La Toscana è solo Sangiovese. O al massimo Bolgheri. Ecco: con queste due espressioni siamo riusciti a inanellare una serie di errori, preconcetti e stereotipi, che non ci fanno comprendere la grande varietà di questa straordinaria regione. La Toscana non è solo Sangiovese, e nemmeno solo SuperTuscan. La Toscana può essere paragonata a un enorme puzzle, formato da una incredibile serie di tessere, tra vini rossi ma anche bianchi, che in alcuni casi possono sembrare simili, ma che non sono mai uguali. Il Sangiovese è indubbiamente il vitigno principe, ma attorno c’è una varietà di vigne, territori, climi che cambiano drasticamente anche a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. Dal mare alle colline, passando da isole e vulcani spenti, tra boschi e prati, fiumi e valli. E quando si riescono a incastrare tutte le tessere di questo puzzle, si ha un quadro incredibilmente affascinante. Uno scorcio di questo bellissimo quadro l’abbiamo potuto ammirare durante le Anteprime di Toscana, che si sono svolte a metà febbraio. E un altro scorcio ve lo presenta la redazione di Identità di Vino, con i nostri particolari suggerimenti, tra grandi firme e realtà da scoprire.
RF
Chianti Classico di Casa Emma: sempre convincente
La Chianti Classico Collection che si è tenuta alla Leopolda di Firenze ci ha consegnato, come sempre, degli importanti spunti di riflessione, come riportato anche nel nostro articolo. Di certo, con questi cambiamenti climatici che portano a un aumento degli eventi atmosferici estremi, nel Chianti Classico i produttori hanno imparato – forse anche prima di altre zone – a interpretare le annate, cercando di mantenere una grande bevibilità unita a strutture e profondità per lunghi affinamenti. L’annata 2024 non è stata facile da interpretare, con acidità spiccate che diventavano anche difficili da controllare, trovando il giusto equilibrio. Il Chianti Classico di Casa Emma (90% Sangiovese, 5% Canaiolo, 5% Malvasia Nera) è stato la dimostrazione che nonostante le problematiche legate alla vendemmia, si può arrivare a un vino che avesse freschezza ed equilibrio. Negli anni l’azienda è sempre risultata tra le più convincenti dei nostri assaggi alla Chianti Classico Collection: questo 2024 è un vino dal naso fruttato e fine, e dal sorso ampio e avvolgente, ma con un finale ancora lungo e profondo.
RF

Chianti Classico di Casa Emma, Vernaccia di San Gimignano Lyra di Il Palagione e Cabernet Franc Montebamboli di Petra
Lyra del Palagione, una Vernaccia moderna
Quando nel 1997
Giorgio Comotti iniziò a piantare vigneti a San Gimignano, gli agricoltori del luogo pensavano che fosse un azzardo, perché in zone non considerate particolarmente vocate. Ma lui aveva fatto tutte le analisi necessarie, e il tempo gli ha poi dato ragione. Poi ha anche acquisito un terreno a Montagnana. «Abbiamo preso questo vigneto per avere la possibilità di lavorare un terreno diverso: là è una zona più sabbiosa e siccitosa, mentre gli altri vigneti sono in un’area più ventosa e ricca di argilla. Questo ci permette di bilanciare i vini a secondo delle annate».
Il Palagione negli anni è riuscito a farsi largo nel mondo del vino, con una
Vernaccia di San Gimignano moderna, che riuscisse a conciliare una beva immediata a una bella longevità, con eleganza e complessità. Tra le diverse espressioni di
Vernaccia,
Lyra è quella che vogliamo evidenziare: prodotto solo nelle migliori annate, proprio dal vigneto di Montagnana, la fermentazione avviene in acciaio per il 90% e il 10% in fusti di rovere, poi affinamento di 10 mesi sui lieviti. Nell’annata 2022 troviamo una frutta viva, con note agrumate, una leggera spezia dolce, e ampie erbe aromatiche. Al sorso sapidità e acidità sono la colonna portante di un vino che non stanca mai e che è pronto anche con abbinamenti più audaci.
RF
Montebamboli, la nuova visione di Petra
Novità assoluta in casa Petra dove la visione di Vittorio Moretti applicata al talento di Andrea Lonardi, Master of Wine e ideatore di questo nuovo progetto mette in luce un progetto per esaltare i vini della costa toscana. Il Cabernet Franc Montebamboli è un vino mediterraneo che colpisce per un profilo succoso di questo vitigno con l’intensità e il profilo di un vino dall’energia contagiosa. Sentori di ribes e fragoline di bosco sfumati al tocco pepato che sfociano in note ematiche delicate e balsamicità ricorrente. Il tannino c’è ma il sorso è fresco e armonico. Una fittezza in bocca che sorprende e siamo certi potrà elevarsi con successo pur avendo già raggiunto una pronta beva. Un vino che nasce dalla selezione di due vigneti distesi tra i 300 e 400 metri sul livello del mare. Una porzione di Toscana all’interno del parco naturale affacciato sulla Val di Cornia e a soli 10 km dalla costa tirrenica.
