Mondo pizza

04-06-2026

Fradiavolo, la pizza che dimostra come la qualità sia replicabile

La catena nata a Genova festeggia otto anni di vita, mentre prosegue la sua espansione tra Italia, Stati Uniti e Francia. Alla base, un modello produttivo che codifica la qualità artigianale per renderla costante in ogni locale

C'è una catena italiana di pizzerie che in questi giorni festeggia il proprio compleanno servendo, invece della torta, quello che sa fare meglio. Si chiama Fradiavolo, ha compiuto otto anni, e per l'occasione ha allestito tre settimane di iniziative nei suoi locali, fino al 14 giugno, con due appuntamenti aperti al pubblico tra Fradiavolo Ostiense a Roma e Fradiavolo Corso Italia a Genova. Chi in questi giorni passa da una delle sue insegne fa ancora in tempo a parteciparvi. Ma il compleanno, più che un traguardo da raccontare, è una buona occasione per guardare da vicino una realtà molto interessante nel panorama italiano della pizza.

Fradiavolo nasce a Genova nel 2018 dall'incontro tra Mauro D'Errico e Gianluca Lotta, due profili che vengono dal mondo della managerialità più che da quello della cucina. D'Errico, oggi presidente, ha un passato manageriale che include la guida dell'unico franchising di Eataly in Italia. Lotta, oggi amministratore delegato, ha aperto il suo primo ristorante a diciannove anni ed è stato tra i protagonisti dello spin-off L'Hamburgheria di Eataly

Da sinistra, Mauro D'Errico e Gianluca Lotta

Da sinistra, Mauro D'Errico e Gianluca Lotta

Alle prime pizzerie in Liguria seguono presto quelle di Torino e Milano, città scelte non a caso, perché familiari a un pubblico che già frequentava la Riviera. Poi arrivano gli anni difficili del Covid, e con essi la consapevolezza che il modello avesse bisogno di essere ripensato, anche con coraggio e determinazione, per trovare una nuova idea imprenditoriale che permettesse di crescere mantenendo costante la qualità. È in quel passaggio che matura l'idea su cui si regge tutto il progetto: affrontare la pizza con il metodo e il rigore del mondo industriale, senza rinunciare alla qualità artigianale del prodotto.

L'intuizione, raccontano alla guida dell'azienda, è quella di destrutturare il processo produttivo tradizionale della pizza per renderlo replicabile, codificando i gesti migliori e trasformandoli in un metodo, così da poterli ripetere con la stessa cura in qualunque locale. Gli impasti nascono in un laboratorio centralizzato a Torino, in condizioni controllate, e da lì vengono distribuiti ai punti vendita con una logistica a temperatura costante. Anche le fasi successive, fino alla preparazione finale, seguono la stessa logica di efficienza, e il risultato è una pizza che mantiene lo stesso profilo da una città all'altra, prodotta in quantità importanti e senza che ogni locale debba dipendere dalla presenza di figure altamente specializzate. È una posizione che ribalta un dogma del settore, quello secondo cui l'artigianalità non sarebbe codificabile. Per Fradiavolo è vero il contrario, ed è solo rendendola metodo che la si protegge davvero, sottraendola all'umore o all'esperienza del singolo.

Il metodo funziona, la catena entra presto nella classifica 50 Top Pizza, tra le migliori realtà del genere prima in Europa e poi nel mondo. Da lì la crescita non si è più fermata. Nel 2024 arriva il primo locale oltreoceano, a Miami. Nel 2025 viene siglato un accordo con Riccardo Giraudi, l'imprenditore che anima il grande successo di BeefBar, per portare Fradiavolo in Francia con un piano di espansione ambizioso, inaugurato a fine anno con l'apertura di Antibes, in Costa Azzurra. Oggi i locali sono oltre trenta, distribuiti in gran parte d'Italia e affacciati ormai stabilmente sull'estero, con l'obiettivo dichiarato di diventare la prima catena italiana di pizzerie al mondo.

C'è poi un aspetto che chi entra da Fradiavolo coglie prima ancora di assaggiare la pizza, ed è l'estetica dei locali. Ogni pizzeria è diversa dalle altre eppure immediatamente riconoscibile: arredi di recupero, insegne che hanno avuto una vita prima di diventare sue, dettagli pop e un'estetica urbana che mette insieme il gusto del vintage e una certa ironia. Ne esce un'immagine di italianità spiccata, ricercata e popolare allo stesso tempo, che funziona tanto con il pubblico di casa quanto con quello straniero, dove l'idea di una pizza italiana riconoscibile e ben costruita ha un evidente potere di attrazione. La filosofia, del resto, è dichiarata: nulla si butta, tutto si trasforma, comprese le insegne e gli arredi.

Sul prodotto, gli impasti, cinque tipologie in tutto, sono lavorati con attenzione. La versione di ispirazione napoletana, nelle sue varianti, risulta sempre morbida e fragrante, mentre quella sottile ha una piacevole consistenza croccante. Si avverte la cura nella scelta delle materie prime: il pomodoro La Concettina Selezione Oro, prodotto a Parma; il fiordilatte dei Monti Lattari della Latteria Sorrentina; i salumi Raspini; l'olio extravergine della ligure Sommariva; e, per chi sceglie il vegetale, una mozzarella plant-based a base di mandorle. Da accompagnare, tra le altre cose, con le birre del Baladin di Teo Musso, frutto di una collaborazione che porta in menu una selezione pensata su misura.

Otto anni dopo quella prima insegna genovese, Fradiavolo resta un caso particolare, una pizzeria che ha scelto di pensarsi come sistema senza smettere di essere pizzeria, e che ha fatto di un'idea apparentemente eretica, quella per cui la pizza buona possa essere la stessa ovunque, il motore della propria crescita. Se la scommessa di diventare la prima catena italiana del mondo andrà fino in fondo lo diranno i prossimi anni. Per ora c'è un compleanno da festeggiare, senza torta e con molta pizza.


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