22-02-2023

Andiamo alla scoperta di Beefbar Milano, la nuova meta gastronomica nel cuore del Quadrilatero

L’iconico brand monegasco del genovese Riccardo Giraudi svela un nuovo ristorante negli spazi dell’ex Seminario Arcivescovile, destinazione meneghina dedicata a ospitalità, shopping e - appunto - ristorazione. Grandi carni protagoniste...

«Un vecchio ristorante nuovo», lo definisce il fondatore Riccardo Giraudi, con formula stuzzicante e che richiede una qualche riflessione supplementare. Aggiunge: «Non vogliamo fare nulla di particolare», ossia l'idea vincente è riformulare i canoni - anche estetici - della steakhouse classica; proporre cibo cosmopolita nella migliore accezione del termine, con materia prima di alta qualità e persino rara, ma in preparazioni inclusive, immediate, gustose, persino pop, perché il plus sta intanto nel piacere di mangiare prodotti ricercati e poi ancor più nel contesto, nell'attorno: luoghi importanti, servizio attento, tanto divertimento, location meravigliose rese ancor più tali da architetti e designer. Tanto che, quando chiediamo a Giraudi - genovese purosangue, per quanto da tempo residente a Monte Carlo - come mai solo ora si sia deciso ad aprire la prima insegna flagship nel proprio Paese d'origine, la risposta è immediata: «Perché non avevo mai trovato il posto giusto». Ma adesso...

Il Beefbar Milano

Il Beefbar Milano

Ma adesso, eccolo qui il posto giusto: Beefbar, brand della ristorazione dal dna internazionale, ha aperto lo scorso lunedì 20 febbraio a Milano, in quella Piazza del Quadrilatero - incastonata nell'ex seminario arcivescovile a due passi da San Babila, tra Corso Venezia e Via Sant'Andrea - che era rimasta nascosta per oltre 500 anni e ora tornata a nuova vita grazie all'imponente progetto di riqualificazione che ha portato alla nascita di Portrait Milano (leggi qui cosa ne scrive Paolo Marchi), nuovo cinque stelle del gruppo Lungarno Collection. Una destinazione dedicata all’ospitalità, allo shopping e alla ristorazione che vede protagonisti, oltre al prestigioso brand di hôtellerie, anche Antonia Boutique e Sole Studio, brand di Maria Sole Ferragamo.

Riccardo Giraudi

Riccardo Giraudi

E appunto Beefbar, l’insegna monegasca fondata da Giraudi nel 2005 con l’obiettivo di esaltare i migliori tagli di carne al mondo rompendo i codici tradizionali, in un ambiente elegante e moderno. Oggi sono già una cinquantina gli indirizzi del gruppo, 20 solo quelli a marchio Beefbar, da Parigi a Londra, da Monte Carlo e Dubai, con una previsione per il 2023 di altre 10 aperture, attesissima quella di New York, a TriBeCa, nell'ex sede di Nobu, 106 Hudson Street.

È quindi interessante indagare come sia nata l'idea di questo format di grande successo in tutto il mondo. Per farlo, occorre conoscere meglio la storia di Riccardo, classe 1975, figlio di quell'Erminio Giraudi - 92 anni portati benissimo: era alle cene d'inaugurazione di Beefbar Milano - che a partire dagli anni Sessanta, con la sua azienda di import/export, è diventato uno dei re nel settore delle carni, al pari di Luigi Cremonini. Il passaggio generazionale ha dischiuso nuove prospettive: oggi il Giraudi Group - del quale Riccardo è ceo - è il più grande importatore di manzo Black Angus privo di ormoni dagli Stati Uniti; nel 2014 è diventato il primo importatore in Europa di manzo di Kobe giapponese certificato; la sua controllata Giraudi Meats è uno dei leader nell'importazione di carne, con più di 90.000 tonnellate di prodotti venduti ogni anno alle aziende più prestigiose; nel 2015 ha lanciato le proprie gamme di carni lavorate (Gourmet Boutique Burgers e Kobe Kreations, nel cui ambito è stato ideato il Kobe Jamon de Buey, un prosciutto di manzo Kobe giapponese certificato). E così via.

Grande carne al Beefbar Milano

Grande carne al Beefbar Milano

Il passo definitivo verso il mondo della ristorazione è giunto però abbastanza per caso. Racconta Giraudi jr: «L'idea nasce quando ho aperto la prima agenzia di pr della ristorazione, a Londra, venti anni fa. Mi sono subito innamoratoo di questo settore e ho deciso di crearvi qualcosa che fosse mio». È andata benissimo: «All'inizio la qualità della carne trainava i ristoranti. Ora sono loro a valorizzare la qualità della nostra carne». Il tutto con un approccio glocal, ossia il meglio del mondo ma anche le specialità del luogo, «cerchiamo sempre di abbracciare la cultura locale, qui in Italia carne buonissima!». E non mancano infatti, al Beefbar Milano, piatti che omaggiano la Madonnina, come il Risotto nikkei alla milanese, «ma presto proporremo anche dei deliziosi mondeghili».

