Ogni costa italiana racconta una storia diversa, ma tutte condividono un tratto comune: il dialogo continuo tra mare, paesaggio e cucina. Qui il territorio entra nei piatti con naturalezza, attraverso il pescato, gli orti affacciati sull'acqua, gli agrumi, le erbe spontanee e una tradizione gastronomica che gli chef reinterpretano senza perdere il legame con le proprie radici. Abbiamo selezionato, dalla Guida di Identità Golose ai Ristoranti d'autore, gli indirizzi che meglio raccontano Genova e la sua provincia: ristoranti dove il viaggio vale tanto per il panorama quanto per ciò che arriva in tavola.
Etra
Genova

Uno dei piatti del ristorante Etra
La pulizia dello stile evoluto di
Davide Cannavino gli permette di continuare a costruire una proposta gastronomica che non punta a stupire a tutti i costi, ma cattura l’ospite, accompagnandolo in un viaggio esperienziale che va oltre il semplice andare a mangiare. Un ambiente nero, con opere d'arte alle pareti e sui piedistalli, incornicia la cucina, che si trasforma nel podio di un direttore d’orchestra: ritmo, dinamica e interpretazione sono gli ingredienti principali che caratterizzano il binomio
Etra e
Cannavino. I tre degustazione -
Elisir,
Evergreen e
Vegetale, da notare non vincolanti per l'intero tavolo indagano l'estro dello chef e la sua voglia di contaminare. Tra i piatti,
Risotto acciughe, lamponi, genziana, Gambero rosso, ciliegie, mandorla,
Melanzana Beef,
Risotto, zucchine trombetta, kimchi di limone,
Piccione e i suoi servizi. Non solo piatti: grazie al contributo della sommelier
Chiara Campora, la proposta di un menu sempre vivo è arricchita da un’eclettica carta dei vini, che lascia spazio alle nuove espressioni enologiche senza dimenticare i fondamentali.
Il Marin
Genova

Uno dei piatti del ristorante Il Marin
A Genova, con il bigo di fronte e il Porto Antico ai piedi, Il
Marin non si accontenta della vista: la supera. In cucina c’è
Marco Visciola insieme a
Marco Isola, e con loro una brigata affiatata, storica, che ha imparato a governare l’onda lunga della creatività con il mestiere solido. Il loro lavoro non cerca lo stupore immediato, ma abbraccia sempre di più la stratificazione e l’armonia. È un gesto di consapevolezza, un equilibrio dinamico tra tecnica, istinto e ascolto degli ingredienti. Ogni piatto nasce da un’idea precisa: dolcezze marine e note amare si rincorrono, le fermentazioni fanno da contrappunto e l'uso delle erbe spontanee racconta un territorio che non ha bisogno di effetti speciali e che non conosce confini: maggiorana e sakè sono un bell’esempio. I menu degustazione disponibili sono come una mappa, non percorsi obbligati. Qui ci si può affidare. Il consiglio? Lasciarsi portare, anche oltre le profondità del mare. La sala di Benedetta Canovi e la cantina di Giorgia Pollicino accolgono, mettono comodi e conducono un viaggio fatto di ritmo e garbo.
Giorgio Minestrini
Ortica
Pieve Ligure (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Ortica
Sulle alture di Pieve Ligure,
Ortica non è solo un ristorante: è una radura gastronomica dove il fuoco non arde per spettacolo, ma per sostanza. Qui la brace è viva, quotidiana, rigorosa. Sotto la guida del resident chef
Davide Gullone, e dell’executive
Marco Visciola,
Ortica intreccia natura e tecnica in una cucina che rispetta la terra e interroga la tradizione. Verdure dell’orto, pescato locale, carni da presidio Slow Food: ogni ingrediente viene scelto per raccontare una Liguria che non si accontenta delle solite trofie al pesto. Due percorsi degustazione e una carta nitida, mai ornamentale, danno forma a una proposta che sa essere insieme accogliente e precisa. La
Melanzana cotta nelle erbe, l’
Asado alla brace, i
Bottoni di crostacei: ogni piatto è un atto di coerenza. Intorno, la natura si fa cornice e complice.
Ortica offre una vista mozzafiato sul Golfo Paradiso, un orto vivo da cui nascono sapori, e un giardino dove l’aperitivo è un piccolo rito serale. Il resto è silenzio, e brace che lavora.
