21-04-2026

Mercato del Porto, a Marina di Ragusa un ecosistema tra cucina, cocktail e musica underground

Fondato da Gabriele Cannata nel 2021, il locale coniuga ristorazione, cocktail bar e programmazione musicale in un unico progetto sul porto della città

La sala di Mercato del Porto

La sala di Mercato del Porto

Una finestra sul porto, un luogo di partenza che, invece, diventa destinazione finale. Si chiama Mercato del Porto e vive di rutilante vita propria al porto di Marina di Ragusa, benché sorga sul confine tra terra e mare, nell'estremo sud est della Sicilia. Non un locale ma un ecosistema: così si definisce questo ristorante-bistrot-cocktail-listening bar, che racchiude in sé tante anime compiute. Cucina a vista, cantina, cocktail garden bar, DJ set e terrazza panoramica, convivono in un sistema organico e connesso, dove ogni elemento dialoga con l'altro. Gli spazi si trasformano durante la giornata, accompagnando il pubblico dalle prime luci del mattino fino a notte fonda, con una proposta gastronomica legata al territorio, drink e una cantina con oltre 300 etichette tra Sicilia, Italia e selezioni internazionali. Anche la musica è parte integrante del progetto, con una programmazione ispirata alla scena underground europea.

Il porto di Marina di Ragusa visto da Mercato del Porto

Il porto di Marina di Ragusa visto da Mercato del Porto

La cucina a vista di Mercato del Porto

La cucina a vista di Mercato del Porto

Fondatore di Mercato del Porto è Gabriele Cannata, professionista con oltre dieci anni di esperienza nel settore vendite: è dal suo amore per la ristorazione e per la buona musica che questa creatura ha preso forma. Un progetto nato nel 2021, portavoce di un nuovo modo di intendere l'ospitalità in Sicilia: non più solo luogo di consumo, ma spazio di relazione ed esperienza. A fare gli onori di casa è Angelo Di Stefano, navigato manager e responsabile accoglienza e sala, ex socio di Ciccio Sultano e fondatore con lo chef del ristorante Duomo a Ragusa Ibla.

Giovanni Cortese 

Giovanni Cortese 

La cucina è affidata allo chef Giovanni Cortese, classe 1993, amante della letteratura e della filosofia al pari della gastronomia, interprete di una visione essenziale, a volte introspettiva, sempre rivolta al benessere dei suoi ospiti. Originario della provincia di Agrigento, è cresciuto legato alla terra e al pane – la sua famiglia gestisce un panificio a Lucca Sicula, nella provincia di origine – sviluppando un rapporto autentico con tempo, memoria e materia prima. Il suo percorso include esperienze in ristoranti stellati e contesti internazionali tra Italia, Londra, Saint Moritz, Kuala Lumpur e Los Angeles.

Intingolo di pomodoro con polveri di origano, pomodoro, olive nere, finocchietto e capperi

Intingolo di pomodoro con polveri di origano, pomodoro, olive nere, finocchietto e capperi

La cucina per lui è innanzitutto un modo per guardarsi dentro, rievocare memorie e ricordi: «Il motivo per cui ho iniziato a cucinare è stato il lutto di mia nonna. Avevo 11 anni e con lei ho trascorso molto tempo quando i miei lavoravano – racconta Cortese –. In un certo senso ho sentito la necessità di rievocarla e allora ho pensato di preparare cose che lei mi faceva sempre come ad esempio pane fritto e miele caldo. Cucinare è stata un'esigenza, da lì è nato tutto e poi ho iniziato a ricollegare profumi, odori e tecniche alle persone». La cucina di Cortese non cerca l'effetto, ma il senso: elimina il superfluo per lasciare spazio all'essenziale. Così una salsa preparata con un blend di pomodorini e servita con varie polveri - origano, pomodoro, olive nere, finocchietto e capperi - diventa un piatto imperdibile. Lui lo chiama intingolo ma in realtà è una scarpetta perfetta che miscela dolcezza e acidità del pomodoro siciliano con le note decise delle varie polveri. Lo sfincione palermitano unito a ragù di polpo e formaggio ragusano assume ancora più personalità e la minestra di fregola all'astice diventa quasi un comfort food da condividere con zuppiera e mestolo, come in una cucina domestica.

«Nei miei piatti parto sempre da un ricordo di casa, da un ricordo contadino, da un gesto al quale attribuisco emozioni. Una cucina antica, se vogliamo, al servizio della quale metto la tecnica e un'importante selezione di materie prime. Non ostentazione ma essenza perché negli anni ho capito che l'essenza della cucina è mostrarsi come si è realmente», spiega Cortese.

Il brunch di Mercato del Porto con proposte dolci e salate

Il brunch di Mercato del Porto con proposte dolci e salate

I crudi di pesce di Mercato del Porto

I crudi di pesce di Mercato del Porto

Il pane sfogliato al pomodorino

Il pane sfogliato al pomodorino

Immancabile, nei suoi piatti, anche il richiamo all'olfatto, come quando arriva in tavola la classica brioche col tuppo siciliana servita su un braciere nel quale ardono carruba, cannella e buccia di arancia essiccata, con l'intento di trasferire i loro aromi alla brioche che accompagna una magistrale granita di fragola.

Il bancone del cocktail bar Giardino Botanico

Il bancone del cocktail bar Giardino Botanico

L'interno di Giardino Botanico

L'interno di Giardino Botanico

Non meno incisive anche le altre anime di Mercato del Porto, da quella mattutina con colazione e brunch con un'interessante varietà di proposte dolci e salate a quella del cocktail bar, con drink serviti in una sorta di garden bar accogliente e confortevole chiamato, per l'appunto, Giardino Botanico, con una convincente drink list che ruota col variare delle stagioni.

E poi c'è la musica che completa il racconto, con una programmazione artistica ispirata alla scena underground europea, DJ e live set che trasformano Mercato del Porto in un hub culturale contemporaneo. Quel posto in cui recarsi «di fronte alla libertà del mare».


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Clara Minissale

di

Clara Minissale

giornalista appassionata del buon bere e del buon mangiare, ama andare in giro a scoprire posti nuovi, artigiani del gusto, materie prime che narrano la storia di un luogo, ristoranti che valgono il viaggio e vini da assaporare. E poi racconta tutto questo dalle pagine di un quotidiano, di un giornale online, di una rivista specializzata

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