1384 è l’anno di un ritorno alla terra, mentre "podere" è la parola che racconta la terra come destino. A soli trenta chilometri da Siena e Firenze, Podere 1384 è un’oasi di quiete in cui arte, paesaggio e ospitalità si fondono in un equilibrio raro e il tempo cambia ritmo. Adagiato su un poggio nel cuore del Chianti Classico, circondato da cinquanta ettari di natura che si affacciano sulle morbide colline toscane e non lontano dal corso del fiume Pesa, questo antico borgo del XIV secolo sembra sospeso in una dimensione altra, dove il silenzio non è assenza ma presenza viva.
La storia del Podere è, prima di tutto, la storia di un sogno. Gianluca, romano di origine ma cittadino del mondo sin dall’età di diciotto anni, ha sempre custodito un legame viscerale con la campagna italiana. Da bambino trascorreva le estati in Umbria, tra parenti contadini, salendo sui trattori e imparando a mungere le mucche. In quelle giornate polverose e luminose si è radicata una fascinazione profonda per la vita rurale, fatta di fatica, stagioni e verità. Nel 1989, la lettura di Due di Due di Andrea De Carlo accese definitivamente quella scintilla. Il protagonista del romanzo sceglie di fermarsi, di acquistare un terreno con case abbandonate e di ricostruire, pezzo dopo pezzo, un’esistenza autosufficiente. In quelle pagine Gianluca riconobbe sé stesso e il proprio desiderio: possedere un luogo da coltivare, una casa da trasformare, una terra da abitare in modo autentico.

Guarda l’intera vallata, davanti a boschi e colline, il pool garden circondato da opere d’arte
Per lui la terra non è mai stata soltanto un investimento, ma una scelta etica. Una dimensione sostenibile, impegnativa ma appagante, in cui il concetto di indipendenza assume un significato profondo: energetico, ambientale, spirituale. L’idea di un futuro a emissioni zero non è uno slogan, ma una filosofia di vita. Vivere senza nuocere, crescere senza sottrarre, prosperare senza compromettere. Quando nel 2017 gli venne proposto un podere nel Chianti, ebbe la sensazione netta di trovarsi davanti alla scena descritta nel romanzo. Il progetto di ristrutturazione era complesso, quasi temerario. Ma la posizione - in Toscana, a pochi chilometri da Firenze e non lontano da Roma - e l’energia del luogo parlarono più forte di ogni esitazione. Decise di acquistarlo. Per Gianluca, la Toscana incarna il sogno della terra e della libertà, ma anche dell’arte. Firenze, culla del Rinascimento, rappresenta un ideale di eleganza, cultura e tradizione che continua a irradiarsi nel paesaggio circostante. Ed è proprio in questo dialogo tra natura e bellezza che Podere 1384 trova la sua anima.
In origine, il progetto era semplice: una casa privata, qualche stanza da affittare, la terra da coltivare. Poi, pochi mesi dopo l’acquisto, la vita cambiò direzione. Gianluca incontrò Tatiana. L’incontro che cambiò la sua vita. Cresciuta in una storica famiglia di ristoratori romani, Tatiana porta con sé un’eredità fatta di profumi, gesti e rigore. Figlia di Vittorio Perna, chef appassionato e innovatore, è cresciuta tra i tavoli del ristorante di famiglia, Il Ciociaro, punto di riferimento nel quartiere Prati da oltre quarant’anni. Lì ha imparato che l’ospitalità non è solo servizio, ma cura.

Accanto alle suite, La Villa, ricavata da una torre d’avvistamento medievale, è uno spazio pensato e ricercato, esclusivo; perfetto per eventi privati, ritiri e soggiorni di gruppo
Negli anni ha affinato un senso estetico attento e una visione fondata sull’eccellenza delle materie prime e sull’originalità dell’accoglienza. Quando entra nella vita di Gianluca, il podere smette di essere un sogno privato e diventa un progetto condiviso: un boutique resort in cui natura, agronomia, cucina e ospitalità si intrecciano in un’esperienza autentica.
1384: un nome, una radice. Il nome non è casuale. Il 1384 è l’anno in cui la Repubblica di Firenze riconobbe ufficialmente la Lega del Chianti, simbolo di identità e tutela territoriale. Il Podere sorge infatti nel Terziere di Castellina, una delle tre storiche suddivisioni del Chianti insieme a Radda e Gaiole. Un richiamo preciso, che ancora il progetto a una memoria collettiva. Oggi la tenuta, frutto di un restauro conservativo pluriennale, celebra l’architettura locale reinterpretandola con sensibilità contemporanea. L’estetica dialoga con il paesaggio in un’osmosi cromatica: nulla stride, tutto si integra.
Legni, pietre, malte naturali raccontano un linguaggio materico che rimanda a saperi antichi. Le essenze lignee, trattate per esaltarne le venature, restituiscono calore e profondità; le pietre lasciate a vista diventano spina dorsale dell’impianto architettonico, simbolo di stabilità e radicamento. Ogni scelta è stata compiuta personalmente, ogni dettaglio seguito con dedizione. Il risultato non è soltanto un luogo di soggiorno, ma un’esperienza che riflette valori chiari: sostenibilità, bellezza, autenticità, accoglienza. Podere 1384 nasce da un desiderio di indipendenza etica e spirituale, ma oggi è soprattutto uno spazio da condividere. Un rifugio dove la storia respira ancora tra i muri antichi, dove la natura avvolge senza invadere, dove il tempo rallenta e ciascuno può ritrovare il proprio sogno di terra. Un boutique resort dove la natura, l’agronomia, il cibo e l’ospitalità si fondono in un’esperienza autentica.

