Don Antonio 1970 è il progetto con cui Fabio Di Giovanni sviluppa la sua idea di pizza contemporanea, combinando tecnica, studio degli impasti e lunga esperienza familiare nella ristorazione salernitana. Il nome del locale è un omaggio al nonno Antonio, che nel 1970 si trasferì da Napoli a Salerno per aprire il ristorante Il Cigno, a lungo punto di riferimento per una cucina napoletana con richiami alla tradizione della Costiera Amalfitana, terra d'origine della nonna Anna.
In un settore dove la memoria familiare viene spesso trasformata in racconto, ci sono realtà in cui il riferimento resta concreto. Lo si nota nel lavoro quotidiano, nella sua continuità e nell'assenza di effetti speciali. È su questa linea che si muove il progetto di Fabio Di Giovanni: la memoria familiare come base operativa e metodo.
Cresciuto nell'attività di famiglia,
Fabio ha seguito ogni aspetto della gestione del ristorante, sviluppando una forte passione per impasti e panificazione. La formazione in Italia e all'estero ne ha ampliato le competenze, consolidando l'idea di tornare a Salerno per avviare il suo progetto autonomo. Classe '85,
Fabio Di Giovanni apre
Don Antonio 1970 nel luglio 2020, a pochi passi da Piazza della Libertà e dalla Stazione Marittima. Il locale, fresco e accogliente, con posti anche all'esterno, mescola dettagli urbani e marini, con maioliche che definiscono l'atmosfera e conferiscono personalità agli ambienti. Un locale molto personale, che si distingue nettamente dalla massa: l'involucro giusto per un'offerta gastronomica in continua evoluzione.
La proposta, tra menu degustazione e alla carta, ruota attorno a una concezione plurale della pizza. Gli impasti combinano farine di tipo 0 e 1 con germe di grano e cambiano in base alla preparazione: dalla pizza a ruota di carro a quella contemporanea, dal padellino alle ciabattine multicereali, fino a formati ispirati a tradizioni extraeuropee come i bao. Ogni impasto è calibrato per sostenere specifici condimenti e metodi di cottura, garantendo equilibrio strutturale e leggibilità del prodotto.
I nostri assaggi
Pioggia d'autunno, tra le pizze vegetariane del menu, unisce la zucca – lavorata in più consistenze – al fior di latte, funghi cardoncelli, chips di patate, fonduta di blu di bufala e olio extravergine d'oliva a crudo. Servono tempo e cura per raggiungere l'equilibrio di sapori: una stratificazione gustativa che conquista con l'inequivocabile fattore X: soddisfazione a ogni morso.
Tra le pizze
signature, segnaliamo
Ricordo di un forno, pizza al padellino condita con un intenso concentrato di tre pomodori, origano di montagna e olio extravergine di oliva. Proseguendo, la
Capricciosa secondo Fabio merita attenzione: un grande classico che non va riscritto, ma valorizzato con ingredienti scelti con cura.
Di Giovanni utilizza fior di latte, funghi cardoncelli saltati, prosciutto cotto affumicato e, dopo la cottura in forno, salsiccia secca rossa cilentana, carciofo bianco di Paestum sott'olio e olive essiccate e ridotte in polvere. Infine, la
Marinara Astrale, una delle nostre preferite per l'ottimo lavoro di ricerca che va oltre ciò che, sull'argomento, è già stato scritto e codificato. Arriva a tavola nel suo impasto fritto e ripassato al forno, con ragù di pomodoro corbarino e, dopo la cottura, alici di Cetara, pomodori secchi, olive taggiasche, pesto di aglio orsino e origano selvatico.
Accanto alle pizze classiche trovano spazio proposte più espressive come la
Ciabattina multicereali ripiena di polpettine di manzo e la
Cenere, pizza simbolo del periodo invernale, con patate cotte sotto la cenere, pancia di maialino, polvere di porro, fior di latte e una nota acida affidata all'aceto di riso.

Capricciosa secondo Fabio
Si chiude in dolcezza con la pizza al padellino realizzata con un impasto a base di farina di nocciole e servita con ricotta e pere: atto di devozione a uno dei simboli dolciari della Costiera Amalfitana.
Per chi ama sbicchierare con gusto, Don Antonio 1970 propone vini campani e nazionali, birre artigianali e cocktail pensati per accompagnare con attenzione il menu. Nel complesso, il locale conferma un progetto coerente, fondato su ricerca, memoria familiare e un approccio misurato al lavoro quotidiano. Grazie a questi dettagli, ogni sosta da Don Antonio 1970 diventa un'esperienza piacevole e appagante. Quella che sembra semplicità è in realtà il frutto di cura, tecnica calibrata e attenzione a ogni dettaglio: due soli ingredienti, ma essenziali, il gusto e la dedizione.