21-04-2026

Barolo Vajra 2022, il piacere dell’immediatezza

Francesca Vaira ci racconta i segreti di un vino e di un'annata speciale. Un ritorno al Barolo della tradizione, che preserva il senso del luogo

La famiglia Vaira, cantina G.D.Vajra in frazione

La famiglia Vaira, cantina G.D.Vajra in frazione Vergne a Barolo-Cuneo. In prima fila Milena e Aldo, in seconda fila i figli Giuseppe, Francesca e Isidoro (foto Matthew Molchen)

Il tempo sa riannodare i fili, ma è con la complicità della natura e dell’uomo che tutto torna. Questo pensiero affiora, mentre Francesca Vaira ci fa incontrare l’annata 2022 attraverso il webinar dedicato al Barolo di Gd Vajra e ribattezzato “Il piacere dell’immediatezza”: i suoi occhi brillano, probabilmente come accadeva a nonno Carlin. Lei narra di papà Aldo (che proprio guardando l’avo lavorare ha voluto seguirne le orme) e mamma Milena, dei fratelli Isidoro e Giuseppe, e porge un altro filo che si stacca e poi si inserisce in armonia, cinquant’anni dopo. Dietro quell’armonia, si respira quella che chiama la «fiducia del contadino», la formula di vita che ti fa sentire minuscolo sotto un immenso cielo con le sue benedizioni e i suoi pericoli, eppure aiuta a cogliere la grandezza del cammino a cui hanno partecipato e parteciperanno tanti. Che ti spinge anche ad affidare ai semi nel periodo apparentemente più duro, quale l’inverno.

C’è l’attualità, corre l’immediatezza. Un’annata che viene scoperta insieme e comunica già messaggi importanti, ma promette anche di raccontare altre pagine, altre sensazioni con l’attesa. «Abbiamo già iniziato a mettere sotto i riflettori la 2022 già dallo scorso anno – racconta Francesca - Quando parliamo di Nebbiolo, i primi mesi sono quelli in cui si vede un’evoluzione incredibile. Per noi è stata la cinquantesima vinificazione di nostro papà ed è stata un’annata importante, è sempre da brivido quando arrivi a questi traguardi». 

Torniamo allora indietro di mezzo secolo: che annata terribile la 1972. «Tantissima pioggia – rammenta Francesca – L’uva faceva fatica a maturare, i commercianti quell’anno non si dicevano interessati a comprarla da nessuno in zona. Sapevano che la qualità era scarsa, ma soprattutto iniziava la guerra dei prezzi».

Tornando, gli stessi commercianti offrivano infatti cifre irrisorie. Aldo si rende conto che il costo della manodopera è superiore a quanto gli viene proposto: compie una scelta coraggiosa, quella di fermarsi. Se pensi di poter far meglio, ti do i soldi, si sente rispondere dal padre. E lui non esita: con quel denaro compra la prima botte, la prima diraspatrice, e ancora la pompa, il torchio. È quello che Francesca definisce un «kit di sopravvivenza della vinificazione base».  Come spesso accade, un ostacolo si tramuta in un’opportunità: in questo caso, la chance di lavorare in un certo modo, come si era maturato anche dalle esperienze oltre la terra, ovvero all’università. Silenziose regole di costruzione del futuro: «Non devi raccogliere basandoti sul tuo vicino. Poi, attenzione a pulizia e controllo delle temperature, mentre qui la gente era talmente povera che se la botte non avesse perso, non la avrebbe cambiata… E qualità ottima dell’uva».

foto Mauro Fermariello

foto Mauro Fermariello

Mezzo secolo dopo, un meteo capovolto. All’annata 2021, così siccitosa, segue una 2022 non da meno e si impone un interrogativo: come aiutare le viti? «Un fattore chiave è lavorare con vecchie piante, quindi con un apparato radicale in grado di farlo nel lungo periodo – spiega Francesca Vaira – Siamo poi tornati a una vecchia tecnica, quella dell’arcaplé. Quando la pianta raggiunge il massimo sviluppo, la parte apicale della pianta viene arrotolata su quella più alta del vigneto. L’energia va così concentrata nel frutto, non dispersa nella crescita». Anche la gestione della chioma ha consentito di preservare i grappoli dall’invadenza solare e di contenere l’evaporazione.

