04-07-2026

Il "coperto" al ristorante è legittimo. Ma non può diventare una (brutta) sorpresa

È una voce di costo giustificata nel menu, anche se in alcune zone del Paese - come il Lazio - è stato vietato, lì diventa "servizio" o "pane". Sia come sia, è essenziale che sia chiaramente indicato, altrimenti diventa contestabile. E odioso

Il coperto, al ristorante, non può essere una bru

Il coperto, al ristorante, non può essere una brutta sorpresa

Arriva il conto, lo sguardo scorre veloce tra antipasto, primo, vino, dolce. Poi, quasi sempre, c’è la voce coperto. Qualcuno non ci fa caso, qualcuno sbuffa, qualcun altro domanda subito: «Ma scusi, per cosa lo sto pagando?». È una scena comunissima nei ristoranti italiani. E dietro quella piccola riga stampata in fondo allo scontrino si nasconde una questione che da anni divide clienti, ristoratori e giuristi: il coperto è davvero legittimo? È una tradizione, una voce di costo giustificata o una spesa che si può contestare?

Per capirlo bisogna partire da un punto spesso ignorato: in Italia il coperto, salvo eccezioni territoriali, non è vietato.

Non esiste infatti una norma nazionale che lo abolisca o che ne stabilisca un importo massimo. Questo significa che il ristoratore, in linea di principio, può inserirlo nel conto. Ma c’è una condizione decisiva: il cliente deve saperlo prima di ordinare.

Il principio affonda le sue radici addirittura in una norma del 1940, il Regio Decreto n. 635, che impone agli esercenti di rendere conoscibili i prezzi praticati. Tradotto in termini concreti: se il coperto esiste, deve essere dichiarato chiaramente. Deve comparire nel menu, deve essere visibile nel listino e il cliente deve poterlo conoscere prima di sedersi — o almeno prima di ordinare. Se invece compare come sorpresa finale, solo al momento del conto, il discorso cambia: in quel caso l’addebito può diventare contestabile. Il punto, quindi, non è tanto se il coperto si possa applicare, ma come venga comunicato.

L'autore di questo articolo ha pubblicato A Cena con Diritto, volume che spiega quello che la legge richiede a clienti e gestori all'interno di un locale (edito da Flaccovio, per acquistarlo clicca qui). A questo proposito, Alessandro Klun sarà protagonista della presentazione di A Cena con Diritto proprio stasera, sabato 4 luglio 2026, alle ore 21, presso Casa Artusi, a Forlimpopoli (Forlì). L’incontro rappresenterà un’importante occasione di confronto sui temi giuridici e normativi che interessano il mondo della ristorazione, con approfondimenti dedicati agli operatori del settore e agli appassionati. Un appuntamento aperto a tutti per scoprire da vicino i contenuti del libro e dialogare con l’autore

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Poi c’è un’altra particolarità. Alcuni territori hanno scelto di muoversi autonomamente. Il caso più noto è il Lazio, dove la normativa regionale ha preso una posizione netta. La legge regionale n. 21 del 2006 vieta infatti di addebitare costi ulteriori a titolo di coperto. Il servizio al tavolo può avere una componente economica, se indicata, ma non può tradursi formalmente in una voce chiamata “coperto”. Questo significa che ciò che può essere normale a Milano potrebbe non esserlo a Roma.

Ed è qui che il tema si fa interessante anche per il consumatore: perché quella che sembra una semplice abitudine da ristorante, in realtà dipende da regole che possono cambiare da territorio a territorio. Da tempo si discute se servirebbe una regola nazionale uguale per tutti, per evitare differenze e ambiguità. Ma finché questa uniformità non esiste, la partita si gioca soprattutto su correttezza e chiarezza. E qui entrano in gioco le buone pratiche.

Per un ristoratore, indicare il coperto in modo ben visibile nel menu non è solo una cautela legale: è una scelta intelligente. Inserirlo chiaramente, magari spiegando anche cosa comprende — apparecchiatura, pane, mise en place, piccoli servizi al tavolo — cambia la percezione del cliente. Non più un costo “spuntato fuori” alla fine, ma una componente dichiarata del servizio. Anche esporre il listino all’esterno del locale, come previsto dalle regole, aiuta a prevenire discussioni. E soprattutto costruisce fiducia. Il problema nasce quando il cliente ha la sensazione di scoprire un costo nascosto.

Ed è proprio qui che il diritto e il buon senso si incontrano: il coperto, salvo divieti specifici, può esserci. Ma non può mai essere una sorpresa.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Alessandro Klun

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Alessandro Klun

giurista con esperienza di oltre dieci anni nel settore della legislazione ristorativa. Autore di testi ed esperto di diritto della ristorazione, ha dato vita al progetto social A Cena con Diritto, pagina Instagram di contenuti legali rivolta a imprenditori della somministrazione, ma anche a semplici appassionati di cucina, con l’obiettivo di spiegare in modo semplice e abbordabile la legge che regola il mondo food & restaurant. È autore del libro A cena con Diritto, edito da Flaccovio (clicca qui)

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