13-02-2026

Vino e musica, armonia per uscire dalla routine

Il curioso abbinamento tra ottimi calici e brani, in un un connubio per cercare di allontanare lo stress e i cattivi pensieri. I suggerimenti della redazione vino, dalla newsletter n. 204

L'armonia tra vino e musica: abbinamenti inusu

L'armonia tra vino e musica: abbinamenti inusuali della Redazione Vino

Siamo abituati all’abbinamento cibo–vino, ma certe volte un buon bicchiere può accompagnare anche solo momenti di riflessione o di relax. E a quel punto è facile accendere la radio oppure scegliere dalla propria playlist un brano che, semplicemente, ci faccia stare bene.
Così deve essere anche il vino: tante volte ci si perde nei meandri della degustazione, andando a cercare sentori di pera, prugna, spezie, cuoio e quant’altro, quando non ci si sofferma abbastanza sull’essenzialità che diventa semplicità di un gesto, quello di sorseggiare con calma e assaporare senza troppi pensieri qualcosa che ci piaccia.
Nasce così questo articolo tratto dalla newsletter vino 204, a poche settimane anche dal Festival di Sanremo, con l’idea che la nostra vita sia stata comunque accompagnata da brani che, semplicemente, ci piacciono. Per entrare in una zona comfort, con buona musica e buoni vini. Ecco, quindi, la nostra particolarissima playlist. Lasciando a ciascuno, poi, di scegliere il proprio vino e il proprio brano.
Raffaele Foglia

Una musica può fare dedicata A Diletta (e alle donne)
L’ironia ma anche la genialità di “Una musica può fare” di Max Gazzè riassume, con serenità, la grande forza della musica. Una forza che, nel mondo del vino, ho trovato soprattutto in alcune donne, che hanno saputo superare momenti difficili e ricostruire, giorno dopo giorno, la propria vita.
Quindi, come avveniva in radio, arriva la dedica. A Diletta non è solo il nome della speciale selezione di Brunello di Montalcino dell’azienda Col di Lamo, proveniente dalla Vigna Diletta a circa 300 metri sul livello del mare, ma è un inno alla vita che Gianna Neri ha voluto passare come una sorta di testimone alla figlia. Due donne forti, che hanno superato momenti difficili. Come canta Gazzè: «Salvarti sull'orlo del precipizio, non ci si può lamentare». La forza della musica. E il vino, che affina 36 mesi in botti di Slavonia da 50 ettolitri, e poi almeno sei mesi in bottiglia, segue queste note perfettamente: l’annata 2019 è particolarmente intrigante, elegante e complessa allo stesso tempo, equilibrata e viva in bocca. Ci gustiamo un bicchiere di A Diletta sulle note contrastanti di Gazzè, brindando non solo a Gianna Neri e a sua figlia Diletta, ma a tutte le donne che hanno affrontato, o stanno affrontando, momenti difficili.
RF

Brunello di Montalcino A Diletta 2019 di Col di Lamo, Château Cheval Blanc 1982 e Grignolino del Monferrato Uccelletta di Vicara

Brunello di Montalcino A Diletta 2019 di Col di LamoChâteau Cheval Blanc 1982Grignolino del Monferrato Uccelletta di Vicara

Cosa resterà degli anni 80? Lo Cheval Blanc 1982
Il Château Cheval Blanc 1982 è uno di quei vini che hanno fatto la storia, non solo di Saint-Émilion ma di Bordeaux in generale. Parlare di Cheval Blanc, significa citare un’icona nata in una delle proprietà più singolari della denominazione: una tenuta radicata da oltre due secoli nel comune di Saint-Émilion, 39,5 ettari suddivisi in 55 parcelle, ciascuna con una propria identità, come tessere di un mosaico irripetibile. L’annata 1982, calda e generosa, trova proprio a Cheval Blanc un equilibrio quasi magico. La scelta di puntare su una maggiore presenza di Cabernet Franc, affiancato dal Merlot, dà vita a un vino capace di coniugare potenza e finezza in modo naturale e profondo.
Nel calice il colore è ancora sorprendentemente vivo. Il profilo aromatico si sviluppa per stratificazioni successive: prugna matura e ciliegia sotto spirito aprono la scena, seguite da note terziarie di tabacco, tartufo e grafite, con un lieve cenno di viola appassita. Il sorso è integro, setoso, sostenuto da tannini ormai impercettibili che accompagnano una profondità rara. Emergono note di tartufo, crema al caramello, arancia candita, insieme a sfumature affumicate e tostate, fino a un finale lungo, dai richiami di cacao e caffè. Un vino senza tempo che associo alla bellissima canzone di RafCosa resterà degli anni 80”.
Cinzia Benzi

