifero per quattro giorni, per rendere la pelle pi&ugrave; croccante e insaporire il pesce, che essendo di lago non ha grande sapidit&agrave;. Poi viene cotto alla brace, la salsa &egrave; fatta con un brodo di teste di pesce macerato, e aggiungiamo le patate. Da noi il piatto classico di pesce era trota o salmerino alle erbe, quindi abbiamo messo bieta e aglio orsino. Il beurre blanc d&agrave; quella nota un po&#39; classica e insieme moderna&raquo;.</p>

<p><em>Pizzoccheri</em> - <strong>Alessandro Negrini</strong></p>

<p>[[ima11]]&laquo;Farina di grano saraceno valtellinese, macinata a pietra, e grano tenero. Solo acqua, niente sale n&eacute; albume. Poi patate e verze, o altre verdure in base alla stagione, e un formaggio semi-grasso, come il Latteria o il Casera. La peculiarit&agrave; dei miei pizzoccheri &egrave; che cuocio verze, patate e pasta insieme nella stessa acqua, poi li scolo molto bene, li condisco col formaggio, lascio che si sciolga col calore, e di burro ne metto pochissimo, puntando su questa carnosit&agrave; molto golosa, invece che cercare quella consistenza brodosa che hanno spesso. Quando li mangi cos&igrave;, li mangi tutti, non ti riempiono, non sono pesanti. Senti il grano saraceno, la patata cotta bene, la verza: sembrano quasi leggeri&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Cervo, funghi, salsa verde</em> - <strong>Riccardo Gaspari</strong></p>

<p>[[ima12]]&laquo;&Egrave; un lombo di cervo che prima viene marinato nel koji, per rompere un po&#39; la struttura della carne e renderla pi&ugrave; morbida. Alla base un fondo classico di cervo, spugnole reidratate in un brodo di funghi e rapa bianca. E poi una salsa verde che &egrave; prezzemolo ed erbe di montagna, come&nbsp;quella del bollito ma senza acciuga, semplicemente verdura&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p><em>Castagna, mela e panna</em> - <strong>Alessandro Negrini</strong></p>

<p>[[ima13]]&laquo;Ho preso tre elementi caratterizzanti del mio territorio: la mela Bernina, una variet&agrave; autoctona, le castagne e il miele. Ho usato anche il grano saraceno, in una versione dolce, coperto con la panna montata, per dare un&#39;idea di neve. Nella panna per&ograve; ho anche aggiunto un&#39;essenza di abete rosso, albero tipico delle nostre valli. &Egrave; una sorta di Monte Bianco, ma lo possiamo chiamare&nbsp;Bernina. E&#39; uno di quei dolci semplici: la montagna ha questa forza, il prodotto e la semplicit&agrave;&raquo;.<br />
&nbsp;</p>

<p>Le cene de <em>La Cucina di Montagna</em> proseguono fino a <strong>venerd&igrave; 30 gennaio</strong>. Per informazioni e prenotazioni, visitate&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/home" rel="nofollow">il sito ufficiale</a> di <em>Identit&agrave; Golose Milano</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/identita-26gennaio-anteprima-006.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41143/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-riccardo-gaspari-e-alessandro-negrini-aprono-la-rassegna.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Da speakeasy a ristorante creativo &amp; cocktail bar: c'è nuova linfa al ParlaPiano Club Restaurant</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41134/dallitalia/da-speakeasy-a-ristorante-creativo-cocktail-bar-ce-nuova-linfa-al-parlapiano-club-restaurant.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>In Puglia le stagioni fredde non corrispondono necessariamente a noia o sonnolenza. Anzi, quando le luci dell&rsquo;estate si abbassano, scocca il tempo migliore per sperimentare, creare, cambiare pelle. Non rivoluzioni rumorose, ma evoluzioni consapevoli, nate dall&rsquo;ascolto di un pubblico che si trasforma e di una richiesta di qualit&agrave; che, anno dopo anno, aumenta.</p>

<p>&Egrave; quanto sta accadendo a Mola di Bari, fascinosa cittadina di mare a pochi chilometri dal capoluogo. Qui, dopo due mesi di chiusura per ristrutturazione, mostra la sua nuova identit&agrave;&nbsp;il <a href="https://www.facebook.com/ParlaPianoBistrot/" rel="nofollow" target="_blank">ParlaPiano Club Restaurant </a>del giovane bartender<strong> Joe Marzovilla, </strong>che ha voluto cos&igrave; ribattezzare quello che fino a qualche settimana fa era il <em>ParlaPiano Bistrot</em>, trasformandolo in un&nbsp;ristorante di livello, con un bancone bar da vivere al 100% e una carta drink pensata per andare incontro a qualsiasi sensibilit&agrave;.</p>

<p>Non si tratta quindi di una semplice operazione di <em>restyling</em>, ma di un cambio di prospettiva: ottimi piatti e mixology si fondono ora in un unico spazio&nbsp;dove la cucina pugliese stagionale incontra i cocktail d&rsquo;autore, tendendo verso&nbsp;l&rsquo;ibridazione, mentre&nbsp;lo studio sulla materia prima pone sempre pi&ugrave; al centro la creativit&agrave;.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>L&rsquo;esperienza inizia fin dall&rsquo;ingresso, con un citofono che invita a varcare la soglia lentamente, pregustando la scoperta di un ambiente dal design contemporaneo, eppur capace di dialogare con la storicit&agrave; del palazzo che lo ospita. Luci soffuse, volte in pietra, sottofondo musicale mai banale trasformano qualsiasi momento (che si tratti di cena, pranzo, aperitivo o di una pausa fuori orario) in un&rsquo;esperienza multisensoriale. Un format che richiama ancora la tradizione degli <em>speakeasy</em> - in continuit&agrave; con la vecchia anima del luogo - eppure con una personalit&agrave; che si rinnova.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Oltrepassando i drappi di una tenda-sipario, ecco balzare agli occhi il bancone e la sua bottigliera, cuore pulsante del <em>ParlaPiano</em>.</p>

<p>Basta sedersi qui per accorgersi&nbsp;quanto sia cambiato il modo di vivere il bar da parte dell&rsquo;ospite: magari si accomoda con l&rsquo;intenzione di bere un buon cocktail e via, ma poi, siccome l&rsquo;appetito vien mangiando, si trattiene per esplorare il menu, accompagnando ogni portata&nbsp;con&nbsp;drink studiati minuziosamente per il percorso. Vasta e golosa la scelta dei finger, come le <em>Empanadas pugliesi</em> <em>con cima di rapa</em> o i <em>Cannoli ripieni di cacioricotta e funghi cardoncelli</em>.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>A questo punto, l&rsquo;ospite capitoler&agrave; definitivamente alle &ldquo;avances&rdquo; del bartender e, perch&eacute; no, accomodandosi a&nbsp;uno dei tavoli, sfoglier&agrave; il menu del ristorante navigando fra piatti che centralizzanno pescato locale, carni a km0, ortaggi di stagione e paste fatte in casa.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Altrettanto preziosa &egrave; la carta cocktail, che si ispira agli <em>Eau de parfum</em>. Motivo di particolare interesse &egrave; l&rsquo;attenzione dedicata alla proposta dei low/no alcol.</p>

<p>Chiacchierando con lo stesso <strong>Joe Marzovilla</strong> e <strong>Gianfranco Errede</strong>, head bartender, scopriamo che virare su questo segmento di mercato &egrave; stata una scelta suggerita&nbsp;da <strong>Tonia Schiavone</strong>, signora dell&rsquo;accoglienza e volto insostituibile del ParlaPiano. &laquo;Il mondo del bere sta andando verso una direzione sempre pi&ugrave; salutista e responsabile -&nbsp;ammette <strong>Joe</strong> - ecco quindi che abbiamo creato una versione low e no-alcol dei grandi classici come l&rsquo;<em>Old Fashioned, l&rsquo;Americano, i Negroni</em> e altri <em>signature</em> <em>come il Novalgin, il Ginvency rouge o Le Male</em>&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/mise-en-place-parlapiano.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41134/dallitalia/da-speakeasy-a-ristorante-creativo-cocktail-bar-ce-nuova-linfa-al-parlapiano-club-restaurant.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Ora anche gli angeli bevono champagne: l'addio (e l'eredità) di Pinuccio La Rosa</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41136/dallitalia/ora-anche-gli-angeli-bevono-champagne-laddio-e-leredita-di-pinuccio-la-rosa.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel panorama dell&rsquo;accoglienza e della ristorazione d&rsquo;autore, esistono figure capaci di andare oltre la semplice gestione aziendale, trasformandosi in veri e propri simboli di un&rsquo;epoca e di un territorio. <strong>Pinuccio La Rosa</strong>&nbsp;- scomparso poche ore fa all&rsquo;et&agrave; di sessant&rsquo;anni, dopo mesi di grave malattia - &egrave; stato esattamente questo: un professionista dal cuore grande e un imprenditore dal palato raffinatissimo, capace di coniugare un edonismo innato con una visione strategica fuori dal comune. Protagonista del rinascimento siciliano, ha saputo raccontare la sua terra con una voce inconfondibile, rendendo il doppiopetto bianco, il foulard e il sigaro cubano non solo una divisa ufficiale, ma il vessillo di un&rsquo;ospitalit&agrave; sartoriale che non ammetteva compromessi sulla qualit&agrave;.</p>

<p>[[ima2]]La sua storia imprenditoriale, che affonda le radici nel 1953 con l&rsquo;apertura del <a href="https://www.locandadonserafino.it/lido-marina-di-ragusa" rel="nofollow">Lido Azzurro</a> a Marina di Ragusa per mano del padre <strong>Serafino</strong>, ha trovato la sua massima espressione nel cuore di Ragusa Ibla. Insieme al fratello <strong>Antonio</strong>, <strong>Pinuccio</strong> ha avuto il coraggio di investire nel barocco cittadino quando ancora pochi ne intuivano il potenziale turistico globale, riportando in vita una piccola chiesa in pietra che sarebbe diventata <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12806/ristoranti/locanda-don-serafino.html?geo=1">Locanda Don Serafino</a>. Questo progetto non &egrave; stato solo un atto d&rsquo;amore verso le proprie origini, ma un&rsquo;operazione di fine-tuning tra architettura e gastronomia, culminata nel 2004 con la creazione di un boutique hotel diffuso ricavato tra grotte e pietra viva. In questo contesto, la cucina &egrave; diventata immediatamente il motore pulsante dell&rsquo;attivit&agrave; grazie al sodalizio con lo chef <strong>Vincenzo Candiano</strong>. Insieme hanno costruito un percorso d&#39;eccellenza che ha portato la <em>Locanda</em> a conquistare la stella Michelin nel 2008 e a raddoppiarla stabilmente dal 2014 al 2019.</p>

<p>[[ima3]]Ma l&rsquo;impatto di <strong>Pinuccio La Rosa</strong> sul settore Food &amp; Beverage &egrave; andato ben oltre le mura dei propri locali. La sua &egrave; stata una figura politica e associativa di primo piano: dentro <em>Federalberghi</em> &egrave; stata&nbsp;una voce rispettata, sempre tesa a trasformare il successo del singolo in crescita collettiva. Da questa tensione ideale sono nati progetti come <em>Marina Gourmet</em>, concepito come un laboratorio del gusto per mettere in rete l&rsquo;intera filiera, dai produttori locali ai grandi chef, e il suo impegno nell&rsquo;associazione <a href="https://www.lasiciliadiulisse.it/" rel="nofollow">La Sicilia di Ulisse</a>, con l&#39;obiettivo di narrare l&rsquo;isola attraverso l&rsquo;eccellenza dei suoi vini e delle sue tavole. <strong>Pinuccio</strong> ha insegnato al settore che l&#39;imprenditoria enogastronomica &egrave; un atto di cultura e che il vero lusso risiede nella coerenza tra identit&agrave; e innovazione. Oggi che la sua presenza si &egrave; spostata su un altro piano, resta la certezza che il suo insegnamento continuer&agrave; a influenzare chiunque creda in una Sicilia colta, elegante e ambiziosa. Ora anche gli angeli bevono champagne.[[ima4]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-191-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41136/dallitalia/ora-anche-gli-angeli-bevono-champagne-laddio-e-leredita-di-pinuccio-la-rosa.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Storia e intenti della guida Gault&amp;Millau, che sta per sbarcare anche in Italia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41130/dallitalia/storia-e-intenti-della-guida-gaultmillau-che-sta-per-sbarcare-anche-in-italia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;<em>La nouvelle cuisine est &agrave; la cuisine classique ce que la musique de chambre est &agrave; la musique symphonique</em>&raquo; (&ldquo;La nouvelle cuisine sta alla cucina classica come la musica da camera alla sinfonica&rdquo;), cui aggiungiamo &laquo;<em>Tu ne cuiras pas trop</em>&raquo; (&ldquo;Non cuocerai troppo&rdquo;). Ora che la guida Gault&amp;Millau arriva anche in Italia &ndash; l&rsquo;annuncio &egrave; arrivato poche ore fa, a Praga, alla presentazione dell&rsquo;edizione locale &ndash; val la pena tornare a raccontare un poco le figure dei suoi fondatori, ossia <strong>Henri Gault</strong> e <strong>Christian Millau</strong>, i due giornalisti e gastronomi francesi cui dobbiamo i virgolettati di cui sopra.</p>

<p>Scena: siamo alla fine degli anni Sessanta, a Parigi. Palati fini e menti libere avvertono da tempo come l&rsquo;alta cucina classica transalpina stia diventando ormai un universo chiuso in s&eacute;, ingabbiato nei suoi riti, sempre pi&ugrave; antistorico, tutto opulenza ed eccessi. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gargantua_e_Pantagruel" rel="nofollow">Pantagruele</a> &egrave; diventato non tanto e non solo fuori moda, ma proprio fuori dal proprio tempo; la contemporaneit&agrave; non esige pi&ugrave; che il buongustaio si debba necessariamente rimpinzare di cibi ricchi, coperti di salse, elaboratissimi; cos&igrave; da alcuni anni certi brillanti chef di nuova generazione &ndash; come i giovani <strong>Paul Bocuse</strong>, <strong>Alain Chapel, Michel Gu&eacute;rard, Roger Verg&eacute;</strong>,&nbsp;i fratelli <strong>Jean</strong> e <strong>Pierre Troisgros</strong> - iniziano a proporre ricette diverse, cotture pi&ugrave; brevi, piatti pi&ugrave; leggeri, che rispettano maggiormente il prodotto e la sua stagionalit&agrave;. Mangiare in un ristorante d&#39;haute cuisine non deve essere pi&ugrave; uno sfoggio di abbondanza, per orchi sovrappeso, ma un piacere raffinato, da qui deriva la leggenda delle &ldquo;porzioni piccole&rdquo;. Ecco: tutto questo sobbollire di nuove idee, dapprima sottotraccia, esce allo scoperto e trae visibilit&agrave;, linfa nonch&eacute; una propria struttura teorica grazie all&rsquo;opera di due cronisti, <strong>Gault</strong> e <strong>Millau</strong> appunto. Il passaggio decisivo &egrave; del 1973, quando proprio loro codificano le regole della Nouvelle cuisine con i famosi &ldquo;10 comandamenti&rdquo; (cotture pi&ugrave; brevi, ingredienti freschi, carte alleggerite, meno salse pesanti, attenzione alla dietetica, inventiva&hellip;) e la rendono anche un fenomeno mediatico internazionale.</p>

<p>[[ima2]]Ma gi&agrave; da qualche tempo, ossia primi anni Sessanta, <strong>Gault</strong> e <strong>Millau</strong> si erano incrociati nel mondo della stampa e avevano iniziato a scrivere di ristoranti con un tono diverso dal solito: meno deferente, pi&ugrave; curioso, pi&ugrave; libero. La loro era una critica che voleva spiegare e non solo classificare, e che cercava nei locali un segnale del cambiamento in atto: quindi leggerezza, modernit&agrave;, personalit&agrave;. Tale volont&agrave; di rompere con il linguaggio paludato della critica gastronomica tradizionale non poteva che scaturire nella &ldquo;invenzione&rdquo; di una guida nuova: il brand <a href="https://www.gaultmillau.com/" rel="nofollow">Gault&amp;Millau</a> prende forma alla fine del decennio, inizialmente come progetto editoriale periodico; poi arriva il passaggio decisivo, la prima edizione della guida, dedicata ovviamente alla Francia, nel 1972.</p>

<p>[[ima3]]&Egrave; qui che si capisce l&rsquo;ambizione: non un semplice elenco di indirizzi, ma un sistema di giudizio che mette al centro il gusto, la presentazione e l&rsquo;immaginazione dello chef; focus non sulla ricchezza del contesto, ma sull&rsquo;idea nel piatto. La guida <em>Gault&amp;Millau</em> diventa rapidamente la &ldquo;Gialla&rdquo;, in contrapposizione diretta con la &ldquo;Rossa&rdquo;, ossia la Michelin, della quale si propone di diventare l&rsquo;alternativa pi&ugrave; narrativa, pi&ugrave; militante, pi&ugrave; innamorata del gesto creativo che dell&rsquo;argenteria. <em>Gault&amp;Millau</em> poco a poco si afferma non solo come guida: diventa il megafono di un movimento, un acceleratore culturale. E in controluce si intravede anche il suo metodo: sostenere talenti e tendenze, prendere posizione, creare una grammatica per raccontare ci&ograve; che sta nascendo.</p>

<p>[[ima4]]Da allora tanto tempo &egrave; passato, l&rsquo;autorevolezza dei primi decenni ha dovuto fare i conti &ndash; come per tutte le altre guide cartacee - con l&rsquo;avvento del web e delle recensioni di massa. La scomparsa dei fondatori (<strong>Henri Gault</strong> nel 2000, <strong>Christian Milleau</strong> nel 2017, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/40/17392/affari-di-gola-di-paolo-marchi/millau-cosi-nacque-la-nouvelle-cuisine.html">leggi qui un ritratto</a> firmato <strong>Paolo Marchi</strong>) e alcuni passaggi di propriet&agrave; ne hanno dapprima indebolito il peso specifico; ma negli ultimi anni un progetto di rilancio ha rinfrescato il brand e lo ha spinto nello sviluppo internazionale e digitale, con un sistema di licenze che fino a ieri proponeva <em>Gault&amp;Millau</em> in venti Paesi diversi, perlopi&ugrave; europei (ma ci sono anche Emirati Arabi Uniti, Turchia, Giappone, Marocco, Georgia). Mancava l&rsquo;Italia. Ora c&rsquo;&egrave;. Anzi, per meglio dire: presto ci sar&agrave;, i lavori sono cominciati, lo sbarco&nbsp;delle&nbsp;&quot;toques&quot; &ndash; il riconoscimento <em>G&amp;M</em> pi&ugrave; ambito per gli chef &ndash; &egrave; previsto nel gennaio 2027. Sar&agrave; un debutto graduale, che vedr&agrave; impegnati su tutto il Paese un centinaio di ispettori di nazionalit&agrave; italiana &quot;in cerca delle grandi cucine ancora nascoste, delle nuove tendenze della gastronomia nazionale e delle migliori interpretazioni della tradizione e della cultura del territorio&quot;, come si legge nel comunicato di presentazione. Un esordio che, nella sua totalit&agrave;, richieder&agrave; quattro anni per coprire l&#39;intero Stivale.</p>

<p>A gennaio 2027, infatti, la prima edizione della guida <em>Gault&amp;Millau Italia</em> - per cui gli ispettori sono gi&agrave; al lavoro sul campo - coprir&agrave; Valle D&#39;Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige (gi&agrave; dal 2021 un&#39;edizione trilingue.&nbsp;affiliata alla guida austriaca, racconta il Sud Tirolo). A seguire, anno dopo anno, nuove regioni verranno aggiunte, con l&#39;obiettivo di arrivare entro il 2031 a una guida completa e capillare su tutta la ristorazione italiana. Gli ispettori - giornalisti e appassionati di cui nessuno, ad eccezione del board di <em>G&amp;M Italia</em>, conoscer&agrave; l&#39;identit&agrave; - saranno formati in un <em>Gault&amp;Millau Academy Center</em> che avr&agrave; sede presso il <a href="https://www.revamonforte.com/" rel="nofollow">R&eacute;va Resort</a> di Monforte d&#39;Alba (Cuneo), il cui ristorante interno, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36024/ristoranti/fre-del-reva.html">Fre</a>, verr&agrave; escluso dalle valutazioni della guida.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Contemporaneamente, l&#39;uscita della guida implicher&agrave; anche la realizzazione di una serie di eventi firmati <em>Gault&amp;Millau</em> che verranno proposti al pubblico e/o agli addetti ai lavori, esattamente come succede negli altri venti Paesi.</p>

<p>&laquo;&Egrave; un sogno che si avvera, un grande e ambizioso progetto che puntiamo a&nbsp;onorare con grande professionalit&agrave; e portando una ventata di novit&agrave; al racconto della ristorazione italiana&raquo;, spiegano l&#39;imprenditore ceco <strong>Miroslav Leke&scaron;</strong>, ceo di <em>Gault&amp;Millau Italia</em> (nonch&eacute; patron del <em>R&eacute;va Resort</em> e capo degli ispettori della <em>Gault&amp;Millau Czechia</em>) e <strong>Daniele Scaglia</strong>, general manager nonch&eacute; futuro capo ispettore di <em>Gault&amp;Millau Italia</em>, che portano con loro l&#39;esperienza maturata con le guide di Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, delle quali licensiatario &egrave; lo stesso&nbsp;<strong>Leke&scaron;</strong> . &laquo;Nei Paesi dove abbiamo lavorato fino a oggi abbiamo davvero saputo fare la differenza in termini di narrazione internazionale della scena gastronomica, e soprattutto nel riconoscimento di nuovi grandi talenti della cucina, cosa di cui andiamo particolarmente orgogliosi. Non vediamo quindi l&#39;ora di dare il nostro contributo a un territorio che vanta un panorama gastronomico tra i pi&ugrave; interessanti e ricchi al mondo&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]Poi, durante la conferenza stampa di presentazione, a Praga,&nbsp;<strong>Leke&scaron;&nbsp;</strong>racconta: &laquo;Quando avevo 30 anni mangiavo malissimo, pizze surgelate e vino da discount. Allora un amico mi consigli&ograve; di fare un viaggio in Piemonte...&raquo;. Ne nascque un amore per la regione, e per l&#39;enogastronomia, che dura tuttora.&nbsp;[[ima9]][[ima8]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/henri-gault-christian-millau.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41130/dallitalia/storia-e-intenti-della-guida-gaultmillau-che-sta-per-sbarcare-anche-in-italia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Le alte vette di Alessandro Gilmozzi e David Žefran, insieme all'Hub di Identità venerdì 30 gennaio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41128/identita-golose-milano/le-alte-vette-di-alessandro-gilmozzi-e-david-efran-insieme-allhub-di-identita-venerdi-30-gennaio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La rassegna&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41078/identita-golose-milano/identita-golose-milano-presenta-la-cucina-di-montagna-dieci-chef-ad-alta-quota-italiani-e-internazionali.html">La Cucina di Montagna</a>&nbsp;all&rsquo;Hub di&nbsp;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>&nbsp;si conclude con un altro incontro di grande prestigio, venerd&igrave; 30 gennaio 2026.&nbsp;<br />
<br />
Dalla Slovenia arriver&agrave; a Milano&nbsp;<strong>David Žefran</strong>, chef giovane e volitivo che, dopo aver lavorato a lungo nel Nord Europa (in particolare da&nbsp;<em>Frantz&eacute;n</em>&nbsp;a Stoccolma), nel 2021 ha aperto a Kranjska Gora&nbsp;una tavola fine dining in una locanda immersa nel verde&nbsp;di ruscelli, cascatelle e montagne, al confine tra 3 paesi: Slovenia, Austria e Italia. &Egrave;&nbsp;<a href="https://www.hotelmilka.si/" rel="nofollow">Milka</a>, il ristorante che porta ancora il nome della signora che la reggeva allora, un&rsquo;insegna che ha raccolto in soli due anni altrettante stelle Michelin, un fatto piuttosto raro.&nbsp;<br />
<br />
Con Žefran, ci sar&agrave; uno dei maestri pi&ugrave; grandi e silenziosi della cucina di montagna in Italia:&nbsp;<strong>Alessandro Gilmozzi</strong>&nbsp;d&rsquo;<a href="https://alessandrogilmozzi.eu/" rel="nofollow">El Molin</a>&nbsp;di Cavalaese in Trentino, un cuoco per cui&nbsp;il foraging &egrave; sempre stato uno stile di vita,&nbsp;&nbsp;ancor prima che diventasse trend internazionale. Un cuoco di cuore che ha fatto scuola, con la sua cucina dolomitica contemporanea, sostenibile ed elegante, fatta di erbe spontanee, ricerca costante e materie prime locali. Gilmozzi si occuper&agrave; del primo piatto (Risotto al caprino di cavalese stagionato in fossa e affinato al Walden Bitter) e del dessert (Nocciole selvatiche. abete e radici dolci) mentre il cuoco sloveno non ha ancora svelato i suoi ma ne promette delle belle. Di certo c&rsquo;&egrave; che porter&agrave; un assaggio di formaggi sloveni, inclusi i buonissimi Tolminc.</p>

<p>Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione, ore 20.</p>

<p><em>La Cucina di Montagna</em> &egrave;&nbsp;un&#39;iniziativa che <em>Identit&agrave; Golose</em> realizza con dei prestigiosi partner: <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>, <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a> e <a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gilmozzi-zafran-ig-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41128/identita-golose-milano/le-alte-vette-di-alessandro-gilmozzi-e-david-efran-insieme-allhub-di-identita-venerdi-30-gennaio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>L'inverno narrato da Antonia Klugmann, «tutto pare addormentato, ma è vitale»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41126/dallitalia/linverno-narrato-da-antonia-klugmann-tutto-pare-addormentato-ma-e-vitale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]][[ima3]]</p>

<p><strong>I miei luoghi</strong><br />
Ho la fortuna di lavorare non lontano da Trieste, la citt&agrave; in cui sono nata e cresciuta, che condivide molto con il Collio Goriziano, dove si trova il mio ristorante, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12554/ristoranti/largine-a-venco.html">L&rsquo;Argine a Venc&ograve;</a>. Entrambi sono luoghi di confine e condividono la medesima storia. In questo momento sono italiani, ma per lungo tempo non lo sono stati. Dalla lunga sovrapposizione di tradizioni diverse &egrave; nata un&rsquo;identit&agrave; culturale unica e complessa.</p>

<p>Vivere e lavorare qui mi ha insegnato a trovare ricchezza nella variet&agrave; e nelle diversit&agrave;. Senza timore delle contaminazioni. Senza paura di &quot;inquinare&quot; una tradizione. Senza cercare la sua cristallizzazione.</p>

<p>Dal ristorante in fondo ai campi vediamo gli alberi sull&rsquo;argine del fiume Judrio. Il fiume ci circonda da ogni lato. La sua vicinanza ci pu&ograve; far sentire vulnerabili. Nonostante Venc&ograve; non appaia certo come tale, io lo percepisco come un luogo avventuroso. Cos&igrave; come lo &egrave;, ogni giorno, condurre un ristorante in un posto di confine come questo.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]</p>

<p><strong>Il territorio immaginato</strong><br />
Il men&ugrave; degustazione de&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12554/ristoranti/largine-a-venco.html">L&#39;Argine a Venc&ograve;</a> si chiama <em>Territorio: Vita in Movimento. </em>Un richiamo all&rsquo;evoluzione continua dei luoghi e al modo in cui li attraversiamo. La cucina raccoglie tantissime storie: quelle dei territori, la Storia con la &ldquo;esse&rdquo; maiuscola e la storia personale di chi cucina. Parlare di territorio significa da un lato confrontarsi con un luogo concreto, i suoi ingredienti, le sue stagioni e i suoi profumi. Dall&rsquo;altro con un territorio interiore, quello che ogni cuoco immagina e costruisce nel dialogo costante tra s&eacute; e la realt&agrave;. Poich&eacute; il cuoco cambia, cambia anche il suo modo di relazionarsi con il territorio. Solo restando in ascolto di queste trasformazioni la cucina pu&ograve; continuare a raccontare i propri luoghi senza cristallizzarli, mantenendoli vivi, in movimento.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]</p>

<p><strong>Cos&rsquo;&egrave; per me l&rsquo;inverno</strong><br />
La stagione invernale si presta a essere molto erbacea e amara: almeno cos&igrave; accade qui in Friuli-Venezia Giulia. Quando cucino, cerco sempre di mantenere un p&ograve; di spensieratezza, conservando uno sguardo quasi infantile sul mondo. Mi rapporto a ci&ograve; che mi circonda con un atteggiamento di perenne curiosit&agrave;, nell&rsquo;attesa della scoperta e della sorpresa: vado nel bosco, vado nei prati, vedo che cosa vi accade. Allo stesso tempo, con il passare degli anni, sento il bisogno di mettermi sempre pi&ugrave; in discussione, di affinare la tecnica e il gusto, di andare in profondit&agrave; in modo ogni volta diverso. Mi accorgo, infatti, di notare delle sfumature aromatiche che in passato non riuscivo a cogliere.</p>

<p>Io cambio e cambia l&rsquo;inverno stesso, che anche qui &egrave; sempre meno rigido. Venc&ograve; reagisce a questa stagione in modo sorprendente: c&rsquo;&egrave; il fiume, c&rsquo;&egrave; il freddo che scende dalle colline e si deposita a valle, l&rsquo;aria si fa pesante. Arrivano nebbie dense, poetiche. Compaiono geometrie inattese, l&rsquo;estetica essenziale degli alberi spogli. Tutto sembra addormentato, e invece &egrave; vitale: la terra si spacca sotto il ghiaccio, diventando pi&ugrave; friabile, pi&ugrave; fertile.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]]</p>

<p><strong>Le donne e la cucina</strong><br />
Avverto una grande responsabilit&agrave; nel modo in cui racconto il mio lavoro e il mio ristorante, anche perch&eacute; sono una donna e, ancora oggi, le cuoche con una reale visibilit&agrave; sono poche. Non credo che esistano aspetti del mestiere intrinsecamente maschili o femminili: il talento &egrave; distribuito in modo equo. Proprio per questo la sotto-rappresentazione delle donne &egrave; una perdita grave, perch&eacute; significa rinunciare a una parte importante di quel talento.</p>

<p>Si parla spesso del numero limitato di chef stellate, ma il dato pi&ugrave; allarmante &egrave; un altro: nelle brigate ci sono ancora poche chef de partie e poche commis donne. Prima di diventare chef, infatti, &egrave; necessario passare per la gavetta. Se oggi mancano donne in questi ruoli, domani non potranno che esserci poche chef.</p>

<p>La cucina pu&ograve; essere uno spazio di libert&agrave;: per me lo &egrave; stato. Vorrei che fosse cos&igrave; per tutte, un luogo in cui le donne si sentano accolte, libere di realizzare se stesse dando piena forma alla propria vocazione e al proprio talento, senza lasciarsi condizionare dalle aspettative altrui.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/antonia-klugmann-quinta-stagione.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41126/dallitalia/linverno-narrato-da-antonia-klugmann-tutto-pare-addormentato-ma-e-vitale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Nuove tendenze da Giolina Milano, tra pizze vegan (da sballo) e drink no alcool</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41122/mondo-pizza/nuove-tendenze-da-giolina-milano-tra-pizze-vegan-da-sballo-e-drink-no-alcool.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Siamo costantemente invasi da nuove tendenze, alcune temibili, altre, invece, riescono a prendere piede e a portare una ventata di aria fresca a tavola, presentando delle alternative interessanti che ciascuno introduce in misura diversa.</p>

<p>Pensiamo al <em>Dry January </em>o al <em>Veganuary</em>, pause che ci consentono di adottare, sebbene per un tempo limitato, abitudini alimentari (ma anche sociali) inusuali, e nel caso migliore a mettere in discussione eventuali eccessi a cui esponiamo il nostro corpo, ridisegnando la nostra dieta quotidiana e il modo in cui viviamo la socialit&agrave; a tavola che, finalmente, viene svincolata&nbsp;da un&nbsp;consumo obbligatorio di alcol. Dopotutto, solo quando percepiamo una scelta come un&rsquo;opzione e non come privazione o costrizione, riusciamo davvero ad apprezzare qualsiasi forma di cambiamento nel nostro regime alimentare, che sia per pochi giorni, per un mese o per una vita intera.</p>

<p>D&rsquo;altronde, non abbiamo sentito carenza alcuna nel corso della cena andata in scena qualche sera fa presso&nbsp;<a href="https://giolina.it/" rel="nofollow" target="_blank">Giolina</a>, pizzeria a Milano, parte del grandioso impero di <strong>Ilaria Puddu</strong>, che in occasione dell&rsquo;appuntamento con <em>Forketters</em>, il progetto di social dining ideato da <strong>Anna Prandoni</strong>, direttrice de <a href="https://www.linkiesta.it/site/gastronomika/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=16260955324&amp;gbraid=0AAAAAocEE42BiIqeI7uBk4yvQQ033Kk57&amp;gclid=Cj0KCQiA1czLBhDhARIsAIEc7ug6Ee6lBUDf6-mNyUrhB4pxv8am1xyIxcQsW5ekgk-qt3E22_bA0pgaAk03EALw_wcB" rel="nofollow" target="_blank">Linkiesta Gastronomica</a> e <strong>Chiara Buzzi</strong>, food writer e imprenditrice, ha scelto di puntare su una proposta pizza <em>100% plant-based</em> e <em>drink low/no alcol</em>, un evento realizzato in collaborazione con <a href="https://www.legendkombucha.com/" rel="nofollow" target="_blank">Legend Kombucha</a> e <a href="https://www.kombwine.it/" rel="nofollow" target="_blank">Komb(w)ine</a>. L&rsquo;iniziativa fa parte dell&rsquo;itinerario <em>REBOOT</em>&nbsp;(<a href="https://www.forketters.it/" rel="nofollow" target="_blank">clicca qui </a>per scoprire i prossimi appuntamenti) avviato sin dai primi giorni dell&rsquo;anno per promuovere la convivialit&agrave; attraverso incontri e degustazioni atti a divulgare, in chiave gioiosa e leggera, la <em>filosofia &ldquo;dry&rdquo;.</em></p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Perfetti in tal senso gli abbinamenti pensati per la serata. A partire da <em>Komb(w)ine</em>, nato da una collaborazione tra il brand <em>Legend Kombucha</em> e <strong>Andrea Moser</strong>,<strong> </strong>enologo e manager: si tratta di una bevanda che rappresenta un&rsquo;alternativa piacevole, &ldquo;beverina&rdquo; &ndash; e ad alto tasso di convivialit&agrave; - al vino dealcolato, un prodotto completamente naturale. Difatti, non si agisce per sottrazione chimica; vengono, invece, combinati (<em>kombine</em>) la kombucha e il mosto d&rsquo;uva non utilizzato in cantina, che fermentano senza sviluppare alcol, se non in quantit&agrave; infinitesimali. Il risultato &egrave; un percepito aromatico che rispecchia quello dei vitigni selezionati: un sorso dall&rsquo;ampia freschezza, croccante, con sottili note di frutta a polpa bianca e quell&rsquo;acidit&agrave; che rinnova il desiderio di approcciarsi al sorso.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>E arriviamo alla kombucha, con un brand pioniere nella lavorazione di questa bevanda dalle numerose propriet&agrave; benefiche e dall&rsquo;apporto limitato di grassi e zuccheri, ancora una volta alcol-free. L&rsquo;azienda, fondata a Verona nel 2019, rappresenta una delle prime <em>brewery </em>italiane specializzate nella produzione di questa bibita analcolica a base di t&egrave; biologico, fermentato con una coltura di batteri e lieviti, vero toccasana per la salute se consumato nelle quantit&agrave; raccomandate. Dalla leggera effervescenza, dissetante, <em>Legend Kombucha</em> si distingue per un approccio innovativo alla fermentazione, e un continuo lavoro di ricerca tale da offrire sapori sempre inediti e sorprendenti, che svelano di volta in volta una grande abbinabilit&agrave; a tavola, dall&rsquo;aperitivo, ma anche a colazione e perch&eacute; no, a cena, in compagnia di una buona pizza. Parliamo di un blend di tre diverse variet&agrave; di t&egrave; verde e t&egrave; nero fermentato naturalmente: nella sua versione originale conserva una sottile nota acetica, contenuta, asciutta, che compenetra il profumo dell&rsquo;impasto fumante della pizza. Deliziosa la <em>versione Dell&rsquo;orto</em>: ne basta un sorso e si fissano sul palato&nbsp;i&nbsp;sentori balsamici e aromatici delle erbe infuse,&nbsp;salvia e rosmarino. Sentori in perfetta armonia con lo spicchio presentato in anteprima alla tavola di <em>Giolina</em>, la<em> Caterina</em>&nbsp;con crema di hummus di ceci fatta in casa, datterini alla brace, formaggio vegano, nocciole del Piemonte tostate, foglie di senape rossa e olio evo al peperoncino. L&rsquo;hummus avrebbe rischiato di appiattire il morso e invece viene a crearsi alternanza nella masticazione grazie alla frutta secca tostata e, spinta ancora pi&ugrave; decisiva, l&rsquo;olio al peperoncino che scalda ciascuna fetta.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Si cambia struttura con la <em>pizza al padellino</em>, morso soffice, gusto italiano pieno grazie a un sugo di pomodoro corposo ottenuto da quattro pomodori arrosto, con leggeri sentori di brace, basilico fresco e formaggio vegano che apporta una spinta sapida piacevole, velluto sul palato; in questo caso si brinda con <em>Komb(w)ine</em>, che ritroviamo sul terzo assaggio: protagonista il carciofo, in lamelle fritte e crema, quindi carciofi alla romana, pinoli e pomodoro secco che apporta carnosit&agrave;.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Per finire, sempre perfetta, immancabile a nostro avviso, la <em>Angelina</em>, meglio conosciuta come <em>Marinara ai quattro pomodori</em>: umami puro, perch&eacute; assieme al pomodoro (o meglio, ai pomodori -datterini arrostiti, Piennolo del Vesuvio, pomodorini ciliegini semi-dry e crema di San Marzano DOP affumicato), troviamo la profondit&agrave; dell&rsquo;aglio nero fermentato e tutta la freschezza dell&rsquo;origano.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Vegan, dry, ma soprattutto convivialit&agrave; e quel piacere immenso di ritrovarsi a tavola!</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pizze-vegane-giolina-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41122/mondo-pizza/nuove-tendenze-da-giolina-milano-tra-pizze-vegan-da-sballo-e-drink-no-alcool.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna a Identità Golose Milano: la quarta cena, con Stefano Masanti e Michael Mayr</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41129/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-la-quarta-cena-con-stefano-masanti-e-michael-mayr.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il viaggio attraverso le terre alte&nbsp;continua. <strong>Gioved&igrave; 29 gennaio</strong>, <a href="https://www.identitagolosemilano.it/home" rel="nofollow">l&#39;hub di via Romagnosi</a> ospita il quarto appuntamento de <em>La Cucina di Montagna</em>, la rassegna ideata per esplorare le molteplici declinazioni della cultura gastronomica alpina.&nbsp;</p>

<p>Il progetto nasce dalla volont&agrave; di trasformare Identit&agrave; Golose Milano in un osservatorio privilegiato su un modo di fare cucina che &egrave;, prima di tutto, un atto di resistenza e adattamento. Che si cucini a Madesimo o a San Martino in Passiria, la grammatica di base resta la stessa: il rispetto per una natura imponente, la valorizzazione di stagioni brevi e la capacit&agrave; di trasformare materie prime spesso povere o selvatiche in piatti di assoluta eleganza. &Egrave; un percorso culturale che l&#39;Hub realizza grazie al supporto di partner d&#39;eccellenza come&nbsp;<a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>,&nbsp;<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>[[ima4]]Protagonisti di questo dialogo saranno <strong>Stefano Masanti</strong> e <strong>Michael Mayr</strong>, due chef che hanno saputo elevare la tradizione locale attraverso percorsi professionali unici e internazionali.</p>

<p>[[ima2]]A rappresentare la Valchiavenna sar&agrave; <strong>Stefano Masanti</strong>, patron de <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11317/ristoranti/il-cantinone-dello-sport-hotel-alpina.html?p=0&amp;q=masanti&amp;hash-city=cs-city-madesimo&amp;">Il Cantinone</a> di Madesimo (una Stella Michelin e Stella Verde). Masanti &egrave; un pendolare per vocazione: vive l&#39;inverno sulle Alpi italiane e l&#39;estate in California, dove lavora come consulente in Napa Valley. Questa doppia vita gli ha regalato una visione aperta e contemporanea, che applica per&ograve; con rigore alla tutela del suo territorio d&#39;origine. Nel ristorante ricavato dall&#39;antico wine bar del nonno, Masanti pratica una sostenibilit&agrave; radicale: niente scorte, menu che cambia quotidianamente in base al mercato e un lavoro incessante di recupero delle tradizioni locali, dalla produzione propria di salumi artigianali (come la Brisaola) all&#39;uso di variet&agrave; antiche come le patate di Starleggia.</p>

<p>Dalla Val Passiria, in Alto Adige, arriva invece l&#39;austriaco&nbsp;<strong>Michael Mayr</strong>, executive chef del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29946/ristoranti/gourmetstube-1897-del-quellenhof.html">Quellenhof Gourmetstube 1897</a> (una Stella Michelin). Alla guida del ristorante fine dining situato all&#39;interno del lussuoso <em>Quellenhof Resort</em>, Mayr propone una cucina definita identitaria e giocosa. Forte di una solida formazione tecnica maturata in Austria (al fianco di maestri come <strong>Walter Eselb&ouml;ck</strong>), lo chef riesce a combinare le materie prime contadine dell&#39;Alto Adige con ingredienti nobili e suggestioni globali. Il risultato &egrave; un&#39;esperienza che unisce il calore della <em>Stube</em> all&#39;estetica dell&#39;alta cucina internazionale, valorizzando il pescato d&#39;acqua dolce e le erbe spontanee in piatti di grande equilibrio estetico e gustativo.</p>

<p>[[ima3]]Il menu della serata sar&agrave; un incontro tra queste due filosofie, un percorso che alterna i sapori della Valchiavenna a quelli sudtirolesi.<br />
&nbsp;</p>

<p>Ecco i piatti che verranno proposti:</p>

<ul>
	<li>
	<p><em>Trota Salmonata, fagioli bianchi piccoli, sedano, cavolo bianco, speck contadino caldo</em> - <strong>Michael Mayr</strong></p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Ravioli del plin di camoscio, salsa salm&igrave;, topinambur e tartufo nero della Valtellina</em> -&nbsp;<strong>Stefano Masanti</strong></p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Barbabietola, Piccione Mieral, formaggio alpino, liquirizia</em> -&nbsp;<strong>Michael Mayr</strong></p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Mousse di patate di montagna, sorbetto alla rapa rossa, nocciole e cioccolato</em> -&nbsp;<strong>Stefano Masanti</strong></p>
	</li>
</ul>

<p><br />
La cena sar&agrave; proposta al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. L&#39;appuntamento &egrave; per le ore 20:00. Per prenotare il vostro tavolo e partecipare a questa tappa del viaggio nel gusto alpino, <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">visitate il sito ufficiale dell&#39;Hub</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/masanti-mayr-ig-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41129/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-la-quarta-cena-con-stefano-masanti-e-michael-mayr.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Cosa sarà Convergence, il grande incontro della comunità gastronomica mondiale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41125/dal-mondo/cosa-sara-convergence-il-grande-incontro-della-comunita-gastronomica-mondiale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Copenaghen in questi giorni fa freddo ma non freddissimo, le temperature sono sempre attorno allo zero, giorno e notte. Comunque, a riscaldare l&rsquo;atmosfera ci penser&agrave; <a href="https://alchemist.dk/alchemist-convergence/" rel="nofollow">Convergence</a>, evento attesissimo che per cinque giorni trasformer&agrave; la capitale danese in quello che &egrave; stato definito &ldquo;l&rsquo;epicentro della comunit&agrave; gastronomica mondiale&rdquo;.</p>

<p>&Egrave; una delle nuove iniziative pi&ugrave; ambiziose nel mondo del fine dining da tempo a questa parte: dentro un ex capannone a Refshalevej &ndash; l&igrave; dove la citt&agrave; ha imparato a riconvertire i suoi spigoli industriali in avanguardia culturale &ndash;, ossia presso la sede di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32818/ristoranti/alchemist.html">Alchemist</a>, dal 29 gennaio al 2 febbraio 2026 si raduneranno chef provenienti da oltre 60 ristoranti del pianeta, tra i pi&ugrave; influenti in assoluto. L&rsquo;idea dichiarata &egrave; quella di celebrare, nel ristorante di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36280/chef-e-protagonisti/rasmus.html">Rasmus Munk</a>, una comunit&agrave; culinaria capace di &ldquo;andare oltre polarizzazione e separazione&rdquo;, facendo convergere in un unico luogo tecniche, sapori e visioni.</p>

<p>Non sar&agrave;&nbsp;una jam session tra amici n&eacute; la classica &ldquo;four hands&rdquo;: qui la dimensione &egrave; da vero e proprio summit. I partecipanti a <em>Convergence</em> fan tutti parte della <a href="https://www.theworlds50best.com/" rel="nofollow">The World&rsquo;s 50 Best Restaurants</a> e provengono da 26 Paesi e sei continenti.</p>

<p>[[ima3]]Ogni sera, una cena irripetibile sar&agrave; apparecchiata ai fortunati commensali: ogni volta 12 ristoranti ospiti &ndash; come detto, tra i maggiori indirizzi del mondo - presenteranno i loro piatti signature pi&ugrave; iconici, offrendo un&rsquo;opportunit&agrave; straordinaria per vivere sapori, tecniche e filosofie da ogni angolo del pianeta. Queste creazioni saranno servite nell&rsquo;universo immersivo di <em>Alchemist</em>, intrecciate con le creazioni di <strong>Rasmus Munk</strong>. E non solo il cibo sar&agrave; straordinario: il pairing di queste serate sar&agrave; curato da grandi cocktail bar del pianeta, i maggiori della <a href="https://www.theworlds50best.com/bars/" rel="nofollow">World&rsquo;s Best Bars</a>, con un elenco che &ndash; gi&agrave; nella presentazione &ndash; mette in fila realt&agrave; come <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/40438/shake-shock/bar-leone-di-hong-kong-al-primo-posto-della-worlds-50-best-bars-2025.html">Bar Leone</a> (Hong Kong) di <strong>Lorenzo Antinori</strong>, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/456/32786/ig2023-signore-e-signori-la-rivoluzione-e-servita/stazione-paradiso-lincredibile-universo-liquido-creato-da-giacomo-giannotti.html">Paradiso</a> (Barcellona) di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/32632/chef-e-protagonisti/giacomo.html">Giacomo Giannotti</a>, <em>La Sala de Laura</em> (Bogot&aacute;) di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/32634/chef-e-protagonisti/laura.html">Laura Hern&aacute;ndez Espinosa</a>, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/34147/shake-shock/il-sips-di-barcellona-e-il-miglior-bar-al-mondo.html">Sips</a> (Barcelona) di <strong>Marc Alvarez</strong> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/412/1158/autori/simone-caporale.html">Simone Caporale</a>, il <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/30525/shake-shock/vi-presentiamo-la-nuova-drinklist-di-perrone-e-bargiani-del-connaught-bar-londra-perfetta-sintesi-del-dialogo-con-i-colleghi-del-settore-e-gli-ospiti.html">Connaught Bar</a> (Londra) di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/28973/chef-e-protagonisti/agostino.html#:~:text=Al%20Connaught%20Bar%20il%20duo,e%20del%20concetto%20di%20hospitality.">Agostino Perrone e Giorgio Bargiani</a>.</p>

<p>&laquo;Vedo tanta creativit&agrave;, competenza e resilienza tra i miei colleghi del mondo culinario, e poterla condividere con gli ospiti di <em>Alchemist</em> e con un pubblico pi&ugrave; ampio a Copenaghen &egrave; un sogno che si realizza. Spero che l&rsquo;evento risuoni e abbia un impatto significativo sia qui in Danimarca sia nel resto del mondo&raquo;, dice <strong>Rasmus Munk</strong>, fondatore e head chef di <em>Alchemist</em> e ideatore di <em>Convergence</em>.</p>

<p>[[ima2]]Gli chef coinvolti sono uno spaccato della massima cucina mondiale. Ne indichiamo solo alcuni: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/4824/chef-e-protagonisti/angel.html">&Aacute;ngel Le&oacute;n</a> (<em>Aponiente</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/38952/chef-e-protagonisti/nicolai.html">Nicolai N&oslash;rregaard</a> (<em>Kadeau</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32311/ristoranti/kol.html">Santiago Lastra</a> (<em>Kol</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/14057/chef-e-protagonisti/mitsuharu.html">Mitsuharu &ldquo;Micha&rdquo; Tsumura</a> (<em>Maido</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36457/ristoranti/orfali-bros.html#:~:text=classe%201986%2C%20origini%20piemontesi%2C%20%C3%A8,al%20cot%C3%A9%20imprenditoriale%20e%20manageriale.">Mohamad Orfali</a> (<em>Orfali Bros</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/16312/chef-e-protagonisti/rodolfo.html">Rodolfo Guzm&aacute;n</a> (<em>Borag&oacute;</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35864/ristoranti/lasai.html">Rafa Costa e Silva</a> (<em>Lasai</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32836/ristoranti/quintonil.html">Jorge Vallejo</a> (<em>Quintonil</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11920/ristoranti/the-clove-club-isaac-mchale-paul-quin.html">Isaac McHale</a> (<em>The Clove Club</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35905/ristoranti/jordnaer.html">Eric Vildgaard</a> (<em>Jordn&aelig;r</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30658/chef-e-protagonisti/pia.html">P&iacute;a Le&oacute;n</a> (<em>Kjolle</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/32499/chef-e-protagonisti/leonor.html">Leonor Espinosa</a> (<em>Leo</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/541/chef-e-protagonisti/andoni.html">Andoni Luis Aduriz</a> (<em>Mugaritz</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/25697/carlo-mangio/il-pesce-e-migliore-se-non-e-fresco-rivoluzionarie-tecniche-di-maturazione.html">Joshua Niland</a>&nbsp;(<em>Saint Peter</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/15345/ristoranti/geranium.html">Rasmus Kofoed</a> (<em>Geranium</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21315/chef-e-protagonisti/dominique.html">Dominique Crenn</a> (<em>Atelier Crenn</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32837/ristoranti/enigma.html">Albert Adri&agrave;</a> (<em>Enigma</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36251/chef-e-protagonisti/bruno.html">Bruno Verjus</a> (<em>Table by Bruno Verjus</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36226/chef-e-protagonisti/rene.html">Ren&eacute; Frank</a> (<em>Coda</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36452/ristoranti/cocina-hermanos-torres.html">Javier &amp; Sergio Torres</a> (<em>Cocina Hermanos Torres</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/20875/ristoranti/el-chato.html">&Aacute;lvaro Clavijo</a> (<em>El Chato</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/20631/dal-mondo/florilege-e-den-i-nuovi-templi-di-tokyo.html">Hiroyasu Kawate</a> (<em>Floril&egrave;ge</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/14965/ristoranti/neolokal.html">Maksut Aşkar</a> (<em>Neolokal</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/485/chef-e-protagonisti/enrique.html">Quique Dacosta</a> (<em>Quique Dacosta</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/38907/chef-e-protagonisti/andreas.html">Andreas Caminada</a> (<em>Schloss Schauenstein</em>) e tanti altri.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Gli ospiti italiani: dall&rsquo;alta cucina alla pizza (senza gerarchie)</strong><br />
[[ima4]]Nel &ldquo;parterre&rdquo; di <a href="https://alchemist.dk/alchemist-convergence/" rel="nofollow">Convergence</a> la presenza italiana sar&agrave; tutt&rsquo;altro che simbolica. Oltre ai bartender che vi abbiamo gi&agrave; elencato, tra gli chef confermati ci sono <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/160/chef-e-protagonisti/massimiliano-e-raffaele.html">Massimiliano Alajmo</a> (<em>Le Calandre</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/610/chef-e-protagonisti/mauro.html">Mauro Uliassi</a> (<em>Uliassi</em>), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/28855/chef-e-protagonisti/jessica.html">Jessica Rosval</a> (<em>Al Gatto Verde a Casa Maria Luigia</em>) e&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/556/chef-e-protagonisti/norbert.html">Norbert Niederkofler</a> (<em>Atelier Moessmer</em>). Ci sar&agrave; anche <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/2511/chef-e-protagonisti/franco.html">Franco Pepe</a> (<em>Pepe in Grani</em>), &ldquo;Guest of Honour&rdquo; venerd&igrave; 30 gennaio.&nbsp;[[ima5]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Biglietti e prezzi: quanto costa &ldquo;assaggiare il mondo&rdquo;</strong><br />
I biglietti per <em>Convergence</em> sono andati sold out in pochi giorni. Ma, per capire la portata dell&rsquo;evento, basti pensare che un posto a tavola costava da un minimo di 16.000 corone danesi (circa 2.150 euro) alle 24.000 corone (3.215 euro) del pacchetto <em>Convergence menu and exclusive beverage pairing</em>, che prevede un abbinamento particolarmente ricercato.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Non solo cene: il Convergence Symposium al DR Koncerthuset</strong><br />
<a href="https://alchemist.dk/alchemist-convergence/" rel="nofollow">Convergence</a> uscir&agrave; anche dalla sala e andr&agrave; &ldquo;a teatro&rdquo;, per davvero: il 30 gennaio 2026 &egrave; previsto un Symposium al DR Concert Hall (DR Koncerthuset), dalle 9 ale 15, sul tema &ldquo;Gastronomy as Artistic Expression&rdquo;. L&rsquo;evento &egrave; pensato come un ciclo di talk e conversazioni su come il cibo incroci arte, cultura, innovazione, sostenibilit&agrave;, ingredienti, comunit&agrave; e diversit&agrave;; i biglietti per parteciparvi partono da 200 corone (circa 27 euro), e tra i nomi annunciati compaiono <strong>Josh Niland, Vicky Cheng</strong> e lo stesso <strong>Rasmus Munk</strong>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/convergence-alchemist-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41125/dal-mondo/cosa-sara-convergence-il-grande-incontro-della-comunita-gastronomica-mondiale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Sorpresa, da lunedì Ratanà aprirà anche al pomeriggio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41121/zanattamente-buono/sorpresa-da-lunedi-ratana-aprira-anche-al-pomeriggio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; una novit&agrave; importante che riguarda il ristorante&nbsp;<a href="https://www.ratana.it/" rel="nofollow">Ratan&agrave;</a>, insegna simbolo milanese, dal 2009 oasi seminascosta tra i grattacieli di Porta Nuova. Ce la racconta&nbsp;<strong>Cesare Battisti</strong>, il suo chef e patron.<br />
<br />
<strong>Di cosa si tratta?</strong><br />
Dal 26 gennaio apriremo il ristorante per tutto il giorno: i clienti potranno sedersi in ogni momento da mezzogiorno alle 22.45, pomeriggio incluso. All day long, 7 giorni su 7.<br />
<br />
<strong>Perch&eacute; questa decisione?</strong><br />
Principalmente per il personale: sono un imprenditore, ho delle responsabilit&agrave; nei confronti dei dipendenti. Siamo in 35 al Ratan&agrave;, 75 se consideriamo le 4 insegne del gruppo (<em>Ratan&agrave;</em>,&nbsp;<em>Pastificio del Ratan&agrave;</em>,&nbsp;<em>Remulass</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Silvano</em>,&nbsp;<em>ndr</em>). Mi ha sempre messo a disagio il turno spezzato: i ragazzi di cucina dovrebbero lavorare dalle 9 alle 14 e dalle 17 alle 23; quelli di sala generalmente 10-15 e poi 18-mezzanotte. Ma quasi tutti vivono fuori Milano per i costi vertiginosi degli affitti in citt&agrave; e quindi, di fatto, rimangono qui e non staccano quasi mai.&nbsp;<br />
<br />
<strong>Cosa cambier&agrave; per loro&nbsp;con la nuova formula?</strong><br />
Lavoreranno 8 ore per 5 giorni alla settimana e potranno scegliere tra due fasce: dalle 9 alle 17 oppure dalle 15.30 alle 23.30 - i&nbsp;cuochi avranno anche una terza possibilit&agrave;, dalle 12 alle 20. Sar&agrave; tutto pi&ugrave; semplice. &Egrave; un progetto cui abbiamo cominciato a pensare a settembre. Oggi mi sembrano molto felici di questa possibilit&agrave;.&nbsp;Tutti pretendono&nbsp;giustamente di avere una vita migliore, di avere il tempo di apprezzare anche altro, lontani dal posto di lavoro.<br />
<br />
<strong>Un investimento non da poco per te, immagino.&nbsp;</strong><br />
Abbiamo assunto 6 persone in pi&ugrave;, passando da 35 a 41 dipendenti. &Egrave; un esborso di oltre 300mila euro, da cui potremmo rientrare facendo sedere nella fascia non convenzionale, quella dalle 14.30 alle 18.30, 30 persone al giorno.<br />
<br />
<strong>Succeder&agrave;?</strong><br />
Io sono fiducioso. Capita spesso che entri gente chiedendo di mangiare alle 16 o alle 18 ed &egrave; assurdo che Milano non sia attrezzata per questo, e che i ristoranti con tanti dipendenti concentrino tutti i loro introiti in sole 2 ore a pranzo e 2 a cena. &Egrave; una logica ancora provinciale ma, se vogliamo candidarci al ruolo di capitale del food, dobbiamo conformarci ai modelli di grandi citt&agrave; come Londra, New York o Barcellona.&nbsp;<br />
<br />
<strong>Vedo che online &egrave; gi&agrave; possibile prenotare tavoli al pomeriggio dal 26 gennaio in poi.&nbsp;</strong><br />
S&igrave;, e abbiamo gi&agrave; ricevuto un numero discreto di prenotazioni. Anche perch&eacute; ci sono le Olimpiadi a breve: sono in arrivo 10 milioni di turisti e cosa facciamo? Ci facciamo trovare chiusi? Dobbiamo fare tutti uno sforzo in pi&ugrave; per adeguarci alla contemporaneit&agrave; e fare economia&nbsp;nel bene di tutti, dipendenti e clienti.<br />
<br />
<strong>I nuovi turni incideranno sulla sostanza del menu?&nbsp;</strong><br />
No, puntiamo a mantenere la stessa creativit&agrave;. Se funziona replicheremo il modello&nbsp;all day long anche agli altri 3 ristoranti del gruppo.&nbsp;<br />
<br />
<strong>Sarai un&rsquo;apripista?</strong><br />
Non lo so. Ma mi auguro davvero che altri possano seguire il nostro esempio.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ratana-cesare.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41121/zanattamente-buono/sorpresa-da-lunedi-ratana-aprira-anche-al-pomeriggio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/zanattamente-buono.html">98</category>			</item>			<item>				<title>Paolo Griffa e Andrea Selvaggini: visioni contemporanee per La Cucina di Montagna</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41117/identita-golose-milano/paolo-griffa-e-andrea-selvaggini-visioni-contemporanee-per-la-cucina-di-montagna.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&Egrave; un palinsesto da applausi quello che si prepara a vivere la prossima settimana il pubblico di <a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow" target="_blank">Identit&agrave; Golose Milano</a>.</p>

<p>Dal 26 al 30 gennaio andr&agrave; in scena all&#39;hub&nbsp;<em>La cucina di montagna</em>, il progetto firmato da <em>Identit&agrave; Golose</em> che vede protagonista la gastronomia d&rsquo;alta quota e, soprattutto, i suoi interpreti.</p>

<p>[[ima2]]Una narrazione autentica del territorio, con i suoi profumi e ingredienti declinati in cinque imperdibili cene a quattro mani: dopo i primi due&nbsp;appuntamenti in compagnia di <strong>Riccardo Gaspari</strong> e <strong>Alessandro Negrini</strong>, <strong>Michele Talarico</strong> e <strong>Julian Stieger,</strong> <strong>mercoled&igrave; 28 gennaio</strong> sar&agrave; la volta di <strong>Paolo Griffa</strong>, chef del ristorante <a href="https://paologriffa.com/" rel="nofollow" target="_blank">Caff&egrave; Nazionale</a>, ad Aosta e<strong> Andrea Selvaggini</strong>, originario di Tarquinia e oggi trapiantato a Oslo, in Norvegia, al timone del ristorante <a href="https://www.restaurantsavage.no/" rel="nofollow" target="_blank">Savage</a> da oltre&nbsp;3 primavere. I suoi piatti sono frutto di&nbsp;un&rsquo;indole vivace e alquanto puntigliosa, soprattutto nella ricerca delle materie prime, tanto che&nbsp;chiama per nome e cognome tutte le farm norvegesi che ha visitato.&nbsp;<strong>Griffa</strong>, invece, classe 1991, dal 2022 guida nel cuore di Aosta&nbsp;un progetto autenticamente poliedrico, in cui caffetteria, pasticceria e ristorante gastronomico convivono senza forzature. Nel suo menu,&nbsp;il territorio valdostano &egrave; protagonista: solo pesci d&#39;acqua dolce, erbe spontanee, ingredienti recuperati per&nbsp;raccontare tradizioni poco conosciute.&nbsp;</p>

<p>Elementi che, nel caso di entrambi i cuochi,&nbsp;si intrecceranno in un menu esclusivo pensato ad hoc per questa serata: un ritratto della montagna pi&ugrave; contemporanea,&nbsp;proiettata cos&igrave;&nbsp;in un futuro radioso. Il menu di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e sar&agrave; proposto al costo di 110 euro, vini inclusi a persona, con orario unico di prenotazione alle ore 20.00 (per info e prenotazioni <a href="https://www.thefork.it/ristorante/identita-golose-milano-powered-by-thefork-r410173" rel="nofollow" target="_blank">clicca qui</a>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Il menu di mercoled&igrave; 28 gennaio de La Cucina di Montagna&nbsp;firmato da Paolo Griffa e Andrea Selvaggini</strong></p>

<p><em>Capasanta, zucca fermentata mandorle e agrumi </em>a cura di <strong>Andrea Selvaggini</strong><br />
<em>Tajarin di scorzanera, brodo di fontina, timo e topinambur </em>a cura di <strong>Paolo Griffa</strong><br />
<em>Manzo norvegese invecchiato 100 giorni, radicchio tardivo, capperi e aglio orsino </em>a cura di <strong>Andrea Selvaggini</strong><br />
<em>Souffl&eacute;&nbsp;Monte Bianco con zucchero al timo gelato al cioccolato</em> a cura di <strong>Paolo Griffa</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Partner ufficiali dell&rsquo;iniziativa: <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>, <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a> e <a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/griffa-selvaggini-cucina-di-montagna.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41117/identita-golose-milano/paolo-griffa-e-andrea-selvaggini-visioni-contemporanee-per-la-cucina-di-montagna.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Il successo di Uniamo: a Palermo vince la rivoluzione pop di Franco Virga</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41107/dallitalia/il-successo-di-uniamo-a-palermo-vince-la-rivoluzione-pop-di-franco-virga.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>Less is more</em>. Se dovessimo riassumere la filosofia di <strong>Franco Virga</strong> oggi, useremmo uno dei motti pi&ugrave; sentiti quando si vuole celebrare la concretezza. A <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41077/dallitalia/a-palermo-torna-uniamo-terza-edizione-della-rivoluzione-gentile.html">Uniamo 2026</a> l&rsquo;atmosfera &egrave; quella delle grandi occasioni, ma senza la rigidit&agrave; dei protocolli dell&rsquo;alta cucina e l&rsquo;imprenditore palermitano sorride mentre osserva il viavai di chef e ospiti. La terza edizione della sua creatura non &egrave; solo un evento gastronomico, &egrave; la prova che la sua visione di rete sta mettendo radici profonde.</p>

<p>[[ima9]]Il bilancio &egrave; pi&ugrave; che positivo: &laquo;Siamo andati oltre le aspettative. Ho visto chef venire qui con gioia e amore, pronti a giocare e a creare connessioni uniche&raquo;. La kermesse affonda le radici in un&rsquo;altra scommessa vinta da <strong>Virga</strong>, quella del <em>NOT</em>, manifestazione dedicata ai vini non convenzionali. &laquo;Sentivo che le fiere dei vini naturali stavano perdendo appeal&raquo;, spiega <strong>Virga</strong>. &laquo;Cos&igrave; abbiamo spostato l&rsquo;attenzione sui ristoranti, cercando figure &quot;non convenzionali&quot;, persone di talento spesso fuori dal cono dei riflettori&raquo;.</p>

<p>Se le prime edizioni hanno portato alla ribalta giovani talenti (come <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/36252/chef-e-protagonisti/jacopo.html">Jacopo Ticchi</a>), la terza edizione ha consacrato il progetto con nomi del calibro di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/431/chef-e-protagonisti/corrado.html">Corrado Assenza</a>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/4878/chef-e-protagonisti/eugenio.html">Eugenio Boer</a>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21291/chef-e-protagonisti/roy.html">Roy Caceres</a>, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/16379/chef-e-protagonisti/salvatore.html">Salvatore Bianco</a> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19982/chef-e-protagonisti/diego.html">Diego Rossi</a>. Chef di altissimo livello, ma uniti da un&rsquo;anima profondamente pop. Il sottotitolo di quest&#39;anno, <em>Be Taverna</em>, non &egrave; un semplice slogan, ma una dichiarazione d&#39;intenti che anticipa i trend mondiali, come quelli in discussione al prossimo congresso <em>Madrid Fusion</em> (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41103/dal-mondo/il-commensale-prende-il-comando-il-tema-interessante-di-madrid-fusion-2026.html">leggi l&rsquo;articolo</a>). &laquo;Al centro del progetto ristorativo non deve esserci lo chef, ma deve tornare l&rsquo;ospite&raquo;, afferma <strong>Virga</strong>. &laquo;L&rsquo;idea di taverna rappresenta il ruolo democratico della socialit&agrave;. &Egrave; necessario che il ristornate accolga il cliente senza spaventarlo&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]E l&#39;alta ristorazione? Non &egrave; una questione di stelle o di formalismi: &laquo;Alta ristorazione &egrave; semplicemente far mangiare bene, che si tratti di un locale fine dining o di una trattoria che propone un involtino perfetto. Uno spazio di professionisti che sappia fare il proprio mestiere&raquo;. Un esempio? Il pacchero ai tre pomodori proposto in una cena della kermesse da <strong>Salvatore Bianco</strong>: &laquo;Niente sale, pepe o agrumi. Solo la poesia di diverse annate di pomodoro miscelate. Questa &egrave; la vera avanguardia&raquo;.</p>

<p>Nonostante il successo di pubblico, l&rsquo;analisi di <strong>Virga</strong> sul mercato palermitano resta lucida e non priva di criticit&agrave;. Se da un lato il turista cerca il territorio e rappresenta ormai lo zoccolo duro, il cliente locale appare ancora un po&#39; indeciso. &laquo;Il polso della ristorazione palermitana? &Egrave; una domanda complessa. Non sempre capisco cosa voglia questa citt&agrave;&raquo;, ammette l&#39;imprenditore. &laquo;Noi puntiamo tutto sull&#39;autenticit&agrave; e sulla freschezza degli ingredienti, ma il mercato &egrave; frammentato e spesso il local &egrave; ancora un po&#39; confuso su quella che &egrave; una logica di ristorazione di qualit&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]La risposta di <em>Uniamo</em> a questa confusione &egrave; la rete. Quest&#39;anno l&#39;evento ha coinvolto otto ristoranti della citt&agrave; (non solo quelli del gruppo <a href="https://www.facebook.com/virgaemilano/?locale=it_IT" rel="nofollow">Virga &amp; Milano</a>), oltre a partner istituzionali come <em>Confcommercio</em> e sponsor privati. L&#39;obiettivo per la quarta edizione &egrave; gi&agrave; fissato: &laquo;Voglio coinvolgere ancora pi&ugrave; ristoratori, arrivare almeno a dodici partner. Se esci con un manifesto unico, il cliente capisce di trovarsi in una rete di persone che fanno cucina vera&raquo;.</p>

<p>In una citt&agrave; geograficamente decentrata e penalizzata dai costi dei trasporti, <strong>Virga</strong> sente la responsabilit&agrave; della testimonianza: &laquo;Noi che abbiamo la fortuna di viaggiare abbiamo il dovere di portare la nostra esperienza a Palermo. Dobbiamo far crescere la cultura qui, nel posto dove siamo nati&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Questi i numeri della manifestazione:</p>

<ul>
	<li>4 giornate di eventi;</li>
	<li>4 colazioni d&rsquo;autore;</li>
	<li>9 locali coinvolti, tra ristoranti, pizzerie, forni e trattorie della citt&agrave;;</li>
	<li>17 cene firmate da chef nazionali e internazionali;</li>
	<li>18 sponsor;</li>
	<li>22 chef;</li>
	<li>370 coperti complessivi.</li>
</ul>

<p>[[ima5]]L&rsquo;evento &egrave; stato anche l&rsquo;occasione per presentare l&rsquo;ultima nata del gruppo <em>Virga&amp;Milano</em>, <a href="https://www.instagram.com/fonderiapalermo/" rel="nofollow">Fonderia</a>, taverna curata dallo chef Angelo Gennaro, simbolo e quartier generale della manifestazione e spazio in cui&nbsp;si sono celebrati gli obiettivi dell&#39;iniziativa: stare insieme, condividere, immaginare nuovi modi di fare squadra intorno&nbsp;a una tavola.</p>

<p>Hanno partecipato (ordine alfabetico):<br />
<strong>Corrado Assenza</strong> &ndash; <em>Caff&egrave; Sicilia</em> di Noto (Sr)<br />
<strong>Salvatore Bianco</strong> &ndash; <em>La terrazza dell&rsquo;Hotel Eden</em> di Roma<br />
<strong>Eugenio Boer</strong> &ndash; <em>[bu:r]</em> di Milano<br />
<strong>Benedetto Buccheri</strong> &ndash; <em>Bebop</em> di Palermo<br />
<strong>Roy Caceres</strong> &ndash; <em>Orma</em> di Roma<br />
<strong>Luca Cai</strong> &ndash; <em>Il magazzino</em> di Firenze<br />
<strong>Giuseppe Calvaruso</strong> &ndash; <em>Terrazza Santamarina</em> di Palermo<br />
<strong>Gabriele Camiolo</strong> &ndash; <em>Lum&igrave;a organic restaurant</em> di Noto (Sr)<br />
<strong>Fabio Cardilio</strong>&nbsp;&ndash; <em>Buatta</em> di Palermo<br />
<strong>Jeroni Castell</strong> &ndash; <em>Les Moles</em> di Ulldecona<br />
<strong>Antonio Colombo</strong> &ndash; <em>Votavota</em> di Marina di Ragusa (Rg)<br />
<strong>Tiziana Francoforte</strong> &ndash; <em>Aja Mola</em> di Palermo<br />
<strong>Angelo Gennaro</strong> &ndash; <em>Fonderia</em> di Palermo<br />
<strong>Francesco Mango</strong> &ndash; <em>Bocum</em> di Palermo<br />
<strong>Alessandro Maniaci</strong> &ndash; <em>Des Terres</em> di Parigi<br />
<strong>Marco Massaia</strong> &ndash; <em>Gagini</em> di Palermo<br />
<strong>Giovanna Musumeci</strong> &ndash; <em>Pasticceria Santo Musumeci</em> di Randazzo (Ct)<br />
<strong>Massimiliano Prete</strong> &ndash; <em>Sestogusto</em> di Torino<br />
<strong>Diego Rossi</strong> &ndash; <em>Trippa</em> di Milano<br />
<strong>Lorenzo Ruta</strong> &ndash; <em>Lorenzo Ruta Ristorante</em> di Modica (Rg)<br />
<strong>Kokichi Takahashi</strong> &ndash; <em>Formica Osteria</em> di Favignana (Tp)<br />
<strong>Mauro Vabres</strong> &ndash; <em>Bar Vabres</em> di Palermo<br />
[[ima6]][[ima7]][[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima8]][[ima13]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/uniamo-2026-bis-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41107/dallitalia/il-successo-di-uniamo-a-palermo-vince-la-rivoluzione-pop-di-franco-virga.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna a Identità Golose Milano: il secondo atto con Michele Talarico e Julian Stieger</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41119/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-il-secondo-atto-con-michele-talarico-e-julian-stieger.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Dopo il debutto dedicato alle vette italiane, il percorso de <em>La Cucina di Montagna</em> allarga il proprio orizzonte oltreconfine. <strong>Marted&igrave; 27 gennaio</strong>, l&#39;hub di via Romagnosi 3 ospita il secondo appuntamento della rassegna nata per indagare l&#39;identit&agrave; gastronomica delle terre alte. Una serata che mette a confronto due declinazioni diverse, ma spiritualmente vicine, del cucinare ad alta quota: da un lato la ricerca raffinata che anima l&#39;alta ristorazione di Livigno, dall&#39;altro l&#39;eccellenza tecnica delle Alpi austriache.</p>

<p>Il progetto, che trasforma l&#39;hub in un ideale osservatorio sul gusto alpino, nasce con un obiettivo culturale preciso: esplorare come la montagna, pur cambiando latitudine e lingua, mantenga una grammatica comune. Un linguaggio fatto di rispetto per stagioni brevi e intense, di valorizzazione di materie prime con caratteristiche a volte spigolose&nbsp;e di una capacit&agrave; unica di trasformare i limiti ambientali in risorse creative.</p>

<p>[[ima2]]E&#39;&nbsp;un&#39;iniziativa che&nbsp;<em>Identit&agrave; Golose</em>&nbsp;realizza con dei prestigiosi partner:&nbsp;<a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>,&nbsp;<a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>Protagonisti di questo secondo dialogo saranno due giovani talenti che hanno scelto la montagna come palcoscenico per una cucina d&#39;autore senza compromessi: <strong>Michele Talarico</strong> e <strong>Julian Stieger</strong>.</p>

<p>[[ima4]]A rappresentare l&#39;Italia sar&agrave; <strong>Michele Talarico</strong>, lo chef che ha saputo portare una visione decisamente <em>fine dining</em> a Livigno, alla guida del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35828/ristoranti/kosmo.html">T&egrave;a del Kosmo</a>. Di origini pugliesi ma alpino per vocazione, <strong>Talarico</strong>&nbsp;&egrave; cresciuto professionalmente sotto l&#39;ala di <strong>Norbert Niederkofler</strong>, assorbendo la filosofia del <em>Cook the Mountain</em>&nbsp;per poi declinarla con una cifra stilistica personale. A Milano porter&agrave; l&#39;anima pi&ugrave; esclusiva e sperimentale del progetto livignasco: quella della <em>T&egrave;a</em>, l&#39;intima sala gourmet dove la tradizione valtellinese viene riletta con tecnica moderna ed estetica contemporanea, nobilitando ingredienti poveri, erbe spontanee e selvaggina in percorsi di degustazione di grande eleganza.</p>

<p>[[ima3]]Dall&#39;Austria arriva invece <strong>Julian Stieger</strong>, executive chef del <a href="https://www.rotewand.com/en/gourmet/rote-wand-chefs-table/" rel="nofollow">Rote Wand Chef&rsquo;s Table</a> di Lech (2 Stelle Michelin). <strong>Stieger</strong> porta in dote un curriculum internazionale di primissimo livello, costruito nelle cucine del <em>Geranium</em> a Copenaghen e dell&rsquo;<em>Eleven Madison Park</em> a New York. Oggi applica quel rigore tecnico e quella visione minimalista ai prodotti delle sue montagne. Il suo ristorante, situato all&#39;interno di una storica scuola alpina del 1780, &egrave; un teatro gastronomico dove i piatti vengono creati davanti agli occhi degli ospiti. La sua &egrave; una cucina che fonde ingredienti locali (dal pesce di lago ai latticini d&#39;alpeggio) con un&#39;estetica essenziale e un controllo assoluto dei sapori.</p>

<p>Il menu della serata sar&agrave; un&#39;alternanza di visioni, un sentiero che si snoda tra i boschi di Livigno e i pascoli di Lech.</p>

<p>Ecco i piatti che verranno proposti:</p>

<ul>
	<li>
	<p><em>Vacca da latte, lievito, kale; Spuma di patate, tuorlo d&rsquo;uovo, caviale</em> -&nbsp;Julian Stieger&nbsp;</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Nasello, sottaceti, abete</em> - Julian Stieger</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Tubettino di farro Monograno Felicetti, siero di capra, aglio nero e ginepro</em> -&nbsp;Michele Talarico&nbsp;</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Piccione, zucca, pancake di portobello</em> -&nbsp;Julian Stieger&nbsp;</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Mora selvatica, pepe di montagna e larice</em> -&nbsp;Michele Talarico&nbsp;</p>
	</li>
</ul>

<p><br />
La cena sar&agrave; proposta al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. L&#39;appuntamento &egrave; per le ore 20:00. Per prenotare il vostro tavolo e proseguire questo viaggio nella cultura della montagna, visitate il sito ufficiale dell&#39;Hub.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/talarico-stiegler-ig-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41119/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-il-secondo-atto-con-michele-talarico-e-julian-stieger.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>«I vini di Abbazia di Novacella? Devono essere freschi, fruttati e minerali»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41115/in-cantina/i-vini-di-abbazia-di-novacella-devono-essere-freschi-fruttati-e-minerali.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;Come definire i vini di <a href="https://www.kloster-neustift.it/it/" rel="nofollow">Abbazia di Novacella</a>? Bastano tre parole: fruttati freschi e minerali&raquo;.</p>

<p><strong>Werner Waldboth</strong>, direttore vendite e marketing della storica cantina, va diretto al punto: il presente, e il futuro, della produzione di <em>Abbazia di Novacella</em> si deve basare proprio su questi aspetti.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;Siamo in una zona vitivinicola tra le pi&ugrave; fredde di tutta Italia &ndash; racconta &ndash; se non addirittura la pi&ugrave; fredda. Per questo nei nostri vini ci deve essere sempre freschezza, acidit&agrave;. In secondo luogo, lavoriamo con variet&agrave; abbastanza aromatiche, quindi la frutta &egrave; sempre un sentore che definisce i nostri vini. Infine abbiamo i suoli minerali: c&#39;&egrave; sempre questo aspetto di salinit&agrave;, di sapidit&agrave;, di mineralit&agrave; appunto nella nostra produzione&raquo;.</p>

<p>Presente e futuro che convivono: &laquo;La direzione nella quale noi ci muoviamo &egrave; verso vini sempre un po&#39; pi&ugrave; verticali, meno grassi ma pi&ugrave; freschi, perch&eacute; rispecchiano la Valle Isarco&raquo;.&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]Dall&rsquo;altra parte, per&ograve;, c&rsquo;&egrave; il fattore del cambiamento climatico, che influisce nella produzione andando, in sostanza, in direzione opposta agli obiettivi di <em>Abbazia di Novacella</em>, rischiando anche di aumentare le gradazioni alcoliche. &laquo;Lo sappiamo &ndash; prosegue <strong>Waldboth</strong> &ndash; e per questo abbiamo cercato gi&agrave; delle soluzioni. Per esempio il <em>Riesling</em>: un tempo avevamo anche una piccola parte di vendemmia tardiva, ora non ne abbiamo pi&ugrave; bisogno. E poi in generale anticipiamo anche un po&rsquo; la vendemmia, per averlo un po&rsquo; pi&ugrave; verticale, togliamo anche un po&rsquo; di legno nei nostri vini, e ragioniamo anche sull&rsquo;altitudine, sul quantitativo di foglie, ma anche sulle rese, per evitare che siano troppo basse e si abbia quindi un&rsquo;eccessiva concentrazione&raquo;.</p>

<p>Sono vini che hanno bisogno anche di un quarto fattore: il tempo. <em>Abbazia di Novacella</em> si esprime soprattutto sulle variet&agrave; a bacca bianca, e per questo, durante una degustazione tenutasi a Milano, il focus ha riguardato proprio l&rsquo;evoluzione dei tre vini &ldquo;chiave&rdquo; della cantina altoatesina: <em>Kerner</em>, <em>Riesling</em> e <em>Sylvaner</em>, tutti della linea <em>Praepositus</em>.</p>

<p>[[ima4]]Il <em>Kerner Praepositus</em> non ha alcun affinamento in legno, solo acciaio: l&rsquo;annata 2024, la pi&ugrave; recente, &egrave; sicuramente fine e delicata, ma ancora un po&rsquo; &ldquo;chiusa&rdquo;, perch&eacute; ha bisogno di tempo per esprimersi. Lo si capisce assaggiando la 2022, pi&ugrave; ampia. Interessanti anche gli assaggi delle annate 2018 e 2012, ma la pi&ugrave; sorprendente &egrave; la 2007, con una grande integrit&agrave; e ampiezza al naso, e un sorso equilibrato e suadente.</p>

<p>Il <em>Riesling Praepositus</em> &egrave; il vino che, probabilmente, ha una maggiore evoluzione negli anni: il tempo, per questo vitigno, non &egrave; mai stato un avversario, ma sempre un alleato. Cos&igrave; il 2023 mostra una ottima immediatezza e un grande potenziale evolutivo, che gi&agrave; si nota nell&rsquo;annata 2020, dove rimane ancora molto giovane e fresco, ma inizia a sviluppare un bouquet pi&ugrave; ampio. La 2017, annata caratterizzata da gelate primaverili, ha un naso fruttato e di spezie dolci, ma anche un tocco di erbe aromatiche, con un sorso ancora vivo.</p>

<p>L&rsquo;annata 2013 &egrave; probabilmente la pi&ugrave; complessa e completa, con note di frutta, ma anche balsamicit&agrave;, erbe officinali e spezie. In bocca, poi, ha una lunghezza notevole e un finale ancora sapido. La 2008, infine, riesce a essere ampio, maggiormente evoluto, ma ancora molto piacevole.</p>

<p>[[ima5]]&laquo;Il <em>Sylvaner</em> &egrave; la nostra variet&agrave; del cuore&raquo; ha spiegato <strong>Werner Waldboth</strong>. In questo caso, il vino ha una fermentazione e una relativa maturazione per il 60% in acciaio, il 30% in botti di acacia da 30 ettolitri e il rimanente in barriques. La 2024 &egrave; molto giovane, anche se le note fruttate sono piacevoli e intriganti. Nella 2021 c&rsquo;&egrave; forse una maggiore finezza, e spuntano anche le prime note speziate. La 2015, invece, ha un&rsquo;ampiezza maggiore, dovuta anche all&rsquo;annata calda in Alto Adige. La 2011 rispecchia tutti i dettami della filosofia di <em>Abbazia di Novacella</em>: fresco, fruttato e minerale.</p>

<p>Un ultimo appunto lo merita lo spumante <em>Perlae</em>, una novit&agrave; per <em>Abbazia di Novacella</em>: &laquo;Si tratta di un <em>Metodo Classico</em> &ndash; spiega <strong>Waldboth</strong> &ndash; a base <em>Sylvaner</em>, che &egrave; la nostra variet&agrave; del cuore. Questo progetto nasce proprio per questo motivo: volevamo uno spumante che ci potesse rappresentare al meglio, nella variet&agrave; pi&ugrave; tipica della nostra zona. Il progetto &egrave; nato nel 2019, ma la prima annata in commercio &egrave; stata la 2021, che &egrave; l&rsquo;attuale&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/47a3026b-1f8f-4950-94dc-cac18a1e844f.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41115/in-cantina/i-vini-di-abbazia-di-novacella-devono-essere-freschi-fruttati-e-minerali.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Lepre, quaglia, cinghiale: cosa ci racconta il primo menu di caccia di Luca Marchini</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41113/dallitalia/lepre-quaglia-cinghiale-cosa-ci-racconta-il-primo-menu-di-caccia-di-luca-marchini.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://lerbadelre.it/" rel="nofollow" target="_blank">L&rsquo;Erba del Re</a><em> </em>a Modena ha superato la maggiore et&agrave; ed &egrave; entrato ormai da qualche anno nel suo ventennio in splendida forma; senza tanto clamore, perch&eacute; discreto &egrave; chi ne orchestra l&rsquo;evoluzione: lo chef <strong>Luca Marchini</strong>.</p>

<p>Sempre entusiasta, stanco mai di chiudersi in cucina e lasciare che un percorso prenda forma, senza fretta. Ormai i classici vanno da s&eacute;; si sono, poi, alternate stagioni all&rsquo;insegna del vegetale, che torner&agrave; la prossima primavera approcciato solo ed esclusivamente alla brace. Ma andando indietro allo scorso aprile, arrivano nel locale di Marchini&nbsp;alcuni amici cacciatori che gli portano un po&rsquo; di cosette su cui lavorare. Nascono 4/5 piatti, istintivamente: perch&eacute; allora non pensare a un intero menu? D&rsquo;altronde la selvaggina ha sempre fatto capolino in carta, senza che, per&ograve; ne nascesse un percorso completo, <em>A caccia con lo chef</em>, appunto.</p>

<p>Nasce come una novit&agrave; innanzitutto per <strong>Marchini</strong>, e naturalmente per i suoi ragazzi. Il lavoro si affina: prima bisogna familiarizzare con gli ingredienti, e solo poi si studia il piatto con le sue componenti, rincorrendo&nbsp;equilibri di gusto, ma anche di consistenza. Le cotture qui richiedono il doppio dell&rsquo;attenzione, e niente, ma proprio niente pu&ograve; essere lasciato al caso.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>Gi&agrave; l&rsquo;approvvigionamento della materia prima cambia schemi: di lepri non se ne trovano sempre e, sebbene la pianura ne sia invasa, non sono quelli gli animali atti a divenire ingrediente; lo stesso vale per il cinghiale. Ci&ograve; che abbonda, che &egrave; pi&ugrave; comune, come il cervo, <strong>Marchini</strong> lo esclude; soprattutto evita ci&ograve; che ha gi&agrave; proposto tante altre volte, come il piccione. Parliamo di carni per lo pi&ugrave; locali, con qualche incursione toscana; ogni elemento viene introdotta in cucina solo se della qualit&agrave; desiderata.</p>

<p>&Egrave; un menu che non lascia comodi in poltrona, e invita a sporcarsi le mani, in cucina &ndash; applicandosi prova dopo prova &ndash; e in sala, letteralmente. Ma &egrave; cos&igrave; che si attraversa la materia, che se ne comprende a fondo la sua natura, entrando nell&rsquo;ottica che non tutte le carni siano destinate a esser tenere&nbsp;o tenui nel gusto; che, assorti, occorre spolpare fino in fondo la carcassa di un animale a tavola per apprezzare la precisione della cottura.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>Gli abbinamenti al calice son tutti in rosso: <em>Brunello di Montalcino, Bourgogne C&ocirc;te d&rsquo;Or </em>e sul finale <em>Barolo Chinato</em>, perch&eacute; anche nel bere ci siano coerenza, corpo, intensit&agrave; che si compenetrano e spezie che condiscono.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Il sipario si&nbsp;apre con un assaggio immediato, il meno lavorato possibile: una <em>Tartare di daino</em> racchiusa tra due dischi di frisella (a nostro avviso un po&#39; spessa, mentre uno strato pi&ugrave; sottile lascerebbe pi&ugrave; spazio alla carne)&nbsp;coronati da cren che attenuano la nota ferrosa, decisa, preparando il palato all&rsquo;intero percorso.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Il <em>Capriolo </em>viene<em>&nbsp;</em>appena scottato, solo da un lato lasciandolo succoso: lo proiettiamo istintivamente in un contesto terroso, boschivo, selvatico, e invece <strong>Marchini</strong> lo irradia con sensazioni fresche - il crescione appena piccante -, il cavolo riccio al naturale, e poi sentori mediterranei di una maionese al cappero, arancia succosa, concentrata in un&rsquo;emulsione che si spande sul palato e persiste fino al boccone che segue.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>L&rsquo;intensit&agrave; aumenta e non ci aspetteremmo di trovare nella sequenza degli antipasti una <em>Quaglia</em>, servita intera su uno spiedo: &laquo;Non avevamo altra scelta se consideriamo la quantit&agrave; di carne effettiva che c&rsquo;&egrave; su una quaglia&raquo;, puntualizza <strong>Marchini</strong>. Viene cotta in padella e poi passata al <em>kamado</em>, un bbq che ricalca lo stile delle tradizionali stufe a carbone cinesi: il tempo varia di volta in volta, a seconda dell&rsquo;anatomia dell&rsquo;animale. Istruzioni per l&rsquo;uso: sfilare dallo spiedo e spolpare accuratamente; le coscette sono una vera delizia e il palato gioisce quando incontra tracce di pepe e rosmarino che aromatizzano la carne. Il tempo trascorso a consumare il piatto avvicina all&rsquo;accuratezza della cottura, al rispetto che ogni commensale dovrebbe avere nel non sprecare quanto arriva in tavola. &Egrave; un esercizio di sensibilit&agrave;, uno strumento per conoscere la struttura anatomica dell&rsquo;animale. Si pu&ograve; scegliere di condire il boccone con una salsa deliziosa, con pera cotta lentamente, mela cotogna e arachidi, puro umami, attenuato da kefir e mizuna per riassestare il palato.</p>

<p>Il cuore di questo menu, per&ograve; &egrave; un primo piatto, dove la pasta &egrave; silente, ma funzionale: &egrave; il velo che riveste il nucleo, eppure senza quel velo il nucleo stesso non sarebbe lo stesso. Una sfoglia di pasta fresca, acida, a base di lievito madre; &egrave; porosa e combacia con una fetta sottile di zucca alla brace, fino a raggiungere il cuore di <em>pernice rossa</em>, che resta succosa, delicata, carnosa con lievi sentori di brace. Il tutto viene irrorato da una salsa al mallo di noce, intensa, la cui estrazione apporta un tannino elegante, sigillato dall&rsquo;acidit&agrave; leggera del lampone disidratato.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Il <em>Germano</em> in rag&ugrave; accompagna un riso, con crema di zucca e funghi <em>criniera di leone</em> alla brace, mentre introduce ai secondi il <em>Cinghiale</em> marinato nel Lambrusco, che perde la sua parte alcolica, mentre trattiene quella vinosa, e un burro al ginepro apporta aromaticit&agrave; bilanciando la tendenza dolce delle sale &ndash; zucca, topinambur, broccolo, barbabietola.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Si sale in questo menu, si scende a velocit&agrave; sostenuta e poi si impenna definitivamente con la <em>Lepre in civet</em>: &laquo;Non potevamo servire questa carne nella forma in cui si presenta originariamente; la masticazione sarebbe risultata molto impegnativa. Procediamo, quindi, con una lentissima cottura - almeno 6 ore -, mantenendo la sua struttura, &ldquo;addomesticata&rdquo; al punto di poter mangiare il tutto con un cucchiaio&raquo;. Si parte dal fondo bruno lavorato con sangue e fegatini di lepre, la cui intensit&agrave; viene mitigata da pane raffermo leggermente saltato con cannella, pinoli e uvetta passa; in copertura, tartufo in salamoia. C&rsquo;&egrave; terrosit&agrave;, la nota ferrosa cos&igrave; distinta della selvaggina; c&rsquo;&egrave; anche un sottofondo morbido, dolce appunto, il conforto del pane che accompagna la carne e l&rsquo;acidit&agrave; resinosa del pinolo tostato. Mentre della cannella viene fuori prima la sua parte legnosa della stecca, poi quella rinfrescante della spezia. Spezie che sono il secondo tema non dichiarato, ma persistente in questo percorso.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Le stesse che ritroviamo in un <em>Barolo chinato</em>, potente: sposa perfettamente un <em>Souffl&eacute; al cioccolato</em>, variegato con mirtillo e succo di melograno.</p>

<p>Un grande cuoco non fa rumore, eppure ne apprezziamo la eco dei gesti, della costanza e della sostanza delle idee. Quella capacit&agrave; di sorprendere che si coglie dedicando il giusto tempo alla sua tavola.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pasta-e-lievito-madre-al-mallo-pernice-rossa-zucca-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41113/dallitalia/lepre-quaglia-cinghiale-cosa-ci-racconta-il-primo-menu-di-caccia-di-luca-marchini.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna a Identità Golose Milano: il debutto con Riccardo Gaspari e Alessandro Negrini</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41114/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-il-debutto-con-riccardo-gaspari-e-alessandro-negrini.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>La Cucina di Montagna</em>, il ciclo di cene ideato per celebrare la gastronomia d&#39;alta quota, debutta luned&igrave; 26 gennaio a <a href="https://www.identitagolosemilano.it/home" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>.&nbsp;L&rsquo;obiettivo della rassegna &egrave; indagare la cultura gastronomica che nasce dalle terre alte: un orizzonte definito da un clima specifico, da materie prime identitarie e da una sapienza antica nel conservarle e valorizzarle. Non si tratta solo di geografia, ma di un approccio alla cucina che sa trasformare i limiti ambientali in una risorsa di gusto e tecnica.</p>

<p>E&#39;&nbsp;un&#39;iniziativa che <em>Identit&agrave; Golose</em> realizza con dei prestigiosi partner: <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>, <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a> e <a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>[[ima2]]Nei cinque appuntamenti in calendario, <em>La Cucina di Montagna</em> costruir&agrave; un ponte tra le Alpi italiane e le catene montuose internazionali. Un confronto a due voci che, partendo da una grammatica comune fatta di rispetto per la natura e stagionalit&agrave; estrema, metter&agrave; in relazione i nostri chef con colleghi provenienti da Austria, Norvegia e Slovenia. Un viaggio culinario che intende dimostrare come la montagna, pur parlando lingue diverse, custodisca un&rsquo;unica, profonda identit&agrave; gastronomica.</p>

<p>Per l&#39;apertura di luned&igrave;, protagonisti di questo dialogo saranno due interpreti che vivono le vette italiane con approcci diversi ma complementari: da una parte la visione rigenerativa di <strong>Riccardo Gaspari</strong>, dall&#39;altra la cultura storica ed evoluta di <strong>Alessandro Negrini</strong>.</p>

<p>[[ima3]]Dalle Dolomiti scender&agrave; sar&agrave; <strong>Riccardo Gaspari</strong> del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/17600/ristoranti/sanbrite.html?p=0&amp;q=gaspari&amp;hash-city=cs-city-cortina-d-ampezzo&amp;">SanBrite</a>&nbsp;di Cortina d&#39;Ampezzo (una Stella Michelin e Stella Verde). Classe 1985, con un passato da sciatore agonistico interrotto per infortunio, Gaspari ha saputo trasferire il rigore e la disciplina sportiva nella gestione dell&#39;agriturismo di famiglia, <em>El Brite de Larieto</em>. Dopo un&#39;esperienza formativa determinante all&#39;<em>Osteria Francescana</em> di <strong>Massimo Bottura</strong>, lo chef ha delineato la sua personale &quot;agricucina&quot;: un approccio circolare e sostenibile che parte dalla stalla e dal caseificio di propriet&agrave; per arrivare al piatto fine dining. La sua &egrave; una cucina che racconta il bosco e i pascoli ampezzani con uno stile che unisce la concretezza della materia prima locale a una tecnica contemporanea e raffinata.</p>

<p>A fare gli onori di casa per il capoluogo lombardo sar&agrave; <strong>Alessandro Negrini</strong>, chef con <strong>Fabio Pisani </strong>de <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12813/ristoranti/il-luogo-di-aimo-e-nadia-alessandro-negrini-e-fabio-pisani.html">Il Luogo</a>&nbsp;- lo storico ristorante capostipite del gruppo <em>Aimo e Nadia</em>&nbsp;- un duo di talenti assolutamente complementari, che ha saputo raccogliere e attualizzare l&#39;eredit&agrave; di <strong>Aimo</strong> e <strong>Nadia Moroni</strong>. Valtellinese di origine, Negrini porta nel cuore e nelle mani i sapori delle vette alpine, integrandoli in un progetto culinario che definisce <em>Territori</em>. La sua filosofia, condivisa con Pisani, non cerca la rivoluzione fine a se stessa ma l&#39;evoluzione rispettosa. Luned&igrave; sera porter&agrave; in tavola proprio questa sintesi: l&#39;anima della montagna valtellinese eseguita con l&#39;eleganza di una grande cucina metropolitana.</p>

<p>[[ima4]]Il menu della serata sar&agrave; un confronto diretto e armonioso tra queste due identit&agrave;, un percorso in quattro tappe che alterna i sapori delle Dolomiti a quelli delle Alpi Retiche.</p>

<p>Ecco i piatti che verranno proposti:</p>

<ul>
	<li>
	<p><em>Salmerino, beurre blanc di trota, brunoise di bieta</em> -&nbsp;Riccardo Gaspari&nbsp;</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Pizzoccheri</em> -&nbsp;Alessandro Negrini</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Cervo, funghi, salsa verde</em> -&nbsp;Riccardo Gaspari</p>
	</li>
	<li>
	<p><em>Castagna, mela e panna</em> -&nbsp;Alessandro Negrini<br />
	&nbsp;</p>
	</li>
</ul>

<p>La cena sar&agrave; proposta al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. L&#39;appuntamento &egrave; per le ore 20:00. Per prenotare il vostro tavolo, <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">visitate il sito ufficiale dell&#39;Hub</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gaspari-negrini-ig-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41114/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-a-identita-golose-milano-il-debutto-con-riccardo-gaspari-e-alessandro-negrini.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Passione di famiglia: benvenuti alla pizzeria Il Pachino di Viareggio, ovvero l'altro Giovannini</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41109/mondo-pizza/passione-di-famiglia-benvenuti-alla-pizzeria-il-pachino-di-viareggio-ovvero-laltro-giovannini.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Se dicessimo <a href="https://pizzeriaapogeo.it/" rel="nofollow" target="_blank">Apogeo</a> a Pietrasanta (Lucca), in Versilia, non avremmo necessit&agrave; di dover aggiungere specifiche ulteriori. Sarebbe automatica l&rsquo;associazione con Massimo Giovannini, maestro pizzaiolo. A una manciata di chilometri da l&igrave;, pi&ugrave; precisamente a Viareggio, c&rsquo;&egrave; la <a href="https://www.pizzeriapachino.it/" rel="nofollow" target="_blank">pizzeria Il Pachino</a>, nota solo alle persone del luogo.</p>

<p>Eppure tutto inizia proprio da l&igrave;, persino la storia di&nbsp;Apogeo.</p>

<p>28 anni fa i due <strong>fratelli Giovannini</strong> lasciano il loro posto di lavoro; entrambi lavoravano presso la stessa azienda, <strong>Massimo</strong> come magazziniere e <strong>Fabrizio</strong> come impiegato.</p>

<p>A onor del vero si porta avanti nell&rsquo;avventura <strong>Massimo</strong>, mentre Fabrizio mantiene il posto dividendosi tra vecchio impiego e pizzeria. L&rsquo;idea iniziale dei fratelli, infatti, &egrave; quella di cominciare, conservando una fonte di reddito sicura, investendo ambedue con lavoro e sostanze.</p>

<p>E il gioco funziona. Il locale inizia a riscuotere consenso tra il pubblico, e naturalmente la sua&nbsp;pizza, una&nbsp;napoletana tradizionale, bassa, soffice, dal&nbsp;cornicione appena pronunciato. I topping, invece, puntano su semplicit&agrave; e qualit&agrave;, scelta rimasta assolutamente immutata sino a oggi.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Ad un certo punto si presenta un&rsquo;opportunit&agrave; di un cambiamento alla quale<strong> Fabrizio</strong> non pu&ograve; prendere parte perch&eacute; lo porterebbe lontano dagli affetti e dalla famiglia. E, cos&igrave;, mentre nasce <em>Apogeo</em>, Il Pachino evovle, attraverso impasti che seguono sempre lo stile napoletano, ma in versione&nbsp;contemporanea, e farciture pi&ugrave; elaborate, sempre con una connotazione tale da rendere la pizza&nbsp;&ldquo;leggibile&rdquo; al pubblico.</p>

<p>I fratelli continuano a percorrere strade lavorative differenti per obiettivi e stili, ma la loro collaborazione &egrave; continua e solida. Un legame tale da far s&igrave; che<em> Il Pachino</em> possa&nbsp;essere considerato &ldquo;la tradizione&rdquo; e<em> Apogeo</em> &ldquo;l&rsquo;evoluzione&rdquo;, entrambe con valore paritetico tra loro.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>La pizza del&nbsp;<em>Pachino</em> viene realizzata con impasto diretto a base di farina zero, e segue una &nbsp;lievi-maturazione in cella dopo lo staglio tradizionale. I prodotti sono tutti di altissima qualit&agrave; con topping anche innovativi e mai banali, senza escludere la tradizione. Tra le pizze pi&ugrave; interessanti, vanno tenute d&#39;occhio le&nbsp;<em>Fuori Pachino</em>, dei fuori carta che a volte divengono vere e proprie signature. Qui l&rsquo;identitaria <em>Trabaccolara&nbsp;viareggina</em>, una zuppa a base di scorfano e gallinella, diviene pizza: viene guarnita con dei filetti di scorfano marinato con scorza di limone, poi cotto in forno, con aggiunta di crema di prezzemolo. Il tutto in perfetto equilibrio, smentendo quanti pensano che non possa esistere il connubio&nbsp;pizza/pesce.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Il resto del menu segue il medesimo fil rouge introdotto dalla signature: una grande cura del prodotto, ingredienti che vengono esaltati attraverso guarnizioni aggiunte fuori dal forno.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-il-pachino-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41109/mondo-pizza/passione-di-famiglia-benvenuti-alla-pizzeria-il-pachino-di-viareggio-ovvero-laltro-giovannini.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Diego Vitagliano secondo Lucassino: tecnica e istinto, innovazione e rispetto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41112/mondo-pizza/diego-vitagliano-secondo-lucassino-tecnica-e-istinto-innovazione-e-rispetto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]Arrivare a Napoli da chef &egrave; un po&rsquo; come per un pittore varcare le porte degli Uffizi. Ti senti piccolo davanti alla maestosit&agrave; della tradizione, e al tempo stesso stimolato, incuriosito, affamato. S&igrave;, affamato. Perch&eacute; Napoli non &egrave; solo la citt&agrave; del sole, del mare e della musica: &egrave;, soprattutto, la citt&agrave; della pizza. Quella vera, quella che ha fatto scuola nel mondo. Ed &egrave; proprio da questa premessa che inizia la mia personale caccia alla pizzeria del cuore.</p>

<p>Non &egrave; stato facile scegliere. Napoli &egrave; disseminata di indirizzi iconici, insegne storiche e nuove aperture pronte a lasciare il segno. Ma tra i tanti consigli ricevuti, uno nome ha continuato a tornare, sussurrato con convinzione da colleghi, amici e appassionati: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/38929/chef-e-protagonisti/diego.html">Diego Vitagliano</a>. Non <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35672/locali/10-diego-vitagliano-bagnoli.html">la sede storica di Bagnoli</a>, ma <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35262/locali/10-diego-vitagliano-santa-lucia.html">quella pi&ugrave; recente</a> nel quartiere elegante e affacciato sul mare di Santa Lucia.</p>

<p>Cos&igrave;, una sera d&rsquo;inizio autunno, con il vento che profuma di salsedine e la voglia di lasciarmi sorprendere, sono andato a conoscere da vicino questo nuovo capitolo dell&rsquo;universo <strong>Vitagliano</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Accoglienza e filosofia: la pizza come ricerca continua</strong><br />
[[ima3]]All&rsquo;arrivo siamo stati accolti con calore e professionalit&agrave;. Ci hanno fatti accomodare spiegando da subito l&rsquo;identit&agrave; del locale: non solo una pizzeria, ma un luogo di ricerca, di studio sull&rsquo;impasto, sulle farine, sulla lievitazione e soprattutto sul valore della materia prima. La cosa che mi ha colpito &egrave; stata la presentazione dello chef pizzaiolo in persona &ndash; un gesto non scontato, che racconta molto della seriet&agrave; e della passione che animano questa squadra. <strong>Diego Vitagliano</strong>, con il suo sorriso sincero e lo sguardo diretto, ci ha raccontato brevemente la sua idea di pizza: radicata nella tradizione, certo, ma libera di evolversi, di osare, di sorprendere. &Egrave; una cucina d&rsquo;autore che parte dalla pizza, la studia, la destruttura, la ricostruisce.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Il menu degustazione: un viaggio sensoriale tra ricordi e provocazioni</strong><br />
[[ima4]]Abbiamo scelto il menu degustazione, accompagnato da una selezione di vini pensata per valorizzare ogni portata. Una scelta felice: sei tappe di gusto che ci hanno condotto per mano dentro la visione creativa di <strong>Vitagliano</strong>. Il percorso si &egrave; aperto con una reinterpretazione della classica frittatina di pasta napoletana. Una croccante corazza dorata racchiudeva un cuore cremoso, bilanciato, dove la croccantezza dell&rsquo;esterno si sposa con una sapidit&agrave; controllata e una struttura ben pensata. &Egrave; stato il primo indizio che non si trattava di una semplice degustazione, ma di un racconto.</p>

<p>Ma sono state due pizze, in particolare, a restare impresse nella mia memoria. La prima, una <em>Marinara sbagliata</em>, &egrave; stata quasi una provocazione alla tradizione. Un impasto perfetto &ndash; idratato, alveolato, profumato &ndash; servito con un leggerissimo pesto all&rsquo;aglio orsino. L&rsquo;effetto &egrave; stato sorprendente: un&rsquo;esplosione di profumi che accarezzano il palato senza aggredirlo; un equilibrio tra l&rsquo;acidit&agrave; del pomodoro e la freschezza verde e balsamica dell&rsquo;aglio orsino. Qui c&rsquo;&egrave; il coraggio di chi conosce bene le regole e sa come infrangerle con intelligenza. Un gesto audace, soprattutto in una citt&agrave; che vive visceralmente il rapporto con la propria tradizione gastronomica.</p>

<p>La seconda pizza che mi ha letteralmente emozionato &egrave; stata quella con crema di zucca, salsiccia e cavolo nero fritto. Al primo morso ho avuto un vero e proprio tuffo al cuore: &egrave; stata una madeleine di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marcel_Proust" rel="nofollow">Proust</a>. Quel dolce-salato, quella croccantezza, quel contrasto tra la vellutata dolcezza della zucca e la rusticit&agrave; della salsiccia mi hanno riportato indietro nel tempo, a quando da bambino condividevo una pizza simile con mio padre. Un ricordo personale che si &egrave; acceso con forza, inaspettato, potente.</p>

<p>Questo &egrave;, per me, il senso pi&ugrave; profondo della cucina: evocare emozioni, smuovere memorie, raccontare storie senza bisogno di parole.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Tecnica, istinto e visione</strong><br />
[[ima5]]La grandezza di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/38929/chef-e-protagonisti/diego.html">Diego Vitagliano</a> sta proprio qui: nella capacit&agrave; di coniugare tecnica e istinto, innovazione e rispetto. L&rsquo;impasto &egrave; uno degli elementi centrali del suo lavoro: leggero, digeribile, con una lievitazione perfetta che si sente senza dominare. Ma &egrave; anche nella scelta delle farciture che emerge il lavoro maniacale sulla materia prima, la stagionalit&agrave;, il gusto. Ogni pizza &egrave; una costruzione equilibrata, dove nulla &egrave; lasciato al caso. Eppure, non c&rsquo;&egrave; mai ostentazione, mai voglia di stupire a tutti i costi. Si percepisce invece un grande amore per la pizza come linguaggio, come strumento espressivo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Conclusione: una pizzeria che &egrave; molto pi&ugrave; di una pizzeria</strong><br />
[[ima6]]Uscendo dal locale, con il mare di Santa Lucia a pochi passi e il gusto ancora vivo in bocca, ho pensato che s&igrave;, avevo trovato la mia pizzeria del cuore. O almeno, una delle poche che riescono davvero a colpire nel profondo chi vive la cucina come mestiere e vocazione. <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35262/locali/10-diego-vitagliano-santa-lucia.html">Diego Vitagliano a Santa Lucia</a> non &egrave; solo un indirizzo da segnare in agenda: &egrave; un&rsquo;esperienza da fare, un laboratorio di idee, un luogo dove la pizza continua a raccontare storie antiche con parole nuove.</p>

<p>E in una citt&agrave; come Napoli, dove il passato &egrave; sempre presente, avere il coraggio di guardare avanti con rispetto e creativit&agrave; non &egrave; solo una scelta: &egrave; un atto d&rsquo;amore.</p>

<p>Ci torner&ograve;. E sono certo che ogni volta sar&agrave; un viaggio diverso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LA NOSTRA SCELTA</strong><br />
<em>Marinara sbagliata</em>, con pomodoro san marzano Dop dell&rsquo;Agro Nocerino-Sarnese, pesto di aglio orsino, confettura di pomodorini cannellini dei Campi Flegrei, origano del Monte Saro, olio extravergine d&#39;oliva fruttato intenso</p>

<p><strong>LA PIZZA PI&Ugrave; CREATIVA</strong><br />
<em>Cor e&#39;peperone</em>: doppia cottura con crema di peperone giallo, carne macinata di manzo, aglio, peperone, olive taggiasche, pecorino romano, prezzemolo, fonduta di provola dei monti Latteria Sorrentina</p>

<p><strong>LA PIZZA VEGETARIANA</strong><br />
<em>Le 3 M</em>, con crema di melenzane con soia, tahina, miso, provola dei monti Latteria Sorrentina, melenzane fritte, melenzane sottolio, pomodorini semidry, menta, olio extravergine d&rsquo;oliva Cilento Dop</p>

<p><strong>LA PIZZA SIGNATURE</strong><br />
<em>Conciaciccia</em>, con pomodorini del piennolo giallo del Vesuvio, salame schiacciata piccante, fiordilatte dei Monti, scaglie di cacioricotta cilentano, basilico riccio napoletano, olio evo fruttato intenso</p>

<p><strong>PERCH&Eacute; FERMARSI</strong><br />
Perch&eacute; Diego Vitagliano sa esprimere il senso profondo della cucina</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/480154807-647110427900866-7653745314621790217-n-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41112/mondo-pizza/diego-vitagliano-secondo-lucassino-tecnica-e-istinto-innovazione-e-rispetto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Al Paradiso: in un antico borgo disabitato la grande cucina friulana di tradizione</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41111/carlo-mangio/al-paradiso-in-un-antico-borgo-disabitato-la-grande-cucina-friulana-di-tradizione.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> si sta, beati (ma gaudenti) come in un eden goloso, autentico, fuori dal tempo perch&eacute; pi&ugrave; forte delle mode. <a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> &egrave;&hellip; Un ristorante classico? Una trattoria moderna? Di certo un luogo prezioso, raro, dove gustare ricette antiche rese per&ograve; pi&ugrave; contemporanee da un giovane chef rispettoso della loro filologia. Comunque sono al passo coi tempi, spinte oggid&igrave; dal vento di riscoperta del passato e di celebrazione di un patrimonio gastronomico italiano che peraltro qui dialoga strettamente &ndash; per ragioni storiche e culturali &ndash; con la lezione austroungarica, l&rsquo;influenza mitteleuropea, la suggestione veneziana. <a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> significa &ndash; specie in questa stagione &ndash; una cornucopia di piatti che esaltano la cacciagione e il cortile (il germano reale e il cervo, le lumache e il maiale, il cinghiale, la faraona, il pollo), e poi anche la polenta e i formaggi, i fondi bruni e le sfoglie, i funghi e i mirtilli, persino un po&rsquo; &ndash; poco - di dialogo col mare.</p>

<p>[[ima12]]<a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> &egrave; poi dimensione intima: &egrave; un locale di famiglia, ad accoglierti &egrave; <strong>Federica Cengarle</strong> ma poi tra i tavoli zampetta inarrestabile pap&agrave; <strong>Aurelio</strong>, 85 anni a breve, mentre pi&ugrave; defilata &ndash; ma sempre fonte preziosa di annotazioni, riferimenti e ricette &ndash; sta mamma <strong>Anna Maria</strong>; era il 1972 quando quest&rsquo;ultima rilev&ograve; la vecchia <em>Ostarie al Paradiis</em>, dove giovanissima aveva lavorato come cameriera, negli anni Sessanta; poco dopo il marito <strong>Aurelio</strong> lasci&ograve; il suo lavoro per iniziare quella straordinaria avventura che ancor oggi vivono in coppia ogni giorno. A cucinare era la stessa <strong>Anna Maria</strong>, sulla scorta di due maestri: la <em>siore</em> <em>Rosàlie</em>, cuoca dell&rsquo;antica nobilt&agrave; friulana, gi&agrave; allieva degli chef francesi degli zar, ma qui si sconfina quasi nella leggenda; e <strong>Gianni Cosetti</strong>, il grande patron del mitico ristorante <em>Roma</em> di Tolmezzo, faro della cucina friulana d&rsquo;autore, famoso per aver esaltato con originalit&agrave; i sapori e la cultura gastronomica unici della Carnia (presto cadranno i 25 gli anni dalla sua morte). A garantire per&ograve; un andamento della tavola mai statico, seppur sempre aderente all&rsquo;identit&agrave; gastronomica friulana, &egrave; chef <strong>Loris Plazzotta</strong>, classe 1988 da Treppo Carnico, allievo di quel <strong>Daniele Cortiula</strong> a sua volta delfino di <strong>Cosetti</strong> stesso.</p>

<p>[[ima13]][[ima14]][[ima15]]<a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a> si trova a Paradiso, piccola&nbsp;frazione praticamente disabitata del Comune di Pocenia (Udine). &Egrave; una storia nella storia: il nucleo &egrave; stato fondato nei primi decenni del Seicento dalla famiglia <strong>Caratti</strong>, che bonific&ograve; terreni paludosi, costru&igrave; strade e abitazioni e diede a quella striscia di terra il nome, appunto, di Paradiso. Il cuore di questo minuscolo borgo agricolo &egrave; sempre stato, nei secoli, <strong>Villa Caratti-Fraccaroli</strong>, edificio padronale con barchessa, rustici agricoli, serra, colombaia, giardini e un parco ampio con casino di caccia, ghiacciaia, laghetti. Oggi la villa &egrave; sostanzialmente abbandonata e in degrado; ma parte dei caseggiati in pietra (che un tempo fungevano da magazzino per le granaglie prodotte nel vasto fondo agricolo) &egrave; stata rilevata per diventare <em>Al Paradiso</em>, che dunque gode di una struttura di grande fascino, perfetta dispensa per una materia prima proveniente dai molini della zona, dal fiume Stella, dalle risorgive, dai boschi.</p>

<p>&laquo;La mia cucina parte dai racconti di <strong>Anna Maria</strong>&raquo;, ci spiega <strong>Plazzotta</strong>. Devono essere racconti fascinosi, a giudicare dai piatti,&nbsp;che sono tanti piccoli scrigni di verit&agrave; gastronomica: <em>L&rsquo;oro del Friuli</em> (interpretazione del toc in braide, ispirato da <strong>Cosetti</strong>: tre consistenze di formaggio, polenta morbida, chips di mais e morcje - farina di mais tostata nel burro nocciola) &egrave; un abbraccio caldo e consolatorio, con una nota eccezionale di mais buono; nell&rsquo;<em>Omaggio a Gianni Cosetti</em> (suf di cav&ograve;ze, olio e semi di zucca tostati, crema di latte e morcje) la dolcezza della zucca &egrave; tenuta a bada dalle nuances tostate e da quelle burrose che avvolgono in sensazioni di velluto.</p>

<p>[[ima16]]Sono preparazioni squisite, come poi&nbsp;<em>Lungo il fiume Stella</em> (lumache in umido, panade e aglio di Resia, salsa alla bourguignonne), assaggio classico; e&nbsp;<em>Racconti di caccia in Laguna</em> (petto di germano reale selvatico cacciato in Laguna, la sua terrina, pan brioches alle acciughe, fondo bruno e uva fragola del pergolato, olio al finocchietto), pura volutt&agrave;; e ancora&nbsp;il piccione inappuntabile, il goulash di cosce d&rsquo;oca molto intenso (spettacolari le chips di topinambur in accompagnamento), <em>La regina del cortile</em> (torcione di faraona ripieno di foie gras d&rsquo;anatra, fondo al Verduzzo e brunoise di verdure, verza stufata) che d&agrave; ragione ai <strong>Cengarle-Plazzotta</strong>, quando chiediamo loro come sintetizzerebbero la loro proposta: &laquo;Siamo abbondanti, generosi, goduriosi&raquo;. Han ragione, s&igrave;, ma c&#39;&egrave; anche di pi&ugrave;: sanno fornire una versione credibile e ottimamente realizzata (cotture da manuale, materia prima eccellente) di una tavola della memoria, senza stereotipi, n&eacute; eccessi, n&eacute; didascalismi. Davvero bravi, anche nella parte dolce. E anche nel gestire i tanti coperti: <em>Al Paradiso</em> piace a tutti, &egrave; luogo spesso affollato. Ma, nelle bellissime salette, non se ne avverte il peso.</p>

<p>I nostri assaggi, nelle foto di <strong>Tanio Liotta</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima11]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]]</p>

<p><a href="http://www.trattoriaparadiso.it/" rel="nofollow">Al Paradiso</a><br />
Via S. Ermacora&nbsp;1,&nbsp;Localit&agrave; Paradiso - Pocenia (Udine)<br />
Tel. +39&nbsp;0432 777000<br />
<a href="http://trattoriaparadiso.it" rel="nofollow">trattoriaparadiso.it</a><br />
Aperto solo a cena, sabato e domenica anche a pranzo. Chiuso luned&igrave; e marted&igrave;<br />
Menu degustazione a 80 euro</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/trattoria-al-paradiso-fvg-secrets210-copia.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41111/carlo-mangio/al-paradiso-in-un-antico-borgo-disabitato-la-grande-cucina-friulana-di-tradizione.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Le cose buone di Fedro: quando la filiera corta diventa linguaggio</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41110/dallitalia/le-cose-buone-di-fedro-quando-la-filiera-corta-diventa-linguaggio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&#39;&egrave; una frase che circola tra le cucine che lavorano con <a href="https://www.fedrogustoautentico.it/" rel="nofollow">Fedro</a>, e che ne sintetizza l&#39;essenza meglio di qualsiasi presentazione aziendale: &quot;Sono l&#39;anello di congiunzione tra la fatica nei campi e l&#39;emozione nei ristoranti italiani&quot;. Non &egrave; uno slogan. &Egrave; una dichiarazione di metodo.</p>

<p><em>Fedro</em> nasce e opera da oltre dieci anni con una missione precisa: connettere i piccoli produttori italiani d&#39;eccellenza con il mondo della ristorazione. Ma definirlo semplicemente un distributore sarebbe riduttivo, quasi fuorviante. Chi conosce questa realt&agrave; con sede a Bolzano e cuore a Roma, sa che il termine pi&ugrave; appropriato &egrave; un altro: ambasciatori. Ambasciatori di un&#39;Italia agricola che resiste, che sceglie la qualit&agrave; sulla quantit&agrave;, che rispetta i tempi della terra invece di forzarli.</p>

<blockquote>
<p><strong>Il modello &egrave; semplice nella sua radicalit&agrave;: conoscere personalmente ogni produttore</strong></p>
</blockquote>

<p>Il modello &egrave; semplice nella sua radicalit&agrave;: conoscere personalmente ogni produttore. Non attraverso schede tecniche o certificazioni - che pure esistono e contano - ma attraverso visite, conversazioni, tempo condiviso. &Egrave; da questo rapporto diretto, fatto di stima professionale e affetto umano, che nasce la capacit&agrave; di raccontare con convinzione il lavoro altrui. Perch&eacute; vendere un prodotto &egrave; facile; trasmetterne la storia, la fatica, la visione che c&#39;&egrave; dietro, richiede una relazione autentica.</p>

<p>I numeri, quando ci sono, vanno citati: oltre 120 produttori partner, pi&ugrave; di 700 tra chef e ristoratori che si affidano a <a href="https://www.fedrogustoautentico.it/" rel="nofollow">Fedro</a> per le loro forniture. Nomi che spaziano dalla trattoria di provincia ai tre stelle Michelin - <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38523/ristoranti/la-pergola-al-rome-cavalieri.html">La Pergola</a> di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/441/chef-e-protagonisti/heinz.html">Heinz Beck</a> &egrave; tra i clienti storici. Ma i numeri, in questo caso, sono conseguenza, non obiettivo. L&#39;obiettivo &egrave; un altro: dimostrare che un&#39;agricoltura diversa &egrave; possibile, e che pu&ograve; dialogare con l&#39;alta ristorazione senza compromessi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Cosa significa, concretamente, &quot;agricoltura diversa&quot;?</strong><br />
Per <em>Fedro</em> &quot;agricoltura diversa&quot; significa pascoli bradi, permacoltura rigenerativa, rispetto dei cicli lunari e dei ritmi naturali. Significa conservazione della fertilit&agrave; del suolo, attenzione maniacale al benessere animale, rifiuto delle scorciatoie produttive. I produttori che entrano nella rete <em>Fedro</em> non vengono selezionati solo per la qualit&agrave; organolettica delle loro produzioni, ma per la coerenza del loro approccio. Sono custodi, pi&ugrave; che fornitori. Custodi di variet&agrave; autoctone, di tecniche antiche, di un sapere che rischia di perdersi.</p>

<p>C&#39;&egrave; la famiglia <strong>Vitali</strong>, norcini di marca con controllo integrale della filiera suinicola. C&#39;&egrave; <strong>Claudia</strong>, che alleva galline Isa Brown in totale armonia con la natura, con la sostenibilit&agrave; come parola d&#39;ordine assoluta. C&#39;&egrave; <strong>Adriano</strong>, che qualcuno chiama &quot;l&#39;alchimista delle spore&quot;, capace di far crescere cardoncelli, pioppini e shiitake in habitat completamente naturali. Storie diverse, filosofia comune.</p>

<p>Per lo chef che riceve questi prodotti, il valore aggiunto non &egrave; solo nel gusto - che pure &egrave; superiore - ma nell&#39;informazione. Ogni materia prima arriva con la sua storia, pronta per essere trasmessa al cliente finale. In un&#39;epoca in cui il consumatore chiede trasparenza, poter raccontare da dove viene quel taglio di carne, chi ha coltivato quei pomodori, come sono state prodotte quelle farine, diventa un asset competitivo.&nbsp;Ma soprattutto, diventa un atto di giustizia verso chi quel lavoro lo fa davvero.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>Casa Fedro: il digitale al servizio della terra</strong><br />
Quando si parla di tecnologia applicata al cibo, il rischio &egrave; sempre lo stesso: la retorica della disruption, l&#39;innovazione fine a s&eacute; stessa, il digitale che promette di risolvere problemi che non esistono. <a href="https://www.fedrogustoautentico.it/" rel="nofollow">Fedro</a> ha scelto una strada diversa, racchiusa in una formula che meriterebbe di essere studiata: &laquo;Crediamo che la lentezza contadina non sia in contrasto con l&#39;immediatezza digitale&raquo;.</p>

<p>Da questa convinzione nasce <em>Casa Fedro</em>, un&#39;applicazione mobile che rappresenta l&#39;evoluzione naturale - e insieme rivoluzionaria - del modello costruito in oltre un decennio di lavoro sul campo. Non un e-commerce, non un catalogo digitale: un&#39;esperienza immersiva di acquisto che cambia il modo in cui chef e ristoratori si relazionano con le materie prime.</p>

<p>Il punto di partenza &egrave; un problema concreto che ogni professionista della ristorazione conosce: ordinare &quot;alla cieca&quot;. Fidarsi di una descrizione, di una fotografia generica, di un&#39;etichetta. Sperare che il prodotto che arriva corrisponda all&#39;aspettativa. Con <em>Casa Fedro</em> questo paradigma si ribalta. L&#39;app permette di vedere in tempo reale le caratteristiche esatte della materia prima che si sta acquistando.&nbsp;Non un&#39;immagine di repertorio: quel taglio specifico, quella marezzatura precisa, quell&#39;ortofrutta raccolta quella mattina. &Egrave; la differenza tra comprare un&#39;idea e comprare una certezza.</p>

<p>Ma la vera innovazione sta altrove. <em>Casa Fedro</em> integra la tecnologia blockchain per garantire la tracciabilit&agrave; totale della filiera.&nbsp;Ogni fase del processo - dalla coltivazione alla raccolta, dalla lavorazione alla consegna - &egrave; visibile e certificata. Non si tratta di un vezzo tecnologico, ma di una risposta strutturale alla domanda di trasparenza che attraversa l&#39;intero settore alimentare.&nbsp;In un mercato in cui il greenwashing &egrave; all&#39;ordine del giorno, poter dimostrare - non solo dichiarare - la provenienza e il percorso di un prodotto diventa un elemento di distinzione radicale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>L&#39;app trasforma anche il rapporto con i produttori</strong><br />
Ogni referenza &egrave; accompagnata dalla storia di chi l&#39;ha creata: fotografie dei campi, degli allevamenti, delle persone. Non storytelling di facciata, ma informazione di prima mano che lo chef pu&ograve; trasferire al proprio cliente. Quando un ristoratore racconta che quel formaggio viene da un casaro che conosce per nome, che ha visto lavorare, di cui pu&ograve; mostrare il volto sullo schermo, sta offrendo qualcosa che nessun grande distributore pu&ograve; replicare. C&#39;&egrave; poi l&#39;intelligenza artificiale, utilizzata per personalizzare l&#39;esperienza: suggerimenti basati sugli acquisti precedenti, sulle preferenze dichiarate, sulla stagionalit&agrave;. Liste personalizzate, monitoraggio della disponibilit&agrave; in tempo reale, notifiche quando un prodotto particolarmente richiesto torna disponibile. Tecnologia al servizio della relazione, non in sua sostituzione.</p>

<p>La domanda che <em>Casa Fedro</em> pone al settore &egrave; pi&ugrave; ampia: quale ruolo pu&ograve; avere il digitale nella valorizzazione dell&#39;artigianalit&agrave;? La risposta che emerge &egrave; netta. La tecnologia non serve a sostituire il rapporto umano, ma ad amplificarlo.&nbsp;Non serve a standardizzare, ma a raccontare la differenza. Non serve ad accelerare i tempi della natura, ma a rendere pi&ugrave; efficiente tutto ci&ograve; che sta intorno.</p>