Cinzia Benzi
Il Molinaccio, eleganza e armonia del Nobile
Nel cuore di Montepulciano, tra vigneti, ulivi e querce secolari, sorge Il Molinaccio, un’antica tenuta nata sui resti di un mulino mediceo già citato nelle mappe storiche. Dal 2012 Alessandro Sartini ha trasformato questo luogo in un laboratorio di natura e vino, seguendo un approccio biologico e un legame diretto con la terra, dove ogni gesto in vigna e in cantina nasce dall’osservazione e dal rispetto del ciclo naturale. Ogni etichetta racconta una storia, legata a un animale simbolo che riflette l’istinto e il carattere del vino. Tra queste il Vino Nobile di Montepulciano DOCG La Spinosa 2023, incarna eleganza e armonia, esprimendosi nel calice con un rosso rubino brillante. All’olfatto emergono note di ciliegia, fragolina e amarena, accarezzate da leggere nuances floreali e un tocco di spezie, fino a un finale delicato e seducente, capace di conquistare fin dal primo incontro. Al palato il Sangiovese mostra la sua personalità con equilibrio ed eleganza, pieno e succoso, ma mai eccessivo, con un sorso pulito che invita a degustarlo lentamente. La Spinosa è un vino che racconta Montepulciano con autenticità, trasformando ogni calice in un piccolo viaggio tra territorio, storia e piacere, dove ogni dettaglio riflette il carattere della famiglia Sartini e la vocazione di questa terra alla qualità.
Fosca Tortorelli

Vino Nobile di Montepulciano La Spinosa di Il Molinaccio, Cortona Syrah di Amerighi e Sauvignon Gana di Terre del Sillabo
Cortona è Syrah: l’interpretazione di Amerighi
Cortona è l’enclave toscana del
Syrah. Un vitigno presente in ogni continente e in ogni parte del mondo, diventato eccellenza grazie ai vini della Valle del Rodano e che in provincia di Arezzo ha trovato terreno, clima e condizioni perfette per eccellere.
Amerighi è considerato uno dei più apprezzati interpreti italiani del
Syrah, capace di esprimerne tutta la complessità e di esaltare l’eleganza del terroir cortonese. Fondata nel 2002 la
cantina Amerighi, nasce dal desiderio di creare vini di alto profilo attraverso un’agricoltura rispettosa della natura. Le culture seguono i principi biodinamici e rinunciano all’uso di prodotti chimici di sintesi. Il
Cortona Syrah Amerighi è un rosso che racconta la Toscana più autentica attraverso un vitigno internazionale interpretato con carattere territoriale. Le uve raccolte a mano sono in parte diraspate e in parte pigiate con i piedi e le mani. Le fermentazioni sono spontanee con lieviti indigeni, gli affinamenti in cemento e legno e imbottigliamenti senza filtrazioni o correttivi. Questo
Syrah si presenta con un colore rubino intenso e luminoso, attraversato da riflessi violacei che ne rivelano la vitalità. I sapori sono definiti e stratificati di frutti rossi, note di spezie marcate e una nota tannica pronunciata che potrà mitigarsi con il tempo.
Maurizio Trezzi
Gana 2016, Terre del Sillabo: il tempo è alleato
Terre del Sillabo conta 5 ettari di vigneto in Val Freddana, a pochi km da Lucca. La prima annata messa in bottiglia da Giampi Moretti – terza generazione in azienda — è la ‘93, ma è solo dal 2000 che si decise per la selezione delle uve migliori e solo nelle annate che lo meritano escono le due etichette più ricercate. Una di queste è il Sauvignon Gana, di cui oggi in commercio l’annata 2016. Attendere a lungo non è però un vezzo, ma frutto di una circostanza storica prima e di una decisione consapevole poi. Correva l’anno 2001 e l’attentato alle Twin Towers e la contrazione del mercato USA portano Terre del Sillabo a perdere l’importatore statunitense e il mercato principale. Con un certo numero di bottiglie rimaste gioco forza in cantina più a lungo, Moretti scopre – e con lui i suoi clienti – che il tempo non toglie, ma anzi dona grazie e luminosità ai suoi vini. E da qui inizia un percorso originale e mai più abbandonato. Il Gana ha al naso foglia di pomodoro, pesca matura ed erbe aromatiche, ma si arricchisce di una leggera nota di idrocarburo e di una mineralità che esprime in pieno il territorio. Si tratta senza dubbio di una Toscana “diversa” e di una produzione di nicchia – appena 15mila bottiglie – ma seguite il consiglio: se vi capitasse di trovare quest’etichetta in qualche carta dei vini, non ve la lasciate scappare.
