Coraggio, umiltà e resilienza. Sono questi tre aspetti chiave per affrontare un futuro pieno di incertezze, non solo nel mondo del vino.
Il Vinitaly, la più importante fiera enologica italiana giunta alla 58esima edizione, è prima di tutto un luogo di confronto, per guardarsi attorno e capire dove va il mondo. Durante i quattro giorni di manifestazione, i sentimenti si sono un po’ alternati, tra preoccupazione e speranza. La sensazione è che ci siano stati meno operatori tra i padiglioni di Veronafiere, soprattutto internazionali, mentre tra le aziende l’idea è di cercare nuovi sbocchi, anche sul mercato interno italiano.
Resta il fattore incertezza. Perché purtroppo in questo momento storico non è possibile prevedere nel futuro, anche a breve termine.

Ettore Nicoletto, Ceo di Compagnia del Gusto Holding, già alla guida di importanti gruppi vitivinicoli italiani
Ma quali sono gli strumenti a disposizione dei produttori di vino italiani per affrontare questo periodo estremamente ricco di incognite? «Coraggio e umiltà – esordisce
Ettore Nicoletto, per anni alla guida di gruppi come
Santa Margherita e
Angelini Wines, e ora
Ceo del nuovo progetto
Compagnia del Gusto holding – Coraggio di fare qualcosa di diverso, l’umiltà di analizzare quello che è stato fatto fino ad adesso e capire che è il momento del grande reset, che strumenti che abbiamo adottato fino ad oggi funzionano meno bene in alcuni casi e non funzionano più in altri. E quindi occorre veramente una grande presa di coscienza, è il primo tema. L'altro grande tema secondo me è questa industria, e parlo del vino italiano ma potrei anche rivolgermi un po’ al panorama generale, deve trovare una formula per mettere a sistema alcune fasi dell'attività d'impresa. Se non creiamo delle reti forti, se non mettiamo a frutto una modalità per lavorare insieme in alcune fasi dell'attività di impresa siamo tutti molto piccoli e fatichiamo a trovare una posizione forte soprattutto sui mercati internazionali».
Sostanzialmente da soli non va più da nessuna parte? «Non dico che non si va più da nessuna parte – sottolinea Nicoletto – ma che ci sono degli esempi anche virtuosi di chi da solo riesce a funzionare o comunque a galleggiare bene, ma il grande passo in avanti è quello di mettere in comune alcune fasi e questo richiede, un lato, umiltà. Quindi devi cedere un po' di sovranità per il bene comune e, dall’altro lato, serve il coraggio di cambiare».
E Nicoletto chiude con un’ultima considerazione. «Se poi vogliamo parlare di prodotti e di prezzi, il vino è diventato troppo caro rispetto al resto dell'offerta di bevande alcoliche, quindi anche qui dobbiamo fare una grande riflessione. Da affrontare, quindi, ci sono un sacco di fattori endogeni, perché sugli esogeni non abbiamo controllo, sui quali è necessaria una grande riflessione».

Chiara Lungarotti, titolare della Lungarotti e presidente del Comitato Grandi Cru d'Italia
Non si nasconde di certo nemmeno
Chiara Lungarotti, alla guida della
Lungarotti e presidente del
Comitato Grandi Cru d’Italia. «Indipendentemente da quello che è la difficoltà in generale per il prodotto vino, un momento di difficoltà per tutto il mondo, vista la crisi Mediorientale. L'unica cosa che noi in questo momento possiamo fare è tirare fuori quella capacità di resilienza che è tipica del mondo agricolo. Noi siamo produttori di vino. Tutti gli anni la vita produce, nel bene o nel male. Quindi noi dobbiamo fare in modo di fare le scelte giuste, in questo anno, l'anno che viene, e cercare di essere presenti sul mercato, al supporto della nostra rete distributiva, perché è quello che fa la differenza».

Francesco Drusian, titolare della Drusian
Resistere anche grazie a quanto fatto in precedenza, come sostiene
Francesco Drusian, produttore di Valdobbiadene con la cantina
Drusian: «Io parlo per la mia azienda, ringraziando il cielo in questi anni abbiamo seminato molto bene. Qualche difficoltà c'è, non lo nego, però magari facendo un po' di più comunicazione, seguendo meglio i nostri importatori, i nostri agenti, riusciamo ancora a fare un lavoro decoroso».
La soluzione non è comunque “svendere” il proprio prodotto. «Anche perché purtroppo in questo periodo ci sono aziende, che non capisco come riescano a sopravvivere, uscendo con bottiglie a prezzi irrisori. Però sull'etichetta c'è scritto sempre Prosecco. Non basta più fare il vino buono, bisogna anche saperlo proporre, al giusto prezzo».

Thomas Scarizuola, kellermeister di Cantina Kaltern
Thomas Scarizuola è il
Kellermeister di
Cantina Kaltern, la più grande realtà cooperativa dell’Alto Adige. E gli strumenti per affrontare questo momento di incertezza sono sempre quelli della qualità. «Sono sicuro che noi dobbiamo andare avanti sulla nostra via, con la nostra filosofia di migliorare sempre i nostri vini, e di farli parlare sempre di più del nostro territorio. Nell’immediato non si può fare molto più, non è il caso, per esempio di fare scontistiche esagerate solo perché abbiamo paura di non vendere una bottiglia. Certo, sicuramente non è un periodo facile, ma rimaniamo ottimisti. Speriamo per esempio che l’estate vada bene».
«Ma non dobbiamo scendere a compromessi, dobbiamo parlare dei nostri vini e fra capire chi siamo. Tanto che come Cantina Kaltern usciremo anche con altri prodotti l’anno prossimo, che parleranno tutti del nostro territorio».