Shake & shock

29-08-2026

Buoni drink sotto la Lanterna: cinque cocktail bar da non perdere a Genova

Nel capoluogo ligure abbiamo selezionato i locali della migliore mixology, dove il viaggio vale tanto per il luogo, quanto per ciò che arriva nei bicchieri. Sono Malkovich, Les Rouges, Locksmith, Neat Whisky Bar e Gradisca Cafe'

Ogni costa italiana racconta una storia diversa, ma tutte condividono un tratto comune: il dialogo continuo tra mare, paesaggio e ottimi drink. Abbiamo selezionato, dalla Guida di Identità Golose alle Pizzerie e ai Cocktail Bar d'autore, gli indirizzi che meglio raccontano Genova: locali dove il viaggio vale tanto per il luogo quanto per ciò che arriva nei bicchieri.

 

Malkovich
Genova

Un drink del Cocktail Bar Malkovich

Un drink del Cocktail Bar Malkovich

Parlare del Malkovich è già infrangere la sua prima regola. Ma a dieci anni dall’apertura si può fare senza rimorso. In un’epoca che ha reso l’esperienza del bere sempre più tesa al “famolo strano”, questo speakeasy genovese resta un’eccezione: un luogo dove si entra in punta di piedi, si sussurra, si ascolta. Dieci anni, dieci regole — scritte sia all’ingresso che nella nuova drink list — che definiscono un piccolo mondo con le sue leggi, ironiche e assolute. Dal “non parlare mai del Malkovich” al “godetevi il momento”, tutto invita alla sospensione del tempo e alla complicità. Il decennale diventa così una celebrazione della propria identità: la nuova carta è un tributo al cinema e alla sinestesia, quella “contaminazione dei sensi” che da sempre è la firma del locale. Apocalypse Now, Inception, La città incantata, Eyes Wide Shut o Vertigo sono drink che si bevono e si ascoltano, accompagnati da composizioni sonore create ad hoc. Ogni sorso è una scena, ogni aroma una battuta, ogni bicchiere un’inquadratura diretta dal duo Giorgio Carnevali e Simone Savio, menti e registi di un progetto che non smette di stupire.
Dieci anni dopo, Malkovich rimane fedele a se stesso: un posto dove si può ridere, pensare o restare in silenzio, e sentirsi sempre nel posto giusto.
Giorgio Minestrini

 

Les Rouges
Genova

Un drink del Cocktail Bar Les Rouges

Un drink del Cocktail Bar Les Rouges

Nel cuore del centro storico di Genova, al primo piano del cinquecentesco Palazzo Imperiale, Les Rouges continua a incarnare l’idea del cocktail bar come esperienza completa: un luogo dove l’arte del bere si accompagna alla bellezza degli spazi e a una cucina curata, semplice ma sincera. Qui, tra stucchi e affreschi, il bancone è il palcoscenico su cui Pavel Zilbershteyn e Matteo Cagnolari mettono in scena la loro stagione liquida: tecnica, sensibilità e rispetto per la materia prima guidano ogni gesto. Le drink list si rinnovano con il ritmo delle stagioni, alternando infusioni, profumi e ingredienti che interpretano il periodo, dai toni caldi dell’autunno alle note fresche e agrumate dell’estate, ogni volta con una ricerca di equilibrio e originalità. Non mancano i piatti che dialogano con i drink, dalle acciughe fritte al Brandacujun, pensati per chi vuole prolungare la sosta e non soltanto bere. Les Rouges resta così un riferimento imprescindibile per chi cerca un bar che non si limita a miscelare, ma costruisce atmosfere.
Giorgio Minestrini

 

