Ogni costa italiana racconta una storia diversa, ma tutte condividono un tratto comune: il dialogo continuo tra mare, paesaggio e cucina. Qui il territorio entra nei piatti con naturalezza, attraverso il pescato, gli orti affacciati sull'acqua, gli agrumi, le erbe spontanee e una tradizione gastronomica che gli chef reinterpretano senza perdere il legame con le proprie radici. Abbiamo selezionato, dalla Guida di Identità Golose ai Ristoranti d'Autore, gli indirizzi che meglio raccontano la Penisola Sorrentina: ristoranti dove il viaggio vale tanto per il panorama quanto per ciò che arriva in tavola.
Piazzetta Milù
Castellammare di Stabia (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Piazzetta Milù
C’è un istante, davanti a un gioco di prestigio, in cui il mondo sembra capovolgersi e l’unica scelta possibile è lasciarsi stupire: sorpresa, sogno, ammirazione che accompagnano una cena a
Piazzetta Milù.
Maicol Izzo, chef classe ’93, è il dominus di questo incantesimo: da anni, la sua proposta affascina e diverte, intrecciando rigore tecnico e immaginazione sfrenata. Non è un menu, ma un percorso che si snoda tra cucina, cantina, sala e strada, fino al lungomare di Castellammare, dove la città diventa luogo di degustazione per una granita dalle tinte orientali o uno street food creato ad hoc. Ogni piatto è un numero che ribalta certezze e aspettative: lo
Speck di peperone, il
Fico affumicato alla brace, la
Papaccella sferificata, il
Pane di cristallo con wagyu e spezie, la
Tisana di insalata di pomodoro e un super
Risotto di peperoncini verdi. Accanto a
Maicol, completano l’opera i fratelli
Emanuele, sommelier di rara cultura e sensibilità, e
Valerio, autore di drink sartoriali. Qui la cucina italiana mostra tre dei suoi volti più audaci e visionari, una famiglia che ha fatto della meraviglia la sua cifra stilistica e che ha saputo trasformare l’ospitalità in arte.
Davide Visiello
O Me o il Mare
Gragnano (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante O Me o il Mare
Siamo nel centro storico di Gragnano, città della pasta, luogo molto sentito da
Luigi Tramontano essendo qui le sue radici. Ritrova felicemente la libertà di espressione in quanto patron del ristorante
O Me o il Mare che ha modellato escondo il proprio sentire e il desiderio di raccontare questo territorio così ricco di storia legata al cibo e all’agricoltura. Siamo all'ingresso della costa di Sorrento, il borgo è sospeso sui monti Lattari. Sono quindi tanti e notevoli i punti di ispirazione che trovano forza e precisione sulla lunga esperienza dello chef nell'alta ristorazione lungo le due costiere. La piena sintonia con la moglie
Nicoletta Gargiulo, sommelier e direttore di sala, rende particolarmente piacevole l'esperienza in un contesto fatto di design contemporaneo, con cucina a vista. Il menu propone due percorsi degustazione con un costante dialogo tra la terra e il mare, molto dinamico e con una idea centrata sul gusto. Le ispirazioni ad altre culture arricchiscono con vivacità la proposta. Uno dei piatti iconici è un elogio alla semplicità: la
Barzanella, omaggio a Gragnano, ricetta storica in cui l'incontro tra gli spaghetti e il pomodoro diventa esplosione di sapori.
Marina Alaimo
Il Bikini
Vico Equense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Il Bikini
Il lettore conoscerà già con ogni probabilità la bellezza e la civiltà del
Bikini di Vico Equense, il beach club con la palma all’orizzonte. Negli ultimi anni il ristorante al piano di sopra – l’ormai celebre terrazza struggente su Golfo di Napoli e Vesuvio - non ha mai smesso di interrogarsi su come rendere più attuale la propria linea, grazie all’instancabile curiosità di
Giorgio Scarselli, un signore che coglie idee e trend a destra e manca. L’ultima scommessa si chiama true dining ed è una filosofia più sostenibile (anche per chi ci lavora) concepita di concerto con
Pasquale Rinaldo da Aversa, nuovo chef: significa comporre una proposta più autentica, semplice e diretta, priva di eccessi ma ovviamente pensata bene nella scelta degli ingredienti. A pranzo vincono gli antipasti in condivisione e i primi di pasta fresca, come succedeva una volta; a cena i piatti rispettano la stessa filosofia ma si vestono da sera: gli
Spaghetti alla Nerano si arricchiscono di porro bruciato e cacao mentre il crudo di pesce semplice diventa
Mare, fuoco e fumo, con servizio scenografico al tavolo. Seguite i profili social: in bella stagione ci sono novità a getto continuo.