<p>&Egrave; una visione che ribalta il luogo comune secondo cui tradizione e innovazione sarebbero in conflitto. Al contrario: proprio perch&eacute; le produzioni artigianali sono piccole, frammentate, difficili da comunicare, hanno bisogno di strumenti potenti per raggiungere chi le cerca. Il contadino che segue i cicli lunari e lo chef che ordina da smartphone non abitano mondi diversi. Abitano lo stesso mondo, finalmente connesso.</p>

<p>&quot;<em>Dal campo alla cucina in un clic</em>&quot;&nbsp;&egrave; il claim di <em>Casa Fedro</em>. Ma la promessa vera &egrave; un&#39;altra: ridare visibilit&agrave; e valore a chi lavora la terra con amore e rispetto, usando ogni strumento disponibile per farlo. Compresa la tecnologia. Soprattutto la tecnologia.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/fedro-gusto-autentico-terraliva.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41110/dallitalia/le-cose-buone-di-fedro-quando-la-filiera-corta-diventa-linguaggio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Un monumento a Torino omaggia la forza gentile della Marchesa Giulia di Barolo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41108/in-cantina/un-monumento-a-torino-omaggia-la-forza-gentile-della-marchesa-giulia-di-barolo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il 17 gennaio &egrave; una data destinata a restare nella memoria del mondo del vino, della citt&agrave; di Torino, dell&rsquo;<a href="https://www.operabarolo.it/" rel="nofollow" target="_blank">Opera Barolo</a><i> </i>e della famiglia<b> Abbona</b>, proprietaria della storica azienda vitivinicola <a href="https://marchesibarolo.com/it/" rel="nofollow" target="_blank">Marchesi di Barolo</a>. &Egrave; grazie al loro impegno che prende forma il primo monumento torinese dedicato alla Marchesa<b> Giulia Colbert</b> <b>in Falletti di Barolo</b> (1786&ndash;1864), figura centrale di una storia che intreccia visione, solidariet&agrave; e cultura.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><em>&ldquo;Fare bene il bene&rdquo;</em> era il motto che ha guidato l&rsquo;intera esistenza di questa donna straordinaria. L&rsquo;omaggio che oggi le viene tributato, attraverso un&rsquo;opera d&rsquo;arte di grande valore simbolico, invita a riflettere sulla sua lungimiranza e sulla forza gentile del suo operato. Insieme al marito <b>Carlo Tancredi Falletti di Barolo</b>, la Marchesa diede vita a una rete di servizi sociali rivolti alle categorie pi&ugrave; fragili della societ&agrave;, un impegno che continua ancora oggi grazie <i>all&rsquo;Opera Barolo</i>. Particolare attenzione fu rivolta alle donne detenute, con l&rsquo;obiettivo di migliorare concretamente le loro condizioni di vita in carcere e una volta riconquistata la libert&agrave;.</p>

<p>Nel 1831, dopo un&rsquo;attenta ricerca tra monasteri italiani e stranieri, la Marchesa present&ograve; all&rsquo;arcivescovo di Torino un progetto dettagliato per la creazione di una casa destinata ad accogliere le detenute pentite: un luogo sicuro, protetto, in cui intraprendere un percorso religioso e di rinascita. Parallelamente, diede vita a una struttura dedicata all&rsquo;accoglienza di bambine e adolescenti, dai 7 ai 14 anni, sottratte alla povert&agrave;, a contesti familiari violenti o profondamente disagiati. A loro offr&igrave; non solo riparo e istruzione, ma anche momenti di svago e una cura personale e costante, che mantenne fino alla fine dei suoi giorni. Un modello pionieristico di <i>welfare cittadino</i>, capace di restituire dignit&agrave;, futuro e riscatto alle donne, molto prima che tali concetti entrassero nel linguaggio comune.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>La statua in bronzo, inaugurata a <i>Palazzo Barolo</i> nel cuore della citt&agrave; sabauda, &egrave; stata ideata e realizzata dall&rsquo;artista <b>Gabriele Garbolino R&ugrave;</b>, con la curatela di <b>Enrico Zanellati </b>per l&rsquo;Opera Barolo. L&rsquo;opera raffigura la Marchesa<b> Giulia</b> accanto a una donna carcerata, colta nel gesto silenzioso della cura. &Egrave; collocata sulla facciata della storica residenza, all&rsquo;angolo tra via Corte d&rsquo;Appello e via delle Orfane, e si inserisce con naturalezza nel tessuto urbano carico di storia. Il monumento, del peso di circa 170 chili e con uno sviluppo complessivo di quasi quattro metri quadrati, trova dimora nel seicentesco <em>Palazzo Barolo</em>, simbolo di una Torino nobile e solidale. L&rsquo;autore, docente <i>dell&rsquo;Accademia Albertina di Belle Arti </i>di Torino, si &egrave; ispirato ai ritratti conservati nel palazzo e al volume <em>Memorie sui carceri</em>, scritto dalla stessa Marchesa, testimonianza del suo ruolo fondamentale nel supporto alle detenute.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Insieme al marito <b>Carlo Tancredi</b>, <b>Giulia</b> fond&ograve;, infatti, il <i>Distretto Sociale Barolo</i>, centro di accoglienza per le donne uscite dal carcere. Sul basamento del monumento campeggia la dedica voluta dall&rsquo;Opera Barolo:&ldquo;A <b>Giulia di Barolo</b>, per il suo servizio alle donne carcerate&rdquo;.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>L&rsquo;opera, patrocinata dalla Citt&agrave; di Torino, &egrave; stata realizzata con il fondamentale sostegno della famiglia<b> Abbona</b>. &laquo;Per noi &ndash; afferma <b>Ernesto Abbona</b> &ndash; &egrave; stata una decisione facile. Sostenere un progetto di questo valore ci rende orgogliosi di essere custodi, attraverso le nostre cantine, di una storia meravigliosa. Ne ho parlato subito con mia moglie <b>Anna</b> e con i nostri figli <b>Valentina</b> e <b>Davide</b>, e insieme abbiamo dialogato con il dottor<b> Zanellati</b> per rendere operativo il progetto. Sarebbe bello che ciascuno di noi riflettesse sul valore del <em>&ldquo;fare bene il bene&rdquo;</em>, il mantra della Marchesa. &Egrave; un principio che abbiamo trasmesso ai nostri figli e che sentivamo il dovere di onorare, diventando mecenati di un&rsquo;opera cos&igrave; importante per Torino, per Barolo e per il mondo del vino italiano&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Da quasi un secolo la famiglia<b> Abbona</b> &egrave; proprietaria, a Barolo, delle storiche cantine un tempo appartenute ai Marchesi. Oggi, sotto la guida di <b>Ernesto</b> e <b>Anna</b>, insieme ai figli <b>Valentina</b> e <b>Davide</b>, l&rsquo;azienda prosegue con la stessa passione che anim&ograve; la Marchesa <strong>Giulia</strong>, nella produzione del &ldquo;re dei vini e vino dei re&rdquo;, con il prestigioso marchio <em>Marchesi di Barolo</em>. &laquo;La visione della Marchesa e di <b>Carlo Tancredi</b>&nbsp;-&nbsp;conclude <b>Abbona</b>&nbsp;-&nbsp;&egrave; stata determinante per la storia del Barolo. Se questo vino &egrave; oggi celebre nel mondo, lo dobbiamo all&rsquo;ideazione di cantine moderne, alle grandi botti di rovere e al perfezionamento della vinificazione, grazie anche al supporto di importanti enologi francesi, che resero il Barolo un vino longevo, degno di essere offerto al Re Carlo Alberto come un autentico nettare di Bacco&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/monumento-principale4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41108/in-cantina/un-monumento-a-torino-omaggia-la-forza-gentile-della-marchesa-giulia-di-barolo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Tribarakkio, ossia la cucina familiare che fa bene al cuore (e alla Calabria)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41104/dallitalia/tribarakkio-ossia-la-cucina-familiare-che-fa-bene-al-cuore-e-alla-calabria.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Guai a definire <a href="https://www.instagram.com/tribarakkio/" rel="nofollow">Tribarakkio</a> una trattoria contemporanea, una formula che la stessa <strong>Mariarita Bruno</strong>, chef e titolare, rifugge &ndash; o sarebbe meglio dire rinnega. Nella sua trattoria, infatti, di contemporaneo c&rsquo;&egrave; ben poco, almeno se ci atteniamo al significato pi&ugrave; stretto del termine.</p>

<p><em>Tribarakkio</em> potrebbe essere, invece, descritta come una &ldquo;trattoria domestica&rdquo;, dove la dimensione che si vive &egrave; proprio quella della casa, pur essendo fuori casa. Ed &egrave; proprio questo l&rsquo;obiettivo centrato del format ideato dalla <strong>Bruno</strong>: si modella in uno spazio che replica l&#39;ambiente intimo della cucina, luogo sovrano della casa dove si svolge, specialmente al Sud Italia, la vita della famiglia. Ci sono i pensili, i mobili dove si conservano piatti e bicchieri, gli scaffali ricolmi di bottiglie e conserve, pochi tavoli per 20 coperti e il sorriso accogliente di <strong>Mariarita</strong> che rende speciale e familiare questo luogo. Ogni giorno trova forme diverse di espressione e di sapori.</p>

<p>Stessa dimensione domestica e familiare la si trova nei piatti. Perch&eacute; la cucina di <em>Tribarakkio</em> pesca dalla tradizione gastronomica calabrese e in particolare da quella catanzarese, ma senza mai essere un riferimento&nbsp;da manuale, didascalico, forse perch&eacute; non esiste nemmeno una cucina calabrese veramente codificata quanto invece lo sono le tradizioni di famiglia. In ogni casa di questa parte di Sud Italia si preparano i maccheroni al ferretto, le melanzane ripiene, il morzello, il rag&ugrave; di maiale, i pipi e patati e sono proprio questi piatti (e anche tanti altri) che trovano posto nel menu di <em>Tribarakkio</em>, che recita: &ldquo;Abbiamo scelto di dare spazio a ingredienti sempre freschi e offrire una proposta gastronomica diversa ogni giorno. Un menu che cambia quotidianamente e che mette in risalto la Calabria e i suoi prodotti&rdquo;.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Chi siede alla tavola di <strong>Mariarita Bruno</strong>, e a noi &egrave; capitato, vive un momento di conforto (pi&ugrave; che di comfort) attraverso sapori che sanno di domenica in famiglia, di feste comandate, di ritrovi speciali, ma anche di quei pranzi quotidiani che il tran tran di ogni giorno non sempre ci d&agrave; la possibilit&agrave; di replicare. Da <em>Tribarakkio</em> si sta bene, si trova la cucina di mamma, di nonna, ma anche della zia se vogliamo. Si riassaporano i piatti con cui molti sono cresciuti e che, se provati per la prima volta, svelano un&rsquo;esperienza che coniuga cibo, territorio, storia e persone. Non parliamo, per&ograve; di cucina della memoria, che lega inevitabilmente a un passato concluso:&nbsp;da <em>Tribarakkio</em> il passato diventa attuale, si fa presente e si ritrova vivo in ogni piatto di questo locale su Corso Mazzini a Catanzaro. E poi <em>Tribarakkio</em> non &egrave; solo cucina, ma anche bottega, perch&eacute; si ha la possibilit&agrave; di conoscere e acquistare una selezione di prodotti del territorio che vengono utilizzati per i piatti.</p>

<p>[[ima4]]&laquo;Aprire una trattoria nel centro storico della citt&agrave;, di soli 20 coperti, che offra un menu&nbsp;ricercato, rispettoso del territorio e delle tradizioni, e che coniughi l&rsquo;esperienza del cibo con le aspettative dei clienti, &egrave; stata una scelta consapevole, ragionata e voluta&raquo;,&nbsp;ci racconta <strong>Mariarita Bruno</strong> con occhi luminosi. Dall&rsquo;apertura (giugno 2024) a oggi chi manda avanti questo posto tiene fede alle scelte fatte, ovvero la valorizzazione del territorio, la costruzione di una rete virtuosa che mette in connessione produttori, persone, cultura e luoghi, la definizione di una ristorazione sostenibile e inclusiva, l&rsquo;essere un sostegno per la comunit&agrave; locale e i giovani talenti. Non ultimo: riuscire a trasformare il quartiere in un laboratorio di relazioni, sapori e idee. Qui il cibo &egrave; il linguaggio e uno strumento di attivismo culturale.</p>

<p>Scelte premiata di recente anche con la conquista del prestigioso&nbsp;<a href="https://www.theforkrestaurantsawards.it/mastercard-impact-award/" rel="nofollow">Mastercard Impact Award</a> ai&nbsp;<a href="https://www.theforkrestaurantsawards.it/" rel="nofollow">TheFork&nbsp;Awards con Mastercard 2025</a>, come riconoscimento dell&rsquo;impatto positivo, inclusivo e &ldquo;sano&rdquo; del progetto e, non ultima, dell&rsquo;originalit&agrave; della comunicazione che ne riflette la visione autentica, moderna e a tratti futurista.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Ma cosa si mangia da Tribarakkio?</strong><br />
[[ima5]]I piatti sono tutti del giorno e sono scritti sulla lavagna. Non possono mancare le <em>Polpette di carne, riso e patate fritte</em> tra gli antipasti, cos&igrave; come i formaggi e salumi tutti selezionati sul territorio. La <em>Parmigiana di zucca</em>, sostituisce nei mesi autunnali e invernali quella di melanzana ed &egrave; una vera goduria per il palato, golosa ma sempre equilibrata, dando alla zucca una personalit&agrave; pi&ugrave; forte e meno dolce. Tra i piatti che possiamo definire pi&ugrave; &ldquo;contemporanei&rdquo;&nbsp;c&rsquo;&egrave; <em>l&rsquo;Uovo 4&rsquo;, bieta e tartufo, </em>che mette la tecnica al servizio di un&rsquo;escalation di sapore e un gioco di consistenze e cremosit&agrave;.</p>

<p>Il posto d&rsquo;onore &egrave; dei primi piatti, dei veri must della cucina locale: come la <em>Pasta e fagioli</em>, la <em>Stroncatura</em> o lo <em>Spaghettone delle sorelle Salerno </em>(pastificio artigianale di Cutro)<em> con burro, alacce e mandarino</em>, una vera poesia. Ma sono gli <em>Mparrettati con rag&ugrave; calabro,</em> la celebre pasta al ferretto con un rag&ugrave; di maiale e vitello dalla lunga cottura (<strong>Mariarita Bruno</strong> ce <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40999/ricette-dautore/la-pasta-fresca-il-sugo-che-pippia-a-catanzaro-si-fa-festa-cogli-mparrettati.html">lo ha raccontato qui</a>) che rallegrano lo spirito. Un piatto rituale che riconduce ai pranzi delle domeniche in famiglia&nbsp;e che ti fa compiere un viaggio nel tempo, regalandoti quello stesso sapore cos&igrave; intenso e avvolgente. Profuma e scalda il cuore, quasi come se si aprissero le porte delle cucine dove sei cresciuto.</p>

<p>[[ima6]]Tra i secondi compare la S<em>alsiccia, funghi e patate</em>, nuovo richiamo alla cucina di casa; e poi c&rsquo;&egrave; il <em>Pollo cotto al bbq</em> che rimane punto di riferimento del menu di <em>Tribarakkio</em>. Menzione speciale va alle <em>Patate e salaturo</em>, uno dei contorni che pu&ograve; diventare un secondo o un antipasto. Si tratta della versione invernale delle patate e pipi fritte pi&ugrave; estive, dove si sostituisce il peperone fresco con quello conservato sotto sale e aceto, detto al &ldquo;salaturo&rdquo; (o <em>u salaturu</em>, un&nbsp;tradizionale e capiente vaso in terracotta, tipico della regione, usato per conservare verdure e carne in salamoia, sott&#39;olio o sotto aceto). Anche in questo caso <strong>Mariarita</strong> &egrave; stata capace di riproporre una pratica antica usata per le provviste invernali e riattualizzarla, regalando al commensale un sapore che si stava perdendo lungo il tempo.</p>

<p>Altrettanto territorio e storie da raccontare c&rsquo;&egrave; nella carta dei vini, innervata di piccoli produttori da tutte le province calabre, con etichette uniche e declinazioni autentiche e personali, selezionate&nbsp;da <strong>Alessandra Molinaro</strong> insieme alla chef di casa: &laquo;Ogni vino in questa carta &egrave; una voce, un volto, un luogo che si racconta attraverso un sorso. Non troverete solo etichette, ma frammenti di umanit&agrave;: mani che lavorano, paesaggi che respirano, accenti che diventano sapore&raquo;.</p>

<p><em>Tribarakkio cucina con bottega</em>&nbsp;sta tracciando un percorso di cucina perpetua, dove innovare &egrave; riportare sulle tavole i sapori e le storie dei giorni passati. Una delle realt&agrave; pi&ugrave; autentiche e originali nella ristorazione contemporanea in Calabria. Per il resto, come direbbe la stessa <strong>Bruno</strong> e chi lavora con lei, &laquo;&egrave; tutto un <em>Tribarakkio</em>&raquo;.</p>

<p>E se vi state chiedendo cosa significa <em>Tribarakkio</em> ve lo diciamo subito:&nbsp;deriva da <em>tr&igrave;barakkiuf</em>, in osco, ossia dalla<em>&nbsp;</em>lingua indoeuropea parlata dagli Osci, un insieme piuttosto eterogeneo di popolazioni italiche e diffusa in un&rsquo;ampia area dell&rsquo;Italia meridionale. Il suo significato &egrave; quello di &quot;costruire&quot;, che deriva da t<em>reb</em> (edificio) e <em>ark </em>(racchiudere): costruire futuro, cultura, storia.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/esterno-13.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41104/dallitalia/tribarakkio-ossia-la-cucina-familiare-che-fa-bene-al-cuore-e-alla-calabria.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>La Pera dell'Emilia Romagna IGP incontra creatività di Jacopo Ticchi </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41102/ricette-dautore/la-pera-dellemilia-romagna-igp-incontra-creativita-di-jacopo-ticchi-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>FEGATO DI RANA PESCATRICE E PERA OSSIDATA</strong> con pera Max Red Bartlett (o Williams Rossa)<br />
<em>Ingredienti</em><br />
1 Pera dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Max Red Bartlett ossidata<br />
Fegato di rana pescatrice<br />
Rete di maiale q.b.<br />
Alloro q.b.<br />
Succo fresco di Pera dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Max Red Bartlett<br />
Zest di un&nbsp;lime<br />
Succo fresco di un&nbsp;lime<br />
Sale q.b.<br />
Seppia cruda a cubetti</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Procedimento</strong><br />
La variet&agrave; di pera ideale per questa ricetta &egrave; la <em>Max Red Bartlett</em> (o Williams Rossa) molto apprezzata per la sua dolcezza e versatilit&agrave;.</p>

<p>Ossidarla nella Ocoo (o pentola a pressione) e tagliarne un grosso pezzo. Avvolgere&nbsp;il fegato di rana pescatrice nella rete di maiale,&nbsp;cuocerlo sulla brace con l&rsquo;alloro e poi scalopparlo.</p>

<p>Raffreddare il succo di pera, correggerlo con il succo di lime e la sua zest, aggiustare di sale. Disporre elegantemente sul piatto la pera ossidata e il fegato, quindi&nbsp;unire i cubetti di seppia cruda. Servire con il succo freddo di Max Red Bartlett e lime.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SOASO CRUDO E PERA</strong> con pera Conference</p>

<p>[[ima2]]<em>Ingredienti</em><br />
1 soaso intero maturato 2 giorni<br />
2 pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Conference<br />
Panna fresca q.b.<br />
2 baccelli di vaniglia Bora-Bora Tahiti<br />
1 manciata di olive<br />
&frac12; cucchiaino di finger lime<br />
Sale di Kombu q.b.</p>

<p><strong>Procedimento</strong><br />
Tagliare in maniera sottile il soaso per il verso lungo. Scegliere delle pere Conference&nbsp;dure, dalla&nbsp;polpa soda e dal gusto intenso e zuccherino, perfette per questa ricetta.&nbsp;Pelarle e&nbsp;affettarle sottili per il verso lungo tagliando ogni fetta a met&agrave;. Unire i due ingredienti alternando&nbsp;una fetta di soaso a una fetta di pera.</p>

<p>Marinare il carpaccio cos&igrave; ottenuto per 4 ore con sale di kombu. Tagliare in 4 ogni oliva e fare asciugare in forno. Scaldare la panna con i baccelli di vaniglia. Alla base del piatto posizionare 12 pezzi di olive, adagiare sopra il carpaccio marinato di soaso e pere, bagnare con la panna calda e completare con il finger lime. Servire come antipasto o dessert.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-da-lucio-pera-di-romagna-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41102/ricette-dautore/la-pera-dellemilia-romagna-igp-incontra-creativita-di-jacopo-ticchi-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Il commensale prende il comando: il tema interessante di Madrid Fusión 2026</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41103/dal-mondo/il-commensale-prende-il-comando-il-tema-interessante-di-madrid-fusion-2026.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Luned&igrave; 26-mercoled&igrave; 28 gennaio 2026. Sono le coordinate della ventiquattresima edizione del congresso di <a href="https://www.madridfusion.net/" rel="nofollow">Madrid Fusi&oacute;n</a>, tra i pi&ugrave; autorevoli congressi di cucina al mondo, una 3 giorni in cui cuochi, pasticcieri, uomini di sala, sommelier e artigiani del buono popoleranno di contenuti il centro convegni Ifema, nella periferia orientale della Capitale.<br />
<br />
A condurre le <em>ponencia</em>, troveremo in prima linea i protagonisti della rivoluzione spagnola a cavallo tra i due millenni (<strong>Albert</strong> e <strong>Ferran </strong><strong>Adri&agrave;</strong>, <strong>Quique Dacosta</strong>, <strong>Jordi</strong> <strong>Butr&oacute;n</strong>, <strong>Albert</strong> e <strong>Ferran Adri&agrave;</strong>, <strong>Joan</strong> e <strong>Jordi Roca</strong>&hellip;), gli iberici di &ldquo;seconda generazione&rdquo; (<strong>Dabiz Mu&ntilde;oz</strong>, &nbsp;il trio di <em>Disfrutar</em>, i fratelli <strong>Torres</strong>, <strong>Ricard Camarena</strong>&hellip;), importanti protagonisti della cucina globale (<strong>Bruno Verjus</strong>, <strong>Claude Troisgros</strong>, <strong>Vicky</strong> <strong>Cheng</strong>, <strong>Rafa Costa e Silva</strong>, <strong>Pia Leon</strong>, <strong>Paulo Airaudo</strong>&hellip;), nomi in ascesa (<strong>Akrame Benallal</strong>, <strong>Chele Gonzales</strong>&hellip;). E, come da tradizione, una nutrita pattuglia di cuochi italiani. Il dettaglio:<br />
<br />
<strong>luned&igrave; 26 gennaio</strong><br />
ore 10.50, <strong>Mauro Uliassi</strong> (<em>Uliassi</em>, Senigallia, Ancona): &ldquo;Contatto: in dialogo coi 5 sensi&rdquo;<br />
ore 12.30, <strong>Gianluca Fusto</strong> (<em>Fusto</em>, Milano): &ldquo;Cucinare il cioccolato in 3 cm quadrati&rdquo;<br />
ore 17.20, <strong>Diego Rossi</strong> (<em>Trippa</em>, Milano): &ldquo;Un passo indietro&rdquo;<br />
<br />
<strong>marted&igrave; 27 gennaio</strong><br />
ore 10.35, <strong>Giuseppe Iannotti</strong> (Kresios, Telese Terme, Benevento): &ldquo;L&rsquo;eco del Sannio&rdquo;<br />
<br />
Ogni edizione di Madrid Fusi&oacute;n ha un tema. Quello dell&rsquo;edizione 2026 &egrave; <em>El comensal toma el mando</em>, cio&egrave; il &laquo;Il commensale prende il comando&raquo;, una riflessione interessante che il direttore del congresso, il giornalista <strong>Benjamin Lana</strong>, ha spiegato bene tra le colonne del magazine che dirige, <a href="https://www.7canibales.com/opinion/comensal-toma-el-mando-madrid-fusion/" rel="nofollow">7 Canibales</a>. Riportiamo qui sotto l&rsquo;estratto pi&ugrave; importante dell&rsquo;articolo, in italiano.<br />
<br />
<strong>Cambiamenti profondi</strong><br />
di Benjamin Lana<br />
[...]<br />
<em>&laquo;Forse il consolidamento della rivoluzione tecnologica sta generando un profondo cambiamento sul nostro stile di vita e persino sul ruolo che svolgiamo come consumatori. L&#39;idea di poter acquistare tutto senza uscire di casa, di poter scegliere la musica o il film che desideriamo con un solo clic, la possibilit&agrave; di decidere in asincrono quanto, come e a quale velocit&agrave; consumare, persino quella di ricevere cibo caldo a domicilio da tutto il mondo senza nemmeno togliersi le pantofole, ci ha conferito un potere senza precedenti. In termini colloquiali, potremmo dire che il cittadino-consumatore &ndash; ormai quasi la stessa persona &ndash; ne esce pi&ugrave; forte. Sa di poter e voler scegliere, anche se a volte quel tempo dedicato alla scelta genera pi&ugrave; problemi che soddisfazioni.<br />
<br />
Questo cambiamento culturale ha influenzato anche il mondo gastronomico. Il consumatore sta iniziando a rifiutare il ruolo passivo assegnatogli dal modello imperante a partire dalla Nouvelle Cuisine, che ha posto la creativit&agrave; come una delle missioni dello chef e che ha trovato la sua espansione e il suo consolidamento con&nbsp;<strong>Ferran Adri&agrave;</strong> e il suo menu degustazione. Non si tratta di bianco o nero perch&eacute; niente sostituisce completamente il vecchio ma incorpora elementi nuovi, e il nuovo si affianca a ci&ograve; che gi&agrave; esisteva. I pi&ugrave; riduzionisti tra noi cercano di distillare questo cambiamento dei ruoli sociali in semplicistico &laquo;men&ugrave; degustazione s&igrave;, men&ugrave; degustazione no&raquo;, ma la questione &egrave; molto pi&ugrave; profonda. &Egrave; pi&ugrave; un &laquo;Prendimi in considerazione, voglio dire la mia. La tua creativit&agrave; &egrave; grande, ma lo sono anche i miei desideri. Io pago e quindi voglio essere ascoltato&raquo;. Suona strano che uno spettatore di una mostra d&#39;arte dica di voler rimuovere un dipinto per inserirne un altro, o che voglia cambiare il finale di un film, ma stanno emergendo tendenze che preconizzano una condivisone del ruolo da protagonista tra artista e spettatore. Forse la parola stessa &quot;spettatore&quot; sta per perdere il suo significato. <strong>Chi vuol esser solo uno spettatore quando pu&ograve; essere un creatore, come nel caso dei social media? </strong>Sono sempre meno i clienti che accettano passivamente l&#39;&quot;esperienza&quot; e la &quot;narrazione&quot; scelte dallo chef.<br />
<br />
Trovano significato e lo abbracciano prontamente nella piccola percentuale di ristoranti in cui queste due parole sono pi&ugrave; di una semplice posa: sono luoghi in cui l&#39;obiettivo &egrave; guidare i clienti attraverso una specifica sequenza di piatti o ingredienti. Tuttavia, altri locali che hanno sfruttato la cultura del men&ugrave; fisso per semplificare acquisto e servizio stanno incontrando una certa resistenza, iniziando a somigliarsi troppo, per la noia che deriva dalla prevedibilit&agrave; non basata sulla tradizione. Quando l&#39;aspetto ludico prende il sopravvento su quello gastronomico, format pi&ugrave; rilassati, &quot;social&quot; ed economici riscuotono sempre pi&ugrave; successo: condividere i piatti, assaggiare poche cose che non hanno la rigidit&agrave; del menu fisso e della forma ortodossa primo-secondo-dolce. Ecco, &egrave; questo il punto focale che approfondiremo a Madrid Fusi&oacute;n.&nbsp;</em>[...]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/schermata-2026-01-19-alle-131730.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41103/dal-mondo/il-commensale-prende-il-comando-il-tema-interessante-di-madrid-fusion-2026.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>In brodo di giuggiole sui Colli Euganei, tra Petrarca, bigoli, terme e... il dolce &quot;riccio&quot;</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/229/41056/viaggi-di-gusto/in-brodo-di-giuggiole-sui-colli-euganei-tra-petrarca-bigoli-terme-e-il-dolce-riccio.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La felicit&agrave; non &egrave; astemia. L&#39;ho verificato dal vivo ad Arqu&agrave; Petrarca, sui Colli Euganei, a una ventina di minuti da Padova e ancora meno da Montegrotto Terme. Qui andare in brodo di giuggiole &egrave; una consuetudine da condividere e da portarsi a casa come souvenir, magari insieme a una bottiglia di olio extravergine (noi lo abbiamo fatto con quello del <a href="https://www.evodelborgo.com/" rel="nofollow">Frantoio Evo del Borgo</a><em> </em>della famiglia<strong> Callegaro</strong>). Ma andiamo per gradi (alcolici, 24 per la precisione) e partiamo dall&#39;inizio. Arqu&agrave; Petrarca, comune di 1.800 anime, premiato tra i Borghi pi&ugrave; belli d&rsquo;Italia, ha origini molto antiche e un presente che non le ha mai cancellate. Si cammina ancora su strade acciotolate, schermate da muretti di pietra, ci si arrampica verso un centro storico dove non ci sono negozi ma botteghe che raccontano come il territorio non vada svenduto ma raccontato con verit&agrave; e qualit&agrave;.[[ima2]]</p>

<p>Qui ogni ingrediente autoctono diventa qualcosa di unico, come il <em>Brodo di Giuggiole</em>, un liquore ottenuto dall&#39;infusione di giuggiole (frutto tipico di questa zona, ogni abitante ha almeno una pianta in giardino) con mele cotogne, uva, melograno in alcol, zucchero e aromi. &Egrave; una storia dove genio e territorio diventano tutt&#39;uno, grazie anche alla lungimirante opera di conservazione dei giuggioleti da parte di un contadino arquatense, <strong>Bepi Scarpon</strong>, soprannome di <strong>Giuseppe Callegaro</strong>: verso il 1950 inizi&ograve; il salvataggio di molti giuggioli nel territorio di Arqu&agrave; Petrarca che in quegli anni venivano estirpati per fare posto a uliveti, ben pi&ugrave; produttivi e redditizi. <strong>Bepi</strong> decise di rilevare le piante, ingrandendo sempre di pi&ugrave; il suo giuggioleto e gettando inconsapevolmente il seme a una grande idea. L<em>&#39;</em><a href="http://www.scarpon.it/index-2.html" rel="nofollow">Azienda agricola Scarpon</a> nasce qualche decennio pi&ugrave; tardi grazie a suo figlio <strong><strong>Giancarlo </strong></strong><strong>e</strong> alla nuora <strong>Franca</strong>, che si specializza in confetture, frutta sotto spirito, erbe spontanee sott&#39;olio e sott&#39;aceto e giuggiole conservate sotto grappa. Ma era solo l&#39;inizio: tra il 2005 e il 2007, dopo molti tentativi e assaggi, alla ricerca della giusta armonia tra gli ingredienti, <strong>Giancarlo</strong> e suo figlio<strong> Alessandro</strong><strong><strong> </strong></strong>hanno l&#39;idea del <em>Brodo di giuggiole</em>. Il liquore oggi rappresenta l&#39;identit&agrave; di Arqua Petrarca, l&rsquo;<em>Enoteca da Loris</em> ne &egrave; il punto vendita di riferimento, ma nel frattempo la giuggiola &egrave; diventata il frutto sul quale stimolare la fantasia e dare impulso all&#39;enogastronomia territoriale. Con le giuggiole, infatti, si fanno cioccolatini, confetture, composte, gli <em><em>z&agrave;leti </em></em>(biscotti a base di farina di mais)... Anche lo spritz pu&ograve; diventare speciale se andate a<em> </em><a href="https://lenotecadiarqua.it/" rel="nofollow">L&#39;enoteca di Arqu&agrave;</a><em> </em>e chiedete quello<em> Euganeo:</em> tre parti di Fior d&rsquo;Arancio Docg, una di un liquore dalla ricetta obbligatoriamente segreta, un po&rsquo; di ghiaccio e una giuggiola nostrana sotto grappa miscelati, e non mescolati, all&#39;interno di un calice: ha una gradazione di 6 gradi e mezzo, cos&igrave; anche per guidare non ci sono problemi.[[ima3]]</p>

<p>Ma Arqu&agrave; deve il primo spunto di visita (oltre 100 mila turisti all&#39;anno) a<strong> Francesco Petrarca</strong> che qui scelse di vivere gli ultimi anni della sua vita in una casa oggi aperta al pubblico: si possono vedere, tra l&#39;altro, lo studiolo in cui il poeta mor&igrave; e persino la nicchia in cui &egrave; custodita la mummia della sua gatta. A poca distanza, davanti alla Chiesa di Santa Maria Assunta, c&#39;&egrave; la sua imponente tomba in marmo roseo. Arqu&agrave; Petrarca &egrave; un piccolo gioiello gestito da un&#39;amministrazione radicata sul territorio: il giovane sindaco <strong>Andrea Schivo</strong>, per esempio, suona la tromba nella banda comunale mentre <strong>Lisa Loreggian</strong>, vicesindaco e assessore, &egrave; enologa e guida percorsi degustazione nella <a href="https://viniloreggian.it/" rel="nofollow">cantina di famiglia</a> giunta alla quarta generazione: dal 1936 producono vini autoctoni, compresi un Petrarca Rosso Veneto Igt e un Fior d&#39;Arancio Docg, ovvero lo spumante dei Colli Euganei.[[ima4]]</p>

<p>Arqu&agrave; Petrarca &egrave; puntellato di ristoranti: ce ne sono ben 15 e, nonostante i pochi abitanti, senza prenotazione spesso non trovi posto. Uno di questi &egrave; il <a href="https://www.ristorantevalpomaro.it/" rel="nofollow">Ristorante Val Pomaro</a>, immerso tra il verde degli ulivi e dei vitigni, ristrutturato elegantemente ma senza perdere lo spirito delle origini: inizialmente era una bettola dove si servivano prodotti freschi, di produzione propria come uova, salumi, formaggi, vino ma nel 1969 <strong>Orazio Bonello</strong> e sua moglie <strong>Anna</strong> riuscirono ad ottenere la licenza di trattoria che port&ograve; a un ingrandimento del locale e delle aspettative. Oggi il ristorante &egrave; nelle mani della figlia <strong>Lazzarina</strong> e di suo marito<strong> Andrea Cesarone</strong> che, dopo aver ereditato dal suocero <strong>Orazio</strong> i segreti della cucina, della norcineria e del fare olio e vino, si &egrave; appassionato ai lievitati al punto che &egrave; tra i migliori d&#39;Italia in fatto di panettoni e impasti per pizze e pane. Qui l&#39;usanza resta quella di cucinare il pi&ugrave; possibile con ci&ograve; che si produce in proprio, dalle verdure all&#39;olio, dai salumi alla pasta... Imperdibili la<em> Lasagnetta gratinata con zucca, finferli e salsiccia d&#39;oca</em>, la <em>Guancetta brasata alle spezie con pur&egrave; di patate</em> e, se capitate sotto le feste di fine anno, chiedete il panettone con zabaione al Brodo di giuggiole.[[ima5]]</p>

<p>Da queste parti tutti conoscono <a href="https://www.montanella.it/" rel="nofollow">La Montanella</a>, ristorante tra i pi&ugrave; grandi in Veneto, con 200 coperti (per un totale di 25 mila all&#39;anno) e la sensazione di trovarti in una bomboniera. Anche qui &ldquo;abita&rdquo; una bella storia di famiglia: era il 1952 quando <strong>Aldo Borin</strong> e la moglie <strong>Elsa </strong>decisero di abbandonare il contratto di mezzadria, che legava la loro famiglia alle terre del latifondista<strong> Bassani</strong>, per aprire la loro prima osteria, che serviva i piatti semplici del territorio:<em> spuncioni</em>, <em>baccal&agrave;</em>, <em>trippa</em>, <em>fritturine di pesce</em>. Ma il lavoro cresceva sempre pi&ugrave; fino all&#39;apertura nel 1970 de <em>La</em> <em>Montanella,</em> a dominare la valle nel cuore del Parco dei Colli Euganei. <strong>Giorgio</strong>, il figlio di <strong>Aldo</strong>, nel tempo ha preso il timone e da oltre 50 anni insieme alla moglie <strong>Biancarosa </strong>ha fatto un importante &laquo;lavoro di rivalutazione della cucina dei nonni. Rischiavamo di soccombere a chi pensava che il buono proveniva da fuori, la cucina padovana aveva bisogno di autostima. Abbiamo promosso la gallina padovana e nel nostro menu trovate ricette &ldquo;antiche&rdquo; come il <em>Papero alla frutta</em>, tipico della gastronomia del &lsquo;600, o il <em>Prosciutto cotto nel vino</em> recuperato dalle pagine di <strong>Bartolomeo Scappi </strong>del &lsquo;400. La cucina di oggi &egrave; la tradizione di ieri e il mio orgoglio &egrave; che il nostro sapere proseguir&agrave; con i nostri figli <strong>Francesca</strong> e <strong>Giuseppe</strong>, cresciuti nel ristorante&raquo;.</p>

<p><strong>Biancarosa</strong> non lascia mai solo lo staff di cucina, capitanato da <strong>Mauro Mozzato: </strong>lei &egrave; stata una delle prime stiliste di moda diplomate a Padova e racconta sempre che non sapeva cucinare neppure un uovo. Galeotto fu il matrimonio di sua sorella<strong> Daniela</strong> che si spos&ograve; proprio a <em>La Montanella</em>. L&igrave; <strong>Biancarosa</strong> conobbe <strong>Giorgio</strong> che rivide il mese dopo quando i suoi genitori festeggiarono sempre l&igrave; il 25&deg; anniversario di matrimonio. Da quel momento<strong> Biancarosa</strong> e <strong>Giorgio</strong> iniziarono a frequentarsi fino a sposarsi &ldquo;per sempre&rdquo; nel 1975. All&#39;inizio <strong>Biancarosa</strong> lavor&ograve; al ristorante come cameriera, poi inizi&ograve; ad entrare in cucina preparando i dolci e man mano che apprese i segreti conquist&ograve; i fornelli, appassionandosi anche alla preparazione di una trentina di variet&agrave; di marmellate, miele con i fiori di tarassaco e rosolio con le rose. Uno dei piatti simbolo del ristorante &egrave; il <em>Risotto alla quaglia</em> in carta dal 1960, ma se a <em>La</em> <em>Montanella </em>ci arrivate in autunno optate per la <em>Zuppa di porcini e tartufo nero in crosta di sfoglia</em>, che vi arriver&agrave; fumante, forte e delicata insieme. Ottima anche la <em>Faraona grigliata all&#39;aroma di alloro con invidia, pinoli ed uvetta</em> e, per dolce, non perdetevi un assaggio della <em>Pazientina padovana,</em> torta delle feste le cui origini risalgono al 1600.[[ima6]]</p>

<p>Materie prime locali e grande vista sui Colli Euganei sono caratteristiche comuni anche al <a href="https://tavern.it/" rel="nofollow">Ristorante Tavern</a>, con una cucina pi&ugrave; contemporanea. Il patron <strong>Roberto Veronese</strong> &egrave; un profondo conoscitore della materia prima che va a scoprire nelle piccole realt&agrave; locali e coltiva nel proprio orto arricchito da oltre 60 tipi di erbe aromatiche. Uno dei punti di forza del ristorante &egrave; la<em> Tartare di cinghiale</em>: &egrave; sempre nel menu e c&#39;&egrave; chi la chiede ogni volta che torna. Il cinghiale &egrave; ormai una presenza costante del territorio e cos&igrave; ha un ruolo di supremazia in cucina, dove viene utilizzato, tra l&#39;altro, per il rag&ugrave; (da provare in abbinata ai riccioli di pasta fresca) e lo spezzatino. Al <em>Tavern</em> la variet&agrave; della scelta &egrave; ampia, con un men&ugrave; di pesce, uno di carne e persino uno dedicato ai bambini (oltre alla pasta pi&ugrave; tradizionale, impazziranno per i <em>Chicken nugget con pollo latte&amp;miele</em> o la<em> Frittura di calamari e gamberi rosa</em>). In inverno nel menu di mare vanno molto i <em>Ravioli di gallinella di mare in brodo di tonno</em> e i <em>Tagliolini di casa</em> <em>al nero con petali di seppia e briciole di mandorle arquatensi</em> mentre in quello di terra &egrave; intrigante<em> </em>la<em> Guancetta di garronese brasata al Sassonero con cremoso di rotzo al rosmarino</em>. Ottima la carta dei vini che fa conoscere i Colli Euganei in tutte le gradazioni e attraversa con disinvoltura l&#39;intero Veneto.[[ima7]]</p>

<p>Chi arriva ad Arqu&agrave; Petrarca passa anche per Galzignano Terme, 4 mila abitanti, con il valore aggiunto delle acque termali che puoi &ldquo;sfruttare&rdquo;, insieme a un campo da golf, per esempio alloggiando al <a href="https://www.galzignano.it/" rel="nofollow">Galzignano Resort</a> con tre hotel 4 stelle (<em>Majestic, Sporting, Splendid</em>) immersi in un parco naturale di 35 ettari di benessere, sport e natura. <strong>Riccardo Masin,</strong> al terzo mandato da sindaco di Galzignano Terme, ha fatto crescere il paese anche sotto il profilo culturale, ospitando il <em>MuCE-Museo dei Colli Euganei</em> che racconta la storia naturale e artistica del territorio attraverso installazioni digitali, postazioni interattive e sezioni tematiche dedicate alla geologia, alla biodiversit&agrave;, alla storia locale e dal 2024 si estende anche all&#39;aperto, integrando pi&ugrave; di dieci sentieri storici che collegano contrade, valli e colli con itinerari pedonali e ciclabili.[[ima8]]</p>

<p>A completare il ritratto di Galzignano c&#39;&egrave; il buono che la contraddistingue. La ciliegia &egrave; il prodotto simbolo del paese e da generazioni viene trasformata in confetture, sciroppi e dolci tipici. Allora &egrave; obbligatorio fare tappa alla <a href="https://www.pasticceriabacelle.it/" rel="nofollow">Pasticceria Bacelle</a><em>,</em> aperta nel 1980 da <strong>Lino</strong> che nel 2005 &egrave; stato affiancato dal figlio <strong>Nicol&ograve;</strong>: due generazioni che si confrontano, a volte battibeccano ma poi arrivano sempre a un risultato di sinergia. Da <em>Bacelle</em> giocatevi il jolly con la <em><em>sbrisolona con le ciliegie De.Co. di Galzignano</em></em>, creata da <strong>Nicol&ograve;</strong>, e portatevi a casa il <em>Dolce Riccio</em>, torta che prende il nome dall&#39;animale simbolo del Parco dei Colli Euganei che celebra nei suoi ingredienti: farina di castagne, olio extravergine, miele e grappa veneta. Come ristorante, invece, il consiglio che ti danno tutti &egrave; di andare <a href="https://www.albigolaro.it/" rel="nofollow">Al Bigolaro</a>, dove i bigoli sono ancora tirati al torchio. Il fondatore <strong>Giulio</strong> <strong>Masin</strong> inizi&ograve; nel 1968 nella sua abitazione, servendo inizialmente vino e salumi fatti in casa e in seguito un piatto poco in voga nella Bassa Padovana, ma tipico dell&#39;Alto Vicentino: i bigoli fatti con il torchio esclusivamente con uova e farina di grano tenero. Nessun ristorante, all&#39;epoca, li offriva ancora in quella zona cos&igrave; <strong>Giulio</strong> acquist&ograve; un torchio a mano nel Vicentino e inizi&ograve; a farli: il successo strepitoso lo spinse ad acquistare una trattoria in vendit&agrave; che nel 1971 ribattezz&ograve; <em>Da Giulio Bigolaro</em>.</p>

<p>Dopo la scomparsa degli anziani gestori, oggi il ristorante &egrave; condotto dalla figlia di <strong>Giulio</strong> ed <strong>Edda</strong>, <strong>Osanna</strong> con il marito <strong>Ferruccio Zamolo </strong>in cucina e la nuora <strong>Anna Maria Zampieri </strong>in sala. Un terzetto cresciuto alla scuola dei fondatori, dove il concetto di cucina resta ancorato alle tradizioni e non alle mode. Qui si viene non per il gourmet, ma per i sapori che sanno di famiglia e per quei bigoli che profumano di memoria antica. Li trovi al rag&ugrave; d&#39;anatra, i pi&ugrave; gettonati, ma anche alla vegetariana, alla carbonara, all&#39;amatriciana, alla bolognese, al sugo fresco di pomodoro... In alternativa, sempre fatti in casa, gnocchi e pappardelle e poi risotti con le verdure di stagione, funghi porcini e zucca. Tra i secondi piatti, tutti accompagnati dalla polenta abbrustolita, spiccano il <em>Baccal&agrave; alla vicentina</em>, il <em>Coniglio alle erbe</em>, il cinghiale, lo stinco di maiale e una grande variet&agrave; di carne ai ferri cotta sulle braci del grande focolare che domina la cucina. E, come finale, non stupitevi se vi sembrer&agrave; di aver sbagliato regione: qui lo strudel &egrave; un capolavoro.[[ima9]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/petrarca-11.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/229/41056/viaggi-di-gusto/in-brodo-di-giuggiole-sui-colli-euganei-tra-petrarca-bigoli-terme-e-il-dolce-riccio.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/229/viaggi-di-gusto.html">229</category>			</item>			<item>				<title>La migliore mixology partenopea in 7 indirizzi da sorseggiare</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41101/shake-shock/la-migliore-mixology-partenopea-in-7-indirizzi-da-sorseggiare.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35135/locali/anthill-cocktail-tapas-bar.html" target="_blank">ANTHILL COCKTAIL AND TAPAS</a></strong></p>

<p>[[ima2]]Come le formiche da cui prende il nome,&nbsp;<em>Anthill</em>&nbsp;&egrave; un luogo di ingegno e movimento continuo. Al quinto piano dell&rsquo;ex Banco di Napoli, Iannotti firma un progetto che intreccia arte del bere, racconto e identit&agrave;. Una terrazza che abbraccia la citt&agrave;, un bancone distinto e una sala dal design raffinato raccontano un&rsquo;anima ironica e contemporanea. Un omaggio a&nbsp;<em>Lo cunto de li cunti</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Giambattista Basile</strong>, raccolta seicentesca di fiabe napoletane che ispira i signature cocktail. Ogni drink &egrave; un racconto: dolce e crudele, ironico e barocco, proprio come le pagine dell&rsquo;autore. Tra i protagonisti spicca&nbsp;<em>L&rsquo;Orco</em>, intenso e profondo, che rivela in chiusura tutta la sua vitalit&agrave;, come nella fiaba. Dietro al bancone,&nbsp;<strong>Miriam Pisaniello</strong>&nbsp;guida il bar con attenzione e misura, verso una personale maturit&agrave; creativa. Non mancano i classici, reinterpretati con equilibrio. Anche il men&ugrave; &egrave; parte del gioco, una confezione che ricorda un farmaco e il bugiardino che invita a leggere e sorridere prima ancora di bere. Perch&eacute; fermarsi: Anthill &egrave; una favola contemporanea che profuma di una Napoli, raccontata in un bicchiere. <strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35130/locali/archivio-storico.html" target="_blank">ARCHIVIO STORICO</a></strong><br />
[[ima4]]A&nbsp;Napoli&nbsp;c&rsquo;&egrave; un secret bar i cui clienti finiscono all&rsquo;interno di un multiverso parallelo, un&nbsp;<em>what if&nbsp;</em>gioioso e nostalgico tutto da esplorare. Parliamo dell&rsquo;<em>Archivio Storico</em>, locale che si sviluppa letteralmente dietro un enorme quadro. Infatti, scostando la tela, si aprono spazi eleganti, colmi d&rsquo;arte, cultura e cimeli del periodo borbonico che ti scaraventano in un periodo storico in cui la citt&agrave;, capitale del Regno delle Due Sicilie, era una delle pi&ugrave; prestigiose del mondo. Periodo che qui non &egrave; mai finito. Pi&ugrave; che secret bar, dunque, sarebbe giusto definirlo &ldquo;istorico bar napoletano&rdquo;: la drink list &egrave; firmata da&nbsp;<strong>Salvatore D&#39;Anna</strong>, mentre l&rsquo;offerta food vede la consulenza del noto chef&nbsp;<strong>Marco Ambrosino</strong>. Le proposte sono di alto livello, colte e gustose, tutte in grado di esaltare - tanto negli ingredienti quanto nelle preparazioni &ndash; il territorio. Fine dei proprietari &egrave; quello di preservare il ricordo di Napoli Capitale facendolo rivivere al cliente. <strong>Mario Pennelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40211/locali/astronomia.html" target="_blank">ASTRONOMIA</a></strong><br />
[[ima5]]Non c&rsquo;&egrave; insegna, n&eacute; campanello. Un secret bar a tutti gli effetti, per accedervi bisogna sapere dove guardare e, soprattutto, a chi chiedere (i social media forniscono indizi e aiutano parecchio). All&#39;indirizzo segnalato c&#39;&egrave; una salumeria ben fornita e, inizialmente, nessun riferimento al cocktail bar che, diciamolo subito, &egrave; al piano inferiore. Pian piano, arriveranno suggerimenti ed ecco la porta nascosta dietro ad una libreria: basta spingerla, scendere gi&ugrave; e in un &nbsp;attimo tutto di venta&nbsp;<em>Astronomia</em>, la mixology sotterranea, ma non oscura, di&nbsp;<strong>Manuel Falconi.</strong>&nbsp;Uno che, se gli chiedi dello stile di miscelazione, ti risponde che, la sua, &egrave; pi&ugrave; che altro un&rsquo;indagine di mercato, per sottolineare quanto ami interagire, confrontarsi, capire, accontentare. Un professionista coinvolgente ed esperto, comodo in tutte le letture possibili di un drink che, citiamo testualmente, deve accontentare l&#39;ospite e non l&#39;ego di chi lavora al banco. Con un goloso ed agile accompagnamento dalla salumeria del piano superiore,&nbsp;<strong>Manuel</strong>&nbsp;affascina anche con effetti speciali (ad esempio attraverso i cocktail in 3D) che per&ograve; pone, accuratamente, a latere della bevuta che, invece, &egrave; sempre briosa, equlibrata, tendente alla classicit&agrave;, efficacemente diretta. L&#39;ideale per avvolgerti totalmente e portarti altrove: per esempio, tra le stelle, come suggerito dal nome del locale. <strong>Nadia Taglialatela</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40096/locali/bidder-bar.html" target="_blank">BIDDER BAR AL GRAND HOTEL PARKER&#39;S</a></strong><br />
[[ima6]]Il<em>&nbsp;Bidder Bar</em>&nbsp; &egrave; situato al 6&deg; piano del&nbsp;<em>Grand Hotel Parker&rsquo;s</em>&nbsp;e gode di un&rsquo;incantevole vista sul Golfo di Napoli. Dalla collaborazione con Campari nasce la selezione di&nbsp;<em>Spritz</em>&nbsp;dedicata alle Muse che vegliano sulla terrazza dell&rsquo;hotel con le loro sette varianti (Talia, Urania, Calliope, Polimnia, Clio, Erato e Melpomene). La cocktail list &egrave; curata da un team attento e creativo e ogni drink &egrave; il risultato di un sapiente equilibrio tra ingredienti selezionati e tecniche raffinate, pensato per accompagnare con stile i diversi momenti della giornata. Interessanti anche i tre cocktail che celebrano l&rsquo;essenza di Napoli, unendo il fascino del mare (<em>Partenope &ndash; Il Canto del Mare</em>&nbsp;con Gin Mare, orange cura&ccedil;ao Volare, limoncello Villa Massa, sage&amp;sparkling baia foam), la freschezza della tradizione (Autentico Gin del Professore &quot;la Madame&quot; , Blue Cura&ccedil;ao, Limoncello Villa Massa, Lemon) e l&rsquo;eleganza senza tempo della dimora (<em>Relais Martini&nbsp;</em>con brandy Vecchia Romagna, creme de cacao, creme de menthe bianca, Baileys Chocolat, sour cream). <strong>Salvo Ognibene</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35137/locali/blue-turtle.html">BLUE TURTLE</a></strong><br />
Nato il 15 marzo 2023, il&nbsp;<em>Blue Turtle Caff&egrave; &amp; Drink</em>, si &egrave; rapidamente affermato come uno dei gioielli nascosti della &ldquo;intima&rdquo; passeggiata Colonna, a pochi passi dalla raffinata piazza Amedeo, nel cuore pulsante del quartiere Chiaia. Con la sua atmosfera raccolta e ricercata, il&nbsp;<em>Blue Turtle</em>&nbsp;invita a vivere un&rsquo;esperienza sfaccettata, creando un luogo unico e inimitabile. Il locale si distingue per la sua capacit&agrave; di vestire &ldquo;anime&rdquo; diverse: &egrave; al contempo una caffetteria d&rsquo;ascolto, un listening bar e un cocktail bar, dove caff&egrave; e jazz si incontrano per diventare i capisaldi di un&rsquo;esperienza sensoriale raffinata. Il&nbsp;<em>Blue Turtle&nbsp;</em>non &egrave; una caffetteria nel senso italiano classico del termine, bens&igrave; un luogo dedicato alla scoperta e alla celebrazione del caff&egrave; in tutte le sue sfumature. La sua proposta contemporanea di specialty coffee, preparati con metodi di estrazione alternativi, offre un viaggio nel gusto in cui ogni tazza racconta la storia unica dei chicchi e delle loro caratteristiche sensoriali. Di recente introduzione la novit&agrave; del caff&egrave; preparato con la cuccuma napoletana. Non da meno &egrave; la proposta dei drink: ogni cocktail, miscelato con maestria, &egrave; il risultato di un&rsquo;attenta ricerca e di una narrazione appassionata da parte del team. Ogni drink &egrave; raccontato, interpretato e servito con cura, affinch&eacute; ogni ospite si senta accolto in un rituale di convivialit&agrave; e stile.&nbsp;<strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35129/locali/lantiquario.html?_gl=1*13j870p*_up*MQ..*_ga*NzY3MDUyMDYuMTc2ODgxMzQyNA..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3Njg4MTM0MjMkbzEkZzEkdDE3Njg4MTM1MjckajU0JGwwJGgw" target="_blank">L&#39;ANTIQUARIO</a></strong><br />
[[ima7]]Drink a regola d&rsquo;arte e una selezione di bollicine attendono i cultori di cocktail e champagne da&nbsp;<em>L&rsquo;Antiquario</em>, dietro a una porta che cela il regno di&nbsp;<strong>Alex Frezza</strong>&nbsp;e team. In questo speakeasy dal respiro internazionale e l&rsquo;animo partenopeo, per scelta non si servono vino e birra, ma ai bartender con la giacca bianca si pu&ograve; chiedere qualsiasi drink classico e sapranno rispondere con prontezza, raccontandone la storia. La cocktail list miscela twist on classic e signature, pi&ugrave; una serie di &ldquo;special&rdquo; che uniscono una presentazione scenografica a sorsi creativi. &Egrave; il caso della&nbsp;<em>Giostra di Negroni,</em>&nbsp;dove tre varianti del cocktail del Conte (ispirate alle miscele di&nbsp;<strong>Tony Conigliaro</strong>&nbsp;di&nbsp;<em>Bar Termini)</em>, ruotano su una base rossa. Oppure Un grande limone, a base di Papa Salt gin e Acqua di Cedro con t&egrave; agli agrumi, limone e limoncello, racchiuso in un limone stampato in 3D. Gli indecisi hanno a disposizione una pagina del menu con consigli rapidi: la giornata &egrave; andata storta? Ci pensa un&nbsp;<em>Extra Omnes</em>, mentre se l&rsquo;intera settimana &egrave; stata difficile, meglio consolarsi con un&nbsp;<em>Dry Martini&nbsp;</em>alla maniera di&nbsp;<strong>Frezza</strong>. E tutto passa. <strong>Penelope Vaglini</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35133/locali/scottojonno.html" target="_blank">SCOTTOJONNO</a></strong><br />
[[ima3]]<em>ScottoJonno</em>&nbsp;&egrave; un luogo di storie e leggende, restituito a Napoli dopo un minuzioso restauro che ne ha riportato in vita la memoria della Belle &Eacute;poque. Qui l&rsquo;arte incontra l&rsquo;arte, grazie alla mixology di&nbsp;<strong>Mirko Lamagna</strong>, che concepisce ogni drink come un&rsquo;opera da vivere con tutti i sensi. Cocktail gastronomici, costruiti con tecnica e sensibilit&agrave;; estrazioni, fermentazioni e lavorazioni homemade trasformano la materia prima in esperienza, con un&rsquo;attenzione costante al zero waste e alla sostenibilit&agrave;. Nei suoi bicchieri la ricerca si fonde con la poesia, dove i grandi classici trovano spazio accanto ai signature, dove ingredienti e texture diventano linguaggio e racconto. In continuit&agrave; con la cucina di&nbsp;<strong>Marco Ambrosino</strong>, i drink riflettono lo stesso rispetto per il Mediterraneo e per la materia viva, dando forma liquida alle emozioni in un luogo che &egrave; insieme cocktail bar, caff&egrave; letterario e galleria d&rsquo;arte. <strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2026-01-19-alle-101155.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41101/shake-shock/la-migliore-mixology-partenopea-in-7-indirizzi-da-sorseggiare.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Pacco da su: storia del pizzaiolo pugliese che fa felici i piccoli casari della Norvegia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41100/dal-mondo/pacco-da-su-storia-del-pizzaiolo-pugliese-che-fa-felici-i-piccoli-casari-della-norvegia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci sono giovani che costruiscono il proprio percorso viaggiando, osservando, contaminandosi e contaminando. Moderni eroi dei due mondi che, per saziare la propria curiosit&agrave;, intraprendono un lungo viaggio muniti solo di un biglietto di andata e tanta ambizione. <strong>Michele Volpicella</strong> - head pizzachef del <a href="https://www.wintherrestaurant.no/" rel="nofollow">Winther Restaurant</a>, nel moderno e vivace quartiere di&nbsp;Aker Brygge&nbsp;sul lungomare di Oslo,&nbsp;e del gemello <a href="https://www.wintherrestaurant.no/frognerparken" rel="nofollow">Winther Frognerpark</a>, sempre nella capitale norvegese&nbsp;- appartiene a questa categoria di persone. Pugliese di origine, dopo un periodo di formazione, ha scelto di allargare lo sguardo oltre i confini della sua terra, portando la sua cultura gastronomica appunto sino in Norvegia, la Capo Nord inesplorata della pizza. La sua &egrave; una cucina di viaggi e&nbsp;incursioni: si parte, si impara, si assorbe, e poi - di tanto in tanto - si torna a casa con un bagaglio metaforico di nuove esperienze, ed un pacco &ndash; molto pi&ugrave; reale - ricolmo di leccornie norvegesi, specialmente formaggi. Ecco, una sorta di &lsquo;&rsquo;pacco da su&rsquo;&rsquo;.</p>

<p>Lo abbiamo incontrato proprio a margine di una delle sue rare scorribande casalinghe, ad Andria, durante una cena a quattro mani nella pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/38636/locali/alterego-pizza-boutique.html">Alterego</a>, in cui il suo stile si &egrave; intrecciato a quello del padrone di casa, <strong>Davide Di Chio</strong>. In quell&rsquo;occasione, <strong>Michele</strong> ha sciorinato idee fresche e accostamenti originali (nonch&eacute; scandinavi), dando vita a un percorso di pizze sorprendente.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]][[ima7]]Lo abbiamo quindi intervistato. E abbiamo scoperto che dietro quelle pizze c&rsquo;era una storia pi&ugrave; ampia, fatta di escursioni emozionanti, di incontri e soprattutto di formaggi norvegesi. <strong>Michele</strong> ci ha raccontato di tutta una filiera di micro-produttori pittoreschi, leggendari, da romanzo norreno;&nbsp;ha schiuso il sipario su di un mondo caseario poco conosciuto in Italia ma di altissimo livello, capace di influenzare profondamente il suo modo di pensare la pizza.</p>

<p>[[ima2]]Ed &egrave; da qui che prende forma il racconto.</p>

<p>[[ima10]][[ima9]]Il viaggio gastronomico nel mondo dei formaggi norvegesi inizia nel cuore della Norvegia, nelle regioni di M&oslash;re og Romsdal e Tr&oslash;ndelag. Terre aspre e incontaminate, affacciate sulla costa Ovest, dove la natura detta ancora i ritmi della produzione. &Egrave; il luogo dove nascono due erborinati pluripremiati a livello mondiale: <em>Kraftkar</em> e <em>Nidelven Bl&aring;</em>. Il primo, stagionato dai 6 ai 12 mesi, ha un carattere intenso e deciso; il secondo, con una maturazione pi&ugrave; breve di 3&ndash;4 mesi, si distingue per eleganza e delicatezza.</p>

<p>[[ima8]]Scendendo verso Sud arriviamo a Undredal, minuscolo villaggio incastonato tra fiordi e montagne, noto per aver ispirato l&rsquo;immaginario del cartone animato <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Frozen_-_Il_regno_di_ghiaccio" rel="nofollow">Frozen</a>. Percorrendo l&rsquo;unica strada che lo collega al resto del mondo si ha la sensazione che il tempo si sia fermato. Qui nasce il <em>Kvit Undredal</em>, il formaggio preferito di <strong>Michele</strong>: un caprino leggermente acidulo, dal gusto pulito, naturale, mai aggressivo, profondamente legato alla flora e alla fauna che dominano questo angolo di Norvegia. Sullo sfondo, le celebri <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/De_syv_s%C3%B8strene" rel="nofollow">Sette Sorelle</a>&nbsp;(<em>De syv s&oslash;strene</em>), cascata spettacolare tra le montagne pi&ugrave; alte del Paese.</p>

<p>[[ima11]]Proseguendo verso Bergen incontriamo il <em>Fanaost</em>, un formaggio a pasta semidura stagionato 12 mesi, dalle eleganti note di nocciola. Un prodotto che <strong>Michele</strong> definisce senza esitazioni &ldquo;un capolavoro&rdquo;, capace di unire precisione tecnica e profondit&agrave; aromatica.</p>

<p>[[ima12]]Arrivati a Prestholt, entriamo nella casa del <em>Brunost</em>, o <em>Geitost</em>, il formaggio norvegese per eccellenza. Nato nella valle di Gudbrandsdalen nel 1860, viene prodotto sia con latte caprino puro sia in versione mista. Il siero viene fatto bollire fino alla caramellizzazione degli zuccheri naturali, ottenendo il caratteristico colore bruno e un gusto che richiama il caramello, unico nel suo genere.</p>

<p>[[ima13]]La penultima tappa ci porta nel Rogaland, patria dello <em>J&aelig;rosten</em>, cacio dall&rsquo;aroma nocciolato e dal gusto leggermente erbaceo, risultato del pascolo dei bovini di razza Vacca Rossa.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]Il viaggio si conclude a Oslo, dove si trova <a href="https://www.instagram.com/wintherysteri/" rel="nofollow">Winther Ysteri</a> - il caseificio che <strong>Michele</strong> considera una seconda casa - all&rsquo;interno del ristorante/pizzeria <em>Winther Restaurant</em>. Qui si producono formaggi ispirati sia al Sud che al Nord Italia: fiordilatte, stracciatella, burrata, scamorza e un taleggio a crosta lavata nel sidro di mele. &Egrave; qui che nascono anche i tre formaggi protagonisti dell&rsquo;evento di Andria: <em>Kong Cheese, Nonna Angela</em> e il caciocavallo, sintesi perfetta tra tecnica norvegese e memoria italiana.</p>

<p>Nel lavoro di <strong>Michele Volpicella</strong>, questo viaggio non resta racconto, ma diventa ingrediente. Un modo diverso di pensare la pizza, non come semplice esercizio di stile, ma come piattaforma culturale capace di accogliere storie, territori e visioni lontane. E di riportarle a casa, chiuse in un bagaglio metaforico di nuove esperienze,&nbsp; e di un pacco &ndash; molto pi&ugrave; reale - ricolmo di leccornie norvegesi: il famoso&nbsp; &lsquo;&rsquo;pacco da su&rsquo;&rsquo;, appunto.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/michele-volpicella-winther-oslo.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41100/dal-mondo/pacco-da-su-storia-del-pizzaiolo-pugliese-che-fa-felici-i-piccoli-casari-della-norvegia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Natura, cultura, cucina d’autore: un tour nel segno della Route du Bonheur</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41099/hotellerie/natura-cultura-cucina-dautore-un-tour-nel-segno-della-route-du-bonheur.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Una degustazione esclusiva in cantina da <em>Da Vittorio</em> prima di un indimenticabile pranzo nel ristorante tristellato, dove la cucina &egrave; un gesto di famiglia. &Egrave; la prima tappa di un tour d&rsquo;eccezione che dalla Franciacorta porta sul Lago di Garda<strong>. </strong>Un invito a riscoprire la <em>Route du Bonheur</em>, un viaggio tra cultura e ospitalit&agrave; d&rsquo;eccellenza, incontrando i ma&Icirc;tre de maison che interpretano lo spirito di viaggio di&nbsp;<a href="https://www.relaischateaux.com/it/" rel="nofollow">Relais &amp; Ch&acirc;teaux</a>, l&rsquo;associazione che riunisce 580 hotel e ristoranti d&rsquo;eccezione in tutto il mondo. Un itinerario che intreccia esperienze nella natura, alta cucina, tradizioni e storia, dove il paesaggio si fa racconto, in un percorso da assaporare senza fretta.[[ima3]]</p>

<p>Il viaggio comincia a casa della famiglia<strong> Cerea</strong>, <a href="https://www.davittorio.com/" rel="nofollow">Da Vittorio</a>, tra argenti discreti, un&rsquo;accoglienza d&rsquo;altri tempi, servizio impeccabile e sapori della memoria. Un aperitivo in cantina, dove riposano migliaia di bottiglie protette in un ambiente prezioso, costruito mattone su mattone con materiali di oltre quattro secoli fa. Custodisce anche&nbsp;il <em>Rosso Faber</em>, prodotto con le uve della storica vigna curata da <strong>Francesco Cerea</strong>: un taglio bordolese ottenuto dalle uve Cabernet Sauvignon e Merlot coltivate nel vigneto che circonda il relais, memoria di una tradizione agricola rivitalizzata grazie ai reimpianti realizzati con le tecniche pi&ugrave; moderne.[[ima4]]&nbsp;</p>

<p>&ldquo;Tradizione lombarda e genio creativo&rdquo; &egrave; il concetto che interpreta al meglio il successo che ogni giorno da oltre 60 anni, fa di <em>Da Vittorio</em>, un indirizzo rinomato in tutto il mondo. Nato nel 1966 con l&rsquo;apertura della prima insegna a Bergamo, voluta da <b>Vittorio Cerea</b> e sua moglie <b>Bruna</b>, oggi &egrave; un sistema che accanto allo storico ristorante,&nbsp;immerso nel verde della collina della Cantalupa a Brusaporto, spazia da St. Moritz a Shanghai (entrambi 2 stelle Michelin dal 2020), mentre la <em>Dimora</em>, sempre a Brusaporto, include dieci camere di charme. Accoglie gli ospiti anche il<strong> </strong><i>Casual Dining DaV Cantalupa</i>, la nuova location di design, progettato dallo studio di architettura <i>Joseph Di Pasquale Architects</i>, che ha trasformato l&rsquo;ex pergolato in un locale contemporaneo e sofisticato, per vivere momenti di convivialit&agrave; e condivisione. Le forme circolari si integrano con le curve dei basamenti in pietra, tipici del parco, che fanno da sponda alla scalinata di accesso. In carta, pizze gourmet e grigliate di carne, pesce e crostacei.[[ima2]]</p>

<p>Lasciata la Franciacorta, la strada si apre verso il Lago di Garda, seguendo un paesaggio che cambia gradualmente: le colline si distendono, i filari si fanno ordinati, la luce diventa pi&ugrave; morbida. Un suggestivo viale alberato conduce al maestoso cancello sormontato da statue fino a <a href="https://www.villacordevigo.com/" rel="nofollow">Villa Cordevigo</a>, residenza cinquecentesca circondata da cipressi e vigneti, dove il lusso ha il passo lento della campagna veneta. &Egrave; un viaggio nel tempo<em>.</em> Dal cortile principale si accede alla chiesetta risalente almeno al 1400: &egrave; la chiesa di San Martino che, in un piccolo spazio, ospita oltre 3.000 reliquie, memoria della vita del luogo, un passato ancora vivido e colmo di spiritualit&agrave;.[[ima7]]</p>

<p>L&rsquo;esperienza comincia al tramonto, appena arrivati: ci si avventura in bicicletta tra i filari, lungo sentieri che profumano di terra e di uva matura. Il tour dei vigneti &egrave; un&rsquo;immersione sensoriale: il rumore lieve delle ruote sulla ghiaia, il vento che attraversa le foglie, il racconto del territorio che prende forma attraverso i vitigni. La serata trascorre all&rsquo;<i>Oseleta Restaurant</i>, dove la cucina dialoga con il nettare degli dei del wine resort. I piatti nascono dal territorio, elaborati dall&rsquo;executive chef <b>Marco Marras</b> con tecnica, profondit&agrave;, una tensione costante verso l&rsquo;essenziale. Rende omaggio alla stagionalit&agrave; anche attiggendo ai&nbsp;1.800 mq di orti&nbsp;intorno alla struttura, tra arnie, olivi, e un orto &lsquo;sperimentale&rsquo;.[[ima6]]</p>

<p>Il giorno seguente, l&rsquo;arrivo a <a href="https://www.hotelvillacortine.com/it/index" rel="nofollow">Villa Cortine Palace Hotel</a>&nbsp;&egrave; scenografico: il viale alberato, il giardino monumentale, l&rsquo;acqua che si apre all&rsquo;improvviso come un sipario. Qui il Garda assume una dimensione quasi teatrale, fatta di silenzi, prospettive ampie e luce riflessa. Dimora d&rsquo;epoca, dall&rsquo;anima neoclassica<strong>, </strong>nel cuore di Sirmione, &egrave; un luogo intriso di fascino ed eleganza, circondata dal grande parco privato di 5 ettari, con palme, cipressi, statue neoclassiche, fontane e scorci panoramici sul lago, il soggiorno diventa un&#39;esperienza immersiva nella natura e nel silenzio.&nbsp;</p>

<p>L&rsquo;aperitivo sulla terrazza del<strong> </strong><em>Kosekeritz Cocktail Bar &amp; Bistro</em> &egrave; un momento colmo di magia: mentre il sole scende lentamente dietro il lago, i colori del tramonto infiammano il cielo, il tempo sembra farsi liquido quanto la distesa d&rsquo;acqua del lago. <strong>I </strong>cocktail sono ispirati ai venti che soffiano sul Lago di Garda. Miscele originali e riletture dei classici si fondono con ingredienti locali e note autunnali, nel nuovo cocktail <i>Ora</i> (realizzato con una piccola ma pregiata quantit&agrave; di zafferano locale) e <i>Pel&egrave;r</i><b><i>,</i></b>&nbsp;la sorpresa &egrave; l&#39;olio del Garda, Dop riconosciuta nel mondo tra le prime cinque italiane, al punto che la zona venne chiamata negli anni &#39;60 <em>Riviera degli Ulivi</em>. L&rsquo;eccellenza del luogo si assapora anche a cena, a <i>Le Gardenie Restaurant,</i> dove la cucina segue il ritmo del luogo: &egrave; raffinata, luminosa, equilibrata. Ad orchestrarla, con creativit&agrave; e abilit&agrave;, &egrave; l&rsquo;executive chef<strong> </strong><strong>Mattia Bartoli</strong><strong>. </strong>Si scelgono<b> </b>elaborazioni stagionali dei grandi classici, come il <em>Raviolone con porcini, tartufo nero, foie gras e mosto d&#39;uva</em>.&nbsp;&Egrave; solo un assaggio di un percorso ricercato e ben equilibrato, da gustare in un ambiente prezioso e intimo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/villa-cortine-palace-hotel.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41099/hotellerie/natura-cultura-cucina-dautore-un-tour-nel-segno-della-route-du-bonheur.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Storie di donne che ispirano il quotidiano: trame di valore al Culinary Council Avolta</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41096/dallitalia/storie-di-donne-che-ispirano-il-quotidiano-trame-di-valore-al-culinary-council-avolta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Sono tanti i temi che, da anni ormai, attraversano i <em>Culinary Council Avolta</em> - <a href="https://www.avoltaworld.com/en" rel="nofollow" target="_blank">quest&rsquo;ultima</a>, compagnia&nbsp;nata dall&rsquo;integrazione tra&nbsp;<em>Dufry</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Autogrill</em>,&nbsp;leader globale nel settore della&nbsp;<em>travel experience</em>&nbsp;e primo player mondiale capace di combinare i business&nbsp;<em>retail</em>&nbsp;e&nbsp;<em>food &amp; beverage -</em> ideati in collaborazione con <em>MAGENTAbureau</em>. Pensiamo a uno&nbsp;degli ultimi Council incentrato sull&rsquo;<em>Hybrid positive nutrition</em>.</p>

<p>Al centro dell&#39;ultimo appuntamento, ospitato negli spazi di <a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow" target="_blank">Identit&agrave; Golose Milano</a> lo scorso 15 gennaio, il <em>Women Empowerment</em>, ovvero, <em>Trame di valore: Storie di donne</em> <em>che ispirano il quotidiano</em>.</p>

<p>Una mattinata intensa, in cui a raccontarsi sono state imprenditrici di spicco dell&rsquo;alta cucina italiana, dell&rsquo;industria e delle istituzioni del food and beverage, professioniste ad alto profilo pubblico impegnate a costruire esempi trainanti per la sala e la cucina, pluri-campionesse olimpiche che hanno saputo combattere con grande forza di volont&agrave; stereotipi e gap di genere, comunicatrici che hanno saputo affermarsi attraverso uno stile divulgativo rigoroso e innovativo.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>A fare gli onori di casa, <strong>Claudio Ceroni</strong>, Presidente di <a href="https://www.magentabureau.it/" rel="nofollow" target="_blank">MAGENTAbureau</a>: &laquo;Sono un po&rsquo; emozionato nell&rsquo;introdurre questo Council perch&egrave;, in questa occasione, il tema che trattiamo mi &egrave; particolarmente a cuore, e lo &egrave; da sempre anche a <em>Identit&agrave; Golose</em>. Forse perch&eacute; le storie delle donne appaiono molto pi&ugrave; interessanti rispetto a&nbsp;quelle degli uomini dal momento che&nbsp;incontrano pi&ugrave; difficolt&agrave; nel loro percorso professionale e di vita in generale. &Egrave; vero, a poco a poco le cose stanno prendendo una direzione diversa; l&#39;ultima edizione della Guida Michelin ci rivela, per esempio,&nbsp;che rispetto ad altri Paesi siamo molto avanti&nbsp;nella quota di chef donne al timone di ristoranti stellati. Ci&ograve; su cui dovremmo davvero concentrare le nostre forze &egrave; riconoscere il valore di un professionista, a prescindere dal genere. Vogliamo che le cuoche donne siano al centro dell&rsquo;attenzione non perch&eacute; tali, ma perch&eacute; talentuose, tanto quanto gli uomini&raquo;.</p>

<p>D&rsquo;altronde, aggiunge <strong>Gabriele Zanatta</strong>, Deputy editor in chief&nbsp;di Identit&agrave; Golose, che ha moderato l&rsquo;incontro, &laquo;non solo la cucina, ma anche i luoghi del potere, o non so, la filosofia sono&nbsp;sempre stati&nbsp;ambienti prevalentemente al&nbsp;maschile. Ecco perch&eacute; ci siamo rivolti a professioniste capaci di andare contro quella che &egrave; una grande ingiustizia storica: un mondo di valori decisi dai maschi per i maschi&raquo;.</p>

<p>Come invertire questa tendenza? Ispirandosi a chi ha saputo tracciare attraverso la propria esperienza una strada inedita, non di certo facile, ma autentica.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LE PROTAGONISTE</strong></p>

<p><strong>ROSSELLA CEREA</strong>, <em>Head of hospitality Da Vittorio</em><br />
<strong>Rossella Cerea</strong> incarna splendidamente quel senso sacro di ospitalit&agrave;, eppure&nbsp;cos&igrave; naturale, da rendere la <strong>famiglia Cerea</strong>, tra i massimi esempi d&rsquo;accoglienza in Italia, merito di <strong>pap&agrave; Vittorio</strong> e di <strong>mamma Bruna.</strong>&nbsp;Da quel ristorante che negli anni &#39;60 ha introdotto per la prima volta una cucina di pesce nella scena bergamasca,&nbsp;oggi l&rsquo;universo <a href="https://www.davittorio.com/ristoranti/da-vittorio.html" rel="nofollow" target="_blank">Da Vittorio</a> &egrave; un vero e proprio impero - meritatamente - che annovera, al suo interno una <em>Academy, un canale di e-commerce </em>- progetto a cui <strong>Rossella</strong> tiene particolarmente, &laquo;perch&eacute; ci consente di rendere felici gli ospiti anche a casa, con la stessa cura che useremmo al ristorante&raquo;-, <em>modelli di ristorazione collettiva</em>, <em>progetti di ospitalit&agrave;, banqueting</em> ed <em>eventi </em>in Italia e nel mondo,<em> consulenze</em>, e naturalmente la ristorazione d&rsquo;eccellenza, in Italia &ndash; pensiamo alla recente apertura meneghina del <a href="https://louisvuitton.ristorantedav.com/en/reservation/" rel="nofollow" target="_blank">DaV by Da Vittorio Louis Vuitton </a>&nbsp;- e oltre confine, da St. Moritz fino a Shangai.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>Rossella</strong> &egrave; la quarta di 4 figli, gli altri tutti maschi: le piace lavorare con loro, &laquo;a volte mi son sentita il quarto figlio&raquo;, commenta, ma le piace tantissimo lavorare anche con le donne, sentire la loro energia in sala. &laquo;Ho visto molti cambiamenti in questi anni: basti pensare che negli ultimi 5 anni la presenza delle donne nella ristorazione &egrave; aumentata in maniera esponenziale tra sala e cucina, ma anche comunicazione. Oggi in azienda siamo quasi il 45% di donne, il che mi sembra un ottimo risultato. E se &egrave; vero che penso che sia davvero una grande fortuna lavorare con 3 fratelli fantastici come i miei, anche loro, in fondo, sono fortunati a lavorare con me&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CSABA DALLA ZORZA</strong>, food writer, autrice, giornalista e presentatrice TV<br />
Parte da un ricordo lontano <strong>Csaba dalla Zorza</strong>. Intanto da una curiosit&agrave;: il suo, &egrave; un nome maschile. Quindi, ci porta in Giappone, quando di anni ne aveva appena 19. E un incontro all&rsquo;inizio della sua carriera segner&agrave; per sempre il suo modo di pensare nella vita. Ispirazione. Un uomo sulla settantina, che poi sarebbe diventato il suo capo, la sorprende quando guardandola, dichiara: &laquo;Anche se esternamente appari come una donna, dentro sei un uomo&raquo;. Non capiva <strong>Csaba</strong> e rigetta quanto gli stesse dicendo quell&rsquo;uomo, ma poi, a poco a poco, inizia a comprendere. Secondo questo uomo, tutte le donne prima di sposarsi, altro non sono che uomini. Studiano, si laureano, magari trovano un ottimo lavoro. Ma nel momento in cui subentra il pensiero della famiglia, spesso sono costrette a rinunciare alla carriera. Molte donne, poi iniziano a dipendere economicamente da un uomo e questo le priva della loro libert&agrave;. Diversamente, una donna in grado di conservare la propria indipendenza economica, mantiene anche la sua libert&agrave;. Ecco perch&eacute; <strong>Csaba</strong> non ha mai rinunciato a quel sogno che aveva da piccola: vivere della sua scrittura. Lo scorso anno questo sogno si &egrave; realizzato, ed &egrave; accaduto proprio perch&eacute; si &egrave; sempre tenuta un passo indietro: se ti fai avanti, gli uomini hanno paura e se vogliono, ti tagliano fuori. Preferisce stare all&rsquo;ombra <strong>Csaba</strong>, per passare avanti al momento opportuno. Sempre osservando e vivendo il quotidiano con un punto di vista autentico, mai banale, lasciandosi ispirare talvolta proprio da modelli negativi, per esaminarli accuratamente e poi allontanarli da s&eacute;; puntando al meglio, perch&eacute;, in fondo, &laquo;a fare le cose bene o male, ci impieghi lo stesso tempo&raquo;. Oggi <strong>Csaba</strong> lavora con tante donne, il che &egrave; piuttosto comune nella settore della scrittura gastronomica: cosa vuol dire per lei <em>empowerment</em>? Incoraggiamento, sostegno reciproco e non invidia verso le altre donne &ndash; che spesso tendono a essere maschiliste almeno quanto gli uomini &ndash; cresciute socialmente con uno spirito di competizione innato. &laquo;Per me il successo pi&ugrave; grande &egrave; lavorare con altre donne di cui sono&nbsp;felice di assistere al loro&nbsp;successo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>VALENTINA PICCA BIANCHI</strong>, <em>Presidente Gruppo Donne Imprenditrici FIPE e Fondatrice di Whitericementi</em><br />
Si racconta attraverso la metafora di un filo <strong>Valentina Picca Bianchi</strong>: il filo della vita, un filo continuo, che non ha mai visto separarsi il percorso professionale dal quello personale, o l&rsquo;ambizione dalla cura. Ha ricoperto tanti incarichi -&nbsp;e altrettanti ne ricopre ancora -, quasi a catena, perch&eacute; non sa tirarsi indietro, e perch&eacute; crede che quando ci sia un&rsquo;opportunit&agrave;, va colta, e una volta colta, proprio come accade negli eventi, bisogna portare a compimento ogni cosa. Anche se hai una famiglia, un marito, dei bambini. Anzi, soprattutto per quello.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>L&rsquo;importante, dopotutto, per <strong>Valentina</strong> &egrave; &ldquo;Stare dritta&rdquo; &ndash; come ha intitolato il suo intervento &ndash; che si tratti di impresa, famiglia, o del suo essere donna. Tutto parte dalle proprie radici, dalla solidit&agrave; della famiglia, dalla semplicit&agrave;, che per lei &egrave; pregio, valore. Ci vuole formazione, certo, indispensabile per la comprensione dello stato delle cose; ma ci vogliono anche persone che credono nei progetti che disegniamo, e il suo &egrave; sempre stato quello di mettere su un&rsquo;agenzia di eventi e banqueting, un sogno che realizza con le sue forze, e in cui esprime la cura del <em>fare bene</em>. Oggi <strong>Valentina</strong> &egrave; soprattutto la voce delle donne imprenditrici, &laquo;e non parlo solo di chi &egrave; a capo di un&rsquo;attivit&agrave;, ma anche chi, di fatto, ci lavora con passione e dedizione giorno dopo giorno&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CATERINA BANTI</strong>, alteta, velista<br />
Semplicit&agrave;, solidit&agrave;: sono valori trasversali anche nello sport. Ed &egrave; proprio di sport che Valentina ha voluto parlare, perch&eacute; alcuni aspetti a esso correlato sono troppo poco conosciuti, in particolare dello sport olimpico. Lo sport, dopotutto, pu&ograve; cambiare il mondo. Basti pensare che secondo l&#39;ONU,&nbsp;&laquo;sport is a global accelarator of peace and enabler of sustainable development for all&raquo;, un acceleratore globale di pace, un facilitatore dello&nbsp;sviluppo sostenibile per tutti.&nbsp;Quante guerre sono state fermate nell&#39;antica Grecia per dare spazio alle Olimpiadi, quanti conflitti internazionali e&nbsp;incidenti diplomatici risolti attraverso&nbsp;lo sport, che&nbsp;&egrave; a tutti gli effetti un <em>soft power</em>.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Lo sport, inoltre, d&agrave;&nbsp;valore alla diversit&agrave;. Che si parli di&nbsp;razza, genere, cultura, religione. &laquo;Dobbiamo iniziare a pensare che non siamo <em>migliori di</em>, ma&nbsp;<em>diversi da</em>, e non c&rsquo;&egrave; nulla di male&raquo;. Lo comprende <strong>Caterina</strong>, passando molti anni della sua vita in giro per il mondo con la sua famiglia, ed &egrave; in quell&rsquo;avvicinarsi all&rsquo;altro che scopre&nbsp;come alcune culture siano solo apparentemente lontane. Poi chiama in causa il concetto di <em>olimpismo, </em>cos&igrave; poco diffuso, ma pregno di significato: &egrave; la gioia dello sforzo, mettere lo sport a servizio di uno sviluppo armonioso della societ&agrave;, ma anche&nbsp;la bellezza dell&rsquo;universalit&agrave; dello sport, perch&eacute;, per esempio, le regole della vela sono le stesse in tutto il mondo, il che&nbsp;vale per qualsiasi sport (e perch&egrave; no, anche&nbsp;per la cucina). &Egrave; con <strong>Roggero Tita</strong> che giungono i traguardi olimpici, e ancora una volta lo sport ha qualcosa da insegnare: Caterina vince in&nbsp;un team misto, uomo e donna che collaborano.&nbsp;&nbsp; Insieme sono&nbsp;vincenti proprio perch&eacute; diversi. La vera missione? &ldquo;Interpretare la realt&agrave; con occhi pi&ugrave; sportivi&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CHIARA BUZZI, </strong>Food writer e imprenditrice, fondatrice di <em>The She side</em><br />
[[ima7]]Food writer, co-titolare assieme a <strong>Edoardo Nono</strong> del <a href="https://www.ritacocktails.com/" rel="nofollow" target="_blank">Rita Cocktails</a>, primo american bar di Milano, e del suo spin off caraibico il <a href="https://www.ritastikiroom.com/en/" rel="nofollow" target="_blank">Rita Tiki&rsquo;s Room</a>, nel 2024 <strong>Chiara Buzzi </strong>ha fondato <a href="https://theshesideproject.com/" rel="nofollow" target="_blank">The She side</a>, un community project dedicato alle professioniste donne della bar industry e del settore hospitality. &laquo;Emergere in s&eacute; in questi mondi non &egrave; difficile -&nbsp;commenta <strong>Chiara</strong> -, lo &egrave; pensare di poterlo fare&nbsp;perch&eacute;, effettivamente, mancano&nbsp;ancora esempi e punti di riferimento. <em>The She side</em> vuole superare proprio questo ostacolo.&nbsp;Si rivolge soprattutto alle ragazze,e lo fa attraverso una&nbsp;voce al femminile, con circa 40 ospiti provenienti da ogni parte del mondo. L&rsquo;evento riunisce al mattino, talk in stile TED di circa 10 minuti, mentre nel pomeriggio la discussione si fa pi&ugrave; aperta in stile <em>hackaton</em>, con tavoli di discussione, workshop e lab&raquo;. Ma di cosa si parla?&nbsp;Non vengono trattati temi astratti, bens&igrave;&nbsp;questioni pratiche, cruciali nella gestione di un locale,&nbsp;cercando di fornire risposte a tutti quei quesiti rimasti senza:&nbsp;cosa occorre dal punto di vista burocratico per aprire un business,&nbsp;come si risponde a un complaint, per citarne solo alcuni. &laquo;Credo che uno degli aspetti pi&ugrave; interessanti di <em>The She side</em> - conclude <strong>Chiara</strong> - sia nell&#39;opportunit&agrave; che offre di creare&nbsp;connessioni vere, prive di invidie e gelosie. Inoltre, abbiamo scelto di coinvolgere i brand che ci sostengono in maniera completamente inedita, per cui&nbsp;non troverete a tutti i costi i loro prodotti o bartender pronti a miscelare con quella data bottiglia: emergono, invece, i valori di quell&rsquo;azienda, e forse un giorno saranno proprio questi ultimi a indirizzare potenziali clienti&nbsp;proprio verso quel brand e magari chiss&agrave;,&nbsp;intraprendere una collaborazione&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CHIARA PAVAN,</strong><em>&nbsp;Chef e owner di Venissa</em>, ristorante a Venezia<br />
&Egrave; tra le menti pi&ugrave; brillanti della cucina italiana, nonch&eacute; cuoca eccezionale, al timone del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11542/ristoranti/venissa-francesco-brutto-e-chiara-pavan.html" target="_blank">Venissa</a> assieme al suo compagno<strong> Francesco Brutto</strong>.&nbsp;<em>Cheffe</em> e non chef, scrive su Instagram <strong>Chiara</strong>, e non per presunzione, ma perch&eacute; una nota linguista, ricorda <strong>Chiara</strong> &laquo;sostiene che usare termini femminili in un ambiente maschile, vuol dire dare un nome alle cose, e questo diviene una sorta di&nbsp;ginnastica per la mente&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Ma perch&eacute; non ci sono molte donne nei ristoranti stellati? &laquo;La carenza &egrave; a monte - ci spiega <strong>Chiara</strong> -, stando ai dati forniti da <a href="https://www.google.com/search?gs_ssp=eJzj4tVP1zc0TMspKzdJKkg3YLRSNagwMbcwMEtMNTMzMzJLNjE1tTKosLRIMzYyNTMxNbawTEtLNvcSSszJTVQoTi7Nz0lUSC5NzsxLBAADThWq&amp;q=alma+scuola+cucina&amp;oq=alma&amp;gs_lcrp=EgZjaHJvbWUqEggBEC4YJxivARjHARiABBiKBTIMCAAQRRg5GMkDGIAEMhIIARAuGCcYrwEYxwEYgAQYigUyDQgCEC4YkQIYgAQYigUyDQgDEAAYkQIYgAQYigUyBwgEEAAYgAQyBwgFEAAYgAQyBwgGEAAYgAQyBggHEEUYPNIBCDE3NzBqMGo3qAIAsAIA&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8" rel="nofollow" target="_blank">ALMA la scuola internazionale di cucina italiana</a>,&nbsp;al <em>Corso Superiore di cucina italiana</em>&nbsp;la quota di donne iscritte &egrave; pari al&nbsp;16%; in pasticceria, invece, questo dato sale&nbsp;all&rsquo;80%. I motivi sono chiari, ed &egrave; inutile girarci intorno: stare in cucina richiede una presenza totale, costante;&nbsp;si lavora a ritmi altissimi e duramente. Dobbiamo pensare, poi, che attualmente &egrave; piuttosto diffuso veder riconosciuti&nbsp;ai ragazzi almeno due giorni liberi, ma un tempo non era cos&igrave;, e questo&nbsp;cozza con il ruolo attribuito alla donna nella societ&agrave;&raquo;. Segnala giustamente <strong>Chiara</strong>, per&ograve; che l&rsquo;alta ristorazione &egrave; solo una piccola parte di questo settore. Nelle trattorie, o in diversi altri tipi di attivit&agrave; &egrave; pi&ugrave; comune trovare delle donne, come pure&nbsp;donne personal cheffe, comunicatrici. Nell&#39;alta cucina, no,&nbsp;e questo perch&egrave; la ristorazione contemporanea &egrave; fondata su un modello di brigata al maschile che ricalca quello&nbsp;militare, mentre alla donna&nbsp;viene associata generalmente l&#39;immagine&nbsp;del focolaio domestico, della premura e cura verso l&#39;altro attraverso il cibo.</p>

<p>E al <em>Venissa</em>? Intanto, vive&nbsp;un equilibrio magnetico tra <strong>Chiara </strong>e <strong>Francesco </strong>che prima ancora di essersi scelti come&nbsp;compagni di vita, collaborano in cucina in qualit&agrave; di professionisti che, ancora, scelgono di lavorare insieme ogni giorno. Tendenzialmente arrivano molti meno curricula&nbsp;da parte delle&nbsp;donne in cucina, rispetto a quelli degli uomini; diversamente, invece, accade in sala&nbsp;o in altri settori. &laquo;Ogni volta per&ograve; che arrivano nuove ragazze, sono felicissima e&nbsp;mi prometto sempre di dare loro tanta fiducia, fino a generare&nbsp;uno spirito di sorellanza, di supporto reciproco, evitando di innescare invidie. E&nbsp;quando funziona tutto cambia: il modo di stare insieme, il linguaggio, la stessa creativit&agrave; mutano. Tutto questo&nbsp;perch&eacute; viviamo &ldquo;il prendersi cura&quot; in maniera diversa, alimentando una leadership altrettanto differente. Ed &egrave; bellissimo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DOMINGA COTARELLA</strong>, <em>Presidente Fondazione Campagna Amica, Terranostra, membro della Giunta Coldiretti, Imprenditrice agricola</em><br />
&Egrave; tante cose <strong>Dominga Cotarella</strong> &ndash; Presidente della Fondazione Campagna Amica, Terranostra, Membro della Giunta Coldiretti, imprenditrice agricola -, ma in questa sede &egrave; soprattutto co-fondatrice dell&rsquo;<a href="https://www.intreccialtaformazione.com/" rel="nofollow" target="_blank">Accademia di Alta Formazione Intrecci</a>, a Castiglione in Teverina. Un progetto che nasce con l&rsquo;intenzione di riscrivere la presenza sua e delle sue sorelle nel&nbsp;mondo del vino - eredit&agrave; familiare -, segnato dalla presenza di due grandi uomini, tracciando cos&igrave; un segno autentico, per cui&nbsp;il vino da fine diventa mezzo.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Dare una risposta concreta all&#39;emergenza sala, che ancora persiste, creando un luogo in cui vivere e condividere la propria passione; un polo d&#39;eccellenza aperto a giovani leve invitate a formarsi a contatto&nbsp;con i pi&ugrave; grandi professionisti del panorama italiano e internazionale. Nulla, certo, sarebbe stato possibile senza l&rsquo;immensa fiducia che, da sempre, <strong>mamma Mariateresa</strong>&nbsp;ha riposto in sua figlia Dominga. Una donna dalla sensibilit&agrave; straordinaria, lungimirante, al punto di condividere persino il conto in banca con la cognata, e non &egrave; un caso che <strong>Marta, Enrica</strong>&nbsp;(figlie di <strong>Renzo Cotarella</strong>) e<strong> Dominga</strong>&nbsp;(figlia di <strong>Riccardo</strong>) si reputino a tutti gli effetti sorelle, sebbene siano cugine, cresciute letteralmente sotto lo stesso tetto. <em>Cotarella sisters</em>, dopotutto, non &egrave; una scelta di marketing: &egrave; l&rsquo;essenza di una grande famiglia del vino.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2026-01-16-alle-110153.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41096/dallitalia/storie-di-donne-che-ispirano-il-quotidiano-trame-di-valore-al-culinary-council-avolta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Com'era, come sarà: la seconda vita di Gattullo, storica pasticceria milanese</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41098/dolcezze/comera-come-sara-la-seconda-vita-di-gattullo-storica-pasticceria-milanese.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci sono passaggi di propriet&agrave; che fanno rumore. &nbsp;E poi ce ne sono altri che richiedono silenzio, rispetto, attenzione. Quello di <a href="https://www.gattullo.it/" rel="nofollow">Gattullo</a> appartiene a questa seconda categoria.</p>

<p>La storica pasticceria milanese passa sotto la guida di <strong>Vincenzo Dascanio</strong>. Una notizia rilevante, perch&eacute; riguarda non solo un&rsquo;insegna, ma un&rsquo;idea precisa di citt&agrave;: misurata, costante, legata a un quotidiano sussurrato, che non ha mai sentito il bisogno di spettacolarizzarsi. <em>Gattullo</em> non &egrave; mai stato un luogo pensato per sorprendere. &Egrave; sempre stato un luogo da abitare. Un indirizzo in cui la pasticceria ha trovato la sua forma pi&ugrave; naturale: quella del gesto quotidiano, dell&rsquo;appuntamento che si rinnova nel tempo senza dover essere dichiarato.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Il passaggio di propriet&agrave; segna un cambio di fase, non una frattura. Affidare <em>Gattullo</em> a <strong>Vincenzo Dascanio</strong>&nbsp;- imprenditore nel mondo degli eventi, del lifestyle, del lusso e del gusto, con una visione internazionale - apre le possibilit&agrave; a una nuova visione capace di muoversi, con misura, tra ospitalit&agrave;, estetica e senso del luogo. Non un&rsquo;operazione nostalgica, ma un percorso di continuit&agrave; consapevole, in cui comprendere cosa preservare viene prima di immaginare cosa possa evolvere.</p>

<p>[[ima11]]Il valore di <em>Gattullo</em>, infatti, non risiede soltanto nella qualit&agrave; dei prodotti &mdash; sempre riconoscibili, mai urlati &mdash; ma nel ruolo urbano che il locale ha saputo costruire nel tempo. Un banco diventato punto d&rsquo;incontro, una pasticceria che ha saputo farsi spazio condiviso e&nbsp;ha accompagnato Milano con discrezione, senza mai mettersi in posa. In una citt&agrave; che cambia rapidamente, <em>Gattullo</em> cambia guida.&nbsp;E in questo passaggio silenzioso, fatto di memoria, gesti ripetuti e fiducia nel futuro, c&rsquo;&egrave; tutto ci&ograve; che Milano chiede ai suoi luoghi pi&ugrave; amati: non di restare uguali, ma di continuare a far sentire a casa chi li attraversa.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2><strong>LA STORIA</strong></h2>

<p>[[ima3]]<strong>1926&ndash;1960: il ragazzo di Ruvo e la &ldquo;Milano delle grandi pasticcerie&rdquo;</strong><br />
La storia inizia lontano da Porta Lodovica: <strong>Giuseppe &ldquo;Peppino&rdquo; Gattullo</strong> arriva a Milano nel 1926 da Ruvo di Puglia e fa gavetta nelle pasticcerie importanti della citt&agrave; (tra cui <em>San Babila, Sant&rsquo;Ambroeus, Besana</em>), costruendosi una reputazione da artigiano vero. &Egrave; l&rsquo;epoca in cui Milano &ldquo;ti forma&rdquo;: laboratorio, disciplina, mano ferma, e quell&rsquo;idea quasi lombarda che il dolce sia una cosa seria.</p>

<p><strong>1 maggio 1961: nasce Gattullo, in piazzale di Porta Lodovica</strong><br />
Il salto arriva con una data precisa: 1&deg; maggio 1961, apertura della <em>Pasticceria Gattullo</em> in piazzale di Porta Lodovica. Da subito non &egrave; solo una pasticceria: &egrave; un posto dove si entra per comprare e si finisce per restare.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]<strong>Anni &rsquo;60: il locale diventa &ldquo;salotto&rdquo; (e lo diventa sul serio)</strong><br />
Secondo il racconto di famiglia, <em>Gattullo</em> diventa presto uno dei locali preferiti da artisti e cantanti. &Egrave; qui che si stratifica il mito: un banco che vede passare mondi diversi &ndash; studenti, professionisti, teatranti, giornalisti &ndash; e li tratta tutti con lo stesso linguaggio: bign&egrave;, cannoncini, brioche.</p>

<p>[[ima2]]<strong>Anni &#39;60 e l&rsquo;aneddoto del derby: cannoncini &ldquo;al volo&rdquo; e battute che restano</strong><br />
Il &ldquo;capitolo cabaret&rdquo; &egrave; uno dei pi&ugrave; belli. Nelle ricostruzioni compaiono spesso <strong>Beppe Viola, Enzo Jannacci</strong> e <strong>Renato Pozzetto</strong> (il &ldquo;trio magico&rdquo;), con visite serali &ldquo;prima del derby&rdquo; e cannoncini e bign&egrave; preparati al momento. Nel racconto di <strong>Domenico</strong>, <strong>Viola</strong> aveva anche le sue frasi da intenditore (brevi, fulminanti) &ndash; quelle che ti fanno capire che l&igrave; dentro si rideva e si mangiava con la stessa seriet&agrave;.</p>

<p><strong>Anni &rsquo;70: il boom e l&rsquo;allargamento naturale</strong><br />
Domenico Gattullo racconta che all&rsquo;inizio era un locale piccolo, poi ci si ingrandisce e arriva &ldquo;il boom&rdquo;. Non &egrave; solo crescita di metri quadri: &egrave; la nascita dell&rsquo;identit&agrave; &ldquo;<em>Gattullo = Milano</em>&rdquo;, un indirizzo che diventa abitudine.</p>

<p>[[ima12]]<strong>1980: l&rsquo;Ambrogino d&rsquo;Oro e l&rsquo;&ldquo;offel&egrave;&rdquo; di Porta Lodovica</strong><br />
Nel 1980 arriva l&rsquo;Ambrogino d&rsquo;Oro. &Egrave; anche il periodo in cui la figura di <strong>Peppino</strong> viene ricordata con soprannomi affettuosi da citt&agrave; (&ldquo;<em>l&rsquo;offel&egrave; di Porta Lodovica</em>&rdquo;), a testimonianza di quanto fosse entrato nell&rsquo;immaginario milanese.</p>

<p>[[ima7]]<strong>1985&ndash;fine anni &rsquo;80: la Bocconi, i panini, la &ldquo;paninologia&rdquo;</strong><br />
<em>Gattullo</em> &egrave; l&igrave;, a due passi dalla Bocconi, e diventa un punto di riferimento anche per quella geografia umana. <strong>Domenico</strong> riceve persino una &ldquo;laurea honoris causa&rdquo; goliardica in paninologia e pasticceria dai professori della Bocconi (1985): un dettaglio che racconta l&rsquo;atmosfera pi&ugrave; di mille descrizioni. Sul fronte &ldquo;titoli&rdquo;, il sito ricorda anche riconoscimenti e medaglie della Camera di Commercio (tra cui la Medaglia d&rsquo;Oro 1988).</p>

<p><strong>1997: scompare Peppino, resta il rito</strong><br />
Nel 1997 scompare <strong>Peppino</strong>; la pasticceria per&ograve; continua a vivere come rito quotidiano, con la seconda generazione (<strong>Domenico</strong>) ormai centrale.</p>

<p><strong>2000&ndash;2010: tra tradizione e riconoscimenti civili</strong><br />
Nel 2008 arriva il Premio Milano Produttiva, e in quegli anni <strong>Domenico</strong> viene ricordato anche per una nomina a Cavaliere della Repubblica (2009). Intanto il locale consolida la sua doppia anima: dolce &ldquo;classico&rdquo; e salato da bar milanese, senza perdere l&rsquo;impronta artigianale.</p>

<p>[[ima10]]<strong>Il capitolo &ldquo;personaggi&rdquo;: quando la clientela scrive la leggenda</strong><br />
Le liste di frequentatori celebri sono lunghissime (dal mondo del cabaret al calcio): <strong>Cochi</strong> e <strong>Renato, Abatantuono, Gaber, Bindi, Rivera, Rocco, Pizzul</strong>. E poi ci sono gli aneddoti da film: <strong>Cochi</strong> e <strong>Renato</strong> entravano &ldquo;con le pinne&rdquo;,&nbsp;<strong>Bruno Pizzul</strong> cucinava spaghetti per Jannacci... Sono dettagli che possono sembrare eccessivi finch&eacute; non capisci che la funzione di <em>Gattullo</em>, per decenni, &egrave; stata anche questa: essere un posto dove succedono cose.</p>

<p><strong>2021: i 60 anni (e l&rsquo;idea di &ldquo;landmark&rdquo;)</strong><br />
Nel racconto dei 60 anni viene definita un&rsquo;insegna &ldquo;identitaria&rdquo;, un landmark al pari di altre storiche pasticcerie milanesi, con un repertorio riconoscibile (brioche, panettoni, mignon) e una ritualit&agrave; intatta.</p>

<p>[[ima6]]<strong>2026: il passaggio al gruppo Dascanio, con Giuseppe &ldquo;ambassador&rdquo;</strong><br />
Gennaio 2026 &egrave; il nuovo spartiacque: dopo 65 anni la pasticceria cambia asset e passa al gruppo di <strong>Vincenzo Dascanio</strong>, con l&rsquo;idea dichiarata di continuit&agrave; e valorizzazione del marchio. <strong>Giuseppe Gattullo</strong> (terza generazione)&nbsp;rester&agrave; come ambassador, proprio per non rendere lo shock troppo brusco per la clientela storica.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gattullo.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41098/dolcezze/comera-come-sara-la-seconda-vita-di-gattullo-storica-pasticceria-milanese.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>Hotel de la Ville, il fascino del Grand Tour rivive nel cuore di Roma</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41088/hotellerie/hotel-de-la-ville-il-fascino-del-grand-tour-rivive-nel-cuore-di-roma.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Chi sceglie di soggiornare all&rsquo;<b><a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-de-la-ville/" rel="nofollow">Hotel de la Ville</a></b> non compie soltanto un viaggio a Roma, ma si immerge in una storia secolare che affonda le radici nel mito del Grand Tour. Per oltre tre secoli i giovani aristocratici europei &ndash; Goethe, Stendhal, Byron, Dickens&hellip; &ndash; percorsero la Penisola alla scoperta delle sue meraviglie, eleggendo la Capitale come tappa imprescindibile. L&rsquo;edificio che oggi ospita l&rsquo;hotel, sorto nel XVIII secolo e divenuto albergo negli anni Venti, fu uno degli indirizzi privilegiati di questo itinerario culturale e cosmopolita.<br />
<br />
Riaperto nel 2019 dopo una profonda ristrutturazione sotto l&rsquo;egida della <i>Rocco Forte Hotels</i>, l&rsquo;Hotel de la Ville &egrave; oggi un palazzo senza tempo che restituisce l&rsquo;essenza di quei viaggiatori colti ed esigenti, con interni ispirati all&rsquo;arte e agli oggetti raccolti lungo le rotte del Grand Tour.<br />
<br />
Fin dal primo ingresso nella hall, l&rsquo;atmosfera &egrave; quella di una dimora elegante pi&ugrave; che di un albergo. Il personale accoglie con discrezione e calore, interpretando una professionalit&agrave; impeccabile e sincera. Ogni gesto &ndash; dal sorriso al check-in alla cura con cui vengono ascoltate le esigenze degli ospiti &ndash; rivela un approccio sartoriale all&rsquo;ospitalit&agrave;. Non si tratta solo di rispondere alle richieste, ma di anticiparle, restituendo la sensazione di sentirsi unici e al centro di un&rsquo;attenzione costante.<br />
<br />
La ristorazione porta la firma di <b>Fulvio Pierangelini</b>, <i>creative director of food</i> di Rocco Forte Hotels, e si traduce in un viaggio di sapori che attraversa i diversi ambienti dell&rsquo;hotel con naturale eleganza. Al piano terra, il <a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-de-la-ville/ristoranti-bar/cafe-ginori/" rel="nofollow">Caf&eacute; Ginori</a> accoglie gli ospiti in un&rsquo;atmosfera sospesa nel tempo, dove l&rsquo;arte della porcellana incontra quella culinaria. Qui piatti stagionali e ricercati si alternano in un menu che accompagna dalla tarda mattinata alla sera, con un racconto gastronomico che dialoga con le iconiche collezioni Ginori 1735. Ogni dettaglio &egrave; parte della scenografia: tessuti preziosi, carte da parati artistiche, arredi raffinati trasformano il momento del pasto in un&rsquo;esperienza estetica oltre che gustativa.<br />
<br />
Salendo al secondo piano si scopre il <a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-de-la-ville/ristoranti-bar/mosaico/" rel="nofollow">Mosaico</a>, che rende omaggio alla grande storia di Roma con un menu che intreccia tradizione locale e suggestioni internazionali. I piatti raccontano la pluralit&agrave; di culture che hanno attraversato l&rsquo;Impero: dagli Gnocchi al basilico agli Spaghettoni con pomodori al forno e ricotta salata, fino ai Manakeesh libanesi accompagnati da hummus e agnello cotto in terracotta. Al centro della sala il forno rosso diventa cuore pulsante della cucina e simbolo di convivialit&agrave;, mentre la carta dei vini propone bottiglie d&rsquo;eccezione provenienti da tutto il mondo.</p>

<p>Pi&ugrave; intimo e riservato &egrave; invece il <a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-de-la-ville/ristoranti-bar/julep-bar/" rel="nofollow">Julep Herbal &amp; Vermouth Bar</a>, rifugio elegante per intenditori, con una selezione di cocktail che rievocano la via delle spezie e offrono un&rsquo;esperienza unica a pochi ospiti alla volta. Infine, il <a href="https://www.roccofortehotels.com/it/hotels-and-resorts/hotel-de-la-ville/ristoranti-bar/cielo-bar/" rel="nofollow">Cielo</a>, il rooftop glamour dell&rsquo;hotel, regala la vista pi&ugrave; affascinante di Roma: dalle sue terrazze il tramonto diventa spettacolo e la cena si trasforma in un momento indimenticabile sotto le stelle della Citt&agrave; Eterna.<br />
<br />
All&rsquo;Hotel de la Ville l&rsquo;esperienza del soggiorno trova il suo cuore pulsante nelle camere e suite, autentici scrigni di comfort e raffinatezza. In totale sono 104, di cui 89 camere e 15 suite, progettate per accogliere gli ospiti con un equilibrio armonioso tra arredi d&rsquo;epoca, tocchi contemporanei e tessuti pregiati.</p>

<p>Le <i>Superior</i> e le <i>Premium Room</i> sono spazi raccolti e curati nei dettagli, pensati per chi desidera unire stile e funzionalit&agrave;, talvolta arricchiti da affacci suggestivi sulla vivace Via Sistina. Un gradino pi&ugrave; in alto si collocano le Deluxe, sorprendenti per ampiezza e finiture di pregio; nelle versioni panoramiche, le terrazze private diventano protagoniste, offrendo scorci unici sui tetti romani.</p>

<p>Con le <i>Junior Suite</i> si entra in una dimensione pi&ugrave; sofisticata: ambienti che mescolano antiquariato e accenti artistici, riflesso di un&rsquo;eleganza tutta capitolina. L&rsquo;esperienza si amplia nelle <i>Executive Suite</i>, dove gli spazi generosi garantiscono soggiorni ariosi e distintivi, con camere separate e bagni di grande fascino, spesso arricchiti da vasche e docce indipendenti. Le <i>Grand Suite con terrazza</i>, invece, incarnano un&rsquo;eleganza scenografica: salotti dal carattere glamour, arredi d&rsquo;arte e spazi esterni concepiti sia per ricevere ospiti sia per godere momenti di tranquillit&agrave; nel cuore della citt&agrave;.</p>

<p>Il vertice dell&rsquo;offerta &egrave; rappresentato dalle <i>Special Suite</i>, autentici gioielli che interpretano lo spirito romano in forme diverse. La Canova Suite celebra l&rsquo;arte e lo stile ricercato, con ambienti che dialogano tra interni ed esterni e una terrazza che regala scorci privilegiati sulla citt&agrave; eterna. La <i>Roma Suite</i>, con le sue due terrazze, abbraccia simbolicamente Roma, restituendone il carattere mondano attraverso un raffinato connubio di pezzi contemporanei, vintage e opere d&rsquo;arte. La <i>Suite de la Ville</i>, al piano pi&ugrave; alto, &egrave; un vero appartamento privato: soggiorno, studio, camera da letto e sala da pranzo si aprono su terrazze che dominano l&rsquo;orizzonte, ideali per ricevere in grande stile.<br />
<br />
A coronamento di questo percorso si erge la <i>Penthouse Suite</i>, massima espressione dell&rsquo;ospitalit&agrave; firmata Forte: 691 metri quadri che uniscono le tre suite principali &ndash; Canova, Roma e de la Ville &ndash; in un unico attico spettacolare, distribuito su due livelli con ascensore privato e capace di ospitare fino a dodici persone. Pi&ugrave; che una suite, una residenza che fonde l&rsquo;intimit&agrave; di una dimora privata con la magnificenza di un palcoscenico sospeso sulla citt&agrave;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-hotel-de-la-ville-de-la-ville-suite-6939-jg-jul-19.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41088/hotellerie/hotel-de-la-ville-il-fascino-del-grand-tour-rivive-nel-cuore-di-roma.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Da Cracco a Fantin, da Quintero a Toè: le novità più attese del 2026</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41072/dallitalia/da-cracco-a-fantin-da-quintero-a-toe-le-novita-piu-attese-del-2026.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il 2026 iniziato da poco s&#39;annuncia come un anno di importanti novit&agrave; nella scena ristorativa del nostro Paese:&nbsp;dal ritorno dello chef&nbsp;<strong>Luca Fantin</strong> in Italia, all&#39;approdo di <strong>Heinz Beck</strong> nella regione del Chianti e a Palermo, alla prima volta di <strong>Carlo Cracco</strong> a Roma&nbsp;(e tanto altro ancora), ci sar&agrave; di che deliziarsi in tutta Italia. Abbiamo raccolto alcune tra le annunciate aperture pi&ugrave; rilevanti, ma gi&agrave;&nbsp;le ultime settimane del 2025 erano state fertili: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41065/zanattamente-buono/sextantio-la-nuova-casa-di-dino-como-in-un-magnifico-borgo-sperduto-dabruzzo.html">qui vi abbiamo raccontato</a> del <a href="https://www.sextantio.it/cucina/" rel="nofollow" target="_blank">Sexantio</a> a Santo Stefano di Sessanio (L&#39;Aquila), ossia della nuova casa dello chef <strong>Dino Como</strong>,&nbsp;dopo 15 anni trascorsi&nbsp;tra Rivisondoli e Castel di Sangro&nbsp;al fianco di&nbsp;<strong>Niko Romito</strong>; poi, vi abbiamo detto pure della rinascita del <a href="https://casacharleston.net/" rel="nofollow" target="_blank">Charleston</a>, storico indirizzo&nbsp;a Palermo, che torna a splendere grazie a una coppia dal talento straordinario, quella composta da&nbsp;<strong>Giovanni Solofra</strong> e <strong>Roberta Merolli</strong>, pronti a restituire&nbsp;centralit&agrave; a un luogo simbolo della gastronomia italiana, come ci ha detto&nbsp;<strong>Davide Visiello</strong> nel suo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41061/dallitalia/charleston-a-palermo-ritorno-di-unicona-la-nuova-visione-di-giovanni-solofra.html?_gl=1*1i2s2s*_up*MQ..*_ga*Mzg0MjMzODk0LjE3Njc3OTM0OTY.*_ga_ETRESG9H8Y*czE3Njc3OTM0OTYkbzEkZzAkdDE3Njc3OTM0OTYkajYwJGwwJGgw" target="_blank">articolo</a>. A Milano, invece, ha fatto&nbsp;il suo esordio la cucina di <strong>Fulvio Pierangelini</strong>, disponibile alla tavola di <em>Spiga</em>, il ristorante situato all&#39;interno del <a href="https://www.roccofortehotels.com/hotels-and-resorts/the-carlton-milan/offers/forte-escapes-winter/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=23066577782&amp;gbraid=0AAAAADve0vbz_jHEk-VJAMFQtrCOqR7FZ&amp;gclid=CjwKCAiAjojLBhAlEiwAcjhrDkcfp0G1MDLNNeKc_RPV9dl-GKA81rS5zALH4KHetgu7sNuHgEetbRoC5KwQAvD_BwE" rel="nofollow" target="_blank">The Carlton</a>, parte del gruppo alberghiero&nbsp;<em>Rocco Forte Hotels</em>, nel Quadrilatero della moda: si replicher&agrave; in Sardegna, dove l&#39;accoppiata <strong>Pierangelini</strong>-<em>Rocco Forte Hotels</em> innerver&agrave; il nuovo <em>Rocco Forte Hotels Sardegna</em> in Costa Smeralda, ex-hotel <em>Le Palme</em>, la cui inaugurazione &egrave; prevista per&nbsp;giugno 2026. Vediamo, allora, cos&#39;altro ci riservano i prossimi mesi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LA PRIMA VOLTA DI CARLO CRACCO A ROMA</strong><br />
[[ima8]]Ce lo aveva anticipato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/112/41041/news/conto-alla-rovescia-per-il-corinthia-rome-e-lesordio-nella-capitale-per-carlo-cracco.html">nel suo articolo</a> la nostra <strong>Elisabetta Canoro</strong>: a sbarcare nella capitale a febbraio 2026 &egrave; il gruppo alberghiero maltese&nbsp;<a href="https://www.corinthia.com/it-it/" rel="nofollow" target="_blank">Corinthia Hotels</a>, che inaugura alle spalle di Montecitorio il suo primo &ldquo;grand boutique&rdquo; italiano, nel segno del concetto di ospitalit&agrave; distintivo del brand. Un&rsquo;apertura che ci interessa particolarmente perch&eacute; a debuttare nella Capitale sar&agrave; anche <strong>Carlo Cracco</strong>: coadiuvato dall&rsquo;executive chef&nbsp;<strong>Alessandro Buffolino</strong>, chef<strong> Cracco</strong> arriva per la prima volta a Roma con un&rsquo;esperienza gastronomica declinata in tre proposte. Cuore dell&rsquo;offerta il ristorante signature,&nbsp;<em>Viride,</em>&nbsp;che trae ispirazione dai giardini e dai sapori della cucina italiana contemporanea. Piatti tradizionali romani si gustano tutto il giorno in&nbsp;<em>Piazzetta</em>, nel cortile interno, mentre per drink e piatti leggeri ci si ferma all&rsquo;<em>Ocra Bar</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ARRIVEDERCI TOKYO, BUONGIORNO ITALIA: IL RITORNO DI FANTIN (A MILANO)</strong><br />
[[ima2]]Dopo oltre un decennio al <em>Bulgari</em> di Tokyo, lo chef veneto <strong>Luca Fantin</strong> fa ritorno a Milano. Mai lo avrebbe detto qualche anno fa quando, nel 2019, dichiarava proprio su queste pagine, &laquo;non &egrave; nei programmi. Questa mia esperienza giapponese continua a emozionarmi, faccio tante cose, ora che seguo anche il&nbsp;<em>Bulgari</em>&nbsp;di Bali viaggio ancora pi&ugrave; spesso... Non credo sia finito il mio ciclo qui&raquo;. Ma ora i tempi sono maturi per un cambio di rotta e un trionfale ritorno nel Quadrilatero della moda, con <em>Pepe</em>, il primo ristorante del brand <a href="https://www.langosteria.com/en" rel="nofollow" target="_blank">Langosteria</a> che rinuncia al nome stesso del brand, per puntare sulla cucina d&#39;autore.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>HEINZ BECK: A TU PER TU CON LA BELLEZZA DEL CHIANTI... E NON SOLO</strong><br />
[[ima4]]Il Chianti si prepara ad accogliere lo chef di origini tedesche che ha scelto l&rsquo;Italia come sua culla creativa, divenendo uno dei cuochi pi&ugrave; amati al mondo. Ci troviamo a Radda, nel Chianti Classico, l&igrave; dove vive la tenuta <a href="https://arillointerrabianca.com/en/" rel="nofollow" target="_blank">Arillo in Terrabianca</a>: vigneti, cantina e, presto, un intero progetto dedicato all&rsquo;ospitalit&agrave;, immerso nella rigogliosa natura circostante che ispirer&agrave; l&rsquo;anima di questo luogo e la sua cucina, all&rsquo;insegna di carne maremmana e di un paniere genuino e locale. Ma non finisce qui: non a caso, lo chef tedesco, in societ&agrave; con <strong>Teresa Maltese</strong> della <em>Beck and Maltese Consulting</em>,&nbsp;in un&#39;intervista rilasciata ad <em>Adnkronos/Labitalia</em> annuncia prossime aperture anche a Venezia e Palermo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TALENTI IN ALTA QUOTA: ALBERTO TO&Egrave; CUCINA IN UN MONASTERO DELL&#39;ANNO 1000 NELLE DOLOMITI</strong><br />
[[ima3]]&Egrave; <strong>Alberto To&egrave;</strong> &ndash; che abbiamo conosciuto bene nella sua casa milanese <em>Horto</em> dove ha ottenuto una stella verde e una stella Michelin, dopo densissime&nbsp;esperienze&nbsp;al fianco di <strong>Norbert Niederkofler, </strong><strong>Andreas Caminada, Martin Berasategui</strong> e<strong> Pietro Leemann</strong> &ndash; a firmare la proposta gastronomica di <em>Castel Badia</em>, monastero benedettino risalente agli anni 1000, oggi hotel 5 stelle lusso nelle Dolomiti, precisamente a San Lorenzo di Sebato (Bolzano), per il gruppo <a href="https://egnazia.com/it/home/" rel="nofollow">Egnazia - Ospitalit&agrave; Italiana</a>. Duplice l&rsquo;offerta: si passa da uno spazio informale pi&ugrave; adatto alla quotidianit&agrave;, al ristorante gastronomico &ndash; la cui apertura &egrave; prevista la prossima primavera - che pone al centro un antico braciere e una quantit&agrave; di erbe aromatiche, disponibili in un giardino a ridosso della cucina. In perfetto stile <strong>To&egrave;</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>COLOMBIA-CHIANTI-ROMA: JUAN CAMILO QUINTERO AL TIMONE DEL NUOVO PROGETTO FIRMATO BARTOLINI</strong><br />
[[ima5]]Non si arresta l&rsquo;espansione del reame di <strong>Enrico Bartolini</strong>, lo chef pi&ugrave; stellato d&rsquo;Italia che nel 2026 approda nel cuore della Capitale firmando un nuovo, ambizioso progetto con <em>Allianz</em>. A guidarlo, sotto la sua egida, ci sar&agrave; il bravissimo <strong>Juan Camilo Quintero</strong>, colombiano di Bogot&agrave;, che nel 2020 ha conquistato la prima stella Michelin al ristorante <a href="https://www.borgosanfelice.com/ristorante-gourmet-chianti/poggio-rosso" rel="nofollow" target="_blank">Poggio Rosso del Borgo San Felice Resort</a>, magica dimora nel Chianti dove, invece, al timone &egrave; gi&agrave; approdato l&rsquo;ateniese <strong>Stelios Sakalis</strong>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>NUOVE APERTURE NELLE LANGHE&nbsp;IN&nbsp;CASA CERETTO</strong><br />
Lo ha annunciato <strong>Bruno Ceretto</strong>, fondatore delle aziende vitivinicole piemontesi <a href="https://ceretto.com/" rel="nofollow" target="_blank">Ceretto</a>: tra i nuovi progetti della famiglia, nelle Langhe, tre nuovi ristoranti, che premiano la preziosit&agrave; di questo territorio e della sua potenzialit&agrave;. La missione? Affinare piatti tipici, perseverare nella ricerca in cucina, mettendo sempre al centro l&rsquo;identit&agrave; territoriale e famigliare, all&rsquo;insegna dell&rsquo;eccellenza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MILANO HA UNA NUOVA STAR DELLA PIZZA: DIRETTAMENTE DALLA CAMPANIA, IL CASERTANO SAS&Agrave; MARTUCCI</strong><br />
[[ima7]]Manca poco, pochissimo all&#39;apertura in programma a fine mese in zona Washington a Milano:&nbsp;presto il maestro<strong>&nbsp;Sas&agrave; Martucci</strong>, della pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/34744/locali/sasa-martucci-i-masanielli.html" target="_blank">I Masanielli</a>, a Caserta, far&agrave; conoscere al pubblico meneghino il suo disco lievitato; dopotutto, la citt&agrave; continua a essere meta per il meglio del meglio della pizzeria in Italia. &laquo;Con questo progetto&nbsp;mi aspetto tanto. Milano &egrave; una piazza importante, molto cosmopolita. Lo trovo molto stimolante e non vedo l&#39;ora di far conoscere la mia pizza ai milanesi&raquo;, dichiara <strong>Martucci</strong>. Milano lo aspetta a braccia aperte!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ART SMITH, UN CELEBRITY CHEF A CASTEL GANDOLFO</strong><br />
&Egrave; lo chef statunitense Vip&nbsp;a prendere il comando del ristorante prossimo all&rsquo;apertura nei giardini di Castel Gandolfo, storicamente la residenza estiva dei Papi, appena fuori Roma. Un cuoco, ma anche attivista della <em>comunit&agrave; lgbt</em>, &egrave; gi&agrave; stato protagonista nelle cucine di diversi Capi di stato e autore di numerosissimi libri di successo. Solide radici in Florida e Georgia, <strong>Smith</strong> &egrave; interprete della <em>Southern cuisine</em>, comfort, appagante, goduriosa.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PER ENRICO MARMO UN NUOVO RISTORANTE, SEMPRE IN LIGURIA</strong><br />
[[ima6]]E che far&agrave; <strong>Enrico Marmo</strong>, uno dei pi&ugrave; fulgidi talenti della cucina italiana contemporanea, reduce dall&#39;avventura dei <em>Balzi Rossi</em> a Ventimiglia (Imperia), dove ha riscosso meritati consensi? In queste settimane &egrave; stato spesso in giro per il mondo per eventi, ma nel corso del 2026 ha intenzione di mettere casa: ancora c&#39;&egrave; molto riserbo, ma ci risulta che lo chef piemontese rimarr&agrave; in Liguria, dove ha intenzione di aprire un locale tutto suo,&nbsp;quindi da chef-patron, inaugurazione prevista in primavera anche se ancora manca il nero-su-bianco. Keep in touch.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/chef-novita-2026-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41072/dallitalia/da-cracco-a-fantin-da-quintero-a-toe-le-novita-piu-attese-del-2026.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>L’eleganza della naturalezza: perché agriturismo non vuole dire per forza rusticità</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41092/dallitalia/leleganza-della-naturalezza-perche-agriturismo-non-vuole-dire-per-forza-rusticita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Coerenza.</p>

<p>&Egrave; una piccola parola che suggerisce aderenza tra il racconto e il compiuto, un filo sottile che tiene uniti pi&ugrave; punti di un&rsquo;unica narrazione. E di coerenza ce n&rsquo;&egrave; sempre pi&ugrave; bisogno a tavola. Specie quando ci si ritrova in un agriturismo, circondati da campi, orti e appena oltre, vette innevate, addolcite in cima da una coltre bianca.</p>

<p>Le scorgiamo da una delle deliziose camere de <a href="https://www.lacapuccina.it/" rel="nofollow" target="_blank">La Capuccina</a>, agriturismo a una decina di minuti del Lago D&rsquo;Orta, nel Novarese, a Cureggio. Una zona che conosce bene chi, oggi, ne &egrave; al timone in cucina, lo chef <strong>Alessio Bordenca</strong>, anche lui originario di qui -&nbsp;precisamente di Fara Novarese - che, prima di avvertire limpido il desiderio di viverci e costruirci la culla della sua creativit&agrave;, ne far&agrave; di giri&hellip; e non da poco.</p>

