Guai a definire Tribarakkio una trattoria contemporanea, una formula che la stessa Mariarita Bruno, chef e titolare, rifugge – o sarebbe meglio dire rinnega. Nella sua trattoria, infatti, di contemporaneo c’è ben poco, almeno se ci atteniamo al significato più stretto del termine.
Tribarakkio potrebbe essere, invece, descritta come una “trattoria domestica”, dove la dimensione che si vive è proprio quella della casa, pur essendo fuori casa. Ed è proprio questo l’obiettivo centrato del format ideato dalla Bruno: si modella in uno spazio che replica l'ambiente intimo della cucina, luogo sovrano della casa dove si svolge, specialmente al Sud Italia, la vita della famiglia. Ci sono i pensili, i mobili dove si conservano piatti e bicchieri, gli scaffali ricolmi di bottiglie e conserve, pochi tavoli per 20 coperti e il sorriso accogliente di Mariarita che rende speciale e familiare questo luogo. Ogni giorno trova forme diverse di espressione e di sapori.
Stessa dimensione domestica e familiare la si trova nei piatti. Perché la cucina di Tribarakkio pesca dalla tradizione gastronomica calabrese e in particolare da quella catanzarese, ma senza mai essere un riferimento da manuale, didascalico, forse perché non esiste nemmeno una cucina calabrese veramente codificata quanto invece lo sono le tradizioni di famiglia. In ogni casa di questa parte di Sud Italia si preparano i maccheroni al ferretto, le melanzane ripiene, il morzello, il ragù di maiale, i pipi e patati e sono proprio questi piatti (e anche tanti altri) che trovano posto nel menu di Tribarakkio, che recita: “Abbiamo scelto di dare spazio a ingredienti sempre freschi e offrire una proposta gastronomica diversa ogni giorno. Un menu che cambia quotidianamente e che mette in risalto la Calabria e i suoi prodotti”.
Chi siede alla tavola di
Mariarita Bruno, e a noi è capitato, vive un momento di conforto (più che di comfort) attraverso sapori che sanno di domenica in famiglia, di feste comandate, di ritrovi speciali, ma anche di quei pranzi quotidiani che il tran tran di ogni giorno non sempre ci dà la possibilità di replicare. Da
Tribarakkio si sta bene, si trova la cucina di mamma, di nonna, ma anche della zia se vogliamo. Si riassaporano i piatti con cui molti sono cresciuti e che, se provati per la prima volta, svelano un’esperienza che coniuga cibo, territorio, storia e persone. Non parliamo, però di cucina della memoria, che lega inevitabilmente a un passato concluso: da
Tribarakkio il passato diventa attuale, si fa presente e si ritrova vivo in ogni piatto di questo locale su Corso Mazzini a Catanzaro. E poi
Tribarakkio non è solo cucina, ma anche bottega, perché si ha la possibilità di conoscere e acquistare una selezione di prodotti del territorio che vengono utilizzati per i piatti.
«Aprire una trattoria nel centro storico della città, di soli 20 coperti, che offra un menu ricercato, rispettoso del territorio e delle tradizioni, e che coniughi l’esperienza del cibo con le aspettative dei clienti, è stata una scelta consapevole, ragionata e voluta», ci racconta
Mariarita Bruno con occhi luminosi. Dall’apertura (giugno 2024) a oggi chi manda avanti questo posto tiene fede alle scelte fatte, ovvero la valorizzazione del territorio, la costruzione di una rete virtuosa che mette in connessione produttori, persone, cultura e luoghi, la definizione di una ristorazione sostenibile e inclusiva, l’essere un sostegno per la comunità locale e i giovani talenti. Non ultimo: riuscire a trasformare il quartiere in un laboratorio di relazioni, sapori e idee. Qui il cibo è il linguaggio e uno strumento di attivismo culturale.
