23-07-2026

Trattoria is the new fine dining? Ovvero: ascesa delle (nuove) trattorie italiane

Oggi s'è affermata come uno degli spazi più dinamici della nostra cucina, anche quella d'autore. Giancarlo Tavani (Ai Due Platani di Parma), Marco Valli (La Rosola di Imola) e Fabio Delledonne (Belrespiro di Agazzano) ne offrono una lettura personale

Cosa c'è dietro il ritorno di popolarità - s

Cosa c'è dietro il ritorno di popolarità - specie presso i giovani - delle trattorie, non più vecchio stile ma in versione contemporanea? Lo abbiamo chiesto a tre protagonisti di questa nuova ascesa

Per anni il discorso pubblico sulla cucina italiana si è retto su un'equazione tanto semplice quanto fuorviante: da una parte l'alta cucina, sinonimo di avanguardia e visione; dall'altra la trattoria, relegata al ruolo di custode nostalgica del passato. Una distinzione che oggi, osservando le traiettorie contemporanee, appare sempre meno efficace nel descrivere ciò che sta accadendo.

Tre cuochi — Giancarlo Tavani della trattoria Ai Due Platani di Parma, Marco Valli della trattoria La Rosola di Imola (Bologna) e Fabio Delledonne del Belrespiro di Agazzano (Piacenza) — lavorano in angoli diversi della stessa regione, l'Emilia-Romagna, e condividono una convinzione: la trattoria non è più l'anticamera di altri modelli di ristorazione, bensì un linguaggio autonomo, dotato di una propria contemporaneità.

 

Cosa cerca chi va in trattoria: riconoscibilità, comfort, continuità

I tortelli de Ai Due Platani

I tortelli de Ai Due Platani

Il cambiamento riguarda innanzitutto il pubblico. Sempre più clienti sembrano orientarsi verso esperienze gastronomiche leggibili, coerenti e riconoscibili, nelle quali il valore percepito non dipende esclusivamente dalla costruzione scenografica del piatto o dalla tensione narrativa del menu ma anche – e soprattutto - dalla capacità di instaurare un rapporto credibile fra tavola, materia prima e contesto territoriale. In questo scenario, la trattoria sta vivendo il suo secondo tempo, non come fenomeno nostalgico o “ritorno alle origini”, ma come forma gastronomica capace di adattarsi alle nuove esigenze produttive e culturali della ristorazione. Giancarlo Tavani individua proprio nella riconoscibilità uno dei nodi centrali del rapporto fra cliente e cucina: «Credo che la tradizione, pur con le dovute contestualizzazioni ed eventuali modifiche, sappia ancora intercettare il palato del cliente contemporaneo. Oggi, chi esce a pranzo o a cena, cerca materia prima, coerenza e certezze. E la riconoscibilità di ingredienti, sapori e profumi, si traduce in comfort».

Nelle parole del cuoco parmense, il "comfort" non coincide con la staticità ma con la continuità. Non una cucina ferma nel tempo, dunque, ma capace di evolversi senza perdere la propria leggibilità. È una differenza sostanziale, soprattutto in un panorama gastronomico che negli ultimi anni ha imboccato con decisione la via dell'effetto sorpresa, infrangendo regole e scardinando schemi.

 

Filiere, biodiversità, produttori locali: quando la tradizione fa i conti con la scarsità

Giancarlo e Gianpietro Tavani de Ai Due Platani di Parma

Giancarlo e Gianpietro Tavani de Ai Due Platani di Parma

Ma la riconoscibilità, da sola, non basta. Accanto ad essa si fa strada un rapporto sempre più marcato con la filiera e con la costellazione di piccoli produttori che illumina ogni regione. La trattoria contemporanea ridefinisce così il proprio ruolo, muovendo dalla consapevolezza che molti prodotti storicamente legati alla "cucina tipica" non sono più reperibili con la stessa facilità di un tempo. Lo stesso Giancarlo Tavani lo esplicita con lucidità: «Certi prodotti che un tempo erano facili da reperire e vincolati alla stagionalità, oggi sono difficili da trovare, sia in quantità che in qualità, a prescindere dal periodo dell'anno. Ed è qui che, a mio avviso, la tradizione mette un punto: nel riconoscere che ciò che era scontato un tempo, oggi non lo è più».

