12-02-2026

I 30 anni del Club del Buttafuoco Storico: «Noi, orgogliosamente piccoli»

La volontà è di unire tradizione e modernità in un vino dalle radici contadine. «Mai puntato sui volumi, ma quando siamo partiti nel 1996 era un’idea visionaria»

I produttori che hanno aderito al Club del Buttafu

I produttori che hanno aderito al Club del Buttafuoco Storico

L’Oltrepò Pavese ha sicuramente tantissime sfaccettature, in un territorio particolarmente ampio e variegato. Ma trent’anni fa un gruppo di soli 11 produttori hanno pensato bene di valorizzare in particolare quello che era un “unicum” della zona, che nasce sullo Sperone di Stradella.

Quello che si celebra quest’anno è un compleanno da celebrare: il Club del Buttafuoco Storico celebra i propri primi trent’anni passati costantemente alla valorizzazione di questo vino, partendo prima di tutto dalla ricerca di qualità, ma soprattutto di identità.

Il presidente Massimo Piovani

Il presidente Massimo Piovani

«Abbiamo iniziato nel 1996 con 11 produttori – racconta il presidente Massimo Piovani – Ora siamo in 18, per complessivi 22 ettari e una produzione di 80mila bottiglie, ma con un potenziale che potrebbe raggiungere anche le 200mila bottiglie di Buttafuoco Storico».

Orgogliosamente piccoli: «Il club è nato dal basso, da una visione portata avanti da un gruppo ristretto di 11 produttori che ora è diventata una solida realtà. Siamo sempre stati piccoli, con produzioni orgogliosamente di nicchia – continua Piovani – Non abbiamo mai puntato sui volumi, un concetto che nel 1996 era visionario, ma che ora è diventato un’assoluta necessità. Le vigne contano di più dei produttori: chi vuole entrare nel nostro Club deve dimostrare di avere il vitigno particolarmente vocato e deve passare dal giudizio della nostra commissione».

La mappa del territorio, con la differenziazione dei terreni

La mappa del territorio, con la differenziazione dei terreni

L’idea è quella di non fare solo un vino rosso importante, ma di offrire anche un’immagine che rappresenti questo particolare angolo di Oltrepò Pavese.  Un’immagine trasmessa anche tramite il marchio del Club. «Nelle nostre cantine, dal 1861, abbiamo un vino che si chiama Buttafuoco – spiega il vicepresidente Davide Calvi – realizzato con quattro uve, Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta. Dal 1996, per il Buttafuoco Storico, abbiamo introdotto un disciplinare molto rigido della produzione. Il marchio ci rappresenta anche dal punto di vista della storicità. Infatti è ovale, come è la forma della nostra botte tipica. Poi ci sono i due nastri, che abbracciano la zona, che rappresentano i torrenti Versa e Scuropasso. Al centro c’è un veliero».

Il simbolo del veliero merita un passaggio a parte. C’è una leggenda che parla soprattutto della Seconda guerra di Indipendenza, con le battaglie concentrate tra Broni e Stradella. Il Po era utilizzato per traghettare le armi, ma una compagnia di marinai austriaci avrebbe disertato: li avrebbero poi ritrovati in una cantina a bere, appunto, Buttafuoco. Al di là della leggenda, comunque, un vascello della marina austroungarica fu battezzato proprio con il nome Buttafuoco.

Le bottiglie dei produttori

Le bottiglie dei produttori

Giulio Fiamberti, invece, racconta la realtà attuale di questo vino. «Nello Sperone di Stradella esistono tre tipologie di terreni. Una zona è caratterizzata dall’argilla, un’altra dalla ghiaia e la terza dall’arenaria. E ognuna incide rispettivamente per struttura, acidità e tannicità. Inoltre il Buttafuoco storico nasce come vino contadino, quindi con terreni già composti con i differenti vitigni».

Ma qui incide molto anche il clima. «La conformazione delle valli – spiega Fiamberti – permette la maturazione simultanea delle quattro uve. In pratica il clima riusciva a rallentare la Croatina, che arrivava a piena maturazione insieme alla Barbera, arrivando a trovare un equilibrio unico».

Uno dei vigneti

Uno dei vigneti

Si tratta quindi di un uvaggio direttamente in vigna, con le uve che vengono raccolte contemporaneamente. «In fase di produzione – sottolinea il presidente Piovani – c’è una lunga macerazione sulle vinacce per estrarre il massimo di sostanze. La difficoltà è poi rendere elegante i nostri vini, ma ci aiuta molto la freschezza della barbera. Su ogni bottiglia, poi, c’è un bollino con il numero seriale».

Il Club ha inserito anche un sistema di valutazione delle annate. La commissione giudicante assaggia tutti i vini e poi dà i punteggi: vengono scartati il più alto e il più basso e poi si fa la media. Quindi si arriva al giudizio, da un minimo di 3 a un massimo di 6 fuochi. Nel 2013 è poi nato il vino consortile, che nasce dall’assemblaggio dei diversi prodotti dei singoli viticoltori: ogni anno un diverso enologo sceglie il taglio, per poter realizzare così una bottiglia rappresentativa del valore del Buttafuoco Storico. Si tratta di un vino “d’ingresso”: il primo è stato dell’annata 2011.

Per capire l’essenza del Buttafuoco Storico, sono state degustate le annate 2020 (appena uscita), 2016 e 2012. La 2020, curata dall’enologo Marco Bertelegni, è stata un’annata calda ed equilibrata. Si notano molto le note di ciliegia e di spezia scura, all’assaggi è struttura ma con una buona freschezza.

Le bottiglie con il marchio del Buttafuoco Storico

Le bottiglie con il marchio del Buttafuoco Storico

L’annata 2016 è stata un’annata molto positiva: il vino, studiato da Marco Calatroni, inizia ad avere note più balsamiche, speziate e di cuoio, sostenute in bocca da una buona trama acida.

La 2012, invece, firmata da Aldo Venco, mette in secondo piano le note fruttate, per arrivare a sentori leggermente più cupi e profondi. All’assaggio è un vino ancora vivo e di ottimo corpo.

Il Buttafuoco Storico, quindi, va alla ricerca di una non facile convivenza tra strutture importanti ed eleganza: in trent’anni il Club ha fatto molta strada e le prospettive sono positive. Ma non bisogna fermarsi, puntando sempre sull’identità. Che in certi casi è più facile a dirsi che a farsi.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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