21-06-2026

Perché dopo ventitrè edizioni Festa a Vico resta tra gli eventi più attesi di sempre

Dalle strade del paese della Costiera Sorrentina, a una serie di appuntamenti diffusi che danno più valore al tempo e alle relazioni, vero motore dell'evento ideato dallo chef Gennaro Esposito, di cui vi raccontiamo gli highlight delle prime giornate

La splendida tavolata di Quella pizza a Vico, sera

La splendida tavolata di Quella pizza a Vico, serata inaugurale dell'edizione 2026. Credits @Fck Communication

Un tramonto a picco sul mare inaugura la XXIII edizione di Festa a Vico 2026 – ve ne abbiamo parlato dal palco di Identità Milano, attraversando ricordi e aneddoti con alcuni dei protagonisti delle scorse annate (clicca qui per scoprirli). E il punto di inizio non poteva che essere la casa di chi ha dato vita a questo evento, Gennaro Esposito, chef de La Torre del Saracino, a Vico Equense (Napoli), tra i primi a intuire il valore della condivisione con colleghi professionisti, per diffondere la cultura del buono, con lo scopo costante di supportare quanti affrontano quotidianamente difficoltà di ogni sorta.

L'ideatore di Festa a Vico da sempre, Gennaro Esposito. Credits @Fck Communication

L'ideatore di Festa a Vico da sempre, Gennaro Esposito. Credits @Fck Communication

Ma quest’anno c’è qualcosa che cambia: c’è una Vico che con coraggio sceglie di cambiare rotta, nel modo di offrirsi; non più strade affollate, ma appuntamenti curati, dedicati alla pluralità di espressione della cucina italiana. E questo non per rinnegare quanto portato avanti fino a questo momento, ma per evolvere nella maniera migliore possibile.

Ora c’è più spazio per dialogare e costruire relazioni; per godere non solo di ogni tappa, ma di tutto ciò che questa terra meravigliosa ha da offrire. C’è un’apertura preziosa, per raccontare mondi che Gennaro ama, amicizie che si rafforzano e si sublimano attraverso una partecipazione straordinaria di cuochi, pasticcieri, produttori e naturalmente di quanti, da anni, supportano Festa a Vico. Il primo applauso, quindi, va all’audacia contro qualsiasi forma di immobilismo. E quell’abbraccio che è Festa a Vico, noi lo abbiamo sentito più forte, e chi voleva esserci, in fondo, c’è comunque stato.

La prima serata, quella inaugurale, si è svolta a un passo dal mare, ai piedi della corte di re Esposito; un momento che ha visti riuniti i temerari, coloro che hanno gettato le fondamenta della pizza contemporanea. Dai BIG del Casertano, alla grande tradizione partenopea, salendo verso Nord, per conoscere forme altre in cui si esprime uno dei prodotti più amati di sempre, fino a spingersi all’altro capo del mondo, in terra nipponica.

Per Quella pizza a Vico, presso il Lido La Torretta a Marina di Seiano, ecco lavorare fianco a fianco, Franco Pepe (Pepe in grani, Caiazzo), Antonio Falco (Da Michele, Napoli), Renato Bosco (Saporè, Verona), Gabriele Bonci (Pizzarium, Roma), Akinari Pasquale Makishima (Cesari, Nagoya), Francesco Martucci (I Masanielli, Caserta)e Roberta Esposito (La Contrada, Aversa).

Franco Pepe all'opera. Credits @Fck Communication

Franco Pepe all'opera. Credits @Fck Communication

Si parte da un fritto etereo, impercettibile e in cima l’estate mediterranea, con pomodoro, cetriolo, sedano, erbe aromatiche e una salsa di tonno alletterato, a cura del maestro di Caiazzo; chi tiene le redini dell’impero Da Michele a Napoli, Antonio Falco, parla il linguaggio della tradizione, persistente, rassicurante, con la sua Doppia Mozzarella in formato ruota di carro; lontano da Partenope, ma non dalla passione che a essa la lega, la DoppioCrunch® di Renato Bosco: un impasto al riso Artemide, scioglievole eppure sonoro al morso, omaggia la passione di Esposito per la parmigiana di melanzane, arricchita con crema di ricotta e prosciutto cotto.

L'abbraccio tra Bonci e Pepe. Credits @Fck Communication

L'abbraccio tra Bonci e Pepe. Credits @Fck Communication

La “pala” passa, poi, al re di Roma, King Bonci: ci porta il primo morso di pizza della sua vita, una romana rossa, con solo pomodoro, voce di quei campi non distanti dalla Capitale dove viene coltivato il necessario per le sue creazioni, e che connette ulteriormente alla terra, proponendo ogni trancio con lumache saltate.

Volo diretto Napoli-Nagoya con Makishima, che per l’occasione porta con sé tutti i suoi ragazzi, avvicinandoli al battito che anima il loro immenso lavoro in Giappone. La sua pizza parla di Costiera, con una Nerano profumata allo yuzu. Gli animi si risvegliano, la commozione irrompe difronte a uno spicchio che riesuma gli esordi di chi ha iniziato a impastare per necessità a soli 10 anni, e da allora non si è mai fermato.