La questione non riguarda esclusivamente la disponibilità della materia prima, ma investe direttamente il significato contemporaneo della tradizione gastronomica. In questo senso, la trattoria sembra oggi configurarsi come uno dei luoghi dove la cucina italiana affronta in modo più diretto la fragilità delle filiere agricole, la riduzione della biodiversità produttiva e la crescente difficoltà nel mantenere standard qualitativi costanti. Di conseguenza, anche il rapporto con i produttori assume una dimensione più strutturale che comunicativa, fino a diventare parte integrante della routine quotidiana. Fabio Delledonne lo racconta bene attraverso la sua "giornata tipo", che restituisce il valore culturale della quotidianità: di un tempo speso a tessere e nutrire relazioni, prima ancora che a nutrire le persone: «La mia giornata inizia al mattino presto. Viviamo e lavoriamo in una piccola frazione, Sarturano: mi alzo e vado in paese, ad Agazzano, a bere il caffè al bar. Lungo la strada osservo già i colori, il vento, e provo a interpretare il ritmo della giornata che sarà. Rientro, accendo la musica e spacco un po' di legna, quindi accendo il fuoco, per il forno o per il bracere. Da lì, partono le lavorazioni più lunghe: cotture di fondi, sughi, stracotti per gli anolini, salse e poi le verdure, a seconda della stagione. Nel frattempo, mia moglie Chiara si occupa del giardino, degli allestimenti, di rendere il nostro ristorante il più accogliente possibile. Per me, lei è bravissima e sono fortunato ad averla al mio fianco. Poi, raccogliamo l'erba che diventerà fieno per le cotture in pentola, il sambuco - che in stagione arricchisce qualche piatto — e ci dedichiamo alle visite ai coltivatori e agli allevatori da cui ci riforniamo. Appena posso, faccio un salto da amici e colleghi per due chiacchiere di confronto: è una delle parti che preferisco, assieme al trascorrere del tempo con i miei figli».

Tavoli al Belrespiro di Agazzano (Piacenza)

Tavoli al Belrespiro di Agazzano (Piacenza)

In questo approccio, la sostenibilità non viene raccontata come elemento accessorio o slogan ma come pratica quotidiana costruita attraverso relazioni produttive stabili, conoscenza diretta del territorio e lavoro manuale. Una sostenibilità operativa, prima ancora che ideologica, che ritroviamo anche nelle parole di Marco Valli, giovane “condottiero” - assieme a Ilaria Balducci - della trattoria La Rosola di Imola, che precisa: «Lavorare con produttori locali e materie prime del territorio è per noi una scelta consapevole, oltre che etica e sostenibile. La qualità dei loro prodotti è molto diversa rispetto a quella che offre la grande industria. In questo modo sosteniamo l’economia locale, di conseguenza un modello circolare che ci permette di portare in tavola un prodotto il meno lavorato possibile e più genuino».

 

Il tempo della “cucina cucinata” e delle relazioni umane

L'orto di Marco Valli della trattoria La Rosola di Imola (Bologna)

L'orto di Marco Valli della trattoria La Rosola di Imola (Bologna)

C'è poi un dato biografico ricorrente tra i protagonisti di questa "nuova generazione" di osti: molti si sono formati in contesti gastronomici strutturati, spesso assai distanti dal modello della trattoria tradizionale. Una chiave di lettura preziosa, che spiega perché oggi tante insegne riconducibili alla categoria della "trattoria" riescano a far convivere rigore tecnico, precisione esecutiva e immediatezza, restituendo ulteriore profondità al passato o attualizzandolo con coerenza, senza scadere in mere derive estetiche o grottesche interpretazioni. «Quando, nel 2005, abbiamo preso in mano il locale, il senso di responsabilità verso la tradizione e il territorio era come una coperta comoda, calda e morbida: ci permetteva di muoverci con sicurezza, anche grazie alle esperienze che ci portavamo dietro, maturate in contesti di tutt'altro pedigree. Ma quella sensazione non ha mai sopito la voglia di fare bene, di mettere a proprio agio il cliente, di costruire una familiarità con prodotti e tecniche che di norma si trovano nei ristoranti stellati e affini» sottolinea Giancarlo Tavani che sul curriculum vanta molteplici esperienze in ristoranti aristocratici, tra Francia e Italia, compare anche il ristorante All’Ambasciata di Quistello.