<p>Inizia proprio nelle vicinanze il suo percorso <strong>Bordenca</strong>, all&rsquo;<em>Osteria Rosso di sera</em>, poi si allontana e conosce gradualmente le cucine del <em>VUN</em> a Milano, quindi <em>La Bottega di Ginevra</em> in Svizzera, passando per Londra nella brigata di <strong>Gordon Ramsay</strong>, e ancora, c&rsquo;&egrave; un intermezzo alla <a href="https://www.andreamonesi.com/ristorante-locanda-di-orta/" rel="nofollow" target="_blank">Locanda di Orta</a>, quindi, lo troviamo <em>chez</em><strong>&nbsp;Anne-Sophie Pic</strong>, per ritrovarsi ancora a stretto fianco con <strong>Andrea Aprea</strong>, nel suo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32766/ristoranti/andrea-aprea.html" target="_blank">ristorante</a> in Fondazione Luigi Rovati, come suo secondo.</p>

<p>&laquo;Di quel tempo da <strong>Ramsay</strong>, ricordo soprattutto il rigore, ma anche quanto fosse cruciale il lavoro di squadra. Eravamo spronati dal motto <em>&ldquo;one team, one dream&rdquo;,</em> e cos&igrave; restavamo coesi, concentrati, affrontando numeri folli, puntando sempre sull&rsquo;eccellenza&raquo;.</p>

<p>Poi, come sempre accade, quei giochi imprevedibili della vita&nbsp;portano Alessio di nuovo in Italia, per oltrepassare il confine ancora una volta e trovarsi alla corte di <strong>Madame Pic</strong>: &laquo;Una persona splendida, una madre, una gran signora della cucina&raquo;. E poi ancora&nbsp;Italia, da <strong>Aprea</strong> dicevamo, &laquo;tra i pi&ugrave; forti in assoluto; sono cresciuto tanto con lui&raquo; aggiunge <strong>Bordenca</strong>.</p>

<p>C&rsquo;&egrave; gratitudine nelle sue parole, e nell&rsquo;animo, da sempre, la perseveranza che accompagna chi sa di potersi migliorare quando gli viene chiesto il massimo. In questo senso, c&rsquo;&egrave; un tempo per ogni cosa. Un tempo per Milano, per Londra e per il resto del mondo, e un tempo che invita a riabbracciare le origini, a ricalcarle e a innestare del nuovo in ci&ograve; che altrimenti resterebbe fermo, restio a qualsiasi forma di progressione.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Ed &egrave; proprio questa prospettiva che spinge <strong>Alessio</strong> a interessarsi alla <em>Capuccina</em>,&nbsp;ora splendida <em>country house</em> con nove camere, una piccola spa con sauna e bagno turco e, non meno importante, una pace immane, che cancella qualsiasi traccia di frenesia, residuo&nbsp;della citt&agrave;.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Qui si respira un&rsquo;aria fresca, freschissima, quella di cui <strong>Alessio</strong> aveva bisogno per iniziare a piantare un progetto suo, coinvolgendo chi ha incontrato lungo il suo viaggio: con lui in brigata ci sono&nbsp;<strong>Giovanni Moscatelli</strong>, suo secondo, e <strong>Alessandra Gattuso</strong>, pastry-chef&nbsp;radiosa, ma su questo torneremo a breve.</p>

<p>Il tempo. Il tempo rientra in quell&rsquo;immagine di coerenza, affinch&eacute; tutto prenda forma con naturalezza, senza fretta. Un tempo dettato, per esempio, dall&rsquo;orto che qui offre copiosamente.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&laquo;In estate ci siamo ritrovati all&rsquo;improvviso con 60 kg di zucchine, per cui abbiamo lavorato intensamente su questo prodotto; oggi, l&rsquo;orto &egrave; curato da due anziani signori che arrivano qui una volta a settimana per far s&igrave; tutto proceda per il meglio, e noi di volta in volta raccogliamo. Chi ha seminato inizialmente, non lo ha fatto con molto criterio, ragion per cui rape, patate e&nbsp;verze&nbsp;crescono tutte insieme. Ecco perch&egrave; non avremo mai delle rape molto grandi, e piccole come sono, le proponiamo&nbsp;integre come assaggio inaugurale del nostro menu degustazione.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Ci&ograve; che manca, invece, lo reperiamo da coltivazioni prossime. Pensiamo alle melanzane: le ultime della stagione le abbiamo comprate in blocco da una piccola azienda agricola locale, a 10 minuti da qui; le abbiamo cotte alla brace in un forno a legna - che abbiamo scovato per puro caso nella propriet&agrave; -, passandole poi in un affumicatore per farne una crema che usiamo nel nostro <em>Tajarin in BBQ</em>, prolungandone la stagionalit&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima14]]</p>

<p>Nessuna sorpresa allora se troverete della melanzana anche in pieno inverno.&nbsp;</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Ogni cosa, d&#39;altronde, &egrave; pensata in funzione del piatto e il piatto stesso &egrave; creato in funzione di ci&ograve; che arriva in maniera pi&ugrave; o meno pianificata, senza mai allontanarsi dal circondario pi&ugrave; del dovuto, senza mai sprecare nulla &ndash; nemmeno le foglie pi&ugrave; coriacee dei cavoli e tutti i loro scarti che divengono un fondo denso, concentrato per nappare un cavolo romanesco, la cui acqua di cottura diviene la base di una crema aromatizzata alla vaniglia per un <em>main course</em> vegetale azzeccato, goloso, soddisfacente, <em>Ricordo di un cavolo</em>.</p>

<p>[[ima13]]</p>

<p>&laquo;Non &egrave; sempre facile far comprendere quello che facciamo: le persone della zona a primo impatto sono molto diffidenti, eppure a poco a poco si lasciano conquistare, si incuriosiscono, imparano che un menu degustazione non &egrave; la somma di porzioni irrilevanti, ma la possibilit&agrave; di avvicinarsi a sapori&nbsp;che non conoscevano, o ingredienti formulati&nbsp;in una maniera del tutto inedita&raquo;, aggiunge <strong>Bordenca</strong>.</p>

<p>C&rsquo;&egrave; un verde intenso che accompagna gli assaggi, visivamente e concettualmente, una presenza vegetale spesso presentata in purezza per apprezzare la struttura&nbsp;di una foglia, l&rsquo;intensit&agrave; gustativa, l&rsquo;integrit&agrave; di elementi che solitamente vengono stressati o si tende a sovraccaricare solo perch&eacute; destinati alla cucina di un un ristorante.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>Delle foglie di spinacio, quindi, possono restare tali, al naturale, crudi, ed essere accompagnati solo da una maionese leggera al miele; una lattuga, appena condita da un gel di ratafi&agrave; al rabarbaro, maionese di cucunci e foglie di cappero - in accompagnamento alla quaglia; un cavolo riccio viene&nbsp;appena scottato e saltato per accompagnare il piccione, ed entrambe le parti conservano la loro&nbsp;centralit&agrave;, in perfetto equilibrio nel piatto.</p>

<p>A questa naturalezza viene&nbsp;associata per&ograve; una complessit&agrave; e una sensibilit&agrave; materica, che resta quella di una grande cucina; troppo spesso, infatti, si associano al concetto di agriturismo, pietanze pi&ugrave; rustiche e confortevoli, preparazioni immediate, rotta che <strong>Bordenca</strong> e i suoi invertono, dando profondit&agrave;, aprendo porte a frontiere&nbsp;inattese.</p>

<p>[[ima11]]</p>

<p>L&rsquo;armonia sorprende il palato, catturato da plurime sfumature che si sovrappongono e poi si distendono coralmente: la <em>Quaglia tonnata</em>, succosa, viene scottata in padella e poi passata alla griglia, servita con il suo fondo, condita con granella di cucunci, e abbinata a una salsa tonnata, appena ruvida, leggera; &egrave; magnetico il <em>Riso in riva al lago</em>, un risotto &ldquo;rilassato&rdquo; &ndash; prevalgono i sentori di borragine e alloro che incontrano la dolcezza della prugna in conserva, sul fondo; poi, in superficie,&nbsp;anguilla e storione affumicati per potenziare la sapidit&agrave;, che avanza con delicatezza, e bottarga di trota, decisamente pi&ugrave; docile di quella marina.</p>

<p>[[ima10]]</p>

<p>C&rsquo;&egrave; una cura maniacale nelle cotture, che sia un <em>Piccione</em>, un<em> Tajarin</em>, carnoso, condito con crema di melanzane affumicate, salsa bbq ai peperoni e salsa alla ricotta affumicata, o una concass&eacute; di verdure servite sul fondo di&nbsp;<em>Uovo nell&#39;orto</em>,&nbsp;morbido, carota, zucca, patate, finocchio e cavolfiore, ciascuno&nbsp;cotto&nbsp;magistralmente e singolarmente, il tutto ricoperto da una coltre morbida di tuma, che apporta un po&#39; di robustezza e va a mescolarsia alla grassezza del tuorlo e alla salsa alla borragine. Se ne apprezza la compostezza alla masticazione, il gusto intatto.</p>

<p>[[ima12]]</p>

<p>E arriviamo alla pasticceria: finalmente incontriamo dessert che hanno un senso e che reggono il concetto di piatto, perlopi&ugrave;&nbsp;stagionale. Gli&nbsp;zuccheri sono ben dosati, gli accostamenti che non temono di osare, regalando sempre un&rsquo;ampia soddisfazione, e ancora quel senso di sorpresa che coglie il palato:&nbsp;sono le opere di <strong>Alessandra Gattuso</strong>.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Riscrive il <em>Bonet</em>, che rinuncia alla componente prevalente del cioccolato e punta soprattutto sulla zucca, in mostarda e in un gelato abbinato a una namelaka alla nocciola; l&#39;invito &egrave; quello di far scarpetta fino alla fine con&nbsp;una spugna alla nocciola; il&nbsp;<em>Riso e latte</em>, invece,&nbsp;perde la sua impronta&nbsp;&quot;budinosa&quot;, e assimila una struttura&nbsp;semisolida di latte, a ricordare il marshamallow che nasconde un cuore di&nbsp;<em>dulce de leche</em>, spuma di riso, riso soffiato, mentre in cima &egrave; coronato da&nbsp;un gelato al fiordilatte e fava tonka e veli di latte.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>Infine,&nbsp;<em>Pera e zola</em>: un piatto di formaggio? Non proprio: spicchi di pera marinata con zenzero e zafferano poggiano su una composta di pere, condite appena appena con&nbsp;aceto di pere autoprodotta; d&agrave; sostegno un pan speziato, rinfresca&nbsp;il sorbetto, ancora una volta alla pera, necessario per intervallare una colata generosa, comfort di <em>mou al gorgonzola</em>.</p>

<p>C&rsquo;&egrave; coerenza in questa leggerezza, in una naturalezza che appaga, e che siamo certi porter&agrave; frutto in questo beato angolo del novarese.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-capuccina-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41092/dallitalia/leleganza-della-naturalezza-perche-agriturismo-non-vuole-dire-per-forza-rusticita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Tonnino, dal mito di Ceuso a una visione moderna di Alcamo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41097/in-cantina/tonnino-dal-mito-di-ceuso-a-una-visione-moderna-di-alcamo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;Per fare un buon vino servono tre elementi: deve rispecchiare il territorio, l&rsquo;annata e la mano del vignaiolo&raquo;.</p>

<p>Il pensiero di <strong>Antonio Tonnino</strong> &egrave; tanto semplice quanto determinato. D&rsquo;altronde pesa anche l&rsquo;eredit&agrave; di un mostro sacro dell&rsquo;enologia, cio&egrave; <strong>Giacomo Tachis</strong>, che qui in Sicilia aveva creato il Ceuso insieme alla famiglia <strong>Melia</strong>, e che ora proprio l&rsquo;azienda <a href="https://www.vinitonnino.com/" rel="nofollow">Tonnino</a> ha fatto rinascere.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;Siamo nel cuore dell&rsquo;<em>Alcamo Doc </em>&ndash; racconta <strong>Antonio Tonnino</strong> &ndash; Baglio Ceuso, dove siamo noi, &egrave; conosciuto per i rossi, anche se &egrave; nel cuore dell&#39;<em>Alcamo Doc</em>: una sorta di paradosso&raquo;.</p>

<p>&laquo;Dal 1995&nbsp;qui si produce il <em>Ceuso</em>, portando avanti il progetto che <strong>Giacomo Tachis</strong> ha creato con la famiglia <strong>Melia</strong>: ci prendiamo onori e oneri, perch&eacute; &egrave; un vino iconico siciliano che non bisogna dimenticare, ma anzi bisogna portare avanti&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Ma la realt&agrave; dei mercati non &egrave; dalla parte dei vini rossi importanti, in questo periodo storico. &laquo;Il momento &egrave; difficile &ndash; conferma <strong>Antonio Tonnino</strong> &ndash; perch&eacute; i bianchi stanno andando benissimo e i rossi stanno un po&#39; soffrendo. Ma noi portiamo avanti il <em>Ceuso</em> cos&igrave; come era stato pensato in modo coraggioso da <strong>Tachis</strong>: 50% <em>Nero d&#39;Avola</em> e la restante parte <em>Cabernet</em> <em>Sauvignon</em> e <em>Merlot</em>. Quindi &egrave; un taglio bordolese in chiave di lettura siciliana&raquo;.</p>

<p>La storia non si tocca, ma va anzi valorizzata: &laquo;Abbiamo tutti gli appunti di <strong>Tachis</strong> &ndash; racconta <strong>Antonio Tonnino</strong> &ndash; appunti che parlano un linguaggio diverso da quello di alcuni enologi attuali, che cercano di andare dietro alle modelle e alle tendenze. Lui era partito dalla area geografica, dal varietale, e poi era andato dritto al progetto che aveva in mente, senza pensare alle tendenze&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]E tra le note ce n&rsquo;era una particolarmente lungimirante: &laquo;Negli appunti di <strong>Tachis</strong> c&#39;era scritto di stare attenti al <em>Cabernet Sauvignon</em>, che se non era perfettamente maturo, era da buttare, perch&eacute; una percentuale del 15&ndash;20% nel vino lo fa diventare amaro&raquo;.</p>

<p><em>Ceuso</em> a parte, la concezione della produzione di vini di <em>Tonnino</em> &egrave; legata al rispetto dell&rsquo;uva e del territorio, senza eccessive influenze del legno in fase di affinamento. &laquo;C&rsquo;&egrave; un&rsquo;ala della cantina, realizzata nel baglio, che mi sta particolarmente a cuore &ndash; riprende <strong>Antonio Tonnino</strong> &ndash; &Egrave; quella delle vasche in cemento. All&rsquo;inizio ero un po&rsquo; scettico, ma poi dopo diverse prove ho capito che questa scelta poteva essere vincente&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]L&rsquo;esempio utilizzato da <strong>Antonio Tonnino</strong> &egrave; particolare: &laquo;&Egrave; come quando una persona trascorre una notte in una camera d&rsquo;hotel. Se la temperata &egrave; ottimale, i rumori assenti, allora si sta bene. E questo &egrave; il cemento. Se invece ci sono sbalzi climatici, area condizionata che sale e scende, allora si &egrave; un po&rsquo; meno rilassati. E questo &egrave; l&rsquo;acciaio. Il vino &egrave; lo stesso, ma poi le differenze si sentono. Questa cantina &egrave; stata pensata per avere all&#39;interno le vasche in cemento, da 225 ettolitri. Anche il <em>Ceuso</em> fa un periodo in cemento, 10&ndash;12 mesi, prima di passare in legno&raquo;.</p>

<p>Sul <em>Nero d&rsquo;Avola</em>, invece, c&rsquo;&egrave; un lavoro importante per renderlo pi&ugrave; moderno e bevibile. &laquo;Lo vinifichiamo a freddo, con una fermentazione tra i 15 e i 16 gradi, quindi lo trattiamo come un bianco, in modo da far uscire il vero profumo del <em>Nero d&rsquo;Avola</em>, con un frutto fresco. Questo a discapito un po&rsquo; del colore e della struttura&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]La <em>Tonnino</em> pu&ograve; contare su 120 ettari vitati. &laquo;Ma imbottigliamo al momento solo 120mila bottiglie. Vendiamo moltissimo vino sfuso, ma sempre di alto livello &ndash; sottolinea <strong>Antonio Tonnino</strong> &ndash; Io nasco vignaiolo e quindi per me sarebbe un sacrilegio non produrre vino da tutti questi ettari che mio nonno gestiva all&#39;epoca. Dall&#39;altra parte mi rendo conto che chiudere la filiera per 120 ettari &egrave; impossibile. Avere tutti questi vigneti, in compenso, mi permette sempre di prendere il meglio che offrono, di anno in anno. Abbiamo tre aree differenti di produzione&raquo;. &nbsp;</p>

<p>Le annate contano, eccome. Perch&eacute; anche i singoli vigneti si comportano in maniera differente. &laquo;Nel 2023 abbiamo avuto un grosso problema di peronospora, nel 2024 invece non ha praticamente piovuto in tutta Italia, mentre nel 2025 in questa parte della Sicilia abbiamo avuto una grande vendemmia&raquo;.</p>

<p>Ma non finisce qui: &laquo;Abbiamo nuovi progetti, utilizzando botte grande a tostatura zero, in modo tale da proseguire l&rsquo;evoluzione dal cemento al legno, e dargli solo un po&rsquo; di tempo in pi&ugrave; per maturare&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]Nei 120 ettari della <em>Tonnino</em> non ci sono solo autoctoni, ma anche vitigni internazionali che qui prendono un interessante &ldquo;accento siciliano&rdquo;. Ne &egrave; un esempio il <em>&ldquo;Mediterraneo&rdquo;</em>, uno <em>Chenin</em> <em>Blanc</em> che ha trovato nella valle del Belice un terreno particolarmente adatto, per certi versi simile a quello della Loira. Il risultato &egrave; un vino dalla grande espressivit&agrave; al naso, con note di erbe, fiori e frutta bianca, che poi si ritrova in bocca con una spiccata e piacevole sapidit&agrave;.</p>

<p>Sempre nei bianchi, una nota la merita il <em>Pinot Grigio</em>, variet&agrave; spesso sottovaluta. Invece con <em>Tonnino</em> non solo ritrova la sua dignit&agrave;, ma diventa anche piacevole sia nella versione ferma con il <em>Costa di Mezzo</em>, sia nella versione ancestrale, come gi&agrave; avevamo avuto modo di parlarne per la newsletter <em>Bollicine del Mondo</em> (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41031/in-cantina/i-brindisi-di-capodanno-11-bottiglie-scelte-per-voi-dalla-nostra-redazione.html">leggi qui l&rsquo;articolo</a>).</p>

<p>Il <em>Nero d&rsquo;Avola Passo di Contessa</em>, come detto, riesce a esaltare al meglio l&rsquo;espressivit&agrave; di questo grande vitigno autoctono: meno potenza, ma pi&ugrave; freschezza per una bottiglia che ha nella bevibilit&agrave; proprio il suo punto di forza. Il vino &egrave; profumato ma mai invadente, ampio, mentre in bocca trova gi&agrave; un giusto equilibrio accompagnato appunto da una freschezza che ne rende facile il sorso.</p>

<p>[[ima8]]Non potevano chiudere che con il <em>Ceuso</em>, bianco e rosso. Il <em>Ceuso</em> bianco nasce sulle colline dell&rsquo;<em>Alcamo Doc</em>, nel versante nord-ovest, da uve <em>Catarratto</em>, <em>Grillo</em> e <em>Grecanico</em>, con un affinamento in legno &ldquo;sur lie&rdquo; per circa 12 mesi e poi in bottiglia. L&rsquo;unione dei tre vitigni riesce a conferire al vino una grande complessit&agrave; olfattiva, che passa dalla frutta matura a piccole note di spezia dolce. In bocca &egrave; lungo e profondo, con possibilit&agrave; anche di riposare ancora qualche anno.</p>

<p>Il <em>Ceuso</em> rosso, infine, &egrave; l&rsquo;espressione pi&ugrave; legata alla tradizione di questo angolo di Sicilia. Un vino importante, dove per&ograve; <strong>Antonio Tonnino</strong> e il suo staff sono riusciti a evitare eccessi di pesantezza, mantenendo un&rsquo;ottima eleganza. Abbiamo assaggiato, per esempio, l&rsquo;annata 2020 in due occasioni, a distanza tra loro di alcuni mesi: l&rsquo;evoluzione in bottiglia ha reso il vino molto pi&ugrave; equilibrato, andando a smussare qualche spigolo di troppo iniziale. L&rsquo;attesa, in questo caso, &egrave; fondamentale: il tempo &egrave; un amico del <em>Ceuso</em>. Come d&rsquo;altronde era stato pensato all&rsquo;origine da <strong>Giacomo Tachis</strong>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/palepnkq.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41097/in-cantina/tonnino-dal-mito-di-ceuso-a-una-visione-moderna-di-alcamo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Arriva il World Pizza Day 2026: ecco le pizze speciali da non perdere</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41095/mondo-pizza/arriva-il-world-pizza-day-2026-ecco-le-pizze-speciali-da-non-perdere.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Domani, sabato 17 gennaio, si celebra il<em> World Pizza Day</em>, ricorrenza istituita nel 2017 dall&#39;<em>Associazione Verace Pizza Napoletana</em> in concomitanza con il riconoscimento dell&#39;<em>Arte del Pizzaiuolo Napoletano</em> come Patrimonio Culturale Immateriale dell&#39;Umanit&agrave; UNESCO. La data coincide con la festa di Sant&#39;Antonio Abate, protettore del fuoco e quindi dei fornai: a Napoli era tradizione che i pizzaioli lavorassero solo mezza giornata per ritrovarsi nel pomeriggio a Capodimonte, dove si accendevano i fal&ograve; con la legna raccolta dai ragazzi del quartiere a partire dall&#39;Epifania.</p>

<p>A quasi un decennio da quel riconoscimento, il mondo della pizza italiana vive una fase di maturit&agrave; creativa senza precedenti: la ricerca sulle farine e sugli impasti si intreccia con le tecniche dell&#39;alta cucina, ridefinendo il concetto stesso di condimento. Il World Pizza Day diventa cos&igrave; l&#39;occasione per pizzaioli e chef di tutta la penisola di presentare le loro creazioni pi&ugrave; audaci. Eccole raccolte tutte quante, da Nord a Sud.</p>

<p><br />
<strong>10 DIEGO VITAGLIANO</strong><br />
Napoli, Roma<br />
[[ima2]]<strong>Diego Vitagliano</strong>, titolare delle pizzerie <em>10 Diego Vitagliano</em> (con sedi a Napoli, Pozzuoli, Bagnoli e Roma), si conferma uno dei protagonisti pi&ugrave; attenti alla codifica della memoria gastronomica partenopea. Per il World Pizza Day 2026, la sua proposta si intitola <em>La Rinforzata</em>, un omaggio esplicito all&#39;insalata di rinforzo, piatto cardine della tradizione natalizia napoletana. L&#39;operazione condotta da Vitagliano &egrave; di natura filologica: trasferire un contorno complesso e strutturato sulla base della pizza, mantenendone l&#39;identit&agrave; ma modificandone la texture per adattarla all&#39;impasto. Il cavolfiore non viene semplicemente bollito, ma marinato e successivamente gratinato. L&#39;uso della soia e della senape introduce una modernit&agrave; che dialoga con la tradizione della colatura di alici, il discendente diretto del garum romano, tipico di Cetara.&nbsp;Le acciughe rafforzano la spinta marina, mentre la grattugiata di mandorle tostate offre quel contrasto croccante (il cosiddetto &quot;crunch&quot;) essenziale in una pizza morbida napoletana. Il tocco finale di tartufo nero e cacioricotta cilentano eleva e conclude il piatto.<br />
<a href="https://www.diegovitagliano.it/" rel="nofollow">diegovitagliano.it</a></p>

<p><br />
<strong>BRO</strong><br />
Napoli<br />
[[ima3]]Nel panorama napoletano, i fratelli <strong>Ciro e Antonio Tutino</strong> della pizzeria <em>Bro </em>si distinguono per un approccio irriverente che mira a scardinare i dogmi dall&#39;interno. La loro proposta per il 17 gennaio 2026, battezzata <em>Non &egrave; una pizza per napoletani</em>, &egrave; una dichiarazione d&#39;intenti gi&agrave; nel nome. Questa pizza affronta di petto l&#39;ingrediente pi&ugrave; divisivo della storia recente: l&#39;ananas. Tuttavia, la declinazione proposta dai fratelli <strong>Tutino</strong> &egrave; lontana dalla banalit&agrave; della versione &quot;hawaiana&quot;.&nbsp;L&#39;ananas viene trasformato in una composta di ananas piccante,&nbsp;un trattamento che ne modifica la struttura e ne esalta l&#39;acidit&agrave;, bilanciandola con la capsicina.&nbsp;L&#39;abbinamento prevede salame piccante e fior di latte, ma &egrave; l&#39;elemento finale a concludere&nbsp;il piatto: la fonduta di Provolone del Monaco DOP. Questo formaggio cos&igrave; ricco e intenso, funge da contrappeso perfetto alla dolcezza del frutto, creando un equilibrio gustativo.<br />
<a href="https://www.bropizzeria.it/" rel="nofollow">bropizzeria.it</a></p>

<p><br />
<strong>I BORBONI</strong><br />
Pontecagnano Faiano (Salerno)<br />
[[ima4]]Il duo de <em>I Borboni</em>, <strong>Valerio Iessi</strong> e <strong>Daniele Ferrara</strong>,&nbsp;sfrutta il palcoscenico del 17 gennaio per lanciare una provocazione tecnica: la linea <em>I Capovolti</em>. Ispirandosi all&#39;errore felice delle sorelle Tatin, i due pizzaioli propongono dei padellini cotti al contrario&nbsp;e girati solo prima del servizio. La pizza bandiera &egrave; la <em>Partenope al Fumo</em>, un omaggio alla tradizione campana riletta in chiave moderna.&nbsp;Il ripieno classico della pizza di scarole (scarola saltata, olive nere, capperi) viene arricchito da un trito di noci per la consistenza e dalla provola di Agerola per la nota affumicata filante. La cottura capovolta permette agli ingredienti di caramellare a contatto con la teglia.<br />
<a href="https://iborbonipizzeria.com/" rel="nofollow">iborbonipizzeria.com</a></p>

<p><br />
<strong>I VESUVIANI</strong><br />
Casoria (Napoli), Castello di Cisterna (Napoli)<br />
[[ima5]]I fratelli <strong>Federico</strong> e<strong> Francesco De Maria </strong>portano avanti il progetto <em>I Vesuviani</em>, definendosi orgogliosamente pizzaioli da zero generazioni. Per il World Pizza Day 2026, la loro proposta &egrave; un manifesto di identit&agrave; campana: <em>Salsiccia e friarielli</em>.&nbsp;La pizza &egrave; presentata nel formato classico a ruota di carro, sottile ed estesa oltre il bordo del piatto, simbolo della generosit&agrave; partenopea antica.&nbsp;Il topping &egrave; un classico intramontabile nobilitato dalla selezione delle materie prime. I friarielli sono preparati secondo la ricetta napoletana, abbinati alla salsiccia di suino umbro, scelta per la sua particolare grana e speziatura. A legare il tutto, la filante provola affumicata e una spolverata finale di Pecorino Bagnolese, un formaggio ovino locale che conferisce una piccantezza sapida e persistente.<br />
<a href="https://pizzeriaivesuviani.it/" rel="nofollow">pizzeriaivesuviani.it</a></p>

<p><br />
<strong>SEU PIZZA ILLUMINATI e T.A.C.&nbsp;- Thin and Crunchy</strong><br />
Roma<br />
[[ima6]]<strong>Pier Daniele Seu</strong>, patron di <em>Seu Pizza Illuminati</em> e di <em>T.A.C.</em>, si presenta all&#39;appuntamento del 17 gennaio con una proposta duale che riflette le due anime della sua ricerca gastronomica: il comfort food della memoria e l&#39;avanguardia tecnica vegetale.&nbsp;<em>Valeria da nonna</em>, creazione pensata per&nbsp;Seu Pizza Illuminati, &egrave; un viaggio sentimentale nella memoria domestica italiana. Gli ingredienti sono quelli del pranzo domenicale, trasposti sul disco di pasta: polpette al sugo, pomodoro arrosto, fonduta di parmigiano e pecorino, battuto mediterraneo.</p>

<p>[[ima7]]Da <em>T.A.C.</em>,&nbsp;dedicato alla pizza romana sottile, troveremo invece&nbsp;<em>L&#39;assoluto di crucifere</em>:&nbsp;una proposta totalmente vegana, dimostrando che l&#39;assenza di proteine animali non implica rinuncia al gusto. La complessit&agrave; &egrave; data dalle texture e dalle lavorazioni delle crucifere: crema di cavolfiore giallo, broccolo romanesco arrosto, cavolfiore viola in soluzione citrica, crema di broccolo verde e senape, chips di cavolo nero e nocciole.<br />
<a href="https://www.seupizza.com/" rel="nofollow">seupizza.com</a></p>

<p><br />
<strong>PIZZARIUM</strong><br />
Roma<br />
[[ima8]]<strong>Gabriele Bonci</strong>, l&#39;artigiano che ha rivoluzionato il mondo della teglia romana, propone per il 2026 una creazione che celebra la visceralit&agrave; della cucina romana e la biodiversit&agrave; dell&#39;Appennino: <em>Animelle, lenticchie e cipolla</em>.&nbsp;L&#39;uso del quinto quarto &egrave; un marchio di fabbrica della cucina romana testaccina. <strong>Bonci</strong> le nobilitata sulla pizza, offrendo una consistenza burrosa e un sapore delicato ma persistente. Poi troviamo un hummus di lenticchie di Rascino, che portano terrose e minerali. Infine, una cipolla fritta al miele: elemento che fornisce dolcezza e croccantezza.<br />
<a href="https://www.bonci.it/pizzarium/" rel="nofollow">bonci.it/pizzarium</a></p>

<p><br />
<strong>FRUMENTARIO</strong><br />
Roma<br />
[[ima9]]<strong>Alessandro Santilli </strong>propone una pizza audace sotto il profilo tecnico: <em>Funghi e crema pasticcera salata</em>. La base di questa pizza scardina le aspettative, con una crema pasticcera salata al provolone affumicato. Su questo letto vengono adagiati funghi pleurotus ripassati classicamente (aglio, olio, prezzemolo) e una demi-glace con senape in grani, che aggiunge profondit&agrave; e piccantezza. Nota di merito: <strong>Santilli</strong> omaggia la tradizione offrendo un assaggio della sua <em>Margherita signature</em> a chi ordina questa pizza speciale, creando un ponte&nbsp;tra innovazione e classicit&agrave;.<br />
<a href="https://www.instagram.com/frumentario_pizzaromana/" rel="nofollow">Instagram</a></p>

<p><br />
<strong>PIZZA &amp; BOLLE</strong><br />
Roma<br />
[[ima10]]<em>Pizza &amp; Bolle</em>, un brand&nbsp;recentemente rinnovato con tre diversi locali romani,&nbsp;celebra l&#39;entroterra laziale con la pizza <em>Faccio un salto ai Castelli</em>, la trasposizione gastronomica della tipica gita fuori porta romana verso Ariccia. Vi troviamo una crema di patate arrosto e patate saut&eacute;, che creano una base su cui trionfa la porchetta, salume iconico dei Castelli.&nbsp;Per bilanciare la grassezza della porchetta, vengono utilizzati una riduzione al balsamico e una salsa tzatziki.&nbsp;Coerentemente con il nome del locale, l&#39;abbinamento suggerito &egrave; uno Champagne De Venoge Extra Brut, le cui bollicine e acidit&agrave; sono funzionali alla pulizia del palato.<br />
<a href="https://www.pizzaebolle.it/" rel="nofollow">pizzaebolle.it</a></p>

<p><br />
<strong>AVENIDA CALO&#39;</strong><br />
Roma<br />
[[ima11]]<strong>Francesco Cal&ograve;</strong>, maestro pizzaiolo pugliese alla guida di <em>Avenida Cal&ograve;</em>, interpreta il World Pizza Day 2026 con una creazione dal forte potere evocativo: Canto di Bruma. Questa pizza rappresenta la sintesi della filosofia del locale, dove l&#39;impasto diventa supporto per una vera e propria cucina stagionale.&nbsp;Un blend di farine semi-integrali&nbsp;lavorato con metodo indiretto e idratato al 78%, per garantire scioglievolezza e struttura. Sopra questa base,&nbsp;un omaggio all&#39;inverno e ai sapori di terra. Il protagonista &egrave; il cervo brasato al ginepro, una preparazione di alta cucina che porta nel piatto note selvatiche e profonde.&nbsp;La carne viene bilanciata dalla purea di pastinaca e patata affumicata, che richiama il calore del focolare, e da una spuma di noce e burro nocciola che dona morbidezza e rotondit&agrave;. Il tartufo nero e i fiocchi di sale Maldon completano l&#39;opera, esaltando l&#39;umami senza coprire la delicatezza della selvaggina.<br />
<a href="https://avenidacalo.it/it/" rel="nofollow">avenidacalo.it</a></p>

<p><br />
<strong>FERMENTA</strong><br />
Chieti<br />
[[ima12]]<strong>Luca Cornacchia</strong> di <em>Fermenta Pizzeria</em> realizza un esercizio di antropologia gastronomica con la pizza <em>Transumanza</em>.&nbsp;Alla base un padellino a tripla lievitazione, cotto 100% al vapore. Questa tecnica conferisce una sofficit&agrave; estrema, simile a quella di un bao orientale. Il ripieno &egrave; la pecora alla callara sfilacciata. Questo &egrave; un piatto iconico della tradizione pastorale abruzzese (carne di pecora stufata per ore con erbe aromatiche), che racconta la storia millenaria dei pastori transumanti. Il tutto &egrave; sigillato&nbsp;con caciocavallo podolico, formaggio nobile del Sud. &nbsp;&nbsp;<br />
<a href="https://www.fermentapizzeria.it/" rel="nofollow">fermentapizzeria.it</a><br />
&nbsp;</p>

<p><strong>KILO</strong><br />
Imperia<br />
[[ima13]]<strong>Jacopo Chieppa</strong>, nel suo locale <em>Kilo</em> firma la proposta forse pi&ugrave; concettuale: la pizza <em>Tiramis&ugrave; di mare</em>. Chieppa gioca&nbsp;creando una pizza salata che assomiglia visivamente al dolce pi&ugrave; famoso e amato d&#39;Italia.&nbsp;Alla base una pizza contadina&nbsp;con il 30% di farina multicereali, stesa su semi di girasole per un effetto crunch potenziato, poi baccal&agrave; cotto a bassa temperatura in olio al caff&egrave; tostato. Questa tecnica geniale infonde al pesce l&#39;aroma del caff&egrave;, richiamando l&#39;inzuppo dei savoiardi. Una salsa all&#39;aglio nero di Vessalico fermentato, dolce e balsamico, una crema di patate e del cacao amaro.<br />
<a href="https://kilolievitati.it/" rel="nofollow">kilolievitati.it</a></p>

<p><br />
<strong>BIGA&nbsp;</strong><br />
Milano<br />
[[ima14]]Il brand fondato da <strong>Gennaro Esposito</strong>, con <strong>Simone Nicolosi</strong> alla guida di forni e impasti, per questa giornata speciale lancia il <em>Padellino Tricolore</em>. L&#39;impasto &egrave; una biga al 70% multicereale con l&#39;aggiunta insolita di cacao amaro e caff&egrave; nell&#39;impasto stesso, che conferisce colore scuro e aroma tostato. Il topping &egrave; un inno all&#39;Italia: Pomodoro San Marzano DOP, stracciatella, pomodorini confit e pesto di basilico liofilizzato.<br />
<a href="https://www.bigamilano.it/" rel="nofollow">bigamilano.it</a></p>

<p><br />
<strong>ULTRA</strong><br />
Milano<br />
[[ima15]]<em>Ultra</em>&nbsp;ridefinisce il concetto di pizzeria urbana trasformando il disco di pasta in un terreno di sperimentazione tecnica e culturale.&nbsp;Per il World Pizza Day 2026, presenta una delle signature pi&ugrave; audaci della scena milanese: la <em>Pizza al Limone</em>. Questa creazione &egrave; un manifesto di freschezza che lavora sulla stratificazione aromatica dell&#39;agrume: limone marinato, per l&#39;acidit&agrave; brillante - limone candito, per la nota dolce e persistente - limone nero, per la profondit&agrave; fermentata e le note di umami. Il tutto &egrave; bilanciato da fior di latte, pepe e basilico, creando un&#39;esplosione olfattiva che ridisegna i confini della pizza contemporanea. Sul fronte della memoria, la proposta <em>Ultra Napoli</em>&nbsp;rilegge la tradizione aggiungendo complessit&agrave; alla base di Bufala DOP e alici di Cetara attraverso l&#39;uso di una salsa verde e di capperi fritti, che donano una texture inaspettata e una spinta sapida decisa.<br />
<a href="https://ultramilano.com/" rel="nofollow">ultramilano.com</a></p>

<p><br />
<strong>SESTOGUSTO</strong><br />
Torino<br />
[[ima16]]<strong>Massimiliano Prete</strong>, lievitista e fondatore di <em>Sestogusto</em> (Torino) e <em>Matre</em> (Saluzzo), utilizza la pizza come &quot;tela&quot; per dipingere l&#39;identit&agrave; piemontese. La sua creazione per il 2026 &egrave; la pizza <em>Vitello Tonnato</em>.&nbsp;La scelta della farina d&#39;orzo per la base &egrave; un tocco particolare. Questo cereale, storicamente povero e diffuso nelle valli piemontesi, conferisce all&#39;impasto un colore ambrato e note tostate che richiamano la panificazione rurale, mentre sulla pizza troviamo la ricostruzione fedele dell&#39;antipasto piemontese per antonomasia, realizzata con girello di Fassona La Granda e una salsa tonnata &quot;alla vecchia maniera&quot; (tuorli sodi, non maionese), arricchita da un&#39;emulsione di olio al prezzemolo.&nbsp;Rapa marinata e capperi di Pantelleria si uniscono alla fine per spezzare la rotondit&agrave; della carne e della salsa.<br />
<a href="https://www.massimilianoprete.it/sestogusto-torino" rel="nofollow">massimilianoprete.it</a></p>

<p><br />
<strong>CIBRARIO</strong><br />
Torino<br />
[[ima17]]Nella storica Via Cibrario,<strong> Jacopo Pistone</strong> celebra il World Pizza Day nobilitando il concetto di pizza da passeggio. Il suo approccio nel <em>Cibrario Forno Contemporaneo&nbsp;</em>garantisce una struttura croccante e leggera. La proposta per il 17 gennaio &egrave; la <em>Pizza ai Formaggi 2.0</em>, una creazione che supera la classica quattro formaggi&nbsp;lavorando sulle texture e sulle intensit&agrave; lattiche.&nbsp;La base &egrave; un mpasto ad alta idratazione, alveolato e friabile. Su cui troviamo una sinfonia di eccellenze casearie che include Gorgonzola in due consistenze, per giocare tra cremosit&agrave; e piccantezza, crema di Caprino per una nota acidula fresca, Raschera (omaggio al territorio piemontese) e Grana Padano per la spinta sapida finale.<br />
<a href="https://cibrariotorino.it/" rel="nofollow">cibrariotorino.it</a></p>

<p><br />
<strong>SITARI</strong><br />
Agrigento<br />
[[ima18]]La famiglia <strong>Sorce </strong>presenta <em>La nostra Sud</em>. Una pizza complessa che gioca sulle sfumature marine e agrumate dell&#39;isola. Vi troviamo la bresaola di tonno, un salume di mare pregiato, magro e sapido; il datterino giallo semi-secco, per una dolcezza concentrata; la scorza di limone, tocco aromatico essenziale che rinfresca il palato; infine la cipolla marinata, per l&#39;acidit&agrave; e la croccantezza. &nbsp;&nbsp;<br />
<a href="https://www.sitari.it/" rel="nofollow">sitari.it</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CARMELINA</strong><br />
Brescia<br />
[[ima19]]In occasione del <em>World Pizza Day</em>, al&nbsp;<em>Carmelina</em> di Brescia arriva la nuova <em>Margherita da Endrit</em>. La proposta &egrave; firmata da <strong>Endrit Rustemi</strong>, pizzaiolo nato a Fier in Albania, cresciuto in Italia in casa famiglia a Brescia, che ha trovato il suo riscatto sociale nella pizza, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/39531/mondo-pizza/storia-di-speranza-e-di-futuro-a-brescia-la-pizza-di-endrit-rustemi-non-delude-mai.html">leggi qui</a>. <strong>Rustemi</strong> porta avanti un&rsquo;idea di pizza napoletana classica dal cornicione croccante.&nbsp;<em>Margherita da Endrit</em> prevede un impasto di tre farine; la pizza &egrave; completata da una salsa ai quattro pomodori (datterino giallo, datterino rosso, pomodoro ramato e pomodoro verde) e provola. Fuori dal forno viene aggiunta una grattugiata di pecorino romano Dop, olio extravergine di oliva e basilico.<br />
<a href="https://carmelinabs.it/" rel="nofollow">carmelinabs.it</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ANIMA CONCEPT</strong><br />
Roseto degli Abruzzi (Teramo)<br />
[[ima20]]La prima pizza con impasto al cacao firmata <em>Anima Concept Pizza </em>nasce per il World Pizza Day. Sabato 17 gennaio il locale di Roseto degli Abruzzi propone una pizza al padellino realizzata con biga e idratazione all&rsquo;80%, utilizzando la nuova miscela del Molino Dallagiovanna. Il topping segue una lettura stagionale: crema di topinambur e rosmarino, fungo cardoncello spadellato, lardo di Colonnata e prezzemolo riccio. Una creazione che si inserisce nel lavoro sugli impasti portato avanti da <strong>Luca Valle</strong>, pizza chef classe 1992.<br />
<a href="https://www.animaconceptpizza.it/" rel="nofollow">animaconceptpizza.it</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DA LIONIELLO</strong><br />
Milano<br />
[[ima21]]In occasione della Giornata Mondiale della Pizza, la pizzeria milanese di <strong>Salvatore Lioniello</strong>, guidata dal pizzaiolo resident <strong>Davide Sardina</strong>, racconta la sua pizza <em>Salsiccia e friarielli</em>, un caposaldo della tradizione napoletana, che viene proposta anche nella variante veg. La pizza <em>Salsiccia e friarielli</em>, &egrave; una &ldquo;diversamente napoletana&rdquo; (cos&igrave; vengono identificate le pizze di <strong>Lioniello</strong>, caratterizzate da un canotto alto ma fragrante grazie all&rsquo;alta idratazione) condita con crema di friarielli (unica concessione alla vera tradizione che non prevede la crema, infatti la si definisce con &ldquo;Doppia consistenza&rdquo;), friarielli spadellati con aglio, olio evo e peperoncino, provola affumicata d&#39;Agerola, salsiccia e olio evo Frantoio Mondrone &quot;Oro di Caiazzo&quot;. Viene proposta in carta anche in versione vegana, con salsiccia vegana Beyond Meat.<br />
<a href="https://salvatorelioniello.pizza/pizzeria-milano/" rel="nofollow">salvatorelioniello.pizza/pizzeria-milano/</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/gemini-generated-image-jnhwj3jnhwj3jnhw.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41095/mondo-pizza/arriva-il-world-pizza-day-2026-ecco-le-pizze-speciali-da-non-perdere.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La Casa degli Spiriti a Costermano: la bontà del ricambio generazionale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41094/dallitalia/la-casa-degli-spiriti-a-costermano-la-bonta-del-ricambio-generazionale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Quasi trent&#39;anni fa, <strong>Federico Chignola</strong> e <strong>Sara Squarzoni</strong> decisero di scommettere su un edificio settecentesco che il tempo aveva dimenticato, arroccato sulle colline veronesi e affacciato splendidamente sul&nbsp;lago di Garda. Da quel recupero nacque <a href="https://casadeglispiriti.it/" rel="nofollow">La Casa degli Spiriti</a>, un ristorante che nel corso del tempo si &egrave; costruito una reputazione solida, legata tanto all&#39;ospitalit&agrave; quanto alla spettacolarit&agrave; del luogo.</p>

<p>Oggi quella storia familiare conosce un nuovo capitolo: alla guida del ristorante si sono affiancati i figli <strong>Lorenzo</strong> e <strong>Filippo</strong>, venticinque e ventidue anni, determinati a traghettare l&#39;insegna di famiglia verso un&#39;identit&agrave; pi&ugrave; contemporanea.</p>

<p>[[ima2]]Chi raggiunge Costermano per sedersi ai tavoli de <em>La Casa degli Spiriti</em> trova oggi due proposte distinte. Dal 2024 la famiglia infatti ha inaugurato <em>Spiritino</em>, un&#39;osteria ricavata nell&#39;angolo pi&ugrave; panoramico della terrazza: qui la cucina si fa territoriale e diretta, pensata per chi cerca i sapori veneti, genuini e immediati,&nbsp;senza le complessit&agrave; di un menu degustazione. Il ristorante principale, invece, ha imboccato con decisione la strada del fine dining, con tre percorsi&nbsp;che spaziano dal territorio gardesano al Mediterraneo, fino al percorso pi&ugrave; personale, quello in cui <strong>Filippo Chignola</strong> mette in gioco in tutto e per tutto la propria visione.</p>

<p>[[ima3]]La sala si affaccia su una vista che abbraccia il Garda, incorniciato da un giardino digradante verso il lago, dove gazebo e sedute sembrano sospesi tra cielo e acqua. Ma il patrimonio della casa non si esaurisce nel panorama. Nelle cantine settecentesche, ricavate nelle mura originarie dell&#39;edificio, riposano oltre millecinquecento etichette: la carta dei vini affianca produzioni di piccoli vignaioli locali, scovati e frequentati di persona dalla propriet&agrave;, a bottiglie che qui riposano da decenni e raccontano l&#39;evoluzione dei grandi cru italiani e francesi, con verticali che in alcuni casi risalgono a oltre sessant&#39;anni fa.</p>

<p>A governare questo patrimonio enoico &egrave; il venticinquenne&nbsp;<strong>Lorenzo Chignola</strong>, sommelier AIS, che ha unito alla cura della cantina una proposta di cocktail pairing capace di dialogare con i menu del fratello. L&#39;idea &egrave; quella di un accompagnamento a basso tenore alcolico, ma ad alta componente teatrale: alcuni cocktail prevedono un gesto finale affidato a chi siede a tavola, altri arrivano accompagnati da piccole scenografie olfattive che anticipano il sorso. Una dimensione ludica che non scivola mai nel compiacimento, ma cerca piuttosto di costruire un&#39;esperienza partecipata.</p>

<p>[[ima4]]&Egrave; per&ograve; in cucina che il passaggio generazionale trova la sua espressione pi&ugrave; ambiziosa. <strong>Filippo Chignola</strong> ha ventidue anni e un curriculum che tradisce una vocazione precoce e sincera: cresciuto tra i tavoli del ristorante di famiglia, ha scelto di formarsi presso due professionisti che rappresentano limpidi modelli di alta cucina contemporanea, prima di tornare a casa e assumersi la responsabilit&agrave; di guidare la cucina.</p>

<p>&laquo;Sia mio padre che mia madre mi hanno sempre detto: se vuoi fare questo lavoro, bene;&nbsp;altrimenti cambia strada, non ti preoccupare&raquo;, racconta oggi<strong> Filippo</strong>. &laquo;Io sono nato sotto i tavoli, tornavo da scuola e volevo fare i grissini, i biscotti. &Egrave; sempre stato quello che mi attraeva&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]La passione infantile si &egrave; trasformata in percorso professionale quando, poco pi&ugrave; che adolescente, ha iniziato a cercare i maestri da cui imparare. Il primo, quello che ancora oggi definisce un mito, &egrave; <strong>Antonino Cannavacciuolo</strong>: &laquo;Avevo pi&ugrave; o meno dieci anni quando mio padre mi port&ograve; a una cena a quattro mani a <em>Villa Cordevigo</em>, al ristorante <em>L&#39;Oseleta</em>. C&#39;era Cannavacciuolo e pap&agrave; mi ci port&ograve; perch&eacute; l&#39;avevo stressato fino a farlo cedere!&raquo;. Nel 2020, quel sogno da bambino &egrave; diventato realt&agrave; con una stagione a <em>Villa Crespi</em>: &laquo;&Egrave; stata l&#39;esperienza pi&ugrave; bella che potessi fare. Mi ha fatto conoscere la realt&agrave; della cucina di alto livello e me ne sono innamorato ancora di pi&ugrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]L&#39;altra esperienza decisiva porta in Slovenia, da <strong>Ana Ro&scaron;</strong>. Nel celeberrimo tre stelle&nbsp;<em>Hi&scaron;a Franko&nbsp;</em><strong>Filippo</strong> ha trovato un modello diverso: &laquo;Proponevamo un menu da ventidue portate, ma con un ritmo di uscite rodato in modo maniacale, al massimo i clienti stavano a tavola due ore. Piatti che volavano, tutti assaggi, una storia stupenda&raquo;. Da quell&#39;esperienza ha ricavato una lezione precisa sulla gestione dei tempi e sulla costruzione narrativa di un pasto, che oggi applica al suo menu <em>Allo Specchio</em>.</p>

<p>[[ima7]]Il ritorno a Costermano, tre anni fa, non prevedeva un&#39;assunzione immediata di responsabilit&agrave;: &laquo;Il primo anno &egrave; stato tranquillo, volevo stare con la famiglia. Poi &egrave; esplosa questa bomba: te la sentiresti di prendere in mano la cucina? Ho detto subito di no&raquo;. Il s&igrave; &egrave; arrivato strada facendo, menu dopo menu, quando<strong> Filippo</strong> ha scoperto che la parte gestionale e il rapporto diretto con i produttori lo appassionavano quanto i fornelli.</p>

<p>[[ima8]]Oggi <em>Allo Specchio</em>, il percorso di degustazione che porta la sua firma, &egrave; un menu in dieci portate che prende le mosse dalla tradizione locale, vira verso l&#39;Oriente &mdash; il Giappone, lo Sri Lanka, grazie ai viaggi e alle esperienze del giovane cuoco&nbsp;&mdash; e si chiude con un ritorno alle radici, attraverso i dolci della memoria. Non un esercizio di esotismo, ma un racconto autobiografico: ogni piatto corrisponde a un&#39;esperienza, a un luogo, a un ricordo.</p>

<p>[[ima9]]&laquo;Il menu non rappresenta ancora appieno quello che sono, ma ci stiamo arrivando&raquo;, afferma con una lucidit&agrave; rara per la sua et&agrave;. Tra le portate che considera pi&ugrave; rappresentative c&#39;&egrave; il <em>Riso e latte alle 3 P</em>, costruito attorno a un Carnaroli mantecato con Monte Veronese affinato nei fiori: &laquo;Mangiavo riso e latte tutti i giorni da bambino. &Egrave; uno dei primissimi piatti che ho creato e dopo un anno e mezzo &egrave; ancora l&igrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima10]]L&#39;altro &egrave; il <em>Raviolo in brodo non in brodo</em>, che condensa la sua idea di cucina: un formato italiano, un ripieno di brasato, ma una crosticina sul fondo che richiama il gyoza e un brodo vegetale di impronta orientale. &laquo;Voglio portare tutto su quest&#39;onda: semplicit&agrave; non banale, ricordo, infanzia, prodotti stratosferici&raquo;.</p>

<p>[[ima11]]Le prossime tappe sono gi&agrave; definite. A marzo il ristorante abbandoner&agrave; la formula dei tre menu degustazione per concentrarsi su <em>Allo Specchio</em> in versione completa o ridotta, affiancato da una carta pi&ugrave; asciutta, centrata sulla materia prima. In autunno, durante la bassa stagione del Garda, Filippo voler&agrave; a Parigi per uno stage allo&nbsp;<em>Cheval Blanc</em>: un&#39;altra tessera nel mosaico di esperienze che sta costruendo con metodo.</p>

<p>[[ima12]]Chi oggi siede ai tavoli de <em>La Casa degli Spiriti</em> incontra una cucina in movimento, non ancora approdata a una forma definitiva, ma gi&agrave; capace di restituire una visione chiara. <strong>Filippo Chignola</strong> ha dalla sua la solidit&agrave; di una formazione di primo piano, la fortuna di una famiglia che lo sostiene senza sovrastarlo, e una sensibilit&agrave; che gli permette di tenere insieme le radici gardesane con le suggestioni raccolte altrove.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/2u2a7211.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41094/dallitalia/la-casa-degli-spiriti-a-costermano-la-bonta-del-ricambio-generazionale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Dodici Zappe, il ristorante del resort di charme Braccialieri, in Val di Noto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41093/dallitalia/dodici-zappe-il-ristorante-del-resort-di-charme-braccialieri-in-val-di-noto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Tra gli ulivi secolari della Val di Noto e l&#39;azzurro del mare, in un paesaggio omerico sospeso nel tempo, ha recentemente aperto i suoi battenti il <em>Braccialieri Luxury Resort &amp; Eco Glamping</em>: molto pi&ugrave; di una semplice dimora di charme, un teatro green in cui va in scena l&#39;anima profonda della Sicilia attraverso natura, design, gesto, gusto.</p>

<p>Frutto dell&#39;attento restauro di un ex frantoio ottocentesco, questo boutique resort incarna l&#39;idea di <em>slow travel</em>, di un luogo in cui il lusso incontra la semplicit&agrave; e le suggestioni del Mediterraneo.&nbsp;Non si tratta dunque del classico rudere riportato agli antichi fasti, o di una cattedrale monumentale costruita ex novo che ne commemori le spoglie, no: qui la storia &egrave; in fermento, &egrave; viva, &egrave; vibrante.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Il designer <strong>Alessandro Enriquez</strong> si &egrave; occupato di questo difficile compito, allestendo spazi dallo stile contemporaneo e brillante per&ograve; in grado di dare nuovo smalto ai materiali antichi ed all&#39;oggettistica rurale di un mondo ormai scomparso. Un po&#39; come ne <em>Il Gattopardo</em> di <em>Tomasi di Lampedusa</em>, lo sguardo qui attraversa memorie profonde e nuovi inizi, lasciando comunque la Sicilia al centro di ogni visione.</p>

<p>Nei vasti possedimenti circostanti il rispetto dell&#39;ambiente e dei cicli della natura &egrave; totale. Nel verde, osservando con attenzione, &egrave; possibile notare aree dedicate al fitness e all&#39;ozio, vere e proprie oasi di design presso le quali ricaricare vista, corpo e mente.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Artefice della rinascita di una struttura al contempo antica e avanguardista, &egrave; la famiglia <strong>Cancemi</strong>: i fratelli <strong>Tonio</strong> e <strong>Giuseppe</strong> si occupano dell&#39;amministrazione, e le rispettive compagne di vita <strong>Chiara Pignatello</strong> e <strong>Valentina Rametta</strong> curano l&#39;azienda agricola. Un altro ruolo chiave &egrave; la restaurant manager <strong>Alessandra Fortunato</strong>, che si occupa della cantina, dimostrando che qui il vino &egrave; un &laquo;gioco da ragazze&raquo;.</p>

<p>[[ima13]]Veniamo per l&#39;appunto al <a href="https://braccialieri.com/facility/ristorante-dodici-zappe/" rel="nofollow">Dodici Zappe</a>, ristorante del <em>Braccialieri</em>. Il nome stesso dell&#39;insegna richiama l&#39;antica unit&agrave; di misura agricola usata per segnare i campi, a simboleggiare la fatica della vita contadina ma anche l&#39;amore viscerale per la terra. Ospitato nell&#39;antico palmento dagli iconici pavimenti originali in ciottoli, il ristorante &egrave; un invito a riscoprire il gesto primordiale del mangiare restando connessi alle atmosfere circostanti.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]Lo chef <strong>Francesco Giura</strong>, con un percorso formativo in grandi ristoranti sia italiani che esteri, tra cui spicca un periodo al fianco del maestro <strong>Gualtiero Marchesi</strong>, ha donato al <em>Dodici Zappe</em> una cifra stilistica chiara e riconoscibile, in grado di unire anima territoriale e tecnica fine dining. Ripete che la sua cucina &egrave; &laquo;ancestrale-contemporanea, quindi radicata nella memoria e rispettosa delle materie prime ma guidata da equilibrio, leggerezza e sensibilit&agrave; moderna&raquo;.</p>

<p>[[ima8]]Il menu degustazione serale conferma le sue parole: dal <em>Grano spezzato con estrazione di acetosella e latte di capra</em>, ai seducenti <em>Spaghetti con riduzione di cavolfiore e senape fermentata</em>, fino all&#39;equilibratissima <em>Meringa affumicata, pomodoro e gel di pomodoro dolce</em>, ogni piatto &egrave; un racconto attento e colto, ma mai basato sul mero effetto.</p>

<p>[[ima9]][[ima10]]A pranzo, riservato agli ospiti del resort, la cucina si fa pi&ugrave; conviviale ma non per questo approssimata: vedasi il <em>Gambo di carciofo sotto sale, vino cotto e gel di limone</em>, o gli appetitosi <em>Ravioli di ricotta di pecora, estratto di datterino, basilico e Ragusano DOP 24 mesi</em>, o la &mdash; sicuramente a breve signature &mdash; <em>Parmigiana di melanzane</em>. Pop e chic, quanto basta.</p>

<p>[[ima11]][[ima12]]Ma l&#39;offerta di <em>Dodici Zappe</em> non si limita alla cena o al pranzo: la colazione artigianale celebra i dolci della tradizione: <em>brioche</em>, <em>granite</em> e <em>cannoli</em> freschi la fanno da padrona. Altri servizi esclusivi offerti dalla cucina, da segnalare: le degustazioni dell&#39;olio (di propriet&agrave;, si intende), le cooking class con lo chef e le passeggiate tra gli ulivi, o nel magnifico <em>Orto Pizzuta</em>, cuore verde e sostenibile dell&#39;intero podere.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/drone-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41093/dallitalia/dodici-zappe-il-ristorante-del-resort-di-charme-braccialieri-in-val-di-noto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Come difendersi dal no show: perché la soluzione è la &quot;prenotazione rafforzata&quot;</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41087/dallitalia/come-difendersi-dal-no-show-perche-la-soluzione-e-la-prenotazione-rafforzata.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Prenotare un tavolo e non presentarsi, senza nemmeno avvisare: &egrave;&nbsp;questo il fenomeno del <em>no show</em>, una condotta sempre frequente nel settore della ristorazione e capace di produrre conseguenze economiche e giuridiche rilevanti per bar e ristoranti. Dietro un tavolo rimasto vuoto non vi &egrave; soltanto una mancata occupazione dello spazio, ma una serie di effetti concretamente apprezzabili anche sotto il profilo giuridico: mancati incassi, costi fissi che continuano a gravare sull&rsquo;impresa, personale regolarmente impiegato e materie prime acquistate o gi&agrave; lavorate che rischiano di non essere utilizzate. Senza considerare le prenotazioni rifiutate a clienti che avrebbero potuto occupare quel tavolo.</p>

<p>Il problema &egrave; ben noto agli operatori del settore&nbsp;ma, sul piano normativo, non esiste ancora una disciplina specifica dedicata al <em>no show</em> nella ristorazione. Quindi, in assenza di una regolamentazione e di precedenti giurisprudenziali ad hoc, occorre fare riferimento ai principi generali del diritto civile, ed in particolare agli articoli 1321 c.c. (la prenotazione &egrave; un contratto che nasce dall&rsquo;accordo tra le parti), 1385 c.c. (in materia di caparra confirmatoria) e1341&ndash;1342 c.c. (in materia di clausole vessatorie in forza delle quali penali e addebiti devono essere chiari, specifici e accettati).</p>

<p>Ossia, per essere chiari: la semplice prenotazione, non assistita da alcuna garanzia, non &egrave; di per s&eacute; idonea a vincolare giuridicamente il cliente ma esclusivamente il ristoratore, che si obbliga a tenere disponibile il tavolo assumendosi il rischio economico della mancata presentazione o della disdetta tardiva.</p>

<p>[[ima2]]Il quadro muta sensibilmente quando la prenotazione &egrave; &ldquo;rafforzata&rdquo;, ossia accompagnata da una garanzia: il versamento di un acconto o di una caparra confirmatoria, cos&igrave; come la comunicazione dei dati di una carta di credito a garanzia della prenotazione, quando avvengano sulla base di condizioni chiare e previamente accettate dal cliente, trasformano la richiesta di un tavolo in un vero e proprio contratto. Infatti, da tale accordo discendono obblighi reciproci: il ristoratore si impegna a riservare il servizio alle condizioni pattuite, il cliente a presentarsi nel giorno e nell&rsquo;orario concordati oppure a disdire entro i termini stabiliti. In questo contesto, la mancata presentazione del cliente pu&ograve; configurare un&rsquo;ipotesi di inadempimento contrattuale.&nbsp;</p>

<p>Ne consegue che il ristoratore, nel rispetto delle regole concordate, pu&ograve; trattenere la caparra versata o richiedere un risarcimento del danno subito, purch&eacute; sia in grado di dimostrarne l&rsquo;effettiva esistenza.&nbsp;Anche l&rsquo;addebito di una somma a titolo di penale sulla carta di credito in caso di <em>no show</em> &egrave; giuridicamente ammissibile, ma solo se espressamente previsto da una clausola contrattuale chiara, specifica e portata a conoscenza del cliente prima della conclusione del contratto.</p>

<p>Un punto particolarmente delicato riguarda l&rsquo;importo della penale. Anche qui, in assenza di limiti fissati dalla legge, non esiste una somma &ldquo;standard&rdquo; valida per tutti i casi. Tuttavia, il diritto civile pone un principio fondamentale: la penale non pu&ograve; avere carattere punitivo, ma deve essere proporzionata al danno prevedibile al momento della conclusione del contratto.&nbsp;Un importo manifestamente sproporzionato rispetto al valore della prenotazione o al potenziale pregiudizio subito dal ristoratore rischia di essere qualificato come eccessivamente oneroso e, in quanto tale, riducibile dal giudice o addirittura disapplicato. In termini pratici, una penale ragionevole &egrave; quella che si ricollega a parametri oggettivi e verificabili, come ad esempio il numero di coperti prenotati e&nbsp;il valore medio dello scontrino. Diversamente, la previsione di somme sganciate da qualsiasi criterio economico oggettivo espone il ristoratore al rischio di contestazioni, anche quando il cliente abbia formalmente accettato le condizioni.</p>

<p>[[ima3]]Rileva, inoltre, il principio di trasparenza contrattuale. Le clausole relative alle penali e agli addebiti in caso di <em>no show</em> devono essere formulate in modo chiaro, comprensibile e inequivoco, ed essere oggetto di accettazione consapevole da parte del cliente.&nbsp;In mancanza di tali presupposti, l&rsquo;addebito rischia di essere contestato come illegittimo, soprattutto se qualificabile come clausola vessatoria.</p>

<p>Le nuove tecnologie offrono strumenti utili per ridurre tali criticit&agrave;.&nbsp;Le piattaforme di prenotazione online consentono di rendere immediatamente visibili le condizioni contrattuali, di acquisire un&rsquo;accettazione esplicita e di tracciare l&rsquo;intero processo.&nbsp;Pi&ugrave; complesso &egrave;, invece, il caso delle prenotazioni telefoniche, nelle quali l&rsquo;assenza di una conferma scritta delle condizioni pu&ograve; rendere difficoltosa la prova dell&rsquo;accordo, soprattutto in caso di contestazioni sull&rsquo;importo addebitato.</p>

<p>Nonostante l&rsquo;evoluzione degli strumenti giuridici e tecnologici, il <em>no show</em> resta un fenomeno complesso, che difficilmente pu&ograve; essere eliminato attraverso il solo ricorso a penali e clausole contrattuali. Le misure preventive possono attenuarne l&rsquo;impatto, ma non risolvono integralmente il problema.</p>

<p>Resta, infine, un profilo che il diritto pu&ograve; solo in parte governare: quello del buon senso. Avvisare tempestivamente un ristorante dell&rsquo;impossibilit&agrave; di rispettare una prenotazione non &egrave; soltanto una buona pratica, ma un comportamento corretto che contribuisce a riequilibrare un rapporto contrattuale strutturalmente asimmetrico. Perch&eacute;, anche in un sistema sempre pi&ugrave; fondato su contratti, condizioni generali e piattaforme digitali, il funzionamento equilibrato del settore continua a poggiare, in larga misura, sul rispetto reciproco tra le parti.<br />
&nbsp;</p>

<p><strong>QUESTE, E TANTE ALTRE TEMATICHE GIURIDICHE RELATIVE AL MONDO DELLA RISTORAZIONE, SONO AFFRONTATE DA &quot;A CENA CON DIRITTO&quot;, <a href="https://www.darioflaccovio.it/saggistica/2356-a-cena-con-diritto.html" rel="nofollow">CLICCA QUI</a> PER ACQUISTARLO</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/no-show.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41087/dallitalia/come-difendersi-dal-no-show-perche-la-soluzione-e-la-prenotazione-rafforzata.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Belli di Mamma, la pizzeria contemporanea più italiana di Budapest</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/40691/mondo-pizza/belli-di-mamma-la-pizzeria-contemporanea-piu-italiana-di-budapest.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Pi&ugrave; italiani di cos&igrave; non si pu&ograve;. <a href="https://www.bellidimamma.hu/home/index.html" rel="nofollow">Belli di Mamma</a> &egrave; la sola pizzeria di Budapest che parla italiano in tutte le sue figure chiave: il pizzaiolo <strong>Lorenzo Giuliani</strong> &egrave; toscano, il manager <strong>Riccardo Bianchi</strong> &egrave; lombardo, la responsabile di sala <strong>Alessia</strong> <strong>Boi</strong> &egrave; sarda ed emiliana insieme. Una pizzeria nata e cresciuta con due topping vincenti: umilt&agrave; e passione, qualit&agrave; che l&#39;hanno messa subito un gradino avanti rispetto alla concorrenza. Aperta nel febbraio 2019, nel 2020 &egrave; entrata nella <em>50 Top Pizza Europa</em> e non ci &egrave; pi&ugrave; uscita. &laquo;Quando &egrave; arrivata la mail che ci convocava per la premiazione &ndash; racconta sorridendo <strong>Riccardo</strong> &ndash; la stavo eliminando credendola una spam. E invece era tutto vero, un orgoglio incredibile, un traguardo raggiunto senza inseguirlo, ma pensando solo a dare il meglio, senza farci piegare dalla maledizione del Covid&raquo;.</p>

<p>Il post Covid a Budapest ha portato inflazione e aumento dei prezzi ma anche una crescita importante del numero di pizzerie italiane. &laquo;Quando abbiamo aperto noi &ndash; spiegano <strong>Riccardo</strong> e <strong>Lorenzo</strong> &ndash; in tutta la citt&agrave; c&#39;erano solo tre pizzerie napoletane, noi ci siamo subito distinti in chiave gourmet: impasto leggero, cornicione pronunciato e soffice, ingredienti di altissima qualit&agrave;, 48 ore di lievitazione, alta idratazione, sapori bilanciati e cottura perfetta&raquo;.[[ima2]]</p>

<p><em>Belli di Mamma</em> &egrave; una pizzeria che devi scegliere, non la trovi nel classico percorso turistico della citt&agrave;: non &egrave; dietro l&#39;angolo della Basilica di Santo Stefano, non &egrave; in prossimit&agrave; del castello di Buda e neppure lungo la Vaci Utca, la via dello shopping. &Egrave;&nbsp;nel distretto 7, in una zona non pedonale dove la pandemia ha chiuso i tanti locali notturni presenti. Qui ci arrivi per il passaparola e per le ottime recensioni di chi lo ha scelto, magari per caso, ma poi lo ha riconfermato con un &ldquo;per sempre&rdquo;. Il 60% per cento della clientela &egrave; infatti fidelizzata tra locals e comunit&agrave; italiana: qui trovano un ambiente raccolto (42 coperti), cordialit&agrave; e sorrisi nel servizio, una carta che mantiene ci&ograve; che promette. &laquo;Fino alla nostra apertura &ndash; racconta <strong>Riccardo</strong> - non c&#39;era nulla, neppure il solaio. L&#39;avventura &egrave; partita per caso nel 2017, una domenica mattina tra amici dopo la Messa nella Chiesa dei Cappuccini. Io gestivo un altro ristorante, ma <strong>Stefano</strong> mi propose di affiancarlo in un&#39;avventura che, letteralmente, sarebbe dovuta partire dalle fondamenta. All&#39;inizio pensavamo a una pizzeria al taglio poi ragionandoci sopra, armati di progetti e business plan realizzati sfruttando anche la mia laurea in urbanistica al Politecnico di Milano, siamo passati all&#39;idea di un locale accogliente con forno a vista, servizio ai tavoli e al piano inferiore una grande cucina che utilizziamo ancora poco. Ci sono voluti 16 mesi per la ristrutturazione, in quel periodo andava molto di moda il design industriale, metallico, freddo, noi abbiamo optato per qualcosa di pi&ugrave; caldo, lasciando i mattoni originali del primo &#39;900, ingentilendo le pareti con le grafiche della bulgara <strong>Eszter Laki </strong>che illustrano l&#39;Italia intera, toccando Rimini, Milano, Como, Napoli, Roma...&raquo;. Scegliere <strong>Lorenzo Giuliani</strong> &egrave; stato naturale: &laquo;La domenica sera &ndash; spiega <strong>Riccardo</strong> - prima di vedere in tv la partita di Milan o Inter andavamo a mangiarci la pizza da <em>Little Italy</em>, il locale dove lui lavorava. Le nostre chiacchiere ci portavano immancabilmente a &ldquo;disegnare&rdquo; il progetto futuro e quando ci siamo messi a pensare a chi avrebbe potuto gestire la cucina la scelta unanime &egrave; ricaduta su <strong>Lorenzo</strong>&raquo;.[[ima3]]</p>

<p>Il pizzaiolo &egrave; di poche parole, rifugge dalle passerelle, dai riflettori e persino dai premi. Per capire che tipo &egrave;, basta dirvi che in 5 anni di premiazioni di 50 Top Pizza Europa, lui ha sempre glissato l&#39;invito preferendo il forno agli applausi. &Egrave;&nbsp;toscano di Prato, ha 48 anni, da 18 &egrave; a Budapest dove ci era arrivato con l&#39;attivit&agrave; tessile della famiglia e poi ci si &egrave; &ldquo;stabilizzato&rdquo; per amore. La sua &egrave; una storia di tenerezza e tenacia. &laquo;Mamma ha origini ungheresi &ndash; racconta &ndash; ma io sono sempre cresciuto con pap&agrave; <strong>Marcello</strong> che aveva la passione della cucina. Non era un professionista, ma quello che preparava voleva farlo al meglio. Tra quelle pentole e fornelli lo osservavo e se potevo lo aiutavo. Era bravo con i piatti della tradizione toscana, il bollito, i risotti, la zucca, la selvaggina... Guardavo e memorizzavo, non avevo mai pensato alla ristorazione come a uno sbocco professionale. Non ho frequentato scuole, avevo il mio lavoro nell&#39;azienda di famiglia da portare avanti. Ma dopo qualche anno capii che non era la mia strada, a Budapest per 7 anni preparo hamburgher in un chioschetto nel terzo distretto, poi passo alla ristorazione vera e propria anche perch&eacute; nel frattempo un&#39;accademia da chef l&#39;avevo frequentata. Quando mi arriva la proprosta dall&#39;amico <strong>Riccardo </strong>non me la lascio scappare perch&egrave; sentivo il bisogno di crescere e <em>Belli di</em> <em>Mamma</em> mi dava carta bianca per farlo&raquo;.[[ima4]]</p>

<p><strong>Lorenzo</strong> partecipa attivamente anche all&#39;allestimento del locale dando input precisi su come sistemare forno e cucina e approva a pieni voti il nome del locale, anche quella una scelta nata intorno a un tavolo tra amici. &laquo;Era una sera di dicembre -spiega <strong>Riccardo</strong> - , a casa avevo organizzato un brindisi di Natale con il panettone. Ci mettemmo a ipotizzare un nome per il locale, uscivano le solite banalit&agrave;, <em>Lievit&agrave;, Acqua e Farina, Gusto Pizza</em>... Poi il guizzo, <em>Belli di Mamma</em>, un richiamo alla convivialit&agrave; e il ricordo di come le mamme chiamano a pranzo gli scugnizzi ma anche un&#39;espressione universale&raquo;. <strong>Lorenzo</strong> e <strong>Riccardo</strong> caratterialmente sono molto diversi tra loro, ma entrambi hanno scelto Budapest per amore e poi quell&#39;amore lo hanno messo nel loro lavoro. <strong>Riccardo</strong>, a Budapest dal 2016, non ha mai smesso di girare il mondo per studiare nuove tendenze, portare a casa input e trasferirli a <strong>Lorenzo</strong>, instancabile sperimentatore. <em>Belli di Mamma</em> cambia il men&ugrave; due volte all&#39;anno, facendo sempre i conti con un mercato ungherese che fatica a reperire verdure fresche, persino avere il basilico fresco &egrave; un poroblema. &laquo;&Egrave;&nbsp;un limite serio &ndash; sottolinea <strong>Riccardo</strong> -, ma quando dobbiamo inseguire un prodotto italiano di qualit&agrave; non esitiamo a pagarlo 5 volte tanto e nelle emergenze ci salvano sempre le conserve Robo. Sin dall&#39;inizio non abbiamo guardato ai costi, ma ci siamo strutturati per avere prodotti migliori rispetto alla media, senza il timore di cambiare ingrediente o fornitore. E&#39; capitato anche con mozzarella e farina. La prima oggi ci arriva, insieme ai cannoli, direttamente dalla Sicilia mentre per la farina siamo passati a Petra, ideale per i nostri impasti leggeri e digeribili&raquo;.[[ima5]]</p>

<p>La carta vincente di <em>Belli di Mamma</em> &egrave; stata realizzare una pizza che ancora Budapest non conosceva, gli impasti di <strong>Lorenzo</strong> risultarono subito efficaci. &laquo;Abbiamo iniziato &ndash; sottolinea <strong>Lorenzo </strong>&ndash; con la produzione di 50 pizze quotidiane, dopo un mese avevamo gi&agrave; raddoppiato. Dal luned&igrave; al venerd&igrave; apriamo solo di sera con una media di 150-180 pizze al giorno, nel weekend iniziamo alle 13 e sforniamo fino a 300 pizze. I 42 coperti spesso ci stanno stretti, purtroppo siamo arrivati a mandare via anche pi&ugrave; di 100 persone a sera. Prima di noi la <em>pizza Margherita</em> la facevano inondandola di wurstel, noi siamo andati controcorrente restituendole dignit&agrave;: pomodoro San Marzano, fiordilatte serio e una foglia di basilico. Credo nella bellezza semplice della pizza, dove &egrave; la qualit&agrave; degli ingredienti ad esaltarne il sapore. Farciture mai sovraccariche perch&egrave; deve essere distinto tutto quello che mangi e si deve &ldquo;sentire&rdquo; la gradevolezza dell&#39;impasto. Non a caso la mia pizza preferita &egrave; la <em>Marinara</em>, pi&ugrave; semplice di cos&igrave; non si pu&ograve;&raquo;.</p>

<p>La pizza pi&ugrave; gettonata resta sempre, anche per una questione di prezzo, la <em>Margherita</em>, ma poi vanno molto anche la <em>Diavola</em> e la <em>Nduja calabrese</em>, entrambe caratterizzate dal piccante che tanto piace agli ungheresi. Chi invece vuole fare un viaggio nell&#39;eccellenza italiana di solito sceglie la <em>Bufalina con Parma</em>, grande connubbio tra la mozzarella di bufala e il prosciutto di Parma. Tra le novit&agrave; l&#39;<em>Autunno Veg</em> con crema di zucca, chips di barbabietola, provola affumicata, semi di zucca ed olio extravergine di oliva e la <em>Foresta Nera</em> con crema al tartufo, funghi freschi di bosco, crema al gorgonzola, pepe nero e prezzemolo fresco. Nel logo della pizzeria c&#39;&egrave; un gambero perch&egrave; all&#39;apertura avevano ripreso anche la tradizione del cuoppo e dei fritti napoletani per poi concentrarsi solo sulla pizza. Ma a ogni cambio di men&ugrave; quel gambero, che tanta fortuna ha portato al locale, resta sempre uno degli ingredienti della pizza <em>Belli di</em> <em>Mamma</em> che cambia ad ogni men&ugrave;. Quella attuale abbina i gamberi grigliati a una crema di zucchine, chips di zucchine, provola affumicata, caciocavallo e pepe nero. <strong>Giuliani</strong> viaggia poco, ma studia molto. E&#39; un frequentatore assiduo di corsi di perfezionamento online e analizza ogni particolare nelle tecniche di lavorazione dei suoi pizzaioli di riferimento. &laquo;I miei maestri &ndash; mi spiega &ndash; li ho scelti tra chi vive la cucina come me, senza demandare, ma stando sul campo ogni giorno per sperimentare e trovare il giusto equilibrio tra i sapori. Il mio podio &egrave; composto da <strong>Raffaele Bonetta</strong>, <strong>Franco Pepe</strong> e <strong>Francesco Martucci</strong>: non mi interessa tutto ci&ograve; che hanno vinto, io ammiro la costanza e la passione con le quali si approcciano quotidianamente al lavoro&raquo;. La pizzeria per <strong>Lorenzo</strong> &egrave; diventata la sua seconda casa, qui trascorre un tempo infinito ad inseguire il meglio: &laquo;Da quando &egrave; morto pap&agrave; &ndash; confida &ndash; torno molto raramente in Italia. Mi mette malinconia e tristezza, sento il peso della sua assenza e dei ricordi che ci hanno unito. Ormai Budapest &egrave; il mio legame d&#39;affetto pi&ugrave; grande, con due figli che mi riempiono il cuore d&#39;orgoglio quando vengono a mangiare la pizza qui, dal loro pap&agrave;&raquo;.[[ima6]]</p>

<p>A <strong>Giuliani</strong> piace andare oltre, sperimentare sempre e comunque anche per tornare indietro, se &egrave; il caso. Sorride, per esempio, al ricordo di <em>The Italian tab&ugrave;</em> con la quale aveva sdoganato l&#39;ananas fresco, pulito, grigliato con olio extravergine di oliva e abbinato al prosciutto di Praga, ancora prima di <strong>Gino Sorbillo</strong>. &laquo;Funzionava &ndash; racconta <strong>Lorenzo</strong> -, ma non apparteneva alla nostra cultura. Era un tab&ugrave;, lo abbiamo violato ma poi siamo passati ad altro&raquo;. E&#39; successo anche con una pizza estiva con crema di barbabietola, feta e fave appena scottate: un risultato instagrammabile, studiato per una clientela vegetariana ma tolto velocemente dal men&ugrave;. Da <em>Belli di Mamma</em> non troverete mai una pizza con il mais, ma potrete andare a colpo sicuro sulla <em>Le polpette</em>, con polpette fatte in casa come vuole la tradizione e cotte in salsa di pomodoro, mozzarella, basilico fresco, olio evo. Le pizze sono accompagnate da un una buona carta vini, con preferenza per quelli del Sud &laquo;perch&egrave; &ndash; spiega <strong>Riccardo</strong> &ndash; gli ungheresi prediligono l&#39;Italia meridionale per le loro vacanze e poi conservano il piacevole ricordo di un Primitivo di Manduria o di un Grillo o un Nero d&#39;Avola che qui vanno per la maggiore, oltre alle classiche bollicine&raquo;. <em>Belli di Mamma</em> ha anche proposte di insalata, le <em>lasagne alla bolognese</em> con il rag&ugrave; di mazo e maiale fatto in casa e un <em>tiramis&ugrave; </em>artigianale, riconosciuto fin dal 2020 come un&#39;eccellenza in Ungheria. &laquo;<strong>Lorenzo</strong> &ndash; sottolinea <strong>Riccardo</strong> &ndash; &egrave; il nostro oste, il cavaliere che protegge la fortezza e che ci fa sognare in grande. Da affiancare a questo locale, ne stiamo cercando un altro grande al centro, 120 coperti e uno spazio sufficiente per dare la possibilit&agrave; a <strong>Lorenzo </strong>di fare pi&ugrave; impasti: da quello ai cereali al gluten free. E magari tornare pure ai fritti... Siamo <em>Belli di Mamma</em>, ma anche una bellissima squadra&raquo;.[[ima7]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/lorenzo-e-riccardo.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/40691/mondo-pizza/belli-di-mamma-la-pizzeria-contemporanea-piu-italiana-di-budapest.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Buona Era Social Tour, l'attesa per la gran finale al Sigep di Rimini</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41090/mondo-pizza/buona-era-social-tour-lattesa-per-la-gran-finale-al-sigep-di-rimini.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Si terr&agrave; venerd&igrave; pomeriggio, 16 gennaio, nella Pizza Arena del <a href="https://www.sigep.it/it" rel="nofollow">Sigep World</a> - l&#39;evento internazionale di riferimento e di ispirazione per la community del foodservice, in fiera a Rimini, dal 16 al 20 gennaio 2026 - la finale di <em>Buona Era Social Tour powered by Identit&agrave; Golose</em>, progetto editoriale e territoriale, viaggio che ha attraversato il 2025 raccontando il mondo bakery italiano attraverso sei regioni - Sicilia, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia e Toscana - coinvolgendo, in ciascun territorio, quattro panificatori chiamati a presentare una propria ricetta realizzata con <a href="https://altograno.co/" rel="nofollow">Altograno&reg;</a> di <a href="https://www.molinocasillo.com/" rel="nofollow">Molino Casillo</a>. Un percorso narrativo costruito sul racconto delle persone, dei luoghi e delle pratiche quotidiane, condiviso e seguito dalla community attraverso i canali social.</p>

<p>Al termine del tour, il pubblico ha selezionato un baker per ogni regione, individuando sei finalisti che si confronteranno per la prima volta dal vivo.</p>

<p>I vincitori finalisti che si sfideranno a colpi di farina sono:</p>

<ul>
	<li><strong>SICILIA</strong>: <strong>Angelo Di Vita</strong>, ricetta <a href="https://www.instagram.com/p/DLpo6DfSA8f/" rel="nofollow" title="https://www.instagram.com/p/DLpo6DfSA8f/">Instagram</a></li>
	<li><strong>CAMPANIA</strong>: <strong>ONOFRIO ADESSO</strong>, ricetta <a href="https://www.instagram.com/p/DN5PPMjDLQ-/" rel="nofollow" target="_blank">Instagram&nbsp;</a></li>
	<li><strong>LAZIO</strong>: <strong>Daniele Bianchi</strong>, ricetta <a href="https://www.instagram.com/p/DRRqkyvDA4z/" rel="nofollow" title="https://www.instagram.com/p/DRRqkyvDA4z/">Instagram</a></li>
	<li><strong>TOSCANA</strong>: <strong>Samuele Del Prete</strong>, ricetta <a href="https://www.instagram.com/p/DPlZlQWDAzL/" rel="nofollow" title="https://www.instagram.com/p/DPlZlQWDAzL/">Instagram</a></li>
</ul>

<p>Davanti al pubblico della fiera, i protagonisti del <em>Buona Era Social Tour</em> presenteranno, quindi, i loro prodotti a una giuria di eccezione, dando forma a una finale che non &egrave; solo una sfida, ma la restituzione pubblica di un progetto nato sui territori e cresciuto nel dialogo con la community.</p>

<p>Come detto, il <em>Buona Era Social Tour </em>ha attraversato l&#39;Italia, in sei tappe, delle quali vi abbiamo dato conto: Sicilia (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/39619/dallitalia/al-via-il-buona-era-social-tour-molino-casillo-e-altogranor-prima-golosa-tappa-in-sicilia.html">leggi qui</a>), Puglia (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/39723/mondo-pizza/altogranor-social-tour-la-puglia-non-e-mai-stata-cosi-buona.html">leggi qui</a>), Campania (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/39968/dallitalia/altogranor-social-tour-quattro-bakery-da-non-perdere-in-campania.html">leggi qui</a>), Lombardia (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40357/dallitalia/la-lombardia-che-profuma-di-buono-con-molino-casillo-e-altogranor.html">leggi qui</a>), Toscana (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/40626/mondo-pizza/giro-nella-toscana-fragrante-di-buona-era-social-tour-molino-casillo-e-altogranor.html">leggi qui</a>) e Lazio (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/40825/mondo-pizza/nel-cuore-della-panificazione-romana-con-il-buona-era-social-tour-che-giunge-alla-sua-ultima-tappa.html">leggi qui</a>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Molino Casillo al Sigep</strong><br />
[[ima2]]La finale di <em>Buona Era</em> sar&agrave; solo una delle attivit&agrave; previste al <em>Sigep</em> da <a href="https://www.molinocasillo.com/" rel="nofollow">Molino Casillo</a>, il leader italiano nella macinazione di grano che si presenta aRimini con una vera e propria rivoluzione. Non un semplice stand, ma <em>The House of Flour</em> &ndash; uno spazio multisensoriale dove la tradizione secolare incontra l&#39;innovazione, e dove ogni chicco di grano racconta l&#39;ambizione del brand. &quot;<em>La farina &egrave; ambizione. Da grandi farine derivano grandi responsabilit&agrave;</em>&quot;: questo il posizionamento di <em>Molino Casillo</em>, che sveler&agrave; la propria nuova<b> </b><i>visual identity</i> che respira contemporaneit&agrave; a partire dalle proprie radici. Una novit&agrave; che si inserisce in un percorso di sviluppo e internazionalizzazione che l&rsquo;azienda ha intrapreso: &laquo;Siamo convinti che l&#39;innovazione possa restituirci i prodotti di una volta. Per questo ogni giorno lavoriamo per offrire farine e semole che esaltino nutrizione, profumi e fragranze, diventando complici ambiziosi dei grandi artigiani. &ndash; afferma <b>Graziano Stasi</b>, responsabile Divisioni Retail e Ingredienti di <em>Casillo</em> &ndash; Ben focalizzati sui professionisti, parte dal <em>Sigep 2026</em> questo percorso di internazionalizzazione molto forte, in cui abbiamo scelto di raccontarci con codici popolari reinterpretati in chiave moderna, con quel tocco di esuberanza e ironia che solo noi italiani sappiamo portare nel mondo&raquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>Le tre linee di prodotto che guidano il presente e il futuro</b><br />
Lo stand di Sigep rappresenter&agrave; il palcoscenico dove raccontare tre pilastri della visione Molino Casillo:</p>

<ol data-editing-info="{" orderedstyletype="">
	<li><em>Altograno&reg;</em> &ndash; La rivoluzione assoluta. Frutto di anni di ricerca e dell&#39;innovativo metodo <em>Lavorazione Circolare&reg;</em>, <em>Altograno&reg;</em> &egrave; uno sfarinato genuino e altamente nutriente che offre fino al +50% di proteine, -25% di carboidrati e +40% di fibre, 100% solo grano senza aggiunta di additivi. Un prodotto che unisce i benefici della salute con il gusto autentico, pensato per pane, pizza, pasta e pasticceria.</li>
	<li><em>Origine</em> &ndash; La linea super premium con germe di grano che custodisce il sapore e il profumo del grano appena raccolto. Farine dalle elevate caratteristiche sensoriali, ricche di nutrienti naturali, fonte di vitamina E, magnesio e zinco. Morso e fragranza. Un ritorno alle origini, reinventato.</li>
	<li><em>Le Speciali con Germe di Grano</em> &ndash; Una gamma versatile che combina performance eccellente e propriet&agrave; nutrizionali superiori. Ideale per chi vuole fare la differenza in ogni preparazione, dolce o salata. Al Sigep sar&agrave; presentata l&#39;estensione di questa linea anche al grano duro con la referenza &ldquo;Oro con Germe&rdquo;, una semola rimacinata con germe di grano, per esaltare i profumi del Sud nel mondo.</li>
</ol>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>The House of Flour</b><br />
Al <em>The House of Flour</em> di <em>Molino Casillo</em>, vero e proprio palcoscenico multisensoriale, visitatori, professionisti e clienti potranno degustare i prodotti realizzati con gli sfarinati <em>Molino Casillo</em>, incontrare il team di esperti e partecipare a un palinsesto ricco di dimostrazioni e talks, dedicati a pane, pizza, pasta, lievitati &ndash; con i professionisti dell&rsquo;arte bianca come <strong>Raffaele Bonetta </strong>o<strong> Ciro Salvo, Pierdaniele Seu</strong> ed esperti della nutrizione come <strong>Iader Fabbi.&nbsp;</strong>Gli appuntamenti vertono tutti su contenuto, metodo e dialogo diretto, mettendo al centro il lavoro sulla materia prima, le scelte tecniche e l&rsquo;esperienza di chi la farina la utilizza ogni giorno contaminando l&rsquo;arte del fare italiano con quello internazionale.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/buona-era-altograno-molino-casillo-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41090/mondo-pizza/buona-era-social-tour-lattesa-per-la-gran-finale-al-sigep-di-rimini.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>La prima volta di Luca Tegon: nel Vicentino, assaggi al nuovo Wine Room</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41091/carlo-mangio/la-prima-volta-di-luca-tegon-nel-vicentino-assaggi-al-nuovo-wine-room.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Luca Tegon</strong> &egrave; il cuoco che qualunque ristoratore vorrebbe per s&eacute;: intelligente, laborioso, scrupoloso, attento, senza troppe smanie, me ne parlava bene gi&agrave; <strong>Simone Cantafio</strong>, che l&rsquo;ha avuto come sous alla sua <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36626/ristoranti/la-stua-de-michil-dellhotel-la-perla.html">St&uuml;a de Michil</a> dopo che i sue s&rsquo;erano conosciuti alla corte del tardo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/544/chef-e-protagonisti/gualtiero.html">Gualtiero</a> al <em>Marchesino</em> di Milano, ai tempi di <strong>Daniel Canzian</strong>. Poi <strong>Tegon</strong>, classe 1990&nbsp;di Nervesa della Battaglia (Treviso), aveva proseguito la carriera soprattutto in Francia, di nuovo come sous di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/473/chef-e-protagonisti/mauro.html">Mauro Colagreco</a> al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32191/ristoranti/mirazur.html">Mirazur</a> di Mentone, prima ancora al <a href="https://www.floconsdesel.com/en/" rel="nofollow">Flocons de Sel</a> di <strong>Emmanuel Renaut</strong> e alla <a href="https://www.chevalblanc.com/en/maison/st-tropez/restaurants-and-bars/la-vague-d-or-st-tropez/" rel="nofollow">Vague d&rsquo;or</a> di Saint Tropez. Da novembre ha spiccato il volo, intraprendendo la propria prima avventura da protagonista, con il nuovo ristorante <a href="https://ghvhotel.com/wine-room-by-luca-tegon/" rel="nofollow">Wine Room by Luca Tegon</a>.</p>

<p>Siamo a Creazzo, appena fuori Vicenza: cittadina che dalla pianura sale su colline note per la produzione, a fine estate, di fichi piccoli e gustosi e invece, in queste settimane e pi&ugrave; o meno nella stessa fascia colturale (in particolare sui pendii verso la Rivella), del broccolo fiolaro detto appunto di Creazzo; un evento specifico lo celebra ogni anno, la <em>Festa del Broccolo Fiolaro di Creazzo De.Co.</em> che si terr&agrave; proprio nei prossimi giorni, da venerd&igrave; 16 a domenica 18 gennaio, <a href="https://www.facebook.com/proloco.creazzo" rel="nofollow">clicca qui per saperne di pi&ugrave;</a>.</p>

<p>[[ima8]]L&rsquo;ortaggio non manca nella proposta gastronomica di <em>Wine Room by Luca Tegon</em>, ovviamente. Il ristorante, pochissimi tavoli e pochi coperti, si trova all&rsquo;interno del <a href="https://ghvhotel.com/" rel="nofollow">GHV Hotel &amp; Spa</a>, quattro stelle gradevolissimo e caratterizzato in particolare per la bella e ben attrezzata&nbsp;area wellness, davvero molto piacevole. Il <em>Wine Room</em> &egrave; lo spazio gastronomico che <strong>Tegon</strong> si &egrave; ritagliato per dare sfogo al proprio talento, dunque a una proposta specificamente di cucina d&rsquo;autore, mentre con la snella brigata &egrave; chiamato ad amministrare l&rsquo;intera offerta food della struttura, che si compone anche del casual&nbsp;<em>Convivio Bistrot</em>&nbsp;e del <em>White Bar</em>.</p>

<p>Lo chef, s&rsquo;&egrave; gi&agrave; detto, &egrave; brillante; conosce il mestiere, le sue dinamiche; sa che in questa prima fase deve consolidare la nuova insegna, darle tempo di assestarsi, di radicarsi, di formare una propria clientela, di acquisire notoriet&agrave;. Poco a poco, se tutto questo accadr&agrave;, potr&agrave; cos&igrave; strutturarla di pi&ugrave;, magari con uno staff dedicato (oggi la brigata segue indifferentemente entrambi i ristoranti). Per ora, la sua <em>Wine Room</em> &egrave; aperta solo tre sere a settimana (gioved&igrave;-sabato) e propone un unico menu degustazione, in otto passaggi, a 85 euro, con la possibilit&agrave; di optare per una versione short, 6 portate a 58 euro. Prezzi molto democratici.</p>

<p>[[ima9]]&Egrave; in questa sobriet&agrave; di proposta che emerge tutta l&rsquo;indubbia bravura dello chef; <strong>Tegon</strong> si dimostra capace di sciorinare un percorso fulgido, elegante, di assoluta piacevolezza. Soprattutto: credibile. In situazioni del genere, capita spesso di incappare in noiose ripetizioni dei clich&eacute; del fine dining, che han stufato un po&rsquo; tutti (&egrave; questa la &ldquo;crisi del fine dining&rdquo;, in realt&agrave; una crisi del &ldquo;fine dining fotocopia&rdquo;): dal servizio algido all&rsquo;eccesso di manierismi, ai piatti stereotipati, come se certi ingredienti e&nbsp;certe preparazioni fossero imposte per legge.</p>

<p>[[ima10]]<strong>Tegon</strong> ci ha sorpresi innanzitutto perch&eacute;, ad esempio, negli antipasti ruota attorno a due materie prime pure piuttosto ovvie sulle tavole d&rsquo;autore &ndash; i gamberi rossi e il foie gras &ndash; ma lo fa intanto in modo consapevole (&laquo;Ho un unico menu, devo strutturare portate che possano piacere un po&rsquo; a tutti&raquo;, per assaggi pi&ugrave; border line ci sar&agrave; tempo, pi&ugrave; in l&agrave;) e poi sbanalizzandoli, trovando chiavi di letture gustative davvero interessanti e dimostrando cos&igrave; tutto il suo estro nel pensare una personale costruzione aromatica, proprio ora che&nbsp;fa il suo esordio da primattore. Cos&igrave;, la <em>Battuta di gambero rosso, carciofo croccante, gelatina al Cynar e vinaigrette al miele e limone</em> trova ossigeno non tanto e non solo nella qualit&agrave; del crostaceo, peraltro eccellente, ma nel suadente gioco di masticazioni e, al palato, nella vinaigrette al miele e limone, che d&agrave; carattere al boccone. Anche <em>Foie gras, broccolo fiolaro, tartufo nero, purea di topinambur e salsa al vino rosso</em> &egrave; impeccabile, un classico fatto bene.</p>

<p>[[ima11]]Ci han convinto meno i <em>Ravioli ripieni di sarda di lago, cavolfiore, uova di aringa, consomm&eacute; delle sue lische e buccia di patata arrostita</em>, per la consistenza troppo densa del ripieno, laddove avremmo preferito maggior esplosivit&agrave; sia di texture che di aromi; deliziosi invece il <em>Risotto al sedano rapa, castagne, pancetta e salsa vegetale</em> e il <em>Filetto di capriolo, cappuccio fondente, mostarda di pere e frutti rossi, la sua salsa</em>, dalle cotture perfette. Si chiude con dolci di buon livello, che &egrave; gi&agrave; tanta roba visto l&rsquo;andazzo diffuso.</p>

<p>In generale: ci sono, oltre che mestiere ad alti livelli, anche eleganza, pulizia gustativa, la verve equilibrata di chi sa il fatto suo.&nbsp;&laquo;Mi piace partire dalla materia, non dalla tecnica -&nbsp;racconta - Non amo lavorare troppo un ingrediente, perch&eacute; ogni prodotto pu&ograve; raccontare pi&ugrave; storie se lasciato a esprimersi nella sua interezza&raquo;.</p>

<p>E ora tutti i nostri assaggi, nelle foto di <strong>Tanio Liotta</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/credits-valentina-gallimberti-ballarin-primo-piatto-risotto-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41091/carlo-mangio/la-prima-volta-di-luca-tegon-nel-vicentino-assaggi-al-nuovo-wine-room.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Maison Manilia, dove la tecnica diventa racconto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41089/dallitalia/maison-manilia-dove-la-tecnica-diventa-racconto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Montesano sulla Marcellana &egrave; un luogo che accarezza i confini di Campania e Lucania, una terra fatta di dorsali montane, vallate lente, altipiani che sembrano chiedere silenzio pi&ugrave; che presenza. Qui, nella frazione Scalo, lontano dalle rotte ovvie del turismo gastronomico, da oltre trent&#39;anni <strong>Giuseppe Manilia</strong>, che potrebbe lavorare ovunque nel mondo, ha scelto di scommettere su una geografia marginale e trasformarla in centro operativo del suo pensiero dolce.</p>

<p>La <em>Maison Manilia</em>, dunque, non si incontra per caso, la si raggiunge, proprio come accade con le cose che contano e che vuoi portarti addosso. Entrare significa abbandonare l&#39;idea del dolce come semplice esercizio di seduzione. Qui la pasticceria non cerca l&#39;effetto, ma la misura.</p>

<p>[[ima2]]&Egrave; una pasticceria che nasce da un apprendistato quotidiano, costruito senza scorciatoie. Ogni creazione arriva in vetrina solo dopo lunghi periodi di studio, prove, assaggi ripetuti, correzioni millimetriche. Nulla &egrave; immediato. Tutto &egrave; conquistato. In questo senso, la <em>Maison</em> funziona come un vero atelier: pochi pezzi esposti, produzioni calibrate, dolci realizzati su richiesta per preservare consistenze, tensioni, armonie.</p>

<p>L&#39;ambiente racconta questa visione. L&#39;eleganza non &egrave; ostentata, ma composta. Le teche, controllate nella temperatura e nella luce, custodiscono creazioni che sembrano gioielli funzionali: belle perch&eacute; necessarie, non perch&eacute; decorative. Ma la forza della visione di <strong>Giuseppe Manilia</strong> sta soprattutto nella sua idea di trasformabilit&agrave;. Ogni dolce nasce per la vetrina, ma &egrave; progettato per poter diventare dessert al piatto senza perdere dignit&agrave; formale n&eacute; profondit&agrave; gustativa. Infatti, riservando una prenotazione, &egrave; possibile concedersi una degustazione servita di almeno 5 dessert. Questa capacit&agrave; di convertire il formato con un servizio accurato non tradisce la complessit&agrave; e la costruzione di dolci che reggono su contrasti sottili e delicati. Certamente, questo &egrave; uno dei tratti distintivi del laboratorio e della sua mano e di un&#39;esperienza a tutto tondo.</p>

<p>[[ima3]]La cifra stilistica &egrave; una grammatica solida,&nbsp;bilanciamenti calibrati, controllo delle temperature, rispetto dei tempi di maturazione, scelta accurata di ingredienti; il desiderio &egrave; quello di provocare una doppia risposta: il piacere del palato e la soddisfazione del pensiero. In altre parole, i dolci devono sedurre il palato e il cervello. &Egrave; una pasticceria che ragiona in tre dimensioni: visiva, sensoriale, concettuale. Il piacere non &egrave; solo immediato; &egrave; progressivo.</p>

<p>[[ima4]]Il territorio entra in scena con discrezione. Non come dichiarazione identitaria, ma come memoria che affiora: un ingrediente, una consistenza, una nota aromatica che richiama l&#39;origine senza mai trasformarsi in nostalgia o dipendenza. &Egrave; una pasticceria contemporanea, consapevole, che dialoga con il presente mantenendo un&#39;etica del fare. Forse questo concetto lo si ritrova in una delle sue creazioni ispirate e dedicate al pap&agrave;: <em>Profumo selvatico</em>, in cui il finocchietto selvatico accompagna il cioccolato in una passeggiata fresca e goduriosa nei campi a primavera.</p>

<p>[[ima5]]I <em>Macarons</em> sono divenuti negli anni una sorta di firma d&#39;autore. Piccoli sistemi complessi: cacao ad alta percentuale che dialoga con agrumi canditi, erbe aromatiche che incontrano la freschezza della frutta, note floreali tenute in equilibrio da acidit&agrave; precise. Ogni gusto &egrave; una costruzione pensata, mai un accostamento casuale, poi la poesia arriva, discreta, come conseguenza del rigore, come rappresentazione esemplare del suo maestro. La <em>Sfogliatella Santa Rosa</em> &egrave; una sottilissima sfoglia arricchita da una deliziosa crema di basilico, crema pasticcera, gelatina di mandarino, guarnita con un disco di pistacchio. Da non perdere, a nostro avviso, <em>Infinitamente passione</em>; preparazione che ricorda un semifreddo, composta da un croccante al pistacchio con cremoso al frutto della passione, pan di spagna al t&egrave; verde, gelatina di lampone e ricoperta da una mousse di fragola; un assaggio che propone al boccone due tipi di temperatura, fresca in superficie che si stempera nell&#39;affondo. Un dolce che fa innamorare il palato grazie alla spiccata acidit&agrave; che accompagna finemente la parte cremosa in un perpetuo desiderio di un altro morso. Da segnalare, in questo periodo, il <em>Panettone secondo Manilia</em>, riproposto dopo cinque anni di mancata produzione. Anche qui, un&#39;interpretazione che predilige la pienezza del gusto alle ampie alveolature e la ricca presenza dei canditi. Una masticazione che rimane soffice, delicata, scioglievole come non ti aspetti. E qui emerge la convinzione estrema che <strong>Manilia</strong> trova la sua ispirazione e levit&agrave; non puntando alle nuvole ma lasciando i suoi passi a segnare la terra.</p>

<p>La presenza di <strong>Rosita Costa</strong> &egrave; parte integrante di questo equilibrio: accoglienza, sostegno, visione condivisa. La <em>Maison</em> non &egrave; solo il laboratorio di un maestro, ma una struttura familiare che ha scelto di aprirsi, di fare della qualit&agrave; un atto pubblico.</p>

<p>[[ima6]]Accanto a questo lavoro rigoroso, esiste una dimensione pi&ugrave; intima e civile. La <em>Maison</em> &egrave; anche un luogo attraversato dalla memoria di <strong>Rosemary</strong>, figlia di <strong>Giuseppe</strong> e <strong>Rosita</strong>, scomparsa troppo presto. A lei sono dedicate iniziative formative, un premio, e un libro nato dalle pagine del suo diario. Non come commemorazione, ma come continuit&agrave;. Come se la pasticceria, qui, avesse assunto anche il compito di trasformare il dolore in responsabilit&agrave; verso gli altri. E in un tempo che premia la velocit&agrave; e l&#39;effimero, la <em>Maison Manilia</em> lavora sul contrario, per dimostrare che anche da un luogo appartato, lontano dalle capitali del gusto, si pu&ograve; costruire un linguaggio autorevole, capace di parlare al mondo senza alzare la voce.</p>

<p>In questo luogo del piacere si racconta una verit&agrave; semplice e rara: la dolcezza non &egrave; evasione ma profondit&agrave;. La pasticceria qui &egrave; una pratica etica oltre che estetica. In un mondo che spesso premia l&#39;effetto, questa bottega mostra la via del lavoro paziente, della trasmissione e della bellezza ricercata, capace di emozionare, donare rispetto e offrire una grande idea di amore e di futuro.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/rf207106.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41089/dallitalia/maison-manilia-dove-la-tecnica-diventa-racconto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>«È la mia pizzeria preferita!»: 30 giovani chef ci svelano il loro indirizzo del cuore</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41086/mondo-pizza/e-la-mia-pizzeria-preferita-30-giovani-chef-ci-svelano-il-loro-indirizzo-del-cuore.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CLICCA SUL NOME DELLA PIZZERIA PER LEGGERE LA RECENSIONE D&#39;AUTORE</strong></p>

<p>[[ima3]]<b>ANDREA ANTONINI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36586/ristoranti/imago-dellhotel-hassler.html" target="_blank">Im&agrave;go dell&#39;Hotel Hassler</a> di Roma, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35042/locali/seu-pizza-illuminati.html" target="_blank">Seu Pizza Illuminati</a>&nbsp;a Roma</p>

<p>&quot;Il mio assaggio del cuore &egrave;&nbsp;<em>Origini</em>&nbsp;perch&eacute; sa di casa, sa di Roma e, anche se ho provato da loro moltissime varianti, questa &egrave; il mio comfort food: puntarelle alla romana, stracciatella, porchetta e riduzione di mirto che lascia in bocca un sapore gradevole e pulito. Da provare&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ALESSANDRO BILLI</strong>, chef dell&#39;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/23353/ristoranti/osteria-billis.html" target="_blank">Osteria Billis</a> a Tortona (Alessandria), racconta <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39745/locali/costa-dei-vigneti.html" target="_blank">Locanda Costa dei Vigneti</a><em>&nbsp;</em>a Costa Vescovato (Alessandria)</p>

<p>&quot;La pizza &egrave; veramente buona, una delle migliori che io conosca: topping mai banali, attenzione alla materia prima e ottima selezione di prodotti locali, senza chiudersi al mondo. In pi&ugrave;, c&rsquo;&egrave; anche una cucina di livello, realizzata da un cuoco che si capisce come abbia voglia di spingersi oltre, di viaggiare con la testa&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>NICOLA BONORA</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/26901/ristoranti/motelombroso-nicola-bonora.html" target="_blank">Motelombroso</a> a Milano, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39751/locali/focus-pizza.html" target="_blank">Focus</a><em>&nbsp;</em>a Cabras (Oristano)</p>

<p>&quot;A leggere il menu, c&rsquo;&egrave; solo l&rsquo;imbarazzo della scelta: si pu&ograve; ordinare una semplice&nbsp;<em>Margherita</em>&nbsp;e si sa gi&agrave; che non si rester&agrave; delusi. A me piace per&ograve; osare: ecco la&nbsp;<em>Sax</em>, con pomodoro, fiordilatte, melanzane e salsiccia piccante; la&nbsp;<em>Montiferru</em>, con pomodoro, fiordilatte, salsiccia fresca e caciotta; e la&nbsp;<em>Bottarga a fette</em>, ovviamente con gustosissime fette di bottarga locale (su base Margherita). L&rsquo;impasto &egrave; leggero, sottile, digeribilissimo&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>ANISIA CAFIERO e PASQUALE DE BIASE</b>, del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38149/ristoranti/ausa.html" target="_blank">Ausa</a> a Isernia, raccontano la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35216/locali/bas-co.html">Bas &amp; co</a> a Matera</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>&quot;Qui l&#39;&rsquo;impasto &egrave; il cuore del lavoro. La scelta consapevole di materie prime locali e di grani antichi molisani completa il cerchio, rendendo le pizze riconoscibili al primo morso&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>SIMONE CANTAFIO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36626/ristoranti/la-stua-de-michil-dellhotel-la-perla.html" target="_blank">La St&uuml;a de Michil dell&#39;Hotel La Perla </a>a Corvara (Bolzano), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39760/locali/turonda.html" target="_blank">Turonda</a> a Ortisei (Bolzano)</p>

<p>&quot;In questo angolo tra natura e bont&agrave;, la pizza diventa un&rsquo;emozione sincera, un ponte tra le mie radici mediterranee e l&rsquo;incanto delle montagne. Un&rsquo;esperienza che ogni vero goloso dovrebbe vivere&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>DAVIDE CARANCHINI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/15521/ristoranti/materia.html" target="_blank">Materia</a> a Cernobbio (Como), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39753/locali/onda.html" target="_blank">Onda</a> a Cernobbio (Como)</p>

<p>&quot;La pizza dell&rsquo;<em>Onda</em>&nbsp;&egrave; diventata subito la mia preferita in provincia. &Egrave; come piace a me: napoletana, con cottura al millimetro e materie prime degne di nota&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>CATERINA CERAUDO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12845/ristoranti/dattilo.html" target="_blank">Dattilo</a> a Strongoli (Crotone), racconta le pizzerie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35305/locali/campana-pizza-in-teglia.html" target="_blank">Campana Pizza in Teglia</a> a Corigliano-Rossano (Cosenza), <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39754/locali/quasi-margherita.html" target="_blank">Quasi Margherita</a> a Crotone e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39757/locali/storie-dipinte.html" target="_blank">Storie Dipinte</a> a Crotone</p>

<p>&quot;Da&nbsp;<em>Storie Dipinte</em>&nbsp;&egrave; possibile vivere l&rsquo;esperienza della degustazione in condivisione: un modo per scoprire, insieme, la variet&agrave; di impasti e pizze crunch o al vapore che raccontano la profondit&agrave; di un&rsquo;arte che continua a evolversi&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>LEONARDO D&rsquo;INGEO</b>, chef del progetto <a href="https://www.instagram.com/dielle_____/?hl=en" rel="nofollow" target="_blank">Dielle</a>, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37706/locali/quattro-quarti.html" target="_blank">Quattroquarti</a> a Molfetta (Bari)</p>

<p><em>&quot;Quattro Quarti</em>&nbsp;a Molfetta &egrave; la mia pizzeria preferita. Il motivo? Intanto,&nbsp;<strong>Mirko Pepe</strong>&nbsp;&egrave; riuscito a creare un ambiente confortevole, dai toni caldi e armoniosi, dove si sta davvero bene. Poi, nella proposta gastronomica sa esaltare la materia prima con tecnica ed esperienza&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>CARLOTTA DELICATO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32587/ristoranti/delicato.html" target="_blank">Delicato </a>a Contigliano (Rieti) racconta, la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39770/locali/gino-sorbillo-antica-pizzeria.html?_gl=1*q028qr*_up*MQ..*_ga*NTE1NTIyOTEuMTc2ODIzMTczOQ..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE3MzgkbzEkZzEkdDE3NjgyMzIwMDEkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Gino Sorbillo Antica Pizzeria</a>&nbsp;a Napoli</p>

<p>&quot;Qui&nbsp;ritrovo un impasto leggero e ben maturato, un cornicione soffice, una mozzarella di bufala di qualit&agrave; e un pomodoro equilibrato, capace di restare protagonista senza coprire nulla&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>DAVID FIORDIGIGLIO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40684/ristoranti/mano-dellhotel-flaminia.html" target="_blank">Mano dell&#39;Hotel Flaminia</a> racconta, le pizzerie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35328/locali/maiori.html" target="_blank">Maiori</a> a Cagliari e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39771/locali/gorizia-1916.html" target="_blank">Gorizia 1916</a><em> </em>a Napoli</p>

<p>&quot;Ricordo bene quando, anni fa, ho varcato per la prima volta le porte di&nbsp;<em>Maiori</em>: tutto mi aspettavo tranne di mangiare la pizza pi&ugrave; buona della mia vita!&quot;</p>

<p><em>&quot;Pizzeria Gorizia</em>&nbsp;&egrave; una chicca per pochi. Mi spiego meglio: avete presente quando ti chiedono quale sia la migliore pizzeria di Napoli? Solitamente le risposte si rifanno a insegne pur valide ma molto commerciali, o a nomi famosi (famosi con merito, intendiamoci). Ecco, io a questa domanda rispondo: &laquo;<em>Pizzeria Gorizia</em>&raquo;&quot;.&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><b>VANIA GHEDINI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38489/ristoranti/oro-allhotel-cipriani-a-belmond-hotel-venice.html" target="_blank">Oro all&#39;Hotel Cipriani, A Belmond Hotel</a> (Venezia), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39762/locali/da-spid.html" target="_blank">Da Spid</a> a Portomaggiore (Ferrara)</p>

<p>&quot;La pizza di&nbsp;<em>Da Spid</em>&nbsp;&egrave; unica: un impasto sottile, tirato all&rsquo;estremo, croccante come nessun altro. &Egrave; rimasta sempre uguale negli anni, quindi fedele a s&eacute; stessa, come il locale, passato di padre in figlio&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>DAVIDE GUIDARA</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/28407/ristoranti/i-tenerumi-del-therasia-resort.html" target="_blank">I Tenerumi del Therasia Resort</a>&nbsp;(Vulcano, Messina), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35248/locali/i-masanielli.html?_gl=1*1c2r0jt*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI5NjAkajM3JGwwJGgw" target="_blank">I Masanielli</a><em>&nbsp;</em>a Caserta</p>

<p>&quot;Ci sono pizzerie che restano luoghi della memoria, altre che viviamo come certezze. Poi ci sono quelle che aprono un varco: un nuovo capitolo, una direzione possibile.&nbsp;<em>I Masanielli</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Francesco Martucci</strong>&nbsp;appartiene a quest&rsquo;ultima categoria&quot;.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>MATTHIAS KIRCHLER</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40761/ristoranti/alpes-del-bad-schorgau.html" target="_blank">Alpes del Bad Sch&ouml;rgau</a> a Sarentino (Bolzano), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39759/locali/der-keller.html?_gl=1*i9ymzc*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI5MzckajYwJGwwJGgw" target="_blank">Der Keller</a> a Brunico (Bolzano)</p>

<p>&quot;Qui si lavora invece con grande attenzione alla qualit&agrave;: impasti leggeri, prodotti selezionati con cura, ingredienti italiani eccellenti e un risultato finale che non lascia sete per tutta la notte &ndash; segno di una pizza ben fatta e digeribile&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>MARTIN LAZAROV</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35985/ristoranti/principe-di-belludia-del-san-corrado.html" target="_blank">Principe di Belludia del San Corrado </a>a Noto (Siracusa), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/34870/locali/fuocofarina.html?_gl=1*rkq945*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI5MTUkajYkbDAkaDA." target="_blank">FuocoFarina</a> ad Alba (Cuneo)</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>&quot;Io amo particolarmente una pizza che richiama il territorio, denominata&nbsp;<em>Grissinopoli</em>, impanata con grissini sbriciolati e condita con stracciatella e tre pomodori&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>MICHELE LAZZARINI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32965/ristoranti/contrada-bricconi.html" target="_blank">Contrada Bricconi</a> ad Oltressenda Alta (Bergamo), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/37681/locali/la-lanterna.html?_gl=1*wcvahb*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI4OTMkajI4JGwwJGgw" target="_blank">La Lanterna</a> a Castione della Presolana (Bergamo)</p>

<p>&quot;<em>La Lanterna</em>&nbsp;&egrave; un luogo che sento vicino, non solo perch&eacute; &egrave; a pochi passi da casa, ma perch&eacute; rappresenta la semplicit&agrave; e la profondit&agrave; di una grande pizza fatta con passione e cura artigianale&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>ALESSANDRO LUCASSINO,</b> chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38528/ristoranti/alain-ducasse-al-romeo.html" target="_blank">Alain Ducasse al Romeo</a> a Napoli, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35672/locali/10-diego-vitagliano-bagnoli.html?_gl=1*dsyg2g*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI4NjEkajYwJGwwJGgw" target="_blank">10 Diego Vitagliano</a> a Napoli</p>

<p>&quot;La grandezza di&nbsp;<strong>Diego Vitagliano</strong>&nbsp;sta nella capacit&agrave; di coniugare tecnica e istinto, innovazione e rispetto. L&rsquo;impasto &egrave; uno degli elementi centrali del suo lavoro: leggero, digeribile, con una lievitazione che si sente senza dominare&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>MARCO MASSAIA</b><strong>, </strong>chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40680/ristoranti/gagini.html" target="_blank">Gagini</a>&nbsp;a Palermo,<strong> </strong>racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40891/locali/cecchi.html?_gl=1*12th41o*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI4MzckajExJGwwJGgw" target="_blank">Cecchi</a><em> </em>a Torino</p>

<p>&quot;Negli anni &rsquo;50 del secolo scorso alcune famiglie toscane, tra cui i&nbsp;<strong>Cecchi</strong>, portarono in citt&agrave; la pizza al padellino&nbsp;e la&nbsp;farinata di farina di ceci;&nbsp;<em>Cecchi</em>&nbsp;nacque allora e, di generazione in generazione, ha portato avanti questa nuova tradizione&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>TINA MARCELLI,</b> chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40491/ristoranti/johanns-agli-amonti-chalets.html" target="_blank">Johanns agli Amonti Chalets</a> a Campo Tures (Bolzano), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40717/locali/agora-21.html?_gl=1*j34lcb*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI4MTQkajM0JGwwJGgw" target="_blank">Agor&agrave; 21</a>&nbsp;a Bressanone (Bolzano)</p>

<p>&quot;La salsa di pomodoro &egrave; semplicemente deliziosa, e tutti gli ingredienti sono di altissima qualit&agrave;, sempre freschi e stagionali. Tra l&rsquo;ampia scelta del menu, la mia preferenza va sempre a quella con mozzarella di bufala e prosciutto crudo &mdash; un abbinamento perfetto!&quot;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>DAVIDE MARZULLO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29950/ristoranti/trattoria-contemporanea.html" target="_blank">Trattoria Contemporanea</a> a Lomazzo (Como), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35099/locali/giolina.html?_gl=1*qp4u2a*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI3ODgkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Giolina</a> a Milano</p>

<p>&quot;Mi ricordo che una sera ero da&nbsp;<em>Giolina</em>&nbsp;con una quindicina di amici, dopo un evento. Mangiai da solo due pizze pi&ugrave; una fetta ulteriore, senza sentire alcuna pesantezza. Strepitoso&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>MATTIA PECIS</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29071/ristoranti/cracco-portofino.html" target="_blank">Cracco Portofino</a> a Portofino (Genova), racconta le pizzerie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35119/locali/confine.html?_gl=1*1dwcaa7*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI1MzQkajM5JGwwJGgw" target="_blank">Confine</a> a Milano e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39758/locali/just-do-eat.html?_gl=1*qhs6bd*_up*MQ..*_ga*ODQwNjI3NjguMTc2ODIzMjcxNg..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzI3MTYkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI3NjgkajgkbDAkaDA." target="_blank">Just do Eat</a><em> </em>Riva di Solto (Bergamo)</p>

<p>&quot;Andare a mangiare una pizza viene spesso interpretato come gesto banale, da&nbsp;<em>Just do Eat</em>&nbsp;&egrave; diverso, perch&eacute; ti offre qualcosa appunto di differente dai soliti locali&quot;.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p><b>JUAN CAMILO QUINTERO</b>, chef del ristorante <em>Viride all&#39;Hotel Corinthia </em>a Roma, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35753/locali/bedussi.html?_gl=1*91rj86*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI2ODkkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Bedussi</a> a Brescia</p>

<p>&quot;Tra le proposte, spicca la&nbsp;<em>W l&rsquo;Italia</em>, una margherita con burrata che, dietro un&rsquo;apparente semplicit&agrave;, rivela equilibrio e precisione gustativa. Pi&ugrave; audace la&nbsp;<em>Mi hanno fatto a pezzi</em>, con tartare di manzo, che sorprende per intensit&agrave; e complessit&agrave; aromatica&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>GIANLUCA RENZI,</b> chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37027/ristoranti/cannavacciuolo-le-cattedrali.html" target="_blank">Cannavacciuolo - Le Cattedrali</a> ad Asti, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39744/locali/le-due-scimmie.html?_gl=1*x8nk06*_up*MQ..*_ga*NTE1NTIyOTEuMTc2ODIzMTczOQ..*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE3MzgkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI2NTgkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Le Due Scimmie</a> ad Asti</p>

<p>&quot;La pizza che io preferisco mangiare &egrave; la&nbsp;<em>Mariuzzo</em>, con fiordilatte di Agerola, provola affumicata, crema di peperoni, &lsquo;nduja calabrese, miele piccante e tarallo napoletano; la ordino spesso perch&eacute; la trovo davvero bilanciata oltre che gustosissima!&quot;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>VALENTINA RIZZO,&nbsp;</b>chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/24734/ristoranti/farmacia-dei-sani.html" target="_blank">Famarcia dei Sani </a>a Ruffano (Lecce), racconta <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39761/locali/non-solo-pizza.html?_gl=1*4ule0k*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI1ODMkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Non solo pizza</a> a Ruffano (Lecce)</p>

<p>&quot;Questa pizza &egrave; l&rsquo;esempio perfetto di come, quando una cosa &egrave; fatta bene e con costanza, senza inseguire le mode, pu&ograve; diventare un legame generazionale per un intero paese&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>FEDERICO ROVACCHI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.1224restaurantcortina.it/?utm_source=ig&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=link_in_bio&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGnLYcGhGALLd7lKezpG_kNQaRyxq2Rb13U-D1nVugsjCfA2QNzwMcV9QvntvU_aem_2TkMEBSo7uoKWpiSsLBV9Q" rel="nofollow" target="_blank">1224 Restaurant Cortina</a> a Cortina d&#39;Ampezzo (Belluno), racconta <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/34940/locali/osteria-della-pizza.html?_gl=1*12b78rm*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI1NjEkajEyJGwwJGgw" target="_blank">Osteria della Pizza</a><em>&nbsp;</em>a Motta di Livenza (Treviso)</p>

<p>&quot;La&nbsp;<em>Parmigiana</em>&nbsp;&egrave; una pizza simbolica qui, la firma di casa di&nbsp;<strong>Michele</strong>: profuma di tradizione con melanzane fritte al momento, pomodorini al forno e parmigiano&quot;.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>CIRO SCAMARDELLA</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/26980/ristoranti/pipero.html" target="_blank">Pipero</a> a Roma, racconta le pizzerie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35246/locali/pepe-in-grani.html?_gl=1*a6n7r9*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI1MTMkajYwJGwwJGgw" target="_blank">Pepe in Grani</a>&nbsp;a Caiazzo (Caserta) e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35119/locali/confine.html?_gl=1*1dwcaa7*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI1MzQkajM5JGwwJGgw" target="_blank">Confine</a> a Milano</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>&quot;<strong>Franco Pepe</strong>&nbsp;&egrave; una persona che ha sempre alimentato quel bambino che &egrave; in lui e che lo spinge a essere sempre curioso, a continuare a farsi domande&quot;.&nbsp;</p>

<p>&quot;Parlare della pizza di&nbsp;<em>Confine</em>&nbsp;&egrave; facile: semplicemente eccellente. E allora voglio mettere in luce un altro aspetto di questo locale. A me&nbsp;<em>Confine</em>&nbsp;piace tantissimo perch&eacute; l&igrave; vanno oltre il solito modello di pizzeria, avvicinandosi a quello di un ristorante&quot;.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>FRANCESCO SODANO</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32464/ristoranti/famiglia-rana-francesco-sodano.html" target="_blank">Famiglia Rana</a> a Oppeano (Verona), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39772/locali/maestri-pizzaioli.html?_gl=1*1is10j3*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI0ODkkajE1JGwwJGgw" target="_blank">Maestri pizzaioli</a> a Napoli</p>

<p>&quot;Rimane una pizzeria vecchia scuola, dove c&#39;&egrave; ancora il pizzaiolo di una volta, davanti al forno, vestito di bianco, con lo scollino. &Egrave; il fascino di un locale storico&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>JACOPO TICCHI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/27760/ristoranti/da-lucio.html" target="_blank">Da Lucio</a> a Rimini, racconta <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35039/locali/pizzarium.html?_gl=1*1vvfqg5*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI0NjQkajQwJGwwJGgw" target="_blank">Pizzarium</a> a Roma</p>

<p>&quot;La pizza di Gabriele Bonci non &egrave; solo buona: &egrave; cultura, &egrave; ricerca, &egrave; rispetto per la materia prima e per chi la produce&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>LORENZO VECCHIA</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29334/ristoranti/ahime.html" target="_blank">Ahim&egrave;</a>, a Bologna, racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/34979/locali/la-vecchia-scuola.html?_gl=1*5mbehg*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI0NDQkajYwJGwwJGgw" target="_blank">La vecchia scuola</a> a Montese (Modena)</p>

<p>&quot;Entrare a&nbsp;<em>La Vecchia Scuola</em>&nbsp;significa immergersi in un&rsquo;esperienza che va oltre la pizza: &egrave; un vero e proprio viaggio tra i sapori autentici dell&rsquo;Appennino Modenese&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>FRANCESCO VITALE</b>, chef del ristorante<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36061/ristoranti/arieddas.html" target="_blank"> Arieddas</a> a Sanluri (Sud Sardegna), racconta la pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35334/locali/re-mi.html?_gl=1*1vjkk2l*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzI0MDMkajYkbDAkaDA." target="_blank">Re | Mi</a> a Sassari</p>

<p>&quot;Nella tipologia Pan crock, con base di grano e segale, poi farcita, l&rsquo;equilibrio tra friabilit&agrave; della crosta e scioglievolezza della mollica &egrave; invidiabile: tagliata a met&agrave;, viene condita con la melanzana fritta, sugo e casizolu, diventando un omaggio alla sua Sassari&quot;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><b>TOMMASO ZOBOLI</b>, chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38506/ristoranti/patrizia.html" target="_blank">Patrizia</a> a Modena, racconta le pizzerie <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35033/locali/sancho.html" target="_blank">Sancho</a> a Fiumicino (Roma) e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/40580/locali/ooh-pasillo.html?_gl=1*1fprv7j*_up*MQ..*_ga*MTcwODI1MzE5Ni4xNzY4MjMxOTU0*_ga_ETRESG9H8Y*czE3NjgyMzE5NTMkbzEkZzEkdDE3NjgyMzIzNzUkajM0JGwwJGgw" target="_blank">Ooh Pasillo</a> a Rubiera (Reggio Emilia)</p>

