Parigi...E il pensiero corre subito ai grandi maestri della ristorazione come Alain Ducasse o a pasticcieri quali Cedric Grolet, che hanno fatto della capitale francese una meta gastronomica imprescindibile negli itinerari di turisti da tutto il mondo.
Grandi nomi che, tuttavia, trovano in bar manager degni colleghi e nelle loro insegne, destinazioni altrettanto importanti nel dare un contributo di identità e creatività alla miscelazione attuale.
Già da diversi anni nella The World’s e Europe’s 50 Best Bars - quest’ultima è stata celebrata per la prima volta lo scorso 30 giugno - la Francia appare ben rappresentata con un ottimo quinto posto e primo bar della nazione con Bar Noveau, seguito nella settima posizione da The Cambridge Public House che unisce lo spirito del cocktail bar e quello del più inglese pub, dando vita a un format in grado di mettere al centro la convivialità e il concetto stesso di socialità, quale motore di tutto il locale.

Hugo Gallou e Hyacinthe Lescoët, soci in affari con i cocktail bar della scena parigina The Cambridge Public House e Little Red Door
A dare spirito e anima a questa insegna, due giovani soci,
Hyacinthe Lescoët e
Hugo Gallou che, dopo aver vissuto e lavorato insieme a Londra per diversi anni, hanno deciso di aprire un locale che potesse essere confortevole e informale, britannico in alcuni elementi, senza mai tralasciare lo spirito parigino.
Il quartiere del Marais ha offerto loro quell’atmosfera e quel target di clienti essenziali per iniziare un lavoro che presto li ha portati a farsi conoscere non solo in città, ma anche al di fuori dei confini nazionali.
Tra grandi classici e
signature, il sapore
British è dato dall’utilizzo di alcuni distillati come il
Pimm’s, che viene proposto con
Cocchi Americano, Hendrick’s Gin e
Scrappy’s Bitter.

Uno dei drink a base di Pimm's, l'iconico tonico digestivo britannico ideato a Londra nel 1840 da James Pimm
Non mancano drink che seguono i trend del momento come
Cigarette after sex a base di
Agua de Jamaica Sloe gin e del
Maguey Vida Mezcal.
Ma è la proposta gastronomica a completare perfettamente l’offerta con piatti tipici di un pub come il Fish&Chips o le classiche Pie a base di carne.

Non solo drink, ma anche quella cucina confortevole tipica del pub, come confortevole è una pie
Hyacinthe e
Hugo non si sono però fermati qui e hanno abbracciato un percorso di imprenditoria ancora più complesso, ma responsabile e sostenibile, riuscendo a ottenere nel luglio del 2024 la certificazione
B Corp grazie al loro impegno per la comunità e per il pianeta. Intenzioni e buone pratiche che sono il motore che ha spinto i due soci a rilevare un altro importante bar parigino: il pluripremiato
Little Red Door.
Dietro quella sua iconica porta rossa che nasconde un ambiente intimo, sofisticato e onirico, nasce il locale acquisito dai due nel 2024 con l’intento di farne il simbolo di una filosofia di lavoro farm to table, in grado di attingere in modo sostenibile ai frutti dell’agricoltura moderna, e dar loro “notorietà” grazie a un menu cocktail che, non a caso, celebra con il suo stesso titolo, Agri/Culture, l’intento della nuova direzione al bancone.

Uno scorcio della sala del Little Red Door
Un impegno che a livello imprenditoriale si traduce anche nell’adesione al manifesto
Sustainable Documents, promosso da
Màté Szabó dell’
Elysian Bar di Budapest, al quale si sono associati altri cinque bar con l’obiettivo di promuovere una sostenibilità che sia coerente e conforme al territorio, alle materie prime disponibili e al contesto socio-economico in cui si opera.
Un’attenzione che si ritrova perfettamente nel lavoro di Hyacinthe e Hugo sia in laboratorio con il proprio team, sia sul territorio, selezionando fornitori e prodotti 100% francesi tanto nel menu quanto nel bicchiere.
In particolare, la drinklist si incentra su 11 cocktsil, ognuno dei quali si ispira a una tecnica di coltivazione: l’agricoltura permanente, l’idroponica, l’agroforestazione, ovvero quando alberi e coltivazioni sono integrati gli uni nelle altre. Ispirazioni e metodi che forniscono un filo conduttore nel pensare i cocktail e nel proporli al cliente su un supporto a forma di albero, le cui foglie raccontano le proposte e i loro ingredienti.
Un esempio è
Régénératrice, costruito sul sapore amaricante della cicoria, ammorbidito dalle note di nocciola dell’orzo e un tocco di Dohn Bitter. L’idroponica, invece, è un drink rinfrescante dove le note verdi di basilico vengono vivacizzate da un tocco di scorza di limone, St.Germain e vodka.
Tutti gli ingredienti sono volutamente scelti per richiamare la coltivazione sostenibile a cui si ispirano e che richiede il 95% di acqua in meno: ma come spiegare allora che proprio quel basilico utilizzato nel drink sia l’erba aromatica che vuole più acqua tra tutte le coltivazioni europee? Ebbene, è proprio l’idroponica a rimediare, come accade nella coltivazione di Jaden a Chantilly, dove i pesci nutrono le piante e queste, a loro volta, purificano l’acqua.
Un ulteriore esempio di sistema rigenerativo è celebrato anche nello stesso metodo di lavoro siaal Cambridge Public House ma anche al Little Red Door. Non solo: Agri/Culture rappresenta la possibilità di poter lavorare a stretto contatto con coltivatori illuminati e raccontare le loro storie di innovazione, attraverso dei drink, avviando un vero e proprio dialogo a più voci su un futuro responsabile e sostenibile.