Shake & shock

14-02-2026

No.3 London Dry, un gin che va dritto al palato

Secco, preciso, deciso: sono solo alcune delle caratteristiche che rendono l'iconico distillato nato dall'antica ricetta di Berry Bros.&Rudd, un gin ideale nella miscelazione contemporanea, in più con uno sguardo attento alla sostenibilità ambientale

L’universo dei gin è in costante evoluzione. Se ne producono sempre di nuovi, con botaniche esotiche e ricercate. Gin profumati, aromatici, civettuoli o secchi, come piacciono agli amanti dei classici cocktail a base del distillato, nato nei Paesi Bassi come Jenever, e poi sviluppatosi prima in Inghilterra e ora nel resto del mondo.

Nonostante il susseguirsi delle mode, alcuni distillati a base di ginepro, unico ingrediente che non può mai mancare, restano capisaldi per barman e appassionati. Fra questi, No.3 London Dry Gin - distribuito in Italia dalla storica distilleria Pallini – rappresenta una certezza in termini di qualità, verticalità e riconoscibilità del gusto, oltre all’innata capacità di entrare nelle preparazioni di classici della mixology.

Nato dalla ricetta di Berry Bros. & Rudd, il più antico wine merchant di Londra (che custodisce ancora oggi la cantina personale della famiglia reale, ndr.), deve il suo nome dal civico 3 di St. James’s Street a Londra, dimora di Berry Bros. & Rudd dal 1698.

Un distillato preciso, deciso, privo di inutili arzigogoli barocchi per andare dritto al palato e al cuore di chi lo gusta. Una rinnovata sensibilità verso una produzione sostenibile è oggi un elemento in più per sceglierlo.

 

No.3 Gin ha recentemente ricevuto la certificazione di prodotto 100% biologico, pioniere nel panorama dei gin ultra-premium. Le botaniche utilizzate, infatti, sono esclusivamente biologiche e certificate mentre la distillazione e l’imbottigliamento sono interamente tracciate. Scelte dettate dalla volontà di essere compatibile con l’ambiente e i territori di origine e produzione, e per incrociare le richieste di consumatori che premiano prodotti etici e sostenibili, con un occhio di riguardo alla qualità e all’autenticità.

Anche packaging ed etichette sono state coinvolte in questo processo virtuoso. Le bottiglie verde smeraldo, dal classico profilo esagonale, sono oggi realizzate con il 40% di vetro riciclato, con l’obiettivo di arrivare presto alla totalità. L’etichetta è in carta certificata FSC, cioè proviene da fornitori che si impegnano a ridurre al minimo sprechi ed emissioni di gas serra. I tappi sono in sughero naturale con testine in legno e la famosa chiave in rilievo sulla bottiglia, icona di No.3 Gin, è realizzata in una lega metallica che può essere riciclata all'infinito.

Abbiamo colto l’occasione di assaggiare No.3 Gin in una recente masterclass organizzata da Sogni, splendido locale milanese con cucina e bancone, entrato sin dall’apertura - avvenuta poco più di un anno fa -, nel giro dei cocktail bar più in voga in città.

 

Realizzato a partire del 2008, quando è stato reintrodotto sul mercato nell’antica distilleria olandese Royal de Kuyper Distillers, No.3 Gin conserva la nota pungente e distintiva del ginepro. Presenta la freschezza tipica del cardamomo, i tratti classici di coriandolo e angelica e aggiunge, a dare equilibrio, le note degli agrumi, arancia e pompelmo, che restano in infusione, insieme alle altre botaniche più pregiate, per oltre 16 ore prima della distillazione in alambicco pot still. Un gin secco, raffinato, dal profilo aromatico ideale per interpretare il ruolo di attore solista - o quasi - in un grande Martini Cocktail. E proprio questo drink è stato protagonista della masterclass, guidata dal barman capitolino Alessandro Mannoni, un passato da Freni e Frizioni prima di arrivare al Wisdomless di Roma.

Il barman capitolino Alessandro Mannoni

Il barman capitolino Alessandro Mannoni

Martini mescolati, più intensi e decisi, o shakerati, ossigenati e morbidi come piacevano a James Bond, preparati con il classico rapporto 6 vs.1 (sei parti di gin e una parte di vermouth dry), e serviti in piccole ed eleganti coppette dal bordo verde smeraldo, in linea con la livrea della bottiglia del No.3.

 

E poi l’aggiunta di salamoia per il Dirty e delle classiche olive o scorze di limone per il finish. I cocktail si sono succeduti nelle preparazioni al bancone del locale di via San Calocero e ogni drink ha fatto emergere i segni particolari e la qualità di No.3 Gin con le note olfattive leggermente piccanti, i profumi intensi degli agrumi e la persistenza data dal ginepro toscano, fra i migliori al mondo per la produzione di gin. In servizio anche un piacevole Long Martini, drink in stile Tom Collins, dove l’Old Tom è stato sostituio da Gin N°3 e sono rimasti il limone, lo sciroppo di zucchero e la soda, per una bevuta dissetante a bordo piscina o, meglio, ancora su un lungo mare delle nostre splendide coste italiane.


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ll mondo dei cocktail e dei bartender raccontati da Identità Golose.

Maurizio Trezzi

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Maurizio Trezzi

Giornalista professionista, classe 1966 con una laurea in Fisica e, oggi, docente in IULM e comunicatore. Cultore del bello e del buono, attento osservatore della società e dei suoi cambiamenti, appassionato e commentatore televisivo di golf. Amo e racconto il cibo, quello schietto, vero e senza fronzoli. Scrivo di luoghi, persone, vino, rum e distillati e, quando capita, di politica

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