Gabriele Zanatta
Torre del Saracino
Vico Equense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante La Torre del Saracino
La
Torre del Saracino è una fortificazione antica sul mare ed è la quinta perfetta per uno spettacolo che mette in scena una cucina confortevole, ma dall’anima vibrante e dettagliata: ogni preparazione è una sinfonia di grandi prodotti, con tanta meticolosità e tecnica nella preparazione, per arrivare al risultato finale, che pare una carezza per chi assaggia. Chef
Gennaro Esposito è fautore di preparazioni nate dalle alleanze coi piccoli produttori locali, come per la
Minestra di pasta mista con crostacei e pesci di scoglio, diversa ogni giorno, a seconda del pescato. Ci sono anche gusti che ricordano la tradizione, come
Il Cipollotto nocerino cotto sottocenere con spuma di papaccelle e parmigiano, ma la cui genesi è ben più articolata, con tecniche profonde, ma non per forza da proclamare. Un mentore come chef
Esposito non cerca assolutamente di essere al centro di un one-man-show, ma coinvolge sempre i collaboratori, credendo nell’unione tra sala e cucina e la cosa si nota eccome. Il nuovo lusso è la semplicità, tanto lineare, quanto ardua da ottenere: missione della vita per il cuocone, che non smette mai di evolvere e studiare, ispirato dal mare e dal Vesuvio.
Luca Farina
Terrazza Bosquet del Grand Hotel Excelsior Vittoria
Sorrento (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Terrazza Bosquet
Raffinato ed esclusivo ristorante panoramico all’interno dello storico
Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento,
Terrazza Bosquet è una destinazione imprescindibile per chi cerca un’esperienza gastronomica d’alta classe nella penisola più poetica d’Italia. La sala open air affacciata sul golfo di Napoli, che regala una vista spettacolare sul Vesuvio e sulle suggestive sfumature del tramonto, è animata da tempo dalla cucina dell’executive chef della struttura
Antonino Montefusco. Il cuoco sorrentino, classe 1983, esprime una profonda conoscenza degli ingredienti locali, come il pescato fresco e gli agrumi, lavorati con cura per esaltarne i sapori naturali. Ogni creazione diventa così un viaggio tra gusti intensi e presentazioni artistiche, pensata per sorprendere l’ospite senza mai tradire l’autenticità della materia prima. Dal menu della primavera ricordiamo l’omaggio
Lucio Fontana (
Risotto con scamorza, salsiccia, friggitielli e peperoncini) e una versione stupenda dell’
Astice bretone in carrozza. Intrigante la carta dei vini selezionati dal bravo sommelier
Natale Sicignano e il servizio impeccabile curato da
Giuseppe Sorrentino.
Zest del Grand Hotel La Favorita
Sorrento (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Zest
Zest è il fine dining del
Grand Hotel La Favorita a Sorrento. Splendido dopo la recente ristrutturazione che accende i riferimenti stilistici mediterranei, si fa anche racconto della cultura sorrentina e delle sue maestrìe. A condurre la cucina è
Domenico Iavarone al quale è stata affidata la ripartenza dell'intero progetto. La proposta dei menu è fedelissima allo stile dell'hotel, quindi il tema portante è il Mediterraneo e la ricchezza di prodotti e tradizioni culinarie legate a Sorrento. La sala si presenta spaziosa, solare, con un dehors curatissimo tra i pergolati di limoni. La piena sintonia con questo nuovo progetto ha portato un certo entusiasmo nello chef che si coglie con positività nei piatti. Pienezza dei sapori e celebrazione del gusto sono una costante. Oltre al menu à la carte, si può scegliere tra tre percorsi degustazione:
Essenza sorrentina con 5 portate,
Le stagioni di Sorrento con 7 portate,
Dall'orto di Enzo menu vegetariano 5 portate. Da quest'anno alla proposta del ristorante si affianca la cantina con tavolo unico nel quale vivere esperienze legate alla degustazione dei vini ai quali vengono abbinati piatti e assaggi dello chef.
Marina Alaimo
Vrasa
Sorrento (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Vrasa
Il fuoco come origine, la brace come linguaggio, l’orto come fonte di materie prime vive. A Sorrento, nel centro storico,
Vrasa costruisce la propria identità intorno all’elemento primordiale per eccellenza, la fiamma, che trasforma e rivela i sapori. Qui la cucina è un atto di essenzialità, capace di tradurre la ricchezza del territorio in un racconto contemporaneo, senza inseguire mode o ripetere canoni già noti. La materia prima arriva dall’orto che circonda il ristorante, dal mare che bagna la penisola e dai pascoli dell’entroterra; ogni prodotto incontra la brace in una sintesi che restituisce intensità, naturalezza e gusto. Il percorso gastronomico viene completato da una proposta drink, e al contempo da una carta vini che parte dalla Campania per poi aprirsi a referenze nazionali e internazionali capaci di stimolare anche i palati più esperti. La selezione non è enciclopedica, ma ragionata e privilegia carattere, identità e coerenza con la filosofia della cucina, riuscendo ad andare in profondità. Vrasa si presenta come una tavola contemporanea, un ristorante che mette al centro gli elementi naturali - fuoco, terra, mare - e li traduce in esperienza gastronomica.
