26-08-2026

ate Obanzai bar: l'autentica cucina casalinga di Kyoto, nel cuore di Milano

In un minuscolo izakaya in zona Porta Genova, Keika Kikuchi, architetto con la passione per la cucina, propone al bancone del suo locale ricette di famiglia e una strepitosa selezione di sake, whisky e shochu

L'Oden, tra le specialità proposte nell'i

L'Oden, tra le specialità proposte nell'izakaya di Keika Kikuchi in Porta Genova a Milano, ate Obenzai bar: un piatto che unisce la consistenza tenera del wagyu suji stufato a un brodo umami. Da gustare con senape giapponese (karashi) o yuzu kosho

ate Obanzai Bar è il nuovo e minuscolo izakaya aperto a novembre 2025 in zona Porta Genova.

Nato dall’idea di Keika Kikuchi in collaborazione con il team di Sakeya, la casa del sake a Milano, ate porta in città la tradizione dell’obanzai, la cucina casalinga di Kyoto: piccoli piatti stagionali preparati secondo ricette di famiglia, pensati per essere condivisi e accompagnati da ottimi sake.

Keika Kikuchi, ex-architetto, oggi è l'anima del banco e della cucina di ate Obanzai bar

Keika Kikuchi, ex-architetto, oggi è l'anima del banco e della cucina di ate Obanzai bar

Il locale è davvero raccolto: un bancone, appena dodici posti a sedere, ai quali si sono aggiunti recentemente un paio di tavolini all’esterno. L’atmosfera è quella delle taverne giapponesi, con la cucina a vista incastonata in uno spazio progettato dalla stessa Keika, architetta di formazione. L’ingresso, invece, è nascosto da un tradizionale noren, il tendaggio in stoffa che in Giappone segnala che un locale è aperto.

Una volta dentro si viene accolti da un profumo intenso di brodo e salsa di soia, mentre a vista si colgono pentole, barattoli colmi di fermentati e scaffali pieni zeppi di bottiglie di sake, shochu e whisky giapponesi. Tutto viene preparato davanti agli ospiti in una cucina minuscola, composta da solo due piastre elettriche, una friggitrice e un cuocipasta.

Ma è la storia di Keika Kikuchi a rendere questo progetto ancora più affascinante. Originaria di Akita e cresciuta vicino a Tokyo, Keika lavorava come architetta in Giappone prima di lasciare tutto per trasferirsi in Italia, attratta dal design italiano. Dopo aver appreso la lingua e scoperto la scena gastronomica milanese, decide, però di trasformare la sua passione per la cucina in una professione. Inizia così il suo percorso proprio da Sakeya, dove lo chef Masaki Inoguchi le trasmette le basi della cucina giapponese e i rudimenti del mondo del sake, fino ad arrivare all’apertura del suo locale.

È il nome stesso a suggerire la sostanza del progetto: izakaya significa letteralmente “luogo dove fermarsi a bere sake”, mentre ate indica gli stuzzichini serviti per accompagnare le bevande alcoliche.

L'irresistibile pollo fritto giapponese, il Tori karaage

L'irresistibile pollo fritto giapponese, il Tori karaage

Protagonista assoluto è l’obanzai, una cucina semplice e quotidiana, fatta soprattutto di verdure, fermentati e piccoli piatti che seguono il ritmo delle stagioni, un po’ come accade con le tapas spagnole o i cicchetti veneziani.

Manzo Wagyu shigureni con baguette, una ricetta che si ispira ai cicchetti dei bacari veneziani, perchè se l'ispirazione è giapponese, il mondo plasma la creatività di Keika

Manzo Wagyu shigureni con baguette, una ricetta che si ispira ai cicchetti dei bacari veneziani, perchè se l'ispirazione è giapponese, il mondo plasma la creatività di Keika

Ad accompagnare il menu c’è una delle carte dei sake più interessanti di Milano, sviluppata insieme al team di Sakeya, con numerose etichette disponibili al calice per consentire agli ospiti di scoprire stili e produttori diversi.

Il Tamagoyaki, la tipica frittata giapponese arrotolata

Il Tamagoyaki, la tipica frittata giapponese arrotolata

Come in ogni vero izakaya, i piatti arrivano a centro tavola e si condividono. Accanto agli obanzai più tradizionali - il kiriboshi daikon (ravanello essiccato), il tsukemono (verdure fermentate), il tamagoyaki (la tipica frittata giapponese arrotolata), e ancora il takowasa (polpo condito con wasabi) o lo shiokara (fermentato di calamaro dal sapore intenso) - trovano spazio anche proposte più contemporanee come i temaki, il wagyu su pane tostato, le crocchette di wagyu, il ramen di pollo e altri fuori carta che rendono ogni visita diversa dalla precedente.

Anche il menu segue la filosofia dell’izakaya, ossia non esiste un ordine preciso.

Polpo marinato con wasabi tritato

Polpo marinato con wasabi tritato

Si inizia con qualcosa da bere e piattini, poi ci si lascia guidare dalla curiosità, aggiungendo portate man mano che escono dalla cucina. C’è anche un Omakase Obanzai da 20 euro con 4-5 assaggi, ideale per chi vuole affidarsi completamente a Keika.

Un confortevole Ramen di pollo

Un confortevole Ramen di pollo

In alternativa si ordina alla carta: la maggior parte dei piatti costa tra i 4 e i 6 euro, mentre le preparazioni più sostanziose, come ramen e donburi, arrivano a 10-12 euro.

La selezione delle bevande è all’altezza della cucina: sake dicevamo, ma anche shochu di patata dolce, orzo e zucchero, whisky e gin giapponesi, oltre a qualche cocktail come l’Ume Spritz e interessanti alternative analcoliche a base di shiso rosso.

In una città ricca di sushi bar, ramen shop e ristoranti giapponesi, ate Obanzai Bar occupa finalmente uno spazio che mancava: quello della vera cucina di casa giapponese. Un luogo minuscolo ma autentico, dove si viene accolti direttamente da Keika, senza eccessivi formalismi.

Un indirizzo in cui si entra per assaggiare due piattini e un calice, ma si finisce inevitabilmente per ordinarne altri, incuriositi da ciò che passa davanti agli occhi. Un piccolo angolo di Kyoto nel cuore di Milano, capace di regalare un’esperienza intima, genuina e diversa da qualsiasi altro izakaya della città.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Alan Jones

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Alan Jones

nato nel 1971, cittadino britannico e sloveno, è cresciuto in Ticino, nella Svizzera italiana, dove lavora nel settore bancario dalla fine degli anni Novanta. Le sue grandi passioni sono la cucina, il vino e i viaggi. Si è avvicinato al mondo dell’enogastronomia alla fine degli anni Duemila, anche grazie ai primi programmi televisivi di Gordon Ramsay, iniziando a viaggiare alla scoperta dei migliori ristoranti, dapprima in Italia e poi in Europa e nel resto del mondo. Da appassionato e cliente assiduo, condivide con i lettori di Identità Golose esperienze, osservazioni ed entusiasmi. Perché un grande piatto deve prima di tutto emozionare: la cucina, come ogni forma d’arte, è emozione

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