Sul volto del presidente del Consorzio Giovanni Manetti il sorriso non manca quasi mai. E quest’anno, alla Chianti Classico Collection, si tratta di un sorriso di moderato ottimismo, in un periodo certo non particolarmente facile sui mercati internazionali, in particolare per i vini rossi importanti.
Proprio Manetti è consapevole che alla qualità ormai assodata dei vini è necessario abbinare un grande supporto di marketing e comunicazione. «La Chianti Classico Collection è come ogni anno l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della denominazione – spiega il presidente – Navighiamo in acque agitate e stiamo vivendo un periodo pieno di criticità e incertezza: il perdurare dei conflitti, gli attacchi salutisti che criminalizzano il consumo di vino e la diminuzione del potere di acquisto dei consumatori. Nonostante questo scenario critico il Chianti Classico gode di buona salute e i numeri lo dimostrano: aumento delle vendite in volume di oltre 1% e del 2,6% in valore rispetto al 2024. Aumento delle vendite negli USA, da sempre il mercato più importante per il Chianti Classico con volumi che passano dal 36 al 37%, nonostante i dazi aumentati al 15%. Risultato altamente significativo considerato che le vendite di vino italiano negli USA sono diminuite di oltre il 10% e solo 3 denominazioni sono in positivo e una di queste è il Chianti Classico. Segno tangibile di attaccamento del consumatore americano che non ha rinunciato a comprare il nostro vino. Rimanendo in Nord America segnalo anche il forte aumento delle vendite dei vini del Gallo Nero in Canada che passa dal 10 al 12% delle vendite totali. Usa e Canada insieme fanno il 49%: una bottiglia su due attraversa quindi l’oceano Atlantico».

Il presidente del Consorzio del Chianti Classico, Giovanni Manetti
Manetti ha anche sottolineato l’importanza dei singoli viticoltori, che si impegnano giorno dopo a giorno a migliorarsi, in una sfida non in competizione con le altre aziende, ma in collaborazione e confronto, nella certezza che fare gruppo, soprattutto in questo momento, aiuti a superare le difficoltà. «Non dobbiamo però accontentarci – esorta Manetti – ma fare sempre meglio e di più perché il momento è difficile e non è ammesso alcun rilassamento. Dobbiamo mantenere la barra dritta nella direzione della qualità e dell’autenticità continuando a lavorare tutti insieme in modo coeso, con passione e sono sicuro che il futuro del Chianti Classico sarà sempre più ricco di successi».
Questa visione del presidente Manetti è assolutamente coerente a quanto ritrovato nei bicchieri della Chianti Classico Collection. La 2024, presentata in anteprima, non è stata certamente un’annata facile da interpretare, soprattutto da un punto di vista legato alle piovosità, che hanno interessato la zona nel periodo primaverile fino a giugno, con rischio di malattie, per poi lasciare spazio al caldo, quindi tornare prepotentemente tra la fine di agosto e l’inizio di settembre e poi attorno alla metà di ottobre. Fondamentale, quindi, è stata l’attenzione dei produttori nell’intervenire prontamente in vigna, per poi trovare il momento giusto per la vendemmia.

I produttori presenti alla manifestazione
Gli assaggi dell’annata 2024 ci hanno dato alcune chiare indicazioni: si tratta di vini che mantengono la loro forte caratterizzazione territoriale, grazie a un
Sangiovese particolarmente identitario (anche grazie al lungimirante
Progetto Chianti Classico 2000,
leggi qui l’articolo), che non si esprimono però in strutture e complessità, ma in freschezze e bevibilità. Non aspettiamoci quindi dei
Chianti Classico 2024 robusti e alcolici, la parola chiave è acidità. Un’acidità che in alcuni casi è particolarmente accentuata, ricordando alcuni vini del passato, che però lascia spazio a evoluzioni nel tempo.
Assaggiando quindi i circa 70 campioni della 2024, i nostri preferiti sono stati Casa Emma, Coste di Felice di Castellaccio, Castello di Querceto, Guado alto di Castello Vicchiomaggio, Colle Bereto, Rubiolo di Gagliole, Brolio di Ricasoli, Riecine e Tolaini.

I vini presentati alla Chianti Classico Collection
La
Gran Selezione ha visto i produttori presentare le annate 2023 e 2022. Per quanto riguarda la 2023, i vini erano sicuramente di grande piacevolezza e immediatezza, già abbastanza equilibrati e di buon corpo. Rispetto alla 2024, gli spigoli sono molto più smussati e solo il tempo ci dirà il reale potenziale di affinamento di questi vini.
In questo caso, tra la quindicina di campioni presenti, i preferiti sono stati Campolupi di Tenuta di Arceno e Casasilia di Poggio al Sole.

Rappresentate tutte le Uga (Unità geografiche aggiuntive)
Molto più numerosi i vini presentati per la
Gran Selezione 2022, oltre i 50. I nostri preferiti sono stati
Casa Emma,
Badiola di
Castello di Fonterutoli,
Fèlsina,
Vigna Casanova dell'Aia di
Istine,
Vigna Gittori di
Riecine e
Castello di Bossi. C’è da dire che – permetteteci la battuta – per quanto riguarda l’annata 2022 “si casca sempre in piedi”, con una qualità media elevata tra tutti i produttori.
Nell’ambito delle Anteprime Toscane, dalla Chianti Classico Collection arrivano segnali confortanti, anche se permane l’incertezza. Ma come spiegato anche da alcuni produttori, la migliore arma a disposizione in questo momento è quella di proseguire sulla strada tracciata, indicata come qualità senza compromessi, identità e valore culturale. Tutti aspetti che devono essere comunicati con puntualità e attenzione.