Giorgio Minestrini
Cracco Portofino
Portofino (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Cracco Portofino
Nell’ultimo anno a Portofino
Mattia Pecis, ha raggiunto una maturità per niente banale: un equilibrio tra istinto e misura, un pensiero che ha trovato il suo corpo. La sua al
Cracco Portofino è una cucina che ha smesso tutto il resto per abbracciare il senso, che ha scelto l’amaro non per moda, ma per verità senza perdere in leggibilità, anzi, guadagnandone in profondità. C’è la mano che unisce totano e agnello, la carezza ruvida di un nonno trasformata in boccone affettuoso. E poi quel
Pomodoro e origano cubano che è un viaggio e un pensiero: lentezza, cervello, concentrazione, rischio calcolato, un onesto elogio alla curiosità di chi ci prova, per poi riuscirci. In sala e in cucina si respira un’armonia corale, un dream team affiatato dove il dessert non è secondo a nessun altro piatto grazie a
Samuele Mapelli. Per non parlare dei
Sugoli riportati in vita da
Simone Lucini, quel dolce contadino che nessuno avrebbe avuto il coraggio di proporre così com’è, e che qui diventa omaggio sincero alla memoria. Oggi Portofino è anche questo: un luogo dove la bellezza non è solo nei panorami, ma nel gesto consapevole di chi cucina.
DaV Mare dell'hotel Splendido Mare
Portofino (Genova)

Uno dei piatti del ristorante DaV Mare
Un progetto di ospitalità ormai stabile e ben rodato quello di
DaV Mare, che vive della forza e dell'energia positiva dei fratelli
Cerea, in una delle piazzette più magiche d'Italia. L'impronta di
Chicco e
Bobo Cerea continua a conquistare sorrisi e adulazioni dalla clientela di tutto il mondo. Un menu che ricalca i classici della gastronomia italiana e ligure, raccontando la regione e le sue eccellenze - tra prodotti e produttori - mettendo al centro la semplicità di una cucina mediterranea casereccia ma eseguita con uno charme e uno stile inconfondibili. È così che qui non si rinuncia alle
Trofie al pesto di mortaio con basilico di Prà, alla
Linguina alle vongole, al
Gran fritto misto servito nel tegame di rame o al set di antipasti caldi e freddi che raccontano il mare. Nonostante la Liguria, a mantenere il primato di vendita sulle altre referenze, sono anche qui alcuni grandi classici firmati
Da Vittorio come il
Mezzo Pacchero alla Vittorio o al mitico
Elefantino. Uno staff giovane e motivato aiuta a far sentire a proprio agio gli ospiti, creando un'atmosfera quasi ovattata fatta di golosità e coccole di gusto.
La Brinca
Ne, Genova

Uno dei piatti del ristorante La Brinca
Da 39 anni
La Brinca domina la collina di Ne e tutto il Tigullio sotto di essa. I
Circella, rimanendo lungo la via della tradizione, riescono ogni anno a creare nuovi piatti e aggiungere quel gusto che convince a tornarci. Le new entry sono il piatto di magro
Rossa di Zerli che valorizza un prodotto della valle, la cipolla Rossa di Zerli appunto, con la ricotta dell’Aveto, il pecorino Fiore Sardo e l’origano locale. Piatto succulento e piacevole. Tra i dessert il
Biscotto gelato genovese; creato dalla pastry chef
Pierangela Ghidini, è il connubio dello storico biscotto Galletta 1803 della famiglia
Grondona di Genova aromatizzato con il distillato
Moonshine, prodotto a Sassello con grano biologico locale, e il gelato di yogurt fatto partendo dallo yogurt di loro produzione. In cantina,
Matteo Circella, affiancato da
Shiva Camerani, ha ampliato l’offerta nazionale e internazionale (soprattutto borgogna e champagne) portando il numero di etichette a oltre 2500, con allargamento dei distillati a oltre 400. Esiste anche la bottega per l’acquisto diretto di bottiglie rare e di prodotti fatti dalla famiglia, come confetture e conserve.