Amelia De Francesco
Muralia, la Maremma semplice e diretta
Quella di Muralia è una storia di coraggio e capacità di cambiare vita per essere in sintonia con la propria identità. La Toscana – la Maremma, per la precisione - ha chiamato Stefano Casali e sua moglie Chiara e la risposta non è stata uno slancio improvviso, bensì un cammino consapevole. Tra i vini che incarnano questo percorso con semplicità e stile diretto prendiamo Muralia Igt Toscana Rosso. Un canto essenziale, in cui confluiscono diverse voci del territorio: una presenza leggermente superiore di Syrah (la metà), poi di Cabernet Sauvignon (30%) e Sangiovese (20%). Questo vino, dalla produzione biologica, viene prodotto nell’Alta Maremma, con un suolo caratterizzato da argilla rossa, ciottoli, ferro e altri minerali che contribuiscono a dargli personalità insieme ad altri benevoli complici come l’influsso del Mar Tirreno. La raccolta a mano avviene a settembre e viene seguita da diraspatura e pigiatura soffice. Quindi si passa alla fermentazione in acciaio inox, tappa che conduce all’affinamento per 24 mesi in botti di rovere e per altri 12 nella bottiglia. Nel calice si viene accolti da note di frutta nera, tabacco, spezie e altri tratti intriganti che si lasciano scoprire a poco a poco, mentre in bocca colpiscono pienezza e intensità.
Marilena Lualdi

Muralia Igt Toscana Rosso, Vieni via con me di Azienda Agricola Toscani e Rosso delle Ripalte
Vieni via con me in un viaggio di emozioni
Sulle colline che guardano il Tirreno, a Casale Marittimo in Toscana, nasce
Vieni via con me, etichetta evocativa dell’
Azienda Agricola Toscani che già dal nome promette un viaggio sensoriale e sentimentale. Siamo tra dolci colline, dove i filari ordinati disegnano il paesaggio e il terreno, dove si alternano sabbia, argille e componenti calcaree, custodisce il calore del sole restituendolo alle viti nelle ore più fresche.
Vieni via con me si presenta con un colore intenso e luminoso, riflessi profondi che richiamano il tramonto estivo. Al naso è un sussurro elegante: frutti rossi maturi, leggere note speziate, un accenno floreale che ricorda la viola. In bocca rivela struttura e armonia, con tannini setosi e ben integrati, sostenuti da una fresca vena acida che ne allunga la persistenza. L’affinamento in legno, calibrato e mai invadente, dona complessità senza coprire l’identità varietale. È un vino che parla la lingua del suo territorio: equilibrio tra potenza e grazia, tra sole e terra, tra tecnica enologica e rispetto della natura.
Vieni via con me è un calice che accompagna con discrezione, capace di esprimere carattere e profondità senza eccessi, lasciando spazio all’ascolto e alla convivialità. Un vino che si fa ricordare per autenticità, precisione e coerenza stilistica; una bottiglia che invita a scoprire l’azienda, la terra nella quale è custodita, la ricerca e il sacrificio delle persone che le hanno dato vita.
Stefania Oggioni
Rosso delle Ripalte, l’Elba nel bicchiere
Situata su un promontorio all’estremità sud-orientale dell’Isola d'Elba, Tenuta delle Ripalte si estende tra vigneti e macchia mediterranea, affacciandosi su un tratto di costa caratterizzato da spiagge e calette incastonate nell’alta scogliera delle Ripe Alte. Tutta la proprietà è un’oasi naturale, totalmente inserita nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. All’interno dei 450 ettari complessivi della proprietà, 16 ettari sono dedicati alla viticoltura, che segue i principi dell'agricoltura sostenibile. Nell’area di Poggio Turco sono coltivati prevalentemente vigneti di Aleatico, nella zona del Gorgaccio, invece, si trovano Vermentino e Alicante. L'edificio che ospita la cantina è stato progettato da Tobia Scarpa: un moderno tempio del vino, che si inserisce perfettamente nel contesto naturale unico e selvaggio dell'Isola d'Elba. Il Rosso delle Ripalte è prodotto da uve di Alicante, con un piccolo saldo di Carignano, comuni a tutto il bacino del Mediterraneo e che ben si adattano al clima arido e caldo dell’isola d’Elba. Un rosso diverso, dal grande carattere, che profuma di lampone, amarena e fiori spontanei, con sottili note pepate di sottofondo. Il sorso ha slancio e grande dinamismo, tannini leggiadri e grande succo. Ideale con i piatti marinari toscani al pomodoro, come il cacciucco e il baccalà alla livornese.