Il primo carico arrivato era lampante: la resa era molto bassa. In cantina si avverte così la necessità di accrescere una selezione che già d’abitudine è meticolosa. Di solito, vengono effettuate tre cernite, ma per l’annata 2022 non bastano più. «Abbiamo aggiunto un tavolo di cernita vibrante – sottolinea Francesca Vaira – già in quella fase si possono togliere eventuali acini leggermente bruciati o appassiti grazie alle vibrazioni. Poi la diraspatrice che si chiama Dream ed è veramente un sogno. Come si è raddoppiato un tavolo di cernita, dal 2022, dove a mano si sono tolti gli ultimi acini che non si adattavano a ciò che volevamo». La freschezza è un tema chiave, ma c’è di più, ancora: «Preservare il senso del luogo, per questo fare tante macerazioni veloci non porta a ciò».

I vini si uniscono al racconto di chi li produce. Partendo da G.D. Vajra, Barolo Docg Albe 2022. L’etichetta, realizzata da padre Costantino Ruggeri, «che ci ha sempre pungolati a stare lontano dalla mediocrità», è carica di colori, ma soprattutto di un desiderio: «Tornare a un Barolo della tradizione, di grandissima qualità. Viene dalle tre albe sul Bricco delle Viole, il cru storico più alto e occidentale». 

Vecchie viti, sbalzo termico, dialogo tra vigna e cantina, affinamenti più corti in annate simili: le note si posano sullo spartito di questo cammino familiare, un tutt’uno con la sua squadra. «Siamo contadini, è la nostra fortuna, non devi far vincere il tuo ego e devi saper cambiare le tue convinzioni» sorride la viticoltrice. 

Ci spostiamo su G.D. Vajra, Barolo Docg Coste di Rose 2022. «In questo appezzamento arriviamo a oltre il 90% di sabbia - dice Francesca mostrando un campione – Quest’anno abbiamo terminato lavori di consolidamento, scendendo in profondità per raggiungere le marne, dove le radici “strappano” l’acqua». Esposizione Sud Est, la sabbia fa temere per il calore, anche se il sole arriva nella prima parte del giorno. Note di ciliegia e prugna accolgono, ma si declinano anche in una freschezza e in un’eleganza speciali.

Con Ravera, a Novello, prendono spazio le argille con la loro pienezza, in una conca aperta alle alpi liguri: il frutto si fa notare con la sua succosità e l’immediatezza è avvincente.

Ancora, Bricco delle Viole 2022, dove il fiore è protagonista con garbo accanto ai frutti di bosco e il tannino ha un suo incedere rispettoso.

Il panorama di Bricco delle Viole

Il panorama di Bricco delle Viole

Quindi ci si sposta su un altro affascinante capitolo di storia, quello di Luigi Baudana, dove il restyling delle etichette svela un impegno più solido che mai. «Nel 2008 ci bussò per prendere in mano la sua azienda – osserva Francesca – Un regalo enorme, un segno di fiducia. La connessione tra una famiglia e una terra andava preservata». Vajra scivola sotto e dietro due piccole linee, si compongono due ali per portare avanti il sogno di Baudana.

Prima, assaggiamo il Barolo Docg Baudana, quindi il Cerretta: due altitudini simili, raccolta nello stesso giorno (5 ottobre) e 55 giorni macerazione con cappello sommerso, imbottigliati dopo 22 mesi. Una differenza c’è nell’esposizione, ma non è solo questa. È il terreno che parla, con le sue sfumature che dipingono la personalità. Così in Baudana, oltre ai frutti rossi, si percepisce più il pepe nero, in Cerretta maggiore ruolo a pepe bianco e freschezza.

Come nel caso di Albe, non si tratta di romanticismo. È sentimento, sì, ma che rende omaggio alla scienza. Ed è rispetto: di quella storia che un’altra famiglia per prima ha tracciato nel caso di Baudana, ma poi, allargando lo sguardo a tutto il mondo Vajra, di ciascun collaboratore, della sua passione, della sua capacità di seguire, anticipare, sacrificare. Ogni anno ha le proprie sfide e nessuno è solo ad affrontarle qui.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Marilena Lualdi

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Marilena Lualdi

responsabile de l'Informazioneonline e giornalista di Frontiera - inserto de La Provincia, scrittrice e blogger, si occupa di economia, natura e umanità: ama i sapori che fanno gustare la terra e le sue storie, nonché – da grande appassionata della Scozia – il mondo del whisky

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