Fosca Tortorelli
Don Alfonso 1890
Massa Lubrense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Don Alfonso 1890
La nuova vita? Dopo i 50 anni, ed è verde. La famiglia Iaccarino vive così il post-mezzo secolo del
Don Alfonso, compiuto nel 2023. Non fossero bastati i sapienti ritocchi ai locali, virando anche il timone della cucina verso un approccio green sempre più voluto e sentito. Lo dimostra il successo della novità più recente da parte di chef
Ernesto, il menu vegetariano
L'orto di Punta Campanella. Praticamente, la consacrazione del Km 0 dei prodotti portati sulla tavola dal vicino terreno biologico di famiglia. Intendiamoci: non ancora una svolta sostenibile totale e definitiva ma un segnale chiaro e forte di come si stia evolvendo il gastropercorso al
Don Alfonso. Assaggiare per credere i nuovi piatti del suddetto menu: su tutti
Cannellone di peperoni farcito di verdure in brodo di peperoni arrosto,
Tartelletta di zucchine con crema di zucchine, salsa di scamorza affumicata e gel di limone,
Ortaggi di stagione con ravioli di funghi pioppini, gelato di rafano e agrodolce alla curcuma,
Zuppa di basilico piccante con tuille al latte, mousse di ricotta di bufala ed olio al tartufo bianco. Un consiglio? Puntate sul verde.
Paolo Scarpellini
Lo Stuzzichino
Massa Lubrense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Lo Stuzzichino
Tra le tavole che meglio raccontano l’evoluzione della formula trattoria c’è senza dubbio
Lo Stuzzichino di
Mimmo De Gregorio, a Sant’Agata sui Due Golfi. Un borgo in collina, sulla punta estrema della Penisola Sorrentina, con vista sui golfi di Napoli e Salerno e i monti Lattari pronti a offrire ricchezza e biodiversità nel piatto. Merito di
Mimmo De Gregorio, dei suoi genitori
Filomena e
Paolo - ancora impegnatissimi ai fornelli, e di sua moglie
Dora che si aggira accogliente tra i tavoli e si occupa dei dolci. Come in una grande casa, è la cucina il cuore pulsante del ristorante e così, si mostra fiera, agli occhi di chi è accolto; poi, una sala senza orpelli, piacevole e, nel piatto, l’altissima qualità degli ingredienti, che percepiamo in un calendario di "disponibilità" con l’intento di portare in tavola solo primizie e sincerità. Null’altro. Per cui la
Parmigiana di melanzane la troverete solo da maggio a settembre, così come i
Peperoni imbottiti alla sorrentina. Segno di un rispetto senza compromessi verso l’ingrediente, ma ancora di più verso l’ospite. Una cucina che parla di tradizione, di filiera e del piacere di ritrovarsi al cospetto di un’inestimabile semplicità.
Terrazza di Villa Fiorella
Massa Lubrense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante Terrazza di Villa Fiorella
La luce e i colori della Penisola Sorrentina, l’atmosfera sospesa tra cielo e mare, l’ambiente plasmato dall’arte e dalla cultura locale, impreziosito da sculture e opere d’arte. L’esperienza al ristorante
Terrazza dell’Art Hotel Villa Fiorella, a Massa Lubrense, è visiva e tattile, gustativa e olfattiva, studiata con cura dei dettagli per raccontare un mondo di valore, da gustare tra gli uliveti e i limoneti del Golfo di Napoli. Lo chef è
Carmine Mazza, classe 1984, di Torre del Greco, già al Capri Palace e al Don Alfonso, prima di aprire un suo ristorante, a soli 23 anni. Il cuoco s’ispira alla storia e alla cultura del territorio campano, per interpretare con estro e libertà la tradizione locale. Tra le tante specialità,
Branzino, caffè e limone,
Polpo, polpo, polpo,
Anatra con Provolone del monaco e fichi,
Coniglio, carote e capperi con spezie marocchine. Interessante la cantina, una grande passione del proprietario
Alberto Colonna: contiene oltre 700 etichette ed è aperta per degustazioni di verticali e di cuvées speciali con gli esperti maître e sommelier
Tiziano Imperato e
Luciano Esposito.
Taverna del Capitano
Massa Lubrense (Napoli)

Uno dei piatti del ristorante La Taverna del Capitano
Una grande famiglia della ristorazione italiana e un tavolo vista mare, non in un luogo qualunque, bensì ai piedi della Divina Costiera: sono elementi che già potrebbero bastare per convincere chi legge a concedersi una visita presso la
Taverna del Capitano, casa dei
Caputo e di una storia di gusto e accoglienza che incanta da oltre 50 anni. Senza mai invecchiare, anche perché sala e cucina traggono nuove energie dalle ultime generazioni di questa famiglia e ora iniettano nuova linfa, corroborata dai valori di sempre - autenticità, centralità dell'ospite e una narrazione sincera del territorio. Da qui origina una relazione viscerale con i produttori locali: non solo pescatori, ma anche contadini perché questa cucina è riflesso di mare e terra, raccoglitore di sentori agrumati e di iodio potente. Un universo che ruota attorno alla preziosità degli ingredienti locali, ma soprattutto alla relazione umana, senza la quale nulla sarebbe possibile. È merito di
Agostino, quindi, se giunge da acque incontaminate l’
Aragosta del piccolo arcipelago Li Galli a cui è dedicato un intero menu. Sapienza territoriale e umanità fanno grande l'arte di accogliere della famiglia Caputo.