<p>&quot;<em>Sancho</em>&nbsp;per me &egrave; la pizzeria del cuore soprattutto perch&eacute; &egrave; la fotografia di un periodo della mia vita nel quale vivevo a Fiumicino, quindi lontano da casa. Era una sorta di safe place. Innanzitutto per la qualit&agrave;, per la materia che servivano, e poi per le persone che c&#39;erano dentro&quot;.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/autori-pizza-2026.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41086/mondo-pizza/e-la-mia-pizzeria-preferita-30-giovani-chef-ci-svelano-il-loro-indirizzo-del-cuore.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Roma capitale degli alimentari vegani: 8 negozi da provare
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40818/dallitalia/romacapitaledegli-alimentarivegani-8-negozi-da-provare.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Se fino a pochi anni fa fare una spesa davvero vegana a Roma voleva dire spostarsi da un supermercato all&rsquo;altro leggendo etichette alla ricerca di ingredienti senza latte, uova o additivi animali, oggi la citt&agrave; offre una scena abbastanza diversa. Dalla Garbatella a Testaccio, da Ostiense a Colli Albani, sono nati market, drogherie moderne, botteghe di quartiere e piccoli bistr&ograve; con vendita al banco dove si trova tutto ci&ograve; che serve per riempire la dispensa senza rinunce: formaggi vegetali artigianali, tofu e seitan prodotti localmente, salumi cruelty-free, prodotti senza glutine, pane, dolci, piatti pronti, conserve e perfino colazioni e aperitivi da gustare sul posto. Sono luoghi in cui la spesa torna a essere un gesto di piacere, scoperta e consapevolezza: negozi di quartiere che stanno riscrivendo il concetto di alimentari, trasformando il plant-based in una scelta quotidiana accessibile e gustosa. Eccone 8 da provare.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Vegustibus</h2>

<p>[[ima2]]A Garbatella c&rsquo;&egrave; un indirizzo che dal 2021 sta riscrivendo le regole dell&rsquo;alimentazione vegetale: <a href="https://vegustibus.com/" rel="nofollow">Vegustibus</a>, la bottega dove il vegan non &egrave; rinuncia, ma scoperta. A guidarla sono <strong>Marco</strong> e <strong>Matilde</strong>, una coppia che ha trasformato una conversazione fatta seduti al tavolo della cucina in una missione: dimostrare che si pu&ograve; mangiare bene, etico e sostenibile allo stesso tempo. Vegustibus &egrave; un tempio del &quot;buono che fa bene&quot;. Qui ogni prodotto viene selezionato personalmente, con un occhio alla qualit&agrave; e l&rsquo;altro all&rsquo;impatto ambientale: formaggi vegetali artigianali, bevande plant-based, affettati cruelty-free, creme, alternative che replicano la consistenza e -&nbsp;spesso -&nbsp;anche il sapore di carne, pesce e latticini. Senza dimenticare frutta e verdura di stagione, biscotti, dolci e tante realt&agrave; di piccoli produttori che condividono la stessa visione. Ma, pi&ugrave; che una bottega, <em>Vegustibus</em> &egrave; una filosofia: la voglia di cambiare il mondo un pasto alla volta, con gentilezza e concretezza. &Egrave; un luogo aperto a tutti - vegani, curiosi, scettici e semplici buongustai - dove si scopre che il plant-based non &egrave; un &ldquo;piano B&rdquo;, ma un universo goloso e contemporaneo. Perch&eacute; da <em>Vegustibus</em> si va per comprare, ma si torna per l&rsquo;atmosfera, le storie, le idee e la sensazione di essere nel posto giusto: dove gusto ed etica si incontrano.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>La Drogheria Veg</h2>

<p>[[ima3]]<a href="https://www.ladrogheriaveg.it/" rel="nofollow">La Drogheria Veg</a>, a met&agrave; tra shop, caf&eacute; e bistr&ograve;, &egrave; il progetto di <strong>Sandra</strong> e <strong>Umberto</strong>: un punto di incontro dove scoprire quanto pu&ograve; essere semplice vivere e mangiare in modo sostenibile. La filosofia &egrave; chiara: un mondo pi&ugrave; etico, solidale, salutare e rispettoso degli animali e dell&rsquo;ambiente, da costruire con piccoli gesti quotidiani. Nel cuore dell&rsquo;Infernetto, La <em>Drogheria Veg</em> &egrave; il posto dove fare la spesa, comprare il pranzo al volo, fermarsi per un aperitivo o curiosare tra prodotti che sorprendono. In vetrina: formaggi vegetali artigianali - brie, gorgonzola, scamorze, ricotte, parmigiani - affettati vegan tagliati al momento e alternative alla carne e al pesce, dal tofu bio Otani ai burger Beyond, dal seitan agli insaccati vegetali. Ogni giorno, la cucina sforna piatti pronti caldi e freddi da gustare sul posto o da portare via: lasagne, polpette, insalate di pasta, torte rustiche, involtini e verdure ripassate. E per chi cerca un servizio speciale, c&rsquo;&egrave; anche un catering personalizzabile, perfetto per feste ed eventi. La <em>Drogheria Veg</em> supporta iniziative e serate benefit dedicate al cambiamento. Perch&eacute;, qui, il cibo non &egrave; solo nutrimento: &egrave; un modo concreto per trasformare il mondo. Un posto dove cambiare vita senza fare rivoluzioni, partendo dal piatto.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Cimad&ugrave;</h2>

<p>[[ima4]]<a href="https://www.instagram.com/cimadu.veganmarket/" rel="nofollow">Cimad&ugrave;</a><em> </em>&egrave; uno degli ultimi arrivati&nbsp;nella scena vegan romana, inaugurato in zona Caffarella - quartiere Colli Albani - il 23 novembre 2025, con una promessa chiara: &ldquo;La spesa vegana non sar&agrave; pi&ugrave; un tab&ugrave;&rdquo;. <strong>Denis</strong> ed <strong>Elisabetta</strong> hanno aperto questo spazio con un obiettivo semplice ma rivoluzionario: creare un punto di riferimento per chi vuole mangiare bene, etico e senza complicazioni. Qui tutto &egrave; pensato per rendere la vita pi&ugrave; facile e pi&ugrave; buona: prodotti 100% vegetali selezionati con cura, un buon rapporto qualit&agrave;-prezzo, un ambiente accogliente e inclusivo dove tutti possano fare la spesa senza dover leggere mille etichette. Da&nbsp;<em>Cimad&ugrave;</em> si possono trovare alternative veg al formaggio, tofu, seitan, salumi vegetali, snack dolci e salati, bevande&nbsp;e un intero reparto dedicato a chi segue un&rsquo;alimentazione senza glutine. Non finisce qui: si pu&ograve; fare colazione, pranzo o merenda con prodotti che &egrave; pi&ugrave; difficile trovare in zona, come cornetti e tramezzini vegetali di qualit&agrave;. In pochi minuti si pu&ograve; riempire la dispensa con tutto il necessario per una cucina vegetale semplice, gustosa e alla portata di tutti. <em>Cimad&ugrave;</em> &egrave; dunque pi&ugrave; di un negozio: &egrave; la risposta a chi vuole fare una spesa senza stress in un luogo dove il buon cibo &egrave; anche buono per il pianeta e per gli animali. Un piccolo cambiamento quotidiano che pu&ograve; fare una grande differenza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Veggy</h2>

<p>[[ima9]]Tra le new entry da segnalare, a Monterotondo, il 29 novembre ha inaugurato <a href="https://www.instagram.com/veggy_artigianale/" rel="nofollow">Veggy,</a> la prima gastronomia interamente vegetale della zona. Un laboratorio dove polpette, burger, nuggets e perfino Cordon Bleu nascono da ricette artigianali a base di verdure fresche, soia e proteina del pisello. Prodotti che non vogliono imitare, ma stupire: ricchi di proteine, saporiti e pensati per accontentare tutti, da chi &egrave; a dieta a chi &egrave; intollerante al lattosio, da chi segue un&rsquo;alimentazione plant-based ai curiosi che vogliono ridurre la carne senza rinunciare al piacere. Il banco &egrave; una vetrina di tentazioni 100% vegetali, con preparazioni crude o cotte pronte da portare a casa e piatti che intendono dimostrare quanto la cucina veg possa essere godereccia, croccante, filante e irresistibile. <em>Veggy </em>&egrave; la risposta a una nuova domanda gastronomica: sapori moderni, freschi e diversi da tutto ci&ograve; che si trova in zona. Una piccola rivoluzione da scoprire morso dopo morso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Vegan Store Stallo 83 Nuovo Mercato Testaccio</h2>

<p>[[ima5]]Nel cuore del Nuovo Mercato di Testaccio c&rsquo;&egrave; un banco che ha fatto la storia: <a href="https://www.instagram.com/veganstore83_/" rel="nofollow">Vegan Store Stallo 83</a>, il primo banco vegano aperto in un mercato di Roma. Un punto d&rsquo;incontro per chi sceglie un&rsquo;alimentazione etica e consapevole, ma anche per chi vuole semplicemente scoprire quanto gustoso possa essere mangiare vegetale. Alla guida c&rsquo;&egrave; <strong>Barbara</strong>, che dal 2015 seleziona con cura ogni prodotto: dagli affettati vegetali alle bevande vegetali, dai cosmetici ai prodotti per la cura del corpo. Qui non si rinuncia a niente: la variet&agrave; &egrave; la prova vivente che la cucina vegana non &egrave; affatto una dieta &ldquo;limitata&rdquo;, ma un mondo ricco di sapori, consistenze e sorprese. Aprire un banco vegano a Testaccio, quartiere storicamente legato all&rsquo;ex mattatoio, non &egrave; stato semplice. Diffidenza, scetticismo, commenti taglienti. Eppure <strong>Barbara</strong> ha continuato a seminare ogni giorno con ascolto, pazienza ed empatia. Oggi quei semi sono diventati un piccolo albero che d&agrave; frutti veri: clienti che hanno cambiato abitudini, persone che dopo anni di macelleria hanno deciso di provare una strada diversa, cuori che si sono aperti senza bisogno di forzature. Perch&eacute; qui non si parla solo di cibo: si parla di rivoluzione gentile. Di dimostrare, un assaggio alla volta, che un mondo senza crudelt&agrave; &egrave; possibile.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Veganize IT! Bakery e Market vegano a Dragona</h2>

<p>[[ima6]]A Dragona, nella periferia sud di Roma, una macelleria &egrave; stata trasformata in una bottega vegana con cucina: un segnale forte di cambiamento, firmato da<strong> Flavio Ippoliti</strong> e <strong>Denise Sisto</strong>. Qui il motto &egrave; chiaro: tutto pu&ograve; essere veganizzato, senza rinunciare al gusto. La bottega offre il meglio del vegan made in Italy ed europeo, con consegne in tutta Italia e, da novembre 2025, anche refrigerate. Sugli scaffali e nel banco frigo si passa dai panettoni vegani alle mozzarelle di anacardi perfette per la pizza, dai salumi vegetali ai seitan e tofu artigianali. La cucina &egrave; &ldquo;godereccia&rdquo; e orgogliosamente romana: niente minimalismo, ma sapori pieni e piatti che fanno venire l&rsquo;acquolina in bocca. Pasta e ceci, aglio olio e peperoncino, panini, burger, pizza: la prova che la cucina vegetale sa essere irresistibile. Grande attenzione anche alla spesa sfusa - pasta, legumi, frutta secca - per ridurre costi e packaging, senza rinunciare alla qualit&agrave;. Aperto dalla colazione all&rsquo;aperitivo, tra cornetti, dolci e specialit&agrave; tradizionali reinventate in chiave vegetale, <a href="https://veganizeitaly.myshopify.com/" rel="nofollow">Veganize It!</a> non &egrave; solo un negozio: &egrave; un manifesto, un invito a scoprire un modo di mangiare pi&ugrave; etico e sostenibile.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Fermaggio Bistr&ograve; &amp; Store</h2>

<p>[[ima7]]<a href="https://fermaggio.shop/" rel="nofollow">Fermaggio</a>&nbsp;&egrave; la storia di una piccola rivoluzione gastronomica che nasce dal desiderio di dimostrare che i formaggi vegani possono essere non solo buoni, ma sorprendenti. Sei anni fa, <strong>Manfredi Rondina</strong> &ndash; allora giovane chef con una lunga esperienza ai fornelli &ndash; comincia a studiare, sperimentare, provare e riprovare in un piccolo laboratorio a Cave, vicino Roma. L&rsquo;idea &egrave; chiara: creare alternative vegetali al formaggio usando processi artigianali, puliti e naturali, senza scorciatoie, senza aromi artificiali e senza ingredienti superflui. La base &egrave; sempre la frutta secca biologica, soprattutto anacardi e mandorle siciliane, trasformate in creme, poi lasciate maturare attraverso fermentazioni controllate. Come nei caseifici tradizionali, si passa alla formatura, alla salatura e alla stagionatura, anche con muffe nobili, per ottenere prodotti che non imitano, ma reinterpretano caciotte, erborinati e mozzarelle con carattere, profondit&agrave; aromatica e identit&agrave; tutta vegetale. Il successo arriva presto e la domanda cresce, soprattutto dall&rsquo;estero, ma anche da Roma, dove sempre pi&ugrave; persone cercano alternative senza lattosio, senza glutine, sane e rispettose dell&rsquo;ambiente. Cos&igrave; nel 2024 <em>Fermaggio</em> apre nel cuore della citt&agrave;, in zona Piazza Fiume, un vero Bistr&ograve; &amp; Store in cui acquistare al taglio &ldquo;fermaggi&rdquo;, assaggiarli in taglieri e box degustazione, godersi una pausa pranzo fatta di panini, pizze farcite e aperitivi moderni, oppure semplicemente incontrare chi con passione sta cambiando il mondo delle fermentazioni vegetali. Dentro c&rsquo;&egrave; l&rsquo;entusiasmo di <strong>Manfredi </strong>e del fratello <strong>Timoteo</strong>, il desiderio di creare un rapporto diretto con i clienti e la voglia di condividere un nuovo modo di vivere il gusto: filante, cremoso, stagionato, erborinato, ma senza sfruttamento animale e con un&rsquo;attenzione enorme alla qualit&agrave; delle materie prime.&nbsp;Il 25 ottobre 2025 ha inaugurato anche una nuova sede, con il <em>Banco Fermaggio</em> nel Box 155 del Mercato Trionfale. Uno spazio interamente dedicato al mondo del plant-based artigianale.&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<h2>Julietta Pastry and Lab, pasticceria vegana</h2>

<p>[[ima8]]Da <a href="https://juliettapastryandlab.it/" rel="nofollow">Julietta Pastry and Lab</a>, nel cuore di Ostiense, la pasticceria vegetale si esprime attraverso un linguaggio elegante e sorprendente. Nata nel 2023 dall&rsquo;esperienza di <em>Romeow Cat Bistrot </em>e dalla visione di <strong>Valentina de Matteis</strong>, questa pasticceria traduce in dolci l&rsquo;idea che gusto, etica e bellezza possano convivere senza compromessi. Il laboratorio trasforma farine integrali, materie prime stagionali, fermentazioni naturali e ingredienti vegetali in creazioni che sembrano uscite da una storica p&acirc;tisserie parigina, con una sensibilit&agrave; moderna e sostenibile. Chi entra viene accolto da profumi e colori che raccontano tecnica e passione: croissant roll dalla sfogliatura impeccabile, millefoglie, cheesecake e torte raw gluten free, monoporzioni curate nel dettaglio, ma anche quiche, sandwich e salati da assaporare con calma o da portare a casa. <em>Julietta</em> &egrave; anche bottega: sugli scaffali si trovano prodotti come ricotta vegetale, fermentati, tempeh, seitan, sughi come il rag&ugrave; di funghi o la celebre &ldquo;falsa tonnata&rdquo;, insaporitori e kombucha. Tutto nasce nel laboratorio della pasticcera <strong>Barbara Giovanetti</strong>, che trasforma l&rsquo;idea di pasticceria vegana in una proposta gourmet inclusiva, ricercata e accessibile. Qui la sostenibilit&agrave; passa anche dalle scelte quotidiane: ingredienti biologici, fornitori locali, soia non ogm, materiali di imballaggio riciclabili o compostabili. <em>Julietta Pastry and Lab</em> unisce il sapore del fatto in casa a una visione innovativa che dimostra come la pasticceria vegetale possa essere raffinata, leggera e buonissima.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/vegan-store-stallo-83-mercato-nuovo-testaccio-alimentari-vegano-negozio-supermercato-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40818/dallitalia/romacapitaledegli-alimentarivegani-8-negozi-da-provare.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Come riuscire a produrre qualità e a distribuirla in tutt'Italia (e non solo)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41085/dallitalia/come-riuscire-a-produrre-qualita-e-a-distribuirla-in-tuttitalia-e-non-solo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Qualcuno a volta mi chiede: come riuscite a coniugare i numeri da produzione industriale con l&#39;attenzione artigianale alla qualit&agrave;? Ecco: l&rsquo;aggettivo &ldquo;industriale&rdquo; non si attaglia a <a href="https://latteriasorrentina.com/" rel="nofollow">Latteria Sorrentina</a>. Nonostante le quantit&agrave; importanti prodotte ogni giorno, restiamo una realt&agrave; artigianale &ndash; o, se preferite, semi-artigianale - e soprattutto familiare. Dal 1880 <em>Latteria Sorrentina</em> &egrave; sempre della famiglia <strong>Amodio</strong> e non abbiamo fatto altro che farci aiutare nel nostro lavoro di casari da macchine che migliorano la sicurezza sul lavoro, lo facilitano, ma hanno bisogno sempre di una importante componente umana in tutte le fasi. La lavorazione in sostanza &egrave; quella tradizionale e immutata se non in alcuni aspetti, come i continui e costanti controlli in laboratorio del latte, che vogliamo qualitativamente perfetto. L&rsquo;aspetto industriale riguarda poi la capacit&agrave; di rendere stabili nel tempo le migliori pratiche di trasformazione. E anche di migliorare le capacit&agrave; di risparmio energetico e di acqua, essenziali per un caseificio. In questo siamo tecnologicamente molto avanzati e, sembrer&agrave; un paradosso, proprio grazie al nostro assetto artigianale e familiare che ci permette di muoverci in tempi rapidissimi.</p>

<p>[[ima2]]Tutto ci&ograve;, insieme, ci consente di poter proporre sul mercato prodotti di alta qualit&agrave;: non usiamo conservanti chimici e l&rsquo;intero processo di lavorazione del latte avviene entro le 24-36 ore successive al suo ingresso nel caseificio, cos&igrave; evitiamo gli effetti della sua naturale acidificazione. E poi gli ingredienti: semplici e naturali. Il <em>Fiordilatte di Latteria Sorrentina</em> &egrave; realizzato a partire solo da latte, sale, caglio e fermenti lattici che lo rendono un prodotto &ldquo;vivo&rdquo; che continua ad evolversi e maturare nel tempo. L&rsquo;altro segreto &ndash; ma &egrave; sotto gli occhi di tutti - &egrave; la logistica. Arriviamo in 85 Paesi nel mondo e solo in Italia abbiamo 5 hub distributivi (a Roma, Milano, Torino, Palermo e Pesaro) che ci consentono consegne quotidiane di fiordilatte freschissimo. Abbiamo un team interno che si occupa delle consegne in tutta Europa, arrivano a destinazione entro 60 ore. E, nei Paesi pi&ugrave; distanti, interveniamo con il frozen che assicura al fiordilatte una resa per gusto e consistenza equiparabile al prodotto fresco.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Latteria Sorrentina nella grande distribuzione: democratizzare l&rsquo;alta qualit&agrave;</strong><br />
[[ima3]]Si &egrave; chiuso da pochi giorni un anno molto importante per noi di <a href="https://latteriasorrentina.com/" rel="nofollow">Latteria Sorrentina</a>, storico caseificio campano di Sant&#39;Anastasia (Napoli), fondato nel 1880 dalla famiglia <strong>Amodio</strong> e che da cinque generazioni continua la produzione d&rsquo;eccellenza di fiordilatte fresco, scamorza affumicata e ricotta, lavorati secondo ricette tradizionali e metodi antichi. Nel 2025, infatti,<em> abbiamo</em> &quot;democratizzato&quot; l&rsquo;alta qualit&agrave; casearia, finora dedicata a pizzerie e ristoranti di tutto il mondo, lanciando la nostra primissima linea Horeca. Sono nati il <em>Fiordilatte &quot;Taglio a mestiere&quot;</em>, la <em>Ricotta &quot;Ricca&quot;</em> e le <em>&quot;Filacce&quot; di fiordilatte</em>, tre referenze destinate ai supermercati e pensate per il consumo domestico. Una proposta che evoca la secolare vocazione di <em>Latteria Sorrentina</em> per la produzione di latticini artigianali e di qualit&agrave;.</p>

<p>Abbiamo subito avuto un successo di pubblico che &egrave; andato oltre le pi&ugrave; rosee aspettative. Cos&igrave;, ci stiamo attrezzando per rispondere alle richieste di una clientela di consumatori domestici che apprezza la qualit&agrave; dei nostri latticini. E non possiamo che essere contenti di averli incontrati al di fuori del nostro naturale scenario di riferimento, cio&egrave; pizzerie, ristoranti e pasticcerie.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/giovanni-amodio-copia.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41085/dallitalia/come-riuscire-a-produrre-qualita-e-a-distribuirla-in-tuttitalia-e-non-solo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title> A tu per tu con Ana Roš: «Come un ritorno a casa in Istria con il nuovo JAZ»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41045/dal-mondo/-a-tu-per-tu-con-ana-ro-come-un-ritorno-a-casa-in-istria-con-il-nuovo-jaz.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; un nuovo progetto che prende forma<strong> </strong>lungo la costa adriatica e che segna un passaggio chiave nel percorso di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/586/chef-e-protagonisti/ana.html">Ana Ro&scaron;</a>, la chef slovena di fama internazionale. Nei primi mesi del 2026, a Poreč, in Istria, aprir&agrave; <em>JAZ by Ana Ro&scaron;</em>, la prima sede internazionale del suo format di casual fine dining, realizzata in collaborazione con <em>Valamar</em>, leader dell&rsquo;ospitalit&agrave; in Croazia. Dopo il debutto a Lubiana, <em>JAZ </em>approda cos&igrave; sul mare, lungo il vivace lungomare della citt&agrave; istriana, portando con s&eacute; una visione gastronomica che unisce qualit&agrave; assoluta, informalit&agrave; e forte radicamento territoriale. Non si tratta, per&ograve;, di una semplice espansione geografica. Per <strong>Ana Ro&scaron;</strong> l&rsquo;Istria &egrave; un luogo profondamente personale, una geografia emotiva prima ancora che culinaria. &laquo;Per me l&rsquo;Istria &egrave; come tornare a casa. Ho trascorso qui gran parte della mia infanzia e questa regione &egrave; sempre stata parte della mia cucina e della mia anima&raquo;, racconta la chef, una delle voci pi&ugrave; autorevoli della gastronomia europea e anima di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/17462/ristoranti/hisa-franko.html">Hi&scaron;a Franko</a>, pluripremiato ristorante situato a Kobarid (Caporetto), al confine tra Italia e Slovenia.</p>

<p>[[ima6]]<em>JAZ by Ana Ro&scaron; Poreč</em> nasce come uno spazio conviviale e contemporaneo, pensato per accompagnare l&rsquo;ospite dalla colazione alla cena, con una proposta che celebra i prodotti locali e stagionali, provenienti da agricoltori, pescatori e piccoli produttori del territorio. La cucina si muove tra tradizione e slancio contemporaneo, con tecniche moderne e suggestioni raccolte nei viaggi di <strong>Ana</strong> in tutto il mondo. I piatti dialogano con una selezione di vini locali ed europei e con cocktail signature, parte integrante dell&rsquo;esperienza. &laquo;<em>JAZ</em> non &egrave; un fine dining tradizionale, &egrave; il mio salotto -&nbsp;spiega <strong>Ro&scaron;</strong>&nbsp;- Un luogo dove il cibo, i cocktail e le persone si incontrano in modo naturale. Vogliamo che gli ospiti condividano i piatti, si passino il cibo, creino una piccola magia a tavola&raquo;. Anche lo spazio riflette questa filosofia. Affacciato sul lungomare di Poreč, il ristorante &egrave; stato riprogettato ispirandosi alla luce e ai materiali dell&rsquo;Adriatico: superfici chiare, texture naturali, forme morbide e organiche che costruiscono un&rsquo;atmosfera rilassata ma sofisticata, profondamente connessa al contesto costiero. Con questa nuova apertura, <em>JAZ by Ana Ro&scaron; </em>diventa un ponte simbolico tra la Valle dell&rsquo;Isonzo e il Mediterraneo, tra montagne e mare, tra Slovenia e Istria. Un progetto che espande la narrazione culinaria della chef oltre i confini nazionali, restando fedele ai suoi valori fondanti: sostenibilit&agrave;, stagionalit&agrave; e racconto emotivo del territorio.</p>

<p>[[ima2]]<strong>Hai spesso parlato del desiderio di una cucina mediterranea. Quanto &egrave; centrale oggi questo sogno?</strong><br />
&laquo;&Egrave; sempre stato centrale. Oggi la mia cucina nasce tra le montagne (da&nbsp;<em>Hi&scaron;a Franko)</em> , ma io sono istriana nel cuore. Il Mediterraneo fa parte di me, dei miei ricordi, del mio modo di sentire il cibo. Sognavo da tempo un ristorante in Istria, con vista sul mare e sugli ulivi. Oggi quel sogno sta diventando reale&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]<strong>Il tuo percorso &egrave; completamente autodidatta. Quanto ha inciso questa scelta sulla tua libert&agrave; creativa?</strong><br />
&laquo;Essere autodidatta mi ha dato una libert&agrave; totale. Non ho frequentato scuole di cucina, non ho fatto stage, e questo mi ha permesso di non avere condizionamenti. La mia cucina nasce dal cuore e dalla testa, non dal confronto con altri chef o dal desiderio di seguire una tendenza. Cucino ci&ograve; che sento, ci&ograve; che il territorio e la stagionalit&agrave; mi suggeriscono, filtrati attraverso la mia personalit&agrave;&raquo;.</p>

<p><strong>La crescita di Hi&scaron;a Franko &egrave; stata impressionante, ma non &egrave; mai stata guidata dall&rsquo;ambizione del premio.&nbsp;</strong><br />
&laquo;Assolutamente s&igrave;. <em>Hi&scaron;a Franko</em> &egrave; cresciuto in modo naturale, senza strategie legate ai riconoscimenti. La creativit&agrave; &egrave; sempre stata centrale, per questo cambiamo menu ogni anno. Non cuciniamo per ottenere stelle, cuciniamo perch&eacute; sentiamo l&rsquo;urgenza di raccontare qualcosa di nuovo. Il mio obiettivo &egrave; sempre stato fare una cucina &ldquo;golosa&rdquo;, che venga voglia di mangiare e di ritornare, senza mai perdere il rigore tecnico, soprattutto quando si lavora con ingredienti semplici come le verdure&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]<strong>Come vedi oggi il panorama gastronomico sloveno?</strong><br />
&laquo;La Slovenia ha fatto grandi passi avanti nel fine dining, ma manca ancora una base solida di ristorazione quotidiana. Non abbiamo una vera cultura di trattorie e osterie come in Italia. A Lubiana, per esempio, il buon cibo di tutti i giorni non &egrave; ancora cos&igrave; radicato. &Egrave; anche per questo che ho deciso di aprire <em>JAS by Ana Ro&scaron;</em>, un progetto di &ldquo;young dining&rdquo;, pensato per offrire una buona tavola accessibile. Parallelamente, credo che ci sia ancora molto lavoro da fare per riscoprire e valorizzare le nostre origini culinarie&raquo;.</p>

<p><strong>Essere donna e chef oggi &egrave; ancora una sfida?</strong><br />
&laquo;S&igrave;, ed &egrave; spesso una sfida silenziosa. Le donne in cucina convivono con un senso di colpa costante, perch&eacute; cercano di tenere insieme molti ruoli. Il modello lavorativo della ristorazione va cambiato: l&rsquo;head chef &egrave; spesso il primo ad arrivare e l&rsquo;ultimo ad andarsene. &Egrave; una dinamica che storicamente &egrave; stata pi&ugrave; facile da sostenere per gli uomini. In Slovenia si dice che dietro ogni uomo di successo ci sia una donna forte, ma raramente vale il contrario&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]<strong>Che consigli daresti a un giovane chef che sta iniziando ora?</strong><br />
&laquo;Direi due cose: motivazione e disciplina. La disciplina &egrave; fondamentale per costruire un lavoro organizzato, chiaro e costante; &egrave; spesso ci&ograve; che fa la differenza tra un ristorante a due e uno a tre stelle Michelin. La motivazione, invece, serve nei momenti difficili, quando i risultati non arrivano subito e la crescita richiede tempo&raquo;.</p>

<p><strong>Cosa vorresti che un ospite portasse con s&eacute; dopo aver mangiato la tua cucina?</strong><br />
&laquo;Vorrei lasciare una traccia. Non mi interessa solo offrire un&rsquo;esperienza bellissima, ma qualcosa di interessante, emozionante, magari anche commovente. Mi piacerebbe che la mia cucina cambiasse qualcosa in chi la vive, come succede quando si entra in contatto con un&rsquo;opera d&rsquo;arte.</p>

<p><strong>E il lavoro con i giovani, cosa rappresenta per te oggi?</strong><br />
&laquo;&Egrave; una delle parti pi&ugrave; belle del mio lavoro. I ragazzi giovani sono aperti, curiosi, pronti a cambiare e a crescere. Hanno voglia di imparare e di costruire qualcosa insieme. &Egrave; uno scambio continuo di energia ed &egrave; fondamentale per mantenere viva una cucina&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/3-57.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41045/dal-mondo/-a-tu-per-tu-con-ana-ro-come-un-ritorno-a-casa-in-istria-con-il-nuovo-jaz.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>I migliori piatti che abbiamo gustato in Spagna, secondo noi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41084/dal-mondo/i-migliori-piatti-che-abbiamo-gustato-in-spagna-secondo-noi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Come ogni anno, facciamo una panoramica tra i migliori piatti del 2025, quelli che ci sono piaciuti di pi&ugrave;. &Egrave; impossibile riassumerli tutti in una lista, sempre inevitabilmente incompleta. Provengono da 15 ristoranti tra gli oltre 250 che abbiamo visitato negli ultimi 12 mesi. Abbonda la cucina tradizionale e classica, che rifiorisce. L&rsquo;ordine dei piatti non segue le preferenze, ma la data di degustazione in ordine inverso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Patate &ldquo;a la importancia&rdquo;</em> all&#39;<a href="https://arzabal.com/" rel="nofollow">Arzabal</a>, Madrid</strong><br />
[[ima2]]Un piatto presente fin dagli inizi della taverna nel quartiere Retiro: un classico che richiede una lunga preparazione e che <strong>Iv&aacute;n</strong> e <strong>&Aacute;lvaro</strong> continuano a realizzare molto bene. Ora, al Bernab&eacute;u, la versione &egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; lussuosa, con la cicala di mare invece di vongole e gamberi come nella ricetta tradizionale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Bonbon di tortilla di patate con cipolla</em> al <a href="https://www.instagram.com/localdensayo/" rel="nofollow">Local de Ensayo</a>, Murcia</strong><br />
[[ima3]]Un aperitivo che ti lascia a bocca aperta perch&eacute; il sapore &egrave; quello della tortilla con cipolla, anche se la forma non lo &egrave;. Un esempio di come la tradizione possa evolvere quando ha senso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Fagioli stufati con &ldquo;tropezones&rdquo; di selvaggina</em> al&nbsp;<a href="https://restaurantelera.es/en" rel="nofollow">Lera</a>, Castroverde de Campos (Castiglia e Le&oacute;n)</strong><br />
[[ima4]]L&rsquo;abbinamento tra legumi e selvaggina &egrave; un classico che, nelle mani di <strong>Luis Lera</strong>, raggiunge il suo apice. Un piatto per tornare a Castroverde de Campos ancora e ancora. (<em>Tropezones</em> in spagnolo significa bocconi, pezzi, <em>ndt</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Cozza con salsa piccante</em> al&nbsp;<a href="https://www.neruaguggenheimbilbao.com/" rel="nofollow">Nerua</a>, Bilbao (Paesi Baschi)</strong><br />
[[ima5]]Un piatto concettuale, come la buona cucina di <strong>Josean Alija</strong>, in cui recupera e valorizza l&rsquo;importanza di una salsa popolare: la salsa piccante. Un&rsquo;eccellente cozza, cotta al punto perfetto e condita con una salsa sublime. Basta questo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Cipolla in &ldquo;manteca color&aacute;&rdquo;</em> al <a href="https://www.restaurantebardal.com/" rel="nofollow">Bardal</a>, Ronda&nbsp;(Andalusia)</strong><br />
[[ima6]]Un piatto goloso come pochi, firmato da <strong>Benito G&oacute;mez</strong> e dal suo team di Ronda. Un brodo meraviglioso e una cipolla che si scioglie nel cucchiaio.&nbsp;(La&nbsp;<em>manteca color&aacute;</em> &egrave; strutto di maiale &quot;colorato&rdquo; con piment&oacute;n/paprika, <em>ndt</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Steak tartare di &ldquo;cadera&rdquo;</em> a <a href="https://bodegaelcapricho.com/en/" rel="nofollow">El Capricho</a>, Zamora&nbsp;(Castiglia e Le&oacute;n)</strong><br />
[[ima7]]La carne della cadera &egrave; cos&igrave; buona che il caviale &egrave; superfluo. Taglio impeccabile, assenza di condimenti e un sapore che resta per sempre in memoria, come la consistenza. (La <em>cadera</em>&nbsp;&egrave; letteralmente l&#39;anca; in macelleria indica un taglio della parte posteriore del bovino, nella zona anca/bacino, vicino a coscia e groppa, <em>ndt</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Tartare di calamaro al burro tostato</em> al <a href="https://marerestaurante.com/" rel="nofollow">Mare</a>, Cadice (Andalusia)</strong><br />
[[ima8]]La cucina di <strong>Juan Viu</strong> &egrave; semplice quanto succulenta: con pochi ingredienti crea piatti indimenticabili. Questo calamaro con salsa al burro tostato ne &egrave; un ottimo esempio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Xoio</em> al <a href="https://www.cullerdepau.com/" rel="nofollow">Culler de Pau</a>, Pontevedra (Galizia)</strong><br />
[[ima9]]L&rsquo;omaggio di <strong>Javier Olleros</strong> al gargouillou di <strong>Michel Bras</strong>: la crema sottostante, gli &ldquo;shot&rdquo; e la consistenza di alcune verdure sono un modo magnifico di aggiornare il piatto del grande maestro francese che ha gettato le basi della cucina vegetale contemporanea. (<em>Xoio</em> il galiziano &egrave; la zizzania/cicerchia selvatica,&nbsp;una graminacea infestante dei cereali, <em>ndt</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Trilogia di astice</em> all&rsquo;<a href="https://asadoropazo.es/" rel="nofollow">Asador O&rsquo;Pazo</a>, La Coru&ntilde;a (Galizia)</strong><br />
[[ima10]]Non avevamo mai mangiato un astice cos&igrave;. Ogni parte del crostaceo &egrave; preparata in modo diverso per esaltarne consistenza e sapore.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Acciughe (boquerones) in aceto</em> a <a href="https://www.marinosjose.com/" rel="nofollow">Los Marinos Jos&eacute;</a>, Malaga (Andalusia)</strong><br />
[[ima11]]Cos&igrave; semplice e cos&igrave; difficile. Ricetta tradizionale a cui <strong>Pablo S&aacute;nchez</strong> applica il sapere contemporaneo e la sua splendida intuizione nel cucinare il pesce, sia a freddo sia a caldo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Razza al burro nero</em> al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12584/locali/suculent.html">Suculent</a>, Barcellona</strong><br />
[[ima12]]Un classico della cucina francese nelle mani di uno dei migliori cuochi di Spagna, <strong>Toni Romero</strong>. Un recital di grandi piatti nel cuore di Barcellona.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Lamelle di carciofo</em> al <a href="https://vandelvirarestaurante.es/" rel="nofollow">Vandelvira</a> a Ja&eacute;n&nbsp;(Andalusia)</strong><br />
[[ima13]]Non avevamo mai mangiato dei carciofi cos&igrave;. L&rsquo;immaginazione di <strong>Juan Carlos Garc&iacute;a</strong> porta la cucina in un&rsquo;altra dimensione: questo piatto ne &egrave; un buon esempio.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Puchero di pinna di squalo</em> al&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12514/locali/diverxo.html">DiverXo</a> a Madrid</strong><br />
[[ima14]]Solo un palato come quello di <strong>Dabiz Mu&ntilde;oz</strong> &egrave; capace di creare un piatto tanto complesso e delizioso come questo puchero, in cui le tagliatelle sostituiscono i vermicelli e simulano una pinna di squalo. (Il&nbsp;<em>puchero</em> &egrave; un grande bollito in brodo della tradizione spagnola: una zuppa&nbsp;cotta a lungo in pentola, con carni e verdure, spesso legumi, <em>ndt</em>).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong><em>Cervella con capperi</em> al&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/20817/locali/la-tasquita-de-enfrente.html">La Tasquita de Enfrente</a> a Madrid</strong><br />
[[ima15]]Le cervella, come buona parte delle frattaglie, sono ormai quasi in disuso. Questa ricetta tradizionale, aggiornata, &egrave; un piccolo tesoro che <strong>Juanjo L&oacute;pez Bedmar</strong> custodisce nel suo ristorante madrileno.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/piatti-spagna-2025.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41084/dal-mondo/i-migliori-piatti-che-abbiamo-gustato-in-spagna-secondo-noi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>A Siracusa seconda edizione di Vinacria, l'evento sul vino siciliano: c'eravamo anche noi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41083/in-cantina/a-siracusa-seconda-edizione-di-vinacria-levento-sul-vino-siciliano-ceravamo-anche-noi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>In una Ortigia attraversata dai venti d&#39;autunno, la citt&agrave; ha ospitato la seconda edizione di <a href="https://vinacriawinefest.it/" rel="nofollow">Vinacria</a>, l&#39;evento voluto da <strong>Giada Capriotti</strong> che ha coinvolto 89 espositori complessivi tra cui 73 cantine siciliane. Due giornate intense quelle di domenica 23 e luned&igrave; 24 novembre 2025 all&#39;<em>Antico Mercato</em> che hanno raccontato la Sicilia attraverso il vino, con un linguaggio popolare e contemporaneo con l&#39;obiettivo di fare network e promuovere il lavoro dei produttori siciliani.</p>

<p>L&#39;evento, considerato tra i pi&ugrave; interessanti sull&#39;isola, per numero di aziende partecipanti, qualit&agrave; dei produttori e approfondimenti, ha messo al centro storie, identit&agrave; e visioni che rendono la Sicilia una terra enologica unica.</p>

<p>[[ima2]]Qui la nostra <strong>Cinzia Benzi</strong> ha guidato una degustazione tra i vini dolci dell&#39;isola, un vero e proprio viaggio tra i territori siciliani e il tempo scandito dall&#39;uva che si trasforma e diventa vino perch&eacute; di questo, prima di tutto, parlano i vini dolci: del tempo che scolpisce, del tempo che educa, del tempo che rivela: &laquo;Quando ci avviciniamo a questa tipologia di vini &ndash; racconta <strong>Benzi</strong> &ndash; ci avviciniamo a un valore del tempo. Il tempo va rispettato, e soprattutto compreso&raquo;.</p>

<p>Cos&igrave;, il primo sorso &egrave; stato il <em>Diamante</em> di <em>Tasca d&#39;Almerita</em>, nato per una storia d&#39;amore lunga sessant&#39;anni tra il <strong>Conte Giuseppe</strong> e la <strong>Contessa Franca</strong>, un vino a base di Traminer aromatico e Moscato Giallo che si immaginerebbe opulento e zuccherino, e che invece accarezza il palato con una delicatezza sorprendente, la stessa che <strong>Benzi</strong> rivendica come la sua verit&agrave; pi&ugrave; autentica.</p>

<p>[[ima3]]Poi il <em>Kaid vendemmia tardiva</em> di <em>Alessandro di Camporeale</em>, Syrah dolce e speziato, ha portato tutti fuori dagli schemi del fine pasto, ricordando che la dolcezza pu&ograve; muoversi libera, dialogando con spezie, sapori decisi, cucine che profumano d&#39;Oriente. Il <em>Moscato di Noto</em> di <em>Feudo Maccari</em> ha introdotto un respiro pi&ugrave; teso, luminoso, quasi mentolato, come una brezza che arriva a pulire l&#39;aria in un pomeriggio caldo.</p>

<p>[[ima4]]E subito dopo &egrave; arrivato il <em>Grillodoro</em> di <em>Gorghi Tondi</em>, l&#39;unico muffato di Sicilia, nato da una botrytis capricciosa che compare solo quando vuole lei: &laquo;Esteticamente l&#39;acino botritizzato &egrave; orribile, ma gustativamente &egrave; meraviglioso&raquo;. Racconta <strong>Cinzia</strong> da grande conoscitrice di vini dolci e di <em>Ch&acirc;teau d&#39;Yquem</em>, raccontando quel paradosso che ogni degustatore impara presto ad amare.</p>

<p>Il <em>Passo di Nero</em> di <em>Tenute Lombardo</em>, Nero d&#39;Avola appassito ad alta quota, ha introdotto una balsamicit&agrave; inattesa, figlia dell&#39;altitudine e del vento, mentre la <em>Malvasia delle Lipari</em> di <em>Caravaglio</em>, arrivata dalle isole, ha aperto una dimensione soffusa, quasi carezzevole, come un raggio di sole filtrato nel Mar Tirreno. La parte finale del viaggio ha toccato Pantelleria con lo Zibibbo due volte, prima con il <em>NES</em> di <em>Pellegrino</em>, opulento e solare, vino che <strong>Benzi</strong> invita a bere persino come aperitivo, &laquo;perch&eacute; basta giocare con la temperatura e tutto cambia&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Per poi concludere con il <em>Bukkuram Sole d&#39;Agosto</em> di <em>Marco De Bartoli</em>, che &egrave; molto pi&ugrave; di un vino: &egrave; un luogo, un ricordo, un ritorno. &laquo;Se bevo questo vino a occhi chiusi, torno sull&#39;isola&raquo;. Dice qualcuno in sala e in quella frase era racchiusa l&#39;essenza stessa della degustazione.</p>

<p>Perch&eacute; il tempo dei vini dolci non &egrave; solo quello del riposo, dell&#39;appassimento o dell&#39;attesa: &egrave; il tempo della memoria, il tempo che custodisce e restituisce. &Egrave; il tempo che la Sicilia sa raccontare come pochi altri posti al mondo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/dsc06504.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41083/in-cantina/a-siracusa-seconda-edizione-di-vinacria-levento-sul-vino-siciliano-ceravamo-anche-noi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>A Genova Roberto Panizza rilancia la farinata e ricorda l'amico Pietro Cheli</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41082/dallitalia/a-genova-roberto-panizza-rilancia-la-farinata-e-ricorda-lamico-pietro-cheli.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Torniamo a parlare su queste pagine di <strong>Roberto Panizza</strong>, figura centrale della ristorazione genovese, nonch&eacute; colto e&nbsp;instancabile promotore delle tradizioni gastronomiche della sua citt&agrave;. Lo facciamo per un duplice motivo: l&#39;apertura di un nuovo locale, un&#39;insegna sorella del suo <a href="https://www.ilgenovese.com/" rel="nofollow">Il Genovese</a>,&nbsp;e il lancio di un premio letterario che intreccia cucina e letteratura nel segno di un&#39;amicizia.</p>

<p>Partiamo dalla novit&agrave; pi&ugrave; consistente e profumata di basilico:&nbsp;dal primo&nbsp;dicembre 2025 ha infatti aperto&nbsp;<em>Il Genovese Pesto e Farinata</em>, una settantina di coperti nel centro di Genova, a pochi passi dalla stazione di Brignole e a qualche metro dalla storica sede de <em>Il Genovese</em>. &laquo;Per fortuna il <em>Genovese</em> sta lavorando molto bene&raquo;, racconta<strong> Panizza</strong>, &laquo;ma siamo in un locale antico, un po&#39; stretto, ci risulta&nbsp;sempre complesso quando dobbiamo accomodare gruppi numerosi. Avevamo l&#39;esigenza di sdoppiarci e da un po&#39; stavamo aspettando l&#39;occasione giusta per farlo: quando &egrave; arrivata, non abbiamo esitato&raquo;.</p>

<p>[[ima2]]L&#39;idea della farinata, per&ograve;, &egrave; altrettanto centrale. <em>Il Genovese</em> fu fondato nel 1912 proprio come <a href="https://smart.comune.genova.it/contenuti/farinott%C3%B5-o-t%C3%B5rtai%C3%B5" rel="nofollow">fainotto</a>, e tale rimase fino al 1990 circa. &laquo;C&#39;&egrave; ancora il forno a legna, costruito insieme all&#39;edificio stesso: un classico forno da farinata, largo e basso. Facevano le torte classiche genovesi e la farinata. Quindi si &egrave; trattato di recuperare una cosa che&nbsp;era gi&agrave; nel dna della nostra insegna&raquo;. Ma non solo: per <strong>Panizza</strong> la farinata resta un prodotto sottovalutato nella tradizione genovese, e l&#39;apertura del nuovo locale &egrave; anche un modo per restituirle centralit&agrave;:&nbsp;&laquo;Possiamo trovare mille motivi per questo fatto, ma&nbsp;non c&#39;&egrave; un&#39;offerta di farinata ampia come potrebbe essere, cos&igrave; ci abbiamo pensato noi&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]La proposta mantiene diversi punti di contatto con la casa madre: &laquo;I primi sono sostanzialmente gli stessi, cos&igrave; come i fritti genovesi tradizionali e le torte di verdura. Cambiano alcuni secondi, mentre le novit&agrave; sono i muscoli,&nbsp;come a Genova si chiamano le cozze, declinati in diverse ricette, e naturalmente la farinata, proposta nella versione classica e con condimenti della tradizione: cipolline, lardo, acciughe. Il primo mese &egrave; andato molto bene - conferma <strong>Panizza -&nbsp;</strong>abbiamo inoltre la possibilit&agrave; di acquisire prenotazioni che al <em>Genovese</em> non possiamo accettare per motivi di spazio: la cena aziendale, il compleanno di venti o trenta persone&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Ma <strong>Panizza</strong> non &egrave; soltanto un ristoratore. Dal 2007 &egrave; l&#39;ideatore e l&#39;animatore del <a href="https://www.pestochampionship.it/" rel="nofollow">Campionato Mondiale di Pesto Genovese al Mortaio</a>, appuntamento biennale che richiama concorrenti da tutto il mondo. L&#39;XI edizione si terr&agrave; il 21 marzo 2026 a Palazzo Ducale di Genova, e porter&agrave; con s&eacute; una novit&agrave; significativa: la prima edizione del<em> Premio Letterario Pietro Cheli</em>, dedicato alla saggistica enogastronomica.&nbsp;&laquo;Il campionato porta sempre con s&eacute; iniziative collaterali - spiega <strong>Panizza</strong> - lo consideriamo una piattaforma, non un fine. Quest&#39;anno l&#39;idea era fare qualcosa che avesse un valore culturale, e il premio letterario &egrave; stato un passaggio abbastanza naturale&raquo;.&nbsp;</p>

<p>[[ima5]]<strong>Pietro Cheli</strong>, scomparso nel 2017 a cinquantadue anni, non era soltanto un bravissimo giornalista genovese (e genoano): era un amico d&#39;infanzia di <strong>Roberto Panizza</strong>:&nbsp;&laquo;Eravamo agli scout insieme, dall&#39;et&agrave; di dieci, undici anni. Per me<strong> Pietro</strong> era... soltanto <strong>Pietro</strong>. Sapevo che era bravo nel suo lavoro, ma ho&nbsp;compreso fino in fondo il suo valore professionale solo quando non c&#39;era pi&ugrave;, vedendo cosa in tante persone hanno scritto di lui&raquo;. <strong>Cheli </strong>era stato tra i giurati storici del Campionato, e la sua partecipazione non era affatto scontata, ricorda con un sorriso <strong>Panizza</strong>: &laquo;Pietro era una persona veramente sincera, non era uno che si spendeva tanto cos&igrave; per fare. Se non gli fosse piaciuta l&#39;idea del Campionato, semplicemente non sarebbe venuto&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]Giornalista culturale di lungo corso, <strong>Cheli</strong> ha lavorato con <strong>Montanelli</strong> a <em>Il Giornale</em> e <em>La Voce</em>, poi al <em>Diario</em> di <strong>Enrico Deaglio</strong>, fino alla vicedirezione di <em>Amica</em>. Rigoroso, brillante, colto senza snobismi, nonch&eacute; un grande conoscitore e amante della buona cucina. Per la Guida di<em> Identit&agrave; Golose</em>, nel 2013, firm&ograve;&nbsp;un racconto della sua Genova golosa: lo potete leggere a questi due link, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/6623/dallitalia/genova-per-noi-1.html">prima parte</a> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/6624/dallitalia/genova-per-noi-2.html">seconda parte</a>. La cucina e la scrittura sono state due grandi passioni nella sua vita e questo premio le riunisce.</p>

<p>L&#39;iniziativa, racconta <strong>Panizza</strong>, &laquo;&egrave; stata accolta con grande entusiasmo da parte di tutti coloro che lo conoscevano. E questo mi fa sentire che l&#39;abbiamo pensata bene&raquo;.</p>

<p>Il premio &egrave; rivolto a opere di saggistica enogastronomica &mdash; non semplici ricettari &mdash; che raccontino la cultura del cibo come manifestazione di identit&agrave; e confronto tra comunit&agrave;. Possono concorrere libri di autori viventi, in lingua italiana, pubblicati tra il 1&deg; gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025. Una segreteria tecnica selezioner&agrave; tre finalisti; una giuria di professionisti del giornalismo e della letteratura sceglier&agrave; il vincitore, che ricever&agrave; il Premio Mortaio e un riconoscimento in denaro. &Egrave; prevista anche la possibilit&agrave; di segnalare volumi illustrati, fotografici, a fumetti o per ragazzi.</p>

<p>Chi fosse interessato a partecipare pu&ograve; inviare le candidature entro il 28 febbraio 2026 all&#39;indirizzo <a href="mailto:premiocheli@gmail.com" rel="nofollow">premiocheli@gmail.com</a>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/487679747-1222808163187369-7148518425397686874-n.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41082/dallitalia/a-genova-roberto-panizza-rilancia-la-farinata-e-ricorda-lamico-pietro-cheli.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Vista Verona e Fabio Aceti: accoglienza e gusto nel cuore della città scaligera</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41079/hotellerie/vista-verona-e-fabio-aceti-accoglienza-e-gusto-nel-cuore-della-citta-scaligera.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nel cuore di Verona, tra i vicoli intrisi di storia di Corticella Leoni e a pochi passi dall&rsquo;antica Porta Leona e dal celebre balcone di <strong>Giulietta</strong>, sorge <a href="https://www.vistapalazzo.com/verona/vista-verona/" rel="nofollow">Vista Verona</a>, boutique hotel cinque stelle lusso inaugurato nel maggio 2022. Parte del gruppo <a href="https://lariohotels.com/" rel="nofollow">LarioHotels</a> e affiliato alla prestigiosa collezione <a href="https://slh.com/" rel="nofollow">Small Luxury Hotels of the World</a>, <em>Vista Verona</em> interpreta un&rsquo;ospitalit&agrave; raffinata e su misura, capace di coniugare eleganza italiana e spirito internazionale.</p>

<p>Ospitato in un palazzo storico sapientemente restaurato, l&#39;hotel&nbsp;conserva il fascino dell&rsquo;architettura originaria arricchendolo con dettagli di design contemporaneo e artigianato d&rsquo;autore. Gli spazi trasmettono la sensazione di una dimora privata: calda, accogliente e al tempo stesso cosmopolita. Ogni elemento &ndash; dai materiali ai tessuti, dalle luci agli arredi &ndash; &egrave; pensato per creare un&rsquo;atmosfera intima e senza tempo.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]Con sole 16 suite, l&rsquo;hotel offre un&rsquo;ospitalit&agrave; esclusiva e personalizzata. Tra queste spicca la Spa Suite, un&rsquo;oasi privata di benessere unica in citt&agrave;, dove concedersi momenti di relax assoluto senza lasciare la propria camera. A coronare l&rsquo;esperienza, un rooftop panoramico che domina il capoluogo scaligero&nbsp;con una vista spettacolare sui tetti medievali, le torri e le colline moreniche del Garda: un luogo sospeso tra cielo e pietra, perfetto per assaporare la magia della citt&agrave;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Sottovoce al Vista Verona</strong><br />
[[ima2]]All&rsquo;ultimo piano dell&rsquo;hotel si trova <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35752/ristoranti/sottovoce-al-vista-verona.html">Sottovoce</a>, ristorante fine dining che incarna la filosofia del brand <em>Vista</em>: unire eccellenza gastronomica, atmosfera raffinata e un panorama unico. Con soli 18 coperti, un design dal gusto italiano e una mise en place firmata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gio_Ponti" rel="nofollow">Gio Ponti</a> per <a href="https://www.ginori1735.com/it/it/" rel="nofollow">Richard Ginori</a>, il ristorante accoglie gli ospiti in un ambiente raccolto e discreto. Accanto alla sala, una cantina privata raccoglie etichette locali e internazionali selezionate con cura, mentre l&rsquo;Infinity Bar invita a scoprire cocktail e aperitivi dall&rsquo;anima italiana reinterpretati con un tocco cosmopolita. La terrazza open-air, direttamente collegata al ristorante, regala momenti indimenticabili al tramonto o sotto le stelle di Verona.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Lo chef Fabio Aceti</strong><br />
[[ima3]]La cucina di <em>Sottovoce Verona</em> porta la firma dell&rsquo;executive chef <strong>Fabio Aceti</strong>, classe 1986, che ha costruito il proprio percorso tra grandi maestri e prestigiose cucine internazionali. Dopo gli studi alberghieri e un importante stage presso il tristellato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/609/chef-e-protagonisti/pierre-e-michel.html">Michel Troisgros</a> a Parigi, si trasferisce a Londra, dove lavora accanto a <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/25727/dal-mondo/michel-roux-il-francese-che-ha-insegnato-lalta-cucina-agli-inglesi.html">Michel Roux</a> nei ristoranti <em>Le Gavroche</em> e <em>Roux at the Landau</em> all&rsquo;interno del <em>Langham Hotel</em>. Le esperienze italiane con <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/544/chef-e-protagonisti/gualtiero.html">Gualtiero Marchesi</a> all&rsquo;<em>Albereta</em> di Erbusco (Brescia) e con <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/4700/chef-e-protagonisti/ezio-e-renata.html">Ezio Santin</a> all&rsquo;<em>Antica Osteria del Ponte</em>&nbsp;di Cassinetta di Lugagnano (Milano) hanno forgiato il suo stile: rigore estetico, eleganza nella semplicit&agrave; e una ricerca instancabile dell&rsquo;eccellenza. Dopo aver guidato cucine a Milano e nel Veronese &ndash; tra cui <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32464/ristoranti/famiglia-rana.html">Famiglia Rana</a> e <em>Tenuta Le Cave</em> &ndash; nel 2022 approda a <em>Sottovoce Verona</em>, di cui &egrave; executive chef sin dall&rsquo;apertura.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Una cucina vegetale, sincera e rispettosa del territorio</strong><br />
La firma di <strong>Fabio Aceti</strong> &egrave; la sua capacit&agrave; di valorizzare il mondo vegetale. Erbe aromatiche coltivate personalmente, verdure protagoniste dei piatti e materie prime stagionali diventano strumenti di creativit&agrave; e ricerca, con una visione sostenibile che punta all&rsquo;utilizzo integrale degli ingredienti. La sua &egrave; una tavola &ldquo;buona e semplice&rdquo;, dove la tecnica raffinata non diventa mai ostentazione ma resta al servizio del gusto e della sincerit&agrave; dei sapori. Ogni piatto racconta il territorio con una leggerezza contemporanea che guarda al futuro senza tradire la tradizione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I piatti iconici</strong><br />
[[ima4]]Due creazioni rappresentano al meglio l&rsquo;identit&agrave; di <em>Sottovoce Verona</em>:<br />
&bull; <em>Troppo gnocco</em>: gnocco di patata con cuore al limone del Garda, salsa al Monte Veronese (presidio Slow Food) e polvere di vinaccia stagionale.<br />
&bull; <em>Mr. Marinda</em>:&nbsp;proposta 100% vegetale con pomodoro marinda cotto in olio, polvere di olive nere, ketchup di datterino, caprino di mandorla e acqua di pomodoro alla vaniglia.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/vista-verona-history-1000x750.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41079/hotellerie/vista-verona-e-fabio-aceti-accoglienza-e-gusto-nel-cuore-della-citta-scaligera.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>A Palermo torna Uniamo: terza edizione della “rivoluzione gentile”</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41077/dallitalia/a-palermo-torna-uniamo-terza-edizione-della-rivoluzione-gentile.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Giunto alla sua terza edizione,&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/profile.php?id=61555001284062" rel="nofollow">Uniamo &ndash; vini e cene non convenzionali</a>&nbsp;torna a Palermo dal <strong>15 al 18 gennaio 2026</strong>, confermandosi come uno degli appuntamenti pi&ugrave; originali e visionari del panorama enogastronomico italiano che <em>Identit&agrave; Golose</em> affiancher&agrave;&nbsp;in qualit&agrave; di media partner dell&#39;evento.</p>

<p>Il progetto - col patrocinio di&nbsp;<a href="https://slowfoodpalermo.it/" rel="nofollow" target="_blank">Slow Food Palermo</a>&nbsp;-&nbsp;mette al centro una <em>rivoluzione gentile</em>, capace di unire culture, persone e linguaggi attraverso il cibo, il vino e il dialogo, per la costruzione di un futuro pi&ugrave; umano e sostenibile, capace di contrastare il rischio dell&rsquo;ordinario e di spingersi oltre i confini della ristorazione contemporanea.</p>

<p>Chef nazionali e internazionali, vini naturali e idee si incontrano concettualmente in una <em>taverna contemporanea</em>, tema di quest&rsquo;anno, intesa come luogo di leggerezza, ascolto e condivisione.&nbsp;<em>Uniamo</em>&nbsp;parte dalla convinzione che la taverna sia, oggi pi&ugrave; che mai, uno spazio rivoluzionario, un luogo aperto al mondo, dove il cibo diventa gesto culturale e politico capace di creare connessioni e costruire ponti tra i popoli, un intreccio di identit&agrave;, sapori e pensieri che trova nella convivialit&agrave; il suo linguaggio pi&ugrave; autentico. Perch&eacute; ogni vera rivoluzione, oggi come ieri, comincia attorno a una tavola.</p>

<p>Per quattro giorni, Palermo e la Sicilia diventano un hub di contaminazioni, accogliendo chef da tutto il mondo che, insieme ai ristoranti del gruppo&nbsp;<em>Virga&amp;Milano</em>&nbsp;&ndash;&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40680/ristoranti/gagini.html">Gagini</a>,&nbsp;<em>Buatta, Aja Mola, Maison Bocum</em>&nbsp;e ai cuochi del gruppo &ndash; reinterpretano il concetto di taverna nei linguaggi della ristorazione contemporanea: dal fine dining alla trattoria, fino alla bistronomie.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Novit&agrave; fondamentale di&nbsp;<em>Uniamo 2026</em>&nbsp;&egrave; l&rsquo;ampliamento del progetto attraverso il coinvolgimento di ristoranti &ldquo;amici&rdquo;, locali affini per visione e valori che si uniscono al gruppo&nbsp;<em>Virga&amp;Milano</em>&nbsp;per dare vita a cene a quattro mani, incontri tematici ed eventi speciali. Accanto ai ristoranti del gruppo, il calendario includer&agrave; infatti appuntamenti anche al&nbsp;<em>Bebop</em>, da&nbsp;<em>CiCala</em>, al&nbsp;<em>Forno Santa Maria</em>&nbsp;e da&nbsp;<em>Terrazze Santamarina</em>, rafforzando ulteriormente lo spirito di accoglienza e condivisione che caratterizza la manifestazione.</p>

<p>Cuore pulsante dell&rsquo;evento sar&agrave;&nbsp;<em>Fonderia</em>&nbsp;&ndash; taverna con cucina, nuovo locale di prossima apertura del gruppo&nbsp;<em>Virga&amp;Milano</em>&nbsp;nel cuore della Vucciria, quartiere simbolo di una citt&agrave; che da sempre accoglie, abbraccia e unisce. Uno spazio conviviale e aperto, destinato a diventare la casa di&nbsp;<em>Uniamo</em>&nbsp;e luogo di confronto sul futuro del food &amp; beverage, tra cambiamenti e nuove visioni.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Il programma si articoler&agrave; in un fitto calendario di cene ed eventi che coinvolgeranno tutti i locali protagonisti della manifestazione, creando un percorso diffuso in citt&agrave;, fatto di incontri, scambi e sperimentazioni gastronomiche che si concluder&agrave; il 18 gennaio con una grande festa finale alla&nbsp;<em>Fonderia</em>, momento simbolico e conviviale che celebrer&agrave; lo spirito dell&rsquo;iniziativa.</p>

<p>Durante l&rsquo;evento, ogni mattina&nbsp;<a href="https://www.bocum.it/" rel="nofollow">Maison Bocum</a>&nbsp;proporr&agrave; una colazione d&rsquo;autore, con la partecipazione di maestri pasticceri, trasformando anche l&rsquo;inizio della giornata in un momento di incontro, contaminazione creativa e leggerezza.</p>

<p><em>Uniamo</em>&nbsp;amplia inoltre il proprio sguardo oltre il mondo della ristorazione, aprendo un dialogo con arte, musica, letteratura e cultura. Tra gli ospiti di questa edizione figurano&nbsp;<strong>Maurizio Blatto</strong>, firma storica della rivista musicale&nbsp;<em>Rumore</em>, autore ed esperto di tendenze musicali internazionali, nonch&eacute; titolare del celebre negozio di vinili&nbsp;<em>Backdoor</em>&nbsp;di Torino, e&nbsp;<strong>Gae Saccoccio</strong>, filosofo del vino, educatore, wine blogger e autore del libro&nbsp;<em>Un viaggio nel Sake</em>.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Tanti gli chef ospiti:&nbsp;<b id="docs-internal-guid-891f8cf4-7fff-9276-da40-b88ea46b3a10">Corrado Assenza</b>&nbsp;(<em>Caff&egrave; Sicilia</em>, Noto, Siracusa);&nbsp;<b>Salvatore Bianco</b>&nbsp;(<em>La Terrazza dell&rsquo;Hotel Eden</em>, Roma);&nbsp;<b>Eugenio Boer</b>&nbsp;(<em>Bu:r</em>, Milano)<b>; Roy Caceres</b>&nbsp;(<em>Orma</em>, Roma);&nbsp;<b>Luca Cai</b>&nbsp;(<em>Il Magazzino</em>, Firenze);&nbsp;<b>Gabriele Camiolo</b>&nbsp;(<em>Lum&igrave;a organic restaurant</em>, Noto, Siracusa);&nbsp;<b>Jeroni Castell</b>&nbsp;(<em>Les Moles</em>, Ulldecona, Spagna);&nbsp;<b>Peppe Causarano&nbsp;</b>e<b>&nbsp;Antonio Colombo</b>&nbsp;(<em>Votavota</em>, Marina di Ragusa, Ragusa);&nbsp;<b>Alessandro Maniaci</b>&nbsp;(<em>Des Terres</em>, Parigi, Francia);&nbsp;<b>Giovanna Musumeci</b>&nbsp;(<em>Pasticceria Santo Musumeci</em>, Randazzo, Catania);&nbsp;<b>Massimiliano Prete</b>&nbsp;(<em>Sestogusto</em>, Torino);&nbsp;<b>Diego Rossi</b>&nbsp;(<em>Trippa</em>, Milano);&nbsp;<b>Lorenzo Ruta</b>&nbsp;(<em>Lorenzo Ruta Ristorante</em>, Modica, Ragusa);&nbsp;<b>Kokichi Takahashi</b>&nbsp;(<em>Formica Osteria</em>, Favignana, Trapani).</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>IL CALENDARIO COMPLETO CON TUTTI I PROTAGONISTI DELLA&nbsp;TERZA EDIZIONE</strong><br />
<b id="docs-internal-guid-0fd964fc-7fff-242f-739f-329e737abefa">GIOVED&Igrave; 15 GENNAIO</b><br />
<em>Maison Bocum</em>&nbsp;-&nbsp;<strong>Francesco Mango</strong> (resident) e <strong>Giovanna Musumeci </strong>(<em>Pasticceria Santo Musumeci</em>)<br />
<em>Aja Mola</em> - <strong>Tiziana Francoforte</strong> (resident) e <strong>Kokichi Takahashi &ldquo;Chef Taka&rdquo;</strong> (<em>Formica Osteria</em>)<br />
<em>Gagini</em> - <strong>Marco Massaia</strong> (resident) e <strong>Jeroni Castell</strong> (<em>Les Moles</em>). Ospiti: <strong>Gae Saccoccio</strong> e <strong>Maurizio Blatto</strong><br />
<em>Fonderia</em> - <strong>Angelo Gennaro</strong> (resident) e<strong> Luca Cai</strong> (<em>Il Magazzino</em>)<br />
<em>Forno Santa Maria</em> - <strong>Massimiliano Prete</strong> (<em>Sestogusto</em>)</p>

<p dir="ltr">&nbsp;</p>

<p><strong>VENERD&Igrave; 16 GENNAIO</strong><br />
<em>Maison Bocum</em><strong>&nbsp;</strong>-&nbsp;<strong>Francesco Mango</strong> (resident) e<em> </em><strong>Alessio Vabres</strong><em> </em>(<em>Bar Vabres</em>)<br />
<em>Gagini</em><strong> </strong>- <strong>Marco Massaia</strong><em> </em>(resident) e<em> </em><strong>Roy Caceres</strong> (<em>Orma</em>)<br />
<em>Fonderia </em>-<strong> Angelo Gennaro</strong><em> </em>(resident) e <strong>Luca Cai </strong>(<em>Il Magazzino</em>)<br />
<em>CiCala</em><strong>&nbsp;</strong>-<strong>&nbsp;Lorenzo Ruta </strong>(<em>Lorenzo Ruta Ristorante</em>)<br />
<em>Forno Santa Maria</em><strong> - Massimiliano Prete</strong> (<em>Sestogusto</em>) e <strong>Corrado Assenza</strong> (<em>Caff&egrave; Sicilia</em>)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SABATO 17 GENNAIO</strong><br />
<em>Maison Bocum</em><strong>&nbsp;</strong>-<strong>&nbsp;Francesco Mango</strong> (resident) e <strong>Gabriele Camiolo</strong> (<em>Lum&igrave;a organic restaurant</em>)<br />
<em>Aja Mola</em> -<strong> Tiziana Francoforte</strong> (resident) e <strong>Corrado Assenza</strong> (<em>Caff&egrave; Sicilia</em>)<br />
<em>Buatta</em>&nbsp;-<strong>&nbsp;Fabio Cardilio</strong> (resident), <strong>Salvatore Bianco</strong> (<em>La Terrazza</em>) e <strong>Diego Rossi </strong>(<em>Trippa</em>)<br />
<em>Fonderia</em><strong> </strong>-<strong> Angelo Gennaro </strong>(resident) e <strong>Luca Cai</strong> (<em>Il Magazzino</em>)<br />
<em>Bebop<strong> </strong></em>- <strong>Benedetto Buccheri</strong> (resident) e <strong>Jeroni Castell </strong>(<em>Les Moles</em>)</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>DOMENICA 18 GENNAIO</strong><br />
<em>Maison Bocum</em>&nbsp;-&nbsp;<strong>Francesco Mango</strong> (resident) e <strong>Antonio Colombo </strong>(<em>Votavota</em>)<br />
<em>Gagini </em>- <strong>Marco Massaia</strong> (resident) e <strong>Eugenio Boer</strong> (Bu:r)<br />
<em>Terrazze Santamarina</em> - <strong>Giuseppe Calvaruso</strong> (resident) e <strong>Gabriele Camiolo</strong> (<em>Lum&igrave;a organic restaurant</em>)<br />
<em>Fonderia</em> - <strong>Angelo Gennaro</strong> (resident), <strong>Luca Cai</strong> (<em>Il Magazzino</em>), <strong>Alessandro Maniaci </strong>(<em>Des Terres</em>) e <strong>Luisa Agostino</strong> (<em>La Paisanella</em>). Ospiti: <strong>Gae Saccoccio</strong> e <strong>Maurizio Blatto</strong><br />
<br />
Con il patrocinio del&nbsp;<em>Comune di Palermo</em> e di <em>Slow Food Palermo&nbsp;&nbsp;</em><br />
Media Partner: <em>Identit&agrave; Golose</em></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/uniamo-2026-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41077/dallitalia/a-palermo-torna-uniamo-terza-edizione-della-rivoluzione-gentile.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Sextantio, la nuova casa di Dino Como in un magnifico borgo sperduto d'Abruzzo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41065/zanattamente-buono/sextantio-la-nuova-casa-di-dino-como-in-un-magnifico-borgo-sperduto-dabruzzo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Lo scenario &egrave; d&rsquo;altri tempi: Santo Stefano di Sessanio,&nbsp;un borgo fortificato nella pietra calcarea a 1.250 metri d&rsquo;altezza. Svetta placido nella&nbsp;storica Baronia di Carapelle, dominio feudale un tempo snodo cruciale della transumanza e centro di produzione di lana pregiata - che i Medici lavoravano a Firenze e vendevano in tutta Europa.<br />
<br />
Un luogo affascinante, compreso nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, che l&rsquo;imprenditore italo-svedese <strong>Daniele Kihlgren</strong> ha salvato dall&rsquo;oblio alla fine degli anni Novanta, con un progetto ben pi&ugrave; complesso dell&rsquo;etichetta che porta di &ldquo;albergo diffuso&rdquo;. <a href="https://www.sextantio.it/" rel="nofollow">Sextantio Group</a> combatte il progressivo spopolamento di zone bellissime&nbsp;e dimenticate (anche dalle istituzioni), con indagini profonde sull&rsquo;identit&agrave; del luogo e piani di sviluppo attenti a non intaccare l&rsquo;integrit&agrave; del paesaggio. Un modello ammirevole, con potenziali applicazioni in tutti i borghi&nbsp;di pregio trascurati, non solo sulla dorsale appenninica, ma in tutto il&nbsp;mondo: &laquo;Oltre a Santo Stefano&raquo;, rivela&nbsp;Kihlgren, una laurea in Filosofia a Milano e un girovagare globale,&nbsp;&laquo;abbiamo costruito progetti alle <a href="https://www.sextantio.it/legrottedellacivita/matera/" rel="nofollow">Grotte di Civita</a> di Matera e sull&rsquo;<a href="https://www.sextantiorwanda.com/" rel="nofollow">isola di Nkombo</a>, in Ruanda. E ci hanno chiesto di sondare per borghi dimenticati in Arabia Saudita e in Albania&raquo;.<br />
<br />
Santo Stefano di Sessanio &egrave; il luogo scelto da <strong>Dino Como</strong> per dare inizio alla sua prima avventura da chef-chef, dopo 15 anni al lavoro&nbsp;tra Rivisondoli e Castel di Sangro, al fianco di <strong>Niko Romito</strong>, protagonista tra i protagonisti della nuova cucina italiana e abruzzese. &laquo;Ho fatto l&rsquo;ultimo servizio a <a href="https://www.nikoromito.com/casadonna/" rel="nofollow">Casadonna</a> il 16 marzo scorso&raquo;, ricapitola il 36enne, chietino di Palena, &laquo;Niko stesso mi ha messo in contatto con i responsabili di Sextantio e da allora abbiamo avviato un progetto di cucina fondato innanzitutto su indagini storiche ed etnografiche&raquo;.<br />
<br />
Como le sviluppa al fianco di <strong>Nunzia Taraschi</strong>, amministratore delegato di Sextantio Group e antropologa, a lungo autrice di interviste con la popolazione pi&ugrave; anziana di Santo Stefano e della Baronia. Sono servite a tracciare le tradizioni di artigianato domestico e alimentare di una comunit&agrave; agro-pastorale priva di ricettari e grammature precise, ma ricca di consuetudini tramandate oralmente. &laquo;La dieta di questi luoghi &egrave; fondata storicamente sulla pastorizia, pratica in forte declino dalla fine dell&rsquo;Ottocento&raquo;, spiega Taraschi, &laquo;E soprattutto su patate e legumi come lenticchie e cicerchie. Erbe, misticanze, radici, semi e frutti che stiamo cercando di tracciare e ripiantare nell&rsquo;orto di Spoltore, serbatoio sempre pi&ugrave; importante per la cucina di Sextantio&raquo;. Un insieme complesso di cibi comuni e rituali da festa che ricorre a tecniche ancestrali orientate alla conservazione degli alimenti, pratiche cruciali per sopravvivere agli stenti della montagna, lontana da tutto. &laquo;&Egrave; un progetto di ricerca molto articolato e stimolante, ancora agli inizi&raquo;.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]][[ima4]]E cos&igrave; il 3 novembre 2025 <a href="https://www.sextantio.it/cucina/" rel="nofollow">Sextantio Cucina</a> ha cominciato a fare servizio in modalit&agrave; soft, in una sala sotto a un opicifio un tempo&nbsp;deputato alla tintura della lana. La clientela, sovrintesa da <strong>Giorgia Roncoli</strong>, romana, &egrave; retroiettata&nbsp;a un&rsquo;ambientazione tardo-medioevale: luci fioche di candela, materiali di recupero, tavoli e sedie in legno, costumi autoctoni, brocche e vasellami in ceramica, ispirati dalle ricerche del Museo delle Genti d&rsquo;Abruzzo.<br />
<br />
I due menu degustazione partono entrambi da un brodo povero e saporitissimo ma sono molto differenti. &ldquo;Radici&rdquo; (75 euro) &egrave; una quadripartizione di ricette pastorali umili e tradizionali: Ceci, latte e rosmarino, Pasta, acqua e farina e rag&ugrave; di pecora, Bollito di gallina, Pane e zucchero. &ldquo;Evoluzione&rdquo; (110 euro) &egrave; invece una sequenza di tecniche proiettate nel futuro, articolatissime come da scuola <em>Reale Casadonna</em>: fermentazioni e ossidazioni, stratificazioni e affumicature, infusioni ed essenzialit&agrave; complesse. Sono applicate ai generi alimentari che dicevamo: in tavola non troveremo mai crostacei pregiati, pesci di mare, foie gras o caviale ma legumi di montagna e pesci d&rsquo;acqua dolce, capre e pecore da allevamenti estensivi (Como si appoggia molto a <a href="https://www.varvarabraceria.it/" rel="nofollow">Varvara</a>), erbe spontanee e agrumi.<br />
<br />
Compongono sapori a tratti geniali ma anche scomodi tra citriticit&agrave; e amarezze, alchimie radicali e spigolose in ossequio al disconforto di un luogo in cui tutto &egrave; storicamente pi&ugrave; difficile da ottenere (e che per questo d&agrave; pi&ugrave; soddisfazione). Per trasportare le merci nel borgo si possono ancora utilizzare solo le minuscole Apecar e prima fornitori e clienti devono arrampicarsi su una fitta serie di tornanti, con viste struggenti su laghi, vette innevate e campi di farro e di mais tutt&rsquo;attorno. Una sfida bellissima, appena agli inizi.<br />
<br />
<strong>​SEXTANTIO CUCINA, menu inverno 2025/26</strong><br />
[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima20]][[ima12]][[ima13]][[ima14]][[ima15]][[ima16]][[ima17]][[ima18]][[ima19]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-cope-16.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/98/41065/zanattamente-buono/sextantio-la-nuova-casa-di-dino-como-in-un-magnifico-borgo-sperduto-dabruzzo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/98/zanattamente-buono.html">98</category>			</item>			<item>				<title>Identità Golose Milano presenta La Cucina di Montagna: dieci chef ad alta quota, italiani e internazionali</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41078/identita-golose-milano/identita-golose-milano-presenta-la-cucina-di-montagna-dieci-chef-ad-alta-quota-italiani-e-internazionali.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nasce <em>La Cucina di Montagna</em>:&nbsp;un progetto, firmato da <em>Identit&agrave; Golose</em>, che porter&agrave; a <a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a> la gastronomia d&#39;alta quota e alcuni tra i suoi pi&ugrave; prestigiosi interpreti.&nbsp;Un tributo alle cucine di montagna del mondo seguendo la traccia di una gastronomia che nasce dall&rsquo;altezza e ne conserva la purezza, la forza, la misura. L&rsquo;iniziativa prende forma dal dialogo tra due chef, che provengono da paesaggi diversi, ma condividono una stessa grammatica fatta di territorio, clima, materia prima.&nbsp;</p>

<p>Saranno cene che coinvolgeranno&nbsp;un cuoco&nbsp;italiano, legato alle nostre vette, e uno internazionale, portatore di un altro orizzonte, con l&#39;eccezione della serata inaugurale, in cui celebreremo la fusione di due eccellenze della cucina d&rsquo;autore.&nbsp;L&#39;iniziativa &egrave;&nbsp;realizzata con dei prestigiosi partner: <a href="https://www.lavazza.it/it/business/1895-coffee-designers-collection" rel="nofollow">1895 by Lavazza</a>, <a href="https://www.parmigianoreggiano.com/it" rel="nofollow">Consorzio Parmigiano Reggiano</a> e <a href="https://www.surgital.it/brand/divine-creazioni/" rel="nofollow">Divine Creazioni by Surgital</a>.</p>

<p>Sar&agrave; l&rsquo;occasione per dare vita a Milano a un panorama delle cucine di montagna, per imbandire una grande e varia tavola ad alta quota, ma a Milano. Tutto questo, nell&rsquo;ultima settimana di gennaio. Gli chef arriveranno dalla&nbsp;Norvegia, dal Sud America con le sue vette andine e anche dalla Val d&rsquo;Aosta dove il Monte Bianco sembra toccare il cielo. La montagna d&agrave; vita a molteplici culture gastronomiche, &egrave; l&rsquo;occasione per conoscerle e apprezzarle&raquo;.</p>

<p>Ecco il programma delle cinque serate: le prenotazioni sono gi&agrave; aperte <a href="https://www.identitagolosemilano.it/prenotazioni/" rel="nofollow">sul sito di Identit&agrave; Golose Milano</a>.&nbsp;</p>

<p><br />
<strong>Luned&igrave; 26 gennaio</strong><br />
<em>Riccardo Gaspari | SanBrite, Cortina D&rsquo;Ampezzo e Alessandro Negrini | Il Luogo Aimo e Nadia, Milano</em></p>

<p>[[ima2]]Per il primo appuntamento de <em>La Cucina di Montagna</em> proporremo la fusione di due eccellenze della cucina d&rsquo;autore. In arrivo dai monti&nbsp;ci sar&agrave; infatti&nbsp;<strong>Riccardo Gaspari&nbsp;</strong>del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/17600/ristoranti/sanbrite.html?p=0&amp;q=gaspari&amp;hash-city=cs-city-cortina-d-ampezzo&amp;">SanBrite</a>&nbsp;di Cortina: lui &egrave;&nbsp;artefice, con la compagna<strong> Ludovica Rubbini</strong>, dell&#39;evoluzione dell&#39;attivit&agrave; agricola di famiglia in una vera eccellenza del gusto, premiata con una stella rossa e una verde dalla Michelin. Dal <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12813/ristoranti/il-luogo-di-aimo-e-nadia-alessandro-negrini-e-fabio-pisani.html">Luogo</a>, tempio dell&#39;alta cucina milanese fondato da <strong>Aimo </strong>e <strong>Nadia Moroni</strong>, ci sar&agrave; invece <strong>Alessandro Negrini</strong>, che oltre a guidare la proposta gastronomica del&nbsp;gruppo <em>Aimo e Nadia</em> insieme a <strong>Fabio Pisani</strong>, &egrave; anche profondamente legato alle sue montagne, quelle di Valtellina.<br />
Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione h20:00.</p>

<p><br />
<strong>Marted&igrave; 27 gennaio</strong><br />
<em>Michele Talarico | T&egrave;a del Kosmo, Livigno e Julian Stieger | Rote Wand Chef&rsquo;s Table, Lech, Austria</em></p>

<p>[[ima3]]Il secondo appuntamento de La Cucina di Montagna porter&agrave; a Milano <strong>Julian Stieger</strong>, chef de due stelle Michelin austriaco <a href="https://www.rotewand.com/en/gourmet/rote-wand-chefs-table/" rel="nofollow">Rote Wand Chef&#39;s Table</a>, a Lech. La sua &egrave; una&nbsp;cucina che fonde ingredienti alpini locali con il rigore tecnico appreso in ristoranti di primo piano come <em>Geranium</em> e <em>Eleven Madison Park</em>. In un contesto intimo, lo chef serve direttamente al bancone creazioni minimaliste e complesse, celebrando la tradizione austriaca attraverso un&#39;estetica moderna. Con lui ci sar&agrave; <strong>Michele Talarico</strong>, allievo di <strong>Norbert Niederkofler</strong>,&nbsp;chef pugliese cresciuto con il rispetto della montagna e innamorato delle Alpi, in cui ha trovato la sua casa. Il suo <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35828/ristoranti/kosmo.html?r=1">Kosmo</a> a Livigno &egrave; un luogo del gusto che soddisfa non solo gli sciatori in inverno, ma anche i turisti &quot;estivi&quot; che non rinunciano a una cucina di qualit&agrave;, sia tradizionale che, nella sala&nbsp;<em>T&eacute;a</em> del Kosmo, pi&ugrave; creativa.&nbsp;<br />
Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione h20:00.</p>

<p><br />
<strong>Mercoled&igrave; 28 gennaio</strong><br />
<em>Paolo Griffa | Paolo Griffa al Caff&egrave; Nazionale, Aosta e Andrea Selvaggini | Savage, Oslo</em></p>

<p>[[ima4]]Il terzo appuntamento de <em>La Cucina di Montagna</em> ci fa arrivare fino in Norvegia, a Oslo, dove ha trovato una casa professionale il talentuoso&nbsp;<strong>Andrea Selvaggini</strong> da Tarquinia. Ha 30 anni e da pi&ugrave; di 3 primavere &egrave; in plancia di comando al ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/37570/ristoranti/savage.html">Savage</a>, una stella Michelin,&nbsp;dove presenta nei suoi piatti i frutti di&nbsp;un&rsquo;indole vivace e alquanto puntigliosa, soprattutto nella ricerca delle materie prime, tanto che&nbsp;chiama per nome e cognome tutte le farm norvegesi che ha visitato. Con lui <strong>Paolo Griffa</strong>, che dal 2022 guida nel cuore di Aosta&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/21547/chef-e-protagonisti/paolo.html">un progetto</a> autenticamente poliedrico, in cui caffetteria, pasticceria e ristorante gastronomico convivono senza forzature. Nel menu&nbsp;di quest&#39;ultimo,&nbsp;il territorio valdostano &egrave; protagonista: solo pesci d&#39;acqua dolce, erbe spontanee, ingredienti recuperati a raccontare tradizioni poco conosciute.&nbsp;<br />
Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione h20:00.</p>

<p><br />
<strong>Gioved&igrave; 29 gennaio</strong><br />
<em>Stefano Masanti | Il Cantinone, Madesimo e Michael Mayr | Quellenhof Gourmetstube 1897, San Martino in Passiria</em></p>

<p>[[ima5]]<em>La Cucina di Montagna</em> prosegue con un altro entusiasmante dialogo gastronomico: con noi ci sar&agrave; <strong>Stefano Masanti</strong>, chef di grande esperienza che dal 1989 porta avanti un&#39;insegna, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11317/ristoranti/il-cantinone-dello-sport-hotel-alpina.html?p=0&amp;q=masanti&amp;hash-city=cs-city-madesimo&amp;">Il Cantinone</a> di Madesimo, aperta nel 1975 dal nonno, e da lui trasformata gradualmente in un ristorante ricercato e contemporaneo, che sa preservare le tradizioni della Valchiavenna con un tocco di creativit&agrave;. Al suo fianco, da San Martino in Passiria in provincia di Bolzano, <strong>Michael Mayr</strong>, che dal 2016 &egrave; lo chef del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29946/ristoranti/gourmetstube-1897-del-quellenhof.html">Gourmetstube 1897</a>, la proposta fine dining del <em>Quellenhof Luxury Resort Passeier</em>. La sua idea di valorizzare i sapori autentici e la qualit&agrave; massima dei prodotti della sua zona parte dalla ricerca meticolosa dei piccoli produttori del territorio.&nbsp;<br />
Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione h20:00.</p>

<p><br />
<strong>Venerd&igrave; 30 gennaio</strong><br />
<em>Alessandro Gilmozzi | El Molin, Cavalese e David Žefran | Milka, Kranjiska Gora, Slovenia</em></p>

<p>[[ima6]]La rassegna <em>La Cucina di Montagna</em> nel nostro hub si concluder&agrave; con un altro incontro di grande prestigio gastronomico. Dalla Slovenia arriver&agrave; a Milano&nbsp;<strong>David Žefran</strong>, giovane chef che dopo aver lavorato a lungo nel Nord Europa (in particolare da Frantz&eacute;n a Stoccolma)&nbsp;nel 2021 ha aperto&nbsp;una tavola fine dining in una locanda degli anni Settanta - immersa nel verde&nbsp;tra ruscelli, cascatelle e montagne - che porta ancora <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/32943/ristoranti/milka.html">il nome della signora</a> che la reggeva allora, ma che nel frattempo ha raccolto in soli due anni altrettante stelle Michelin. Con lui, uno dei maestri della cucina di montagna in Italia: <strong>Alessandro Gilmozzi</strong>, un cuoco per cui&nbsp;il foraging &egrave; sempre stato uno stile di vita, ancor prima che diventasse un trend internazionale. Uno chef di cuore, che dal <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12852/ristoranti/el-molin.html?l=it&amp;id_cat=62&amp;id_art=12852&amp;cat=ristoranti&amp;tit=el-molin&amp;">El Molin</a> di Cavalese&nbsp;ha fatto scuola, con la sua cucina dolomitica contemporanea, sostenibile ed elegante, fatta di erbe spontanee, ricerca&nbsp;costante, materie prime locali.&nbsp;<br />
Il menu, di quattro portate pi&ugrave; una entr&eacute;e, sar&agrave; proposto al prezzo di 110 euro a persona, vini inclusi. Orario unico di prenotazione h20:00.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/la-cucina-di-montagna-identita-golose-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41078/identita-golose-milano/identita-golose-milano-presenta-la-cucina-di-montagna-dieci-chef-ad-alta-quota-italiani-e-internazionali.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Tenuta di Trinoro, il gioiello incastonato nella selvaggia Toscana</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41074/in-cantina/tenuta-di-trinoro-il-gioiello-incastonato-nella-selvaggia-toscana.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;Guardatevi attorno. Questo sembra un luogo remoto, siamo un po&rsquo; nel niente. Ecco, trent&rsquo;anni fa qui era il niente nel niente&raquo;.</p>

<p><strong>Lorenzo Fornaini</strong>, enologo di <a href="https://www.vinifranchetti.com/it/tenuta-di-trinoro/" rel="nofollow">Tenuta di Trinoro</a> a Sarteano, guarda l&rsquo;orizzonte dall&rsquo;alto di uno dei vigneti che si trovano poco sopra l&rsquo;azienda. A ben vedere, infatti, in questo angolo di Toscana la natura regna quasi incontaminata, selvaggia, e immaginarsi una realt&agrave; vitivinicola sembra impossibile o quasi.</p>

<p>[[ima2]]Sembra impossibile, ma non per <strong>Andrea Franchetti</strong>, che pi&ugrave; di trent&rsquo;anni fa aveva avuto una visione, tanto semplice quanto ambiziosa: trasportare la sua passione in quel luogo del quale si era innamorato, forse proprio per il suo essere selvaggio e incontaminato, da un certo punto di vista puro, vergine.</p>

<p>Erano gli anni Ottanta. Dopo aver lavorato negli Stati Uniti, vendendo vino, in particolare vino francese, <strong>Franchetti</strong> si trova a Roma e vuole scappare dalla frenesia della capitale, da una Roma che &ldquo;spingeva forte&rdquo;.</p>

<p>[[ima3]]Cos&igrave;, tramite amici, scopre Sarteano. Il nulla nel nulla. Ma &egrave; un vero innamoramento. E decide di fare qualcosa di diverso, di unico, di visionario. Parte da un rudere, un casale malridotto, e lo trasforma, lo riporta in vita. Qui vuole starci, senza una reale e immediata prospettiva, ma semplicemente per disintossicarsi dalla frenesia di Roma. &laquo;Raccontava &ndash; ricorda <strong>Fornaini</strong> &ndash; che all&rsquo;inizio c&rsquo;era giusto un materasso buttato per terra, senza elettricit&agrave; e acqua corrente. Cos&igrave; si arrangiava con l&rsquo;acqua delle sorgenti e con alcune batterie attaccate insieme per fare luce con le lampadine. All&rsquo;inizio non aveva ancora idea di fare il vino, semplicemente era un modo di ritrovare s&eacute; stesso&raquo;.</p>

<p>Ma poi entra in gioco un altro fattore, che potremmo definire destino. &laquo;Scavando in questi suoli, scopre un&rsquo;argilla blu che era molto simile a quella della riva destra di Bordeaux, quindi di Saint Emilion e Pomerol. Ma non era tutta argilla blu, che se fosse stata troppa non andava bene per la produzione del vino, ma c&rsquo;erano alcune zone miste a sabba e roccia, ideali per poter realizzare una viticoltura sostenibile&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]E qui ha la visione: fare nella selvaggia Sarteano vini di ispirazione francese, ma con un&rsquo;anima profondamente toscana. L&rsquo;unione delle sue passioni. &laquo;<strong>Andrea</strong> ha piantato tanti ettari &ndash; ricorda ancora <strong>Fornaini</strong> &ndash; ma poi tanti ne ha anche tolti, scegliendo alla fine solo quegli spicchi di terra che davvero potessero permettergli di fare un vino bordolese di altissimo livello, senza le influenze del <em>Sangiovese</em> come tanti <em>Supertuscan</em>, ma che avesse comunque delle caratteristiche uniche e identitarie&raquo;. Insomma, un <em>Bordeaux</em> con l&rsquo;accento toscano, tra eleganza e profondit&agrave;, tra finezza e sostanza. Ora l&rsquo;azienda, che si estende su un territorio di circa 220 ettari, conta di 25 ettari vitati.</p>

<p>&laquo;Ho iniziato a lavorare con <strong>Andrea Franchetti</strong> nel 2014 &ndash; si confida <strong>Fornaini</strong> &ndash; Di lui ho sempre stimato la sua caparbiet&agrave;, perch&eacute; &egrave; partito senza un reale background enologico, ma ha iniziato un&rsquo;avventura per la quale molti suoi amici gli davano del matto, perch&eacute; si trovava in un posto dove si possono fare solo patate e grano, dove nessuno aveva mai fatto vino realmente. Ma aveva ragione lui. Ha scommesso su un territorio vergine e non si &egrave; fermato al primo scoglio, ed &egrave; andato avanti con caparbiet&agrave;&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Una caparbiet&agrave; che lo ha portato a fare scelte estreme. &laquo;Ha piantato senza compromessi &ndash; continua <strong>Fornaini</strong> &ndash; Si vuole fare un vero bordolese? Bene, lui ha voluto fare alta densit&agrave;, con diecimila piante per ettaro, con pendenze importanti a un&rsquo;altitudine tra i 400 e i 650 metri. Negli anni Ottanta/Novanta non era cosa da poco, anzi. E poi punta sul <em>Cabernet Franc</em>, quando tutti per i <em>Supertuscan</em> piantavano <em>Cabernet</em> <em>Sauvignon</em> e <em>Merlot</em>. Lui parte con dieci ettari di <em>Cabernet Franc</em>: non &egrave; una prova, ma &egrave; la convinzione di aver scelto il vitigno chiave&raquo;.</p>

<p>Tuttora <em>Tenuta di Trinoro</em> a 12,5 ettari di <em>Cabernet Franc</em>, altri 10 di <em>Merlot</em> e il resto sono pochissime parcelle di <em>Cabernet Sauvignon</em> e <em>Petit Verdot</em>.</p>

<p>[[ima6]]La decisione di puntare sui singoli &ldquo;fazzoletti&rdquo; di terra sui quali realizzare i diversi vigneti, si traduce in cantina con la vinificazione parcella per parcella. &laquo;Facciamo dalle 35 alle 50 vinificazioni separate. Da qui passiamo poi a fare le cuv&eacute;e per il primo e il secondo vino. L&rsquo;obiettivo &egrave; esaltare ogni singola parcella. Per <strong>Andrea</strong> forse la scelta pi&ugrave; importante era legata al momento della raccolta. Con lui assaggiavo le uve parcella per parcella. E ogni anno c&rsquo;&egrave; qualche vigneto che ci stupisce, che durante quella vendemmia si esprime in modo particolare&raquo;.</p>

<p><strong>Andrea Franchetti</strong>, purtroppo, a dicembre del 2021 ci ha lasciato, all&rsquo;et&agrave; di 72 anni. La sua eredit&agrave; &egrave; portata avanti soprattutto dal figlio <strong>Benjamin</strong>, che ha voluto proseguire sulle orme del padre, con rispetto e con la consapevolezza che quella visione era ancora pi&ugrave; che attuale.</p>

<p>[[ima7]]I vini sono la traduzione nel bicchiere della filosofia di produzione di <strong>Andrea</strong> e <strong>Benjamin</strong> <strong>Franchetti</strong>. Gli assaggi iniziano con una piccola chicca, cio&egrave; il <em>Trinoro Bianco</em>, realizzato da una piccola parcella sabbiosa dove &egrave; stato impiantato nel 2001 del <em>Semillon</em>. La produzione di questo vino &egrave; iniziata nel 2008, per fare un prodotto &ldquo;da casa&rdquo; e non da vendere. Poi nel 2018 &egrave; stato messo in commercio, conquistando per sapidit&agrave; e per bevibilit&agrave;. Lo stile, ovviamente, &egrave; francese.</p>

<p>La collezione <em>&ldquo;I Campi&rdquo;</em>, invece, riguarda una limitatissima produzione di <em>Cabernet Franc</em> in purezza su tre singoli vigneti: <em>Magnacosta</em>, <em>Tenaglia</em> e <em>Camagi</em>. <em>Magnacosta</em> ha un terreno con maggiore presenza di ghiaia e limo, a 400 metri di altitudine; <em>Tenaglia</em> ha un suolo pi&ugrave; sabbioso e argilloso, con il sole tutto il giorno, a circa 500 metri di altitudine; <em>Camagi</em>, infine, si trova a 550 metri, con uno strato di quarzo e calcare. Nell&rsquo;annata 2023, che ha avuto forti piogge primaverili seguite poi da un&rsquo;estate calda, il <em>Magnacosta</em> dimostra la sua capacit&agrave; di essere un po&rsquo; pi&ugrave; avvolgente, mentre <em>Tenaglia</em> ha una maggiore struttura, e infine <em>Camagi</em> esce alla distanza. Tre espressioni diverse a terreni che distano pochissimo tra loro.</p>

<p>[[ima8]]<em>Palazzi</em>, invece, &egrave; un <em>Merlot</em> in purezza: non &egrave; un vino da singola vigna, ma vuole essere la migliore espressione del vitigno nella singola annata. Cos&igrave; il 2023 si presenta ben fruttato, ma non invadente, con piccoli accenni di spezie, mentre al sorso &egrave; equilibrato e profondo.</p>

<p><em>Tenuta di Trinoro</em>, invece, &egrave; il vino principale dell&rsquo;azienda, la punta di diamante. Ogni anno l&rsquo;uvaggio &egrave; differente perch&eacute;, nelle intenzioni di <strong>Andrea Franchetti</strong> poi sposate anche dal figlio <strong>Benjamin</strong>, deve essere la migliore rappresentazione della produzione della singola annata. Per questo motivo le varie parcelle vengono assaggiate e riassaggiate, e poi assemblate fino a quando non viene trovato il risultato pi&ugrave; soddisfacente. <em>Le Cupole</em> &egrave;, alla francese, il <em>second vin</em>: quello che non viene utilizzato per <em>Tenuta di Trinoro</em>, passa a questo vino. Attenzione: non si tratta un vino realizzato dagli &ldquo;scarti&rdquo; di produzione, bens&igrave; arriva da quelle parcelle che, seppur ottime, non vengono scelte anche solo per questioni stilistiche nel <em>Tenuta di Trinoro</em>.</p>

<p>[[ima9]]Tutte le singole vinificazioni seguono lo stesso percorso: affinamento di 8 mesi in barriques per poi concludere con 12 mesi in cemento.</p>

<p><em>Tenuta di Trinoro</em> 2022 &egrave; composto da 44% <em>Cabernet Franc</em>, 44% <em>Merlot</em>, 6% <em>Cabernet</em> <em>Sauvignon</em> e 6% <em>Petit Verdot</em>: il naso &egrave; elegante e complesso, dove le note fruttate vanno pian piano ad amalgamarsi con sentori di erbe aromatiche e spezie dolci. Al sorso &egrave; un vino di carattere e struttura, con un tannino ancora ben presente ma non aggressivo. Un vino nato per sfidare il tempo.</p>

<p>[[ima10]]<em>Le Cupole 2023</em>, invece, &egrave; realizzato con 41%&nbsp;<em>Merlot</em>, 39%&nbsp;<em>Cabernet Franc</em>, 14%&nbsp;<em>Cabernet Sauvignon</em>, 6%&nbsp;<em>Petit Verdot</em>. Sicuramente &egrave; un vino pi&ugrave; immediato, con un naso ampio e ricco, ma soprattutto con una grandissima facilit&agrave; di beva, ma anche con una pregevole duttilit&agrave; nell&rsquo;abbinamento a tavola.</p>

<p>&laquo;Siamo nel nulla&raquo; si diceva all&rsquo;inizio. Forse &egrave; proprio questo il segreto di <em>Tenuta di Trinoro</em>: un gioiello che spunta dove nessuno poteva mai immaginare. Nessuno, tranne <strong>Andrea Franchetti</strong>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/tenuta-di-trinoro-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41074/in-cantina/tenuta-di-trinoro-il-gioiello-incastonato-nella-selvaggia-toscana.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Fratelli Leali, casa o osteria non cambia: sempre qualità</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41068/cibi-divini/fratelli-leali-casa-o-osteria-non-cambia-sempre-qualita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Andrea</strong> e <strong>Marco Leali</strong>, il primo guida la cucina, il secondo sala e cantina di <a href="https://casalealiristorante.it/" rel="nofollow"><em>Casa Leali</em></a> a Puegnago del Garda, sponda bresciana, dal casello di Desenzano una mezzora scarsa di noiosa, trafficata strada provinciale. L&igrave; il ristorante, perch&eacute; a Sal&ograve;, distante ben pochi chilometri, ecco in via Europa 9 l&rsquo;<a href="https://lealiosteria.it/" rel="nofollow"><em>Osteria Leali</em></a>. Segnatevela se siete in zona, ma se partite da lontano, come il sottoscritto da Milano e amici da Bologna, la scelta deve cadere sul ristorante.</p>

<p>[[ima2]]Classe 1993, <strong>Andrea</strong> &egrave; arrivato alla stella dopo serio e profondo impegno, senza forzature e, soprattutto, con un basso profilo, quel procedere regolare che non espone a rischi sciocchi e inutili. L&igrave; tutte inizi&ograve; nel 2016, quando i due fratelli, <strong>Marco</strong> ha un lustro in pi&ugrave;, &egrave; del 1988, ricavarono il loro locale al piano terra della casa di famiglia. Ma non partivano da zero. Avevano gi&agrave; quattro anni alle spalle all&rsquo;<em>Osteria Pijei</em>, oggi <em>Osteria Leali</em>. Praticamente autodidatti, cucinava loro madre. Tema assoluto: la polenta.</p>

<p>[[ima3]]Dopo un anno che &egrave; stata chiusa, ripensata e riaperta con tanto di cambio di nome, certe preparazioni troppo legate a territorio e tradizione sono state spostate dal fine dining alla trattoria perch&eacute; collocazione pi&ugrave; logica, ad esempio i casoncelli di pane, adesso in carta con l&rsquo;accompagnamento della faraona arrosto. Allo stellato invece, la faraona &egrave; al miele, con senape ed erbe croccanti, mentre il raviolo in pasta di pane ha un ripieno di pane e burro, bitter di croste tostate e scorze di Parmigiano. Il coniglio</p>

<p>[[ima4]]invece da una parte &egrave; alla cacciatora e dall&rsquo;altra cotto in olio d&rsquo;oliva, salsa marinara e olive candite, polvere di rosa canina.</p>

<p>La cucina non si divide solo tra buona e cattiva, ma anche tra storia e innovazione e il tutto moltiplicato per mille e mille ancora. Le possibilit&agrave; tendono all&rsquo;infinito perch&eacute; le cucine ai quattro angoli del pianeta sono migliaia e spesso si intrecciano tra loro dando vita a nuove forme di bont&agrave; o di delusione perch&eacute; nessuno &egrave; infallibile o, pi&ugrave; banalmente, tutto non piace a tutti.<br />
[[ima5]][[ima6]]&nbsp;</p>

<p>Di certo, <strong>Andrea</strong> ha i piedi piantati nella terra gardesana, ma mente che spazia sul mondo, in grado di raggiungere sintesi intelligenti e briose lungo percorsi che si specchiano uno nell&rsquo;altro. Questo il mio poco prima di Natale a iniziare da sei bocconcini di benvenuto: Frittatina con erbette e patate; Oliva cultivar Casaliva ricostruita; Lasagnetta con strati vegetali; Croccante di polenta bianca e grano, farina di grano saraceno; Salsa all&rsquo;aceto di croste di parmigiano; Gelato al pane e olio Numero uno</p>

<p>[[ima7]]Comincioli. E alla voce pane ecco un semintegrale all&rsquo;olio Casaliva, infuso di foglie d&rsquo;ulivo con t&egrave; nero e cialde soffiate di mais giallo.</p>

<p>Quindi il men&ugrave;, a partire dalla voce Barbabietola, lavorata come una bresaola di rape marinate e disidratate, pesto di rucola, pesto di frutta secca, salsa di rape e frutti rossi, per poi passare a un&rsquo;Ostrica calibro 2 cotta al BBQ, pesto di olive e scalogno, accompagnata dalla sua acqua ridotta e poi servita tiepida condita con succo di limone e olio affumicato.</p>

<p>[[ima8]]E al primo si apre una parentesi tutta mia, legata al Risotto alle cipolle che mio padre si invent&ograve; quando frequentava l&rsquo;isola greca di Paxos trenta e passa anni fa, una poesia che mio streg&ograve; senza pi&ugrave; lasciarmi. Ma a <em>Casa Leali</em> tutto un altro film, e guai non fosse cos&igrave;. Nulla di paragonabile, la memoria contro il lavoro di un professionista. <strong>Andrea</strong> ricorre a un Carnaroli che risotta con un caff&egrave; di cipolle tostate, cremoso di cipolle stufate, polvere di sommacco e alla base troviamo cipolle dolci stufate e</p>

<p>[[ima9]]chutney di frutti rossi. Da applausi per la brillante complessit&agrave; della preparazione.</p>

<p>A seguire l&rsquo;Italia, nel senso di un intenso Spaghetto al pomodoro, cotto in acqua di pomodoro, mantecato con melassa di pomodoro concentrata, olio di pomodori secchi, a fianco viene servita una focaccia tostata e tre boccettine contenenti melassa, olio e acqua di pomodoro. E poi il Filetto di pane, cotto nel burro, aglio e rosmarino sfumato con vino bianco e servito</p>

<p>[[ima10]]con salsa alla mugnaia, lievito secco e pane croccante. Un&rsquo;Animella rosolata nel grasso del rognone, olio di fegato, cuore essiccato, salsa whisky. Ecco Radicchio rosso di Verona macerato in vaso, olio casaliva, latticello e stracchino e aceto di more; Spalla di coniglio arrosto alla marinara con fegatino e pane alla marinara a chiudere il percorso salato.</p>

<p>Per dessert una Sfoglia fragola, una sfoglia in doppia cottura con cremoso</p>

<p>[[ima11]]di ricotta vaccina, fragole macerate e fragole candite. Sotto Natale panettone, ma il forma di gelato. E bella l&rsquo;idea di dedicare la piccola pasticceria al pane con un Budino di mollica al latte e caff&egrave; decaffeinato, giustissimo vista l&rsquo;ora tarda, Tartufo di croste di pane nocciole e cacao, Crespella di esubero di lievito madre e mandarini canditi. Non vedo l&rsquo;ora arrivi primavera per provare l&rsquo;altra faccia di <em>Casa Leali</em>.<br />
[[ima12]]</p>

<p><a href="https://casalealiristorante.it/" rel="nofollow"><strong>CASA LEALI</strong></a><br />
Via Valle 1<br />
25080 Puegnago del Garda (Brescia)<br />
Telefono: +39.366.5296042, 0365.654311<br />
E-mail: benvenuti@casalealiristorante.it<br />
Turni: luned&igrave; e marted&igrave; aperto solo a cena, mercoled&igrave; riposo, da gioved&igrave; e domenica aperto pranzo e cena.<br />
Prezzi medi: men&ugrave; degustazione 90, 105 e 150 euro; due portate 80, tre 100 euro. Coperto 6.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/casa-leali-esterno.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/14/41068/cibi-divini/fratelli-leali-casa-o-osteria-non-cambia-sempre-qualita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/14/cibi-divini.html">14</category>			</item>			<item>				<title>In Cilento c'è un pizzaiolo contadino che porta su ogni spicchio l'amore per la terra</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41073/mondo-pizza/in-cilento-ce-un-pizzaiolo-contadino-che-porta-su-ogni-spicchio-lamore-per-la-terra.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&laquo;Tanti lo dicono, noi lo facciamo veramente&raquo;: con questa frase che somiglia a uno slogan,&nbsp;<strong>Michele Croccia,</strong> titolare de <a href="https://www.lapietraazzurra.it/vallo-di-diano/" rel="nofollow" target="_blank">La Pietra Azzurra</a> a Caselle in Pittari e a Vallo di Diano in provincia di Salerno, si racconta come vero <em>pizzaiolo contandino</em>. Non a caso,<strong>&nbsp;Michele</strong> e la sua famiglia coltivano nelle terre di propriet&agrave;, trasformate a tutti gli effetti in azienda agricola, la stessa che oggi fornisce buona parte delle materie prime impiegate.</p>

<p>Tutto quello che serve in pizzeria, quindi, arriva da qui; per il resto ci sono fornitori storici, esclusivamente cilentani (<em>olio, salumi, formaggi e tonno, fino ai vini, gli amari, le birre e le farine locali </em>sono tutti presidi <a href="https://www.fondazioneslowfood.com/it/cosa-facciamo/i-presidi/" rel="nofollow" target="_blank">Slow Food</a>), con i quali <strong>Croccia</strong> ha saputo costruire una rete virtuosa.</p>

<p>La sua filosofia &egrave; semplice, ma potente: unire l&rsquo;amore per la pizza a quello per la terra e per il territorio circostante. <strong>Michele</strong>, pizzaiolo con l&rsquo;anima da agricoltore, &egrave; un vero appassionato di natura. Coltiva personalmente un orto stagionale e porta in tavola - anzi, sulla pizza - i frutti del suo raccolto, trasformando ogni piatto in un racconto autentico di stagionalit&agrave; e radici. Non a caso lo chiamano <em>il pizzaiolo contadino</em>: perch&eacute; oltre a impastare ogni giorno per il suo locale, a studiare o insegnare con passione, trova anche il tempo (e la dedizione) per curare i suoi terreni. Il risultato? Ingredienti freschissimi, filiera corta e una qualit&agrave; che si avverte al primo morso.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Erbe aromatiche, alberi di castagno, poi verdure e ortaggi, fino alle varie specie di pomodori (c&rsquo;&egrave; anche il <em>vernillo</em>, una variet&agrave; tradizionale dal colore giallo-arancione,&nbsp;raccolto tardivamente e conservato appeso, da usare poi durante l&rsquo;inverno): dall&rsquo;azienda agricola di propriet&agrave; arriva di tutto e - come ci spiega <strong>Michele</strong> durante la nostra visita - si pratica la coltivazione a rotazione per non stressare la terra.&nbsp;</p>

<p>In sintesi, <em>La Pietra Azzurra</em> non &egrave; solo una pizzeria, ma fa d&rsquo;ambasciatrice del Cilento:&nbsp;la pizza&nbsp;qui &egrave;&nbsp;un prodotto buono che&nbsp;narra storie e tradizioni, divenendo&nbsp;una leva di marketing territoriale.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><em>La Pietra Azzurra</em> e la pizza di<strong> Michele Croccia </strong></p>

<p>Siamo nel Cilento, la parte meridionale della regione Campania, una costa che conserva uno dei tesori pi&ugrave; affascinanti e meno conosciuti d&#39;Italia, sia dal punto di vista agroalimentare, che paesaggistico. La storia de <em>La Pietra Azzurra</em> inizia nel 1997 con una&nbsp;prima apertura a Caselle in Pitteri, diventando in pochi anni punto di riferimento per la pizza in stile napoletano e per la ristorazione, con un menu che attinge da ricette recuperate dalla tradizione locale e familiare. Nel 2015 arriva poi la seconda sede a Sala Consilina (SA), prima in cogestione con <strong>Francesca Gerbasio</strong> mentre dal 2025 <strong>Michele</strong>&nbsp;divene&nbsp;unico titolare, perseguendo sempre la sua filosofia, con un occhio attento alle tradizioni del Vallo di Diano.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>Michele Croccia</strong> con determinazione e&nbsp;con l&rsquo;aiuto del figlio <strong>Alfonso</strong>, giovane pizzaiolo provetto, mette il mondo agricolo e la tradizione cilentana nelle sue pizze, specchio del suo attaccamento a questi luoghi dove &egrave; nato e cresciuto.</p>

<p>I suoi prodotti sono frutto di una lunga ricerca e studi continui, che lo hanno portato a una consapevolezza altissima sulle farine e sulle tecniche di impasto. Il risultato &egrave; una pizza in stile napoletano, lavorata con biga, farina 0 e lievito madre, che regala un buon profumo di pane appena sfornato e conferisce un&rsquo;alta digeribilit&agrave;. Oltre alla tonda, troviamo anche quelli che lui definisce gli &ldquo;impasti della memoria&rdquo;: la <em>Franceschina,</em> la pizza nel ruoto &ldquo;come la preparava la nonna quando faceva il pane&rdquo; e la <em>&#39;mbosta</em>, una&nbsp;pagnotta farcita che i contadini usavano mangiare per merenda nei campi&nbsp;utilizzando grani antichi del Cilento.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Tutti i topping, ovviamente, provengono&nbsp;da una filiera cortissima, a zero spreco: &laquo;Si utilizzano ingredienti freschi, interamente, con un raccolto quotidiano basato sulla necessit&agrave;, cos&igrave; da non sprecare nulla&raquo;, sottolinea il pizzaiolo contadino. L&rsquo;obiettivo &egrave; quello di parlare al commensale attraverso il sapore autentico dei nostri prodotti. Il topping, semplice nei suoi abbinamenti, risulta un vero concentrato di gusto, senza eccessive lavorazioni o stravolgimenti della materia prima.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Le pizze in carta&nbsp;raccontano&nbsp;il Cilento nella sua essenza (c&rsquo;&egrave; anche una sezione del menu dedicata) con un senso di riscoperta e ricordo che si avverte a ogni morso. C&rsquo;&egrave; la <em>Cilentana </em>con<em> </em><em>sugo fresco, cacioricotta cilentano, origano, olio extra vergine di oliva</em>; la gustosa <em>Chidducatruovi</em><strong><em>,</em> </strong>con <em>mozzarella fior di latte, pomodori, salame locale, olive ammaccate, basilico, origano</em> e, tra le tipicit&agrave;&nbsp;pi&ugrave; familiari che locali, la<em> Franceschina, </em>la pizza nel ruoto, servita in degustazione con <em>sugo fresco, pomodorini ciliegino, cacioricotta cilentano e alici di Menaica</em>.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Tra le pizze che rimangono impresse nella memoria c&rsquo;&egrave; la <em>Tonnara,</em> ricca, elegante e fresca nella sua semplicit&agrave;, con <em>filetti di tonno alletterato del Cilento, burrata, scarola a crudo, olive ammaccate, olio extra vergine di oliva.</em></p>

<p>Pezzo che possiamo definire unico e originale (la trovate solo qui) &egrave; la <em>Grigliata</em>, una <em>pizza infornata, farcita e poi rimessa in forno su una griglia</em>, proprio quelle di acciaio che si usano nel caminetto. Una versione di pizza che nasce dall&rsquo;incontro con <strong>nonno Emanuele Palazzolo di Cinisi</strong>,&nbsp;proposta in condivisione, considerato il ripieno importante a base di<em> s</em><em>alsiccia paesana, fior di latte, caciocavallo, crema di pistacchio, granella di pistacchio</em> in uscita dal forno.</p>

<p>Ovviamente non mancano le vegetariane che si adattano&nbsp;alla stagione e alla disponibilit&agrave; del periodo, come la <em>Ciauredda</em> con <em>pomodorino ciliegino, mozzarella di bufala, verdure dell&#39;orto, scaglie di cacioricotta cilentana, basilico, olio extra vergine di oliva</em>.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Tra gli antipasti meritano la menzione i fritti di ispirazione campana, <em>frittatine di pasta, crocch&egrave; di patate e montanarine</em> dai topping variegati e sfiziosi, mentre tra i dolci fa capolino la<em>&nbsp;Pizza dolce all&rsquo;arancia con marmellata di arancia (di produzione propria) miele, fette di arancia e zeste di limone. </em></p>

<p>La deviazione dall&rsquo;autostrada, uscita Sala Consilina, a questo punto &egrave; quasi obbligatoria.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-la-pietra-azzurra-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41073/mondo-pizza/in-cilento-ce-un-pizzaiolo-contadino-che-porta-su-ogni-spicchio-lamore-per-la-terra.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Mangiare nella Certosa, dove il peposo si fa col cinghiale (ed è buonissimo)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41071/dallitalia/mangiare-nella-certosa-dove-il-peposo-si-fa-col-cinghiale-ed-e-buonissimo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Chi ha una certa dimestichezza con la cucina toscana ha ben chiaro cosa sia il peposo: simile a uno spezzatino, si differenzia per l&rsquo;uso abbondante di pepe nero che correda la lunga cottura nel vino, in genere Chianti. Per&ograve; la regola dice che il peposo &egrave; preparato con il manzo, pi&ugrave; propriamente con il cosiddetto cappello del prete. Questa &egrave; la regola. Ma durante una sosta golosa alla <a href="https://www.lacertosadipontignano.com/" rel="nofollow">Certosa di Pontignano</a> si pu&ograve; scoprire qualcosa di differente, una variante sul tema che stimola la fantasia. Il peposo qui viene realizzato con la carne di cinghiale e il risultato &egrave; decisamente sorprendente. Si potrebbe pensare a un piatto aggressivo, insidioso per la digestione. Invece la cottura &egrave; talmente perfetta e curata da renderlo facilmente fruibile anche se nel percorso di degustazione arriva solamente al quinto posto.</p>

<p>[[ima6]][[ima3]]Prima, c&#39;&egrave; un antipasto (<em>Prosciutto di cinta senese con i coccoli</em>, simili allo gnocco fritto), due primi (<em>Ribollita</em> deliziosa e <em>Pici all&rsquo;aglione</em> delicatissimi) e un secondo precedente (<em>Tagliata di manzo con cime di rapa saltate</em>). Un piatto che si ricorda proprio per la sorpresa che crea: completamente annullato quel retrogusto selvatico del cinghiale. Davvero molto interessante.</p>

<p>[[ima4]]La <a href="https://www.lacertosadipontignano.com/" rel="nofollow">Certosa di Pontignano</a>&nbsp;fa parte del gruppo <a href="https://www.placeofcharme.com/it" rel="nofollow">Place of Charme</a>&nbsp;ed &egrave; situata sulle colline del comune di Castelnuovo Berardenga, nel Chianti senese. Un posto magico, in mezzo a viti e ulivi. Ha mantenuto la struttura monastica e l&rsquo;ha adattata all&rsquo;ospitalit&agrave;. Vanta&nbsp;due chiostri molto ben tenuti e&nbsp;un giardino all&rsquo;italiana che conserva un certo fascino anche durante la stagione invernale. Il ristorante si chiama <a href="https://www.lacertosadipontignano.com/ristorante.php" rel="nofollow">Il Chiostro di Pontignano</a>&nbsp;ed &egrave; gestito da un gruppo di giovani molto preparati. La proposta culinaria &egrave; molto legata all&rsquo;identit&agrave; territoriale, si mangia senese e in generale di beve anche senese (ottimo il <em>Sangiovese della Certosa</em>), cos&igrave; come a chilometro zero &egrave; l&rsquo;olio evo prodotto dagli ulivi della tenuta circostante. A pochi metri dalla sala ristorante c&rsquo;&egrave; una chiesa affrescata che toglie il fiato: &egrave;&nbsp;aperta dalle 10 alle 19 e, se si prenota per cena, vale assolutamente la pena arrivare un&rsquo;ora e mezza prima per godere di questo splendore.</p>

<p>[[ima5]]Alla <em>Certosa di Pontignano</em> non si arriva per caso, la strada va cercata anche con una certa attenzione. Ma quando ci si trova sulla sommit&agrave; della collina, tutto diventa improvvisamente magico. Un salto indietro nel tempo, anche grazie ai sapori della tradizione che vengono proposti dal <em>Chiostro</em>.</p>

<p>[[ima2]]Il peposo di cinghiale &egrave; quello che pi&ugrave; rimane nella mente per la complessit&agrave; del lavoro che c&rsquo;&egrave; dietro e per l&rsquo;ottimo risultato ottenuto, ma anche le delicatezza della ribollita e l&rsquo;equilibrio degli altri piatti lasciano dentro una voglia di tornare al pi&ugrave; presto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://www.lacertosadipontignano.com/ristorante.php" rel="nofollow">Il Chiostro di Pontignano</a><br />
presso <a href="https://www.lacertosadipontignano.com/" rel="nofollow">Certosa di Pontignano</a><br />
Localit&agrave; Pontignano&nbsp;5&nbsp;- Castelnuovo Berardenga (Siena)<br />
Tel. 0577-1521104<br />
<a href="http://www.lacertosadipontignano.com" rel="nofollow">lacertosadipontignano.com</a><br />
Sempre aperto a cena, la domenica anche a pranzo<br />
Prezzo medio&nbsp;60 euro, menu degustazione&nbsp;75 euro&nbsp;vini inclusi</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/certosa-di-pontignano.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41071/dallitalia/mangiare-nella-certosa-dove-il-peposo-si-fa-col-cinghiale-ed-e-buonissimo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Pane⁴ e altre delizie: l'estro di Matthias Kirchler illumina la Val Sarentino</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41070/carlo-mangio/pane-e-altre-delizie-lestro-di-matthias-kirchler-illumina-la-val-sarentino.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Gregor Wenter</strong>, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo. &laquo;<strong>Gregor</strong>, tu devi diventare sindaco di Sarentino!&raquo; gli dico io, tra il serio e il faceto. Lui si schermisce, &laquo;ma no, dai. Ho gi&agrave; tanto da fare qua&hellip; Che poi, il sindaco &egrave; un amico. E io do una mano&raquo;. Eccome se d&agrave; una mano: &egrave; catalizzatore delle energie, delle eccellenze, dell&rsquo;identit&agrave; di questa valle a un passo da Bolzano, tagliata come uno sbrego al pari di tante altre in questo Sud Tirolo che non smette mai di stupire, eppure unica nella sua autenticit&agrave;; con poco turismo e slow, riflessivo; nessuna vocazione al jet set; una bellezza diffusa ma placida, pi&ugrave; da osservare che da instagrammare; un tessuto sociale intatto, che preserva le proprie radici, non troverete toelettatori per cani, nanny multilingue, personal shopper e kids club curator, abbondano invece i contadini e i malgari, gli allevatori-casari, i falegnami. C&rsquo;&egrave; qualche hotel, mica tanti: il migliore si chiama <a href="https://www.bad-schoergau.com/it/" rel="nofollow">Bad Sch&ouml;rgau</a>, un gioiello custodito da mezzo secolo proprio dalla famiglia <strong>Wenter</strong>.</p>

<p>Non si pensi al solito indirizzo glamour, d&rsquo;opulenza ostentata: &egrave; semmai un 4 stelle sincero, abbordabile, affidabile. Per dire, ha la spa, ma differente: non una struttura costruita l&rsquo;altroieri, posticcia, perch&eacute; dei &ldquo;bagni&rdquo; (<em>bad</em>) Sch&ouml;rgau si parla dal 1624, quando venne menzionata per la prima volta la sorgente ferruginosa e solforosa, da cui nacque qui la tradizione del bagno contadino, <strong>Gregor</strong> l&#39;ha trasformato in qualcosa che lui chiama &ldquo;ecosistema&rdquo; dedicato al tempo rallentato e all&rsquo;armonia. L&rsquo;hotel offre tanti pacchetti per la remise en forme, vanta una sorgente naturale, sciorina trattamenti idroterapici, programmi detox e cos&igrave; via.</p>

<p>[[ima14]]Poi, per&ograve;, <strong>Gregor</strong> &egrave; anche un gaudente, gli piace la buona tavola, sperimentale, qui ha cucinato a lungo quel fermentatore pazzo di <strong>Mattia Baroni</strong>, leggi <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/29345/carlo-mangio/mattia-baroni-e-il-movimento-la-fuga-prove-tecniche-di-cucina-del-futuro-in-val-sarentino.html">Mattia Baroni e il movimento La-FuGa: prove tecniche di cucina del futuro, in Val Sarentino</a>; e gli piace anche il buon vino, a Gregor, cos&igrave; la sua cantina &egrave; straordinaria non tanto e non solo per champagne e supertuscan, per il Piemonte e la Borgogna, ma perch&eacute; lui &egrave; in connessione diretta con i produttori anticonformisti della regione, ti stappa cos&igrave; bottiglie inconsuete che magari ha solo lui &ndash; o quasi - perch&eacute; pensate assieme a <em>Niedermayr, Mumi, Pranzegg</em>... Dice: &laquo;Amo il cibo, la salute, la convivialit&agrave; e la spiritualit&agrave;, in cui la routine quotidiana viene ripensata e conduce al benessere personale&raquo;.</p>

<p>[[ima15]]Ora, capirete: un posto del genere di cosa ha bisogno? Facile: di un grande, giovane chef, ancora non sufficientemente celebrato, ma dal talento cristallino. Che sia legatissimo alla propria terra, che senta l&rsquo;energia che gli sta attorno, eppure capace di squadernare una creativit&agrave; spontanea tale da rendere contemporaneo ogni suggestione che viene dal passato, che insomma sappia pensare in modo nuovo il territorio, onorandolo. Se <strong>Gregor</strong> mi avesse chiesto, un anno fa: &laquo;Quale &egrave; lo chef giusto per il mio <em>Bad Sch&ouml;rgau</em>?&raquo;, io gli avrei risposto: <strong>Matthias Kirchler</strong>.</p>

<p>[[ima16]]Non ha avuto bisogno di suggerimenti, <strong>Gregor</strong>. <strong>Kirchler</strong> &egrave; arrivato qui ai fornelli appena prima della scorsa stagione estiva. Lui ha una marcia in pi&ugrave;. &Egrave; uno dei giovani chef pi&ugrave; interessanti del Sud Tirolo; certe sue preparazioni son geniali, come <em>Speck und brot</em>, ravioli con impasto di pane avanzato, ripieni di pane, conditi con schiuma di aceto di pane, innaffiati di brodo di pane e speck: un <em>pane alla quarta</em> che intanto affascina, poi &egrave; piatto clamoroso, uno dei migliori in assoluto &ndash; e dei pi&ugrave; coinvolgenti &ndash; che abbiamo assaggiato nell&rsquo;anno che si &egrave; chiuso da poco. Prima e dopo, una cena all&rsquo;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/40761/ristoranti/alpes-del-bad-schorgau.html?r=1">Alpes</a> (l&rsquo;insegna gastronomica del <em>Bad Sch&ouml;rgau</em>. C&rsquo;&egrave; anche la <em>Locanda</em>, pi&ugrave; informale ma dove ugualmente di mangia benissimo, fortunati gli ospiti dell&rsquo;hotel perch&eacute; &egrave; il luogo della loro mezza pensione) &egrave; una cornucopia di intelligenza gastronomica, di saper-fare creativo legato alla materia prima della valle, tenendo sempre il giusto equilibrio, senza manierismi, senza didascalie. Ecco, anche qui: un mangiare sincero, concetto che torna anche nel modo in cui <strong>Kirchler</strong> presenta la propria proposta: &laquo;Una cucina radicalmente territoriale. Solo ci&ograve; che cresce, pascola o nasce qui. Le tecniche sono strumenti per amplificare aromi e identit&agrave; locali. Nessuno spreco: ogni parte &egrave; trasformata in fermentazioni, brodi, polveri. Una cucina chiara, onesta, stagionale, essenziale&raquo;.</p>

<p>Non sono le fantasie di un buon copywriter ma l&rsquo;espressione reale di un progetto culinario che possiede tutti i crismi per prendere piede. In fondo poco importa la forma (ora hanno pensato a una <em>Alpes Experience 1988</em> in cinque atti successivi), bens&igrave; la sostanza dell&rsquo;assaggio.</p>