Locksmith
Genova

Un drink del Cocktail Bar Locksmith 

Un drink del Cocktail Bar Locksmith 

Gli estremi si attraggono, e al Locksmith di Davide Volterra succede esattamente così: l’estremo del gusto incontra quello dell’idea. Dopo le distillazioni e le ossessioni aromatiche, la nuova frontiera è la marinatura; concetto gastronomico e al tempo stesso simbolico, perché qui nulla resta fermo. La nuova linea Brine è un viaggio acido-salato che attraversa quattro drink e una filosofia. Si parte con Hot&Dirty, dove il gin incontra il sottaceto di jalapeño, e si prosegue con SeaWater, rum e salamoia di pak choi per un sorso che sa di mare e laboratorio. Tequila, Sale, Limone è un falso semplice: agrume, sapidità e agave in perfetto equilibrio. Poi Kimchi Rebellion, che spinge più in là la frontiera, tra sotol, lemongrass e gochujang coreano. Nel locale del "Volt" si beve e basta, ma ogni bicchiere è una piccola rivoluzione: il confine tra miscelazione e cucina è sempre più sottile, e ogni ingrediente è trattato come materia viva. Nessun effetto speciale, solo scienza, intuito e una curiosità che non conosce tregua.
Giorgio Minestrini

 

Neat Whisky Bar
Genova

Un drink del Cocktail Bar Neat Whisky Bar

Un drink del Cocktail Bar Neat Whisky Bar

Nel dedalo di vicoli che si stringono intorno a piazza Embriaci, dove il tempo sembra avere la densità di un whisky invecchiato bene, c’è Neat, il fratello minore del Gradisca. Qui l’anima cambia tono e colore: dalle luci accese della miscelazione si passa al crepuscolo dorato dei malti, delle torbe, dei legni che raccontano viaggi. È un piccolo tempio del whisky nel cuore del centro storico, una wunderkammer di bottiglie dove perdersi tra Scozia e Giappone, tra distillati giovani e grandi vecchi capaci di sussurrare storie come fanno i nonni. Dentro, il legno domina, scalda, leviga. Ogni bicchiere è un racconto lento, e il tempo si allunga come il finale affumicato di un dram ben fatto. La whisky list non si può studiare leggendola, qui si deve entrare e li si sceglie direttamente dallo scaffale. Ma Neat non è solo contemplazione: accanto ai whisky puri si muovono cocktail che ne amplificano lo spirito, dal Neat Fashioned, un Old Fashioned rivisto con Nikka From the Barrel e un accenno salato, al Whisky’s Margarita, che unisce tequila e Monkey Shoulder Smokey in un abbraccio inatteso. E poi c’è il Neat Coffee, con note di spezie e scorza d’arancia, perfetto per chi cerca conforto nel bicchiere più che nell’espresso. Qui il tempo si assaggia. E ogni sorso, anche il più breve, sa di casa, di viaggi e di ritorni.
Giorgio Minestrini

 

Gradisca Cafe'
Genova

Un drink del Cocktail Bar Gradisca Cafe'

Un drink del Cocktail Bar Gradisca Cafe'

Nel cuore pulsante della movida genovese, dove Piazza delle Erbe stringe le persone come in un barattolo di acciughe, Gradisca si distingue per autenticità e ironia. Niente pose, nessun effetto neon o bicchieri a forma di unicorno: qui si beve sul serio, con gusto e con spirito – letteralmente. Ogni drinklist è una piccola liturgia tematica, un racconto collettivo che muta di stagione in stagione. L’ultima, Martirio liquido, è una processione di santi e bartender: icone pop che si fanno reliquie di shaker e distillati. Il bancone è un altare dove si officia anche con distillati propri – i Gradisca Spirits – e un’ironia che è filosofia. La carta si muove tra il racconto e la rivelazione: il Santo Bomber è un gin sour con lampone e vin brulé che riscalda anche gli spiriti più algidi; il San Tommaso mescola rum, banana e arachidi con una dolce eresia; il San Giulio, con caffè colombiano e latte di cocco, predica la redenzione di fine serata. Ogni cocktail è un personaggio, un piccolo atto di fede nel bere consapevole, ma senza moralismi. Dietro, più anime che mani: chi serve, chi sorride, chi racconta. La serata scorre tra un brindisi e una confessione, tra chi cerca un miracolo alcolico e chi solo un posto dove essere accolto. Perché qui, tra bicchieri, battute e fede nel mestiere, Gradisca non giudica, ma assolve.
Giorgio Minestrini


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ll mondo dei cocktail e dei bartender raccontati da Identità Golose.

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