Uccelletta di Vicara, vieni… Via con me
E se una bottiglia potesse mettere il disco sul piatto? Il Grignolino del Monferrato Uccelletta di Vicara ci andrebbe leggero, con quel suo passo un po’ sghembo e irresistibile. Musica e vino, qui, fanno lo stesso mestiere: ti prendono per mano e ti portano in Piemonte, in un “cru” di appena 1,3 ettari, in cima al Bricco dell’Uccelletta oggi custodito da Giuseppe e Emanuele Visconti, La lunga maturazione dona al vino profondità e complessità, senza togliergli leggerezza.
E qui sta il punto d’incontro: “Via con me” non è una canzone che esplode, è una che accompagna come questo vino che non ama stare composto: entra nel calice con un carattere tutto suo, fatto di profumi sottili, spezie leggere e quella vena un po’ selvatica che ti strizza l’occhio. Come la voce di Paolo Conte, che non cerca di piacere a tutti, ma finisce per conquistare chiunque. “Via, via, vieni via di qui…” e intanto il Grignolino scivola, fresco, ironico, mai prevedibile. Non è un vino che urla, piuttosto racconta storie: Uccelletta di Vicara ha la stessa eleganza stropicciata della canzone: un’eleganza che non ha bisogno di giacca e cravatta ma arriva piano, come un motivo che ti resta in testa senza chiedere permesso.
Salvo Ognibene

Il Marzemino citato nel Don Giovanni di Mozart
È il vino trentino simbolo della Vallagarina, zona vocata alla vite, con Rovereto che più volte aveva ospitato il giovane Mozart in viaggio verso l’Italia. Difficilmente il mitico Amadeus avrà assaggiato il vino rosso lagarino. Probabilmente l’abbinamento con il Don Giovanni (qui un video, il Marzemino è citato al minuto 3:15) è merito del librettista di Mozart, Lorenzo Da Ponte, nato vicino Vittorio Veneto, area viticola dove tuttora si coltiva Marzemino, spesso vinificato alla maniera in auge nei salotti settecenteschi di Venezia e proposto come ‘vin dolce’ in occasioni festose e libagioni baldanzose.
In Trentino, però, il Marzemino è da sempre scelto per la sua schietta bevibilità, bei profumi di frutta di bosco, la viola mammola che lo contraddistingue. E alcuni precise nuances, quelle che emergono - china, ribes, ciliegia sotto spirito - nella versione di Lucia Letrari, dinastia di spumantisti (suo padre, Leonello Letrari è stato artefice del primo bordolese italiano, Fojaneghe, nonché dello spumante Equipe5) con una particolare dedizione proprio al Marzemino. Indipendentemente se questo vino rievoca melodie mozartiane. Appaga comunque per la sua sincera forza organolettica, idoneo ad altrettanti accostamenti conviviali. Con Mozart nello spirito… del vino.
Nereo Pederzolli

Il Marzemino di Lucia Letrari, Ribolla Gialla Iside Igp Venezia Giulia di Bosco del Merlo e Message in a bottle de Il Palagio di Sting

Il Marzemino di Lucia LetrariRibolla Gialla Iside Igp Venezia Giulia di Bosco del Merlo e Message in a bottle de Il Palagio di Sting