<p>[[ima17]]Di <em>Speck und brot </em>vi abbiamo gi&agrave; detto, e in realt&agrave;&nbsp;vi abbiamo gi&agrave; parlato anche di <em>Grauk&auml;s</em>, che &egrave; un signature di <strong>Kirchler</strong>, se lo porta dietro dalle <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/31453/carlo-mangio/il-sud-tirolo-ci-ha-fatto-scoprire-un-nuovo-talento-matthias-kirchler-al-lunaris-1964-in-valle-aurina.html">precedenti esperienze</a> (sfere di grauk&auml;se con marmellata di cipolle, spuma di sch&uuml;ttelbrot e pane sfogliato alla mostarda di cipolle e aglio: come <em>Speck und brot</em>, una straordinaria interpretazione di cucina territoriale elevata al rango di puro fine dining d&rsquo;autore). Ma mirabile, alla nostra tavola, &egrave; apparso anche il gioco sul diaframma, in doppia declinazione dove la polpa &egrave; buonissima (<em>Diaframma di manzo marinato col garum e poi grigliato, erbe spontanee</em>), i ritagli persino di pi&ugrave; (<em>Spiedino di ritagli del diaframma con maionese al ribes ed erbette</em>, dall&rsquo;eccezionale equilibrio gustativo). Risalendo a ritroso, altri spiedini ma di acqua dolce (<em>Pesce per davvero</em>: spiedino di sella e filetto di pesce gatto marinato in shio-koji e avvolto in lardo e pancetta maison, confit nel burro nocciola, con olio di porro affumicato e yogurt), che sono un gran bel boccone ma quasi troppo lavorato, il grasso pesce gatto che diventa una sorta di salume. Ottima anche la panificazione accompagnata allo schmand fermentato col koji (schmand &egrave; la smetana, prodotto lattiero-caseario simile alla panna acida, ma pi&ugrave; denso e con un contenuto di grassi pi&ugrave; elevato) e il cuore di manzo fermentato, essiccato e grattato su composta di mirtilli e panna acida, <strong>Kirchler</strong> ce l&rsquo;ha servito prima del pesce ma sarebbe&nbsp;un perfetto predessert.</p>

<p>In generale, proprio a cercare il pelo nell&rsquo;uovo: lo chef ama utilizzare spesso in ricetta elementi che virano verso la dolcezza/dolcezza acida (soprattutto frutta od ortaggi al naturale o in composte, mostarde, marmellate, salamoie, fermentazioni, zuppe, maionesi) per un&rsquo;intelligentissima ricerca della complessit&agrave; del piatto, ma della quale &egrave; bene non abusare. Ci sta, ma senza eccedere, per evitare la ripetivit&agrave;.</p>

<p>La nostra cena, negli scatti di <strong>Tanio Liotta</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima4]][[ima5]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]][[ima10]][[ima11]][[ima12]][[ima13]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/bad-schorgau-25-11-20-upscale-89.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41070/carlo-mangio/pane-e-altre-delizie-lestro-di-matthias-kirchler-illumina-la-val-sarentino.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Protagonisti e luoghi dei nuovi sapori sudafricani, da Durban a Città del Capo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41064/dal-mondo/protagonisti-e-luoghi-dei-nuovi-sapori-sudafricani-da-durban-a-citta-del-capo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A dicembre, le coste sudafricane sono perfette per celebrare le feste. Se da noi le temperature crollano, il Sudafrica si tinge dei colori dell&rsquo;estate australe, tra metropoli dinamiche e natura selvaggia. Da Durban a Cape Town questo paese mostra la sua anima pi&ugrave; bella: paesaggi e cultura si alternano in un viaggio ricco di emozioni e panorami mozzafiato. Per un week end lungo - non ci sono fusi orari - o una settimana nell&rsquo;Africa meridionale, vi segnaliamo alcuni posti, ristoranti e hotel per chi vuole viverla in tutta la sua variet&agrave; e bellezza senza rinunciare al comfort e al fascino delle citt&agrave;.<br />
<br />
Durban &egrave; una citt&agrave; costiera sull&rsquo;Oceano Indiano dove si pu&ograve; provare a fare surf, passeggiare tra le bancarelle del mercato di Victoria Street per acquistare spezie e provare lo street food oppure andare a KwaMashu, una borgata riservata ai sudafricani neri durante il regime dell&rsquo;Apartheid, oggi quartiere ricco di vita comunitaria con una forte identit&agrave; zulu e mangiare da <a href="https://www.instagram.com/mkhizerooftop/" rel="nofollow">Mkhize&rsquo;s Rooftop</a> per assaggiare la cucina tipica.<br />
<br />
<strong>SUMMERHILL</strong><br />
[[ima2]][[ima3]]Fiore all&rsquo;occhiello di questa ridente cittadina &egrave; il <a href="https://summerhillkzn.com/" rel="nofollow">Summerhill Guest Estate</a>, un boutique hotel immerso nel verde, a conduzione familiare, situata a Cowies Hill, nel Kwa-Zulu Natal, al cui interno si trova il ristorante fine-dining <a href="https://summerhillkzn.com/livingroom/" rel="nofollow">The LivingRoom</a>. A gestirlo troviamo la famiglia <strong>Richter</strong>: <strong>Christine</strong>, atletica e simpaticissima signora bionda sempre molto disponibile a raccontare aneddoti e testimonianze della vita sudafricana prima e dopo l&rsquo;Apartheid; suo figlio <strong>Johannes</strong>, nato in Germania e cresciuto in Sudafrica, abile chef appassionato di <em>braai</em>, il tradizionale barbecue locale, e sua moglie <strong>Johanna</strong>, esperta sommelier e responsabile di sala. Johannes ebbe il privilegio, durante l&rsquo;infanzia, di viaggiare molto e questo lo ha portato a conoscere prodotti e coltivazioni di ogni tipo anche grazie al rapporto stretto con i suoi nonni che possedevano una piccola tenuta in Ungheria con un orto rigoglioso, un frutteto e un piccolo vigneto. Inoltre, grazie alla formazione maturata in alcuni tra i migliori ristoranti Michelin, Richter ha sviluppato una conoscenza e un&rsquo;esperienza culinaria profonda che emerge con chiarezza nei piatti che prepara. Alla sua formazione classica, francese, e a una precisione di ispirazione orientale, unisce la passione per la terra che lo ha accolto dando vita a una cucina raffinata, stagionale e profondamente radicata nella sostenibilit&agrave; e nei prodotti locali.<br />
<br />
&laquo;Con mia mamma e Johanna ci siamo impegnati per rendere la nostra struttura e la cucina il pi&ugrave; sostenibile possibile. Crediamo che il rispetto per gli ingredienti passi anche &mdash; e soprattutto &mdash; dall&rsquo;utilizzare ci&ograve; che ci offre il nostro giardino &nbsp;- banane, fiori, bacche, germogli, erbe, foglie - e dal lavorare con i nostri amici agricoltori, produttori di carne e pescatori della provincia per valorizzare davvero ci&ograve; che la natura ci offre. Con un po&rsquo; di abilit&agrave;, curiosit&agrave; e creativit&agrave;, siamo convinti che si possano trasformare in piatti straordinari, capaci di sorprendere e deliziare. Abbiamo uno staff giovane che stiamo formando, e non &egrave; facile perch&eacute; qui non ci sono tanti ristoranti di livello dove imparare, ma con il tempo stiamo avendo buoni risultati&raquo;, ci spiega lo chef. All&rsquo;inizio infatti erano una perla rara a Durban ma la loro dedizione alla qualit&agrave; e alla costanza nell&rsquo;utilizzare fornitori affidabili e rispettosi dell&rsquo;ambiente ha confermato loro di essere sulla strada giusta rafforzandone la credibilit&agrave; e ottenendo importanti riconoscimenti nazionali tra cui il titolo di &ldquo;Ristorante dell&rsquo;anno in Sudafrica&rdquo;.</p>

<p>Fermarsi dalla famiglia Richter significa entrare nel salotto di una casa coloniale, in un ambiente elegante ma accogliente, rilassato e curato, con oggetti e dettagli che ti riportano indietro nel tempo e gli spazi esterni, immersi nel verde con alberi e uccelli, che creano un piacevole contrasto con la frenetica vita cittadina.</p>

<p>Da Durban a Cape Town si pu&ograve; andare in aereo o percorrere la Garden Route tra foreste, laghi, scogliere e spiagge incontaminate. Cape Town ti accoglie con la maestosa Table Mountain, che domina l&rsquo;intera citt&agrave; con la sua caratteristica cima piatta, i quartieri colorati di Bo-Kaap, il vivace V&amp;A Waterfront ma anche, a pochi chilometri, il Capo di Buona Speranza, uno dei punti pi&ugrave; iconici del Sudafrica<strong>, </strong>e Boulders Beach dove fare un incontro con i buffi pinguini africani.<br />
<br />
<strong>ELLERMAN HOUSE E MOUNT NELSON</strong><br />
[[ima4]][[ima5]]Sono due gli hotel in cui consigliamo di soggiornare. Il primo &egrave; l&rsquo;<a href="https://www.ellerman.co.za/" rel="nofollow">Ellerman House</a>, un boutique hotel situato nella zona residenziale di Bantry Bay, arroccata sulle pendici del monte Lion&#39;s Head e con vista spettacolare sull&rsquo;oceano Atlantico e la costa, soprattutto al tramonto. Nato come dimora famigliare in stile edoardiano nel 1906, oggi l&rsquo;edificio principale ha 13 camere con balconi o terrazze con vista sull&rsquo;oceano e due ville private dotate di ogni comfort. All&rsquo;interno si trova una vasta e preziosa collezione di arte sudafricana &mdash; con opere che spaziano tra pittura, scultura e design &mdash; esposta in salotti, corridoi e in una vera e propria galleria d&rsquo;arte privata. Inoltre dispone di un ristorante, <a href="https://curate-restaurant.com/" rel="nofollow">Curate</a>, e un bar che propongono piatti e sapori ispirati alla cucina sudafricana contemporanea e una cantina di design con centinaia di etichette locali di vini sudafricani.<br />
<br />
Per chi invece vuole andare in uno degli hotel pi&ugrave; famosi e amati di Citt&agrave; del Capo, il <a href="https://www.belmond.com/hotels/africa/south-africa/cape-town/belmond-mount-nelson-hotel/?srsltid=AfmBOooMJ1BN_ArlC0wGPGZn7Pna2ZGSjNmvyVpgweD_JhcPxETb6DWJ" rel="nofollow">Mount Nelson, A Belmond Hotel</a> fa al caso vostro. Qui si respira la storia: ha ospitato reali, capi di Stato, artisti internazionali e celebrit&agrave; e continua a essere un riferimento di eleganza, cultura e ospitalit&agrave;, un&rsquo;istituzione che evolve con i tempi senza perdere la propria identit&agrave;. Situato tra la vegetazione lussureggiante dei suoi giardini, offre un&rsquo;atmosfera rilassata tra palme, prati, rose e alberi secolari, pur restando molto vicino al centro cittadino e sotto lo sguardo maestoso della Table Mountain. Gli interni mescolano eleganza classica e comfort contemporanei: pavimenti in legno, arredi raffinati, bagni in marmo e dettagli di lusso che evocano il fascino senza tempo del passato.<br />
<br />
<strong>FYN</strong><br />
[[ima6]][[ima7]]Per mangiare in citt&agrave; le proposte sono molte e variegate. Cominciamo da <a href="https://www.fynrestaurant.com/" rel="nofollow">FYN</a>, ristorante contemporaneo di alto livello, nato nel 2018 nel cuore di Cape Town. Il locale, ospitato in un edificio storico riconvertito, si trova al quinto piano del palazzo &ldquo;Speakers Corner&rdquo; e ha un impatto visivo molto forte sin dall&rsquo;entrata: si viene accolti in un ampio spazio dal design industriale con cucina a vista, arredato con legno, metallo e pelle, grandi vetrate che di giorno offrono una vista incredibile su Cape Town e verso le montagne e uno scenografico soffitto con installazione artistica in legno e illuminazione dorata che, soprattutto la sera, creano un&rsquo;atmosfera soffusa e raccolta.</p>

<p>La cucina &egrave; affidata allo chef <strong>Peter Tempelhoff</strong> che propone un menu degustazione combinando ingredienti sudafricani con tecniche giapponesi. La sua proposta &egrave; audace e originale con piatti raffinati che giocano su texture, profumi e contrasti. Insieme allo chef <strong>Ashley Moss</strong>, Tempelhoff firma menu realizzati con materie prime stagionali provenienti dal territorio e coltivate secondo pratiche sostenibili. Il fatto di essere il primo ristorante in Africa a ricevere la tre-stelle secondo lo standard &ldquo;Food Made Good&rdquo; della <a href="https://thesra.org/" rel="nofollow">Sustainable Restaurant Association</a> lo pone come riferimento per la ristorazione sostenibile sul continente, un modello da seguire per chi vuole unire alta cucina e responsabilit&agrave;. Questa forte identit&agrave; gastronomica si esprime anche nelle versioni pescetariane, vegetariane e vegane. Ad affiancare la cucina, e valore aggiunto del posto, &egrave; la sommelier francese <strong>Jennifer Hug&eacute;</strong>, un vulcano di idee e proposte beverage che, grazie al background europeo e alla passione per vino e cucina sudafricani, riesce a creare un ponte tra culture gastronomiche e a offrire esperienze innovative, senza perdere le radici locali. Non a caso recentemente &egrave; stata nominata &ldquo;Relais &amp; Ch&acirc;teaux Woman of the Year&rdquo;, un premio di prestigio che riconosce donne con talento, leadership e contributo eccezionale nell&rsquo;ospitalit&agrave;. La cura dei dettagli nella selezione di etichette, anche di vecchissime annate, cocktail, opzioni diverse e non alcoliche insieme a un servizio di sala curato ma frizzante e all&rsquo; atmosfera che si respira contribuisce a un&rsquo;esperienza gastronomica complessiva divertente, curata e raffinata.</p>

<p><strong>RAMENHEAD</strong><br />
[[ima8]]Per gli amanti del ramen, Citt&agrave; del Capo nasconde un indirizzo che &egrave; diventato rapidamente un punto di riferimento. <a href="https://www.ramenhead.co.za/" rel="nofollow">Ramenhead</a> &egrave; il luogo ideale per chi cerca noodles freschi e setosi, un brodo ricco di umami cotto a fuoco lento per giorni e un&rsquo;atmosfera vivace in cui condividere bicchieri di sake. Qui la passione per la tradizione giapponese si intreccia con un approccio moderno e audace, dando vita a un&rsquo;esperienza che non ha eguali in Africa. Uno degli elementi che rendono Ramenhead davvero unico &egrave; l&rsquo;investimento in tecnologia e qualit&agrave;: il locale ospita infatti l&rsquo;unica macchina per noodles Yamato presente nel continente, una garanzia di autenticit&agrave; per noodles a bassa idratazione, preparati artigianalmente in loco e lasciati maturare per almeno due giorni prima di essere serviti fumanti in ciotole colme di brodo intenso. Il ristorante si ispira ai celebri <em>ramen-ya</em> giapponesi, non solo nella selezione degli ingredienti e nella cura estrema dedicata alle preparazioni, ma anche nell&rsquo;ambiente informale e dinamico. Di giorno il posto pulsa di energia, mentre la sera diventa un rifugio urbano con un&rsquo;atmosfera magnetica.<br />
<br />
<strong>BUITENVERWACHTING</strong><br />
[[ima9]]Per una gita fuori porta e per gli amanti del vino consigliamo una visita alla tenuta vinicola <a href="https://buitenverwachting.com/" rel="nofollow">Buitenverwachting Wine Estate</a>, a Constantia, non lontano dal centro citt&agrave;, una tenuta con radici profonde che vanno dal XVIII secolo fino ai giorni nostri. Non solo vigneti e cantina per&ograve; perch&eacute;, oltre alle degustazioni nella storica sede e a un caff&egrave; interno, per chi cerca un&rsquo;esperienza gastronomica pi&ugrave; curata, c&rsquo;&egrave; il ristorante <strong>Beyond</strong>. Qui l&rsquo;esperienza &egrave; &ldquo;senza fronzoli&rdquo;, completa e con l&rsquo;obiettivo di valorizzare ingredienti locali &ndash; hanno un bellissimo orto - stagionali e di piccoli produttori in linea la loro filosofia di sostenibilit&agrave; e tracciabilit&agrave;. L&rsquo;idea qui &egrave; di far parlare gli ingredienti per s&eacute;, piuttosto che puntare su tecniche e decorazioni elaborate. &Egrave; il luogo ideale per un&rsquo;immersione totale e rilassante nel verde delle vigne dove trovare sobria eleganza, legno, vetro e arredi minimal.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-fyn.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41064/dal-mondo/protagonisti-e-luoghi-dei-nuovi-sapori-sudafricani-da-durban-a-citta-del-capo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>La nuova frontiera vinicola dell'Etna? Carricante ed Etna Bianco (e a dirlo sono pure i numeri)</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41066/in-cantina/la-nuova-frontiera-vinicola-delletna-carricante-ed-etna-bianco-e-a-dirlo-sono-pure-i-numeri.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>I vini dell&rsquo;Etna rappresentano oggi una delle espressioni pi&ugrave; identitarie del panorama vitivinicolo italiano e mondiale, frutto di un carattere speciale e del fascino di una viticoltura che sfida la natura e raggiunge altitudini oltre i 1.000 metri sul livello del mare, tra colate laviche millenarie, suoli neri e sabbiosi, forti escursioni termiche nel contesto unico del vulcano attivo pi&ugrave; alto d&rsquo;Europa.</p>

<p>La denominazione <em>Etna DOC</em>, istituita nel 1968 &ndash; una delle pi&ugrave; antiche del Sud Italia e la prima in Sicilia &ndash; rappresenta oggi una delle pi&ugrave; interessanti DOC italiane e diversi sono stati i cambiamenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Sappiamo bene che il rilancio del territorio &egrave; avvenuto grazie a illuminati produttori e imprenditori all&rsquo;inizio degli anni 2000, ma &egrave; pur vero che il trend in questi due decenni e mezzo si &egrave; sempre evoluto portando la denominazione a 1.347 ettari vitati (nel 2013 erano 680), con il 95% del vino imbottigliato, 6 milioni di bottiglie prodotte e quasi 500 viticoltori soci del consorzio.</p>

<p>Un territorio considerato culla di grandi rossi con il <em>Nerello Mascalese, </em>simbolo di una seconda rinascita enologica siciliana e narratore di vini eleganti, austeri, spesso paragonati per finezza a pi&ugrave; importanti rossi europei. Accanto a questi, per&ograve; la tradizione dei vini bianchi non &egrave; mai venuta meno (interessante a tal proposito <em>l&rsquo;inchiesta Jacini</em> realizzata alla fine dell&rsquo;800) grazie soprattutto al <em>Carricante</em>, vitigno autoctono capace di esprimere freschezza, verticalit&agrave; e tensione anche in annate calde.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Eppure resta sottovalutato, considerato di serie B rispetto al ben pi&ugrave; blasonato <em>Mascalese</em>. Un pensiero confessato anche da alcuni produttori che, per troppo affetto ai vini rossi, forse, non hanno dedicato le stesse attenzioni a questa straordinaria uva a bacca bianca da cui oggi si produce la maggior parte dei vini fermi sull&rsquo;Etna, per un totale di quasi 18 mila ettolitri di vino contro i 17 mila ettolitri dei rossi (i dati certificati dall&rsquo;Istituto regionale del Vino e dell&rsquo;Olio sono stati diffusi dal giornale Cronache di Gusto).</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Una crescita inevitabile quella degli <em>Etna Bianco</em> (<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/33341/in-cantina/torna-contrade-delletna-i-grandi-vini-del-vulcano-sono-solo-rossi.html">lo avevamo scritto qui nel 2023 al termine della quattordicesima edizione di Contrade dell&rsquo;Etna</a> e <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/37283/in-cantina/ce-movimento-sulletna-le-parole-chiave-sono-giovani-ed-eccellenza-verso-la-docg.html">lo avevamo ribadito l&rsquo;anno successivo agli Etna Days</a>) oggi consacrata come la denominazione di punta della DOC Etna. A tal proposito vogliamo ricordare che il <em>Catarratto</em>, altro vitigno autoctono a bacca bianca, &egrave; ammesso per dar vita all&rsquo;<em>Etna Bianco</em> anche se molti produttori prediligono lavorare soltanto con il <em>Carricante</em>; per quanto riguarda gli <em>Etna Rosso</em>, invece<em>,</em> oltre al <em>Nerello</em> <em>Mascalese</em> viene utilizzato, come vuole la tradizione, anche il <em>Nerello Cappuccio</em>.</p>

<p>Per questo primato, parliamo di un momento storico che rimette ordine e ridefinisce gli equilibri produttivi e identitari della denominazione, un sorpasso che dice molto pi&ugrave; di un semplice dato numerico (che comunque potrebbe variare nuovamente con le prossime certificazioni) e che segna un nuovo equilibrio tra tradizione e nuove dinamiche di mercato.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>L&rsquo;<em>Etna Bianco </em>ha conquistato consumatori e critica, spingendo molti produttori a investire in nuovi impianti e a riconvertire parte delle superfici vitate. Eppure questo sorpasso non va letto come una perdita di centralit&agrave; dei rossi etnei, piuttosto come un ampliamento dell&rsquo;identit&agrave; produttiva del territorio. L&rsquo;Etna dimostra cos&igrave; di non essere un distretto monolitico, bens&igrave; un ecosistema viticolo complesso e dinamico, capace di rispondere alle tendenze globali senza rinnegare le proprie radici.</p>

<p>Il <em>Carricante</em> e l&rsquo;<em>Etna Bianco</em> diventano, quindi, ambasciatori di una nuova fase del vulcano, in cui eleganza, tensione acida e longevit&agrave; si esprimono sempre pi&ugrave; spesso anche &ndash; e soprattutto &ndash; in bianco, aprendo prospettive interessanti non solo per i produttori, ma anche per gli appassionati di vino di tutto il mondo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/etna-bianco-crescita-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41066/in-cantina/la-nuova-frontiera-vinicola-delletna-carricante-ed-etna-bianco-e-a-dirlo-sono-pure-i-numeri.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Charleston a Palermo, ritorno di un’icona: la nuova visione di Giovanni Solofra</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41061/dallitalia/charleston-a-palermo-ritorno-di-unicona-la-nuova-visione-di-giovanni-solofra.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall&rsquo;altruismo e dalla fantasia. Si cita <strong>De Gregori</strong> non perch&eacute; <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30705/chef-e-protagonisti/roberta-merolli-e.html">Giovanni Solofra</a> sia uno che sbagli i calci di rigore, come ampiamente dimostrato dalle tre stelle della guida Michelin che in carriera ha potuto ricamare sulla giubba, una nel 2018 al <a href="https://www.theashbeehotel.it/st-george-restuarant-by-heinz-beck/" rel="nofollow">St. George</a> di Taormina poi due nel 2021, in soli nove mesi di lavoro, al <a href="https://www.paganopaestum.it/tre_olivi/ristorante-tre-olivi-paestum/" rel="nofollow">Tre Olivi</a> di Paestum, ma perch&eacute; l&rsquo;intenzione &egrave; quella di mettere un accento, oltre che sulla classe dello chef di Torre Annunziata, sul rispetto e sulla sensibilit&agrave; comprovate nella sua pi&ugrave; recente missione. Restituire vitalit&agrave; a un brand che dal 1970 al 1995 &egrave; stato simbolo dell&rsquo;alta cucina italiana. Ridare luce a una serie di piatti che hanno fatto gioire la gola di intere generazioni. Ricomporre l&rsquo;identit&agrave; di una filosofia gastronomica che, per decenni, ha rappresentato un punto di riferimento assoluto.</p>

<p>Sono questi gli obiettivi che <strong>Solofra</strong> e la sua compagna <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/30705/chef-e-protagonisti/roberta-merolli-e.html">Roberta Merolli</a>, pastry chef, hanno messo al centro del mirino abbracciando, dallo scorso novembre, la rinascita del <a href="https://casacharleston.net/" rel="nofollow">Charleston</a>, totem della ristorazione italiana nel cuore pi&ugrave; elegante di Palermo. &laquo;Quando &egrave; arrivata questa proposta a me e <strong>Roberta</strong>, ho pensato che ridare un posto d&rsquo;onore a una cucina che ha fatto la storia sarebbe stata una bella sfida per noi, in questo momento del nostro percorso professionale&raquo;, racconta <strong>Solofra</strong>.</p>

<p>[[ima2]]E s&igrave;, perch&eacute; non tutti sanno che il <em>Charleston</em> di Palermo fu decorato di stella Michelin nel 1970, per poi raddoppiare nel 1974, anno in cui il due stelle pi&ugrave; a meridione d&rsquo;Italia era il <a href="https://sabatinifirenze.it/" rel="nofollow">Sabatini</a> di Firenze. Addirittura dal 1977 al 1979, mentre la sede in centro citt&agrave; esibiva il doppio asterisco rosso, la sede estiva venne insignita da un macaron. Prima azienda del sud a vantare tre stelle Michelin, sebbene in due strutture differenti. Dal 1980 al 1995, entrambe le sedi sono state operative ciascuna con una stella della guida rossa.</p>

<p>Non soltanto un ristorante, ma un&rsquo;idea precisa di ristorazione. &laquo;L&rsquo;identit&agrave; di questo brand &egrave; qualcosa che Palermo, la Sicilia e il mondo devono riscoprire: un&rsquo;identit&agrave; forte, tutt&rsquo;altro che circoscritta al territorio. Sin dalle origini, il <em>Charleston</em> &egrave; stato divulgazione pura di cultura: una cucina dall&rsquo;appeal profondamente internazionale, che ha introdotto materie prime d&rsquo;eccellenza, allora inedite per la regione, facendo scuola in Italia e non solo, e un magistrale servizio di sala, unico gi&agrave; all&rsquo;epoca. &Egrave; quello che stiamo cercando di ricostruire, responsabilizzando una brigata di ragazzi giovanissimi, che stanno crescendo seguendo i dogmi della cucina d&rsquo;autore e del grande servizio di sala&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Il <em>Charleston</em> targato <strong>Solofra</strong> propone una carta&nbsp;creativa e un percorso celebrativo dal titolo <em>Back to the future</em>, menu di piatti storici proposti negli anni dal locale. Il rapporto con Palermo &egrave; centrale, ma mai riduttivo. &laquo;&Egrave; una citt&agrave; con un immaginario gastronomico potentissimo. Amo la Sicilia, anche se non ci sono nato, e la sto rileggendo con gli stessi occhi innamorati della prima volta che sono arrivato sull&rsquo;isola. Qui c&rsquo;&egrave; una materia prima unica, una biodiversit&agrave; mediterranea straordinaria. Ho cercato di dare una contemporaneit&agrave; che non fosse manieristica, ma legata a un&rsquo;esigenza precisa: offrire all&rsquo;ospite ci&ograve; che si aspetta da un ristorante di alta cucina&raquo;.</p>

<p>L&rsquo;obiettivo si concentra cos&igrave; in queste parole: &laquo;La cosa pi&ugrave; importante &egrave; allineare il sogno che hai quando sposi un progetto con ci&ograve; che l&rsquo;ospite trova entrando nella tua casa. Il nostro sogno &egrave; ridare a Palermo un salotto importante, come lo &egrave; stato il <em>Charleston</em> per 25 anni. Siamo tra il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Massimo_Vittorio_Emanuele" rel="nofollow">Teatro Massimo</a> e il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Politeama_(Palermo)" rel="nofollow">Politeama</a>, nel cuore culturale della citt&agrave;. Vogliamo un locale vivo, pieno, amato, che fidelizzi una clientela locale e internazionale&raquo;. E non manca una riflessione sul ruolo delle guide. &laquo;I riconoscimenti delle principali guide ai ristoranti servono e fanno sempre bene. Ma credo che, pi&ugrave; di tutto, la stella Michelin orienta pubblico e turismo e crea impatto dal punto di visto finanziario&raquo;.</p>

<p>Il lavoro svolto dal duo <strong>Solofra</strong>-<strong>Merolli</strong> fonda su un gesto di attenzione e consapevolezza: un intervento di ascolto e di cura della storia, mai di forzatura. Il cuoco classe 1982 e la pastry chef abruzzese hanno scelto di fare un passo indietro, entrando quasi con devozione nella storia di un ristorante dai fasti compiuti. Hanno studiato e analizzato luoghi, ricette, idee, rituali e movimenti di sala, restaurando tutto ci&ograve; che era possibile riportare alla luce. La <em>mise en place</em> si compone di antiche stoviglie, piatti decorati <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ginori_1735" rel="nofollow">Richard-Ginori</a> firmati ad hoc per il locale negli anni 70, posate <a href="https://www.christofle.com/eu_en?gbraid=0AAAAAB1myG24-eObpRPRPpV9Pamig1hqh" rel="nofollow">Christofle</a> con logo <em>Charleston</em>, bicchieri, porta fiori in cristallo che ora portano grissini. Un&rsquo;esplorazione approfondita delle cantine ha restituito eleganti servizi e bottiglie dimenticate, oggi capaci di emozionare a ogni assaggio.</p>

<p>[[ima4]]Tutti i piatti evocano i fasti del passato attraverso sapori antichi riletti con sensibilit&agrave; attuale. Non una banale operazione di rivisitazione, ma un autentico restauro di gusti, suggestioni ed emozioni: &laquo;Il menu &egrave; molto rappresentativo del mio linguaggio gastronomico perch&eacute; nasce dallo studio. Con rispetto e in punta di piedi abbiamo respirato in un luogo che &egrave; stato faro della cucina italiana negli anni Settanta, Ottanta e Novanta, cercando di dargli una nuova vita. Lo studio ha riguardato tutto: la gestualit&agrave;, la presenza al tavolo di cuochi e ma&icirc;tre, le materie prime, le stoviglie, il tableware. Abbiamo recuperato ogni elemento che potesse evocare quegli anni, traslandolo in chiave totalmente contemporanea. Nei piatti ci sono acuti tecnici importanti, legati a un&rsquo;attrezzatura d&rsquo;avanguardia, a cotture millimetriche, a una cucina pi&ugrave; consapevole. Oggi i sapori sono pieni perch&eacute; c&rsquo;&egrave; equilibrio, non perch&eacute; vengono appesantiti&raquo;.</p>

<p>Il nuovo <em>Charleston</em> riparte cos&igrave; da una visione chiara: non un&rsquo;operazione nostalgia, ma un progetto culturale e gastronomico che restituisce senso, valore e ambizione a uno dei luoghi simbolo della ristorazione italiana. Un calcio di rigore realizzato all&rsquo;incrocio dei pali. Con coraggio, altruismo e fantasia.</p>

<p>Di seguito i piatti del menu&nbsp;<em>Back to the future.</em><br />
[[ima5]]&nbsp;[[ima6]]&nbsp;[[ima7]]&nbsp;[[ima8]]&nbsp;&nbsp;[[ima10]]&nbsp;[[ima11]]&nbsp;[[ima12]]&nbsp;[[ima13]]&nbsp;[[ima14]]&nbsp;[[ima15]]&nbsp;[[ima16]]&nbsp;[[ima17]]&nbsp;[[ima18]]&nbsp;[[ima19]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/-mg-09831.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41061/dallitalia/charleston-a-palermo-ritorno-di-unicona-la-nuova-visione-di-giovanni-solofra.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Il locale di Bologna che c'ha convinto per piatti veg, bel pairing e sala da applausi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41059/dallitalia/il-locale-di-bologna-che-cha-convinto-per-piatti-veg-bel-pairing-e-sala-da-applausi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Un ristorante &egrave; un teatro.</p>

<p>Convivono gesti; tintinnii che sigillano promesse e celebrazioni. &Egrave; un luogo in cui ogni movimento ha un suo peso, pi&ugrave; che in qualunque altro luogo, perch&eacute; un ospite si accomoda e sceglie una tavola, proprio per godere di quella placida danza.</p>

<p>E al ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/36836/ristoranti/i-portici.html" target="_blank">I Portici</a>, all&rsquo;interno dell&rsquo;hotel bolognese che porta lo stesso nome, questa danza si ripete sera dopo sera (e presto anche a pranzo), in quello che a tutti gli effetti un tempo &egrave; stato teatro. Soffitti alti, altissimi, affrescati, e un palco che resta vuoto perch&eacute; se ne inaugurano tanti quanti sono i tavoli occupati di volta in volta dagli ospiti che arrivano nella sala coordinata da <strong>Victor Ichim</strong>.</p>

<p>[[ima9]]</p>

<p>Proprio la sala merita un particolare plauso, forse perch&eacute; &egrave; sempre pi&ugrave; raro riscontrare qualit&agrave; nel servizio, un&rsquo;armonizzazione corale che vede alternarsi al tavolo pi&ugrave; figure, senza uscirne confusi; ciascuno occupa una sua porzione di scena, ciascuno la prende a cuore per concedersi all&rsquo;ospite, senza eccessi, con estrema grazia, luce e sul volto anche la gioia di aver scelto questo mestiere.</p>

<p>Compartecipare d&#39;altronde non vuol dire trattenersi pi&ugrave; del dovuto, dilungarsi nelle spiegazioni, ma esserci con lo spirito giusto, una predisposizione naturale che viene a incarnarsi in ritmi serrati e scelte ben misurate negli abbinamenti al calice,&nbsp;il che implica&nbsp;un ragionamento esteso e&nbsp;condiviso con la cucina, che &egrave; quella dello chef <strong>Nicola Annunziata</strong>.</p>

<p>[[ima8]]</p>

<p>Lui, campano, colleziona esperienze che lo portano&nbsp;fino in Calabria, terra di cui incamera i profumi,&nbsp;gli agrumi soprattutto; ma coltiva anche un&rsquo;attrazione naturale per il vegetale, che non &egrave; tendenza, ma metodo di lavoro, dal momento che viene coinvolto nella scelta delle erbe aromatiche e dei vegetali, sin dalla tappa calabrese -&nbsp;e ora anche ai <em>Portici </em>-, un botanico. Cos&igrave;, anche una preparazione apparentemente semplice e immediata sul palato, assume potenza per l&rsquo;ingrediente, certo, ma anche per un uso meticoloso della tecnica affinch&eacute; il gusto, la bont&agrave; e le propriet&agrave; di un prodotto siano esaltati&nbsp;e non soffocati.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Lo riscontriamo per esempio nell&rsquo;<em>Elica con&nbsp;pesto di rucola selvatica, nocciole e pecorino di fossa</em>: &egrave; lucido e setoso il pesto, la cui spinta piccante, &egrave; contrastata dalla grassezza tostata, ampia, della nocciola mentre il pecorino agisce in sapidit&agrave;. Ogni &ldquo;pinzata&rdquo; appaga: s&igrave;, perch&egrave; al posto della forchetta, al commensale &egrave; affidata una pinza; la struttura della pasta, cos&igrave;, non viene aggredita&nbsp;e, copiosamente condita, la salsa cala, destinata&nbsp;a generose scarpette.</p>

<p>Densit&agrave;, corposit&agrave; di gusto caratterizzano anche il piatto presentato non molto tempo&nbsp;fa all&rsquo;<a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow" target="_blank">hub di via Romagnosi</a>, a Milano, in occasione dell&rsquo;ultimo episodio di <em>The Sanpellegrino Table </em>che ha visto <strong>chef Annunziata</strong> affiancato da <strong>Friedrich Schumck </strong>(ve ne abbiamo parlato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/40875/identita-golose-milano/armonie-vegetali-per-il-gran-finale-di-the-sanpellegrino-table-tra-cucina-fine-dining-e-spicchi-dautore.html" target="_blank">qui</a>): protagonista, il <em>Risone con caff&egrave; e Parmigiano Reggiano 7 anni</em>.</p>

<p>[[ima11]]</p>

<p>Voluttuoso; risone, e non riso, per cui c&rsquo;&egrave; morso, senza impegnare pi&ugrave; del necessario la masticazione. Quindi, un fondo corposo di fungo, terroso, sospinto dal caff&egrave; che crea variazioni aromatiche, ma in questo piatto &egrave; il Parmigiano Reggiano che viene esaltato al massimo: parliamo di un formaggio con ben 7 anni di stagionatura, un prodotto dall&rsquo;umami complesso, con punte di acidit&agrave;, ma anche robustezza e potenza, a tratti piccante;&nbsp;lo&nbsp;ritroviamo anche nell&rsquo;insalatina servita a parte, in scaglie, alternandosi a petali di porcino&nbsp;crudo. Perfetta su questo boccone la <em>Portobello</em>&nbsp;<em>London Porter</em> del birrificio <a href="https://www.birrificiowarshop.it/product/portobello/?_gl=1*1rxkk2p*_up*MQ..*_ga*NzAzNzYzOTM3LjE3NjczNjM3NTQ.*_ga_RDW47TVWQ4*czE3NjczNjM3NTMkbzEkZzAkdDE3NjczNjM3NTMkajYwJGwwJGgw" rel="nofollow" target="_blank">War</a>, che prolunga quelle note di caff&egrave; tostato e cacao amaro. Senza un&rsquo;eccessiva effervescenza, quasi scarica, non appesantisce l&rsquo;assaggio.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Ancora cucina vegetale, e ancora un abbinamento ragionato &egrave; quello preparato <em>al gu&eacute;ridon</em>, il cocktail signature di <strong>Victor Ichim</strong>, una rivisitazione all&#39;italiana del <em>Pisco Sour</em> che riprende diversi elementi che troviamo nel piatto che accompagna: kiwi lasciato in infusione nella grappa per una settimana, estrazione di kiwi e lime e, in cima, a dare struttura, al posto dell&rsquo;albume, acquafaba montata (l&rsquo;acqua di cottura dei legumi), perch&eacute; il drink sia godibile e adattabile a qualsiasi intolleranza, poi&nbsp;polvere di porro. Che &egrave; elemento centrale nel piatto, cotto alla brace, fondente, laccato con <em>salsa teryiaki</em> a base di porro come lo &egrave; anche il <em>beurre mont&eacute; </em>sul fondo, burro acido al tartufo, jus di porro, tartufo bianco e kiwi prima marinato e poi scottato. Avvertiamo ogni singolo elemento, eppure, nell&#39;attraversare il palato, l&rsquo;insieme diviene estremamente carnoso, succulento.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Giocano su una traccia tendenzialmente fruttata i secondi, a nostro avviso da ricalibrare per esaltare, invece, la precisione delle cotture, la selezione della materia prima, armonizzando, quindi, quella presenza di acidit&agrave; e tonalit&agrave; agrumate in maniera pi&ugrave; contenuta rispetto alla proteina.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Ai dessert, <strong>Vincenzo Digifico</strong>, al timone della pasticceria del ristorante <em>I Portici </em>e di <a href="http://s://www.iporticihotel.com/pasticceriaeden/" rel="nofollow" target="_blank">Eden</a>, una boutique di dolcezze sorprendenti che accompagnano gli ospiti dalla colazione all&rsquo;aperitivo, inaugurata pochi mesi fa e costola dell&rsquo;hotel.</p>

<p>[[ima10]]</p>

<p>Ci prende per mano <strong>Digifico</strong>, invitandoci a compiere un primo passo nella natura, e respirare il muschio, la terra, gustare quei fasci di luce che seguono la pioggia.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>Non &egrave; immaginazione, ma sostanza nel pre-dessert <em>TERRA</em>, uno shot che si allaccia alla parte salata del percorso con un brodo di funghi, tartufo, caff&egrave;, per poi passare a note pi&ugrave;&nbsp;lievi di vaniglia, e succoso&nbsp;limone.</p>

<p>Subentra a gamba tesa, <strong>Marco De Signoribus</strong>. Giovanissimo, gagliardo, un prestito per la stagione invernale dal ristorante <a href="https://www.ilgabbianotrepuntozero.it/?utm_source=ig&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=link_in_bio&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGnAftzW5Y0toZtXauA7s3OpiRBWpNo4guFnEieY_mpfsrvnyD_88ji0_lNjx0_aem_DzVpbjwo20cuOPi5rUgiZg" rel="nofollow" target="_blank">Gabbiano 3.0</a> di Marina di Grosseto. Talento puro nel vino&nbsp;e nel&nbsp;racconto che qui gioca su un accostamento alla cieca, di cui riconosciamo subito alla vista la densit&agrave;&nbsp;del sorso, liquoroso. Al naso, invece, si esprimono sentori quasi di incenso, affumicati: ma al primo assaggio sul palato ecco stagliarsi il miele di castagno.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>Scopriamo, cos&igrave;, felici l&rsquo;identit&agrave; di un<em> idromele locale</em>, che spezza la dolcezza amabile e naturale della banana del dessert al cucchiaio di <strong>Digifico</strong>:&nbsp;ancora una volta caff&egrave; e poi tequila a dare verticalit&agrave;. Complesso, appagante, goloso, dolce senza sbavature.</p>

<p>La direzione prossima? Sar&agrave; sempre pi&ugrave; vegetale. Nell&rsquo;espressione creativa di <strong>Annunziata</strong>, a nostro avviso, la pi&ugrave; riuscita. Avanti tutta.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/i-portici-team.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41059/dallitalia/il-locale-di-bologna-che-cha-convinto-per-piatti-veg-bel-pairing-e-sala-da-applausi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Continua a crescere il Milano Whisky Festival &amp; Rum Show</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41067/shake-shock/continua-a-crescere-il-milano-whisky-festival-rum-show.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il 2025 ha visto una nuova, positiva edizione nei numeri per il <a href="https://whiskyfestival.it/" rel="nofollow">Milano Whisky Festival &amp; Rum Show</a> al <em>Base</em> in via Bergognone. Ma sempre spingendo lo sguardo avanti. Non solo perch&eacute; le degustazioni continuano come tradizione, a caccia di chicche e approfondimenti: si sono infatti gi&agrave; stabilite le date del 2026 &ndash; dal 7 al 9 novembre &ndash; e c&#39;&egrave; una novit&agrave; ulteriore sulla sede. Si torna infatti a &quot;casa&quot;, all&#39;<em>Hotel Marriott</em> di Milano che aveva ospitato sin dalle origini il format ideato da <strong>Giuseppe Gervasio Dolci</strong> e <strong>Andrea Giannone</strong>.</p>

<p>Nella tre giorni allo <em>Spazio Base</em> l&#39;impressione &egrave; stata di un pubblico curioso e vario, che ha potuto esplorare le 4mila etichette con i pi&ugrave; importanti distributori e le pi&ugrave; rinomate distillerie di Scotch Whisky, Irish Whiskey, Bourbon, Whisky dall&#39;Estremo Oriente, Rum, Ron e Rhum.</p>

<p>[[ima2]]Il dato pi&ugrave; significativo resta quell&#39;incontro speciale tra nuovo e storico, a volte nemmeno pi&ugrave; esistente se non l&igrave;, nella bottiglia e nel bicchiere in una fiera narrazione. Il festival &egrave; stato tra i primi, ad esempio, a dare spazio al whisky italiano, ora in costante crescita e lo si vede dal fermento degli stand: chi ha iniziato quasi timidamente, ora accoglie un pubblico che ascolta e degusta senza pregiudizi. Del resto, l&#39;evento milanese ha da sempre abbattuto i confini, portando qui etichette da diversi continenti, figurarsi &quot;in casa&quot;.</p>

<p>Da quest&#39;anno, per consentire una degustazione ancora pi&ugrave; ampia ma consapevole, erano state anche offerte bottigliette da riempire con i prodotti poi da vivere a casa con gli amici.</p>

<p>Alto anche il livello delle masterclass e all&#39;interno di esse un viaggio irresistibile in Scozia &egrave; stato quello di <em>Hunter Laing Old &amp; Rare</em>. Abbiamo assaggiato whisky con un lungo percorso alle spalle, che ci ha raccontato molto anche di distillerie note e meno note, ma tutte diventate parte della galassia <em>Hunter Laing</em>, bottiglie anche fino a 600 sterline. Una realt&agrave; che affonda le radici nell&#39;attivit&agrave; creata nel 1949 da <strong>Frederick Laing</strong>, poi raggiunto da suo figlio <strong>Stephen Laing</strong> 15 anni dopo. &Egrave; negli anni Novanta per&ograve; che cresce l&#39;interesse per il single malt e con il nuovo millennio che gli <em>Old Malt Cask</em> e <em>Old and Rare</em> ottengono un boom di attenzione. Nel 2013 ecco la nascita vera e propria della <em>Hunter Laing &amp; Co. Ltd</em>, a Glasgow. Oggi &ndash; si &egrave; spiegato durante la masterclass &ndash; lavora con i migliori bottai in Scozia, Usa e con bodegas spagnole per avere botti di qualit&agrave;, soprattutto di ex bourbon o sherry. Botti poi riempite con new-make spirit direttamente dalla fonte, ovvero distillerie scozzesi. Il controllo di ogni passo del processo avviene in modo minuzioso ed &egrave; ritenuto fondamentale.</p>

<p>[[ima3]]Siamo partiti dal <em>Tomatin 1994</em>, 28 anni, 50%, prodotto in quella che era la distilleria pi&ugrave; grande di Scozia nel 1974 con ben 23 alambicchi. Una fortuna, quella dell&#39;attivit&agrave;, che si arresta nemmeno dieci anni dopo con la liquidazione, passando a <em>Takara Shuzo</em>. &Egrave; la riscossa del single malt, con la fermentazione maggiore in Scozia, una settimana.</p>

<p>Il whisky che incontriamo, perch&eacute; di un incontro si tratta, con tutte le sue sensazioni, nasce nel novembre del 1994 e riposa per quasi trent&#39;anni appunto nelle grandi botti riutilizzate. Solo 310 le bottiglie, non viene eseguita alcuna filtrazione a freddo, n&eacute; una colorazione aggiuntiva. Cattura con le sue note di frutta matura, anche tropicale, e sfumature di miele, nel segno dell&#39;eleganza, il suo finale caldo.</p>

<p>[[ima4]]Ancora pi&ugrave; conquistatore con la sua ricchezza aromatica (si intrecciano note di agrumi, miele, quercia, accompagnate anche da sfumature di spezie) il secondo whisky, l&#39;<em>Hunter Laing Old &amp; Rare Knockdhu 1991</em>, 31 anni alle spalle, 46,6 gradi. Si accentua ulteriormente la raffinatezza e il finale &egrave; lento e accattivante. La distilleria, fondata nel 1893, entra a far parte del gruppo <em>United Distillers</em> (<em>Diageo</em>) negli anni Trenta. A uno stop nel 1983 seguir&agrave; una nuova vita con <em>Inver House</em>.</p>

<p>[[ima5]]Il terzo della serie fu distillato a <em>Balblair</em> nel 1990 ed &egrave; invecchiato 34 anni (43,3 la gradazione). Qui viviamo un capitolo di storia delle distillerie scozzesi e quasi un invito a mettersi in viaggio, perch&eacute; questa nacque nel 1790 ed &egrave; una delle nove ancora attive appartenenti a quel secolo. Anche qui, c&#39;&egrave; una vicenda di chiusura e ripartenza, una nuova vita e assaggiamo un whisky dai molteplici volti fruttati.</p>

<p>Infine, l&#39;ultimo <em>Old &amp; Rare</em> della societ&agrave;, <em>Longmorn 1998</em>, 26 anni e 57% di gradazione. Anche questa realt&agrave; &egrave; un libro intrigante da sfogliare, nata alla fine dell&#39;Ottocento e negli anni Settanta rilevata dal gruppo <em>Chivas</em>. Nel bicchiere, alle note fruttate si uniscono quelle di crema pasticcera e legno che viene da lontano.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/whisky-festival-img-1804-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41067/shake-shock/continua-a-crescere-il-milano-whisky-festival-rum-show.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Dalla depressione al successo: Ruggiero Francavilla e la pizzeria Oltre a Barletta</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41060/mondo-pizza/dalla-depressione-al-successo-ruggiero-francavilla-e-la-pizzeria-oltre-a-barletta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>C&rsquo;&egrave; una pizzeria che, in pochi mesi, &egrave; diventata uno dei segnali pi&ugrave; interessanti della nuova scena pugliese: si tratta di&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39864/locali/oltre-pizza-contemporanea.html">Oltre&nbsp;&ndash; Pizza Contemporanea</a>&nbsp;a Barletta, aperta nel&nbsp;maggio del 2025 dai soci <strong>Orazio Matera, Manuele Caputo, Giuseppe Lamonaca</strong> e <strong>Nicola Barbaro</strong>. Dunque&nbsp;un progetto giovane, ambizioso, costruito con un&rsquo;idea precisa: guardare avanti senza perdere il contatto con la tradizione. Ma per comprenderne davvero la direzione bisogna parlare del suo chef pizzaiolo, ossia della persona che ne ha definito la voce tecnica e l&rsquo;identit&agrave; gastronomica: <strong>Ruggiero Francavilla</strong>.</p>

<p><strong>Ruggiero</strong> non arriva a <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39864/locali/oltre-pizza-contemporanea.html">Oltre</a> per caso: la sua storia attraversa il pane prima ancora che la pizza. Classe &rsquo;93, barlettano, &egrave; cresciuto dentro il panificio della sua famiglia, aperto a met&agrave; degli anni Ottanta. Da bambino le sue notti finivano spesso l&igrave;, a cinquanta metri da casa, tra gli impasti e le mani di suo padre che lavoravano senza fretta. &Egrave; stata la sua prima scuola: non la ricetta del pane, ma il sacrificio, la costanza, il ritmo che trasforma la farina in qualcosa di vivo.</p>

<p>Eppure, quando arriva il momento di immaginare il suo futuro, sceglie un&rsquo;altra strada. Studia Economia, procede bene, pensa di lasciarsi alle spalle l&rsquo;arte bianca. Poi, all&rsquo;improvviso, tutto si ferma: arrivano gli attacchi di panico, la depressione, il ritiro. Un periodo lungo, complicato, in cui sembra che nulla possa andare avanti. &Egrave; proprio l&igrave; che qualcosa si riaccende. Non riuscendo pi&ugrave; a sostenere ritmi lavorativi completi e cercando un punto di appoggio, torna a frequentare il panificio. La manualit&agrave;, i profumi, le fermentazioni che osservava da bambino tornano a parlargli. E allora decide di fare ci&ograve; che pu&ograve;: studiarli. Compra libri di chimica, fisica, biologia, panificazione, fermentazioni. Cerca di capire a fondo ci&ograve; che aveva sempre visto fare, ma mai analizzato davvero: enzimi, lieviti, reazioni, temperature. &Egrave; un modo nuovo per riavvicinarsi all&rsquo;arte bianca, ed &egrave; anche il modo che lentamente lo rimette in piedi.</p>

<p>[[ima7]]Quando la sua salute migliora abbastanza per fargli riprendere il lavoro, la famiglia trasforma il vecchio panificio in una pizzeria-panineria. <strong>Ruggiero</strong> lo vive come un&rsquo;occasione: sperimenta impasti, produce pane, applica alla pizza ci&ograve; che ha studiato sui processi di fermentazione. Poi arriva una chiamata che cambia tutto: un ristorante di Pavia, <em>Lino</em>, cerca un lievitista per avviare un nuovo progetto. <strong>Ruggiero</strong> accetta. Per la prima volta entra in una cucina professionale di alto livello, in un luogo che proprio in quegli anni avrebbe conquistato la sua stella Michelin. &Egrave; l&igrave; che impara il rigore, la gestione del gusto, la struttura di un piatto pensato. Ed &egrave; l&igrave; che la pizza, per lui, smette definitivamente di essere solo un prodotto da forno e diventa un&rsquo;espressione gastronomica compiuta.</p>

<p>Il ritorno a Barletta arriva dopo, per motivi familiari. Ma questa volta non torna al punto di partenza: torna con un bagaglio pieno e una visione precisa. Quando incontra i quattro soci che stanno progettando <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39864/locali/oltre-pizza-contemporanea.html">Oltre</a>, l&rsquo;incastro &egrave; immediato: loro cercano una figura capace di dare contenuto a un progetto nuovo; lui cerca un luogo in cui trasformare la sua idea in un percorso reale. Cos&igrave; Ruggiero diventa lo&nbsp;chef pizzaiolo di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/39864/locali/oltre-pizza-contemporanea.html">Oltre</a>, la mano e la mente tecnica di una pizzeria nata per andare &ldquo;oltre&rdquo; non come slogan, ma come intenzione concreta.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]La sua pizza &egrave; la sintesi di tutto ci&ograve; che la vita gli ha messo davanti: tecnica e sensibilit&agrave;, rigore e intuizione. Le fermentazioni sono controllate, gli impasti ricercano equilibrio e leggerezza, la materia prima &egrave; scelta con rispetto, gli scarti diventano risorsa, e le farciture parlano di territorio senza cadere nel folclore.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Tra le sue creazioni, alcune pi&ugrave; di altre raccontano la sua identit&agrave;. La <em>Patate, riso e cozze</em> &egrave; la sua dichiarazione d&rsquo;amore verso un piatto iconico dell&rsquo;area barese e della provincia di Barletta Andria Trani: crema di patate e cozze, cozze gratinate, chips di riso, prezzemolo tritato, aria di latte di mozzarella. Tradizione che diventa attualit&agrave; senza perdere s&eacute;&nbsp;stessa. <em>Oltre 2.0</em> incarna invece la filosofia del progetto: crema di zucca, crudo essiccato, glassa alle mele, sale Maldon, noci, basilico. Una pizza elegante, costruita su equilibri delicati, capace di tenere insieme dolcezza, sapidit&agrave;, acidit&agrave; e croccantezza. <em>Cuoco invisibile</em> &egrave; il ponte con la cucina d&rsquo;autore: crema di zafferano, chips di riso allo zafferano, brie, pancetta affumicata, fiordilatte, basilico. Una pizza che sa di coraggio, di tecnica, di memoria professionale.</p>

<p>[[ima6]]<em>Oltre</em> &egrave; una realt&agrave; giovane, ma in pochi mesi &egrave; gi&agrave; entrata nella <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/460/guida-pizza-e-cocktail.html">Guida di Identit&agrave; Golose alle Pizzerie &amp; Cocktail Bar d&#39;autore 2026</a>, confermandosi tra le aperture pi&ugrave; interessanti dell&rsquo;anno. E insieme alla presenza in guida, <strong>Ruggiero</strong> ha ricevuto un riconoscimento che racconta la sostanza del suo percorso: il premio <em>Identit&agrave; Future</em>, che <em>Identit&agrave; Golose</em> dedica ai giovani capaci di trasformare il proprio talento in visione. Nel caso di <strong>Ruggiero</strong>, ci&ograve; che ha convinto gli autori &egrave; la maturit&agrave; con cui ha saputo rimettere insieme i fili della propria storia, trasformando un cammino complesso in un progetto solido e riconoscibile. Non solo tecnica, non solo estro: la capacit&agrave; di leggere la pizza come un piatto completo, di dare alle farciture un&rsquo;identit&agrave; narrativa, di costruire un linguaggio proprio. Questa la motivazione ufficiale: &quot;<em>Il futuro &egrave; da sempre negli orizzonti di Identit&agrave; Golose, soprattutto in questi anni di incertezze&nbsp; grandi cambiamenti. Ci sono giovani che hanno scommesso sul proprio talento e sulle proprie idee per raggiungere traguardi importanti. Sono le nostre Identit&agrave; Future: come Ruggiero Francavilla, che &egrave; cresciuto nel mondo della panificazione, ha messo da parte gli studi in Economia e oggi pizzaiolo di grande talento (i suoi topping sono un capolavoro)</em>&quot;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ruggiero-francavilla.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41060/mondo-pizza/dalla-depressione-al-successo-ruggiero-francavilla-e-la-pizzeria-oltre-a-barletta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Ophis, 25 anni di visioni nel piatto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41023/dallitalia/ophis-25-anni-di-visioni-nel-piatto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Offida &egrave; un luogo che non si dimentica: un intreccio di mattoni dorati, filari che abbracciano le colline e una lentezza antica che sembra proteggere l&#39;essenza del vivere bene. In questo piccolo scrigno marchigiano, da venticinque anni, c&#39;&egrave; un ristorante che ha fatto scuola: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/26888/ristoranti/ophis.html?r=1">Ophis</a>, l&#39;officina del gusto di <strong>Daniele Citeroni</strong>, chef-filosofo capace di trasformare il territorio in una narrazione viva, diretta, mai ruffiana. Venticinque anni dopo l&#39;apertura, il ristorante non &egrave; solo una tavola d&#39;autore: &egrave; un pensiero gastronomico compiuto, una grammatica del gusto che ha contribuito a definire l&#39;identit&agrave; contemporanea della cucina marchigiana pi&ugrave; autentica.<br />
[[ima2]]</p>

<h3>Ophis: da ristorante di territorio a luogo di visione</h3>

<p>Quando nasce, <em>Ophis</em> &egrave; un ristorante profondamente legato al contesto rurale del Piceno. Ma gi&agrave; allora, nella mano di <strong>Citeroni</strong>, c&#39;&egrave; qualcosa che va oltre la semplice rilettura della tradizione. La sua non &egrave; mai stata una cucina nostalgica, n&eacute; tantomeno folkloristica. &Egrave; una cucina che osserva il passato con rispetto critico, lo smonta, lo studia e lo riporta nel piatto con una nuova lucidit&agrave;. In questi 25 anni <em>Ophis</em> &egrave; cambiato, eccome. &Egrave; diventato pi&ugrave; essenziale, pi&ugrave; asciutto, pi&ugrave; consapevole. Ha eliminato il superfluo, ha scavato sempre pi&ugrave; a fondo nelle tecniche contadine, nei tagli poveri, nei brodi, nelle fermentazioni spontanee, nelle acidit&agrave; naturali. &Egrave; cresciuto come cresce una lingua viva: togliendo, affinando, precisando.</p>

<p>[[ima3]]Oggi <em>Ophis</em> &egrave; riconosciuto come uno dei luoghi simbolo di quella che potremmo definire una marchigianit&agrave; radicale: una cucina che non chiede permesso, che non ammicca, che non addolcisce il messaggio per piacere a tutti. E proprio per questo &egrave; diventata una destinazione per cuochi, appassionati, addetti ai lavori.<br />
&nbsp;</p>

<h3>Daniele Citeroni, lo chef che interpreta (non replica) il territorio</h3>

<p><strong>Daniele Citeroni</strong> non ama definirsi innovatore. Preferisce parlare di ascolto. Ascolto della terra, degli anziani, dei produttori, delle stagioni che cambiano. La sua forza sta tutta qui: nel saper trasformare un sapere antico in un linguaggio contemporaneo senza tradirlo. La sua cucina &egrave; rurale, s&igrave;, ma mai rustica. &Egrave; colta senza essere intellettuale. &Egrave; diretta, a tratti spigolosa, sempre sincera. Nei piatti di <strong>Citeroni</strong> convivono la memoria delle case contadine e una tecnica solidissima, costruita negli anni con studio, errori, ripensamenti. Nulla &egrave; decorativo, nulla &egrave; casuale. Verdure trattate come carni, frattaglie riportate al centro del piatto, fondi intensi, cotture lente, acidit&agrave; calibrate: la cucina di <em>Ophis</em> &egrave; un atto di responsabilit&agrave; culturale prima ancora che gastronomica.<br />
[[ima4]]</p>

<h3>25 anni raccontati a tavola</h3>

<p>La cena celebrativa dei 25 anni diventa cos&igrave; una sintesi perfetta del percorso di <em>Ophis</em>. Non un &quot;best of&quot;, ma una narrazione coerente. Dal <em>Pancotto</em> che omaggia il tombolo offidano, allo <em>Gnocco farcito</em> che racconta il bosco, fino al <em>Tacchino ripieno</em>, piatto-simbolo delle tavole marchigiane, reinterpretato senza nostalgia. Ogni portata parla di un tempo preciso della vita dello chef, di un passaggio, di una consapevolezza raggiunta.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]&Egrave; una cucina che guarda indietro per andare avanti, che non teme il silenzio del piatto pulito, che affida tutto al gusto. A venticinque anni dall&#39;apertura, <em>Ophis</em> non &egrave; un ristorante &quot;arrivato&quot;. &Egrave; un progetto in continua evoluzione. Lo dimostra il coinvolgimento di <strong>Daniele Citeroni</strong> nel futuro polo dell&#39;ospitalit&agrave; di <em>Palazzo Guiderocchi</em> ad Ascoli Piceno, dove gli verr&agrave; affidata l&#39;intera proposta ristorativa. Un segnale chiaro: la sua visione &egrave; ormai riconosciuta come patrimonio culturale del territorio. <em>Ophis</em> &egrave; cresciuto restando fedele alla sua origine. E proprio questa fedelt&agrave; gli ha permesso di parlare un linguaggio attualissimo, fatto di rispetto, sostenibilit&agrave; reale, conoscenza profonda delle materie prime.<br />
[[ima5]][[ima6]]</p>

<h3>Pi&ugrave; di un anniversario</h3>

<p>[[ima7]]Venticinque anni di <em>Ophis</em> non sono una celebrazione autoreferenziale. Sono la conferma che una cucina identitaria, se pensata con rigore e onest&agrave;, pu&ograve; attraversare il tempo senza perdere forza. Anzi, acquistandone. <em>Ophis</em> non &egrave; solo un ristorante di Offida. &Egrave; un luogo dove il territorio diventa racconto, dove la tradizione smette di essere passato e torna a essere futuro. E <strong>Daniele Citeroni</strong>, con la sua cucina asciutta e profondamente umana, continua a dimostrare che l&#39;innovazione pi&ugrave; potente &egrave; quella che nasce dalla memoria.<br />
[[ima10]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/chef-2-4.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41023/dallitalia/ophis-25-anni-di-visioni-nel-piatto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Cagliari contemporanea: arte, mare e gusto tra le mura di Casa Clàt, e non solo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/40980/hotellerie/cagliari-contemporanea-arte-mare-e-gusto-tra-le-mura-di-casa-clat-e-non-solo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Negli ultimi anni Cagliari<strong> </strong>ha ritrovato la propria vitalit&agrave;: una rinascita luminosa fatta di piccoli luoghi dal fascino autentico e nuove realt&agrave; contemporanee che dialogano con la tradizione. &Egrave; un equilibrio di contrasti &ndash; tra antico e moderno, mare e citt&agrave; &ndash; che riflette perfettamente l&rsquo;anima del capoluogo sardo. Cagliari non &egrave; pi&ugrave; solo punto di passaggio verso le spiagge: &egrave; una destinazione a s&eacute;. Il percorso ideale comincia nel quartiere della Marina, affacciato sul porto turistico: un intreccio di vicoli profumati di pane, spezie e mare, dove la Sardegna pi&ugrave; autentica incontra un&rsquo;atmosfera cosmopolita e vivace.[[ima6]]</p>

<p>Poi tappa al&nbsp;<a href="https://www.psmuseum.it/" rel="nofollow">Giardino Sonoro</a> di <strong>Pinuccio Sciola</strong>, dove la pietra vibra di musica. Camminando tra le vie del centro si scoprono botteghe, atelier e bistrot dove persone genuine accolgono con sorrisi sinceri e un&rsquo;energia contagiosa. Non si pu&ograve; lasciare la citt&agrave; senza una sosta al Bastione di Saint Remy, da cui lo sguardo abbraccia tetti color ocra, mare e colline. Il <a href="https://www.comune.cagliari.it/portale/page/it/mercato_civico_san_benedetto?contentId=LGO11814" rel="nofollow">Mercato di San Benedetto</a> &egrave; un&rsquo;altra tappa obbligata: voci, profumi, formaggi sardi e l&rsquo;immancabile bottarga raccontano una citt&agrave; che ha ritrovato il gusto di accogliere. Pochi minuti pi&ugrave; in l&agrave;, lo<strong> </strong>Stagno di Molentargius invita a una passeggiata lenta tra acqua e silenzio, mentre la pi&ugrave; grande colonia di fenicotteri rosa d&rsquo;Europa si muove con eleganza tra i riflessi del sole. Cagliari &egrave; cos&igrave;: un paesaggio di luce e poesia, che sorprende e si fa amare passo dopo passo.[[ima4]]</p>

<p>Uno dei punti di riferimento di questa rinascita &egrave; <a href="https://www.casaclat.it/" rel="nofollow">Casa Cl&agrave;t</a>, nel cuore di viale Regina Margherita: l&rsquo;antico Palazzo Frau oggi &egrave; un boutique hotel d&rsquo;autore dove arte, cucina e ospitalit&agrave; dialogano in perfetta armonia. Non &egrave; solo un luogo dove dormire, ma uno spazio aperto alla citt&agrave; che cambia volto durante la giornata, tra colazioni gourmet, pranzi leggeri, aperitivi al tramonto e cene d&rsquo;autore. Gli interni, firmati dal direttore artistico<strong> Giorgio Casu</strong>, artista sardo che ha vissuto a lungo all&rsquo;estero, sono vere installazioni abitative.[[ima2]]</p>

<p>Le nove suite, tutte diverse, portano la firma di artigiani e designer isolani: la <em>suite Abissi</em>, dominata da un&rsquo;opera muraria di 700 cotti Cerasarda in otto sfumature di blu, racconta il passaggio dalle profondit&agrave; marine alla luce del Mediterraneo; la <em>suite Corallo</em> vibra invece nei toni dorati e amaranto dei fondali isolani, evocando la forza e la delicatezza del mare.[[ima8]]</p>

<p>Il nome<strong> </strong><em>Casa Cl&agrave;t</em><strong> </strong>nasce dall&rsquo;unione di <strong>Caterina </strong>e<strong> Claudio Murgia</strong>, fratelli e fondatori del progetto, gi&agrave; alla guida di <em>Nieddittas</em>, simbolo della mitilicoltura di qualit&agrave; in Sardegna. In oltre cinquant&rsquo;anni l&rsquo;azienda ha trasformato una piccola cooperativa di pescatori del Golfo di Oristano in una delle realt&agrave; pi&ugrave; riconosciute d&rsquo;Italia, esempio virtuoso di filiera corta e sostenibilit&agrave;.</p>

<p>[[ima7]]Nel ristorante gourmet, lo chef<strong> Tonio Sogus</strong> celebra il mare di Sardegna con una cucina essenziale e precisa, costruita attorno ai prodotti Nieddittas &ndash; frutti di mare e pesci del Mediterraneo interpretati con leggerezza e rispetto. Tra i piatti simbolo, i <em>Tortelli di gambero rosso con beurre blanc alla soia e caviale Real Caviar</em>, o i <em>Tagliolini con dentice, zucchine in osmosi e tonnetto affumicato</em>: sapori che raccontano l&rsquo;isola attraverso il gusto, la materia e la memoria.</p>

<p>[[ima3]]Al piano terra, il bar-bistrot accoglie la citt&agrave; con un&rsquo;offerta <em>all day dining</em>: dalle colazioni firmate dalla giovane pastry chef <strong>Giulia Ariu</strong> &ndash; pancake al miele di Sardegna, croissant artigianali, yogurt e frutta fresca &ndash; fino ai cocktail botanici della sera. In poche parole, <a href="https://www.casaclat.it/" rel="nofollow">Casa Cl&agrave;t</a> &egrave; un luogo che unisce sensibilit&agrave; artistica e cultura dell&rsquo;accoglienza, raccontando una Sardegna raffinata, solare e contemporanea. Un invito a riscoprire Cagliari con occhi nuovi,&nbsp;partendo da una casa che, pi&ugrave; che un hotel, &egrave; un piccolo mondo poetico.[[ima5]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/-bar-galleria.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/40980/hotellerie/cagliari-contemporanea-arte-mare-e-gusto-tra-le-mura-di-casa-clat-e-non-solo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>L'anima dolce di Istanbul in due indirizzi davvero da non perdere</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41052/dolcezze/lanima-dolce-di-istanbul-in-due-indirizzi-davvero-da-non-perdere.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Istanbul non si concede subito. Va attraversata, osservata, capita e&nbsp;poi, all&rsquo;improvviso, si lascia scoprire nei luoghi giusti. Succede a <em>Kandilli</em>, quartiere residenziale ed elegante di &Uuml;sk&uuml;dar, affacciato sul Bosforo, lontano dal caos turistico. E succede anche a <em>Karak&ouml;y</em>, cuore pulsante della citt&agrave;. Proprio dove abbiamo scovato due pasticcerie, due tappe d&rsquo;autore. due golose rivelazioni.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><a href="https://kandillipastanesi.com/?utm_source=ig&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=link_in_bio&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGnWgiJ7djXRcEGRsLTPr0OlPF9BEehwSpN1rotT1cLVX1KNL4zHnnMJG9mk2w_aem_lfuiQXeupTME2ddvHC_LgQ" rel="nofollow" target="_blank">Kandilli</a>:<strong><em>&nbsp;i<em>l</em>&nbsp;salotto sul Bosforo che non ti aspetti</em></strong><br />
Arrivare a <a href="https://kandillipastanesi.com/?utm_source=ig&amp;utm_medium=social&amp;utm_content=link_in_bio&amp;fbclid=PAZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMjU2MjgxMDQwNTU4AAGnWgiJ7djXRcEGRsLTPr0OlPF9BEehwSpN1rotT1cLVX1KNL4zHnnMJG9mk2w_aem_lfuiQXeupTME2ddvHC_LgQ" rel="nofollow" target="_blank">Kandilli </a>&egrave; gi&agrave; parte dell&rsquo;esperienza. Si attraversa la sponda asiatica e si entra in un quartiere ordinato e silenzioso, dove Istanbul sembra rallentare. Qui la citt&agrave; si fa pi&ugrave; intima, pi&ugrave; raccolta. La pasticceria non si impone: si lascia scoprire.</p>

<p>[[ima2]]All&rsquo;interno tutto &egrave; luce, misura, equilibrio. Le vetrine guidano lo sguardo senza mai sovraccaricarlo. Le monoporzioni sono pulite, precise, quasi architettoniche: crostatine ai frutti rossi, mousse leggere, bign&egrave;, tartellette al cioccolato, dolci al pistacchio e al caramello salato. Una pasticceria che guarda alla Francia e all&rsquo;Italia, senza bisogno di dichiararlo. Il servizio &egrave; parte integrante del racconto. I camerieri si muovono con guanti bianchi, i dolci arrivano su vassoi d&rsquo;argento che riflettono la luce naturale. Ogni gesto &egrave; controllato. Il t&egrave; turco, servito nel classico bicchiere a tulipano rosso intenso:&nbsp;un dettaglio naturale, mai protagonista, eppure indispensabile.</p>

<p>[[ima3]]Il colpo di scena arriva fermandosi. Kandilli non &egrave; solo dolce. La mattina si apre a una colazione internazionale elegante: avocado, salmone affumicato, sfoglie europee, brioche salate, uova strapazzate. Tutto viene servito con la stessa cura estetica, la stessa attenzione al dettaglio. &Egrave; qui che Kandilli svela la sua vera identit&agrave;: non una tappa veloce, ma un luogo dove restare, osservare, fotografare, vivere.</p>

<p><br />
<a href="https://www.karakoygulluoglu.com/en?srsltid=AfmBOoo3miU5GWAK2JjHYb9tVMMSVvw_G5Oi2wRx_zdabij9R3Vhrw99" rel="nofollow" target="_blank">G&uuml;ll&uuml;oğlu</a>:<em> il baklava, dalle mani del maestro&nbsp;</em><br />
A Karak&ouml;y il ritmo cambia. La pasticceria <a href="https://www.karakoygulluoglu.com/en?srsltid=AfmBOoo3miU5GWAK2JjHYb9tVMMSVvw_G5Oi2wRx_zdabij9R3Vhrw99" rel="nofollow" target="_blank">G&uuml;ll&uuml;oğlu</a> &egrave; piena, viva, attraversata da un flusso continuo. Il bancone &egrave; un mosaico dorato: <em>baklava al pistacchio, katmer caldo, ş&ouml;biyet, fıstıklı sarma, kuru baklava</em>. Ma il racconto non finisce qui.</p>

<p>[[ima4]]Il vero cuore di G&uuml;ll&uuml;oğlu &egrave; altrove. A pochi passi dalla pasticceria, in una palazzina separata, si trovano i laboratori. &Egrave; qui che il baklava nasce. I pasticceri lavorano in silenzio, stendendo sfoglie sottilissime con lunghi mattarelli. La pasta diventa quasi trasparente;&nbsp;viene stesa strato dopo strato, spennellata di burro chiarificato, farcita di pistacchi di Gaziantep, poi tagliata con precisione assoluta. I gesti sono sicuri: &egrave;&nbsp;una coreografia antica, ipnotica che si ripete. Osservare questo lavoro significa capire perch&eacute; <em>G&uuml;ll&uuml;oğlu</em> &egrave; diventato un riferimento. Dietro c&rsquo;&egrave; il pasticcere fondatore iconico,&nbsp;<strong jscontroller="zYmgkd" jsuid="bCZQg_c">Nadir G&uuml;ll&uuml;</strong><strong jscontroller="zYmgkd" jsuid="bCZQg_c">,</strong> capace di trasformare un dolce tradizionale in un simbolo mondiale, senza mai tradirne la manualit&agrave;. La pasticceria &egrave; il punto di arrivo, il laboratorio &egrave; il cuore che batte.</p>

<p>Sedersi al banco, rientrando in pasticceria, &egrave; parte dell&rsquo;esperienza. Il t&egrave; turco accompagna l&rsquo;assaggio nel bicchiere a tulipano. Accanto al dolce, anche il salato trova spazio, con proposte a base di formaggi, carne o verdure. Fuori la citt&agrave; scorre, dentro il tempo sembra sospeso. Ed &egrave; qui che arriva l&rsquo;ultimo, decisivo colpo di scena. Il pasticcere ha inventato un rito, diventato ormai un must. Il dolce si prende con le mani, si intinge nella polvere finissima di pistacchio, e poi si mangia a occhi chiusi. Non per gioco, ma per ascoltare davvero il sapore: la&nbsp;sfoglia che si spezza, il burro che avvolge, il pistacchio che esplode. Un gesto semplice, memorabile, che trasforma l&rsquo;assaggio in esperienza. In quel momento si capisce tutto: <em>G&uuml;ll&uuml;oğlu</em> non &egrave; solo una pasticceria. &Egrave; un luogo identitario, dove il baklava si vive.</p>

<p><em>Kandilli</em> e <em>G&uuml;ll&uuml;oğlu </em>non si spiegano, si attraversano. Uno racconta l&rsquo;eleganza silenziosa di un quartiere sul Bosforo, l&rsquo;altro la forza della tradizione custodita in un laboratorio poco distante dal bancone. Due luoghi diversi, entrambi necessari per capire Istanbul attraverso la sua dolcezza pi&ugrave; autentica.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2026-01-01-alle-190503.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41052/dolcezze/lanima-dolce-di-istanbul-in-due-indirizzi-davvero-da-non-perdere.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>Incantarsi al Monteverdi: da borgo medievale abbandonato a splendido albergo diffuso nella Val d'Orcia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41058/hotellerie/incantarsi-al-monteverdi-da-borgo-medievale-abbandonato-a-splendido-albergo-diffuso-nella-val-dorcia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il buon vivere &egrave; certamente un&rsquo;arte, un&rsquo;aura della quale &egrave; serenamente avvolto <a href="https://monteverdituscany.com/?utm_source=Google%20Search&amp;utm_medium=Paid&amp;utm_campaign=&amp;utm_term=monteverdi%20hotel%20tuscany&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=21700376782&amp;gbraid=0AAAAADxZ67g4jZx9BFITXz62pUw0mIIrQ&amp;gclid=Cj0KCQiA9t3KBhCQARIsAJOcR7yRCK0yLBPkq4uJ4R46QneO1fmXW6YxOU1_yJMCMXh-FoxPUoRSa50aAskREALw_wcB" rel="nofollow" target="_blank">Monteverdi</a><strong>, </strong>l&rsquo;albergo diffuso che ha ridato vita al borgo medievale di Castiglioncello del Trinoro (Siena).</p>

<p>Piccolo, dalle forme fiabesche fatte di casette in pietra, dal tetto spiovente in tegole di coccio, testimoni di un&rsquo;estetica raffinata, radicata tra le genti dell&rsquo;epoca, pur nascendo povero, con ambizioni contadine, strettamente legate alla terra. Il centro rurale di una ristrettissima comunit&agrave; abituata alla bellezza della natura, alla condivisione delle pratiche legate al lavoro e alla quotidianit&agrave; della vita.</p>

<p>Il punto di incontro al suo interno &egrave; di una bellezza straordinaria: la pieve davanti la chiesa di Sant&rsquo;Andrea, sulla terrazza panoramica che sia apre con fierezza sull&rsquo;incanto della <em>Val d&rsquo;Orcia</em>, dichiarata dall&rsquo;Unesco Patrimonio dell&rsquo;Umanit&agrave;.</p>

<p>Il piccolo villaggio era caduto nell&rsquo;oblio e rischiava di scomparire, finch&eacute; non &egrave; arrivato <strong>Michael Cioffi</strong>, avvocato statunitense, che se ne &egrave; innamorato decidendo di dargli nuova vita. Lungo e rispettoso il restauro eseguito dall&rsquo;architetto romano <strong>Ilaria Miani</strong>, attenta a mantenere integra la natura originaria delle forme, dei materiali, dei significati espliciti o celati appartenenti alla storia di Castiglioncello del Trinoro.</p>

<p>Si &egrave; cos&igrave; riacceso di amore e di vita, mantenendo aperta la frequentazione dei luoghi a chiunque volesse visitarlo, viverlo, con il vecchio bar sospeso sulla vista della valle, il cocktail bar, il ristorante, la chiesa e l&rsquo;intreccio tortuoso delle tante stradine ciottolose.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Un luxury hotel da vivere a ritmo lento, tra la piscina e la spa, negli spazi dedicati alla biblioteca e alla musica, i ristoranti. A proposito di musica, <strong>mister Cioffi </strong>&egrave; un grande appassionato, tanto che ha dedicato il borgo al compositore <strong>Claudio Monteverdi</strong>, considerato il creatore della musica moderna, che segna il passaggio tra lo stile rinascimentale e quello barocco.</p>

<p>Il cibo e il piacere della tavola rientrano pienamente nel principio del buon vivere. A Monteverdi i ristoranti sono due: il primo,&nbsp;<a href="https://monteverdituscany.com/food-wine/zita/" rel="nofollow" target="_blank">Zita</a>, &egrave; dedicato alla cucina tradizionale toscana e porta&nbsp;il nome della proprietaria originaria che abita ancora nel paesino.&nbsp;Sono frequenti qui le <em>cooking demostration</em> con la direzione della chef <strong>Giancarla Bodoni</strong>.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Il fiore all&rsquo;occhiello &egrave; il ristorante <a href="https://monteverdituscany.com/food-wine/oreade/" rel="nofollow" target="_blank">Oreade</a>, il fine dining che ha sede proprio nei locali della vecchia trattoria del villaggio. ll nome &egrave; collegato alle Oreadi, le ninfe del mito greco che personificano i monti, i boschi, l&rsquo;amore per la natura, al fine di sottolineare il profondo legame che il progetto del ristorante mantiene con l&rsquo;ambiente e il paesaggio della Val d&rsquo;Orcia.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>In cucina c&rsquo;&egrave; il bravissimo chef<strong> Riccardo Bacciottini</strong>, classe 1990, senese di origini, con due esperienze formative importanti, al <em>Maze</em> di <strong>Gorgon Ramsey</strong> con lo chef <strong>Tristin Farmer</strong>, e l&rsquo;altra al<a href="https://noma.dk/" rel="nofollow" target="_blank"> Noma</a> di Copenaghen.</p>

<p>Il legame profondo e creativo con il mondo vegetale d&agrave; fiato a un&rsquo;energia visionaria&nbsp;sensibile che lo caratterizza molto. Uno stile personale, creativo quanto godibile, piatto dopo piatto ha comunicato la sua visione dall&#39;impronta giovane, seguendo un ritmo di piacere condotto con prodotti di prossimit&agrave;, dove la Val d&rsquo;Orcia &egrave; protagonista, dalle colline, ai boschi, ai campi agricoli. Dimesso nel carattere, umile e silenzioso, &egrave; il percorso degustazione a dire moltissimo della grande professionalit&agrave; e dell&rsquo;amore per la sua terra, con una innata eleganza dal passo lieve.</p>

<p>Due i menu degustazione: <em>Storia e territorio</em> e <em>Scoperta Vegetale</em>, quest&#39;ultimo, la nostra scelta.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]][[ima8]][[ima7]][[ima10]][[ima9]]A questo punto entra in scena il talentuoso pastry chef <strong>Luigi Margiovanni</strong>.</p>

<p>[[ima11]][[ima12]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-albergo-diffuso-monteverdi-8.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41058/hotellerie/incantarsi-al-monteverdi-da-borgo-medievale-abbandonato-a-splendido-albergo-diffuso-nella-val-dorcia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>Il Mediterraneo a un passo dal lago, al ristorante Izè</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41054/dallitalia/il-mediterraneo-a-un-passo-dal-lago-al-ristorante-ize.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il <a href="https://izerestaurant.com/" rel="nofollow" target="_blank">ristorante Iz&eacute;</a> fa parte dello splendido hotel <a href="https://www.arabafenicehotel.it/" rel="nofollow" target="_blank">Araba Fenice</a> sul lago d&rsquo;Iseo ed &egrave; il luogo dove i prodotti del territorio bresciano e lacustre si incontrano con le influenze mediterranee dello chef <strong>Carlo Spina</strong>.</p>

<p>Il ristorante, aperto nel 2024, vuole al suo timone sin dagli esordi lo chef partenopeo <strong>Spina</strong> con lo scopo di portare eccellenza gastronomica in Franciacorta e di offrire piatti che, grazie a&nbsp;una mano elegante e consapevole, mixano le influenze del sud Italia con gli ingredienti e le ricette del lago, ma anche del territorio bresciano circostante.</p>

<p>&Egrave; un incontro inedito tra il lago e il meridione di uno chef che ha deciso di trasferirsi sulle sponde del lago d&rsquo;Iseo dopo diverse esperienze nella sua terra d&rsquo;origine.</p>

<p>Classe 1974, nasce nel quartiere partenopeo di Fuorigrotta, a Napoli, e inizia a seguire il suo sogno&nbsp;frequentando l&rsquo;alberghiero, a cui seguono&nbsp;diverse stagioni per poi intraprendere collaborazioni presso diverse strutture alberghiere in tutta Italia.</p>

<p>Un bagaglio formativo che annovera grandi insegnanti come <strong>Igles Corelli</strong> e&nbsp;<strong>Gennaro Esposito</strong>, e che l&rsquo;ha portato a&nbsp;esprimersi al meglio presso il <em>ristorante Radici </em>dove dal 2005 al 2011 &egrave; stato l&rsquo;apripista di una cucina creativa e personale, basata sulla ricerca delle materie prime e su un&rsquo;innovazione coraggiosa, ma ragionata.</p>

<p>Il consolidamento e l&rsquo;affermazione della sua filosofia ai fornelli arrivano al ristorante <a href="https://www.veritasrestaurant.it/" rel="nofollow" target="_blank">Veritas </a>di Napoli, con l&rsquo;ambita stella Michelin. Nonostante gli importanti traguardi raggiunti, Carlo, per&ograve; ha deciso di investire sul proprio futuro da chef imbarcandosi in questa nuova esperienza da <em>Iz&eacute;</em>, dove pu&ograve; fondere la propria identit&agrave; con gli ingredienti che il territorio bresciano offre.</p>

<p>[[ima10]]</p>

<p>&laquo;Da quando sono qui a <em>Iz&eacute;</em> mi sono impegnato a costruire una rete di piccoli produttori fidati perch&eacute; la materia prima con la quale lavoro sia sempre di primissima qualit&agrave;. Girando in lungo e in largo, scoprendo l&rsquo;offerta locale, guardando la risposta del pubblico che ci sceglie, sono sempre pi&ugrave; convinto che un lavoro di connubio tra prodotti del lago e influenze mediterranee sia qualcosa di nuovo e vincente. Mi piace provare a mettere del mio nelle ricette locali, come nel caso del <em>Risotto al Franciacorta</em>, diventato uno dei piatti cult, con una piccola rivisitazione. Anche nel <em>Bab&agrave;</em> - per me al&nbsp;vertice dei dolci napoletani - abbiamo voluto unire il territorio bresciano con il gelato al latte e il&nbsp;fieno della Val Camonica. Inizialmente non &egrave; stato facile far capire la nostra proposta, soprattutto ai local; ora devo dire che, grazie a una comunicazione mirata e al passaparola, siamo riusciti a conquistare anche il pubblico di qui. Il nostro obbiettivo &egrave; quello di destagionalizzare un&rsquo;offerta ancora molto incentrata&nbsp;sui mesi estivi dove si attesta il maggior numero di&nbsp;presenze, ma il lago d&rsquo;Iseo &egrave; un posto bello tutto l&rsquo;anno&raquo;.</p>

<p>A dirigere la sala, la ma&icirc;tre e sommelier <strong>Chiara Cusato</strong>, che propone una selezione di vini ricercati con numerose etichette provenienti dalla Franciacorta (di cui la parte meridionale del lago d&rsquo;Iseo fa parte), ma anche vini interessanti da altre regioni italiane, con una buona dose di estero.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>E ora la carrellata di&nbsp;assaggi proposti dallo chef <strong>Carlo Spina</strong>&nbsp;degustati da <em>Iz&egrave;</em>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]][[ima5]][[ima4]][[ima6]][[ima7]][[ima8]][[ima9]]</p>

<p>&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-ize-lago-diseo-9.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41054/dallitalia/il-mediterraneo-a-un-passo-dal-lago-al-ristorante-ize.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Un Hassler tutto nuovo per la sfida del 2026</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41062/hotellerie/un-hassler-tutto-nuovo-per-la-sfida-del-2026.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ieri, sabato 3 gennaio, ultimo servizio all&rsquo;Imago prima della chiusura per ristrutturazione, da cima a fondo, del ristorante al sesto piano dell&rsquo;<a href="https://www.hotelhasslerroma.com/it/" rel="nofollow"><em>Hassler</em></a>, iconico hotel romano a Trinit&agrave; dei Monti. Il 5 stelle lusso seguir&agrave; lo stesso destino tra ben poco. L&rsquo;ultimo cliente dovr&agrave; saldare il conto e uscire alle 15:30 di gioved&igrave; 8. Mentre l&rsquo;intervento all&rsquo;<em><a href="https://www.imagorestaurant.it/" rel="nofollow">Imago</a></em> &egrave; iniziato subito dopo l&rsquo;ultimo dessert servito, per l&rsquo;albergo devono attendere che si esaurisca la lunga teoria di prenotazioni legate all&rsquo;alta stagione a cavallo del cambio di anno.</p>

<p>[[ima2]]Nel sito &egrave; scritto che i lavori termineranno in tempo per riaprire tutto il 2 marzo, un luned&igrave;, soprattutto una data altamente ottimista. Mai visto una rispettata, tanto che gi&agrave; adesso si parla di met&agrave; marzo, con l&rsquo;imperativo di essere operativi a ridosso del 5 aprile, giorno della Pasqua 2026. Non &egrave; solo una mera questione legata al fatturato, ma anche collegata allo scenario alberghiero nella capitale in totale fermento. Apriranno dei colossi come il <em>Corinthia</em> con il ristorante affidato a <strong>Carlo Cracco</strong>, poi <em>Mandarin Oriental</em>, <em>Rosewood</em> e <em>Four Seasons</em>, ma le novit&agrave; ad almeno 5 stelle sono ben di pi&ugrave;.</p>

<p>[[ima3]]Muoversi e muoversi ancora, altrimenti vieni superato. I fratelli <strong>Wirth</strong>, <strong>Roberto jr</strong> e <strong>Veruschka</strong>, hanno affidato l&rsquo;Imago alle attenzioni dell&rsquo;architetto <strong>Andrea Marini Leandri</strong> e l&rsquo;<em>Hassler</em> a <strong>Jacques Garcia</strong>, due certezze. Nel primo caso avremo una cucina a vista che occuper&agrave; uno spazio pi&ugrave; ampio rispetto all&rsquo;attuale, davvero angusto, che, per quanto avanzer&agrave; verso la sala, non dovrebbe togliere tavoli e coperti. <strong>Andrea Antonini</strong>, a parte prendersi cura di chi cener&agrave; al pass, dove finora dominava un importante specchio che sparir&agrave;, quattro clienti in tutto, avr&agrave; un rapporto visivo diretto con gli ospiti. Per conoscere le loro</p>

<p>[[ima4]]reazioni, finora ha potuto contare solo su quanto gli riportavano sommelier, ma&icirc;tre e camerieri. Cambier&agrave; pure il bar, cambier&agrave; il&nbsp;pavimento, dal parquet alla pietra, cambier&agrave; tutto.</p>

<p>E cos&igrave; l&rsquo;hotel che conter&agrave; su una spa e una piscina nell&rsquo;interrato, appena entrati sulla destra, niente pi&ugrave; moquette nelle stanze, spazi e ristorante, il <em>Salone Eva</em>, chef <strong>Marcello Romano</strong>, al piano terra ripensati cos&igrave; come il giardino, il <em>Palm Court</em>, dove avverr&agrave; il cambio pi&ugrave; evidente. Verr&agrave; infatti sostituita la grande fontana a forma di ostrica che funge da bar, struttura che tende al pacchiano e non ha mai trovato fortuna fin dalla sua progettazione.</p>

<p>[[ima5]]Fatte le debite proporzioni, nell&rsquo;ultimo men&ugrave; di <strong>Antonini</strong>, il 14&deg; dal 2019 in poi, &egrave; stato tolto il solo boccone di benvenuto che ho capito, ma mai gradito: un trancio di pizza margherita piccolo cos&igrave;, una meringa di acqua di pomodoro bella ma senza corpo.</p>

<p>Proprio per i lavori al via, l&rsquo;ultimo men&ugrave; &egrave; quello che &egrave; durato meno. Pensato per l&rsquo;autunno-inverno, &egrave; impensabile possa bypassare la stagione fredda e avere senso a primavera. Peccato perch&eacute; il 2025 &egrave; stato l&rsquo;anno migliore di <strong>Antonini</strong>. Classe 1991, quando nel 2019 debutt&ograve; a ridosso della pandemia, il suo talento era evidente ma tanti i dettagli da</p>

<p>[[ima6]]registrare. Adesso non pi&ugrave;, <strong>Andrea</strong> ha segnato con sicurezza la sua via, anche sbagliando. Solo gli ignoranti possono pensare di essere perfetti. Dal retro del men&ugrave;: &laquo;L&rsquo;errore&hellip; elemento indispensabile a ogni creazione che ambisca a un significato profondo. Distruggiamo e ricostruiamo tutto&nbsp;ogni sei mesi, con il solo scopo di migliorarci. L&rsquo;errore&hellip; base portante dell&rsquo;evoluzione&raquo;.</p>

<p>Sbagliare, capire, imparare, crescere. E l&rsquo;imprecisione &egrave; spesso a monte del servizio, dovrebbe esserlo sempre, ma pi&ugrave; numerosi e complessi risultano le preparazioni, pi&ugrave; &egrave; facile che la svista passi ogni maglia di</p>

<p>[[ima7]]controllo e sia servita in sala. A me &egrave; capitano con l&rsquo;Agnello e patate in chiusura del primo atto, una tartare di agnello in un nido di patate, purtroppo giunta fredda. Bont&agrave; assoluta invece con un brodo di castagne tiepido; le Puntarelle, mandorle e origano; Cavolfiore, mazzancolle e aceto balsamico; Pane, &ldquo;miele&rdquo; e burro salato; Raviolo di maiale, mele e rafano; Lumachine di pasta, canocchie e radicchio; Astice, spinaci e burro acido; Anatra e funghi fino al quarto e conclusivo atto, quello dei dolci. Uno su tutti: Sfogliato all&rsquo;arancia e gelato al Grand Marnier.<br />
[[ima8]]</p>

<p>E adesso un lungo periodo di pensieri e prove in un cantiere aperto a Trinit&agrave; dei Monti.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/imago-trinita-riflesso.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/205/41062/hotellerie/un-hassler-tutto-nuovo-per-la-sfida-del-2026.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/205/hotellerie.html">205</category>			</item>			<item>				<title>La Villa di Melfi, da sogno contadino a solida realtà gastronomica
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41043/dallitalia/la-villa-di-melfi-da-sogno-contadino-a-solida-realta-gastronomica.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://www.lavillamelfi.it/" rel="nofollow">La Villa di Melfi</a> &egrave; uno di quei luoghi che non si possono spiegare partendo dalla cucina. Per capirla davvero bisogna partire dalle persone, dalla loro storia, dai sacrifici che hanno modellato un progetto familiare prima ancora che un ristorante. &Egrave; un percorso che attraversa generazioni, svolte inattese, cadute e ripartenze,.</p>

<p><br />
<strong>LE ORIGINI</strong>. Per raccontarla bisogna tornare indietro, molto prima del 1999, a quando <strong>Michele Sonnessa</strong>, classe 1961, cresceva in un contesto rurale semplice: una famiglia umile, dove persone e animali condividevano gli stessi spazi, una quotidianit&agrave; essenziale che gli ha insegnato presto il valore del lavoro e della dignit&agrave;. La cucina arriva quasi naturale, seguendo le orme della madre che lavorava come cuoca nelle strutture della zona. Da l&igrave;, gli studi all&rsquo;Alberghiero portati avanti con sacrifici enormi, le prime esperienze tra Avigliano, Potenza e poi pi&ugrave; lontano, fino alle stagioni che lo formano come cuoco e come uomo. &Egrave; uno di quei professionisti che non si risparmiano: negli anni in cui entra nella grande sala ricevimenti dell&rsquo;area del Vulture arriva a gestire numeri impensabili per l&rsquo;epoca, 180&ndash;200 matrimoni l&rsquo;anno, mentre parallelamente lavora nella mensa dell&rsquo;ospedale di Melfi. Una vita di doppie e triple turnazioni, senza un giorno libero.<br />
<br />
Accanto a lui c&rsquo;&egrave; <strong>Emanuela Casella</strong>, la ragazza della porta accanto, diventata moglie e compagna di lavoro. Lei avrebbe voluto aprire un atelier: era sarta, aveva talento, aveva idee. Ma la vita la porta altrove. Entra in sala &ldquo;in punta di piedi&rdquo;, come le sue celebri uscite con la moka del caff&egrave; che molti clienti ancora ricordano con emozione. &Egrave; riservata, empatica, delicata: una presenza che trasforma una sala in un luogo di famiglia.<br />
<br />
La <em>Villa</em> nasce nel 1999 in una piccola azienda agricola alle porte di Melfi, Potenza. Non per moda: per necessit&agrave; e per visione. La zona &egrave; agricola e l&rsquo;unica licenza possibile &egrave; quella agrituristica. Per molti sarebbe stato un limite; per Michele, invece, era l&rsquo;occasione per realizzare un sogno: produrre materie prime proprie e portarle direttamente in cucina, quando ancora nessuno parlava di filiera corta. In Basilicata, negli anni 2000, l&rsquo;agriturismo era associato a salumi, sott&rsquo;oli e musica da ballo. Non alla ricerca, non alla tecnica, non a un&rsquo;idea precisa di cucina. I Sonnessa lo sanno: per i primi anni non &egrave; semplice convincere la clientela che un agriturismo potesse avere la stessa dignit&agrave; di un ristorante, che il Km0 non fosse un alibi ma una scelta.<br />
<br />
La crisi arriva presto e colpisce duro: tra il 2003 e il 2004 l&rsquo;indotto Fiat rallenta, i clienti diminuiscono, l&rsquo;economia del territorio trema. La Villa rimane vuota per intere settimane. A volte per mesi. Per non sprecare, la famiglia arriva a consumare tutti i prodotti della propria azienda agricola. Eppure non mollano. Stringono i denti, ridisegnano il menu, riorganizzano il personale, resistono. Nel 2006 arriva il primo riconoscimento, quello che cambia lo sguardo degli altri: il Bib Gourmand Michelin, che accompagner&agrave; La Villa per vent&rsquo;anni consecutivi.<br />
<br />
In quegli anni crescono anche i figli, <strong>Vito</strong> e <strong>Gabriele</strong>. Prima invertiti nei ruoli &mdash; Vito in sala a 8 anni, Gabriele in cucina a 6 &mdash; poi naturalmente riallineati alle loro vocazioni. La loro infanzia &egrave; fatta di tavoli da apparecchiare, pentole pi&ugrave; grandi di loro, cambi turno, sparecchi e lavaggio stoviglie. Una scuola che insegna il valore del lavoro molto pi&ugrave; di qualunque libro.<br />
<br />
[[ima2]][[ima3]]<strong>VITO E GABRIELE</strong>. Nel 2010 arriva la prova pi&ugrave; difficile: la perdita di Emanuela, dopo quattro anni di malattia. Lei continua a lavorare finch&eacute; pu&ograve;, perch&eacute; &laquo;in sala si sentiva viva&raquo;. Quando se ne va, lascia a Michele una frase che diventa bussola: &laquo;Non chiudere il ristorante&raquo;. La Villa chiude per un anno. Poi, lentamente, riapre. &Egrave; una ripartenza che non assomiglia a nessun&rsquo;altra. Molti clienti si sono persi, anni di lavoro evaporati in pochi mesi. Ma la famiglia stringe i ranghi: Michele torna in cucina con la forza di sempre, Gabriele ricostruisce la sala cercando un equilibrio tra professionalit&agrave; ed empatia, Vito accelera.<br />
<br />
Ed &egrave; proprio Vito a diventare la scintilla della nuova fase. Classe 1991, studia all&rsquo;alberghiero di Melfi e l&igrave; diventa fin da subito una delle punte di diamante della scuola, soprattutto nelle ore di cucina, dove brilla per attitudine e risultati. Vince concorsi, fa esperienze anche all&rsquo;estero, ma la sua vera palestra resta la cucina di casa. &Egrave; un cuoco istintivo, con una solida base tecnica e una forte componente autodidatta: osserva, prova, sbaglia, riprova, sperimenta. Porta nuove idee, impiattamenti contemporanei, tecniche diverse. Studia Bottura quando aveva ancora una stella, osserva Alajmo, lavora su una propria visione di territorio. Michele all&rsquo;inizio osserva con diffidenza, poi con curiosit&agrave;. Infine comprende che il testimone pu&ograve; essere passato. E lo passa davvero. Parallelamente, Gabriele si forma come sommelier AIS, studia modelli di sala come Pinchiorri, Palmieri, Will Guidara, ricostruisce un&rsquo;identit&agrave; che rispetta la tradizione materna ma dialoga con un&rsquo;idea di accoglienza moderna, calibrata, personale. Diventa il prolungamento naturale della cucina del fratello.<br />
<br />
[[ima4]][[ima5]]<strong>LA CUCINA</strong>. La cucina di oggi &egrave; la sintesi di questo percorso. E raccontarla significa attraversare i piatti che definiscono l&rsquo;identit&agrave; dei Sonnessa. C&rsquo;&egrave; &ldquo;Nel ricordo di un baccal&agrave; alla &lsquo;train&igrave;rj&rsquo;&rdquo;, rivisitazione raffinata del baccal&agrave; alla carrettiera: una mousse di baccal&agrave; mantecata con l&rsquo;olio del peperone crusco, crema di peperone al centro e crusco croccante in superficie, amouse-bouche che unisce memoria e tecnica. La Melanzana alla &ldquo;parmigiana&rdquo; secondo famiglia Sonnessa lavora sull&rsquo;eleganza: melanzana in oliocottura, farcia di crema di mortadella da maialino nero e mozzarella, con un rag&ugrave; di cottura che profuma di casa. La Lombatina di agnello lattone del Vulture, scottata alla brace con erbette spontanee, &egrave; completata da un fondo tirato con Aglianico e scarola campestre: un piatto che parla il dialetto del territorio. Il Roastbeef di podolica, marinato con erbette, scottato e servito sottile, trova equilibrio nel compos&egrave; di datterino rosso, ricotta forte e cipolla caramellata. Infine il Cannellone di Nonna Anna, tributo familiare con farcia di vitellino e maialino alle erbette, pecorino melfitano, riduzione di datterino, estratto di basilico e fonduta di pecorino.</p>

<p>I dessert, oggi, sono uno dei pilastri della nuova identit&agrave; de La Villa: non a caso il percorso di Vito in questo campo &egrave; stato riconosciuto a livello nazionale. La Ricotta e pera diventa una pera coscia CBT alla vaniglia &mdash; frutto che la famiglia produce in piccole quantit&agrave; &mdash; accompagnata da gelato di ricotta vaccina al miele di castagno e crumble di mandorle. Il Grande Puffo gioca sulle consistenze del cioccolato bianco, con amarene di produzione propria e gianduia su sabl&eacute; alle mandorle. Castagne, cioccolato e nocciole &egrave; la reinterpretazione del &ldquo;castagnaccio&rdquo; melfitano: semifreddo di castagne al vapore con lauro ed erbe aromatiche, cioccolato, anice stellato e crumble di nocciole.</p>

<p>Non sorprende, quindi, che nell&rsquo;ultima cerimonia della Guida Michelin, tenuta il 19 novembre 2025, sia arrivato un riconoscimento dal valore simbolico importante: il <em>Premio Passion Dessert</em>, assegnato a Vito Sonnessa per la cura, la sensibilit&agrave; e la profondit&agrave; con cui ha portato il dessert &mdash; e tutto il comparto lievitati, dal pane ai panettoni &mdash; al centro del progetto de La Villa. &Egrave; un premio che non celebra solo la tecnica: celebra le notti in laboratorio, le giornate da quattordici ore, le rinunce, i sacrifici, le cadute trasformate in possibilit&agrave;.</p>

<p>[[ima6]][[ima7]]Oggi La Villa &egrave; un agriturismo nel senso pi&ugrave; autentico del termine: 16 ettari di terreni, un olio prodotto in casa, frutta coltivata e raccolta direttamente dall&rsquo;azienda agricola, orti, animali da cortile e una filiera che esiste davvero. Ma non &egrave; l&rsquo;&ldquo;agriturismo&rdquo; che per anni, in zona, veniva percepito come un ristorante di serie C, come spesso accadeva nell&rsquo;immaginario popolare. Al contrario, &egrave; una realt&agrave; che ha superato quella visione riduttiva, trasformando le radici contadine in una cucina consapevole, tecnica e contemporanea. La nuova sala e la nuova cucina a vista sono i prossimi sogni da realizzare. Perch&eacute; i Sonnessa hanno capito che la loro forza non &egrave; il traguardo, ma il cammino.</p>

<p>Quando abbiamo chiesto a Gabriele quale fosse la domanda che nessuno aveva mai fatto, quella che avrebbero voluto sentirsi rivolgere, non ha esitato: &laquo;Quanto &egrave; stato difficile andare avanti nonostante tutto?&raquo;. La risposta racchiude ci&ograve; che La Villa &egrave; davvero: &laquo;&Egrave; stato difficilissimo. Ma ogni caduta ci ha resi pi&ugrave; uniti, pi&ugrave; affamati, pi&ugrave; determinati. Abbiamo capito che investire su noi stessi &egrave; la scelta pi&ugrave; sicura che potessimo fare&raquo;. &Egrave; forse questa la vittoria pi&ugrave; grande: aver trasformato un sogno di famiglia in un&rsquo;identit&agrave; che oggi parla a un territorio intero.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-img-20251127-wa0025.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41043/dallitalia/la-villa-di-melfi-da-sogno-contadino-a-solida-realta-gastronomica.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>A tavola, ma su e giù per le vigne, con Martin Foradori Hofstätter</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41055/in-cantina/a-tavola-ma-su-e-giu-per-le-vigne-con-martin-foradori-hofstatter.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Lasciare parlare la terra, ma anche i tempi. Significa ascoltare con passione e rispetto la prima, andando in profondit&agrave;, i secondi anche senza pregiudizi: condizioni per un vino che incarni sempre pi&ugrave; la propria identit&agrave;. <strong>Martin Foradori Hofst&auml;tter</strong> ci accoglie al ristorante milanese <a href="https://www.daberti.it/" rel="nofollow">Da Berti</a> e ci comunica subito questo spirito, assieme a una carica di sana e contagiosa anarchia per la degustazione.</p>

<p>I tempi sussurrano alla cantina <a href="https://www.hofstatter.com/it/" rel="nofollow">J. Hofst&auml;tter</a> che le nuove leve hanno idee da valorizzare. <strong>Martin</strong> ha gli occhi che brillano mentre parla dell&rsquo;impegno della quinta generazione (<strong>Niklas</strong> ed <strong>Emma</strong>). Poi presenta il vino senza alcol di fascia superiore, <em>Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling</em>, nato al 100% da Riesling Kabinett. &laquo;Nel 2025&nbsp;&ndash; spiega <strong>Martin</strong> &ndash; il vino dealcolato ha raggiunto il 15% del fatturato. Questo per il 70% in Italia e al 30% all&rsquo;estero. &Egrave; dal 2020 che ne produciamo e stiamo viaggiando con il freno a mano. Perch&eacute; a molti fa venire ancora l&rsquo;orticaria il pensiero e al supermercato non ci sono scaffali dedicati. Eppure &egrave; un&rsquo;opportunit&agrave; e un business. Ogni volta che andiamo in America, siamo scioccati. In un ristorante ero l&rsquo;unico a bere il vino e a fare concorrenza sono i cocktail&raquo;.&nbsp; &nbsp;&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]Restiamo nel solco del Riesling e torniamo in quello dell&rsquo;alcol. &Egrave; il momento del <em>Dr. Fischer Riesling trocken</em> (secco) 2024. <strong>Martin</strong> &egrave; il primo italiano ad investire nella regione vinicola tedesca della Mosella, la Saar, e undici anni fa ha rilanciato la tenuta che si lega a questo vino. Un incontro accattivante, prima di tutto per la personalit&agrave; che riesce a essere anche versatilit&agrave;. Le note di pietra focaia e agrumate cominciano a raccontare l&rsquo;eleganza di questo vitigno e guardando avanti, l&rsquo;annata 2025 si annuncia promettente, con una bella maturazione. &nbsp;</p>

<p>Ci addentriamo in un viaggio che scandisce Pinot Nero e Gew&uuml;rztraminer. Ma intanto si fa avanti la protagonista principale, che &egrave; la terra, e affiora un&rsquo;annotazione che rende l&rsquo;appuntamento decisivo per capire e vivere la filosofia di quest&rsquo;azienda.</p>

<p>In collaborazione con l&rsquo;istituto di ricerca <a href="https://gir.info/" rel="nofollow">Geo Identity Research</a>, <em>Hofst&auml;tter</em> ha voluto puntare su un&rsquo;analisi nel segno dell&rsquo;innovazione: una miscela esplosiva, questo leggere nelle viscere della terra e dei suoi cambiamenti (dinosauri compresi) che incontra&nbsp;la tecnologia di oggi. Ci si &egrave; infatti affidati ad algoritmi all&rsquo;avanguardia e metodi scientifici avanzati per mettere a fuoco ogni fattore geo-ecologico in grado di influenzare la viticoltura. Terreno e microclima svelano cos&igrave; i loro segreti: dal sottosuolo si avanza fino alle interazioni microclimatiche e geografiche, con una finalit&agrave; precisa. Si tratta infatti di capire l&rsquo;identit&agrave; di ogni singola vigna per poterle offrire una valorizzazione ad hoc, rispettosa di quella stessa identit&agrave;. &nbsp;&laquo;La &ldquo;Vigna&rdquo; &egrave; l&rsquo;unica indicazione d&rsquo;origine capace di esprimere in modo inequivocabile e autentico la provenienza di un vino da un singolo vigneto&raquo; sottolinea&nbsp; <strong>Martin Foradori Hofst&auml;tter</strong>. Un viaggio coraggioso e in evoluzione, ma gi&agrave; in grado di meravigliare e incoraggiare con i primi elementi nei vigneti di Termeno-Sella e Mazon.</p>

<p>[[ima3]]La bussola &egrave; la lezione trasmessa da pap&agrave; <strong>Paolo</strong>: &egrave; stato lui a introdurre la classificazione della &quot;Vigna&quot; in Alto Adige, tracciando la strada. Oggi, grazie a questo percorso intrapreso e gi&agrave; rivelatore, si &egrave; appreso ad esempio che a Mazon le rocce multicolori della formazione di Werfen ci parlano di una stratificazione avviata dal mare lagunare 250 milioni di anni fa. &Egrave; una peculiarit&agrave; che unisce a un autorevole territorio vitivinicolo quale la Borgogna - conferma la scienza - e che rende speciale il suo Pinot Nero. &laquo;Siamo convinti che questo lavoro possa tracciare nuove vie per il futuro della viticoltura sudtirolese &ndash; assicura&nbsp;ancora <strong>Martin</strong> - Un cambiamento che richiede il coraggio di mettere in discussione schemi consolidati e di tornare all&rsquo;essenza: il suolo e il microclima. Invece di adattare il vino a un&rsquo;immagine ideale in cantina, noi lasciamo esprimere nei nostri vini il carattere del posto dove sono nati&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Spostandosi a Tramin-S&ouml;ll, si spalanca tutto un altro mondo ricco di sfumature, con storie geologiche cos&igrave; varie come i loro esiti. Ecco minerali di rocce vulcaniche e metamorfiche, grazie ai ghiacciai, e altre dolomitiche locali con suoli pi&ugrave; giovani. Ne derivano terreni perlopi&ugrave; sabbiosi, con innesti di argille nobili. Di qui la casa accogliente per il Gew&uuml;rztraminer. Il cuore e l&rsquo;esperienza dicevano gi&agrave; tutte queste cose alla famiglia: &laquo;Ma ora scientificamente sappiamo cosa c&rsquo;&egrave; sotto&raquo;. Allora, sostiamo in vigna: la Castel Rechtentahl, conoide formato 32mila anni fa dal rio H&ouml;llental e custodito dai ghiacci fino a 11.700 anni fa, &egrave; un tesoro che ne fa sgorgare un altro. &Egrave; il <em>Vigna Castel Rechtenthal Gew&uuml;rztraminer</em> (assaggiamo l&rsquo;annata 2022 per tutte le bottiglie d&rsquo;ora in poi), una riserva che conquista con l&rsquo;equilibrio tra leggerezza e acidit&agrave;.</p>

<p>Ci si sposta di poco e la &quot;Vigna&quot; detta di nuovo la sua impronta. La Kolbenhof questa volta, sopra Termeno, sfoggia i risultati del suo speciale microclima, con il sole del mattino e le brezze della sera alleati di una splendida maturazione delle uve, cos&igrave; paziente ed omogenea. Qui addirittura vediamo tre micro-terroir, ciascuno con la propria personalit&agrave;: i terreni sabbiosi della formazione delle arenarie della Val Gardena, poi i depositi glaciali morenici e strati pi&ugrave; recenti che possono godere anche dell&rsquo;apporto di pregiati minerali argillosi. Ne esce una complessit&agrave; aromatica che gioca con lo stato di grazia.</p>

<p>[[ima2]]Un passaggio con il Pinot Bianco, <em>Vigna San Michele Bartheneau Alto Adige Doc Riserva</em>. Qui 400 metri di altitudine donano sole ad hoc e aria a volont&agrave;.&nbsp; Il vino fermenta in botti di rovere, quindi matura sulle fecce fini per 15 mesi. Avr&agrave; un ulteriore affinamento in bottiglia per sei mesi. Il match si gioca poi sul campo del Pinot Nero. E con la forza di quanto appreso dalla scienza, &egrave; ancora pi&ugrave; affascinante.&nbsp;Il <em>Barthenau Vigna&nbsp;Herbsth&ouml;fl&nbsp;</em>viene da un terreno ad un&rsquo;altezza tra i 430 e 460 metri, area nella parte a Nord dell&rsquo;altopiano di Mazon, cruciale per la storia della tenuta <em>J. Hofst&auml;tter</em> e il suo Pinot Nero.&nbsp;</p>

<p>Muovendoci verso Nord-Ovest arriviamo alla Vigna Sant&rsquo;Urbano, con la formazione di Werfen dal valore ancora pi&ugrave; marcato per i minerali argillosi pregiati, e qui il tocco magico viene anche dall&rsquo;Ora del Lago di Garda, quel vento che si solleva di pomeriggio e fino alla sera accompagna. Azione, quest&rsquo;ultima, cos&igrave; simbolica di ci&ograve; che si fa ogni giorno nella tenuta con ciascuna vigna. &nbsp;&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/jhofstatter-herbst2024-cpeterbender-135.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41055/in-cantina/a-tavola-ma-su-e-giu-per-le-vigne-con-martin-foradori-hofstatter.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Hammerack, Barbagianni, Tribuna Campitelli ed Esse: quattro novità nella Guida ai Ristoranti di Identità</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41035/guida-alla-guida/hammerack-barbagianni-tribuna-campitelli-ed-esse-quattro-novita-nella-guida-ai-ristoranti-di-identita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a data-mce-href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41025/ristoranti/hammerack.html" href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41025/ristoranti/hammerack.html"><strong>Hammerack, Malborghetto (Udine)</strong></a><br />
[[ima2]][[ima3]][[ima4]]<br />
&Egrave; un progetto importante quello varato nel 2024 da&nbsp;<strong>Alessandro Pedone</strong>, imprenditore del real estate: regalare alle montagne friulane un resort a 5 stelle, che nell&rsquo;intera regione non arrivano alle dita di una mano. Un progetto con ampi margini che conta gi&agrave; molto sulla cucina, se &egrave; vero che ai fornelli &egrave; arrivato l&rsquo;esperto carnico&nbsp;<strong>Raffaello Mazzolini</strong>, a lungo sous-chef de Agli Amici di Udine.<br />
Il cuoco ha carta bianca e lui ripaga con giudizio e sacrificio, valorizzando le eccellenze del circondario (Sirk, Faleschini, Borgo delle Mele, Vuerich&hellip;) nella modalit&agrave; pi&ugrave; intelligente: trasformandole con una tecnica importante, che tuttavia non recide le radici. &Egrave; cos&igrave; il To&ccedil; in braide &egrave; raccontato in modo nuovo, il piccione (d&rsquo;alta scuola) ha accanto del cappuccio viola cotto in vin br&ucirc;l&eacute;e e la Calamarata trattiene in verticale ricotta vaccina, intingolo di cervo.&nbsp;Ma la regione digrada verso il mare e allora perch&eacute; non iniziare tutto con un Marshmallows di seppia? O trasportare il Cuore di merluzzo su una deliziosa minestra d&rsquo;alga di laguna? Viaggi scortato&nbsp;in carrozza dall&rsquo;eno-sapere tranquillo di&nbsp;<strong>Matteo Godeas</strong>.<br />
<br />
<a data-mce-href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41028/ristoranti/barbagianni.html?preview=1&amp;section=risto&amp;mode=FRNT&amp;secure=Q0dPG3Fddd;M;ylPmTd9(;T;d2V$[0LyhVZ{!2_WITL8xb@YyA,0RnVe@jZRmyWr&amp;oldtheme=void&amp;newtheme=risto2025&amp;reset=1&amp;nv_view=1" href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41028/ristoranti/barbagianni.html?preview=1&amp;section=risto&amp;mode=FRNT&amp;secure=Q0dPG3Fddd;M;ylPmTd9(;T;d2V$[0LyhVZ{!2_WITL8xb@YyA,0RnVe@jZRmyWr&amp;oldtheme=void&amp;newtheme=risto2025&amp;reset=1&amp;nv_view=1"><strong>Barbagianni, Colle Val D&#39;Elsa (Siena)</strong></a><br />
[[ima5]][[ima6]][[ima7]]<br />
Nota gi&agrave; per il solidissimo&nbsp;<a data-mce-href="https://www.arnolfo.com/" href="https://www.arnolfo.com/" rel="nofollow">Arnolfo</a>, da qualche mese Colle Val D&rsquo;Elsa, la Boemia d&rsquo;Italia, oggi conta su un ristorante che definiremmo, con contegno pessimista, &laquo;di belle prospettive&raquo;. Le stanno tracciando insieme il resident pisano&nbsp;<strong>Lorenzo Neri</strong>, per 5 anni sous chef di Pino Cuttaia a Licata, e&nbsp;<strong>Alessandro Rossi</strong>, senese in bella stagione al timone dello stellato&nbsp;<a data-mce-href="../../../../sito/it/98/39704/zanattamente-buono/il-gabbiano-30-una-brigata-giovanissima-e-la-migliore-maremma-di-terra-e-di-mare.html" href="../../../../sito/it/98/39704/zanattamente-buono/il-gabbiano-30-una-brigata-giovanissima-e-la-migliore-maremma-di-terra-e-di-mare.html" rel="nofollow">Gabbiano 3.0</a>&nbsp;di Marina di Grosseto. E sarebbe sbagliato trascurare i due giovani che coccolano l&rsquo;ospite nel luminoso front da 20 coperti in tutto: l&rsquo;industrioso sommelier&nbsp;<strong>Valerio di Nuzzo&nbsp;</strong>e la ma&icirc;tre tutta sorrisi Michelle Tedesco.&nbsp;Neri&amp;Rossi compongono un&rsquo;offerta fine dining ma senza ricorrere allo spartito posh: caviale, foie gras e aragoste sono tenuti fuori dalla porta, da cui entrano invece i meravigliosi vegetali che crescono nell&rsquo;orto che colora le mura di Colle. Questi saranno trasformati nella loro interezza: un favoloso carciofo coi suoi ritagli su un&rsquo;acqua delle sue foglie lactofermentata, una Zucca&nbsp;<em>no waste</em>&nbsp;in pi&ugrave; declinazioni con zabaione al tartufo e una Faraona d&rsquo;alta scuola con ketchup di carote. Undicesimo comandamento: non sprecare. Che non &egrave; un ripiego ma sempre pi&ugrave; fonte inaspettata di delizie.<br />
<br />
<a data-mce-href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41029/ristoranti/tribuna-campitelli.html" href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41029/ristoranti/tribuna-campitelli.html"><strong>Tribuna Campitelli, Roma</strong></a><br />
[[ima8]][[ima9]][[ima10]]<br />
Si scrive da settembre 2025, nella via omonima tra Campidoglio e Palatino, il terzo capitolo di 3 ragazzi che il quartiere conosce gi&agrave; bene per le avventure di&nbsp;<a data-mce-href="https://bottegatredici.it/" href="https://bottegatredici.it/" rel="nofollow">Bottega Tredici</a>&nbsp;e&nbsp;<a data-mce-href="https://www.tartarughebar.it/" href="https://www.tartarughebar.it/" rel="nofollow">Tartarughe Bar</a>.&nbsp;<a data-mce-href="https://tribunacampitelli.com/" href="https://tribunacampitelli.com/" rel="nofollow">Tribuna Campitelli</a>&nbsp;non &egrave; n&eacute; una trattoria n&eacute; un&rsquo;insegna di fine dining, ma un ristorante-ristorante che&nbsp;<strong>Francesco Brandini</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Roberto Bonifazi&nbsp;</strong>(ex compagni di classe, entrambi chef) e&nbsp;<strong>Daniele Gizzi&nbsp;</strong>(padrone della sala e della carta dei vini) hanno concepito per far trascorrere al cliente un paio d&rsquo;ore di relax e con cibo buono.&nbsp;Si entra e ti si para subito davanti un bel cocktail bar in cui si stirrano e shakerano classici internazionali e cocktail romani un passo in l&agrave;. A destra, uno stretto corridoio introduce a una serie di salette appartate in fila, 80 coperti in tutto (col dehors esterno) apparecchiati con proposte molto chiare, a prevalenza di mare e terra.&nbsp;Dopo un Pata negra sopra a pan brioche e tomate scomposti, Tartare di fassona con bernese perfetta e una curiosa Ostrica condita con &lsquo;nduja, panna, cetrioli e alloro ci ha colpito una Faraona alla cacciatora con zucchine e scapece: cottura al millimetro, leggibilit&agrave;, ortodossia e sapore, un buon sunto del mestiere dei ragazzi.<br />
<br />
<a data-mce-href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41030/ristoranti/esse.html" href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/41030/ristoranti/esse.html"><strong>Esse, Copenhagen, Danimarca</strong></a><br />
[[ima11]][[ima12]][[ima13]]<br />
Nel novembre del 2025 Copenhagen ha salutato il ritorno di&nbsp;<strong>Matt Orlando</strong>, storico head chef del&nbsp;<em>Noma</em>. Dopo due anni spesi in contumacia a Singapore, il californiano ha ripreso il filo dove l&rsquo;aveva interrotto con&nbsp;<em>Amass</em>, riferimento mondiale di cucina no-waste, chiuso improvvisamente nel novembre di 3 anni fa.&nbsp;<a data-mce-href="https://esserestaurant.dk/" href="https://esserestaurant.dk/" rel="nofollow">Esse</a>&nbsp;&egrave; un ristorante di fine Ottocento con soffitti altissimi nel cuore di Nordhavn, quartiere che il Financial Times ha ribattezzato di recente &laquo;La mini-Miami di Copehagen&raquo;. Entri e due lunghi scaffali di fermentati tracciano la via per l&rsquo;ampia cucina a vista. Tutt&rsquo;attorno, sono disseminati una trentina di coperti sotto la luce fioca di lampadari composti con gli scarti della legna. La cucina osserva lo stesso principio: realizzare piatti mirabili con parti di vegetali, carni e pesci che normalmente scarteremmo.&nbsp;E cos&igrave; le lische di pesce sono lavorate per trasformarsi in tartellette,&nbsp;<em>tostadas</em>&nbsp;e persino ramen, delle uova di gallina si fa bottarga, le patate diventano pane e il pane diventa gelato. Tutto delizioso - &laquo;la&nbsp;<em>deliciousness</em>&nbsp;&egrave; veicolo necessario del cambiamento&raquo;, spiega Matt - e intelligente, in una sala di ragazze in gamba che parla molto italiano.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-img-0379.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/41035/guida-alla-guida/hammerack-barbagianni-tribuna-campitelli-ed-esse-quattro-novita-nella-guida-ai-ristoranti-di-identita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/guida-alla-guida.html">207</category>			</item>			<item>				<title>Così Abou Zaki cucina i suoi sogni</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41053/in-libreria/cosi-abou-zaki-cucina-i-suoi-sogni.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://marettimanfredi.it/prodotto/cooking-my-dreams/" rel="nofollow"><em>Cooking my dreams</em></a>, cos&igrave; <strong>Richard Abou Zaki</strong>, chef patron del <a href="http://﻿﻿https://retroscena-ristorante.com" rel="nofollow"><em>Retroscena</em></a> a Porto San Giorgio, e non solo, ha intitolato il suo primo libro, edito con <em>Maretti</em> di Imola. Attenti per&ograve;: non &egrave; un ricettario, bens&igrave; l&rsquo;esatto opposto. Trent&rsquo;anni il prossimo mese di ottobre, <strong>Richard</strong>, padre libanese, madre rumena e vita italiana, lo ha messo nero su bianco quando si &egrave; sentito sicuro del percorso fatto, dall&rsquo;alberghiero a Serramazzoni nel Modenese alla <em>Gavroche</em> a Londra e da l&igrave; alla <em>Francescana</em> a Modena per staccarsi nel 2000 e fissarsi sul mare di Fermo. &laquo;Cerco di fare leggere le mie emozioni perch&eacute; ho concepito un viaggio tra sapori, emozioni e visioni. Pensavo potesse uscire due anni fa, ma non pensavo di essere gi&agrave; maturo per raccontarmi. Probabilmente non lo sono ancora, ma ora ha un senso pensando anche all&rsquo;impegno televisivo in Romania&raquo;.<br />
<br />
Il libro &egrave; bilingue, italiano e rumeno. Da quando a Bucarest &egrave; diventato una star televisiva grazie al programma <em>Chefi la cutite</em>, chef ai coltelli, un cugino del nostro Masterchef, non pu&ograve; prescindere dal Paese dove &egrave; nato. Il suo mondo &egrave; diventato molto complesso ma se non aggredisci la vita da</p>

<p>[[ima2]]giovane, quando lo farai? Ha scritto <strong>Massimo Bottura</strong> nella prefazione: &laquo;Ci sono viaggi che iniziano in silenzio, tra le ombre di una cucina di preparazione, dove il tempo si misura in gesti ripetuti e in attenzioni invisibili. Cos&igrave; &egrave; cominciata la storia di <strong>Richard Abou Zaki</strong>, non con clamore ma con costanza. Con mani laboriose e occhi vigili, ha imparato a parlare il linguaggio della materia prima, del rispetto, dell&rsquo;attesa. (&hellip;) Non ha mai avuto paura di sporcarsi le mani, n&eacute; di sognare in grande. E quando &egrave; arrivato il momento di tuffarsi nella propria avventura, non ha esitato. (&hellip;) A Porto San Giorgio ha acceso un fuoco nuovo, con umilt&agrave; e visione, meritandosi una Stella Michelin. (&hellip;) <strong>Richard</strong> &egrave; la prova vivente che il talento, senza dedizione, &egrave; solo un&rsquo;intuizione. Questo libro racconta soprattutto la bellezza dell&rsquo;impegno, della crescita, del coraggio di crederci&raquo;.</p>

<p>Sei i capitoli, i primi cinque sono dedicati ad altrettanti ingredienti che sono alla base del suo percorso di vita: Fragola, Culatello di Zibello, Souffl&eacute; Suissesse (capolavoro di <strong>Michel Roux sr.</strong> alla <em>Gavroche</em>, <em>ndr</em>), Parmigiano Reggiano e Oliva Tenera ascolana. &laquo;Quella che si legge &egrave; la ricetta della</p>

<p>[[ima3]]vita, il modo in cui ho cucinato i miei sogni. Per questo credo che sia un testo adatto a chi &egrave; giovane e insegue i sogni, a chi vive la cucina anche di casa, a chi sente il desiderio di raggiungere un obiettivo&raquo;.</p>

<p>Il sesto e ultimo capitolo racchiude ventuno ricette. Lo ha chiamato <em>Retroscena, il racconto dei miei piatti</em> per fare subito capire che le varie preparazioni dall&rsquo;Oliva tenera ascolana al Cavolo cappuccio in &ldquo;rosso&rdquo;, dalla Tagliatella al rag&ugrave; in Emilia al Riso Adriatico fino al Coccobello al mare e al Gelato di pasta stracotta. Non aspettatevi ingredienti, pesi e misure, esecuzioni fino all&rsquo;impiattamento. Sono creazioni raccontate, parole che scendono nel profondo. Mi ricorda molto il <strong>Ferran Adri&agrave;</strong> che nel 1997 pubblic&ograve; <em>Los secretos del el Bulli : recetas, tecnicas y reflexiones</em>. Se uno ha contenuti suoi, le ricette vengono dopo. Prima deve presentarsi.</p>

<p>Del libro ho curato l&rsquo;introduzione, dalla quale riprendo questo passaggio: &laquo;Mi impressiona in lui la capacit&agrave; di cambiare registro mentale in un niente. E&rsquo; come se non dovesse adattarsi a ruoli diversi, gli viene automatico. <strong>Abou Zaki</strong> &egrave; cuoco e imprenditore, da sempre&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]Alla presentazione al teatro di Porto San Giorgio a met&agrave; dicembre aneddoti e ricordi si sono sprecati. Ne ricordo uno legato agli anni alla <em>Gavroche</em>, ambiente di impronta militaresca. Se ne uscivi ancora presente a te stesso, la strada sarebbe stata in discesa: &laquo;Mai dare qualcosa per scontato. Una sera erano avanzate delle animelle, cos&igrave; chiamai un cuochino e gli dissi di metterle vie. La mattina la chef venne da me e mi mostr&ograve; quelle animelle rovinate perch&eacute; lasciate fuori dalle celle frigorifere. Le risposi che avevo delegato uno e venni subito cazziato. La responsabilit&agrave; era comunque mia perch&eacute; non avevo controllato. Cos&igrave; mi disse che o le mangiavo o dovevo considerarmi licenziato. Presi un padellino, vi sciolsi del burro e poi vi disposi le animelle che ricoprii di ogni spezia, mentre tutti facevano finta di non guardarmi. Ma eccome se mi</p>

