Esistono storie che non nascono al bancone di un bar, ma tra i banchi di un’università e i laboratori di ricerca. Quella della Liquoreria Friulana di Spilimbergo in provincia di Pordenone è una realtà con radici profonde, competenza tecnica e quel pizzico di "follia imprenditoriale" necessaria per lasciare la strada spianata e tornare a casa, seguendo il richiamo della propria terra.
I protagonisti di questa avventura non sono "i soliti quattro amici al bar", ma tre professionisti che si sono conosciuti alla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari di Udine. Werther Zuliani, Gabriele Bot e Stefano Da Ros hanno inizialmente intrapreso percorsi distanti dal Friuli, viaggiando per il mondo come esperti di ricerca e sviluppo per grandi aziende alimentari. Werther con la sua mentalità imprenditoriale, Gabriele animato da estro creativo e Stefano, il conoscitore profondo delle eccellenze del territorio e della botanica, hanno però sempre custodito un sogno nel cassetto.
Nel 2004, ispirati anche dal successo di un amico calabrese nel settore, hanno deciso di abbandonare le sicurezze delle rispettive carriere per lanciare una scommessa: valorizzare il Friuli attraverso l'arte della liquoristica artigianale. Il loro motto è rimasto immutato da vent'anni: "Creare prima il miglior prodotto possibile e solo dopo aver sfiorato la perfezione, iniziare a metterlo sul mercato".
Tutto è cominciato in un piccolo laboratorio di 100 metri quadri con l’Amaro dei Prati Stabili. L'idea era quella di imbottigliare il cuore selvatico dei campi incolti e non antropizzati, dove le erbe spontanee crescono libere, sfalciate solo una o due volte l'anno. Da quegli esperimenti artigianali, nati quasi per gioco tra amici, è fiorita una gamma che oggi ha assunto un profilo internazionale.
Un capitolo a sé merita il Cocolâr, il Nocino di Spilimbergo che ha conquistato l’oro al Merano WineFestival 2024. Qui la tecnica si fonde con la mitologia agreste: se la tradizione vorrebbe le noci verdi raccolte da mani vergini nella notte di San Giovanni, i tre soci applicano un pragmatismo scientifico. Visitano i fornitori già ai primi di giugno per verificare la maturazione del guscio, adattandosi ai cambiamenti climatici per garantire un'infusione perfetta, priva di tinture o noci secche. Il risultato è un elisir che riposa fino a tarda primavera, unito alla grappa friulana.
Il legame con il territorio è viscerale anche nell'estetica. Spilimbergo è la città del mosaico, e la Liquoreria ha trasformato questa eredità in un vero e proprio "mosaico di aromi". Le etichette, caratterizzate dall'accento circonflesso tipico della lingua friulana, sono state studiate in collaborazione con la prestigiosa
Scuola Mosaicisti del Friuli. Quel segno grafico non è solo un ornamento, ma richiama le montagne, il campanile e il calore della casa.
La produzione si divide oggi in 3 linee distintive:
- Linea Spilimbergo: con l’Amâr (Amaro di Spilimbergo), dove spiccano rabarbaro e arancio dolce, e il gin Mosâic, che miscela ginepro locale e agrumi mediterranei.
- Opificium: la linea superpremium dedicata alla mixology, nata durante il lockdown per sfidare un momento difficile. Spicca il Vermut realizzato con uva Verduzzo autoctona e l'Amaro Opificium, infuso esclusivamente in acqua delle Dolomiti Friulane.
- Le Grappe e le Creme: distillati di uve autoctone arricchiti da botaniche come il cumino dei prati o il miele di tiglio, accanto a creazioni golose come la Rossomela, realizzata con succo di mela friulana non pastorizzato.
Oltre alle proprie etichette, la Liquoreria Friulana è diventata un punto di riferimento per la produzione "su misura". Tutto è iniziato quando una grande azienda distillatrice ha chiesto loro di creare un amaro; oggi quel servizio è un caposaldo. Werther, Gabriele e Stefano agiscono come sarti: studiano la materia prima distintiva del cliente e "cuciono" un abito che va dalla ricetta esclusiva fino alla scelta della bottiglia e dell'etichetta.
Oggi, al traguardo dei vent'anni, l'azienda ha fatto il "grande salto": il trasferimento in una nuova sede nella Z.I. Nord di Spilimbergo, con spazi triplicati per laboratori di ricerca e aree produttive. Forte anche del marchio "Io sono Friuli Venezia Giulia", che ne certifica la sostenibilità ambientale e la tracciabilità della filiera.