31-05-2026

Il Consorzio Colli Euganei racconta la Docg Fior d'Arancio attraverso le voci di sei produttrici

Il Moscato Giallo dei Colli Euganei viene celebrato da un progetto collettivo che lega imprenditoria femminile, identità territoriale e le tre anime del Fior d'Arancio

Generosa e mai scontata, come una donna. La Docg Fior d'Arancio Colli Euganei si è raccontata in profondità attraverso un gruppo di produttrici nel webinar voluto dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei. Una Docg riconosciuta tale nel 2010 con tre versioni: secca, spumante e passito, per un totale di circa 850mila bottiglie. L'incontro, tutto al femminile appunto, ha fatto affiorare profumi dal calice come dalle memorie: donne che fin da bambine avvertivano il richiamo del Moscato Giallo in cantina, che sono sempre rimaste qui o vi sono tornate, oppure ancora che hanno scoperto dentro di sé una missione inaspettata.

Prima della narrazione delle viticoltrici e dei loro prodotti, il benvenuto del segretario Andrea Genesini in rappresentanza del presidente Gianluca Carraro, accanto all'enologo Daniele Stenico, ricordando come Fior d'Arancio significhi un «vino interessante che si ancora in maniera forte come il nostro territorio». Il giornalista, scrittore e consulente strategico del consorzio Angelo Peretti l'ha subito ribadito con una premessa: «Il nostro territorio non è conosciutissimo e ha una notevole complessità produttiva, solo tre milioni e mezzo di bottiglie, per una trentina di tipologie, il che testimonia anche una grande biodiversità. Oggi ci occupiamo di Fior d'Arancio (uno dei tre brand name, accanto a Serprino e Colli Euganei, ndr), una delle peculiarità di questa zona».

Gianluca Carraro

Gianluca Carraro

Un centinaio di conoidi vulcanici, coperti interamente di verde e dalle altezze molto diverse, sono la firma visiva del territorio, visibili fin dall'autostrada, «come scogli nel mare» li descrisse il diplomatico britannico John Strange nel Settecento. Caratteristica geografica, che narra della storia delle eruzioni con l'effetto sul suolo, dai vulcaniti alle rocce sedimentarie, passando per i depositi delle alluvioni: con una duplice impronta di sapidità e freschezza. Qui la viticoltura ha giocato un ruolo originario e determinante. Per la Docg Fior d'Arancio riveste un'importanza quantitativa primaria lo spumante dolce con 715mila bottiglie, seguito dal secco con 106mila e dal passito con 24mila.

Il Moscato Giallo è appunto gioioso e magnanimo, ma anche capace di svelare il suo volto con la stessa identità in queste differenti anime. La parola allora ai calici e alle donne, a partire da Catia Bolzonella. La Camera di commercio di Padova aveva indetto un concorso per mettere in risalto l'imprenditoria femminile e Catia, architetto, ha vinto il secondo premio attraverso un progetto affascinante: obiettivo, dare voce alle donne nelle cantine con la Docg e i cicli pittorici del Trecento diventati sito Unesco.

"Fior d'Arancio Colli Euganei Docg e Padova Urbs Picta al Femminile" è il frutto di questo incontro tra le due eccellenze del territorio. L'eleganza e la leggerezza diventano un tutt'uno dalla vigna all'arte, i chicchi che sembrano disegnati con il compasso evocano il tratto preciso di Giotto. Così la Giustizia di Palazzo della Ragione corrisponde alla versione Spumante, Maria della Cappella degli Scrovegni a quella Secca e Caterina de Lupi sussurra alla Basilica del Santo la tipologia Passito. Determinante il supporto del consorzio, che ha appoggiato l'uso del marchio. Ma un aspetto clou «è quello di fare gruppo – sottolinea Catia Bolzonella – farsi forza l'una con l'altra. Questo è l'anno internazionale delle donne viticoltrici e sarà dedicato da noi a farne conoscere il loro lavoro. Adesso siamo sei produttrici dei Colli Euganei, sei zone e differenti aspetti di questo territorio. Io, ad esempio, sono nella zona Nord, molto fresca, a Selvazzano Dentro, con alle spalle la collina della Montecchia».

La trachite che i contadini usavano per costruire le abitazioni, oltre a dare freschezza ai vini: argilla e ciottoli completano il suolo. Uno spettacolo vedere anche questo vitigno, dal colore dorato, con buccia croccante: bellezza e identità che vanno preservate, di qui la scelta biologica. Ecco allora la chicca, dalle minuscole proporzioni, di Ca' della Vigna: VinOrigo II - Fior d'Arancio Colli Euganei Docg secco non filtrato 2022. Centotrenta bottiglie, vinificazione in ceramica, questa è la seconda annata «e corrisponde a un vino dell'origine – sottolinea la produttrice – chi dà la vita è una donna e c'è la foglia del Moscato Giallo. Interessantissimo anche perché i fortissimi profumi vengono poi portati in bocca in tutt'altra espressione e si presta a molti abbinamenti».

