Il 2025 ha visto una nuova, positiva edizione nei numeri per il Milano Whisky Festival & Rum Show al Base in via Bergognone. Ma sempre spingendo lo sguardo avanti. Non solo perché le degustazioni continuano come tradizione, a caccia di chicche e approfondimenti: si sono infatti già stabilite le date del 2026 – dal 7 al 9 novembre – e c'è una novità ulteriore sulla sede. Si torna infatti a "casa", all'Hotel Marriott di Milano che aveva ospitato sin dalle origini il format ideato da Giuseppe Gervasio Dolci e Andrea Giannone.
Nella tre giorni allo Spazio Base l'impressione è stata di un pubblico curioso e vario, che ha potuto esplorare le 4mila etichette con i più importanti distributori e le più rinomate distillerie di Scotch Whisky, Irish Whiskey, Bourbon, Whisky dall'Estremo Oriente, Rum, Ron e Rhum.
Il dato più significativo resta quell'incontro speciale tra nuovo e storico, a volte nemmeno più esistente se non lì, nella bottiglia e nel bicchiere in una fiera narrazione. Il festival è stato tra i primi, ad esempio, a dare spazio al whisky italiano, ora in costante crescita e lo si vede dal fermento degli stand: chi ha iniziato quasi timidamente, ora accoglie un pubblico che ascolta e degusta senza pregiudizi. Del resto, l'evento milanese ha da sempre abbattuto i confini, portando qui etichette da diversi continenti, figurarsi "in casa".
Da quest'anno, per consentire una degustazione ancora più ampia ma consapevole, erano state anche offerte bottigliette da riempire con i prodotti poi da vivere a casa con gli amici.
Alto anche il livello delle masterclass e all'interno di esse un viaggio irresistibile in Scozia è stato quello di Hunter Laing Old & Rare. Abbiamo assaggiato whisky con un lungo percorso alle spalle, che ci ha raccontato molto anche di distillerie note e meno note, ma tutte diventate parte della galassia Hunter Laing, bottiglie anche fino a 600 sterline. Una realtà che affonda le radici nell'attività creata nel 1949 da Frederick Laing, poi raggiunto da suo figlio Stephen Laing 15 anni dopo. È negli anni Novanta però che cresce l'interesse per il single malt e con il nuovo millennio che gli Old Malt Cask e Old and Rare ottengono un boom di attenzione. Nel 2013 ecco la nascita vera e propria della Hunter Laing & Co. Ltd, a Glasgow. Oggi – si è spiegato durante la masterclass – lavora con i migliori bottai in Scozia, Usa e con bodegas spagnole per avere botti di qualità, soprattutto di ex bourbon o sherry. Botti poi riempite con new-make spirit direttamente dalla fonte, ovvero distillerie scozzesi. Il controllo di ogni passo del processo avviene in modo minuzioso ed è ritenuto fondamentale.

Siamo partiti dal
Tomatin 1994, 28 anni, 50%, prodotto in quella che era la distilleria più grande di Scozia nel 1974 con ben 23 alambicchi. Una fortuna, quella dell'attività, che si arresta nemmeno dieci anni dopo con la liquidazione, passando a
Takara Shuzo. È la riscossa del single malt, con la fermentazione maggiore in Scozia, una settimana.
Il whisky che incontriamo, perché di un incontro si tratta, con tutte le sue sensazioni, nasce nel novembre del 1994 e riposa per quasi trent'anni appunto nelle grandi botti riutilizzate. Solo 310 le bottiglie, non viene eseguita alcuna filtrazione a freddo, né una colorazione aggiuntiva. Cattura con le sue note di frutta matura, anche tropicale, e sfumature di miele, nel segno dell'eleganza, il suo finale caldo.
Ancora più conquistatore con la sua ricchezza aromatica (si intrecciano note di agrumi, miele, quercia, accompagnate anche da sfumature di spezie) il secondo whisky, l'
Hunter Laing Old & Rare Knockdhu 1991, 31 anni alle spalle, 46,6 gradi. Si accentua ulteriormente la raffinatezza e il finale è lento e accattivante. La distilleria, fondata nel 1893, entra a far parte del gruppo
United Distillers (
Diageo) negli anni Trenta. A uno stop nel 1983 seguirà una nuova vita con
Inver House.
Il terzo della serie fu distillato a
Balblair nel 1990 ed è invecchiato 34 anni (43,3 la gradazione). Qui viviamo un capitolo di storia delle distillerie scozzesi e quasi un invito a mettersi in viaggio, perché questa nacque nel 1790 ed è una delle nove ancora attive appartenenti a quel secolo. Anche qui, c'è una vicenda di chiusura e ripartenza, una nuova vita e assaggiamo un whisky dai molteplici volti fruttati.
Infine, l'ultimo Old & Rare della società, Longmorn 1998, 26 anni e 57% di gradazione. Anche questa realtà è un libro intrigante da sfogliare, nata alla fine dell'Ottocento e negli anni Settanta rilevata dal gruppo Chivas. Nel bicchiere, alle note fruttate si uniscono quelle di crema pasticcera e legno che viene da lontano.