I Led Zeppelin ci portano al Bosco del Merlo
Una pausa che si protrae e che non è vuoto, bensì desiderio ripagato di vivere una sensazione in pienezza e prendendosi del tempo. Degustare Ribolla Gialla Iside Igp Venezia Giulia dell’azienda Bosco del Merlo, ci trasporta sulla scia del ritmo di “I’m gonna crawl” dei Led Zeppelin. Per la sua morbidezza, ma anche perché è una dichiarazione d’amore al territorio, espressa dalla famiglia Paladin.
I sentori – tracciati in apertura dal fiore di tiglio e poi via via verso la papaya e la pesca - sono accompagnati da mineralità e freschezza, nonché da una persistenza che consente di coglierne appunto le sfumature a lungo.
In questo punto di incontro tra il Friuli Occidentale e il Veneto Orientale, si porta avanti un legame profondo con il proprio territorio, che dona anche escursioni atmosferiche in grado di esaltare gli aromi nell’uva. Tra i vitigni appunto, un ambasciatore per definizione come Ribolla Gialla. Per questo vino, il mosto affronta una breve macerazione, quindi viene separato dalle bucce con una lieve pressatura. Segue la fermentazione nelle vasche d’acciaio, a basse temperature, infine da un affinamento protratto sui lieviti. 
Un vino così vicino al cuore della terra, così capace di portare lontano con una magia incarnata anche dal nome, Iside, dea della fertilità.
I just don't care how far
Marilena Lualdi

Message in a bottle, Sting e la Toscana
“Walked out this morning, I don't believe what I saw. Hundred billion bottles washed up on the shore”. Recita così un passaggio di “Message in a bottle”, brano iconico della band inglese dei Police. Le bottiglie dovevano lasciare un segno nella carriera e nella vita di Gordon Matthew Sumner, leader del gruppo, a tutti noto come Sting. Tanto che dal 1979, anno di lancio della hit ad oggi, le bottiglie da raccontare non sono più solo quelle galleggianti nell’oceano ma anche le bordolesi della tenuta toscana de il Palagio, buen retiro di Sting e della moglie Trudie. Nella tenuta del Cinquecento a Figline Valdarno, acquistata dalla coppia nel 1997, la popstar si dedica alla passione per il vino in 15 ettari di terreni argillosi, coltivati con metodi organici, dove troneggiano i filari di Sangiovese.
Cittadino del mondo, Sting in Toscana si sente veramente a casa. E molto di questo amore lo si deve al vino e alle viti, verdi lenzuola stese sulle dolci colline a segnarne i riflessi e le stagioni. Non poteva, dunque, che chiamarsi Message in a bottle il Sangiovese IGT de il Palagio per proporre, in purezza, le caratteristiche peculiari del grande vitigno italiano e del territorio fiorentino. Il colore rubino è di grande intensità, gli aromi di marasca, fragola, rosa e violetta anticipano il gusto fruttoso, intenso eppure fresco con un buon equilibrio di tannini. Affinato 12 mesi in barrique è un vino da carni rosse, formaggi stagionati, funghi e tartufi. Da gustare accompagnato, rigorosamente ad altissimo volume, dal sferzante timbro di Sting, dal ritmo indiavolato delle percussioni di Stewart Copeland e dalle note attillate della chitarra di Andy Summers sino al refrain finale: “I’m sending out an SOS” per un vino che è un aiuto sicuro alla ricerca di un’alta qualità. 
Maurizio Trezzi

Con Marian suoni dark per la Cenere dell’Amiata
Nel cuore del Monte Amiata, Amiata… i Vini del Vulcano è un progetto artigianale che celebra il ritorno alle origini del proprietario. Fondata da Simone Toninelli, transitato da giurisprudenza alla viticoltura, l'azienda si è affermata con l'impegno condiviso di sua moglie Stefania, legata alle radici familiari di questa valle storica. L’altitudine dei vigneti la composizione lavica del terreno ed un’importante escursione termica aiutano a produrre vini sobri, aromaticamente ricchi e con tannini morbidi ed eleganti, legati alla capacità di durare nel tempo.
Tra le etichette prodotte, da segnalare Cenere Montecucco Riserva DOCG 2015, un sangiovese in purezza di grande eleganza e finezza che esce dopo quasi dieci anni dalla vendemmia. Una grande struttura per una sensazione calda e avvolgente. Ogni sorso evoca la mineralità vulcanica, la purezza del processo e i ritmi naturali di queste colline. Un' azienda piccola ma di riferimento, per vini autentici e longevi che si possono accompagnare bene ad una musica intensa e profonda come quella dei Sister of Mercy: un tuffo nel passato degli anni Ottanta con Marian, contraddistinta da suoni darkeggianti e profondi, che smuovano vibrazioni sopite.
Leonardo Romanelli

Cenere Montecucco Riserva Docg 2015 di Amiata... vini del vulcano, Lacryma Christi Del Vesuvio Doc Riserva "Don Vincenzo" di Casa Setaro e Astragalus Etna Rosato Doc di Monteleone