Scelte premiata di recente anche con la conquista del prestigioso Mastercard Impact Award ai TheFork Awards con Mastercard 2025, come riconoscimento dell’impatto positivo, inclusivo e “sano” del progetto e, non ultima, dell’originalità della comunicazione che ne riflette la visione autentica, moderna e a tratti futurista.
Ma cosa si mangia da Tribarakkio?

Mparrettati al ragu calabro e Parmigiana di zucca
I piatti sono tutti del giorno e sono scritti sulla lavagna. Non possono mancare le
Polpette di carne, riso e patate fritte tra gli antipasti, così come i formaggi e salumi tutti selezionati sul territorio. La
Parmigiana di zucca, sostituisce nei mesi autunnali e invernali quella di melanzana ed è una vera goduria per il palato, golosa ma sempre equilibrata, dando alla zucca una personalità più forte e meno dolce. Tra i piatti che possiamo definire più “contemporanei” c’è
l’Uovo 4’, bieta e tartufo, che mette la tecnica al servizio di un’escalation di sapore e un gioco di consistenze e cremosità.
Il posto d’onore è dei primi piatti, dei veri must della cucina locale: come la Pasta e fagioli, la Stroncatura o lo Spaghettone delle sorelle Salerno (pastificio artigianale di Cutro) con burro, alacce e mandarino, una vera poesia. Ma sono gli Mparrettati con ragù calabro, la celebre pasta al ferretto con un ragù di maiale e vitello dalla lunga cottura (Mariarita Bruno ce lo ha raccontato qui) che rallegrano lo spirito. Un piatto rituale che riconduce ai pranzi delle domeniche in famiglia e che ti fa compiere un viaggio nel tempo, regalandoti quello stesso sapore così intenso e avvolgente. Profuma e scalda il cuore, quasi come se si aprissero le porte delle cucine dove sei cresciuto.

Polpette e Spaghettone con burro, alacce e mandarino
Tra i secondi compare la S
alsiccia, funghi e patate, nuovo richiamo alla cucina di casa; e poi c’è il
Pollo cotto al bbq che rimane punto di riferimento del menu di
Tribarakkio. Menzione speciale va alle
Patate e salaturo, uno dei contorni che può diventare un secondo o un antipasto. Si tratta della versione invernale delle patate e pipi fritte più estive, dove si sostituisce il peperone fresco con quello conservato sotto sale e aceto, detto al “salaturo” (o
u salaturu, un tradizionale e capiente vaso in terracotta, tipico della regione, usato per conservare verdure e carne in salamoia, sott'olio o sotto aceto). Anche in questo caso
Mariarita è stata capace di riproporre una pratica antica usata per le provviste invernali e riattualizzarla, regalando al commensale un sapore che si stava perdendo lungo il tempo.
Altrettanto territorio e storie da raccontare c’è nella carta dei vini, innervata di piccoli produttori da tutte le province calabre, con etichette uniche e declinazioni autentiche e personali, selezionate da Alessandra Molinaro insieme alla chef di casa: «Ogni vino in questa carta è una voce, un volto, un luogo che si racconta attraverso un sorso. Non troverete solo etichette, ma frammenti di umanità: mani che lavorano, paesaggi che respirano, accenti che diventano sapore».
Tribarakkio cucina con bottega sta tracciando un percorso di cucina perpetua, dove innovare è riportare sulle tavole i sapori e le storie dei giorni passati. Una delle realtà più autentiche e originali nella ristorazione contemporanea in Calabria. Per il resto, come direbbe la stessa Bruno e chi lavora con lei, «è tutto un Tribarakkio».
E se vi state chiedendo cosa significa Tribarakkio ve lo diciamo subito: deriva da trìbarakkiuf, in osco, ossia dalla lingua indoeuropea parlata dagli Osci, un insieme piuttosto eterogeneo di popolazioni italiche e diffusa in un’ampia area dell’Italia meridionale. Il suo significato è quello di "costruire", che deriva da treb (edificio) e ark (racchiudere): costruire futuro, cultura, storia.