Chiara Nicolini
Langosteria Paraggi
Santa Margherita Ligure (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Langosteria
Alla
Langosteria di Paraggi conviene andare al mattino e affittare una delle ampie cabine vintage rosso fuoco dei
Bagni Fiore, con vista sul Parco Naturale di Portofino. All’ora di pranzo scatta l’ora di ricomporsi dal lettino: c’è da prender posto nel ristorante che guarda il mare e spendere almeno 10 minuti per orientarsi nella carta dei vini, dove ammiccano tante bollicine gloriose, e nel lungo menu, alla sera con possibilità di un percorso degustazione. I crudi, il pescato cotto alla robata, la selezione di ostriche e magnifici plateaux, compongono un mosaico di iodate prelibatezze, quelle che assieme a un servizio impeccabile hanno reso una certezza il brand ideato da
Enrico Buonocore, nel 2026 con aperture previste anche a Londra, Porto Cervo, Madrid. Cose che abbiamo amato: l'
Insalata di calamari, taccole e lemongrass, la
Frittura Langosteria, dorata ed eterea, per proseguire con il
Rigatoro con orata alla mediterranea e, per finire, uno
Chateaubriand di cernia nera. Portentoso, elegante. Semplicemente
Langosteria.
Il Salotto del Rosa Bianca
Rapallo (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Il Salotto
Nel cuore elegante del
Rosabianca Hotel, a Rapallo,
Il Salotto è molto più di un ristorante d’hotel: è un laboratorio di pensiero gastronomico in formato intimo. Pochi coperti, pochi metri quadrati, ma una visione ampia, lucida, in continuo movimento. Qui, lo chef
Luca Mastromattei lavora come un artigiano con l’anima da architetto: impasta, plasma, trasforma con tecnica solida e intuizione sottile, senza mai cedere al virtuosismo fine a se stesso. La sua è una cucina che studia le stagioni e poi le riscrive, attingendo ai sapori dell’inverno per portarli con grazia nella luce estiva. I piatti non inseguono mode, ascoltano, riflettono, convincono: la
Triglia e i porcini così come la
Pescatrice in porchetta sono capitoli di un racconto coerente e profondamente personale. Accanto a lui,
Riccardo Vason dirige il servizio con misura e umanità. Ogni attenzione è pensata, ogni gesto ha il passo della cura. Pane, lievitati e dolci diventano protagonisti silenziosi, echi di una sana ossessione per il dettaglio.
Giorgio Minestrini
Duo
Chiavari (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Duo
Fare gastronomia significa mettere qualcosa di personale dentro al piatto, intrecciare la propria storia con ciò che si serve al ristorante. Altrimenti, si cucina e basta. Se ci si pensa bene, infatti, l’insieme degli ingredienti e delle preparazioni che descrivono una specifica area geografica vale poco rispetto alla storia raccontata tra un ingrediente e l’altro. Al
Duo di Chiavari,
Marco Primiceri e
Lucia de Prai hanno raggiunto una consapevole maturità, che ha permesso loro di divertirsi con preparazioni tradizionali e ingredienti diversi, mescolando le carte per giocare una nuova partita. Una speciale identità, frutto della loro storia e delle loro intuizioni, li rende riconoscibili tra molti e liberi di proporre sia un ampio menu à la carte sia un percorso di degustazione personalizzato, costruito dialogando direttamente con l’ospite. Qui si può assaggiare un ottimo
Petto d’anatra al rosa con salsa all’arancia e aromi di campo, un
Carrè di agnello al profumo di fuoco fino a un
Gran Crudo di mare o al
Baccalà mantecato su panissa arrostita ed olio alle erbe. Menzione speciale per i dolci come
Millefoglie pralinata al pistacchio e petali di rosa.
Impronta d'Acqua
Lavagna (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Impronta d'Acqua
Riparte da un "punto" zero il ristorante dello chef
Ivan Maniago che indaga con profondità il territorio del Levante Ligure, dove i protagonisti sono i prodotti del mare, pescati ogni giorno dalle flotte di pescherecci di Santa Margherita Ligure, Sestri Levante e Camogli. Pesce azzurro, crostacei e molluschi, in particolare, numerose erbe spontanee e aromatiche che il vento del mare rende ancora più intense. I piatti che si gustano da
Impronta d’Acqua sono fortemente identitari. La nuova stagione racconta in modo ancora più diretto questo luogo, a metà tra le profondità marine e le altitudini liguri. I percorsi sensoriali si dividono in "Altitudine", "Profondità" e "Vege-Table". Tra le proposte, "Il coniglio in tutte le sue parti", in due servizi , "Punto zero", assaggi del territorio ligure e il Pomodoro bianco, risotto all’acqua di pomodoro, capperi, marmellata di olive taggiasche, origano. A dirigere la sala c’è Madeleine, una delle poche persone capaci di far cambiare idea persino agli astemi: i suoi pairing, talvolta outside of the box, sono come il sale nell’acqua per la pasta!
