20-02-2026

Cesare Battisti e il suo pastrami in Santeria: un pop up tra Milano e New York

Lo chef del Ratanà interpreta il classico nuiorchese con un taglio leggermente diverso: punta di petto di vitellone, affumicata con trucioli di melo. Ultimi due appuntamenti il 26 febbraio e il 5 marzo

Il pastrami che Cesare Battisti presenta per il su

Il pastrami che Cesare Battisti presenta per il suo pop-up in Santeria Paladini, in via Ettore Paladini all'8, zona Città Studi a Milano

Per cinque giovedì sera, dal 5 febbraio al 5 marzo, Cesare Battisti porta il suo pastrami artigianale in Santeria Paladini, lo spazio milanese che, insieme all'altra sede di Santeria Toscana, è da tempo un punto di riferimento per la musica e le iniziative culturali in città. Il Pastrami Club — questo il nome del pop-up — è già alla sua terza serata: restano due appuntamenti, il 26 febbraio e il 5 marzo, dalle 18.00 alle 23.30.

L'iniziativa nasce da una collaborazione tra lo chef patron del Ratanà e Santeria che dovrebbe presto dare nuovi frutti. Ma intanto il primo risultato è questo: un menù dedicato (25 euro, con panino, contorno a scelta tra patatine fritte e insalata di patate, e una bevanda) pensato e curato direttamente da Battisti.

Battisti nella cucina di Santeria Paladini

Battisti nella cucina di Santeria Paladini

Chi conosce il pastrami di Battisti al Ratanà (e che viene raccontato in questo video sul seguitissimo account Instagram del ristorante) sa che lo chef lo prepara con la lingua salmistrata, in una versione servita in focaccia. Per Santeria la scelta è stata diversa: «Abbiamo mantenuto il profilo del pastrami classico, ma anziché farlo col brisket di manzo, lo standard USA, abbiamo scelto la carne di vitellone, un po' più delicata», spiega Battisti.

Una scelta ragionata, in linea col suo approccio: «Noi siamo persone più delicate degli americani, e penso che lo dimostriamo in tutte le scelte che facciamo nel corso della giornata».

Non avendo a disposizione un barbecue, l'affumicatura avviene in camera stagna con trucioli di legno di melo. Quanto al rub, il mix di spezie che riveste la carne, è un lavoro in evoluzione da oltre un anno e mezzo: «Ogni volta aggiungiamo qualcosa in più, qualcosa in meno, finché non troviamo una quadra perfetta. Cambia il sapore a seconda della carne: lo stesso rub che metto sulla lingua, sulla punta di petto non dà lo stesso effetto. La quantità di grasso presente nel muscolo ti cambia la percezione. È una ricerca meticolosa».

Il risultato è un pastrami molto goloso e molto classico, con una morbidezza aromatica maggiore rispetto al punto di riferimento newyorkese per eccellenza. Il pane è molto morbido, anche qui una specie di focaccia: un'interpretazione fedele e essenziale, che convince anche nella versione vegetariana, realizzata col sedano rapa. Il servizio segue il modello americano, con cetriolini sottaceto e insalata di patate.

Il pastrami di lingua salmistrata, intanto, continua a essere uno dei piatti più richiesti al Ratanà, dove i clienti lo ordinano da condividere: «Fino a non molto tempo fa, non avrei immaginavo che in molti sarebbero venuti al Ratanà per ordinare una focaccia col pastrami? Ma in questo momento è uno dei best seller del menu», racconta Battisti, che annuncia l'arrivo della stessa preparazione anche da Silvano, il suo altro locale milanese. La produzione resterà centralizzata al Ratanà, l'unico dei suoi locali dotato delle camere stagne necessarie per l'affumicatura.


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Niccolò Vecchia

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Niccolò Vecchia

Giornalista milanese. A 8 anni gli hanno regalato un disco di Springsteen e non si è più ripreso. Musica e gastronomia sono le sue passioni. Fa parte della redazione di Identità Golose dal 2014, dal 1997 è voce di Radio Popolare 
Instagram: @NiccoloVecchia

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