Le camere sono arredate con stile e attenzione al design e al comfort, grazie a collaborazioni con brand come Antonio Lupi, Alessandro Bini, Sestini e Corti e Society Limonta
Negli interni, gli ambienti si susseguono in un fluire armonico che consente una continua percezione dello spazio, che diventa un’area espositiva diffusa, tra opere d’arte, oggetti di design e atmosfere create attraverso collaborazioni d’eccellenza. Tra gli artisti, Hervé Lewis, maestro della fotografia del corpo e del movimento; Diego Cerero Molina, con i suoi ritratti intensi e carichi di umanità; Tommaso Ottieri, noto per i suoi paesaggi urbani carichi di luce e materia; Mark Zubrovich, artista che sperimenta con linguaggi grafici e pittorici dal forte impatto visivo; e Luigi Galligani, scultore le cui opere prendono vita negli spazi esterni donando carattere e unicità all'esperienza visiva. Non mancano collaborazioni attive con gallerie di riferimento nel panorama internazionale, come la Galleria Paci e l’Atelier Wocs di Ginevra. Tutte le opere sono parte integrante della quotidianità del Podere: sono nelle suite, nel ristorante Il Sorbo, al bar, nella suggestiva La Villa e nella reception.

In totale, a disposizione degli ospiti, solo sei camere, perché ogni soggiorno sia davvero personale
In totale, conta suites situate tutte al primo piano con ingresso indipendente, arredate con stile e attenzione al design e al comfort, grazie a collaborazioni con brand come
Antonio Lupi, Alessandro Bini, Sestini e Corti e
Society Limonta. Sei camere, pochi ospiti, perché ogni soggiorno sia davvero personale. Sono ampie, accoglienti e riposanti, caratterizzate da finestre il cui dialogo con il territorio non trova mai interruzione. Accanto alle suite,
La Villa, ricavata da una torre d’avvistamento medievale, è uno spazio pensato e ricercato, esclusivo; perfetto per eventi privati, ritiri e soggiorni di gruppo.
Affacciata sulla natura e immersa nel silenzio, wellness area dispone di sauna, bagno turco, doccia sensoriale, idromassaggio, area relax interna ed esterna. Guarda l’intera vallata, davanti a boschi e colline, il pool garden circondato da opere d’arte. Sul prato adiacente la piscina, ci si rilassa durante un massaggio alle prime luci dell’alba, o una delle sessioni yoga settimanale. Non manca una gym area, con ampie vetrate, attrezzata di macchinari d’avanguardia Technogym, è aperta anche agli ospiti esterni, così come la piscina.

David Targetti è l’executive chef del resort e del ristorante Il Sorbo 1384, aperto anche gli esterni
Momenti di preziosa pace si godono nelle suggestive serate seduti ai tavoli del ristorante
Il Sorbo 1384, che accoglie anche gli esterni. La filosofia dell’executive chef
David Targetti e la sua brigata è il km zero, in collaborazione con agricoltori, giardinieri e produttori locali per dare vita a piatti a base di ingredienti di alta qualità che rispettano il ritmo delle stagioni. In carta, da provare, i
Bottoni di carpaccio di chianina e pecorino primo sale con insalatina di puntarelle estive e mostarda di frutta, oppure gli
Gnocchi di semolino con gamberi rossi, stracciatella di burrata e pomodorini confit o l’
Osomaki del Chianti, un peposo di spalla di manzo, patate e fagiolini con fondo di cottura al tartufo estivo. Un salto nel cuore della cultura nipponica con i sapori della Toscana. Indimenticabile.

La filosofia dello chef segue il km zero, in collaborazione con agricoltori, giardinieri e produttori locali per dare vita a piatti a base di ingredienti di alta qualità che rispettano il ritmo delle stagioni