29-08-2025

Arillo in Terrabianca, il futuro del vino è nell’accoglienza

L’ambizioso progetto dei coniugi Urs e Adriana Brukard: dalla qualità dei prodotti, fino alla ristorazione che sarà affidata ad Heinz Beck

Urs e Adriana Burkard stanno portando avanti l'

Urs e Adriana Burkard stanno portando avanti l'ambizioso progetto di Arillo in Terrabianca

Moderni e proiettati al futuro. Con quello che Adriana Burkard, proprietaria della cantina insieme al marito Urs, definisce “Teorema toscano”, proiettato su viticoltura, accoglienza e ristorazione di alto livello.

Arillo in Terrabianca è una realtà che si affaccia sul panorama italiano con un’idea chiara: offrire esperienze a 360 gradi, con il baricentro sul vino, ma che poi si sviluppano nell’accoglienza e nel poter vivere la Toscana nella sua completezza.

Uno scorcio della Tenuta Il Tesoro

Uno scorcio della Tenuta Il Tesoro

«Siamo una proprietà relativamente giovane – spiega Adriana Burkard – siamo arrivati nel 2019.  Io sono italiana di origine, mio marito è svizzero. L’idea è di trovare per me di nuovo le origini, al contatto con la mia terra. Inoltre la mia famiglia viene dal mondo della gastronomia, ristoratori da oltre 80 anni a Genova al ristorante Zeffirino. Quindi il valore dell'accoglienza è nei miei geni. Mio marito, invece, viene da una realtà industriale, ma ora che è andato in pensione abbiamo deciso di trovare qualcosa qui in Italia».

Un investimento all’insegna dei valori del buon vino e della buona tavola. «Il progetto si è allargato – evidenzia Adriana Burkard – da quella che doveva essere una piccola realtà di famiglia, ci siamo ampliati, rilevando anche la proprietà Terrabianca che era precedentemente di un'altra famiglia italo-svizzera».

La suddivisione dei territori dell'azienda

La suddivisione dei territori dell'azienda

Un cambiamento notevole: «In totale abbiamo tre proprietà, con un totale di 60 ettari di vigneti. Ne abbiamo 40 in Maremma, alla Tenuta il Tesoro, 12,5 ettari a Radda in Chianti, con Terrabianca, e 7,5 ettari alla Tenuta Colle Brezza, in Valdorcia, anche se qui non abbiamo ancora prodotto vini, il primo uscirà l’anno prossimo, con un marchio proprio».

Da realtà di famiglia, Adriana e Urs Burkard hanno deciso di puntare su un progetto più ambizioso. «Stiamo affrontando diversi investimenti, a partire dal rinnovamento della cantina precedentemente costruita negli anni Ottanta dal precedente proprietario, grazie a un progetto del famoso architetto Mario Botta, che ha sposato le nostre idee.  Stiamo anche progettando un’arena a cielo aperto con circa 120 posti a sedere per fare poi performance all'aperto, come concerti, spettacoli teatrali o film.  È tutto perché si desidera offrire un'esperienza a 360 gradi a chi ci viene a trovare».

Un'immagine dei vigneti

Un'immagine dei vigneti

Non poteva mancare il mondo della ristorazione. E anche in questo caso si punta in alto, molto in alto.

«Stiamo realizzando per l’anno prossimo anche un ristorante fine dining, che sarà curato Heinz Beck della Pergola di Roma, perché la sua idea sposa bene la nostra visione di sostenibilità – continua Adriana Burkard – Lui guiderà sia il ristorante fine dining ma anche il nostro bistrot che sarà al piano terra della nuova struttura, dove ci saranno maggiormente piatti regionali. Per noi è fondamentale l’accoglienza. È la chiave, la strada da percorrere per il futuro».

Bevobianco, Bevorosa e Bevorosso sono le ultime novità

Bevobianco, Bevorosa e Bevorosso sono le ultime novità

Accoglienza che si declina anche in modernità. Dalla Maremma, infatti, arrivano i nuovi vini della linea Bevo: si chiamano Bevobianco (Chardonnay e Viognier), Bevorosa (Sangiovese) e Bevorosso (Merlot). La volontà è quella di produrre vini dove «qualità e approcciabilità possono, e devono, andare d’accordo» dice ancora Adriana Burkard, che ha creato questa linea di vini per avvicinare le nuove generazioni. «Sono vini intensi che danno emozioni e accendono pensieri». Tutti e tre i prodotti sono molto piacevoli e identitari, senza fronzoli, diretti. E raccontano bene la Maremma toscana.

L’etichetta che veste le tre bottiglie è un’opera del pittore tedesco Wolfgang Beltracchi, pittore contemporaneo fuori dagli schemi, e ritrae un dettaglio del “dio cervo” Cernunnos: antica divinità celtica dei boschi e della fertilità, simbolo di rinnovamento e abbondanza, tradizionalmente raffigurata con corna di cervo.


In cantina

Storie di uomini, donne e bottiglie che fanno grande la galassia del vino, in Italia e nel mondo

Raffaele Foglia

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Raffaele Foglia

giornalista de La Provincia di Como, sommelier e appassionato di birra artigianale. Crede che ogni bicchiere di vino possa contenere una storia da raccontare. Fa parte della redazione vino di Identità Golose

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