07-01-2026

La nuova frontiera vinicola dell'Etna? Carricante ed Etna Bianco (e a dirlo sono pure i numeri)

Quella dell'Etna DOC è una denominazione in forte crescita, e non parliamo solo degli straordinari rossi etnei, austeri, eleganti, perché oggi confermano la loro centralità soprattutto i bianchi, freschi, verticali, longevi

La cima dell'Etna innevata

La cima dell'Etna innevata

I vini dell’Etna rappresentano oggi una delle espressioni più identitarie del panorama vitivinicolo italiano e mondiale, frutto di un carattere speciale e del fascino di una viticoltura che sfida la natura e raggiunge altitudini oltre i 1.000 metri sul livello del mare, tra colate laviche millenarie, suoli neri e sabbiosi, forti escursioni termiche nel contesto unico del vulcano attivo più alto d’Europa.

La denominazione Etna DOC, istituita nel 1968 – una delle più antiche del Sud Italia e la prima in Sicilia – rappresenta oggi una delle più interessanti DOC italiane e diversi sono stati i cambiamenti a cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Sappiamo bene che il rilancio del territorio è avvenuto grazie a illuminati produttori e imprenditori all’inizio degli anni 2000, ma è pur vero che il trend in questi due decenni e mezzo si è sempre evoluto portando la denominazione a 1.347 ettari vitati (nel 2013 erano 680), con il 95% del vino imbottigliato, 6 milioni di bottiglie prodotte e quasi 500 viticoltori soci del consorzio.

Un territorio considerato culla di grandi rossi con il Nerello Mascalese, simbolo di una seconda rinascita enologica siciliana e narratore di vini eleganti, austeri, spesso paragonati per finezza a più importanti rossi europei. Accanto a questi, però la tradizione dei vini bianchi non è mai venuta meno (interessante a tal proposito l’inchiesta Jacini realizzata alla fine dell’800) grazie soprattutto al Carricante, vitigno autoctono capace di esprimere freschezza, verticalità e tensione anche in annate calde.

 

Eppure resta sottovalutato, considerato di serie B rispetto al ben più blasonato Mascalese. Un pensiero confessato anche da alcuni produttori che, per troppo affetto ai vini rossi, forse, non hanno dedicato le stesse attenzioni a questa straordinaria uva a bacca bianca da cui oggi si produce la maggior parte dei vini fermi sull’Etna, per un totale di quasi 18 mila ettolitri di vino contro i 17 mila ettolitri dei rossi (i dati certificati dall’Istituto regionale del Vino e dell’Olio sono stati diffusi dal giornale Cronache di Gusto).

 

Una crescita inevitabile quella degli Etna Bianco (lo avevamo scritto qui nel 2023 al termine della quattordicesima edizione di Contrade dell’Etna e lo avevamo ribadito l’anno successivo agli Etna Days) oggi consacrata come la denominazione di punta della DOC Etna. A tal proposito vogliamo ricordare che il Catarratto, altro vitigno autoctono a bacca bianca, è ammesso per dar vita all’Etna Bianco anche se molti produttori prediligono lavorare soltanto con il Carricante; per quanto riguarda gli Etna Rosso, invece, oltre al Nerello Mascalese viene utilizzato, come vuole la tradizione, anche il Nerello Cappuccio.

Per questo primato, parliamo di un momento storico che rimette ordine e ridefinisce gli equilibri produttivi e identitari della denominazione, un sorpasso che dice molto più di un semplice dato numerico (che comunque potrebbe variare nuovamente con le prossime certificazioni) e che segna un nuovo equilibrio tra tradizione e nuove dinamiche di mercato.

L’Etna Bianco ha conquistato consumatori e critica, spingendo molti produttori a investire in nuovi impianti e a riconvertire parte delle superfici vitate. Eppure questo sorpasso non va letto come una perdita di centralità dei rossi etnei, piuttosto come un ampliamento dell’identità produttiva del territorio. L’Etna dimostra così di non essere un distretto monolitico, bensì un ecosistema viticolo complesso e dinamico, capace di rispondere alle tendenze globali senza rinnegare le proprie radici.

Il Carricante e l’Etna Bianco diventano, quindi, ambasciatori di una nuova fase del vulcano, in cui eleganza, tensione acida e longevità si esprimono sempre più spesso anche – e soprattutto – in bianco, aprendo prospettive interessanti non solo per i produttori, ma anche per gli appassionati di vino di tutto il mondo.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Salvo Ognibene

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Salvo Ognibene

nato in Toscana ma cresciuto a Menfi (Agrigento), ama la pasta, la bici e la Sicilia. È laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna ed ha conseguito due master di cui uno in Marketing digitale alla LUMSA. Sommelier e giornalista, si occupa di comunicazione con attività di ufficio stampa e pr. Degustatore e collaboratore di guide enogastronomiche, è autore di 5 libri

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