Adele Granieri
Paleo Bianco, identità alternativa di Bolgheri
Le Macchiole è tra le cantine che hanno riscritto l’identità del territorio di Bolgheri, sulla Costa degli Etruschi. Fondata nel 1983 da Eugenio Campolmi e Cinzia Merli, nasce come scommessa su pochi ettari affacciati al mare, quando qui il vino era ancora una promessa. La scelta di puntare su ricerca, alta densità d’impianto e monovitigni segna la svolta degli anni ’90 e vini come Messorio (Merlot) e Scrio (Syrah) diventano espressioni pure e originali del territorio in provincia di Livorno. Ma Le Macchiole non è solo grandi rossi. Nel 1991 nasce Paleo Bianco, alter ego luminoso di Paleo Rosso, vino immagine dell’azienda da Cabernet Franc in purezza e che prende il nome da un’erba spontanea del territorio. Paleo Bianco, dicevamo: Chardonnay con una piccola parte di Sauvignon Blanc, prodotto in quantità limitate e frutto di un affinamento davvero particolare che dura circa 8 mesi: 10% in barrique e tonneaux nuovi, 70% in barrique e tonneaux di secondo, terzo e quarto passaggio, 20% Tava. È un bianco mediterraneo per intensità e profondità, capace di sorprendere anche per la longevità.
Salvo Ognibene

Paleo Bianco di Le Macchiole, Merlot di La Cura e Brunello di Montalcino di Argiano
Merlot La Cura e l’idea di Enrico Corsi
Istrionico nella sua bonaria autorevolezza il vignaiolo
Enrico Corsi interpreta la Maremma con un guizzo d’innovazione, senza nulla togliere alla consuetudine rurale di una zona che riesce a mescolare terra con mare, vocazioni viticole sicure e sagaci spinte letterarie. L’azienda
La Cura sorge in località Cura Nuova, areale grossetano proteso verso il Tirreno. Dove la vite dialoga con richiami Etruschi e si cimenta con la forza dei vitigni internazionali, piante che garantiscono non solo prestigio, pure ammirevoli - e vincenti - sfide comparative. Come questa versione di
Merlot, portentoso e per certi versi una sorta di vino ancestrale quanto assoluto. Uve di una coltura che vuole essere omaggio all’evoluzione di quanti accudiscono la vigna con dovizia ecologica e una certa dose di spiritualità. Proprio così. Vinificato solo nelle annate più convincenti questo
Merlot affascina con slanci subitanei, per portamento - colore rubizzo, profondo, quasi ammaliante - e altrettanti sentori di eucalipto, richiami di mirto e pure al singolare Lentisco, timbro curiosamente resinoso, in omaggio alla Macchia tirrenica.
Nereo Pederzolli
Argiano e l’autorevolezza del Brunello
Nel territorio di Montalcino, la tenuta Argiano rappresenta una delle espressioni storiche più autorevoli della denominazione. Con origini rinascimentali e oltre cinque secoli di storia, si estende per circa 135 ettari nel quadrante sud-occidentale del comune, a 300 metri di altitudine. I terreni, ricchi di calcare e caratterizzati da differenti matrici geologiche, insieme a un’esposizione soleggiata e ventilata dalle brezze tirreniche, favoriscono maturazioni equilibrate e vini di grande finezza e longevità. La conduzione dei vigneti segue criteri sostenibili, con una netta prevalenza di Sangiovese Grosso affiancato da limitate parcelle di vitigni internazionali.
Il Brunello di Montalcino 2021 nasce dalle parcelle più vocate della proprietà. Le uve fermentano a temperatura controllata per preservare integrità aromatica, precisione e struttura. L’affinamento si svolge per un primo anno in barrique e tonneaux francesi, quindi in grandi botti di rovere di Slavonia, seguito da un periodo in cemento prima dell’imbottigliamento. Il risultato è un rosso intenso e profondo, elegante nei profumi, saldo nella trama tannica e dotato di straordinaria capacità evolutiva, autentica sintesi del terroir di Montalcino.
Leonardo Romanelli