Il buon vivere è certamente un’arte, un’aura della quale è serenamente avvolto Monteverdi, l’albergo diffuso che ha ridato vita al borgo medievale di Castiglioncello del Trinoro (Siena).
Piccolo, dalle forme fiabesche fatte di casette in pietra, dal tetto spiovente in tegole di coccio, testimoni di un’estetica raffinata, radicata tra le genti dell’epoca, pur nascendo povero, con ambizioni contadine, strettamente legate alla terra. Il centro rurale di una ristrettissima comunità abituata alla bellezza della natura, alla condivisione delle pratiche legate al lavoro e alla quotidianità della vita.
Il punto di incontro al suo interno è di una bellezza straordinaria: la pieve davanti la chiesa di Sant’Andrea, sulla terrazza panoramica che sia apre con fierezza sull’incanto della Val d’Orcia, dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Il piccolo villaggio era caduto nell’oblio e rischiava di scomparire, finché non è arrivato Michael Cioffi, avvocato statunitense, che se ne è innamorato decidendo di dargli nuova vita. Lungo e rispettoso il restauro eseguito dall’architetto romano Ilaria Miani, attenta a mantenere integra la natura originaria delle forme, dei materiali, dei significati espliciti o celati appartenenti alla storia di Castiglioncello del Trinoro.
Si è così riacceso di amore e di vita, mantenendo aperta la frequentazione dei luoghi a chiunque volesse visitarlo, viverlo, con il vecchio bar sospeso sulla vista della valle, il cocktail bar, il ristorante, la chiesa e l’intreccio tortuoso delle tante stradine ciottolose.

Una delle splendide suite dell'albergo diffuso
Un luxury hotel da vivere a ritmo lento, tra la piscina e la spa, negli spazi dedicati alla biblioteca e alla musica, i ristoranti. A proposito di musica, mister Cioffi è un grande appassionato, tanto che ha dedicato il borgo al compositore Claudio Monteverdi, considerato il creatore della musica moderna, che segna il passaggio tra lo stile rinascimentale e quello barocco.
Il cibo e il piacere della tavola rientrano pienamente nel principio del buon vivere. A Monteverdi i ristoranti sono due: il primo, Zita, è dedicato alla cucina tradizionale toscana e porta il nome della proprietaria originaria che abita ancora nel paesino. Sono frequenti qui le cooking demostration con la direzione della chef Giancarla Bodoni.

A cena, presso il ristorante Oreade, fine dining del Monteverdi
Il fiore all’occhiello è il ristorante Oreade, il fine dining che ha sede proprio nei locali della vecchia trattoria del villaggio. ll nome è collegato alle Oreadi, le ninfe del mito greco che personificano i monti, i boschi, l’amore per la natura, al fine di sottolineare il profondo legame che il progetto del ristorante mantiene con l’ambiente e il paesaggio della Val d’Orcia.

Lo chef Riccardo Bacciottini
In cucina c’è il bravissimo chef Riccardo Bacciottini, classe 1990, senese di origini, con due esperienze formative importanti, al Maze di Gorgon Ramsey con lo chef Tristin Farmer, e l’altra al Noma di Copenaghen.
Il legame profondo e creativo con il mondo vegetale dà fiato a un’energia visionaria sensibile che lo caratterizza molto. Uno stile personale, creativo quanto godibile, piatto dopo piatto ha comunicato la sua visione dall'impronta giovane, seguendo un ritmo di piacere condotto con prodotti di prossimità, dove la Val d’Orcia è protagonista, dalle colline, ai boschi, ai campi agricoli. Dimesso nel carattere, umile e silenzioso, è il percorso degustazione a dire moltissimo della grande professionalità e dell’amore per la sua terra, con una innata eleganza dal passo lieve.
Due i menu degustazione: Storia e territorio e Scoperta Vegetale, quest'ultimo, la nostra scelta.

Mela è il benvenuto: omaggio alla mela selvatica Francesca, amatissima dai Medici, deve il suo nome alla via Francigena lungo la quale era frequente incontrarla già al tempo dei romani. Viene servita in sfere croccanti e foglie di oxalide, su base di succo di mela e timo limonato

Cagliata, una cagliata di pecora affumicata, servita con tartufo, funghi e castagne - dai sapori pieni ed eleganti che ci conducono in giro per il bosco intorno Monteverdi

Erbe e noci, celebra l’incontro tra natura e memoria, su salsa verde alle erbe, crema di noci e aglione

Zucca, un piatto elegante e deciso: tortelloni ripieni di zucca, i suoi semi glassati con tamari, salsa di Koji lattofermentato e pesto di tagete

Finocchiella, è il fiore del finocchio selvatico; viene cotta a bassa temperatura e piastrata, servita con carpaccio di finocchi marinati su salsa all’arancia, olio al finocchietto selvatico e petali di pepe di Sichuan

Cipolla, omaggio alla cipolla della selva, tipica del monte Amiata, viene cotta a bassa temperatura, con amaranto e mandorla; la troviamo anche in purea, arrostita con salsa di mandorla pecorino e olio all’erba cipollina
A questo punto entra in scena il talentuoso pastry chef
Luigi Margiovanni.

Prugna. Il pre-dessert è una prugna ossidata con il suo nettare, melassa di prugna, spuma di mandorla armellina - dal nocciolo della prugna -, polvere delle sue bucce lattofermentate

Arancio, mousse di olio di oliva con sorbetto all’arancia e Campari, cialda di arancia su base di salsa di mandarino e radicchio, con buccia di arancia semi candita