Lambrusco, salumi e gnocco fritto al Ai Due Platani di Parma

Lambrusco, salumi e gnocco fritto al Ai Due Platani di Parma

La trattoria, in questo caso, non viene interpretata come limite alla creatività ma come perimetro dentro cui applicare competenze sviluppate altrove. È una dinamica che rovescia il paradigma della “rivisitazione”, dominante negli ultimi anni. Ai Due Platani, dunque, la tecnica si pone al servizio della tradizione, della riconoscibilità, che ruota attorno ad alcune voci permanenti sul menu, come «la pasta fresca, fatta ed eseguita al momento. Il gelato, anch'esso preparato al momento e servito al tavolo. La selezione di salumi, con il parmigiano e le giardiniere». Non i classici signature dishes ma “punti fermi”, a cui i clienti sono affezionati. Quel “approdo sicuro”, che fa venir voglia di tornare. Quella semplicità domestica che rassicura e fidelizza. «La semplicità per noi è alla base di tutto. Anche quando dietro c'è una preparazione più complessa, cerchiamo di far sembrare tutto il più naturale possibile. Ma attenzione: semplice non va frainteso con banale. Abbiamo scelto di proporre una cucina alla portata di tutti, mantenendo il legame con la tradizione. Siamo cresciuti in contesti rurali, dove il cibo, soprattutto quello più semplice e povero, era sempre al centro della tavola», aggiunge Marco Valli che sottolinea: «Secondo noi, in una regione come l’Emilia-Romagna ma non solo, i giovani rimangono legati alla trattoria, se questa resta accessibile e popolare, anche nei prezzi. Lo vediamo dalla nostra clientela, che è molto varia e coinvolge più generazioni. Dopotutto, chi volterebbe le spalle ad un buon piatto di pasta?».

Nel nome del convivio

Fabio Delledonne del Belrespiro di Agazzano (Piacenza)

Fabio Delledonne del Belrespiro di Agazzano (Piacenza)

Una sensibilità verso i sapori domestici che trova eco anche nella visione di Fabio Delledonne, per il quale il rapporto con la cucina si radica prima di tutto in un legame viscerale con i suoi elementi più ancestrali. Il fuoco, nel suo racconto, trascende la dimensione puramente tecnica – quella della cottura diretta - per diventare cifra identitaria di un intero modo di cucinare, non a caso lo hanno soprannominato l’asador piacentino: «Io non potrei vivere senza fuoco. Mi ha sempre tenuto compagnia, nel senso letterale del termine. Ti rimanda a qualcosa che hai dentro e nemmeno lo sai. Lo vivi. Basta saperlo ascoltare e rispettare, come un vecchio saggio che ti racconta storie incredibili». Dal fuoco alla tavola, il passo è breve. Anche il concetto di convivialità viene restituito da Delledonne in termini concreti, lontani dalla retorica spesso associata all'ospitalità contemporanea: «Apriamo quasi ogni giorno le porte di casa nostra al pubblico. Il convivio lo fanno le persone che si sentono bene in un momento, in uno spazio. Far star bene le persone e caprile dovrebbe essere la normalità».

 

I giovani tornano in trattoria e riscoprono il valore culturale della tavola

Un piatto di coniglio a La Rosola

Un piatto di coniglio a La Rosola

Più che un semplice ritorno di tendenza, la trattoria oggi appare come il luogo in cui la cucina italiana cerca un nuovo equilibrio tra tecnica, territorio, sostenibilità produttiva e relazione umana. Non una reazione nostalgica al fine-dining, ma una risposta concreta e consapevole alle trasformazioni culturali e operative che attraversano oggi la ristorazione. In questo scenario, le trattorie si stanno affermando come uno dei luoghi maggiormente ricercati dai giovani, che vi riconoscono un'autenticità e una dimensione conviviale sempre più rare. Lontane dalla formalità di certi ambienti e dall'omologazione dei format internazionali, le trattorie offrono alle nuove generazioni un'esperienza gastronomica più diretta, sincera e accessibile: piatti dal forte radicamento territoriale, materie prime riconoscibili, prezzi sostenibili e un rapporto più informale con chi cucina e con chi serve in sala. Non è un caso che molti giovani chef scelgano oggi proprio la trattoria come spazio in cui esprimere la propria visione, recuperando ricette tradizionali e rileggendole con sensibilità contemporanea, attenzione alle filiere corte e rispetto della stagionalità. La trattoria si configura così non soltanto come presidio vivo della tradizione ma come laboratorio culturale, dove le nuove generazioni — tanto dal lato della sala quanto da quello della cucina — riscoprono il significato più autentico dello stare a tavola: condivisione, memoria e qualità, libere da ogni sovrastruttura.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Kevin Feragotto

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Kevin Feragotto

friulano classe ’94, analizza il settore enogastronomico con occhio critico e irrimediabilmente goloso. Scrive di ristorazione e ospitalità con la curiosità di chi quel mondo lo ha frequentato, cucinando “a fuoco lento” una passione che lo anima fin da ragazzo. Osserva, assaggia e fa domande. Poi racconta

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