<p>[[ima5]]guardavano. Una volta cotte, le mangiai boccone dopo boccone fino all&rsquo;ultimo. Segu&igrave; la giornata di lavoro, che durava ben pi&ugrave; di sedici ore. Quando rientrai a casa, vomitai anche l&rsquo;anima. Per&ograve; quando la mattina tornai al lavoro, la stessa persona mi salut&ograve; chiamandomi per nome. Prima nemmeno sapeva come mi chiamassi. Avevo acquisito il suo rispetto&raquo;. Le stelle arrivano anche grazie a questi momenti estremi, superati quando i pi&ugrave; si sarebbero arresi.</p>

<p><strong>Richard Abou Zaki</strong>, <a href="https://marettimanfredi.it/prodotto/cooking-my-dreams/" rel="nofollow"><em>Cooking my dreams</em></a>, Maretti Editore, prefazione Massimo Bottura, introduzione Paolo Marchi, postfazione Mona Segall, foto Lido Vannucchi, pag. 192, prezzo 28 euro.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/abou-zaki-e-il-banner.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/118/41053/in-libreria/cosi-abou-zaki-cucina-i-suoi-sogni.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/118/in-libreria.html">118</category>			</item>			<item>				<title>Ruggeri e il nuovo Cartizze Millesimato: «La nostra storia e il nostro futuro»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41048/in-cantina/ruggeri-e-il-nuovo-cartizze-millesimato-la-nostra-storia-e-il-nostro-futuro.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Prendere la propria storia ed esaltarla. E trasportarla verso il futuro.</p>

<p>Questo &egrave; l&rsquo;obiettivo della cantina <a href="https://ruggeri.it/" rel="nofollow">Ruggeri</a>, che con il nuovo <em>Cartizze Dry Millesimato 2024</em> ha voluto fare un ulteriore passo in avanti verso prodotti che siano profondamente identitari.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;C&#39;&egrave; una storia importante per questo vino e per il legame con <em>Ruggeri</em> &ndash; spiega la General manager <strong>Laura Mayr</strong> &ndash; Ruggeri nasce nel 1950, 75 anni fa, proprio in Cartizze. Quello di Cartizze &egrave; un cru di 107 ettari complessivi ed &egrave; considerato per le sue caratteristiche climatiche e morfologiche il top della qualit&agrave; all&#39;interno di tutta la categoria <em>Prosecco</em> e soprattutto del <em>Conegliano Valdobbiadene</em>. E <em>Ruggeri</em> produce <em>Cartizze</em> da ormai 75 anni, fa parte della sua storia. Al momento siamo i pi&ugrave; grandi produttori di <em>Cartizze</em>, perch&eacute; rappresenta il 12% di tutta la produzione di questo vino&raquo;.</p>

<p>Questa &egrave; la storia. Ma il presente (e il futuro)? &laquo;Quest&rsquo;anno presentiamo per la prima volta la versione millesimata, proprio perch&eacute; vogliamo caratterizzare di pi&ugrave; ogni annata con le sue unicit&agrave; e le sue particolarit&agrave;. Si tratta di un <em>Cartizze Dry,</em> &egrave; un vino amabile, dolce, che si sposa molto bene con la pasticceria&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Scelte che sono state seguito dall&rsquo;enologo della cantina, <strong>Andrea Canal</strong>: &laquo;Si sposa molto bene con la pasticceria perch&eacute;, essendo uno spumante tipologia Dry, la sua dolcezza si abbina ai dolci in generale. Siamo usciti con 28 grammi litro di residuo zuccherino, quindi abbastanza alto, ma abbiamo trovato un grande equilibrio con la freschezza e l&rsquo;acidit&agrave; naturale di questo vino, che hanno la funzione di ripulire la bocca dopo ogni sorso, riuscendo a sgrassare anche la parte zuccherina&raquo;.</p>

<p>All&rsquo;assaggio si trova un frutto fresco al naso, di mela ma anche di pesca bianca, con aggiunte di note floreali, mentre al sorso la giusta e voluta dolcezza non &egrave; mai stucchevole. &Egrave; un vino che si pu&ograve; anche &ldquo;sdoganare&rdquo; dagli abbinamenti classici con i dolci o dai brindisi: uscendo da stereotipi e pregiudizi pu&ograve; essere un buon accompagnamento anche a piatti salati, magari a qualche agrodolce che ci porta verso le cucine asiatiche. &nbsp;</p>

<p>[[ima4]]Poi, per&ograve;, c&rsquo;&egrave; anche l&rsquo;abbinamento d&rsquo;autore. <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/510/chef-e-protagonisti/gianluca.html">Gianluca Fusto</a>, infatti, nel suo laboratorio di Milano, ha voluto creare una torta che, come dice lo stesso pasticcere, che potesse &laquo;conversare con il vino. Nel <em>Cartizze</em> c&#39;&egrave; la vibrazione dell&rsquo;uva <em>Glera</em> al suo apice, nelle mie preparazioni c&#39;&egrave; la ricerca di un&#39;essenza pulita, leggibile, senza rumore&raquo;.</p>

<p>Da qui la scelta di realizzare una torta di mandorle, vaniglia, lampone e rosa che riesce ad esaltare il vino, mentre il <em>Cartizze</em> riesce a amplificare ancora di pi&ugrave; il dolce. Esperimento riuscito.</p>

<p>Questa novit&agrave; di <em>Ruggeri</em> dimostra come l&rsquo;azienda provi sempre di rimanere al passo con i tempi rispettando le proprie origini. Dove passato, presente e futuro si incontrano.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/7kfuaupq.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41048/in-cantina/ruggeri-e-il-nuovo-cartizze-millesimato-la-nostra-storia-e-il-nostro-futuro.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Cosa ha sorpreso gli ispettori Michelin: dieci idee che hanno avuto successo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41051/dal-mondo/cosa-ha-sorpreso-gli-ispettori-michelin-dieci-idee-che-hanno-avuto-successo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ci si chiede a volte: cosa pu&ograve; davvero stupire la Michelin? Ossia: cosa pu&ograve; attirare l&rsquo;attenzione degli ispettori della Guida Rossa, tanto da diventare elemento di valutazione positiva che va a caratterizzare piacevolmente il ristorante (o l&rsquo;hotel)? Ci si orienta perlopi&ugrave; a suon d&rsquo;ipotesi, suggestioni o semplici dicerie, provando a indovinare criteri che, per quanto annunciati a grandi linee, risultano in realt&agrave; assai sfuggenti, tanto da apparire quasi&nbsp;aleatori.</p>

<p>Per una volta, per&ograve;, &egrave; stata la stessa Michelin a venire in soccorso. In un articolo senza firma apparso qualche giorno fa sul suo sito ufficiale internazionale, e intitolato <em>What Surprised Michelin Inspectors This Year</em> (ossia &ldquo;Cosa ha sorpreso gli ispettori Michelin quest&#39;anno&rdquo;, si era ancora nel 2025 ovviamente) ha elencato dieci particolari annotati sui taccuini della Rossa e che hanno colpito favorevolmente i suoi autori. Gi&agrave; il sottotitolo fornisce qualche dettaglio in pi&ugrave;: &ldquo;<em>Dai dessert trompe l&#39;oeil alle lettere manoscritte firmate da Luigi XIV, ecco cosa ha scioccato e deliziato gli ispettori della Guida Michelin nel 2025</em>&rdquo;.</p>

<p>Si tratta, come detto, di dieci peculiarit&agrave;, in nove locali diversi di tutto il mondo (un indirizzo ha colpito due volte, per cose diverse, altrettanti ispettori). In un caso, si tratta di un indirizzo italiano, un hotel a Matera. Ma ecco cosa ha sorpreso la Michelin.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Un dessert trompe l&#39;oeil a forma di cane, al Teible di Dubai</strong><br />
[[ima2]]Il <a href="https://teible.com/" rel="nofollow">Teible</a> &egrave; un ristorante/bakery contemporaneo dentro il <em>Jameel Arts Centre</em>, sul Jaddaf Waterfront, a Dubai. Propone una cucina moderna &ldquo;farm-to-table&rdquo;: menu stagionali costruiti quasi solo con ingredienti locali degli Emirati (dicono 90&ndash;95% di prodotti locali); &egrave; anche micro-panetteria artigianale. La Michelin &egrave; rimasta per&ograve; sorpresa da un dessert: si chiama <em>Pug</em>. &ldquo;Quando arriv&ograve;, rimasi scioccato nello scoprire che era esattamente come descritto: una piccola scultura dettagliata di un cane, completa di dettagli in pelliccia, adagiata a pancia in gi&ugrave; sul mio piatto, con due piccoli ossi accanto come dolcetti. Era un&#39;illusione ottica sapientemente realizzata, con il carlino fatto di una ricca mousse al cioccolato pressata in uno stampo&rdquo;. Pare che la mousse fosse molto buona.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Il ristorante in Irlanda all&rsquo;interno di due vagoni dell&#39;Orient Express</strong><br />
[[ima3]]Il <a href="https://www.glenloabbeyhotel.ie/" rel="nofollow">Glenlo Abbey Hotel &amp; Estate</a>, vicino a Galway, in Irlanda, ospita <a href="https://www.glenloabbeyhotel.ie/the-pullman.html" rel="nofollow">The Pullman</a>, un ristorante particolare. &ldquo;Ospita&rdquo; non &egrave; in effetti la parola esatta: il ristorante fine dining si trova dentro due autentiche carrozze storiche dell&rsquo;<em>Orient Express</em> (la Leona del 1927 e la Linda del 1954), restaurate e posizionate sui binari nel parco dell&rsquo;hotel, con vista sul campo da golf. Propone dunque un&rsquo;esperienza culinaria in un ambiente da lusso anni Venti, tra interni in legno, lampade in ottone originali, atmosfera molto teatrale. &ldquo;Nulla avrebbe potuto prepararmi allo splendore assoluto di questo locale &ndash; scrive l&rsquo;ispettore Michelin - La cucina era all&#39;altezza dell&#39;ambiente, con prodotti eccezionali e un&#39;esecuzione impeccabile&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Una cena immersiva&nbsp;a Versailles (e le lettere di Luigi XIV)</strong><br />
[[ima4]]L&rsquo;impero di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/495/chef-e-protagonisti/alain.html">Alain Ducasse</a> comprende anche <a href="https://airelles.com/it/destination/chateau-de-versailles-hotel/restaurants" rel="nofollow">Le Grand Contr&ocirc;le</a>, ristorante gastronomico nell&rsquo;hotel di lusso <a href="https://airelles.com/it/destination/chateau-de-versailles-hotel" rel="nofollow">Airelles Ch&acirc;teau de Versailles</a>, all&#39;interno del parco della Reggia di Versailles. Vi si serve una haute cuisine francese contemporanea ispirata ai banchetti di <strong>Luigi XIV</strong> e alle tradizioni del Grand Si&egrave;cle: &ldquo;La mia cena &egrave; stata un&#39;esperienza deliziosamente sorprendente &ndash; annota l&rsquo;ispettore Michelin - Mi sono immerso nell&#39;opulenza, grazie a camerieri in costumi d&#39;epoca che hanno ricreato l&#39;atmosfera delle feste di un tempo, con una cerimonia ben coreografata e una messa in scena attentamente studiata&rdquo;. <em>Le Grand Contr&ocirc;le</em> ha avuto persino un&rsquo;ulteriore menzione: &ldquo;Mentre camminavo lungo un corridoio, ho scoperto due lettere originali incorniciate e firmate da <strong>Luigi XIV</strong>. Erano esposte in un piccolo salotto con un paio di divani&rdquo;, spiega un secondo ispettore&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Una superba anatra alla pechinese, a Parigi</strong><br />
[[ima5]]Non si pu&ograve; prescindere da un assaggio di <em>Anatra alla pechinese</em> se si cena all&rsquo;<a href="https://www.imperialtreasure.com/france/LG-en/" rel="nofollow">Imperial Treasure</a>&nbsp;a Parigi, ristorante cinese di alta gamma a due passi dagli Champs-&Eacute;lys&eacute;es, e che fa parte del gruppo internazionale <em>Imperial Treasure</em>, specializzato in fine dining del Celeste Impero. Eppure l&rsquo;ispettore Michelin &egrave; rimasto ugualmente sorpreso: &ldquo;Piatto capolavoro: un&#39;intera anatra alla pechinese di circa 1,3 kg, ottenuta dall&#39;incrocio di due razze, la Silver Hill irlandese, spesso chiamata la &quot;wagyu delle anatre&quot;, e una razza cinese allevata in Irlanda, leggermente meno grassa delle anatre europee. La pelle era squisita, caramellata, perfettamente croccante. Poi i petti d&#39;anatra sono stati tagliati a fettine sottili: carne tenera, grasso profumato, pelle croccante. Il resto dell&#39;anatra &egrave; stato cotto in un wok e fritto con sale e pepe&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Un piatto inquietante e poi geniale, al Disfrutar di Barcellona</strong><br />
[[ima6]]&Egrave; difficile non sorprendersi al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11914/ristoranti/disfrutar.html">Disfrutar</a> di Barcellona, uno dei pi&ugrave; celebrati ristoranti del mondo, dove i tre chef <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19088/chef-e-protagonisti/oriol-castro-eduard-xatruch-e.html">Oriol Castro, Eduard Xatruch e Mateu Casa&ntilde;as</a>, dopo aver rivestito ruoli chiave a <em>El Bulli</em>, proseguono nella loro opera di ricerca e di sperimentazione costante, facendo vivere ai fortunati clienti un&#39;esperienza straordinaria. L&rsquo;ispettore della Michelin &egrave; rimasto sorpreso in particolare da un piatto, <em>El Miedo</em>, ovvero &quot;la paura&quot;: &ldquo;&Egrave; stato puro spettacolo. Il cameriere mi ha presentato una scatola affumicata e mi ha invitato a infilare la mano, alla cieca, attraverso il vapore freddo. Dentro, ho trovato un gambero di Palam&oacute;s cotto alla perfezione, succoso e semplice. Hanno completato il piatto con un cucchiaio di crema di pollo e gamberi dal sapore intenso, ricco e intenso. All&#39;inizio era inquietante, un tuffo nell&#39;ignoto, ma poi &egrave; stato geniale&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>In Italia, dormire in una grotta (di lusso) a Matera</strong><br />
[[ima7]]Gli ispettori della Michelin hanno elencato esperienze sorprendenti non solo in ristoranti, ma anche in hotel. Una di queste, in Italia, al <a href="https://www.sextantio.it/legrottedellacivita/matera/" rel="nofollow">Sextantio Le Grotte della Civita</a>, un albergo diffuso di lusso ricavato in un gruppo di antiche grotte nei Sassi di Matera, nella parte pi&ugrave; antica chiamata Civita, affacciata sulla Gravina e sul Parco della Murgia. &Egrave; composto da 18 grotte (pi&ugrave; alcune camere in un palazzo settecentesco), restaurate con un recupero conservativo molto rigoroso, usando materiali e tecniche tradizionali, lasciando il pi&ugrave; possibile intatti volumi, pietra e segni del passato. &ldquo;Ho trovato l&#39;esperienza di dormire in una grotta &ndash; soprattutto da claustrofobico, astigmatico e con una pessima vista notturna &ndash; tra le pi&ugrave; vivide della mia vita. Mi sono svegliato ben riposato, anche se un po&#39; emozionato di tornare alla luce del sole&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>A Budapest, nell&rsquo;hotel tutto dedicato alla musica</strong><br />
[[ima8]]L&rsquo;<a href="https://www.ariahotelbudapest.com/" rel="nofollow">Aria Hotel Budapest</a> &egrave; un boutique hotel di lusso a 5 stelle nel centro della capitale ungherese, a pochi passi dalla Basilica di Santo Stefano. Si caratterizza perch&eacute; &egrave; un hotel a tema musica: le quattro ali sono dedicate a Classica, Opera, Jazz e Contemporanea, con camere ispirate a singoli musicisti (da <strong>Bach</strong> a <strong>Billie Holiday</strong>); vanta anche un celebre rooftop bar, l&rsquo;<em>High Note SkyBar</em>, con vista a 360&deg; sulla citt&agrave;, e il ristorante-caf&eacute; <em>Liszt Caf&eacute;</em>, spesso con musica dal vivo. &ldquo;Sono stato felice di scoprire come ogni ala catturasse lo spirito della propria musica. Persino i quattro ascensori riproducono musica in linea con le rispettive ali. Aspettatevi <strong>Beethoven</strong> mentre vi dirigete verso una suite barocca e <strong>Miles Davis</strong> mentre vi dirigete verso una sala jazz&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>George Clooney ti guarda, a Bruges, mentre prepari il caff&egrave;</strong><br />
[[ima9]]A Bruges (o Brugge che dir si voglia), in Belgio, chi vuole dormire in un ambiente raffinato sceglie l&rsquo;<a href="https://www.hotel-heritage.com/" rel="nofollow">Hotel Heritage</a>, piccolo cinque stelle di charme, membro di <em>Relais &amp; Ch&acirc;teaux</em>, nel cuore del centro storico. Si trova a pochi metri dalla Markt (circa 50 m dalla Piazza del Mercato), in un elegante edificio ottocentesco restaurato. L&rsquo;ispettore Michelin &egrave; rimasto colpito da un dettaglio apparentemente dissonante: &ldquo;Sono rimasto sorpreso nello scoprire il volto di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/George_Clooney" rel="nofollow">George Clooney</a> stampato, plastificato e orgogliosamente esposto in un hotel cos&igrave; lussuoso &ndash; persino esilarante. Se avete difficolt&agrave; a usare la macchina del caff&egrave;, l&#39;hotel fornisce istruzioni molto precise &ndash; e <strong>George Clooney</strong> &egrave; l&igrave;, a sorvegliarvi in silenzio. Forse non sar&agrave; la cosa pi&ugrave; stravagante, ma mi ha risollevato il morale in una giornata nuvolosa&rdquo;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Un tuffo nel passato degli emigranti norvegesi verso l&rsquo;America</strong><br />
[[ima10]]Nel 2019 la sede storica della <em>Norwegian America Line</em> (compagnia che portava gli emigranti norvegesi in America) nel centro di Oslo, proprio davanti alla stazione e costruita esattamente un secolo prima, &egrave; stata completamente ristrutturata e trasformata in boutique hotel di design, chiamato <a href="https://amerikalinjen.com/" rel="nofollow">Amerikalinjen</a>. Gli interni sono in stile scandinavo contemporaneo ma caratterizzati da una profusione di richiami alla storia marittima e all&rsquo;epoca del jazz e dei grandi transatlantici. Annota l&rsquo;ispettore: &ldquo;Lo avuto il piacere di esplorare la <em>Vista Heritage Room</em> dell&#39;<em>Amerikalinjen</em>. Si tratta di una sala comune al primo piano dell&#39;hotel, una vera e propria capsula del tempo. Ricostruita come una cabina da crociera, la stanza ospita i bagagli originali e altri cimeli di viaggio. &Egrave; un luogo dove fermarsi, riflettere e immergersi nei viaggi del passato&rdquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ispettore-michelin-sopresa.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41051/dal-mondo/cosa-ha-sorpreso-gli-ispettori-michelin-dieci-idee-che-hanno-avuto-successo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Pera Fétel alla Rossini e Peramisù: tutta la bontà della Pera dell'Emilia Romagna Igp</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41012/ricette-dautore/pera-fetel-alla-rossini-e-peramisu-tutta-la-bonta-della-pera-dellemilia-romagna-igp.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PERA F&Eacute;TEL ALLA ROSSINI </strong>con pera Abate F&eacute;tel<br />
<em>Ingredienti</em><br />
2 Pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Abate F&eacute;tel<br />
1 carota<br />
1 costa di sedano<br />
1 cipolla<br />
1 spicchio d&rsquo;aglio<br />
2 foglie di alloro<br />
1 ramo di rosmarino<br />
2 grani di pepe nero<br />
50 g di fondo bruno<br />
50 g di Porto<br />
1 punta di anice stellato<br />
Olio o burro q.b.<br />
Scaloppa di foie gras<br />
Tartufo q.b.</p>

<p><br />
<strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Fondente e molto succosa, dal sapore dolce e aromatico con una leggera nota acidula, la <em>Abate F&eacute;tel</em> regge bene la cottura sottovuoto rimanendo croccante e fragrante. Tagliare le pere formando dei dischi di 2,5 cm. Coppare il torsolo ottenendo una forma simile a un ossobuco. Pelare le pere e utilizzare bucce e parature insieme alle verdure per preparare un fondo: rosolare in pentola con poco olio o burro e una parte dei profumi, aggiungere ghiaccio e ridurre. Filtrare il tutto e aggiungere il fondo bruno. Cuocere le pere in un sacchetto per sottovuoto con una parte di fondo e i profumi rimasti. Chiudere al 99% e cuocere a 45&deg;C per 30 minuti. Con il restante fondo sfumare il Porto, unire una punta di anice stellato e restringere fino ad avere una salsa liscia. Cuocere la scaloppa di foie gras in padella, passare in padella la pera per formare una leggera crosticina.</p>

<p><em>Per la composizione finale</em><br />
Impiattare la scaloppa salata con sopra la pera, nappare con il fondo e completare con scaglie di tartufo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PERAMIS&Ugrave;</strong> con pera Santa Maria<br />
[[ima2]]<em>Ingredienti<br />
Per i savoiardi</em><br />
200 g di tuorlo<br />
100 g di zucchero alla vaniglia o al rum<br />
360 g di albume<br />
200 g di zucchero<br />
325 g di farina<br />
Zucchero semolato q.b.</p>

<p><em>Per il mascarpone</em><br />
250 g di p&acirc;te &agrave; bombe<br />
500 g di mascarpone<br />
15&nbsp;g di gelatina<br />
400 g di panna semimontata</p>

<p><em>Per la crema gianduia</em><br />
750 ml di panna senza lattosio<br />
750 ml di latte senza lattosio<br />
360 g di tuorlo<br />
225 g di zucchero<br />
540 g di cioccolato fondente<br />
200 g di gianduia<br />
4 fogli e &frac12; di gelatina</p>

<p><em>Per il gel al caff&egrave;</em><br />
240 g di caff&egrave;<br />
240 g di acqua<br />
15 g di agar agar<br />
70&nbsp;&nbsp; g di zucchero</p>

<p><em>Per il confit di pere</em><br />
757 g di purea di Pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Santa Maria<br />
111 g di glucosio<br />
111 g di zucchero<br />
15 g di pectina<br />
10 g di succo di limone<br />
10 g di agar agar<br />
300 g di Pere dell&rsquo;Emilia Romagna IGP Santa Maria a cubetti</p>

<p><br />
<strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per i savoiardi</em><br />
Montare tuorlo e zucchero alla vaniglia (o al rum) fino a&nbsp;ottenere un composto spumoso. Montare albume e zucchero e aggiungerli al composto, poi incorporare&nbsp;la farina. Formare i savoiardi e cuocerli a 170&deg;C per 10 minuti a valvola chiusa. A fine cottura cospargere di zucchero semolato.</p>

<p><em>Per il mascarpone</em><br />
Amalgamare insieme p&acirc;te &agrave; bombe e mascarpone. Far sciogliere e aggiungere la gelatina. Unire infine la panna semimontata.</p>

<p><em>Per la crema gianduia</em><br />
Con i primi 4 ingredienti preparare la crema inglese. Far sciogliere e unire insieme cioccolato e gianduia, aggiungerli alla crema inglese e frullare tutto con il mixer. Far sciogliere e aggiungere la gelatina, quindi frullare nuovamente.</p>

<p><em>Per il gel al caff&egrave;</em><br />
Unire tutti gli ingredienti e portare a bollore. Fare raffreddare e poi frullare con il mixer.</p>

<p><em>Per il confit di pere</em><br />
Scegliere pere Santa Maria, una variet&agrave; adatta al confit per la polpa succosa e aromatica e per la sua dolcezza. Miscelare tutti gli ingredienti insieme a freddo. Portare a bollore e versare negli stampi in silicone da inserto. Abbattere a -18&deg;C e sformare.</p>

<p><em>Composizione finale</em><br />
Su un piatto comporre il dolce e adagiarvi sopra l&rsquo;inserto alle pere.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-cucina-bacilieri-pera-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41012/ricette-dautore/pera-fetel-alla-rossini-e-peramisu-tutta-la-bonta-della-pera-dellemilia-romagna-igp.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Veganuary: parte il mese che invita a cambiare prospettiva, un piatto alla volta
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41044/dal-mondo/veganuary-parte-il-mese-che-invita-a-cambiare-prospettiva-un-piatto-alla-volta.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Gennaio &egrave; da sempre il mese dei nuovi inizi, dei buoni propositi e delle promesse che facciamo a noi stessi. Ed &egrave; proprio in questo clima di rinnovamento che nasce e si consolida il <em>Veganuary</em>, un movimento globale che invita a sperimentare un&rsquo;alimentazione completamente vegetale per tutto il mese di gennaio. Non una rinuncia, ma una scoperta: di nuovi sapori, di nuove abitudini e di un modo diverso di prendersi cura di s&eacute; e del pianeta. Il termine <a href="https://veganuary.com/what-is-veganuary/" rel="nofollow">Veganuary</a> nasce dall&rsquo;unione di vegan e January ed &egrave; stato coniato nel 2013&nbsp;nel Regno Unito dalla coppia composta da <strong>Jane Land</strong>&nbsp;e <strong>Matthew Glover</strong>. Da allora, questa iniziativa &egrave; cresciuta in modo esponenziale, coinvolgendo milioni di persone in oltre 200 Paesi. Oggi rappresenta uno dei movimenti pi&ugrave; influenti nel panorama del cibo sostenibile, capace di unire consapevolezza ambientale, benessere personale e attenzione etica.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3>Perch&eacute; gennaio?</h3>

<p>[[ima2]]&nbsp;Gennaio &egrave; il mese delle ripartenze. Dopo l&rsquo;abbondanza di cibo sulle tavolate delle feste, cresce il desiderio di leggerezza, equilibrio e cambiamento. Il <em>Veganuary</em> intercetta perfettamente questo momento dell&rsquo;anno, proponendo una sfida accessibile: provare per 31 giorni un&rsquo;alimentazione vegetale, eliminando carne, pesce, latticini, uova e tutti i derivati animali. Non si tratta di un&rsquo;imposizione, ma di un invito a sperimentare, a osservare come il corpo e la mente reagiscono a una dieta pi&ugrave; semplice, naturale e sostenibile. In Italia, il progetto <em>Veganuary </em>&egrave; promosso dall&rsquo;associazione <a href="https://veganuary.essereanimali.org/" rel="nofollow">Essere Animali</a>, che accompagna i partecipanti con contenuti informativi, ricette, consigli pratici e supporto quotidiano. L&rsquo;obiettivo non &egrave; la perfezione, ma la consapevolezza: anche un piccolo cambiamento pu&ograve; avere un grande impatto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3>Perch&eacute; provare Veganuary</h3>

<p>[[ima3]]&nbsp;Le motivazioni che spingono a partecipare sono molteplici. C&rsquo;&egrave; chi lo fa per una questione etica, scegliendo di ridurre la sofferenza animale. Chi per motivi ambientali, considerando che un&rsquo;alimentazione vegetale ha un impatto nettamente inferiore in termini di emissioni, consumo d&rsquo;acqua e risorse naturali. E chi, semplicemente, desidera migliorare il proprio benessere: una dieta plant-based, se ben bilanciata, &egrave; ricca di fibre, vitamine, sali minerali e povera di grassi saturi. Numerosi studi dimostrano che questo tipo di alimentazione, se ben bilanciata e pianificata, pu&ograve; contribuire a ridurre il rischio di diverse patologie e favorire una migliore salute generale. Non a caso, sempre pi&ugrave; sportivi, chef e personaggi pubblici scelgono di raccontare la propria esperienza vegana, contribuendo a sfatare molti falsi miti.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3>Un mese che pu&ograve; diventare un nuovo inizio</h3>

<p>[[ima4]]&nbsp;Il <em>Veganuary</em> non impone regole rigide n&eacute; giudizi: se si &ldquo;sgarra&rdquo; un giorno, non succede nulla. Anche solo ridurre il consumo di prodotti di origine animale &egrave; gi&agrave; un passo nella giusta direzione. Molti partecipanti scoprono, alla fine del mese, di voler continuare questo percorso, magari in modo flessibile, integrando nuove abitudini nella vita quotidiana. In un mondo che chiede sempre pi&ugrave; attenzione all&rsquo;ambiente e al benessere personale, <em>Veganuary</em> rappresenta un&rsquo;occasione concreta per sperimentare un cambiamento positivo. Un mese pu&ograve; sembrare poco, ma pu&ograve; diventare l&rsquo;inizio di un nuovo stile di vita.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/mangiare-vegano-alimentazione-veganuary-ortaggi-geraud-pfeiffer-pexels.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41044/dal-mondo/veganuary-parte-il-mese-che-invita-a-cambiare-prospettiva-un-piatto-alla-volta.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>A fuoco nella notte la nuova pizzeria di Raf Bonetta. Colpa dei petardi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41049/dallitalia/a-fuoco-nella-notte-la-nuova-pizzeria-di-raf-bonetta-colpa-dei-petardi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Notte di San Silvestro con davvero poca gioia e nessuna festa per <strong>Raffaele Bonetta</strong>, uno degli astri nascenti della pizza in Italia, premiato come pizzaiolo &ldquo;Rivelazione dell&rsquo;anno 2025&rdquo; dalla seconda edizione della <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/460/guida-pizza-e-cocktail.html">Guida di Identit&agrave; Golose alle Pizzerie e Cocktail Bar d&rsquo;autore</a>.</p>

<p><strong>Bonetta</strong>, che aveva ottenuto i suoi primi riconoscimenti nel suo locale di Pozzuoli, da neanche due mesi &ndash; 6 novembre 2025 &ndash; aveva trasferito la propria attivit&agrave; a Napoli, al Vomero, in Via Cimarosa 144, pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/36696/locali/raf-bonetta.html">Raf Bonetta</a>, subito coronata da grande successo, perch&eacute; lui &egrave; davvero bravissimo. Ecco: Il locale &egrave; andato a fuoco, proprio nella notte di San Silvestro, si pensa poco prima delle due.</p>

<p>Sul posto&nbsp;si &egrave; recato&nbsp;lo stesso <strong>Bonetta</strong> con i vigili del fuoco e le forze dell&#39;ordine arrivate per spegnere le fiamme, effettuare i rilievi e le indagini</p>

<p>[[ima2]]Nelle prime ore, quando le cause del rogo non erano ancora chiare, s&#39;&egrave; temuto che all&#39;origine potesse esserci qualche atto intenzionale. Sospetto adombrato dallo stesso&nbsp;<strong>Bonetta</strong>, in un messaggio sui suoi social: &ldquo;Nella notte la mia pizzeria &egrave; stata incendiata. Un gesto grave che condanno con fermezza. Continuer&ograve; il mio lavoro senza arretrare di un passo. La paura non mi appartiene&rdquo;. E, in un successivo post, sopra la foto della pizzeria annerita, <strong>Bonetta</strong> aveva inserito una scritta che non lasciava spazio a interpretazioni: &ldquo;Non mollo un cazzo&rdquo;.</p>

<p>Alle prime ore dell&#39;alba, &egrave; emersa la verit&agrave;.&nbsp;Sempre <strong>Bonetta</strong>: &quot;Dopo una notte insonne e tanta paura, siamo riusciti a chiarire la natura dell&rsquo;incendio. Ci tenevamo a rassicurare tutti: l&rsquo;evento &egrave; nato da un gesto inconsulto legato all&rsquo;utilizzo di fuochi d&rsquo;artificio, come abbiamo potuto constatare dalle immagini delle telecamere. Ringraziamo davvero di cuore tutti per la vicinanza dimostrata, le persone e gli amici che ci sono stati accanto gi&agrave; dalle prime ore&quot;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/raf-bonetta-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41049/dallitalia/a-fuoco-nella-notte-la-nuova-pizzeria-di-raf-bonetta-colpa-dei-petardi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Sartoria: quattro anni di miscelazione e innovazione a Palermo </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/40940/shake-shock/sartoria-quattro-anni-di-miscelazione-e-innovazione-a-palermo-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Hanno da poco festeggiato i quattro anni di attivit&agrave;. Quattro anni di cocktail e imprenditoria, shaker e ironia, tra Palermo e il resto d&rsquo;Italia. <a href="https://www.lasartoriapalermo.it/" rel="nofollow">Sartoria</a> &egrave; il cocktail bar che ha fatto della miscelazione democratica il suo punto di forza. Non solo una dichiarazione di intenti ma anche e soprattutto la voglia di rendere concreta l&rsquo;idea di una miscelazione alla portata di tutti. Frutto della mente e dell&rsquo;esperienza dei bartender <strong>Fabrizio Candino</strong>, <strong>Matteo Bonandrini</strong>, <strong>Ivan Geraci </strong>e <strong>Andrea Caputo</strong>, <em>Sartoria</em> &egrave; nato nel centro storico di Palermo nel 2021 dalla trasformazione di una scuola di formazione per bartender che i soci hanno deciso di convertire in cocktail bar. &laquo;Il nostro valore aggiunto &ndash; dice <strong>Candino</strong>&nbsp;&ndash; &egrave; l&rsquo;aver deciso di fare impresa garantendo quotidianamente la nostra presenza al locale cosa che, tra l&rsquo;altro, ci permette di non avere problemi di personale qualificato. Quattro anni di attivit&agrave; imprenditoriale a Palermo per noi sono comunque un primo grande traguardo&raquo;.</p>

<p>Da <em>Sartoria</em> si lavora con una missione definita: rendere democratico il bere di qualit&agrave;. Con la precisione di un sarto esperto, che progetta, taglia e cuce, i soci di <a href="https://www.lasartoriapalermo.it/" rel="nofollow">Sartoria </a>danno vita a cocktail su misura per i loro clienti con un occhio ai desiderata e l&rsquo;altro alle tendenze del momento. E la formula del drink taylor made li ha premiati in questi anni, aprendo le porte di <a href="https://www.lasartoriapalermo.it/" rel="nofollow">Sartoria</a> ad un pubblico ampio ed eterogeneo che ama muoversi nel centro storico cittadino, dall&rsquo;aperitivo fino a tarda notte.</p>

<p>[[ima2]]&laquo;Crediamo nei sorrisi, quelli sinceri, nelle miscele, quelle pensate su misura e nell&rsquo;esperienza, che sia tra le migliori mai vissute. I sarti hanno ago e filo, i nostri &ldquo;sarti&rdquo; uno shaker e un bicchiere. Teniamo molto all&rsquo;accoglienza dei nostri ospiti, selezioniamo con cura le materie prime, facciamo da noi tutte le preparazioni. Lavoriamo con grande ironia ma sappiamo prenderci molto sul serio&raquo;, dice <strong>Candino</strong>. Un&rsquo;attitudine che traspare anche dalle drink list di <em>Sartoria</em>, l&rsquo;ultima delle quali, Illusions, &egrave; dedicata, come il nome suggerisce, all&rsquo;illusione. In calici e tumbler non tutto &egrave; come sembra e si gioca su contrasti, ricordi, twist, suggestioni, tenendo sempre conto delle tendenze del momento come, ad esempio, low alchool, preferenze per tequila e mezcal, cocktail gasati.</p>

<p>Cos&igrave; <em>Dr Stranamore</em> &ndash; Tanqueray Ten gin, vermut infuso con cioccolato bianco, bitter al lampone e lipstick &ndash; viene servito accompagnato da un rossetto fatto, in realt&agrave;, con cioccolato bianco e lampone, da addentare tra un sorso e l&rsquo;altro per armonizzare gli ingredienti tra loro.&nbsp;<em>Tempus Fugit</em>, un highball fresco, con una nota erbacea, composto da vodka, mango, foglia di fico e tic tac, le storiche mentine.&nbsp;<em>The Prestige</em>, ispirato a un gimlet, &ndash; mezcal, cocco, chili e acqua di pomodoro &ndash; unisce cocco e chili ad acqua di pomodoro, in un drink dai toni fruttati che viene servito, come gioco di prestigio comanda, con le immancabili tre carte d&rsquo;accompagnamento.</p>

<p><em>Matrice from zero to ten</em> con Tanqueray Ten gin, camomilla e fiori, invece permette al cliente di scegliere se berlo con o senza alcol. Basta scegliere una delle due provette servite con il drink, miscelarne il contenuto al resto e il gioco &egrave; fatto.&nbsp;<em>It&rsquo;s flat Bro!,</em> un negationist Spritz con Venturo aperitivo, bitter Fusetti e vino alle pesche, invece vuole svecchiare uno dei cocktail pi&ugrave; bevuti in Italia.</p>

<p>[[ima3]]E se l&rsquo;apparenza inganna, da <a href="https://www.lasartoriapalermo.it/" rel="nofollow">Sartoria</a> un Espresso Martini diventa un drink con dattero, orzo, cacao e cicoria miscelati per ricreare il profilo aromatico del caff&egrave;, ai quali si aggiunge bourbon e vodka per dare pi&ugrave; carattere. Un cocktail al caff&egrave;, senza caff&egrave;.</p>

<p>Alle proposte della drink list, inoltre, i soci di sartoria affiancano un mini menu con quattro proposte di ispirazione stagionale come ad esempio Mel Gibson, una variante del classico Martini Cocktail, perfetto per l&rsquo;aperitivo o Boulevarch&egrave;, interessante rivisitazione di un Boulevardier o ancora Santo Margarita, con un mix di agrumi siciliani e nettare d&#39;agave leggermente piccante.</p>

<p>&laquo;Partiamo da quello che ci piace per sviluppare un menu ma stiamo anche molto attenti alle preferenze dei nostri ospiti &ndash; spiega <strong>Candino</strong>. Amiamo l&rsquo;idea di creare un network di bartender e portare la miscelazione nazionale e internazionale in citt&agrave;, accendendo un piccolo faro su Palermo con il nostro modo di lavorare. La nostra pi&ugrave; grande soddisfazione sono i clienti contenti che vanno via pensando di avere vissuto una bella esperienza&raquo;.&nbsp;Parafrasando il gastronomo francese <strong>Brillat Savarin</strong>: &laquo;Dimmi chi sei e ti dir&ograve; cosa vuoi bere&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/i-soci-di-sartoria-palermo.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/40940/shake-shock/sartoria-quattro-anni-di-miscelazione-e-innovazione-a-palermo-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>Dici oro, dici risotto allo zafferano... Sì, ma con midollo di mare!</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40992/ricette-dautore/dici-oro-dici-risotto-allo-zafferano-si-ma-con-midollo-di-mare.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il piatto nasce da un concetto di raffinatezza. Ci si sofferma su una cromaticit&agrave; vivace adatta a una festivit&agrave; come il Capodanno.</p>

<p>Impieghiamo&nbsp;la tecnica del signor <strong>Gualtiero Marchesi</strong> per la mantecatura del riso, per cui quest&#39;ultima&nbsp;non sovrasta, ma innalza l&#39;elemento minerale del finto midollo, connessione tra un mare viscerale ed elegante, l&#39;aroma borghese dello zafferano e la grassezza atipica del nostro riso, il tutto in pieno stile <em>Car&egrave;m</em>, il nostro ristorante.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RISO ZAFFERANO E FINTO MIDOLLO DI MARE</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
340 g&nbsp;di riso carnaroli&nbsp;<br />
60 g&nbsp;di burro francese<br />
30 g&nbsp;di parmigiano reggiano 24 mesui<br />
4 triglie di scoglio di media grandezza&nbsp;<br />
4 gamberi viola di Gallipoli&nbsp;<br />
100 g&nbsp;di concentrato di pomodoro&nbsp;<br />
1 limone non trattato&nbsp;<br />
100 g&nbsp;di capperi dissalati ed essiccati in microonde&nbsp;<br />
200 g&nbsp;di fegatini di pollo&nbsp;<br />
200 ml di Porto Rosso<br />
50 ml di Marsala<br />
40 g&nbsp;di olio di semi di vinacciolo&nbsp;<br />
4 scalogni&nbsp;<br />
10 g&nbsp;di zafferano in stigmi o polvere&nbsp;<br />
Pepe nero in grani q.b&nbsp;<br />
10 foglie di salvia&nbsp;<br />
2 spicchi di aglio rosso di Nubia&nbsp;<br />
300 ml di aceto bianco<br />
200 ml di vino bianco&nbsp;<br />
300 g&nbsp;di burro dolce&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il burro acido&nbsp;</em><br />
Mettere in una casseruola l&#39;aceto bianco, il vino bianco, lo scalogno tritato a <em>brunoise</em>&nbsp;e pepe in grani. Ridurre il tutto&nbsp;al 90 % fino a raggiungere una&nbsp;consistenza mielosa; montare il tutto con il burro dolce poco alla volta; quindi, emulsionato il composto, passare al setaccio e riporre in congelatore.</p>

<p><em>Per il fondo di triglia</em>&nbsp;<br />
Dopo aver sfilettato le triglie, riporre le lische e la testa privata&nbsp;degli occhi in acqua fredda frizzante per far perdere il sangue in eccesso. Partire con dell&#39;olio di vinacciolo, tostare le lische e le teste, aggiungere le foglie di salvia e gli spicchi d&#39;aglio. Una volta ben tostato il tutto, aggiungere il concentrato di pomodoro, bagnare&nbsp;con acqua e ghiaccio, schiumare se serve e cuocere il fondo per circa 40 minuti.</p>

<p><em>Per il civet di triglia</em><br />
Pulire i fegatini di pollo da eventuale presenza di bile, tostarli&nbsp;con olio di semi, scalogno in mirepoix e&nbsp;aggiungere poi le teste di triglia e le lische; sfumare con del Porto rosso e Marsala e flambare.&nbsp;Bagnare con il fondo di triglia e ghiaccio, quindi lasciar ridurre fino a&nbsp;ottenere una glassa.</p>

<p><em>Per la preparazione del riso</em><br />
Tostare il riso in casseruola;&nbsp;aggiungere subito il sale e lo zafferano. Quando il chicco sar&agrave; ben caldo, bagnare con un mestolo d&#39;acqua bollente e mezzo&nbsp;mestolo di fondo di triglia. Portare a una cottura al dente (circa&nbsp;11 minuti). Mantecare energicamente con burro dolce, burro acido e&nbsp;parmigiano reggiano; lasciar riposare per 30 secondi il riso in modo che gli amidi si distendano.&nbsp;</p>

<p><em>Per il &quot;midollo di mare&quot;</em><br />
Decorticare i gamberi, battere finemente al coltello con&nbsp;i filetti di triglia, condire con zest di limone, capperi secchi, olio extravergine d&#39;oliva e compattare in uno stampo rotondo&nbsp;della misura verosimile a quella del midollo di vitello.</p>

<p><em>Per l&#39;impiattamento</em><br />
Disporre il riso ben steso su un piatto piano di portata; porre al centro il finto midollo di triglia e, infine, terminiamo&nbsp;con il civet di triglia e fegatini&nbsp;ben ridotto e caldo. Buon appetito!</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/risotto-giuseppe-amato.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40992/ricette-dautore/dici-oro-dici-risotto-allo-zafferano-si-ma-con-midollo-di-mare.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>La rivoluzione gentile di Pit’sa, dove l’inclusione è pratica quotidiana</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41046/mondo-pizza/la-rivoluzione-gentile-di-pitsa-dove-linclusione-e-pratica-quotidiana.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A Bergamo (e anche a Milano), in un locale che profuma di forno e umanit&agrave;, la pizza ha smesso di essere solo un piatto per diventare una dichiarazione di intenti.&nbsp;Si chiama <a href="https://www.pizzeriapitsa.com/it/" rel="nofollow">Pit&#39;sa</a>,&nbsp;si legge &ldquo;pizza&rdquo;:&nbsp;ma quella lieve deviazione ortografica &egrave; gi&agrave; un manifesto. Perch&eacute; l&rsquo;inclusione, qui, non &egrave; un progetto: &egrave; una pratica quotidiana.</p>

<p dir="auto">Tra i tavoli e dietro il banco si muovono ragazzi e ragazze con sindrome di Down, che accolgono e servono con grazia e competenza. <strong>Giovanni Nicolussi</strong> e <strong>Valentina Pisani Giacomin</strong>, fondatori del format, hanno scommesso su un&rsquo;idea radicale nella sua semplicit&agrave;: che la diversit&agrave; sia una forma di eccellenza, e che la gentilezza, se coltivata, possa diventare competenza.</p>

<p dir="auto">[[ima2]]Il menu &egrave; in prevalenza&nbsp;vegetale, pensato per essere leggero, digeribile e adatto a tutti. Una scelta voluta dai fondatori, che hanno voluto unire gusto e benessere con naturalezza, senza rinunciare al piacere. Qui la materia prima &egrave; nuda, sincera, rispettata: a ricordarci che la bont&agrave;, quando &egrave; autentica, sa anche farsi cura.</p>

<p>E poi c&rsquo;&egrave; un gesto che, pi&ugrave; di ogni parola, tocca il cuore: accanto alla pizza, una piccola ciotola di sugo, pensata per fare la scarpetta con il cornicione. &Egrave; un rito infantile e primordiale, che profuma di casa e semplicit&agrave;; un invito a godere fino in fondo, a non lasciare nulla nel piatto.</p>

<p dir="auto">[[ima3]][[ima4]][[ima6]]Mangiare da <em>Pit&rsquo;sa</em> non &egrave; solo condividere una tavola: &egrave; entrare in una visione del mondo in cui il buono e il giusto coincidono. Un luogo dove l&rsquo;inclusione non &egrave; un&rsquo;eccezione da celebrare, ma una normalit&agrave; da imparare.</p>

<p dir="auto">[[ima5]]Forse &egrave; questo il vero <em>Pit&rsquo;sa Effect</em>: scoprire che fare del bene non &egrave; un atto straordinario, ma il gesto pi&ugrave; naturale che ci sia &mdash; come impastare acqua e farina, e accorgersi che, da soli, non sarebbero mai diventati pane.</p>

<p dir="auto"><br />
<a href="https://www.pizzeriapitsa.com/it/" rel="nofollow">Pit&#39;sa</a><br />
Via Alberto Pitentino&nbsp;6 - Bergamo<br />
tel. +39 035 0086930</p>

<p dir="auto">Via Cadore&nbsp;31 - Milano<br />
tel. +39 02 97138900<br />
<a href="https://www.pizzeriapitsa.com/it/" rel="nofollow">pizzeriapitsa.com</a></p>

<p dir="auto">Entrambi i locali sono sempre aperti&nbsp;a cena. A pranzo aperti&nbsp;venerd&igrave;, sabato e domenica</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pitsa-identita-golose-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41046/mondo-pizza/la-rivoluzione-gentile-di-pitsa-dove-linclusione-e-pratica-quotidiana.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>Pane caldo e cipolla dolce: quant'è buona la cucina sincera di Pasqualina a Frascati</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40981/dallitalia/pane-caldo-e-cipolla-dolce-quante-buona-la-cucina-sincera-di-pasqualina-a-frascati.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Aprile 2025. A Frascati si apre un portone nuovo, ma l&rsquo;impressione &egrave; quella di entrare in una casa che esiste da sempre. <a href="https://www.pasqualinafrascati.it/" rel="nofollow">Pasqualina</a> nasce cos&igrave;: lontano dal via vai del centro, ai bordi della citt&agrave;, senza clamore, affidandosi al passaparola e a una convinzione ferma ma gentile. Che anche qui, ai Castelli Romani, si possa fare ristorazione nuova e contemporanea. Non per dichiarazione d&rsquo;intenti, ma per evidenza. <em>Pasqualina</em> non ama le etichette. Non &egrave; solo osteria, n&eacute; ristorante gastronomico in senso stretto. &Egrave; piuttosto un&rsquo;idea viva, cucita addosso a chi l&rsquo;ha pensata e voluta: <strong>Daniele Bonanni</strong> e <strong>Simone Giuliani</strong>, cuochi per passione prima ancora che per mestiere. [[ima2]][[ima3]][[ima4]]</p>

<p>Daniele arriva alla cucina seguendo una vocazione familiare e una formazione di grande rigore. Dopo il corso <em>A Tavola con lo Chef</em> di <strong>Antonio Sciullo</strong>, entra giovanissimo nel mondo di Heinz Beck: prima in Portogallo, poi a Roma, nel tristellato <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/38523/ristoranti/la-pergola-al-rome-cavalieri.html">La Pergola</a>. Quattro anni intensi, alternati alle stagioni al <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/39739/dallitalia/non-il-solito-castello-toscano-a-fighine-dove-la-cucina-ha-davvero-tre-marce-in-piu.html">Castello di Fighine</a>, che gli trasmettono metodo, pulizia assoluta del gesto ed eleganza del gusto. Esperienze che si arricchiscono successivamente tra ristorazione urbana e hotellerie di alto livello, fino al <em>The Rome Edition</em>, affinando una visione precisa dell&rsquo;accoglienza contemporanea. Il percorso di <strong data-end="994" data-start="953">Simone</strong> &egrave; pi&ugrave; istintivo e itinerante. Cresciuto in cucina accanto alla nonna, dopo la formazione incontra l&rsquo;Australia, che diventa una palestra decisiva: dal lavoro nei campi alla cucina di <em>Caterina&rsquo;s Cucina &amp; Bar</em>, fino allo stage da <em>Attica</em>, una delle tavole pi&ugrave; influenti di Melbourne. Un&rsquo;esperienza che amplia lo sguardo e rafforza il rispetto per la materia prima. Nel 2017 apre il suo primo locale ad Albert Park, vivendo in prima persona la gestione, prima del rientro in Italia.</p>

<p>Rimasti in contatto nel tempo, <strong>Bonanni</strong> e <strong>Giuliani</strong> mantengono una promessa fatta anni prima: unire competenze, esperienze e sensibilit&agrave;. Pasqualina &egrave; il loro punto d&rsquo;incontro. I due, dopo aver cercato a lungo, si sono innamorati di questo spazio e lo hanno ricostruito come volevano che li rappresentasse: una cucina comoda, una sala accogliente, una grande cantina al piano sottostante. Un ristorante minimo, dove manca il superfluo ma c&rsquo;&egrave; tutto quello che potresti desiderare.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]][[ima7]]Il cuore del racconto &egrave; la cucina. Una cucina tanto ricca quanto pulita, che non ha bandiere ma radici profonde. Sta tutta in un piatto che pi&ugrave; di ogni altro racconta <em>Pasqualina</em>, ossia <i>Pane e cipolla</i>. Semplice solo in apparenza. Il pane &egrave; un multicereali artigianale, tagliato spesso, tostato in padella con olio extravergine fino a diventare croccante e profumato. Sopra, una crema di cipolle dorate stufate lentamente per ore, senza fretta, fino alla caramellizzazione naturale degli zuccheri. A completare, una cipolla borrettana schiacciata in agrodolce, appena scottata. Cucina popolare che si eleva alla contemporaneit&agrave; grazie al tempo, alla tecnica e al rispetto assoluto per la materia prima.</p>

<p>Durante un pranzo della domenica, la tavola racconta bene questa visione. Arrivano piatti che parlano di memoria e libert&agrave; insieme: <em>Radicchio tardivo con pere candite e gorgonzola</em>, <em>Cuore di prugna e lattuga arrosto</em>, <em>Coppa di muso, cachi e radicchio</em>, <em>Polpettone con uovo e misticanza</em>. C&rsquo;&egrave; una passione competente per il quinto quarto, evidente nelle animelle trattate con precisione e leggerezza, e una sensibilit&agrave; preziosa nel guardare il vegetale, mai relegato a contorno o concessione.</p>

<p>[[ima8]][[ima9]]La pasta &egrave; quella che consola: <em>Fettuccine con rigaglie di pollo</em>, profonde e rassicuranti. Poi il <em>Pollo alla cacciatora</em>, alleggerito e accompagnato dallo yogurt, e un <em>Sedano rapa alla pizzaiola </em>che dimostra come anche un ortaggio possa portare in tavola tutta la potenza del comfort food, senza nostalgia sterile.</p>

<p>Tra gli antipasti, le <em>Fettine panate</em> sono un manifesto. Un ricordo domestico, quelle impilate dalla mamma e coperte con la stagnola per tenerle calde, che qui diventa gesto ironico e affettuoso: la stagnola si trasforma in foglia d&rsquo;argento commestibile, brillante, ad avvolgere la carne dorata servita nei piatti di una volta. Il sapore resta quello di sempre, ma il racconto cambia prospettiva.</p>

<p>Frascati non &egrave; una scelta casuale. &Egrave; una rarit&agrave;, un luogo dove il tempo rallenta e concede il lusso di una passeggiata senza fretta, di una chiacchierata con i vicini. <em>Pasqualina</em> vuole essere questo: una casa pi&ugrave; che un locale. Un posto dove accomodarsi e sentirsi parte di qualcosa, anche solo per una sera. I mobili tradizionali, i piatti del servizio buono, il sorriso sincero in sala raccontano un&rsquo;idea di accoglienza sciolta e gentile, mai impostata.</p>

<p>La carta dei vini &egrave; piena d&rsquo;anima, curiosa, coerente con la cucina. Il prezzo &egrave; ben calibrato, pi&ugrave; che onesto, capace di arrivare senza soffocare i margini con la poesia. Un equilibrio raro, che parla di maturit&agrave; e visione.</p>

<p data-end="3935" data-start="3683"><em>Pasqualina</em> &egrave; una risposta educata ma decisa a chi sostiene che ai Castelli Romani non si possa fare ristorazione contemporanea. Qui non c&rsquo;&egrave; bisogno di urlare per essere moderni. Basta cucinare bene, pensare con libert&agrave; e restare ben saldi nel presente. Quando penso al ristorante del futuro, sono felice di trovare esempi come questo. Radicati, consapevoli, capaci di navigare l&rsquo;oggi senza perdere il senso di ci&ograve; che conta davvero.<br />
&nbsp;</p>

<p data-end="4116" data-start="3937"><a href="https://www.pasqualinafrascati.it/" rel="nofollow">Pasqualina</a><br />
Via Santi Filippo e Giacomo&nbsp;12/14 -&nbsp;Frascati (Roma)<br />
Tel.&nbsp;+39 06 88929413&nbsp;o&nbsp;+39 392 1132126<br />
<a href="http://www.pasqualinafrascati.it/" rel="nofollow">pasqualinafrascati.it</a><br />
Aperti a cena dal marted&igrave; al sabato, a pranzo dal gioved&igrave; alla domenica. Chiusi il luned&igrave;<br />
Prezzo medio 40 euro</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/pasqualina-101.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40981/dallitalia/pane-caldo-e-cipolla-dolce-quante-buona-la-cucina-sincera-di-pasqualina-a-frascati.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Semplice ma intenso: il Risotto di mare di Federico Sgorbini e Alessio Spinelli</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41013/ricette-dautore/semplice-ma-intenso-il-risotto-di-mare-di-federico-sgorbini-e-alessio-spinelli.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il&nbsp;<em>Risotto mantecato al burro di teste di scampo, agrumi, capesante e caviale</em> &egrave; un primo piatto pensato per esaltare la cucina di mare, valorizzando il pesce come da usanza tradizionale.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Un risotto bianco dal sapore marino intenso, con note vivaci di agrumi bilanciate dalla cremosit&agrave; della mantecatura al burro e impreziosite dal <em>perlage </em>del caviale. Per nobilitare la tavola del cenone con un mix di sapore, semplicit&agrave; ed eleganza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RISOTTO MANTECATO AL BURRO DI TESTE DI SCAMPO, AGRUMI, CAPESANTE E CAVIALE</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<em>Per il burro alle teste di scampi</em><br />
1 kg teste e carapaci di scampi freschissimi<br />
600 g burro<br />
1 scalogno piccolo<br />
50 ml olio di vinacciolo<br />
80 ml vino bianco secco<br />
1 rametto di timo limonato&nbsp;<br />
Gambi di prezzemolo<br />
Ghiaccio<br />
Sale fino&nbsp;q.b.</p>

<p><em>Per il risotto</em><br />
320 gr riso<br />
80 g&nbsp;burro agli scampi&nbsp;<br />
40 g&nbsp;parmigiano reggiano&nbsp;<br />
1 buccia cedro&nbsp;<br />
12 pezzi di carpaccio di capasanta&nbsp;<br />
50 g&nbsp;caviale&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il burro alle teste di scampi</em><br />
Tostare le teste e i carapaci di scampo con olio e scalogno fino a colorazione intensa. Sfumare con del vino bianco e ridurre quasi a secco. Aggiungere burro freddo a cubi e aromi. Scaldare dolcemente (max 70&ndash;75&deg;C), senza bollire, e infondere 20&ndash;30 minuti. Frullare a caldo,&nbsp;filtrare e raffreddare&nbsp;rapidamente.</p>

<p><em>Per le capesante</em><br />
Frullare a crudo e fare a balotine. Cuocere a bassa temperatura a 54&deg;C gradi per 18 minuti. Carpacciare con il coltello.</p>

<p><em>Per il risotto</em><br />
Tostare il riso a secco in un pentolino; bagnare con del fumetto di pesce, quindi&nbsp;cuocere 11 minuti. A&nbsp;fine cottura, aggiungere il burro agli scampi, il parmigiano reggiano e la buccia di cedro al microplaine. Lasciare riposare coperto 1 minuto, poi mantecare il tutto. Infine, adagiare il risotto nel piatto, guarnire con 3 fette di&nbsp;carpaccio di capesante e, sopra ogni disco, adagiare 5 grammi di caviale. Terminare con un giro d&rsquo;olio al&nbsp;finocchietto.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-ricetta-dama-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41013/ricette-dautore/semplice-ma-intenso-il-risotto-di-mare-di-federico-sgorbini-e-alessio-spinelli.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Ciccio Sultano? Vivo, vero e citrico</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41039/affari-di-gola-di-paolo-marchi/ciccio-sultano-vivo-vero-e-citrico.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Mi &egrave; stato chiesto, pochi giorni fa, qual &egrave; stato il pasto migliore del 2025. Per rispondere, sono tornato ben poco indietro nel tempo, a sabato 20 dicembre a Ragusa Ibla, al <a href="https://www.cicciosultano.it/" rel="nofollow"><em>Duomo</em></a> di <strong>Ciccio Sultano</strong>. Lui, classe 1970, lo apr&igrave; il 16 maggio 2000. Tempo quattro anni e arriv&ograve; la prima stella <em>Michelin</em>, altri due e le stelle raddoppiarono. Poi stop, l&rsquo;ascensore si &egrave; fermato e sono in pratica trascorsi due decenni. Non che uno debba ricevere obbligatoriamente la terza per meriti temporali, se cos&igrave; si pu&ograve; dire, per&ograve; ho prenotato dal ragusano, prima volta dopo la pandemia,</p>

<p>[[ima2]]proprio per coglierne lo stato di forma.</p>

<p>Vi sono suoi colleghi bistellati, bravi a gestirsi al meglio senza per&ograve; lo smalto innovativo degli inizi. <strong>Sultano</strong> non mi ha dato affatto questa sensazione di appagamento, di cucinare in sicurezza come accade in ogni professione, quando uno capisce a cosa deve il successo e accidenti se fa un passo diverso o ha una nuova idea. Per la categoria: &ldquo;pi&ugrave; passa il tempo, meno rischio&rdquo;. Rispettabilissima scelta, ma a quel punto quell&rsquo;insegna non mi interessa pi&ugrave;.</p>

<p><strong>[[ima4]]&nbsp;Ciccio</strong> mi appare nella stessa identica posizione, in orbita assoluta nel firmamento (g)astronomico, di <strong>Moreno Cedroni</strong> e di <strong>Davide Oldani</strong>, nati rispettivamente nel 1964 e nel 1967. Purtroppo per loro non decidiamo noi di <em>Identit&agrave;</em>. Per&ograve; hanno un futuro ancora da scrivere se pensiamo che <strong>Giancarlo Perbellini</strong>, classe 1964, e <strong>Mauro Uliassi</strong>, 1958, hanno ricevuto la terza a sessant&rsquo;anni, nel 2024 e nel 2018, massima et&agrave; per un tre stelle nostrano alla prima citazione.</p>

<p>[[ima5]]Il segreto per non rovinarsi il fegato? Non pensarci e mantenere un basso profilo agli occhi della rossa. Tanto <strong>Sergio Lovrinovich</strong> e compagnia giudicante sanno benissimo che nessuno la rifiuterebbe, anzi. Il siciliano per&ograve;, caso unico, lo dichiar&ograve; pubblicamente in un&rsquo;intervista del novembre 2021, a pubblicazione 2022 gi&agrave; stampata ma ancora da presentare. Diversi pensarono che avesse anticipato il botto, per&ograve; il ragusano avr&agrave; cento difetti, come chiunque, ma sa benissimo cosa i francesi detestano: ogni forma di fuga di notizie blindate. Piuttosto, la lessi come un</p>

<p>[[ima12]]chiamare su di s&eacute; i riflettori, ben sapendo quanto la sua citt&agrave; sia periferica.</p>

<p>L&rsquo;ultima lampadina accesa &egrave; un opuscolo curato da <strong>Nicola Dal Falco</strong>, titolo <em>Cuoco oggi e dopodomani</em>, un modo originale per dire sempre: &laquo;Ho varcato la soglia del mio Ristorante all&rsquo;et&agrave; di 29 anni, senza avere avuto maestri. Mi sarebbe piaciuto, ma non &egrave; stato possibile. Come tutti gli autodidatti avevo fame e sete di sapere. Mi sembrava di essere in ritardo, ma gi&agrave; sapevo, come lo so oggi, cosa le persone amano mangiare in tutto</p>

<p>[[ima6]]il mondo: la verit&agrave; non i magheggi culinari, la coerenza non la moda, il rigore non la complicazione, la bellezza non l&rsquo;ultimo scoop. Insomma, una cucina e una vita sostenibili&raquo;.</p>

<p>E lui ha il dono innato &ndash; e allenato - di rendere semplici e chiare le pi&ugrave; ardite composizioni. Altro che la regola del tre, mai pi&ugrave; di tre ingredienti per non complicarsi la vita. Tutto riassunto in un pugno di parole: &laquo;Mi sento citrico, penso come un limone perch&eacute; &egrave; cos&igrave; la mia cucina, da</p>

<p>[[ima7]]sempre. Sapori di terra, di mare, d&rsquo;erbe, frutti, carni e spezie che sono anche pensieri, stati d&rsquo;animo, carattere. Storia antica e contemporanea&raquo;.</p>

<p>Storia viva, giusta e precisa, riassunta in un men&ugrave; dai tratti unici con un aperitivo nel segno di una Cialdina di zafferano con caponata estiva, aspic di pomodoro e polvere di limone; Oliva con marzapane di pistacchio di Raffadali, fagiolo cosaruciaru di Scicli; Tartelletta insalata di arancia con</p>

<p>[[ima8]]caviale barracuda e miso di lenticchie; Tacos di lattughino, buzzonaglia di cernia, maionese al Marsala e radicchio; Foglie di tenerume con pesto di zucchina al garum di sarde.</p>

<p>Quindi i piatti veri e propri a partire da Volevo essere fritto: gambero rosso di Mazara del Vallo, corpo crudo con burro aromatizzato alle spezie, testa fritta ripiena di emulsione di crostacei; Tartelletta di pasta bris&eacute; al timo, scampo e mazzancolla al ras el hanout, caramello di porcini e salsa di</p>

<p>[[ima9]]pomodoro e frutti rossi; Triglia, crostacei e mandarino candito, melanzana arrosto, estrazione di peperoni e salsa di testa di crostacei; Lasagna di s-foglie circolare e vegetale; Spaghetto mon amour, labbra di cozze, murena/anguilla affumicata, estrazione di finocchietto selvatico e salsa di zafferano.</p>

<p>Pausa e via di nuovo con Busiate sarde e alici; Minestra matriarcale, rag&ugrave; di seppie, palombo alla stimpirata, gambero e minestra di zucca</p>

<p>[[ima10]]butternut squash; Collare di cernia bianca al bbq, miso siciliano con salsa di pane lattughino arrosto, pomodoro e olive; Gelato al tartufo, cialda di pane croccante, tartufo siciliano di Palazzolo Acreide, sale Maldon e olio ai porcini; Agnello di pascolo, mole siciliano, melone di Paceco, jus vegetale e polvere di bergamotto; Loti e cachi; Inchino alla gioia, arachidi, cioccolato, mandorla Pizzuta d&rsquo;Avola e marasche; Cassata siciliana. I vini: Cusumano 700 sboccatura Sultano e Niccol&ograve; Grippaldi Nerello mascalese 2019. Bingo.<br />
[[ima11]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/sultano-e-luisa.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41039/affari-di-gola-di-paolo-marchi/ciccio-sultano-vivo-vero-e-citrico.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/40/affari-di-gola-di-paolo-marchi.html">40</category>			</item>			<item>				<title>Sapling, dalla bottiglia alla terra: il progetto che ridà vita agli ulivi pugliesi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41000/shake-shock/sapling-dalla-bottiglia-alla-terra-il-progetto-che-rida-vita-agli-ulivi-pugliesi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Uno studio internazionale ha ricostruito l&rsquo;arrivo della<em> Xylella fastidiosa</em> in Puglia nel 2008, probabilmente dal Costa Rica, tramite una pianta di caff&egrave;. Il batterio si &egrave; poi adattato agli ulivi pugliesi, causando il <em>CoDiRO</em><strong>, </strong>ovvero<strong>&nbsp;</strong>il <em>disseccamento rapido dell&rsquo;olivo</em>, che fa seccare foglie, ramoscelli e rami, uccidendo rapidamente la pianta. Questo ha portato nella regione meridionale migliaia di agricoltori a restare inermi di fronte alla morte di milioni di alberi. Parallelamente, su altre latitudini, nel 2017, sulla costa occidentale della Scozia, <strong>Ed Faulkner</strong> e <strong>Ivo Devereux</strong> partecipavano come volontari a un progetto di riforestazione dopo un vasto incendio devastante. Oltre 150.000 alberi distrutti e una domanda semplice ma potente: come trasformare un&rsquo;azione necessaria in un movimento capace di coinvolgere davvero le persone? &Egrave; da qui che nasce<em> Sapling Spirits</em>, un progetto che oggi rappresenta uno dei casi pi&ugrave; concreti e credibili di sostenibilit&agrave; applicata al mondo degli spirits premium.</p>

<p>[[ima2]]<strong>Ed</strong> e <strong>Ivo</strong> ben presto si rendono conto che, senza un reale coinvolgimento emotivo e sociale, anche le migliori iniziative ambientali rischiano di rimanere marginali. La loro intuizione &egrave; tanto semplice quanto efficace: trasformare la piantumazione in un&rsquo;esperienza collettiva. Di giorno si piantano alberi, di sera si brinda insieme. Nascono cos&igrave; piccoli festival che uniscono impegno ambientale e convivialit&agrave;. Il successo &egrave; immediato, ma porta con s&eacute; una contraddizione, servire alcolici tradizionali, spesso ad alto impatto ambientale, va contro la missione di rigenerazione che i due giovani vogliono portare avanti. La risposta &egrave; radicale e visionaria:&nbsp;creare uno spirit capace non solo di ridurre il proprio impatto, ma di generare un beneficio ambientale concreto.</p>

<p data-end="1959" data-start="1540">Il progetto prende forma in un piccolo capanno a Peckham, Londra, dove viene sviluppata la prima vodka <em>climate-positive</em> al mondo. Dopo sei mesi di sperimentazione, la <a href="https://saplingspirits.com/" rel="nofollow">Sapling Climate Positive Vodka</a> viene presentata in un mercatino di Natale: le prime mille bottiglie vanno esaurite in poche ore. &Egrave; la conferma che esiste un pubblico pronto a scegliere prodotti di qualit&agrave; che abbiano anche un valore etico e ambientale.</p>

<p data-end="1959" data-start="1540">[[ima3]]Oggi <em>Sapling Spirits </em>&egrave; una realt&agrave; internazionale e, dal 2024, &egrave; presente anche in Italia grazie alla<strong> </strong>distribuzione di <a href="https://www.propostaspirits.com/" rel="nofollow">Proposta Spirits</a>. L&rsquo;ingresso nel mercato italiano segna una crescita importante: +300% di vendite anno su anno. <em>Sapling</em> ha introdotto nel nostro Paese una serie di iniziative pionieristiche, come il primo sistema nazionale di refill per il canale on-trade tramite eco-box a basse emissioni, la prima cocktail competition sostenibile in Italia e una collaborazione diretta, appunto, con gli agricoltori pugliesi per la reimpiantumazione degli ulivi colpiti dalla Xylella.</p>

<p data-end="2408" data-start="1961">[[ima4]]Un progetto, quest&rsquo;ultimo, che mira a contrastare un&rsquo;emergenza ambientale ed economica che ha devastato milioni di alberi e messo a rischio la biodiversit&agrave; e l&rsquo;identit&agrave; agricola della regione. Poche settimane fa &egrave; avvenuto l&#39;inizio concreto di questa collaborazione. Diciassette giornalisti italiani e britannici si sono riuniti da&nbsp;<a href="https://www.secolario.com/" rel="nofollow">Masseria Secolario</a>, in Puglia, per un retreat dedicato a <em>Sapling</em>. Durante l&rsquo;incontro sono stati presentati i tre pilastri climate positive del brand e avviata la piantumazione dei primi 50 alberi di un progetto regionale da 50.000 piante.</p>

<p>Un approccio, quello dell&#39;azienda scozzese, che trova conferma anche nei dati. Secondo il rapporto <em data-end="3075" data-start="3058">ESG Trends 2023</em> di <a href="https://foodservicefootprint.com/the-2025-drinks-sustainability-awards-winners-announced/" rel="nofollow">Footprint Drinks Industry</a>, il 59% dei consumatori considera i requisiti ecologici di un brand al momento dell&rsquo;acquisto; il 53% cerca informazioni sulla responsabilit&agrave; ambientale e sociale dei marchi che preferisce e un altro 53% controlla le etichette per verificarne le credenziali ecologiche. In questo contesto, <em>Sapling Spirits</em> risponde in modo trasparente e misurabile a una domanda reale del mercato.</p>

<p data-end="3974" data-start="3486">&laquo;Siamo entusiasti del lavoro che stiamo portando avanti in Italia&raquo;, racconta <b>Ed Faulkner</b>, co-fondatore di <em>Sapling Spirits</em>. &laquo;In particolare&nbsp;in Puglia, dove con il progetto <em data-end="3673" data-start="3657">The Olive Tree</em> vogliamo dare un contributo concreto alla rigenerazione di un territorio straordinario e alla lotta contro la diffusione della Xylella. <em>Sapling</em> &egrave; nata per dimostrare che ogni brindisi pu&ograve; avere un impatto positivo, e vedere questo spirito prendere vita in Italia &egrave; per noi motivo di grande orgoglio&raquo;.</p>

<p data-end="3974" data-start="3486">&nbsp;</p>

<p data-end="4647" data-start="3976"><b>Vodka e London Dry Gin</b><br />
La <em>Sapling Climate Positive Vodka</em>, prodotta con grano biologico britannico e distillata quattro volte, si distingue per un profilo pulito, fresco e naturalmente dolce. Negli anni, la gamma si &egrave; ampliata con un <em>London Dry Gin</em>, varianti aromatizzate come la <em>Raspberry &amp; Hibiscus Vodka</em> e la prima vodka rigenerativa, ottenuta da pratiche agricole capaci di catturare carbonio dall&rsquo;atmosfera.</p>

<p>[[ima5]]Elemento centrale dell&rsquo;identit&agrave; del brand &egrave; l&rsquo;iniziativa &ldquo;<em>One Bottle, One Tree</em>&rdquo;: per ogni bottiglia venduta viene piantato un albero, tracciabile tramite un codice univoco. Ad oggi, Sapling ha piantato oltre 511.000 alberi nel mondo, con l&rsquo;obiettivo di raggiungere il milione entro il 2027. Un impegno che va oltre la semplice compensazione delle emissioni: il brand punta a rimuovere pi&ugrave; carbonio di quanto ne produca, attraverso packaging senza plastica, bottiglie realizzate con il 40% di vetro riciclato e completamente riciclabili.</p>

<p data-end="5531" data-start="5367">Questo percorso ha portato <em>Sapling Spirits</em> a ottenere la certificazione B Corp con un punteggio di 127,4, collocandosi nella fascia di eccellenza a livello globale. Un brand pensato per consumatori consapevoli, guidati dal gusto, con una promessa chiara: brindare oggi costruendo un futuro pi&ugrave; sostenibile.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/-dsc9735.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/212/41000/shake-shock/sapling-dalla-bottiglia-alla-terra-il-progetto-che-rida-vita-agli-ulivi-pugliesi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/212/shake-shock.html">212</category>			</item>			<item>				<title>La pasta fresca, il sugo che &quot;pippia&quot;: a Catanzaro si fa festa cogli 'Mparrettati</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40999/ricette-dautore/la-pasta-fresca-il-sugo-che-pippia-a-catanzaro-si-fa-festa-cogli-mparrettati.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Questo &egrave;&nbsp;un piatto della tradizione calabrese&nbsp;che solitamente si prepara la domenica a pranzo;&nbsp;inizia a sobbolire sin dalle prime luci dell&rsquo;alba e&nbsp;fa star&nbsp;bene tutta la famiglia.</p>

<p>Mi ricordo ancora quando mia nonna si metteva a fare la pasta fresca e noi nipoti stavamo attorno al tavolo della cucina a darle&nbsp;una mano. Perch&egrave; l&rsquo;ingrediente&nbsp;principale qui&nbsp;&egrave; l&rsquo;amore, la pasta fresca, la voglia di stare insieme, mentre la carne di maiale e di vitello convivono nella stessa pentola e cuociono per ore, consumando&nbsp;il sugo fino a dargli&nbsp;sapore. Un piatto che scalda il cuore e fa tornare alla memoria&nbsp;ricordi di casa e festa,&nbsp;un promemoria per il rito del Maiale, in arrivo di l&igrave; a breve.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>Certo, c&#39;&egrave; anche&nbsp;<em>il Morzello</em>&nbsp;l&rsquo;ultimo dell&rsquo;anno a Catanzaro,&nbsp;interiora di vacca cotte nel sugo, che diventano farcia golosa della pitta.&nbsp;</p>

<p>Ma &egrave; quel ricordo di famiglia&nbsp;che voglio ricordare, il rag&ugrave; che pippia, per cui&nbsp;la mattina del primo&nbsp;ci si sveglia con l&#39;odore della carne al sugo - quest&#39;ultimo&nbsp;va provato&nbsp;con un po&rsquo; di pane, immerso&nbsp;direttamente nella pentola.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Da <em>Tribarakkio</em> ho deciso di riproporlo tutti i giorni perch&egrave;&nbsp;fa festa sempre, portando sorrisi e convivialit&agrave;:&nbsp;formato gioia.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>&#39;MPARRETTATI CON IL RAG&Ugrave; CALABRESE</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<em>Per l&#39;impasto delle pasta</em><br />
500 g&nbsp;di farina di semola di grano duro<br />
500 g&nbsp;di acqua</p>

<p><em>Per il sugo</em><br />
1 l&nbsp;di passata di pomodoro<br />
300 g&nbsp;di salsiccia dolce<br />
300 g&nbsp;di muscolo di bovino<br />
300 g&nbsp;di pancia di maiale<br />
Olio d &lsquo;oliva q.b.<br />
Sale q.b.</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Partiamo dal sugo che deve cuocere tra le 4 e le 6 ore.&nbsp;Si comincia&nbsp;con dell&rsquo;olio in pentola e lo si lascia riscaldare aggiungendo&nbsp;la carne&nbsp;tagliata a tocchetti solo quando l&rsquo;olio giunge a temperatura.</p>

<p>Si fa rosolare la carne per bene e poi si aggiunge il sugo; quindi,&nbsp;si lascia cuocere il tutto fin&nbsp;quando&nbsp;il grasso della carne non sia salito a galla.&nbsp;In&nbsp;Calabria si dice &ldquo;pippia&rdquo; quando il sugo inizia a sobollire; in questo momento&nbsp;si abbassa la fiamma e si aspetta che il sugo si consumi.</p>

<p>Per quanto riguarda la pasta, invece, si procede con la classica fontanella di farina aggiungendo&nbsp;poco per volta dell&#39;acqua cos&igrave; da farla assorbire.</p>

<p>Una volta assorbita tutta l&rsquo;acqua, si forma una sfera&nbsp;e la si lascia riposare per 30 minuti&nbsp;a temperatura ambiente. Quindi, iniziamo a lavorarla.</p>

<p>Il nome di questo formato - che ricorda il ferretto per lavorare la lana - cambia in base alle zone -&nbsp;&#39;<em>Mparrettati, &#39;Nferrettati, Scilatella, Fileja, Maccaruni</em>&hellip;</p>

<p>Prelevato un pezzo di impasto,&nbsp;lo si stende con il ferretto,&nbsp;avvolgendolo attorno a&nbsp;esso, si tira e si crea questa sorta di forma arricciata pronta ad accogliere il sugo.</p>

<p>Una volta terminato l&rsquo;impasto si dispone la pasta su una lastra di legno spolverata con della farina di grano duro, si ripone sopra uno strofinaccio e si aspetta che il sugo sia pronto. A questo punto si puo&rsquo; buttare la pasta in acqua bollente. Aspettiamo&nbsp;8 minuti, condiamo e impiattiamo&nbsp;aggiungendo in cima&nbsp;il sugo con&nbsp;la carne.</p>

<p>La tradizione vuole che si mangi prima la pasta con il sugo e poi, nello stesso piatto, la carne cos&igrave;&nbsp;da godersi primo e secondo insieme, quasi come un pasto unico.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/tribarakkio-foto-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40999/ricette-dautore/la-pasta-fresca-il-sugo-che-pippia-a-catanzaro-si-fa-festa-cogli-mparrettati.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Nuovi cibi del mare: 14 alimenti che prima non esistevano, scoperti da Ángel León</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41042/dal-mondo/nuovi-cibi-del-mare-14-alimenti-che-prima-non-esistevano-scoperti-da-angel-leon.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Un concetto di ristorante completamente diverso, immerso nel suo stesso oggetto di investigazione. Ossia, l&rsquo;idea che <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12747/ristoranti/aponiente.html">Aponiente</a> possa presto essere capace di andare oltre i propri limiti di spazio e di abbracciare cos&igrave; l&#39;ambiente:&nbsp;la <em>marisma</em> di San Jos&eacute;, situata a El Puerto de Santa Mar&iacute;a, vicino a Cadice, che si estende accanto al locale, la cui sede &egrave; l&rsquo;antico mulino a maree dell&rsquo;adiacente salina, il Molino de Mareas El Ca&ntilde;o. Qui&nbsp;si mescolano acque dolci e salate,&nbsp;l&rsquo;ecosistema assume un enorme valore biologico sul quale si indirizza la ricerca (prima scientifica e poi anche gastronomica) del ristorante stesso. &Egrave; la grande novit&agrave; annunciata dallo chef andaluso <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/4824/chef-e-protagonisti/angel.html">&Aacute;ngel Le&oacute;n</a>, noi l&rsquo;abbiamo intercettata qualche settimana fa a Istanbul, durante <a href="https://www.gastromasa.com/" rel="nofollow">Gastromasa</a>, poi si &egrave; arricchita di ulteriori particolari: tra pochi mesi, entro il prossimo marzo, <em>Aponiente</em> uscir&agrave; dalle proprie pareti, offrir&agrave; ai commensali un&rsquo;esperienza a contatto diretto con la <em>marisma</em>, &laquo;una cena durer&agrave; circa tre ore e solo met&agrave; del tempo verr&agrave; speso all&rsquo;interno del locale - ci ha raccontato&nbsp;<strong>Le&oacute;n</strong>&nbsp;-&nbsp;&nbsp;Il resto, sar&agrave; appunto nella <em>marisma</em>&raquo;, ossia la palude costiera.</p>

<p>[[ima16]][[ima17]]I clienti inizieranno una sorta di tour presso l&#39;impianto di essiccazione marina e raggiungeranno la palude attraverso un ponte, dove saranno allestiti tavoli per servire a tutti la materia prima viva, appena pescata o raccolta, in una sorta di lungo aperitivo che vedr&agrave; la presenza anche di salinari, biologi, pescatori che l&igrave; lavorano. Questa esperienza immersiva permetter&agrave;&nbsp;di entrare in contatto diretto con l&#39;origine di ogni ingrediente nella sua forma pi&ugrave; pura: &laquo;Abbiamo un tesoro nascosto nella <em>marisma</em> e <em>Aponiente</em> diventer&agrave; un ristorante che cambier&agrave; molto a seconda del momento in cui vi si andr&agrave;&raquo;, ha concluso lo chef.</p>

<p>Per fare tutto questo, <strong>Le&oacute;n</strong> ha ottenuto la concessione di circa 20 ettari della suddetta <em>marisma</em> di San Jos&eacute;, &ldquo;<em>el mejor jard&iacute;n del mundo</em>&rdquo;, lo definisce: un mosaico di canali, vasche, argini e piane fangose che si riempiono e svuotano con le maree, un tempo sfruttato per produrre sale,&nbsp;per la piccola pesca e l&rsquo;acquacoltura estensiva. Il declino della salicoltura tradizionale e della conservazione sotto sale ha determinato il suo progressivo abbandono, negli ultimi decenni; <em>Aponiente</em> &egrave; ora al centro di un grande progetto di recupero ambientale e rilancio che prevede di far funzionare di nuovo le paratoie in disuso; realizzare canali profondi fino a cinque metri, progettati affinch&eacute; al loro interno si possano sviluppare diversi progetti di colture marine innovative; immettere acqua di mare nei bacini salmastri e usarli per allevare pesci, molluschi e crostacei a basso impatto, oltre a piante alofile e al famoso &ldquo;riso di mare&rdquo; (<em>Zostera marina</em>), cos&igrave; da farne un laboratorio vivo per la ricerca gastronomica e, insieme, uno spazio aperto al pubblico ed educativo. Nel nome di una sostenibilit&agrave; che non sia solo giusta pratica etica, ma abbia un valore intanto culinario, poi scientifico e culturale, infine divenga fonte di reddito, ricchezza e occupazione per il territorio.</p>

<p>[[ima18]][[ima19]]Gi&agrave; oggi grazie ad <em>Aponiente</em> sono stati recuperati quasi 30 ettari di ecosistema marino-costiero all&rsquo;interno di quel Parco Naturale della Bah&iacute;a de C&aacute;diz che abbraccia tutta l&rsquo;area; in questi habitat ripristinati, si sviluppano pi&ugrave; di 300 specie animali e vegetali sia terrestri che marini.</p>

<p>Un lavoro enorme, che ha valore di per s&eacute;, tanto da essere certificato dalle massime istituzioni scientifiche e dalle istituzioni spagnole, dalla <a href="https://www.fao.org/fao-italy/it" rel="nofollow">Fao</a> e che vede la collaborazione di associazioni come <a href="https://www.ecologistasenaccion.org/" rel="nofollow">Ecologistas en Acci&oacute;n</a>. Il nuovo progetto prevede un investimento privato tra i 400 e i 600mila euro in uno spazio pubblico. Ma ne vale la pena: &laquo;L&#39;acquacoltura &egrave; il futuro&raquo;, spiega <strong>Le&oacute;n</strong>.</p>

<p>Lo sta dimostrando da anni, &ldquo;inventandosi&rdquo; via via nuovi alimenti, tratti dalla sua ricerca sulla <em>marisma</em>, nascosti nella grande dispensa del mare, con l&rsquo;obiettivo di incorporarli nella dieta umana. In questo elenco rientrano, ad esempio, il fitoplancton e i suoi pigmenti naturali, i grassi di origine marina, gli zuccheri marini, gli insaccati marini, il prosciutto di mare o il cereale marino, cos&igrave; come tecniche (chiarificazione senza albume mediante microalghe, collagene marino o sale vivo) e metodi di cottura che dimostrano un autentico impegno nel recupero e nel miglioramento dell&rsquo;ambiente e nella ricerca di un futuro migliore per il pianeta.</p>

<p>Ma vediamo di passare in rassegna i principali &ldquo;nuovi cibi dal mare&rdquo;, con l&rsquo;aiuto di un dossier preparato dallo stesso team di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12747/ristoranti/aponiente.html">Aponiente</a>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PLANCTON MARINO</strong><br />
[[ima2]]&Egrave; stato il primo grande successo di <strong>&Aacute;ngel Le&oacute;n</strong>, che ha portato il plancton a essere ormai inserito tra i novel food e utilizzato comunemente nei ristoranti d&rsquo;autore di tutto il mondo. Pochi sanno per&ograve; che l&rsquo;espressione &ldquo;plancton&rdquo; o &ldquo;fitoplancton&rdquo; non determina un singolo sapore o una singola forma, ma dipende dalla sua composizione, ossia da quali microalghe &egrave; costituito. Solitamente, il plancton verde in commercio si basa sull&rsquo;alga <em>Tetraselmis chuii</em>, ma altre risultano commestibili, come la <em>Nannochloropsis gaditana</em>. In generale, <strong>Le&oacute;n</strong> ha individuato otto tipi diversi di plancton edibile, con colori differenti (rosso, arancione, giallo, quasi azzurro) e sapori distinti (note di acciuga, zafferano, agrume, marino-alcalino, eccetera). La ricerca &egrave; sempre in corso.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>RISO DI MARE</strong><br />
[[ima3]]Ne abbiamo gi&agrave; parlato a lungo, <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/29483/dal-mondo/angel-leon-camambert-di-tonno-olive-marine-e-lidea-rivoluzionaria-un-riso-coltivato-tra-le-onde.html">ad esempio qui</a>: si tratta della <em>Zostera marina</em>, un cereale marino simile al riso e che proprio come il riso pu&ograve; essere coltivato e consumato. Nel 2017 &egrave; iniziato un progetto pionieristico a livello mondiale, che contribuisce anche al recupero di questa specie autoctona e minacciata, aiutando a generare una maggiore biodiversit&agrave; marina e arricchendo l&rsquo;ambiente marino per combattere le conseguenze del cambiamento climatico. L&rsquo;area di coltivazione sperimentale &egrave; di 3mila metri quadri, situata nel Parco Naturale della Bah&iacute;a de C&aacute;diz. Il &ldquo;riso di mare&rdquo; non solo pu&ograve; essere utilizzato per il consumo umano, ma le sue caratteristiche nutrizionali uniche ne fanno un nuovo <em>superfood</em>. Info: <a href="http://www.cerealmarino.com" rel="nofollow">cerealmarino.com</a></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SOIA MARINA</strong><br />
[[ima4]]<strong>&Aacute;ngel Le&oacute;n</strong> sta lavorando sull&rsquo;eccezionale potenziale della <em>Canavalia rosea</em> come ingrediente alimentare (con un utilizzo simile a quello della soia) e sulla sua capacit&agrave; di crescere in condizioni avverse, inclusa la tolleranza all&rsquo;acqua salata. Dal 2021 il team di <em>Aponiente</em> porta avanti in Venezuela un progetto sperimentale, applicando diverse tecniche di trasformazione, cottura, surgelazione, essiccazione e fermentazione di questa leguminosa rampicante che cresce spontanea sulle dune tropicali e subtropicali a ridosso del mare, in America e Africa, e che era gi&agrave; usata per l&rsquo;alimentazione da alcune comunit&agrave; costiere latinoamericane, per esempio in Ecuador. Per dimostrarne le possibilit&agrave; (salsa di soia marina, tamari, miso, tofu fermentato, yuba, cagliate), sono stati preparati e presentati piatti come lo <em>Stufato marino con tofu, soia marina e bacon marino</em> o <em>Soia di mare con pil pil di plancton</em> o ancora <em>Yuba di mare e cagliata con melassa di soia marina</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PASTA DI MARE</strong><br />
[[ima5]]Si tratta in questo caso non di una materia prima, ma di un prodotto a base di pesce ideato da <strong>&Aacute;ngel Le&oacute;n</strong> per uno specifico utilizzo nelle mense scolastiche, ovvero per far mangiare pi&ugrave; pesce ai bambini. La pasta <em>Fish Revolution</em> &egrave; stata pensata perlopi&ugrave; a base di merluzzo o di altro pesce bianco trasformato in spaghetti: aspetto e consistenza sono quelle della pasta, ma la base &egrave; quasi tutta pesce con aggiunta di farina di mais, olio di semi e sale. La &ldquo;pasta del mar&rdquo; viene commercializzata da <a href="https://www.nuevapescanova.com/portfolio-item/la-pasta-del-mar/" rel="nofollow">Pescanova</a> in tre versioni: spaghetti di merluzzo, spaghetti di merluzzo al nero di seppia e spaghetti di salmone.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MIELE MARINO</strong><br />
[[ima6]]Il &ldquo;miele marino&rdquo; proviene da una pianta di mare chiamata <em>Maritime Rupee</em>, estratta dagli estuari di Trebujena a Cadice, ideali per la loro salinit&agrave;. Per ottenere il miele, la pianta viene essiccata per due settimane, quindi atomizzata e passata in acqua. Per favorire la dissoluzione degli zuccheri si regola il pH con il calcio. Per far coagulare le eventuali proteine residue si alza la temperatura, in modo da chiarificare la miscela. La consistenza morbida e avvolgente si ottiene tramite evaporazione a bassa temperatura. Questo miele ha le stesse qualit&agrave; nutrizionali di quello tradizionale, ma con sfumature salate che lo rendono unico. Inoltre, <strong>Le&oacute;n</strong> ha trovato il &ldquo;favo&rdquo; perfetto per questo miele nell&rsquo;alga <em>Durvillaea antarctica</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>COLLAGENE MARINO</strong><br />
[[ima8]]Le squame del pesce rappresentano uno dei principali scarti della pulizia del pesce. Attualmente, gli usi di queste squame per l&rsquo;alimentazione umana sono molto limitati. Tuttavia, il collagene &egrave; la proteina pi&ugrave; abbondante nel corpo umano, una fonte di amminoacidi e la parte principale della matrice extracellulare. Le squame del pesce lavorato ad <em>Aponiente</em> costituiscono quindi una fonte di collagene, con cui si producono fogli di gelatina, polveri gelificanti, emulsionanti.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>VERME DI MARE</strong><br />
[[ima9]]Si tratta dallo <em>Sipunculus nudus</em>, un verme lungo tra i 20 e i 35 cm e che vive in aree sotto il livello delle maree, in fondali sabbiosi. Pu&ograve; apparire curioso annoverare questo verme in un elenco di &ldquo;nuovi cibi&rdquo;, in questo caso <strong>Le&oacute;n</strong> fa proprie alcune culture gastronomiche orientali come quella cinese o vietnamita, dove il verme di mare &egrave; un prodotto molto pregiato per l&rsquo;alimentazione umana.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>BACON MARINO</strong><br />
[[ima11]]Il bacon marino &egrave; ottenuto utilizzando la pancia della spigola (<em>Dicentrarchus labrax</em>). Questo alimento riesce a valorizzare un sottoprodotto scartato dall&rsquo;industria nella lavorazione della spigola/branzino, riutilizzando la zona addominale per creare un bacon simile a quello di carne, ma 100% marino e di alta qualit&agrave;.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CASTAGNA DI MARE</strong><br />
[[ima10]]La <em>Enhalus acoroides</em> &egrave; una pianta erbacea acquatica marina che vive in ambiente sottomarino e fa parte del gruppo delle fanerogame; &egrave; diffusa nelle coste dell&rsquo;Oceano Indiano e del Pacifico, ha un robusto rizoma con persistenti resti fibrosi delle guaine fogliari e frutti che potremmo definire con il nome di &ldquo;castagne di mare&rdquo;, per aspetto e consistenza.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>OLIO DI MARE</strong><br />
[[ima7]]Da tempo ad <em>Aponiente</em> si lavora per ottenere oli 100% marini attraverso l&rsquo;estrazione lipidica da microalghe. Dopo diversi anni di lavoro con questi interessanti estratti, tale linea si &egrave; evoluta nello sviluppo - soluzione diremmo pi&ugrave; immediata - di un blend di olio extravergine d&rsquo;oliva con fitoplancton marino e olio alla harissa. Una versione di solo olio evo di altissima qualit&agrave; addizionato di&nbsp;plancton <a href="https://www.castillodecanena.com/producto/aceite-de-oliva-arbequina-con-plancton-marino/" rel="nofollow">viene commercializzata qui</a>. La proveremo, perch&eacute; &egrave; molto interessante.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>LATTE E FORMAGGIO MARINI</strong><br />
[[ima12]]<em>Aponiente</em> ha dedicato pi&ugrave; di due anni alla ricerca di sostituti del latte sufficientemente validi. Il risultato &egrave; il &ldquo;latte marino&rdquo;, una base liquida ottenuta con componenti marini (microalghe, grassi e proteine di origine marina) pensata per comportarsi come il latte tradizionale in cucina; riunisce le propriet&agrave; del latte di mucca, capra e pecora e viene lavorato allo stesso modo per ottenere un formaggio tradizionale. Sono state sviluppate tre ricette differenti: per formaggio fresco, formaggio stagionato e cagliata lattica.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PATATA DI MARE</strong><br />
[[ima13]]Per accompagnare lo <em>Stinco di mare</em> (una coda di tonno rosso lavorata come fosse uno stinco di vitello), solitamente servito con pur&egrave; di patate, il team di <em>Aponiente</em> sta lavorando su una nuova specie &ndash; simile ad altre utilizzate in varie parti del mondo, come Asia e America Latina. Si tratta di un&rsquo;ascidia commestibile (pensiamo ai nostri limoni di mare in Costiera), ossia un organismo filtratore, carico di sapore di mare. Si elimina lo strato esterno duro e si utilizza l&rsquo;interno per ottenere una sorta di pur&egrave; di &ldquo;patata di mare&rdquo;, un contorno perfetto.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ZUCCHERO DI MARE</strong><br />
[[ima14]]Lo zucchero marino &egrave; prodotto da una pianta alofita presente nelle saline, composta appunto anche da zucchero. Ha un colore verde chiaro. Ad <em>Aponiente</em>, sfruttando appunto la scoperta dello &ldquo;zucchero marino&rdquo;, si realizza un dessert &ndash; il <em>Cabello de Neptuno</em> &ndash; a base di zucca e briozoi (<em>Bryozoa</em>), organismi che si nutrono di fitoplancton e zooplancton.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PROSCIUTTO MARINO</strong><br />
[[ima15]]Dalla collaborazione tra <strong>&Aacute;ngel Le&oacute;n</strong> e l&rsquo;azienda <a href="https://www.petacachico.com/" rel="nofollow">Petaca Chico</a> nasce il &ldquo;prosciutto di mare&rdquo;: un prodotto realizzato con tonno rosso, tagliato a forma di coscia e sottoposto a un processo di stagionatura simile a quello del prosciutto. La metodologia si basa su quella tradizionale di maturazione, salagione e asciugatura del prosciutto di maiale, ma tenendo conto delle specificit&agrave; e degli accorgimenti necessari per lavorare con una proteina marina.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/angel-leon-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41042/dal-mondo/nuovi-cibi-del-mare-14-alimenti-che-prima-non-esistevano-scoperti-da-angel-leon.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Capodanno è... sorprendere! Pasquale Laera e il suo Conchiglie e conchiglie</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41015/ricette-dautore/capodanno-e-sorprendere-pasquale-laera-e-il-suo-conchiglie-e-conchiglie.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Per me il Capodanno &egrave; un vero rito di abbondanza. &Egrave; quella sera magica in cui il gusto deve raccontare tutto: la voglia di far festa, un pizzico di coraggio e i ricordi che ci portiamo dietro. Se durante l&rsquo;anno seguo spesso una certa misura, l&rsquo;ultima notte chiede qualcosa di diverso: una voce piena, quasi spettacolare, capace di chiudere un capitolo e inaugurare quello nuovo in bellezza.<br />
<br />
Proprio per questo il mio menu &egrave; un intreccio tra mare e tradizione. Non rinuncio mai alla freschezza delle ostriche e dei frutti di mare, ma mi piace anche giocare con i grandi classici. Ad esempio, quest&#39;anno, il cotechino l&#39;ho immaginato &quot;trasfigurato&quot;: una tempura croccante con caldarroste, salsa di capra e una punta di cioccolato. Perch&eacute; la tradizione &egrave; sacra, ma va anche sfidata con un po&#39; di audacia. Mi diverte usare ingredienti che non tocco abitualmente: s&igrave;, il 31 dicembre deve avere un sapore inatteso.<br />
<br />
Da questa voglia di stupire nasce <em>Conchiglie e Conchiglie</em>. &Egrave; un piatto che sa di mare e di festa. Uso una pasta a forma di conchiglia cotta in un brodo intensissimo di granchio blu, che poi abbraccia tutto quello che il mare ci regala quel giorno: <em>lumachine, capesante, fasolari, triglie</em>. Per chiudere, aggiungo il profumo del lemongrass, la ricchezza dei ricci di mare e un tocco del nostro aceto di Nebbiolo per una nota agrodolce, completando il tutto con la croccantezza delle alghe o delle ortiche fritte. &Egrave; un piatto vivo, generoso e, ammettiamolo, molto goloso. L&rsquo;ho pensato per chi vuole sedersi a tavola e lasciarsi stupire, celebrando il piacere di stare insieme e iniziando l&rsquo;anno con la giusta energia.&nbsp;[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>CONCHIGLIE E CONCHIGLIE</strong><br />
<em>Ricetta per 10 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<em>Per il brodo</em><br />
Bisque di granchio<br />
1 kg carapace granchio<br />
500 g&nbsp;pomodori ramati<br />
500 g&nbsp;pomodori ciliegino<br />
50 g&nbsp;concentrato di pomodoro<br />
Olio extravergine di oliva<br />
Mazzetto aromatico (basilico, alloro, porro)<br />
Acqua e ghiaccio</p>

<p><em>Per le lumachine</em><br />
100 g lumachine di mare</p>

<p><em>Per i pesci misti</em><br />
1 triglia da 200 g<br />
1 scorfano da 300 g<br />
1 tracina da 200 g<br />
Sale q.b.<br />
Pepe q.b.<br />
Erba cipollina q.b.</p>

<p><em>Per la salsa all&#39;ortica</em><br />
500 g&nbsp;ortiche sbollentate</p>

<p><em>Per la salsa al lemongrass</em><br />
300 g&nbsp;crema di latte<br />
1 scalogno<br />
100 g lemon grass<br />
10 g&nbsp;burro</p>

<p><em>Per la salsa ai ricci di mare</em><br />
100 g&nbsp;ricci di mare<br />
20 g&nbsp;olio evo</p>

<p><em>Per la lattuga di mare fritta</em><br />
100 g lattuga di mare sotto sale</p>

<p><meta charset="UTF-8" /></p>

<p><em>Per la pasta</em><br />
500 g&nbsp;pasta<br />
100 g&nbsp;burro<br />
30 g&nbsp;olio all&#39;aglio<br />
1 l&nbsp;bisque di granchio<br />
10 g&nbsp;gambi di prezzemolo<br />
10 g&nbsp;aglio privato dell&rsquo;anima<br />
5 g&nbsp;peperoncino senza semi<br />
10 g olio extravergine di oliva</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il brodo</em><br />
In un capiente tegame rosolare i pomodori precedentemente lavati e tagliati grossolanamente. A&nbsp;parte, tostare i carapaci di granchio in forno a 220&deg; per 15 minuti, unire i carapaci tostati al pomodoro, il mazzetto aromatico,&nbsp;l&rsquo;acqua e il ghiaccio; quindi,&nbsp;portare a bollore. Una volta pronto,&nbsp;filtrare e conservare al caldo.</p>

<p><em>Per le lumachine</em><br />
<meta charset="UTF-8" />Immergere le lumachine di mare in acqua per 12 ore in modo tale da eliminare eventuali residui di sabbia;&nbsp;passato questo tempo, sbollentare in acqua salata per 5 minuti, raﬀreddare immediatamente con l&rsquo;aiuto di una pinzetta, sgusciare e tenere da parte.</p>

<p><em>Per i pesci misti</em><meta charset="UTF-8" /><br />
Pulire e squamare i pesci; ricavare dei filetti e&nbsp;passare in congelatore per almeno 48 ore eliminando cos&igrave; qualsiasi impurit&agrave;. Spinare,&nbsp;tagliare a cubetti e condire con olio, pepe ed erba cipollina.</p>

<p><em>Per la salsa all&#39;ortica</em><br />
<meta charset="UTF-8" />Lavare e sfogliare le ortiche, sbollentare per 20 secondi in acqua abbondantemente salata e raﬀreddare in acqua fredda e ghiaccio. Con l&rsquo;ausilio di un termomix, frullare alla massima potenza facendo attenzione a non far prendere calore alle foglie;&nbsp;setacciare e aggiustare di sale e pepe solamente prima dell&rsquo;utilizzo.</p>

<p><em>Per la salsa al lemongrass</em><br />
In un piccolo&nbsp;tegame rosolare lo scalogno tagliato&nbsp;finemente, precedentemente mondato e lavato. Aggiungere il lemongrass, aggiustare di sale, unire la crema di latte e lasciare ridurre. Infine, filtrare e aggiustare di sale e pepe.</p>

<p><em>Per la salsa ai ricci di mare</em><br />
<meta charset="UTF-8" />Con l&rsquo;ausilio di un frullatore a&nbsp;immersione, frullare e setacciare la salsa di ricci di mare.</p>

<p><em>Per la lattuga di mare fritta</em><br />
In una bowl capiente dissalare per 3 ore la lattuga di mare; quindi,&nbsp;asciugare con uno strofinaccio e friggere in abbondante olio di semi.</p>

<p><em>Per la pasta</em><meta charset="UTF-8" /><br />
In un capiente tegame, aggiungere l&#39;olio extravergine di oliva, i gambi di prezzemolo, l&#39;aglio senza anima e il peperoncino. Far sfrigolare per insaporire&nbsp;bene l&rsquo;olio;&nbsp;quindi, bagnare con la bisque. Cuocere la pasta in questa base e, raggiunta la cottura desiderata, togliere dal fuoco e mantecare.</p>

<p><em>Per la finitura del piatto</em><br />
In una fondina versare la porzione di pasta, battere leggermente il piatto e ultimare con la salsa al lemongrass, la salsa ai ricci di mare, la salsa di ortiche; poi,&nbsp;adagiare il pesce e le lumachine di mare precedentemente condite.&nbsp;Finire con la lattuga di mare fritta. Buon appetito!!</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ricetta-capodanno-laera-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41015/ricette-dautore/capodanno-e-sorprendere-pasquale-laera-e-il-suo-conchiglie-e-conchiglie.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Ert1050, tutto sul nuovo progetto di bolle di montagna by Federico Veronesi</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41038/in-cantina/ert1050-tutto-sul-nuovo-progetto-di-bolle-di-montagna-by-federico-veronesi.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://www.ert1050.com/" rel="nofollow">Ert1050</a>&nbsp;&egrave; il&nbsp;il nuovo progetto di <a href="https://www.oniwines.com/it" rel="nofollow">Oniwines</a>: un&rsquo;idea che prende forma tra le altitudini del Trentino e racconta una viticoltura tanto estrema quanto raffinata, dedicata alla produzione di Trentodoc Metodo Classico Doc&nbsp;Trento. Qui la cantina, nel cuore di quel&nbsp;<a href="https://www.parcomontebaldo.tn.it/it" rel="nofollow">Parco del Monte Baldo</a>&nbsp;noto nel mondo come il &ldquo;Giardino d&rsquo;Italia&rdquo; per la sua straordinaria ricchezza di piante e fiori rari, si staglia come un fortino contemporaneo che dialoga con la montagna, interprete di una viticoltura verticale, consapevole e profondamente sostenibile.</p>

<p>Il nome ne custodisce l&rsquo;essenza. &ldquo;<em>Ert</em>&rdquo;, in dialetto trentino, significa costa di monte e richiama l&rsquo;asprezza, la forza e la straordinariet&agrave; di questi luoghi;&nbsp;<strong>&ldquo;</strong><em>1050</em><strong>&rdquo;</strong> indica invece la quota del vigneto pi&ugrave; alto, appunto a 1.050 metri sul livello del mare, dove ogni gesto &ndash; dalla coltivazione alla vinificazione &ndash; &egrave; scandito dall&rsquo;altitudine e dal clima montano. &Egrave; qui che nasce uno spumante dalla personalit&agrave; netta: acidit&agrave; incisiva, freschezza vibrante, verticalit&agrave; e precisione. I sentori di fiori bianchi e mela golden si distendono in una sapidit&agrave; leggiadra che colpisce con eleganza nel finale di sorso. Cantina e territorio si fondono in un unico racconto, vero omaggio a questa porzione di Trentino meno conosciuta ma dalle grandi potenzialit&agrave; viticole, sapientemente individuate da <strong>Federico Veronesi</strong>, ceo e proprietario di <em>Oniwines</em>.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]][[ima6]]La cantina si adagia sull&rsquo;altopiano: la copertura verde mimetizza la struttura nel paesaggio, il cemento bocciardato richiama le strade bianche dei sentieri, mentre le superfici brunite evocano la corteccia degli alberi. I pavimenti, ispirati alla roccia, celebrano la montagna che accoglie e protegge il progetto. Il piano inferiore, parzialmente interrato, &egrave; dedicato alla vinificazione e all&rsquo;affinamento: uno spazio raccolto e silenzioso, dove la luce naturale &egrave; ridotta al minimo per rispettare i tempi lenti del vino. Al piano superiore, la sala degustazione ed esposizione, con ampie vetrate affacciate sull&rsquo;altopiano di Brentonico, lascia senza fiato per la bellezza di un paesaggio scolpito tra vigne e orizzonte.</p>

<p>[[ima2]]<a href="https://www.ert1050.com/" rel="nofollow">Ert1050</a>&nbsp;&egrave; un progetto fortemente voluto da <strong>Veronesi</strong> che, insieme al padre <strong>Sandro</strong>, trentino e fondatore del gruppo <a href="https://www.oniverse.it/" rel="nofollow">Oniverse</a> (gi&agrave; <em>Calzedonia</em>), ha saputo riconoscere in queste altitudini una terra affine, trovando nel talento enologico di <strong>Matteo Moser</strong> un supporto creativo ideale per <em>Ert1050</em>.</p>

<p>[[ima5]]Il primo <em>Ert1050 Doc Trento Spumante Metodo Classico Brut</em>, ottenuto da uve 100% Chardonnay e affinato 24 mesi sui lieviti, si presenta con un colore paglierino dai riflessi verdolini e un perlage fine e persistente. Freschezza, vivacit&agrave; e identit&agrave; territoriale si ritrovano in ogni sorso: il risultato in bottiglia di una viticoltura eroica che sfida l&rsquo;altitudine e attende pazientemente il tempo degli affinamenti.&laquo;Per fare grandi vini serve tempo -&nbsp;chiosa <strong>Federico Veronesi</strong>&nbsp;-&nbsp;Con <em>Ert1050</em> vogliamo mostrare non solo una cantina, ma un progetto che unisce natura, sfida e conoscenza&raquo;.</p>

<p>Con <a href="https://www.ert1050.com/" rel="nofollow">Ert1050</a>, <em>Oniwines</em> arriva cos&igrave; a sei cantine di propriet&agrave;, dalla Valpolicella al Piemonte, passando per Marche, Lazio e Sardegna. &laquo;Proseguiamo il nostro percorso in un&rsquo;altra regione iconica per il vino - conclude <strong>Veronesi</strong>&nbsp;- Ogni bottiglia racconta la storia della montagna, la passione e l&rsquo;identit&agrave; di un territorio unico. Qui il paesaggio &egrave; il primo ingrediente e l&rsquo;altitudine diventa stile, generando bollicine di montagna eleganti e autentiche, pensate per lasciare il segno&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ert-1050-006.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41038/in-cantina/ert1050-tutto-sul-nuovo-progetto-di-bolle-di-montagna-by-federico-veronesi.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Angiò, il geniale mondo di Alberto Angiolucci</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41026/affari-di-gola-di-paolo-marchi/angio-il-geniale-mondo-di-alberto-angiolucci.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Catania venerd&igrave; scorso 19 dicembre, volo puntuale, auto a nolo pronta e subito ritirata, che fare vista l&rsquo;ora, l&rsquo;una, se non pranzare? Ma dove? Al 28/h di viale Africa dove <strong>Alberto Angiolucci</strong>, catanese, 29 anni l&rsquo;anno prossimo, nel giugno 2022 ha aperto prima una macelleria di mare e poi vi ha aggiunto un ristorante battezzandolo <a href="https://albertoangiolucci.it/" rel="nofollow"><em>Angi&ograve;</em></a>. L&igrave; per l&igrave; ho pensato stesse per <em>anchovy</em>, acciuga in inglese. In parte &egrave; vero, un&rsquo;assonanza che ne richiama una seconda ben pi&ugrave; marcata, le prime cinque lettere del cognome del patron, <em>Angi&ograve;</em> da <strong>Angiolucci</strong>.</p>

<p>[[ima3]]Entri, ti accomodi e ti colpisce lo spazio della cucina, ben pi&ugrave; ampio di quello riservato alla sala. Per&ograve; vi sono lavori in vista con l&rsquo;apertura sull&#39;isola di un laboratorio, ma anche a Milano dove <strong>Alberto</strong> &egrave; cresciuto professionalmente, dove ha conosciuto l&rsquo;amore e dove conta di aprire un locale senza rinunciare all&rsquo;attuale. Gi&agrave; pendolare per via del cuore, lo sar&agrave; anche per lavoro.</p>

<p>Folgorato da <strong>Josh Niland</strong> e un nuovo modo di vivere il pesce, pi&ugrave; maturato che fresco di giornata, sa tradurre le sue personali idee in piatti reali che</p>

<p>[[ima2]]possono essere dei salumi di mare oppure il cavallo proposto con mela verde, finocchietto e tartare di pesce e la seppia cruda, midollo alla brace e crescione. Sono esempi, il pasto ha seguito altri sentieri toccando anche lo <em>Spaghettino &lsquo;ncastagnatu, zafferano e rag&ugrave; di triglia</em>. &lsquo;Ncastagnatu sta per croccante e ricorda il primo strato delle lasagne ben cotte, croccanti per l&rsquo;appunto.</p>

<p>Sorprendenti. Ha detto <strong>Alberto</strong>: &laquo;Sono prodotti dall&rsquo;azienda <a href="https://www.pastara.it/" rel="nofollow"><em>Pastara</em></a> nel ragusano, le cui titolari riescono a coprire tutta la filiera possedendo mulino a pietra, pastificio e campi di grano. La pasta viene cotta, poi</p>

<p>[[ima6]]condita con una vellutata di pesce e zafferano di Enna, quindi raffreddata in stampi, successivamente tagliata a fette e piastrata per essere servita con un rag&ugrave; di triglie di scoglio, pinoli e uvetta&raquo;. La foto in apertura rende tutto pi&ugrave; chiaro.</p>

<p>Ma vado con ordine, le note sono dello chef a partire da <em>Gambero rosso, panella e limone</em>, gambero rosso di Ortigia, panella di ceci pasha e limone, vengono servite anche le teste fritte e farcite con una maglionese &ldquo;all&rsquo;astrattu&rdquo; di pomodoro. Poi un antipasto intrigante, una sfida che a Vicenza avrebbe scandalizzato: <em>Mantecato di baccal&agrave;, cachi e castagne</em>,</p>

<p>[[ima4]]prendendo spunto dal Brandacujun ligure, accompagnato da una salsa di cachi freschi e una di cachi ossidati, castagne alla brace, olio al finocchietto selvatico ed erbe coltivate a Scicli in idro-ponica dall&rsquo;azienda <a href="https://www.mangroviaproject.com/" rel="nofollow"><em>Mangrovia</em></a> con la quale siamo molto legati.</p>

<p>Poi il <em>Ceviche di muggine, cozze alla brace, leche de tigre e vaniglia</em>, un ceviche servito con peperoncini sciroppati, cipolla sotto aceto e foglie di carote, leche de tigre viene arricchito con le parature dello stesso muggine, vaniglia e semi di finocchio, il tutto condito con olio al</p>

<p>[[ima5]]peperoncino fermentato e olio al basilico. Ora <em>Carciofo fritto, panna acida e bottarga</em>, carciofi locali, menta, panna acida di nostra produzione, partendo da una panna prodotta da vacche ragusane, la bottarga di tonno sempre fatta da noi nel periodo tra giugno e luglio.</p>

<p>Pausa e concentrazione sui <em>Salumi di mare</em>: 1. Mortadella di mare, mortadella di aguglia imperiale, pepe nero del Madagascar e pistacchio di Raffadali; 2. Lardo di totano, un finto lardo prodotto dai mantelli dei totani, che dopo salagione, cottura e asciugatura viene condito con erbe</p>

<p>[[ima7]]aromatiche, aglio e pepe; 3. Finocchiona di totano, un processo simile a quello del lardo, ma in questo caso utilizzando i tentacoli e aggiunta di semi di finocchio.</p>

<p>Ed ecco l&rsquo;<em>Ostrica alla brace, funghi e vinacce</em>, un&rsquo;ostrica Ostra Regal Irlanda di taglia 0 che dopo due anni in mare vengono affinate in fiume per un altro anno per dargli maggiori note minerali. Viene leggermente cotta alla brace, servita nel suo guscio, con salsa di limoni fermentati alla marocchina, brodo di funghi cardoncelli e vinacce dell&rsquo;Etna; gli stessi</p>

<p>[[ima8]]funghi vengono cubettati e passati alla brace, olio al nasturzio e germogli di camomilla.</p>

<p>Di classico giusto la <em>Trippa di mare alla romana</em>, con trippe di cernie e ricciole accompagnate da pecorino e menta. A seguire <em>Gnocchi di zucca, brodetto rosso, zucca candita, canocchie e nocciole</em>, gnocchi di riso e zucca (no glutine), brodetto rosso di canocchie, canocchie crude, e nocciole di Sinagra sia in purezza che a salsa, zucca violina candita. Dello <em>Spaghettino &rsquo;ncastagnato</em> abbiamo gi&agrave; scritto, del <em>Pesce frollato cotto alla brace e fondo bruno di mare</em>, no. Nella circostanza Aguglia imperiale</p>

<p>[[ima9]]frollata 10 giorni, pesce di circa dieci chili, cotto alla brace con legni di ulivo e gusci di mandorle, accompagnato da una demi-glac&eacute; prodotta dallo stesso pesce, pur&egrave; di patate vecchie e una terrina di verza con il suo fondo.</p>

<p>Per un dolce finale <em>Torta Basca miele e noci</em>, con ricotta di pecora, servita con una salsa mou al miele, e una composta di noci nere fatte nell&rsquo;ochoo, pentola coreana che lavora sotto pressione a temperature pi&ugrave; basse. E <em>Sorbetto al mandarino</em>, fatto solo con succo e scorze di mandarino siciliano e poco zucchero. Servito con le stesse scorze candite. <em>Angi&ograve;</em> s&igrave; o <em>Angi&ograve; no</em>? Assolutamente <u><em>Angi&ograve; s&igrave;</em></u>.<br />
[[ima10]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/angio-spaghettini.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41026/affari-di-gola-di-paolo-marchi/angio-il-geniale-mondo-di-alberto-angiolucci.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/40/affari-di-gola-di-paolo-marchi.html">40</category>			</item>			<item>				<title>Si chiama Montagna, è il Pecorino di Velenosi nato dall'altitudine</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41033/in-cantina/si-chiama-montagna-e-il-pecorino-di-velenosi-nato-dallaltitudine.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Dal 1984 <a href="https://velenosivini.com/" rel="nofollow">Velenosi Vini</a> porta avanti una missione precisa: riscoprire e valorizzare l&#39;identit&agrave; pi&ugrave; autentica dei vitigni marchigiani e di un territorio rimasto a lungo ai margini delle grandi rotte del vino. &Egrave; una filosofia che <strong>Angela Velenosi</strong>, da molti definita la &quot;Signora del Piceno&quot;, continua a seguire con coerenza e determinazione, con l&#39;ausilio della famiglia e dei talentuosi figli <strong>Marianna</strong> e <strong>Matteo</strong>, al suo fianco nella sua pi&ugrave; recente sfida enologica, <em>Montagna</em>.</p>

<p>Protagonista di questo progetto &egrave; il Pecorino, una delle variet&agrave; autoctone pi&ugrave; antiche e rappresentative dell&#39;area, da sempre fiore all&#39;occhiello della cantina di Ascoli Piceno. Un vitigno che <em>Velenosi Vini</em> studia da anni non solo nelle sue espressioni varietali, ma anche nei contesti pedoclimatici pi&ugrave; adatti a esaltarne il profilo.</p>

<p>[[ima2]]La precocit&agrave; di maturazione del Pecorino rende infatti determinanti le condizioni ambientali. Per questo l&#39;azienda ha guardato verso territori pi&ugrave; freddi, come le alture comprese tra il Gran Sasso e i Monti Sibillini, individuando nella viticoltura d&#39;altura una chiave decisiva per ottenere vini di maggiore finezza aromatica e spiccata mineralit&agrave;.</p>

<p>[[ima3]]Da qui nasce l&#39;idea di <em>Montagna</em>: un <em>Pecorino</em> che trova nell&#39;altitudine non un limite, ma una risorsa. Dopo un lungo lavoro di analisi e sperimentazione, la zona di Arquata si &egrave; rivelata il luogo ideale per dare forma al progetto. Un&#39;area in cui il Pecorino &egrave; stato riscoperto poco pi&ugrave; di trent&#39;anni fa e che ne ha segnato la rinascita moderna.</p>

<p>[[ima4]]Il vigneto, posto a oltre 600 metri sul livello del mare, beneficia di una marcata escursione termica. &Egrave; questa a donare al vino una freschezza vibrante e una tensione acida ben definita, che si intrecciano con profumi fruttati netti, figli del clima mediterraneo dell&#39;Adriatico centrale. Il risultato &egrave; un vino limpido, avvolgente, di grande eleganza, capace di raccontare con precisione il dialogo tra vitigno e territorio.</p>

<p>[[ima5]]Una presentazione milanese, in anteprima, presso <em>DaV by Da Vittorio Louis Vuitton</em> e le pietanze golose proposte dal giovane chef <strong>Edoardo Tizzanini</strong>. &laquo;Con il <em>Falerio Pecorino di Montagna 2024</em> &ndash; chiosa <strong>Angela Velenosi</strong> &ndash; abbiamo voluto esprimere le peculiarit&agrave; di questo uvaggio ritornando alla purezza della sua forma pi&ugrave; autentica e originaria: &egrave; la nostra dedica alle radici di un vitigno espressivo ed elegante&raquo;.</p>

<p>Per comprendere meglio il profilo aromatico di <em>Montagna</em>, questo vino &egrave; stato proposto in una mini verticale insieme a <em>Pecorino DOCG Villa Angela 2024</em> e <em>R&ecirc;ve Pecorino DOCG 2023</em>, abbinato a indimenticabili <em>Polpette e pur&egrave; di sedano rapa</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/montagna-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41033/in-cantina/si-chiama-montagna-e-il-pecorino-di-velenosi-nato-dallaltitudine.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Avignonesi, una Late Release di Nobile per raccontare la propria filosofia</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41036/in-cantina/avignonesi-una-late-release-di-nobile-per-raccontare-la-propria-filosofia.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Lasciare che la natura e il tempo facciano il proprio corso. &Egrave; questo il concetto che sta alla base, in generale, della produzione di <a href="https://www.avignonesi.it/it/" rel="nofollow">Avignonesi</a>, storica azienda di Montepulciano che rappresenta uno dei punti di riferimento della zona.</p>

<p>Ed &egrave; un concetto che si esprime anche nel bicchiere, come dimostra il <em>Vino Nobile di Montepulciano Late Release 2015</em>, presentato a Milano da <a href="https://bonvini1909.com/" rel="nofollow">Bonvini 1909</a> (nota a margine: il consiglio &egrave; di andare sul loro <a href="https://bonvini1909.com/" rel="nofollow">sito</a> per scoprire una storia di recupero davvero incredibile).</p>

<p>[[ima2]]&laquo;Bere un bicchiere di vino &egrave; un gesto agricolo&raquo; spiega <strong>Matteo Giustiniani</strong>, <em>CEO</em> di <em>Avignonesi</em>, che ha raccontato non solo questo vino, impreziosito dall&rsquo;etichetta d&rsquo;autore realizzata dall&rsquo;illustratore milanese <a href="https://www.carlostanga.com/" rel="nofollow">Carlo Stanga</a>, ma anche la realt&agrave; di Avignonesi.</p>

<p>E lo spunto arriva proprio dall&rsquo;illustrazione di <strong>Stanga</strong>, che tra colori ed emozioni ha voluto raccontare con la sua opera proprio la <em>Tenuta Le Capezzine</em> di <em>Avignonesi</em>, da dove &egrave; nata tutta l&rsquo;avventura della cantina. &laquo;A met&agrave; dell&rsquo;Ottocento &ndash; racconta <strong>Giustiniani</strong> &ndash; <strong>Angelo Vegni</strong>, che non aveva figli, torna in Val di Chiana, che all&rsquo;epoca era abbastanza abbandonata. Ma lui capisce che era una zona molto fertile. E nel 1850 crea una fattoria didattica, proprio per portare conoscenza in una comunit&agrave; e traghettarla nel futuro&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]I concetti di <strong>Vegni</strong> sono particolarmente cari anche ad <em>Avignonesi</em>, dove <strong>Virginie Saverys</strong>, imprenditrice belga innamorata della Toscana, continua questo concetto che conduce, soprattutto, a ripensare l&rsquo;agricoltura, abbandonando la chimica, per sposare i concetti del biologico e del biodinamico.</p>

<p>&laquo;Alcuni concetti per noi sono fondamentali &ndash; spiega ancora <strong>Giustiniani</strong> &ndash; Prima di tutto, le piante si nutrono da sole, e quindi non andiamo a fertilizzare. Inoltre per noi &egrave; importante la gestione dell&rsquo;acqua. Siamo fortunati, perch&eacute; siamo in una zona con acqua in abbondanza, ma ci sono altre aree che soffrono molto di siccit&agrave;. Per questo dobbiamo pensare sempre a come tratta l&rsquo;acqua nei terreni&raquo;.</p>

<p>[[ima4]]<em>Avignonesi</em> pu&ograve; contare di 175 ettari di propriet&agrave;, dei quali 130 a Montepulciano e il resto a Cortona, dove ci sono terreni particolarmente favorevoli per lo sviluppo dei vitigni internazionali.</p>

<p>Ma il cuore, come detto, ruota attorno a Montepulciano. &laquo;Qui coltiviamo <em>Sangiovese</em> (o <em>Prugnolo Gentile</em> come viene chiamato localmente), <em>Canaiolo</em>, <em>Colorino</em> e <em>Mammolo</em>. Sul <em>Nobile di Montepulciano</em>, la scelta dal 2009 &egrave; stata quella di realizzarlo con <em>Sangiovese</em> in purezza. Abbiamo circa 80 lotti differenti, che vinifichiamo separatamente, per poi arrivare al nostro <em>Vino Nobile di Montepulciano</em>&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Come nel caso del <em>Vino Nobile di Montepulciano Late Release 2015</em>. &laquo;Questo prodotto &ndash; sottolinea <strong>Giustiniani</strong> &ndash; &egrave; lo stesso <em>Nobile</em> uscito a suo tempo, d&rsquo;annata. Non c&rsquo;&egrave; un affinamento differente: dopo la fermentazione, passa in botti grandi di rovere. La differenza la fa solo l&rsquo;et&agrave;: la <em>Late Release</em> esce 8 anni dopo l&rsquo;annata. Ed &egrave; il tempo che gioca un ruolo fondamentale&raquo;.</p>

<p>&laquo;La vendemmia 2015 &egrave; stata estremamente soleggiata, con molta luce, e mediamente pi&ugrave; calda del solito, ma abbiamo avuto anche una buona quantit&agrave; di acqua, quindi il tannino &egrave; presente, ma &egrave; meno aggressivo, &egrave; pi&ugrave; &ldquo;disteso&rdquo;&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]Il vino racconta della longevit&agrave; del <em>Nobile</em>, che sa diventare elegante e profondo, ampio ed equilibrato, con un naso dove frutta rossa e frutti di bosco sono ancora i protagonisti, ma attorno si sviluppano sentori complementari balsamici, di erbe officinali, e anche tabacco e cioccolato. Al sorso &egrave; un vino molto armonico, ma dove il tannino fa ancora capolino per far comprendere che non &egrave; finita qui, che il tempo potr&agrave; offrirci ancora nuove espressioni di questo vino.</p>

<p>E l&rsquo;etichetta di <strong>Carlo Stanga</strong>, invece, racconta la vita della <em>Tenuta Le Capezzine</em>. Assaggiano il vino e contemporaneamente ammirando l&rsquo;opera dell&rsquo;illustratore milanese, ci si pu&ograve; immergere nella realt&agrave; di <em>Avignonesi</em> e capire ancora di pi&ugrave; la filosofia dell&rsquo;azienda.</p>

<p>La conclusione la affidiamo a una significativa frase di <em>Matteo Giustiniani</em>: &laquo;Il vino &egrave; un prodotto agricolo unico: sa invecchiare, evolvere e raccontare. Porta con s&eacute; la memoria del passato e la proietta nel futuro&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/2025-11-avignonesi-bonvini1922-exe-lo-res.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41036/in-cantina/avignonesi-una-late-release-di-nobile-per-raccontare-la-propria-filosofia.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>La Cucina di Montagna: 5 cene speciali a Identità Golose Milano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41032/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-5-cene-speciali-a-identita-golose-milano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Nasce un progetto che porter&agrave; a Milano la gastronomia d&#39;alta quota e alcuni tra i suoi pi&ugrave; prestigiosi interpreti. Si chiamer&agrave;&nbsp;<em>La Cucina di Montagna</em> e si terr&agrave; nell&#39;hub internazionale della gastronomia <a href="https://www.identitagolosemilano.it/home" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>, <strong>dal 26 al 30 gennaio 2026</strong>.&nbsp;Sar&agrave; un tributo alle cucine di montagna del mondo: una linea che unir&agrave; le Alpi e gli Appennini ad altre catene montuose pi&ugrave; lontane, seguendo la traccia di una gastronomia che nasce dall&#39;altezza e ne conserva lo spirito, che spesso ha a che fare con la capacit&agrave; di trarre gusti intensi e coinvolgenti&nbsp;da materie prime limitate.</p>

