Crescere in un periodo così gravato da incognite, accanto alle opportunità, per il vino richiede sì strategia, innovazione, visione. Ma anche quella passione che spinge un imprenditore come Luca Cuzziol ad andare fino a Jerez de la Frontera e prendersi a cuore la storia di una piccola, coraggiosa realtà come quella di Santa Petronila. «Perché ci vuole anche la parte romantica, Come con questa coppia di ultrasettantenni con gli occhi che brillano per i loro prodotti. È la parte che ci fa divertire di più», ci dice il presidente di Cuzziol Grandi Vini, azienda italiana leader nella selezione e distribuzione di vini fini e prodotti gastronomici di alta qualità, italiani e internazionali, focalizzata sul canale Ho.Re.Ca.
L’occasione per fare il punto è il tradizionale evento all’Hotel Gallia di Milano, in cui si affacciano novità e conferme. Due giornate rivolte ad agenti, clienti e stampa di settore, organizzate non solo come occasione di degustazione del pur importante prodotto, ma di incontro e relazione. Nel walk-around tasting, risuona un messaggio più forte e quest’anno la “geografia” di sale e banchi ha permesso più che mai di cogliere analogie e identità.
Con
Luca Cuzziol mettiamo a fuoco il percorso dell’azienda di Santa Lucia di Piave, che ha concluso il 2025 con fatturato di 25.280.000 euro ed Ebitda 8,9%. «Quello alle spalle è stato sicuramente un anno complesso – ci spiega – Secondo me siamo verso la fine di un percorso cominciato nel 2024, in cui abbiamo iniziato a percepire una sorta di cambiamento di costume, più che contrazione pura di mercato. Temo che il 2026 sia ancora la coda di tale scenario. Ma noi, forti di un buon bilancio del 2024, abbiamo investito molto sul 2025 e questo ci ha permesso di reggere il mercato». Ecco perché il conto economico è migliorato rispetto all’anno prima, tornando ai volumi e alle rese precedenti.
L’azienda serve 7.300 clienti all'anno, come media dell’ultimo triennio, con annualmente ben 2.700 clienti nuovi o "di ritorno" (sono i compratori che non acquistavano più nulla da oltre 30 mesi). Dietro tutto ciò c’è un lavoro enorme, specie di fronte alla consapevolezza che il mercato è molto volatile e con una crisi di identità: «Una volta il vino importante veniva venduto al bicchiere esclusivamente dalla grande ristorazione, poi c'è stato il boom della vendita online, rientrato e più contenuto – prosegue – Sono situazioni per cui la gestione diventa complessa. Il nostro lavoro è far sì che i vini di qualità del catalogo arrivino sulle tavole. Sembra di andare in mare aperto e quando i marosi sono alti, bisogna stare sottocoperta e remare tutti nella stessa direzione».

Cuzziol Grandi Vini all’Hotel Gallia di Milano
Uno sguardo d’obbligo sulle nuove generazioni, allora: «Abbiamo il problema che per i giovani bere un bicchiere di vino non è più cool, come nei film di
Woody Allen. Non sono attratti per un motivo culturale, nonostante l’offerta enorme in Italia, ma poi non dimentichiamo un altro fattore che incide: il costo di un bicchiere di buon vino». Infine, i discorsi – e bufale - sulla salute: «Bisogna lavorare cercando di fare un po’ di cultura. Il riconoscimento Unesco della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'umanità è una pietra miliare. Il mondo del vino ne ha parlato poco, potremmo fare di più, il fondo il vino è nato come alimento. E potremmo fare di più anche dal punto di vista imprenditoriale».

Agustin Benjumeda e Brita Hektoen di Santa Petronila, in Andalusia
Sulla scia delle parole del presidente, bussiamo alle porte proprio di
Santa Petronila, in Andalusia, e percepiamo la felicità di portare avanti un progetto che viene da lontano: «Nella nostra zona area si produce vino con continuità fin dai tempi dei Fenici – ci raccontano
Agustin Benjumeda e
Brita Hektoen – La nostra vineria è registrata nel 1722. Io e mio marito abbiamo iniziato l’attività nel 2006, quando abbiamo comprato la proprietà».
Agustin e la norvegese
Brita si incontrarono a Barcellona studiando, solo più avanti hanno trasformato questa comune passione in impresa. Ci conducono nel mondo dello sherry, «che era diventato troppo industriale. Noi abbiamo cercato di recuperare la lavorazione tradizionale, facendo tutto a mano».
Fino,
Oloroso,
Pedro Ximénez: ciascuna bottiglia svela un approccio, un’anima, anche sorprendente. Il loro mercato principale era Madrid, con i suoi ristoranti, e non erano mai stati in Italia: per loro è stata un’emozione ricevere la visita di
Luca Cuzziol.

Vini del catalogo Cuzziol

Momenti dell'incontro firmato Cuzziol
Che ha guardato inoltre pure alla Francia, con il
Domaine de Panisse o il
Domaine Jean Dauvissat. Il catalogo di
Cuzziol GrandiVini si è arricchito infine di zone che non hanno bisogno di essere “scoperte”, di protagonisti che portano una loro nota precisa. Come quella di
Andrea Cortonesi che, figlio unico di mezzadri, inizia a lavorare nei vigneti assorbendo i segreti di questo mondo. La sua passione e la sua competenza hanno portato alla nascita di
Uccelliera, intercettata da
Cuzziol: «Abbiamo fatto un’operazione sul
Brunello, convincendo
Andrea». Ma anche sul
Barbaresco - e qui siamo sul fronte delle Langhe - con l’arruolamento di un’altra azienda,
Cascina Baricchi, «viticoltori che possiedono una visione».