Claudia Veronese di Vigna Vecchia ci svela verso un altro volto di questa Docg nella versione Spumante Dolce. Quest'azienda a Cinto Euganeo, frazione Valnogaredo, è familiare, nata con il nonno e oggi dall'impronta sempre più femminile. «Quando è stato presentato il progetto, mi sono sentita coinvolta – spiega Claudia – Al momento siamo un piccolo gruppo, ma cerchiamo di promuovere lo stesso vino, ciascuna alla sua maniera, dove siamo tutte nate e cresciute. Il Fior d'Arancio mi incuriosisce per la sua versatilità, può essere chiaro e immediato, come pure enigmatico e inatteso, può cominciare con gli antipasti e arrivare ai formaggi erborinati a fine pasto». La figura di una ballerina – che esprime dolcezza ed eleganza – si unisce a questo vino dalle note agrumate e di erbe, via via sempre nel segno della mineralità e con equilibrio al palato.

Rimaniamo nel solco del dolce con Laura Selmin e l'azienda Il Pianzio, fondata dal suo bisnonno. «Ha una storia maschile – conferma – ma le donne sono state importanti, oggi c'è la quarta generazione con mio fratello Nicola e mia cugina Monica. Io, cresciuta tra vigne e botti, nel 2023 ho deciso di rientrare in azienda e di portare avanti quanto fatto finora a mio modo… per me il Moscato Giallo è qualcosa di magico, che porta gioia». I ricordi degli intensi profumi in cantina quando Laura era bambina, le fanno ancora brillare gli occhi. Questo spumante dolce del 2024 offre note di zagara – tratto distintivo del vitigno - e albicocca, ma anche in questo caso l'acidità al palato, in perfetta armonia, coglie piacevolmente di sorpresa.

Scivola la parola allora con grazia a Elisa Dilavanzo di Maeli: porta il suo Diloromie - Fior d'Arancio Colli Euganei Docg Passito 2022, che stupisce per l'intensità ma anche per la pulizia. «La mia storia è visceralmente legata al Moscato Giallo e al Fior d'Arancio - confessa subito – La mia cantina nasce da questa passione. È vero che io sono cresciuta giocando tra le vigne, ma i miei genitori facevano altro, anche se avevamo una vigna e mio nonno produceva del vino tendenzialmente per noi». Il cambio di vita avviene con l'interesse per il calice e diventa sommelier e degustatore ufficiale con AIS, vincendo anche un concorso nazionale: fonda una piccola azienda, con 18 ettari, e porta il Moscato Giallo in giro per il mondo. «Per amore di questo vitigno ho sentito la necessità di diffonderlo – osserva – la vocazione per me è esplorarlo e valorizzarlo in tutte le sue versioni, percorrendo strade poco battute e facendolo diventare Metodo Classico Brut Nature non senza difficoltà, nonché in versione ancestrale».

La devozione per il vitigno si fonde con quella per il paesaggio, ancora una volta: si asciugano le uve in modo naturale, mentre lo sguardo va in cerca della linea della laguna nelle giornate terse o delle Dolomiti. Circondate dalla bellezza, non si può che renderle omaggio con il proprio lavoro.

Alice Spimpolo rappresenta la storica Conte Emo Capodilista La Montecchia e ci conduce in un'azienda dove si è appassionata a questo progetto: lei non ha nessuno in famiglia che avesse mai fatto parte di questo mondo, ma ne è rimasta conquistata. «Sì, il progetto era bello e la famiglia Capodilista ha contribuito al fiorire delle arti in quel periodo – sottolinea – L'abbiamo colto come un continuum in onore del territorio. Per me è stato un modo per dare valore alla mia passione e ai luoghi dove sono nata e ai quali mi sono riavvicinata». Anche qui si possono trovare le tre versioni, i vigneti sono a Montecchia e a Baone. Donna Daria è un passito che comunica fortemente il progetto: «È stato dedicato a una figura quasi leggendaria del comune di Baone. Lo trovo potente ma mai pesante, eccessivo, con i suoi profumi avvolgenti ma mai invadenti».

Un progetto così entusiasmante e in crescendo, che si è deciso – oltre allo spazio del Consorzio – di creare anche uno stand a Vinitaly apposta per questa denominazione, nel padiglione 8 (F5). Il racconto da Verona chiamerà perché ci si sposti sui Colli Euganei ad ammirare e degustare, a far parte di questo fascino inesauribile.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Marilena Lualdi

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Marilena Lualdi

responsabile de l'Informazioneonline e giornalista di Frontiera - inserto de La Provincia, scrittrice e blogger, si occupa di economia, natura e umanità: ama i sapori che fanno gustare la terra e le sue storie, nonché – da grande appassionata della Scozia – il mondo del whisky

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