02-03-2026

«Il vino è vita»: Federica Boffa Pio e la quinta generazione di Pio Cesare

Intervista con l'imprenditrice classe 1997, dal profumo di cantina dell'infanzia alla grandinata del 2023. Come si impara a portare avanti un'azienda storica, senza restarne prigionieri

Classe 1997, Federica Boffa Pio rappresenta, insieme al cugino Cesare, la nuova generazione alla guida della storica cantina di famiglia di Alba, Pio Cesare. Una formazione accademica legata all'economia si è intrecciata con la passione per il vino trasmessa dal nonno e dal padre, prematuramente scomparso nel 2021.

Un padre capace di insegnarle che nulla si ottiene senza fatica, visione, ragionamento e lavoro quotidiano. Principi che oggi abitano con chiarezza lo sguardo della giovane erede. Fondata nel 1881, la cantina racconta 145 anni di storia e, attraverso i suoi grandi vini, interpreta una porzione autentica di Langhe. Oggi è la quinta generazione a essere in prima linea. Federica ha condiviso con noi la sua visione presente e futura, dei vini e della vita.

Esistono profumi che non ci abbandonano mai. Se chiude gli occhi e pensa alle cantine di suo nonno, quale aroma La accoglie per primo? È un profumo di mosto, di pietra umida o di un'infanzia che non se n'è mai andata?
«Io sono nata e vissuta sopra la cantina, quindi per me il vino è vita. Il suo profumo è una piccola madeleine che mi ha accompagnata nell'infanzia e continua a guidarmi».

Ci sono eredità che nutrono e altre che rischiano di soffocare. Lei come impara, giorno dopo giorno, a far respirare la sua storia di famiglia?
«La nostra è una lunga eredità di 145 anni, una sintesi di persone, cambiamenti e vini. Cerco di viverla come uno stimolo e non come una gabbia. Guardare al futuro mettendo ognuno la propria firma, senza copiare il passato ma facendolo nostro, con l'entusiasmo della gioventù».

C'è un vino che Le assomiglia più degli altri? Uno che, assaggiandolo, sente raccontare qualcosa di lei, anche senza pronunciare il suo nome?
«In verità sono due vini, uno bianco e uno rosso. Il primo è lo Chardonnay di Langa 'Piodilei', che mio padre dedicò a sua mamma e a sua nonna: un vino elegante, fine, quasi immortale. Lo sento molto mio. L'altro è il Barbaresco 'Il Bricco', dove sorge una dimora estiva immersa nei vigneti che mi ricorda l'infanzia e la vendemmia. È un vino che sprigiona eleganza, equilibrio e gentilezza. Un Barbaresco che ha bisogno di tempo per evolversi».

Il vino insegna la pazienza, ma anche la resa. C'è stato un momento in cui ha imparato che lasciar andare può essere un gesto d'amore verso la terra?
«Ho avuto un papà molto piemontese, che ha dedicato anima e corpo all'azienda di famiglia, sacrificando anche alcuni momenti della mia adolescenza. Oggi comprendo la sua scelta di viaggiare per il mondo e ho capito, ho perdonato. Un episodio che mi ha segnata profondamente è stata la grandinata del 2023, che ha colpito duramente le vigne di Barbaresco. Mi ha messa di fronte alla forza della natura, capace di mettere in ginocchio anche il vignaiolo più sensibile. La terra è anche questo».

Ci piace pensare che l'eleganza, nel vino come nelle persone, non si dichiari mai, ma si riveli piano. Lei, dove la riconosce? In un dettaglio, in un silenzio, in un gesto che non ha bisogno di parole?
«Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto su eleganza, equilibrio e gentilezza nei nostri vini. La mia sensibilità femminile mi porta a prediligere vini eleganti ma anche più immediati e contemporanei: tannini più gentili, astringenze meno marcate, un frutto più delicato. Il nebbiolo è raffinatezza. I nostri vini non sono facili né semplificati, ma caparbi».

Se dovesse scrivere una lettera alla Federica di domani, quella che continuerà a portare avanti questa storia, cosa le direbbe sul coraggio di cambiare senza tradire ciò che si ama?
«Le direi di portare avanti questa storia con determinazione, di non distrarsi. Di restare una persona che ragiona di pancia e di cuore, ma senza dimenticare la testa. Di ponderare le decisioni, studiare, e cercare un equilibrio tra famiglia e lavoro».


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Cinzia Benzi

di

Cinzia Benzi

laureata in psicologia, è stata rapita dalla galassia di Identità Golose. Se lo studio del vino è la sua vita, la vocazione di buongustaia è una scoperta in evoluzione

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