26-05-2026

Ma quant'è buona, a Roma, la pinsa 100% vegetale di Pamela Petrocco

Pinse con ingredienti totalmente vegetali, maritozzi vegani salati, tiramisù plant-based, dolci tradizionali veg... Nella capitale, da Al Pachino, la felicità mette insieme la pizza classica e la scelta etica in cucina

Pamela Petrocco con la Pinsa Scapece al suo Al Pa

Pamela Petrocco con la Pinsa Scapece al suo Al Pachino, a Roma, quartiere Monte Sacro Alto

Ci sono cambiamenti che non fanno rumore, ma finiscono per ridefinire tutto. Per Pamela Petrocco è stato un processo lento, fatto di consapevolezze che si sono sedimentate nel tempo, tra impasti e scelte sempre più mirate. Al Pachino nasce proprio da lì: non solo come ristorante, ma come progetto 100% vegetale che prende forma insieme a una trasformazione personale profonda.

 

Dall’Abruzzo a Roma: una passione che cerca spazio

Pinsa con zucchine marinate, fiori di zucca, formaggio vegetale e olive

Pinsa con zucchine marinate, fiori di zucca, formaggio vegetale e olive

Pamela ha 40 anni, è abruzzese e cresce con la cucina come presenza costante, più istintiva che progettata. Il suo percorso però parte altrove: studi tecnici, poi giurisprudenza a Roma. Una traiettoria ordinata, almeno in apparenza. Perché a un certo punto emerge un’esigenza diversa, più autentica: trovare uno spazio concreto per quella passione che non aveva mai davvero abbandonato.

 

La prima svolta: aprire una pizzeria

Pamela Petrocco e Giovanni Lozzi

Pamela Petrocco e Giovanni Lozzi

L’occasione arriva quasi per caso, con una pizzeria in vendita vicino casa. Pamela decide di provarci senza troppi calcoli. Accanto a lei c’è Giovanni Lozzi, che non è solo socio ma anche compagno di vita: una presenza fondamentale, con cui condivide non solo il progetto imprenditoriale ma anche un percorso personale che cresce nel tempo. Nel 2008 nasce la loro prima pizzeria a taglio: funziona, cresce, crea una clientela affezionata. È una fase intensa, concreta, fatta di ritmi serrati e risultati visibili. Giovanni si occupa dell'accoglienza in sala, facendo sentire tutti a casa, come amici di vecchia data. 

 

Il Covid e la consapevolezza e la trasformazione

Pinsa Parmigiana

Pinsa Parmigiana

Poi arriva il Covid, e come per molti, quel periodo sospeso diventa uno spartiacque. Durante il lockdown Pamela inizia a informarsi, approfondire, guardare documentari. È un passaggio che la porta a diventare vegana ma, soprattutto, a cambiare prospettiva. Quando il locale riapre, qualcosa non torna più. Il distacco è netto: cucinare ingredienti di origine animale non è più in linea con ciò che sente. La trasformazione verso un’identità completamente plant-based inizia così, in modo graduale ma irreversibile, coinvolgendo inevitabilmente anche il progetto condiviso con Giovanni.

 

Perdere tutto per ritrovarsi: il cambio di clientela e di visione

Pinsa Hope, con patate lesse, gargonzina veg, basilico e cipolle caramellate

Pinsa Hope, con patate lesse, gargonzina veg, basilico e cipolle caramellate

La scelta definitiva arriva nel gennaio 2025: Al Pachino diventa interamente 100% vegetale. Nel frattempo cambia anche il format, evolvendo in ristorante. Il prezzo è alto: la clientela storica si perde quasi del tutto. Ma è un passaggio necessario. Al suo posto arriva un pubblico nuovo, più in sintonia con la proposta. La forza del progetto sta nella coerenza: una cucina plant-based che non cerca di stupire a tutti i costi, ma di reinterpretare. Le pizze raccontano proprio questo approccio: capricciosa, boscaiola, diavola, versioni vegane che mantengono un legame chiaro con la memoria.

 

La cucina di Al Pachino: memoria, gusto e reinterpretazione 100% vegetale

Pinsa vegano in Calabria

Pinsa vegano in Calabria

Il lavoro sugli ingredienti è continuo e molto concreto. Le alternative alla mozzarella partono da basi come olio di cocco o frutta secca, anche per una maggiore inclusività. Le proteine vegetali, soprattutto soia e pisello, diventano strumenti fondamentali. Poi ci sono le intuizioni più mirate: la ‘nduja vegetale, costruita su peperoncino e proteine di soia, oppure l’uovo ricreato, pensato per evocare sensazioni familiari. Non si tratta di imitare, ma di restituire un’esperienza credibile, in chiave 100% vegetale.

 

Il fritto come identità: un legame con il passato che resta

Maritozzi salati

Maritozzi salati

Il fritto resta uno dei punti fermi, quasi un archivio emotivo del progetto, “fritto è bono tutto”. Supplì, crocchette e preparazioni sempre diverse continuano a raccontare le origini di Al Pachino. Tutto è fatto in casa, dai fritti ai dolci. E proprio i dolci diventano una scoperta inattesa: il tiramisù, in particolare, si trasforma in uno dei simboli del locale, con una crema vegetale studiata per essere equilibrata e mai eccessiva. Dietro ogni piatto c’è un lavoro lungo, spesso invisibile, identificabile dal primo all'ultimo morso. L’ultima sfida è proporre corsi di cucina plant-based all’interno del locale. 

 

Una filosofia etica e la felicità dei clienti come ricompensa

Pinsa tonno veg e cipolla e Pinsa patate e salsiccia veg

Pinsa tonno veg e cipolla e Pinsa patate e salsiccia veg

Al Pachino oggi è un progetto che punta a essere etico al 100%. Via le multinazionali, spazio a piccoli produttori e a una filiera più consapevole. Una scelta chiara, che definisce il locale tanto quanto il menù. Ma, alla fine, il vero metro resta uno: la risposta delle persone. La soddisfazione non è solo economica, ma personale. Fare qualcosa in cui ci si riconosce, insieme - anche come coppia oltre che come soci - e vedere i clienti uscire felici. È qui che il percorso trova il suo senso più autentico: ogni piatto è il risultato di un percorso personale che ha trovato il coraggio di diventare pubblico.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Eleonora Giovinazzo

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Eleonora Giovinazzo

giornalista che si occupa principalmente di travel, lifestyle e gusto, amante della natura, delle biblioteche e del buon cibo vegetariano e vegano. È convinta che le piccole rivoluzioni siano possibili solo lavorando dall’interno, un piatto alla volta

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