18-05-2026

IL CASO - Le mance sono detassate ma in pochi ne approfittano: ecco come si fa

Allarme Fipe: nonostante le difficoltà a trovare personale, la possibilità di detassare le mance ai camerieri (anche attraverso il pos) è poco praticata, o per ignoranza normativa, o per difficoltà di gestione. In realtà è tutto molto semplice

La mancia non è più una “zona grigia”. Eppure, in moltissimi ristoranti italiani continua a essere trattata come se lo fosse: soldi lasciati sul tavolo, conti fatti “a sentimento”, pos che non prevedono nemmeno la voce "tip", imprenditori che preferiscono evitare il tema per non entrare nelle discussioni fra sala e cucina. Il risultato? Un’occasione persa e proprio mentre il settore lamenta una cronica scarsità di personale.

Il tema è stato denunciato nei giorni scorsi dalla stessa Fipe, a margine degli eventi per la Giornata della Ristorazione: «Abbiamo due ordini di problemi - ci ha spiegato Roberto Calugi, direttore generale della stessa Fipe - Il primo è di più semplice soluzione: alcuni ristoratori ancora non conoscono bene, o non conoscono affatto, la norma di detassazione delle mance ai camerieri, introdotta nella legge finanziaria del 2023 (con successive modifiche), quindi intanto occorre informare della cosa. Il secondo punto è più grave: spesso i ristoratori non vogliono entrare nelle dinamiche di suddivisione delle mance fra il personale di cucina e di sala, in generale del loro staff. Su quest'ultimo aspetto bisogna far comprendere che è una follia: non si può perdere il 15% del fatturato di un ristorante che andrebbe direttamente ai lavoratori, con una tassazione al 5%, perché non ci si mette d'accordo. È un'opportunità sprecata».

Esatto. Perché la novità – introdotta dalla legge di bilancio 2023 e poi chiarita dall’Agenzia delle Entrate – è tutt’altro che marginale: oggi le mance possono essere tassate al 5%, anche quando il cliente paga con carta di credito. E soprattutto possono diventare uno strumento vero di fidelizzazione dei lavoratori.


Chi può beneficiare della detassazione

La norma riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato impiegati:

  • nelle strutture ricettive;
  • negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande (ristoranti, bar, trattorie, pizzerie, cocktail bar, stabilimenti con ristorazione e simili).

L’agevolazione si applica ai lavoratori che, nell’anno precedente, hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 50 mila euro.  

Le mance:

  • possono essere date in contanti;
  • ma anche tramite strumenti elettronici, quindi pos, carta di credito, bancomat, sistemi digitali.  

Ed è questo il passaggio decisivo. Perché il futuro della norma passa esattamente dai pagamenti elettronici. In sostanza il cliente lascia una mancia tramite pos o carta. Il ristoratore raccoglie quelle somme e le “riversa” ai dipendenti.

A quel punto:

  • la mancia entra nel cedolino;
  • viene tassata con imposta sostitutiva del 5%;
  • non subisce contributi previdenziali ordinari;
  • non incide sul Tfr.  

È il datore di lavoro ad agire come sostituto d’imposta. Quindi il vero problema non è giuridico. È organizzativo.

Occorre decidere:

  • come raccogliere le mance;
  • come ripartirle;
  • con quali criteri;
  • con quale trasparenza.

Ed è proprio qui che molti si fermano.

 

Sala versus cucina

Altro tema che merita una riflessione: sala vs cucina. La sala sostiene di “portare” la mancia. La cucina rivendica il peso decisivo dell’esperienza gastronomica. Il titolare, per evitare tensioni interne, preferisce non disciplinare nulla. Risultato: si rinuncia a uno strumento che potrebbe aumentare sensibilmente il netto percepito dai lavoratori.

Di conseguenza, in un settore che denuncia continuamente la fuga di camerieri e personale qualificato, si lascia inutilizzato un meccanismo che permette di trasferire reddito ai dipendenti con tassazione ultra-agevolata. La legge, peraltro, non impone un criterio rigido di distribuzione. Non dice che la mancia debba andare solo alla sala né obbliga a includere la cucina. Lascia spazio all’autonomia organizzativa dell’impresa: servirebbe una regolazione interna condivisa e trasparente, attraverso un regolamento o una contrattazione aziendale o una policy chiara comunicata al personale.

 

Configurare il pos
C’è poi un altro aspetto spesso ignorato: chi viaggia all’estero è ormai abituato a terminali pos che chiedono automaticamente se si vuole lasciare una mancia. Nei locali italiani, invece, capita ancora di vedere personale in imbarazzo davanti alla richiesta: “Posso aggiungere qualcosa per i ragazzi?”. Eppure la norma italiana prevede espressamente i pagamenti elettronici, per cui:

  • il pos può essere configurato;
  • il gestionale può tracciare le somme;
  • le mance possono essere redistribuite in modo regolare e fiscalmente conveniente.

Il vero salto sarebbe normalizzare il gesto. In definitiva si tratta di una norma che concretamente, prova a incrementare gli importi netti dei lavoratori senza aumentare in modo esplosivo il costo del lavoro per le imprese. La sensazione è che molti imprenditori la considerino un dettaglio fiscale, quando invece potrebbe diventare uno strumento di attrattività del personale. Specialmente nei locali di fascia medio-alta, dove il volume delle mance può essere significativo. La vera questione pare non essere se convenga o meno applicarla, ma perché ancora non la si applichi.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Alessandro Klun

di

Alessandro Klun

giurista con esperienza di oltre dieci anni nel settore della legislazione ristorativa. Autore di testi ed esperto di diritto della ristorazione, ha dato vita al progetto social A Cena con Diritto, pagina Instagram di contenuti legali rivolta a imprenditori della somministrazione, ma anche a semplici appassionati di cucina, con l’obiettivo di spiegare in modo semplice e abbordabile la legge che regola il mondo food & restaurant. È autore del libro A cena con Diritto, edito da Flaccovio (clicca qui)

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