23-01-2026

«I vini di Abbazia di Novacella? Devono essere freschi, fruttati e minerali»

Il racconto della storica cantina altoatesina attraverso i vitigni bianchi più caratteristici: Kerner, Riesling e Sylvaner. Anche negli assaggi è un piacevole viaggio nel tempo

L'Abbazia di Novacella è un simbolo della Val

L'Abbazia di Novacella è un simbolo della Valle Isarco

«Come definire i vini di Abbazia di Novacella? Bastano tre parole: fruttati freschi e minerali».

Werner Waldboth, direttore vendite e marketing della storica cantina, va diretto al punto: il presente, e il futuro, della produzione di Abbazia di Novacella si deve basare proprio su questi aspetti.

Werner Waldboth, direttore vendite e marketing della cantina

Werner Waldboth, direttore vendite e marketing della cantina

«Siamo in una zona vitivinicola tra le più fredde di tutta Italia – racconta – se non addirittura la più fredda. Per questo nei nostri vini ci deve essere sempre freschezza, acidità. In secondo luogo, lavoriamo con varietà abbastanza aromatiche, quindi la frutta è sempre un sentore che definisce i nostri vini. Infine abbiamo i suoli minerali: c'è sempre questo aspetto di salinità, di sapidità, di mineralità appunto nella nostra produzione».

Presente e futuro che convivono: «La direzione nella quale noi ci muoviamo è verso vini sempre un po' più verticali, meno grassi ma più freschi, perché rispecchiano la Valle Isarco». 

Dall’altra parte, però, c’è il fattore del cambiamento climatico, che influisce nella produzione andando, in sostanza, in direzione opposta agli obiettivi di Abbazia di Novacella, rischiando anche di aumentare le gradazioni alcoliche. «Lo sappiamo – prosegue Waldboth – e per questo abbiamo cercato già delle soluzioni. Per esempio il Riesling: un tempo avevamo anche una piccola parte di vendemmia tardiva, ora non ne abbiamo più bisogno. E poi in generale anticipiamo anche un po’ la vendemmia, per averlo un po’ più verticale, togliamo anche un po’ di legno nei nostri vini, e ragioniamo anche sull’altitudine, sul quantitativo di foglie, ma anche sulle rese, per evitare che siano troppo basse e si abbia quindi un’eccessiva concentrazione».

Sono vini che hanno bisogno anche di un quarto fattore: il tempo. Abbazia di Novacella si esprime soprattutto sulle varietà a bacca bianca, e per questo, durante una degustazione tenutasi a Milano, il focus ha riguardato proprio l’evoluzione dei tre vini “chiave” della cantina altoatesina: Kerner, Riesling e Sylvaner, tutti della linea Praepositus.

Il Riesling Praepositus 2013

Il Riesling Praepositus 2013

Il Kerner Praepositus non ha alcun affinamento in legno, solo acciaio: l’annata 2024, la più recente, è sicuramente fine e delicata, ma ancora un po’ “chiusa”, perché ha bisogno di tempo per esprimersi. Lo si capisce assaggiando la 2022, più ampia. Interessanti anche gli assaggi delle annate 2018 e 2012, ma la più sorprendente è la 2007, con una grande integrità e ampiezza al naso, e un sorso equilibrato e suadente.

Il Riesling Praepositus è il vino che, probabilmente, ha una maggiore evoluzione negli anni: il tempo, per questo vitigno, non è mai stato un avversario, ma sempre un alleato. Così il 2023 mostra una ottima immediatezza e un grande potenziale evolutivo, che già si nota nell’annata 2020, dove rimane ancora molto giovane e fresco, ma inizia a sviluppare un bouquet più ampio. La 2017, annata caratterizzata da gelate primaverili, ha un naso fruttato e di spezie dolci, ma anche un tocco di erbe aromatiche, con un sorso ancora vivo.

L’annata 2013 è probabilmente la più complessa e completa, con note di frutta, ma anche balsamicità, erbe officinali e spezie. In bocca, poi, ha una lunghezza notevole e un finale ancora sapido. La 2008, infine, riesce a essere ampio, maggiormente evoluto, ma ancora molto piacevole.

I vigneti di Abbazia di Novacella

I vigneti di Abbazia di Novacella

«Il Sylvaner è la nostra varietà del cuore» ha spiegato Werner Waldboth. In questo caso, il vino ha una fermentazione e una relativa maturazione per il 60% in acciaio, il 30% in botti di acacia da 30 ettolitri e il rimanente in barriques. La 2024 è molto giovane, anche se le note fruttate sono piacevoli e intriganti. Nella 2021 c’è forse una maggiore finezza, e spuntano anche le prime note speziate. La 2015, invece, ha un’ampiezza maggiore, dovuta anche all’annata calda in Alto Adige. La 2011 rispecchia tutti i dettami della filosofia di Abbazia di Novacella: fresco, fruttato e minerale.

Un ultimo appunto lo merita lo spumante Perlae, una novità per Abbazia di Novacella: «Si tratta di un Metodo Classico – spiega Waldboth – a base Sylvaner, che è la nostra varietà del cuore. Questo progetto nasce proprio per questo motivo: volevamo uno spumante che ci potesse rappresentare al meglio, nella varietà più tipica della nostra zona. Il progetto è nato nel 2019, ma la prima annata in commercio è stata la 2021, che è l’attuale».


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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