Cenere Montecucco Riserva Docg 2015 di Amiata... vini del vulcano, Lacryma Christi Del Vesuvio Doc Riserva "Don Vincenzo" di Casa Setaro e Astragalus Etna Rosato Doc di Monteleone

Don Vincenzo e il Vesuvio: Je sto vicino a te
Casa Setaro si trova a Trecase, alle pendici del Vesuvio, un territorio estremo che non concede scorciatoie. Qui il vino è il risultato diretto della terra vulcanica, del sole e del lavoro umano. I vigneti di Caprettone, Piedirosso e Aglianico e Falanghina crescono su suoli ricchi di cenere e minerali, capaci di dare uve con carattere deciso, freschezza naturale e una forte identità territoriale.
La cantina è scavata nella roccia vulcanica, un ambiente che garantisce condizioni ideali per laffinamento e riflette un approccio essenziale: intervenire poco, rispettare molto. La produzione è focalizzata sui vitigni autoctoni del Vesuvio, interpretati con precisione e coerenza, senza compromessi stilistici. Il Lacryma Christi Del Vesuvio Doc Riserva "Don Vincenzo" è un blend di Piedirosso (70%) e Aglianico (30%) dai sentori di geranio amarena e macchia mediterranea, con sottili sbuffi di pietra focaia e un sorso teso e carnoso, dal deciso finale sapido. Un vino da sorseggiare ascoltando "Je sto vicino a te" di Pino Daniele, un brano intenso, che racconta una storia di resistenza, amore e voglia di cambiamento, ambientata all'ombra del Vesuvio, simbolo di una minaccia costante ma anche di una forza ancestrale.
Adele Granieri

Musica leggerissima per il rosato Astragalus
Se fosse un’orchestra a parlare per noi, tra un bianco e un rosso, un rosato metterebbe tutti d’accordo. Astragalus è il nuovo Etna Rosato Doc prodotto dall’azienda Monteleone di Castiglione di Sicilia (Ct), da degustare ascoltando un brano colto ma accessibile, in bilico tra la ricercatezza dei dettagli e una naturale attitudine pop: Musica leggerissima.
Siciliano come il duo Colapesce Dimartino, Astragalus nasce a Milo (Catania), sul versante est dell’Etna, da un’unica vigna cinquantenaria di Nerello Mascalese, allevata ad alberello a 800 metri di altitudine. Le uve subiscono una macerazione di 6 ore e una pressatura soffice, seguite da una decantazione di 12 ore e fermentazione in acciaio a temperatura controllata. Nella fase successiva, il vino evolve per 12 mesi in tonneaux di rovere francese da 400 e 700 litri con battonage settimanali sulle fecce fini, per poi riposare altri 6 mesi in bottiglia prima del rilascio. Rosato tenue con riflessi buccia di cipolla, al naso è ampio di fragoline di bosco, pompelmo rosa, erbe aromatiche, nuance marine e una leggera speziatura. Fine ed elegante al palato. Parole senza mistero, allegre ma non troppo. Un ritmo scandito da viva sapidità in perfetto equilibrio con le avvolgenti sensazioni alcoliche e persistenti note fruttate.
Ripensi alla tua vita, alle cose che hai lasciato cadere nello spazio della tua indifferenza animale. Metti un po’ di musica leggera e versa il vino in un calice ampio.
Davide Visiello

Dalla pace del mare lontano ecco Atto a…
C’è un luogo, tra cielo e mare, dove il vento detta il ritmo e il sale rimane sulla pelle come una promessa, questo luogo è la laguna dello Stagnone, a Nord di Marsala: uno spazio sospeso, essenziale, dove la pace non è assenza di suono ma armonia naturale. È da qui che nasce il vino bianco “Atto a… 2024, Heritage Francesco Intorcia – Antologie dei vini di famiglia”, il primo gesto di una tradizione antica; un vino bianco imbottigliato prima della fortificazione, come una melodia riportata alla sua forma più pura.
Un bianco che si esprime come una composizione avvolgente, in un crescendo di sfumature. All’olfatto emergono agrumi e frutti gialli, accompagnati da sentori mediterranei di ginestra; al palato la sapidità marina racconta le saline, l’energia del vento e il carattere deciso di questo angolo di Sicilia. Intenso e profondo, lascia un sorso persistente, come una nota che resta sospesa nell’aria.
“Atto a…“ è memoria liquida, mare lontano che torna vicino; un vino che ascolta il passato e guarda al futuro, fedele alla propria anima. Una profondità che si ritrova in “Dalla pace del mare lontano” di Sergio Cammariere, una musica fatta di silenzi e attese, in cui il mare diventa luogo interiore.
Come nella scrittura elegante e misurata di Cammariere, anche questo vino sceglie la lentezza e l’ascolto. Nato da un’uva autoctona raccolta all’alba, è un sorso che racconta identità e armonia.
Fosca Tortorelli

