13-08-2026

Lievito bene: storia di Simona Foderini, quando l'arte bianca sposa il territorio

Dall'imprinting familiare al Parco delle Querce di Valentano (Viterbo), agriturismo che è diventato punto di riferimento gastronomico dell'area: la lievitista racconta ogni giorno la Tuscia e le tradizioni locali, attraverso la panificazione

Simona Foderini, panificatrice presso Parco delle

Simona Foderini, panificatrice presso Parco delle Querce, a Valentano (Viterbo). Tutte le foto di Officina Visiva

Nella Tuscia viterbese, a Valentano, pochi chilometri dal Lago di Bolsena, la storia di Simona Foderini inizia da lontano, da una tradizione di famiglia, che prende definitivamente forma nell’agriturismo Parco delle Querce, oggi punto di riferimento gastronomico del territorio, segnalato anche nella Guida Ristoranti Slow Food. Simona muove i primi passi nel mondo dell’arte bianca mentre, insieme al compagno Cristiano Germani, intraprende il percorso necessario per dare struttura e identità all’agriturismo. È qui che scopre il riscontro del pubblico, l’interesse crescente per i suoi pani e le sue pizze, e da lì nasce una passione che sente il bisogno di approfondire.

Simona è la co-proprietaria dell'agriturismo, assieme al compagno Cristiano

Simona è la co-proprietaria dell'agriturismo, assieme al compagno Cristiano

E proprio lo studio diventa una necessità naturale, attraverso formazione, pratica quotidiana, affiancamento a grandi maestri: un cammino costruito nel tempo, guidato dall’ascolto del mercato e del cliente, che per lei rappresentano uno strumento fondamentale per migliorarsi e crescere. Parco delle Querce, struttura nel verde a pochi minuti dal lago di Bolsena, non è solo il luogo in cui questo percorso prende forma, ma il contesto che lo alimenta e valorizza. Immerso nella natura e legato a una visione agricola, l’agriturismo nasce come progetto di vita condiviso, in cui cucina, ospitalità e territorio sono intrecciati e indissolubili. Qui ogni scelta gastronomica è parte di una storia che parla di stagionalità, di filiera corta, territorio e di rispetto per la materia prima. Il lavoro sui lievitati si inserisce naturalmente in questo contesto, diventando un elemento identitario del ristorante e della visione gastronomica di Simona e Cristiano.

La sala del ristorante

La sala del ristorante

L’evoluzione professionale di Simona è anche intrecciata a doppio filo con la storia familiare. Cristiano è rappresenta la terza generazione di una famiglia di cuochi, mentre anche nel ramo di lei le tradizioni legate all’arte bianca sono sempre state presenti. Da qui nasce un approccio condiviso: valorizzare il territorio come atto consapevole, pescare dalle materie prime locali per dar vita a qualcosa di identitario. Studiare e approfondire per poter interpretare. Negli ultimi anni, racconta Simona, l’arte bianca ha vissuto una nuova centralità, e viene affrontata finalmente con maggiore rispetto e meno superficialità. Tradizione e territorio restano i punti fermi, filtrati attraverso una lettura personale, profondamente evolutiva. 

E il marchio di Simona è tangibile quanto riconoscibile: qui si fanno pizze "diverse" dalle solite che si possono trovare in zona. Larghe, abbondantemente oltre i bordi del piatto, ma estremamente sottili. Topping che vanno dai classici ai più personalizzati, con un filo rosso che collega il tutto: un profondo legame col territorio viterbese e i suoi prodotti. Concetti che si ritrovano anche nelle colazioni (la struttura è dotata di 8 camere), di cui si occupa interamente Simona e anche loro specchio del territorio attraverso i prodotti utilizzati. Dai semplici yogurt o formaggi di caseifici locali, all'utilizzo di farine e uova della zona per la realizzazione di crostate o ciambelloni, passando per le nocciole coltivate internamente o succhi di frutta realizzati lavorando ribes, more e lamponi che crescono nella tenuta.

La parola che ritorna più spesso nel racconto di Simona è consapevolezza. Consapevolezza della materia prima, delle sue origini, dei valori nutrizionali dei panificati. Per lei, fare pane e pizza oggi significa assumersi una responsabilità che va oltre il piatto servito: conoscere profondamente ciò che si lavora e ciò che si offre agli altri. È un approccio che parla di etica quotidiana, di rispetto per gli ospiti e per ciò che arriva in tavola.

La pizza Margherita di Parco delle Querce

La pizza Margherita di Parco delle Querce

E sono questi gli stessi valori che si riflettono nell’accoglienza, che a Parco delle Querce è semplice e diretta, essenzialmente familiare e profondamente umana, un equilibrio da cercare ogni giorno. L’accoglienza familiare diventa così un bisogno condiviso, un punto cruciale dell’esperienza. E quando le si chiede quale prodotto racconti davvero la Tuscia, la risposta arriva senza esitazioni: il pane della nonna. Una famiglia contadina numerosa, nove figli, quando tutto si preparava in casa. Un pane casereccio fatto con lievito madre, rinfrescato una volta a settimana, materie prime genuine e un profumo che ancora oggi le resta impresso. È lì che Simona riconosce l’identità più profonda del territorio. Ed è anche lì che sente di aver reso onore a una tradizione, valorizzandola attraverso il suo lavoro.


Dall'Italia

Recensioni, segnalazioni e tendenze dal Buonpaese, firmate da tutti gli autori legati a Identità Golose

Indira Fassioni

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Indira Fassioni

Food lifestyle editor, giornalista free lance. Ha fondato la testata Nerospinto, si occupa del canale Cucina di Tgcom24. Esperta di bon ton, curiosa e assetata di vita, considera "hai mangiato?" la dichiarazione d'amore più vera

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