21-02-2026

Chianti Classico, segnali di moderato ottimismo. E vini sempre più identitari

Il presidente del Consorzio, Giovanni Manetti: «Navighiamo in acque agitate. Ma il Chianti Classico gode di buona salute». Convincenti anche gli assaggi delle ultime annate

Wine is Culture, il vino è cultura: è questa la

Wine is Culture, il vino è cultura: è questa la frase scelta per la Chianti Classico Collection 2026 che si è svolta alla Leopolda di Firenze

Sul volto del presidente del Consorzio Giovanni Manetti il sorriso non manca quasi mai. E quest’anno, alla Chianti Classico Collection, si tratta di un sorriso di moderato ottimismo, in un periodo certo non particolarmente facile sui mercati internazionali, in particolare per i vini rossi importanti.

Proprio Manetti è consapevole che alla qualità ormai assodata dei vini è necessario abbinare un grande supporto di marketing e comunicazione. «La Chianti Classico Collection è come ogni anno l’occasione per fare il punto sullo stato di salute della denominazione – spiega il presidente – Navighiamo in acque agitate e stiamo vivendo un periodo pieno di criticità e incertezza: il perdurare dei conflitti, gli attacchi salutisti che criminalizzano il consumo di vino e la diminuzione del potere di acquisto dei consumatori. Nonostante questo scenario critico il Chianti Classico gode di buona salute e i numeri lo dimostrano: aumento delle vendite in volume di oltre 1% e del 2,6% in valore rispetto al 2024. Aumento delle vendite negli USA, da sempre il mercato più importante per il Chianti Classico con volumi che passano dal 36 al 37%, nonostante i dazi aumentati al 15%. Risultato altamente significativo considerato che le vendite di vino italiano negli USA sono diminuite di oltre il 10% e solo 3 denominazioni sono in positivo e una di queste è il Chianti Classico. Segno tangibile di attaccamento del consumatore americano che non ha rinunciato a comprare il nostro vino. Rimanendo in Nord America segnalo anche il forte aumento delle vendite dei vini del Gallo Nero in Canada che passa dal 10 al 12% delle vendite totali. Usa e Canada insieme fanno il 49%: una bottiglia su due attraversa quindi l’oceano Atlantico».

Il presidente del Consorzio del Chianti Classico, Giovanni Manetti

Il presidente del Consorzio del Chianti Classico, Giovanni Manetti

Manetti ha anche sottolineato l’importanza dei singoli viticoltori, che si impegnano giorno dopo a giorno a migliorarsi, in una sfida non in competizione con le altre aziende, ma in collaborazione e confronto, nella certezza che fare gruppo, soprattutto in questo momento, aiuti a superare le difficoltà. «Non dobbiamo però accontentarci – esorta Manetti – ma fare sempre meglio e di più perché il momento è difficile e non è ammesso alcun rilassamento. Dobbiamo mantenere la barra dritta nella direzione della qualità e dell’autenticità continuando a lavorare tutti insieme in modo coeso, con passione e sono sicuro che il futuro del Chianti Classico sarà sempre più ricco di successi».

Questa visione del presidente Manetti è assolutamente coerente a quanto ritrovato nei bicchieri della Chianti Classico Collection. La 2024, presentata in anteprima, non è stata certamente un’annata facile da interpretare, soprattutto da un punto di vista legato alle piovosità, che hanno interessato la zona nel periodo primaverile fino a giugno, con rischio di malattie, per poi lasciare spazio al caldo, quindi tornare prepotentemente tra la fine di agosto e l’inizio di settembre e poi attorno alla metà di ottobre. Fondamentale, quindi, è stata l’attenzione dei produttori nell’intervenire prontamente in vigna, per poi trovare il momento giusto per la vendemmia.

I produttori presenti alla manifestazione

I produttori presenti alla manifestazione

Gli assaggi dell’annata 2024 ci hanno dato alcune chiare indicazioni: si tratta di vini che mantengono la loro forte caratterizzazione territoriale, grazie a un Sangiovese particolarmente identitario (anche grazie al lungimirante Progetto Chianti Classico 2000, leggi qui l’articolo), che non si esprimono però in strutture e complessità, ma in freschezze e bevibilità. Non aspettiamoci quindi dei Chianti Classico 2024 robusti e alcolici, la parola chiave è acidità. Un’acidità che in alcuni casi è particolarmente accentuata, ricordando alcuni vini del passato, che però lascia spazio a evoluzioni nel tempo.

Assaggiando quindi i circa 70 campioni della 2024, i nostri preferiti sono stati Casa Emma, Coste di Felice di Castellaccio, Castello di Querceto, Guado alto di Castello Vicchiomaggio, Colle Bereto, Rubiolo di Gagliole, Brolio di Ricasoli, Riecine e Tolaini.

I vini presentati alla Chianti Classico Collection

I vini presentati alla Chianti Classico Collection

La Gran Selezione ha visto i produttori presentare le annate 2023 e 2022. Per quanto riguarda la 2023, i vini erano sicuramente di grande piacevolezza e immediatezza, già abbastanza equilibrati e di buon corpo. Rispetto alla 2024, gli spigoli sono molto più smussati e solo il tempo ci dirà il reale potenziale di affinamento di questi vini.

In questo caso, tra la quindicina di campioni presenti, i preferiti sono stati Campolupi di Tenuta di Arceno e Casasilia di Poggio al Sole.

Rappresentate tutte le Uga (Unità geografiche aggiuntive)

Rappresentate tutte le Uga (Unità geografiche aggiuntive)

Molto più numerosi i vini presentati per la Gran Selezione 2022, oltre i 50. I nostri preferiti sono stati Casa Emma, Badiola di Castello di Fonterutoli, Fèlsina, Vigna Casanova dell'Aia di Istine, Vigna Gittori di Riecine e Castello di Bossi. C’è da dire che – permetteteci la battuta – per quanto riguarda l’annata 2022 “si casca sempre in piedi”, con una qualità media elevata tra tutti i produttori.

Nell’ambito delle Anteprime Toscane, dalla Chianti Classico Collection arrivano segnali confortanti, anche se permane l’incertezza. Ma come spiegato anche da alcuni produttori, la migliore arma a disposizione in questo momento è quella di proseguire sulla strada tracciata, indicata come qualità senza compromessi, identità e valore culturale. Tutti aspetti che devono essere comunicati con puntualità e attenzione.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

di

Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

Consulta tutti gli articoli dell'autore