Christian Mandura è uno chef con uno stile ben definito. Il piatto e la cucina fanno parte di una teatralità che avvolge il commensale, trasportandolo in una rappresentazione più complessa.
Ci sono suoni, non solo di piatti e posate, ma della colonna sonora diffusa da Akoya Lounge & Omakase, l'ultima creazione dello chef di Unforgettable, a Torino. Una playlist non casuale, che arriva forte e decisa in sala con un bpm mai sotto i 100, quasi il preparty di un festival di musica elettronica.
C’è lo sguardo che si posa sul piatto - dal forte senso estetico -, ma anche sui movimenti degli chef e sulle loro preparazioni. Proprio lì, allo chef’s table, unico spazio in cui accomodarsi insieme ad altri 10 commensali in questo nuovo ristorante in Via della Consolata, a Torino.

Christian Mandura, ideatore dopo il suo Unforgettable (sempre a Torino) di Akoya, e la sua spalla destra al bancone, Alessandro Daedda
Un omakase, ma anche un ristorante tradizionale giapponese di pesce, dove lo
chef Mandura, accompagnato da
Alessandro Daedda, prepara il piatto, taglia, unisce ingredienti, tutti di altissima qualità e tutti presentati nella loro semplicità, riso e pesce crudo in primis. Si chiama
Akoya e trova casa all’interno di
Spazio Musa, una galleria d’arte con soffitti in legno decorati, e alle pareti opere contemporanee.

Uno scorcio della sala di Akoya e del suo bancone, cuore pulsante del locale
C’è un filo unico che unisce questo locale con il precedente: la musicalità dei movimenti, la sua teatralità.

Il Gunkan: estetica e gusto
Ciò che li contraddistingue, invece, è sicuramente il menu, quello di
Akoya totalmente ispirato al Giappone, come svelano i nostri assaggi.

Alessandro Daedda, al timone del banco di Akoya
Si parte dal
Chawanmushi con gamberi, brodo dashi, tartare di astice e caviale Karaburun, per proseguire con il
Calamaro servito con uova di aringa, yuzukosho, tonno in salsa ponzu e tsukemono. Poi entra in scena
Alessandro Daedda, protagonista al bancone.

Al cuore della proposta, una materia prima eccellente
Con uso sapiente di mani e coltello dà forma ai
Nigiri, unendo riso (il
Koshihikari Minami-Uonuma) a calamari, anguilla, branzino e tonno.
Seguono il Ramen e un Petto d’anatra cotto sullo yakitori con ponzu, kumquat e cetrioli.

Il Dirty Martini in stile Akoya a cura di Simone Tasini
Sul pairing si spazia, come giusto che sia, immettendo tanto della tradizione vitivinicola europea - francese e nostrana in particolare -, lasciando possibilità di abbinamenti a base di cocktail e sake, tutti curati da
Simone Tasini.
Onorando la tradizione dell’ospitalità giapponese, l’omotenashi, il cliente viene accompagnato nel percorso, che prevede tre momenti: uno di benvenuto nelle sale del cocktail bar, quindi l'approdo al bancone e, infine, il momento dessert e cocktail di chiusura, di nuovo nelle stanze di ingresso dello Spazio Musa.
Un vero spazio culturale, che sposa arte, cucina e musica.