Aria del Villa Riviera
Lavagna (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Aria
Villa Riviera Resort è un rifugio che domina il Golfo del Tigullio dalle colline di Santa Giulia: la macchia mediterranea lo circonda e le Cinque Terre fanno da orizzonte. In questo contesto c’è una forza che non fa rumore. È quella di Matteo Armanino, chef del ristorante Aria, che in cucina sceglie la via più difficile: non l’urlo, ma il sussurro. Timido, schivo, inesorabile nel dettaglio, lascia che siano i piatti a parlare. Precisione, eleganza e un senso di dolcezza paterna che ritorna come un filo conduttore. Qui la Liguria prende voce senza proclami: la Melanzana fritta con la colatura di pomodoro che concentra tutta la verità dell’orto, il Sanpietro con fiore di zucchina e pil-pil testimone di equilibrio e freschezza, lo Spaghetto cotto nel fieno con miso, scampi e salicornia che tiene il mare per mano. Aragosta e coniglio, ricciola alla brace: forza e mestiere che non ostentano. Accanto, il sous chef Constantin Lungu è complice di questa narrazione a due voci. Il risultato è un racconto di terra e mare che restituisce luce alla Liguria, con tono basso e caldo, senza mai cedere alla tentazione della scena. Aria, appunto: un’eco gentile che resta.
Giorgio Minestrini
Rezzano Cucina e Vino
Sestri Levante (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Rezzano
Rezzano a Sestri Levante, rappresenta l’incontro felice tra la storia di una famiglia e la visione contemporanea di due cuochi capaci di fondere identità diverse. In pochi mesi,
Jorg Giubbani e
Matteo Rezzano hanno dato vita a una cucina corale, in cui le personalità si intrecciano senza annullarsi: da un lato la precisione e l’acidità sottile di
Jorg, dall’altro i colpi decisi di
Matteo. Il risultato è una voce armonica e riconoscibile, che porta in tavola piatti limpidi, leggibili, intensi. La Liguria è ovunque, non come cartolina, ma come carattere: nei contrasti calibrati, nelle acidità fresche e nella leggerezza che accompagna il pasto, lasciando energia invece che peso. Non è una cucina vegetale anche se i vegetali trovano spazio da protagonisti, mentre le proteine e i carboidrati sostengono l’ampio racconto. La sala, guidata con misura e calore da
Ilaria Grando e
Silvia Rezzano, completa l’esperienza con un’ospitalità fresca, discreta e attenta.
Rezzano è oggi un ristorante dove il passato diventa trampolino per un presente solido e condiviso, un luogo che restituisce autenticità e vitalità a chi vi si siede, raccontando una Liguria viva e contemporanea.
Giorgio Minestrini
Balin
Sestri Levante (Genova)

Uno dei piatti del ristorante Balin
A Sestri Levante, nella piazza che guarda il mare e custodisce ancora l’eco delle reti da pesca,
Balin è la prova che la Liguria sa reinventarsi senza rinnegarsi. Dentro,
Sara Capellini e
Federico Casaretto si muovono come due estremi che si attraggono: lei, fiamma e intuizione; lui, equilibrio e ritmo. La cucina di
Sara nasce dal contrasto, da quella tensione felice tra piccantezza che punge e delicatezza che accarezza. La sua esperienza nordica e l’incontro con
Lisa Lov hanno trasformato la spezia in strumento di espressione, non di potere, ma di piacere: la bocca arde, ma l’anima resta lucida. Il menu è un gioco serio, un freestyle disciplinato in cui ogni piatto racconta qualcosa di loro due: il
Raviolino di palamita affumicata in dashi di funghi è mare e bosco in un respiro; il
Moo Ping di mora romagnola alterna carezza e pugno come un haiku carnivoro. Il servizio segue un ritmo libero, da tapas liguri, dove ogni piattino è un frammento, un colpo di scena. Qui non si cerca conforto, ma adesione viscerale.
Balin non rassicura: ti provoca, ti accompagna, ti cambia leggermente il battito. E quando esci, senti che qualcosa dentro ha preso fuoco, ma con dolcezza.
Giorgio Minestrini