Le ultime cronache milanesi riferiscono che, se vogliamo scovare ristoranti interessanti e ambiziosi agli inizi della corsa, dobbiamo affidarci sempre di più a brand già famosi oppure uscire dal perimetro cittadino. Gli affitti metropolitani alle stelle non scoraggeranno magari i fondi d’investimento o i paperoni della flat tax ma impongono sempre di più ai cuochi di aprire in periferia, esattamente come suggeriscono agli studenti universitari di orientarsi su altre città. Speriamo che la tendenza non attenui l’energia complessiva della città, storicamente più giovane e inclusiva di quanto non appaia in prospettiva.
Se negli ultimi tempi assistiamo ad aperture di tavole dallo scontrino medio più contenuto dei ristoranti "stellati" – soprattutto trattorie o pizzerie, alcune validissime – nello scenario generale è da ammirare due volte l’impegno di chi tiene duro sulla via del fine dining. Una delle tavole più interessanti degli ultimi tempi non è una new entry ma ha da poco in plancia di comando un ragazzo che mostra belle potenzialità: si chiama Federico Zappalà e da dicembre gestisce la linea del ristorante 142 di porta Genova, la creatura di Sandra Ciciriello, autorità di sala e accoglienza della scena cittadina.
Zappalà è stato promosso per l'insolita curiosità e la capacità di approfondire dettagli infinitesimali che, a ben vedere, sono ciò che rende l’alta cucina quel che è sempre stata, un insieme di tecniche cui guardare per cercare ispirazione, qualsiasi sia il segmento di ristorazione scelto. Originario di Abbiategrasso, a 26 anni il neo-chef ha modestia, capacità di concentrazione e ascolto non così comuni nella Gen Z e un curriculum interessante: ha lavorato con Paolo Griffa per 2 anni e mezzo in Valle d’Aosta e prima ha infilato esperienze brevi e intense da Motelombroso, Mammoliti, Alain Ducasse al Le Grill di Monaco e al Joia.



Prima di indossare il vestito fine dining, dalle ore 8 alle 16, 142 è un Cafè Bistrot. Splendidi gli sfogliati, le monoporzioni e i mignon della colazione
Nei piatti che dettagliamo in fondo si leggono capacità di trasformazione di marca francese – prevalente nell’esempio dettato dai suoi maestri – applicate su ingredienti che escono dal cesello di scrupolosi produttori italiani, un universo da mille luci attraversato con la saggezza di Sandra, professionista che in tema di spesa ha pochi eguali. Ogni piatto del menu degustazione “Voci” nasce dal confronto con dispensatori di cose buone (
Marco Vaghi,
Scudellaro, gli ortolani dell’Ortomercato…) ma anche belle (restauratori, artisti…) e compone un percorso in cui marcate acidità s’alternano alla comprensione più facile e immediata del sapido e dell’umami, in uno spettro di gusti complesso e appagante, con esiti che saranno ancora più felici sottraendo, una dote che arriva solo col tempo, insegnava Gualtiero Marchesi.
Si trascorrono due ore molto felici, anche per il mestiere di due nuove/vecchie volpi di sala: il restaurant manager
Onofrio Viscione (già nel gruppo Contraste e appena da tornato da una lunga esperienza da
Andreina nelle Marche) e il sommelier
Marco Pozzi. Rispetto al passato, alla sera la mise-en-place del ristorante veste panni più intimi di prima. Ma stuzzica anche l'offerta della colazione, si sta bene coi piatti più leggibili del
Café Bistrot del pranzo e l’aperitivo al bancone d’ingresso, gli altri 3 momenti orchestrati dall'infaticabile Sandra.
142 RESTAURANT, MENU "VOCI", maggio 2026

Insalata di piselli, fave alla brace, acetosella e menta
Il piatto è chiamato così per brevità ma somma più ingredienti, dalla salsa di tahine, lime, zaatar con olio di sesamo tostato e olio di menta a tutte le erbe e acetose che cambiano a seconda di quel che un orto regala nelle sue incostanze stagionali. Balsamico, mentolato, di sapori vivaci, esprime bene il rapporto tra patronne e cuoco: lei acquista le verdure dai contadini (specialità pluridecennale), lui le trasforma con attenzione a freschezza e acidità complessive

Polpettone, bagnetto verde, patate, porri e prugne
Un polpettone trompe l'oel, di carne di manzo e maiale, cotto volutamente un po' rosa e nascosto sotto a un velo di patate (gialle, viola, americane) in carpione. C'è anche uno strato di bagnetto verde classico e del porro brasato con prugne secche. E' la restaurazione sotto nuove spoglie di due piatti tradizionali di origini istriana: polpettone con salsa verde e gnocchi con le prugne

Spaghetto, fiore sardo, composta di nespole e tapenade
Uno spaghetto buono e interessante, tra il lattico e l'acido, giocato su tecniche differenti di conservazione: la composta di nespole alla base, una tapenade di olive verdi in salamoia e una salsa di capperi e acciughe sott'olio. Il lattico è dato dallo spaghetto Cavalier Cocco, cotto parzialmente in acqua di pecorino affumicato di fiore sardo, ottenuta per infusione a caldo col formaggio. Il formaggio lo porta Marco Vaghi, grande affinatore del Pavese

Risotto, fumetto di pesce, pomodori e funghi
Un risotto detonante, ottenuto da un Carnaroli Riserva San Massimo cotto con fumetto di pesce, accorgimento che troviamo abbondantemente già nell'Artusi, e mantecato classico con burro e parmigiano. Sotto, filettini di pomodorini gialli confit e funghi pleurotus sott’aceto. Sopra, una crema di pomodorini arrosto, con polvere di porcini

Sgombro marinato, carote e court-bouillon alla colatura di alici
Impiatto scenografico a corolla per questo sgombro marinato a secco e poi scottato dal lato della pelle. Le carote sono cotte e crude: c'è una crema di carota con un tocco arancia e curry, e soprattutto un court-bouillon di colatura servito alla fine. E' piuttosto acido perché cucinato con vari tipi di aceto, segnale delle esperienze pregresse del cuoco e della sua cifra tecnica già importante

Faraona latte e miele, insalata di erbe spontanee
I petti di faraona di Scudellaro (una garanzia) sono marinati nella senape e miele e avvolti in una farcia di cosce, grasso e pelle arrosto. L’insalata contiene erbe di campo (stellaria, portulaca, rucola selvatica...) e pannocchie alla brace ed è condita con una ceviche di estratto di mais

Yogurt, miele e bacelli di pisello
Un dessert figurativo, composto da una cake allo yogurt bagnata da estratto di piselli. La cornice è una bavarese allo yogurt, gelato allo yogurt, miele, polline e chips al miele. Un dolce-non-dolce di curiosa ispirazione: i quadri di 142

Il menu degustazione "Voci" prevede 7 passaggi (più assaggi iniziali e piccola pasticceria) e costa 90 euro