San Nicola Arcella, in provincia di Cosenza, è da poco stato riconosciuto come uno tra i borghi più belli d’Italia: a un soffio da quel mare cristallino e dall’imponenza naturale dell’Arco Magno, casupole colorate, un centro storico raccolto con un groviglio di viuzze tra le quali perdersi e poi, al centro, quella che pare essere una piazza brulicante da sempre, e che invece ha preso respiro circa 10 anni fa da un’intuizione di Albino Cirimele.
Non lo definiremmo imprenditore nel senso più consueto del termine, perché ad animare Albino c’è, innanzitutto, un amore viscerale per la sua terra che cerca di far conoscere attivandosi ogni qualvolta risulti possibile. Eppure imprenditore lo è a tutti gli effetti: da sempre macina km alla Quercia, la trattoria di famiglia, appena fuori dal centro di San Nicola. Ma desiderava, con sua moglie Simona Eustorgio, mettere su qualcosa di proprio.

Simona Eustorgio e Albino Cirimele
L’occasione si presenta quando viene messa in vendita una vecchia palazzina nel cuore del paese, un rudere fatiscente nel quale, però
Albino e
Simona intravedono un progetto grandioso per il loro futuro: un b&b curato nei minimi dettagli, pensato per quanti arrivassero nel borgo calabrese. Erano spaventati, eppure un giorno
Italo, papà di
Albino, convince il figlio ad acquistarlo: “In qualche modo ce la farete”.

La splendida vista sul Qcècè dalla terrazza del Suitetti
Ora, le dinamiche di un paesino non sono le medesime di una grande città; qui, mirando l’orizzonte, la gente partecipa più volentieri ai sogni altrui, porta pazienza nei pagamenti e, a poco a poco,
Albino comincia a ripagare tutti i lavori del cantiere con quanto guadagnava nella “costola vitale” del palazzo che di lì a un decennio, sarebbe diventato il
Suitetti Camere e relax.

Una delle splendide suites di Suitetti: ciascuna camera si differenzia dall'altra e sono state tutte progettate da Albino e Simona
Nel 2014 era già nato, infatti, il
Qcècè Social Cafè, un piccolo tempio dello
street food, segnato da una forte e saporitissima identità calabra. Peperoni cruschi, carni, formaggi e salumi locali, verdure provenienti da orti limitrofi, le patate della Sila, il pescato stagionale: fa tutto parte di una narrazione del territorio che, innanzitutto, è riuscita a conquistare i local. Ed è bello poter osservare come un medesimo luogo si lasci vivere in pari misura da famiglie, giovanissimi, coppie, ma anche anziani, complici una spontaneità nelle idee e un’immediatezza nel gusto, sebbene ogni singolo elemento venga pensato con scrupolosità massima, dalle maionesi fatte in casa, alla cottura delle carni, fino al pregio degli impasti che accolgono il ricco paniere
made in Calabria.
Pitte, panini, bun sono tutti fatti in casa, al mattino, dalle mamme di alcuni dei ragazzi che ritroviamo la sera ai tavoli.

I pipi (peperoni cruschi) fritti: perfetti per accompagnare un drink all'aperitivo
Un pasto non può che cominciare con un trionfo di
peperoni cruschi, i “pipi”: questi, essiccati, vengono prima scottati per pochi secondi in olio ultra-bollente, quasi tendente al bruciato e poi abbattuti, restituendo quasi una chips; li ritroviamo anche nella maionese a dare una spinta potente nei
Qburgers. Succulento, potente, il
Qpipi, un burger di salsiccia calabrese, più speziata e carnosa, a cui vengono abbinati peperoni arrostiti, caciocavallo silano DOP alla piastra, patate, polvere di safrana (una polvere di peperone crusco dolce) e
‘ndujonese.

ÀPitaQgambero: pita greca fatta in casa farcita con gamberi leggermente scottati, melanzane grigliate, cubetti di caciocavallo silano, lattughino e salsa rosa homemade
Freschissime le
Pitazze, una pitta, il pane tipico della cucina mediorientale e greca, realizzato con farina tipo 0 e lievito madre, particolarmente centrato per farce a base di pesce perché, sottile, esalta ingredienti più delicati. E poi ancora il toast – godurioso il
Frank Ùtoast con pane in cassetta passato nel burro chiarificato, maialino nero e pancetta –, gli sfizi al tagliere e dissetanti drink e birre locali.
L’esperienza continua al risveglio al Suitetti, con la colazione preparata da Simona e le sue torte meravigliose: vale la pena fermarsi almeno qualche notte, per scoprirne le ricette di volta in volta. Dolci da credenza, che profumano di casa e che, ancora una volta, guardano a ciò di cui la terra abbonda.

La Torta al limone di Simona
Noi, per esempio, ancora non riusciamo a dimenticare una
Crostata con marmellata di fichi, noci e frolla integrale.
E arriviamo all’ultima tappa, ma non di certo la meno interessante, soprattutto perché, a siglare l’accoglienza alla Trattoria La Quercia è proprio Italo, ultraottantenne dinamite che dedica tempo e pensiero ai suoi ospiti; è difficile non trattenerlo al tavolo, ascoltando di come quel posto abbia segnato la sua storia e quella della sua famiglia - dopotutto, con lui, c’è anche la figlia, Antonietta, sorella di Albino.

Le Tagliatelle alla Quercia, con la pasta rigorosamente fatta in casa
Ogni sera si macinano coperti su coperti, eppure ogni preparazione esala quella cura irreplicabile di cui solo la cucina di casa riesce a dotarsi:
Parmigiana, Peperoni imbottiti, le Tagliatelle alla Quercia - con sugo di verdure (peperoni, melanzane, funghi e piselli), carne trita e pomodoro - o dei sontuosi
Ravioli alla sannicolese.

I Ravioli alla sannicolese
Sfoglia spessa di sola acqua e farina, un ripieno di ricotta paesana di pecora e soppressata, conditi con generoso ragù calabrese. Poi un misto di carni alla brace, verdure di stagione e quella leggerezza che invita a vivere la tavola come luogo di incontro, piacere e tradizione locale.
24 ore e due stomaci non bastano per vivere in pieno l’ospitalità in salsa calabra della famiglia Cirimele.