Il Vesuvio nel bicchiere, grazie a vigne storiche e al rilancio di vitigni autoctoni che erano finiti troppo presto nel dimenticatoio.
Massimo Setaro, da circa 20 anni, ha puntato proprio a dare un’identità precisa ai suoi vini, cercando di puntare sull’unicità del territorio. «Non amo molto parlare in pubblico – ammette – Sono figlio di contadini, preferisco la campagna. Ma mi rendo conto che la comunicazione, oggi, è molto importante».
Così racconta la sua Casa Setaro: «Siamo sul Vesuvio - spiega – Ho ereditato le vigne, ne ho fatto una missione di vita, puntando su Caprettone e Piedirosso, per dare un’espressione più identitaria possibile ai miei vini. L’azienda nasce nel 2004, ma le vigne sono storiche, a piede franco, alcune anche prefillossera. Ci troviamo di fronte all’isola di Capri, in una zona fortemente ventilata».

Massimo Setaro con la moglie Maria Rosaria
Un clima che gli permette di lavorare con pochissima chimica in vigna, solo zolfo e rame. «Provo a lasciare la mia terra ai figli meglio di quella che ho ereditato io».
«Il Caprettone per me era più importante – spiega – se ne erano anche perse le tracce dal 1983, in alcuni casi scambiato per il Coda di Volpe. Nel 2014 siamo riusciti con l’università a identificarne il codice genetico. Volevo ridare dignità a un vitigno che era stato messo in disparte».
E valorizzarlo per le sue caratteristiche: «È un vitigno completo – evidenzia Massimo Setaro – che si presta ad essere spumantizzato. Non volevo realizzare un vino “piacione”, ma che racconti la mia storia».

Il Caprettone è un vigneto ritrovato
Il
Metodo Classico Pietrafumante Brut 2022 è un vino che si esprime molto in sapidità e verticalità: naso fresco ma anche leggermente speziato, al sorso ha un attacco deciso, che poi si distende in bocca, per arrivare a un finale lungo, con una piccola e piacevole nota amandorlata.
Discorso simile per il Piedirosso: «Lo volevo realizzare in purezza, per avere bevibilità e freschezza, ma anche con un’espressione che riporti anche ai fiori rossi, con sapidità e una certa “terrosità”. Non vuole essere un vino alla moda, ma si presta molto agli abbinamenti con il cibo».
Anche nella versione rosa, come dimostra il Lacryma Christi Doc Rosato Munazei, che si esprime proprio secondo queste linee guida, con una spiccata bevibilità, senza sovrastrutture. Un vino che si fa apprezzare anche servito un po’ più fresco e di facile abbinamento con i piatti di mare.
Il
Caprettone si esprime molto bene anche nella sua versione ferma. «Ha una buona struttura, ed è anche longevo. Oggi in tutta la zona del Vesuvio sono presenti circa 100 ettari di
Caprettone. Noi abbiamo due macro areali, il Bosco del Monaco e il Filone della Guardia, dove ci sono vigne di circa 80 anni, tutte a piede franco».
Così il Lacryma Christi 2024 Munazei è un vino che si esprime al naso con una piacevole immediatezza, di fiori e di frutta, e in bocca ha una precisa connotazione “marina”, tra freschezza e sapidità, allungandosi poi nel finale per la persistenza.
Contradae 61.37 ha invece una storia leggermente diversa, come racconta lo stesso Massimo Setaro: «È nato nel 2019 come una microvinificazione di una parcella di Bosco del Monaco, dove c’è una matrice più calcarea. Non si tratta di un vino in purezza, ma di Caprettone al 50%, Greco al 30% e Fiano al 20%». Una curiosità sul nome: anche per evitare problemi di copywrite, Massimo Setaro ha usato la Smorfia: 61 è il bosco, 37 è il monaco.
Il Vesuvio Doc Contradae 61.37, annata 2021, riesce a essere un piacevole ed equilibrato connubio tra i diversi vitigni, che così riescono a esprimersi in complessità olfattiva, dove note di frutta fresca si uniscono a sentori di biancospino, di geranio, ma anche di erbe aromatiche e spezie dolci. Al sorso ha un ingresso pieno e deciso, per poi uscire ancora la sapidità e lunghezza.
Infine
Don Vincenzo: «È il vino che ho dedicato a mio padre – spiega
Massimo Setaro – Si tratta di un’unica vigna a pergola vesuviana, 60%
Piedirosso e 40%
Aglianico, quest’ultimo leggermente surmaturo per smussare il tannino. Mio padre mi ha sempre detto: “Rispetta e ama la terra, le saprà ricompensarsti”. E lui curava le piante esattamente come le persone che gli stavano a cuore».
L’annata di Lacryma Christi Riserva Don Vincenzo 2021 è appena uscita in commercio: è un vino che sicuramente ha bisogno di più tempo per esprimersi, data anche una notevole struttura. I profumi sono ampi, di grande frutta scura, unite a sentori di spezie e pellame, con la piacevole aggiunta di macchia mediterranea. Al sorso si esprime in ampiezza e corposità, ma con una spalla acida che gli permette di avere anche una buona freschezza.
Questo è il Vesuvio secondo Massimo Setaro: una visione rispettosa di un territorio dalle grandi potenzialità, anche grazie alla riscoperta del Caprettone e al rilancio