Alle porte di Berat, città Patrimonio dell’Umanità Unesco, sorge una cantina che non è soltanto un luogo di produzione, ma un ponte tra passato e futuro. Çobo Winery nasce tra le colline che abbracciano la “città dalle mille finestre”, dove il fiume Osum scorre lento e il monte Tomorr osserva silenzioso un paesaggio che sembra sospeso nel tempo. In questo angolo autentico dell’Albania centro-meridionale, il vino parla di territorio e radici, restituendo dignità ai vitigni autoctoni e rivelando una storia di rinascita che unisce tradizione e contemporaneità con elegante armonia.
Berat non è solo uno sfondo suggestivo, ma una presenza viva. Case ottomane, chiese, moschee e il castello ancora abitato disegnano un centro storico che conserva intatta la sua atmosfera d’altri tempi, mentre tutt’intorno vigneti, uliveti e terrazze agricole raccontano una storia rurale antichissima. È in questo mosaico agricolo che si estendono i 38 ettari di vigneti terrazzati della famiglia Çobo, tra i 50 e i 350 metri di altitudine, in una zona dal raro equilibrio climatico, dove le brezze dell’Adriatico mitigano le temperature, le correnti del Tomorr favoriscono escursioni termiche ideali e i terreni calcarei donano ai vini profili aromatici netti e riconoscibili.

La storia di Çobo Winery è prima di tutto familiare e parla di resilienza. All’inizio degli anni Novanta, mentre l’Albania cercava di ricostruire la propria identità agricola ed enologica dopo decenni di isolamento,
Pashko Çobo iniziò a produrre vino insieme ai figli
Petrit e
Muharrem. Nel 1998 la fondazione ufficiale della cantina segnò una scelta chiara: recuperare i vitigni autoctoni di Berat e restituire dignità a una tradizione frammentata, trasformando la memoria agricola in un progetto contemporaneo credibile a livello internazionale.
Il cuore pulsante di Çobo Winery sono i vitigni storici del territorio: Vlosh, Puls, Shesh i Zi, Shesh i Bardhë e Kallmet. Varietà che raccontano un’Albania diversa, agricola e colta, capace di esprimere una personalità enologica autonoma. Tra le bottiglie simbolo della cantina troviamo
E Kuqja e Beratit, rosso intenso ottenuto da uve Vlosh, vitigno rarissimo coltivato esclusivamente in quest’area. Un prodotto che nel 2024 è entrato nella Guida Vini de
L’Espresso tra i tre migliori vini al mondo, accendendo i riflettori internazionali su Berat e sull’intera scena enologica albanese.
Dal vitigno Puls nasce invece
Shëndeverë, spumante metodo classico fresco e vibrante, definito dal Guardian «straordinario, buono quanto i migliori mai assaggiati», mentre
E Bardhë e Beratit offre una lettura luminosa del territorio e Kashmer, blend di Cabernet Sauvignon, Shesh e Merlot, rappresenta il dialogo tra identità locale e linguaggio internazionale.
L’approccio produttivo di Çobo Winery è improntato al rispetto dell’ambiente: interventi minimi in vigna e in cantina, pratiche a basso impatto e una filosofia sostanzialmente biologica, anche senza certificazioni ufficiali. Il vino è inteso come espressione naturale del territorio, non come esercizio di stile.
Negli anni, la cantina ha consolidato la propria presenza nei principali appuntamenti del settore: da Vinitaly al Merano WineFestival, fino a Wine Paris, costruendo un ponte tra l’identità albanese e la scena enologica internazionale. Parallelamente, la famiglia Çobo sta investendo nello sviluppo dell’ospitalità, concepita come estensione culturale del progetto: accogliere significa raccontare, accompagnare il visitatore nella scoperta del paesaggio, della storia e delle radici di Berat.
Çobo Winery non è solo una cantina, ma il racconto di un’Albania che riaffiora lentamente, attraverso il lavoro della terra e le scelte consapevoli di una famiglia. Ogni bottiglia è un frammento di memoria ritrovata, un invito a conoscere un Paese che oggi si esprime con maggiore consapevolezza, senza perdere la propria identità. Nel silenzio delle colline di Berat, il vino ha ripreso a respirare. E con lui, un’intera cultura.