Dopo Napoli, Casa 50 approda nella Capitale portando con sé un'idea di ristorazione che mette al centro accoglienza, identità e cucina di tradizione. La nuova insegna del gruppo 50 Kalò, guidato da Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini, apre a Roma – siamo nel quartiere Salario, in via Velletri 22 e a pochi metri da Piazza Fiume – replicando la stessa attenzione ai dettagli che caratterizza la sede partenopea: ambienti dal gusto vintage, atmosfere calde e familiari e un concept gastronomico ed esperienziale che richiama il concetto stesso di "casa".
Non si tratta però soltanto di un progetto di design o di un nuovo indirizzo gastronomico. L'obiettivo dichiarato dai due soci è quello di offrire una casa alla cucina napoletana autentica, lontana dalle versioni rivisitate, semplificate o, peggio ancora, turistiche. Qui si trova una cucina capace di raccontare il quotidiano delle famiglie partenopee attraverso ricette riconoscibili, sapori rassicuranti e una convivialità spontanea. Da qui lo stesso nome Casa 50, un luogo pensato per far sentire l'ospite a proprio agio e restituire, attraverso il cibo, il calore domestico tipico della tradizione napoletana.
La proposta gastronomica di Casa 50
In cucina troviamo Vincenzo Cammarota, chef napoletano da anni a Roma, chiamato a interpretare una proposta che mette al centro alcuni dei piatti più rappresentativi della tradizione campana. La proposta gastronomica si muove lungo un percorso identitario, ma sempre stagionale, che parte da Napoli, spazia nella regione e guarda anche al Mediterraneo, con qualche omaggio alla città che ospita il locale. Casa 50 non vuole, però, essere una trattoria tradizionale né un ristorante di rivisitazione: l'ambizione è quella di rappresentare una cucina identitaria, costruita sulla forza delle ricette classiche e sulla qualità delle materie prime. Aspetto che trova ulteriore energia nell'utilizzo dei prodotti provenienti da Orto 50 Kalò, il progetto agricolo sviluppato sulle colline di Posillipo che fornisce verdure e ortaggi destinati alle cucine del gruppo.

Aprendo il menu appare immediatamente chiaro come si snoda il concept identitario. I fritti tra gli antipasti occupano un ruolo centrale; non manca l'iconica
frittatina di bucatini con besciamella, provola e prosciutto cotto o il
fiore di zucca ripieno di bufala e provola. Accanto a questi trovano spazio la classica e golosa
parmigiana di melanzane, il
peperone 'mbottunato, le
Polpette al sugo di San Marzano DOP e la
Mozzarella di Bufala DOP con pomodoro e basilico.
I primi rappresentano il cuore della carta. Tra i piatti simbolo spiccano gli Spaghetti alla Nerano, cremosi e avvolgenti, con zucchine, fiori fritti e Provolone del Monaco DOP, e altra icona della cucina made in Napoli è la Pasta e patate gratinata arricchita da Grana Padano e Parmigiano Reggiano servita ben calda (fate attenzione e aspettate qualche minuto prima di passare all'assaggio). A completare la selezione ci sono il Risotto mantecato al pesto di limoni biologici con tartare di gambero rosso e basilico e il Raviolo caprese con salsa ai quattro pomodori, così come altre ricette che appartengono all'immaginario gastronomico della regione.
Anche i secondi seguono la stessa filosofia e puntano sulla qualità della materia prima, con una selezione giornaliera di pesce e carni. In chiusura arrivano i dolci della tradizione: dal
Tiramisù alla
Caprese al cioccolato servita con gelato, fino alla celebre
Delizia al limone firmata
Sal De Riso. La proposta beverage accompagna il percorso con una carta cocktail dedicata e una selezione di vini che valorizza in particolare le cantine campane, senza tralasciare etichette nazionali e internazionali, Champagne compresi.
La sede romana introduce alcune novità rispetto a Napoli. Entrano in carta dei piatti extra, espliciti tributi alla tradizione capitolina come il
carciofo alla romana con salsa verde o l'
agnello a scottadito. E poi c'è la pizza, la grande novità di questa sede, che riserva sorprese.
L'altra pizza di Ciro Salvo
Novità assoluta della sede romana e assente invece nel locale di Napoli è la pizza. Cosa che potrebbe sembrare scontata, considerando il ruolo di Ciro Salvo nella pizza contemporanea, ma che invece risponde a una precisa motivazione nel progetto. Casa 50 non nasce come pizzeria (e non lo vuole essere), bensì come ristorante, dove la pizza è pensata come una portata integrata all'interno dell'esperienza gastronomica complessiva. L'idea è quella di sottrarre la pizza al ruolo di protagonista assoluta per inserirla in un percorso di condivisione, da ordinare come antipasto, come alternativa a un primo piatto o come elemento complementare del pasto, rafforzando così quella visione di convivialità che anima il locale. Per questo motivo Salvo ha scelto di non proporre la pizza che lo ha reso celebre.
Anche dal punto di vista tecnico la proposta si distingue dalla classica pizza di
50 Kalò. E su questo aspetto il maestro
Ciro Salvo ci tiene a sottolineare le differenze e a non sovrapporre i due prodotti, molto diversi tra loro. La pizza qui a
Casa 50 segue una strada diversa per impasto, formato, stesura e cottura: impasto che strizza l'occhio al classico, ma meno idratato e con una cottura in forno elettrico. «Uno stile di pizza che nell'impasto si rifà alla vecchia tradizione napoletana – racconta il pizzaiolo – e cotta in forno elettrico, ottimo per standardizzare il prodotto, in un'ottica di replicabilità del progetto». Il risultato è una pizza dal diametro più ampio, con un bordo più basso, leggermente croccante al morso e più morbida al centro.
Per quanto riguarda i topping, il menu punta sui grandi gusti della tradizione, dalla
Margherita alla
Marinara, dalla
Diavola alla
Capricciosa passando per la
Provola e Pepe e la
Salsiccia e Patate, senza rincorrere interpretazioni contemporanee: una pizza immediata, familiare e confortante, coerente con l'identità stessa del progetto.
Il format Casa 50
Come confermato dallo stesso
Alessandro Guglielmini: «questa apertura nasce dall'esperienza maturata con la sede napoletana, inaugurata meno di un anno fa e dove ci siamo accorti essere un modello replicabile proprio grazie alla semplicità della sua formula. Vogliamo raccontare Napoli attraverso la sua cucina più vera, quella che nasce nelle case e arriva in tavola senza effetti speciali, ma anche senza nostalgia e che trova nella genuinità delle ricette la propria forza».
L'intento è quello di dare al cliente non una trattoria tradizionale e neppure un ristorante di ricerca, ma un luogo dove la convivialità diventa il filo conduttore di un'esperienza costruita attorno ai grandi classici della cultura gastronomica partenopea. Gli spazi riprendono la stessa cifra estetica della sede napoletana, tra richiami vintage, libri, vinili e dettagli che contribuiscono a creare un'atmosfera familiare e rassicurante: un ambiente pensato per essere vissuto durante tutta la giornata, dal pranzo alla cena, sette giorni su sette.