29-04-2026

Arte, musica, e tanto tanto Giappone nel nuovo locale di Christian Mandura

All'interno di Spazio Musa, galleria d'arte a Torino, lo chef di Unforgettable, bissa con un'insegna di cucina tradizionale nipponica, focalizzata soprattutto su riso e pesce crudo. Insieme con lui, al bancone, Alessandro Daedda

Calamaro intagliato, salsa somen, olio allo shiso

Calamaro intagliato, salsa somen, olio allo shiso e uova di ikura: tra le portate proposte nel menu di Akoya Lounge e Omakase, la nuova creatura di Christian Mandura all'interno di Spazio Musa a Torino

Christian Mandura è uno chef con uno stile ben definito. Il piatto e la cucina fanno parte di una teatralità che avvolge il commensale, trasportandolo in una rappresentazione più complessa.

Ci sono suoni, non solo di piatti e posate, ma della colonna sonora diffusa da Akoya Lounge & Omakase, l'ultima creazione dello chef di Unforgettable, a Torino. Una playlist non casuale, che arriva forte e decisa in sala con un bpm mai sotto i 100, quasi il preparty di un festival di musica elettronica.

C’è lo sguardo che si posa sul piatto - dal forte senso estetico -, ma anche sui movimenti degli chef e sulle loro preparazioni. Proprio lì, allo chef’s table, unico spazio in cui accomodarsi insieme ad altri 10 commensali in questo nuovo ristorante in Via della Consolata, a Torino.

Christian Mandura, ideatore dopo il suo Unforgettable (sempre a Torino) di Akoya, e la sua spalla destra al bancone, Alessandro Daedda

Christian Mandura, ideatore dopo il suo Unforgettable (sempre a Torino) di Akoya, e la sua spalla destra al bancone, Alessandro Daedda

Un omakase, ma anche un ristorante tradizionale giapponese di pesce, dove lo chef Mandura, accompagnato da Alessandro Daedda, prepara il piatto, taglia, unisce ingredienti, tutti di altissima qualità e tutti presentati nella loro semplicità, riso e pesce crudo in primis. Si chiama Akoya e trova casa all’interno di Spazio Musa, una galleria d’arte con soffitti in legno decorati, e alle pareti opere contemporanee.

Uno scorcio della sala di Akoya e del suo bancone, cuore pulsante del locale

Uno scorcio della sala di Akoya e del suo bancone, cuore pulsante del locale

C’è un filo unico che unisce questo locale con il precedente: la musicalità dei movimenti, la sua teatralità.

Il Gunkan: estetica e gusto

Il Gunkan: estetica e gusto

Ciò che li contraddistingue, invece, è sicuramente il menu, quello di Akoya totalmente ispirato al Giappone, come svelano i nostri assaggi.

Alessandro Daedda, al timone del banco di Akoya

Alessandro Daedda, al timone del banco di Akoya

Si parte dal Chawanmushi con gamberi, brodo dashi, tartare di astice e caviale Karaburun, per proseguire con il Calamaro servito con uova di aringa, yuzukosho, tonno in salsa ponzu e tsukemono. Poi entra in scena Alessandro Daedda, protagonista al bancone.

Al cuore della proposta, una materia prima eccellente

Al cuore della proposta, una materia prima eccellente

Con uso sapiente di mani e coltello dà forma ai Nigiri, unendo riso (il Koshihikari Minami-Uonuma) a calamari, anguilla, branzino e tonno.

Seguono il Ramen e un Petto d’anatra cotto sullo yakitori con ponzu, kumquat e cetrioli.

Il Dirty Martini in stile Akoya a cura di Simone Tasini

Il Dirty Martini in stile Akoya a cura di Simone Tasini

Sul pairing si spazia, come giusto che sia, immettendo tanto della tradizione vitivinicola europea - francese e nostrana in particolare -, lasciando possibilità di abbinamenti a base di cocktail e sake, tutti curati da Simone Tasini.

Onorando la tradizione dell’ospitalità giapponese, l’omotenashi, il cliente viene accompagnato nel percorso, che prevede tre momenti: uno di benvenuto nelle sale del cocktail bar, quindi l'approdo al bancone e, infine, il momento dessert e cocktail di chiusura, di nuovo nelle stanze di ingresso dello Spazio Musa.

Un vero spazio culturale, che sposa arte, cucina e musica.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Luca Milanetto

di

Luca Milanetto

gastronomo per passione e assaggiatore seriale, abitante della periferia montana del Regno Sabaudo, nel tempo che resta prova a innovare il sistema di welfare italiano. Ancora si emoziona prima di aprire il menu di un nuovo ristorante

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