Ce lo spiega l'head chef Omar Allievi, già con Claudio Sadler, poi al The Stage in Piazza Gae Aulenti e Al Garghet, che forma al Beefbar meneghino un bel trio con Francesco Cione (corporate bars & beverage director, oltre che director of operations italia), che già abbiamo conosciuto dietro al bancone cocktail dello stesso The Stage, e con l'head sommelier Gabriele Pica, già al Giacomo Arengario. A firmare però la proposta gastronomica di tutti i Beefbar è l'executive chef Thierry Paludetto, parte del progetto fin dalla sua nascita, francese di Tolosa - con evidenti origini italiane - che, insieme ai suoi otto corporate chef provenienti da tutto il mondo, lavora per valorizzare i tagli più pregiati, per una proposta declinata appunto in chiave locale e internazionale insieme. Il menu presenta una selezione di street food, tiraditos, ceviche e tartare creati per essere condivisi, si va dalla cottura alla griglia a quella in salsa, dalla robata al carbone alla delicatezza del vapore, al wok o alla tempura.

Therry Paludetto con Riccardo Giraudi

Therry Paludetto con Riccardo Giraudi

Ecco poi il Croque sando al prosciutto di manzo, mozzarella e salsa Beefbar, le Scaloppine di filetto allo yuzu, le Polpette di wagyu e vitello, la Carbonara di Kobe beef, i Paccheri alla carbonara di manzo e karasumi di Kobe beef, le Pappardelle al ragu "bolognese" di wagyu e vitello con Parmigiano 101 mesi; il celebre Cordon bleu, filetto di vitello farcito con prosciutto di manzo, tartufo e formaggio fondente, e la Miso black beef (versione by Beefbar del Miso black cod). Si è già detto del Risotto nikkei alla milanese, ossia un risotto al limone e ossobuco di vitello brasato. E spazio pure a una selezione di dolci tra cui il gelato mantecato, il lingotto Marbled Chocolate, il French toast e la torta Mille Crêpes Mimosa. Ad accompagnare la proposta menu, una selezione di vini da tutto il mondo provenienti sia da cantine prestigiose che da piccoli produttori, con un focus particolare sulle etichette italiane.

Croque Sando e Mini Big K

Croque SandoMini Big K

Miso Black Beef e Paradise pepper fillet

Miso Black BeefParadise pepper fillet

Shiso Beef Tartare e un bel piatto di pasta

Shiso Beef Tartare e un bel piatto di pasta

Prosciutto di Kobe e, per dessert, Marble Bar

Prosciutto di Kobe e, per dessert, Marble Bar

Riprende Riccardo Giraudi: «Mi emoziona davvero l'apertura del primo flagship Beefbar nel mio Paese d'origine, l'Italia. Volevo che il luogo riflettesse le radici profonde dell'attività della mia famiglia, nell'ambito della quale tutto quanto sto adesso realizzando ha avuto il suo inizio, oltre 60 anni fa. Questo bellissimo locale meneghino racchiuderà così il passato, il presente e il futuro della nostra passione per il buon cibo, unita come sempre al grande design. Sono molto grato a tutto il mio team, ai partner e agli amici per aver reso possibile la realizzazione di quello che era davvero un mio sogno personale». Continua: «All'inizio, quando scelgo un luogo, seguo il mio istinto e l'energia che provo mentre vi cammino. Dopo aver aperto un Beefbar stagionale a Porto Cervo, Milano è stata la scelta più ovvia per il primo nostro indirizzo italiano. Ho iniziato a cercare la location giusta più di cinque anni fa, ma a lungo non ho trovato qualcosa che mi colpisse davvero». Poi la Piazza del Quadrilatero è stata un'immediata folgorazione.

A firmare l’interior design è il prestigioso studio di architettura Humbert & Poyet di Monte Carlo che, ispirandosi alle figure di spicco dello stile milanese degli anni ’40 e ’60, ha dato forma al progetto rispettandone a pieno la memoria del luogo e gli ornamenti architettonici. Sotto l’imponente navata scandita da grandi volte prendono vita la cucina a vista, il bar, il ristorante e il pavimento a terrazzo in cui si mescolano sfumature di verde, nero, bianco e burgundy con un motivo a onde stilizzate, omaggio all’architetto Luigi Caccia Dominioni. A richiamare i codici estetici e il comfort dei caffè milanesi una boiserie a mezza altezza in noce scuro caratterizzata, come in un teatro, da un trittico di applique firmate dal designer Osvaldo Borsani e alcune opere d’arte dallo stile e dai temi più eclettici. I tavoli in marmo Verde Alpi e le sedute di Vico Magistretti completano con eleganza l’arredamento insieme alle lampade Asterios in bronzo e vetro satinato disegnate da Humbert & Poyet. L’atmosfera di Beefbar Milano richiama lo stile di una città creativa, ricca di spunti e tendenze legate all’opera, alla moda e al design rivelando allo stesso tempo l’inimitabile sensualità e il relax dello spirito italiano.


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