<p>L&#39;iniziativa prender&agrave; forma dal dialogo tra due chef: uno italiano, legato alle nostre vette, e uno internazionale, portatore di un altro orizzonte. Arriveranno da paesaggi diversi, ma condividendo un&#39;analoga&nbsp;grammatica fatta di territorio, clima, materia prima. L&#39;evento preveder&agrave; il coinvolgimento di 10 chef di caratura internazionale nel corso di 5 cene a quattro mani.<br />
&nbsp;<br />
[[ima2]]Racconta il co-fondatore di <em>Identit&agrave; Golose</em>, <strong>Paolo Marchi</strong>: &laquo;Sar&agrave; l&rsquo;occasione per dare vita a Milano a un panorama delle cucine di montagna, per imbandire una grande e varia tavola ad alta quota, ma a Milano. Tutto questo, nell&rsquo;ultima settimana di gennaio. Gli chef arriveranno dalla&nbsp;Norvegia, dal Sud America con le sue vette andine e anche dalla Val d&rsquo;Aosta dove il Monte Bianco sembra toccare il cielo. La montagna d&agrave; vita a molteplici culture gastronomiche, &egrave; l&rsquo;occasione per conoscerle e apprezzarle&raquo;.</p>

<p><em>Identit&agrave; Golose</em> lavora da pi&ugrave; di vent&#39;anni attorno a un&#39;idea semplice e ambiziosa: creare uno spazio in cui le voci della cucina possano trovare ascolto. &Egrave; ci&ograve; che accade a&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/406/congresso-identita-milano.html">Identit&agrave; Milano</a>, ideato nel 2005 da <strong>Paolo Marchi</strong> e <strong>Claudio Ceroni</strong>: il congresso internazionale sulla cucina d&#39;autore pi&ugrave; longevo al mondo, con l&#39;eccezione della Spagna, nel febbraio 2025 ha raggiunto la sua ventesima edizione. Dalla prima edizione, con 18 relatori in due giorni, il format si &egrave; progressivamente ampliato fino a includere sale tematiche dedicate a pasticceria, pizza, pasta, pesce, cucina vegetale, gelato. Nel tempo il congresso &egrave; diventato il luogo in cui intercettare e valorizzare i cambiamenti in atto nella gastronomia: l&#39;attenzione alla salute, la centralit&agrave; del mondo vegetale, il ruolo della cucina come espressione culturale e impegno sociale.</p>

<p>[[ima3]]&Egrave; ci&ograve; che poi &egrave; accaduto a <em>Expo 2015</em>, quando Milano si &egrave; trasformata in una capitale globale di talenti. Durante i sei mesi dell&#39;Esposizione Universale, lo spazio di <em>Identit&agrave; Expo</em>, ideale evoluzione di <em>Identit&agrave; Milano</em> per quei mesi cos&igrave; intensi per la citt&agrave;, ha accolto oltre 58.000 visitatori e servito 172.000 piatti. Sono stati 202 gli chef coinvolti, di cui 78 hanno firmato un intero menu; 450 gli eventi gratuiti aperti al pubblico. Una formula accessibile ha permesso a un pubblico che in larga parte non aveva mai messo piede in un ristorante stellato di avvicinarsi alla cucina d&#39;autore con curiosit&agrave; e semplicit&agrave;.</p>

<p>Ed &egrave; ci&ograve; che accade ogni settimana a <a href="https://www.identitagolosemilano.it/" rel="nofollow">Identit&agrave; Golose Milano</a>, l&#39;hub internazionale della gastronomia inaugurato il 18 settembre 2018 in via Romagnosi 3, nel cuore della citt&agrave;. Nato per dare continuit&agrave; all&#39;esperienza di <em>Expo</em>, &egrave; un ristorante e un centro polifunzionale che ospita chef di primo piano offrendo loro una piattaforma di confronto continua: cene, eventi, presentazioni, cooking show, attivit&agrave; didattiche e di formazione. La missione &egrave; la stessa che guida <em>Identit&agrave; Golose</em> dalla nascita: avvicinare il pubblico pi&ugrave; ampio possibile alla conoscenza della cucina d&#39;autore, promuovendo una cultura fatta non di lusso esclusivo, ma di ricerca del gusto, valorizzazione delle materie prime e dei territori.</p>

<p>&Egrave; proprio qui, a <em>Identit&agrave; Golose Milano</em>, che prender&agrave; vita <em>La Cucina di Montagna</em>. Dal dialogo tra chef italiani e internazionali emerger&agrave; una verit&agrave; che accomuna le cucine d&#39;alta quota: la montagna parla molte lingue, e in ognuna custodisce la stessa profondit&agrave;. Menu che diventeranno racconto di memoria e di presente, di radici solide e di nuove interpretazioni: un equilibrio tra il rispetto della tradizione e il desiderio di evolversi, attraverso ingredienti che appartengono alla storia di un territorio.</p>

<p>Le prenotazioni per queste cene, <strong>dal 26 al 30 gennaio 2026</strong>, non sono ancora aperte: seguite i nostri canali social per non perdere l&#39;occasione di riservare il vostro tavolo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/la-cucina-di-montagna-identita-golose-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/413/41032/identita-golose-milano/la-cucina-di-montagna-5-cene-speciali-a-identita-golose-milano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/413/identita-golose-milano.html">413</category>			</item>			<item>				<title>Chi è Marco Campanella, “Cuoco dell’anno” in Svizzera per la Gault&amp;Millau</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41021/dal-mondo/chi-e-marco-campanella-cuoco-dellanno-in-svizzera-per-la-gaultmillau.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Recentemente abbiamo visitato il ristorante <a href="https://tschuggencollection.ch/en/hotel/hotel-eden-roc/restaurants" rel="nofollow">La Brezza</a> all&#39;interno dello <em>Swiss Deluxe Hotel Eden Roc</em> di Ascona, dove lo chef <strong>Marco Campanella</strong> propone una cucina ricercata che mescola italianit&agrave;, influenze tedesche e accostamenti internazionali.</p>

<p>Lo chef <strong>Campanella</strong>, classe 1992, &egrave; di origini pugliesi ma &egrave; nato e cresciuto sulle rive tedesche del lago di Costanza. Il primo arrivo in Ticino &egrave; avvenuto per il praticantato della scuola alberghiera, seguito da tre collaborazioni fondamentali: al fianco di <strong>Martin Dalsass</strong> al ristorante <em>Talvo</em> a Saint Moritz, con <strong>Andreas Caminada</strong> presso il suo ristorante <em>Schloss Schauenstein</em> a F&uuml;rstenau e accanto a <strong>Rolf Fliegauf</strong> al <em>Ristorante Ecco</em> all&#39;interno dell&#39;<em>Hotel Giardino</em> di Ascona. Nel 2018 prende in mano le redini del ristorante <em>La Brezza</em> di Ascona portandolo in breve tempo a ricevere le due stelle Michelin e i 19 punti nella guida <em>Gault&amp;Millau</em>.</p>

<p>[[ima4]]<strong>Marco Campanella</strong> ha anche ricevuto il titolo di <em>Rising Star of 2023</em> e quello di <em>Cuoco dell&#39;anno 2025</em> dalla guida <em>Gault&amp;Millau</em>.</p>

<p>La sua cucina mescola italianit&agrave;, influenze tedesche e accostamenti internazionali ed asiatici. &Egrave; il riassunto degli insegnamenti appresi dai suoi maestri, a partire dall&#39;impiego di prodotti locali provenienti dalle vicine Vallemaggia e Val Verzasca e di prodotti internazionali di altissima qualit&agrave;. Lo chef d&agrave; origine a una cucina fedele all&#39;autenticit&agrave; delle materie prime locali ma aperta ad abbinamenti ricercati, risultato dei suoi viaggi in giro per il mondo.</p>

<p>[[ima2]]Dal 2018 presso il ristorante gourmet <em>La Brezza</em> dello <em>Swiss Deluxe Hotel Eden Roc</em> di Ascona <strong>Campanella</strong> esalta la sua filosofia racchiusa nel nome del ristorante: &laquo;La Brezza &egrave; quel venticello che la cucina deve riuscire a trasferire nel piatto&raquo;. Per questo motivo ogni sua creazione deve avere delle caratteristiche precise: freschezza, cremosit&agrave;, acidit&agrave;, croccantezza che devono sempre creare una perfetta armonia in bocca senza appesantire. Secondo lo chef &laquo;bisogna creare un&#39;esperienza che stupisca dall&#39;inizio alla fine, mantenendo un equilibrio costante tra le portate salate e quelle dolci&raquo;.</p>

<p><strong>Marco Campanella</strong> ha anche spiegato che &laquo;la chiave del successo non si basa solo sulle mie performance, ma sul supporto della mia grande squadra: &quot;one band, one sound&quot;&raquo;.</p>

<p>Raccontando come &egrave; nata la sua passione per la cucina, <strong>Campanella</strong> ha detto: &laquo;I miei genitori hanno gestito un ristorante italiano per 32 anni, sono cresciuto con l&#39;odore della pasta e della salsa di pomodoro che per me significa ancora casa. Da bambino, dopo la scuola, facevo irruzione nella cucina del ristorante e aiutavo anche a preparare le insalate o a decorare i piatti&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Il ristorante si trova all&#39;interno dello <em>Swiss Deluxe Hotel Eden Roc</em> sul lungolago di Ascona ed ha due ampie sale con grandi vetrate e vista diretta sul lago Maggiore. &Egrave; aperto solo nella stagione estiva da inizio maggio alla met&agrave; di ottobre, mentre per la stagione invernale lo chef si trasferisce oltralpe ad Arosa all&#39;interno dello <em>Tschuggen Grand Hotel</em> della stessa propriet&agrave; aperto da met&agrave; dicembre alla fine di marzo, dove il suo ristorante <em>La Brezza</em> vanta due stelle Michelin e 19 punti <em>Gault&amp;Millau</em>.</p>

<p>I due menu degustazione proposti cambiano regolarmente in base alle stagioni. Troviamo il menu <em>Ispirazione</em> con piatti che includono carne e pesce e che si pu&ograve; scegliere di 5, 6, 7 o 8 portate e il menu vegetariano <em>Moving Mountains</em> di 5, 6 o 7 portate. Per quanto riguarda i vini &egrave; possibile scegliere direttamente dall&#39;ampia carta del ristorante oppure optare per l&#39;abbinamento al calice. &Egrave; possibile anche optare per un abbinamento di cocktail analcolici preparati al bar dell&#39;hotel.</p>

<p>Ad accogliere i clienti del ristorante e ad assistere gli ospiti dell&#39;hotel troviamo il General Manager <strong>Markus Tauss</strong>, l&#39;Event Manager <strong>Britta Steinkopf</strong>, l&#39;F&amp;B &amp; Events Assistant <strong>Aleksandra Mirecka</strong>, la Restaurant Manager <strong>Katrin Wilhelm</strong> e il Sommelier <strong>Nicolas Russo</strong>.</p>

<p>Noi abbiamo optato per il menu <em>Ispirazione</em> completo e questi sono i nostri assaggi con i vini al calice in abbinamento proposti dal sommelier <strong>Russo</strong>.</p>

<p>[[ima5]][[ima6]]<em>Benvenuto della Cucina</em> <em>Tartelletta di pasta brick, tartare di sgombro, perla di yuzu e carota, olivello spinoso</em> / <em>Tacos di malto, tartare di manzo, funghi sottaceto</em> / <em>Caesar Salad, panino ripieno di pollo, parmigiano, tuorlo d&#39;uovo e bacon</em> / <em>Cestino di alga nori, spuma di dragoncello, kimchi, luccioperca in carpione</em> / <em>Ravanello ripieno di maionese asiatica, sesamo, umeboshi</em></p>

<p>Il percorso inizia con cinque stuzzichini di benvenuto tra i quali spiccano il <em>ravanello speziato ripieno di maionese asiatica, sesamo e prugna umeboshi</em> e la <em>tartelletta di pasta brick con tartare di sgombro, perla di yuzu e carota e olivello spinoso</em>.</p>

<p>[[ima8]]<em>Amuse bouche: Variazione di barbabietola in tartare, sorbetto e carpaccio con noce di macadamia e rafano</em><br />
Una variazione di barbabietola proposta in diverse consistenze e temperature: tartare, sorbetto e carpaccio servita con noce di macadamia e rafano che apporta la giusta spinta per controbilanciare la dolcezza della barbabietola.</p>

<p>[[ima7]]<em>Salmone di Lostallo, cavolo rapa, jalapeno</em><br />
Il menu inizia con un piatto a base di salmone di Lostallo (Swiss Lachs AG) proposto in tre diverse maniere e servito con cavolo rapa e jalapeno che dona la giusta piccantezza rendendo il piatto fresco ma deciso.<br />
Il primo vino in abbinamento &egrave; uno <em>Schiefergestein Bockenauer Riesling Trocken Schafer-Fr&ouml;hlich</em> 2022.</p>

<p>[[ima9]]<em>Carabinero, zucca, arachidi</em><br />
Il carabinero viene proposto in tre diverse varianti e accompagnato da zucca e arachidi. Un piatto ricercato e bilanciato.<br />
In abbinamento un bianco ticinese, il <em>Temenos Sauvignon Blanc e Completer Cantine Stucky H&uuml;gin</em> 2023.</p>

<p>[[ima14]]<em>Merluzzo nero, cavolfiore, anguilla</em><br />
Il piatto &egrave; elegante ed equilibrato con il merluzzo nero cotto alla perfezione che viene accompagnato da cavolfiore e anguilla che apportano forza. La cifra dello chef sta nel proporre piatti equilibrati ma dal carattere forte grazie ai picchi di acidit&agrave; e piccantezza.&nbsp;<br />
In abbinamento un calice di <em>Chablis Les Vaillons AC Premier Cru Chardonnay Domaine William Favre</em> 2022.</p>

<p>[[ima10]]<em>Ravioli ripieni di guanciale iberico, peperoni, germogli di aglio orsino sottaceto</em><br />
L&#39;unico piatto di pasta del menu &egrave; composto da ravioli la cui sfoglia &egrave; tirata alla perfezione, ripieni di guanciale iberico e conditi con una salsa di peperoni e germogli di aglio orsino sottaceto. Un piatto dal gusto deciso e piccante in cui si percepisce bene l&#39;acidit&agrave; ma che risulta armonioso.<br />
Il vino scelto &egrave; il <em>Krafuss Pinot Noir Alois Lageder</em> 2021.</p>

<p>[[ima11]]<em>Piccione di Alfred von Escher, scalogni al vino rosso</em><br />
Il piccione di Alfred von Escher viene servito in due portate. Prima arriva la coscia tenera accompagnata da una salsa dal gusto deciso. Nella seconda portata il petto dalla cottura perfettamente al sangue viene servito con mousse e fegatini del piccione stesso, scalogno rosso e una salsa a base di senape in grani e funghi.<br />
L&#39;abbinamento &egrave; azzeccato: <strong>Nicolas Russo</strong> serve un calice di <em>Barbera Bricco dell&#39;Uccellone Braida</em> annata 2020.</p>

<p>[[ima12]]<em>Costine di manzo di Ennetb&uuml;rgen, BBQ, Cavolo a punta</em><br />
Il secondo piatto di carne presenta costine di manzo di Ennetb&uuml;rgen disossate e cotte al BBQ accompagnate da cavolo a punta e da una salsa intensa e ricoperte da una fetta di carpaccio di wagyu tenerissima e saporita. Un piatto bilanciato ed elegante.<br />
Il vino &egrave; il <em>Tempranillo Mauro VS Bodegas Mauro</em> 2021.</p>

<p>[[ima13]]<em>Formaggio blu del caseificio Jumi, Alchechengi</em><br />
Il formaggio blu del caseificio Jumi viene presentato in diverse consistenze (anche sotto forma di gelato) e accompagnato da alchechengi. Si tratta di un formaggio erborinato dal gusto deciso e intenso simile allo Stilton inglese che si sposa benissimo con il gusto dolce-acidulo dell&#39;alchechengi.<br />
Il sommelier serve un calice di <em>Rosen Muskateller Moscato Rosa Alto Adige St. Michael - Eppan</em> 2020.</p>

<p>[[ima15]]<em>Dessert: Variazione di prugna in salsa, composta e sorbetto, finanziera di nocciole, mousse di mascarpone e olio al timo limone</em><br />
Il dessert &egrave; una variazione di prugna presentata sotto forma di sorbetto, composta e salsa accompagnata da una finanziera di nocciole, da una mousse di mascarpone e da un olio al timo limone che conferisce freschezza e acidit&agrave;.<br />
L&#39;ultimo vino della serata &egrave; il <em>Recioto Classico Angelorum Masi</em> 2020.</p>

<p>[[ima16]]<em>Piccola pasticceria</em> <em>Cornetto ripieno di gelato al fiordilatte, sorbetto alla fragola e meringa all&#39;italiana</em> / <em>Bab&agrave; con crema chantilly</em> / <em>Frittella di mela con crema alla vaniglia</em> / <em>Tortino al limone, mousse al kaffir lime</em> / <em>Tortino al cioccolato con ganache al cioccolato e caff&egrave;</em><br />
Il percorso si conclude con la piccola pasticceria, tra cui spiccano la <em>frittella di mela con crema alla vaniglia</em> e il <em>bab&agrave; con crema chantilly</em>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/img-4641-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41021/dal-mondo/chi-e-marco-campanella-cuoco-dellanno-in-svizzera-per-la-gaultmillau.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			<item>				<title>Riscoprire i cardi gobbi: per Capodanno, una ricetta con l'ortaggio dimenticato</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41003/ricette-dautore/riscoprire-i-cardi-gobbi-per-capodanno-una-ricetta-con-lortaggio-dimenticato.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Abbiamo scelto i <em>Gobbi in trippa</em> perch&eacute; si tratta di una ricetta storica; certo, avremmo potuto sceglierne mille altre, ma &egrave; l&rsquo;ingrediente che ci interessa&nbsp;promuovere.</p>

<p>Infatti, per questo 2026 ci sembra&nbsp;giusto, etico, proporre una ricetta vegetale.</p>

<p>&Egrave; il cardo&nbsp;il protagonista: noi facciamo tanta vita di mercato e ci confrontiamo di continuo con i produttori, i contadini,&nbsp;chiedendo soprattutto a questi ultimi, da anni, quale sar&agrave;, secondo loro, l&rsquo;ortaggio che andr&agrave; via via&nbsp;scomparendo.&nbsp;Tutti sostengono che saranno i cardi. Quindi, per alimentare il nostro progetto di ricerca e valorizzazione delle verdure dimenticate, abbiamo scelto di dare spazio a questa verdura, al centro di&nbsp;mille ricette che vanno da Nord a Sud.</p>

<p>Noi abbiamo scelto la versione &quot;pi&ugrave; piacente&quot;,<em> in trippa</em>, ossia preparata con pomodoro, pecorino, mentuccia, una modalit&agrave; anche semplice a dire la verit&agrave;.</p>

<p>Il vero problema &egrave; sempre il tempo: ne parla spesso&nbsp;anche&nbsp;<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/431/chef-e-protagonisti/corrado.html">Corrado Assenza</a>, occorre dare valore a gesti come quello di&nbsp;prendersi un po&rsquo; di tempo per pulire un mazzo di cardi, cosa che non lo fa pi&ugrave; nessuno.&nbsp;Noi&nbsp;li abbiamo in carta e alcuni clienti neanche li conoscono. Conoscono i carciofi, della stessa famiglia, ma i cardi no: un ingrediente da riscoprire, quindi. Li abbiamo scelti anche perch&egrave; questo &egrave; il loro momento, e li&nbsp;si pu&ograve; trovare in tutta Italia,&nbsp;dal Monferrato a Livorno, dalla Sicilia all&rsquo;Umbria.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>GOBBI IN TRIPPA</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
1 mazzo di cardi gobbi&nbsp;<br />
4 spicchi d&rsquo;aglio&nbsp;<br />
200 g&nbsp;di pomodoro a pezzettoni&nbsp;<br />
200 g&nbsp;di farina 00&nbsp;<br />
Succo di un limone q.b.<br />
100 g&nbsp;di pecorino romano grattugiato&nbsp;<br />
Un mazzetto di mentuccia&nbsp;<br />
Olio evo q.b.<br />
Sale q.b.<br />
Pepe q.b.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Per prima cosa andate al mercato dal vostro fornitore di fiducia di gobbi.&nbsp;I gobbi non sono solo una verdura sono una vera e propria religione!&nbsp;</p>

<p>Pulite i gobbi, sfilettateli, tagliateli a pezzi e metteteli a mollo in acqua e succo di limone. Lessateli per almeno mezz&rsquo;ora con un cucchiaio di farina, scolateli, asciugateli con cura e&nbsp;infarinateli. In una padella antiaderente rosolateli con abbondante olio evo, aglio e sale. Fateli colorare bene e&nbsp;aggiungete i pomodori.&nbsp; Togliete dal fuoco e&nbsp;impiattate cospargendo di pecorino, pepe, mentuccia e&nbsp;un giro d&rsquo;olio a crudo.&nbsp;</p>

<p>Se tutto sar&agrave; andato per il meglio, avrete messo in tavola una ricetta storica livornese.&nbsp;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/img-20251207-141149.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41003/ricette-dautore/riscoprire-i-cardi-gobbi-per-capodanno-una-ricetta-con-lortaggio-dimenticato.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>I brindisi di Capodanno: 11 bottiglie scelte per voi dalla nostra redazione</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41031/in-cantina/i-brindisi-di-capodanno-11-bottiglie-scelte-per-voi-dalla-nostra-redazione.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]<strong>Spumante Ros&eacute; Non Alcolico &ldquo;Opale&rdquo; FRANC LIZ&Ecirc;R - Lea Winery, Friuli Venezia Giulia</strong></p>

<p>Siamo in Friuli Venezia Giulia, terra di confini e di venti che arrivano dal mare e scendono dalle montagne, dove nel 2018 prende forma il progetto&nbsp;<em>Lea Winery</em>, nato da un&rsquo;intuizione della&nbsp;<strong>famiglia Spadotto</strong>. 132 ettari di azienda agricola, 105 destinati alla vigna, coltivati con un approccio artigianale che dialoga con le pi&ugrave; moderne tecniche di vinificazione. Nel DNA aziendale c&rsquo;&egrave; un mantra:&nbsp;<em>sostenibilit&agrave;</em>, non come slogan, ma come scelta quotidiana e strutturale. &Egrave; cos&igrave; che nel 2021 nasce&nbsp;<em>Franc Liz&ecirc;r&nbsp;</em>&ndash; in friulano &ldquo;libero e leggero&rdquo;-: una linea che apre nuovi orizzonti al bere contemporaneo.<em>&nbsp;Vini 0% alcol</em>&nbsp;che conservano gusto, identit&agrave; e un carattere sorprendente, come in questa versione rosata da Chardonnay e Merlot in versione spumante. L&rsquo;eliminazione dell&rsquo;alcol avviene tramite una membrana semipermeabile: un metodo che preserva l&rsquo;impronta aromatica e gustativa, senza svuotarla della sua anima. Nel calice il sorso &egrave; fresco, immediato, gioioso. Si muove tra frutti rossi &ndash; mirtillo e ribes &ndash; e note floreali di rosa che incontrano sfumature di zenzero e richiami agrumati nel finale. Solo 25 calorie ogni 100 ml. Una scelta ideale per chi non pu&ograve; assumere alcol, o semplicemente desidera brindare con qualcosa di diverso, senza rinunciare alla forma di piacere pi&ugrave; antica e gentile: alzare un calice e festeggiare ci&ograve; che sta per arrivare.&nbsp;<br />
<b>Cinzia Benzi</b><br />
&nbsp;</p>

<p><strong>Spumante Cuv&eacute;e II Extra Brut - Comai, Trentino</strong></p>

<p>Hanno scelto di intraprendere la strada dei vignaioli,&nbsp;<strong>Marco&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Andrea Comai</strong>, dando seguito, nello stile che pi&ugrave; sentono proprio, alla vocazione vitivinicola di famiglia che ispira la cantina attiva nella zona di Tenno, nei pressi di Riva del Garda, da ben quattro generazioni, passando dalla vendita di uva a cooperative, alla produzione enoica di alta qualit&agrave;. L&rsquo;impegno dei fratelli &egrave; produrre vini che raccontino il loro legame con la terra, quei luoghi che localmente rispondono al nome de&nbsp;<em>La Busa</em>, gestendo i terreni di propriet&agrave; - circa cinque ettari -&nbsp;secondo i principi dell&#39;agricoltura bio. Dalla cura dei vigneti fino alla vinificazione, che giova di un approccio contemporaneo, Marco e Andrea curano in prima persona ogni dettaglio del processo produttivo, conferendo alla collezione di vini, che includono un&rsquo;interessante selezione di bollicine, una personalit&agrave; in grado di esprimere autenticamente ogni sfumatura del&nbsp;<em>terroir</em>, ogni bottiglia custodendo le peculiarit&agrave; del suo vigneto di origine attraverso la qualit&agrave; del frutto.&nbsp;Ne &egrave; ottimo esempio il&nbsp;<em>Comai Cuv&eacute;e II Extra Brut</em>&nbsp;a base di Chardonnay, in prevalenza, e di Pinot Nero. Bolla importante, naso in cui miele e agrumi si intrecciano anticipando un sorso profondo e progressivo sostenuto da un&#39;acidit&agrave; vibrante.</p>

<p><strong>Andrea Grignaffini</strong></p>

<p><br />
<strong>Spumante &ldquo;L&rsquo;Ancestrale 2022&rdquo; - Stella del Filare, Franciacorta | Lombardia</strong></p>

<p>L&rsquo;azienda di&nbsp;<strong>Luigi Picotti&nbsp;</strong>si trova a Provaglio d&rsquo;Iseo in Franciacorta, a circa 220 metri di altitudine vicino a Monticelli Brusati. Luigi ha un passato di musicista con esperienze a Brooklyn negli Stati Uniti d&rsquo;America, e solo questo testimonia come l&rsquo;aplomb di &ldquo;personaggio&rdquo; underground c&rsquo;&egrave; tutta. Le vigne sono dislocate in due cru diversi di cui uno &egrave; un vero e proprio&nbsp;<em>clos</em>, dove coltiva il Pinot Nero (la vigna pi&ugrave; vecchia ha 19 anni) per produrre&nbsp;<em>L&rsquo;Ancestrale</em>, mentre nel piccolo vigneto vicino casa coltiva Chardonnay. La densit&agrave; di impianto &egrave; di 4.400 piante per ettaro allevate a<em>&nbsp;guyot</em>&nbsp;per entrambi gli appezzamenti da cui provengono le uve. La produzione &egrave; minima, quasi sartoriale, con solo 4.000 bottiglie annue. Le formazioni collinari adiacenti, il cui punto pi&ugrave; alto &egrave; il monte Cognolo (672 metri), aiutano a mantenere un&#39;escursione termica ottimale e una buona ventilazione, specialmente all&rsquo;alba e nelle ore serali.&nbsp;<em>L&rsquo;Ancestrale 2022</em>&nbsp;gi&agrave; dal nome dichiara il suo approccio: 100% Pinot Nero, fermentazione spontanea in acciaio, 12 mesi di affinamento sui lieviti e nessun dosaggio. Olfatto di grande precisione e compostezza, tra note di frutta rossa matura, fragolina di bosco e ciliegia. Anche al palato conferma la sua armonia, con un sorso ampio, pieno e fruttato.</p>

<p><strong>Bruno Petronilli</strong></p>

<p><br />
[[ima3]]<strong>Rosato Ancestrale &ldquo;Sely&rdquo; - Masseria del Feudo, Sicilia</strong></p>

<p><strong>Carolina</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Francesco Cucurullo</strong>&nbsp;conducono i 15 ettari di propriet&agrave;, situati nel territorio vitivinicolo dei&nbsp;<em>Castelli Nisseni&nbsp;</em>in provincia di Caltanissetta, soprattutto Nero d&rsquo;Avola e Grillo su terreni prevalentemente calcareo-argillosi, in agricoltura biologica sin dagli anni 2000, con grande rispetto per l&rsquo;ambiente e un&rsquo;estrema cura nella raccolta. Il clima continentale e l&rsquo;escursione termica, tra il giorno e la notte, donano una perfetta maturazione dei grappoli, e permette al Nero d&rsquo;Avola di trovare le condizioni ottimali di coltura, rivelando un alto valore organolettico. Il&nbsp;<em>Sely</em>&nbsp;&egrave; un vino secco,&nbsp;<em>petillant</em>, rifermentato naturalmente in bottiglia. &Egrave; un rosato ancestrale in chiave moderna, proveniente da vigne giovani situate sulle colline circostanti la cantina a circa 500 m&nbsp;s.l.m.. Il mosto, fermentato a temperatura controllata con lieviti indigeni, viene poi raffreddato per bloccare la fermentazione alcolica, ma lasciando una parte di zucchero residua per completarla in bottiglia. Color buccia di cipolla, &egrave; piacevole all&rsquo;olfatto con un bouquet floreale di rose, sentori agrumati di mandarino, profumi fruttati di melograno, pesca e nuance di crosta di pane. Al palato &egrave; dinamico, fresco, con una bella sapidit&agrave; che ne accentua la bevibilit&agrave; e un bel finale amaricante.</p>

<p><strong>Manlio Giustiniani</strong></p>

<p><br />
<strong>Metodo Ancestrale Pinot Grigio - Cantina Tonnino, Sicilia</strong></p>

<p>Cosa ci fa un Pinot Grigio in Sicilia? La spiegazione arriva direttamente dalla&nbsp;<em>Cantina Tonnino</em>:&nbsp;&laquo;Il&nbsp;<em>Pinot Grigio</em>&nbsp;&egrave; tra i vitigni pi&ugrave; coltivati al mondo. Il nostro, coltivato sulle colline di Poggioreale, diventa siciliano. L&rsquo;acclimatamento di questa variet&agrave; nel terroir belicino conferisce al vino un carattere preciso, rinfrescante, ricco di profumi floreali e agrumati&raquo;. Siamo quindi nelle campagne di Alcamo, dove<em>&nbsp;Tonnino</em>&nbsp;porta avanti un progetto che unisce la tradizione alla sostenibilit&agrave;. E soprattutto, non si ferma, cercando sempre nuovi spunti, facendo ricerca sul territorio.&nbsp;<em>L&#39;Ancestrale</em>&nbsp;di Pinot Grigio di Tonnino va proprio in questa direzione, da un vitigno molto spesso poco considerato e, soprattutto, un po&rsquo; &ldquo;fuori zona&rdquo; rispetto all&rsquo;area del Nord Italia dove &egrave; molto pi&ugrave; diffuso. Pressatura soffice, fermentazione in cemento fino al raggiungimento di 16-18 g/l&nbsp;di zuccheri: il mosto, cos&igrave;, conclude la propria fermentazione in bottiglia, sviluppando tra i 4 e 4,5 bar di pressione. Il risultato &egrave; sorprendente: troviamo un vino gioioso, fresco, fruttato, piacevole, ma soprattutto molto sapido al sorso e dalla spiccata bevibilit&agrave;.</p>

<p><strong>Raffaele Foglia</strong></p>

<p><br />
<strong>Spumante Metodo Classico Guido Carlo - Tenuta Santa Caterina, Piemonte</strong></p>

<p>Gli<em>&nbsp;infernot</em>&nbsp;sono spazi sotterranei scavati nella pietra da cantoni del Monferrato, utilizzati storicamente per conservare il vino in condizioni di temperatura e umidit&agrave; stabili. A partire da questa tradizione, la&nbsp;<em>Tenuta Santa Caterina</em>&nbsp;&egrave; stata restaurata da&nbsp;<strong>Guido Carlo Alleva</strong>, che ha dato nuova vita a questa propriet&agrave; piemontese, integrando rispetto per la storia e innovazione. Il vigneto Maddalena, situato a 300 metri sul livello del mare, produce uno Chardonnay di qualit&agrave; notevole. I grappoli vengono seguiti con attenzione dalla prima gemma fino alla spremitura, in modo da mantenere intatte le caratteristiche varietali. Da uve selezionate nasce il&nbsp;<em>Guido Carlo Extra Brut</em>, un Blanc de Blancs piemontese che si distingue per equilibrio e pulizia. Questo vino rappresenta un primo grande prodotto, dotato di struttura e freschezza, e allo stesso tempo uno spumante che ben si conf&agrave; all&rsquo;abbinamento gastronomico. Il Guido Carlo Extra Brut &egrave; un esempio della capacit&agrave; del territorio piemontese e delle Langhe di produrre vini spumanti di sostanza, capaci di accompagnare piatti complessi con precisione e leggerezza.</p>

<p><strong>Luca Turner</strong></p>

<p><br />
[[ima4]]<strong>Spumante Metodo Classico Blanc de Noirs Extra Brut &quot;Tre&quot; - Marco Buvoli, Veneto</strong></p>

<p>Qui il Pinot Nero regna sovrano, soprattutto rifermentato in bottiglia, ovvero in quella virtuosa e complessa espressione che &egrave; il Metodo Classico. Lavorazioni artigianali, sia in vigna che in cantina, per creare&nbsp;bollicine importanti e complesse con risultati lontani da qualsiasi omologazione del gusto: questa la missione materializzatasi nella mente di&nbsp;<strong>Marco Buvoli&nbsp;</strong>- autodidatta e dilettante (nell&rsquo;accezione di chi coltiva un&rsquo;arte per piacere proprio)&nbsp;che, fino al 2015 era uno stimato agente di commercio nel settore automotive con una grande passione per il vino, forse un ancestrale retaggio tramandato dal padre&nbsp;<strong>Nevio</strong>, tra i primi sommelier AIS della delegazione di Vicenza, mentre&nbsp;in una fredda sera dell&rsquo;inverno 1997, davanti al camino, degustava con sommo gaudio un vecchio Champagne Blanc de Noirs. Oggi quell&rsquo;idea originaria &egrave; una solida realt&agrave; (con prima vendemmia datata 2001) nella frazione Gambugliano del comune di Sovizzo, adagiata sulla fascia collinare dei Monti Castellari, a nord-ovest di Vicenza. Il consiglio &egrave; di iniziare degustando lo spumante pi&ugrave; giovane della gamma: il&nbsp;<em>&quot;Tre&quot;</em>, con vini di riserva da varie annate, in gran parte affinati in legno, e una piccola percentuale da Metodo Solera. Delicatamente floreale e agrumato; fresco, cremoso e fine; profondo e persistente.</p>

<p><strong>Luca Torretta</strong></p>

<p><br />
<strong>Champagne Brut Nature Blanc Assemblage - Chavost, Champagne | Francia</strong></p>

<p>Nella quiete elegante della&nbsp;<em>Vall&eacute;e de la Marne</em>, dove i filari seguono l&rsquo;onda morbida delle colline, nasce lo&nbsp;<em>Champagne Chavost Brut Nature Blanc Assemblage</em>. Un vino che parla sottovoce, ma con chiarezza cristallina, della sua terra e della filosofia responsabile che guida la Maison. L&rsquo;assemblaggio paritario di&nbsp;Chardonnay e Pinot Meunier&nbsp;offre un equilibrio naturale, quasi poetico: da una parte la finezza vibrante dello Chardonnay, dall&rsquo;altra la morbida espressivit&agrave; del Meunier. Le uve vengono raccolte&nbsp;a mano al pieno raggiungimento della maturazione, nel rispetto del ritmo della natura, per conservare intatta la purezza del frutto. La vinificazione si distingue per la scelta radicale della trasparenza:&nbsp;nessuna aggiunta di solfiti, solo una piccola quota di&nbsp;<em>vin de r&eacute;serve</em>&nbsp;a completare l&rsquo;armonia dell&rsquo;assemblaggio. La&nbsp;seconda fermentazione in bottiglia&nbsp;avviene secondo tradizione, e il vino riposa&nbsp;almeno 24 mesi sui lieviti, lasciando che il tempo scolpisca finezza e profondit&agrave;. Nel calice si presenta di un&nbsp;giallo paglierino luminoso, attraversato da un&nbsp;perlage fine e persistente. Al naso si apre con grazia:&nbsp;frutti rossi delicati, agrumi freschi, fiori bianchi, a cui si intrecciano&nbsp;cenni di burro e pane tostato&nbsp;che richiamano la lunga sosta sui lieviti. Il sorso conferma la promessa: equilibrio, autenticit&agrave;, un&rsquo;energia pulita che racconta senza filtri il terroir della Vall&eacute;e de la Marne. Il Brut Nature Blanc Assemblage di&nbsp;<em>Chavost&nbsp;</em>&egrave; cos&igrave;: un gesto di sincerit&agrave;. Uno Champagne che non cerca l&rsquo;artificio, ma lascia parlare la vigna, la terra e il tempo.</p>

<p><strong>Stefania Oggioni</strong></p>

<p><br />
<strong>Vino Spumante di Qualit&agrave; Brut &ldquo;Millenium&rdquo; - Carputo Vini, Campania</strong></p>

<p>L&rsquo;azienda&nbsp;<em>Carputo</em>&nbsp;&egrave; una realt&agrave; familiare dei Campi Flegrei, attiva nell&#39;area di Quarto, che da secoli vive di vigneti e di terra vulcanica. Fondata negli anni &rsquo;90 da&nbsp;<strong>Francesco Carputo</strong>, con il sogno di produrre qualit&agrave; nei Campi Flegrei, oggi l&#39;attivit&agrave; aziendale vede impegnata l&rsquo;intera famiglia:<strong>&nbsp;Milena</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Maria</strong>&nbsp;in amministrazione,&nbsp;<strong>Valentina</strong>&nbsp;in marketing e comunicazione,&nbsp;<strong>Raffaele&nbsp;</strong>in produzione con il supporto dell&rsquo;enologo&nbsp;<strong>Antonio Pesce</strong>. Le vigne di Falanghina e Piedirosso, coltivate sulla collina di Viticella, a Quarto, sono condotte in regime biologico certificato. Declinazione spumantizzata del vitigno falanghina,&nbsp;<em>&quot;Millenium&quot;&nbsp;Vino Spumante di Qualit&agrave; Brut&nbsp;</em>affina 24 mesi sui lieviti. Al naso l&rsquo;ingresso &egrave; sottile e raffinato: emergono richiami di zagara e scorza di cedro, poi note di mela cotogna e nocciola e, di sottofondo,&nbsp;una chiara impronta minerale che ricorda la pietra lavica. Il sorso &egrave; fresco, agile e carnoso, con una bella cremosit&agrave; e un deciso fin di bocca sapido.</p>

<p><strong>Adele Granieri</strong></p>

<p><br />
[[ima5]]<strong>Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Brut - Voirin-Jumel, Champagne | Francia</strong></p>

<p>Le sorelle&nbsp;<strong>Julie</strong>&nbsp;e<strong>&nbsp;Pauline</strong>&nbsp;sono coinvolte a pieno regime nella gestione di questa piccola Maison familiare di Cramant, nel cuore della C&ocirc;te des Blancs: non pi&ugrave; solo speranza per il futuro, ma certezza di un solido passaggio generazionale. Pauline in cantina,&nbsp;<em>chef de cave</em>&nbsp;ed enologa, Julie nell&rsquo;accoglienza e a supporto in tutte le fasi della produzione, entrambe accanto al padre&nbsp;<strong>Patrick Voirin</strong>. Chef de cave con pi&ugrave; di 30 vendemmie alle spalle, Patrick, con l&rsquo;entrata in pianta stabile delle figlie in azienda, si &egrave; potuto dedicare quasi unicamente alla gestione delle parcelle di&nbsp;propriet&agrave; che compongono pi&ugrave; di una decina di ettari di vigna, disseminate in una dozzina di comuni tra la C&ocirc;te des Blancs e la Montagne de Reims (per oltre il 70% Grand Cru), e che vengono vinificate separatamente in cantina. Va cercato lo&nbsp;<em>Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Brut,</em>&nbsp;ottenuto da vinificazioni parcellari effettuate su selezioni di Chardonnay di Cramant, Chouilly e Avize, fermentazione del vino base in acciaio e rifermentazione dell&rsquo;assemblaggio di due annate, con sosta di tre anni&nbsp;<em>sur lie</em>, dosato 6 g/l. Sorso di perfetta fusione tra&nbsp;<em>souplesse</em>, luminosit&agrave; e finezza di bolla, con preziosa cremosit&agrave; di agrumi e spezie in scia. In restyling grafico: in futuro lo troverete come&nbsp;<em>&ldquo;La V.1 Grand Cru&rdquo;</em>.</p>

<p><strong>Monica Coluccia</strong></p>

<p><br />
<strong>Champagne Cuv&eacute;e Perpetuelle Premier Cru Non Dos&eacute; - Bonnet-Ponson, Champagne | Francia</strong></p>

<p>Nel 1862, a Chamery,&nbsp;<strong>Gr&eacute;goire Bonnet&nbsp;</strong>fu uno dei primi&nbsp;<em>r&eacute;coltant-manipulant&nbsp;</em>a raccogliere e trasformare in autonomia le proprie uve: quello della&nbsp;<strong>famiglia Bonnet&nbsp;</strong>&egrave; un racconto di indipendenza e legame a doppio filo con Chamery, passato attraverso la costruzione della prima pressa da 5.500 kg totalmente manuale nel 1902 (a causa dell&rsquo;assenza della corrente elettrica nel paese) e culminato con il matrimonio nel 1956 tra&nbsp;<strong>Andr&eacute; Bonnet&nbsp;</strong>e&nbsp;<strong>Monique Ponson</strong>, appartenente a una famiglia di viticoltori di Vrigny. Quando il figlio&nbsp;<strong>Thierry</strong>&nbsp;li affianc&ograve; nel 1979, la Maison era gi&agrave; autonoma nel produrre le proprie 70.000 bottiglie.&nbsp;Fu con&nbsp;<strong>Cyril</strong>, nel 2013, che venne compiuto l&rsquo;ultimo step: dopo gli studi in&nbsp;enologia e le esperienze da produttore, avvi&ograve; la conversione in bio dei vigneti. Soprattutto,&nbsp;<em>Bonnet-Ponson</em>&nbsp;ha maturato -&nbsp;&egrave; il caso di dire -&nbsp;uno stile definito grazie ad&nbsp;<strong>Andr&eacute; Bonnet</strong>&nbsp;che pi&ugrave; di 50 anni fa decise di creare una riserva perpetua affinata con il metodo solera per infondere un carattere inconfondibile&nbsp;<em>sans ann&eacute;e</em>. Come nella&nbsp;<em>Cuv&eacute;e Perpetuelle Non Dos&eacute;&nbsp;</em>che beneficia del 40% di questa preziosa riserva: olfatto maturo, tra miele e albicocca, tabacco e curry che tornano di grande impatto al sorso, ampio ed elegante, salato e, in chiusura, note di liquirizia. Aristocratico.</p>

<p><strong>Alessio Pietrobattista</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/09e5e7f.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41031/in-cantina/i-brindisi-di-capodanno-11-bottiglie-scelte-per-voi-dalla-nostra-redazione.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Panettoni spiritosi: 7 (deliziosi) lievitati che ammaliano con le note alcoliche</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41027/dolcezze/panettoni-spiritosi-7-deliziosi-lievitati-che-ammaliano-con-le-note-alcoliche.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Ecco la nostra selezione di panettoni di alta qualit&agrave;, firmati da maestri pasticceri o da pasticcerie di gran valore, e che sono aromatizzati con note alcoliche. Sono i nostri... panettoni spritosi!</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>1. Nardini Acqua di Cedro</strong><br />
[[ima2]]Prodotto dalla pasticceria <a href="https://www.scarpato.it/" rel="nofollow">Scarpato</a> di Verona per la distilleria <a href="http://it" rel="nofollow">Nardini</a>, il panettone all&rsquo;acqua di cedro non prevede la presenza di canditi ed &egrave; farcito con una crema all&rsquo;acqua di cedro, liquore ottenuto dall&rsquo;infusione in alcool di cereali di scorze di cedro italiano. Delicato, agrumato e avvolgente, &egrave; un omaggio all&rsquo;essenza mediterranea.<br />
Prezzo: 26 &euro;. Formato 750 grammi.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>2. Il Panegroni di Strucchi</strong><br />
[[ima3]]Le inconfondibili note amaricanti, agrumate, speziate del cocktail pi&ugrave; noto del mondo &ndash; il Negroni &ndash; troneggiano nel panettone firmato <a href="https://strucchi.land/" rel="nofollow">Strucchi</a>, preparato dal mastro panificatore <strong>Adriano Del Mastro</strong>. Un lievitato che fa incontrare il dolce delle feste natalizie con il drink pi&ugrave; iconico della tradizione delle mixology italiana. Il <em>Panegroni</em>&nbsp;&egrave; preparato con lievito madre, farina biologica, burro di centrifuga, tuorlo d&rsquo;uovo, zucchero, arancia candita macinata e scorza di arancia candita di <strong>Christian Castorani</strong>. All&rsquo;impasto sono aggiunti gele&egrave; di Bitter Rosso Strucchi, una spolverata di ginepro e, dopo la cottura, una bagna di Vermouth Rosso Strucchi.<br />
Prezzo: 39 &euro;. Formato 1 kg.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>3. Cascina Vittoria Hampden by Velier</strong><br />
[[ima4]]Per gli appassionati dei distillati caraibici ecco un&rsquo;occasione imperdibile per gustare il panettone dello chef e pasticciere <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/18976/chef-e-protagonisti/giovanni.html">Giovanni Ricciardella</a> di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/18663/ristoranti/cascina-vittoria.html">Cascina Vittoria</a> arricchito dall&#39;aroma del rum giamaicano della distilleria <em>Hampden Estate</em>. Con un lievito madre secolare, <strong>Ricciardella</strong> prepara lievitati che profumano di burro e grani antichi. A questi effluvi si sommano quelli del rum Hampden con il suo profilo aromatico unico e le classiche note di frutta matura e spezie, esaltate, in questo caso, dal mark DOK, ricco di esteri e particolarmente complesso.<br />
Prezzo: 60 &euro;. Formato 1 kg.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>4. Marchesi 1824 al Grand Marnier</strong><br />
[[ima5]]Novit&agrave; assoluta del Natale 2025 il panettone al Grand Marnier della pasticceria <a href="https://www.marchesi1824.com/eu/it.html" rel="nofollow">Marchesi 1824</a>, aggiunge ai profumi e al sapore del classico lievitato meneghino i sentori agrumati del celebre liquore francese. La sua produzione prevede l&rsquo;utilizzo di scorze d&rsquo;arancia macerate in alcool neutro e quindi distillate per conservare l&rsquo;essenza pi&ugrave; pura. L&rsquo;incontro con il cognac ne esalta gli aromi che si ritrovano, insieme alla dolcezza della frutta candita, nel panettone di <em>Marchesi</em>. Caldo, scioglievole e avvolgente, &egrave; .proposto in una raffinata cappelliera per un dono di inconfondibile stile.<br />
Prezzo: 185 &euro;. Formato 1 kg.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>5. Ciacco Lab con Dry Milano</strong><br />
[[ima6]]<a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19066/chef-e-protagonisti/stefano.html">Stefano Guizzetti</a>, pastry chef di <a href="https://www.ciaccolab.it/" rel="nofollow">CiaccoLab</a>, firma per <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35397/locali/dry.html">Dry Milano</a> un lievitato di doppio impasto con farina italiana, frutto di 48 ore di lievitazione con lievito madre e preparato con miele dalle valli di Parma, burro piemontese da centrifuga e uova bio. Il tocco che far&agrave; felici gli amanti della mixology &egrave; l&rsquo;aggiunta della cifra distintiva di <em>Dry Milano</em>: i sentori del cocktail Clear Colada. Nell&rsquo;impasto entrano burro di cocco, ananas candito, Rum Dominicano e cioccolato Tanzania di <a href="https://www.marcocolzani.it/" rel="nofollow">Marco Colzani</a>. Il risultato &egrave; un lievitato unico per un Natale un po&rsquo; milanese un po&rsquo; caraibico.<br />
Prezzo: 50 &euro;. Formato 1 kg.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>6. Lo Stregato&nbsp;di SaldeRiso</strong><br />
[[ima7]]Il mitico <strong>Salvatore De Riso</strong> &ndash;&nbsp;presidente dell&rsquo;<em>Accademia Maestri Pasticceri Italiani </em>&ndash; propone per le prossime festivit&agrave; il panettone farcito con crema allo Strega Alberti e gocce di fragole candite. Il liquore Strega, emblema della liquoristica campana, prodotto dal 1860 a Benevento, entra con i suoi aromi di noce moscata, cannella e con il colore inconfondibile dato dallo zafferano. L&rsquo;impasto &egrave; di farine di grano tenero tipo 0 e 00. Non ci sono uvetta e arance o cedro ma fragole candite e una crema pasticcera profumata allo Strega. Il miele utilizzato &egrave; d&rsquo;acacia campana, la vaniglia arriva dalle Isole Bourbon e da Tahiti. La glassa di cioccolato bianco &egrave; impreziosita con trucioli di cioccolato rosa.<br />
Prezzo: 43 &euro;. Formato 1 kg.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>7. Cioccolato e Grappa di Berta distillerie</strong><br />
[[ima8]]In Piemonte il panettone diventa &quot;mandorlato&rdquo;. Rispetto alla ricetta milanese, a Torino e dintorni i pasticceri hanno da sempre aggiunto la glassa. <a href="https://www.distillerieberta.it/" rel="nofollow">Distillerie&nbsp;Berta</a> lo propone in questa classica versione che riprende un&#39;antica ricetta di <strong>Francesco Moriondo</strong> risalente al periodo in cui lavorava per i <strong>Savoia</strong>. Si parte dal lievito madre, si aggiungono all&rsquo;impasto uvette e canditi e si ricopre il tutto con una croccante glassa con nocciole Piemonte Igp, mandorle e zucchero. All&rsquo;interno gocce di cioccolato e una crema alla grappa Bric del Gaian distillata da <em>Berta</em> a Mombaruzzo, da uve Moscato, dal gusto dolce e dal profumo avvolgente del vino dolce, affinata in botte per otto anni.<br />
Prezzo: 38 &euro;. Formato 1 kg.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/panettoni-spiritosi.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/97/41027/dolcezze/panettoni-spiritosi-7-deliziosi-lievitati-che-ammaliano-con-le-note-alcoliche.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/97/dolcezze.html">97</category>			</item>			<item>				<title>L'entrée perfetta per il cenone? L'ha ideata un giovane cuoco teramano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41009/ricette-dautore/lentree-perfetta-per-il-cenone-lha-ideata-un-giovane-cuoco-teramano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Questa ricetta rappresenta tutto ci&ograve; che troviamo a tavola&nbsp;in questo periodo dell&#39;anno: le caldarroste, che mangiamo sempre&nbsp;dalle nostre parti, i&nbsp;mandarini, una presenza fissa a fine pasto, e poi anche il tartufo bianco. Una portata perfetta in&nbsp;apertura nel nostro menu&nbsp;degustazione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>MANDARINO, CALDARROSTE, CIME DI RAPA E TARTUFO BIANCO</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<meta charset="UTF-8" />8 mandarini<br />
300 g castagne<br />
1 rete di scalogno<br />
Brodo vegetale q.b.<br />
Burro aromatizzato al tartufo bianco<br />
20 g tartufo bianco<br />
1 mazzo di cime di rapa</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Prendere i mandarini, sbucciarli e tagliarli a met&agrave;. Condire con sale, pepe, polvere di rosmarino e polvere di finocchi.<br />
Essiccare in forno a 140&deg;C per 20 minuti. Affumicare con legno&nbsp;di pino e pigne nell&rsquo;affumicatore.</p>

<p><em>Per la salsa di castagne</em><br />
Pulire gli scalogni e stufarli, sfumare con del Marsala. Arrostire le castagne, pelarle, batterle al coltello, quindi,&nbsp;unire agli scalogni e cuocere con brodo vegetale per 10 minuti. Passare al cutter e diluire con il burro al tartufo.</p>

<p><em>Per la salsa alle cime di rape</em><br />
Sbianchire le cime e metterle in una padella con aglio, olio, peperoncino, un&#39;acciuga, rosolare e passare al cutter.</p>

<p><em>Per la finitura</em><br />
Arrostire su brace il mandarino;&nbsp;alla base del piatto mettere un punto di salsa alle cime di rapa, coprire con la salsa alle castagne e terminare con del&nbsp;tartufo bianco.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/piatto-maicol-capriotti.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41009/ricette-dautore/lentree-perfetta-per-il-cenone-lha-ideata-un-giovane-cuoco-teramano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Cose buone per Natale e Capodanno: assaggi e consigli di Identità Golose</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41024/dallitalia/cose-buone-per-natale-e-capodanno-assaggi-e-consigli-di-identita-golose.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI PAOLO MARCHI</strong><br />
[[ima10]][[ima11]]I miei consigli per Natale, San Silvestro e le feste che ci attendono nel 2026 sono figli di tanti assaggi e tante degustazioni. La cosa singolare &egrave; che non riesco a tenere un diario preciso e continuo nel tempo. Singolare perch&eacute; quando seguivo da giornalista lo sci curavo uno straordinario archivio, ricco e completo. La memoria contava molto, ma i dati ancora di pi&ugrave;. In questo scenario invece, ricordi e sensazioni prendono il sopravvento. Ogni nuovo anno mi riprometto di iniziare ad annotarmi tutto, sar&agrave; la volta buona?</p>

<p>In attesa di scoprirlo, un fine-settimana in Sicilia mi ha confermato la grandezza di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/431/chef-e-protagonisti/corrado.html">Corrado Assenza</a> come uomo prima di ogni altro aspetto, capace di proporre nella carta di <a href="https://alessandrogilmozzi.eu" rel="nofollow">Caff&egrave; Sicilia</a> a Noto la voce Pane, pi&ugrave; voci, la prima netta: &ldquo;Circa 200 grammi del nostro pane 3.00 euro&rdquo;. Viene invece 40 euro al chilo la <em>Cassata di ricotta al rum, crema di mandorla, pan di Spagna e pasta frolla</em>.</p>

<p>Nelle scorse settimane abbiamo consigliato diversi libri, adesso ne aggiungo uno: <em>Cooking my dreams</em> di <a href="https://retroscena-ristorante.com" rel="nofollow">Richard Abou Zaki</a> per l&rsquo;editore <em>Maretti</em>, con prefazione di <strong>Massimo Bottura</strong>, 28 euro spesi benissimo. La nuova edizione della <em>Michelin</em> ha premiato con una stella <a href="https://www.ristoranteabba.com" rel="nofollow">Abba</a>, l&rsquo;insegna di <strong>Fabio Abbattista</strong> in via Varesina a Milano. Il mio consiglio? Donare un buono pasto, 110 o 130 euro a seconda delle portaste, 10 o 12. Da applausi in questo periodo il <em>Risotto con castelmagno e mais</em>.</p>

<p>Infine un gin, anzi tre. A voi la scelta. A <a href="https://dibaldospirits.com" rel="nofollow">Baldo Baldinini</a> dobbiamo <em>Paracelso Gin</em> (e, suggerimento nel suggerimento, con lui ordinate pure <em>Sando</em>, il vermouth chinato messo a punto assieme con <strong>Francesco Cioria</strong>, sommelier del <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/11663/ristoranti/san-domenico.html">San Domenico</a> di Imola). <a href="https://alessandrogilmozzi.eu" rel="nofollow">Alessandro Gilmozzi</a>, chef e patron di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/12852/ristoranti/el-molin.html">El Molin</a> a Cavalese in Trentino, firma invece, assieme con il suo sous chef <strong>Andreas Bachmann</strong>, <em>Gilbach Gin</em>, un prodotto di montagna, loro compagni di raccolta nei boschi tutt&#39;attorno. Il terzo e ultimo consiglio ci porta da tutt&rsquo;altra banda, mille chilometri pi&ugrave; a sud, alla riserva di Torre Guaceto sull&rsquo;Adriatico, in provincia di Brindisi. Il <a href="https://www.ristorantexfood.com" rel="nofollow">Guaceto</a> &egrave; il gin della Torre, ispirato alle botaniche di Torre Guaceto, ginepro, finocchio marino, mirto, timo, corbezzolo, alloro verde e menta piperita.<br />
<strong>Paolo Marchi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI CARLO PASSERA</strong><br />
[[ima12]][[ima13]][[ima14]][[ima15]]Piccola carrellata di miei assaggi di gran valore, gustati nei giorni scorsi, quelli pre-natalizi: mi sento di consigliarveli da qui a Capodanno e anche oltre, perch&eacute; sono eccellenti. Intanto, son rimasto sorpreso dalle madeleines di <strong>Federico Cari</strong>, gran pasticcere contemporaneo che ha recentemente lanciato il suo <a href="https://www.instagram.com/qirmizlab/" rel="nofollow">Qirmiz Lab</a>, laboratorio di pasticceria senza punto vendita fisico, i prodotti vengono realizzati su ordinazione e consegnati dove serve. Noi abbiamo ricevuto delle madeleines alla &lsquo;nduja &ndash; <strong>Cari</strong> ha lavorato a lungo in Calabria, con <strong>Luigi Lepore</strong> &ndash; che ci hanno indotto a due riflessioni: 1) quanto sono buone?! 2) come abbinarle? Sul primo punto siamo sicuri, sul secondo stiamo ancora riflettendo.</p>

<p>La riflessione per&ograve; vien meglio gustando qualche cioccolatino. Magari le straordinarie praline realizzate da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35961/ristoranti/agli-amici.html">Agli Amici</a> di Udine, ossia da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/597/chef-e-protagonisti/emanuele.html">Emanuele Scarello</a> e compagnia. Sono un portento: 12 cremini assortiti in quattro tipologie diverse (pistacchio e gru&eacute; di cacao; mandorla, vaniglia tostata, caramello e biscotto; arachidi friulane, fondente e fior di sale; classico alle nocciole) che si finisce a far la classifica, quale mi piace di pi&ugrave;? (Io dico arachidi friulane, fondente e fior di sale). <a href="https://agliamici-shop.it/products/box-cremini?variant=58894576157021" rel="nofollow">Si acquista qui</a>.</p>

<p>Capitolo panettoni? Ok, capitolo panettoni. Con una premessa: ne ho gustati gi&agrave; tanti e di pi&ugrave; ne guster&ograve; nei prossimi giorni. Ho addentato anche quello di <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/38929/chef-e-protagonisti/diego.html">Diego Vitagliano</a>, molto buono ma, se devo scegliere, vince la sua pastiera, dolce che sarebbe pasquale per&ograve; ormai &egrave; destagionalizzato. <a href="https://shop.diegovitagliano.it/prodotto/la-pastiera-napoletana/" rel="nofollow">La comprate qui</a>, &egrave; semplicemente per-fet-ta.</p>

<p>Invece, sui panettoni, voglio dire qualcosa di non banale. Ossia: andare oltre i soliti nomi noti ed eccellentissimi, ch&eacute; tanto gi&agrave; li conoscete. Ecco: un panettone che mi ha stupito tantissimo, in realt&agrave; il migliore pappato finora, &egrave; quello dello chef siciliano <strong>Giuseppe German&agrave;</strong>, strepitoso, umido come piace a me, etereo, un impasto di altissimo livello e poi c&rsquo;&egrave; l&rsquo;esplosione delle albicocche pellecchielle semicandite (mi ha ricordato quella, simile, della pizza di <strong>Franco Pepe</strong> con l&rsquo;albicocca crisommola del Vesuvio), pi&ugrave; addizioni strategiche di cacao e cannella per rifinire i sentori della vaniglia in bacca. Un difetto? <strong>German&agrave;</strong> non &egrave; ancora attrezzato per la vendita online, il suo panettone si vende nella macelleria di famiglia a Ramacca (Catania) o nella nuova struttura dove lavora, ovvero <a href="https://www.palazzogulino.it/" rel="nofollow">Palazzo Gulino</a>, boutique hotel a Palma di Montechiaro (Agrigento). Peraltro, parlando di panettoni, son tanto curioso di provare quello che ha ideato <strong>Lea Gasparoli</strong>: impasto del grande maestro <strong>Mauro Morandin</strong>, produzione di <a href="https://www.fornairicci.it/" rel="nofollow">Fornai Ricci</a> nel Molise, burro belga di centrifuga, miele abruzzese, arance di Ribera&hellip; Promette benissimo.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI GABRIELE ZANATTA</strong><br />
[[ima7]]Nel tripudio di pasta, pesce e carne, ci si scorda spesso del dolce di Capodanno. Per ogni tipo di celebrazione ordiniamo da anni la <em>Millefoglie con crema pasticcera e granelle al cioccolato</em> di <a href="https://www.pasticheri.com/" rel="nofollow">PastiCh&eacute;ri</a>, in Via Canonica a Milano. Occorre pazienza nella coda perch&eacute; non siamo i soli a pensarla cos&igrave;.<br />
<strong>Gabriele Zanatta</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI MARIALUISA IANNUZZI</strong><br />
[[ima2]][[ima3]][[ima4]]Sono tanti, sempre di pi&ugrave; i panettoni di qualit&agrave; che invadono le nostre tavole. Sebbene non amiamo fare classifiche, alcuni pi&ugrave; di altri hanno letteralmente stupito il nostro palato, li promuoviamo a pieni voti: partiamo dal panettone del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/29380/ristoranti/sintesi.html">Sintesi</a> (ad Ariccia, Roma), classico certo, eppure a renderlo unico &egrave; la qualit&agrave; dei canditi, per niente zuccherini &ndash; limone soprattutto -, profumatissimi, mandorle tostate tagliate a lamelle sottili e un tocco delicato di miele che dona una dolcezza naturale a ciascuna fetta, senza ricorrere necessariamente a un abuso di vaniglia.</p>

<p>Applausi anche alla sontuosit&agrave; del panettone di <a href="https://www.pasticceriaroberto.com/" rel="nofollow">Pasticceria Roberto</a>, scioglievole con chicchi di uvetta ricca, grossa, succosa. Ma la vera star di queste feste &egrave; una creazione fuori di testa, un capolavoro che nasce da una collaborazione centrata, quella tra <strong>Lorenzo Sirabella</strong> della pizzeria <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/35397/locali/dry.html">Dry Milano</a> e il re del panettone <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/19066/chef-e-protagonisti/stefano.html">Stefano Guizzetti</a> di <a href="https://www.ciaccolab.it/" rel="nofollow">CiaccoLab</a>: entrano in scena sentori esotici con burro di cocco, ananas candito, il cioccolato fondente di <a href="https://www.marcocolzani.it/" rel="nofollow">Marco Colzani</a>, la sfumatura lieve di rum dominicano, sull&rsquo;impronta del cocktail <em>Clear Soda</em> con rum, limetta, kaffir, acqua di ananas e latte di cocco. <em>Paz-ze-sco</em>.</p>

<p>Per chi non ne potesse pi&ugrave; dei grandi lievitati e ama le note speziate, la ricchezza della frutta secca, fichi, va assolutamente provato lo <em>Zelten tirolese</em> di <a href="https://www.baeckereikoehle.at/kontakt.html" rel="nofollow">Baeckerei K&ouml;hle</a>.<br />
<strong>Marialuisa Iannuzzi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI CINZIA BENZI</strong><br />
[[ima5]][[ima6]]Segnalo due prodotti. Innanzitutto il pandoro <em>La Rotonda by La Pasqualina</em>, dove protagonista &egrave; la pasta madre viva usata come unico agente lievitante. &Egrave; proposto in soli 1000 pezzi, si trova sul sito ufficiale <a href="https://tracking.launchmetrics.com/?ref=LhQAAOGaH7ak2iOKAtZQT0OT-KamoV_QAQAAALVOZWgRAayhb-MIMwUVz9Fir-aRxqwMFbt-YWamlVCzNRLwd1wDznw_lZk0l7PoLnERaPbMfUvmb4Fe7F_HQCEIXxhh91lp1-7FgiBqCvVoAf3Jk_pe8OFzFr3TEVbXxgn8aqKnXo--aaogI-qhO48AbMzweZG4KZjTzOBRmwD1sE2-LpSfUqpNxpD39sh_3htnAJmqTrVGaGUbmC236BiFqSSAiB4Hb-fxSmNqihvD" rel="nofollow">lapasqualina.it,</a> con spedizione gratuita in tutta Italia. Un dolce natalizio dal sapore paradisiaco. Poi, il panettone <a href="https://www.fornofollador.it/" rel="nofollow">Follador</a>, un classico che convince sempre: soffice dal profumo di cedro, arance e vaniglia Bourbon del Madagascar. L&rsquo;uvetta sultanina esalta un impasto fragrante, questo panettone &egrave; un must per le festivit&agrave;.<br />
<strong>Cinzia Benzi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI NICCOL&Ograve; VECCHIA</strong><br />
[[ima8]][[ima9]]Per questo Natale il colpo di fulmine &egrave; arrivato grazie a due panettoni. Il primo &egrave; classico, davvero classico. Cos&igrave; classico, cos&igrave; impeccabile, che stupisce (di primissimo acchito) che arrivi da Reggio Emilia, e da quel laboratorio di bont&agrave; che &egrave; la <a href="https://www.cremeriacapolinea.com/" rel="nofollow">Cremeria Capolinea</a> di <strong>Simone De Feo</strong>. Gelatiere sopraffino, ma anche instancabile ricercatore di nuove idee: nel passato ci aveva colpito la sua sperimentazione sul pandoro, con l&#39;aggiunta di un rum agricolo di Grenada, mentre per il 2025 non si pu&ograve; che applaudire una interpretazione cos&igrave; limpida del &quot;vero&quot; panettone.</p>

<p>C&#39;&egrave; molto di classico, ma anche di originale, nel panettone che <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/16344/chef-e-protagonisti/andrea.html">Andrea Tortora</a> ha realizzato con la collaborazione dell&#39;azienda <a href="http://www.incuso.it" rel="nofollow">Incuso</a>, che propone altissima qualit&agrave; impegnandosi sull&#39;olio e sulle olive (dalla Sicilia, Castelvetrano), sulle conserve di pomodoro (dalla Campania) e sul cappero di Pantelleria. Sempre a Pantelleria, c&#39;&egrave; anche una piccola produzione di uva passa di variet&agrave; Zibibbo: pi&ugrave; grande e intensa aromaticamente rispetto all&#39;uvetta a cui siamo abituati in un panettone, ha in serbo un&#39;ulteriore sorpresa: la croccantezza del suo interno, che rilascia ancora altre onde aromatiche. Questa uva passa cos&igrave; speciale d&agrave; una nuova spinta al gi&agrave; notevolissimo panettone prodotto da un pasticciere di pura classe come il veneto <strong>Tortora</strong>.<br />
<strong>Niccol&ograve; Vecchia</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I CONSIGLI DI RAFFAELE FOGLIA</strong><br />
[[ima16]]Un rosso brillante per accendere il Natale. Cos&igrave; <a href="https://www.sanfelice.com/it/tenute/san-felice" rel="nofollow">Tenuta San Felice</a>, azienda del Chianti Classico, ha presentato il suo Vermouth rosso. La base di partenza &egrave; un Igt Toscana rosso, ovviamente prodotto proprio da <em>San Felice</em>, dove poi convergono le diverse essenze: assenzio, prima di tutto, fondamentale nella realizzazione del Vermouth, e poi genziana, arancia dolce e vaniglia. Infine un tocco di quassio, amaro e deciso, e il coriandolo. Il tutto per un Vermouth artigianale dalla grande personalit&agrave;, da gustare liscio o con un cubetto di ghiaccio, come aperitivo a anche gradevole fine pasto. Duttile anche in miscelazione.<br />
<strong>Raffaele Foglia</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/consigli-identita-golose.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41024/dallitalia/cose-buone-per-natale-e-capodanno-assaggi-e-consigli-di-identita-golose.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Sevi + Fragmentos: così ha cambiato volto il fine dining peruviano a Firenze </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40750/dallitalia/sevi-fragmentos-cosi-ha-cambiato-volto-il-fine-dining-peruviano-a-firenze-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Quando <a href="https://www.instagram.com/sevifirenze/" rel="nofollow">Sevi</a>&nbsp;ha riaperto, nel settembre scorso, dopo qualche settimana di lavori, la prima impressione &egrave; stata sorprendente. Non un semplice aggiornamento estetico, non la solita &ldquo;rinfrescata&rdquo; che molti locali fanno ciclicamente, ma un cambio netto di direzione. Il ristorante di <strong>Francys Salazar </strong>si presenta oggi come un luogo pi&ugrave; concentrato, pi&ugrave; consapevole, pi&ugrave; ambizioso. Una maturit&agrave; che si percepisce gi&agrave; dalla sala d&rsquo;ingresso, dove l&rsquo;atmosfera &egrave; diventata pi&ugrave; essenziale e al tempo stesso pi&ugrave; intensa. Meno rumore, pi&ugrave; attenzione. Si capisce subito che qui tutto &egrave; stato ripensato per<strong> r</strong>estituire alla cucina lo spazio che merita.</p>

<p>[[ima2]]La trasformazione &egrave; evidente anche nel nuovo <em>Chef&rsquo;s Table</em>, un banco da quattro posti affacciato sulla cucina. Non &egrave; un palco, non &egrave; un privilegio da riservare a pochi, bens&igrave; un punto di contatto diretto tra chef e ospiti. &Egrave; il luogo in cui la cucina di <strong>Salazar</strong> si esprime nella sua forma pi&ugrave; spontanea, senza un percorso fisso e senza la sicurezza di un menu&nbsp;gi&agrave; scritto. Ogni cena diventa una costruzione in tempo reale<strong>,</strong> un dialogo che prende forma attraverso l&rsquo;istinto del cuoco e la curiosit&agrave; di chi siede di fronte a lui.</p>

<p data-end="1442" data-start="917">[[ima3]][[ima7]]Accanto a questo formato pi&ugrave; libero, restano i due percorsi degustazione pi&ugrave; strutturati, <em>Alla Deriva</em> e <em>Destino M&uacute;ltiple</em>, che continuano a raccontare l&rsquo;identit&agrave; di <em>Sevi</em>. &Egrave; una cucina che riflette l&rsquo;idea di tradizione come materia viva, fatta di stratificazioni e influenze che attraversano il Per&ugrave; da secoli. Nei nuovi piatti l&rsquo;intenzione non &egrave; mai quella di smussare i contrasti.<strong> </strong>Le marinature rimangono audaci, le acidit&agrave; vibrano, le spezie del Nord conservano la loro intensit&agrave;. Il <em>Polpo Anticuchero</em>, il <em>Leone XIV</em> con la sua vellutata di fagioli e la guancia morbida, le nuove interpretazioni del ceviche parlano di un Paese complesso e in continuo mutamento.</p>

<p data-end="2108" data-start="1444">[[ima4]]<b>Spazio alla mixology con Fragmentos</b><br />
La seconda grande novit&agrave; si scopre scendendo le scale. Qui nasce <a href="https://www.instagram.com/fragmentosbysevi/" rel="nofollow">Fragmentos</a>, uno spazio con un&rsquo;identit&agrave; propria, pi&ugrave; conviviale e pi&ugrave; istintiva. &Egrave; un tapas e cocktail bar che non vive all&rsquo;ombra del ristorante ma come sua espansione naturale. Le porzioni ridotte dei piatti di <em>Sevi</em> permettono un assaggio immediato del lavoro di <strong>Salazar</strong>, mentre la nuova drink list del giovane bartender <strong>Lionel Guevara</strong> amplia la narrazione attraverso la mixology. Non ci sono concessioni al folklore. Mezcal, distillati latinoamericani e spiriti internazionali danno vita a combinazioni che costruiscono ponti con la cucina senza cadere nelle ovviet&agrave; del Pisco obbligato.</p>

<p data-end="3586" data-start="2977">[[ima8]]<em>Fragmentos</em> rappresenta la volont&agrave; di <em>Sevi</em> di muoversi su pi&ugrave; livelli e di rivolgersi a pubblici diversi. L&rsquo;obiettivo &egrave; aprire anche a pranzo nel prossimo futuro, con una proposta pi&ugrave; agile ma altrettanto coerente. &Egrave; il segno di un progetto che vuole crescere senza perdere identit&agrave;.</p>

<p data-end="3047" data-start="2765">[[ima9]]Il nuovo <em>Sevi</em> racconta una fase di passaggio importante per lo chef e per Firenze stessa, sempre pi&ugrave; aperta alle cucine che lavorano sulle contaminazioni e sulle narrazioni culturali. La metamorfosi del ristorante mostra una ricerca che non teme di mettere in discussione abitudini e certezze. Il risultato &egrave; un luogo che non si limita a interpretare un Paese ma tenta di raccontarne le tensioni, le storie e la vitalit&agrave;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/47-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40750/dallitalia/sevi-fragmentos-cosi-ha-cambiato-volto-il-fine-dining-peruviano-a-firenze-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Tra Mediterraneo e cucina povera di terra: la Triglia con lenticchie di Bianca Celano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41007/ricette-dautore/tra-mediterraneo-e-cucina-povera-di-terra-la-triglia-con-lenticchie-di-bianca-celano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><em>Triglia, lenticchie, finocchietto e semi di finocchio</em> nasce dal desiderio di far dialogare due mondi che mi appartengono: il mare Mediterraneo e la cucina di terra povera, contadina, essenziale.</p>

<p>L&rsquo;ispirazione &egrave; quella delle zuppe antiche dei porti del Sud. Le lenticchie rappresentano la parte terrestre del piatto.</p>

<p>Non sono un contorno, ma una base strutturale, che accoglie e sostiene la triglia. Il finocchietto selvatico e i semi di finocchio ne sono il filo aromatico.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Lo stile del piatto &egrave; mediterraneo contemporaneo, essenziale, ma non minimalista.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>TRIGLIA, LENTICCHIE E MEDITERRANEO</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<em>Per il fumetto di pesce</em><br />
4 teste di triglia<br />
1 cipolla rossa<br />
1 carota<br />
1 finocchio<br />
1 mazzetto di Timo<br />
3 pezzi di&nbsp;anice stellato</p>

<p><em>Per il fondo di triglie</em><br />
4 lische di triglia<br />
25 g di concentrato di pomodoro<br />
Marsala Vigna La miccia De Bartoli q.b.<br />
Carota e cipolla q.b.<br />
Timo, prezzemolo, finocchietto&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </em></p>

<p><em>Per le lenticchie</em><br />
2 scalogni interi<br />
300 g lenticchie rosse di Villalba</p>

<p><em>Per le triglie</em><br />
4 triglie a filetti<br />
Olio aromatizzato con bacche di Vaniglia<br />
Sale q.b.</p>

<p><em>Per il trito mediterraneo</em><br />
1 mazzetto di finocchietto<br />
Semi di Finocchio q.b.<br />
Sale alle erbe q.b.<br />
Olio Biancolilla q.b.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
Mettere le teste e le lische in acqua fredda con ghiaccio per 20 minuti e poi risciacquare. Far sudare con olio extravergine d&rsquo;oliva,&nbsp;aglio, cipolla, carote e finocchio. Aggiungere solo le teste, il timo e l&#39;anice stellato. Far insaporire e coprire con acqua fredda. Portare a bollore, abbassare e&nbsp;schiumare. Cuocere 20 minuti e poi filtrare. Soffriggere in olio le lische, la carota e la cipolla tritate, quindi aggiungere&nbsp;il concentrato di pomodoro;&nbsp;deglassare con il Marsala, versare dell&#39;acqua e aggiungere timo, prezzemolo e finocchietto. Infine,&nbsp;aggiungere del fumetto di pesce e far cuocere fino a ridurre. Realizzare un roux per addensare. Eliminare le spine dai filetti di triglia, condire con sale e olio alla vaniglia. Cuocere a vapore. Cuocere molto al dente le lenticchie rosse con olio extravergine d&rsquo;oliva e scalogno. Tritare finemente il finocchio selvatico, i semi di finocchio e il sale alle erbe, poi amalgamare con olio buono.</p>

<p><em>Per l&#39;impiattamento</em><br />
Utilizzare una fondina. Alla base versare il fondo di triglia, quindi un&nbsp;mestolo di zuppa di lenticchie. Infine&nbsp;adagiare il filetto di triglia e aggiungere il trito mediterraneo.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/bianca-celano-ricetta-capodanno-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41007/ricette-dautore/tra-mediterraneo-e-cucina-povera-di-terra-la-triglia-con-lenticchie-di-bianca-celano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Aggiungi un veg a tavola: guida semiseria per stupire con un menu inclusivo </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41020/dallitalia/aggiungi-un-veg-a-tavola-guida-semiseria-per-stupire-con-un-menu-inclusivo-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Succede. Prima o poi succede a tutti. Un invito a cena, un messaggio su WhatsApp, e quella frase che cambia il menu: &laquo;Ah, c&rsquo;&egrave; una cosa importante da dirti: sono vegano&raquo;. Niente panico. Accogliere un ospite con un&rsquo;alimentazione vegana,&nbsp;anche in questi giorni di festa,&nbsp;non significa rinunciare al gusto, n&eacute; cucinare piatti tristi. &Egrave; invece l&rsquo;occasione perfetta per portare in tavola ricette intelligenti, inclusive e sorprendentemente buone per tutti. &Egrave; vero per&ograve; che, per chi non &egrave; abituato ad avere a tavola persone che non mangiano alimenti di origine animale, pu&ograve; scatenare reazioni degne di un talent show culinario: sudorazione improvvisa, frigorifero e dispensa aperti con sguardo perso, domande esistenziali come: &laquo;Ma il burro, il miele e le uova posso usarli?&raquo;. (Spoiler: sono tutti e tre di origine animale, quindi la risposta &egrave; no). &Egrave; il caso allora di fermarsi e respirare. Accogliere un ospite vegano non &egrave; una sfida, ma un esercizio di buon senso, curiosit&agrave; e un pizzico di ironia. E no, non serve improvvisarsi sciamani del tofu. Ecco come far sentire davvero benvenuto chi &egrave; vegano e far tornare a casa tutti gli ospiti sazi e contenti.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>1. Chiedere le preferenze &egrave; chic e salvifico&nbsp;</h3>

<p>[[ima2]]&nbsp;Prima di mettersi a googlare &ldquo;ricette vegane last minute&rdquo;, si pu&ograve; fare una cosa molto semplice e pi&ugrave; chic: chiedere. Un messaggio veloce (come: &laquo;Hai preferenze o cibi che ami particolarmente?&raquo;)&nbsp;risolve il 90% dei problemi ed evita di servire hummus a chi, in realt&agrave;, sogna solo delle verdure arrosto ben fatte. O, al contrario, permette di servire hummus a chi lo ama follemente.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>2. Non trasformare la cena in un interrogatorio (o in una conferenza stampa)</h3>

<p>[[ima3]]&nbsp;La prima regola &egrave; semplice: evitare di chiedere all&rsquo;ospite vegano di giustificare la sua scelta a ogni portata. Dimenticare domande come &laquo;ma proprio niente niente?&raquo;. O&nbsp;&laquo;e il pesce?&raquo;. O&nbsp;ancora &laquo;ma le uova perch&eacute; non mangiarle?&raquo;. Il commensale vegano &egrave; un ospite, non un documentario. &Egrave; fondamentale trattarlo come si tratterebbe chiunque altro: con educazione, senza curiosit&agrave; invasive e senza l&rsquo;aria di chi sta facendo un enorme sacrificio umano cucinando verdure e legumi. &Egrave; importante dunque non fare della scelta vegana un argomento di dibattito da talk show. Niente battute su &laquo;ma allora cosa mangi?&raquo;, niente interrogatori, niente difese preventive come &laquo;eh, io non potrei mai&raquo;. Accogliere, assaggiare, condividere. Il cibo serve a questo.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>3. Un piatto &ldquo;vegano a parte&rdquo; non basta&nbsp;</h3>

<p>[[ima4]]&nbsp;Uno degli errori pi&ugrave; comuni &egrave; preparare tutte le portate pensando solo a chi mangia tutto e poi piazzare davanti a chi &egrave; vegano un triste piatto di verdure bollite &ldquo;per lui o per lei&rdquo;. Il segreto &egrave; pensare a un menu che sia naturalmente vegano e condivisibile da tutti. Preparare &ldquo;qualcosa solo per lui/lei&rdquo; pu&ograve; sembrare premuroso, ma spesso ha l&rsquo;effetto opposto: far sentire l&rsquo;ospite un corpo estraneo. La mossa vincente &egrave; preparare piatti vegan-friendly per tutti, naturalmente buoni, colorati e conviviali. Una zuppa speziata, una farinata di ceci con verdure: sono piatti buoni a prescindere, non &ldquo;nonostante&rdquo; l&rsquo;assenza di ingredienti di origine animale. Basti pensare che piatti amatissimi della tradizione italiana, come la caponata, la ribollita toscana, i carciofi alla giudia e mille altri, sono assolutamente vegani. Le polpette di verdure sono perfette come finger food. Un hummus cremoso di ceci e limone con olio buono e paprika affumicata, servito con focaccia calda o crostini, &egrave; vegano, irresistibile e sparisce rapidamente. Cos&igrave; come il cavolfiore arrosto con paprika affumicata e tahina o una pasta condita con crema di ceci, limone e rosmarino.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>4. Le proteine non sono un optional&nbsp;</h3>

<p>[[ima5]]&nbsp;Uno dei grandi miti &egrave; che il vegano viva &ldquo;d&rsquo;aria e di lattuga&rdquo;. Chiaramente &egrave; falso. Legumi, tofu, tempeh, seitan, frutta secca sono i suoi alleati, e possono esserlo anche per la cena con voi. Non servono preparazioni astruse: vanno bene ad esempio polpette di lenticchie, ceci croccanti al forno, tofu marinato e grigliato, torta salata di verdure. Il risultato &egrave; un piatto completo, saziante e dignitoso. Anche per chi non &egrave; vegano (e che probabilmente far&agrave; il bis). La mossa smart? Scegliere piatti naturalmente veg, che non &ldquo;imitano&rdquo; nulla e non chiedono paragoni con carne o formaggi, servendo piatti che non vengono percepiti come &ldquo;alternativi&rdquo;. Dalla pasta al forno con rag&ugrave; di lenticchie al risotto ai funghi porcini mantecato con olio extravergine e lievito alimentare, dalle polpette di ceci e spezie alle patate al forno con rosmarino, senape e scorza di limone.</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>5. Attenzione agli &ldquo;ingredienti-trappola&rdquo;</h3>

<p>[[ima6]]&nbsp;A volte i piatti sembrano vegani, ma non lo sono. Burro, parmigiano, panna, acciughe, miele, strutto: ci sono ingredienti che si nascondono ovunque. Un controllo rapido degli ingredienti evita brutte figure dell&rsquo;ultimo minuto, come: &laquo;Ah no, aspetta, c&rsquo;&egrave; il brodo di carne&raquo;. &Egrave; importante controllare bene la lista degli ingredienti sulle etichette degli alimenti confezionati, per evitare di proporre all&rsquo;ospite che segue un&rsquo;alimentazione vegana portate che potrebbero metterlo a disagio. Se non si &egrave; sicuri meglio lasciare che ognuno personalizzi, mettendo ad esempio olio, salse e topping vari a parte. &Egrave; una soluzione elegante che accontenta tutti. </p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>6. Il dolce: il vero momento della verit&agrave;</h3>

<p>[[ima7]]Se quando si arriva al dessert viene comunicato che per l&rsquo;ospite vegano c&rsquo;&egrave; solo frutta &egrave; inevitabile che si perderanno punti in fatto di ospitalit&agrave;. Oggi esistono dolci vegani semplici e gustosi: dalle torte al cioccolato fondente e arancia alle crostate, senza n&eacute; uova, n&eacute; burro, n&eacute; latte vaccino. Non servono miracoli, solo un po&rsquo; di attenzione e un po&rsquo; di desiderio di sperimentare con ingredienti, consistenze e accostamenti insoliti, che spesso sorprendono anche i pi&ugrave; scettici.&nbsp;</p>

<h3>&nbsp;</h3>

<h3>7. Mettersi in gioco con creativit&agrave; e ampliare il proprio repertorio</h3>

<p>[[ima8]]&nbsp;Vegetale non significa triste. &Egrave; importante dimenticarsi l&rsquo;idea che la cucina vegana sia fatta solo di insalate scondite e tofu improvvisato. &Egrave; bene giocare con le spezie, con le consistenze e con i contrasti: croccante e cremoso, dolce e sapido, caldo e fresco. Un piatto ben pensato &egrave; inclusivo senza bisogno di proclami. Accogliere a tavola una persona che segue un&rsquo;alimentazione vegana non significa rinunciare al piacere, ma ampliare l&rsquo;orizzonte culinario. &Egrave; un&rsquo;occasione per cucinare in modo diverso, pi&ugrave; creativo, spesso pi&ugrave; leggero. E, soprattutto, per far sentire una persona davvero ospite, non un&rsquo;eccezione da gestire con ansia. Meno panico dunque e pi&ugrave; gusto. Alla fine, accogliere un ospite vegano non &egrave; rinunciare a qualcosa, ma scoprire nuovi classici. E magari aggiungerli al proprio repertorio fisso. Il vero segreto &egrave; normalizzare. Accogliere un ospite vegano non &egrave; una prova di resistenza, ma una variazione sul tema. Se il cibo &egrave; buono, &egrave; buono per tutti. E magari, a fine serata, qualcuno chieder&agrave; anche le ricette.&nbsp;</p>

<p>In conclusione, accogliere un ospite vegano non significa rinunciare al piacere della tavola, ma allenare lo sguardo, scoprire nuovi abbinamenti e, perch&eacute; no, ampliare il proprio repertorio. La prossima volta, quando arriver&agrave; quel messaggio, si potr&agrave; rispondere serenamente: &laquo;Perfetto. Ma mi raccomando: vieni affamato!&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/invitato-vegano-cena-ospite-feste-cosa-cucinare-preparare-veg-viktoria-slowikowska-piatti-vegani.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41020/dallitalia/aggiungi-un-veg-a-tavola-guida-semiseria-per-stupire-con-un-menu-inclusivo-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Valeria Piccini e il castagnaccio di Natale, antidoto all'egemonia del panettone</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40994/ricette-dautore/valeria-piccini-e-il-castagnaccio-di-natale-antidoto-allegemonia-del-panettone.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]</p>

<p>Il <em>castagnaccio</em> &egrave; un dolce invernale tipico della tradizione contadina della Maremma, servito con gelato alla ricotta e salsa di uva fragola. Nato come piatto povero, preparato con ingredienti semplici e presenti in tutte le case &ndash; farina di castagne, olio e frutta secca &ndash; era il dolce delle festivit&agrave; natalizie prima dell&rsquo;arrivo di panettone e pandoro.</p>

<p>Oggi il castagnaccio non si trova pi&ugrave; in negozi o pasticcerie, ma vive ancora nelle case della Maremma, dove la ricetta viene tramandata di generazione in generazione.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>IL CASTAGNACCIO</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti</em><br />
<em>Per il castagnaccio</em><br />
300 g&nbsp;di farina di castagna<br />
300 g&nbsp;di acqua fredda<br />
375 g&nbsp;di latte intero<br />
1 cucchiaio di zucchero<br />
1 pizzico di sale<br />
Olio evo q.b.</p>

<p><em>Per la decorazione</em> (a&nbsp;occhio o a sentimento, come dicono le vecchie ricette):<br />
Aghi di rosmarino<br />
Buccia di arancia grattugiata<br />
Pinoli<br />
Noci<br />
Uvetta</p>

<p><em>Per la salsa di uva fragola</em><br />
600 g di uva fragola</p>

<p><em>Per il gelato di ricotta</em><br />
45 g&nbsp;di latte<br />
25 g&nbsp;di latte in polvere<br />
10 g&nbsp;di destrosio<br />
60 g&nbsp;di zucchero<br />
300 g&nbsp;di ricotta<br />
100 g&nbsp;di panna fredda</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il castagnaccio</em><br />
Mescolare tutti gli ingredienti facendo attenzione - con l&rsquo;aiuto di una frusta -&nbsp;a non lasciare grumi. Oleare una teglia antiaderente o di alluminio non troppo grande e versare l&rsquo;impasto ottenuto. Cuocere in forno a 120 &deg;C per 15 minuti; successivamente aumentare la temperatura a 220 &deg;C e cuocere per altri 15-20 minuti fino a ottenere una superficie croccante. Tagliare il castagnaccio con un coppapasta della forma desiderata. Decorare con aghi di rosmarino, buccia di arancia, pinoli, noci e uvetta e accompagnare con la salsa di uva fragola e il gelato di ricotta.</p>

<p><em>Per la salsa di uva fragola</em><br />
Separare gli acini dal raspo. Mettere a cuocere gli acini in casseruola fino a quando non siano ben aperti. Setacciare per eliminare semi e bucce e rimettere sul fuoco fino a ottenere la consistenza desiderata.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p><em>Per il gelato di ricotta</em><br />
Unire in una casseruola il latte, il latte in polvere, il destrosio, lo zucchero e la ricotta; scaldare senza far bollire. Aggiungere la panna fredda e mixare. Versare nel mantecatore. Se non si dispone del mantecatore, servire il castagnaccio accompagnato da ricotta freschissima lavorata a mano con una frusta, senza aggiungere zuccheri.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-castagnaccio-piccini-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40994/ricette-dautore/valeria-piccini-e-il-castagnaccio-di-natale-antidoto-allegemonia-del-panettone.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>Vegetariani in festa a Natale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41018/affari-di-gola-di-paolo-marchi/vegetariani-in-festa-a-natale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Panettone tutto l&rsquo;anno, ma ancora di pi&ugrave; a Natale e Capodanno. Attenti per&ograve;, ci siamo concentrati sul <a href="https://www.instagram.com/p/DSVN-17jWs3/" rel="nofollow"><em>Panettone gastronomico vegetariano</em></a>, niente prosciutto e nemmeno salmone per essere chiari. Vero che i vegetariani in Italia &ndash; e nel mondo - sono una netta minoranza, da noi il 9,5 % della popolazione, ma che non per questo vanno snobbati o presi di mira con battute quasi sempre di sciocca ironia. E adesso, prossimi alle feste, perch&eacute; ignorarli?</p>

<p>Cos&igrave;, per abbozzare un men&ugrave; vegetariano ma non vegano, a chi bussare? A <strong>Sara Nicolosi</strong> e <strong>Cinzia De Lauri</strong>, titolari di <a href="https://altatto.com/" rel="nofollow"><em>Al Tatto</em></a>, e con loro in cucina anche <strong>Caterina Perazzi</strong>. Sono loro il motore di una superba insegna veg che a inizio autunno ha lasciato la storica sede a Greco per abbracciare la Barona in via Bonaventura Zumbini 39, Milano da nord a sud.</p>

<p>Tranquilli, anche loro hanno acquistato un panettone salato gi&agrave; pronto, nel caso all&rsquo;Isola, da <em>Tondo forno radicale</em>&nbsp;in via Cola Montano 12, telefono +39.375.5720951.&nbsp;Il primo strato &egrave; quello che sorprende per il caviale vegetale. Alla base un burro, prima affumicato a fiamma viva con legno di melo e paglia, e poi montato, un letto spumoso per il caviale vegetale al carbone.</p>

<p>[[ima2]]Quindi lo strato pi&ugrave; colorato, con Salsa verde, tuorlo d&rsquo;uovo mimosa passato al setaccio e olive in salamoia, che lascer&agrave; il passo alla Salsa tartara con talli di zucchine. Usano gli scarti della zucchina conservati in equilibrio di aceto, sale e zucchero per poterli consumare in inverno. Infine il lato pi&ugrave; goloso con Zola, noci, polvere di porri e foglie di radicchio. Una torre tutta bont&agrave;. Attenti a non imitare la torre di Pisa, fissate bene tutte le tartine con dei rametti.</p>

<p>A tavola. Due idee per un antipasto e un primo vegetariani? Assolutamente. Un dolcissimo <a href="https://www.instagram.com/p/DScgS_UjUhs/" rel="nofollow"><em>Cardo in tempura</em></a>, quindi un <a href="https://www.instagram.com/p/DScgS_UjUhs/" rel="nofollow"><em>Risotto mascarpone e noci</em></a>.</p>

<p>Procediamo con ordine: prima il cardo che puliremo e sbollenteremo per 7 minuti per poi passarlo in una tempura di tre farine diverse, ceci, 00 e riso. Solo allora lo friggeremo in olio di girasole a 180&deg; per poi salarlo il giusto una volta pronto. In accompagnamento una maionese vegana di latte di mandorla e cipolle di Montoro sbianchite in aceto e vino bianco. Infine grani di senape e una spennellata di glassa.</p>

<p>[[ima3]]E ora il risotto, un Carnaroli che tosteremo 2 minuti in olio di semi per poi cuocerlo in acqua bollente per 13/14 minuti fino al momento della mantecatura con burro, parmigiano e mascarpone. Il tocco finale? Aceto e sciroppo d&rsquo;agave. A colorare il tutto, ghirigori di una glassa di sedano rapa, polvere di porro bruciato e noci tostate.</p>

<p>Siccome le note scarseggiano, a seguire le ricette vere e proprie partendo dal Panettone gastronomico: burro montato affumicato e caviale vegetale al carbone; zola, noci, polvere di porro e radicchio; salsa verde, olive in salamoia e tuorlo d&#39;uovo mimosa; salsa tartara e talli di zucchina sotto aceto.</p>

<p>Polvere di porro: forno a 130 gradi con ventola aperta fino alla colorazione bruna, poi in essiccative a 70&deg; fino a essiccatura. Una volta completamente disidratato, lo frulliamo al mixer e setacciamo per ottenere polvere sottile. Caviale veg con soia fatta da loro, carbone, aceto, sale e agave. Portare a 100 gradi questi ingredienti, li mescoliamo bene e poi li andiamo a sferificare meccanicamente facendo calare il composto</p>

<p>[[ima5]]in olio di semi a 3 gradi di temperatura. A contatto con l&#39;olio, il caviale gelifica formando delle piccole sfere.</p>

<p>Quindi il burro che affumicheremo tagliato a piccoli quadretti per ampliare la superficie di contatto con il fumo prodotto con legno di melo e paglia, facendo bruciare i due elementi e mettendoli in un contenitore ermetico dove grazie alla mancanza di ossigeno il fuoco si spegner&agrave; creando fumo. Una volta spento il fuoco, inseriremo il burro nel contenitore per affumicarlo. Le uova che cucineremo intere per 8 minuti, andando poi a separare tuorlo da albume, albume che utilizziamo per la salsa verde, mentre il rosso lo passeremo a setaccio a maglia sottile. Infine i talli, gli &quot;scarti&quot; della zucchina mettendoli in un equilibrio di aceto sale e zucchero per poterli consumare in inverno.</p>

<p>E adesso le note del cardo fritto a iniziare dalle cipolle: 100 g di aceto, 100 g di vino bianco, 50 di acqua, 30 agave, 5 sale e 3 foglie di alloro. Per le</p>

<p>[[ima4]]Cipolle di Montoro, due, tagliarle sottili per passarle rapidamente nel composto a ebollizione. Legare il composto in cui sono state sbianchite le cipolle con 30 g di maizena, raffreddare e metterle in un box per il servizio.</p>

<p>Per la tempura del cardo si parte da una base secca con 100 g di farina di ceci, 800 g di farina 00, 100 g di farina di riso, 3 g di sale e 3 g di zucchero, 10 g di pisto napoletano. Per ottenere la tempura: 100 g di mix base, 160 g di acqua e 1 g di lievito in polvere. Siamo ai cardi, tre, che sbollenteremo per 7 minuti dopo averli puliti bene in 5 l di acqua, 200 g di vino bianco, la scorza di 1 arancia, 1/2 testa d&#39; aglio, 10 giri di pepe e 2 g di sale. Quindi la Mayo vegan con 200 g di latte di mandorla, 35 g di composto della cipolla freddo, 7 g di sale e 300 g di olio di semi di girasole biologico. Una volta cotti per 7 minuti i cardi nel composto, passarli nella tempura e friggerli a 180&deg; per poi spennellarli con la glassa e servire con maionese, cipolle e un&#39;aggiunta di grani di senape.</p>

<p>[[ima6]]Note conclusive per il risotto iniziando da un fondo con 2 kg d sedano rapa, 2 carote, 1 cipolla, 1 radice di zenzero, 3 spicchi d&rsquo;aglio, 3 foglie di alloro e una marmitta di acqua. Per il risotto vero e proprio 550 g di riso carnaroli, 200 g di mascarpone, 50 g di parmigiano, 50 di burro, 20 di olio di semi di girasole bio, aceto, sciroppo di agave e sale qb. Per guarnire: la glassa ridotta di sedano rapa, 3 noci tostate e polvere di porro bruciato.</p>

<p>Procedimento: In una pentola con il fondo spesso, scaldate l&#39;olio di semi. Aggiungete il riso, un pizzico di sale e tostatelo per 2 minuti. Sfumatelo con il vino bianco. Bagnate il riso con 2 mestoli di acqua bollente e portatelo a cottura in circa 13-14 minuti, aggiungendo il resto dell&#39;acqua a mano a mano che si asciuga. Mantecate con mascarpone, aceto, sale, burro, parmigiano, sciroppo di agave e un goccio di olio di semi.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/altatto-ritratti.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41018/affari-di-gola-di-paolo-marchi/vegetariani-in-festa-a-natale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/40/affari-di-gola-di-paolo-marchi.html">40</category>			</item>			<item>				<title>Da Vittorio a St. Moritz con una marcia in più, tra ricette riscoperte e tanta golosità</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41022/carlo-mangio/da-vittorio-a-st-moritz-con-una-marcia-in-piu-tra-ricette-riscoperte-e-tanta-golosita.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Chi ha avuto la fortuna di frequentare il <a href="https://tschuggencollection.ch/en/hotel/carlton-hotel" rel="nofollow">Carlton St. Moritz</a> prima dei successivi lavori di restyling, sempre curati dall&rsquo;estroso architetto e designer ticinese <strong>Carlo Rampazzi</strong>, ce lo dice chiaramente: quanto a eleganza, ovvio che fosse gi&agrave; elegante. Ma di un&#39;opulenza un po&rsquo; retr&ograve; - con l&rsquo;impronta Belle &Eacute;poque (&egrave; sorto nel 1913) e l&rsquo;allure da classico grand hotel alpino, tutto legno e maestosit&agrave;, ampi saloni e scale monumentali - che lo rendeva quasi prigioniero del proprio passato. Glorioso e datato, potremmo dire, come una regina sempre affascinante per temperamento e portamento, ma dal look vagamente &acirc;g&eacute;. <strong>Rampazzi</strong> negli ultimi vent&rsquo;anni ha poco a poco non stravolto, semmai rivisto il tutto. Persona giusta nel posto giusto, <strong>Rampazzi</strong>:&nbsp;professionista dal registro brioso e variopinto, ha donato la sua verve alla struttura, che oggi si presenta come mix molto personale di classico e contemporaneo - lo &ldquo;<em>stile Rampazzi</em>&rdquo; viene definito neo-eclettico &ndash; con forte uso del colore e arredi d&rsquo;ispirazione storica reinterpretati in chiave moderna, tra pezzi unici, materiali preziosi e crossover di registri. Vi &egrave; anche un rimando, qua e l&agrave;, alla Russia, ma non tanto l&#39;attuale quanto quella zarista: gioco del designer, che ha voluto riprendere quella che &egrave; con ogni probabilit&agrave; solo una leggenda, ossia che il <em>Carlton</em> fosse stato concepito inizialmente per diventare residenza estiva dello zar <strong>Nicola II</strong>, che fin&igrave; per&ograve; fucilato al termine della Rivoluzione d&rsquo;Ottobre. Nessuna conferma e molte smentite: fatto sta che l&rsquo;aneddoto &egrave; divenuto tra i motivi ispiratori di <strong>Rampazzi</strong>, ad esempio nei decori, ispirati ai gioielli di <strong>Cartier</strong> e <strong>Faberg&eacute;</strong> cos&igrave; amati dai <strong>Romanov</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Come gi&agrave; accennato, tutto questo ampio lavoro di rilettura dell&rsquo;intero <em>Carlton</em> - oggi hotel di sole suite e junior suite, 60 in tutto da 120 che erano le camere, con l&rsquo;apoteosi della penthouse da 386 metri quadrati, sfizio inarrivabile per noi comuni mortali,&nbsp;&egrave; quotata 42mila euro a notte&nbsp;&ndash; &egrave; proceduto per fasi, dal 2006 a oggi. La novit&agrave; di questa stagione invernale &egrave; che ha finalmente (ri)toccato anche il gioiello nel gioiello: <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/35341/ristoranti/da-vittorio.html">Da Vittorio St. Moritz</a>, che &egrave; stato primo indirizzo della galassia <strong>Cerea</strong> a mettere il naso fuori&nbsp;dall&rsquo;Italia, era il&nbsp;2012. Dal 2020 si fregia del doppio macaron della Michelin. Non solo&nbsp;la sala &egrave; stata ridefinita esteticamente dal designer, che gioca su una nuova tavolozza cromatica di rosso e blu, avvolgente e sofisticata, con quattro sale silenziose dai tavoli distanziati, le tappezzerie damascate, i tessuti <em>Herm&egrave;s</em>; ma soprattutto, funzionalmente, sono stati ridisegnati gli spazi, e vien da chiedersi come lo chef <strong>Paolo Rota</strong> sia riuscito negli scorsi anni a far tanto bene in una cucina talmente angusta, pur garantendo sempre una quarantina abbondante di coperti ad alto grado di occupazione (ci vengono in mente pochi casi del passato, di minicucine in grandi ristoranti: il <em>D&rsquo;O</em> di <strong>Davide Oldani</strong>, il <em>Pagliaccio</em> di <strong>Anthony Genovese</strong> e <strong>L&rsquo;Imbuto</strong> di <strong>Cristiano Tomei</strong>, tutti per&ograve; da tempo adeguati alle nuove esigenze); ora &egrave; molto pi&ugrave; grande e ariosa senza aver dovuto peraltro sottrarre nulla alla sala, che a sua volta ha inglobato l&rsquo;area del bar anteriore.</p>

<p>[[ima4]]Insomma, una sistemazione molto pi&ugrave; razionale, per <strong>Rota</strong> e il suo team &egrave; una festa; i suoi piatti sono invece una festa per noi, o per meglio dire per le nostre papille: golosi e insieme raffinati, elaborati ma di godibilit&agrave; immediata, ovverosia in puro stile <em>Da Vittorio</em>, del quale riprendono rimandi significativi.</p>

<p>[[ima5]]Esempio ne &egrave; la <em>Coda di scampo &ldquo;alla Vittorio&rdquo;</em>, che potremmo definire meglio come &ldquo;Nuovo scampo alla Vittorio&rdquo; perch&eacute; si rif&agrave; a un superclassicissimo che risale addirittura a pap&agrave; <strong>Vittorio Cerea</strong>, i suoi scampi &ndash; grandi, croccanti &ndash; impanati alla milanese con aggiunta di succo di limone e una noce di burro, &laquo;<strong>Vittorio</strong> li serviva con carote fresche&raquo;, ricorda <strong>Rota</strong> che allaggerisce la panatura, solo su un lato, poi frigge per pochi secondi, aggiunge gel di carote, gel di limone, erbette, fiori eduli, tutto adagiato su un beurre blanc ai capperi. &Egrave; un po&rsquo; l&rsquo;operazione di <strong>Rampazzi</strong> portata al tavolo, ossia rendere contemporaneo con rimandi eclettici ma rispettando la filologia della ricetta/progetto (cos&rsquo;&egrave; uno chef, se non un architetto del gusto?): qui la dolcezza (scampo) su dolcezza (carota) viene soavemente contrastata dalle varie nuances aromatiche dell&rsquo;insieme. Il morso poi fa tutto: game set match.</p>

<p>[[ima6]]Prima ancora, in una coppa&nbsp;in cui affondare il cucchiaio per pescare come fosse un carotaggio, era stato eccellentissimo <em>Aragosta, sedano rapa e caviale</em>, bont&agrave; a strati (tartare di aragosta, spuma di sedano rapa, crema di limone, caviale e olio buono in abbondanza, ad accompagnare la tendenza citrica). Invece i <em>&ldquo;Ravioli della nonna&rdquo; con salsa d&rsquo;arrosto, tartufo bianco e parmigiano reggiano</em> riaprono i vecchi ricettari di casa <strong>Cerea</strong>, questa volta il rimando &egrave; a una preparazione di <strong>Agata Sofia</strong>, nonna di <strong>Vittorio</strong>, dunque un autentico piatto bergamasco di ravioli di carne &ldquo;alla primo Novecento&rdquo;, rimesso a nuovo per l&rsquo;occasione, cio&egrave; nobilitato dal fungo ipogeo, abbracciato all&rsquo;umami del cacio e in definitiva godibilissimo. Avrebbe fatto seguito il <em>Mou di merluzzo e cavolfiore</em>, ossia un filetto di merluzzo in oliocottura glassato con una salsa al miele, soia e pil pil di merluzzo, alla basca senza essere alla basca, che raggiunge densit&agrave; e richiami aromatici come fosse appunto un mou, poi il cavolfiore in varie consistenze (crudo, in crema, croccante, all&rsquo;agro, al burro, fermentato, con pesto di prezzemolo e radici di cavolfiore nonch&eacute; olio al cavolfiore): assaggio assolutamente elegante.</p>

<p>Passo indietro invece per il dessert, molto bello esteticamente ma disequilibrato all&rsquo;assaggio; ci si consola ampiamente coi cannoncini &ndash; <em>dove c&rsquo;&egrave; Cerea, c&rsquo;&egrave; cannoncino</em> &ndash; che abbiamo apprezzato qui alla fine del percorso, come sempre, ma persino al suo inizio, in forma di cannoncino salato &ndash; ma comunque caramellato - ripieno di crema di topinambur, tra gli amuse-bouche: dir&ograve; una bestemmia, a me piace persino pi&ugrave; dell&rsquo;originale. Ma son gusti.</p>

<p>A un certo punto &ndash; mentre arriva un fuori programma in realt&agrave; atteso da tutti, la iconico rito della preparazione degli imperdibili&nbsp;<em>Paccheri ai tre pomodori</em>, per noi un eterno e affettuoso ritorno, per l&#39;ospite straniero una roba da &quot;ohhhhh&quot; - salta fuori che il <em>Da Vittorio St. Moritz</em> &egrave; stato nominato &ldquo;miglior ristorante italiano della Svizzera&rdquo; dalla <em>Gault&amp;Millau</em>. Bella scoperta: ecco, no, non c&rsquo;era proprio bisogno che ce lo venissero a dire.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/da-vittorio-st-moritz-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/132/41022/carlo-mangio/da-vittorio-a-st-moritz-con-una-marcia-in-piu-tra-ricette-riscoperte-e-tanta-golosita.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/132/carlo-mangio.html">132</category>			</item>			<item>				<title>Dal Conciato Romano a Le Campestre, cucina autentica nell'Alto Casertano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40993/dallitalia/dal-conciato-romano-a-le-campestre-cucina-autentica-nellalto-casertano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://lecampestre.it/" rel="nofollow">Le Campestre</a> &egrave; un calderone di cose che fanno bene. Un racconto corale in cui convivono il territorio, i contadini e quei sapori autentici valorizzati con misura e intelligenza comunicativa da <strong>Manuel Lombardi</strong> con la sua famiglia. Andarli a trovare a Castel di Sasso, nell&#39;Alto Casertano, dovrebbe diventare un appuntamento fisso: un check-up necessario per liberarsi delle tossine accumulate e ritrovare una ristorazione che non si affanna a rincorrere il tempo. Chi li ama, lo ha capito bene: bisogna sintonizzarsi sul loro passo, accettarne il ritmo ed entrare, cos&igrave;, nel loro spazio.</p>

<p><strong>Manuel Lombardi</strong>, con garbo e competenza, prende posizione nel settore senza bisogno di proclami. Le mode le osserva passare e, nel frattempo, consegna un modello concreto e replicabile di ristorazione rurale, fondato sulla coerenza e su una profonda idea di verit&agrave;. &Egrave; lui a tenere il filo di questa trama silenziosa. Frontman senza clamore, <strong>Manuel</strong> pratica l&#39;ascolto prima della parola. Restituisce voce a contadini, artigiani e piccoli produttori, senza mai raccontarli dall&#39;alto. I protagonisti restano i gesti, la terra, le mani, i prodotti. Il suo lavoro &egrave; una traduzione onesta e comprensibile. Mai semplificata e nemmeno spettacolarizzata, piuttosto &egrave; una ricetta bilanciata e perfetta.<br />
[[ima2]]<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>La famiglia Lombardi, restare come scelta</strong></h3>

<p>Negli anni &#39;70 la famiglia <strong>Lombardi</strong> si trasferisce nel Nord Europa, nel tentativo di cercar fortuna e d&#39;inseguire un&#39;idea di vita pi&ugrave; comoda. Non bastava. Tornano a casa e decidono di tenere aperto il cancello, insieme alle loro abitudini. A tavola arriva quel che c&#39;&egrave;: di giornata, di stagione, coltivato da <strong>Franco</strong> e cucinato da <strong>Eulalia</strong>, padre e moglie di <strong>Manuel</strong>. Non ci sono bibite gassate, drink improvvisati, n&eacute; men&ugrave; per i bambini. In sala si muove <strong>Liliana</strong>, padrona di casa, che ha cresciuto i suoi figli, <strong>Manuel</strong> compreso, nella genuinit&agrave;: visto il risultato, somministra la stessa cura a tutti, che siano grandi o piccini.</p>

<p>[[ima3]][[ima4]]Non &egrave; rigidit&agrave;, &egrave; una normalit&agrave; antica che qui continua a funzionare. Alle ore 13.30 in punto suona la campana. &Egrave; un gesto antico, concreto, che non ammette eccezioni. Tutti a tavola, insieme, come a casa. Seduti ad osservare, ci si accorge subito della novit&agrave;: l&#39;assenza totale di ansia da performance. Si mangia bene, certo, ma soprattutto si mangia vero, senza attraversare quella retorica dell&#39;eccellenza che spesso svuota di senso anche i piatti migliori.</p>

<p>&nbsp;</p>

<h3><strong>Il Conciato Romano: identit&agrave; del territorio</strong></h3>

<p>[[ima5]]Emblema di questo modo di vivere e di pensare &egrave; il <em>Conciato Romano</em>, antichissimo formaggio prodotto alle <em>Campestre</em> con rigore e pazienza. Un pecorino che non vuol essere trofeo, n&eacute; qualcuno sente il bisogno di rivendicarlo come unicit&agrave; assoluta. &Egrave; semplicemente ci&ograve; che &egrave; sempre stato: un prodotto identitario, deciso, non accomodante. Richiede rispetto e attenzione, come il territorio da cui nasce. Il <em>Conciato Romano</em> porta con s&eacute; una storia millenaria di necessit&agrave;, conservazione e ingegno contadino. Mangiarlo alle <em>Campestre</em> significa ascoltare quel racconto senza filtri, entrare in contatto con una tradizione che resiste al tempo e che continua a parlare attraverso il gusto diretto dei suoi sapori.<br />
<br />
&nbsp;</p>

<h3><strong>I nostri assaggi tra gusto e condivisione</strong></h3>

<p>[[ima6]]Alle <em>Campestre</em>, il pasto inizia con pani assortiti preparati in casa, che profumano di buono e di forno a legna, accompagnati da piccole prelibatezze disposte al centro del tavolo: <em>Frittatina di ricotta e verdura di stagione</em>, <em>Olive caiazzane</em>, <em>Verza rossa sott&#39;aceto</em>, <em>Minestra di ceci e castagne</em>, <em>Primo sale con pomodorini</em>, <em>Affettati di suino di razza casertana</em>, salsiccia e pancetta. L&#39;invito &egrave; esplicito: condividere, assaggiare, conversare.</p>

<p>[[ima7]]Seguono due primi piatti. <em>Cavatelli della nonna Maddalena</em>, pasta fatta in casa con il grano Autonomia, un&#39;antica variet&agrave; di grano tenero tradizionale, oggi riscoperta da alcuni produttori dell&#39;Alto Casertano che puntano alla biodiversit&agrave; e alla qualit&agrave; organolettica delle farine, nonch&eacute; ad un profilo aromatico ricco, molto diverso da quello dei moderni grani da industria. La scelta di utilizzare grano Autonomia &egrave; una dichiarazione di identit&agrave; territoriale. Il grano qui non &egrave; un ingrediente generico, ma un elemento che collega la pasta alla terra da cui proviene, restituendo al palato l&#39;eco di metodi di coltivazione responsabile, di mani contadine e di una memoria gastronomica che attraversa le stagioni senza per questo scadere nella nostalgia da storytelling.</p>

<p>[[ima8]]I cavatelli sono conditi con vellutata di zucca lunga napoletana, timo e <em>Conciato Romano</em> stagionato in anfora per sei mesi. Subito dopo arrivano le <em>Pantacce autunnali</em>, pasta larga con bordi ondulati, condita con salsiccia di maiale paesano e funghi. Per chi desidera un secondo assaggio, le pirofile vengono portate tra i tavoli per un goloso ed appagante ripasso. Si prosegue con <em>Stracotto di suino al mosto cotto di vino Casavecchia</em>, vitigno autoctono dell&#39;Alto Casertano, accompagnato da crema di patate del monte Maiulo.</p>

<p>[[ima9]]E lentamente giungiamo alla degustazione del <em>Conciato Romano</em>, gi&agrave; apparso in qualche preparazione, ora al centro dell&#39;attenzione, servito con frutta di stagione o confettura. Il pasto si chiude in dolcezza con una torta di mele casalinga, semplice e deliziosa. Il men&ugrave;, al costo di 45 euro, comprende acqua, il <em>Succo d&#39;uva di Franco</em>, vino prodotto con uve Pallagrello e Casavecchia (annata 2024), liquore della casa e caff&egrave;.</p>

<p>[[ima10]][[ima11]]A Castel di Sasso, alle <em>Campestre</em>, &egrave; la misura del territorio a dettare il tempo, insieme alla voce dei contadini, alla pazienza dei formaggi, alle cotture lente. E si va via con una forte sensazione di verit&agrave;, di scelta consapevole. Il che dovrebbe rappresentare una lezione semplice, purtroppo sempre pi&ugrave; difficile da trovare. Ma che ci ricorda, ancora e ancora, come la ristorazione possa e dovrebbe essere cura, memoria e presenza.<br />
&nbsp;</p>

<p><a href="https://lecampestre.it/" rel="nofollow">Agriturismo Le Campestre</a><br />
Via Strangolagalli&nbsp;3 - Castel di Sasso (Caserta)<br />
tel. +39 0823 878277 o +39 334 0580014<br />
<a href="https://lecampestre.it/" rel="nofollow">lecampestre.it</a><br />
Aperto sabato e domenica a pranzo, consigliatissima la prenotazione<br />
Menu&nbsp;fisso 45 euro (acqua e vino incluso)</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/166242036-4147765575235724-5185476496735691362-n.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40993/dallitalia/dal-conciato-romano-a-le-campestre-cucina-autentica-nellalto-casertano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Un'Albese (quasi del tutto) vegetale, nella visione di Michelangelo Mammoliti</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40995/ricette-dautore/unalbese-quasi-del-tutto-vegetale-nella-visione-di-michelangelo-mammoliti.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>[[ima2]]</p>

<p>A <a href="https://www.ilboscaretoresort.it/la-rei-natura/" rel="nofollow" target="_blank">La Rei Natura</a>, ristorante&nbsp;3 Stelle Michelin all&rsquo;interno de <em>Il Boscareto Resort &amp; SPA</em>, a Serralunga d&rsquo;Alba (Cuneo),&nbsp;lo chef <strong>Michelangelo Mammoliti </strong>ha reinterpretato l&rsquo;Albese, ricetta tradizionale piemontese a base di carne cruda. Nella sua personale interpretazione, quasi del tutto vegetale, la carne viene sostituita con peperone di Capriglio, condito con noci e acciughe.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>ALBESE:&nbsp;PEPERONE DI CAPRIGLIO, CONDIMENTO ALLE NOCI E SALSA ARGANIER</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti<br />
Per il peperone</em><br />
1 peperone di Capriglio<br />
1 lamella d&rsquo;aglio<br />
timo, basilico, maggiorana, olio evo, zucchero a velo, sale q.b.</p>

<p><em>Per il pralinato di noci</em><br />
200 g di noci<br />
5 g olio di noci<br />
sale</p>

<p><em>Per la salsa di noci</em><br />
50 g di noci<br />
1 spicchio d&#39;aglio sbianchito 3 volte<br />
100 g d&#39;acqua<br />
5 g olio di noci<br />
5 g sciroppo zucchero 1:1<br />
sale</p>

<p><em>Per l&#39;anchoyade</em><br />
100 g acciughe<br />
20 g olio extravergine<br />
250 g olio di semi<br />
2 spicchi d&rsquo;aglio di Caraglio<br />
15 g olive taggiasche Terre Bormane<br />
200 g acqua fredda</p>

<p><em>Per la vinaigrette con aceto di Jerez</em><br />
50 g aceto di Jerez<br />
100 g olio delle acciughe sott&rsquo;olio</p>

<p><em>Per il pesto di noci</em><br />
1 spicchio d&rsquo;aglio senza anima<br />
1 acciuga sott&rsquo;olio<br />
20 g di noci fresche pelate<br />
5 g succo di limone<br />
10 g olio di noci<br />
pepe q.b.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il peperone</em><br />
Bruciare il peperone con il cannello. Eliminare la buccia&nbsp;grattandola con un coltellino ed eliminare la parte superiore con il picciolo. Pulire l&rsquo;interno eliminando i semi. Mettere in una calotte e condire con le erbe, il sale e l&rsquo;olio. Disporre su una teglia con carta forno, avendo cura di mettere le erbe e l&rsquo;aglio all&rsquo;interno del peperone. Cospargere con una spolverata di zucchero a velo e infornare a 90&deg;C per 40 minuti. A met&agrave; cottura, schiacciare leggermente il peperone per appiattirli un po&rsquo;. Togliere dal forno e lasciar raffreddare. Eliminare le erbe e l&rsquo;aglio dal peperone e conservare in un contenitore.</p>

<p><em>Per il pralinato di noci</em><br />
Tostare le noci in forno a 160&deg;C per 5 minuti. Far raffreddare e frullare al Thermomix 60&deg;C con il resto degli ingredienti. Setacciare con un&rsquo;etamina e conservare in pipetta.</p>

<p><em>Per la salsa di noci</em><br />
Frullare tutti gli ingredienti per 10 minuti con il Thermomix&nbsp;per ottenere una salsa liscia e omogenea. Filtrare allo <em>chinois &eacute;tamine</em>.</p>

<p><em>Per l&#39;anchoyade</em><br />
Pulire e sbucciare l&rsquo;aglio di Caraglio. Privare lo spicchio d&rsquo;aglio del germe. Sbianchire l&rsquo;aglio per tre volte partendo da freddo. Mettere all&rsquo;interno di un robot Coupe l&rsquo;aglio e le acciughe sott&rsquo;olio. Frullare ed emulsionare con i due olii e l&rsquo;acqua fredda. Aggiungere le olive e terminare l&rsquo;emulsione correggendola con dell&rsquo;aceto e dell&rsquo;acqua per la consistenza. Conservare&nbsp;in frigorifero a 4&deg;C.</p>

<p><em>Per la vinaigrette con aceto di Jerez</em><br />
Emulsionare con la frusta. Conservare in una pipetta.</p>

<p><em>Per il pesto di noci</em><br />
Tagliare l&rsquo;aglio e pestarlo nel suribachi. Aggiungere le acciughe e formare una pasta. Aggiungere le noci e continuare a pestare. Alla fine, aggiungere l&rsquo;olio, il succo di limone, il pepe e regolare di sale. Conservare in un contenitore.</p>

<p><em>Per la finitura</em><br />
Nel girello, mettere al centro una quenelle di pesto di noci. Mettere il peperone su una placchetta con griglia e dressare l&rsquo;<em>anchoyade</em> a strisce sopra. Fare la stessa cosa con il pralinato di noci senza coprire completamente il peperone. Appoggiare il peperone condito sul pesto. Aggiungere delle punte di dragoncello e huacatay. Aggiungere qualche goccia di vinaigrette intorno al peperone e intiepidire la salsa. Servire la salsa a parte tranciata con della vinaigrette.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2025-12-17-alle-110037.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/40995/ricette-dautore/unalbese-quasi-del-tutto-vegetale-nella-visione-di-michelangelo-mammoliti.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>La steakhouse che ha risvegliato l'amore per la carne alla brace, anche a Palermo</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40762/dallitalia/la-steakhouse-che-ha-risvegliato-lamore-per-la-carne-alla-brace-anche-a-palermo.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Il 13 dicembre, festa di Santa Lucia, il <a href="https://www.instagram.com/mezzenapalermo/" rel="nofollow">Mezzena</a>&nbsp;ha compiuto un anno. In poco pi&ugrave; di 12 mesi il ristorante ha percorso molta strada, dirottando verso la carne alla brace i palati di una citt&agrave; avvezza al pesce come Palermo e aggiudicandosi il <em>People&#39;s Choice Award</em> per il Sud e le Isole al <a href="https://www.theforkrestaurantsawards.it/" rel="nofollow">The Fork Awards con Mastercard 2025</a>, dopo essere stato proposto da <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/16356/chef-e-protagonisti/tony.html">Tony Lo Coco</a>, chef e patron del ristorante <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/62/14891/ristoranti/i-pupi.html">I Pupi</a>&nbsp;di Bagheria. Un successo che conferma quanto il <em>Borgia Group</em> dei fratelli <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/6/28861/chef-e-protagonisti/vittorio-e-saverio.html">Vittorio e Saverio Borgia</a> non sbagli un colpo: un bilancio intorno ai 12 milioni di euro, 215 dipendenti, 16 locali tra diretti e in partnership, 13 anni di attivit&agrave; tra Milano e Palermo sempre improntata a un rigore assoluto nella scelta di prodotti di altissima qualit&agrave; e all&#39;ubicazione delle proprie strutture in luoghi centrali. &Egrave;&nbsp;cos&igrave; anche per il <em>Mezzena</em> che si trova all&#39;interno di Palazzo Savona, edificio storico del XIX secolo con uno dei pochi giardini privati palermitani, a due passi da Via Libert&agrave; e dal Teatro Politeama. &laquo;Con questo spazio &ndash; spiega il proprietario <strong>Saverio Borgia </strong>- abbiamo voluto rispondere a una mancanza nella ristorazione palermitana, portando un&rsquo;offerta di carne di alta qualit&agrave; cotta in modo semplice e rispettoso. Ho da sempre una grande passione per il mondo della carne, tanto da proporla gi&agrave; a <em>Stazione Lago</em>, a Piana degli Albanesi. Il nostro obiettivo &egrave; far conoscere il prodotto nel suo miglior aspetto, valorizzando il periodo di frollatura e il riposo necessari per esaltarne morbidezza e sapore&raquo;.[[ima2]]</p>

<p>Gi&agrave; il nome scelto per il locale - che indica ciascuna delle due parti in cui viene tagliato, longitudinalmente, un animale macellato &ndash; indica chiaramente cosa aspettarci dal <em>Mezzena,</em> guidato dallo chef <strong>Davide Autovino</strong>, classe 1989, orgoglioso di aver svegliato nuove visioni ed abitudini gastronomiche in citt&agrave;: lui quel mondo non si limita a raccontartelo ma ti accompagna a vederlo. Ci sono le vetrine con i vari tagli esaltati dalla marezzatura che &egrave; la distribuzione di sottili venature di grasso intramuscolare nella carne, che durante la cottura si sciolgono rendendo la carne pi&ugrave; saporita. Il banco di lavoro &egrave; a vista, senza trucchi e senza inganni, cos&igrave; come il Josper, il forno a brace spagnolo capace di sigillare i succhi della carne, creare una crosta croccante all&#39;esterno e molto morbida all&rsquo;interno. A differenza delle griglie tradizionali, che disperdono calore e asciugano gli alimenti, il Josper mantiene un ambiente controllato che riduce i tempi di cottura, esaltando la naturale intensit&agrave; aromatica, con il carbone vegetale che dona un profumo affumicato autentico e inconfondibile. &laquo;Il risultato? Una carne pi&ugrave; tenera e gustosa - spiega <strong>Autovino </strong>-&nbsp;Durante il servizio cuciniamo a 350-400 gradi fissi e all&#39;interno del Josper rifiniamo anche la nostra tagliatella al rag&ugrave; alla bolognese per farle prendere quella crosticina che ricorda la parte pi&ugrave; buona della lasagna al forno. E&#39; una tecnica gi&agrave; utilizzata nelle cucine stellate, noi non ci sentiamo tali ma studiamo per dare incisivit&agrave; al sapore&raquo;.</p>

<p>Il trofeo vinto lo scorso 30 ottobre svetta di fronte al banco di lavoro: &laquo;&Egrave;&nbsp;la conferma &ndash; spiega <strong>Davide</strong> &ndash; che il lavoro fatto bene e con tanti sacrifici premia sempre. Il riconoscimento &egrave; della squadra: siamo colleghi e collaboratori in corsa per lo stesso obiettivo. Abbiamo fatto un grande lavoro sulle carni tradizionali ma anche sul quinto quarto, ovvero le parti meno nobili e spesso snobbate nei menu: le abbiamo valorizzate riprendendole dallo street food palermitano e riproponendole in chiave moderna. Cos&igrave;, succede, per esempio, per il diaframma e la lingua di vitello&raquo;.[[ima3]]</p>