Atto a... 2024 di Heritage Francesco Intorcia, Porto 20 anni Tawny di Niepoort e Whisky Unfiltered di Smokehead

Atto a... 2024 di Heritage Francesco IntorciaPorto 20 anni Tawny di Niepoort e Whisky Unfiltered di Smokehead

Diodato, un inno alla vita. Con un goccio di Porto
Fondata nel 1842, Niepoort è una delle grandi firme storiche del Porto, rimasta indipendente e familiare per oltre cinque generazioni, un nome che ha saputo tenere insieme continuità e visione, rileggendo il Porto nel tempo, dandone con continuità versioni originali e di successo.
Il Porto 20 anni Tawny - Tawny significa letteralmente “fulvo” - è il Porto che matura in botte a contatto con l’ossigeno e che nel tempo cambia passo. Il colore va verso tonalità ambrate, il profilo aromatico si sposta sulla frutta secca come albicocca e fichi, sulle spezie dolci e note tostate di mandorla, mentre il sorso diventa più asciutto e misurato, guadagnando in complessità ed eleganza. L’indicazione “20 anni” non racconta di una singola annata, ma è una media di invecchiamenti, una scelta stilistica che rende questi Porto unici.
Tutto ha origine a Vila Nova de Gaia, storica sede dell’affinamento, sul lato sinistro del fiume Douro, oggi sempre più distretto produttivo, gastronomico e culturale. Accanto alle grandi cantine affacciate sul fiume, Gaia sta vivendo una fase di trasformazione veloce, con nuovi ristoranti, spazi dedicati all’arte, progetti contemporanei che dialogano con il vino.
Un Tawny come quello di Niepoort è un vino seducente, che invita a rallentare, a dare valore al tempo, a quello che si beve, che affina la percezione, in una sensibilità gustativa unica. E allora, quasi senza accorgercene, sorso dopo sorso, spunta un sorriso pieno e soddisfatto, sulle note appena accennate in mente – o magari cantate sussurrando – di “Che vita meravigliosa” di Diodato. Sì, la vita può davvero essere meravigliosa, seducente e miracolosa…
Amelia De Francesco

Bonus track: omaggio a Ozzy e Smokehead whisky
Ci siamo talmente persi e deliziati nei calici e nelle note, che abbiamo sentito che mancava qualcosa, un ultimo tocco alla nostra newsletter. O meglio, ci assale il desiderio di una bonus track per concludere bene una giornata ma anche per rendere omaggio a chi manca, solo in apparenza perché ci ha lasciato la sua arte. L’ispirazione, questa volta, scorre nella direzione dalla musica alla bottiglia, con l’omaggio di Post Malone (con altri artisti tra i quali l’impareggiabile Slash) a Ozzy Osbourne durante l’ultima cerimonia dei Grammy Awards. Ecco, allora come brindare a Ozzy mentre risuonano le note di “War Pigs?”. Abbiamo pensato a uno Smokehead, un’etichetta dell’azienda che ha sempre manifestato nel prodotto e nella sua veste una natura dark e ribelle.
Sull’isola di Islay affiorano diversi whisky, ma abbiamo posato occhi e labbra sull’Unfiltered, perché ci ricorda più da vicino il Prince of the Darkness. Senza filtrazione a freddo, offre un minimalismo che è rudezza, nel senso di spazio libero alla personalità. La sua “zampata” di fumo è accompagnata da note di scorze di agrumi e di spezie, che dal naso si rivelano poi al palato. Un’aggressività solo apparente, che rivela anche un’inaspettata docilità.
ML


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Identità di Vino

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è il gruppo di giornalisti e collaboratori che racconta per Identità Golose le storie dal mondo del vino (e che realizza ogni mese l'omonima newsletter)

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