Francesco Martucci e la sua Futuro di Marinara in lavorazione

Francesco Martucci e la sua Futuro di Marinara in lavorazione

Francesco Martucci è grato, alla vita e ai traguardi raggiunti, e accresce la sua arte nutrendola di esperienze in giro per i migliori ristoranti al mondo, rendendo sempre più magnetica e viva la tavola dei Masanielli, a Caserta (ora anche a Miami). Ma ben oltre le ricette più complesse, il futuro, lo sappiamo, è in una Marinara. La sua.

Ultima, ma non per ordine di importanza, Roberta Esposito, la sola donna, «che non abbiamo inviato per avere una quota rosa, ma perché è matta come noi, ed è una grande professionista», rimarca Gennaro Esposito, mentre il morso affonda in uno spicchio fumè, rinfrescato dal soffio vibrante degli agrumi.

Ma Vico, lo abbiamo imparato bene, è anche territorio e le meraviglie che nasconde, come un caveau di affinamento di formaggi locali, caprovini, ma soprattutto vaccini, sui cui si inizia a portare avanti un discorso di differenziazione legato non solo alla provenienza del latte, ma anche alla razza della vacca in questione.

Peppe Iacoviello nel suo caveau

Peppe Iacoviello nel suo caveau

Un tempio underground di cura e attenzioni, di tempo lento e altissima qualità fortemente voluto da Peppe Iacoviello, produttore e affinatore e Salvatore De Gennaro, cuore e anima de La tradizione, bottega con cucina a Vico Equense.

Il Caciocchiato

Il Caciocchiato

Emozione al taglio di un Caciocchiato che, pur dopo un anno di stagionatura, mantiene una morbidezza estasiante, mentre il segno del tempo apporta complessità sul palato. Un assaggio memorabile, che proietta verso ciò che questo luogo si prepara a divenire: un centro di diffusione culturale ancora una volta legato alla potenza relazionale del cibo.

Lo abbiamo appena menzionato, Salvatore De Gennaro: ebbene, se passi per Vico senza fermarti a “casa sua”, tu a Vico non ci sei stato.

La Parmigiana di Zucchine de La Tradizione

La Parmigiana di Zucchine de La Tradizione

Basta accomodarsi qualche ora alla Tradizione per averne conferma, magari affacciandosi al banco e scoprire cosa nasconde un luogo che sceglie come linguaggio il fascino inossidabile della semplicità, perché in tavola arrivano Parmigiana di melanzane, ma anche di zucchine, Peperoni ‘mbuttunati, il Carpaccio di pomodoro sorrentino, la Genovese, portentosa e l’eleganza di un Raviolo alla caprese fatto in casa con caciotta e maggiorana. Anche questo è Festa a Vico.

Incanto dal terrazzo del GH Moon Valley di Vico

Incanto dal terrazzo del GH Moon Valley di Vico

Il cielo si annuvola, ma non fa in tempo a mostrarsi furioso, che vien raggiunto dal rosa infuocato di un tramonto: quanta bellezza dalla grande terrazza del GH Moon Valley, dove protagonista, assieme alla sagoma del Vesuvio e ai mandolini in sottofondo, si raduna la grande trattoria d’Italia: un viaggio dal Nord al Sud, tra piatti di sostanza, nella forma e nel pensiero, una narrazione di ingredienti che si rivelano con pienezza di gusto nelle creazioni di tanti, tantissimi chef e pasticcieri presenti.

I nostri highlight: il Cannellone di O’ Parrocchiano presso La Favorita a Sorrento, la Finanziera de Le tre galline a Torino, e poi la Focaccina di patate farcita con pecora e yogurt caprino dei ragazzi di Sora Maria e Arcangelo in provincia di Roma; c’era il pesto e il Pan Martin alle castagne de La Brinca, e una Parmigiana di mare agrumata, con provola e branzino, pulita, di Mimmo allo stuzzichino fino alla Crema estiva di Gabriele, istituzione di coni e coppette a Vico.


C’era soprattutto l’accoglienza impagabile di Gennaro e di sua moglie Ivana, della loro famiglia e della loro squadra che, dopotutto, è solo una famiglia più estesa.

Ed è in quel senso di ospitalità profondo, generoso, che Festa a Vico rimarrà sempre uno degli appuntamenti più amati della buona Italia. Grazie Gennaro!

To be continued…


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Marialuisa Iannuzzi

di

Marialuisa Iannuzzi

Classe 1991. Irpina. Si laurea in Lingue e poi in Studi Internazionali, ma segue il cuore e nella New Forest (Regno Unito) nasce il suo amore per l'hospitality. Quello per il cibo era acceso da sempre. Dopo aver curato l'accoglienza di Identità Golose Milano, dal 2021 è redattore per Identità Golose. Isa viaggia, assaggia. Tiene vive le sue sensazioni attraverso le parole.

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