<p>Per il cliente sedersi al <em>Mezzena</em> &egrave; pi&ugrave; di un pranzo o di una cena, &egrave; un&#39;esperienza sensoriale, un viaggio che parte sempre da chi si &egrave; e dove si vuole andare. &laquo;L&#39;approccio con l&#39;ospite &ndash; sottolinea <strong>Autovino</strong> &ndash; &egrave; di conoscenza. Non ci limitiamo a prendere le loro ordinazioni, tutte le nostre carni sono buone ma vogliamo riuscire a&nbsp;identificare quella pi&ugrave; adatta al loro palato e gusti. Diventiamo un po&#39; psicologi. Chiediamo la tipologia di cottura preferita e&nbsp;ci&ograve; che &egrave; abituato a mangiare e poi lo guidiamo in una sorta di giro del mondo. Non abbiamo solo tagli italiani ma europei ed internazionali, tutti provenienti da allevamenti che conosciamo personalmente e monitoriamo costantemente. Di qualsiasi pezzo di carne so la provenienza, che vita ha fatto, quanti giorni di frollatura necessita. Per esempio in carta abbiamo la <em>Vacca irlandese al whisky</em> nutrita con mangime che ha anche gli scarti di un distillato importante. Abbiamo la <em>Sashi Choco Finlandia</em>, carne dal colore scuro e dal grasso dorato proveniente da animali che nell&#39;ultimo mese di vita sono nutriti con fave di cacao, il cui profumo si sprigiona in fase di cottura&raquo;.[[ima4]]</p>

<p><strong>Davide</strong> ha tanta passione, un&#39;immensa voglia di crescere e sperimentare, un amore infinito per la Sicilia. &laquo;Potevo essere a Miami o nel Qatar &ndash; mi confida &ndash; se avessi accettato proposte stratosferiche, ma poi mi sarebbe stato troppo difficile restare attaccato alle mie radici, tornare alla mia terra. Questo &egrave; un mestiere che non puoi fare per abbuffarti di soldi e neppure per arrivare a fine mese con uno stipendio. Questo lavoro lo fai per passione, altrimenti duri pochissimo. Sin dall&#39;inizio sai per certo che non esistono Natale, Capodanno, i tuoi compleanni... Spesso &egrave; difficile anche prendere le misure alla famiglia, i miei bimbi di 10 e 7 anni inizio a godermeli adesso&raquo;. Quando chiedo a <strong>Davide</strong> di raccontarmi un po&#39; di lui, con sincerit&agrave; disarmante mi spiega: &laquo;Fatico sempre a lasciare tracce di me, preferisco essere pi&ugrave; che apparire. Anche sul palco della premiazione dei <em>TheFork Awards con Mastercard</em> con <strong>Gerry Scotti </strong>&egrave; stata dura (ride, <em>ndr</em>)&raquo;. E racconta: &laquo;Ho frequentato l&#39;istituto alberghiero a Palermo e ringrazio i miei genitori per avermi spinto in quella direzione. Pap&agrave; da sempre &egrave; ceramista a Monreale, ha un&#39;arte tra le mani e quella vena creativa l&#39;ha trasmessa a me in cucina. Un ragazzino di 14 anni non ha ancora le idee chiare, mamma e pap&agrave; avevano invece capito che il mio stare in cucina con nonna <strong>Gaetana </strong>andava assecondato con una scuola. Ricordo i pranzi infiniti della domenica, si cucinava di tutto, ci si sedeva a tavola alle ore 13 e ci alzava alle 21. E poi ho nitida l&#39;abilit&agrave; di nonna e mamma ad improvvisare: tornavo da scuola, aprivano il frigo e in base a quello che c&#39;era lo trasformavano in pranzo. La specialit&agrave; di nonna era sempre e comunque la pasta al forno e il ricordo di quando con il cucchiaio raschiavo la parte brucicchiata nella teglia mi &egrave; rimasto cos&igrave; vivo che ho voluto replicarlo con la mia pasta nel forno Josper. La cucina pi&ugrave; autentica &egrave; quella che risveglia un&#39;emozione e ti riporta indietro nel tempo&raquo;.[[ima5]]</p>

<p><strong>Autovino</strong> non ha mai preso scorciatoie: &laquo;Sono uno dei pochi palermitani che parla il russo -&nbsp;mi confida sorridendo -&nbsp;Conclusa la scuola alberghiera sono partito per Mosca per lavorare dallo chef bistellato <strong>Nino Graziano</strong>. L&igrave; &egrave; stato come fare il militare: ci sono stato un anno e 8 mesi, avevo 19 anni, masticavo un inglese scolastico e, a parte tre coetanei di Napoli, Milano e Firenze, ero circondato da russi. Non &egrave; stata una passeggiata per un ragazzino, quell&#39;esperienza mi ha fatto crescere professionalmente e umanamente. Non avevo mamma e pap&agrave; accanto, ho imparato a gestirmi i soldi, a lavare, a stirare, a sbrigarmela negli intoppi della quotidianit&agrave;. Al rientro ho lavorato a <em>Villa Igiea</em> e in altri ristoranti palermitani, poi mi sono rimesso in viaggio. Destinazione Manchester, al ristorante <em>San Carlo</em>, un colosso da 600 coperti. Con quei numeri non sei lo chef, non sei il capo partita e la <em>carbonara</em> &egrave; con molta panna ma a livello organizzativo non puoi permetterti di dimenticare qualcosa, occorre un planning meticoloso, tutto &egrave; computerizzato e impari l&#39;importanza di fare report e calcoli precisi riguardo al food cost. Se oggi non hai l&#39;esatta quantificazione di un piatto, si rischia di andare in perdita&raquo;.[[ima6]]</p>

<p>Lo chef spiega come oggi la cucina sia &laquo;arrivata&nbsp;alla destrutturazione dell&#39;alimento stesso, alla trasformazione molecolare del prodotto. Per&ograve; poi, la verit&agrave;, &egrave; che non smettiamo di ricercare le ricette della nonna: il prodotto meno &egrave; cucinato, meglio &egrave;. Che poi &egrave; la filosofia del <em>Mezzena</em> grazie al forno Josper&raquo;. Il locale in meno di un anno ha gi&agrave; fidelizzato la sua clientela che &laquo;qui - rimarca <strong>Davide</strong> &ndash; torna anche pi&ugrave; volte alla settimana per l&#39;ampia proposta. Non &egrave; obbligatorio mangiare sempre la lombata, la costata o la fiorentina (che tra l&#39;altro vanno dal chilo in su, ndr) , ma si pu&ugrave; optare per l&#39;abbondante <em>antipasto conviviale</em> messo a centro tavola con salsicce di varie tipologie, lo scottadito di agnello irlandese, l&#39;involtino alla palermitana, arrosticini di pecora abruzzese, il diaframma, il prosciutto patanegra di nostra produzione, ma si pu&ograve; scegliere anche tra tartare, carpaccio affumicato, polpette della nonna al sugo, caramelle di pancia di maiale cotte per 22 ore a 72 gradi. Non mancano neppure diverse tipologie di burger, il galletto al carbone, il filetto di manzo alla Wellington, lo stinco di maiale alla birra, il brasato che trattiamo con le tecniche a bassa temperatura. Il men&ugrave; &egrave; stagionale, lo cambiamo 4 volte all&#39;anno. Siamo siciliani circondati dal mare ma sono riuscito ad esprimermi nella carne come facevo con il pesce&raquo;. Gi&agrave;, ma come la mettiamo con i vegetariani? <strong>Davide</strong> sorride e spiega: &laquo;Pu&ograve; sembrare assurdo, ma anche i vegetariani si sentono a casa nella nostra steakhouse. Abbiamo paste all&#39;antica come aglio, olio e peperoncino e una grande variet&agrave; di verdure. Dalla pannocchia alla griglia, alle verdure di stagione ripassate in padella con aglio e peperoncino, alle patate cotte nella cenere, al radicchio al josper, al carciofo o alle melanzana alla brace... Nessuno resta a digiuno&raquo;.[[ima7]]</p>

<p>Molto attenta anche la carta dei vini perch&eacute; &laquo;ogni pezzo di carne ha il suo gusto &ndash; spiega lo chef &ndash; e abbinarla all&#39;etichetta giusta &egrave; importante. Per questo organizziamo serate di degustazione in abbinamento a cantine. Non smettiamo mai di studiare, la cucina non &egrave; una catena di montaggio, cambia tutto velocemente, devi stare al passo con le nuove tecniche di cottura e di salvaguardia degli alimenti&raquo;. Anche per tutto ci&ograve;, <strong>Autovino</strong> una volta di pi&ugrave; sottolinea l&#39;importanza di essere squadra: &laquo;Ogni componente della brigata &egrave; parte del motore che ci spinge lontano. Ad iniziare dal lavapiatti: senza un piatto o un coltello pulito non posso impiattare. Quando nel team subentra un problema&nbsp;bisogna affrontarlo e risolverlo nell&#39;immediato, affidandoci alla &quot;tecnica del sandwich&quot; che&nbsp;consiste nel racchiudere un commento critico (la &quot;farcitura&quot;, ndr) tra due positivi (il &quot;pane&quot;,&nbsp;ndr), criticando il comportamento e mai l&#39;individuo. Ha funzionato con me, funziona con tutti, In oltre un anno di percorso personale ho imparato a controllare la rabbia, ad attenzionarmi ai colleghi, alle tecniche di vendita, alla leadership, al controllo gestionale&raquo;.[[ima8]]</p>

<p>Ma dove vuole arrivare <strong>Davide</strong>? &laquo;Non mi pongo limiti, &egrave; la cucina stessa ad insegnarmelo. Senza obiettivi, fatichiamo a trovare la nostra direzione e rischiamo di deragliare. Alzo l&#39;asticella di tappa in tappa, il sogno finale &egrave; avere un ristorante mio nella mia Palermo. Sarebbe la chiusura del cerchio per quel ragazzino partito ricolmo di speranze verso Mosca e una gioia infinita per i miei che per primi hanno creduto in me. A casa continuo a cucinare per loro e per la mia famiglia: una pasta al pomodoro, alla Norma o alla ricotta. Tra i fornelli la semplicit&agrave; vince sempre&raquo;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/davide.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40762/dallitalia/la-steakhouse-che-ha-risvegliato-lamore-per-la-carne-alla-brace-anche-a-palermo.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>A Verona il re delle feste è il pandoro: ecco la versione salata by Giacomo Sacchetto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41010/ricette-dautore/a-verona-il-re-delle-feste-e-il-pandoro-ecco-la-versione-salata-by-giacomo-sacchetto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><em>Scampi e pandoro</em> &egrave; un piatto realizzato da <strong>Giacomo Sacchetto</strong>, chef<strong>&nbsp;</strong>del ristorante <a href="https://irisristorante.it/" rel="nofollow" target="_blank">Iris a Palazzo Soave</a>,&nbsp;a Verona.</p>

<p>[[ima4]]Lo chef, in passato, ha realizzato una prima versione di questa ricetta per il pranzo di Natale in&nbsp;famiglia ricevendo l&rsquo;apprezzamento dei suoi parenti.</p>

<p>[[ima3]]Ci&ograve; lo ha spinto a studiarne un adattamento pi&ugrave; elaborato da proporre al ristorante. Lo chef <strong>Sacchetto</strong> ha utilizzato uno dei simboli del Natale veronese, il pandoro, abbinato agli scampi dell&rsquo;Adriatico, mare per il quale nutre un profondo rispetto tanto da avergli dedicato <em>Adriatico e dintorni</em>, uno dei menu degustazione del ristorante <em>Iris</em>.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>SCAMPI E PANDORO</strong><br />
<em>Ricetta per 4 persone</em></p>

<p><em>Ingredienti<br />
Per il pandoro farcito</em><br />
120 g battuto&nbsp;di scampi<br />
120 g pandoro<br />
Sale, pepe, scorza di limone q.b.<br />
<br />
<em>Per l&#39;insalata</em><br />
100 g cipolla rossa<br />
30 g zucchero<br />
30 g aceto<br />
4 foglie di scarola<br />
4 scampi<br />
Sale, pepe q.b.</p>

<p><em>Per la spuma olandese</em><br />
250 g burro chiarificato<br />
120 g tuorlo d&rsquo;uovo<br />
70 g acqua<br />
30 g panna<br />
30 g riduzione di aceto di champagne<br />
1 rametto di dragoncello<br />
Sale, pepe q.b.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p><strong>PROCEDIMENTO</strong><br />
<em>Per il pandoro farcito</em><br />
Pulire e tritare gli scampi prima di condirli con il sale, il pepe e la scorza di limone. A parte, tagliare il pandoro della dimensione di 5x5 cm, con un&rsquo;altezza di 0,5 cm. Farcire le fette ottenute con il battuto&nbsp;di scampi precedentemente realizzato.</p>

<p><em>Per l&#39;insalata</em><br />
In una pentola far caramellare lo zucchero e poi aggiungere la cipolla rossa precedentemente tritata. Bagnare con l&rsquo;aceto prima di interrompere la cottura della cipolla al fine di mantenerla croccante. Condirla con sale e pepe. Tagliare le foglie di scarola in quadrati di 3x3 cm e scottarli in padella a fiamma viva. Pulire gli scampi e scottarli da un solo lato a fiamma vivace prima di tagliarli a cubi.</p>

<p><em>Per la spuma olandese</em><br />
Unire in una pentola il tuorlo d&rsquo;uovo, la panna, la riduzione di aceto di champagne, l&rsquo;acqua e il dragoncello. Riscaldare fino a 70&deg;C prima di aggiungere il burro chiarificato, il sale e il pepe. Travasare il composto in un sifone caricato con una carica e lasciare riposare.</p>

<p><em>Per la finitura</em><br />
In una padella antiaderente scottare il pandoro farcito con un filo di olio evo fino a ottenere una buona caramellizzazione. Impiattarlo guarnendolo con dei germogli. In un secondo piatto comporre l&rsquo;insalata di scarola, cipolla rossa e scampi condendola con sale, olio evo e aceto. Terminare con la spuma olandese.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/screenshot-2025-12-18-alle-173311.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/167/41010/ricette-dautore/a-verona-il-re-delle-feste-e-il-pandoro-ecco-la-versione-salata-by-giacomo-sacchetto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/167/ricette-dautore.html">167</category>			</item>			<item>				<title>La filosofia di Mattia Vezzola: «Il vino, se non è cultura, è perdente»</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41019/in-cantina/la-filosofia-di-mattia-vezzola-il-vino-se-non-e-cultura-e-perdente.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Una chiacchierata con <strong>Mattia Vezzola</strong>, di sicuro, porta sempre a riflessioni. Non solo sul mondo del vino, ma in generale sulla vita, sul futuro, sulle aspettative. Si parte da casa, in questo caso dalla sua cantina, la <a href="https://costaripa.it/" rel="nofollow">Costaripa</a> di Moniga del Garda, per fare un giro del mondo virtuale.</p>

<p><strong>Mattia Vezzola</strong> non ha bisogno di molte presentazioni: enologo pluripremiato, portabandiera del <em>Ros&eacute;</em> in Valtenesi, ma anche tra i massimi esperti di spumantizzazione, sia alla <em>Costaripa</em>, sia per quarant&rsquo;anni alla <a href="https://www.bellavistawine.it/" rel="nofollow">Bellavista</a> in Franciacorta.</p>

<p>[[ima2]]Ma partiamo proprio da casa sua, dalla sua cantina, dove cade l&rsquo;occhio su un premio dove viene definito <em>&ldquo;Autorevole figlio della Valtenesi&rdquo;</em>. &laquo;Il territorio per me &egrave; fondamentale &ndash; racconta <strong>Vezzola</strong> &ndash; La vocazionalit&agrave; di un territorio sta nel fatto che in quel posto, 9 anni su 10, il Padre Eterno ti d&agrave; la possibilit&agrave; di fare, o di esprimerti, ai massimi livelli della qualit&agrave;&raquo;.</p>

<p>Il terroir per&ograve; non basta: &laquo;Il pilastro su cui si appoggia qualsiasi tipo di ragionamento &egrave; l&#39;uomo. Se no, cosa siamo venuti al mondo a fare? Noi siamo venuti al mondo per essere in complementariet&agrave; con la natura e un po&rsquo; gestirla. Pensiamoci: la vigna &egrave; una liana che, se fosse abbandonata, non farebbe l&#39;uva. &Egrave; l&#39;uomo che, attraverso la potatura, costringe la pianta a fare uva&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Per <strong>Vezzola</strong>, per&ograve;, i due fattori, cio&egrave; territorio e uomo, devono andare a pari passo. &laquo;Ogni uomo che nasce in un determinato territorio &ndash; spiega <strong>Vezzola</strong> &ndash; avrebbe il dovere, e anche il piacere, di rappresentare con il massimo dell&#39;espressione quel luogo. Se uno nasce a Castelfranco Veneto, pu&ograve; fare la sbrisolona o il radicchio, uno che nasce a Vignola pu&ograve; fare la migliore ciliegia del mondo, uno che nasce a Barolo lo sappiamo... Uno che nasce in Valtenesi pu&ograve; fare il Ros&eacute;, che &egrave; una traccia straordinaria lasciata da chi nel 1896 ha avuto questa intuizione&raquo;. Il riferimento storico &egrave; al <strong>Senatore Pompeo Gherardo Molmenti</strong> che cre&ograve; il <em>Chiaretto di Moniga</em>, primo <em>Ros&eacute;</em> da viticoltura dedicata. &nbsp;</p>

<p>&laquo;L&#39;intuizione, come diceva <strong>Albert Einstein</strong>, &egrave; un dono sacro, non la puoi comprare da nessuna parte &ndash; sottolinea ancora <strong>Vezzola</strong> &ndash; All&#39;intuizione poi si aggiunge la cultura, lo studio, la preparazione. Diceva anche che la gestione dell&#39;intuizione &egrave; un fedele servo. Ma nella societ&agrave; di oggi abbiamo dato pi&ugrave; valore al servo che al talento. Cio&egrave; abbiamo dato pi&ugrave; valore al tabulato, al fatturato, al marketing, alla comunicazione, alla produzione, alla finanza. A fare il vino per il mercato e non fare il vino che rappresenta un territorio&raquo;.&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]<strong>Vezzola</strong> non si ferma qui. &laquo;Alla domanda su cosa ne pensasse dei tanti stilisti che continuamente si facevano largo nel mercato, <strong>Coco Chanel</strong> rispose: &ldquo;Sono bravissimi, ma non condivido il loro modo di cambiare moda con grande frequenza. Io ho dovuto difendermi creando il mio stile&rdquo;. Lei non ha fatto gli abiti per le donne ricche, ma per le donne belle che vogliono essere ancora pi&ugrave; belle per i loro mariti&raquo;.</p>

<p>Tradotto nel vino? &laquo;Io non faccio il vino per quelli che vanno in giro con la <em>Lamborghini</em> e bevono champagne costosi con i soldi del pap&agrave; e della mamma. Io faccio il vino per le persone colte, le persone brave, che lavorano, che hanno voglia di crescere, di misurarsi con la bellezza&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Il concetto di bellezza viene visto davvero a 360 gradi: una bellezza che nel tempo si trasforma in maturit&agrave;, per un fascino inarrestabile. &laquo;La mia intuizione &ndash; riprende il discorso <strong>Mattia Vezzola </strong>&ndash; &egrave; di legare il valore del vino alla longevit&agrave;. Tutto quello che porta alla longevit&agrave; &egrave; legato alla qualit&agrave; di ogni gesto che fai, tutti i giorni. La qualit&agrave; del vino deve essere un prerequisito. Dov&#39;&egrave; il valore? &Egrave; nella capacit&agrave; di quel vino di vivere 60 anni, 70 anni.&nbsp; Allora io spiego ai ragazzi che a 35 o 36 anni si &egrave; tutti affascinanti, ci mancherebbe altro che non lo fossero. Ben altra cosa &egrave; essere affascinante a 56, 66, 76, 86 anni.&nbsp; E come si fa ad arrivare l&igrave;? Si fa attraverso l&#39;educazione che hai avuto, i libri che hai letto, i viaggi che hai fatto, saper ascoltare le persone, non avere il valore del possesso ma della condivisione, saper perdonare, saper amare&hellip; &nbsp;Sono tutte cose che ti portano in quella direzione. Allora puoi arrivare a 86 anni ad essere affascinante. E anche per il vino &egrave; la stessa cosa&raquo;.</p>

<p>&laquo;&Egrave; chiaro che bere un vino appena fatto ti d&agrave; una soddisfazione &ndash; continua l&rsquo;enologo &ndash; ma berlo dopo 10 anni, 20 anni, 30 anni, 50 anni o anche di 60 anni &egrave; tutta un&rsquo;altra cosa. Certo bisogna avere il linguaggio per poter capire un vino di 60 anni. Perch&eacute; altrimenti &egrave; come se mettessimo un imbianchino davanti a un dipinto di <strong>Picasso</strong>, che potrebbe dire &ldquo;ma chi l&rsquo;ha fatta questa cosa qui?&rdquo;. Ecco perch&eacute; ti dico che il vino, se non &egrave; cultura, &egrave; perdente&raquo;.</p>

<p>[[ima6]]Il dono dell&rsquo;intuizione, come aveva gi&agrave; detto, deve essere unito comunque a cultura, studio e ricerca. &laquo;L&rsquo;industria in generale, dalla moda fino anche al vino, rincorre il mercato. Ci sono vini di tecnologia &ndash; non discuto se sono buoni o meno &ndash; che sono prodotti per accontentare o per stimolare un certo tipo di mercato. la viticoltura di cui parlo io &egrave; una viticoltura di origine, che riguarda la vocazionalit&agrave; e la difesa dell&rsquo;origine del terroir. &Egrave; l&#39;esempio che faccio sempre della torta di mele: se i nostri figli non assaggiassero la torta di mele fatta in casa dalla nonna, penserebbero che quella confezionata, industriale, sia la torta di mele di riferimento&raquo;.</p>

<p>&laquo;La viticoltura vocazionale ha il compito non di seguire il mercato, ma di educare il consumatore a non cambiare &ndash; riprende <strong>Vezzola</strong> &ndash;&nbsp; E questo vale per il tortello con la zucca, vale per il pizzocchero, vale per la mozzarella, vale per il ros&eacute;. Perch&eacute; la difesa dell&rsquo;identit&agrave; dovrebbe essere il valore primario di noi italiani. A noi manca ancora la coscienza civica di essere fieri di questa unicit&agrave;, ma &egrave; quello che devono fare i giovani di oggi&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]Ma <strong>Mattia Vezzola</strong> ha mai seguito le mode? &laquo;Mai. Noi siamo persone che fanno le mode&raquo;.</p>

<p>Dopo questa chiacchierata, l&rsquo;assaggio dei vini potrebbe passare in secondo piano. Invece &egrave; l&rsquo;esatto contrario, perch&eacute; nei suoi vini <strong>Mattia Vezzola</strong> metta tutta la sua filosofia di vita, il suo carattere, la sua energia e, soprattutto, la sua intuizione. Partendo proprio dalla cantina, dove giochiamo con i mosti appena fermentati di <em>Chardonnay</em> e <em>Pinot Noir</em>, annata 2025, che diventeranno poi le bollicine con il marchio <em>Mattia Vezzola</em>. Ma con questi anche assaggi di vini &ldquo;di riserva&rdquo; 2024, 2019 e 2018, che contribuiscono poi a formare la Cuv&eacute;e finale. Pulizia, finezza, rispetto dell&rsquo;annata e identit&agrave; territoriale: la filosofia di <strong>Vezzola</strong> si incarna in questi (e in altri assaggi) in cantina: &laquo;Abbiamo 67 tipologie di terreni diversi, nel nostro territorio &ndash; spiega &ndash; che si possono capire solo assaggiando i singoli vini realizzati dai differenti vigneti&raquo;. Da botte a botte, l&rsquo;assaggio mostra come le piccole sfumature, poi sommate, possano dare vini dalle grandi sfaccettature.</p>

<p>[[ima8]]Le bollicine sono comunque uno degli amori di <strong>Mattia Vezzola</strong>. La realt&agrave;, assaggiandole, &egrave; che dal vino pi&ugrave; semplice al millesimato pi&ugrave; importante, ogni vino ha un proprio carattere. La qualit&agrave;, come detto da <strong>Vezzola</strong>, &egrave; un prerequisito. Ma in degustazione si capisce come si possa fare un passo in avanti, dando personalit&agrave; e identit&agrave;. A partire dal <em>Brut Mattia Vezzola</em> (<em>Chardonnay</em> in purezza, 36 mesi sui lieviti), fino alla <em>Grande Annata Brut</em> (<em>Chardonnay</em> 100%, 60 mesi sui lieviti) e alla <em>Grande Annata Ros&eacute;</em> (<em>Chardonnay</em> 80% e <em>Pinot Noir</em> 20%, 60 mesi sui lieviti). E quando si parla di longevit&agrave;, di essere belli anche con qualche anno in pi&ugrave;, questi spumanti lo sono sicuramente, ampliandosi nel tempo.</p>

<p>E cos&igrave; avviene anche nel <em>Ros&eacute;</em>: il <em>RosaMara</em> (60% <em>Groppello</em>, il resto sono <em>Marzemino</em>, <em>Sangiovese</em>, <em>Barbera</em>) &egrave; il vino bello da giovane, fresco e ammiccante. Il <em>Molmenti</em> (stesso uvaggio) &egrave; il fascino della maturit&agrave;, con due anni di affinamento in tonneaux e almeno tre in bottiglia. L&rsquo;intuizione e la longevit&agrave;.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/mattia-vezzola-costaripa-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41019/in-cantina/la-filosofia-di-mattia-vezzola-il-vino-se-non-e-cultura-e-perdente.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Dagli Hawker popolari al lusso estremo: 26 indirizzi da non perdere a Singapore </title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/40998/guida-alla-guida/dagli-hawker-popolari-al-lusso-estremo-26-indirizzi-da-non-perdere-a-singapore-.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&ldquo;Hai mangiato?&rdquo;, &egrave; questo il nostro modo di salutare qui in Asia. La citt&agrave;-stato di Singapore &egrave; un vivace crocevia culturale dove sapori, tradizioni e interpretazioni contemporanee si intrecciano per creare un mosaico di prelibatezze gastronomiche. Dagli <em>hawker centre </em>ai piccoli caff&egrave; e ristoranti di <em>fine dining</em> che definiscono la cucina del Sudest Asiatico oggi, il panorama culinario dell&rsquo;isola riflette dunque la sua eredit&agrave; multiculturale.</p>

<p>Reinventandosi di continuo, la scena gastronomica di Singapore riflette la sua popolazione, multiculturale, creativa e in costante cambiamento. Dalle bancarelle dell&rsquo;<em>hawker centre</em> alle tavole stellate, un solo comune denominatore: in questa citt&agrave;, il cibo non &egrave; mero sostentamento, ma uno stile di vita.</p>

<p><strong>HAWKER CENTRE</strong><br />
Non potete dire di aver visitato Singapore senza aver fatto un salto in uno dei leggendari <em>hawker centre</em>, cuore pulsante dell&rsquo;identit&agrave; gastronomica del paese.</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/chefkangnoodlehouse/" rel="nofollow">Chef Kang&rsquo;s Wanton Mee</a></strong><br />
Se siete alla ricerca di un char siu (maiale arrosto) succoso e caramellato con noodles all&rsquo;uovo in un brodo ricco con wonton ripieni dal sapore confortante, old-school,&nbsp;Chef Kang, nella zona industriale, &egrave; il posto ideale per voi. Consigliamo di non andare durante le ore di punta per evitare code interminabili.</p>

<p><a href="https://www.instagram.com/explore/locations/257448400/mr-and-mrs-mohgan-super-crispy-roti-prata/" rel="nofollow"><strong>Mr &amp; Mrs Mohgan&rsquo;s Super Crispy Roti Prata</strong></a><br />
Oggi, con le sue 3&nbsp;sedi, Mr &amp; Mrs Mohgan&rsquo;s attira affezionati per il suo prata incredibilmente croccante all&rsquo;esterno e soffice dentro. Purtroppo il signor Mohgan non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;, ma sua figlia e sua moglie continuano a servire le lunghe file di clienti. Potete scegliere tra il classico prata con l&rsquo;uovo, o il &ldquo;plaster&rdquo; (intonaco) prata dove l&rsquo;uovo, cotto al tegamino, &egrave; &ldquo;intonacato&rdquo; sul prata. Il loro sambal, poi, &egrave; unico, dovreste provarlo!</p>

<p><a href="https://www.facebook.com/dadongprawnnoodles/" rel="nofollow"><strong>Da Dong Prawn Noodles</strong></a><br />
Con un brodo di maiale e gamberi cos&igrave; umami, non sorprende che Da Dong abbia un seguito quasi di culto tra gli amanti di questo piatto hawker. I noodles di gamberi vengono serviti Da Dong dal 1966, oggi gestito da Watson Lim, ultima generazione, che continua a mantener viva l&rsquo;attivit&agrave; di famiglia. Se i gamberi non fanno per voi, in alternativa, potrete optare per i noodles con costolette di maiale.</p>

<p><a href="https://www.mtrsingapore.com/" rel="nofollow"><strong>MTR Singapore</strong></a><br />
Mavalli Tiffin Rooms, comunemente noto come MTR, serve piatti tradizionali del Sud dell&rsquo;India, a Bangalore, dal 1924. La sede di Singapore &egrave; molto popolare, non stupitevi se troverete la fila sin da prima dell&rsquo;apertura. Consigliamo di provare gli Uddin Vada<em>,</em> gustose ciambelline di lenticchie servite con <em>sambar</em> e chutney, oppure il tradizionale <em>thosai</em>. Pranzare qui &egrave; davvero un&rsquo;esperienza autentica.</p>

<p><a href="https://taihwa.com.sg/" rel="nofollow"><strong>High Street Tai Wah Pork Noodle</strong></a><br />
Questo chiosco, nell&rsquo;Hong Lim Food Complex a Chinatown, &egrave; gestito dal fratello minore del celebre stellato Tai Hwa Pork Noodles di Crawford Lane. Optate per i noodles di riso o quelli all&rsquo;uovo, pi&ugrave; o meno spessi, cotti al dente e serviti con carne di maiale tritata e fettine di fegato. Fateci una puntantina per assaporare una goduriosa bowl di un grande classico di Singapore, la coda qui &egrave; pi&ugrave; gestibile.</p>

<p><a href="https://longjizichar.getz.co/" rel="nofollow"><strong>Long Ji Zi Char</strong></a><br />
Long Ji Char &egrave; gestito dallo chef e proprietario Mac Kong. Lo vedrete infatti sia in cucina che tra i tavoli. Il luogo perfetto per le animate cene in famiglia, Singapore style. Celebre per il ricco e saporito Crab Bee Hoon, i Roll di carne e gamberi e il pollo fritto con pasta di gamberi, tutto senza alcun utilizzo di MSG. Long Ji Zi Char &egrave; il posto ideale per assaporare lo spirito conviviale di Singapore in modo rilassato e informale.</p>

<p>[[ima2]]<strong>UN BUON CAFFE&#39;</strong><br />
Nella&nbsp;citt&agrave;-stato &egrave; emersa una nuova generazione di baristi specializzati.</p>

<p><a href="https://tionghoe.com/?srsltid=AfmBOooka22_88_QG0I5ICn47ix-HAuEuAKbrqkNlYeAgWnONzM4hltm" rel="nofollow"><strong>Tiong Hoe Specialty Coffee</strong></a><br />
Dove l&rsquo;eredit&agrave; del passato incontra la modernit&agrave;. Fondato negli anni &rsquo;60 da Tan Tiong Hoe, oggi la sede originaria, alla base di una palazzina popolare, combina il vecchio e il nuovo, proprio di fianco c&rsquo;&egrave; infatti il nuovo caff&eacute;. Due dunque le sedi, ma noi amiamo tornare sempre nella prima.<br />
<br />
<a href="https://nylon.coffee/?srsltid=AfmBOooPJaa135VTvTfI69H0ysY5Ly_4sif6eq3tk0LCfkDs-PnZRe5K" rel="nofollow"><strong>Nylon Coffee Roasters</strong></a><br />
Situato nel pittoresco quartiere popolare (HDB) di Everton Park (che un tempo ospitava i lavoratori portuali per la vicinanza al porto), Nylon Coffee Roasters &egrave; stato pioniere nel mondo del caff&egrave; a partire dal 2012. Dennis Tang e Jia Min Lee selezionano i chicchi da varie parti del mondo. Il caff&egrave; dispone di panche in legno e &ldquo;bum seats&rdquo;. Niente espresso o macchiato, piuttosto flat white in tazze da 3, 5 o 7 oz.</p>

<p><a href="https://alchemist.global/" rel="nofollow"><strong>Alchemist Khong Guan</strong></a><br />
Collocato all&rsquo;interno di un&rsquo;ex fabbrica di biscotti, nella zona industriale di Singapore, oggi monumento nazionale, Alchemist offre caff&egrave; di qualit&agrave; in un ambiente architettonicamente elegante dagli arredi ricercati, amato dagli appassionati di design e caff&egrave;, naturalmente.</p>

<p><strong>COCKTAIL</strong><br />
Quando cala la sera, i bar della citt&agrave; di fama mondiale si animano.</p>

<p><a href="https://www.jiggerandpony.com/" rel="nofollow"><strong>Jigger &amp; Pony</strong></a><br />
Sistematicamente tra i migliori bar al mondo, Jigger &amp; Pony dispone di un ambiente accogliente dove gli ospiti trovano comfort, convivialit&agrave; e un&rsquo;ospitalit&agrave; d&rsquo;eccezione. La carta cambia stagionalmente: provate le loro creazioni originali o i classici ben equilibrati. Se siete in gruppo, ordinate le loro bowl di punch. Dal nome del misurino a doppio cono utilizzato dai bartender, Jigger &amp; Pony &egrave; un punto di riferimento nella miscelazione locale dal 2012. Una volta saliti, dimenticherete tutto.</p>

<p><a href="https://www.livetwice.sg/" rel="nofollow"><strong>Live Twice</strong></a><br />
Il raffinato Live Twice, collocato nell&rsquo;elegante quartiere di Bukit Pasoh, s&rsquo;ispira al Giappone modernista del dopoguerra. Drink precisi ed equilibrati a ogni sorso. Andateci per un <em>t&ecirc;te-&agrave;-t&ecirc;te</em> o un drink in tranquillit&agrave; dopo una lunga giornata.</p>

<p><strong><a href="https://www.nutmegclove.com/" rel="nofollow">Nutmeg &amp; Clove</a></strong><br />
Fondato nel 2014, <em>Nutmeg &amp; Clove</em> cattura l&rsquo;identit&agrave; in continua evoluzione di Singapore attraverso cocktail che reinterpretano i sapori locali, una lettera d&rsquo;amore liquida al patrimonio della citt&agrave;. Guidato da un vero esperto del settore, Colin Chia, Nutmeg &amp; Clove qui offre un&rsquo;interessantissima selezione di cocktail contraddistinti da una forte identit&agrave; singaporiana. La carta cambia stagionalmente, ma un punto fermo rimane: il loro cocktail simbolo <em>Nutmeg &amp; Clove</em>, per l&rsquo;appunto. Non perdetevi la proposta gastronomica. Durante l&rsquo;happy hour vengono serviti i loro chicken slider o, se avete pi&ugrave; appetito, il <em>Rendang Mac &amp; Cheese</em> far&agrave; al caso vostro. Con oltre 30 anni di esperienza nell&rsquo;F&amp;B, Colin &egrave; un grande promotore della mixology asiatica a livello globale. Dopo il primo drink, se desiderate un altro giro, salite al piano superiore nel secondo bar di Colin, <em>Last Word</em>, chiamato cos&igrave; in onore del classico cocktail dimenticato, l&rsquo;insegna mira infatti a riportare in vita il romanticismo dei cocktail classici.</p>

<p><a href="https://thebarkakure.com/" rel="nofollow"><strong>Bar Kakure</strong></a><br />
Discreto e raffinato, <em>Bar Kakure</em> invita gli ospiti a rifugiarsi nel suo storico bungalow in legno bianco e nero per una fuga lungo Scotts Road. Il nome significa &ldquo;nascosto&rdquo; in giapponese, &egrave; qui che l&rsquo;artigianalit&agrave; giapponese incontra una sofisticazione moderata, lontana dal caos cittadino. Sarete in buone mani con Kazuhiro Chii, che segue lo stile giapponese di bartending: precisione, chiarezza e pacata eleganza. Con focus sui cocktail classici, Chii valorizza il rituale giapponese del t&egrave; &ldquo;shukyaku ittai&rdquo; attraverso estrema precisione e rispetto dei fondamenti. Qui, un drink &egrave; un&rsquo;esperienza&egrave;&egrave;.<br />
[[ima3]]<br />
<strong>CUCINA MODERNA</strong><br />
Una nuova generazione di chef sta ridefinendo la cucina moderna del Sud-Est asiatico.</p>

<p><a href="https://www.mustardseed.sg/" rel="nofollow"><strong>Mustard Seed</strong></a><br />
Gli Chef Gan Ming Kiat, Desmond Shen e Wu Shin Yin gestiscono un ristorante intimo che unisce la cultura gastronomica giapponese con quella di Singapore. Optate per il menu degustazione dalla grande identit&agrave; che s&rsquo;ispira alla cucina multiculturale casalinga attraverso ingredienti giapponesi.&nbsp;Collocato nel quartiere di Serangoon, lontano dalle consuete aree ristorative, un pasto qui rappresenta un&rsquo;esperienza unica che ruota attorno alle tradizioni di Singapore, tocchi di Giappone, Sud America e India.</p>

<p><a href="https://www.instagram.com/foliage.sg/" rel="nofollow"><strong>Foliage</strong></a><br />
Foliage celebra la cucina contemporanea asiatica con ingredienti stagionali nipponici. Ristorante intimo con soli 10 coperti nello storico quartiere di Tanjong Pagar. Chef Dillon Ng e sua moglie Lusiana &ldquo;Lulu&rdquo; (pastry chef) propongono un menu messo a punto a seconda di ci&ograve; che offre la stagione corrente. Per gli amanti dei sak&eacute;, Foliage presenta una carta molto interessante che ben si sposa con la proposta gastronomica.</p>

<p><a href="https://www.lobehold.com/concepts/belimbing/" rel="nofollow"><strong>Belimbing</strong></a><br />
Belimbing, nuova apertura, sorella elegante di The Coconut Club, reinterpreta i sapori di Singapore e Peranakan in chiave fresca e contemporanea. Al secondo piano di una <em>shophouse </em>restaurata lungo Beach Road, lo chef Marcus Leow elabora un menu originale valorizzando gli ingredienti locali con tecniche raffinate.<br />
<br />
<a href="https://www.restaurantlabyrinth.com/" rel="nofollow"><strong>Labyrinth</strong></a><br />
&ldquo;Cucina singaporiana senza confini&rdquo;: cos&igrave; lo chef LG Han tiene a definire la sua filosofia. Con il suo background hainanese e thailandese, Han trasforma piatti locali casalinghi in esperienze di fine dining degne di nota, espressione autentica dell&rsquo;identit&agrave; gastronomica in evoluzione di Singapore. In occasione degli 11 anni, il nuovo menu realizzato mette in luce la profonda ricerca del patrimonio locale e delle ricette tradizionali con tocchi internazionali.</p>

<p><a href="https://thevar.sg/" rel="nofollow"><strong>Thevar</strong></a><br />
Quest&rsquo;anno Thevar si &egrave; trasferito nella nuova sede realizzando cos&igrave; il sogno dello chef Mano Thevar: un luogo e una cucina che riflettono le sue origini, il patrimonio ancestrale dell&rsquo;India del sud, la sensibilit&agrave; dell&rsquo;India moderna e la sua multietnicit&agrave;. Un menu che spazia da piatti signature a nuove creazioni, tutti caratterizzati da sapori vibranti e speziature stratificate. Nella sua nuova casa, lo chef non smette di porre l&rsquo;accento su lavorazioni artigianali.</p>

<p>[[ima4]]<strong>CHIC DINING</strong><br />
Per chi cerca sofisticazione e innovazione qui trova pane per i propri denti in quanto il settore del fine dining a Singapore &egrave; illuminante.</p>

<p><a href="https://restaurantborn.com/" rel="nofollow"><strong>Born</strong></a><br />
Ricordi, rivelazioni e scoperta di sapori, Born racconta una storia di eredit&agrave; e crescita personale attraverso la cucina franco-cinese dello chef Zor Tan. Lo chef d&agrave; prova del suo talento sia emotivamente che tecnicamente. Ogni piatto segue i principi guida dello chef: nascita, radici, ricordi, artigianalit&agrave;, relazioni, vicissitudini, tempo, progresso ed eredit&agrave;. Una storia servita nel piatto, emotiva e tecnica al tempo stesso.</p>

<p><a href="https://seroja.sg/" rel="nofollow"><strong>Seroja</strong></a><br />
Seroja, guidato dallo chef Kevin Wong, celebra l&rsquo;Arcipelago malese con rispetto ed eleganza. Fin dalla sua apertura, ha ottenuto riconoscimenti per la sua filosofia che parte dagli ingredienti stagionali della regione. Il suo Roti Paung &egrave; davvero irresistibile. <em>Seroja</em>, che significa &ldquo;fiore di loto&rdquo;, prende il nome dalla strada in cui lo chef ha vissuto a Klang, in Malesia.</p>

<p><strong><a href="https://www.claudinerestaurant.com/" rel="nofollow">Claudine</a></strong><br />
Claudine, dall&rsquo;eleganza contemporanea europea e fascino sobrio. Frutto della visione dello chef stellato Michelin Julien Royer, Claudine offre un&rsquo;esperienza gastronomica all&rsquo;interno di una chiesa sconsacrata immersa in un giardino tropicale. Dotato anche di un&rsquo;ambia terrazza, il ristorante principale propone menu differenti, lasciando agli ospiti l&rsquo;imbarazzo della scelta.</p>

<p><a href="https://burntends.com.sg/" rel="nofollow"><strong>Burnt Ends</strong></a><br />
Con la cucina a vista e il fuoco vivo, Burnt Ends &egrave; un punto di riferimento per la ristorazione contemporanea della citt&agrave;. Tuttora uno dei ristoranti pi&ugrave; difficili da prenotare. Guidato dall&rsquo;australiano Dave Pynt, &egrave; il luogo ideale per piatti creativi caratterizzati da quel delizioso sapore affumicato. Con i suoi piatti da condividere, &egrave; uno luogo chic e al tempo stesso conviviale. Gli interni sono stati progettati dall&rsquo;australiana Emma Maxwell.</p>

<p><a href="https://metarestaurant.sg/" rel="nofollow"><strong>Meta</strong></a><br />
Meta, al cui timone c&rsquo;&egrave; lo chef Sun Kim, propone una cucina asiatica contemporanea con un raffinato tocco coreano. Dal suo debutto nel 2015, Meta (abbreviazione di <em>metamorphosis</em>) ha continuato a crescere costantemente. Nel 2023, il ristorante ha inaugurato un nuovo capitolo con il trasferimento in Mohamed Sultan Road. La nuova location &egrave; caratterizzata da interni eleganti, in linea con lo stile contemporaneo dello chef. Ingredienti stagionali incontrano tecniche francesi in piatti realizzati con cura, che bilanciano sapore, consistenza e precisione.</p>

<p><strong>LUSSO<br />
<a href="https://odetterestaurant.com/" rel="nofollow">Odette</a></strong><br />
Odette celebra quest&rsquo;anno il suo decimo anniversario con un restyling del ristorante e della cucina. Situato all&rsquo;interno della National Gallery, un pasto da Chef Julien Royer &egrave; un&rsquo;esperienza raffinata e coinvolgente. Attraverso l&rsquo;utilizzo di prodotti giapponesi e francesi, lo chef riflette nel suo menu il tempo trascorso in Asia restando sempre fedele alle sue radici francesi.</p>

<p><strong><a href="https://www.lesamis.com.sg/" rel="nofollow">Les Amis</a></strong><br />
La &ldquo;grande dame&rdquo; della scena fine dining di Singapore ha debuttato nel 1994 come primo ristorante di alta cucina della citt&agrave;. Il ristorante mantiene le sue tre stelle Michelin dal 2019, una testimonianza della costanza e dedizione nell&rsquo;offrire al cliente la migliore esperienza di haute cuisine francese. Al timone, lo chef Sebastien Lepinoy.</p>

<p><a href="https://www.jaan.sg/" rel="nofollow"><strong>Jaan by Kirk Westaway</strong></a><br />
Al 70&deg; piano dello Swiss&ocirc;tel, Jaan by Kirk Westaway offre una vista mozzafiato su Singapore. Lo chef Kirk Westaway propone un menu contemporaneo di stampo britannico che riflette la sua infanzia nel Devon.&nbsp;Dall&rsquo;eccezionale burro britannico, atterrato direttamente dal Devon, all&rsquo;interessantissimo carrello dei formaggi esclusivamente britannici, fino al sorbetto al cetriolo e Pimm&rsquo;s che rinfresca il palato, il menu incarna pienamente lo slogan dello chef: <em>Reinventing British</em>.<br />
<br />
<em>Traduzione a cura di&nbsp;</em><strong>Federica Lisi</strong>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/1-hawker.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/40998/guida-alla-guida/dagli-hawker-popolari-al-lusso-estremo-26-indirizzi-da-non-perdere-a-singapore-.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/guida-alla-guida.html">207</category>			</item>			<item>				<title>Raf Bonetta a Napoli: nuova pizzeria e un menu che ridefinisce l’impasto</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41017/mondo-pizza/raf-bonetta-a-napoli-nuova-pizzeria-e-un-menu-che-ridefinisce-limpasto.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><strong>Raf Bonetta</strong> continua a spostare in avanti i confini della pizza. Classe &lsquo;86, con l&rsquo;apertura della <a href="https://www.identitagolose.it/sito/it/462/36696/locali/raf-bonetta.html">sua nuova pizzeria nel quartiere Vomero</a>, a Napoli, il pizzaiolo e imprenditore campano firma un progetto maturo, ambizioso e dichiaratamente tecnico, dove spazio architettonico, ricerca sugli impasti e riflessione nutrizionale dialogano in modo estremamente coerente.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>La pizzeria</strong><br />
Il Vomero &egrave; il quartiere collinare borghese di Napoli: ordinato, ben collegato, con viali ampi, architetture Liberty e una forte vitalit&agrave; commerciale. Negli ultimi anni si &egrave; affermato anche come polo gastronomico contemporaneo, un contesto ideale per accogliere percorsi evoluti come quello di <strong>Bonetta</strong>. Il locale colpisce innanzitutto per le dimensioni, subito dopo per la razionalit&agrave; degli ambienti: ampio, luminoso, pensato non solo per ospitare pi&ugrave; forni, ma per dare centralit&agrave; alla cucina, che diventa necessaria linea creativa dedicata ai topping. Non manca un settore completamente separato per il senza glutine, segnale di una progettazione che guarda alla complessit&agrave; del pubblico contemporaneo senza scorciatoie.&nbsp;[[ima2]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Altograno Experience</strong><br />
Il cuore del progetto resta l&rsquo;impasto. <strong>Bonetta</strong> conferma la sua attitudine da giocoliere della lievitazione, ma qui il virtuosismo tecnico si mette al servizio di una novit&agrave; sostanziale: l&rsquo;introduzione di un menu nel menu dedicato ad <a href="https://altograno.co/" rel="nofollow">Altograno</a>, lo sfarinato sviluppato da <a href="https://www.molinocasillo.com/" rel="nofollow">Molino Casillo</a>, attraverso un processo brevettato chiamato <em>Lavorazione Circolare</em>. Non &egrave; una semplice aggiunta alla gamma di farine proposte, bens&igrave; un cambio di paradigma. <em>Altograno</em> nasce per rimettere al centro il valore nutrizionale del grano senza penalizzare le performance tecnologiche. Lo sfarinato consegna un profilo radicalmente diverso rispetto alle farine tradizionali: fino al 50% in pi&ugrave; di proteine, un contenuto di fibre pi&ugrave; elevato, una riduzione dei carboidrati e una minore presenza di glutine, reso inoltre pi&ugrave; digeribile. Il tutto senza ricorrere a forzature industriali o additivi correttivi. &laquo;L&rsquo;unico modo per incidere sull&rsquo;effettiva digeribilit&agrave; &egrave; studiare il bilanciamento dei macronutrienti&raquo;, afferma <strong>Raf Bonetta</strong>. Il passaggio chiave per un pizzaiolo &egrave; sempre lo stesso: trasformare il dato nutrizionale in esperienza sensoriale. Ed &egrave; qui che <strong>Bonetta</strong> dimostra pienamente il suo talento. I nuovi impasti con <em>Altograno</em> rivendicano un&rsquo; identit&agrave; a s&eacute;: sono leggeri, ariosi, estremamente profumati, con una struttura che regge il morso senza appesantire. Il gusto dell&rsquo;impasto resta protagonista anche al netto del condimento, elemento tutt&rsquo;altro che scontato. Emblematico, in questo senso, la pizza al padellino, marchio di fabbrica in casa <strong>Bonetta</strong>: superficie vitrea, croccantezza netta, interno soffice e asciutto. Un prodotto che sintetizza ricerca tecnica e piacere immediato, dimostrando come l&rsquo;innovazione possa tradursi in concretezza gastronomica.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>I nostri assaggi</strong>[[ima3]][[ima4]][[ima5]]<br />
<em>* Montanara fritta con mozzarella di bufala, alice di Menaica e scorza di limone</em>. Frittura leggera e perfettamente asciutta, con contrasti aromatici e consistenze che rinnovano la tradizione in chiave contemporanea.<br />
<em>* Provola e pepe ultra</em>, pizza tonda con stracotto di san marzano, provola affumicata, cuore di san marzano al forno, provolone giovane di grotta e pepe di Sarawak. Approfondimento raffinato di un grande classico napoletano: lo stracotto di pomodoro, che sobbolle per 10 ore (oltre il tradizionale rag&ugrave; napoletano), sviluppa un&rsquo;intensit&agrave; carnosa, mentre provola affumicata e pepe di Sarawak bilanciano il piatto con note pungenti e aromatiche.<br />
<em>* Carciofo e gambero rosso</em><strong>,</strong> pizza in teglia con carciofo in doppia consistenza, essenza di gambero rosso, guanciale e provola. <strong>Bonetta</strong> precisa di non definirla bisque, privilegiando un contributo pi&ugrave; etereo e pulito, meno intenso e dominante. La pizza arriva a tavola &ldquo;scoperchiata&rdquo; per preservare colore, aroma e consistenza delicata dei gamberi, evitando l&rsquo;ossidazione dovuta al contatto con ingredienti caldi sopra.<br />
<em>* Panino agricolo</em><strong>,</strong> ovvero lectio magistralis di pizza al padellino, con crema di friarielli in acqua di bufala, salsiccia di suino di razza casertana, provola e pecorino. Un equilibrio tra l&rsquo;amaro vegetale, la sapidit&agrave; della carne cotta lentamente e quella dei formaggi, con consistenze stratificate che valorizzano leggerezza ed elasticit&agrave; dell&rsquo;impasto.<br />
<em>* Lardo &amp; piennolo</em>: impasto misto a doppia cottura (sempre in forno), con lardo, pomodorino del piennolo e crema di pecorino a buccia nera. Croccantezza e sofficit&agrave; si fondono in un equilibrio generale con cui <strong>Bonetta</strong> continua a viziarci. Nel caso specifico, con una combinazione di farine selezionate e due fasi di cottura per ottenere una pizza soffice dentro, croccante fuori, con aromi e consistenze perfettamente bilanciati.<br />
<em>* Fluffy</em>: il padellino che si avvicina alla pasticceria, con montaggi leggeri e aria ben incorporata, aromatizzato con chiodi di garofano e anice stellato, leggermente bagnato al rum e crema diplomatica al pepe lungo. Bab&agrave;? S&igrave;, ma con uno sguardo verso l&rsquo;Oriente.&nbsp;[[ima6]][[ima7]][[ima8]]</p>

<p>&nbsp;</p>

<p>Con questa nuova apertura, <strong>Raf Bonetta</strong> alza l&rsquo;asticella del proprio percorso professionale, ridefinendo il linguaggio tecnico della pizza napoletana evoluta e dimostrando che ricerca scientifica, artigianalit&agrave; e piacere possono convivere nello stesso disco di pasta. E, soprattutto, che il futuro dell&rsquo;impasto passa dalla consapevolezza, mai dal compromesso.</p>

<p><br />
<a href="http://www.raffaelebonetta.it/" rel="nofollow">Raf Bonetta Pizzeria</a><br />
via Domenico Cimarosa 144 - Napoli<br />
tel. +39 081 19005791<br />
aperto a cena dal marted&igrave; alla domenica, sabato e domenica anche a pranzo<br />
chiuso il luned&igrave;</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/raf-bonetta.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/209/41017/mondo-pizza/raf-bonetta-a-napoli-nuova-pizzeria-e-un-menu-che-ridefinisce-limpasto.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/209/mondo-pizza.html">209</category>			</item>			<item>				<title>I nostri consigli sui vini perfetti per la tavola delle feste</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41016/in-cantina/i-nostri-consigli-sui-vini-perfetti-per-la-tavola-delle-feste.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Portate a tavola buoni vini e tanti sorrisi</strong><br />
Perch&eacute; a Natale o a Capodanno si cerca in cantina la bottiglia importante e prestigiosa per servirla a tavola? La parola chiave &egrave; condivisione. Perch&eacute; in queste giornate di festa, insieme alle persone care, &egrave; bello riuscire a condividere quelle che sono le nostre passioni, ci&ograve; che ci rende felici. Se si &egrave; soli anche la pi&ugrave; importante, costosa e rinomata bottiglia di vino diventa banale. Quando si &egrave; in buona compagnia, invece, si riesce ad apprezzare ancora di pi&ugrave; quello che viene portato in tavola. Per questo motivo vi presentiamo un nostro personalissimo men&ugrave;, composto con quei piatti e con quei vini che abbiamo piacere di condividere (virtualmente) con voi. In un brindisi pieno di sorrisi sinceri.<br />
<strong>Raffaele Foglia</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima2]]<strong>L&rsquo;omaggio ad Ampelio Bucci</strong><br />
&laquo;Io vivo due vite, una nelle Marche e una a Milano. Questo mi ha permesso di mettermi sempre in discussione, e, a confronto con i grandi del vino. Non per copiare ma per comprendere come migliorare <a href="https://www.villabucci.com/it" rel="nofollow">Villa Bucci</a>&raquo;.<br />
&laquo;Comunicare il meno possibile, al momento giusto e facendo assaggiare i vini con il massimo rispetto del lavoro dell&rsquo;agricoltore&raquo;.<br />
&laquo;Se un giorno, molto lontano, io non ci sar&ograve; pi&ugrave;, chiedo a te, <strong>Cinzia</strong>, di rendere pubblica questa mia riflessione. Evita di fare un pistolotto sulla mia persona, io penso ai vini che oggi e domani sono e saranno custoditi e prodotti da <strong>Federico Veronesi</strong>&raquo;.<br />
Queste le parole di <strong>Ampelio Bucci</strong>, scomparso quest&rsquo;anno. <em>Villa Bucci</em> &egrave; il Verdicchio perfetto con crostini e fegatini di pollo, dove la perfezione enologica si armonizza con classico antipasto delle feste.<br />
<strong>Cinzia Benzi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima3]]<strong>Sauvignon Blanc Tenuta Liliana e vitello tonnato</strong><br />
Sulla tavola delle feste non pu&ograve; mancare il <em>vitello tonnato</em>. Poi ognuno scelga la versione che gli pare, basta non scendere a compromessi sulla qualit&agrave; della carne e, poi, sulla salsa. Per una volta evitiamo un abbinamento regionale classico, ma ci spingiamo a scegliere un vino che ci ha particolarmente impressionati: si tratta del <em>Veneri Sauvignon Blanc</em> di <a href="https://www.tenutaliliana.com/" rel="nofollow">Tenuta Liliana</a>. L&rsquo;azienda &egrave; nata nel 2017 a Parabita, nel Salento, dalla volont&agrave; di <strong>Antonio Intiglietta</strong> e della moglie <strong>Liliana</strong> (il nome dell&rsquo;azienda &egrave; proprio un omaggio a lei) con l&rsquo;obiettivo di interpretare il territorio tramite vitigni internazionali che ne potessero esaltare il terroir. Cos&igrave;, dopo il <em>Cabernet Sauvignon</em>, nasce questo <em>Sauvignon Blanc</em> in purezza, da terreni ricchi di calcare e argilla rossa, a circa 200 metri sopra il livello del mare. Il vino stupisce per eleganza e profondit&agrave;, con una nota sapida che ricorda il mare. L&rsquo;annata 2024 &egrave; stata particolarmente calda ma l&rsquo;altitudine e i venti hanno contribuito a mitigarne l&rsquo;influsso: sono state prodotte solo 2.500 bottiglie. Un vino che si sposa perfettamente con il vitello tonnato, con questa sapidit&agrave; unita a un&rsquo;ottima acidit&agrave; che trova un buon equilibrio con il piatto.<br />
<strong>RF</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Grotta del Gelo Etna e sformato di funghi</strong><br />
Un abbraccio di quelli che scaldano le feste: fra l&rsquo;uomo, una terra meravigliosa, i suoi sapori. Per Natale scegliamo di portare a tavola <em>Grotta del Gelo 2021 Etna Rosso Doc</em> dell&rsquo;azienda <a href="https://serafica.it/" rel="nofollow">Serafica</a> a Nicolosi. Un vino che parla di famiglia e Sicilia e che accostiamo a una pietanza caratterizzata da un ingrediente fondamentale e spontaneo: lo <em>sformato con i funghi</em>. Dentro questa bottiglia troviamo prima di tutto la deliziosa caparbiet&agrave; di <em>Nerello Mascalese</em> e <em>Nerello Cappuccio </em>(rispettivamente all&rsquo;80% e al 20%), ambasciatori di un&rsquo;isola e non solo. Siamo a 900 metri di altezza, sul versante sud dell&rsquo;Etna, con suoli neri e sabbiosi &ldquo;dettati&rdquo; proprio dal vulcano e marcate escursioni termiche. Questo vino viene affinato per un anno in botti grandi di rovere francese, quindi in bottiglia per il medesimo periodo (ma anche pi&ugrave; a lungo) e incanta subito all&rsquo;olfatto sprigionando tutto il fascino di note floreali e mediterranee, con una graffiata di spezie. Ma &egrave; al palato che l&rsquo;abbraccio si completa, con la sua pienezza e la sua mineralit&agrave;. <em>Grotta del Gelo</em> racconta di una grande bellezza, da conquistare ogni giorno, come fa questa famiglia. Che si prende cura del territorio (anche attraverso la produzione di olio) e delle persone. Nella terza generazione in azienda, difatti, oggi ci sono <strong>Giuseppe Borz&igrave;</strong> e <strong>Nino Serafica </strong>ma anche <strong>Maria Ausilia Borz&igrave;</strong>, psicologa, che porta avanti la didattica.<br />
<strong>Marilena Lualdi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Karamare 2024 Ogliastra di Pusole e pak choi</strong><br />
Nel cuore selvaggio dell&rsquo;Ogliastra, a Baunei, la terra sembra dialogare con il mare, tra scisti, sabbie, terrazze alluvionali e profumi di macchia mediterranea che compongono un mosaico naturale unico, capace di generare vini dalla forte identit&agrave;. &Egrave; qui che la famiglia <strong>Pusole</strong> coltiva da generazioni un&rsquo;agricoltura autentica, senza scorciatoie, dove tutto convive in equilibrio. Da questo paesaggio nasce <em>l&rsquo;Ogliastra Bianco IGT Karamare 2024</em> <a href="https://agricolapusole.com/" rel="nofollow">dell&rsquo;Azienda Agricola Pusole</a>, perfetto per la tavola delle feste. Prodotto da <em>Cannonau Bianco</em> &ndash; una bacca rara di cui i <strong>Pusole</strong> sono gli unici produttori &ndash; &egrave; vinificato con la tecnica dei rossi, grazie a una macerazione di circa otto giorni che gli dona un intenso giallo dorato. Al naso mostra un profilo aromatico salino, con richiami agrumati e accenni alla vegetazione mediterranea. Al palato &egrave; fresco, materico e avvolgente, ricco di sfumature minerali, e racconta la storia di un vitigno quasi perduto, recuperato con cura dai fratelli <strong>Lorenzo </strong>e<strong> Roberto</strong> nella loro azienda agricola. Per le feste, l&rsquo;abbinamento ideale &egrave; un antipasto vegetariano elegante e sorprendente, il <em>pak choi con mandorle e fichi</em>. La freschezza sapida del <em>Karamare</em> esalta le note vegetali e bilancia la dolcezza del frutto, creando un incontro armonioso che profuma di sole, mare e convivialit&agrave;. Un sorso che porta la mediterraneit&agrave; in tavola.<br />
<strong>Fosca Tortorelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima4]]<strong>Pinner di Cavallotto e marinato misto di pesce</strong><br />
Il <em>Pinner</em> di <a href="https://www.cavallotto.com/" rel="nofollow">Cavallotto</a> incontra il pesce marinato; un antipasto leggero ma elegante, semplice e insieme ricco di sfumature. Il vigneto che d&agrave; origine a questo bianco, ottenuto da uve nere, sorge sulla collina accanto alla <em>Cascina Cavallotto</em>, dove le brezze fresche e la composizione del suolo regalano al vino quella mineralit&agrave; che si ritrova al primo sorso. In cantina, la fermentazione a bassa temperatura per 20&ndash;30 giorni, seguita da un lavoro paziente sui lieviti &ndash; <em>d&eacute;lestage</em> per 9&ndash;12 mesi e <em>b&acirc;tonnage</em> quotidiano &ndash; costruisce la sua trama sottile ma profonda, poi rifinita da un breve affinamento in bottiglia. Le note del <em>Pinner</em>, tra agrumi maturi, fiori bianchi e richiami tropicali, avvolgono il <em>pesce marinato</em> senza sovrastarlo, lasciando che ogni boccone respiri. La freschezza del vino tende la mano alla delicatezza della marinatura, pulendo il palato e amplificando le sfumature iodate che parlano di mare aperto. &Egrave; un dialogo gentile, dove la sua struttura importante ma mai pesante diventa ponte tra la vivacit&agrave; del piatto e il calore delle feste, soprattutto di quelle natalizie. E alla fine basta un sorso per far entrare l&rsquo;atmosfera delle ricorrenze: una luce quieta che avvicina il mare nel piatto al calore della casa, trasformando il momento in un equilibrio perfetto.<br />
<strong>Stefania Oggioni</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Brunello Vigna Soccorso 2010 e tordelli al rag&ugrave;</strong><br />
Nel cuore di Montalcino, sul versante nord, la famiglia <a href="https://tiezzivini.it/" rel="nofollow">Tiezzi</a> custodisce uno dei cru storici del paese: <em>Vigna Soccorso</em>, un piccolo vigneto affacciato sulla chiesa omonima e lavorato con estrema cura da una delle ultime famiglie ilcinesi a portare avanti, senza clamori, una viticoltura di qualit&agrave; davvero radicata nel territorio. Il <em>Vigna Soccorso 2010 Brunello di Montalcino DOCG</em> &egrave; figlio di un&rsquo;annata classica, considerata tra le grandi: oggi il vino, in una piena fase di maturit&agrave; - ma lo stato di grazia perdurer&agrave; ancora - si apre con naturalezza, lasciando uscire note di frutto maturo, delle piacevolissime spezie leggere e un accenno terroso. Affinato in botti di rovere per almeno 3 anni, ha un sorso armonioso, elegantissimo, con una freschezza che lo tiene vivo. &Egrave; un <em>Brunello</em> che chiama a gran voce il cibo, trovando l&rsquo;abbinamento perfetto nei <em>Tordelli </em>(rigorosamente con la &ldquo;d&rdquo;) <em>lucchesi al rag&ugrave; di carne</em>. Questo piatto di umili origini, oggi iconico della cucina di tradizione della lucchesia, deve il suo successo alla pasta all&rsquo;uovo, al ripieno saporito di carne con delicate spezie, al sugo ricco che lo accompagna. Il <em>Brunello 2010 di Tiezzi</em>, grazie alla freschezza del versante nord di Montalcino e a una maturit&agrave; ben misurata, aggiunge confortevolezza a confortevolezza e riporta a un contesto domestico, che fa venir voglia di star seduti a tavola nei giorni di festa.<br />
<strong>Amelia De Francesco</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Capatosta di Poggioargentiera e risotto ai funghi</strong><br />
In Maremma, tra il Tirreno e il Monte Amiata, <a href="https://poggioargentiera.com/" rel="nofollow" target="_blank">Poggio Argentiera</a> nasce nel 1997 con l&rsquo;acquisto del Podere Adua, storico fondo dei primi del &rsquo;900 nato durante la bonifica. I 6 ettari iniziali dedicati al <em>Morellino di Scansano</em> crescono nel 2001 con l&rsquo;arrivo del Podere Keeling a Baccinello, portando l&rsquo;azienda a 20 ettari distribuiti tra suoli sabbiosi e assolati di pianura e terreni argillosi e freschi di collina. Due terroir diversi e complementari che donano complessit&agrave; e identit&agrave; ai vini. Dal 2015 la famiglia <strong>Frascolla</strong> &ndash; gi&agrave; alla guida di <a href="https://www.tuarita.it/" rel="nofollow" target="_blank">Tua Rita</a> &ndash; porta nuova energia e visione, valorizzando un territorio ricco di contrasti e carattere. Da questa terra nasce il <strong>Capatosta</strong>, rosso simbolo dell&rsquo;azienda: intenso, mediterraneo, con note di amarena, spezie e una mineralit&agrave; che riflette l&rsquo;incontro tra mare e collina. Accanto a lui, il<em> risotto ai funghi </em>diventa compagno ideale tra gli abbinamenti consigliati per questo Natale: i profumi di sottobosco e la morbidezza del piatto si intrecciano alla struttura del vino, mentre la freschezza e i tannini di questo blend di <em>Sangiovese</em> e <em>Alicante</em> puliscono il palato e rilanciano ogni assaggio. Un incontro che racconta storia, territorio e personalit&agrave;: la Maremma nel bicchiere e nel piatto.<br />
<strong>Salvo Ognibene</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima5]]<strong>Greco di Tufo Colle dei Lauri&nbsp;e baccal&agrave; fritto</strong><br />
La storia di <a href="http://www.tenutadelmeriggio.it/" rel="nofollow">Tenuta del Meriggio</a> inizia con l&rsquo;acquisto di una casa di campagna, un rifugio pensato per ritrovare calma e respiro nei fine settimana, lontano dal ritmo incessante della citt&agrave;. Ma quel luogo, immerso nel silenzio e abbracciato dai filari, non era destinato a restare solo una parentesi di quiete. Cos&igrave;, nel 2010, <strong>Nunzia Guerriero</strong> e <strong>Bruno Pizza</strong> trasformano quel rifugio nel cuore pulsante di una cantina, dando forma a una realt&agrave; che, in pochi anni, diventa una delle espressioni pi&ugrave; dinamiche dell&rsquo;Irpinia del vino. La scintilla iniziale ha trovato nuova forza nella generazione successiva: oggi &egrave; <strong>Emilia</strong>, la figlia, a raccogliere e amplificare quell&rsquo;eredit&agrave;. I vigneti della Tenuta si distendono tra alcuni dei territori pi&ugrave; storici e vocati dell&rsquo;Irpinia, 25 ettari che attraversano Montemiletto, Taurasi, Tufo, Santa Paolina, Paternopoli, Pietradefusi, Candida e Montefalcione, formando un mosaico di suoli, altitudini e microclimi. Il <em>Greco di Tufo Riserva &quot;Colle dei Lauri&quot;</em> si esprime con sentori di scorza di cedro, fiori bianchi e cenni minerali e iodati. Il sorso &egrave; pieno e strutturato, di grande freschezza e dinamismo gustativo, con un finale salino di grande persistenza. Perfetto in abbinamento al <em>baccal&agrave; fritto</em> della tavola napoletana della vigilia di Natale.<br />
<strong>Adele Granieri</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Barolo Pio Cesare Mosconi e brasato al Barolo</strong><br />
Fin dal 1881, anno in cui <strong>Cesare Pio</strong> fond&ograve; la cantina che ancora oggi porta il suo nome, il credo nella produzione dei grandi vini di Barolo si basava sull&rsquo;assemblaggio in bottiglia di uve provenienti da vari appezzamenti. Uno stile &ldquo;classico&rdquo;, cosi lo definiva <strong>Pio Boffa</strong>, quarta generazione <a href="http://www.piocesare.it/" rel="nofollow">dell&rsquo;azienda di Alba</a>. Un tratto distintivo, rimasto inalterato vendemmia dopo vendemmia. Il tempo e la storia creano opportunit&agrave;. E fu tale la possibilit&agrave;, nel 2014, di acquistare 10 ettari in zona Mosconi, a Monforte d&rsquo;Alba. L&igrave; le vigne, impiantante fra il 1947 e il 1961, la specificit&agrave; del terreno e l&rsquo;esposizione garantivano, gi&agrave; nell&rsquo;idea di partenza, baroli di eccezionale finezza, con bassa acidit&agrave; e pronti per lunghi, lunghissimi, invecchiamenti. &Egrave; stata soprattutto la coerenza con i valori del <em>Barolo</em> a far decidere ai <strong>Boffa</strong> di farne un &ldquo;solitario&rdquo;, una sorta di diamante in mezzo alla loro collezione di gioielli vinicoli. Ad ogni annata il <em>Barolo Mosconi </em>di <em>Pio Cesare</em>, affinato per 30 mesi in botti grandi e solo per una piccola percentuale in barrique, si presenta con tannini assai morbidi e fitti, profumi di piccoli frutti rossi e bocca piacevole per persistenza e toni speziati. Un degno compagno, con l&rsquo;annata 2021, per il pranzo di Natale. Il primo assaggio pu&ograve; essere accostato ai dei plin in brodo di cappone. Il secondo e i successivi bicchieri trovano l&rsquo;apoteosi nell&rsquo;abbinamento con un <em>Brasato al Barolo</em>, preparato con carne di razza piemontese, servito con un morbido pur&egrave; di patate. Auguri!<br />
<strong>Maurizio Trezzi</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Imperfetto Amaracmand e cotechino</strong><br />
Un racconto che ci sta bene a Natale. Nel 2012 un inverno eccezionalmente duro colp&igrave; la Romagna e il Montefeltro. A Villagrande di Montecopiolo caddero oltre quattro metri di neve, isolando il paese per giorni. Anche la piccola osteria di Sorrivoli rest&ograve; sepolta. Fu proprio l&igrave; che <strong>Marco</strong>, il titolare, conobbe <strong>Tiziana</strong>, destinata a diventare sua moglie e compagna nell&rsquo;avventura vinicola che porter&agrave; il nome di <em>Amaracmand</em>, omaggio alla nonna che gli ripeteva: <em>&ldquo;Amaracmand, fa e brev&rdquo;</em>. Nel 2022 nacque il loro primo progetto enologico, un sangiovese prodotto da uve selezionate a mano, vinificato senza solfiti e affinato tra acciaio e rovere francese. Un vino che porta con s&eacute; la loro idea pi&ugrave; cara: l&rsquo;imperfezione non &egrave; un limite, ma ci&ograve; che rende ogni vino, e ogni storia, davvero unico. L&rsquo;<em>Imperfetto 2022 </em>&egrave; un <em>Sangiovese</em> con aggiunte di uve internazionali a saldo, intrigante al naso, dal fruttato composito, nervoso, inconsueto e teso in bocca. Perfetto per un <em>cotechino con lo zabaione</em>, preparato magari con lo stesso vino in abbinamento, un piatto che arriva dalla vicina Emilia e che con questo connubio trova un equilibrio per chi ama conservare il ricordo del cibo e del vino in bocca allo stesso livello.<br />
<strong>Leonardo Romanelli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p>[[ima6]]<strong>Ar&egrave;le 2008 Vino Santo Doc di Pravis e zelten</strong><br />
Per i trentini pi&ugrave; rigorosi della consuetudine natalizia, l&rsquo;abbinamento vino con pietanza della festa, sicuramente &egrave; vino santo con <em>zelten</em>. Binomio ancorato nelle leggende contadine. Perch&eacute; sia il vino in questione che lo <em>zelten</em> si consumano con parsimonia, per stimolare buoni pensieri, nei momenti intimi e precise ricorrenze. A proposito:<em> Zelten</em>, nome dall&rsquo;origine incerta, probabilmente da <em>selten</em> che in tedesco significa &ldquo;<em>raro, forma piatta di basso spessore, ma soprattutto fatto raramente&rdquo;</em>, legami nordici e medioevali, indubbiamente dolce di e per il ricordo delle cose buone, atteso (dai bimbi nati negli Anni &rsquo;50) quasi bramato. Buono e indimenticabile proprio perch&eacute; assolutamente casalingo. Medesima bramosia per il <em>Vino Santo Trentino</em>, il &ldquo;passito dei passiti&rdquo;, vanto di una cultura vinaria ancora coraggiosamente in voga nella Valle dei Laghi, tra Trento, il Garda e le Dolomiti di Brenta. Tra gli appena 6 vignaioli che ancora tutelano il <em>Vino Santo Trentino DOC</em>, l&rsquo;azienda <a href="http://www.pravis.it/" rel="nofollow">Pravis</a> lo ottiene dalla pigiatura pasquale di uve <em>Nosiola</em> fatte appassire su appositi graticci - chiamati <em>ar&egrave;le</em> - lasciando poi maturare in piccole botti di legno il vino per almeno 5 anni. Solo cos&igrave; diventa esclusivo, da meditazione, perfettamente in sintonia con il Natale, grazie a una potente carica gustativa - fichi, noce, uva sultanina, pure un richiamo all&rsquo;agrume - con una sapidit&agrave; assolutamente intrigante. In piena amalgama se bevuto con una fetta di <em>zelten</em>, magari quello del <a href="http://www.panificiomoderno.net/" rel="nofollow">Panificio Moderno</a> di Isera.<br />
<strong>Nereo Pederzolli</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Moscato d&rsquo;Asti e panettone: non &egrave; banale</strong><br />
Per una volta possiamo anche evitare di inventarci abbinamenti complessi, azzardi, scelte controcorrente. Per una volta la scelta &egrave; rigorosamente legata alla tradizione. Iniziamo dal dolce: il <em>panettone</em>. Anche in questo caso si possono evitare le diverse varianti (glasse, ripieni, cioccolato, pistacchi e quant&rsquo;altro), per andare sulla tradizione di canditi e uvette, con un impasto &ldquo;burroso&rdquo; e soffice al punto giusto. Per il vino questa volta non abbiamo dubbi: dolce chiama dolce. Ma serve anche un po&rsquo; di leggerezza, di semplicit&agrave;, di semplice allegria. Per questo la scelta &egrave; semplice: <em>Moscato d&rsquo;Asti Docg</em>. Fresco, piacevole, beverino, aromatico&hellip; Pochi gradi alcolici e qualche piacevole bollicina, ma &egrave; concessa anche una piccola deviazione su un <em>Asti Spumante Docg</em>, con una pressione leggermente superiore e qualche grado in pi&ugrave;. Nulla di impegnativo, si intenda, ma alla fine di un pranzo di Natale con grandi piatti e magari vini importanti, &egrave; giusto scegliere qualcosa che sia semplice. Come comunicato dal <a href="https://www.astidocg.it/" rel="nofollow">Consorzio dell&rsquo;Asti Docg</a>, per le festivit&agrave; natalizie, le bollicine astigiane si preparano ad apparecchiare le tavole italiane ma anche quelle del mondo con pi&ugrave; di 25 milioni di bottiglie di Asti Spumante e di Moscato d&rsquo;Asti. Di queste, circa 22,5 milioni sono destinate alle feste all&rsquo;estero. Ma un concetto sia chiaro: semplice non significa banale. D&rsquo;altronde lo stesso Consorzio non transige e punta sempre di pi&ugrave; alla massima qualit&agrave;: grazie proprio al suo essere naturalmente low alcol, il <em>Moscato d&rsquo;Asti</em> &egrave; un vino estremamente moderno e duttile. A Natale, per&ograve;, ci piace essere tradizionali. Concedetecelo. Per una volta.<br />
<strong>RF</strong></p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Per chiudere, Eminente Gran Reserva Edition N. 2</strong><br />
Alla fine di un pasto delle feste, l&rsquo;ideale &egrave; rilassarsi sul divano e, per chi ce l&rsquo;ha, mettersi davanti al caminetto. Cos&igrave; ci possiamo regalare una coccola finale: un rum. La scelta cade su <a href="https://www.moethennessy.it/eminente/" rel="nofollow">Eminente</a>, prodotto da <strong>C&eacute;sar Mart&iacute;</strong>, il pi&ugrave; giovane <em>Maestro Ronero</em> di Cuba. Cresciuto tra le piantagioni di canna da zucchero, <strong>C&eacute;sar Mart&iacute;</strong> ha appreso i segreti del mestiere dai nonni materni, che gli hanno messo a disposizione una conoscenza tramandatasi da generazioni. Grazie a queste conoscenze, ha potuto dedicarsi all&rsquo;arte dell&#39;invecchiamento e dell&#39;assemblaggio delle <em>aguardientes</em>, le acquaviti di canna da zucchero pi&ugrave; aromatiche e complesse prodotte nell&#39;isola, che vengono lasciate invecchiare separatamente e poi assemblate con <em>rum ligeros</em>. Uno studio e una ricerca continui, che hanno portato <strong>C&eacute;sar Mart&iacute;</strong> a produrre anche <em>Eminente Gran Reserva N&deg;2</em>, rum cubano lasciato invecchiare 10 anni, frutto di un sapiente assemblaggio tra rum <em>ligero</em> e <em>aguardiente</em>s, affinato poi in botti di <em>Sauternes</em>, che gli conferiscono un profilo aromatico unico. Un distillato che unisce la profondit&agrave; delle <em>aguardientes</em> alla rotondit&agrave; e, soprattutto, alla complessit&agrave; aromatica del <em>Sauternes</em>, arrivando a sentori spiccatamente fruttati di albicocca e miele, ma anche frutta tropicale, per arrivare alla frutta secca, caramello, vaniglia, spezie delicate. Ideale in purezza, davanti al camino come dicevamo. E magari, a chi piace, si pu&ograve; accostare anche un sigaro, rigorosamente cubano e di qualit&agrave;.<br />
<strong>RF</strong></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/ok-copertina3-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41016/in-cantina/i-nostri-consigli-sui-vini-perfetti-per-la-tavola-delle-feste.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Sisu, la bakery in Darsena che porta a Milano un concept internazionale</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41014/dallitalia/sisu-la-bakery-in-darsena-che-porta-a-milano-un-concept-internazionale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p><a href="https://sisumilano.it/" rel="nofollow">Sisu</a> &egrave; una bakery nuova di zecca nel panorama milanese ma con una sensibilit&agrave; internazionale molto forte. Non &egrave; la classica pasticceria italiana, ma un luogo ibrido, quasi una fusione linguistica tra cultura, pane artigianale e caff&egrave; specialty. Inaugurata recentemente nel quartiere Darsena, <em>Sisu</em> porta a Milano un&#39;aria fresca. Design pulito, materiali naturali e un equilibrio elegante tra essenzialit&agrave; e calore accogliente. Le pareti sono chiare, le superfici in legno chiaro e ci sono piante che aggiungono un tocco di vita senza sovraccaricare. L&#39;ambiente &egrave; rilassato ma curato, quando entri, percepisci subito l&#39;idea di uno spazio pensato per fermarsi, non solo per una presa al volo.</p>

<p>[[ima2]]Il servizio da <em>Sisu</em> &egrave; gentile e misurato, chi ti accoglie lo fa con professionalit&agrave; spiegando le paste del giorno e consigliando abbinamenti con il caff&egrave; specialty. Non &egrave; un locale rumoroso, anzi, c&#39;&egrave; un sottofondo discreto, qualche chiacchiera tranquilla tra clienti, e un&#39;atmosfera quasi meditativa, perfetta per una colazione lenta. Sul quando &egrave; stata aperta, <em>Sisu</em> ha visto la luce all&#39;inizio dell&#39;estate 2024. &Egrave; un progetto nato da tre soci, <strong>Alessandro Sanso</strong>, <strong>Giuseppe Gallello</strong> e <strong>Silvia Dell&#39;Acqua</strong>, che hanno voluto portare a Milano un concept che unisse viaggi, dolcezza &quot;panificatoria&quot; e una dimensione conviviale aperta a vegani e intolleranti.</p>

<p>[[ima3]]Passando alla parte pi&ugrave; golosa ovviamente la colazione da <em>Sisu</em> mi &egrave; piaciuta tantissimo. I lievitati sono sontuosi e divertenti, e le scelte sono ricadute sia sul dolce che sul salato. Pane da fetta tostata sfogliata accompagnata da burro e marmellata di albicocche, <em>Pain suisse</em> che gi&agrave; visivamente ti cattura, entrambe le proposte dei toast, uno con il cotto, Branzi e carciofini, l&#39;altro con zucchine ripassate, Camembert e maionese. Spaziali e goduriosi. <em>Carrot cake</em>, frollini di diversi gusti e <em>Kranz</em> albicocca e uvetta.</p>

<p>[[ima4]]Per il caff&egrave;, <em>Sisu</em> punta su una selezione specialty, il latte si abbina ottimamente con le paste lievitate, e ci sono bevande alternative (probabilmente anche matcha latte o t&egrave; di qualit&agrave;), per completare la proposta dolce in modo raffinato e coerente con il mondo &quot;bakery d&#39;autore&quot;.</p>

<p>[[ima5]]Alla prossima occasione non mancher&ograve; nella scelta dei <em>Croissant</em> francesi, sia classici che farciti, o all&#39;ormai famoso <em>Cinnamon roll</em>, bun alla cannella che immagino morbido, avvolgente, con una spirale ben definita, il <em>Pain au chocolat</em> salato con cotto, fontina e semi misti. Per concludere una mia passione, i <em>Pancake</em> dolci e salati. <em>Sisu</em> &egrave; aperto dalle 8 del mattino fino a sera, dove si possono trovare opzioni di brunch e pranzi. Direi che &egrave; uno di quei posti in cui la colazione diventa un rito, non solo un momento di carburante per la giornata.</p>

<p>[[ima6]]Mi piacerebbe entrare di mattina presto, sedermi a un tavolino, prendere un <em>croissant</em> leggero, un cappuccino o un t&egrave; matcha, e godermi una pausa che sa di &quot;viaggio dentro la citt&agrave;&quot;, non sei in Finlandia, ma nemmeno nella tipica pasticceria milanese, sei in un altrove dolce costruito con cura.</p>

<p>[[ima7]]In sintesi, <em>Sisu</em> rappresenta un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale bakery italiana, un luogo dove la panificazione incontra l&#39;estetica, dove il tempo della colazione &egrave; rispettato, e dove ogni dolce &egrave; pensato non solo per essere mangiato, ma per essere vissuto.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/schermata-2025-07-04-alle-162224-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/41014/dallitalia/sisu-la-bakery-in-darsena-che-porta-a-milano-un-concept-internazionale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Tavole asiatiche e nostalgia: cosa funziona nella nuova New York</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/40996/guida-alla-guida/tavole-asiatiche-e-nostalgia-cosa-funziona-nella-nuova-new-york.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>New York pullula di ristoranti.&nbsp;Sono una manciata le insegne che stanno rivoluzionando l&rsquo;intero panorama ristorativo ispirando cos&igrave;<em>spinoff </em>e&nbsp;imitazioni&nbsp;talvolta anche migliori degli originali.&nbsp;E cos&igrave;, dopo una prima ondata di aperture, qualche anno fa, abbiamo assistito a un improvviso boom della cucina indiana, audacemente speziata, quella thailandese, con i suoi sapori stravaganti, e quella vietnamita, tra le cucine per cui &egrave; pi&ugrave; difficile trovare un tavolo a New York.&nbsp;Innumerevoli sono poi le taquerie che producono ogni giorno&nbsp;tacos in quantit&agrave;, tanto da poter competere con Citt&agrave; del Messico come capitale del taco.&nbsp;<br />
<br />
La nostalgia, invece, &egrave; il sapore del momento nei ristoranti pi&ugrave; esclusivi:&nbsp;il ritorno della cucina francese <em>old-fashion</em>, delle grandi bistecche e costate in esposizione su carrelli e del generoso comfort food americano. Fatte queste premesse, ecco&nbsp;alcuni dei nostri nuovi locali preferiti.</p>

<p><strong><a href="https://www.wildcherrynyc.com/" rel="nofollow">Wild Cherry</a></strong><em>, West Village</em><br />
Ha una proposta gastronomica confortante e di respiro internazionale, dalle cosce di rana alle fettuccine Alfredo, dalle grandi bowl di Caesar Salad alle bistecche per due. Il tutto &egrave; servito in un teatrale <em>clubhouse</em>&nbsp;del West Village (nascosto all&rsquo;interno di un teatro, per l&rsquo;appunto).</p>

<p><strong><a href="https://www.lvdnyc.com/" rel="nofollow">Le Veau d&rsquo;Or</a></strong><em>, Midtown East</em><br />
Per una cucina francese nostalgica in un punto importante a&nbsp;Midtown. Un luogo riportato in vita dallo stesso gruppo di&nbsp;<a href="https://www.frenchettenyc.com/" rel="nofollow">Frenchette</a>, <a href="https://www.lerocknyc.com/" rel="nofollow">Le Rock</a> e <a href="https://www.wildcherrynyc.com/" rel="nofollow">Wild Cherry</a>&nbsp;(leggi qui sopra).</p>

<p><strong><a href="https://www.addanyc.com/" rel="nofollow">Adda</a></strong><em>, East Village</em><br />
Per la cucina indiana regionale&nbsp;concepita del team pionieristico di <a href="https://www.dhamaka.nyc/" rel="nofollow">Dhamaka</a> e <a href="https://www.semma.nyc/" rel="nofollow">Semma</a>&nbsp;e&nbsp;la loro <em>Butter Chicken Experience</em>, da prenotare con anticipo.<br />
[[ima2]]<br />
<strong><a href="https://www.musaaferrestaurants.com/musaafer-nyc" rel="nofollow">Musaafer</a></strong>, <em>Tribeca</em><br />
Cucina indiana elegante e raffinata, in una sfarzosa sala da pranzo (&egrave; il ristorante gemello dello stellato <a href="https://www.musaaferhouston.com/" rel="nofollow">Musaafer</a>&nbsp;di&nbsp;Houston, Texas).</p>

<p><strong><a href="https://www.banhanhem.com/" rel="nofollow">Banh an Em</a></strong><em>, East Village</em><br />
La cucina vietnamita pi&ugrave; autentica di New York, con il <em>pho</em> pi&ugrave; ricco e i <em>banh mi </em>gargantueschi. Da non perdere, nonostante le lunghe attese (non accettano prenotazioni).</p>

<p><strong><a href="https://www.instagram.com/has_dac_biet/" rel="nofollow">Ha&rsquo;s Snack Ba</a></strong><em><a href="https://www.instagram.com/has_dac_biet/" rel="nofollow">r</a>, Lower East Side</em><br />
Specialit&agrave; franco-vietnamite&nbsp;estremamente originali,&nbsp;che si esprime attraverso menu in continua evoluzione.</p>

<p><strong><a href="https://www.carnitasramirez.com/" rel="nofollow">Carnitas Ramirez</a></strong><em>, East Village</em><br />
Tacos &ldquo;dalla testa alla coda&rdquo; preparati con maestria usando ogni parte del maiale, per l&rsquo;appunto. Attenzione, creano dipendenza!</p>

<p><strong><a href="https://www.eatsantotaco.com/" rel="nofollow">Santo Taco</a></strong><em>, Nolita e West Village</em><br />
Per i deliziosi e succulenti <em>trompo</em> tacos, con strati alternati di costata e controfiletti affettati su uno spiedo verticale.<br />
[[ima3]]</p>

<p><strong><a href="https://www.latetedorbydaniel.com/" rel="nofollow">La T&ecirc;te d&rsquo;Or</a></strong>, <em>Gramercy Park</em><br />
Una steakhouse americana di stampo francese&nbsp;firmata Daniel Bouludm con&nbsp;tagli di carne grandi e bellissimi.</p>

<p><strong><a href="https://www.crevettenyc.com/" rel="nofollow">Crevette</a></strong><em>, West Village</em><br />
Le specialit&agrave; di mare dello chef britannico Ed Szymanski. Una cucina di stampo mediterraneo con piatti dai sapori decisi eseguiti alla perfezione, ideali da condividere.</p>

<p><strong><a href="https://www.lechenenyc.com/" rel="nofollow">Le Ch&ecirc;ne</a></strong><em>, West Village</em><br />
Cucina d&rsquo;autore disinvolta firmata dalla chef parigina Alexia Duchene, con&nbsp;una carta dei vini quasi interamente francese da&nbsp;3.000 referenze, curata magistralmente dal suo partner nella vita e nel lavoro, Ronan Le May.</p>

<p><strong><a href="https://borgonyc.com/" rel="nofollow">Borgo</a>,</strong><em> Gramercy Park</em><br />
Cucina italiana essenziale e centrata sull&rsquo;ingrediente, firmata da&nbsp;pionieri della scena gastronomica di Brooklyn, ora approdati a Manhattan.</p>

<p><a href="https://www.momofuku.com/restaurants/kabawa" rel="nofollow"><strong>Kabawa</strong></a><em>, East Village</em><br />
Segna il grande ritorno di Paul Carmichael (ex chef di Momofuku) a New York e la sua cucina pan-caraibica generosa e distintiva.<br />
[[ima4]]</p>

<p><strong><a href="https://sappeisan.com/" rel="nofollow">Sappe</a></strong><em>, West Village</em><br />
Una cucina sud tailandese esplosiva e&nbsp;abbinata a cocktail decisi.</p>

<p><strong><a href="https://www.cafecommercenyc.com/" rel="nofollow">Caf&eacute; Commerce,</a> </strong><em>Upper East Side</em><br />
Le&nbsp;confortanti specialit&agrave;&nbsp;franco-americane&nbsp;di Harold Moore.&nbsp;In particolare, il suo celebre pollo arrosto con ripieno di foie gras.</p>

<p><strong><a href="https://www.kikonewyork.com/" rel="nofollow">Kiko</a></strong>,<strong> </strong><em>West Soho</em><br />
Per il caminetto scoppiettante e la deliziosa cucina pan-asiatica che, lentamente ma&nbsp;con costanza, ha raggiunto un grande consenso.<br />
<br />
<em>Traduzione a cura di </em><strong>Federica Lisi</strong>.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/veau-dor-1.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/207/40996/guida-alla-guida/tavole-asiatiche-e-nostalgia-cosa-funziona-nella-nuova-new-york.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/207/guida-alla-guida.html">207</category>			</item>			<item>				<title>Tutta l'eccellenza di Caviar Giavieri: prezioso, tradizionale, artigianale
</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40989/dallitalia/tutta-leccellenza-di-caviar-giavieri-prezioso-tradizionale-artigianale.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>A pochi passi dalla laguna veneta, nel cuore della provincia di Treviso, esiste un luogo dove il tempo scorre con lentezza e precisione artigianale. &Egrave; qui che, nel 1980, nasce il <a href="https://www.caviargiaveri.com/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=18280407543&amp;gbraid=0AAAAADjr6M2Tbai3JAsk04V80TtztTlzv&amp;gclid=Cj0KCQiAo4TKBhDRARIsAGW29bdlEMUMDQhXEgDC5LmlWFpynw_Bj2KNv9jM72YJNXXjrCGlWf-7oLQaAj9TEALw_wcB" rel="nofollow" target="_blank">Caviale Giaveri</a>, una delle eccellenze italiane pi&ugrave; riconosciute al mondo, oggi guidata da tre giovani sorelle: <strong>Giada, Jenny</strong> e <strong>Joys Giaveri</strong>.</p>

<p>[[ima2]]La storia inizia alla fine degli anni Settanta&nbsp;quando <strong>Rodolfo Giaveri</strong>, padre delle ragazze e fondatore dell&rsquo;azienda, si dedica dapprima all&rsquo;allevamento delle anguille e successivamente degli storioni. Dal 1980 sceglie di concentrare la propria attivit&agrave; sulla produzione del caviale nei siti ittici di San Bartolomeo di Breda, poco distante da Venezia. Un vero polo artigianale dove la lavorazione segue ancora il tradizionale metodo russo <em>malossol</em>, a basso contenuto di sale. Qui la selezione delle uova e il confezionamento avvengono rigorosamente a mano, mentre l&rsquo;allevamento degli storioni &egrave; seguito con una cura quasi maniacale, nel rispetto di un habitat il pi&ugrave; possibile naturale.</p>

<p>[[ima6]]&laquo;Lo storione &egrave; una specie attualmente a rischio di estinzione&raquo;, sottolinea Giada Giaveri, responsabile marketing e comunicazione dell&rsquo;azienda. &laquo;&Egrave; inserito nella <em>Convenzione di Washington</em> e tutelato dal <em>CITES</em>, che regola il commercio internazionale delle specie minacciate. Per noi questo significa lavorare con grande responsabilit&agrave;, nel pieno rispetto delle normative e dell&rsquo;ambiente&raquo;.</p>

<p>[[ima3]]Giada, insieme alle sorelle Jenny e Joys, rappresenta l&rsquo;anima contemporanea dell&rsquo;azienda, pur potendo ancora contare sulla presenza attiva dei genitori in quello che definiscono un vero <em>dream team</em> familiare. Un equilibrio raro, che consente di unire visione, esperienza e innovazione.</p>

<p>[[ima4]]Il caviale, d&#39;altronde, &egrave; un universo complesso, fatto di sfumature, tempi lunghi e conoscenza profonda della materia prima. Non a caso Giaveri ama paragonarlo al mondo del vino: come nelle grandi verticali, anche qui prodotti apparentemente simili rivelano differenze profonde in termini di sapore, consistenza e persistenza gustativa.</p>

<p>In vista delle festivit&agrave;, il cofanetto <em>Caviar Experience</em> diventa cos&igrave; una vera e propria coccola gastronomica, un invito a scoprire e riscoprire il caviale attraverso un percorso sensoriale consapevole.</p>

<p>&nbsp;</p>

<p><strong>Giada, qual &egrave; la filosofia produttiva che guida il vostro caviale?</strong><br />
&laquo;Come per un grande vino, anche per gli storioni servono tempi lunghi. Le nostre vasche ospitano cicli di allevamento che vanno dai 10 ai 30 anni. Alimentazione, cura e ambiente sono studiati per accompagnare ogni esemplare fino al momento della maturazione. Solo allora il percorso si conclude&raquo;.</p>

<p><strong>In un mercato sempre pi&ugrave; affollato, cosa rende unico il Caviale Giaveri?</strong><br />
&laquo;Il nostro &egrave; un approccio profondamente artigianale. Siamo produttori, non semplici confezionatori, e controlliamo l&rsquo;intera filiera. Questo ci permette di garantire qualit&agrave;, trasparenza e coerenza. Saper leggere un&rsquo;etichetta di caviale &egrave; fondamentale per comprendere davvero cosa si sta acquistando&raquo;.</p>

<p><strong>Come riuscite a garantire costanza e freschezza, nonostante le variabili naturali?</strong><br />
&laquo;Con un lavoro manuale attento e rispettoso dell&rsquo;ambiente. L&rsquo;artigianalit&agrave; non &egrave; una parola vuota, ma una pratica quotidiana&raquo;.</p>

<p><strong>Il caviale &egrave; spesso percepito come prodotto di nicchia. Come si pu&ograve; educare il pubblico?</strong><br />
&laquo;Attraverso degustazioni, eventi e una comunicazione pi&ugrave; formativa, anche digitale. C&rsquo;&egrave; ancora molta ignoranza -&nbsp;nel senso etimologico del termine -&nbsp;intorno al caviale, ed &egrave; nostro compito colmare questo vuoto&raquo;.</p>

<p><strong>E per il futuro?</strong><br />
&laquo;Puntiamo sempre di pi&ugrave; sulla didattica, sia per i rivenditori sia per i consumatori finali. Oggi il caviale &egrave; pi&ugrave; accessibile di quanto si pensi e pu&ograve; essere consumato tutto l&rsquo;anno&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]Per chi &egrave; alla ricerca di un regalo raffinato, Giaveri propone diverse collezioni: il <em>Classic</em>, pensato per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo; il <em>Premium</em>, dedicato agli amatori consapevoli; e la collezione <em>Extreme</em>, che racchiude vere rarit&agrave; come il <em>Beluga Imperial, il Persian Osietra, il Golden Sterlet</em> dalle iconiche perle dorate e il <em>Beluga Siberian</em>. Le confezioni sono disponibili in due formati: da 20 grammi per quattro caviali, ideali per 5&ndash;6 persone, o da 30 grammi ciascuno, pensate per 6&ndash;8 ospiti. Un invito a rallentare, assaggiare e comprendere. Perch&eacute; il caviale, come le grandi storie, ha bisogno di tempo per essere raccontato.</p>

<p>Per informazioni, visite e acquisti: <a href="http://www.caviargiaveri.com" rel="nofollow" target="_new">www.caviargiaveri.com</a></p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/foto-giavieri-3.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40989/dallitalia/tutta-leccellenza-di-caviar-giavieri-prezioso-tradizionale-artigianale.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Matteo Temperini, l'anti chef</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41008/affari-di-gola-di-paolo-marchi/matteo-temperini-lanti-chef.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>La <em>Rosewood</em>, catena di hotel di lusso che fa riferimento al Qatar, ha da poco festeggiato i dieci anni di gestione della realt&agrave; di <a href="https://www.rosewoodhotels.com/it/castiglion-del-bosco" rel="nofollow"><em>Castiglion del Bosco</em></a>, oltre duemila ettari nel territorio di Montalcino, con la rocca a quota 564 metri, distante dodici chilometri dall&rsquo;ingresso di una tenuta che in nessun punto supera in altezza il centro comunale. I vigneti, 62 ettari in tutto, variano tra i 250 e i 460, Campo del Drago ad esempio 430, mentre il borgo attorno al quale ruota tutto &egrave; a 189 metri e il campo di golf, 18 buche, guai non fosse cos&igrave;, &egrave; pi&ugrave; in basso.</p>

<p>[[ima2]]Le origini si perdono nella notte dei tempi, si parla degli Etruschi ad esempio, mentre il castello risale all&rsquo;undicesimo secolo e la chiesetta invece al medioevo. Il presente lo dobbiamo al lavoro di <strong>Massimo</strong> e <strong>Chiara Ferragamo</strong> a livello di recupero e promozione del territorio, del suo patrimonio culturale e degli immobili sparsi un po&rsquo; ovunque, 42 suite, una spa e la piscina, due ristoranti e undici ville, la pi&ugrave; lontana &egrave; a dieci chilometri. Poco sopra il nucleo centrale, ecco invece una cantina a tutto Brunello.</p>

<p>[[ima3]]Quello che non trovi scritto nel sito di <a href="https://www.rosewoodhotels.com/it/castiglion-del-bosco" rel="nofollow"><em>Castiglion del Bosco</em></a>, ma nemmeno navigando in google, &egrave; un orto pensato e curato per rifornire il <a href="https://www.rosewoodhotels.com/it/castiglion-del-bosco/dining/ristorante-campo-del-drago" rel="nofollow"><em>Campo del Drago</em></a>, dal nome del Brunello pi&ugrave; prestigioso prodotto l&igrave;, due stelle <em>Michelin</em>, chef <strong>Matteo Temperini</strong>, toscano di Poggibonsi, classe 1974, e l&rsquo;<a href="https://www.rosewoodhotels.com/it/castiglion-del-bosco/dining/osteria-la-canonica" rel="nofollow"><em>Osteria la Canonica</em></a> affidata al suo vice <strong>Alberto Lazzoni</strong>, carrarino di trent&rsquo;anni. E guai dimenticarsi del pasticciere, il francese <strong>Michael Boivin</strong>, classe 1988, francese di Biarritz. I due, <strong>Matteo</strong> e <strong>Michael</strong>, si conobbero alle <em>Sirenuse</em> di Taormina una dozzina di anni fa, iniziando un lungo e brillante</p>

<p>[[ima4]]cammino professionale che nel 2019 li ha portati a Montalcino.</p>

<p>E l&rsquo;orto? Immaginate uno smisurato campo da bocce, rivolto a sud, largo una decina di metri e lungo, a occhio, non pi&ugrave; di duecento, la prosecuzione delle case che accolgono i due locali tanto che vedi sovente cuochi andare avanti e indietro per recuperare qualcosa per la cucina. E l&rsquo;orto riflette il carattere di <strong>Temperini</strong>, immediato ma per nulla brusco, sorriso pronto a sbocciare, passo veloce e suggerimenti uno via l&rsquo;altro. Soprattutto, <strong>Matteo</strong> non se la tira come tanti suoi colleghi, e parliamo di uno</p>

<p>[[ima5]]illuminato da una doppia stella, ma non di quella verde e vai a capirne il perch&eacute;. Mi ha dato l&rsquo;impressione, davvero felice, che quasi nemmeno lo sappia. Poi lo sa, ovvio, per&ograve; lascia fare a chi cura comunicazione, sito e comunicati, e si concentra su quanto gli compete.</p>

<p>Il 9 dicembre cena precisa, succulenta, niente stranezze n&eacute; effetti speciali, tutto indirizzato al centro del bersaglio. Le note sono dello chef. Due gli antipasti: Astice blu, zucca Hokkaido, minestra nera, clementine. L&#39;astice viene cotto al bbq e servito accompagnata da una composta di</p>

<p>[[ima6]]clementine e zucca, delle foglie di minestra nera coltivata nell&#39;orto, e finita con una salsa ricavata dalla sua testa. Al lato un mandarino bruciato farcito con una spuma di corallo e falde di Hokkaido. Quindi la Bieta dell&#39;orto, arancia sanguinella, jus di coste. Alla base un kimchi di bieta e arancia candita, sul quale viene messa una spuma sempre di biete, foglie di bieta brasata e le sue coste cotte in bianco. Il tutto terminato con una salsa di coste stile jus di carne. Al lato un barbajuan farcito di bieta e arancia.</p>

<p>[[ima7]]Due pure i primi a iniziare dal Picio, crema d&#39;aglione, cacciucco, tamarindo. I pici traggono ispirazione dalla tradizione locale e vengono tirati a mano con l&#39;aggiunta di polvere d&#39;alghe marine. Poi mantecati in una salsa di pesci di scoglio e finiti con una salsa di triglia al Brunello e tamarindo che gli conferisce una spiccata acidit&agrave;. L&#39;aglione, prodotto tipico della Valdichiana, viene aggiunto al tavolo sotto forma di leggera spuma. Al lato la rappresentazione di tutti i pesci di scoglio presenti nelle salse.&nbsp;Poi Gnocchi Monnalisa, noci, levistico, Funghi di bosco. Gli gnocchi</p>

<p>[[ima8]]sono fatti con la patata tipo Monnalisa, a pasta gialla, estremamente amidosa che permette di limitare l&#39;utilizzo di farine e uova nell&#39;impasto, particolarmente adatta all&#39;impasto, accompagnati da un pesto di levistico e noci e funghi dei nostri boschi, in questo momento Trombette dei morti. Si termina il tutto al tavolo con una salsa ricavata dagli stessi funghi.</p>

<p>I secondi, mare e poi la terra: Rombo sull&#39;osso, porri, olive, soppressata. Il rombo, pescato, viene arrostito sull&#39;osso e servito con un porro dell&#39;orto</p>

<p>[[ima9]]fritto, una falda di porro al BBQ, e una salsa fatta con il fumetto del pesce e olive nere. Al lato una zuppetta di rombo con pesto di porri e olive e una soppressata ricavata dalla testa del pesce leggermente aromatizzata al finocchietto.&nbsp;Vitellina arrostita, cagliata di latte crudo, castelfranco.&nbsp; Il vitello viene lasciato maturare per circa 40 giorni, arrostito al momento del servizio e accompagnato da una crema ridotta di siero di latte che gli conferisce una nota salata ma al tempo stesso acida e dolce. La sua guarnizione &egrave; composta da una foglia di castelfranco dell&#39;orto, farcita con</p>

<p>[[ima10]]la stessa messa a marinare per circa 5 giorni. Al lato un formaggio fresco fatto da noi, dal quale si ricava il siero utilizzato nella precedente lavorazione, e una cialda di siero ridotto. Viene terminato in sala con un jus di vitello.</p>

<p>Infine i dessert: Semifreddo alla castagna dell Amiata, carpaccio di zucca Hokkaido poch&egrave; messo sopra un pralinato di semi di zucca, crema di zucca e castagna, pickles di zucca e caldarroste. Per finire, cialda di castagna e caldarroste grattugiata in sala, vinaigrette di zucca e aceto di castagna</p>

<p>[[ima11]]fatte in casa al forno da pizza per concludere&nbsp; il piatto. Tartelletta dell&#39;Orto con base di zucchero di betulla e erbe (basilico, prezzemolo, dragoncello), sedano rapa sott&#39; aceto, sedano poch&egrave; nello sciroppo alla verbena, gel di nasturzio e rucola, pesto alla genovese, corbezzolo fresco. Il nostro sorbetto alle erbe per rinfrescare il dolce (basilico, coriandolo, prezzemolo, dragoncello, menta, verbena), spuma di erbe e erbe fresche per completare il dolce, in sala olio di nasturzio. Tutte le erbe e i fiori sono raccolti nell&#39;orto quotidianamente.&nbsp;Cioccolato Grand Cru, nocciola e</p>

<p>[[ima12]]Tartufo bianco Crete Senese, su base di ganache cotta fatta con cioccolato Grand cru Nicolas Berger 65% del Per&ugrave;, crumble di nocciola e funghi porcini, pralinato e spuma alla nocciola del Piemonte, gelato al tartufo bianco toscano. Tartufo fresco in cima e in sala salsa inglese ricca al tartufo bianco.</p>

<p>Notarella finale: nei camini arde vera legna, non sono finti. Accade sempre pi&ugrave; di rado.<br />
[[ima13]]</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/temperini-e-boivin.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/40/41008/affari-di-gola-di-paolo-marchi/matteo-temperini-lanti-chef.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/40/affari-di-gola-di-paolo-marchi.html">40</category>			</item>			<item>				<title>L'autentica Tuscia viterbese, alla tavola del Parco delle Querce, un'oasi di pace a Valentano</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40990/dallitalia/lautentica-tuscia-viterbese-alla-tavola-del-parco-delle-querce-unoasi-di-pace-a-valentano.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Immerso nel comune di Valentano,&nbsp;<a href="https://new.agriturismoparcodellequerce.it/" rel="nofollow" target="_blank">Parco delle Querce</a> &egrave; un luogo in cui il tempo rallenta e l&rsquo;esperienza si fa profonda, a pochi passi dal lago di Bolsena.</p>

<p>Qui si pu&ograve; mangiare, dormire, respirare la natura, ritrovando quei sapori e quelle sensazioni che appartengono alle radici del luogo. Un agriturismo che accoglie chi desidera vivere una pausa genuina, fatta di silenzi, camini accesi, piatti ricchi di identit&agrave; e gesti di ospitalit&agrave; semplice e sincera.</p>

<p>Le camere&nbsp;sono pensate per chi cerca quiete e comodit&agrave; in un contesto naturale. Accoglienti e curate, si affacciano sul verde dei boschi e dei prati che circondano la struttura. La luce entra lieve dalle finestre, trasformando ogni risveglio in un momento prezioso. Arredi in legno, colori tenui, profumi di campagna: ogni ambiente &egrave; stato creato per far sentire l&rsquo;ospite a casa, coccolato e immerso nella tranquillit&agrave;.</p>

<p>La storia di <em>Parco delle Querce</em>&nbsp;nasce da un incontro e da una visione condivisa. Come raccontano i proprietari,&nbsp;<strong>Cristiano Germani</strong> e <strong>Simona Foderini</strong>&nbsp;&laquo;Ci siamo conosciuti da ragazzi e una scintilla ci ha subito connessi&raquo;.</p>

<p>Da quel legame istintivo &egrave; germogliato il sogno di costruire un luogo capace di accogliere, raccontare e valorizzare il territorio. &laquo;Nel 2008 abbiamo deciso di dare forma al nostro progetto: volevamo un posto in cui tradizione e contemporaneit&agrave; si fondessero, dando vita a un&rsquo;ospitalit&agrave; attenta, autentica, viva&raquo;.</p>

<p>[[ima7]]</p>

<p>Le loro radici affondano nel lavoro e nella terra, nascendo in famiglie di commercianti, pastori e agricoltori, cuochi di terza generazione. Nasce cos&igrave; la loro filosofia, fatta di stagionalit&agrave;, mani esperte, memoria e innovazione,&nbsp;unendo&nbsp;sapori e tradizioni, e trasformando la forza della terra in creativit&agrave; gastronomica.</p>

<p>[[ima4]]</p>

<p>&laquo;Tutto ci&ograve; che facciamo, nasce dal desiderio di donare emozioni&raquo;, continuano i due, &laquo;mantenendo vivo quel sottile equilibrio tra passato e presente che definisce il nostro stile&raquo;.</p>

<p>Ogni stagione viene proposto un menu a tema, basato su materie prime fresche, selezionate&nbsp;tra le eccellenze locali lavorate mantenendo un approccio circolare e sostenibile.</p>

<p>[[ima5]]</p>

<p>I piatti nascono da ingredienti di prossimit&agrave;, molti coltivati direttamente nell&rsquo;agriturismo, altri scelti da aziende viterbesi.</p>

<p>La cucina &egrave; il regno di <strong>Cristiano</strong>, mentre la pizza e&nbsp;il forno in generale, quello di <strong>Simona</strong>.</p>

<p>Tra le specialit&agrave; fritte spiccano <em>le Grottane</em>, frittelle di patate dell&rsquo;Alto Viterbese al pepe nero e rosmarino servite con maionese artigianale al vino, un&nbsp;<em>Cannaiola di Marta Cantina San Lazzaro</em>, o <em>i Bastoncelli</em>, stick di mozzarella fresca dalla <em>Latteria S. Rosa</em> di Viterbo, in doppia panatura, proposti con una <em>salsa marinara</em> al pomodoro ciliegino, aglio rosso di Proceno e origano.</p>

<p>L&rsquo;<em>Antipasto&nbsp;Parco delle Querce</em>, invece, &egrave; una ricca carrellata di assaggi local: salumi (anche di cacciagione), pecorini, bruschette con salse di stagione e gli immancabili fritti. Una selezione&nbsp;generosa, simbolo dell&rsquo;identit&agrave; agricola della zona.</p>

<p>[[ima3]]</p>

<p>Una menzione di merito va alle carni alla brace e alle fiorentine, condite con olio evo locale o tartufo, oltre allo <em>Stracotto di bufalo&nbsp;</em>di Tarquinia con salsa bbq all&rsquo;aglio nero e <em>idromele Opificio13</em>, affumicato al forno con trucioli di quercia e servito in morbido <em>ciaccino</em> (una focaccia tipica) fatto in casa.</p>

<p>[[ima2]]</p>

<p>La pizzeria, a cura di <strong>Simona</strong>, segue la <em>tradizione romana</em>, con pizze servite su grandi taglieri da 50 cm, sottili e croccanti grazie a una lievitazione a freddo fino a 24 ore dopo autolisi. L&rsquo;impasto predilige farine 0 e 1 da grani tradizionali&nbsp;antichi e farro coltivati nel viterbese.</p>

<p>[[ima6]]</p>

<p>Il condimento base delle pizze rosse &egrave; realizzato con passata di pomodori pelati, pepe, origano, sale e olio evo della casa, mentre il fiordilatte arriva dall&rsquo;azienda artigianale<em> Alessio Troscia </em>di Grotte S. Stefano, che lavora il latte crudo, a mano, come una volta. Tra le pizze&nbsp;spicca <em>l&rsquo;Audace</em> con fiordilatte, pomodoro, salame piccante Salumificio Gam di Montefiascone, erborinato Piradoro del caseificio Radichino di Ischia di Castro e cipolle, perfetta per chi cerca gusti intensi.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/parco-delle-querce-protagonisti-2.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/44/40990/dallitalia/lautentica-tuscia-viterbese-alla-tavola-del-parco-delle-querce-unoasi-di-pace-a-valentano.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/44/dallitalia.html">44</category>			</item>			<item>				<title>Villa d'Este, il tempo sospeso del vino</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41006/in-cantina/villa-deste-il-tempo-sospeso-del-vino.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Durante le feste, <a href="https://www.villadeste.com/it/" rel="nofollow">Villa d&#39;Este</a> non &egrave; semplicemente un luogo: &egrave; uno stato d&#39;animo. Affacciata sul Lago di Como come una signora senza tempo, avvolta da luci soffuse e riflessi d&#39;acqua, la grande dimora sembra rallentare il passo del mondo e invitare a respirare bellezza.</p>

<p>Tra saloni che profumano di storia, alberi addobbati con misura e silenzi ovattati interrotti solo dal lago, il Natale diventa un rituale intimo e luminoso, dove l&#39;eleganza non &egrave; mai ostentazione ma memoria. Giardini illuminati, ristoranti iconici, il <em>Canova Bar</em> e la <em>Sala del Cioccolato</em> &ndash; creata per le feste &ndash; raccontano il piacere raro di fermarsi, brindare, celebrare l&#39;arte di vivere.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]Ma se l&#39;atmosfera &egrave; quella di una festa sussurrata, il cuore pi&ugrave; segreto di <em>Villa d&#39;Este</em> pulsa sottoterra, nella sua cantina a dir poco monumentale: un luogo dove il tempo si stratifica in bottiglie e silenzi, e dove competenza, visione e metodo hanno trasformato il vino in racconto. A custodirla &egrave; <strong>Alex Bartoli</strong>, 32 anni, imolese, responsabile wine del gruppo <em>Villa d&#39;Este</em>. Dodicimila etichette, centosessantamila bottiglie, tre magazzini e un sistema di gestione che unisce rigore assoluto e fluidit&agrave; operativa.</p>

<p>Qui nulla &egrave; lasciato al caso: ogni bottiglia &egrave; codificata per azienda, annata, reperibilit&agrave;; ogni numero indica gi&agrave; la zona della cantina in cui trovarla. Rossi, bianchi, grandi formati, vini dolci, bollicine: tutto &egrave; organizzato in modo schematico, guidando i sommelier in un perimetro preciso e silenzioso. La cantina &egrave; presidiata dalle sei del mattino all&#39;una di notte. Le comande arrivano in tempo reale, lo scarico &egrave; automatico, l&#39;inventario sempre aggiornato.</p>

<p>[[ima4]][[ima5]]Un flusso continuo che, nei mesi estivi, pu&ograve; superare le 120 bottiglie al giorno, per un movimento annuale di circa 40mila pezzi. A questo si aggiungono soluzioni tecniche d&#39;avanguardia: frigoriferi brevettati per <em>Villa d&#39;Este</em> dedicati agli spumanti, e un apparecchio in grado di raffreddare qualsiasi bottiglia di un grado e mezzo al minuto, permettendo di servire anche il cliente pi&ugrave; esigente in meno di otto minuti.</p>

<p>La cantina di <em>Villa d&#39;Este</em> &egrave; anche un archivio di rarit&agrave;: verticali complete &ndash; come le 120 annate di <em>Ch&acirc;teau d&#39;Yquem</em> o le 100 di <em>Mouton Rothschild</em> dalla fine dell&#39;Ottocento &ndash; e bottiglie introvabili, tra cui un <em>Montrachet Domaine de la Roman&eacute;e-Conti</em> da sei litri, disponibile su richiesta, dal valore di circa mezzo milione di euro.</p>

<p>[[ima6]]I rossi italiani rappresentano il 40% delle vendite, seguiti da vini al calice e Champagne, a conferma di un lusso vissuto con naturalezza. <strong>Bartoli</strong> arriva a Cernobbio nel 2022, dopo una formazione solida e internazionale: l&#39;istituto alberghiero Pellegrino Artusi&nbsp;di Riolo Terme, il <em>San Domenico</em> di Imola, <em>Le Gavroche</em> a Londra, poi <em>Cracco</em>, <em>Enoteca Pinchiorri</em>, <em>Cerea</em>. Un percorso che oggi si riflette in una carta vini costruita come un equilibrio dinamico tra grandi nomi e ricerca.</p>

<p>[[ima7]]<strong>Qual &egrave; la filosofia che guida le sue scelte nella costruzione della carta vini di <em>Villa d&#39;Este</em>?</strong></p>

<p>&laquo;Quando sono arrivato c&#39;erano circa 300 etichette, prevalentemente italiane. Oggi siamo a 12mila. Il fattore piacevolezza conta, ma non posso ignorare il mercato: se un cliente chiede un vino preciso, noi dobbiamo essere in grado di offrirglielo. Il nostro &egrave; un servizio. La carta nasce dall&#39;incontro tra etichette riconosciute e prodotti di nicchia&raquo;.</p>

<p>[[ima8]]<strong>Come si bilanciano grandi maison e produttori emergenti?</strong></p>

<p>&laquo;Non &egrave; semplice. Lavoriamo su un equilibrio: circa il 70% di nomi noti e un 30% dedicato alla ricerca, a territori meno scontati o a produttori che meritano attenzione&raquo;.</p>

<p>[[ima9]]<strong>Quali criteri utilizza per decidere cosa far maturare in cantina?</strong></p>

<p>&laquo;La mia filosofia &egrave; Borgogna giovane e Bordeaux vecchi, con le dovute eccezioni. Un Borgogna, oltre i 25-30 anni, difficilmente si eleva ulteriormente. Con Bordeaux cerco le verticali: acquisto le nuove annate per completare il quadro. &Egrave; un lavoro di costruzione e di pazienza&raquo;.</p>

<p>[[ima10]]<strong>Che rapporto c&#39;&egrave; tra cantina e cucina negli abbinamenti?</strong></p>

<p>&laquo;Assaggiamo spesso i piatti con lo chef, ma il punto &egrave; un altro: non ci sono regole. L&#39;abbinamento &egrave; ci&ograve; che piace al cliente. Qui le regole si rompono continuamente. Pu&ograve; succedere &ndash; e succede &ndash; che qualcuno ordini un <em>toast</em> al <em>Grill</em> o al <em>Bar</em> e lo accompagni con un calice di <em>Ch&acirc;teau Margaux</em> 2000. Il cliente oggi vuole libert&agrave;, meno schemi. E noi rispondiamo anche con grandi vini al calice&raquo;.</p>

<p>[[ima11]]A <em>Villa d&#39;Este</em> il lusso non impone, suggerisce. E il vino, pi&ugrave; che una liturgia, diventa un gesto naturale: un modo di abitare il tempo, con eleganza e leggerezza.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/copia-di-luci-natalizie-allestimento-min.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/136/41006/in-cantina/villa-deste-il-tempo-sospeso-del-vino.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/136/in-cantina.html">136</category>			</item>			<item>				<title>Chiude Le Chateaubriand: Iñaki Aizpitarte saluta Parigi dopo vent'anni</title>				<link>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41004/dal-mondo/chiude-le-chateaubriand-inaki-aizpitarte-saluta-parigi-dopo-ventanni.html</link>				<description>					<![CDATA[						<p>Questa sera, 18 dicembre,&nbsp;<strong>Alain Ducasse</strong> sar&agrave; ai fornelli de&nbsp;<em>Le Chateaubriand</em> accanto a <strong>I&ntilde;aki Aizpitarte</strong>. Non una cena qualunque, e non solo per la presenza del celeberrimo e pluri-stellato chef <strong>Ducasse</strong>, ma una delle tappe di un lungo addio: il bistrot di avenue Parmentier, punto di riferimento fondamentale della scena gastronomica (e soprattutto<em> bistronomica</em>)&nbsp;parigina e internazionale, chiuder&agrave; i battenti nei primi mesi del 2026, poco prima di compiere vent&#39;anni.</p>

<p>L&#39;annuncio &egrave; arrivato lo scorso 19 novembre, con un post <a href="https://www.instagram.com/lechateaubriand_/" rel="nofollow">sul profilo Instagram del locale</a>. Parole semplici, senza retorica: &laquo;Sto per lasciare <em>Le Chateaubriand</em>... <em>Le Ch&acirc;teau</em>, l&#39;ho sognato&nbsp;questo luogo, questo bistrot, l&#39;ho avuto, l&#39;ho vissuto, ora tocca a me passare le chiavi. Ci resta poco tempo per celebrare questi 20 anni, tutti questi momenti passati&nbsp;al 129 di avenue Parmentier, in compagnia di...&raquo;.</p>

<p>A seguire, l&#39;elenco degli chef coinvolti nelle cene celebrative. Alcuni appuntamenti si sono gi&agrave; tenuti: a dicembre, pochi giorni fa, c&#39;erano&nbsp;<strong>Alexandre Gauthier</strong> de <em>La Grenouill&egrave;re</em> e <strong>Cyril Bordarier</strong> de <em>Le Verre Vol&eacute;</em>. Per l&#39;inizio del 2026 sono attesi <strong>Paul Boudier</strong> e <strong>Marta Cerbino</strong>, storici secondi del locale, oltre a <strong>Yves Camdeborde</strong>, figura centrale della bistronomia francese che fu tra i primi a riconoscere il talento di <strong>Aizpitarte</strong>.</p>

<p>[[ima2]][[ima3]]La decisione di chiudere non &egrave; improvvisa. Da febbraio 2024 <strong>Aizpitarte</strong> ha aperto il <a href="https://www.instagram.com/petitgrill_chezmaya/" rel="nofollow">Petit Grill Basque</a> a Saint-Jean-de-Luz, nei Paesi Baschi francesi dove &egrave; cresciuto. Ha rilevato una storica taverna degli anni Venti, rinnovandola con rispetto, e vi ha portato una cucina diversa da quella parigina: niente menu degustazione, solo carta, con piatti radicati nella tradizione locale. Accanto, la compagna <strong>Delphine Zampetti</strong> gestisce <em>Chez Maya</em>, gastronomia da asporto. Invece a&nbsp;guidare la brigata del <em>Chateaubriand</em> in sua assenza &egrave; rimasto <strong>Leonardo Righini</strong>, cuoco italiano originario di Imola.</p>

<p>[[ima4]]&laquo;Ho 53 anni, la mia vita si &egrave; spostata nei Paesi&nbsp;Baschi&raquo;, ha spiegato Aizpitarte <a href="https://www.lesinrocks.com/ou-est-le-cool/pourquoi-le-chef-inaki-aizpitarte-ferme-son-mythique-restaurant-le-chateaubriand" rel="nofollow">in un&#39;intervista</a> con il seguito magazine di musica e cultura&nbsp;<em>Les Inrockuptibles</em>. &laquo;Sono molto legato alla bellezza de <em>Le&nbsp;Chateaubriand</em>, ma bisogna essere realisti. Avrei dovuto diventare un manager che lavora a distanza&nbsp;e non &egrave; il mio mestiere&raquo;.</p>

<p>[[ima5]]<em>Le Chateaubriand</em> &egrave; stato aperto nell&#39;aprile 2006 in un locale dell&#39;11&deg; arrondissement parigino che ha ospitato per pi&ugrave; di un secolo un bistrot. In pochi anni, lavorando con creativit&agrave; e personalit&agrave; sull&#39;idea di reinterpretare in chiave contemporanea proprio il format del bistrot, &egrave; diventato il simbolo di una nuova stagione della gastronomia francese: il modello a cui si &egrave; ispirata un&#39;intera generazione di cuochi e ristoranti parigini, francesi, europei.</p>

<p>[[ima6]]Nel 2011 il nono posto nella <em>World&#39;s 50 Best Restaurants</em>, come primo ristorante francese nella classifica di quell&#39;anno, ne ha sancito il riconoscimento internazionale, e anche il ruolo di portabandiera di una cucina francese inedita, nuova. La stella Michelin, arrivata nel 2018 e ritirata nel 2021, non ha mai realmente definito un locale che si &egrave; sempre mosso fuori dai canoni tradizionali.<br />
&nbsp;</p>

<p>Nel 2008, sulla <em>Guida di Identit&agrave; Golose</em>, <strong>Paolo Marchi</strong> ne scriveva per la prima volta cos&igrave;:&nbsp;</p>

<p style="margin-left: 40px;">C&rsquo;&egrave; una Francia che tutti conosciamo fatta di ori, stucchi, cristalli, panna, burro, pomposit&agrave;. &Egrave; una Francia che ha stufato, ma il Paese &egrave; anche in grado di rinnovarsi e proporre del nuovo partendo dal livello bistrot e allegria. In tal senso lo Ch&acirc;teaubriand, nel popolarissimo 11&deg; arrondissement, ovvero R&eacute;publique, &egrave; l&rsquo;anti-Francia che pi&ugrave; anti &egrave; difficile pensare. Inaki Aizpitarte, basco di nazionalit&agrave; francese, per tutti Inaki e basta, per inciso nome che porta molti a considerarlo giapponese, ovvio prima di vederlo di persona, si &egrave; insediato in un vecchio bistrot parigino dall&rsquo;aria spartana. E poi ha calato la sua cucina che sembra un domino perch&eacute; tutto viene posto sul piatto senza coccole e coreografie charmose, in un quartiere che non conosce il turismo provincialotto che affolla tanti angoli parigini. Eletto a beniamino di Omnivore e di Fooding, a pranzo ha solo alcuni piatti unici. La sera la &laquo;carta&raquo; prevede tre antipasti, tre piatti e tre dessert. Se cercate la Ville Lumiere evitatelo. Un paio di esempi: il Boeuf carottes cru/cuit &egrave; un gioco tra un manzo brasato servito con carote crude grattugiate e una tartare di manzo crudo con carote bollite, mentre Chocolat, poivrons vede strisce rettangolari di cioccolato affiancate da peperoni rossi della stessa forma.<br />
Prezzi medi:&nbsp;un&rsquo;entr&eacute;e e un plat o un plat e un dessert 33; entr&eacute;e, plat e dessert 39 euro<br />
&nbsp;</p>

<p>Quella di questo ristorante &egrave; una storia di prima importanza, che merita di essere raccontata per esteso. Torneremo presto a ripercorrere l&#39;eredit&agrave; de&nbsp;<em>Le Chateaubriand</em> e le molte figure della cucina internazionale che si sono formate in quella cucina.</p>
					]]>				</description>				<enclosure url="https://www.identitagolose.it/public/images/medium/460475142-3976814069309043-2803486201999149756-n.jpg" length="" type="image/jpeg" />				<guid>https://www.identitagolose.it/sito/it/95/41004/dal-mondo/chiude-le-chateaubriand-inaki-aizpitarte-saluta-parigi-dopo-ventanni.html</guid>				<category domain="https://www.identitagolose.it/sito/it/95/dal-mondo.html">95</category>			</item>			</channel>		</rss>